L’Amore, la Fede e la Tecnologia ai tempi del Coronavirus.

Che dovete stare in casa ve l’hanno già detto, giusto? Oh bene. Così possiamo permetterci di usare qualche minuto per dedicarci a delle riflessioni fuori dai binari. Anche perché innumerevoli Desperate Housewives e frotte di Ummarel stanno già studiando il virus e dettando dal balcone le regole della quarantena.

A noi invece, forse perché siamo cinici e cattivi, interessano di più gli stracci che la nostra società si lascia dietro nella prova di Pandemia. Cominciamo con una verità semplice. La vita che eravamo impegnati ad inventarci non ha retto allo scontro con la realtà. A quanto pare c’erano altre urgenze da considerare, piuttosto che concentrarci solo su quello che ci muoveva lo stomaco.

Quel figlio di puttana del Covid 19 è così, una specie di cartina tornasole. L’effetto sicuramente più orrendo è la morte, ma ce ne sono altri che non scherzano. Vi eravate accorti che siamo un popolo che per lavarsi le mani ha bisogno di un tutorial di Barbara D’Urso? Non vi dà fastidio che Fiorello vi parli come se foste degli imbecilli, spiegandovi quanto è bello stare a casa? Non v’inquieta che, alla fine, l’azione più forte che si può mettere in campo contro il Corona sia demandata a noi comuni cittadini e magari all’immolazione degli infermieri, ma non alla Sanità e alla Tecnologia. Per dirla con una parola sola al Progresso? A me sì. Sarò strano io.

In questa epoca, strutturalmente impreparata a sfide del genere, ci sono cose che mi saltano al naso, verità fatali. Impossibile non descriverle.

L’Amore.

L’esperienza della Corea e di Vo’ Euganeo, dove sono stati fatti tamponi praticamente a tutti, ci dice che probabilmente ci sono in giro circa un 50% di infetti asintomatici e che hanno un’età compresa tra i 20 e 29 anni. Un formidabile veicolo di contagio, soprattutto considerato che, a quell’età, l’ormone è indomabile. Se un ragazzo o una ragazza di quell’età si mette in testa che deve fare l’amore, non lo blocchi in casa nemmeno con una pioggia di meteore, mentre Godzilla sta facendo Jogging per il paesello. Per cui oltre all’eventuale tampone, in quella fascia, bisognerebbe associare anche un trattamento al bromuro obbligatorio. Un alleato formidabile come l’ormone per il Coronavirus non esiste. Oddio… forse l’ha avuto nei tifosi dell’Atalanta, ma è un fatto da ascrivere più nel campo della fede.

La Fede

Lady Gaga ha parlato con Dio e le ha detto che andrà tutto bene. Il Papa, che pare non avere gli stessi agganci, ha più modestamente lasciato un messaggio in segreteria, chiedendo una moratoria. Anche qui l’emergenza pare essere gestita con più teste, infatti la Madonna di Medjugorje ha fatto sapere all’attempata pastorella che sospenderà le apparizioni a data da destinarsi. E questo è tutto il glamour che ha da offrirci la fede cristiana, l’insostituibile pilastro della nostra civiltà. Le chiese sono chiuse e nessun vescovo protesta. Si dirà, si è già detto, che è giusto. Non è bene che troppe persone si riuniscano. Dico anch’io che è giusto, ma io sono un agnostico. Per un cristiano praticante la Chiesa dovrebbe essere come un alimentari dell’anima. Ci vorrebbe un prete bardato secondo l’emergenza, posti distanziati tra le panche e, in sostituzione all’Ostia, un gesto d’intesa. Invece no. Ci sono bravi preti che continuano a portare sollievo dello spirito ai loro parrocchiani, ce lo dice la cronaca,  ma… diciamo che l’azienda si è dichiarata meno insostituibile di una profumeria. Ha preferito una soluzione alla Apple. Ha chiuso i suoi punti vendita più grossi, comprese Lourdes e Pietralcina. I miracoli riprenderanno appena possibile. I fedeli, nel frattempo, organizzano messe clandestine. Come quei 30 sorpresi a pregare ammassati in un garage nel torinese. Il garage fa molto catacomba, bisogna ammetterlo. Un bel modo di recuperare lo spirito di un tempo.

