tu esisti e questo è già amore

Nel freddo dell’alba mi trovo
la brezza del mattino punge
non ho toccato acqua o caffè
mi va solo di pensarti.
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se non ti avessi amato

Stima profonda
carico e ricco
amo tutto il tuo io
ogni dote che presenti io condivido
qualunque gesto benevolo del cuore
si riflette sempre nel tuo animo
che non ha mai tradito.
Lealtà e rispetto dimostri sempre
in ogni fatto, con ogni persona.
Ho tanta fiducia
scommetterei il cuore
in mano tua senza esitazioni
in realtà c’è già e ancora
forse l’ho già perso.
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amore vuoto, amore pieno



ho visto piangere il cielo
ho visto piangere gli animali
ho visto piangere l’erba
tutto è triste perché manchi
ogni cibo ha un sapore diverso
ogni azione ha un nullo scopo
ogni parola è vuota di senso
tu non ci sei e il mondo è tenue
ma procede comunque avanti
mentre io mi chiedo il perché

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leggero mentre ti penso

Ritmo insensato, corro e non sento più le gambe, sento il freddo sul viso e il panorama che scivola di fianco, ma non il mio corpo, corro sempre più forte.

Corro nel vento, assaporo l’aria, annuso il fresco, l’odore dell’erba e del muschio, mi sento libero e corro di più. Ripenso alla primavera, ai fiumi, ai laghi, al mare e alla spiaggia, ai campi fioriti. Non manca nulla, la mente è piena, ricco è il sangue e grande il piacere, corro ancora di più. Penso alla mia casa, al tepore che mi aspetterà, un pasto, il ristoro e il riposo, quanto l’apprezzerò, provo piacere di correre e corro! corro!! Senza pensare ai limiti o alla stanchezza, corro. Sono felice, guardo in fondo e penso a te, ai tuoi lineamenti, il tuo sguardo, la tua voce e corro ancor più veloce. Non mi curo del dettaglio, guardo la globalità del paesaggio, il cuore mi porta nella giusta direzione. Inizio a non sentire più i miei passi e neppure il rumore di terra battuta, sto correndo e non volando, ma non sento più il fondo. Ritmo insensato, corro e non sento più le gambe, sento il freddo sul viso e il panorama che scivola di fianco, ma non il mio corpo, corro sempre più forte. Mi sono perso in te, ormai da molto tempo.
Il pensiero è pieno di te, non mi sento e corro…
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io non sono qui

questo non è il titolo di un film, è il motto che ho sempre usato nella home del mio sito personale ancor prima che ne uscisse un film, significa che io non sono quello che si vede, come tutti noi del resto. Leggi tutto “io non sono qui”

e penso a te

Non farò pazzie
per quanto e piu di te vorrei esser desiderato
forse per questo son comunque tentato…
Non verrò a cercarti
mi manca l’ardore di ferirti
ma un tuo solo cenno potrà a me riunirti…
Non riesco a volte a parlarti
di cose che addosso non vorresti sentirti
ma quello che penso non può e non vuole ascoltarti… Leggi tutto “e penso a te”

buio libero

Sono un bambino che piange, si butta senza forze sul suo pannolino e urla verso il cielo la sua disperazione.
Sono un adolescente, che aspira a nulla di piu di oggi ed ha cara una sola necessità per sempre.
Sono un ragazzo che vuole la vita a tutti i costi e sarebbe disposto a sacrificarla pur di averla.
Sono un uomo che pur di non perderti preferisce abbandonare.
Non posso andare contro me stesso.
Non posso fare altro che amarti.
Non posso ferirmi, ma se servisse lo farei. Leggi tutto “buio libero”

siamo tutti figli delle stelle

La prossima volta che guarderai in cielo le Stelle, dovresti riservare qualche pensiero amichevole per quelle palle incandescenti che vagano silenziose nell’immensitá dell’universo. Perché, in un certo senso, stai guardando i tuoi antenati: gli esseri umani, come tutte le altre creature sulla Terra – e la Terra stessa – sono figli delle Stelle! La maggior parte degli elementi di cui siamo fatti o che ci consentono di vivere – carbonio, ossigeno, azoto e molti altri – sono stati creati nelle Stelle…
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felicissima

«Oltre il tempo ho costruito il mio castello d’amore
solo per due senza che tu sapessi d’esser la mia ragione
sono troppo oltre perché tu ora possa dire
che devo gettare il mio castello.
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Darsena del Lido di San Giuliano di Rimini, 14 aprile 2008

Vista panoramica: questi panorami si ottengono scattando diverse fotografie, unendole poi a formare una immagine sola.
Lo scopo di questa unione fotografica e cercare di catturare il più possibile l’atmosfera del luogo.
Le immagini panoramiche possono raggiungere una vista che va da 180° fino a 360°, a discrezione del soggetto o del paesaggio fotografato.
In pratica, per realizzare queste foto panoramiche, il fotografo mette la macchina su un cavalletto e ruota sul piano orizzontale di tanti gradi per quanti dettagli vuole catturare nel piano verticale. Non è necessariamente obbligatorio utilizzare un cavalletto a meno di non voler fare riprese ad alta qualità.
Le macchine fotografiche compatte moderne, hanno una funzione denominata panorama disponibile tra i comandi di menu, tale funzione permette di scattare le fotografie in sequenza tenendo a disposizione metà dell’immagine precedente in sovra impressione, consentendo così un buon allineamento con lo scatto successivo e il paesaggio o l’oggetto dello sfondo.
Per questo motivo la risoluzione utilizzata per le fotografie a volte può essere altissima, potrebbe quindi essere necessario attendere da qualche secondo a qualche minuto per visualizzarle interamente.

