L’Amore, la Fede e la Tecnologia ai tempi del Coronavirus.

Che dovete stare in casa ve l’hanno già detto, giusto? Oh bene. Così possiamo permetterci di usare qualche minuto per dedicarci a delle riflessioni fuori dai binari. Anche perché innumerevoli Desperate Housewives e frotte di Ummarel stanno già studiando il virus e dettando dal balcone le regole della quarantena.

A noi invece, forse perché siamo cinici e cattivi, interessano di più gli stracci che la nostra società si lascia dietro nella prova di Pandemia. Cominciamo con una verità semplice. La vita che eravamo impegnati ad inventarci non ha retto allo scontro con la realtà. A quanto pare c’erano altre urgenze da considerare, piuttosto che concentrarci solo su quello che ci muoveva lo stomaco.

Quel figlio di puttana del Covid 19 è così, una specie di cartina tornasole. L’effetto sicuramente più orrendo è la morte, ma ce ne sono altri che non scherzano. Vi eravate accorti che siamo un popolo che per lavarsi le mani ha bisogno di un tutorial di Barbara D’Urso? Non vi dà fastidio che Fiorello vi parli come se foste degli imbecilli, spiegandovi quanto è bello stare a casa? Non v’inquieta che, alla fine, l’azione più forte che si può mettere in campo contro il Corona sia demandata a noi comuni cittadini e magari all’immolazione degli infermieri, ma non alla Sanità e alla Tecnologia. Per dirla con una parola sola al Progresso? A me sì. Sarò strano io.

In questa epoca, strutturalmente impreparata a sfide del genere, ci sono cose che mi saltano al naso, verità fatali. Impossibile non descriverle.

L’Amore.

L’esperienza della Corea e di Vo’ Euganeo, dove sono stati fatti tamponi praticamente a tutti, ci dice che probabilmente ci sono in giro circa un 50% di infetti asintomatici e che hanno un’età compresa tra i 20 e 29 anni. Un formidabile veicolo di contagio, soprattutto considerato che, a quell’età, l’ormone è indomabile. Se un ragazzo o una ragazza di quell’età si mette in testa che deve fare l’amore, non lo blocchi in casa nemmeno con una pioggia di meteore, mentre Godzilla sta facendo Jogging per il paesello. Per cui oltre all’eventuale tampone, in quella fascia, bisognerebbe associare anche un trattamento al bromuro obbligatorio. Un alleato formidabile come l’ormone per il Coronavirus non esiste. Oddio… forse l’ha avuto nei tifosi dell’Atalanta, ma è un fatto da ascrivere più nel campo della fede.

La Fede

Lady Gaga ha parlato con Dio e le ha detto che andrà tutto bene. Il Papa, che pare non avere gli stessi agganci, ha più modestamente lasciato un messaggio in segreteria, chiedendo una moratoria. Anche qui l’emergenza pare essere gestita con più teste, infatti la Madonna di Medjugorje ha fatto sapere all’attempata pastorella che sospenderà le apparizioni a data da destinarsi. E questo è tutto il glamour che ha da offrirci la fede cristiana, l’insostituibile pilastro della nostra civiltà. Le chiese sono chiuse e nessun vescovo protesta. Si dirà, si è già detto, che è giusto. Non è bene che troppe persone si riuniscano. Dico anch’io che è giusto, ma io sono un agnostico. Per un cristiano praticante la Chiesa dovrebbe essere come un alimentari dell’anima. Ci vorrebbe un prete bardato secondo l’emergenza, posti distanziati tra le panche e, in sostituzione all’Ostia, un gesto d’intesa. Invece no. Ci sono bravi preti che continuano a portare sollievo dello spirito ai loro parrocchiani, ce lo dice la cronaca,  ma… diciamo che l’azienda si è dichiarata meno insostituibile di una profumeria. Ha preferito una soluzione alla Apple. Ha chiuso i suoi punti vendita più grossi, comprese Lourdes e Pietralcina. I miracoli riprenderanno appena possibile. I fedeli, nel frattempo, organizzano messe clandestine. Come quei 30 sorpresi a pregare ammassati in un garage nel torinese. Il garage fa molto catacomba, bisogna ammetterlo. Un bel modo di recuperare lo spirito di un tempo.

