Grosso Guaio a Rimini – Perché tante richieste di rinvio a giudizio per il Tecnopolo? [Terza parte]

Rimini: Terza parte dell’inchiesta sugli appalti riminesi. Le ipotesi d’accusa sul falso collaudo del Tecnopolo.

Come abbiamo visto nella prima e nella seconda parte di questa inchiesta, una Notizia di Reato compilata dalla Guardia di Finanza elenca una serie di circostanze dalle quali si evincerebbe che nel sistema degli appalti riminesi ci sia qualcosa che non va.

 In questi giorni se n’è discusso anche in Consiglio Comunale, dove il Sindaco Andrea Gnassi ha risposto, a chi gliene chiedeva conto, che il Comune in questa storia è parte offesa, anche se per ora non può costituirsi parte civile. La causa paiono essere questioni giuridico burocratiche che però in altre occasioni, forse un po’ più ghiotte mediaticamente, non hanno impedito di costituirsi già nell’udienza preliminare. Forse è solo un’impressione, ma a noi sembra tanto quel menare il can per l’aia che, alla fine, ha impedito al Comune di Rimini di costituirsi parte civile nel processo Aeradria. Non sono impressioni invece le intercettazioni e le prove documentali che hanno portato la GDF a ritenere che nell’esecuzione dei lavori del Tecnopolo ci sia stato qualcosa di irregolare. Ma andiamo con ordine.

Nel 2010 la Giunta Ravaioli deliberò per dare il via libera al progetto Tecnopolo, un’infrastruttura pensata per ospitare laboratori di ricerca industriale e di sviluppo tecnologico. In Emilia Romagna ce ne sono almeno 10 e il progetto di Rimini, preventivato in 2.880.000 €,  è finanziato per 1.500.000€ con risorse extra comunali (Statali e POR-FESR 2007-2013). La Giunta Gnassi porta avanti il progetto, ma, nel 2012, la cessazione del servizio del Responsabile Unico del Progetto costringe alla redazione di un nuovo preliminare, questa volta affidato all’ing. Massimo Totti, lo stesso che qualcuno a Rimini chiama l’uomo dei miracoli, per la sua abilità a risolvere situazioni.

Il nuovo RUP cambia le carte in tavola per il sistema di progettazione. Chiede ed ottiene una proroga di sei mesi ai lavori, infatti la Regione vincola il finanziamento (e la decadenza dello stesso) alla data del collaudo del manufatto.

Lasciamo per un attimo la figura dell’Ing. Massimo Totti e ritorniamo a occuparci di Mirco Ragazzi che, anche per questo appalto, come da ipotesi nella Notizia di Reato, con l’appoggio di Sergio Funelli, riesce a catturare l’attenzione degli investigatori della GDF. L’esecuzione dell’opera Tecnopolo viene affidata ad un gruppo temporaneo di imprese di cui fa parte, tra gli altri, Michele Sorce della G.M. Costruzioni S.r.l. . Durante un controllo il Sorce, in atti, afferma che il contratto di consulenza di 61.000€ (50.000 più iva)  in essere con Ragazzi, giudicato dalla GDF ”privo di qualsivoglia giustificazione”, aveva lo scopo  tra le altre cose dell’avvicinamento al Tecnopolo. Oltre ad “avvicinamento” usa l’espressione “per essere proposto”.  Nell’intercettazione di una telefonata con Marco Bellocchi (Presidente del C.A.R.), Michele Sorce è ancora più esplicito. Sostiene che viene tentata a suo discapito un’estorsione di 50.000 € perché, dice, “me l’ha fatta mettere nel c***”.  Per Sorce evidentemente non c’è più tornaconto e si rifiuta di pagare Ragazzi, il quale, per rimostranza, chiede presso il Tribunale di Pesaro il fallimento della Società che dovrebbe pagare la sua fattura. Da qui nasce l’altro troncone d’indagine, quello presso la Procura della Repubblica di Pesaro, perché Michele Sorce non ci sta e dichiara di essere vittima di estorsione, tramite un contratto di consulenza che non ha nemmeno firmato.

