Tecnopolo: Bonaccini non si costituisce parte civile.

La Regione Emilia Romagna ha deciso di non costituirsi Parte Civile al processo Tecnopolo. Chi deve tutelare l’Interesse Pubblico?

Ne abbiamo scritto più volte. A Rimini, con gli scandali Tecnopolo e Acquarena, ombre lunghe e scure si agitano sull’Amministrazione e sul partito che, sostanzialmente, la guida. Le indagini, venute alla luce grazie all’ex Assessore Roberto Biagini, hanno suscitato reazioni scomposte nel Primo Cittadino e nel PD. Se i dubbi dell’opinione pubblica rimangono, però, è per la posizione poco chiara rispetto all’opportunità di costituirsi Parte Civile nel processo Tecnopolo (attualmente rimandato al 21 gennaio).

Più chiara è la posizione del Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, la cui Amministrazione ha messo nero su bianco la volontà di non costituirsi Parte Civile. A rivelarcelo è la risposta a un’interrogazione della Consigliera Regionale Raffaella Sensoli.  In sintesi la risposta a firma Palma Costi, Assessore alle Attività Produttive, afferma che l’opera è stata finita e consegnata, dunque la Regione non si ritiene danneggiata.

La risposta, che si specifica fornita in accordo con l’Avvocatura della Regione, fa sorridere e non solo per la mancanza d’Opportunità Politica. La Notizia di Reato, che immaginiamo i responsabili della Regione abbiano avuto modo di leggere, ipotizza comportamenti riconducibili al falso ideologico e all’illegittima erogazione di finanziamento pubblico. Scendendo ancor più nel particolare si scopre che gli investigatori della GDF contestano un primo collaudo dell’opera Tecnopolo totalmente illegittimo, non perché mancasse qualche marca da bollo e nemmeno per l’assenza di qualche finitura.

Secondo le parole intercettate dell’allora Responsabile Unico del Procedimento, oggi a processo, l’Ingegner Massimo Totti, mancavano “il 30% dei lavori”. In questo 30%, per quanto approssimativo, è possibile ci fossero cose che ormai non si possono più verificare? Nella notizia di reato qualcuno, sempre intercettato, afferma di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Nell’estrema ipotesi che la struttura non sia adeguata a sopportare un terremoto, in che modo la Regione avrà tutelato l’interesse pubblico? E ancora. L’ipotesi di reato ci racconta che probabilmente uno degli iscritti al gruppo temporaneo d’impresa, realizzatore dell’opera, si è guadagnato la partecipazione tramite accordo con quel tale Mirco Ragazzi, che nulla dovrebbe c’entrare con la gestione pubblica. Alla Regione sta bene che nei cantieri da lei finanziati vi siano sospetti di tangente? Basta che l’opera, in un modo o nell’altro, venga finita?

Ci preme sottolineare che qui non è questione di mancare al Garantismo o di condannare senza processo. Vi sono indizi sufficientemente gravi per istruire un dibattito processuale e, a volte, i procedimenti giudiziari risolvono verità nemmeno ipotizzate nelle indagini (non si sa mai che qualcuno si penta). La costituzione in Parte Civile è solo una tutela, non costituisce un atto d’accusa e, se l’accusa riguarda reati che aggrediscono la Cosa Pubblica, le Istituzioni hanno il dovere di applicare questa garanzia.

Allora la domanda, per coloro i quali non dovessero considerare valide le giustificazioni fin qui ascoltate, è: perché Comune e Regione non vogliono tutelare l’interesse pubblico rispetto a una verità processuale che ancora non conoscono? Fatta la domanda e non ottenuta risposta soddisfacente, ognuno è libero di forgiare la propria opinione sul fuoco dell’arbitrarietà ed è questo il vero pericolo in cui incorrono certe decisioni. Qualcuno potrebbe anche arrivare a pensare che il Partito Democratico, evitando di far costituire Parte Civile le Istituzioni che governa, voglia preservare un proprio sistema. E’ un’ipotesi che bisognerebbe prendere in considerazione in virtù di un principio che si chiamava Opportunità Politica. Un bene di cui non si ha notizia da lungo tempo. Non solo dalle nostre parti.

@DadoCardone

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Salvini a casa (ringraziando la Madonna).

Si direbbe il canto del cigno, ma, data la forma fisica e l’espressione perennemente come di chi ha appena esagerato con la merenda, forse bisognerebbe cambiare animale. Il senso però rimane quello ed è l’addio alla poltrona di Matteo Salvini.

Ieri Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, rimettendo il suo mandato al Presidente della Repubblica ha definitivamente messo fine alla triste alleanza tra il Partito di Di Maio ( inutile ormai chiamarlo 5 Stelle) e il pazzo che, a forza di giocare “il doppio o niente”, era quasi diventato Premier con un partito di razzisti omofobi del 17%.

Sì 17%, perché una cosa è una preferenza rilasciata al sondaggista, un’altra è il voto che esprimi in cabina e la Lega aveva preso il 17%, posizionandosi dietro il PD di Renzi, Boschi, Lotti etc. Abbiamo corso un bel pericolo comunque. Il Bauscia del Papete stava per infilare un’altra delle sue scommesse assurde andando al voto contro una serie di partiti tra l’inutile e il convalescente. In un’Italia con una forte astensione quel 39% dei sondaggi avrebbe potuto rivelarsi una triste profezia.

Chi ci ha salvato? Il Partito di Di Maio che si è accorto del pericolo? Proprio no. Giggino ancora si sta chiedendo cosa sia successo. Conte con le sue dimissioni? Quasi. L’elegante Giuseppe una mossa l’ha azzeccata: rivolgersi a Mattarella. Il Quirinale ha riportato tutto nell’ambito della Democrazia Parlamentare, sottraendo le decisioni per il Paese a rosari della Madonna Incoronata e like su Social. Conte, portando la crisi in Parlamento, si è sottratto a tutto questo, mentre il socio di maggioranza era in stato confusionale, ed ha spento Salvini con le regole. Non per niente ha cazziato l’atteggiamento della sua intera maggioranza e ringraziato il Presidente della Repubblica per i suoi consigli.

Come l’ha presa Matteo Salvini? Male, molto male. La sua ultima linea di difesa è stucchevole quanto la sua abitudine di menar rosari per aria. Sostiene che PD e M5S erano già d’accordo da mesi e che era già tutto deciso per farlo fuori. Fosse così, sarebbe anche lui complice del complotto contro se stesso, visto che ha fatto tutto da solo. Ma, si sa, ognuno si rivolge al suo pubblico, come d’altronde fa l’altro Matteo, il Renzi. Lui sputa su tutto, perché il suo obiettivo non è la responsabilità di cui parla, ma fare fuori Zingaretti portandolo al voto contro Salvini e vedere poi se i tempi sono maturi per il suo nuovo Partito. In tutto quello che dice però accenna, forse per la prima volta nella sua vita, ad una grande verità. Consiglia infatti a Salvini di non affidarsi troppo ai sondaggi e ai cortigiani che ti osannano, perché poi, quando perdi, spariscono tutti. Lui lo sa. Amen.

Cosa si profila all’orizzonte? Votazioni, no. Le vogliono solo Salvini e Renzi. Governi di scopo su pochi punti e breve durata non se ne parla. L’unica soluzione che ha senso portare avanti è un accordo di Governo serio tra il Partito di Di Maio, il PD e magari LeU. Conte resterà? Un Conte-bis non andrebbe bene ai nuovi azionisti, l’hanno già detto, ma un posticino per lui lo trovano sicuro, magari in Europa come è già successo ad illustri precedenti. La cosa più interessante, secondo chi scrive ovviamente, sarà constatare se Di Maio, dopo la figura da caciotta appesa ad affumicare, sarà ancora Capo Politico o lascerà spazio ai naturali interlocutori del PD (Fico per dirne uno). Sicuramente gli sarà negata la possibilità di intestarsi più posizioni di quante ne possa sostenere, sempre ammesso che anche una sola non sia già troppo gravosa. “Son ragazzi meravigliosi”, come dice Beppe, ma forse è meglio che, prima di avventurarsi in altro, qualcuno gli faccia fare un bagnetto d’umiltà. E’ stato veramente triste sentire dire a Patuanelli, Capogruppo al Senato per il Mov, dopo tutto quello che è successo, “noi siamo il Movimento 5 Stelle e non abbiamo paura di niente. “. Il non avere paura a volte è dato dal coraggio, il più delle occasioni però è determinato dall’incoscienza. Forse una riflessione su questo bisognava farla.

In ogni caso Salvini è disattivato e questo già cambia le prospettive. Certo non sparirà, come a un certo punto fa persino la peperonata che ti è rimasta sullo stomaco alle 3 di notte, ma il fatto che da oggi i rosari in Calabria, per la gioia dell’  Ndrangheta, li alzi solo a suo nome e non a nome del Ministero dell’Interno è una bella consolazione.

Contestualmente ci sentiamo di consigliare un nuovo utilizzo per “la Bestia”, l’armata social di Salvini. Che la usino per le recensioni ai ristoranti, magari riescono a continuare a mangiare gratis (o a farsi accettare pagamenti in Rubli.)

Era un bel giorno per morire Matteo?

P.S.

Neanche a farlo a posta nello stesso momento i naufraghi raccolti da Open Arms venivano fatti sbarcare. Come dire… ogni volta che cade un Salvini si apre un porto.

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Video intervista all’Avvocato Roberto Biagini

Rimini: Un’ombra si staglia malevola su diversi appalti della città malatestiana, ma, inspiegabilmente, se ne parla molto poco. La cronaca è avara di dettagli a proposito dei due filoni d’indagine, aperti a Rimini e a Bologna, in relazione agli appalti di Tecnopolo e Acquarena. Tre impiegati comunali sono già passati da indagati ad imputati e continuano le indagini su Mister X, l’uomo che pare sia stato “suggerito” dalla politica, alle aziende appaltatrici e agli uffici pubblici, per “risolvere i problemi”.

Come si è arrivati all’apertura di quest’indagine che, tra le altre cose, mette in campo ipotesi di turbativa d’asta, falso in atto pubblico e truffa? Il merito è di Roberto Biagini, l’Assessore della Prima Giunta Gnassi che, dopo aver saputo della presenza dell’estraneo che si aggirava per gli uffici comunali, ha condotto un’indagine interna, per poi consegnare una relazione alla Procura della Repubblica. Perché Biagini sembra fosse l’unico a non conoscere Mister X? Come ha scoperto della sua esistenza? Cosa c’entra con questa faccenda Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco? Esiste una relazione tra l’azione di Biagini e la sua estromissione dalle liste PD, voluta da Andrea Gnassi in persona e comunicata dal Segretario Regionale Paolo Calvano?

Ce ne parla lo stesso Avvocato Biagini in quest’intervista.

@DadoCardone

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Caso Mura Malatestiane – Il Comune smentisce se stesso.

Non fosse che ormai conosciamo bene il rapporto “creativo” che l’Amministrazione Riminese ha con le norme, ci sarebbe da trasalire. Il caso è quello ormai famosissimo delle Mura Malatestiane. Lo conoscete, no? Per far finta di lavorare all’ennesima mancata promessa elettorale, quella della pedonalizzazione del Ponte di Tiberio, Andrea Gnassi e corte hanno sfondato le Mura Malatestiane per aggrapparci un’indegna passerella.

A contrasto dell’azione, ricorderete, è nato il Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, che ha presentato un esposto in Procura, non per contestare la bruttezza della passerella, ma per chiedere precise verifiche riguardo ai lavori. La passerella, infatti, oltre ad assomigliare ad un complemento di una nave da crociera, ferisce irrimediabilmente le Mura Malatestiane e pare violi precise norme che riguardano il bacino idrico del Porto Canale.

Per Gnassi & Di Napoli, il soprintendente con la pagina Facebook ridotta peggio di quella di un leghista veneto, è tutto a posto. Le Mura non sono Malatestiane da tempo e per il resto ci sono tutti i permessi del caso.

Succede però che, in un documento datato aprile 2018, l’Ufficio Controlli Edilizi dello stesso Comune smentisca questa versione. Il documento protocollato  è la risposta ad un ricorso contro l’annullamento di un condono edilizio il via Marecchia, la via che affaccia sul porto canale dal lato Borgo San Giuliano.  Ecco il passaggio incriminato:

[…] si comunica che in ragione dei preminenti interessi di tutela idraulica del “Fiume Marecchia” nel tratto Porto Canale, le cui sponde sono sottoposte al vincolo di in edificabilità previsto dall’art. 96 lett. F) del Regio Decreto 25/07/1904 , n. 153, sussistono i presupposti di opportunità per la costituzione in giudizio per la difesa del provvedimento impugnato.

Si precisa, a tal proposito, che con successivo parere PG 2013 0110854 del 07/05/2013, il Servizio Tecnico di Bacino Romagna Sede Rimini, ha trasmesso la determinazione dirigenziale n. 3830 del  15/04/2013, con cui è stato rilasciato parere idraulico contrario relativamente al manufatto di m 4,46×2,55 e di altezza circa m 2,40 poiché “realizzato in adiacenza al muro di mattoni costituente infrastruttura idraulica per il contenimento delle piene dell’alveo storico del Fiume Marecchia.”

In effetti, la suddetta infrastruttura idraulica è costituita dalle “Mura Malatestiane”, che sono soggette alle disposizioni di tutela previste dalla  Parte Seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio, fino a quando non sia stata verificata la sussistenza d’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico […] trattandosi di “Beni Culturali” ai sensi del art. 10 comma 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, poiché di proprietà dell’Ente Pubblico Territoriale “Provincia di Rimini” ed opera di autore non più vivente la cui esecuzione risale ad oltre settanta anni.

Capito, no? Per l’ufficio Controlli Edilizi del Comune di Rimini, riguardo le rive del Porto Canale, sono validi sia i vincoli di tutela idraulica che quelli imposti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Come può essere che tali vincoli siano validi per un muretto, quattro metri per due, e non per l’opera che l’Augusto Gnassi ha voluto imporre alla città di Rimini? Forse che i vincoli sopra espressi prevedano eccezioni per i sindaci trendy? Se queste deroghe non sono previste si prefigura una strana situazione perché, per la stessa norma, la passerella e il muretto sono entrambe abusive o ambedue regolari.

Lungi dal pretendere che la legge sia uguale per tutti, non vorremmo mai infrangere i privilegi di qualcuno, inviteremmo però all’esercizio della coerenza (questa sconosciuta.).  Fatelo almeno per il magistrato che ha ricevuto l’esposto, potrebbe confondersi.

 

@DadoCardone

                                                                      

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E’ colpa del giardiniere – Erbetta trova il capro espiratorio.

.Ricordate il caso del Consigliere Comunale residente a Gaiofana che si sarebbe fatto tagliare la siepe da Anthea? Nulla di fatto. Per meglio dire: una risultanza dalle interrogazioni in Consiglio e dall’indagine Anthea c’è stata, ma è il classico capro espiatorio.

Un breve riepilogo. Martedì 26 marzo mezzi e personale Anthea hanno fatto prima una ricognizione e poi potato la siepe di Mario Erbetta, consigliere di Patto Civico in forza alla maggioranza del Sindaco Andrea Gnassi. Mercoledì 27, personale sempre Anthea, ha recuperato gli sfalci completando il lavoro. Di quanto affermato esistono testimonianze dirette.

Il caso, grazie a vicini indignati e a Citizen Rimini, esplode e il consigliere si difende, sulle pagine del Resto del Carlino, affermando di aver chiamato Hera per raccogliere gli sfalci, ma nessuno ha risposto e allora si è servito da Anthea, facendosi fatturare quanto dovuto. Dato per credibile che ognuno di noi, nel caso di mancata risposta di Hera, possa chiamare Anthea, nella difesa viene totalmente evitata la menzione del fatto più grave, ossia la potatura della siepe.

Nel primo Consiglio Comunale utile Zoccarato chiede conto alla Giunta del comportamento di Erbetta e l’Assessore all’Ambiente Anna Montini risponde che il Comune è consapevole del caso e aspetta le risultanze dell’indagine interna di Anthea.

Ebbene, la risposta è arrivata ed è questa:

Dalle verifiche effettuate da Anthea, si è appurato che, al di là del pagamento del servizio da parte del Signor Mario Erbetta, un dipendente ha effettuato il citato intervento su suolo pubblico, senza attivare le usuali procedure e senza darne informazione ai suoi diretti superiori. Ne è scaturito un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso da parte di Anthea.

Tutto a posto? No, proprio no. L’intervento su suolo pubblico, la raccolta degli sfalci, è la diretta conseguenza di un intervento su suolo privato, la potatura della siepe. C’è da fare una sola domanda, una facile facile: Il Consigliere Comunale Mario Erbetta, pubblico ufficiale, si è fatto tagliare la siepe di casa da un’azienda partecipata che, per suo oggetto sociale, ha solo il verde pubblico?

La risposta dell’Assessorato, per quanto corta, crea più interrogativi di quanti ne risolva e chiarisce solo un punto: la colpa di tutto è stata addossata ad un dipendente, che non poteva certo fare tutto da solo, compresa la fatturazione. Libera altresì Consigliere e Maggioranza da un imbarazzo totale (o almeno l’intenzione pare essere questa).

L’opinione di chi vi scrive è che tutto ciò sia una vergogna. Non so se esistano gli estremi di un reato, ma la politica in questa occasione ha due obblighi fondamentali dettati dall’opportunità politica. Il primo è quello di accertare i fatti nella loro interezza, il secondo, conseguente, è quello di valutare l’adeguatezza di una risposta come quella qui riportata. Questa mezza ammissione con tanto di Capro espiratorio pert a manger da l’idea di qualcosa di surrettizio, suggerimento che un’Amministrazione Pubblica non dovrebbe concedere ai suoi detrattori.

Infine un appello al Partito Democratico. La recente dura sconfitta elettorale è stata attribuita, dallo stesso PD, ad una non meglio specificata “lontananza dalla gente”. Di mea culpa recitati ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora il caso di dare dimostrazioni pratiche. Magari, per il caso in questione, sarebbe opportuno chiedere un approfondimento delle indagini fatte da Anthea e domandare perché non si menzioni la siepe tagliata su suolo privato. Ottenute le risposte, che spettano ai Consiglieri Comunali come depositari di fiducia pubblica, sarebbe forse opportuno di dissociarsi e chiedete le dimissioni del collega di Maggioranza. L’ignavia quando si rappresenta la Res Publica non è concessa.

P.S.

Capisco che ai giorni nostri di verità fatali non ne esistano più, ma anche la costruzione di realtà di comodo ha un confine e si chiama decenza.

 

@DadoCardone

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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Circoscrizione di Rimini: Comune per Comune le preferenze assegnate ai Capolista.

Una domanda: ma il voto di protesta è quello di chi vota Movimento e Lega o quello di chi non vota Pizzolante come rappresentante del Centro Sinistra?

E’ ora che qualcuno cominci a farsela questa domanda perché le Urne hanno parlato e, piaccia o non piaccia, sopra la loro verità non si passa. Una coalizione vince, Centro Destra, una perde, Centro Sinistra  e c’è un Partito da solo, il Movimento 5 Stelle, che rappresenta un terzo dei votanti. Questa è lo stato dei fatti.

Certo nessuna delle realtà vincenti può governare, ma questo succede fondamentalmente a causa di una legge elettorale costruita per impedirlo. Forse perché i due grandi perdenti di queste elezioni, Silvio e Matteo detto il Bomba, un po’ sospettavano che qualcosa potesse non andare per il verso giusto.  Che dire poi del modo di perdere? Si dice che la sconfitta, più che la vittoria, definisca il carattere di un leader. Mentre Silvio si complimenta e pensa alla prossima mossa, l’Enfant (senza prodigio) vuol invece portare via la palla per non far giocare più nessuno.

Dal Nazionale al locale, e viceversa, le ragioni di vittorie e sconfitte si ripetono uguali dando indicazioni molto precise, per chi le vuol vedere. Vi sono ragioni di sistema, come le motivazioni dello scarso appeal di Liberi e Uguali. LeU, teoricamente, doveva raccogliere i voti degli scontenti del PD, che continuano ad essere innumerevoli. Quello che ha fatto nella pratica è stato costituire una Bad Company, come si fa nell’alta finanza. Così facendo ha depositato tutti carichi esausti del PD e anche qualche titolo tossico. Pietro Grasso, Vasco Errani, Massimo D’Alema… no dico, D’A-le-ma!! A Rimini è stato riesumato persino Giuseppe Chicchi (PDS, DS,Ulivo, PD).  Il risultato finale è stato quello di far rieleggere tutti i “tentennatori”, gente che dentro il PD votava qualsiasi cosa usando un non meglio definito senso di responsabilità: Grasso, Bersani, Speranza, Fassina. Ancora 5 anni a tentennare.

Ragioni di sistema, tra tante altre, valgono anche per il PD, che non ha saputo liberarsi delle scorie peggiori… anzi le ha messe in lista. Anomalie nella struttura stessa della politica, che il votante PD in alcuni casi ha addirittura votato e non si sa se ormai si tappa neanche più il naso. Come caspita fa uno che si definisce di sinistra a votare Casini?? Non si sa. Fatto sta che a Bologna Casini passa con una notevole percentuale di preferenze e lo stesso vale a Modena per Madame Lorenzin Curie. Permetteteci una riflessione a margine, ma neanche troppo: quelli del Movimento saranno anche fanatici, ma chi si bea delle foto di Casini nella Casa del Popolo ha problemi anche più gravi.

Per le sconfitte e le vittorie vi sono anche ragioni personali che, nel caso del collegio di Rimini, siamo in grado di analizzare nel dettaglio. Abbiamo raccolto per voi le preferenze personali ottenute in ogni comune, per i collegi uninominali di Camera e Senato, di ogni singolo capolista della circoscrizione di Rimini. Pensiamo che ciò possa definire abbastanza fedelmente il peso reale di coloro che sono stati scelti come campioni. Potrebbe essere un suggerimento per la composizione delle prossime liste, ma a leggere le dichiarazioni di oggi, sulla cronaca locale, pare che tutti gli eroi di questa infausta guerra per la poltrona lascino la trincea per ritirarsi in cooperative e simili.

Ci sono alcune evidenze che saltano all’occhio. Ad esempio, per quanto riguarda il Senato, Antonio Barboni, del Centro Destra, non raccoglie che il terzo posto nelle preferenze a lui direttamente assegnate. Arlotti lo passa di 500 voti e a sua volta viene più che doppiato da Carla Franchini (la Franka©). La stessa cosa, grosso modo, succede anche alla Camera, solo che qui il Centro Sinistra è terzo anche nelle preferenze personali. #FidatidiSergio.

LeU conferma il dato anche in questo tipo di analisi, un quarto posto, appena sopra l’inedia dei partiti che non passano la soglia, ma abbastanza in alto da azionare il meccanismo del paracadute proporzionale per i Big.

Detto questo, ci ritiriamo in buon ordine e lasciamo agli avventori del Bar Italia il resto dell’analisi politica, d’altronde quest’anno non potranno fare i Commissari Tecnici della nazionale di calcio.

P.S.

“Se Dio avesse voluto che noi votassimo, ci avrebbe dato dei candidati.”  [Jay Leno]

 

@DadoCardone

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Rimini e i doni dell’Uninominale.

Nel collegio uninominale 01 di Rimini per il Senato, 568 seggi su 568, la situazione è sostanzialmente uguale a quella della Camera, se non per un risultato leggermente migliore di LEU e Potere al Popolo. Una curiosità: seppur nell’irrilevanza totale dei partiti neo Fascisti, CasaPound supera Forza Nuova, dunque se Ottaviani stava a casa invece di andarsi a far arrestare a Macerata era la stessa cosa.

All’Uninominale del Senato Emilia Romagna 01 viene eletto  Antonio Barboni per la coalizione di Centro Destra. Brutta caduta per Tiziano Arlotti, il campione di voti del Partito Democratico, che in quest’occasione raccoglie  la metà dei voti (personali) di Carla Franchini (detta Franka©). 1573 contro 930 voti: questo dato è molto indicativo e si presta a diverse letture.