La Tecnologia

La tecnologia è forse l’oggetto più deludente di questa storia. Mentre il Voyager, l’espressione più nitida della voglia di conoscere ciò che sta al di fuori di noi, viaggiava per 22 miliardi di km, ci siamo improvvisamente ritrovati a considerare che, tutto sommato, l’unica cosa in cui possiamo eccellere sono selfie a culo ritto verso il tramonto con didascalie romantiche (la versione maschile è la foto di un piatto di tagliatelle cucinate direttamente nello stomaco del baghino, con una frase sull’esistenza. Non del maiale.). Alla notizia il demone Anarco-Capitalista si è sfregato le mani e ha speso tutte le sue risorse per blandire l’ego del gregge. Così, oggi, abbiamo algoritmi che comprendono il nostro desiderio di consumo meglio di un Dio, ma nulla che  riesca a capire in meno di un anno come cazzo funziona un virus, una forma di vita così semplice che non ha nemmeno una cellula tutta sua, e come trovargli un rimedio.

A parte le implicazioni esistenziali di questo fatto, abbiamo scoperto di non possedere nemmeno la tecnologia basica per non trasformare gli ospedali nei più esplosivi focolai di contagio. A partire da mascherine da qualche centesimo l’una, finendo con impianti di condizionamento inadeguato. E’ per questo che le teorie del complotto vanno forte: il virus deve essere bioingegnerizzato, o quantomeno venire dallo spazio, perché non è possibile nel 2020 fare una figura da primati di fronte ad un organismo che sostanzialmente già conosciamo.  La verità sopra ogni complotto è che abbiamo confuso lo sviluppo con il Progresso e questo ci rende più simili al Coronavirus di quanto siamo disposti ad ammettere.

E quindi…

Queste, in conclusione, sono le cose che mi saltano al naso. Non saranno prioritarie, ma magari, per leggerle, vi siete persi l’appuntamento con il Karaoke da terrazzo. Non serve che mi ringraziate.

P.S.

“[…] io credo nel progresso, non credo nello sviluppo E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica.” [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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#Andràtuttobene?

Premessa. Questo pezzo non è per tutti. Se siete destinatari di eteronomia  o intolleranti ottimisti, lasciate perdere. Non è cosa per voi. Se invece siete persone capaci di apprezzare quel piccolo passo indietro, utile a non spellarsi il naso sulla tela, prego, accomodatevi.

La domanda di questo post è: ma davvero andrà tutto bene? Diciamo subito che se il punto interrogativo è riferito al Covid 19, o Corona per gli amici, sì, andrà tutto bene. Nel senso che passerà, come passa tutto. E’ di queste ore la notizia dell’esistenza di diverse soluzioni pronte da testare. C’è n’è una in particolare. Un anticorpo nominato “47D11”, individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. La virologa Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano conferma e tra circa un mese potremmo già avere la cura.

Se invece la domanda si riferisce all’aumento della capacità dell’essere umano di trarre un insegnamento dalle celie del destino, beh… la questione è più complicata. L’essere umano è complesso, si dice, ma in realtà tutta la sua complessità mira a mantenere un’irragionevole stato di incontaminata quiete culturale, che lo porta a farsi poche domande e a riunirsi sotto auto-assolventi slogan. Come appunto #andratuttobene.

Mi spiego meglio. Erik Erikson, un importante psicologo e psicoanalista  passato attraverso due guerre, sosteneva che un individuo può essere vittima del Totalismo quando la ricerca di un’identità si fossilizza su una “categoria da trasformare in assoluto”, a scapito della consapevolezza e della complessità psicologica. Anziché far emergere desideri, conflitti e traumi, che poi sono elementi costitutivi di una personalità, anziché analizzare e affrontare la Storia e le condizioni socioeconomiche, ci concediamo la diabolica panacea di un unico rimedio complessivo. E badate bene che non succede solo agli individui. La Storia racconta che ci cascano intere nazioni e questa pare essere anche la radice del totalitarismo.

