Scacco Matto in una mossa (arcigay)

Rimini: Il Consigliere Mario Erbetta sostiene che l’omofobia non esiste. Marco Tonti gli espugna il banchetto. Scacco matto.

Questo pezzo parla di due persone, che più in antitesi di così non si può. Una è Mario Erbetta, una strana creatura elettorale nata dall’incrocio contro natura della sinistra di Gnassi con la destra di Pizzolante. L’altra è Marco Tonti, impegnato Presidente Arcigay di Rimini forgiato da un’instancabile militanza e ispirato da Franco Grillini, deux ex machina delle lotte per i diritti omosessuali in Italia.

Già l’estrazione dei due potrebbe segnare la differenza, ma ce ne sono tante altre, la più evidente delle quali sta nell’atteggiamento. Tonti è estremamente produttivo ed efficace, basti pensare al Rimini Pride. Con i suoi collaboratori è stato capace di dare vita, proprio a Rimini, ad uno dei Gay Pride più belli e partecipati a livello europeo, ma fa quasi fatica a prendersene il merito. Un eroe modesto.

Erbetta si è invece distinto per essersi fatto tagliare la siepe da una partecipata pubblica e per aver abbandonato la maggioranza che gli aveva permesso di fare il Consigliere Comunale, andandosi a ricollocare nella vera destra, nell’altra sponda (ridete pure di questo doppio senso, perché è voluto). Ebbene lui è tutto fuorché modesto, anzi. Ha addirittura creato un hashtag (#erbettapensiero) che dovrebbe agevolare quelli che in rete dovessero cercare le sue perle filosofico-politiche. Post che pare non legga nemmeno sua moglie, o perlomeno non gli mette il like.

Cosa c’entrano queste due persone l’una con l’altra? Ancora una volta la politica è facilitatrice dell’incontro-scontro di due pensieri che, potendo, si eviterebbero senza troppi patimenti. Erbetta però, oltre a tante altre uscite, da intollerante travestito da conciliante, ha avuto il coraggio di sostenere che “l’omofobia non esiste.”. Ora… a parte la dabbenaggine del pensiero, come volete che l’abbia presa uno come Tonti, che da anni viaggia per tribunali alla ricerca di Giustizia contro chi l’omofobia la pratica quotidianamente?

L’ha presa bene. Nel senso che non ha deviato il corteo del Rimini Pride fino alla siepe di Erbetta, in un assedio che il meschino si sarebbe ben meritato. Ha preferito recapitargli un messaggio fino al banchetto dal quale il Consigliere Comunale dovrebbe praticare la nobile arte della pubblica rappresentanza.

E’ successo così che, durante una manifestazione in Consiglio, dedicata al centenario della nascita di Primo Levi, Marco, uno dei partecipanti attivi, ha lasciato una bandierina Rainbow e un messaggio proprio sullo scranno usualmente occupato da Mario Erbetta. Il messaggio, corredato da un report 2108-2019 sull’omofobia recita così:

Caro Erbetta, la prossima volta si informi meglio. L’omofobia ferisce e uccide. Negarlo è disumano.

Che dire. Scacco matto, gentilmente offerto dal Presidente dell’Arcigay Alan Turing di Rimini, che probabilmente il pregiudizievole Erbetta Pensiero si immaginava in pantaloni di pelle e crisi isterica, indifeso contro la sua logica revisionista. Quando i pensieri hanno pesi diversi.

Il peso sarebbe diverso anche elettoralmente perché, nonostante la modestia di Marco Tonti e le posizioni poco digeribili per la società “benpensante”, il confronto diretto fra i due sarebbe impietoso. Siamo sicuri che Erbetta finirebbe per campi. Chi vi scrive non avrebbe dubbi sulla preferenza da assegnare. Anzi, mi allargo: e se cominciassimo a pensare ad un Sindaco Gay? (Dichiaratamente gay).

P.S.

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti». (Primo Levi).

@DadoCardone

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Niente Paura [di Marco Tonti]

È passato qualche giorno dal Rimini Summer Pride di sabato scorso. Sono successe tante cose, non tutte belle ma quelle belle sono state travolgenti.
Le decine di migliaia di persone che hanno partecipato con entusiasmo e divertimento sono tutte nel mio cuore.
Ma per me la foto simbolo è questa (non conosco l’autore, sarò felice di riconoscergli i credits se mi contatta). Tre ragazze giovanissime che sorridono, con gli occhi brillanti di gioia. E mi piace non solo per la bellezza della gioventù, per la geniale declinazione rainbow di “Romagna e sangiovese” o per la serenità che traspare dal loro volto.
Mi piace perché non hanno paura e lo si capisce benissimo. Non hanno paura del mondo grazie a quelli che hanno fatto battaglie ben più ardue di quelle di oggi, non hanno paura di partecipare a una manifestazione di gente colorata, non hanno paura di uomini travestiti da donna o viceversa, non hanno paura di piume e paillettes, non hanno paura dei sempre paventati “cuIi di fuori”, non hanno paura di vedere la gente in costume a 4 metri dalla spiaggia… Non hanno paura di Forza nuova, non hanno paura di Erbetta, non hanno paura degli avvocati che sentenziano sui social, non hanno paura dell’hate-speech. Affrontano a testa alta ciò che sono e ciò che il mondo gli riserva. Non hanno paura di incontrare persone immigrate o richiedenti asilo. Non hanno paura che i loro genitori e amici le vedano a un Pride.
Non hanno paura. Capito? Non riuscirete a farci paura, non riuscirete a toglierci il sorriso. Non riuscirete a toglierci la felicità. È per questo che ci disprezzate tanto: perché la vostra retorica da quattro soldi su di noi non attacca; amiamo troppo la libertà per farci fregare da uno spauracchio agitato ad arte. Lo dissimulate come disprezzo per i pride ma la vostra è paura, paura vera di vedere decine di migliaia di persone libere. Il vostro è terrore di vedere una cultura che ci vaccina dal vostro odio. I Pride dovrebbero riguardare tutti: sono il miglior antidoto contro il fascismo e l’autoritarismo. È per questo che ci temete.
E fate bene a temerci perché grazie a questa straordinaria esigenza di felicità noi continueremo a cambiare il mondo finché diventerà un posto accogliente per tutti.
Non ci fate paura, non più. Mai più.

Marco Tonti

Presidente ArciGay Alan Turing Rimini

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L’Erbetta Pride Pensiero

Rimini in questi giorni era in subbuglio per l’avvento del Summer Pride, il Pride LGBT più allegro d’Italia. Va da sé che i sommovimenti provocati sono stati di varia natura e non tutti proprio lusinghieri per la nostra tormentata società. In fondo, però, è giusto così. Se c’è una cosa a cui il Pride è sicuramente utile è l’individuazione di certe mentalità, quelle ancora impaurite dalla sessualità altrui.

Rimini Summer Pride, anche quest’anno, è riuscito molto bene ad enucleare la questione. Forza Nuova e il Comitato Beata Scopelli, quelli delle medioevali processioni riparatorie, guidano un’avanguardia di intolleranti che mugugnano tra i post social. A loro la politica dell’involuzione fornisce istanze che vorrebbero assomigliare al buon senso, ma che, ripetute come un mantra in ogni occasione, non fanno altro che acuire la loro inadeguatezza.

Tra i vari slogan ripetuti ossessivamente possiamo annoverare:

  • Se i partecipanti del Pride lottano per i loro diritti perché li sminuiscono esibendo la volgarità dei loro corpi nudi e ostentando la loro sessualità.
  • Nessuna norma li discrimina e la legge permette loro di sposarsi, a che servono i Pride?
  • Io non ho nulla contro gli omosessuali, tra le mura di casa loro possono fare quello che gli pare, ma non davanti ai bambini.

Sono pensieri che riconoscete, no? Queste forme di omofobia travestita da luogo comune vanno per la maggiore soprattutto in questi giorni, ne siamo bombardati. Il Pride è una cartina tornasole che  fa vedere esattamente a che punto sia culturalmente la nostra comunità rispetto all’accettazione di tutte le sue componenti.

Per rispondere a queste obbiezioni d’intolleranza quest’anno abbiamo scelto il comunicato stampa di Mario Erbetta, lo Statista della Siepe, che, stanato dal Pride, ripete pedissequamente i mantra assegnati. Tra l’altro lo fa pensando che siano sue riflessioni originali. Mettiamole in fila (omettendo tutto quello che è riuscito a trovare su Wikipedia).

[] sfugge infatti il nesso – sempre che un nesso vi sia – fra l’esibizione, anzi l’ostentazione della propria sessualità con corpi nudi o succinti e muscoli oliati messi in bella mostra e la richiesta di non essere trattati come “diversi”.

Se lei Erbetta fosse meno assiepato (si può dire assiepato parlando di Erbetta?) su Facebook , saprebbe che il Pride di Rimini è frequentato da migliaia di persone in bermuda e maglietta.“I muscoli oliati e messi in bella mostra”, che paiono turbarla tanto, appartengono tutt’al più a qualche performer, ma è come lamentarsi che al Carnevale di Rio si vedono dei culi. Anche se fosse poi che qualche impudica farfalla voglia correre in tanga tra la folla, avrebbe avuto la saggia idea di farlo in una festa dedicata alla libertà e non in un canale Mediaset all’ora di cena come succede ogni giorno. Ci vada al Pride, nessuno la noterà mentre s’incanta sui muscoli ben oliati.

[…]Una seconda ragione di perplessità deriva dall’opportunità stessa di un “Gay Pride”: a che serve? Forse a chiedere che la cattolica Italia sia meno “omofoba” e più tollerante? Fortunatamente il nostro Paese, su questo versante, è già all’avanguardia. […]Di recente anche la legge Cirinna’ ha riconosciuto le famiglie di fatto.[…] Tornando dunque al “Summer Pride” di sabato, rimane da capire la ragione di una simile manifestazione. Se serve a chiedere più tolleranza, come abbiamo visto, sfonda una porta aperta. Lo stesso se serve a chiedere diritti per gli omosessuali conviventi, giacché questi diritti sono già presenti nel nostro ordinamento.

Insomma siamo a posto no? I Gay hanno i loro diritti, non è che ne possono chiedere di più. Forse il caro Mario dovrebbe soffermarsi un attimo nel chiedersi da dove arrivino i diritti di cui gli omosessuali “godono”, se non dall’attivismo e dalle manifestazioni degli ultimi 50 anni. Il Decreto Cirinnà poi è dell’anno scorso, non dell’alba del diritto gay ed ha avuto un iter difficilissimo, date le resistenze che ancora frenano la politica. Ridicola poi la pretesa che un ordinamento giuridico possa fermare intolleranza e omofobia, abiezioni che riguardano la cultura di un Paese, non la possibilità di ricorrere o meno ad un articolo di legge.

A che servono Pride, Erbetta? Servono semplicemente a rivendicare l’orgoglio di essere se stessi, anche se questo viola la “norma” eterosessuale. Intolleranza e Omofobia si nutrono di negazione, che proprio i Pride spazzano via. L’omosessualità, fa strano doverlo ripetere continuamente nel 2018, non è una malattia, non è una perversione, una scelta di dissolutezza, né un peccato da redimere con apposita processione riparatoria.

Un’ultima cosa. Non stiamo qui a riportare le frasi esatte perché il comunicato è piuttosto stucchevole, ma in più occasioni il quasi tollerante Erbetta definisce il Pride come “notoriamente” ospite di volgarità. L’etimologia di questo sostantivo ci spiega che si riferisce a cose riconducibili al Volgo, popolane, offensive per il gusto e la decenza, mancanti di cultura ed educazione.  A chi scrive pare che dei ragazzi che ballano in costume su un lungomare siano molto meno volgari di Consiglieri Comunali che si fanno tagliare la siepe da una partecipata pubblica. My two cents.

P.S.

“La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo.”  [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

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Ma cosa vuoi che sia, solo un po’ di Fascismo!

Cattura2Alla fine ci siamo arrivati. Per non sconsacrare la libertà d’opinione abbiamo lasciato parlare i Fascisti ed ora loro ringraziano organizzando contro-eventi omofobi, in rifiuto del Rimini Pride, a margine dei quali qualcuno consiglia: “Fosforo bianco per via rettale agli adepti di Satana”… ed è una donna.

Questo non è l’unico commento di una violenza inaudita che si legge a corollario dell’evento Facebook organizzato da Mirco Ottaviani e non è l’unico compilato da una donna, ma colpisce la precisione del riferimento. Il Fosforo Bianco è un’arma letale, vigliacca ed estremamente dolorosa e allora ti vien da pensare… ma questa persona quanto ha fantasticato sul come procurare dolore?

Va da se che chi ha scritto cose del genere non sta bene, al pari di quelli che hanno promesso spari e coltellate, o del tale che inneggia all’AIDS come difensore della “normalità” (come se l’HIV poi fosse una questione solo degli omosessuali). Bisogna assolutamente sottolineare però come l’ignoranza, la frustrazione e l’acredine di una certa fascia di popolazione abbia trovato il suo naturale contenitore nelle forze neo fasciste.

Una volta se lo dicevano tra i denti sparuti anziani al bar, solo fra di loro, “quando c’era lui..”. Ora invece non c’è più vergogna, i nuovi fascisti non si nascondono, anzi, si presentano alle elezioni amministrative. La Storia non ci parla più e sarebbe ora di mettere in fila le responsabilità.

In tutta evidenza l’Antifascismo è formalmente richiamato come valore in molte occasioni, ma appare più maniera, che significato. Commemoriamo, ma non pratichiamo. Una delle prove sta nel fatto che un pregiudicato per reati violenti, l’Ottaviani di cui sopra, possa tranquillamente dichiarare nelle colonne dei giornali locali: “sono un fascista in camicia bianca”, senza che nessuno si faccia disturbare da questo, né corra in procura a depositare un esposto per apologia di fascismo. Deve essere stato il fatto della camicia bianca a confondere.

Gravi indizi di come i nazionalismi si stiano sedimentando in tutta Europa non mancano e Rimini, nonostante sia medaglia d’oro al valor civile, non si sta certo distinguendo per una reazione. E’ vero che alcuni di questi inviti allo sciovinismo si sono addirittura travestiti da carità, vedi le raccolte “Prima gli Italiani”, ma le azioni violente e l’incitamento alla violenza lasciano pochi dubbi. A proposito… sono proprio curioso di vedere quanti di coloro che hanno condannato senza appello i fatti di Via Dario Campana, giornalisti compresi, saranno altrettanto pronti a condannare le minacce, per niente velate, di Forzanovisti e simpatizzanti del fascio.

Ho il timore di conoscere già la risposta. Ho però un’altra domanda che mi sto facendo da diverso tempo: ma Rimini è fascista o è solo superficiale quel tanto che basta da non capire quanto perniciose siano certe ideologie? Certo è che la Rimini votante, consapevole o meno, ha espresso un Consiglio Comunale dove i valori di Sinistra sono stati sacrificati sull’altare delle speculazioni politiche e l’opposizione è interamente composta da persone che se le chiami fasciste… beh nessuno di loro se ne fa certo un cruccio.

Affidiamo ai prossimi giorni la speranza che la Rimini per bene sappia reagire all’aberrazione di simili tendenze. Bisogna capire e riuscir a spiegare che delle minacce così esplicite non sono una cosa accettabile. Non possono essere considerate solo sfogo, o effetto collaterale di grettezza e ignoranza. Prendere di mira in maniera violenta un diverso modo di sentire, concepire e interpretare la proprie esistenza è caratteristica propria delle visioni totalitarie che avocano a loro tutte le prerogative, i diritti e le esistenze delle persone. Nessuno dovrebbe avere mai il potere, né la malata ambizione di stabilire univocamente cos’è la Normalità.  Purtroppo è proprio quest’intenzione che si legge, neanche troppo tra le righe, nell’evento Facebook: “Vogliono far divenire la normalità motivo di vergogna, e la perversione motivo di orgoglio” (riferito agli omosessuali). Personalmente ritengo molto più perversa una somministrazione rettale di fosforo bianco, piuttosto che un uomo in monochini, ma forse sono io a non essere normale.

P.S.

“Mi è sempre sembrata un po’ inutile la disapprovazione dell’omosessualità. È come disapprovare la pioggia.” [Francis Maude]

dado

 

@DadoCardone

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