VIOLENZA VERBALE – Comunicato stampa del neo consigliere Marco Tonti.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Marco Tonti, nuovo consigliere di maggioranza eletto con la lista Rimini Coraggiosa.

VIOLENZA VERBALE DA PARTE DEL CONSIGLIERE USCENTE LUIGI CAMPORESI NEI CONFRONTI DI RAFFAELLA SENSOLI.

Leggendo le reazioni post elettorali sui social mi è capitato di leggere un commento intollerabile da parte del Consigliere uscente Luigi Camporesi.

Riferendosi alla debacle elettorale del Movimento 5 Stelle dice che ora dovranno trovarsi un lavoro e poi si riferisce all’ex consigliera regionale Raffaella Sensoli in questo modo (CITO TESTUALMENTE):

“Sensoli dimostra che il PD è in grado di trovarne*. Pare sia sufficiente qualche fellatio elettorale.”

L’asterisco richiama ad una meschina spiegazione secondo la quale la “fellatio” avrebbe un senso “figurato”.

A questo proposito mi sento di dire due cose. La prima è che una violenza anche se figurata è sempre una violenza. E poi che mi risulta incredibile che una persona come Camporesi, che ha avuto un ruolo di rappresentanza pubblica, si lasci andare ad una simile bassezza per esprimere il suo disappunto.

In questa campagna elettorale abbiamo speso molte parole contro la violenza di genere e per la dignità delle donne. A quanto pare è già venuto il momento di passare dalla teoria alla pratica e condannare pubblicamente un comportamento inaccettabile.

Raffaella Sensoli difenderà sé stessa nella maniera più adeguata, ma bisogna dire chiaramente che in nessun caso è accettabile usare il sessismo per fare battaglie politiche, in nessuna circostanza, neanche quando lo si ammanti meschinamente come una “battuta” o una “goliardata”.

Invito i nuovi eletti e le nuove elette a prendere posizione contro questi comportamenti indegni sia per l’oggi che per il futuro, a dichiarare fermamente che questa non è la Rimini che rappresenteranno, e che si impegnano a contrastare ovunque e in ogni circostanza queste forme becere di violenza verbale.

Marco Tonti

Rimini Coraggiosa

P.S. della Redazione

A settembre abbiamo assistito a molte iniziative in favore delle donne a cui la coalizione del nuovo sindaco, Jamil Sadegholvaad, ha giustamente dato spazio. Le azioni simboliche sono molto importanti, ma possono essere scambiate per “Pink washing” se poi non seguono i fatti. Siamo tutti molto curiosi di vedere in quanti si dissoceranno da questa brutto comportamento.

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Rimini Amministrative 2021 – Jamil Sindaco al primo turno. Risultati delle liste e seggi assegnati.

Come previsto nel precedente articolo la scarsa affluenza ha favorito il partito di sistema, piuttosto che le “novità”. Jamil Sadhegolvaad, al primo turno, è il nuovo sindaco di Rimini.

Con il 51,32% dei voti non ha bisogno di cimentarsi nel ballottaggio. L’analisi del dato è impietosa per i suoi avversari, non perchè si tratti di un risultato eclatante, ma perché al suo immediato inseguitore, Enzo Ceccarelli, bastavano circa 2000 voti per una seconda manche in cui le regole d’ingaggio sono decisamente diverse.

I voti c’erano, ma sono rimasti a casa. Con un’affluenza del 55, 59% hanno disertato le urne esattamente 53.433 aventi diritto. Persino il partito degli anti vaccinisti ha trovato un 4%, chi è mancato all’appuntamento?

Nella coalizione di centro destra Fratelli d’Italia (13,77%) super di poco la Lega (13,46%) e insieme sconfessano il dato nazionale dei sondaggi. Tra gli altri, lasciando perdere inutilità come il Popolo della Famiglie e Rinascimento Sgarbi, chi ha fatto un grosso buco nell’acqua è Lucio Paesani. Considerate le risorse messe in campo e l’impegno profuso, pare che siano mancati proprio lì i voti di accesso al ballottaggio.

Con 1.082 preferenze ha ottenuto meno di Erbetta, il consigliere che si faceva tagliare la siepe da Anthea e che in questi giorni girava per i seggi travestito da Craxi, con tanto di Garofano.

L’altra grande sconfitta è Gloria Lisi (8,93%), che ottiene un consigliere di consolazione.

Era lecito per lei sognare il ballottaggio? Le analisi politiche, più o meno autorevoli, scommettevano di no. Anche qui però qualcuno ha mancato l’appuntamento. Il Movimento a Rimini, con due parlamentari in campo e il King delle Milf Giuseppe Conte che scorrazza per il centro, vale 1509 voti (2,45%).