Come fa una persona scomparsa per un anno dai radar della politica cittadina, che se non fosse stata ripescata non sarebbe nemmeno nelle liste elettorali, tanto era il consenso della base, a doppiare la ”mietitrebbia” di voti del PD? Certamente v’è un modo di votare diverso, la fiducia del votante pentastellato nei nomi proposti (o imposti che siano) è molto pesante. Si legge però tra le righe anche un messaggio ad Arlotti l’uomo di sistema, seduto nei banchi della Maggioranza di Governo, che al territorio ha portato ben poco. Per questo si vota la coalizione PD, ma non il suo uomo di punta, che tra l’altro ha avuto modo di presentarsi del il collegio che gli dava migliori sensazioni.

Attendiamo curiosi gli aggiornamenti della quota proporzionale.

 

@DadoCardone

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Qui, una volta, era tutta campagna… elettorale.

Vi sta piacendo la campagna elettorale più brutta della storia? A ben guardare potevano far di peggio e dunque farci divertire di più, invece si sono limitati a “50 sfumature di  piccineria”. Lo conoscete? E’ un giochino sadomaso dove la parte passiva spetta sempre all’elettore. Già perché tu potrai anche sfoderare il matitone elettorale in tutta la sua Vis democratica, ma poi per il Senato ti trovi a scegliere tra Arlotti, e #seisportiva Franchini (Leggete qui se non conoscete l’ultima Gaffe), dunque quello che gode non sei certo tu.

L’elettorato ne risente e, ovviamente, si assottiglia sempre di più. La cosa triste è che questo  dato nessuno lo vuol guardare. Basta una buona percentuale di ciò che è rimasto, sul fondo del barile elettorale, per intestarsi titoli e responsabilità che tutti hanno già ampiamente dimostrato di non saper portare. Certo il Movimento ancora non ha governato, ma chi è il Movimento? E’ quello dell’attivista Pizzarotti che rimette in carreggiata una stupenda città come Parma o quello che cambia i suoi principi fondanti in corsa pur di comandare? No… perché, nella seconda ipotesi, un PD lo abbiamo già avuto. Grazie.

Non vorrei sembrasse però che si parli sono di PD e Movimento, siamo in par condicio e non è mai stato così facile attenercisi. Il Centro Destra nella sua perenne commistione con il Partito Democristiano (o era Democratico?) si dichiara indisponibile a nuovi Patti del Nazareno; Il che, considerando la negazione dello stesso fino a pochi mesi fa, sembra un bel passo in avanti… quasi da firmarci un patto con gli italiani. Nel frattempo si lasciano i resti del precedente pasto in una bella doggy bag, possono sempre tornare utili, non è che puoi fare la spesa anche domenica sera.

Di questi resti a Rimini abbiamo una bella rappresentanza. Il partito Petaloso di Mandame Lorenzin Curie, la donna che sussurrava (ubriaca) ai delfini, sfodera da queste parti Sergio Pizzolante e il fido Sancho Panza , altrimenti noto come Mario Erbetta. Sancho non ha idea di cosa stia facendo, ma sa che, se gli va bene, può star a guardare “il capo” che si tromba Dulcinea per altri 5 anni a stipendio pieno.

 I loro claim elettorali sono esilaranti . Pizzolante propone l’hashtag #FidatidiSergio, un escutatio non petita che dice molto già da sola, il secondo  ne propone addirittura due: #iostoconMario, come fosse la vittima di qualche discriminazione, e #LErbettaPensieroinParlamento (sì, scritto male come lo leggete).  E’ così che lui chiama i suoi deliri, “Erbetta pensiero”… che assomigliano molto ai pensieri che ti vengono dopo aver fumato proprio l’erbetta. A loro favore bisogna però dire delle cose. Pizzolante riesce a stare serio mentre, a fianco di Gnassi, lo sente dire che ha fatto ribalzare l’ottocento contro il quattrocento (o qualcosa del genere), probabilmente è ben allenato. Ve lo ricordate quando riusciva a stare serio ascoltando Lupi che parlava del salvataggio dell’aeroporto? Erbetta invece… no, su Erbetta non mi viene niente a favore manco per scherzo.

Su questi personaggi ci sarebbe da scrivere molto di più, ma non vorrei rubare qualche riga alla NewEntry di queste elezioni. No, non sto parlando di Ylenja Lucaselli, la Piddina pugliese, residente a Roma, che ha rubato il posto nelle liste di Fratelli d’Italia a Gioenzo Renzi (ma quanto si sentirà premiato?). Non parlo neanche di +Europa, sebbene con lo slogan “il 4 marzo non startene buono #StaiBonino abbiano raggiunto il giusto livello di trash preteso da questa campagna elettorale.

La New entry  è Forza Nuova. Il partito talmente patriottico che a livello nazionale si fa guidare da un ex latitante, sfuggito alla Giustizia Italiana per quasi vent’anni e a livello locale da un tizio che ha dovuto patteggiare in fretta e furia, altrimenti non poteva partecipare alle elezioni. Va detto, per dovere di cronaca, che il tizio in questione, il quale tiene molto a definirsi “fascista in camicia bianca”, nel 2007 è stato fermato durante un tentato assalto incendiario al Centro Sociale Paz. Tentativo che gli è valso un’accusa di terrorismo, caduta in cassazione, e una pena superiore ai due anni di carcere.

Ecco qui. Questo è il listino, peraltro incompleto, dell’Horror Show elettorale 2018. Mancano i leghisti, ma cosa vuoi dire di gente che si affida ad una fakenews antropomorfizzata? Potete scegliere tra il vecchio malamente tenuto o il nuovo pessimamente ispirato. Se non vi bastasse vi sono incroci abominevoli ottenuti in vitro parlamentare e psicopatie che, invece, si riproducono per partenogenesi, poichè non hanno bisogno di essere fecondate da alcuna idea. Buon voto.

P.S.

Se qualcuno si sentisse dimenticato da questo articolo… mi ringrazierà poi. Con calma.

 

@DadoCardone

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Fuori dalla Porta, dentro dalla Finestra – Come diventare vecchia politica in due elezioni.

Le Parlamentarie sono sempre state un mezzo contestato, ma danno quantomeno un’apparenza di costruzione dal basso. La gente “normale” (simpatizzanti iscritti e attivisti di vario grado operativo) avvisata da una mail, apre la sua bella paginetta del (fu) Blog, oggi Rousseau, ed esprime delle preferenze. Il fatto che i voti possano venire modificati è, a tutt’oggi, un’ipotesi non dimostrata.

Il caso di Carla Franchini da Rimini è se non altro prova che, anche se questa possibilità fosse praticabile, non è di così facile attuazione. Di fatto la Franka (così la chiama chi la conosce bene) non è avvantaggiata da un ritocco delle preferenze, quelle l’avevano esclusa dalle liste del plurinominale, ma è stata piazzata d’imperio nel collegio uninominale di Rimini. Tante grazie al Rosatellum Bis.

La Democrazia, per quanto incerta e zoppicante, è stata espressa da un voto online. Se la Franka avesse avuto qualche diritto ad esserci, derivato da un appeal o da un lavoro riconosciuto, sarebbe stato espresso da una delle tre (e sottolineo tre) preferenze che ognuno aveva a disposizione. Perché Carla Franchini buttata dalla porta, ha l’opportunità di rientrare dalla finestra? I meriti non sono certo quelli di un indefesso attivista. Quelli magari li ha Marco Croatti, che infatti è arrivato secondo nelle preferenze, subito dopo una Senatrice uscente.

Un’altra riflessione si rende poi necessaria riguardo all’opportunità politica di questa scelta. Sebbene questa legge elettorale faccia schifo, non è certo da “rivoluzionari” approfittarne nello stesso identico modo di tutti gli altri. Il PD di Renzi l’ha usata per premiare fedeli, punire contestatori e imbastardire le liste con gli Alfaniani (a Rimini con Pizzolante). Il Movimento, invece di lasciare alla democrazia diretta (così la chiamano) anche i posti dell’uninominale, ha scelto di calare candidature dall’alto e per questo ha cambiato il regolamento, consentendo anche ai non iscritti di candidarsi.

Una volta aperte le danze c’era la possibilità di cercare, a Rimini come altrove, esponenti della società civile dall’indubbio valore civico e dal consenso trasversale. A qualcuno risulta che a Rimini questo lavoro sia stato fatto? I De Falco, i Fioravanti, e i Paragone Riminesi dove sono? Non c’era niente di meglio che il personaggio più inviso agli attivisti di tutta la Romagna?

Sarebbe da chiedere agli attivisti se si rendono conto di cosa vuol dire questa cosa per le loro prospettive di cambiamento. Si può diventare vecchia politica per la durata delle elezioni e poi trasformarsi di nuovo nel Movimento dei cittadini? Ammesso che sia veramente mai esistito. Oggi si fa finta di non vedere la violazione di un principio fondante per la necessità di mettere dentro un’inutile fedelissima. Domani per cosa si metteranno da parte i principi? Per avere il controllo di una partecipata che se no è nelle mani degli “altri”? Per un’azione sui contratti di lavoro che piace a Confindustria e pompa indebitamente il PIL? Per un patto in segrete stanze che faccia vincere una votazione? Tanto vale rimanere con i mali conosciuti.

I personaggi senza meriti che occupano posti solo in relazione a quanto sono fedeli e malleabili, non rispetto al contributo di crescita che possono apportare, sono il primo male di questo Paese. Le altre cose, sprechi, malversazione, corruzione, inefficienza, abusi, peculati, concussioni, omissioni, traffici d’influenze, inadempienze, sono conseguenze.

P.S.

Per curiosità: ma una che va alle cene riservate alle mogli degli appartenenti al Grande Oriente d’Italia…. è la moglie di un Massone?

#MaiLaFrankaInParlamento

 

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Quando un Sindaco cementifica a sua insaputa.

Ogni  tanto si dimentica, ma Andrea Gnassi è anche Presidente della Provincia. Questa carica la porta un po’ così… come quelle felpe sdrucite che ti metti per fare i lavori a casa.

Certo la presidenza di uno strumento povero e svuotato, come quello delle Provincie, non ha lo stesso valore di quando c’era Stefano Vitali. Lui poteva sfilare in tacchi alti, facendo finta che in Aeradria fosse tutto risolvibile, magari presentando progetti di finanza creativa (la stessa che poi ha rilevato tutto per due lire, una volta fallito l’aeroporto). Ogni tanto però anche questa carica chiede di essere onorata.

Come in questi giorni per esempio, quando il nuovo rapporto dell’Ispar (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci fa sapere che la Provincia di Rimini, nell’ultimo anno, non è seconda a nessuno in quanto a cementificazione.

Alcuni si chiederanno: ma come? Sono 7 anni che ci stai frantumando i … hem… sentimenti con ‘sta storia della guerra al cemento e alla fine viene fuori che più cementificati di noi non ce ne sono? Ed ecco che, improvvisamente, la carica di Presidente della Provincia torna utile.

Chi si occupa un po’ di comunicazione sa che anticipare l’obiezione è molto meglio che essere costretti a rincorrerla. Ed ecco quindi che il redivivo intestatario dell’ufficio esce sui giornali, assieme alla notizia stessa del fallimento amministrativo Demokrat che, negli ultimi dieci anni, con l’aiuto della drammatica crisi edilizia in atto, è stato capace di predicare bene e razzolare malissimo.

L’Augusto Gnassi, ovviamente, non può sopportare l’onta della cementificazione e stravolge i dati dell’ultimo rapporto ISPAR dichiarando che Rimini paga per il suo passato, ma che la direzione negli ultimi dieci anni è invertita, perché si è puntato su riqualificazione e riutilizzo. “Tanto più che lo stesso mercato immobiliare ci consegna, da qualche anno a questa parte, il dato di migliaia di appartamenti sfitti.”

Sintesi giornalistica confusa o magistrale arrampicata sugli specchi di SpiderGnass? Per quanto ci riguarda preferiamo stare sui dati certi. E’ certo che in via della Fiera c’è stata una fenomenale speculazione edilizia, avvenuta con la partecipazione dell’Amministrazione, che certamente c’entra poco con la fantomatica guerra al cemento. Ricordiamo benissimo quando, in Consiglio Comunale e sugli organi di informazione, Sindaco, Assessori e Peones vari assortiti, si battevano il petto gridando che Rimini meritava una piscina degna (se per degna si intende una pozza di 25 mt a 100 metri dal Garden, che ne voleva costruire una olimpionica). Oggi chi si era preso carico della realizzazione della piscina è in concordato, però si può far correre lo sguardo su un bel campo di palazzine affacciate sul parco e una Conad gigantesca. Andate a vederla, mette paura. Molto ossigeno per il Pala Cagnoni, che ha venduto tutto alla Conad, veleno per la guerra al cemento, perché cementificare verso l’alto non è riqualificare.

Un’altra cosa che ha poco a che fare con la riqualificazione e in cui il Primo Cittadino ha la sua bella dose di responsabilità, sono i 10 km di cortili cementificati che qualcuno chiama TRC. Un’opera che l’Amministrazione poteva fermare, anche se i finanziamenti erano già stati approvati, ma che ha pensato bene di accelerare, in modo da mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Doveva essere un metrò di costa… è un normalissimo autobus, che doppia servizi esistenti e che viaggia su una corsia a senso unico alternato. Uguale uguale a Friburgo (leggasi con tono sarcastico).

La sua utilità, o meno, sarà dimostrata non prima del 2019, quando si capirà quanto la gente abbia voglia di pagare un biglietto più caro del normale, per usare un autobus che ti permette di guardare nei gabinetti dei condomini, che sfilano a 50 cm dal percorso. Pare che gli stessi promotori abbiano oggi qualche dubbio, da qui la spinta per allungare il percorso fino a Ravenna e Ferrara. Come dire… spartire i debiti e confondere il significato. In ogni caso, per carità, non chiamatela riqualificazione, non si sa mai che le nuove generazioni crescano con questa idea bacata nella testa.

Dal nostro umile blog consiglieremmo all’Augusto Gnassi di smetterla di parlare del passato. Dopo due mandati non si è visto il distacco, né l’intenzione. Siamo solo pieni di cartelloni colorati a giustificare l’ordinaria amministrazione… perché rotonde, ponti e asfalto, lo sono. Tra l’altro gli indici, che Andrea Gnassi pone a confronto con gli altri comuni della Provincia (come se un punto percentuale di un territorio vasto come quello di Rimini fosse paragonabile a quello di comuni con 10.000 abitanti), sono destinati ad aumentare o a costare molto caro. Il Masterplan, come alcuni sostengono da tempo immemore, non è uno strumento urbanistico, ma un atto di indirizzo. Verità certificata proprio in questi giorni dal TAR.

P.S.

La vera riqualificazione sarebbe fare in modo che agli alunni delle elementari non cadessero le finestre in testa. Ah… dimenticato, quella è materia del Comune, non della Provincia.

 

@DadoCardone

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Destinazione Rimini – Come ti faccio sparire un treno.

“L’augurio è quello di non chiudersi mai nel Palazzo, ma stare in mezzo alla gente in questo Paese meraviglioso”. Citando il Bomba.

Rimini, nel corso del tempo, è stata una delle piazze che ha accolto meglio Matteo Renzi. Lo ricordiamo scherzare amabilmente con il Taglianastri in maniche di camicia davanti al Tempio Malatestiano ed ancora tra le sventolanti bandiere PD, sulla terrazza del Nettuno, con addosso gli sguardi sognanti dei peones riminesi. Che dire poi delle sue sortite al castello, mentre parla agli adoranti nella corte, o ancora meglio, mentre si affaccia dalle mura, affiancato dal mento volitivo di Bonaccini e l’elegante Gnassi che gli spiega il dialogo tra la rocca e il teatro.

Ricordi di un tempo passato. Oggi, il suo, è un treno fantasma, che arriva vuoto (con tutto quello che è costato) e parcheggia su di un binario morto, sperando di non essere notato. Marco Croatti, dell’Associazione Grilli Pensanti, si era presentato fiducioso all’appuntamento… lui e un plotone di poliziotti. Forze dell’Ordine che, invece di essere impiegate contro “il degrado del centro”, denunciato dal destro Erbetta tra banchi della strana maggioranza, mentre invoca vigilanza privata come uno di Forza Nuova, sono lì ad osservare un treno vuoto.

Oggi, dunque, anche l’amica Rimini fa paura all’enfant prodige di Rignano, che per mille giorni è stato in cima al mondo, ma poi ha avuto la malaugurata idea di misurare il suo gradimento con un voto vero. Renzi è arrivato o no? Non si sa, ma, come ci fa notare lo stesso Croatti, poco dopo le 21 il Consiglio Comunale risultava cessato per mancanza di numero legale. Molti avevano un altro impegno.

E’ singolare notare come le notizie politiche che vediamo nei telegiornali, tranne alcuni casi, siano interamente riprodotte tramite i comunicati stampa degli interessati, mentre, guardando da vicino, si osservano movimenti che più che di sinistra appaiono… sinistri.

Sicuro è che oggi Renzi sarà a Misano, dove il neo segretario provinciale del Pd, Giannini, gli ha organizzato un atterraggio più sicuro. “L’ipotesi che si presentino dei Leoni da Tastiera”  – dicono – “è tutta da verificare”.  Certo… lo avete nascosto così bene, altro che “stare in mezzo alla gente”. In ogni caso c’è una notizia buona: nell’immaginario Demokrat i “Gufi” sono diventati “Leoni”. Quando rinunceranno al bestiarium per accorgersi che di fronte hanno quello che dovrebbe essere l’oggetto della loro azione politica, sarà sempre troppo tardi.

Se tornassimo a frequentare la realtà questa gente non avrebbe modo di frequentare la politica e le amministrazioni.

P.S.

E finsero felici e contenti. [alberthofmann72,Twitter]

 

@DadoCardone

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Il Ponte, i Peones e l’ottusità del PD.

Pochi giorni fa, al congresso provinciale PD, un riflessivo Juri Magrini , rivelava all’apparato la causa delle figuracce elettorali : “siamo antipatici”. Questo l’ho letto, non gliel’ho sentito dire, dunque non saprei se l’ha detto compiacendosene o con l’intento di fare una considerazione autocritica. Se è stata una riflessione seria, nessuno l’ha colta e continuano tutti a perseverare nell’atteggiamento “io so io, voialtri..”

Il PD è così. Come la dieta che s’inizia lunedì. Fino a domenica notte massima convinzione, lunedì mattina cappuccino e bombolone alla Nutella. Poco importa se ad ogni appuntamento elettorale perdono migliaia di votanti. Perché governare, per certa gente, è una coincidenza, non una capacità.

La dimostrazione arriva dall’affare Ponte di Tiberio, proprio in questi giorni. Cittadini mai interpellati, perché come dice il Sindaco “l’è fadiga dar retta ma tot”, si fanno venire gravi dubbi sull’opportunità e sulla liceità dei progetti della passerella. La risposta di coloro che dovrebbero rappresentare l’Istituzione? “ E’ solo livore verso  Gnassi”. Come se la gente si studiasse leggi, progetti, assumesse avvocati e chiedesse parere ad esperti per l’unico motivo che gli sta sulle palle il Primo Cittadino. Capisco che interferire con la volontà dell’unica persona che ancora garantisce l’esistenza, per luce riflessa, ai Demokrat riminesi sia quasi un delitto fideistico, ma la gente, anche quella con del robusto livore, si limita nel parlare male al bar. Comodo far finta di credere diversamente.

L’offensiva dialettica (!) prosegue con l’invettiva di, niente popò di meno che, Alberto Vanni Lazzari, segretario comunale del PD (ma dopo aver fatto l’intervento annuale dove lo ripongono?).  In un articolo del Resto del Carlino è rappresentato come un fine retore, che si fa beffe della “santa quanto inedita alleanza votata alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico e storico”. Il riferimento è chiaramente dedicato alle forze politiche (Forza Italia, Fratelli d’Italia, M5S, Verdi e Sinistra Italiana) che si sono presentare alla conferenza stampa di Giovedì 20.

Ora… il sarcasmo bisogna saperlo usare, se no rimbalza male. Con una sola frase Vanni Lazzari si è dato del patacca da solo ben tre volte. La prima quando non ricorda che le inedite alleanze le hanno inaugurate Gnassi e Pizzolante in Consiglio Comunale. La seconda quando scorda l’altro precedente d’inedita alleanza, che li ha disintegrati nel recente Referendum Costituzionale. La terza  quando non capisce che gli unici che non si sono posti nessun problema a proposito del ponte sono i piddini  e, proprio per questo, dall’altra parte c’è il resto del mondo.

Devo ammettere che nutro dei sentimenti contrastanti nei confronti del Partito Democratico di Rimini. A volte mi fa incazzare, ma il più delle volte, vedendo i suoi poveri peones al lavoro, mi nasce un po’ di pena. Costretti a giustificare continuamente cose che non capiscono e di cui non sono informati… deve essere una vitaccia, ma come si dice: lega l’asino dove vuole il padrone.

A proposito di asini legati dove vuole Gnassi; anche il circolo Pd di San Giuliano si è unito alle dichiarazioni del suo segretario, peraltro ripetendole a menadito, alla faccia di chi dice che i piddini sanno solo colorare. Lo so… anch’io non avevo mai sentito parlare del circolo PD di San Giuliano. Sapevo che c’era una specie di comitato per le feste, ma che si occupasse di politica almeno per me è una novità.

Concludendo. Se questo è il risultato dei congressi provinciali del PD mi sento di consigliare loro di sostituire questa pratica con una bella pizzata. Sempre che non si straniscano per l’inedita alleanza tra il pizzaiolo e il cameriere.

 

@DadoCardone

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La gassate di Gnassi.

A me Andrea Gnassi politicamente non è mai piaciuto, ma questo si sa, dunque potete leggere le prossime righe pensando che siano frutto di pregiudizio. In effetti, lo sono. Dopo anni in cui vedi ripetere ad una persona gli stessi atteggiamenti, con una dedizione quasi liturgica, ti rompi le scatole e gli appioppi una bella etichetta… anche perché non si possono buttare via tempo e neuroni per capire d’accapo, ogni volta,  cose così semplici.

Ciò premesso, devo (devo!) commentare l’ultimo intervento dell’immarcescibile Primo Cittadino di Rimini, che si erge a professore di partito, dopo lo sbandamento anche dell’ultimo dei carri su cui era saltato. L’avrete letto. Oggi, a stampa riunita, compresa la testata di Zio Melucci, si è espresso sulla situazione del PD.

Dopo un preambolo, nel quale spiega lo scopo per cui era nato il Partito Democratico, ci da una lezione sulla Società e del perché Roma dovrebbe prendere esempio da Rimini. Già nell’introduzione v’è una commistione storica,ma  non del PD, proprio sua.

“Il PD non è nato per sintetizzare le grandi culture politiche provenienti dal passato. […]il Pd nacque al Lingotto con Veltroni per fare un partito del tutto nuovo per identità politica e nuovi pezzi di società.”

E giustappunto il PD non si è comportato come qualsiasi altro partito del passato e lui stesso non è stato Bersan-Letta –Renziano. Bisogna ammettere però che dopo Renzi ha preso la giusta via e, se non un partito, una Maggioranza inedita l’ha esibita. Mi riferisco a quello strano accrocco per cui ora si ritrova in Consiglio, tra i suoi banchetti, gente di destra che incita alle slot-machine.

Questo non è molto interessante però. La parte bella inizia con la sua descrizione della Società come la intenderebbe la vecchia (!) politica, dove gente  “Findus”,  elemento della “società surgelata”, viene scongelata a piacimento dalle parti. Lui non è di quest’avviso, no. Lui la società surgelata la sublima e la fa diventare “Gassosa.

Qui sorgono automaticamente due domande. La prima è: roba congelata e altra troppo gassata … gli sarà andato storto un aperitivo? La seconda è: come la affronta lui questa società senza punti di riferimento politici?

Il metodo è portare il PD nella modernità con progetti che superino il modello dei 70 anni precedenti. Questo si è chiaramente visto con i nuovi modelli di viabilità, tipo le rotonde, adottate in Italia nel 1989, e il TRC un progetto di vent’anni  fa, che ha dovuto realizzare a tutti i costi. Che dire poi della svolta ecologista? Ricordiamoci che la Giunta Gnassi è, come si autodefinisce, “la Giunta delle Fogne”. Un problema affrontato, quando ormai dal centro città si elevavano geyser di materia fecale, adottando un progetto di Hera e senza considerane altri. Progetto, va detto, che tutta la Provincia pagherà nelle sue bollette dell’acqua per decadi.

Mi si permetta una nota a margine. Se la volontà popolare riguardo al Referendum dell’Acqua Pubblica fosse stata rispettata, come chiedeva lo stesso Gnassi in campagna referendaria, l’operazione di carico sulla bolletta sarebbe stata sicuramente più complicata.

