Il Braccio Destro – Di Walter Delogu e Davide Grassi.

Mursia Editore – 223 pagine – 17,00€ prezzo intero della copertina.

A volte lo faccio, ma questa recensione in particolare necessita di una piccola premessa. Uno degli autori del libro, Davide Grassi, è un mio caro amico e ho avuto modo di conoscere anche Walter, che ho trovato molto simpatico. Tra l’altro la copertina del libro è stata realizzata con un mio scatto. Per cui dare peso o meno alla recensione è una scelta che lascio totalmente nelle vostre considerazioni.

Il Braccio Destro, edito da Mursia, è un romanzo particolare. Potrebbe essere considerato, a tutti gli effetti, un prequel del libro scritto da Andrea Delogu, figlia di Walter. La Collina (di cui ho già fatto la recensione qui), si concentrava sulla libera interpretazione delle memorie di Andrea, degli anni passati a San Patrignano con i suoi genitori. Ne “Il braccio destro”, invece, la parola passa a Walter che, grazie al personaggio ideato con l’aiuto di Davide Grassi, ripercorre la genesi criminale che lo avrebbe poi portato più volte in comunità.

Lasciatemi dire che non è mai facile recensire le memorie di un uomo che hai conosciuto, anche se romanzate. E’ inevitabile leggere fra le righe e ricostruire la persona che conosci, seppur superficialmente. Ti sembra quasi di giudicare, ma questo lavoro lo devo fare, perché il libro è bello, sia per quello che racconta apertamente, sia per quello che, con un po’ di attenzione, ci si trova.

Angelo Melis è un ragazzino sedotto dalla Criminalità. A fargli scattare l’esigenza di percorrere quella strada è, tra le altre cose, un padre che lui considera troppo remissivo nei confronti di quello che la vita gli ha tolto. Suo padre non ha nulla che non vada. E’ un lavoratore onesto, con una seria preoccupazione riguardo al futuro del figlio, ma non sa prendere posizione come gli spietati criminali che Angelo ammira. Loro si appropriano di tutto senza chiedere il permesso e anche Angelo desidera questa possibilità.

La criminalità porta con sé anche un’assenza totale di normalità. Angelo vive Milano con altri ritmi, altre paure e altri parametri, rispetto alla popolazione produttiva. Sente forte anche il contrasto sociale con la “Milano bene” e questo porta sempre a un corto circuito quando ne incontra i figli. E’ giovane, troppo giovane per fare la vita da malavitoso e trova sostegno solo nella droga. Eroina, cocaina, a volte tutte e due insieme, e le pistole. Quelle gli piacciono e gli regalano la sicurezza in più che la droga non può offrire.

Angelo Melis scala le organizzazioni a cui si affilia e molto spesso cade in disgrazia a causa dei suoi vizi. Per questo non è mai lui il boss e l’unico ruolo che gli è consentito raggiungere è quello di braccio destro. A lui sta bene così. Ha tanta insofferenza dentro di sé e l’unica cosa che gliela fa dimenticare, oltre alla droga, è un ordine rischioso, da accettare senza discussioni, impartito da uno dei suoi “padri” criminali. E di quelli ne trova. Ne trova uno anche in quella Comunità che, in fin dei conti, lo salva da una vita da tossico. Lì c’è Sergio, un uomo che, senza alcuno scrupolo, vuol realizzare la sua visione e che non si fa pregare per usare le abilità da strada di Angelo.

Questo romanzo l’ho finito in un giorno. Per tutta la lettura sono rimasto sulle spine, cercando di capire se il capitolo successivo mi avrebbe proposto una caduta o una redenzione. Ho apprezzato lo stile da spaccone con cui il protagonista racconta quella che, in sostanza, è una lunga e interminabile caduta verso una vita normale e il desiderio di una famiglia. Angelo Melis, alla fine, è un uomo con un retaggio criminale che trova solo nell’ultima sconfitta il regalo della normalità.

Questo romanzo rappresenta un buon uso delle appassionanti memorie di Walter e un grande lavoro di Davide che, fortunatamente, da avvocato penalista, ha saputo organizzare in forma coerente la grande spinta di una tormentata memoria realmente criminale. Consigliatissimo.

@DadoCardone

Share

La Collina di Andrea Delogu e Andrea Cedrola – Recensione.

Edito da Fandango Libri – 343 pagine – preso in prestito.

A volte ti capita un bel libro tra le mani ed è proprio lui che trova te.  Ammetto che vedendolo in libreria non me ne sarei interessato, ma solo per un mio limite. Se non conosco l’autore, o non ho sentito parlare del romanzo, mi lascio guidare dalle copertine e il mio gusto in merito è molto noir.