Appena poche ore fa Beppe Grillo esclamava in un post:

Più che il punto esclamativo doveva metterci una bella emoticon rassegnata. Il Movimento è un ormai un oggetto politicamente inerte. Gli unici che hanno tenuto duro sono gli eletti con responsabilità amministrative. Raggi a Roma saluta con un onorevole 20% e Gennari a Cattolica ottiene il ballottaggio. A Bologna, seppur in coalizione con il PD racimola un 3,37%.

Ma torniamo a Rimini. Tra le new entry c’è Rimini Coraggiosa.

Migliora, anche se di poco, il dato delle regionali e fa entrare Marco Tonti in Consiglio Comunale. Segnatevi la data. Rimini nell’ottobre del 2021 ha ottenuto il primo consigliere ufficialmente LGBT nella storia del Comune. E, per quanto ci riguarda, questa è l’unica novità degna di nota in questa brutta campagna elettorale dove i candidati hanno saputo discutere solo di parcheggi e telecamere.

Le sfide dell’imminente futuro sono molto difficili. Riempire il Consiglio Comunale di gente che fa fatica a capire il presente non è salutare. Bisognerà parlare di Diritti, di transizione ecologica e digitalizzazione. Per cui tenetevelo caro il Tonti, visto che sarà l’unico capace di mettere in fila un discorso che non sia tratto dal Manuale delle Giovani Marmotte.

@DadoCardone

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Il Ministero dei Selfie

Quando Giuseppe Conte parla, lo vedi che è preoccupato. Era riuscito in qualche modo a districarsi dalla morsa Movimento-Lega e l’aveva fatto mantenendo un certo aplomb. Ora no. Sta affrontando una cosa che non è successa a nessuno dei suoi predecessori dal dopoguerra a oggi e si vede, a cominciare dalle nuove rughe della fronte. E’ giusto che si veda, perché, al di là dell’efficacia delle sue azioni, se una persona dovesse mantenere la stessa espressione imperturbabile, di fronte ai morti e al disastro economico, sarebbe sicuramente uno psicopatico.

A proposito. Ve lo ricordate Luigi Di Maio? Aveva passato un brutto momento da Ministro del Lavoro e Capo Politico del (Fu)Movimento 5 Stelle. Lui, però, più che preoccupato sembrava infastidito. Tutti quegli attivisti che gli chiedevano conto della guida fallimentare, come fosse un normale eletto. E la gente? La gente che non si accontentava degli stessi slogan che sono sempre andati bene ai Movimentisti e voleva che addirittura si risolvessero i problemi! Ve lo ricordate il Professor Marescotti ai tempi dell’Ilva? “Ministro mi guardi negli occhi.”, come fosse tornato al liceo.

Accortosi che non bastava urlare sciocchezze dai balconi, nel Governo Conte Bis non ha rivoluto la poltrona da Ministro del Lavoro, se n’è disfatto in fretta. L’ha lasciata a una sodale del Movimento, non sia mai che qualcuno tentasse di mettere a punto il Reddito di Cittadinanza. Per se stesso ha tenuto qualcosa di meno stressante, il Ministero degli Esteri. Nessuno può sapere che ragionamento l’abbia portato (o spinto) lì, ma… se lo stesso ragionamento l’ha fatto pure Angelino Alfano, non doveva essere qualcosa di particolarmente trascendentale.

Ora non ha più quella faccia infastidita, anzi, sembra divertito. Lo siamo un po’ anche noi, aspettando un bel discorso in inglese, lingua che ha il vantaggio di considerare obsoleto il congiuntivo. Per adesso ci accontentiamo che dica “ Corona Vairus” e ridiamo pensando che probabilmente, nell’intimità, si avventura anche in qualche “Vagiaina”. Il fatto è che se Di Maio sta da parte, gioca con i selfie e non tocca niente, rilassa anche noi. Non solo se stesso. Qualcuno si chiederà: “ma più che ridistribuire a Lega e PD il patrimonio elettorale del Movimento, che altro può combinare?”

Meglio non rischiare. Ve lo dice uno che ha avuto a che fare con un padre napoletano per tutta la vita. I campani hanno il motto della Nike stampato nel DNA: “Just do it”. Che poi tradotto sarebbe : “fa siempre chello ca’ te dicè a capa”. Dunque lasciatelo al suo onanismo da selfie, almeno si fa l’album dei ricordi per questo momento irripetibile.

Qui sotto metto i miei due selfie preferiti. Voi quale scegliereste? Di Maio versione Armageddon o “Se avessi l’età potrei essere Presidente”?

P.S.

“Chi si colloca al centro del mondo cade sulla propria frontiera.” [Alda Merini]

@DadoCardone

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Di Maio dimettiti.