Punta est della darsena, vista del porto di Rimini

San Giuliano si trova a nord di Rimini, alla sinistra del porto. Oltre ad essere parte dei natali di Fellini è un borgo storico che ha particolarità e peculiarità uniche, avendo ospitato per centinaia di anni tutte le culture possibili legate alla marineria di Rimini. Questa immagine rappresenta la punta del porto vista dalla zona della darsena.

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Vita da Geek: 10 motivi per non aggiustare il pc agli amici

Chissà quante volte, sotto le pressanti richieste dei vostri amici, avrete ceduto alla fatidica domanda: Mi aggiusti il computer?. Purtroppo per noi Geek, questo spiacevole e poco consigliabile rito si ripete molto spesso, in maniera direttamente proporzionale all’inesperienza dei propri amici e alle vostre riparazioni concluse con successo.

Quasi sicuramente, però, non vi siete mai soffermati a pensare ai possibili retroscena della decisione di aiutare un vostro amico in difficoltà. Oggi vi presentiamo una lista di 10 motivi per non aggiustare il pc agli amici. Mi raccomando, se vi trovate d’accordo con la lista, non esitate a dircelo nei commenti!

  1. Diventi automaticamente disponibile, sempre e per sempre; a qualunque ora del giorno e della notte, ovunque tu sia: al lavoro, sotto la doccia…
  2. “Pronto, ciao ti disturbo?”
    “Beh in questo momento sono in barca in ferie…”
    “Ah… ma tanto tu fai presto in queste cose. Senti ho il computer che quando lo accendo mi da errore 000×32F33. Cosa può essere? Sono disperato…”
    “Si, ma sono in mezzo al mare”
    “Va bene. Dimmi cosa devo fare…”

  3. Diventi oggetto di una catena di passaparola selvaggio.
  4. “Aspetta che lo chiedo a un mio amico, lui di sicuro lo sa. Poi è molto alla mano e se ha tempo ti da una mano volentieri.”

  5. Diventi automaticamente il responsabile e amministratore del PC.
  6. “Ti ricordi che l’anno scorso mi avevi installato quel programma per vedere i filmati? Ecco, stamattina, vado ad accendere il PC e non si accende più, cosa può essere successo? Non è che hai fatto qualcosa di strano?”

  7. Devi conoscere tutti i programmi e tutti i sistemi operativi esistenti sul pianeta. Da Blender al GWBASIC, da Windows ME alle più improbabili distro di Linux. Dovrai saper fare tutto di tutto: non sono ammesse lacune per chi “conosce il computer”.
  8. “Senti, scusa se ti disturbo, ma ho un problema: come faccio ad importare un audiolibro con Itunes?”
    “Guarda, mi dispiace, ma non ho l’Ipod e Itunes non lo conosco”
    “Dai che tu ci capisci di sicuro più di me. In due minuti tu fai tutto…”

  9. Diventi, per esteso, la prima persona da consultare per tutto ciò che funziona a corrente elettrica.
  10. “Ciao, scusa se ti disturbo, ma ho l’home theatre della sala che non funziona più bene. Tu guardi anche quelle cose lì? Perchè è da qualche giorno che si sente un fruscio dal vufer e magari bisogna solo cambiare un fusibile…”

  11. Vieni visto come uno spacciatore di hardware.
  12. “Ciao, scusa se ti disturbo, volevo comprarmi un PC portatile, tu non è che hai delle bazze?”
    “No”
    “Come no? Lavorando nei computer vuoi che non ti passi sotto mano qualche occasione? Beh se hai qualcosa fammelo sapere, intanto mi daresti un’occhiata a dei preventivi che mi sono fatto fare?”

  13. Devi sempre navigare nell’ignoto.
  14. “Ciao, scusa se ti rompo, ma il PC non va più”
    “Come non va più? Non si accende o cosa?”
    “No no, si accende ma poi non va”
    “Cos’è che non va? Il sistema operativo?”
    “Io non ci capisco mica niente… non va”
    “Ma che sistema operativo hai?”
    “Cosa vuoi che ne sappia io che sistema operativo ho….cos’è il sistema operativo? Dove devo leggere? Guarda, fai prima se vieni qua a dare un’occhiata, aspetto, vai tranquillo, va bene anche stasera dopo il lavoro…”