La Tecnologia

La tecnologia è forse l’oggetto più deludente di questa storia. Mentre il Voyager, l’espressione più nitida della voglia di conoscere ciò che sta al di fuori di noi, viaggiava per 22 miliardi di km, ci siamo improvvisamente ritrovati a considerare che, tutto sommato, l’unica cosa in cui possiamo eccellere sono selfie a culo ritto verso il tramonto con didascalie romantiche (la versione maschile è la foto di un piatto di tagliatelle cucinate direttamente nello stomaco del baghino, con una frase sull’esistenza. Non del maiale.). Alla notizia il demone Anarco-Capitalista si è sfregato le mani e ha speso tutte le sue risorse per blandire l’ego del gregge. Così, oggi, abbiamo algoritmi che comprendono il nostro desiderio di consumo meglio di un Dio, ma nulla che  riesca a capire in meno di un anno come cazzo funziona un virus, una forma di vita così semplice che non ha nemmeno una cellula tutta sua, e come trovargli un rimedio.

A parte le implicazioni esistenziali di questo fatto, abbiamo scoperto di non possedere nemmeno la tecnologia basica per non trasformare gli ospedali nei più esplosivi focolai di contagio. A partire da mascherine da qualche centesimo l’una, finendo con impianti di condizionamento inadeguato. E’ per questo che le teorie del complotto vanno forte: il virus deve essere bioingegnerizzato, o quantomeno venire dallo spazio, perché non è possibile nel 2020 fare una figura da primati di fronte ad un organismo che sostanzialmente già conosciamo.  La verità sopra ogni complotto è che abbiamo confuso lo sviluppo con il Progresso e questo ci rende più simili al Coronavirus di quanto siamo disposti ad ammettere.

E quindi…

Queste, in conclusione, sono le cose che mi saltano al naso. Non saranno prioritarie, ma magari, per leggerle, vi siete persi l’appuntamento con il Karaoke da terrazzo. Non serve che mi ringraziate.

P.S.

“[…] io credo nel progresso, non credo nello sviluppo E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica.” [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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#Andràtuttobene?

Premessa. Questo pezzo non è per tutti. Se siete destinatari di eteronomia  o intolleranti ottimisti, lasciate perdere. Non è cosa per voi. Se invece siete persone capaci di apprezzare quel piccolo passo indietro, utile a non spellarsi il naso sulla tela, prego, accomodatevi.

La domanda di questo post è: ma davvero andrà tutto bene? Diciamo subito che se il punto interrogativo è riferito al Covid 19, o Corona per gli amici, sì, andrà tutto bene. Nel senso che passerà, come passa tutto. E’ di queste ore la notizia dell’esistenza di diverse soluzioni pronte da testare. C’è n’è una in particolare. Un anticorpo nominato “47D11”, individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. La virologa Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano conferma e tra circa un mese potremmo già avere la cura.

Se invece la domanda si riferisce all’aumento della capacità dell’essere umano di trarre un insegnamento dalle celie del destino, beh… la questione è più complicata. L’essere umano è complesso, si dice, ma in realtà tutta la sua complessità mira a mantenere un’irragionevole stato di incontaminata quiete culturale, che lo porta a farsi poche domande e a riunirsi sotto auto-assolventi slogan. Come appunto #andratuttobene.

Mi spiego meglio. Erik Erikson, un importante psicologo e psicoanalista  passato attraverso due guerre, sosteneva che un individuo può essere vittima del Totalismo quando la ricerca di un’identità si fossilizza su una “categoria da trasformare in assoluto”, a scapito della consapevolezza e della complessità psicologica. Anziché far emergere desideri, conflitti e traumi, che poi sono elementi costitutivi di una personalità, anziché analizzare e affrontare la Storia e le condizioni socioeconomiche, ci concediamo la diabolica panacea di un unico rimedio complessivo. E badate bene che non succede solo agli individui. La Storia racconta che ci cascano intere nazioni e questa pare essere anche la radice del totalitarismo.

Oggi lo Stato si fa paladino di un’immagine unitaria e c’è il fortissimo rischio che noi ci accontentiamo di questo, invece che portare avanti consapevoli richieste di revisione del sistema, a causa di quel senso di Comunità che ci regala. Per una volta ci sentiamo tutti uniti, #stiamotuttiacasa , disegniamo arcobaleni, ci facciamo l’uno il guardiano dell’altro per il rispetto di una norma che, per una volta, è così semplice da comprendere. Stai a casa e lavati le mani.

Specifico per evitare fraintendimenti. Certo che bisogna farlo. Eseguire il mantra intendo: stai a casa, lavati le mani, tieni un metro e mezzo dagli altri. Sappiate però che non sarà questo a far andare le cose bene. L’unica cosa che può far andare le cose per il verso giusto è che tutta questa attenzione, tutti questi cori dai balconi, tutti questi “vip” diventati spontaneamente megafono del messaggio di Stato e tutto questo senso di comunità, non vengano esauriti nella semplice esecuzione. Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza.

Faccio un esempio terra terra per la massima comprensione. Tra un mese arriva l’antidoto. La vita non torna normale. Molti di noi, nonostante gli aiuti, avranno perso molto economicamente. Per qualcuno si parlerà di risparmi, per altri (non pochi) di immediata sussistenza. Tutti, nessuno escluso, dovranno pensare a campare. Si tornerà alla dimensione personale e non penseremo più alla falla che Covid 19 ha messo sotto gli occhi.

Quale falla? Che nel mondo si spendono migliaia di miliardi per guerre che nessuno ci chiama a combattere. Muscoli da mostrare a poveracci che non hanno nemmeno l’acqua o ad altri che, come noi, non hanno nessuna intenzione di usarli. Per i sistemi sanitari invece, che sicuramente dovranno affrontare altre sfide come quella del Covid 19, se non peggio, siamo nelle mani della fatalità. Ce lo ripetono da dieci anni. Domani un pastore, di un posto a caso sulla terra, si becca un virus mutato, copulando con la sua pecora e noi siamo punto a capo. E, se non crediamo alle teorie del complotto, questo domani può essere stato anche ieri. Cosa vieta la simultaneità di eventi pandemici?

Il giorno dopo la sconfitta del Corona Virus sapremo se ci siamo semplicemente arresi alla proposta di una versione totalizzante della realtà o se il senso di Comunità è stato veramente così forte da sopravvivere all’emergenza. Perché, parliamoci chiaro, quando pensiamo che l’emergenza sia transitoria è facile essere ligi, collaborativi e corali. Se ci passa per la testa l’incertezza della soluzione saccheggiamo i supermercati con un filo di gas.

Dunque, se accettate un consiglio vuoto a perdere, gli arcobaleni fateli per i bambini, addolciscono la quarantena a cui, in fin dei conti, ha collaborato la nostra supponenza. Mollate ‘sti hashtag un po’ narcisisti con cui facciamo vedere quanto siamo bravi a ubbidire e partoritene altri che stimolino un cambiamento utile (che poi pure ‘sta parola me l’hanno fatta diventare inutile a forza di cacciarla in ogni slogan). Basta fare la guardia delle passeggiate degli altri dal balcone e cominciate a pretendere il Progresso che, per dirla con Pasolini, è una cosa totalmente diversa dallo sviluppo. Il Progresso si occupa di Felicità. Si occupa delle Malattia, della Fame, della Povertà, dell’Inclusione, della Solidarietà.

P.S.

Mi vien quasi da ridere pensando a quanto inutile sia questo post. Se l’essere umano avesse la capacità di imparare dalla sua Storia saremmo a 1000 anni da qui.

@DadoCardone

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fine dei giochi – ricomincia a giocare

Il valore di questo mio appunto è prettamente morale, sociale, etico, di spirito valutativo. Infatti non è mia intenzione spingerti a credere in un’utopia o far parte di leghe anti-complotto dai grandi disegni, nemmeno soddisfare una mia vena catastrofistica. Con questo resoconto mi limito solo a riportare i fatti, da cui poi ognuno di noi può trarre le sue valutazioni.

Ho letto distrattamente questo poco tempo fa: la terra è come un’enorme astronave nello spazio, con 6 miliardi di passeggeri [noi] e risorse in esaurimento… al momento forse non gli ho dato la giusta importanza, ora l’impressione è che ciò sia dannatamente reale.

Sulla base di questo presupposto, in tempi di assoluta crisi come questi, probabilmente, chiunque di noi ne avesse il potere, giustificherebbe qualche piccolo intervento per rendere leggermente più invivibile questo mondo, così da ridurre le fila della popolazione residente nelle prossime generazioni e far sopravvivere meglio solo alcuni, indirettamente, soprattutto, i più forti.

Quanto sopra idealizzato con l’assunto che stiamo parlando di pura sopravvivenza della specie, visto che tale specie sopravvive grazie alle risorse del pianeta e che questo parrebbe avere sul cruscotto dei guidatori una lucina rossa accesa a destra vicino alla scritta empty.
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