Nello svolgimento dei lavori, tuttavia, non sorgono solo problemi per via dei rapporti con Mirco Ragazzi, sebbene anche il C.A.R. di Bellocchi faccia parte del raggruppamento temporaneo. Gli investigatori, infatti, ipotizzano che vi siano anche delle irregolarità piuttosto gravi e consistenti nella procedura di collaudo, quella che poi ha sbloccato i finanziamenti extracomunali. La nuova convenzione, redatta da Regione e Comune, stabilisce la conclusione dei lavori e il collaudo entro il 31 novembre 2015, ma qualcosa non funziona come dovrebbe. In accordo con la data di scadenza si dichiara che i lavori sono finiti e collaudati, ma, per via di alcune finiture e lievi manchevolezze, si attende ad emettere il certificato di collaudo, emesso poi a fine dicembre 2015.

Rilievi fotografici della Guardia di Finanza e, ancora una volta, le intercettazioni, ci raccontano però una realtà totalmente diversa. Tra la fine di novembre 2015 e metà dicembre i militari svolgono diversi sopralluoghi all’esterno del cantiere e poi, in virtù di un controllo sul personale e delle norme di tutela del lavoro, uno anche all’interno del cantiere. Quello che trovano non è certo la mancanza di qualche finitura. Nella Notizia di Reato si legge: “Tinteggiatura esterna ancora da realizzare. Mancanza degli infissi. Scale allo stato grezzo. Stato grezzo o incompleto di controsoffitti e pareti”.

Non è finita qui. Michele Sorce della G.M. costruzioni dichiara di non aver voluto partecipare alla visita di collaudo perché i lavori non erano ultimati e non permettevano un collaudo tecnico-funzionale. A parte la tinteggiatura riferisce anche che: non era stato fatto alcun rinterro degli scavi relativi alla messa in quota di alcuni pozzetti alle reti bianche e nere. Anzi che i pozzetti sono stati fatti a gennaio con la sistemazione del piazzale. Al momento del collaudo i pavimenti erano galleggianti e che quindi non era possibile effettuare alcuna stuccatura. I rivestimenti dei bagni, degli spogliatoi e delle scale non erano stuccati. L’impiantistica meccanica non era stata completata perché mancavano i gas medicali. Mancavano i sanitari e mancavano infissi interni ed esterni.

Tutto ciò, sul cantiere, è il segreto di Pulcinella. Tutti sanno e se non lo sanno glielo spiega Totti. Numerose intercettazioni telefoniche chiariscono dove risieda una buona dose della capacità di Massimo Totti di risolvere i problemi, ossia in quello che lui chiama “un tavolo di lavoro tra gentiluomini”. Di seguito riportiamo un piccolo stralcio di ciò che dice a uno degli indagati, ma, credeteci, per comprendere bene la natura di queste conversazioni bisognerebbe leggere integralmente la Notizia di Reato:

Totti: Proprio perché abbiamo stabilito un tavolo di lavori da gentiluomini bisogna che ci diciamo anche le cose da gentiluomini… perché dopo se invece smettiamo di darci un codice di comportamento… se cominciamo a scrivere… dopo va la guerra e quello che vogliamo evitare […]. Però… Se noi formalizziamo quello che troviamo con una fotografia succede un casino… Allora… io ho già detto con M. [impiegato comunale n.d.r.] e il collaudatore, a noi ci deve arrivare una lettera il 2, quindi lunedì, dove P. dice che ha completato l’edificio del Tecnopolo meno una serie di finiture… mi segui?

[…]

Totti: […] Tanto abbiamo 4 giorni davanti, non è che abbiamo quattro mesi. Allora lui… nel fare l’elenco delle finiture… così le conosce la Regione… e noi le guardiamo con l’occhio di bue… delle finiture, che di fatto dice vado in proroga, deve metter… deve togliere quelle che in una settimana assicura… perché… cazzo… gli impianti non ce n’è uno… manca il pavimento… dì … vi manca il 30% dei lavori… poi nel guizzo del moribondo, secondo me in una settimana riuscite a quel punto… cazzo… chiudere, mettere i pavimenti… cominciare a chiudere… cominciare a tinteggiare, quindi lasciare effettivamente postumi i vetri… quelle 10 porte… cazzo qualcosa che … più.

Nelle intercettazioni riportate nella notizia di reato si legge un Massimo Totti molto determinato e, apparentemente padrone della situazione. Spiega a chi di competenza che deve mandare lettere in cui dichiara che il lavoro è finito tranne che per delle finiture. Fa presente ad altri che i soldi sono sostanzialmente in mano sua e che se non si fa come dice non rescinde i contratti (“se no mi faccio autogol”), ma comincia ad applicare penali e poi finiscono tutti in tribunale. A chi gli contesta poi di voler far saltare “il gioco” per dieci porte ribadisce che i problemi sono altri (tra cui impianto d’illuminazione e convettori, l’antincendio, la resina a terra) e che lui ad ottobre ha consegnato una scuola ad ottocento studenti con l’acqua del cantiere nei cessi, che l’unica cosa che non vuole sono guai con la Regione, perché quelli fanno saltare il finanziamento.

