Di Maio dimettiti.

Di Maio dimettiti.

Usare l’ambiguità per non pagare pegno è un gran brutto vizio e, ce lo dicono le urne, non paga. Gli italiani hanno scelto un sicuro sciovinista al posto dei rivoluzionari della domenica. Il motivo? Ci viene mostrato ancora una volta il giorno dopo le elezioni.

Chi è il segretario dell’ormai Partito 5 Stelle? Non si sa. Il Capo Politico può essere comparato ad un Segretario? Direi di sì e, visto che non si possono pretendere le dimissioni del proprietario del Brand, sarebbe giusto si dimettesse lui.

Ricordiamo con tenerezza il giovane Movimento che voleva confronti semestrali per confermare i suoi “Portavoce” e chiamava in campo la meritocrazia come valore imprescindibile. Oggi il Partito si eredita di padre in figlio e il Capo Politico non è un portavoce, ma un porta carica con poltrona a perdere, due cose che non sono state permesse neanche al patriarca Silvio.

Questo, che i più scambiano per un difetto velleitario, è un abito mentale che si riverbera su tutta l’organizzazione del Partito, un “movimento” dove nessuno vuole più fare il consigliere comunale e nessuno è più disposto ad ammettere nei fatti un errore, levandosi dalle balle, almeno fino a che non sopraggiunge la sconfitta definitiva. Alla Renzi, per dire. Il vizio della poltrona ha già svuotato di risorse umane i territori e se a presidiarli, tra gli attivisti, rimangono solo utili idioti (tipo Carla Franchini da Rimini, che si fa i selfie con i suoi santini dentro il seggio), nessun input arriva alle alte sfere, con le ovvie conseguenze.

I discorsi del giorno dopo sono pieni di “ma” e di “però” che annullano qualsiasi ammissione di colpa. Gli atteggiamenti sono ancora una volta rivolti al feticismo e all’epica del Movimento, piuttosto che ad una sana dose di realtà. Prendi Di Battista, per esempio. Cosa ci faceva una persona non eletta al Ministero dello Sviluppo Economico, nel concilio di una cerchia ristretta che, al pari di una Segreteria Politica, doveva decidere l’atteggiamento del dopo batosta elettorale?

Oggi sappiamo che anche lui dispone di una carica che non passa dalle urne e che, probabilmente, lo piazzerà nella Segreteria del Movimento, ormai Partito, ormai defunto. Per cui preparatevi a tutta la serie delle sue faccette contrite. Preparatevi alla meraviglia espressa dai suoi occhi sgranati e alle sue emozioni debordanti mentre si getterà dai palchi per farsi palpare dalle folle, ripetendo la pantomima del Movimento della GGente.

Ahimè, Ahinoi, oggi l’unica cosa che può dimostrare che i 5 stelle sono ancora il Movimento della gente, o che perlomeno ne dichiari l’intenzione, sono le dimissioni del Segretario/Capo Politico. Che non avverranno. Non succederà perché ieri Giggino ha riunito tutte le persone che, bene o male, gli devono qualcosa, tipo posti da Sottosegretario, e si  è fatto dire: “No Luigi, per noi non devi tornare a fare il bibitaro”. Sto giro non si sono nemmeno azzardati a proporre la mossa Rousseau.

Una forza politica che si dichiara moralizzatrice, ma che non considera l’ammissione di responsabilità come praticabile (se non a parole), è una contraddizione in termini. Allora noi che si fa. Tiriamo fuori una vecchia usanza cui nessuno, nemmeno chi scrive, ha mai creduto. Questa voce vale un voto. Il voto è per le dimissioni di Di Maio. Chi si vuole unire è il benvenuto.

P.S.

“Non c’è peggior dittatura, di una falsa democrazia.”

[MOHAMED FEDI BEN SAADI ]

@DadoCardone

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2 thoughts on “Di Maio dimettiti.

