DDL ZAN – quando la Politica viene superata dalla società, a che serve?

Il primo gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Come ovvio, non è un documento facile da sintetizzare, si tratta di progettare un’alchimia tra interessi contrastanti, questioni che riguardano ogni aspetto della vita del futuro cittadino italiano.

Ci sono però principi fondamentali, che sono di tutti i partiti rappresentati nell’Assemblea Costituente e non sono ispirati da principi astratti. Sono forgiati anzi sulla disgrazia del ventennio fascista, concluso con la disastrosa entrata in guerra. Dittatura, quasi mezzo milione di morti, sangue, fame e disperazione.

I primi 12 articoli sono i principi fondamentali della nostra Costituzione e in tutti, nella consapevolezza del fatto che la Società non potesse rimanere cristallizzata in quel tempo, sono presenti Principi Supremi che riconoscono diritti naturali, preesistenti alla creazione di uno Stato. Sono i diritti inviolabili dell’uomo.

Chi vi scrive non è certo un costituzionalista, figuratevi. Per questo, quando si entra nell’argomento, mi riscopro ogni volta sorpreso dalla modernità intrinseca di fondamenta gettate oltre 70 anni fa. In particolare a me piace l’articolo 3:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Quanto è bello questo indirizzo. E quanto è disatteso nel nostro presente?

Ieri, 27 ottobre 2021, hanno affossato il DDL Zan. Era previsto che facesse questa fine e si sapeva anche che sarebbe caduto sotto i colpi del “fuoco amico”, una volta accordato il voto segreto. Non voglio però parlare delle cause per cui questo è accaduto. Molti sapranno analizzarle meglio di me. Preferisco guardare a quelle urla e a quegli applausi esaltati, scatenati in Senato davanti alla conta dei voti, per sottolineare una verità ancora più triste. Almeno per me.

Il DDL Zan, sicuramente perfettibile, aveva però un ruolo molto preciso. Il suo scopo, complementare a una legge contro l’omostransfobia, era quello di raccordare la politica con un’esigenza del suo tempo. In esso infatti comparivano concetti come identità di genere e orientamento sessuale, concetti alla base della discriminazione e della violenza omotransfobica, subita per quello che si è, non per quello che si fa.

Nel 2015 la sentenza 221 della Corte Costituzionale aveva già stabilito che l’identità di genere è un “elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona” e diverse raccomandazioni in questo senso sono arrivate anche dall’Europa.

Ma il parlamento Italiano è un altro luogo. Purtroppo e ormai. E’ un luogo fuori dal tempo, superato dalla società e dalla realtà. Perchè la Società certi concetti li ha già recepiti come dato di fatto, li processa nelle relazioni, nelle economie e in mille altri aspetti, tranne, a quanto pare, quello legislativo. Serviva solo una legge che facesse fare un passo avanti, che dicesse che la Politica, nonostante le evidenti difficoltà culturali, capisce il tempo che vorrebbe amministrare.

Non è così. La politica non c’è. E’ superata, con un colpevole preciso: l’ignavia. I voti ci dicono che sono stati 154 senatori. Che 131 hanno resistito e due, poverini, si sono astenuti, non se la sentivano di decidere chi essere. Ma è stato fatto di peggio. Quelle urla e quegli applausi hanno legittimato un odio, dando conferme a chi lo prova (forse neanche sapendo perché) ed hanno anche ulteriormente ferito persone che quotidianamente vengono aggredite per la loro identità.

Io quelle urla e quegli applausi me li voglio dimenticare. Non penso sia solo arroganza. Penso sia anche l’espressione del brutale egoismo di fondo di cui la nostra Società si dovrebbe liberare culturalmente per potersi realizzare come l’eredità di quel Paese nato nel 1948.

A prendersi le conseguenze di questo rifiuto, non certo il primo, né l’ultimo, ci sono persone, c’è carne e sangue e pensiero e sentimenti, non un’ideologia. Ma per capirlo bisognerebbe vivere in questo tempo. Ci saranno conseguenze anche per la politica a cui la gente sempre meno si affida, come dimostrano le ultime elezioni amministrative.

P.S.

“Noi uomini vissuti e destinati a morire in questa tragica stagione del dolore, dovremo serenamente creare nella Costituente lo strumento per aprire alla giustizia sociale le vie di un domani che noi potremo soltanto intravedere.”[Piero Calamandrei]

@DadoCardone

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.