Il Sindaco nelle sue lezioni di modernità inserisce anche la variante cemento: “Il cemento per pochi (inclusi) negava il progetto di una città per tanti (esclusi).”. Lo so.. qui si può rimaner un po’ confusi, ma non pensate ai “tanti” che fanno la fila fuori dalle porte dell’Assessore Frisoni (incidentalmente nipote di Maurizio Melucci) e all’unico Cagnoni che si è visto approvare la variante, di una variante, per riempire di condomini il lotto davanti al Palas. Quella è una piscina, ve l’hanno già spiegato, no? Dovreste pensare invece al rifiuto dei Project sul lungomare. Come dite? Il Parco del Mare? Il giorno che capirete di cosa si tratta.. fatemi un fischio..

Il pezzo dell’intervento di Gnassi che trovo assolutamente il più rassicurante, perché riporta la memoria alle indimenticate ciclabili di Friburgo, è senz’altro quello dove lascia la sua provincia e si fa un bel volo pindarico sul Welfare di altri paesi. Ecco che, magicamente, il condominio in periferia diventa “un condominio solidale di periferia, dove si fa la spesa per persone con bisogni speciali, assistendo anziani e madri sole, dividendo le spese”. E tutto questo senza il minimo timore che gli abitanti disabili del condominio in via della Lama, dispersi in mezzo al nulla, senza il beneficio del trasporto pubblico, possano leggere cotanta visione. Un grande.

D’altronde la vision dell’Augusto Gnassi sul Welfare è bella chiara, giacché cita come lodevole il lavoro di Minniti, che nelle azioni è più a destra di Alfano. A Rimini ce ne eravamo accorti che la sua prospettiva era questa, altrimenti non si spiega  per quale motivo il Vicesindaco lanci allarmi di invasioni migranti, a sua insaputa, nel territorio di pertinenza. Inutile dire quanto queste dichiarazioni siano carburante per allarmi sociali.

La Società, caro Sindaco, non è né liquida, né gassosa, si è pietrificata vedendo trattare la politica come fosse il Cda di una multinazionale e lei in tutto questo ha fatto la sua bella parte con progetti  che, oltre al costo esorbitante, non hanno nulla a che fare con le reali necessità. Quando le rendite avranno finito di fare da paracadute e la Caritas non basterà più, potrà trasformare il suo bel teatro da 25 milioni di euro in uno di quei condomini di cui parla nelle sue visioni.

P.S.

“Io avevo capito solo che la società può essere iper liscia, iper gassosa o gnassarella.” [Moreno Neri]

 

@DadoCardone

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Renzi a Rimini. Ancora tu..? Non dovevamo vederci più.

Sarà sfuggito a pochi e quei pochi saranno sicuramente stati vittime di un meccanismo di negazione, che a Rimini in questi giorni c’è stato Matteo Renzi. L’Ex Premier, ancora segretario del Partito Democratico, riparte da qui, precisamente da un convegno dedicato agli amministratori locali, e non da un congresso del suo partito.

Il Motivo è chiaro. Non c’è bisogno di leggere troppo tra le righe.. anzi è scritto proprio in grande sul palco del convegno: #energialocale. L’ultima volta che Renzi, da Premier, ha raggiunto il massimo del consenso amava farsi chiamare “il Sindaco d’Italia”. In seguito il suo atteggiamento da Miles gloriosus l’ha riportato ancora più indietro, ad un altro periodo della sua popolarità, quando al liceo lo chiamavano “il Bomba”.

Necessario dunque cambiare qualcosina, per non cambiare niente. Smesso lo slim fit, con cravatta lucida da capodanno, si presenta sul palco di Rimini immarchionnato* (beccati il neologismo Accademia) in un pullover. Il cambiamento, che ci crediate o no, è tutto qui. Certo, vi sono lievi spigolature… ad esempio i Renziani hanno scoperto che chiamare gli altri “Gufi” porta male. Soprattutto perché i Gufi sono tanti e votano.

I sondaggi che riguardano l’elettorato propongono continui testa a testa con il Movimento, ma quello su cui può contare effettivamente il Partito Democratico è la sua rete di amministratori. Renzi (o chi per lui) lo sa bene e, nello scisma tra chi governa il Partito e chi governa i territori, appoggia il cappello sulla squadra dei sindaci, lasciando a D’Alema i discorsi da padre nobile. Si tira su le maniche del maglioncino girocollo e fa.. il solito discorso.

La tecnica è consolidata, ma alla lunga noiosa, dunque la presentiamo nello schema classico di Citizen, con tanto di voti.

  • Qui comando io. Si parte con un benevolo dileggio ai padroni di casa, Ricci e Gnassi, giusto per mettere in chiaro chi sta dando una possibilità a chi. Nei momenti di difficoltà è un attimo che i subalterni si segnino i favori. Voto 10: Vedi che servono i soldi spesi per il corso di PNL?
  • Momento serio, quasi minuto di silenzio. Per creare pathos nella platea nulla di meglio che ricordare le vittime. Essendo il pubblico del PD, ancora meglio ricordare Jessica “giovane democratica che credeva nel cambiamento”, morta a Rigopiano. Voto 4: la discriminazione politica tra le vittime non si può sentire.
  • Non lo dico, ma l’ho fatto. E’ il momento in cui dopo aver ammesso le sue colpe per il referendum, decide lui che è acqua passata, talmente passata che non vuole nemmeno elencare le cose buone che ha fatto nei suoi mille giorni. Poi però le elenca. Voto n.c.: il voto sarebbe negativo, ma ad essere incoerente nello stretto giro di una frase ci vuol talento.
  • Mi prendo un po’ in giro. Per essere parte della “Cumpa di quelli simpa”* non basta tirarsi il pullover al gomito, bisogna scendere anche un po’ dal piedistallo. Fanno a d’uopo un po’ di aneddoti su Renzi che fa la spesa. Certo alleggerisce la seduta Demokrat, ma ricorda agli altri le foto (finte) del suo pretestuoso ritorno alla sua vita normale. Voto 5: di comici in politica ne abbiamo abbastanza.
  • Patto di Comunità. Renzi sa, essendo stato sindaco, che le cose più irritanti per qualsiasi Primo Cittadino sono: il Patto di Stabilità e la Spending Review. Cause principali di molti degli impicci con le partecipate pubbliche. E allora l’idea è il Patto di Comunità, costruire una proposta per liberarsi dei vincoli Europei. Come già dimostrato in passato per Matteo basta lo slogan, il resto è mancia. Voto 5 ½ : Vai… vai in Europa a proporre. Basta che non lo fai in inglese.. perfavore.
  • Pregiudicato Spregiudicato. Renzi spiega che il PD (perlomeno il suo) non elenca i problemi, ma pensa a come risolverli. Certo.. poi però per dare addosso a Grillo non fa altro che elencarne proprio i problemi. Il “Pregiudicato spregiudicato” è l’anima onnipresente del pensiero politico di Matteo. E’ evidente che lo considera l’unica cosa di cui doversi preoccupare. In ogni passaggio dell’intervento c’è un piccolo spazio per il Movimento, tanto da dedicargli le ultime parole del suo discorso: “Le prossime elezioni segneranno la sfida tra chi pensa che fare politica significhi cambiare le cose e chi pensa che fare politica sia soltanto gridare la rabbia e denunciare senza un progetto di cambiamento”(A quanto pare la sfida tra Sinceri e Cazzari rimarrà indisputata.). D’Alema, il nemico ufficiale, quello interno, riceve solo un “stanno a Roma, fanno cose..”. Voto: 2. Chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
  • Il 40% è roba nostra. Prima della fine un messaggio di fiducia. Tutto quello che serve sapere della sentenza della Consulta è che si vince con il 40% e il PD è abbonato al 40%. Peccato però che esistano due tipi di risultato inerenti a questa percentuale. Quello in cui i Renziani sperano è quello delle Europee e delle Regionali Emiliano Romagnole, che vuol dire prendere il potere con la preferenza media del 10% degli aventi diritto. Ed è esattamente questo che la politica dovrebbe cambiare: lo schifo che suscita nella gente (per essere chiari). Voto 4: Punti di vista.

Questo, a grandi linee, il discorso del redivivo Matteo Renzi. Considerato che ha avuto due mesi pieni, per elaborarlo e provarlo, mi aspettavo qualcosa di meglio. Sto mentendo.. me lo aspettavo esattamente così.

P.S.

Andrea Gnassi, il padrone di casa, ha fatto un discorso di soli 20 minuti. Ha soltanto accennato alle sue vision classiche…. Che qualcuno gli abbia fatto notare che il suo repertorio è un po’ stantio?

*Immarchionnato: essere costretto dentro un capo di abbigliamento nello stile Marchionne

*Cumpa di quelli simpa: compagnia di quelli simpatici

 

@DadoCardone.

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 Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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Trattare il Referendum nel merito? E perché mai?

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[Su come, all’improvviso, la Politica voglia tutti i cittadini esperti di Diritto Costituzionale.]

 

Parliamoci chiaro, così tante possibilità non le dai nemmeno alle persone che ti vogliono bene, a meno che non si instauri uno di quei rapporti malati in cui ci si intesta una missione infermieristica. Per primo fu lo stesso Matteo Renzi a fare del Referendum Costituzionale una questione di parte: “o vince il sì o me ne vado a casa”, un messaggio non certo per le opposizioni o per i generici sostenitori del NO. La dichiarazione era un avvertimento per tutto il sistema di precari della politica, grazie al quale gli si permette di stare dov’è, continuando a spadroneggiare.

Una Boschi, un Alfano, una Lorenzin, di quale altro Governo potrebbero essere ministri? Persino persone come Padoan, che teoricamente, dovrebbero avere competenze superiori, vengono appiattite ed umiliate cercando di spiegare il nulla di questo esecutivo. E vogliamo parlare dei parlamentari?

Tutta questa gente ha degli interessi di non poco conto da tutelare, oltre alla rendita da parlamentare. Nell’ultimo rimpasto, made in PD, è bastato mettersi dalla parte di uno così ben coperto da prendersi sia la segreteria, che il posto da Primo Ministro. Saltare sui carri è molto più semplice ed economico che affrontate una campagna elettorale nazionale.

Nonostante la direzione del messaggio “il Bomba” Renzi ha dovuto suo malgrado constatare che i suoi avversari sono provvisti delle medesime capacità di comprensione dei suoi pedanti soldatini e allora, improvvisamente, il Referendum va trattato nel merito. Come no, fidati.

Quest’anno, tra le altre cose, è stato caratterizzato dalla pubblicizzazione della teoria dell’analfabetismo funzionale. L’Italia è un Paese in cui una grande maggioranza non è in grado di affrontare anche la più bassa delle incombenze burocratiche, leggere e capire una fattura di consumo telefonico. Come si può pretendere che un elettore si applichi a capire, nel merito, la modifica di più di 40 articoli della Costituzione Italiana e le leggi che poi dovranno rendere pratiche queste trasformazioni?

E’ ovvio e naturale che una modifica Costituzionale così importante e con così poco consenso parlamentare, divenga una questione di giudizio personale su chi sostiene la proposta. Non si può pretendere che improvvisamente la popolazione s’interessi di Costituzione, come non si possono chiedere competenze in campo di economia di Stato, Riforme Sociali o chissà che altro. La collettività capisce solo un parametro: le cose o vanno bene o vanno male. Se vanno bene puoi continuare, se vanno male avanti il prossimo.

Fortunatamente per esprimere un giudizio, ma sfortunatamente per effetti pratici, parametri per valutare il Governo ne abbiamo molti. E già! Perché nonostante non si riesca a governare, senza queste indispensabili modifiche alla Costituzione, loro di danni sono riusciti a farne parecchi. Si sono marchiati da soli con hashtag altisonanti e con la loro supposta capacità di storytelling. La #BuonaScuola e il #Jobsact, sono solo due degli immani disastri in cui si sono adoperati, ma sono molte altre le manovre che, consapevolmente o meno, stanno trasformando l’Italia in una penisola basata sul precariato.

E allora incito i miei lettori (tutti e due) a non farsi venire troppi sensi di colpa. Se avete tempo, energie e capacità, informatevi pure sul merito, malgrado a scuola non vi sia stato offerto nessun percorso civico per comprendere la vostra Costituzione. Al contrario, se non ne avete la possibilità, fregatevene del merito e date il vostro giudizio di Popolo Sovrano a quello che vi hanno fatto vedere fin’ora. Il mio giudizio, non certamente importante quanto quello di un primo ministro che ha partecipato alla Ruota dellaFortuna, sarà un sonoro NO. No alle modifiche costituzionali, No alla Buona scuola, No al ponte sullo stretto, No al Jobs Act, No ai tagli della Sanità, No alle privatizzazioni selvagge, No all’annichilimento della rappresentanza popolare, ma soprattutto NO a Renzi.

P.S.

La politica è la lotta per la felicità di tutti”. [Pepe Mujica]

dado

 

@DadoCardone

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Prendi questa microarea… Zingara.

cons-comunale-2016_gal7758Come ridurre un Consiglio Comunale nel posto che non vorresti mai tuo figlio frequentasse.

 

Così come anticipato, in tempi non sospetti, il Consiglio Comunale di Rimini si sta dimostrando una fucina di spettacoli, che non saprei come altro chiamare se non politico-horror-demenziali. Politici, perché nostro malgrado il contesto è quello. Demenziali, perché solo la demenza può tracciare simili parabole di ragionamento ed infine Horror perché il nostro destino, in mano a questa gente, mette paura.

A proposito, sono curioso di vedere se il “graffiante Nando Piccari, orfano dei nullafacenti “grullini” (come soleva chiamarli) , scriverà un bell’articolo sull’imbecillità politica del figlio, il quale arringa alla folla incazzata insinuando che  anche loro, come gli zingari, sono in difetto con le tasse. Non solo, tenta anche di riparare con un “mi ci metto anch’io”.

A cosa è dovuto l’improvvido intervento che ha determinato una sospensione del Consiglio Comunale, nonchè un bestemmione a microfoni aperti partito da uno dei banchi della giunta? La questione è quella delle microaree in cui delocalizzare e frammentare  famiglie Rom e Sinti, attualmente concentrate  nel campo di via Islanda. Un’azione necessaria quella di cercare di risolvere in qualche modo una situazione fuori norma, persino per l’elasticità di una vita nomade. Stiamo parlando di scolarità, di problemi igienico sanitari e di stile di vita sopra le righe di quelli che, per prescrizione di legge, sono cittadini italiani.

Un concetto condivisibile, ma portato avanti nella maniera più sbagliata, ossia senza coinvolgere gli abitanti dei luoghi interessati nella redazione del piano che porterà a questo dislocamento. Il risultato, prevedibile in questo contesto, è (ed è stato) il rifiuto. In fondo, se non viene fatto il minimo tentativo di consultazione come comunità, la reazione del singolo non può essere altro che quella in difesa del  proprio backyard, da minacce come il  deprezzamento dell’abitazione e il calo della sicurezza, vere o presunte che siano.

Questa la reazione da minimo sindacale, senza stimoli aggiunti. Poi però, come scrive il consigliere Simone Bertozzi (PD) nel suo profilo “professionale” (al secondo mandato ha diviso le foto degli aperitivi da quelle del lavoro in Consiglio), durante il Consiglio in cui si discuteva il problema si è sentito anche un: “Bruciamoli tutti”. Va da sè che se qualcuno si è sentito così in confidenza da urlare la proposta di un omicidio durante un Consiglio Comunale qualcuno l’ha invitato a fare come se fosse a casa sua. Chi è il colpevole?

Dato un parterre d’eccezione come quello descritto gli indiziati sono molti. L’invito può essere partito dalla Lega che di aeroporti non ne capisce, come dimostrato dal loro candidato, ma se parliamo di campi Rom… levati che arriva la ruspa! Può essere stato qualcuno del gruppo di Rancoresi? Un buon maniaco del complotto ci proverebbe. Gioenzo Renzi? Anche se l’idea gli si confà la sua sfera d’influenza si limita a Marina ( e tra un po’ dovrà andare a chiedere i voti alla Moschea). Chi altri…?

Un altro buon indiziato della sobillazione risiede invece proprio tra le fila della maggioranza. Il consigliere Erbetta, infatti, a dispetto di una presentazione consigliare, mi dicono “tecnica”, ha vissuto un mese di passione facendo il porta a porta in quel di Gaiofana con istanze piuttosto di Destra, d’altronde è sempre stato un uomo di Destra . Non è un mistero che il tema abbia portato ad uno scontro importante anche nelle riunioni di questa maggioranza a dir poco ecumenica.

Il quadro non è lusinghiero. Un Consiglio Comunale con la convergenza che pende decisamente a destra, con Consiglieri del partito di Maggioranza che accusano i cittadini per poi confessare essi stessi di non pagare le tasse, con un pubblico che incita all’omicidio manco fosse ad una riunione delle S.S. e assessori che bestemmiano a microfoni aperti. Siamo sicuramente di fronte  ad un’involuzione : abbiamo abbandonato politica normale, in vero logora, per avvicinarci però al modello “Pianeta delle Scimmie”… a quando l’obbligo per i minori di essere accompagnati dai genitori per assistervi?

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il PD, che si muove come se avesse un ritratto in soffitta che ne assorbe le cazzate, nonché il Movimento, prematuramente sacrificato sull’altare del peggior vizio politico: le paturnie dell’ex moglie del leader (almeno nella politica classica erano le amanti a provocare i colpi di testa.)

P.S.

“Annamo bene!!! Annamo proprio bene!!!.” [Sora Lella]

dado

 

@DadoCardone

 

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Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

@DadoCardone

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22 Sfumature di Lista

Qualcuno sa se Rimini è un caso Nazionale? Se non lo è, dovrebbe esserlo. Ventidue liste sono tante e, se la maggior parte sono liste che non esprimono nemmeno un candidato sindaco, sono un po’ troppe.

Le origini del giochino sono da ricercarsi nel vizio reazionario di aggiustare le regole, per continuare a governare. Ad esempio nelle passate amministrative Bertino Astolfi, lo sceriffo in canottiera, non avrebbe potuto presentarsi per l’ennesima volta nella formazione PD ed allora, dato che tra sgradellate e pitturate racimola un sacco di voti, gli è stata costruita una lista su misura. Rimini per Rimini si chiamava e, una volta assolto il compito, è stata malamente abbandonata all’autogrill delle liste ad capocchiam.

Ora però la tecnica ha trasceso se stessa ed è diventata una vera e propria raccolta di figurine. L’esegeta del teorema “più liste più voti” è Luigi Camporesi, che, a guardare i bollini,  dovrebbe essere alla guida di circa 200 persone, ma in realtà la gente nelle foto è sempre quella ed è sempre pochina. Ecco l’inventario:

  • Vincere per Rimini: all’inizio gli prestavano il banchetto e contemporaneamente partecipavano alla formazione della lista farlocca del Movimento, per poi calare le scialuppe al momento opportuno. Lisi e Zilli sono stati addirittura ospiti di casa Ex moglie di Grillo (ha anche un cognome suo, ma non lo ricordo).
  • Obbiettivo Civico: Camporesi, quando si è sentito pronto ad allontanarsi (di pochi cm) dal banchetto di cui sopra, si è fatto il suo logo… anche se i fustini del Dash avrebbero qualcosa da ridire in proposito. Non solo, si è fatto anche un video di presentazione. Vi confesso che non ho mai ascoltato cosa dice, è troppo divertente guardarlo senza audio… sembra il trailer di uno andato al porto per fare a botte. Tra social e stampa si descrive come il  rappresentante dei veri principi del Movimento, tipo quello di allearsi di Forza Italia (?!), e dice di aver portato molti Grillini con se. Solo che… io li conosco tutti e nelle foto di “Grillini” ne vedo sempre e solo due o tre.
  • Movimento Libero Rimini: nel punto sopra ho detto una bugia… i Grillini sono 4. Ora c’è anche il Consigliere Marco Fonti. Certo, sempre si possa definire grillino uno che si è dissociato da Grillo il suo primo giorno di Consiglio Comunale e che vorrebbe una legge per poter sparare impunemente a chiunque gli entra in casa. Fatto sta che, dopo aver fallito nell’impresa di portare il Meetup Grilli Pensanti tra le braccia di capo, ha mollato tutto (tranne il posto di Consigliere) e sia lui che la sua mail hanno fondato una nuova lista, con tanto di simbolo taroccato del Movimento.
  • Noi per la Romagna: non so se sia la stessa lista rappresentata da Marco Casadei, una volta uscito dalla Lega, in Consiglio Comunale, ma viene venduta come creatura dell’Ammiraglio Aleardo Cingolani. Il suo scopo è scindere la Romagna dal resto del mondo, ma soprattutto dall’Emilia.
  • Insieme per Rimini: nonostante il nome banale e i miseri 54 like sulla pagina Facebook è in realtà la sola cosa interessante della “corazzata” Camporesi. Infatti, oltre alla presenza dello scafato Eraldo Giudici, pare vanti tra le sue fila Daniela Montagnoli. Presidente per Rimini di Confabitare , la Montagnoli è anche la portavoce ufficiale del Comitato V Peep, raggruppamento di centinaia di cittadini in rotta con il Comune, per maggiori oneri di esproprio che sono loro stati chiesti. Insomma, mica un Pistillo.
  • Fare!: (il punto esclamativo non l’ho messo io perché sono contento che si sono presentati eh!) Questo è il Fare! di Flavio Tosi da Verona, una lista così in voga che se scrivi Fare! sui social viene ancora fuori Fare per fermare il declino di Oscar Giannino. Che cosa ci fa a Rimini una lista di uno di Verona che si è rotto le balle della Lega? Non lo so, però è un bollino che non si era mai visto, tanto basta a Luigi che sta per finire l’album, anzi… ha un sacco di doppie se volete fare “ a scambio”.

Sono già sei e sono solo quelle di Camporesi, poi ce ne sono parecchie di sciolte e anche quelle dell’attuale Primo Cittadino, ma di queste e delle altre vi racconto nella seconda puntata. (to be continued…)

dado

 

@DadoCardone

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Una domanda al Candidato Grassi.

DSC_0042Non vi sbagliate con le consonanti, che se no poi la Città non cambia. Rivelato il Candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle. Molti gli attestati di stima, ma, perlomeno a noi di Citizen, quello che interessa sono le reazioni del PD. Il Partito Democratico ha su un bel termometro per misurare la paura… non sotto l’ascella.

A parlare sono il Segretario Comunale Alberto Vanni Lazzari, per cui faticano veramente tanto a trovare un uso, e il Capogruppo del PD, l’imberbe Morolli, che si esprime praticamente su tutto senza avere un’idea di quello che dice.  Dopo le infelici uscite di gaudio sui rastrellamenti Homeless e su quanto sia giusto buttare un minorenne senza biglietto giù dall’autobus, ora si ingegna in un improbabile sarcasmo politico. Potrebbe farne a meno, perlomeno per ripagare la clemenza dimostrata nei suoi confronti. Ricordiamo bene quando è andato a recitare la poesia della “Città che cambia” alla Gaiofana e nessuno dei 12 intervenuti (del PD) gli ha fatto notare che stava parlando del Borgo dei Ciliegi.

L’ho sempre detto. E’ sbagliato. Se uno non sa nulla bisogna farglielo notare… se no poi si mette a fare pure il professore. Nel caso specifico si vorrebbe contestare la negazione di Grassi rispetto alla possibilità di essere candidato. Come glielo spieghi all’inutile e all’imberbe che così si è mantenuto l’equilibrio della votazione? Non glielo spieghi.  Anche perché se capissero cos’è una bugia si troverebbero davvero in imbarazzo con chi firma patti per non privatizzare l’acqua, per poi fare gare su misura per Hera, o si dichiara Paladino dell’Anticemento, dopo aver incoraggiato sfregi TRC e campi di palazzine soviet.

L’unico moto che riconosciamo in questi irrilevanti della politica è darsi da soli dei bugiardi “veniali”. Infatti dichiarano la negazione alla Candidatura di Grassi “bugia veniale”, cosa praticata dalla vecchia politica. Considerando chi governa Rimini da sempre… beh è chiaro che stanno parlando di loro stessi. Che non se rendano conto?

Noi preferiamo chiedere al diretto interessato se si sente un bugiardo.

Davide… il PD ti accusa di aver mentito sulla tua candidatura per il Movimento, cosa rispondi?