Quello che emerge dalle intercettazioni è desolante. Qualcuno dice di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Lo stesso Totti ammette di non aver mai visto un cantiere senza capocantiere. E poi, ancora una volta, viene a galla il fatto che Mirco Ragazzi, tramite le aziende sul cantiere, è al corrente di tutto e quindi riferisce a Funelli. Anzi di più, perché in seguito, quando Massimo Totti verrà sostituito nel ruolo di Responsabile Unico del Procedimento, il “dinamico duo” cerca di influenzare alcuni pagamenti, per indirizzarli a chi fa loro più comodo. Almeno da quanto gli investigatori evincono dalle intercettazioni.

Torniamo però al cantiere. Molti sanno, tutti confidano nelle magie di Totti, ma, alla fine, quello che ne viene fuori è un verbale di collaudo che smentisce sé stesso. In maniera sconcertante (aggettivo usato anche nella Notizia di Reato) viene inserita nella contabilità finale l’avvenuta realizzazione dei lavori, ma, successivamente, se ne riconosce l’incompletezza che determina la mancanza di piena funzionalità. Come dire… quasi quasi non servivano nemmeno le indagini.

Questo è il capitolo dell’indagine GDF con più indagati, tra dipendenti comunali e privati, ed è anche quello con le prove più evidenti di una condotta esecrabile. Secondo l’indagine si ravvisano comportamenti riconducibili alla falsità ideologica e di illegittima erogazione di finanziamento. A questo punto viene da chiedersi anche se in Regione qualcuno sapeva. Questo noi non lo possiamo determinare, ma abbiamo scovato una determina della Giunta Regionale relativa al pagamento del finanziamento che, al suo interno, contiene la cronistoria della corrispondenza con la GDF sul caso in oggetto. Nel settembre del 2016 il Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini richiede alla Regione copia dei mandati di pagamento relativi ai lavori del Tecnopolo. Il 3 Novembre, dopo la richiesta di erogazione del contributo del comune di Rimini, la Regione chiede alla GDF se vi siano motivi per non erogare, ma il comandante del Nucleo Tributario di Rimini risponde solo che le indagini proseguono. Il 7 di aprile 2017 viene comunicato alla GDF che il procedimento d’istruttoria del finanziamento è concluso e che se non vi sono elementi ostativi provvederà ad erogare. Non ricevendo nuove comunicazioni dopo 30 giorni considera il contributo erogabile.

Ricordiamo che nella richiesta di rinvio a giudizio, la Regione E.R. è considerata anch’essa parte offesa insieme al Comune di Rimini ed alla società AR.CO. (quest’ultima solo per Acquarena).  Sarebbe interessante conoscere anche le determinazioni dell’ ente presieduto da Stefano Bonaccini sul punto.

Questo è quanto possiamo dirvi sull’appalto Tecnopolo, più che sufficiente perché ognuno tragga le sue considerazioni. Intanto, se siete arrivati fino a qui e avete interesse nel conoscere il resto, vi diamo appuntamento alla quarta ed ultima parte di questa inchiesta. Riguarderà Acquarena e il perché, passando per via della Fiera, al posto della piscina vediamo una gru abbandonata che si specchia su una pozzanghera.

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini.

Rimini: L’avvocato Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini GDF su Tecnopolo e Acquarena.

A qualche anno dalla conclusione delle investigazioni della Guardia di Finanza, a reati già formalizzati, si ha la possibilità di capire i contenuti dell’indagine che ha coinvolto dipendenti del Comune di Rimini, nonché un cospicuo numero di soggetti privati, nelle irregolarità degli appalti di Tecnopolo, Acquarena ed altri tronconi di procedimenti penali conseguenti.

Il mezzo di questa conoscenza, ancora una volta, è l’Avv. Roberto Biagini, l’ex Assessore della prima giunta Gnassi, che si rivolse con un esposto alla magistratura, a causa di un soggetto non meglio identificato che faceva i suoi comodi negli uffici comunali, tale Mirco Ragazzi e che pare essere il perno di un sistema poco chiaro. Contestualmente alla conferenza stampa, da egli stesso convocata, Biagini ha condiviso i contenuti documentali ottenuti. Nel video qui proposto il riassunto degli avvenimenti e il motivo della decisione.