  15. Lavorarai sempre gratis… se va bene! Al di là di qualche caffè offerto, non vedrai mai un soldo. Di sicuro, però, ne spenderai: viaggi, telefonate, probabilmente anche cavetti, vecchi componenti, batterie, viti, ecc…
  16. Grazie alla tua disponibilità, sarai sempre sottovalutato e verrai classificato al massimo come “smanettone”. I “tecnici”, quelli veri, fanno le stesse cose che fai tu (forse con meno cura), ma prendendo 80 euro all’ora, e saranno visti come semidei.
  17. Serve davvero un decimo motivo?
  18. 😀

    Via | Gian Piero Bancoli

È difficile uscire da Matrix

 

Noi siamo in competizione con la Cina.
L’Italia sì, ma anche tutta l’Europa, con la Cina e con tutta l’Asia, la Russia, contro gli USA, l’Africa, e ovunque ci siano degli esseri umani che vogliono, presto o tardi, avvalersi degli stessi diritti che abbiamo noi.

É una guerra economico-sociale.
Combattiamo ogni giorno per produrre a costi sempre più bassi, nel frattempo spendiamo per mantenere a galla la nostra economia interna, paghiamo tasse per mantenerci una casta di finti eletti e privilegiati, che non prende decisioni e non risolve problemi, se non per difendere il proprio orto e status.

È una piaga metropolitana.
Nel frattempo pensiamo di poter vincere perché la nostra qualità è superiore.
Sappiamo, speriamo, pensiamo, ci arroghiamo il diritto, di essere più intelligenti e preparati. Siamo solo presuntuosi, questo è quello che penso.
Anche davanti all’evidenza dei fatti, oggi o ieri, non ha importanza, non ci arrendiamo e portiamo avanti un vessillo sempre più pesante ed osteggiato.

L’Europa, l’Euro, la finanza internazionale, le scommesse e la speculazione.
Non bastasse, da 10 anni siamo entrati a far parte di una economia e di un mercato globali, pagandone le spese amaramente. Chi è estremamente ricco può scommettere contro di noi o a nostro favore, a sua totale discrezione o solleticato da un rating piuttosto che l’altro.
Abbiamo dato in mano alla collettività il nostro valore, lasciando che sia questa a decidere indifferentemente da quel che valiamo realmente.

Il terrore della decrescita non può essere compensato dalla gioia dello sviluppo e dell’evoluzione sociale.
Questo significa che non abbiamo più via di scampo. Purtroppo se volessimo uscirne dovremmo perdere tutti i nostri diritti per almeno altri 10-20 anni, mentre gli altri continuerebbero a crescere.

L’economia e la finanza non hanno scampo davanti all’evidenza.
Noi neppure.

Questo sistema è fallito, ma chi se ne sta bellamente godendo i frutti non mollerà mai chiaramente.
Quello che è più stupefacente, mi sorprende sempre più, è che noi non facciamo nulla e aspettiamo che qualcuno lo faccia per noi. Anche quelli che sanno, si limitano a dare piccoli colpi al ginocchio di questa forma di potere, di più non possono fare, per paura forse di far cadere l’unica realtà che conoscono.

Un tunnel profondo.
Sarebbe egualmente complicato uscire da tutto questo, ma almeno avremmo un obiettivo reale, un risultato in fondo al tunnel, un futuro speranzoso e pieno di gloria, oltre che di benessere.
Ma la vita è purtroppo questa, lo abbiamo dimostrato ampiamente: occuparsi delle proprie faccende aspettando di invecchiare, senza curarsi di se e come stiamo avanzando. Collezionare beni materiali. Preoccuparsi del futile vivere fine a se stesso.

Il senso della vita qual’è?
A parer mio invece la vita, o almeno il suo senso intrinseco, è aspirare a migliorarsi e fare di tutto per portare a termine questo progetto. Evolversi ad una società migliore, a persone migliori, crescere arricchendosi di beni immateriali e senza prezzo, come la cultura e il saper fare.

La vera crescita.
Imparare, crescere, migliorarsi, avanzare ad un nuovo stadio di coscienza, provare sempre cose nuove, ogni volta con una differente e rinnovata curiosità, ogni volta un risultato diverso, un maggiore arricchimento a se stessi e al mondo che ci circonda, indirettamente a tutti gli altri.

Come dentro uno Space Shuttle, solo, mi sento osservatore non privilegiato.
Relegato nel mio laboratorio di vita, osservo il mondo che mi circonda e mi chiedo se sia giusto fregarsene, così, di tutto e aspettare la morte allegramente, come fanno tutti, la maggior parte.

Tutto questo perché sono il primo dei colpevoli dal mio punto di vista.
Senza scusanti!

discorso di V alla città di Londra

 

Mi altalena nella mente una corrispondenza tra quello che ogni volta provo rileggendo questo discorso e quello che vivo quotidianamente, tra realtà più o meno vicine ad ognuno di noi esiste un memefreghismo totale che punta esclusivamente all'interesse personale.

Per questo ho deciso di scriverlo, per chi non ha letto il libro, ne il fumetto, ne ha visto il film.

Perché a volte i racconti di fantasia vengono superati ampiamente da quello che è la realtà.

Non dico altro, non ne ho voglia.

 

« Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato »