Quest’anno niente Rimini Summer Pride, ma…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di Marco Tonti, Presidente dell’Arcigay “Alan Turing” di Rimini, firmata anche dalle ragazze e i ragazzi del Rimini Summer Pride.


Il Summer Pride è ormai da anni un appuntamento tradizionale per la città di Rimini. La città viene invasa da festanti e manifestanti. Strade, spiagge, alberghi e ristoranti si riempiono di persone gioiose con negli occhi la luce di chi sta vivendo un momento di felicità tra persone amiche. Nei loro occhi sono i colori dell’arcobaleno.

Quest’anno, per ovvie ragioni, la quasi totalità dei pride è stata annullata o rinviata a data da destinarsi. Il Rimini Summer Pride non fa eccezione e non solo per rispetto delle prescrizioni ma come autentica responsabilizzazione riguardo la salute generale. Proprio in questo momento in cui le migliaia e migliaia di persone del pride avrebbero aiutato la città a rialzarsi, questo non potrà avvenire. Ma certamente non appena le condizioni lo permetteranno cercheremo, con le nostre iniziative, di fare la nostra parte per attirare persone e aiutare Rimini a rimettersi in piedi.

Il Summer Pride non si farà con le modalità consuete, questo è certo, ma ci auguriamo di poter organizzare comunque un atto simbolico nel rispetto delle norme e della sicurezza. Sarebbe importante per tutte le persone che già sentono la mancanza del nostro appuntamento straordinario ed emozionante, e per quelle che ancora vivono la mancanza di diritti. Proprio in luglio infatti comincerà la discussione della legge contro l’omo-transfobia e il supporto delle centinaia di migliaia di persone che partecipano ai pride avrebbe certamente contribuito.

Da qualche giorno Stefano Mazzotti, gestore del bagno 27, ha fatto un gesto semplice e straordinario, ha dipinto con i colori della bandiera rainbow la passerella che attraversa la spiaggia, da lui stesso ribattezzata “Pride Walk”. Il suo gesto ha avuto una enorme risonanza persino nei Tg nazionali, un plauso universale e l’approvazione commossa sui social di migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo. Molte di queste persone appena possibile faranno centinaia di km per venire non solo a “vedere” la Pride Walk, ma perché sapranno di andare in un posto dove sentirsi a casa e tra amici e amiche, dove ottenere rispetto e tutela della propria identità, un posto dove ogni diversità viene accolta e rispettata, un posto dove sentirsi in famiglia. E per stare in famiglia si è disposti a tutto, e ben lo sappiamo a Rimini dove abbiamo prosperato proprio nel modello del turismo ad accoglienza famigliare. Ora le famiglie e le persone sono cambiate, e perciò dobbiamo aggiornare anche il nostro modello di accoglienza turistica se non vogliamo rimanere indietro.

Io sono certo che Stefano Mazzotti sarebbe felice se altri stabilimenti, alberghi, negozi, locali seguissero il suo esempio e creassero una rete di punti di riferimento espliciti per una comunità di persone che, da tutto il mondo e da tutta Italia, ha bisogno di essere voluta, cercata, accolta e riconosciuta senza mezze misure, in luoghi dove non ci sia posto per le discriminazioni – non solo come petizione di principio ma come impegno costante di ogni privato oltre che del pubblico. Arcigay Rimini certamente da anni vuole entrare in contatto con le realtà imprenditoriali del territorio e creare una rete di questo tipo soprattutto in vista del Summer Pride 2021, che dovrà valere almeno per due! Il momento e l’occasione sono arrivati per trasmettere informazioni, competenze, consapevolezze non solo per il turismo ma anche per il rispetto di residenti e lavoratori/trici LGBT, quindi mettetevi in contatto con noi.

Il turismo LGBT è molto esigente ed è disposto a percorrere molta strada per andare in un posto accogliente e informato delle sue necessità. Crediamo che ci sia un grande potenziale da sviluppare e ci auguriamo, soprattutto in questo momento di difficoltà, di fragilità e di trasformazione sociale, che tutte le forze pubbliche e private del territorio possano collaborare in questa direzione.

Marco Tonti e le ragazze e i ragazzi del Rimini Summer Pride

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Rimini Summer Pride 2018 – Intervista a Marco Tonti

Rimini: Anche quest’anno il Summer Pride si è svolto tre polemiche e molta partecipazione. Citizen Rimini intervista per un bilancio Marco Tonti, Organizzatore dell’evento e Presidente dell’ArciGay Alan Turing di Rimini. Perché nel 2018 ha senso organizzare i Pride LGBT? Sentiamolo dalla sua voce.

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Niente Paura [di Marco Tonti]

È passato qualche giorno dal Rimini Summer Pride di sabato scorso. Sono successe tante cose, non tutte belle ma quelle belle sono state travolgenti.
Le decine di migliaia di persone che hanno partecipato con entusiasmo e divertimento sono tutte nel mio cuore.
Ma per me la foto simbolo è questa (non conosco l’autore, sarò felice di riconoscergli i credits se mi contatta). Tre ragazze giovanissime che sorridono, con gli occhi brillanti di gioia. E mi piace non solo per la bellezza della gioventù, per la geniale declinazione rainbow di “Romagna e sangiovese” o per la serenità che traspare dal loro volto.
Mi piace perché non hanno paura e lo si capisce benissimo. Non hanno paura del mondo grazie a quelli che hanno fatto battaglie ben più ardue di quelle di oggi, non hanno paura di partecipare a una manifestazione di gente colorata, non hanno paura di uomini travestiti da donna o viceversa, non hanno paura di piume e paillettes, non hanno paura dei sempre paventati “cuIi di fuori”, non hanno paura di vedere la gente in costume a 4 metri dalla spiaggia… Non hanno paura di Forza nuova, non hanno paura di Erbetta, non hanno paura degli avvocati che sentenziano sui social, non hanno paura dell’hate-speech. Affrontano a testa alta ciò che sono e ciò che il mondo gli riserva. Non hanno paura di incontrare persone immigrate o richiedenti asilo. Non hanno paura che i loro genitori e amici le vedano a un Pride.
Non hanno paura. Capito? Non riuscirete a farci paura, non riuscirete a toglierci il sorriso. Non riuscirete a toglierci la felicità. È per questo che ci disprezzate tanto: perché la vostra retorica da quattro soldi su di noi non attacca; amiamo troppo la libertà per farci fregare da uno spauracchio agitato ad arte. Lo dissimulate come disprezzo per i pride ma la vostra è paura, paura vera di vedere decine di migliaia di persone libere. Il vostro è terrore di vedere una cultura che ci vaccina dal vostro odio. I Pride dovrebbero riguardare tutti: sono il miglior antidoto contro il fascismo e l’autoritarismo. È per questo che ci temete.
E fate bene a temerci perché grazie a questa straordinaria esigenza di felicità noi continueremo a cambiare il mondo finché diventerà un posto accogliente per tutti.
Non ci fate paura, non più. Mai più.

Marco Tonti

Presidente ArciGay Alan Turing Rimini

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L’Erbetta Pride Pensiero

Rimini in questi giorni era in subbuglio per l’avvento del Summer Pride, il Pride LGBT più allegro d’Italia. Va da sé che i sommovimenti provocati sono stati di varia natura e non tutti proprio lusinghieri per la nostra tormentata società. In fondo, però, è giusto così. Se c’è una cosa a cui il Pride è sicuramente utile è l’individuazione di certe mentalità, quelle ancora impaurite dalla sessualità altrui.

Rimini Summer Pride, anche quest’anno, è riuscito molto bene ad enucleare la questione. Forza Nuova e il Comitato Beata Scopelli, quelli delle medioevali processioni riparatorie, guidano un’avanguardia di intolleranti che mugugnano tra i post social. A loro la politica dell’involuzione fornisce istanze che vorrebbero assomigliare al buon senso, ma che, ripetute come un mantra in ogni occasione, non fanno altro che acuire la loro inadeguatezza.

Tra i vari slogan ripetuti ossessivamente possiamo annoverare:

  • Se i partecipanti del Pride lottano per i loro diritti perché li sminuiscono esibendo la volgarità dei loro corpi nudi e ostentando la loro sessualità.
  • Nessuna norma li discrimina e la legge permette loro di sposarsi, a che servono i Pride?
  • Io non ho nulla contro gli omosessuali, tra le mura di casa loro possono fare quello che gli pare, ma non davanti ai bambini.

Sono pensieri che riconoscete, no? Queste forme di omofobia travestita da luogo comune vanno per la maggiore soprattutto in questi giorni, ne siamo bombardati. Il Pride è una cartina tornasole che  fa vedere esattamente a che punto sia culturalmente la nostra comunità rispetto all’accettazione di tutte le sue componenti.

Per rispondere a queste obbiezioni d’intolleranza quest’anno abbiamo scelto il comunicato stampa di Mario Erbetta, lo Statista della Siepe, che, stanato dal Pride, ripete pedissequamente i mantra assegnati. Tra l’altro lo fa pensando che siano sue riflessioni originali. Mettiamole in fila (omettendo tutto quello che è riuscito a trovare su Wikipedia).

[] sfugge infatti il nesso – sempre che un nesso vi sia – fra l’esibizione, anzi l’ostentazione della propria sessualità con corpi nudi o succinti e muscoli oliati messi in bella mostra e la richiesta di non essere trattati come “diversi”.

Se lei Erbetta fosse meno assiepato (si può dire assiepato parlando di Erbetta?) su Facebook , saprebbe che il Pride di Rimini è frequentato da migliaia di persone in bermuda e maglietta.“I muscoli oliati e messi in bella mostra”, che paiono turbarla tanto, appartengono tutt’al più a qualche performer, ma è come lamentarsi che al Carnevale di Rio si vedono dei culi. Anche se fosse poi che qualche impudica farfalla voglia correre in tanga tra la folla, avrebbe avuto la saggia idea di farlo in una festa dedicata alla libertà e non in un canale Mediaset all’ora di cena come succede ogni giorno. Ci vada al Pride, nessuno la noterà mentre s’incanta sui muscoli ben oliati.

[…]Una seconda ragione di perplessità deriva dall’opportunità stessa di un “Gay Pride”: a che serve? Forse a chiedere che la cattolica Italia sia meno “omofoba” e più tollerante? Fortunatamente il nostro Paese, su questo versante, è già all’avanguardia. […]Di recente anche la legge Cirinna’ ha riconosciuto le famiglie di fatto.[…] Tornando dunque al “Summer Pride” di sabato, rimane da capire la ragione di una simile manifestazione. Se serve a chiedere più tolleranza, come abbiamo visto, sfonda una porta aperta. Lo stesso se serve a chiedere diritti per gli omosessuali conviventi, giacché questi diritti sono già presenti nel nostro ordinamento.

Insomma siamo a posto no? I Gay hanno i loro diritti, non è che ne possono chiedere di più. Forse il caro Mario dovrebbe soffermarsi un attimo nel chiedersi da dove arrivino i diritti di cui gli omosessuali “godono”, se non dall’attivismo e dalle manifestazioni degli ultimi 50 anni. Il Decreto Cirinnà poi è dell’anno scorso, non dell’alba del diritto gay ed ha avuto un iter difficilissimo, date le resistenze che ancora frenano la politica. Ridicola poi la pretesa che un ordinamento giuridico possa fermare intolleranza e omofobia, abiezioni che riguardano la cultura di un Paese, non la possibilità di ricorrere o meno ad un articolo di legge.

A che servono Pride, Erbetta? Servono semplicemente a rivendicare l’orgoglio di essere se stessi, anche se questo viola la “norma” eterosessuale. Intolleranza e Omofobia si nutrono di negazione, che proprio i Pride spazzano via. L’omosessualità, fa strano doverlo ripetere continuamente nel 2018, non è una malattia, non è una perversione, una scelta di dissolutezza, né un peccato da redimere con apposita processione riparatoria.

Un’ultima cosa. Non stiamo qui a riportare le frasi esatte perché il comunicato è piuttosto stucchevole, ma in più occasioni il quasi tollerante Erbetta definisce il Pride come “notoriamente” ospite di volgarità. L’etimologia di questo sostantivo ci spiega che si riferisce a cose riconducibili al Volgo, popolane, offensive per il gusto e la decenza, mancanti di cultura ed educazione.  A chi scrive pare che dei ragazzi che ballano in costume su un lungomare siano molto meno volgari di Consiglieri Comunali che si fanno tagliare la siepe da una partecipata pubblica. My two cents.

P.S.

“La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo.”  [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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Sabato 28 Luglio? Tutti al Rimini Summer Pride.

Rimini Summer Pride – edizione 2017

Se siete nei pressi di Rimini, se siete incerti su quando venire a Rimini, o se semplicemente abitate a Rimini, sappiate che Sabato 28 luglio si terrà il Summer Pride: la festa più bella della città di Malatesta (a cui Sigismondo avrebbe sicuramente partecipato).

Nell’epoca delle stantie Notti Rosa e delle Paesani Street Parade, festicciole per autoctoni, si staglia un evento che, una volta all’anno, fa di Rimini veramente la Capitale del Turismo e della Libertà. Non la libertà di drogarsi e ubriacarsi, quello è solo autolesionismo per adolescenti confusi e adulti irrisolti. La Libertà di affermare che nel 2018 siamo liberi di amare chi vogliamo e di sentirci come siamo.

Vi pare niente? Non sembra poco alle migliaia di persone che, come l’anno scorso, sfileranno in parata o seguiranno gioiosamente i carri, allegoria di libertà, per il lungomare di Rimini. Ci saranno partecipanti di ogni orientamento sessuale, comprese famiglie etero con tanto di passeggini e infanti, perché il messaggio è chiaro: non è il sesso che si pratica a definire la nostra identità, ma i sentimenti che ci muovono.

Rimini si merita questa boccata d’aria fresca. Quello che non si merita sono le ronde nazifasciste e le processioni paleo cattoliche di riparazione contro il Gay Pride, ne avessimo mai vista fare una pubblica  contro i pedofili che si annidano dentro Santa Madre Chiesa. Tra parentesi, se Cristo fosse in vita oggi, non parteciperebbe alla triste processione, ma terrebbe lo striscione che precede il Pride LGBT.  .

In testa al corteo, però, ci dobbiamo accontentare di Marco Tonti, che ha barba e capelli lunghi, riesce nel miracolo di moltiplicare i partecipanti, ma speriamo vivamente si risparmi la crocifissione. Spettacolo truce, che non ci libererebbe dal peccato originale dell’intolleranza… molto meglio una festa. Sono blasfemo? Un po’, sì.  Chi ha la competenza si senta libero di scomunicarmi.

Partecipate numerosi. Perché è una festa allegra. Perché aiuta il turismo riminese (nonostante non vi siano dichiarazioni di Indino a testate riunite in tal senso). Perché è un segnale forte contro le discriminazioni, non solo omofobe, ignobile vizio di cui le persone civili non sentono il bisogno.

Di seguito il video e intervista sul Rimini Pride del 2017.

P.S.

Per i soliti idioti che, puntuali come una tassa, tireranno fuori la foto dei due baffoni con le chiappe al vento per dimostrare che i Pride sono osceni: Dopo più di un ventennio di Berlusconi non sono certo delle natiche ad impressionarci, riponete tranquillamente quell’immagine nella vostra collezione privata e cominciate a chiedervi perché non possiate fare a meno di esibirla non appena se ne presenta l’occasione.

 

@DadoCardone

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C’è bisogno di Rimini Summer Pride

Marco Tonti – Presidente ArciGay Alan Turing Rimini

Parliamo di Rimini Summer Pride, vi va?

Lo dico in tutta sincerità, mi fa un certo che discutere di questi argomenti nel 2017, ma in tutta evidenza ce n’è ancora bisogno come, appunto, c’è necessità di manifestazioni per i diritti degli omosessuali.  La cosa che mi rattrista di più è vedere l’accanimento non già di persone anziane, ma di ragazzetti che da poco l’han finita col moccolo al naso.

Mi riferisco, nel caso ci fossero dubbi, all’articolo di Matteo Montevecchi apparso su Rimini 2.0 dal titolo: Arriva il Summer Pride, la sfilata ideologica LGBT che nega mamma e papà.  Devo dire che il titolo rende bene il tenore di uno scritto molto povero,ma gonfio, questo sì, d’ideologia. Altro che il Summer Pride.

L’articolo, confuso, noioso, ridondante, che ho fatto molta fatica a finire, ha riscosso un notevole successo. 3000 like (nel momento in cui scrivo) ne fanno un locale campioncino d’intransigenza, ma probabilmente è bastato il titolo. Pescare il favore della gente confusa non è una grande abilità. Ciò che scrive, infatti, fa leva non solo sulla bieca omofobia, ma pesca anche nel filone della lusinga demagogica per quelli che credono di garantirsi diritti negandoli agli altri.

Nel titolo, ma anche nel testo, questo atteggiamento è ben chiaro. In che modo una manifestazione per i diritti LGBT dovrebbe essere la negazione del diritto di un bambino di avere una madre e un padre? La manifestazione chiede al contrario che sia riconosciuto un ulteriore diritto, quello di avere due madri o due padri.  Questo perché la vita, quella cosa che forse il giovane Matteo deve ancora comprendere bene, mette molti in questa condizione, qualcuno “addirittura” per causa di forza maggiore.

In Italia sono 100 mila i figli di coppie gay. Centomila bambini che giocano e vanno a scuola con tutti gli altri, senza che questo rappresenti una difficoltà per nessuno. Non saranno i 13 milioni degli Stati Uniti, ma se per assurdo rappresentassero un problema sarebbe stato già riscontrato. L’unica incognita per quei bambini è che se succedesse  qualcosa a chi è  considerato ufficialmente il genitore, il compagno (o la compagna) non avrebbe diritti per difendere una genitorialità connaturata nei fatti.

Per molti, me ne rendo conto, questa contingenza è innaturale. Per Montevecchi, che cita Bagnasco, che cita Overton, è addirittura un’azione di ingegneria sociale per inculcare principi d’omosessualismo. Cioè… una minoranza costretta a lottare per i propri diritti, sarebbe però segretamente in grado di utilizzare i mass-media per cambiare la cultura e la morale (quella universale, dunque buona e giusta). Mi pare che qui non ci sia da curare solo l’omofobia.

So di dire una cosa quasi banale, ma una persona che valuta gli altri in base al sesso che praticano non dovrebbe andare in giro a dare lezioni di morale. E questa non mi pare sia una visione “omosessualista”.  Per quanto mi riguarda, quando guardo le foto dei Summer Pride, vedo persone che sfilano allegramente manifestando per i propri diritti. Vedo l’ottimo Marco Tonti felice di aver lasciato un segno tangibile per la sua comunità. Di certo l’ultima cosa che mi viene in mente di fare è cercare come un maniaco deretani scoperti, per poi poter gridare allo scandalo. Lasciatemi dire, a proposito di questo comportamento, che quando si radunano migliaia di persone, si creano migliaia di situazioni, dalle più compite alle più estrose. Prendere una singolarità e pretendere che rappresenti tutto il sistema è semplicemente meschino. Tra parentesi: le foto che comunemente girano per dimostrare la depravazione dei Pride non hanno nulla a che fare con Rimini.

P.S.

Ai tempi di Galileo si affermava che i testi “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero” (Giosuè 10,13) e “Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare” (Salmi 104,5) fossero una confutazione adeguata dalla teoria copernicana. [Alan Turing]

 

@DadoCardone

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