Usare l’ambiguità per non pagare pegno è un gran brutto vizio e, ce lo dicono le urne, non paga. Gli italiani hanno scelto un sicuro sciovinista al posto dei rivoluzionari della domenica. Il motivo? Ci viene mostrato ancora una volta il giorno dopo le elezioni.

Chi è il segretario dell’ormai Partito 5 Stelle? Non si sa. Il Capo Politico può essere comparato ad un Segretario? Direi di sì e, visto che non si possono pretendere le dimissioni del proprietario del Brand, sarebbe giusto si dimettesse lui.

Ricordiamo con tenerezza il giovane Movimento che voleva confronti semestrali per confermare i suoi “Portavoce” e chiamava in campo la meritocrazia come valore imprescindibile. Oggi il Partito si eredita di padre in figlio e il Capo Politico non è un portavoce, ma un porta carica con poltrona a perdere, due cose che non sono state permesse neanche al patriarca Silvio.

Questo, che i più scambiano per un difetto velleitario, è un abito mentale che si riverbera su tutta l’organizzazione del Partito, un “movimento” dove nessuno vuole più fare il consigliere comunale e nessuno è più disposto ad ammettere nei fatti un errore, levandosi dalle balle, almeno fino a che non sopraggiunge la sconfitta definitiva. Alla Renzi, per dire. Il vizio della poltrona ha già svuotato di risorse umane i territori e se a presidiarli, tra gli attivisti, rimangono solo utili idioti (tipo Carla Franchini da Rimini, che si fa i selfie con i suoi santini dentro il seggio), nessun input arriva alle alte sfere, con le ovvie conseguenze.

I discorsi del giorno dopo sono pieni di “ma” e di “però” che annullano qualsiasi ammissione di colpa. Gli atteggiamenti sono ancora una volta rivolti al feticismo e all’epica del Movimento, piuttosto che ad una sana dose di realtà. Prendi Di Battista, per esempio. Cosa ci faceva una persona non eletta al Ministero dello Sviluppo Economico, nel concilio di una cerchia ristretta che, al pari di una Segreteria Politica, doveva decidere l’atteggiamento del dopo batosta elettorale?

Oggi sappiamo che anche lui dispone di una carica che non passa dalle urne e che, probabilmente, lo piazzerà nella Segreteria del Movimento, ormai Partito, ormai defunto. Per cui preparatevi a tutta la serie delle sue faccette contrite. Preparatevi alla meraviglia espressa dai suoi occhi sgranati e alle sue emozioni debordanti mentre si getterà dai palchi per farsi palpare dalle folle, ripetendo la pantomima del Movimento della GGente.

Ahimè, Ahinoi, oggi l’unica cosa che può dimostrare che i 5 stelle sono ancora il Movimento della gente, o che perlomeno ne dichiari l’intenzione, sono le dimissioni del Segretario/Capo Politico. Che non avverranno. Non succederà perché ieri Giggino ha riunito tutte le persone che, bene o male, gli devono qualcosa, tipo posti da Sottosegretario, e si  è fatto dire: “No Luigi, per noi non devi tornare a fare il bibitaro”. Sto giro non si sono nemmeno azzardati a proporre la mossa Rousseau.

Una forza politica che si dichiara moralizzatrice, ma che non considera l’ammissione di responsabilità come praticabile (se non a parole), è una contraddizione in termini. Allora noi che si fa. Tiriamo fuori una vecchia usanza cui nessuno, nemmeno chi scrive, ha mai creduto. Questa voce vale un voto. Il voto è per le dimissioni di Di Maio. Chi si vuole unire è il benvenuto.

P.S.

“Non c’è peggior dittatura, di una falsa democrazia.”

[MOHAMED FEDI BEN SAADI ]

@DadoCardone

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Carla Franchini, fuori dal sogno europeo?

Sabrina Pignedoli, giornalista

Vorremmo poter dire che sia merito nostro. Non lo è, perché, nonostante il nostro impegno per spiegare chi è veramente Carla Franchini, 444 allocchi l’hanno comunque votata. Vorremmo anche poter dire che siamo fuori pericolo, ma non possiamo, perché conosciamo la tenacia del sorcio quando punta il formaggio.

L’unica cosa di cui possiamo gioire per il momento è che la Franka, a quanto pare, non rappresenterà neanche mezzo italiano in un’istituzione importante, quanto sottovalutata, come il Parlamento Europeo. Il Motivo è l’imposizione del capo politico, Giggino Di Maio, di una capolista donna. A causa (o per merito) dell’applicazione delle quote rosa, l’ex consigliera riminese, dentro per una posizione, è stata scalzata fuori dalla competizione elettorale.