Oggi lo Stato si fa paladino di un’immagine unitaria e c’è il fortissimo rischio che noi ci accontentiamo di questo, invece che portare avanti consapevoli richieste di revisione del sistema, a causa di quel senso di Comunità che ci regala. Per una volta ci sentiamo tutti uniti, #stiamotuttiacasa , disegniamo arcobaleni, ci facciamo l’uno il guardiano dell’altro per il rispetto di una norma che, per una volta, è così semplice da comprendere. Stai a casa e lavati le mani.

Specifico per evitare fraintendimenti. Certo che bisogna farlo. Eseguire il mantra intendo: stai a casa, lavati le mani, tieni un metro e mezzo dagli altri. Sappiate però che non sarà questo a far andare le cose bene. L’unica cosa che può far andare le cose per il verso giusto è che tutta questa attenzione, tutti questi cori dai balconi, tutti questi “vip” diventati spontaneamente megafono del messaggio di Stato e tutto questo senso di comunità, non vengano esauriti nella semplice esecuzione. Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza.

Faccio un esempio terra terra per la massima comprensione. Tra un mese arriva l’antidoto. La vita non torna normale. Molti di noi, nonostante gli aiuti, avranno perso molto economicamente. Per qualcuno si parlerà di risparmi, per altri (non pochi) di immediata sussistenza. Tutti, nessuno escluso, dovranno pensare a campare. Si tornerà alla dimensione personale e non penseremo più alla falla che Covid 19 ha messo sotto gli occhi.

Quale falla? Che nel mondo si spendono migliaia di miliardi per guerre che nessuno ci chiama a combattere. Muscoli da mostrare a poveracci che non hanno nemmeno l’acqua o ad altri che, come noi, non hanno nessuna intenzione di usarli. Per i sistemi sanitari invece, che sicuramente dovranno affrontare altre sfide come quella del Covid 19, se non peggio, siamo nelle mani della fatalità. Ce lo ripetono da dieci anni. Domani un pastore, di un posto a caso sulla terra, si becca un virus mutato, copulando con la sua pecora e noi siamo punto a capo. E, se non crediamo alle teorie del complotto, questo domani può essere stato anche ieri. Cosa vieta la simultaneità di eventi pandemici?

Il giorno dopo la sconfitta del Corona Virus sapremo se ci siamo semplicemente arresi alla proposta di una versione totalizzante della realtà o se il senso di Comunità è stato veramente così forte da sopravvivere all’emergenza. Perché, parliamoci chiaro, quando pensiamo che l’emergenza sia transitoria è facile essere ligi, collaborativi e corali. Se ci passa per la testa l’incertezza della soluzione saccheggiamo i supermercati con un filo di gas.

Dunque, se accettate un consiglio vuoto a perdere, gli arcobaleni fateli per i bambini, addolciscono la quarantena a cui, in fin dei conti, ha collaborato la nostra supponenza. Mollate ‘sti hashtag un po’ narcisisti con cui facciamo vedere quanto siamo bravi a ubbidire e partoritene altri che stimolino un cambiamento utile (che poi pure ‘sta parola me l’hanno fatta diventare inutile a forza di cacciarla in ogni slogan). Basta fare la guardia delle passeggiate degli altri dal balcone e cominciate a pretendere il Progresso che, per dirla con Pasolini, è una cosa totalmente diversa dallo sviluppo. Il Progresso si occupa di Felicità. Si occupa delle Malattia, della Fame, della Povertà, dell’Inclusione, della Solidarietà.

P.S.

Mi vien quasi da ridere pensando a quanto inutile sia questo post. Se l’essere umano avesse la capacità di imparare dalla sua Storia saremmo a 1000 anni da qui.

@DadoCardone

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Il NO, commentato da un ignorante.

mariLa Politica” – dicono quelli che forse non hanno ben chiaro cosa stiano praticando – “è una cosa complicata.” Forse perché privi di questa consapevolezza, gli ignoranti, intesi come quelli che non capiscono dove sia la complicazione, danno letture più semplici, forse meno fenomenali, che però stranamente coincidono con il risultato finale.

Ciò premesso, sento la necessità di inchiodare questo commento ad una considerazione che, sarà pure banale, ma è anche una delle poche sicurezze di questo voto. A questo Referendum sulla Riforma Costituzionale hanno partecipato 33.243.845 italiani. Che 33 milioni di Italiani abbiano letto i 47 articoli della Costituzione modificati, confrontandoli con la versione originale, è fantascienza. Anche nei confronti pubblici più partecipati si parlava di tre, quattro, articoli e quelli erano sulla bocca (e nelle tastiere) di tutti.

33 milioni di Italiani non hanno votato nel merito, hanno semplicemente detto Sì o No a quello che sentono sia il loro Paese. Il 59,11% ha scelto di dire NO ed è no Sociale.

No alla Buona Scuola, no al Jobs Act, no al Salva Banche, No al Salva Italia, No alla privatizzazione della Sanità, (etc.). Mille giorni di Renzi applicato alla Democrazia hanno dato prova, molto meglio del “merito” di questo Referendum, di quanto quel 59% si aspettasse altro dalla politica. Di certo non una pletora di “io sono io e voialtri […]” così splendidamente rappresentata da Maria Elena al teatro San Carlo, al fianco del Barocco Re De Luca.

Nel corso di questa legislatura, cominciata con una bugia («Voglio passare dalle elezioni e non con giochini di palazzo»), l’Italiano è venuto a conoscenza di strumenti, che non si sapeva nemmeno il Governo possedesse, tutti tesi a svilire la rappresentanza popolare.  “Tagliole”, “Canguri”, decreti buoni che nascondono decreti impopolari, tutti mezzi che sembrano appartenere più al modo di fare della “Finanza Creativa”, con cui Renzi ha tanto feeling, che al mestiere più antico del mondo. Che è il politico e non la puttana.

E ora? Ora attenzione. Perché questa sconfitta ha un padre sicuro, il cacciaballe di Rignano, ma ha troppi vincitori, che possono fare sin da subito un unico grande errore agli occhi di quella maggioranza referendaria: intestarsi la vittoria. Chi lo fa, ascoltate un ignorante, ha capito poco di questo NO. Tra chi ha votato, esprimendo così il suo disagio, puoi trovare chiunque. Puoi trovare Partigiani, che per favorire la nascita di quella Costituzione hanno combattuto, come Fascisti, per limitare l’esistenza dei quali quella Costituzione è stata creata. Questo non è il voto del Movimento, del Centro Destra, della minoranza PD, della Sinistra che cerca il suo significato o della Lega. Questo è il voto della gente che sente di vivere male ed ha dato, prima di chiederlo, un segno forte rispetto a questo malessere. Ed allora la politica sarà pure una cosa complicata, ma se non si occupa direttamente ed immediatamente del disagio sociale così innegabilmente espresso… beh, si sta condannando ad un vuoto teatrino che non rappresenta nessuno e, come ci ha insegnato Renzi, se non rappresenti nessuno, cadi.

P.S.

Per non rinunciare a parlare di Rimini. Qui il No ha vinto, senza margini notevoli, ma sufficienti ad esprimere una chiara maggioranza assoluta. Gnassi non sarà Senatore (non ancora perlomeno) e non avrà l’immunità che un po’ comodo gli avrebbe  fatto in questo momento. Ora, però, ha un problema più impellente, saprà saltare sul nuovo carro? Finora è stato bravo, anche se per la verità gli si addiceva più lo stile Renziano che quello Lettiano o Bersaniano. Mi auguro per lui che il nuovo Premier ad Interim sia Graziano Del Rio… così potrà esclamare: “Ho sempre seguito la corrente Del Rio” e nessuno potrà smentirlo.

dado

 

@DadoCardone

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Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

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@DadoCardone

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TRC Vincit Omnia.

Cattura1Bisogna ammetterlo. Ancora molti non conoscono il TRC, ma si è fatto decisamente poco amare da tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di capitargli tra i piedi. Bisogna ammettere anche un’altra cosa: il Trasporto Rapido Costiero è un’opera senza senso utile, che deturpa il territorio e ha messo nei guai persino quelli che la vogliono finire a tutti i costi, ma se quella di stamattina è la massima resistenza che la cittadinanza si sente di opporre i dirigenti di AM e Italiana Costruzioni possono già tirare un bel sospirone di sollievo.

I Fatti. Dopo aver aperto una ferita di quasi 10km sul territorio che va da Rimini a Riccione, da stazione FS a stazione FS, qualcuno si è accorto che dovevano essere spostati i sottoservizi, le fogne. Nello specifico in Via Portovenere questa svista (o qualsiasi altra cosa sia) si è tramutata in un bel guaio per i residenti, che potranno entrare e uscire, dalle loro case, solo a piedi per un periodo stimato in circa un mese. Le questioni da puntualizzare sono diverse.

Lo spazio carrabile lasciato a disposizione è di 120 cm, meno di un manico di scopa. Già a causa del precedente confine di cantiere ai mezzi dei Vigili del Fuoco era inibito l’accesso, ora non possono passare nemmeno le ambulanze. Qualcuno dice che è sopportabile, altri, magari quelli con un invalido del 100% a casa, non sono tanto convinti, in ogni caso questi riccionesi di serie b si vedranno spegnere principi d’incendio con i Canadair e dovranno stare molto attenti al colesterolo per evitare infarti troppo fulminanti per essere raggiunti a piedi.

Altra singolare questione è il fatto che nessuno sembrava sapere quello che sarebbe avvenuto. Una mattina è apparso un cartello giallo con l’invito a spostare i mezzi di locomozione da casa, stop. Il Sindaco Tosi, a piene pagine di giornali, dichiara “non ne sapevo niente, ero a Milano”, esiste però un’ordinanza del 27/04 firmata dal Dirigente della P.M., Dott.ssa Graziella Cianini, che dispone quanto poi è successo ed inoltre la motivazione non lascia scampo, in quanto si parla di un lavoro che per sua natura deve essere programmato per tempo. Se qualcuno si fosse preoccupato della corretta comunicazione forse stamattina si sarebbe vista qualche lacrima in meno e qualche bestemmia sarebbe rimasta in canna, ma, nell’evidenza dei fatti (ne sono testimone) c’era molta confusione su ciò che sarebbe successo.

I casi sono due: si sapeva o non si sapeva. Sembra un’affermazione ovvia, ma anche l’ovvio nasconde conseguenze. Se si sapeva non si voleva essere scocciati per qualcosa di inevitabile. Se invece non si sapeva qualcuno ha fatto male il suo lavoro. Nel primo caso l’elettorato farà le sue considerazioni, nel secondo ci si affida alla fede, ossia è meglio pregare. In entrambi i casi questa mattina c’erano persone molto preoccupate perché pensavano di doversi guadagnare l’uscita di casa tra alberi e ringhiere, sperando di non dover muovere i residenti disabili. Non è così, i 120 cm sono miseri, ma garantiti. Per scoprirlo la Consigliera Regionale Sensoli (M5S) è arrivata sul cantiere la mattina presto, poi è ripartita lasciando un appello per il Sindaco Tosi (sperando che non sia a Milano).

Questi i fatti. Ora però vorrei concludere riprendendo la considerazione con cui si è aperto questo pezzo. La resistenza al TRC è ridicola. Sia chiaro, non parlo di resistenza alla maniera palestinese, sebbene un bel muro stile Gaza sia comunque stato approntato. Parlo della presenza, parlo di far pesare l’opinione pubblica, parlo di non pensare che i guai degli altri siano semplicemente… degli altri. Lo avevo già visto ai tempi dell’abbattimento della proprietà Moretti a Rimini, ma non solo li. Sembra che il lato opposto della strada sia un’altra dimensione, un luogo che non ci riguarda, figuriamoci quello che succede in un altro quartiere o in un’altra zona della città. E’ indifferenza? E’ rassegnazione? Qualsiasi cosa sia è esattamente quello di cui ha bisogno chi vuole portare avanti un’opera devastante come il TRC. Questa mattina c’erano degli attivisti del Movimento, una giornalista del Carlino e  quattro o cinque residenti, che comunque erano meno dei carabinieri. Questo cosa dovrebbe fermare?

P.S.

Mentre me ne stavo andando ho avuto un’idea geniale per ovviare alle difficoltà dei mezzi di soccorso sanitario. Si potrebbero istallare delle catapulte nei cortili per lanciare chi ha bisogno di soccorso alle spalle dei condomini, dove la strada è ancora praticabile. Prima di dire che si tratta di un’idea assurda affacciatevi alle finestre e date un occhio a cosa vi hanno costruito davanti casa.

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@DadoCardone

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