“Che ieri ho messo i calzini non in tinta con i pantaloni, così gli fornisco altri argomenti per attacchi privi di senso. Il gruppo degli Attivisti di Rimini mi ha chiesto di mantenere l’assoluto riserbo sulle candidature in modo che non ci fossero influenze di sorta sulla votazione, che sarebbe avvenuta di lì a poco ed io ho rispettato la volontà dell’Assemblea. Già senza aver dichiarato nulla hanno riempito tutti gli articoli di spalla con il mio nome, ti immagini cosa sarebbe successo se avessi confermato? Non sarebbe stato giusto nei confronti degli altri candidati, tutte persone con pari diritto.”

Dunque bugia veniale o altro?

“Se io mi nego per rispettare un patto, aggiungo democratico, fatto tra persone per bene non è certo un crimine, poi se qualcuno forza la mano, perché vuol sentirsi confermare a tutti i costi i sospetti, riceve in cambio un’altra forzatura. E’ normale. Non penso si sia offeso nessuno”.

Tutto qui?

“Sì, anzi no. Fammi dire l’ultima cosa. Mi auguro che ora con la stampa si possa creare un rapporto di collaborazione per quanto riguarda il diritto del cittadino di essere informato su programmi e iniziative politiche. Sono sicuro che loro per primi tengano all’equidistanza che deve avere l’informazione, anche se è tristemente innegabile che si venda di più con il gossip.”

P.S.

Consigliere Morolli. Quando un controllore mette per strada un minorenne senza biglietto non agisce coscientemente, per il semplice fatto che non è in grado di riconoscere tutta una serie di patologie che potrebbe avere il minore. Faccio un esempio abbastanza concreto. Ci sono forme di autismo che non possono essere riconosciute da una persona senza esperienza. Chi se la prenderà la responsabilità di un bambino con quei problemi lasciato a piedi in una zona che nemmeno conosce? Il fatto che sia capogruppo consiliare del PD le dà responsabilità in più rispetto a quello che lei pensa di avere. Si faccia consigliare da qualcuno con un po’ di esperienza di vita, dovrebbe averne anche nel suo partito.

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@DadoCardone

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Il mio amico Gnassi.

imageHa detto proprio così: “il mio amico Gnassi”. Supposto che essere identificati come amici da Matteo Renzi sia un pregio e non una iattura politica, una volta si diceva che per considerarsi amici il minimo sindacale era perlomeno aver mangiato della pasta e fagioli insieme. Oggi non serve, soprattutto se sei del PD, il Partito occupato nella narrazione di una realtà che non esiste. Sì.. si vede anche da queste sciocchezze, ma il fenomeno è ovviamente più vasto, con tendenze patologiche alla mitomania. Non solo a livello Nazionale dove il Premier ha la fantasia di definire l’Italicum un “Capolavoro parlamentare”, ma anche nelle mica tanto semplici questioni locali.

Ne abbiamo parlato spesso negli articoli di Citizen, poiché il Primo Cittadino ne ha dato ben donde. Dalle guerre al cemento, che nessuno voleva gittare, passando per le lotte immaginarie atte ad ottenere un Federalismo Demaniale già in programma per tutta Italia e finendo con gli attacchi alla Democrazia portati dai souvenir fascisti delle bancarelle. Ultimamente però la “narrazione” sta pretendendo una frequenza preoccupante. Per citare le più gettonate:

  • Il Parco del Mare che, non so se avete notato, è stato elevato a livello di addobbo natalizio in Piazza Cavour, passa da venti a duecento proposte di adesione in un solo fine settimana. Tra l’altro sarebbe da capire il senso di uno striscione che ripete un nulla di 50 cm per venti/trenta metri.
  • Le Fogne, pagate dal Comune di Rimini col suo bilancio e da tutti i cittadini della Provincia con i prossimi dieci anni di bollette dell’acqua, ma che chiediamo solo ad Hera di riprogettare, ringraziandola poi con la capitolazione sulla distribuzione dell’acqua pubblica.
  • Le classifiche del degrado in cui saliamo inesorabilmente solo per colpa della popolazione turistica, dicono, ma poi la verità è che turismo cala e il degrado aumenta.
  • Il Capodanno più lungo del mondo, che però se guardi il calendario è, come tutti gli altri, composto dai due giorni di fine anno e se un intero albergo di svizzeri, già allegrotti alle 22.00, ti chiede cosa c’e’ da fare il 29 sei costretto a rispondergli: “Che ne dite di andare al cinema Tiberio a vedere in differita Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky che fanno a Londra?”.

Queste ed altre realtà romanzate, con condimento di cantieri elettorali a tutto spiano, sono un pesante debito per una città che rinuncia quotidianamente allo studio di soluzioni vere. Ne cito un’altra poiché si tratta di un tema che deve essere raccontato nella maniera giusta. Pena la perdita di un contatto basilare con il vero significato di una Comunità e del suo rapporto con gli ultimi.

Brevemente. Per togliersi dall’impiccio dei 15 senzatetto, che da questa primavera vengono continuamente tolti alle loro occupazioni abitative e restituiti al marciapiede, l’Amministrazione ha aperto un’istruttoria per affidare un immobile del Comune a chi ne avrebbe fatto un dormitorio. Viene invitata anche l’ Associazione Rumori Sinistri (Casa Madiba) che ottiene l’assegnazione e decide che il progetto non riguarderà un semplice dormitorio, ma una Casa dell’Accoglienza, con le modalità che sperimentate da tempo. Improvvisamente sulla stampa irrompe la “narrazione” che vuole quello come un progetto nelle intenzioni dei gestori del Welfare. Certo, come no. Poi vai a vedere e scopri una situazione che sarebbe puramente emergenziale, se non fosse per i soliti noti che ci mettono un po’ di umanità. Quaranta brande modello Protezione Civile e un boiler elettrico da 80 lt che deve bastare per 40 persone. Più impersonale del cesto di frutta che il Sindaco, con fotografo a seguito, ha voluto portare con sé all’apertura.

Sarebbe forse il caso che la politica e le comunità riconquistassero il senso della realtà. Cercare di raccontare al meglio, tramite artifici di dialettica e marketing, percorsi presi per reazione e non per programma, porta inevitabilmente al regresso. Il senso della realtà è lo stesso principio che ci porta nell’età adulta, contrapponendosi al “voglio tutto ad ogni costo” dell’infanzia. I Costi della narrazione politica stanno cominciando a diventare troppo alti… è ora di una rivoluzione nella Municipalità.

P.S.

Siedo in giardino con un filosofo. Quello dice ripetute volte: “Io so che questo è un albero”, e così dicendo indica un albero nelle nostre vicinanze. Poi qualcuno arriva e sente queste parole, e io gli dico: “Quest’uomo non è pazzo: stiamo solo facendo filosofia”. [On Certainty – Ludwig Wittgenstein]

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@DadoCardone

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Pruccoli, Rossi e l’Irritazione da Grillino.

metropolis1Avete sentito? Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi, i segnaposto del Pd Riminese in Regione, sono estremamente frustrati dall’attività grillina. Non riescono a capacitarsi di come, pur essendo membri del partito di Maggioranza, vengano sistematicamente surclassati da un’opposizione composta da sole 5 persone.

Il segreto, ovviamente, sta nel lavoro, ma non ditelo mai ad un piddino.. se no ci rimane male. Loro sono nobiltà politica, come ha avuto modo di constatare il Consigliere Sensoli la quale si è recentemente presa dell’inelegante per aver ribadito, in diverse occasioni, il peso avuto nell’affaire Nova Feltria. Pare (e dico pare) che sia proprio questo il motivo del reiterato astio da parte dell’Assessora mai sostituita e dell’ininfluente Pruccoli.

Ricapitolo brevemente per quelli che si sono persi le precendenti puntate. Con il sistema spartisci debiti, più comunemente noto come Area Vasta, il Partito Democratico (o chi per lui) ha combinato una serie di leggerezze organizzative che stavano portando alla chiusura di diversi presidi fondamentali per la Sanità pubblica, come l’ospedale di NovaFeltria. Bisogna capirli… trovare un posto a tutti i dirigenti è impegnativo, non è che si può pensare anche alle reali esigenze delle persone. In una partita consiliare molto tesa fu proprio Raffaella Sensoli a  mettere all’angolo il PD con l’escamotage del Decreto Balduzzi, che consente a zone particolari di tenere aperto il punto ospedaliero, nonostante ci siano dei dirigenti che devono portare il pane a casa. Il colpo per le figure minori, tra cui appunto Pruccoli e Rossi, fu molto duro perché rivelò la loro condizione di vacuità. Tra l’altro in quel consesso l’ariete Sensoli strappò l’applauso a scena aperta del pubblico rimasto ad ascoltare e l’ammirazione del Presidente Bonaccini direttamente nel discorso di capitolazione.

CatturaTutto ciò è storia, non sarebbe nemmeno da tornarci sopra, ma quando i due sopracitati rappresentanti del PD si prendono un’intera pagina del Corriere per dire che i “grillini” sono irritanti, perché si prendono tutti i meriti , beh… noi di Citizen ci prendiamo anche dell’House Organ pur di sottolineare quanta inadeguatezza i Democrat abbiano mandato in Regione ad occupare non una poltrona…. Ma uno scaldasonno.

Apro una piccola parentesi. Non ce l’ho con il giornalista che si è preso l’ingrato compito di compilare l’articolo. Capisco che dovendo riassumere l’anno di lavoro di Rossi e Pruccoli l’unica cosa che valeva la pena di riportare fosse la loro intolleranza al grillino. Però alla fine dell’articolo poteva almeno mettere l’anamnesi dei pazienti. Se non dispiace a nessuno lo faccio io.

L’irritazione da Grillino si manifesta in età adulta quando ci si accorge di essere politicamente ininfluenti. Usualmente il considerare i grillini tutti stupidi favorisce l’insorgere di un forte prurito alle natiche. Altri fattori che possono favorire e/o aggravare l’insorgere del sintomo sono:

  • le segreterie di partito che ti ricordano come, pur di mandarti in Regione, hanno costruito Fort Knox la dove i Ci.Vi.Vo tenevano due pale e un taglierba.
  • Il Conto della stampa di volantini patinati superlusso, con tanto di profilattico in cellophane, usati durante le elezioni, nonostante tu avessi dichiarato anche al fruttivendolo che stavi facendo tutto in economia (come i grillini).

L’unica cura contro l’irritazione da grillino è smetterla di  atteggiarsi a Marchesi del Grillo ed accettare con serenità i limiti della propria cultura politica. Una nota sui miti e le leggende dell’irritazione da grillino: Gli aggettivi tipo “inelegante” e “irritante” non sono la cura, anzi mettono in evidenza quanto forte sia il prurito.

P.S.

La cosa pi stupida che fa l’invidioso è lodarti senza saperlo.

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@DadoCardone

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Rimini: La Città che cambia. (Ma anche no.)

1436431416_Maurizio-Cattelan-Saluti-da-Rimini-2Questo post è a tutti gli effetti il proseguimento  del precedente riguardante la candidatura Gnassi Bis. Dopo aver sviscerato la natura delle personalità che hanno decretato l’inutilità delle Primarie PD per Rimini, ora andremo ad analizzare la motivazione: il cambiamento che il Primo Cittadino avrebbe portato sulle rive di questo puntino sull’asse dell’Adriatico.

Cambiamento ce n’è, non lo si può negare. Dopo quattro anni in cui la “Capitale del Turismo”, sotto regime di Salvaguardia, sembrava fosse stata messa in cantina a marcire, nell’ultimo anno è esploso un pot-pourri di cantieri. Sì, è vero, i cartelli sono più grandi delle buche che fanno i lavori, ma bisogna capire un concetto fondamentale. L’Amministrazione Gnassi è stata così attenta a vendersi mediaticamente, che di tempo per idee proprie non ne ha trovato ed è stata costretta a continue mani di colori pop sul niente. Meno male che in questi anni ci sono state le idee degli altri.

Andremo ora a stilare una lista di fonti di approvvigionamento idee, non completa perché non vogliamo approfittare del tempo dei nostri lettori, ma esaustiva per quanto riguarda il concetto.

  • Le cose che ci sono già. L’idea originale fu di Santa Madre Chiesa. Prendere tutte le feste pagane, principalmente solstizi, e brandizzarle con il simbolo della croce. Questo, oltre a dimostrare che il marketing è praticato da millenni, è di grande ispirazione per la politica degli annunci. Così il primo fine settimana di luglio, che si riempirebbe anche se a Rimini scoppiasse la peste, diventa: la Notte Rosa. Allo stesso modo la festa della Marineria diventa Molo Street Parade e i chioschi non sono più roba da sagre e feste di paese, ma Street Food. Tutto molto più trendy e quando dico tutto intendo proprio tutto, anche le panchine e i cestini della mondezza, basta una spruzzata di colori pop.
  • Le cose che decidono gli altri. Diciamo le cose come stanno. Se sei un candidato del Partito Democratico a Rimini non diventi Sindaco se non sei propenso a garantire gli interessi preminenti. Non sto parlando di malaffare, ma dei poteri economici i cui interessi premono forte su qualsiasi Primo Cittadino. In campagna elettorale si possono firmare patti per l’acqua pubblica e promettere moratorie ai teleriscaldati, salvo poi guardare bene chi pesa più sulla bilancia. Teleriscaldati o SGR? Hera o un Comitato? E’ sotto gli occhi di tutti. Puoi anche promettere lo stop al cemento, ma se Cagnoni ha bisogno di ossigeno per il mutuo del Palas appaiono varianti delle varianti che consentono il sorgere di centri commerciali e palazzine sovietiche. Come la volgi a tuo favore? Beh per esempio il “dovere verso Cagnoni” è diventato Acquarena, la piscina che il riminese non aveva. Ma il colpo di genio (tanto di genio da essere stato senz’altro imposto e non pensato) è la liaison con Hera. Un bel pacchetto chiavi in mano per il problema delle Fogne. Hera, attingendo dalle bollette dell’acqua di tutta la Provincia per la prossima decade, si prende carico del lavoro con un bel progetto che le garantisce anche la futura espansione. Il fatto che, nonostante il piccolo particolare della forza di gravità, sia stato raddoppiato il depuratore a monte, invece che quello a mare, la dice lunga. Il risultato? Gnassi, mette mano alle fogne. Le conseguenze sono per chi verrà dopo e sicuramente a discapito della ripubblicizzazione dell’acqua.
  • Le cose già decise. Questa è una fonte particolarmente florida e si basa su determine di enti sovra ordinati, a cui la gente è generalmente poco attenta. Da qui scaturiscono finanziamenti normalmente distribuiti, ma che nelle parole dell’amministratore diventano abili lavori di bilancio etc. Gli esempi sono molti, ma ci piace riportare, per quanto è lampante, il caso del Federalismo Demaniale. Era già stato deciso da tempo che lo Stato affidasse al controllo diretto dei Comuni alcuni beni demaniali. Per Rimini, oltre ad altri, è stato anche il caso del lungomare che tutti dicevano intoccabile perché di pertinenza del Demanio. Cosa buona, cosa già decisa. In fase di definizione però qui a Rimini leggevamo titoloni nella Cronaca Locale, descriventi un agguerrito Primo Cittadino che andava direttamente a Roma per minacciare di conseguenze legali l’ufficio del Demanio, se non gli avessero dato immantinente il lungomare. Capito il giochino?
  • Ultima, ma non ultima, la fonte delle idee… degli altri. Chi segue i Consigli Comunali l’ha visto fare innumerevoli volte. La Minoranza presenta un’idea che viene automaticamente bocciata, per poi essere ripresentata con altro nome, a volte solo per farci un titolo di giornale. Gli esempi sono tantissimi a cominciare dal ponte di Via Coletti, che una delibera di Giunta aveva già deciso essere un pontaccio di Ferro, ma in Consiglio Comunale, di fronte ad un centinaio di cittadini incazzati, si è tramutato miracolosamente nel rendering di un ponte normale. Una fonte di idee particolarmente gradita è il Movimento 5 Stelle, alla faccia della polemica che non lo vorrebbe forza propositiva. Elenchiamo solo i plagi più evidenti. Il Parco giochi per bambini disabili, strumentale in Consiglio, poi diventato atto di civiltà semplicemente cambiando il proponente. Le celeberrime delibere sull’urbanistica, approvate persino dalla Maggioranza, ma sparite per un anno e sei mesi, tornate (almeno nei termini) sui giornali come intuizioni del Sindaco, mentre per i consiglieri che le avevano proposte erano impraticabili. Ultimo “appoggio”, in ordine cronologico, un pezzo del progetto per cui i 5 stelle si erano avvalsi della collaborazione di Ettore Maria Mazzola e il gruppo del suo Master in Urban Design. L’intuizione geniale di quel lavoro era ricucire la città al mare tramite la zona morta della stazione. Gnassi, nonostante non si fosse degnato di presenziare né alla mostra né alla conferenza, pare a causa di un impegno da aperisindaco, non ci ha pensato due volte a fare sua quell’intuizione annunciando una Vision istillatagli dallo Spirito Santo.

In conclusione nel manuale del perfetto amministratore PD, nell’introduzione, potete trovare scritto: che sia un’idea di altri, una cosa che sei costretto a fare, una cosa che c’è già o un regalo dello Stato… cambiagli nome e dì che si tratta di una tua idea (almeno sui giornali). Bisogna capirli. Con tutto il tempo impiegato a far credere di saper fare le cose, dove lo trovi il tempo per farle veramente.

P.S.

Ovviamente, come suggeriscono gli stessi cartelli pop, tutte le buche aperte alla fine di questa legislatura rappresentano un lavoro che si concluderà solo nella prossima, a Gnassi rieletto. Lui ne è sicuro…. Infatti ci ha già intestato mutui per 40 anni.

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@DadoCardone

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SOS Adriatico

Mentre il PD dell’Emilia Romagna si ritira vergognosamente dal Referendum contro le Trivelle molti altri si muovono per divulgare le informazioni colpevolmente omesse. Venerdì 23 nelle sale del Palazzo Podestà in Piazza Cavour, una serata per fare il quadro della situazione. Relatori: l’Euro Parlamentare Marco Affronte e il Ricercatore Dott. Leonardo Setti.

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Un PD a pezzi.

pdRiminesi, sappiatelo: il PD non può più amministrare Rimini. O meglio.. può farlo, ma non con una maggioranza. La manovra del Renzi Nazionale, quella di ricattare con le elezioni i precari della politica, a Rimini non funziona e a Gnassi tocca far passare le cose che gli interessano con trucchi da regolamento. Ultimamente infatti va molto di moda la doppia convocazione per il Consiglio Comunale perché, se va a buca la prima occasione, nella seconda chiama non servono i numeri di una vera maggioranza.

Trucchetti. Artifici che però non funzionano nelle commissioni dove la Minoranza, nonostante le astensioni strategiche di Galvani, il comunista per dire, è in maggioranza. Oggi 30 settembre, la commissione che si dovrebbe occupare del PSC, dopo un travaglio di 4 anni, è stata sospesa in quanto la minoranza ha chiesto (ed ottenuto a suon di voti) più tempo per esaminare la documentazione. Vi è anche un’altra motivazione per la sospensione e la scopriamo facendo un passo indietro.

Martedì 29, in Consiglio Comunale, è stata votata una sottocommissione che, teoricamente, avrebbe dovuto risolvere i problemi relativi al regolamento delle commissioni, ma che il PD (Partito Derelitto) ha invocato al solo scopo di mettere sotto quello strano e sconosciuto potere che si ottiene con una maggioranza di voto. C’è qualcuno che rimane convinto di averla sempre a proprio favore, per il solo fatto di aver prevalso in una tornata elettorale, per meno di 5 mila voti, in un territorio dove 43 mila persone sono rimaste a casa, su un totale di circa 113 mila aventi diritto . Un vero peccato perché, mettendo mano al regolamento sarebbe stato magari possibile togliere il gettone a quelli che, nelle commissioni,  arrivano tardi e vanno via presto…. lasciando perdere la qualità del contributo apportato (dalle rape il sangue non si cava).

firmeData l’intransigenza il PD (Partito Devastato) si è trovato a votarsi da solo una sottocommissione a cui avrebbero dovuto partecipare anche due membri della minoranza, per riprodurre una proporzionale opposizione ai tre della maggioranza. Da qui la protesta di oggi, per la quale la Minoranza unita ha rinunciato al gettone. Il PD accusa che il costo della commissione è maggiore della rinuncia, ma il gettone comunque non lo molla.

Sinceramente non ho parole per l’ignoranza politica del Partito Democratico di Rimini, ma non per le nuove forme di politica, proprio per quella vecchia, che provano a praticare attivamente. Badate bene non sto parlando delle tipiche false promesse come la ripubblicizzazione dell’Acqua o lo Stop al cemento, sconfessato anche da questo nuovo approccio al PSC. Sto parlando della più antica norma: il Do ut Des.  Piccole concessioni che chi comanda fa alle opposizioni per agevolarsi il cammino. Il PD no. Loro sono refrattari alle piccole licenze, concedono volentieri solo quelle grosse tipo far sventrare il territorio dal TRC o pagare i debiti del Palas con varianti delle varianti.

Per tutti gli altri abitanti della premiata fattoria PD, quel magico posto abitato solo da Gufi e Sciacalli, un avvertimento: o si fa come diciamo noi o non giochiamo più…. e portiamo via la palla che è nostra. Tiè!

Che pena.

P.S.

“L’uomo è l’unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.” [George Orwell – La Fattoria degli Animali]

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Rimini: Critical Mass per l’Acqua Pubblica

CatturaSabato 25 Settembre si è svolta una bella iniziativa del Comitato Acqua Bene Pubblico, una “Critical Mass” in bicicletta: un tentativo bipartisan di aumentare la massa critica e sensibilizzare la popolazione rispetto al pericolo di una definitiva privatizzazione dell’Acqua, a dispetto della volontà referendaria dei Cittadini Italiani. Presenti Andrea Caselli, coordinatore del Comitato Acqua Bene Pubblico e Cesare Schieppati, referente di Reggio Emilia per la lotta contro la privatizzazione dell’Acqua.

Diciamo subito che l’iniziativa ha avuto un discreto successo, relativamente alla voglia che ha la gente di farsi sensibilizzare. Altro dato importante è la completa assenza delle istituzioni, seppur in maniera informale, ma ciò è abbastanza ovvio visto che l’interesse è decisamente contrapposto.. o almeno lo è ora. Prima, durante la precedente campagna elettorale, il candidato sindaco, poi risultato vincente, aveva fatto suo il tema e controfirmato l’impegno di una lotta per salvaguardare l’acqua dalla privatizzazione.

Promesse elettorali, universalmente riconosciute come balle, ma mai quando si va a votare. Oggi la politica, almeno quella politica a cui i grandi interessi in un modo o nell’altro sponsorizzano le campagne elettorali, non può fare nulla. A Rimini, in particolare, il nodo è doppio perché oltre all’intenzione nazionale di un partito  che ha messo l’Italia in svendita, c’è la compromissione determinata dal piano fogne.

Forse non tutti sanno che il lavori delle Fogne, sbandierati come conquista dell’attuale amministrazione, sono un pacchetto chiavi in mano Hera, che la società ha costruito su misura per i  proprio progetti di espansione e che i circa 330.000 abitanti della Provincia di Rimini pagheranno nelle bollette dell’acqua della prossima decade. C’erano altre soluzioni? Non lo sappiamo perché a priori non ne sono state considerate e comunque con un piano del genere, con gli aumenti in bolletta programmati, chi glielo fa fare al PD di svincolarsi dal patto con il Diavolo?

Che la direzione fosse questa lo si è capito fin dall’inizio di questa legislatura quando ai tavoli Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), dove si decidono le tariffe, l’allora Assessore all’Ambiente Visintin era solo una presenza formale, ma la seduta importante era quella del suo accompagnatore, Sergio Funelli, dipendente Hera in aspettativa e capo gabinetto di Andrea Gnassi.

Per la mia sensibilità personale (chiamiamola così) avrei preferito che ieri Visintin fosse rimasta tra gli spettatori, senza esibirsi nell’apologia del suo operato che, per inciso, non è valso in 4 anni nemmeno un concreto studio di fattibilità a supporto di nessuna tesi, ne di privatizzazione, ne di società in House. Ora uno studio c’è, ma la presa di distanze nelle premesse da parte di chi l’ha prodotto la dice lunga sull’affidabilità.