E’ successo però che il mio amico Davide Grassi sia in dirittura d’arrivo per la pubblicazione di un romanzo, edito da Mursia, in collaborazione con Walter Delogu e liberamente ispirato alla sua vita. Per chi non lo sapesse Walter è stato autista e uomo di fiducia di Vincenzo Muccioli, il fondatore di San Patrignano. Ho collaborato anch’io in minima parte con la foto di copertina e alcuni book trailers. (Qui di seguito per chi fosse curioso).

https://youtu.be/zI4s59Grb4M
https://youtu.be/VZpsy1ULAeQ
https://youtu.be/feCF7NxyiM4

Avevo dunque necessità di capire la storia che veniva affrontata dal romanzo. Oltre ad essermi guadagnato un pranzo con Walter e le sue memorie da film, Davide mi ha anche prestato da leggere La Collina, scritto da Andrea Delogu, famosa attrice e presentatrice, nonché figlia di Walter, in collaborazione con Andrea Cedrola. Ecco, questa è la storia di come io e questo libro ci siamo incontrati.

La Collina è un romanzo liberamente ispirato alle memorie di Andrea Delogu che, assieme ai suoi genitori, ha passato tutta la sua infanzia, tranne un breve intervallo, nella comunità di San Patrignano. Valentina, l’alter ego romanzato di Andrea, ripercorre tutte le vicissitudini della sua famiglia in comunità che, inevitabilmente, s’intersecano con fatti di cronaca molto noti. Sono gli stessi avvenimenti che hanno portato Vincenzo Muccioli (nel libro Riccardo) a essere uno dei personaggi più controversi degli anni ’90.

Questo romanzo è stato una gratificante lettura sotto diversi aspetti. Prima di tutto l’intreccio narrativo è molto interessante. Sarà anche liberamente ispirato, ma la personalità del “probabile” Muccioli è delineata con una perfezione non solo stilistica. E’ inevitabile pensare che solo chi l’ha conosciuto de visu sappia descriverlo così bene e, di conseguenza, i fatti raccontanti acquistano un sapore estremamente reale.

Il secondo motivo per cui La Collina è un bel romanzo è il suo congegno stilistico. Nella nota biografica di Andrea Cedrola si legge che, usualmente, scrive per il cinema. Questo particolare s’intuisce anche da come il romanzo non venga mai lasciato riposare su se stesso. I passaggi di memoria da Valentia a suo padre Ivan, i dialoghi, le descrizioni piacevolmente contaminate dal mestiere di sceneggiatore, riempiono questo libro di pagine coinvolgenti, mai noiose, concentrate. Per tutto quanto descritto e per la curiosità di capire qualcosa in più della vecchia San Patrignano, consiglio questo libro agli amici che seguono la mia piccola rubrica.

@DadoCardone

Share

Lamberto e la morte in cristalli.

Effetto dell'MDMA sulla pupilla.
Effetto dell’MDMA sulla pupilla.

Sono stato un adolescente alla fine degli anni ’80 e  anche allora si moriva. L’eroina ne ammazzava tanti, ma prima li riduceva in nulla, dopo averli costretti a fare qualsiasi cosa per soddisfare quell’assurdo bisogno. Al secondo posto nella graduatoria dei killer c’erano sicuramente le droghe sintetiche e quelle avevano  lo svantaggio di lasciare un sacco di feriti sul campo, gente che “andava fuori” e non tornava più. Anche la cocaina era presente, ma era più una droga per chi poteva spendere. A legare tutto il nemico più subdolo, l’alcol.

Oggi? Oggi è uguale ed è una sconfitta. In quasi trent’anni non siamo riusciti a sviluppare una cultura di prevenzione rispetto a questo tipo di fenomeni … che poi sono necessità, perché se si cerca di sostituire chimicamente mancanze della propria vita, qualcosa che non va c’è di sicuro. Lo si dovrebbe cominciare a capire nelle famiglie e nelle scuole, ma le famiglie sono le prime a non essere educate in tal proposito e le scuole fanno fatica a coprire le necessità evidenti, figuriamoci quelle più nascoste come una depressione latente. Un ragazzo che si droga non vuol essere se stesso. Non vuole essere se stesso con gli amici, con il divertimento, con l’altro sesso, con l’esistenza. E’ il male di vivere e ad una certa età ce l’hanno un po’ tutti, il problema nasce però quando non c’è nessuno che ti aiuta ad affrontarlo.

Poi un giorno succede qualcosa, come è successo a Lamberto questo fine settimana. Una famiglia si spezza nel modo più straziante, Sindaci e discoteche si interrogano sul perché, ma il perché è sempre lo stesso della precedente morte. Qualcuno arriva anche a sottolineare quanto la cosa sia incredibile perché “era un bravo ragazzo”. E’ per questo che Lamberto, un ragazzino di 16 anni, poteva ballare alle 4 di notte, in overdose da sostanze psicotrope, a 50km dai suoi genitori? Perché era un bravo ragazzo e nessuno se l’aspettava?

E’ evidente che vi sono una serie di tutele  saltate e non mi riferisco solo a quelle genitoriali. Tutti hanno lasciato Lamberto libero di autodeterminarsi nell’uso di stupefacenti. Casa, Scuola, Amici, Discoteca, Società. Nessuno è stato in grado di piantare un dubbio sufficiente nella testa di un ragazzino, che di conseguenza non ha saputo dare il giusto valore ad una libertà conquistata troppo facilmente.

Il primo dei colpevoli, ma solo in quanto testimone dell’assenza di una cultura della prevenzione, è l’imbecille che sottintende che “in fondo … con tutta questa gente …. con tutta la droga che gira …” un decesso è un bilancio sostenibile.  Giustifica un morto e li giustificherai tutti. Giustifichi i 5 senzatetto trovati morti per le strade di Rimini dall’inizio dell’anno, giustifichi la mamma che ha ammazzato se stessa e la figlia disabile perché abbandonate, giustifichi l’imprenditore che si toglie la vita perché lo Stato considera le sue tasse un motivo valido per togliere dignità ad un essere umano, giustifichi l’anziano stroncato nel sonno da una stufetta difettosa perché il riscaldamento normale non lo poteva pagare. A volte le statistiche dei decessi non sono altro che il  bollettino delle inadempienze della nostra Comunità.

Qualcuno avrebbe dovuto mettere a conoscenza Lamberto delle conseguenze di quello che si apprestava a fare, anche se non era tipo da farlo. Un ragazzino di 16 anni non sa ancora chi è, lasciarglielo spiegare da qualcuno che ne sa meno di lui può essere fatale, come lo è stato in questo caso.

Girovagando per la rete si scoprono cose interessanti proprio dai ragazzi che, con l’identità nascosta da un nickname, discutono in scioltezza dell’uso corretto “per un corretto sballo” dell’MDMA.  Prezzo, composizione (pasticche o crisalli), dosi. E’ meglio la pasticca o è meglio il cristallo? E’ più o meno pericolosa della Coca? Se la mangi ti viene l’epatite? Ovviamente nei Forum non è che scrive il Dott. House e riguardo alle interazioni si dice solo di non fare mischioni “che schiatta a cap!“. Un dottore probabilmente saprebbe dirgli che assumere Extasy con l’alcol, cosa peraltro prevista tra le modalità di sballo, a lungo andare può provocare un’insufficienza renale acuta o della coagulazione intravascolare disseminata. Potrebbe dirgli che le metamfetamine provocano gravi danni alla salute anche se si è semplicemente sotto cura antibiotica, che vi sono un miriade di medicinali la cui interazione porta alla morte istantanea e che, in ogni caso, il calo della serotonina è inevitabile e un uso abituale di questa droga può dunque favorire stati depressivi gravi, nonché esacerbare quelli già esistenti.

In rete ho scoperto anche un’altra cosa. Su Ebay, al modico prezzo di 4,00€ cadauno, si vendono kit per rilevare dalle urine l’uso di varie sostanze quali cannabinoidi, cocaina, Extasy. L’impiego è molto semplice. Si intinge una linguetta nell’urina del soggetto (la stessa urina che vi lamentate di trovare in continuazione sul bordo del water) e a seconda del colore apparso si determina la sostanza assunta. Sia chiaro… il mio non è un invito all’invasione della privacy, ma se un ragazzino di sedici anni per divertirsi ha bisogno di fottersi le sinapsi probabilmente quell’invasione la sta chiedendo in molti modi diversi.

Il resto è business. La droga è da sempre un mercato florido perché sa adattarsi velocemente nei prodotti, nei prezzi e nelle modalità di distribuzione. L’MDMA, che avrà un costo di produzione di 5€ al grammo (se ce l’ha), si rivende dalle 50 alle 80 euro, ma per chi si  vuole fare del male esiste anche roba più economica. E’ tornata ad esempio l’eroina. Costa poco e adesso, fumandola e sniffandola, l’uso è diventato più friendly… al contrario delle conseguenze. Anche la Coca ha abbassato le sue pretese di prezzo.

Il punto però rimane che i pericoli di oggi sono i medesimi di quelli di trent’anni fa ed anche i meccanismi che portano al loro incontro sono uguali. E’ magari cambiata l’incidenza di alcune regole, tipo quella che una volta, se volevi andare in discoteca a sedici anni, ci dovevi andare la domenica pomeriggio e se ti ubriacavi o ti drogavi poi dovevi fare i conti con il mondo dei vivi, senza la protezione implicita della notte fonda e dei suoi abitanti. Badate bene, questo non è un attacco alle discoteche (o simili) è il richiamo ad un’attenzione che pare non esserci più da parte di molte, troppe, entità che dovrebbero prendersi cura dei nostri ragazzi (noi compresi). Andare a SanPatrignano a parlare di droga è un atto formale, che ha poco a che vedere con la realtà di quello che bisognerebbe fare. Solo che una Riviera più controllata da quel punto di vista non sarebbe un buon affare, come lo è, per molti.

P.S.

“Il costo di produzione di un grammo di mdma non credo superi i 5€… tagliarlo con cazzate ha molto meno senso rispetto a tagliare la coca xke trovare qualcosa che costi meno dell’md è difficile (a differenza della coca…), per esempio le pasticche io a Londra le ho trovate anche a 2€ l’una ed erano pure buone, quindi fate voi…” [Grandegenio da Discutere.it]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a@DadoCardone

Share

Metti un pomeriggio a San Patrignano. [di DadoCardone]

Martedì 18, in qualità di inviato Citizen, mi è toccato di assistere ad un confronto pubblico elettorale.  Di solito li evito perché la mia mente reagisce alla fuffa politica come un epilettico a una luce stroboscopica, mi si blocca tutto e finisco a terra. A volte bestemmio.

Presenti all’incontro: Gioenzo Renzi di Fratelli d’Italia, Juri Magrini del PD (qualsiasi cosa esso sia), Raffaella Sensoli  del Movimento, una tizia che mi è passata tanto inosservata che non ho idea di che partito rappresentasse e Alessandro  Rondoni di NCD-UDC.

L’Auditorium, vuoto in maniera imbarazzante, ma comunque più pieno di quanto mi aspettassi, ha rappresentato l’esatto interesse che può avere un cittadino “con altri cazzi” rispetto a queste elezioni Regionali. A chiarire il concetto “disinteresse” anche le 4 domande finali: una spontanea, due fatte da un supporter di Gioenzo e l’ultima di un tale che voleva sapere cosa fosse mai un inceneritore.

Lo so, voi diversamente interessati volete sapere come è andato il confronto. Ebbene bando alle ciance ed eccovi la pagella.

Tipa che non ricordo: l’unico momento degno di nota è stato quando ha voluto rendere noto a dei ragazzi di una Comunità di recupero per tossicodipendenti che lo shopping compulsivo è una dipendenza. Impalpabile. Voto: non pervenuta.

Gioenzo Renzi: Non posso negarlo. Gioenzo mi è simpatico, se non altro per la caparbietà con cui persegue i suoi obbiettivi. Dopo un primo assolo d’eccezione, nel quale ha ricordato che Herrani (Errani) è stato sbattuto fuori  su suo impulso iniziale, è però caduto sui temi classici dei Fratelli d’Italia, ossia quanto è bella la famiglia tradizionale, quella senza i gay. Se avesse sperimentato di più da giovane sarebbe stato perfetto. Mastino. Voto: 6-

Raffaella Sensoli: Simpatica, spontanea e incazzata al punto giusto. Non ne ha tenuta mezza e ha ribattuto colpo su colpo all’infido piddino posizionato al suo fianco. Tra l’altro ha dimostrato di saperne di più di Sanità del Segretario del Segretario Provinciale del Partito che ha deciso l’Ausl Unica. Stivali da cavallerizza e spirito indomito. Selvaggia. Voto: 8

Alessandro Rondoni:  Posseduto dallo spirito di Formigoni citava un ministro ad ogni domanda, il che è anche indicativo del rapporto inversamente proporzionale tra la rappresentatività di NCD e il numero di ministri posseduti.  Tra i campioni citati Lorenzin, Alfano, Lupi come dire… non ascoltare le minchiate che dico, ma renditi conto di chi frequento. Il problema è che i ragazzi se ne sono proprio resi conto. Roba da Confindustria, per San Patrignano proprio no. Gagà. Voto: 4

Juri Magrini: ma a San Patrignano ce l’hanno la televisione? Sinceramente per presentarsi a un confronto pubblico con le notizie di questa settimana ci vuole coraggio … o incoscienza.  Durante il confronto mi sono convinto che la qualità fosse proprio l’incoscienza e questo  non per il linguaggio del corpo, sebbene tradisse poca tensione, ma più per l’invito diretto al Movimento di “sporcarsi le mani”. Date le ultime notizie di Report e Regione forse voleva proporre un’associazione a delinquere.  Comunque ha fatto schifo anche come sacco delle botte e nessuno ha infierito più di tanto, anche per la manifesta ignoranza sugli argomenti proposti. Piddino (non c’è altro aggettivo). Voto: 2 di incoraggiamento.

P.S.

Tanto va il Piddino al lardo…. che se lo mangia 4 volte al giorno e poi scarica la fattura.

Buon Voto a tutti per il 23 novembre.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share