Nel frattempo già le prime reazioni. Quella di Andrea Gnassi in particolare, che accusa il suo ex assessore di aver voluto “ribaltare il tavolo” per non essere stato scelto nelle liste delle successive elezioni. Cosa che, per inciso, è un falso storico, visto che la denuncia di Biagini è dell’agosto 2015, mentre il Partito gli ha chiesto una candidatura nella primavera del 2016.

Fa Specie che il Sindaco di Rimini, pur nel rispetto del garantismo, scelga un atteggiamento così superficiale, senza stigmatizzare quanto successo negli uffici della sua amministrazione che, per quanto il processo debba ancora decretare una verità legale, non è cosa da minimizzare o barile da scaricare.

N.B.

Abbiamo scelto di proporvi il video della conferenza in versione quasi integrale, i tagli sono solo di vuoti o ripetizione nella discussione. Crediamo sia importante per gli interessati formare una propria opinione, senza apporre una nostra selezione dei contenuti. In un secondo momento proporremo un’analisi del contenuto documentale che riassume le indagini della GDF.

Le 4 puntate dell’inchiesta di Citizen sugli appalti di Acquarena e Tecnopolo:

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Video intervista all’Avvocato Roberto Biagini

Rimini: Un’ombra si staglia malevola su diversi appalti della città malatestiana, ma, inspiegabilmente, se ne parla molto poco. La cronaca è avara di dettagli a proposito dei due filoni d’indagine, aperti a Rimini e a Bologna, in relazione agli appalti di Tecnopolo e Acquarena. Tre impiegati comunali sono già passati da indagati ad imputati e continuano le indagini su Mister X, l’uomo che pare sia stato “suggerito” dalla politica, alle aziende appaltatrici e agli uffici pubblici, per “risolvere i problemi”.

Come si è arrivati all’apertura di quest’indagine che, tra le altre cose, mette in campo ipotesi di turbativa d’asta, falso in atto pubblico e truffa? Il merito è di Roberto Biagini, l’Assessore della Prima Giunta Gnassi che, dopo aver saputo della presenza dell’estraneo che si aggirava per gli uffici comunali, ha condotto un’indagine interna, per poi consegnare una relazione alla Procura della Repubblica. Perché Biagini sembra fosse l’unico a non conoscere Mister X? Come ha scoperto della sua esistenza? Cosa c’entra con questa faccenda Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco? Esiste una relazione tra l’azione di Biagini e la sua estromissione dalle liste PD, voluta da Andrea Gnassi in persona e comunicata dal Segretario Regionale Paolo Calvano?

Ce ne parla lo stesso Avvocato Biagini in quest’intervista.

@DadoCardone

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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@DadoCardone

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Rimini: Critical Mass per l’Acqua Pubblica

CatturaSabato 25 Settembre si è svolta una bella iniziativa del Comitato Acqua Bene Pubblico, una “Critical Mass” in bicicletta: un tentativo bipartisan di aumentare la massa critica e sensibilizzare la popolazione rispetto al pericolo di una definitiva privatizzazione dell’Acqua, a dispetto della volontà referendaria dei Cittadini Italiani. Presenti Andrea Caselli, coordinatore del Comitato Acqua Bene Pubblico e Cesare Schieppati, referente di Reggio Emilia per la lotta contro la privatizzazione dell’Acqua.

Diciamo subito che l’iniziativa ha avuto un discreto successo, relativamente alla voglia che ha la gente di farsi sensibilizzare. Altro dato importante è la completa assenza delle istituzioni, seppur in maniera informale, ma ciò è abbastanza ovvio visto che l’interesse è decisamente contrapposto.. o almeno lo è ora. Prima, durante la precedente campagna elettorale, il candidato sindaco, poi risultato vincente, aveva fatto suo il tema e controfirmato l’impegno di una lotta per salvaguardare l’acqua dalla privatizzazione.

Promesse elettorali, universalmente riconosciute come balle, ma mai quando si va a votare. Oggi la politica, almeno quella politica a cui i grandi interessi in un modo o nell’altro sponsorizzano le campagne elettorali, non può fare nulla. A Rimini, in particolare, il nodo è doppio perché oltre all’intenzione nazionale di un partito  che ha messo l’Italia in svendita, c’è la compromissione determinata dal piano fogne.

Forse non tutti sanno che il lavori delle Fogne, sbandierati come conquista dell’attuale amministrazione, sono un pacchetto chiavi in mano Hera, che la società ha costruito su misura per i  proprio progetti di espansione e che i circa 330.000 abitanti della Provincia di Rimini pagheranno nelle bollette dell’acqua della prossima decade. C’erano altre soluzioni? Non lo sappiamo perché a priori non ne sono state considerate e comunque con un piano del genere, con gli aumenti in bolletta programmati, chi glielo fa fare al PD di svincolarsi dal patto con il Diavolo?

Che la direzione fosse questa lo si è capito fin dall’inizio di questa legislatura quando ai tavoli Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), dove si decidono le tariffe, l’allora Assessore all’Ambiente Visintin era solo una presenza formale, ma la seduta importante era quella del suo accompagnatore, Sergio Funelli, dipendente Hera in aspettativa e capo gabinetto di Andrea Gnassi.

Per la mia sensibilità personale (chiamiamola così) avrei preferito che ieri Visintin fosse rimasta tra gli spettatori, senza esibirsi nell’apologia del suo operato che, per inciso, non è valso in 4 anni nemmeno un concreto studio di fattibilità a supporto di nessuna tesi, ne di privatizzazione, ne di società in House. Ora uno studio c’è, ma la presa di distanze nelle premesse da parte di chi l’ha prodotto la dice lunga sull’affidabilità.

Un plauso invece a Maria Teresa Marano e a chi nel comitato sta cercando di allargare il fronte della discussione, nonostante il nemico sia talmente potente da mettere in dubbio quanto determinato in un Referendum popolare. Chi sostiene che la legalità è sempre tale e che non sono ammesse eccezioni, si occupi di questo, invece che farsi venire gli svenimenti se case abbandonate da dieci anni vengono occupate a fini abitativi.

P.S.

“Fino a quando la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.” [Martin Luther King Jr]

 

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@DadoCardone

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Il Mitomane.

Senza nomeCi sono delle volte che potremmo anche lasciar perdere. Che ci vuole, basta contare fino a dieci e poi lasciar passare la giornata. Se però il giorno dopo i giornali sono in preda a una tempesta di marchette, rispetto alla cosa che si voleva lasciar perdere… beh.. allora qualcosina bisogna pur dirla.

Il tema è la “guerra la cemento” di Andrea Gnassi, che nella letteratura classica riposa sullo stesso scaffale delle avventure di Harry Potter. In questi giorni è saltata fuori a causa delle disavventure di Isabella Conti, Sindaco di San Lazzaro in Savena, minacciata per aver osato bloccare, ad una coop rossa, un compartone edile grande quasi come quello della San Giovanni di Funelli (li la guerra al cemento non vale).

A denuncia consegnata ai carabinieri, con subitaneo appoggio del Premier Renzi, è scattato l’allarme della nostra Giovanna D’arco (lo so Giovanna era femmina, ma nella mia limitata cultura cristiana non ho trovato altri che fossero mistici e martiri contemporaneamente). Dopo una legislatura dedicata a offrire il petto ai fascisti di Forza Nuova, con supremo sprezzo del pericolo, si è ricordato anche di aver subito minacce, analoghe alla collega Sindaco, all’epoca della sua prima crociata al cemento. Che poi fossero richieste di commissario ad acta e non minacce poco importa.

A beneficio d’archivio per il lettore ricordo che gli unici indici di edificabilità salvati dal Taglianastri furono quelli poi destinati alla magnifica manovra Salvapalas, ossia quella che, per salvare il Palas di Cagnoni, ha condannato via della Fiera a un ipermercato, con cornice di palazzine soviet, travestito da piscinetta. Tra l’altro il tema del consumo del territorio è stato bellamente brutalizzato in quanto gli indici negati alle Celle erano solo un cambio di destinazione, trasformati poi in cemento vero in quello che dovrebbe essere il mitologico anello verde. Gioe del Masterplan (qualsiasi cosa esso sia).

Non vorrei però che tutto ciò fosse semplicemente scambiato per una manovra di autolegittimazione. Sotto c’è di più. Questo bisogno di Pathos, questo recitato eroismo eco-partigian-sostenibile, secondo la modesta opinione di chi scrive, stanno ad indicare una qualche sindrome da carenza d’affetto. Certo , se fosse vero, il pensiero che regalandogli un semplice orsacchiotto ci saremmo potuti evitare cotanto Sindaco è quasi insopportabile.