Un plauso invece a Maria Teresa Marano e a chi nel comitato sta cercando di allargare il fronte della discussione, nonostante il nemico sia talmente potente da mettere in dubbio quanto determinato in un Referendum popolare. Chi sostiene che la legalità è sempre tale e che non sono ammesse eccezioni, si occupi di questo, invece che farsi venire gli svenimenti se case abbandonate da dieci anni vengono occupate a fini abitativi.

P.S.

“Fino a quando la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.” [Martin Luther King Jr]

 

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Su Notte Rosa e Cattelan

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La Nona Ora

Cinque della mattina. Ad un incrocio di Marebello dei ragazzi tentano di staccare un cartello dalla segnaletica stradale. Sono dell’Alto Adige, si capisce perché al vociare in lingua tedesca associano dei bei bestemmioni in perfetto italiano, se non fosse per l’erre moscia in “Porco”. Il segnale non si stacca, sono troppo ubriachi per riuscirci. Barcollano, caracollano e quando mi si avvicinano vedo che anche gli occhi sono persi nell’assenza di equilibrio. Non sanno dove sono alloggiati, o meglio, non se lo ricordano più, mi chiedono di un albergo il cui nome finisce con la “A”.
Storie della “Notte Rosa” penserete voi. In realtà no, questo succede per tutta l’estate, perlomeno in quello che è rimasto dell’estate. Una volta, si sa, la stagione cominciava a Pasqua e finiva a settembre inoltrato. Ora la stagione dura due mesi e c’è pure chi si vanta per aver riempito il primo fine settimana di Luglio, a prezzi scandalosi e di una clientela che nessun albergatore, se non costretto dalla crisi, prenderebbe mai in albergo.
La Riviera è grande e stipata di alberghi. E’ stata pensata quando chiunque si poteva fare almeno 15 giorni di vacanza. Da allora il turismo è cambiato completamente, ma non il modo di gestirlo. Una cospicua parte dei 1250 alberghi di Rimini, ad esempio, sono l’ideale per una clientela che usa il letto solo  per svenire e gli frega poco di essere alloggiata in un museo del modernariato. Il perché di questa situazione è noto ai più, ma si fatica a dirlo a voce alta.
Un’azienda regolare, un’azienda che guadagna, continua a reinvestire su se stessa. E’ normale che sia così perché certi investimenti sono una sostanziale detrazione dalle tasse. Ci sono solo due motivi per cui un’impresa non dovrebbe farlo: o chi la gestisce è stupido e dunque preferisce spendere in tasse, o i guadagni reali non sono dichiarati. Vi sono stati momenti in cui la Riviera era così piena per tutta l’estate che anche a prendendo in affitto un albergo, pagando la metà in nero, c’era da farci un bel guadagno (altroché azienda a conduzione familiare). Quei tempi sono decisamente passati, gli unici che possono dare 60 mila euro in nero per un due stelle che non supera le quaranta camere sono dei criminali bisognosi di riciclare denaro e il parco degli Hotel è rimasto fermo ad una polaroid degli anni ’80.
Non basta. Come abbiamo detto, la clientela è diventata poco pretenziosa, se non nell’opportunità di compromettere seriamente fegato e neuroni. Un’altra delle conseguenze è che, oltre che sull’arredamento, si può risparmiare chiudendo un occhio anche sul personale, atteggiamento che genera veri e propri fenomeni di schiavismo. Esistono agenzie interinali rumene che permettono di scegliersi personale ai piani senza tutti i pretenziosi diritti dei lavoratori italiani, tipo quello di essere pagati.
E’ un cane che si morde la coda. Meno qualità, basso livello della clientela, ancora meno qualità. A chi spetta rompere il circolo vizioso? Non agli albergatori, che evidentemente reagiscono alla crisi implementando politiche di risparmio, anziché l’investimento. Tantomeno alle associazioni che, in fin dei conti, sono composte da reazionari che difendono la categoria, anziché stimolarla ad una sana autocritica. I clienti, la cui identità specifica cambia a seconda di quello che offri loro, proprio non possono ed allora…. Eh sì, tocca proprio alle amministrazioni.

Un altro selfie da qualche migliaio di € per il Sindaco.
Un altro selfie da qualche migliaio di € per il Sindaco.

Esistono (esisterebbero) vari modi per affrontare il discorso. A Rimini si è scelto il più pernicioso, quello di un Primo cittadino con la scimmia della notorietà, per cui ogni azione deve essere un’occasione da selfie. Poco male in inverno quando alla peggio bisogna sopportarlo con un caschetto in testa che fa finta di dirigere i cantieri, scatenando l’effetto Village People. D’estate purtroppo vuol essere lui l’anima della festa e blocca l’intero impianto turistico su due o tre occasioni che portano vantaggio solo ai soliti noti, saziano il suo appetito mediatico e lasciano fuori bravi imprenditori ed enormi zone della città, come Rimini sud… o Rimini nord, visto che per lui Rimini è solo il Grand Hotel, il Porto, Il Ponte, il Teatro. L’iniziativa Selfie di quest’anno è l’uso di gigantografie dell’artista Maurizio Cattelan. Da un catalogo del 2010, chiamato Toiletpaper, sono state scelte delle immagini su cui è stata apposta la scritta “Saluti da Rimini”. Le immagini sono poi state messe in posizioni strategiche (il Grand Hotel, il Ponte, Il Porto… che ve lo dico a fare). A qualcuno sono piaciute, ad altri no, ma non è questo che determina il successo o l’insuccesso dell’iniziativa.
Secondo noi di Citizen, la città di Rimini è così piena di persone che non hanno la minima idea (né gli importa) di chi sia Cattelan che prendere immagini da un suo catologo è assimilabile ad arredarsi una casa con litografie dell’Ikea. Il fatto che estimatori di Cattelan possano scegliere Rimini per delle esposizioni estemporanee appare decisamente improbabile. Un diverso effetto si sarebbe ottenuto usando Cattelan per quello che è in realtà, ossia il provocatore che in Polonia ha esposto una sua opera in cui veniva rappresentato Papa Wojtyla centrato da un meteorite. L’unico problema sarebbe stato che, chiedendo all’artista di applicarsi intenzionalmente su Rimini, il risultato non sarebbe piaciuto all’Amministrazione… perché da queste parti di materiale per provocare ce n’è parecchio e sono tutti guai PD.
P.S.
Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò di cosa sei privo“. [Carlos Ruiz Zafón]
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@DadoCardone

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Forze Nuove, solita solfa.

IMG_20150606_095651Questo pezzo non lo volevo scrivere. Mica perchè non ho un’opinione in proposito, ma perchè come diceva il saggio McLuhan, sociologo più noto che conosciuto,  per combattere certi fenomeni “Bisogna staccare la spina“.

Sto parlano nel caso specifico di Forza Nuova che sabato ha fatto volantinaggio in Piazza Tre Martiri mentre (e questo è il loro vero peccato), il Primo Cittadino era distratto e non si è presentato per litigare. Più tardi commenterà una cosa del tipo che lui stava inaugurando una scuola e che si provvederà a “sanzionare“. Cosa voglia dire sanzionare non è dato saperlo, visto che non si capisce nemmeno se la cosa fosse autorizzata o meno, ma per amor della tecnica alla Pippo Baudo (faccio tutto io) ci pregieremo di vedere anche Gnassi Pizzardone.

Dicevo che non mi va di parlarne di questa cosa perchè un’azione di per se scarsamente efficace e comunicativa viene amplificata da quattro somari che pensano bene di farsi “luce con la bolletta degli altri” e sono così politicamente inesistenti che riescono a parassitare persino Forza Nuova…. non parliamo poi dell’ennesima occasione di mettere di mezzo il Movimento 5 Stelle.

Erano non più di una decina, con altrettante bandiere e la scorta di due cellulari, macchina della Polizia, Digos e Carabinieri. Fossero stati quelli di Casa Madiba era d’obbligo l’assetto antisommossa. No perchè a Rimini, per chi non lo avesse capito, funziona così: il vero pericolo sono quelli che solo con la loro esistenza fanno capire alla gente che il PD non è un partito di sinistra. Si percepisce chiaramente. Manganelli e sgombri per persone che si occupano dei senzatetto e “sanzioni” per chi fa dell’Apologia del Fascismo in una piazza dedicata ai Partigiani. Più chiaro di così!

Poi c’è il problema del Movimento 5 Stelle, quello si che mette paura, tanto è vero che l’avanguardia dell’aperitivo spreca un’intera domenica mattina per dargli contro, roba che gli è saltato un brunch. Il Consigliere Bertozzi e il Consigliere Piccari, due politici con una profondità di pensiero pari all’acqua residua delle lenti a contatto dopo l’applicazione, si inerpicano in bambocceschi percorsi dialettici tesi a dimostrare che il Movimento si contraddice. In particolare entra in campo l’Assessore Sadegholvaad che, probabilmente rinunciando a qualche rito metrosexual, tipo la crema per il contorno occhi, usa il suo tempo per insinuare che il Movimento 5 Stelle ha votato in Consiglio perchè FN manifesti in piazza. La realtà è che il M5S si è astenuto dalla possibilità che il Consiglio Comunale possa deliberare chi può manifestare in piazza e chi no, perchè è una questione di pubblica sicurezza di cui si occupa la Questura in base alle informazioni che possiede e perchè potrebbe essere l’ennesima occasione di favorire espressioni politiche a dispetto di altre. Ammetto però che queste sono finezze politiche che chi non sospetta che i cacciatori caccino… fa fatica a capire.

Una nota di colore. L’Assessore si è pure prodigato in una discussione sulle occupazioni, secondo lui non giuste e illegali, chissà se questa considerazione provenga dalla scoperta che diverse prostitute di nazionalità cinese gli occupavano l’appartamento di famiglia da tre anni e mezzo… sono cose che segnano, soprattutto se i condomini, dopo avertelo segnalato, decidono di fare un Esposto in Procura. E questo era il capitolo delle contraddizioni.

C’è poi il capitolo dei “cornuti e mazziati” come il caro Pantaleoni che fa parte di quel Partito… com’è che si chiama? Non ricordo bene, mi sembra “Volemos, ma non Podemos” o una roba del genere. Lui, dopo 4 anni e dispari, con il classico lembo di carta igienica che esce dai pantaloni, vorrebbe un “comunicato di fuoco” da parte dei 5 stelle, dopo averli chiamati indegni, contro Forza Nuova. Ah.. se avesse avuto le stesse pretese nei giorni in cui il suo Assessore e il suo Consigliere facevano finte sull’Acqua Pubblica, che neanche Maradona, forse adesso non sarebbe spoltronato (o lo sarebbe con maggior dignità).

Il Comunicato, su stette Fascisti con otto bandiere, fa comodo ad un sacco di persone, FN compresa. Fa comodo al PD che può alimentare l’ansia che senza di lei sia regime, fa comodo al Sindaco meno di sinistra che Rimini abbia mai avuto, il quale può combattere battaglie che lo fanno sembrare meno reazionario. Fa Comodo a personaggetti come Bertozzi e Piccari che possono saltare sulla sedia e gridare “Questa la so!“, dopo una legislatura ectoplasmatica. Fa comodo ai culi addormentati dalle poltrone, che possono far finta di aver perseguito un senso, mentre invece si sono limitati a scoregge silenti sulla pelle impunturata.

La Comunicazione la faccio io, non per delega, ma per evidenza dei fatti. Il Movimento, soprattutto quello quello di Rimini, è contro ogni forma di Fascismo, ma non lo dimostra allineandosi agli strilloni. Lo dimostra ogni giorno dando voce a chi la chiede, portando e pretendendo onestà, lottando contro le soverchierie del Partito Nazionale e ribadendo ogni giorno che: nessuno deve rimanere indietro. Sparuti individui sponsorizzati dalle recitate ire del Sindaco non meritano attenzione, se non nella evidente disparità di trattamento che rappresentano nei confronti di Casa Madiba.

Non lo volevo scrivere sto pezzo… era pure domenica.

P.S.

“Soltanto i segreti insignificanti hanno bisogno di protezione. Le grandi scoperte sono protette dalla pubblica incredulità.” [HERBERT MARSHALL MCLUHAN]

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Corsi e ricorsi leghisti.

lega1In queste giornate in Italia s’è fatto un gran sventolare di bandiere tricolore. Avete presente l’Italia, no? Quel posto pieno di storie partigiane e di orgoglio comunista che rivendica ruoli nella storia della Liberazione e nella cultura antifascista, ma poi …. torna al tuo paese negro.

Non è così per tutti, azzarderei  che per molti non lo è, ma alla fine chi si fa sentire di più sono le accezioni negative. Ho ricordi di bambino, alle elementari, non troppo lontano da qui, a Cattolica. Quando mi chiedevano delle mie origini dicevo senza problemi che mio padre era di Napoli, anzi Spaccanapoli, il decumano inferiore della città, la via più importante.  I miei compagni, giustamente, non sapevano che in quel luogo visse e morì Benedetto Croce (suppongo che tutt’ora sia poco importante per loro), ma la notizia era sufficientemente importante per generare un “torna a casa tua terrone” ad ogni litigio. Lì per lì non accusavo molto, ma tornato a casa chiedevo a mio padre quale fosse questa casa, che tutti mi ci volevano mandare. Dopo un po’ cominciai a dichiarare solo il mio luogo di nascita, Milano.

Non erano ancora i tempi della Lega, quel Partito che negli anni 90, con 4% a livello nazionale, ma  un 18,9% in Lombardia, faceva dichiarare a Vito Spimi:

Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l’ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l’altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare.

Parlare di 4 o 6% sembra ridicolo, ma negli anni dell’exploit della Lega alle regionali andavano a votare percentuali superiori all’80% degli aventi diritto. Affluenze diverse, stessi meccanismi: da una parte era nell’aria la Tangentopoli che avrebbe annullato PSI e DC, dall’altra il Partito Comunista stava perdendo i vincoli della disciplina di partito e gli anti comunisti potevano  rilassarsi votando altro.

Oggi il PD è un partito che “questione morale” non ne fa, tanto che non si capisce quale sia la differenza con la creatura di Berlusconi…. non di certo le condanne. Forse, ma dico forse, le mignotte. Per trovare invece tracce di sinistra bisogna espatriare e dunque ci si può lasciar andare all’inutilità del voto leghista, come se, per i pochi che ancora votano, la cabina elettorale fosse un modo per levarsi un fastidio e non per darsi un governo.

Il fastidio in questione non sono più i terroni comunemente intesi, ma gli abitanti del sud del mondo, tra i quali ormai siamo anche noi, anche se facciamo finta che non sia vero. L’Italia è il paese Europeo meno sicuro per i minorenni  che totalizzano percentuali altissime (32,3%) di rischio povertà e più di mezzo milione  (723.000) che vive già in povertà assoluta e conclamata. Per il resto ci sono due milioni di Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, ne cercano lavoro. Il problema non è solo dei giovani ovviamente, ma certi indici sono chiari indicatori di una situazione devastante.

La differenza con i ricorsi di storia leghista è che mentre dopo il ’94 la Lega si accordò con un Berlusconi amico degli amici e autonomamente strutturato, oggi si contende i resti dell’elettorato con un Movimento 5 Stelle attestato attorno al 20% di media nazionale, che si mantiene tale grazie al quel “non so che”  di Welfare. Cosa sarà più forte? La guerra fra poveri da sempre istigata dalla Lega o l’indirizzo ad  una società più equa?

La chiave di tutto, dalle Comunali alle Nazionali, sta nell’affluenza al voto e nell’abbandono della rete come feedback programmatico. Sebbene i Social siano inimitabili per immediatezza della comunicazione restituiscono informazioni falsate rispondendo solo a logiche virali. Se il Web fosse indice reale di gradimento il Presidente del Consiglio dovrebbe essere un gattino che litiga tutto il giorno con un gomitolo di lana. Esiste un giacimento di voti in quel 60% di aventi diritto che ormai non vota più e per riprenderselo non serve arringare a gruppi Facebook, che contano diecimila iscritti, ma sono tenuti in vita da dieci sparuti individui che litigano fra di loro. Molto più utile rivolgersi direttamente agli  orfani del progressismo con in mano piani certi riguardo ai diritti civili e sociali.

P.S.

Cos’è mai il patriottismo, se non la vostra convinzione che un paese è superiore a tutti gli altri per il semplice fatto  che ci siete nati voi?” [George Bernard Show]

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Regionali 2015: Personaggetti

Siete confusi dal recente voto regionale? Non sapete leggere i dati che i telegiornali sparano da due giorni e i commenti, tutti di parte, vi danno sui nervi? Niente paura, ci pensa Citizen.
affluenza alle urneDunque … per leggere il risultato di queste elezioni il dato più importante è l’affluenza che, secondo i dati del Ministero dell’Interno, totalizza il 53,90%. Altrettanto importante è confrontarlo con la precedente affluenza che si è attestata al 64,13%, quindi in calo del 10%. Non sono conti della serva, non si mischiano pere con mele, stesso tipo di elezioni, stesso tipo di votante.
Perché è importante identificare la percentuale di affluenza? Per un vecchio vizio della politica, quello di considerare la percentuale di votanti come l’intero, il che ha senso solo per la propaganda, ma non se per lavoro vendi idee e ricevi in pagamento consenso. Se un’azienda qualsiasi cercasse solo legittimazione, ma non l’introito, sarebbe destinata fallire come in effetti sta facendo la politica Italiana con un PD in calo di due milioni di voti.
zaiaA chi si pregia di percentuali miracolose bisognerebbe ricordare che il ruolo conquistato è di rappresentanza, di conseguenza minore è l’affluenza, maggiore è il fallimento di tutti. Facciamo un esempio pratico. La percentuale più alta di queste Regionali è il 50,08% della lista che ha portato alla Presidenza Luca Zaia e i votanti sono stati il 57,15% degli aventi diritto. Non voglio rendere noioso il post con troppi passaggi di calcolo, ma, se vi fidate, Zaia rappresenta circa il 28% degli aventi diritto, ossia il 70% non è rappresentato.
La situazione più drammatica è in Liguria con Giovanni Toti che rappresenta poco più del 17%. Se non è chiaro si può fare un esempio con un altro ordine di misura. In Campania Vincenzo De Luca è stato eletto Presidente toticon  il supporto di un listone che ha raccolto 987.651 voti. Secondo l’Istat solo la città di Napoli (il che non vuol dire tutta l’area metropolitana) al 30 gennaio 2015 contava 989.845 abitanti, indi per cui i restanti 5 milioni distribuiti in 5 provincie hanno ritenuto inutile votare e non sono attualmente rappresentati. Anche se a dirla tutta, a causa di un impiccio chiamato Legge Severino, potrebbero essere poco rappresentati anche quelli che hanno votato l’impresentabile De Luca.
Il dato, anche per queste Regionali, è purtroppo molto chiaro. I Partiti, o Movimenti che siano, si stanno litigando le briciole di quello che era una volta la politica, pur con i suoi enormi difetti. Alleandosi in innumerevoli declinazioni il messaggio che passa è sempre lo stesso: non votare che delucatanto nessuno ti rappresenta. Anche l’ultimo sfogo offerto, quello razzista della Lega, che va cogliendo le stupidità più ataviche degli Italiani, non è uno stimolo così potente come sembra e ruba solo nella miseria di voti rimasta. Il giorno in cui non voteranno neppure più gli sciovinisti potremmo dichiarare il paziente, attualmente in coma, finalmente defunto.
E il Movimento? Sebbene aumenti il numero dei suoi rappresentanti nelle istituzioni e si confermi singolarmente la seconda forza nazionale non aiuta il quadro generale a risollevarsi. Molti identificano l’appiattimento nella mancanza di alleanze, ma come illustrato, l’alleanza non fa altro che ridistribuire una tendenza negativa. Secondo il modestissimo parere di chi scrive, prendetelo per un esercizio di opinione, per uscire dal loop negativo, lo stesso di tutti gli altri, il Movimento 5 Stelle dovrebbe recuperare il germe rivoluzionario delle origini, inteso come la voglia di fare opinione e non di seguirla. I temi in cui applicarsi sono molteplici: immigrazione, emergenza abitativa, lavoro, tasse, welfare, tutto lasciato scoperto dalla politica o trattato con una superficialità devastante.
Concludendo. Vincitori a ben guardare non ce ne sono, ma i vinti sono quasi 60 milioni.
P.S.
Se i porci potessero votare, l’uomo con secchio della brodaglia sarebbe eletto capoporcile ogni volta, non importa quante macellazioni compia sul posto.” [Orson Scott Card]
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Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

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L’idea di Città.

ideaRimini è un cesso. Non fraintendetemi, non lo sarebbe di per sé, ce l’hanno fatta diventare e il degrado che si scorge ovunque ne è la prova.  Il Sistema della rendita non ha retto alle sfide del futuro, il resto l’han fatto politici che si credono imprenditori.

Questo mese è stato presentato il Rapporto sulla Povertà della Caritas. Cifre imbarazzanti per una città di nemmeno 150.000 abitanti. I Poveri a Rimini sono quasi ottomila … un’altra umanità nascosta tra le nostre ombre. Il Rapporto dice che i richiedenti calano, ma le prestazioni richieste aumentano.  Significa che molti degli extracomunitari, da cui ci sentiamo flagellati, hanno ritenuto più confortevole la povertà di casa loro e qui vengono solo a fare la stagione (in spiaggia c’è posto per tutti). Chi rimane a chiedere gli oltre 150.000 pasti preparati da Caritas e mensa dei Frati? Gli Italiani. Un povero su tre è uno di noi e, considerando che per i connazionali esistono ritrosie dovute a cose come la dignità, questi numeri sarebbero anche da aggiustare per difetto.

Sembra però che si sia tutti impegnati a pensare ad altro, anche in maniera piuttosto compulsiva. Lo stesso Sindaco, invitato a parlare nel consesso dove si è presentato il rapporto, era confuso rispetto a come trattare il problema e molto infastidito dalla foto di copertina della conferenza: un senzatetto con il Ponte di Tiberio come sfondo. Pare che abbia parlato di fogne e di come la sua idea di città dovrebbe sconfiggere la povertà … peccato che alle settemila persone, incontrate solo dalla Caritas, mancasse un’idea di stipendio e un’idea di un pasto consumato ad una propria tavola.

Non la vedo questa idea di città. Probabilmente è un limite mio, ma ciò che vedo è un impoverimento costante senza soluzione di continuità. Il Jobs Act ha permesso di falsare i registri, ma i marciapiedi del centro sono  cornice di serrande con un dito di polvere sopra, il resto è un bollettino di guerra. Se vi sentite resistenti alla depressione fatevi un giro sul Portale dei Fallimenti di Rimini scoprirete che esistono  518 procedure concorsuali aperte e, tra queste, scorgerete nomi come Rimini & Rimini S.p.A., Editrice la Voce S.r.l., Ge.CO. S.r.l.,  però non leggerete  l’ansia dei sessanta dipendenti del Mercatone UNO.

Esodati, padri separati, pensionati con la minima, usurati, madri sole, cassaintegrati, imprenditori asfaltati dalla crisi, licenziati troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per trovare un lavoro, giovani con formazioni senza valore, extracomunitari che non trovano posto nemmeno al semaforo. Se una Comunità non si occupa prevalentemente di questo, di che altro si dovrebbe occupare? Se la Politica usa le risorse per un’idea di città senza l’ambizione di abbattere le fasce di povertà, che la costringono sul fondo del barile … a che serve?

Il concetto è fondante. Certo Rimini non è l’unica ad aver a che fare con la povertà, ma la povertà è promossa e distribuita a Rimini come nel resto del Paese dalla stessa classe politica. Gente convinta che con uno slogan si possa cambiare la realtà, ma che, nel migliore dei casi, è completamente scollegata dalla stessa … nel peggiore si sta facendo gli affari suoi sulla pelle degli altri.

Prendiamo però proprio Rimini come esempio. Il Sindaco Gnassi, nel suo discorso al convegno Caritas, ha brillantemente sostituito la canna da dare al povero (“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”) con delle reti e così slogan e diritti d’autore sono sistemati. Per il resto dell’intervento ha parlato della sua idea di città contro la povertà, citando le fogne, un po’ come quando al Consiglio Tematico sulle Mafie aveva contrapposto il rifacimento di via Roma alla Criminalità Organizzata.

Monodiscorso Gnassi non ha tutti i torti, nel senso che l’unico modo di sconfiggere la povertà è un filtro culturale. Il problema però è che questo setaccio deve essere un’idea di comunità, non l’idea di città che possa farlo ricordare come il Sindaco che ha pedonalizzato il Ponte di Tiberio e scoperchiato il Teatro Galli. Rimini è piena zeppa di puttanate, costose già in fase progettuale e devastanti in quella gestionale. Facciamo qualche esempio?

  • TRC: una corsia protetta per autobus da cento milioni di Euro (per adesso) che, ancora non finito, ha messo Agenzia Mobilità in una spaventosa situazione debitoria. AM, che come agenzia doveva essere semplicemente un organo di controllo, spinge per fusioni e ed espansioni pur di sopravvivere. La politica appoggia con il Deputato “Piuttost che nient” Arlotti: il TRC prosegue, gliel’ha detto Del Rio. Assolto per non aver compreso il fatto.
  • Palacongressi: un’altra smargiassata da cento milioni di euro che ha bisogno di varianti delle varianti agli accordi di programma, non per giustificare se stessa, ma per sopravvivere al mutuo. Succede così quando i politici cominciano a credere alle sciocchezze che loro stessi raccontano, ma nel caso specifico il destino di un’opera che doppia una struttura già in crisi era scritto … non c’era bisogno di leggerlo nella palla di marmo da un milione di euro. Per dargli respiro, mentre siamo tutti in attesa di questo gran piano per veder ridecollare il “disco volante”, ci ritroviamo una piscina che disturba una fiorente attività poco distante e delle palazzine Soviet.
  • Aeroporto: un buco superiore a 50 milioni di euro e la maggioranza pubblica di una società partecipata dispersi nel vento. Per far credere che fosse un aeroporto da un milione di passeggeri la politica ha fatto qualsiasi cosa, anche far finta di non vedere. Un bene pubblico svenduto in saldo al prezzo di una fidejussione, messa assieme con una ridda di capitali sociali di aziende che non hanno neanche incidentalmente a che fare con la gestione aeroportuale.

Solamente con questi tre esempi abbiamo accumulato 150 milioni di Euro di spreco.  Soldi pubblici, soldi privati, recuperati dal Comune,  dalla Regione, dallo Stato, non importa da dove arriva ciò che è stato buttato , quello che importa è che la Comunità Riminese ha catalizzato su di sé questi capitali e il risultato è quello che tutti possono vedere.

Ora… per una mera speculazione intellettuale provate a pensare se Rimini questa capacità di attrarre denaro l’avesse investita sugli Ultimi. Badate bene, non sto parlando di quell’assistenzialismo che mette persone disagiate a lavorare presso un’azienda, che ne ha poco bisogno, giusto per dare ad una trentina di individui il quarto di uno stipendio basso e mettere l’animo in pace ad un membro Rotary. Avete mai pensato che il ripristino della dignità degli ultimi potrebbe essere un’occasione di lavoro?  Sto pensando ad un’enorme cooperativa sociale in House, ma poi mi viene da pensare anche ai 300 mila euro  buttati nei capanni degli attrezzi Ci.Vi.Vo. ed allora è meglio aspettare che il PD finisca di cannibalizzarsi da solo.

P.S.

L’applicazione di filtri culturali è un lavoro lungo, cui dovrebbe partecipare tutta la Comunità e da cominciare a sperimentare in età scolastica. Il massimo che può fare questo post è stimolare  una riflessione, cioè far riconsiderare qualcosa che si sa già. La tendenza comune, anche se ben mascherata, è quella di percepire una persona finita in stato di povertà come qualcuno che non è stato in grado di affrontare la vita con sufficiente intelligenza e lungimiranza. La verità è che però la vita, spesso, si accanisce contro le persone in modi veramente assurdi. Essere povero non è una colpa, ma un concorso d’inadeguatezze del modello di società che promuoviamo. Consideratelo.

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@DadoCardone

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La trincea del PD.

La grande GuerraSabato pomeriggio a Novafeltria si è riunito un convegno,  per amministratori e cittadini, dal tema: Fusione dei Comuni della Valmarecchia. L’incontro ha avuto come cornice la scuola superiore “Tonino Guerra” e al termine gli studenti, dell’indirizzo Enogastronomico, hanno predisposto anche un aperitivo con varie degustazioni … cosa che l’Ex Consigliere Regionale Marco Lombardi ha molto gradito (vediamo chi la capisce).

Quello che ci preme però non è sottolineare gli appetiti del miglior cliente del Novecento, ma la pattuglia Demokrat  schierata al completo, manco fosse l’anniversario dell’invenzione del vitalizio. Petitti, Arlotti, Pruccoli, Rossi, c’erano proprio tutti, ci si sarebbe aspettati di vedere da un momento all’altro anche Bonaccini, ma vallo a strappare alle TV.

Il motivo dell’affollamento, che a me personalmente ha provocato un sentimento misto tra narcolessia e perdita di fiducia nell’umanità, è stato per i più di un’ovvietà disarmante. L’Unione del Comuni, quella sì promossa dal PD, è fallita miseramente, ora che comitati di cittadini hanno fatto piani di Fusione è necessario metterci un bel cappello sopra. Già visto, ma a questo punto molto necessario data anche la vertiginosa caduta di iscritti.Come si difende l’avamposto Rosso (stinto)? Gli interventi del plotone Demokrat volevano banalmente far passare la spinta all’Unione come lavoro propedeutico alla Fusione, salvo poi fare a meno di spiegare come mai non vi sia un progetto chiaro da presentare alla cittadinanza. Quanti devono essere questi comuni da fondere? Tre, Quattro, Sei , Dieci? Quanti?

La teoria di alta scuola politica di Tiziano Arlotti, “Piuttost che nient l’è mei piuttost” (l’ha detto veramente), ha lasciato perplessi molti. Tra quelli che hanno storto la bocca i ragazzi del Movimento 5 Stelle della Valmarecchia, che hanno già sperimentato una fusione (quella dei Meetup) propedeutica ad unire gli sforzi per un obbiettivo, promuovere la fusione solo dei Comuni dell’Alta Valle, più simili per tradizione, cultura ed economie. Altra precisazione è arrivata dalla Consigliera Elena Vannoni, di Novafeltria, secondo la quale l’inclusione di Comuni troppo grossi e dalle aspettative diverse potrebbe spostare indebitamente l’asse del potere. Proprio un lavoro da PD.

Chi vi scrive ha trovato patetica la propaganda, recitata peraltro ad amministratori del Partito Democratico, prospettante la Fusione come un “successo” accomunabile a quello delle Aree Vaste, che poi sarebbe proprio questo il pericolo. Se fanno le cose bene come nella  Sanità c’è da cominciare a pregare. Come al solito poche idee, ma molto confuse. Una su tutte: Municipi al posto dei Comuni mantenendo praticamente le stesse funzioni e dunque lo stesso personale. Praticamente un trucchetto per aggirare il patto di stabilità e null’altro.

P.S.

La Petitti, che ormai ha cambiato più posti di un lavoratore interinale (con retribuzione decisamente diversa), è stata estremamente vacua. Se si cambia troppo spesso letto si perde il sonno, chissà cosa si perde invece cambiando troppo spesso le poltrone.

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@DadoCardone

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Morte Democratica e finti comunisti.

acquaAvete 5 minuti di tempo? Vi voglio raccontare una bella favola. E’ la favola del Comitato dell’Acqua Pubblica e di come a Rimini si sia fatto strumentalizzare da Sara Visintin e Savio Galvani. Un’ipotesi? Non direi visto quello che è successo giovedì sera, ma giudicate voi. Ecco i fatti, con una piccola premessa.

Il tutto comincia nel 2011. Un giovane e promettente (nel senso che ha promesso qualsiasi cosa) Sindaco viene eletto con un contributo non indifferente dei voti del Comitato per l’Acqua Pubblica, il comitato che lotta per far rispettare il Referendum decretante  l’acqua e la sua gestione  in mani pubbliche.

Catalizzatrice del favore del comitato una certa Sara, che quando scrive cita addirittura i contadini di Di Vittorio, una vera compagna insomma. Sembra perfetta per soddisfare la voglia di sinistra dell’ormai democristiano PD. Come premio l’Assessorato all’Ambiente, effetti collaterali  Savio Galvani in Consiglio Comunale.

In molti si accorgono che Sara Visintin fa molta fatica a stare dalla parte dei vessati. Sarà finta sinistra o debolezza Costituzionale? I primi ad accorgersi che l’Assessore all’ambiente è usato a modi parafanghi sono i Teleriscaldati che vengono menati per l’aia, o meglio nei il tavoli tecnici, per un’infinità di tempo. Non sono i soli e la faccenda diventa piuttosto evidente quando ai tavoli Atersir ( Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) l’Assessora parla ben poco, mentre la voce forte sembra quella del suo accompagnatore… Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco, ma anche dipendente Hera in aspettativa. Va da sé che i finti comunisti possono sopportare disinvoltamente questo piccolo conflitto di interesse, infatti ne la Visintin si ribella, ne Galvani interroga (e di questo gliene sono grati i nasi sanguinanti a causa sue apologie del nulla).

Arriva però, come in ogni storia che si rispetti, il giorno della resa dei conti. La Maggioranza di cui fanno parte Savio e Sara decide che il Referendum sull’Acqua è come un consiglio d’amore: te lo chiedo, ma poi faccio come voglio. L’acqua pubblica è un fruttuoso concetto da usare durante le elezioni, ma poi è meglio fare una bella gara ad evidenza pubblica, così la gestione se la piglia Santa Madre Hera e c’è meno da faticare per tutti. Cosa fare?

Pubblicamente i “Comunisti per caso” sostengono l’acqua pubblica come sempre, anche se alle conferenze stampa fanno discorsi molto tentennanti, cosa di cui nel caso di Galvani non si accorge nessuno per ovvi motivi di inefficacia dialettica. Poi però qualcuno rompe le uova nel paniere. Il cattivone si chiama Fabio Pazzaglia, lui sì di sinistra e lui sì interessato al risultato del Referendum, tanto da chiedere ed ottenere sette firme per avere un Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica. La settima delle firme è proprio di Galvani che, per ovvi motivi di pretesa coerenza, è costretto a dare il suo appoggio suicida.

A questo punto la situazione si complica. Sara e Savio per rispettare la loro posizione pubblica dovrebbero uscire dalla maggioranza, soprattutto facendolo prima dell’approvazione del bilancio. Questa cosa non fa comodo né a “Federazione delle Sinistre ma non troppo”, né al PD che tra alluvioni, Aeroporti falliti e conti che non tornano sta sudando 7 camicie per cercare slogan che risolvano tutto. Che fare? In prima istanza, tramite il pessimo Presidente del Consiglio Comunale Gallo Bifronte, il Consiglio Tematico viene posizionato come fosse un punto qualsiasi da discutere in mezzo ad altre delibere, cosa irrituale ed inusuale. Ciò però non basta, perché le minoranze sono decise a trattare la questione e neanche se Galvani riuscisse a ritirare la sua firma, facendo una figuraccia solo su Icaro TV, non cambierebbe nulla. Di firme ne bastano sei.

Il Partito Democratico (qualsiasi cosa esso sia) si cimenta dunque nella sua pratica preferita, far saltare ancora una volta la pratica democratica, tanto la Democrazia sembra ormai essere solo un simpatico orpello da logo politico. Lo stesso Galvani interviene sull’ordine dei lavori chiedendo un rinvio e facendoselo votare dalla Maggioranza. Motivazione: per trattarlo meglio, con più tempo. In questa maniera la “Federazione delle Stranezze” potrà produrre un ordine del giorno, finora mancante, accomodante… qualcosa che il PD possa votare senza rovinare la festa a nessuno, magari un bel “percorso partecipativo” di teleriscaldata memoria, una di quelle cose che Hera teme tantissimo. (Brrrrr)

Detto fatto. Gallo Bifronte fa il palo agevolando la sottrazione di Consiglio Tematico, la maggioranza vota a testa bassa. Probabilmente qualcuno di loro si è persino reso conto di quello che stava succedendo, non Morolli, si capiva dallo sguardo da cernia e la “scimmia” da microfono. Alla Minoranza non resta che abbandonare l’aula e lasciare che nell’altra sponda continuino a martoriare da soli quella poveraccia della Democrazia.  Solo Eraldo Giudici (PDL) resta a guardare… ognuno ha i suoi feticismi, o i suoi vantaggi. Fine.

Questi sono i fatti e questo è il modo in cui il Comitato per l’Acqua Pubblica è stato vergognosamente usato. Meno male che è rimasto Pazzaglia a rappresentare quel che resta della Sinistra, dipendesse da Savio e Sara all’inizio del Consiglio Comunale,  al posto dell’Inno, dovrebbero suonare il De Profundis.

P.S.

Aspettiamo con ansia il nome della lista Visintin- Galvani per le prossime elezioni del 2016. Io ho già lo slogan: toccatemi tutto, anche l’acqua… ma non la mia poltrona. Spero sarà  apprezzato il mio sforzo di non descrivere i protagonisti di questa storia con i veri aggettivi che avevo in mente.

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@DadoCarone

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Ancòra

Ore 6.00 AM

Il cielo ha deciso di graziarci. Non piove più… o perlomeno non piove abbastanza da far salire il livello dell’acqua. Anzi scende, ma il vento soffia così forte che sembra un ammonimento a non pensare sia tutto passato.

Erano le 5 quando nel dormiveglia ho sentito un campanello suonare. Pensavo avessero suonato al vicino. Poi ho sentito quel grido. ACQUAAAA

Tra lo stordimento del sonno e il rumore della pioggia, per un attimo mi è sembrato di essere sotto coperta in una imbarcazione. Già… ma perché un marinaio dovrebbe gridare “acqua”? Allora realizzo. Alzo le tapparelle e mi trovo di fronte ad un fiume in piena, solo che li dovrebbe esserci la strada.

So esattamente cosa sta succedendo, non è la prima volta. E’ la quarta in due anni. Esco. Incrocio il vicino che rientra e gli chiedo gli stivali di gomma. Non li ho, ma a questo punto li dovrei proprio comprare… quelli e un canotto. Sento l’allarme delle pompe del mio condominio che suona in tutte le scale, ma so che prima del mio garage ce ne uno che sicuramente è già sotto da un pezzo. Attraverso il parcheggio. A tratti l’acqua mi entra persino negli stivali.

Una diga di fortuna, con sacchi di sabbia e fioriere, si appoggia al cancello scorrevole. Di fronte all’improvvisato riparo quattro ragazzi che abitano li. Non sono nemmeno arrabbiati. Affranti, la parola giusta è affranti. “Adesso basta, la vendo ‘sta casa”. Poi le solite cose.  I pompieri? Troppe chiamate. La protezione civile? Adesso arriva. Il Sindaco? Sto giro che si inventa? Cosa si inventerà mai… che è colpa della pioggia.

Non sono passati nemmeno due mesi da quando è stato chiamato un Consiglio Tematico sull’ennesimo allagamento a Gaiofana. Un dirigente comunale ha spiegato cosa ci “sarebbe da fare”, il Primo Cittadino ha cantato aulente e dolente le sue preoccupazioni per i bambini che frequentano i garage di Gaiofana. Infine il Partito Democratico unanime ha  bocciato qualsiasi soluzione proposta, rimandando tutto ad una non meglio specificata azione sul bilancio per trovare i soldi (e magari il cervello) per fare qualcosa.

Già, ma se nel frattempo ripiove? Ha ripiovuto e lo ha fatto molto prima che l’ignavia, saldamente residente nelle teste di cazzo, suggerisse loro di preoccuparsi. A Rimini, si sappia, ci sono delibere di spesa per decine di milioni che passano in una sola settimana dalle Commissioni all’approvazione in Consiglio, senza che nessuno, interessato a capirle, abbia nemmeno il tempo di studiarle. Per spendere 200 mila euro in difesa della cittadinanza però bisogna aspettare il bilancio.

Sono le 6.36 della mattina. L’acqua, tranne che nella piscina del parcheggio, è defluita. Ora arriva anche la Protezione Civile con i sacchi… sto giro hanno i sacchi, almeno.

P.S

Dedicato a tutti coloro che pensano che solo con la magica forza delle supercazzole l’acqua possa scorrere all’insù. Non era una gran pioggia.

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@DadoCardone

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Le gioie dell’astensionismo.

IMG_1700Non è un mistero. Chi vi scrive ha sempre fatto fatica a considerare l’astensionismo una forma di protesta. Il massimo della concessione che può essere fatta è quella della rassegnazione. Nei giorni del voto ho girato un po’, anche per i seggi del centro e ho visto gente, tanta gente, interessata all’aperitivo e non certo a far partire un messaggio di esasperazione.

E’ vero che il contrario dell’amore è l’indifferenza, questo si, ma una protesta per essere tale deve essere progettata e portata avanti con certi crismi. Sto dicendo che se proprio non si voleva votare scheda bianca, o addirittura andare al seggio per far mettere a verbale il proprio non voto, si sarebbero potuti organizzare dei sitin fuori dai seggi senza entrare a votare. Questo, magari, avrebbe lasciato un segno.

Fregarsene è la contestazione che si porta avanti durante l’età dell’adolescenza e, infatti, questa astensione ha avuto il medesimo risultato del capriccio di un sedicenne brufoloso. Sarò più specifico.

Oggi sono andato ad assistere  in Regione all’insediamento di quelli che dovevano aver recepito questo portento di messaggio, quelli cioè che per la prossima legislatura decideranno come spendere 10 miliardi di tutti. Eh si.. perché le tasse sono di tutti, sia di chi ha votato, sia di chi non lo ha fatto, anche se in ultima analisi chi decide la spesa rappresenta il 18% della popolazione della Regione (fatevi i conti).

Devo deludere gli speranzosi, quelli che ancor oggi riescono a trovare una ragione nel PD, spiacente. Come Presidente dell’Assemblea è stata votata, compattamente, Simonetta Saliera, vice di Errani nella scorsa legislatura. Salute!

Ovviamente il nuovo Presidente Bonaccini ci ha tenuto a ringraziare Errani, giusto per far capire quale sarà lo stile, non prima però di aver eletto un ufficio di Presidenza completamente privo di Movimento 5 Stelle. Pochi voti? Proprio no, considerato che una poltroncina è spettata a Foti (Fratelli d’Italia), rappresentante di un partito del 2% (di niente). Allora perché? Atteggiamento ostruzionista dei Pentastellati? A parte che fare ostruzione in 5 la vedo dura, poi c’è stata la richiesta esplicita di un ruolo di garanzia, non una presidenza, non una vicepresidenza, magari un posto da Questore…. davano indietro  anche l’indennità aggiuntiva, ma in Regione sono ricchi, cosa vuoi che gliene freghi di due spiccioli.

Eccoci dunque daccapo. L’incidente di percorso del PD è stato brillantemente superato e dalle facce, nonché dalle dichiarazioni, vi posso assicurare la “paurona” dell’astensionismo non ha lasciato grandi tracce. La prossima protesta:  consiglierei di farla da uomini e non da Caporali.

P.S.

Nessuno mi rappresenta è una cazzata. E’ un po’ come “nessuno mi vuole bene”. Credere che mani di altri possano essere responsabili della nostra felicità non ha mai cambiato nulla di ciò che non piace, soprattutto quando quelle mani, in questo preciso momento, stanno stappando delle belle bottiglie alla faccia nostra.

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@DadoCardone

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Pagellone Tematico

IMG_1597Ieri durante il Consiglio Tematico sul quartiere di Gaiofana si è consumata un’altra delle vergognose recite a cui, purtroppo, il PD ci ha ormai abituato. Un breve riassunto dei fatti.

Il 3 dicembre una precipitazione di modesta entità, se paragonata al famoso evento “Bomba d’acqua”, ha causato l’allagamento del quartiere Gaiofana,  culminato nel metro e settanta di acqua nel garage del condominio in via Don Milani. Un evento eccezionale? Se considerate eccezionale che si sia ripetuto per la terza volta in due anni, sì.

La minoranza consiliare, sentiti i cittadini interessati, ha convocato un Consiglio Tematico e ha presentato ordini del giorno allo scopo di impegnare la Giunta a: indire una Commissione di Indagine, risarcire i danneggiati e a relazionare i cittadini, direttamente nei luoghi del danno, sulle colpe e sulle iniziative intraprese.

Prima di far bocciare senza appello dalla maggioranza tutti gli Ordini del Giorno presentati, la Giunta si è premurata di far sapere ai cittadini, intervenuti in numero discreto, che:

  1. Il Piano delle Emergenze ha funzionato perfettamente.
  2. Non è vero che potevano fare di più, ma adesso alzano dossi e allargano fossi.
  3. Il fatto che ci fossero cittadini in Consiglio rappresenta solo una strumentalizzazione politica.

Non è facile relazionare sull’intero Consiglio perché, a tratti, più di qualcuno si è quasi convinto di trovarsi “Ai confini della realtà”, dunque in puro stile Citizen ci limiteremo a fornire le pagelle dei protagonisti.

Minoranze: Hanno resistito il più possibile dallo strumentalizzare, qualcosa è scappato, ma era difficile non schiacciare palle così ben alzate. Hanno combattuto sapendo già di dover perdere, qualche soddisfazione se la dovevano togliere.  Voto: 8 . Spartani.

Maggioranza: Incitati da Gigi il Bullo (aka Gnassi) si sono sforzati di dire qualcosa, ma era meglio se non lo facevano. Dallo sforzo creativo  è venuto fuori che: non c’è più la mezza stagione, dobbiamo preoccuparci del buco nell’ozono e le cose brutte succedono anche a Parma. Voto: 2. Segnaposto Natalizi.

La Giunta: Sembrava uno di quei film americani da adolescenti dove, in mensa,  il ristretto gruppo di eletti guarda male tutti gli altri. Voto 0. Sfigati.

Assessore Sadegholvaad:  Ha parlato due volte dicendo la stessa cosa, evidentemente ne era molto convinto. Grazie a lui abbiamo scoperto che il Piano delle Emergenze ha funzionato perfettamente perché il quartiere Ina Casa è salvo… si  lo so… Anche dopo che il Consigliere Tamburini gli ha rammentato come nel piano esistano delle incombenze anche prima dell’avvenuto disastro, l’Assessore ha continuato a darsi pacche sulle spalle da solo per l’ottimo lavoro. Voto:3. Imbarazzante.

Assessore Biagini: per qualche strana congiuntura, che non riusciamo a comprendere, si ostina a stare seduto in questa Giunta. E’ stato l’unico che non ha guardato con malcelato disprezzo i cittadini e che ha capito quanto fosse inutile difendersi dopo aver ammesso che, sì, al terzo allagamento ci sono dei provvedimenti da prendere. Voto:6. Infiltrato.

Assessore Visintin: qualche istanza era rivolta anche a lei, ma pare che ad un certo punto della serata si sia ricordata  di avere altro da fare ed è scomparsa: Voto: Non pervenuta. Ritirata strategica.

Capogruppo Morolli: bisogna ammetterlo è perfettamente addestrato. Quando il suo Sindaco gli da ordine di difendere l’indifendibile reagisce puntando le zampe dietro, pronto a scattare non appena lampeggia il microfono. Peccato che poi non sappia esattamente cosa dire e dilapidi il suo scatto in metafore proto-calcistiche di ossa e calcificazione. Voto: 3. Sizt!

Il Sindaco Andrea Gnassi: Diciamo subito che il voto è 10. Superlativo. Ormai abbiamo imparato a giudicarlo per il peggio che sa dare di se stesso. Rimini brucia e lui continua a suonare la lira… anche se sarebbe più efficace il paragone con Caligola che ha fatto senatore il suo Morolli, o era un cavallo? Durante il Consiglio Tematico ha sfoderato il suo repertorio migliore. Ha mentito, si è vantato di cose che non dipendono da lui, ha urlato, interrotto, menato il can per l’aia, guardato male tutti ed infine ha pure intimato ad un cittadino non originario di Rimini di portare rispetto visto che era ospite. Andrea Gnassi: un nome, una garanzia… di sentire delle imprecazioni se lo fai a Rimini.

Gianluca Tamburini: mi viene in mente il vecchio spot della Pirelli (anche se poi la citazione è di Ghoete), “la potenza è nulla senza il controllo”.  Ha messo in fila, in maniera compassata, tutte le incertezze dell’Amministrazione, rintuzzando tutte le minchiate che si sentiva rispondere. Ha fatto notare a Sadegholvaad che la supposta  “Defcon 2” (scusate la citazione wargames ho una certa età) a Ina Casa, mentre a Gaiofana succedeva il finimondo, non è stata avvertita nemmeno dal clochard sotto il ponte e che il piano delle emergenze comprendeva anche la prevenzione. Infine ha scatenato il suo ringhio contro il Sindaco che mentiva a favore di telecamera. Voto: 9. Gattuso.

Cittadini:  quando vedo persone che sopravvivono alla Spippola di Gnassi e non tornano il giorno dopo con una cintura esplosiva a far saltare il Comune, mi dico che c’è ancora un futuro per l’umanità. Ora ne sanno di più e speriamo che questa consapevolezza li porti ad interessarsi , invece che ad arrendersi. Voto:10+. Martiri.

In conclusione il Consiglio Tematico è servito molto di più per il raggiungimento della consapevolezza, che del risarcimento. Un tecnico dirigente del comune  ha detto che si possono fare cose per evitare l’allagamento (al terzo allagamento è una buona notizia), altri  hanno detto che metteranno i soldi, altri ancora che verranno trovati i responsabili, ma… alla fine si è votato  contro tutto, anche contro le cose ammesse. L’unica cosa che si è capita è che la politica ha previsto tempi tali da far decadere qualsiasi azione legale, se non subito attivata.

Voto alla politica: -10. Distante, troppo distante.

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@DadoCardone

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La Morte del Cigno.

mortedelcigno31Luigi Camporesi si è dimesso. Raffaella Sensoli prima nelle preferenze tra i candidati a 5 Stelle. Ogni elezione spezza degli equilibri, anche una in cui non va a votare nessuno.

I dati, nella loro povertà sono chiari. Sono andati  a votare la metà  degli aventi diritto rispetto alle precedenti regionali.  Poco più del 30%, roba che se succede per un’amministrazione di condominio bisogna prepararsi a un anno  di coltellate.

Chi si è spartito la miseria? Il Re dei poveracci è il PD. Il Premiato Poltronificio si è assicurato il 40%, ma non del totale, del 30%. Ha raccattato nella provincia di Rimini 33 mila voti che si sono spartiti i due eletti Pruccoli e Rossi alla modica spesa di una campagna “volantino extralusso” per il primo e di 300 mila euro in casette CI.Vi.Vo per la seconda.

Medaglia d’argento del Riminese, tenetevi la pancia, la Lega con il 17,85%  e nessun eletto, anche perché chi è la Lega? Non lo sappiamo. L’unica cosa che ci è dato sapere è che a Rimini basta che prometti di cacciare lo Straniero e qualche voto lo raccatti, anche se poi non c’è nessuno a rappresentare. Il voto è sacro, anche quello di un razzista.

Terza forza, al 17,24%, 504 voti di differenza, il Movimento 5 Stelle. Hanno scoperto le malefatte sull’aeroporto, sono stati vicini agli abitanti del ponte di via Coletti, hanno sostenuto gli ambulanti, hanno dato modo a tutti i comitati della città di avere voce, hanno portato parlamentari sul tracciato del TRC (etc), ma l’unica cosa che dovevano fare era dare fuoco a un campo ROM, perché Grillo non deve dire le parolacce, ma se fosse un po’ più razzista….. Qui l’eletto c’è. E’ Raffaella Sensoli, classe ’81, grintosa e determinata. Di contro però viene perso Luigi Camporesi che, giustamente, avrà pensato che sia inutile buttare risorse personali se questo risultato è il ringraziamento. La Rimini del 2016 ha perso un prestigioso competitor, chissà che nella palestra spartana del Movimento di Rimini non ne nasca un altro. E’ già il momento di pensarci.

Una nota. Impietoso il confronto con la Bologna dei veleni, da dove partono tutte le diatribe del Movimento. Il coordinamento delle attività elettorali, Il maggior radicamento e la possibilità di avere un Grillo a sorpresa (nemmeno troppo), hanno prodotto un 13,18%. In un bacino elettorale con il 10% in più dei votanti, a Bologna ha votato il 40% degli aventi diritto, pare punire le manovre ormai mal sopportate dalla base.

E gli altri? Tutti i simboli in gara hanno ottenuto risultati variabili  dal 3 al 4%, a parte Forza Italia che si attesta a un prestigioso 7% (pare che abbiano contribuito molto i ristoratori). Personale soddisfazione dello scrivente è il 2,68% preso da simbolo di Pazzaglia, il quale dopo aver abbandonato il suo mandato con la velleità di prendersene un altro, ha basato la sua campagna elettorale nel dare contro allo stesso PD di cui ha appoggiato le più grandi vaccate in Consiglio Comunale. Sarà un piacere rivederlo in un posto dove non vuole stare.

E il cigno del titolo dove è finito? Quello era la politica. Nobile per aspirazione è morta intossicata dai rimborsi spese,  dalle collusioni con il mondo degli affari e dalla lontananza dalla gente. Qualcuno rifletterà, altri penseranno che ancora una volta gli è andata bene, ma il dato è preoccupante perché all’estraneo prima o poi si cerca di eliminarlo, Lega docet.

P.S.

Pensavate di esservi astenuti per protesta ed invece avete praticamente votato PD. Bel risultato, spero almeno che l’aperitivo domenicale fosse preparato bene.

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@DadoCardone

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La campagna elettorale delle primarie vista da un ambientalista

 

Diamo uno sguardo alla campagna elettorale per le primarie.

Il candidato “alternativo” della sinistra per le elezioni 2014 della regione ER, usa l’inceneritore e l’ambiente come leva per la campagna elettorale.
Ma non è una sorpresa per nessuno.

il POST INCENERIMENTO
il POST INCENERIMENTO

Così come hanno fatto i tanti suoi predecessori in altrettante occasioni, sia per il trattamento rifiuti, denunciando le problematiche, promettendo grandi opere e interventi puntuali di cui chiunque ha sotto gli occhi gli esiti, così per il referendum dell’acqua, salendo sul carro del consenso a pochi minuti dalla fine della campagna elettorale del 2011, così per le fognature, idem per qualunque altro problema noto, relativo ai servizi e che ci trasciniamo nel tempo da decenni.

Oggi sarebbe finalmente giunto il momento che qualcuno raccontasse la verità, perlomeno risulta facile dirlo visto che la quasi totalità del mercato dei servizi riconduce alle multiutility dell’Emilia-Romagna, HERA ed IREN. É anche più semplice di così in realtà, visto che il Gruppo HERA è la prima multiutility italiana nel settore ambientale, nell’idrico, nel gas e nell’energia, con oltre 8500 dipendenti in un vasto territorio da Trieste a Modena, fino a Pesaro.
É anche facile saperlo visto che il logo è ovunque, nelle scuole, nelle banche, nei campi sportivi, nella miriade di proprietà sparse in tutto il nostro territorio. Se poi qualcuno fosse anche avvezzo alle quotazioni azionarie avrebbe sicuramente notato una delle società italiane che un bonus di dividendi allettante, anche in periodi come questo.


Capitale sociale azionario di Hera nel 2013
Capitale sociale azionario di Hera nel 2013

Capitale sociale azionario di Hera nel 2014
Capitale sociale azionario di Hera nel 2014

 

Questo colosso, dagli utili interessanti e dividendi remunerativi anche in tempi di crisi come oggi, ha in mano la gestione quasi totale della raccolta rifiuti, del trattamento delle acque, della manutenzione delle tubature di gas, dell’acqua, dei liquami, delle telecomunicazioni terrestri ed aeree, delle fognature, dei forni di incenerimento, delle connessioni internet di banche, enti locali ed amministrazione, chissà cos’altro.
Parte di tutto ciò viene demandata a piccole cooperative o ad istituti territoriali, attraverso bandi specifici. Il grosso rimane quasi tutto in capo a questa società che, importante dirlo, per il 61% è in mano al patto di sindacato dei comuni della regione. Ossia, per capirci bene, la maggioranza percentuale di questa società è stata in mano al PD negli ultimi 15 anni!

Ora, che il candidato regionale alternativo della sinistra venga a fare la morale, o anche solo si permetta di parlare su questi temi, è a dir poco incoerente. Direi immorale se non fosse che non è una sorpresa. Non dimentichiamo che il suo “compagno di partito”, no forse è meglio definirlo “capo politico”, il presidente del consiglio, è colui che ha tacciato di terrorismo una nota oncologa, La Dott.ssa Gentilini di Forlì presidente dell’associazione Medici per l’Ambiente, la cui unica colpa era lo stare informando i cittadini sui danni provocati dalle nano polveri, diossine, furani, PM10, PM2.5, provocati dalla combustione e in netto avanzamento come dimostrato dai dati di tutte le agenzie regionali dell’ambiente d’Italia. La stessa dottoressa che è andata da lui quando era Sindaco di Forlì per avvisarlo del grave danno. Lo stesso sindaco che ha ricevuto la visita dell’ordine dei medici della provincia, chiamati da una raccolta firme del MoVimento, per avvisarlo della gravità della questione. Lo stesso sindaco che, vistosi alle corde, ha costituito il comune parte civile contro la società di cui era socio lui e tutto il suo partito, nonostante come comune ne percepisse i dividendi.
Capito, ci stiamo autodenunciando pur di salvare la poltrona.
Infatti il compagno di partito dopo mesi di preparativi ha appena lanciato un DEF #sbloccaitalia #salvaitalia #sfasciaitalia che propone di riclassificare gli inceneritori come investimenti strategici. Logico no: siamo allo sfacelo, camminiamo su un piede solo e pure malandato, che cosa facciamo per agevolarci? Fumiamo una sigaretta! Certo.
Un altro esempio di civatiano di più fulgida stoffa morale che, come lui, sputerebbe nei 15.000 euro mese in cui mangia, pur avendo contributo al menù.

Ci vuole della coerenza, perlomeno in politica, quella Politica che dovrebbe significare Polis Etica ossia Etica Pubblica, ma oggi pare che invece stiano giocando con il buon senso. Questa non può che essere monotica, neologismo che rappresenta il contrario di politica.
Come puoi continuare a parteggiare per una delle parti, il partes, o il partito, a lavorarvi contemporaneamente dentro? Come puoi esserne capace e parlarmi di etica quando sai per certo [da amministratore non puoi non averlo capito], che è la causa stessa che combatti.
Coerenza signore, coerenza ed etica.
Non mi si venga a dire che può benissimo farlo da dentro. No, non è così.
Per dirla con un termine calcistico, non puoi tifare l’Inter se sei portiere della Juve.
Per fare un altro esempio, non puoi solidarizzare con i magistrati se fai parte della Mafia.
Non puoi. Semplicemente è un conflitto troppo grande, insensato. O sei infiltrato e prima o poi ne esci o contribuisci ai loro crimini.
Ma sappiamo che quella che loro si ostinano a chiamare politica ci ha mostrato anche di peggio.

Non dimentichiamo che questo è il paese dove gli insabbiamenti fanno la loro parte. La memoria del cittadino inconsapevole impegnato a sbarcare il lunario contribuisce a tutto ciò e la disinformazione la fa da padrona.
Per esempio. Hanno tutti dimenticato che fino al 2011 la Famiglia Cosentino era socia al 49,99% con HERA Comm grazie alla società S.C.R. [Società Cosentino Rifiuti], le cui sedi risultano ancora a Caserta. I vari amministratori interpellati sparivano alla minima domanda su questa questione, oppure facevano la parte dell’inconsapevole vittima del sistema. Non dimentichiamo inoltre che a coprire questa società con il segreto fiduciario vi era la Monte dei Paschi Società fiduciaria, altro argomento celato nelle ombre della memoria.

Una questione così grave in un paese non dico solo civile, ma addirittura normale, avrebbe scatenato un putiferio. Oggi siamo talmente abituati agli scandali che una svista del genere è ritenuta comprensibile. Basta questo a farci rendere conto della gravità della situazione?

Dopo fatti del genere parlare d’altro risulta impossibile. Andrebbero attivate delle commissioni, si dovrebbe richiedere l’intervento di tutte le componenti giuridiche del territorio per far si che innanzitutto una cosa del genere non accada più, poi avviare tutte le tutele del caso per difenderci da questi incompetenti che hanno consegnato i sacrifici di 3 generazioni in mano alla malavita organizzata… a tal punto da essere comodamente seduta nel nostro salotto. Come puoi parlare ancora e far finta di niente?

• Non dimentichiamo che il referendum sull’acqua è ancora lontano dall’essere rispettato. Non sorprende. Se poi si legge quanto sopra con un minimo di spirito critico, tutto torna.
• Non dimentichiamo che ci sono intere regioni in Italia che hanno sfruttato i rifiuti come risorsa economica e come occasione di offerta di lavoro, portando la raccolta differenziata a livelli vicini al 91% [Ponte nelle Alpi e il consorzio Priula in Veneto, sono campioni del mondo], mentre da noi si fatica ad arrivare al 60% di riciclaggio, in cui è compreso anche il recupero energetico [incenerimento]. Non sorprendono più le scelte dei nostri amministratori se si guardano attraverso il caleidoscopio dei fatti.
Ora, diamo un’occhiata a ciò che non va intorno a noi, poniamo la mano sul mento o il mento tra le mani e ragioniamo… torna tutto?
Il partito che si candida a queste elezioni con il candidato “alternativo” è lo stesso responsabile che sta provocando questi guai nel nostro territorio. Attenzione quindi a ciò che si considera “responsabile”, almeno prima date un’occhiata ai valori dell’inquinamento del grafico sottostante, in salita in tutta la regione.
Ne denunciano le problematiche proprio perché le conoscono attentamente, sanno bene di essere loro i responsabili.

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[Fonte: stefanomonti.net]

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Il Gioco di Arlotti.

Premetto che il gioco non è solo di Arlotti, ma anche a noi di Citizen piace giocare con i titoli. In questi giorni di pagine sui carceri abbiamo visto trasformata la mancanza di spugne in sporcizia e la mancanza di un collaudo di una sezione in sovraffollamento, si devono divertire solo gli altri?

Il gioco è del PD Riminese, ma probabilmente anche del Partito Democratico nazionale, per quello che ne sappiamo. Di che gioco si tratta? La caccia al titolo. Le regole sono semplici, basta mantenere rapporti cordiali con i quotidiani e ogni tanto passare qualche velina che puntualmente sarà pubblicata senza essere verificata…. Tanto tra amici…

Lo scopo del gioco è lo stesso della pubblicità della Coca Cola, esserci, perché un orso bianco con una bevanda gasata non centra nulla, ma se la vedi trecento volte al giorno te la ricordi. Qualcuno potrebbe chiedersi se non sia controproducente annunciare molte volte cose che non verranno fatte o attribuirsi meriti che non si hanno. La risposta è no. Ci sono delle modalità da seguire e il resto lo fa la memoria da pesce rosso della popolazione.

Scendiamo però nel particolare. Esistono fondamentalmente 3 modalità di annuncio con velina non verificata.

1)      L’annuncio di una cosa già decisa, per assumersene il merito. Possiamo fare l’esempio di Arlotti che ha recentemente annunciato di aver interrogato il Ministro e che stanno arrivando i soldi mancanti per realizzare le rotonde. In realtà andando a frugare tra gli atti parlamentari si scopre che esiste solo un’interrogazione in commissione, per cui la risposta,  già conosciuta, è che si tratta di lavori compensativi della terza corsia e che la spesa trova copertura nelle somme residuali del completamento del lotto in oggetto. In parole povere? Quando ci portano i progetti definitivi predisponiamo istruttoria per pagare secondo i tempi che servono. Capirete che il titolo : “Arlotti interroga il ministro, arrivano 17 milioni per le rotonde” fa un effetto diverso…. Almeno per chi non si ricorda l’ultima presentazione di bilancio, in giro per l’entroterra,  in cui il Taglianastri diceva le stesse cose. A proposito di Gnassi. Anche lui è affezionato a questo metodo. Vi ricordate i titoli in cui minacciava  azioni legali contro il Demanio se non gli dava il lungomare, quando già si sapeva che stava per essere approvato il Federalismo Demaniale?

2)      Il secondo metodo, usato quanto il primo, è l’interrogazione a metà. Molto semplice da praticare. Si compila un’interrogazione, ma se il Ministro risponde una supercazzola non si dice. Citiamo ad esempio sempre Arlotti, non per perseguitarlo, ma solo perché campione molto rappresentativo. Secondo quanto apprendiamo dalla stampa il duo Arlotti – Petitti avrebbe interrogato il Ministro Lupi sul Fellini e avrebbe ottenuto rassicurazioni di un suo interessamento rispetto a legalità e velocità nell’assegnazione del bando Enac. La prima parte è vera, l’interrogazione esiste, la seconda un po’ meno poiché nella risposta (se così la vogliamo chiamare) Lupi fa l’elenco degli iter e degli organi  istituzionali che sorvegliano già sulle cose che i Parlamentari riminesi chiedono. Ossia: la legalità e garantita dalle norme e  il tempo è quello che ci vuole. Brutto da scrivere su un quotidiano locale, meglio salvare solo l’eroica parte dell’interrogazione.

3)      La terza modalità è quella dell’interrogazione “a babbo morto”. Un’interrogazione cioè che, una volta fatta, vale come credito perenne e può essere richiamato sui giornali secondo l’esigenza. Un esempio…? Eh sì. Lo devo fare ancora con Arlotti. Giulia Sarti va in visita al carcere Riminese. Tu parlamentare Demokrat Riminese cosa fai? Le lasci prendere il titolone tutta da sola? Non sia mai. Arlotti ha per i Casetti un’interrogazione “a babbo morto” , precisamente una del 29 maggio 2013. Non importa se superata nei dati ormai obsoleti (addirittura il direttore citato non c’è più), non importa se nessuno gli ha mai risposto, basta chiamare i giornali e dire che ha interrogato il Ministro in proposito. Badate bene… non è una bugia, è solo una mezza verità. Il risultato finale è un posto accanto alla Sarti sul giornale.

Tutto ciò che viene detto in questo articolo è verificabile nei link che mettiamo in calce allo stesso, l’unica cosa di cui non siamo sicuri è la consapevolezza dei Parlamentari citati rispetto al gioco di visibilità che viene fatto con i loro nomi. Non saremmo per nulla sorpresi se l’operazione “Coca Cola” fosse in carico agli addetti stampa del Partito Democratico Riminese. Se qualcuno ha altre ipotesi siamo disposti a recepirle.

P.S.

Tramite mezzi non troppo diretti abbiamo provato anche a far notare l’ incongruenza di stampare  un titolo con un’interrogazione più  vecchia di un anno , ma quando un caporedattore ti risponde che “siamo apposto così perché la Sarti ha avuto abbastanza spazio”, che cosa gli vuoi rispondere? Questo non è giornalismo è salumeria:  un etto e mezzo… che faccio lascio?

Interrogazione rotonde  Interrogazione Fellini  Interrogazione Casetti

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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EatRiminy

“E’ meglio avere 10 idee al giorno, di cui 7 sbagliate, che due giuste”.

A parte l’ovvia considerazione che, nel primo caso, le idee giuste sono tre e, notoriamente, tre è meglio di due, scommetto che vi state chiedendo di chi è questa perla di saggezza. Mao? Lao Tse? Tonino Guerra?

Anche mettendo un grande nome vicino a questa frase rimane  una banalità e dunque è inutile che  vi tenga in sospeso. Il pensatore in questione è Oscar Farinetti, in pratica la versione commerciale di Carlo Petrini.

A questo punto, giacché noi di Citizen trattiamo temi prevalentemente del territorio, vi devo spiegare anche cosa ha a che fare Farinetti con Rimini. Presto detto. Voci non confermate lasciano pensare che il prode Taglianastri si stia allisciando l’imprenditore, primo sponsor  e consigliere ufficiosamente accreditato di Matteo “il Bomba” Renzi. Il motivo dell’alliscio, sempre secondo i mormorii, sarebbe un posto al sole per il “nostro” Andrea, magari uno di quelli in cui ci sia meno da dare conto alla gente (che qui stiamo cominciando a scocciarlo). La speranza è legittima se si pensa che la nuova “cricca” in capo al PD è capace di spedirti una come la Mogherini  sulla poltrona di Alto Rappresentante per la politica estera Europea.

A parte le voci, Oscar ultimamente si è visto spesso da queste parti. Almeni, Rimini Street Food e servizi fotografici del’URP (Ufficio Reclame ProGnassi) ne danno prova. Rimini d’altronde è una piazza interessante perché, dopo Bologna, se esiste un posto dove il PD può imporre quello che vuole è proprio questo. A Bologna Farinetti si è già dato da fare con il mega progetto di Fico Eataly World, la cittadella del Cibo, con cui le coop si sono spartite un appalto di 40 milioni di euro. Va detto che dopo una vibrante protesta il 10% è stato lasciato anche a un consorzio di pmi artigiane dell’edilizia.., giusto per non fare indigestione.

E’ probabile che finora ci siamo salvati perché Rimini a forza di patacate, tra Paladebit, Aeradria e TRC, non riesce recuperare denari come Bologna la Rossa (‘na volta), che ci ha messo anche un patrimonio immobiliare di altrettanti 55 milioni, il Caab (Centro Agro Alimentare Bolognese). Ovviamente stiamo parlando di grandi numeri che noi a Rimini non possiamo pareggiare, se non mettendo insieme tutti i debiti di Cagnoni.

Quello che Rimini può mettere a disposizione è l’evento, specialità della casa, o qualche boutique gentilmente offerta dal Consorzio del Porto, dove far andare a male il cibo…. Lo voglio proprio vedere il Riminese che spende 30€ per una porzione di polipo con le patate “a portar via” (per dire).

A questo punto stabilito cosa Farinetti ha da offrire a Rimini e con cosa Rimini può contraccambiare è d’obbligo chiedersi se questo matrimonio s’ha da fare. Finora il fidanzamento è stato discreto… la conoscenza con gli amici comuni (Bottura),  una serata al circo (Almeni), un giro in moto (Rimini Street Food), ma poi questo è  uno che i matrimoni li fa in pompa magna e, a quel punto, son soldoni da spendere.

Oscar Farinetti è, in accordo con i risultati ottenuti, un grande imprenditore, il punto è che questa qualifica non si può negare nemmeno a uno come Silvio Berlusconi  e non per questo è per forza un guadagno se ci hai a che fare (per info rivolgersi agli Aquilani). Se dovessi comporre la carta d’identità di questo nuovo personaggio lo descriverei come un imprenditore intrallazzato con il PD, un furbo, uno che è riuscito a trovare la formula di massificare i prodotti di nicchia, azzeccandogli uno slogan e industrializzandoli.

precariDunque no, non lo vorrei a Rimini, perché qui di teste di “nicchia” ce ne sono già abbastanza. Porta lavoro? A se stesso di sicuro, ma poi in giro leggo che, per esempio, a Firenze ha prodotto una sessantina di precari, che stazionano fuori dal suo negozio assieme ai Cobas. Rimane comunque il fatto che questo tipo d’imprenditori non crea nulla, ma modifica quello che già esiste a colpi di marchio registrato. Se c’è una cosa positiva, portata da questa brutta crisi economica, è una rinnovata attenzione nei confronti del cibo, perché le persone hanno scoperto che saltando la grande distribuzione si può mangiare in maniera più sana ed economica. Cito ad esempio il grandissimo lavoro che hanno fatto quelli del Rigas di Grottarossa, uno dei gruppi di acquisto solidale più fortunati d’Italia per numero di iscritti e per la qualità dei prodotti distribuiti. Di questo abbiamo bisogno, non di uno che individua trend, gli  incolla un brand, lo atteggia a bio e poi lo vende al triplo di quello che vale… anche il prezzo fa parte del percorso etico. Detto questo il prodotto artigianale è artigianale (punto), se lo voglio vado dall’artigiano e lo acquisto, senza pagare il pizzo a nessuno.

P.S.

Le cose scritte in questo pezzo sono considerazioni personali e influenzeranno solo lievemente le due o tre persone che fanno il favore di leggermi…. Perciò Dott. Farinetti non me ne voglia se ora le chiedo anche un favore. Potrebbe, che  il matrimonio con Rimini si faccia o meno, portarsi via comunque il Sindaco? Non c’è bisogno proprio di un posto da Ministro, ma un sottosegretariato ai DJ set non si nega a nessuno.

Davide Cardone

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Questione di inquadratura.