  1. Non trovo nulla di male a fare il bibitaro o lo spazzino sono lavori utili alla società e dignitosi, sempre meglio che fare il disoccupato o colui che vive a spese dello stato pesando sul popolo che lavora solo per pagare le tasse.
    Non sono una fan dei 5S ne dei suoi membri ma mi sembra, leggendo questo articolo, di scorgere una vena di empietà.
    Ne ha una per tutti: il povero Renzi che anela di diventare il prossimo presidente del consiglio ancora una volta passando per gli inciuci di palazzo in barba al suo socio il farfugliatore seriale di Zingaretti: l’incompreso Di Maio che vuole continuare a fare il vice premier perché lui ha tanta voglia di fare; l’umile Berlusconi che ancora inebriato dal profumo delle Olgettine vorrebbe portare la pace nel mondo come gli ha suggerito la Pascale “Tu di sempre che vuoi portare la pace nel mondo, vedrai ti eleggeranno, è cosi che eleggono tutte le Miss); la modestissima Franchini, che si accontenta di farsi selfie per essere felice (beata lei che non ha problemi o se li ha se ne frega); lo squallido Salvini che spera di averci salvati dall’invasione degli ultracorpi cercando di impedire l’accesso al nostro Paese di milioni di alieni. Ce l’ha con quel despota di Grillo (e chi non ce l’ha con lui, artefice di tutte le fesserie fatte dai suoi eletti?) colpevole di tirare i fili di tante marionette che per paura di essere rimandati a casa a fare l’elettricista o la casalinga disperata, non osano ribellarsi alla sua tirannia. Meglio fare il burattino che il vecchio lavoro dove per mantenersi ci si doveva spaccare la schiena, meglio fare l’Onorevole o il Senatur. Lo scellerato Di Battista che ogni volta che apre bocca sarebbe meglio imparasse a tenerla chiusa onde sommergerci di cazzate pseudo intellettuali della domenica pomeriggio.
    Non bisogna dimenticare che i 5S sono persone comuni che non hanno la benché minima idea di cosa significhi fare politica, sono solo persone che hanno avuto la fortuna di farsi eleggere e che non hanno ne arte ne parte, non sanno nemmeno dove si trova Catania e se glielo chiedi ti dicono che è in Piemonte; che non hanno mai aperto un libro di grammatica – basta leggere uno degli articoli sgrammaticati, con la punteggiatura a casaccio che postano per sviare l’attenzione da quello che stanno combinando a Roma in questi giorni. Non si può pretendere che il solo titolo di onorevole inculchi in loro saggezza, ponderatezza e riflessione o cultura. Cosi si hanno persone (seppur brave persone non lo metto in dubbio) che sono facilmente manipolabili e che tendono non avendo la conoscenza necessaria a fare quello che viene chiesto loro. Chi pensa con la sua testa non può essere un pentastellato. Grillo non lo permetterebbe mai.
    I 5S sanno bene cosa vogliono in questo momento i loro elettori. La piattaforma Russeax non servirebbe ad una mazza, le dimissioni di Di Maio non servirebbero a nulla. Come cantava Cocciante: “avanti un altro gli lascio il posto mio”, quello che fa Giggino lo farebbe un’altra persona. Gli iscritti reclamano a gran voce di non cedere al nemico giurato, di non fare nessuna alleanza con i famosi DEM e nulla importa loro se Giggino continua a fare il portavoce del partito o il bibbitaro.
    Se ne faccia una ragione.

    ps
    Visto che nessuno fa bene, si faccia avanti e la prossima volta si faccia eleggere, ci salvi lei diventi il prossimo premier che ha una soluzione per tutti i problemi.

  2. Guardi singor Summoner (o signora visto che non ha avuto la benevolenza di firmarsi). Fortunatamente in Italia non c’è bisogno di farsi eleggere per esprimere la propria opinione. Io personalmente la esprimo spesso e volentieri, ma devo dire che nessuno fin’ora mi aveva dato dell’empio, che, concederà, è una parola di una certa gravità. Forse però non sapeva cosa volesse dire la parola, così come non ha capito il senso del mio articolo, che non è certo contro la categoria dei bibitari. Le consiglio di rileggerlo. Poi volevo sottolineare che, oltre a non averlo capito, non è nemmeno coerente con la sua critica, visto che in quella specie di riassunto che fa gliene dice più di me. Forse, e dico forse, voleva solo l’occasione di dire la sua, stanco dell’unico mi piace che sua sorella le mette ai post su Facebook. Insomma l’ha avuta, ma le devo anche dire che non è andata molto bene. Concludendo, visto che non le va bene nessuna mia considerazione, si faccia avanti alla prossima elezione a garante delle comunicazioni, o a presidente dell’ordine dei giornalisti, ci salvi lei dagli articoli che espongono un’opinione.
    Davide Cardone

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