P.S.

Posso anche comprendere la mancanza di informazione da parte di un cittadino normale. Da parte di un giornalista no. Oggi gran parte della stampa ha fatto finta di niente sia sulla vera natura della “guerra al cemento“, sia sul fatto che se Gnassi avesse ricevuto delle lettere di minaccia ci avrebbe fatto delle magliette da indossare in parata.

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@DadoCardone

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Un po’ di Aria..

20130830_162238Come promesso oggi noi della redazione di Citizen abbiamo partecipato alla 3^ Festa dell’Aria organizzata dal Comitato di Santa Giustina. Come l’impeccabile organizzazione aveva promesso c’era musica dal vivo, ciambella, anguria, da bere… non mancava nulla, nemmeno una certa quantità di camion.
Appena arrivati ci hanno avvertito, quasi che potessimo restare delusi, che a quell’ora di camion c’è ne sarebbero stati molti meno. La protesta va avanti da molto e i camionisti hanno imparato che le ore centrali sono quelle migliori per non essere troppo intralciati. Nonostante questo rimaniamo sorpresi da quanti sono, senza considerare poi che tutti quelli che passano devono tornare.
Rimaniamo un po’ li e la Signora Carla, l’attivista del Comitato che ci ha invitati,  annuncia che il portavoce del gruppo sta per tornare con buone notizie. Ne approfittiamo per capire come si svolge quel “rito” ormai diventato quotidiano. Quando il camion arriva c’è sempre qualcuno che sta attraversando, magari un anziano, magari qualcuno di poco fermo sulle gambe. I camionisti ovviamente lo sanno e la maggior parte, per quieto vivere, lo considera poco più di un semaforo virtuale e, se va bene, ti becchi anche un pezzo di ciambella. Certo è inevitabile che tra tutti ci sia anche qualcuno di meno civile, ma fortunatamente è relegato alla minoranza.
via fiumicinoDopo un po’ arriva il portavoce del Comitato che ci conferma di avere, se non proprio la soluzione definitiva, almeno la prova di un impegno da parte dell’Amministrazione. A prendersi la responsabilità della proposta è Sergio Funelli, l‘Eminenza Grigia, il Capo di Gabinetto del Sindaco. La proposta è la seguente:

Entro un mese  si darà la possibilità ai camion di percorrere una pista sul lato Marecchia, una pista che esiste da 50 anni e che è percorsa da mezzi pesanti tutti i giorni. Fino ad ora prevalentemente mezzi di Pavimental (società di Autostrade S.p.A.) e dai mezzi di Pesaresi. E’ lo stesso Imprenditore ad aver dato la possibilità di transitare sulla sua proprietà e sbucare sulla via emilia. Dunque un mese per i permessi e poi provvisoriamente i mezzi di Hera, Pavimental e Pesaresi utilizzeranno questa strada. Contemporaneamente si avvierà una procedura per coinvolgere anche la società agricola AV Green Srl di Parma, che gestisce il biodigestore e che convoglia sull’attuale strada 50/60 camion al giorno, per trovare uno sbocco sulla via Emilia.
Pare che già a Giugno sia stato presentato un progetto per fare una rotatoria all’altezza di S. Martino, tutto ciò con lo scopo di rendere via Carpinello e via Fiumicino interdette al transito dei mezzi pesanti. La rotonda di raccordo alla pista provvisoria in definitiva dovrà essere fatta prevedendo anche il futuro raccordo alla nuova circonvallazione.
L’intervento definitivo comunque ha un certo carattere di urgenza perché, a parte la sofferenza di vie completamente inadatte allo scopo, è anche la più grande Via Emilia ad urlare di dolore. Gli stessi componenti del Comitato ci informano che in una giornata qualsiasi di maggio, senza alcun avvenimento particolare, sono riusciti a contare un passaggio di 28.515 veicoli. E’ una cifra che fa riflettere se si pensa che la famosa “complanare Adriatica” è stata dichiarata necessaria a fronte di un passaggio dai 10 ai 15mila veicoli.

Dunque. Meglio tardi che mai? Meglio tardi non è una gran qualità della vita per gli abitanti della via Emilia, ma forse questo ce lo spiegherà meglio la centralina di misurazione polveri sottili che è stata da poco posizionata proprio in questa direttrice.

P.S.

Prossimamente un approfondimento sul perchè Av Green di Parma non si è fatta il suo bel Biodigestore nelle terre natie.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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