Immaginate la scena di un film. Non c’è audio. La telecamera punta sul volto di un bambino che piange. Si sarà fatto male? L’inquadratura si allarga e nel campo entra  una donna con il volto stravolto nell’atto di urlare. Forse il bambino ha rotto qualcosa di prezioso e piange perché la madre lo sta sgridando imbestialita. L’inquadratura si allarga ulteriormente, mostra una pistola fumante nelle mani del bambino e un uomo a terra con un buco in fronte. Le lacrime del bambino e lo sconvolgimento della madre sono dovute ad una morte accidentale….o forse no, sarà il film a dircelo.

Quante volte nella vita ci troviamo di fronte a punti di vista che non avevamo considerato? E quante volte non averli considerati ci ha fatto prendere una decisione sbagliata? Mi perdonino gli illustri nati imparati, ma a me è successo diverse volte e sempre per il meccanismo che ho voluto rappresentare nella metafora iniziale. In età adulta ho trovato  molto utile fermarmi e fare un passo indietro per avere una visione più ampia della scena.

Prendete la campagna elettorale di Riccione ad esempio. Se uno vive a Riccione tenderà, per quanto riguarda la decisione elettorale da prendere, a confrontarsi nel perimetro di interesse della faccenda. Leggerà articoli che parlano di Riccione, ascolterà chi si candida per amministrare Riccione e, sicuramente, prenderà parte alle appassionate discussioni del suo bar di riferimento dove, tra un caffè che sa di bruciato e un aperitivo con patatine mosce, avrà l’onore di ascoltare un Guru con l’alito da bianchetto che conosce anche le posizioni in cui amano riprodursi i candidati.

Ha senso? Voglio dire…  La conoscenza che ogni cittadino ha del proprio Comune  sembrerebbe una cosa abbastanza inutile. Da 50 anni  vincono  le elezioni  sempre i rappresentanti di certi interessi: ossia quelli che poi li mettono a far fallire aeroporti o a sventrarti la città con opere inutili e inopportune.  Forse la soluzione sta nel non fermarsi al bambino che piange.

Andiamo sul concreto così ci capiamo meglio. L’ingaggio elettorale a Riccione, ormai conclamato, è il TRC. Tutti lo vogliono fermare e tutti cercano la paternità della battaglia, ma tra quelli che non possono e quelli che in realtà non vogliono c’è da mettere un bel filtro alle dichiarazioni, cosa molto difficile da fare se rimaniamo sull’inquadratura stretta. Non saranno d’accordo i protettori di campanile, ma se rimaniamo  solo su Riccione pretendiamo di abbattere un albero prendendo ad accettate la sua ombra.

Se allarghiamo il campo dell’inquadratura possiamo cominciare a considerare il fatto che, escluso il Movimento 5 Stelle, nessuno che abbia una rappresentanza in altri comuni, manifesta ovunque la stessa intenzione di fermare l’opera. Ubaldi, candidato del centrosinistra (qualsiasi cosa esso sia), pare aver abbracciato lo stile del “Bomba” nazionale e proclama: “TRC  – Vado a Roma per stravolgerlo.”

L’espressione che mi è subito venuta in mente è un po’ diversa da quella che scriverò, ma diciamo che mi limito a un :”Come no!”. Il Sindaco del tuo Capoluogo, il tuo Presidente della Provincia, Il tuo Presidente della Regione, nonché Melucci (che c’ha pure famiglia in AM), strappano gli articoli e se li ingoiano piuttosto che parlare di TRC e tu vai a Roma a stravolgerlo. “Ma mi faccia il piacere” (cit. Totò)

Altra condizione per Noi Riccionesi che vorrebbero rappresentare discontinuità, ma si rendono conto che per ottenere certi risultati da soli non bastano ed allora si lasciano tentare dal centrodestra, per poi ritirarsi in fretta quando scoprono di essersi fatti bersaglio di una freccia pentastellata, che li ha colti nella stessa traiettoria usata per colpire PD e NCD o Forza Italia (o comunque si chiamino i figliol prodighi di Papy).

Il Movimento? Il Movimento manifesta un nazionale dissenso per queste grandi ed inutili opere  (vedi TAV). Anche a livello Regionale e locale non esita a ricorrere alla Procura per fermare la messa in strada dell’autobus più stupido e costoso del mondo. Bisogna ammettere però che il confronto è ingeneroso poiché il M5S che sia di Riccione, di Rimini o di Roma non deve nulla a nessuno e, stracciando tutto, se la dovrebbe vedere solo con il futuro, non avendo nessun debito con il passato. Poi chiedetevi perché corre da solo.

P.S.

E’ notizia recente che per la Francia la TAV non è un’opera prioritaria e il suo posto nel bilancio è sostituito da urgenze più significanti. Si chiama volontà politica e si esprime a livello nazionale…. Però anche un aperitivo alla moda con il Ministro Lupi non è una tecnica da abbandonare, magari al decimo Negroni comincia a capitolare.

Davide Cardone

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Bufale al pascolo.

Nell’ultimo mese a tenere il banco delle discussioni politiche Riminesi è stata la Guerra dei Consigli. Un’infinita querelle che, sebbene veda il Partito Democratico avere sistematicamente la peggio, non si placa proprio per le inopportune decisioni delle Sinistre. Certo… accorgersi di perdere settimana dopo settimana appeal e consensi può fare uno strano effetto e il suicidio politico pare essere uno di questi. Lo si evince proprio dalla cronaca recente.

Un breve riassunto, giusto per non perdere di vista la collocazione di tutti gli eventi. La Maggioranza (o chiunque rappresentino quei tali in Consiglio Comunale) non ci sta a dover spiegare pubblicamente che intenzioni ha con i debiti del Palas, l’inutile astronave di Cagnoni miseramente oberata di debiti che non riesce a pagare.

Alla convocazione di un Consiglio Comunale Tematico sull’argomento PD, FDS e Rimini per Astolfi (o qualcosa del genere) non si presentano. La scusa? La Minoranza usa i Consigli Tematici come palcoscenico di propaganda e dunque la Maggioranza non presenzierà più a nessuno di quelli chiamati dall’Opposizione. Tenete ben a mente questo punto.

La settimana dopo viene convocato un Consiglio Tematico sul Turismo. C’è una delibera di Giunta (lo sfondamento di via Tonale) da votare assolutamente, perciò la Maggioranza non può fermarsi all’aperitivo e deve presenziare. Votata la delibera tutti si allontanano dalla loro posizione e fanno cadere nuovamente il numero legale, inficiando anche questo nuovo Tematico. La scusa? Gli ordini del giorno sono tutti stupidi. Ovviamente non è vero e tra le proposte del Movimento ce ne sono alcune veramente innovative.

Dopo il secondo Consiglio saltato consecutivamente la Minoranza fa sapere che è pronta a chiedere l’intervento del Prefetto e che, dato che i Consigli sono stati tutti riconvocati, per il secondo round il numero legale  scende tanto che potrebbe non essere necessaria la presenza dei disertori.

A questo punto il PD e stampelle varie, compreso Pazzaglia (Sel), che ormai fa comunicati congiunti con Galvani (FDS), si trova con due consigli disertati, ma entrambi riconvocati. La nuova mossa? Con la complicità della faziosissima Presidente del Consiglio Donatella Turci i due tematici vengono convocati in un unica sessione e, sebbene fosse il primo ad essere saltato, il Consiglio Tematico riguardante il Palas parte dal 18° punto, precisamente alle 1.15 di notte. Niente sospensioni e niente testimoni per un Consiglio Tematico finito alle 3.15 del mattino tra le russate dei presenti.

Bufera finita? Non proprio. Ricordate la prima scusa elevata? L’opposizione usa il Consiglio per fare propaganda? Bene. In programma c’è un altro Consiglio Tematico chiesto da Pazzaglia, l’uomo riserva della Maggioranza. Il Consiglio è sulle Mafie e  Gianluca Tamburini (M5S) propone come relatore Giulia Sarti che, si, è una Parlamentare del Movimento, ma è anche un’attivista di vecchia data tra le associazioni nate a contrasto delle Mafie e, nel suo ruolo di Parlamentare, occupa un posto nella Commissione Giustizia e nella Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle Mafie.

Ovviamente la Maggioranza, colei che accusa l’Opposizione di usare i Tematici a fini propagandistici, non ci pensa nemmeno ad appoggiare una soluzione del genere e fa cadere la proposta nel vuoto. Nel loro vuoto, perchè per i Cittadini del Movimento la faccenda tocca terra piuttosto presto e piuttosto rumorosamente.

Alle osservazioni fatte sui quotidiani, sui social e sulle mail delle cariche istituzionali l’Amministrazione risponde con una serie di bufale epiche. Mettiamole in fila.

 

  1. Giulia Sarti è stata invitata ad Assistere come tutti gli altri Parlamentari”, la Proposta di Giulia come relatore non era in quanto parlamentare, ma per le sue qualifiche sul tema.
  2. la decisione di chi avere come relatore è stata condivisa con tutti”. In realtà più che condivisa è stata comunicata in una seconda riunione dei capogruppo. Infatti ad una prima riunione la proposta era stata valutata positivamente da quattro gruppi e avversata da nessuno… almeno apertamente, poi è chiaro che è stata negata in altre sedi.
  3. Si è scelto di affrontare la cosa con attori di livello locale”. Questo è semplicemente falso perchè uno dei relatori è Paci, Riminese, ma Sostituto Procuratore di Palermo da diversi anni. (intendiamoci niente contro Paci, anzi ce ne fossero di più, ma la sua presenza fa cadere anche questa bufala).
  4. La Sarti si fa sentire solo per la passerella, ma per il territorio non fa nulla”. Doppia Bufala targata Galvani-Pazzaglia. Non solo il raggio d’azione della Sarti avendo come target l’Italia coinvolge inevitabilmente anche Rimini, ma la sua azione è molto spesso anche sul campo Riminese. Due esempi su tutti: le azioni sul TRC e l’interrogazione sullo scioglimento della Squadra di Polizia Postale di Rimini.

La terza bufala è particolarmente indicativa, poiché sottintende ad una mancata visione d’insieme che, infondo, è proprio la causa della scadente amministrazione della Città. Quando si parla di Mafie Rimini può dare una sua risposta locale che prescinda da quella Nazionale? Direi di no. Qui a Rimini a forza di considerare tutto una tipicità si fallisce per molto meno, vedi abusivismo.

P.S.

Perdonatemi se ho voluto metter i puntini sulle “O” (Cit. BjÖrn Borg)

Davide Cardone

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Il Potere delle Parole.

La Potenza delle parole è qualcosa di magico e ineguagliabile. Scritte o pronunciate  finiscono sempre per dare la misura della realtà, indipendentemente da chi le usa e dal suo scopo. Solo chi ne conosce la forza e la pericolosità sta ben attento a quello che dice, perché sa quello che può succedere.

Prendiamo un esempio terra terra, giusto per capirci, un riferimento facile: Andrea Gnassi, il Primo Cittadino di Rimini. Un politico che voleva “rompere i ponti con il passato” e in effetti i ponti di Rimini se la stanno vedendo brutta. Un giovane Sindaco che voleva “far sparire il vecchio PD”, senza ricordarsi poi di far apparire altro. Un Candidato che voleva “rendere trasparente la Casa Comunale”.

Che dire… anche questo ultimo desiderio si è realizzato e per diversi motivi. Il primo fra tutti è che i piani dell’Amministrazione finiscono sempre per venir rilevati.  Certo, la causa è la dabbenaggine degli occultamenti e la voglia dei cittadini di informarsi, ma comunque sempre di trasparenza si tratta.

Tutti sanno che il Palas è una smargiassata fabbrica debiti e tutti, dopo l’annuncio di Acquarena, hanno capito  che, nonostante le dichiarazioni di guerra al cemento, sta per arrivare una robusta colata nel cuore di Rimini per  mettere una pezza alle ambizioni del Signor Cagnoni. Non è un mistero, ma non è proprio l’esempio di trasparenza di cui ci faremmo vanto.

E’ così. Le parole si avverano. Un’altra cosa che voleva sconfiggere Gnassi  era il “Grillismo“, lo ha pure dichiarato in televisione. Udite udite, non sa nemmeno lui come ha fatto, ma c’è riuscito. Il “Grillismo”, parola che dato il suffisso “ismo” racchiude il Movimento 5 Stelle in un atteggiamento più che in una consapevolezza, è stato eliminato, perlomeno a Rimini. Il motivo è che il disfacimento del locale centro sinistra ha prodotto la ricerca, da parte dei cittadini, di qualcosa di più solido. Così, anche grazie al Gnassismo, il Movimento non è più una protesta, ma una necessità.

Non si è capito poi se faceva parte dei piani del Sindaco anche la trasparenza della sua maggioranza, ma, se era nei piani, ha sicuramente  ottenuto molto di più di quanto abbia ipotizzato. Pur di non parlare del Palas i banchetti alla sinistra del Primo Cittadino non sono più occupati, se non per il tempo necessario a votare le delibere di Giunta, poi tornano vuoti. Questo Giovedì ci sarà un nuovo Consiglio Comunale dove sono stati accumulati ben tre Consigli Tematici, probabilmente preceduti dal voto sul Bilancio Consuntivo.

Da notare come la fastidiosa discussione sul Palas sia stata spostata al 18° posto, sebbene il suo Tematico, caduto per assenza ingiustificata della maggioranza, fosse precedente a tutti i 17 punti all’ordine del giorno che lo precedono. Che dire… un’altra mossa trasparente, per quanto stupida. (Qui il link ai punti del consiglio 20 marzo )

Concludendo. State attenti a quello che dite poiché potrebbe realizzarsi in un modo che non avevate considerato, ma soprattutto speriamo che le dichiarazioni del Primo Cittadino, che vi vogliono tutti in bicicletta, non si realizzino solo per sopravvenuta povertà della popolazione.

P.S.

Non vi preoccupate per la cosa sulla povertà che ho scritto… Gnassi è andato a cercare i turisti della Rimini futura in Cina e in India. Male che vada ci insegneranno a sopravvivere con una ciotola di riso.

Davide Cardone

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[@DadoCardone]

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Là…. dove rotolano le balle.

Una domanda…

Ma dove sono finite le trame della politica? Quei disegni diabolici che da Giolitti a Berlusconi hanno cambiato stile, ma non complessità, che fine hanno fatto? Siamo diventati esseri così semplici che basta l’agitarsi di una mano per essere scippati con l’altra?

Lo so. Sono tre domande, ma complementari e ultimamente ricorrono spesso nelle giornate di alcuni, non ottenendo incidenza probatoria. No, non sto parlando della situazione nazionale, sebbene Renzie, che promette 1000 euro se lo voti alle europee, sia la rivisitazione in chiave semplicistica del “se mi voti ti trovo il lavoro” (e ti regalo un pesciolino rosso). La riflessione riguarda la politica locale.

Da quando ho cominciato ad osservare da vicino l’operato degli Amministratori di Rimini ho avuto modo di scorgere, in diverse occasioni, uno strano gioco: le tre carte scoperte. Della serie “puoi indovinare quante volte vuoi che tanto non pago”. Attenzione però, non sto parlando di imposizione di puro autoritarismo , mi riferisco invece a quell’atteggiamento adolescenziale per cui, anche scoperti, si continua a negare l’evidenza.

Strano  associare l’adolescenza ad una Maggioranza eletta, ma si fatica a cogliere un riferimento più adeguato. Il continuo addossare le proprie responsabilità agli altri, il rifiuto del confronto, se non con regole proprie decise al momento secondo convenienza e balle, tante balle, perché essendo poco precise hanno bisogno di correzioni continue, in una catena senza fine.

Un esempio recente.

Il PD Riminese ha una lunga storia senza soluzione di continuità, normale in un paesone che gioca a fare la città. In questo percorso i suoi leader, sia di facciata che di vero potere, hanno preso molte decisioni e molte sono state sbagliate. Una di queste è il Palas. Inutile, costoso ed espressione di un desiderio di prestigio sganciato dalla realtà. Proprio le motivazioni per cui è stata decisa la fattibilità di quest’opera hanno in questi giorni restituito tutti i loro limiti, mettendo in evidenza un debito non pagabile con il normale esercizio.

Il Partito Democratico (e derivazioni varie) che deve sfuggire al confronto cosa fa? Nega la richiesta di Consiglio Tematico non presentandosi. La scusa  che la Minoranza abusa dei Consigli Tematici è ovviamente una balla, ma il problema è che, come da tradizione, ha le gambe corte.. come si rimedia? Se ne racconta un’altra, che  copre la prima, nel successivo Consiglio Comunale e si scappa anche da quello. “E’ la minoranza che con le sue assenze non garantisce il numero legale”, meno male che ci sono video e foto che provano il contrario, perché la storiella è raccontata con tale naturalezza che potrebbe sembrare vera.

Ad incaricarsi di far rotolare le balle, Marco Agosta (capogruppo PD) che non interviene spesso, ma quando lo fa si può stare certi che le dichiarazioni si rinfacceranno al suo Partito peggio di una peperonata mangiata all’una di notte. Personalmente dei suoi interventi , con la tenerezza che si deve alle grandi figuracce, ne ricordo quattro.

  1. Indebitarsi, Indebitarsi, Indebitarsi”: un inno quasi gridato in Consiglio Comunale finito con il fallimento di Aeradria.
  2. Per questo voteremo no”: parlando del voto al Prelievo congiunto con i Teleriscaldati al TAR, famoso perché dopo il suo discorso votarono tutti a favore.
  3. Con il nuovo presidente della Commissione Urbanistica il PSC sarà risolto entro un mese”: era il 17 Ottobre 2013.
  4. Per quella rotonda avremo prestissimo delle novità importanti”: in una riunione del Comitato di Santa Giustina prima di Natale. Molti pensarono che  per novità intendesse l’informarsi del tema di cui stava parlando, ma il successivo Consiglio Tematico dimostrò che si trattava di speranze vane.

Intendiamoci, la colpa non è sua. Lui è solo uno dei Frontman  senza talento che il Partito Democratico oppone agli inevitabili nodi che arrivano al pettine. Il dato più preoccupante, lo ribadiamo, è la gestione adolescenziale della cosa pubblica. Ai cittadini comunque non sfuggono certe inadeguatezze tanto è vero che proprio i consigli tematici, che ci si affanna a negare,  sono  banchi di pubblica verifica dove il PD rivela una dispersione emorragica di consensi.

P.S.

Il fatto di non voler trattare i Consigli Tematici della Minoranza non li annulla poiché la loro richiesta, a dispetto di quanto affermato, è lecita e sono stati anche tutti ripresentati. Siamo in attesa della nuova geniale balla per  evitare i prossimi … o si decideranno a fare i compiti?

Davide Cardone

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[@DadoCardone]

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La Grande Vergogna.

Il coniglio è tornato a casa, se mai si fosse mosso da li.

La storia che vi vogliamo raccontare in questo articolo parla di una città abbandonata, Rimini, un partito politico, il PD e della grande incapacità della politica di rendere conto del proprio operato. La storia comincia molto tempo fa, ma il coniglio della prima riga ha solo un anno, anzi poco meno, perché ne è stata denunciata la fuga 11 mesi fa.

Era infatti marzo quando il prode Gnassi dichiarava ufficialmente guerra al cemento, ma in realtà convocava commissioni e consigli comunali, nel tempo record di 72 ore. al fine di togliere indici di edificabilità a privati e proporre variantone epocali. A quel tempo la minoranza e  in particolare i 5 stelle, allarmati dalla improvvisa iperattività del Consiglio Comunale meno frequente d’Italia (Comuni commissariati a parte), si smarcarono da prese di responsabilità che non gli competevano, alzandosi al momento del voto. Pratica usuale delle opposizioni e comunemente praticata per dare un segnale di estraneità politica.

La Maggioranza calcò la mano sottolineando il segnale di discontinuità con vari epiteti quali: “galline in fuga”, “conigli”, “siete andati a nascondervi nei bagni”. La scelta di puntare il dito fu dettata, oggi lo sappiamo, dalla scarsa conoscenza del quadro generale di Rimini e nell’eccessiva fiducia  nelle capacità della Giunta Gnassi. Certamente ognuno di loro avrà sentito parlare del “cadavere del nemico” da aspettare comodamente seduti sulla riva del fiume alla maniera di Confucio, quello che però non avrebbero mai sospettato era che presto quel cadavere l’avrebbero interpretato loro.

Da allora sono passati 11 mesi nei quali la Maggioranza e la Giunta hanno inanellato pessime figure, oltre che nell’incapacità gestionale, anche nell’intraprendere un percorso partecipativo con la cittadinanza. Alla prova dei fatti, ad ogni Consiglio Tematico promosso dalla Minoranza e digerito per regolamento dalla Maggioranza, è corrisposta l’evidenza di una drammatica approssimazione riguardo a competenze e conoscenze. Di questo comportamento Citizen vi ha reso conto in diversi articoli del passato. Teleriscaldamento, Aeradria, Santa Giustina, ponte di via Coletti, V Peep ecc., un’emorragia elettorale in termini di consensi e cittadinanza allibita, perché quando tocchi la politica con mano ti rendi conto di tante cose.

Nel frattempo maturava anche un’altra drammatica situazione. Il Palas, chiamato dai più  Paladebit, si accasciava nell’inedia e nell’impossibilità di pagare i suoi debiti fino a giungere alla situazione attuale. Milioni di euro di mutuo, accesi con Unicredit e MPS, non pagati e non pagabili. Difficile per questa Amministrazione giustificare la mancanza di una proposta che non andasse contro tutto ciò che era stato predicato fino a quel momento: la guerra al cemento, una finta guerra per cui hanno chiamato conigli tutti gli altri.

Eh si perché l’unica possibilità di salvare il Palas, per loro, è una bella colata di cemento che, i geni del PD, tentano di coprire sotto il nome di Acquarena. Una pozza di 25 metri, che dovrebbe rappresentare una  piscina comunale, con relativa edificazione residenziale, commerciale e, ciliegina sulla torta, una bella Conad…, giusto per gradire.

Pubblicamente, economicamente e politicamente ingiustificabile, ma altrettanto difficilmente spiegabile sarebbe la brutta svendita del bene per il quale sono state messe a garanzia quote sia pubbliche che private, in un turbinio di percentuali in stile Holding. Non sappiamo in che stato sia la Camera di Commmercio, ma la Provincia ha già dichiarato di non poter far fronte ai suoi impegni e pare proprio che il Comune (a sua insaputa… ci mancherebbe!) sia pronto ad un’altra figura modello Aeradria.

Come si fa a spiegare tutto ciò ufficialmente in un Consiglio Tematico? Semplice, si diserta. Così ieri sera, 6 marzo 2014, il Partito Democratico e le due inutili stampelle che l’appoggiano in Maggioranza hanno preferito dichiarare che il cane gli aveva mangiato i compiti, che non è proprio corrispondente alla ridicole giustificazioni addotte, ma da l’idea dell’immaturità e dell’impreparazione del loro bagaglio culturale e politico nella la gestione del bene comune. Desolato il solo Brunori si guardava intorno chiedendosi dove fosse andato a nascondersi Capitan Schettino.

La scusa ufficiale è stata che la Minoranza ha abusato, a fini strumentali, dei consigli tematici convocandone troppi (nel regolamento comunale non esiste un limite numerico) e che, per fare pari con la sospensione di una seduta recente (nella quale il numero legale è mancato per assenze della Maggioranza), il PD non intende concederne più. Una motivazione che lasciamo giudicare ai lettori. A questo punto è importante sottolineare che non è facoltà della Maggioranza concedere Consigli Tematici, in quanto questi vengono da regolamento svolti dopo la raccolta di 7 firme di Consiglieri, siano essi in Maggioranza o in Opposizione. L’unica cosa che si può fare per impedirli e far mancare il numero legale, esattamente come hanno fatto stasera i coraggiosi guerrieri della coerenza a qualsiasi costo.

E’ buona norma, in un articolo, non dare opinioni personali, ma visto che questo è solo lo scritto di un comune cittadino, l’invito  a lasciare il lavoro di Consigliere a chi ha la voglia, la capacità e l’orgoglio di farlo, pare d’obbligo.  Molte volte è stata fin troppo palese la mancanza di conoscenze e competenze sulle decisioni che sono state adottate, ma almeno c’era una qualche forma di assunzione di responsabilità. Oggi è caduto anche l’ultimo velo.

Riprendetevi il coniglietto e andatevene. Il PD Riminese anche senza opposizione è improponibile, ne abbiamo evidenza, ma con una seria opposizione non ce la può proprio fare.

P.S.

Il Primo Cittadino non c’era… figurati gli altri.

Davide Cardone

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