Dopo aver saputo che la decisione di Di Maio sarà comunque soggetta ad una ratifica dei votanti Rousseau e che, comunque, la Franka è stata convocata a Roma, avevamo qualche timore che l’eliminazione non fosse definitiva. Poi siamo andati a vedere chi è Sabrina Pignedoli, la capolista imposta dalla “Segreteria”, ed abbiamo capito che l’unica speranza di ripescaggio per la Franchini è l’arresto per grave reato di una delle posizionate sopra di lei.

Sabrina Pignedoli, giornalista reggiana, è Aquila D’Oro per il Premio Estense grazie al suo libro “Operazione Aemilia”, che tratta della maxi operazione contro la ‘ndrangheta che aveva messo radici in Emilia. Se ne deduce che perlomeno la sua imposizione dall’alto non sarà difficile da far digerire. A parte che, dopo aver sorbito l’immunità di Salvini, sappiamo per certo che il Movimento 5 Stelle non soffre di gastrite.

E’ finita qui l’avventura di Carla Franchini? Sicuramente, no. A Movimento svuotato di risorse umane, anche una Franka può assomigliare a un’alternativa percorribile e un premio, per chi sa ben percorrere le vie della vecchia politica, c’è sempre (vedi l’ufficio romano di Bugani a 80 mila euro l’anno). Certo è che per questa volta, forse (la sfiga è sempre in agguato), ci risparmieremo le europee figure da chiodi a favor di telecamera come quelle che la Franka produceva a iosa nel locale Consiglio Comunale.

Vi lasciamo con un video della capolista imposta. Ah dimenticavo. E’ pure bella. E nell’era Social non è un particolare trascurabile.

@DadoCardone

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Franka would like to go to Bruxelles – mai mettersi contro Carla Franchini [2^ parte]

Premessa: in questa ricostruzione nasconderemo i nomi di due poliziotti e li sostituiremo con Omissis1 e Omissis2. Il motivo è che il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato i provvedimenti disciplinari a loro carico e, anche se non condividiamo le ragioni che li hanno mossi, non vogliamo inficiare il loro lavoro quotidiano, che indubbiamente è importante. Quindi i nomi , relativamente ai fatti che li riguardano, saranno noti solo a chi già li conosce.

In questa immagine Carla Franchini che, dopo l’esclusione di Rimini, obbliga i Grillini Pensanti a togliere il Gazebo perché privi di certificazione.

Ed eccoci alla seconda entusiasmante puntata della Telenovela di Carla Franchini, detta Franka. Come annunciato nella prima parte citeremo prove, documentali, che danno certezza dello sleale operato della consigliera M5S, candidata alla Europee. Prima, però, un piccolo passo indietro, che serve a comprendere meglio le dinamiche in campo e a capire anche perché da tutto ciò si sia generato un procedimento interno alla Questura.

La lista fantasma, nata per impulso, tra gli altri, di Massimo Lugaresi, si chiamava Onestà e Partecipazione. La scelta del nome, forse da imputare ad un sottogruppo dedito alla satira, è tuttora un mistero. Quando la lista ebbe bisogno di un addetto alle comunicazioni interne (e forse esterne, ma non lo sapremo mai) scelse Italo Carbonara, detto Itaca, un fuoriuscito dai Grilli Pensanti. Mettete da una parte quest’informazione e proseguiamo con un altro antefatto.

Mentre Davide Grassi, candidato sindaco dei Grilli Pensanti a dispetto delle volontà di Carla Franchini, aspettava il verdetto sulla certificazione della lista, fu avvicinato da due poliziotti. Che cosa volevano? Secondo le stesse dichiarazioni rese dai due: la richiesta fu di trovare una mediazione tra le due liste, nonché accontentarsi di un posto da vicesindaco, lasciando quello di Primo Cittadino a Luciano Baglioni. Lo ricorderete come uno dei protagonisti dell’arresto della Banda della Uno Bianca.  La circostanza, confermata a più riprese dalle indagini e anche dagli accusati, oggi lo sappiamo, era nota a diversi attivisti del Movimento, che dialogavano con il finto profilo social di uno dei due agenti, destinatari di un futuro provvedimento disciplinare. Tramite l’accertato profilo fake di Vittorio Perucci, identità con cui interveniva nei dibattiti politici su Facebook, Omissis1, confessava in una chat privata: “Stamattina ho provato ad indurre Grassi (che era con Tommaso) a parlare direttamente con Baglioni e trovare un punto d’incontro.”

In nome di chi i due poliziotti si facevano mediatori? Nelle memorie legali dei due l’approccio viene definito di interesse spassionato, con qualche battuta goliardica rispetto “alle poltrone”, sicuramente non perché appartenenti alla lista fantasma. E’ veramente così? A mettere qualche dubbio, non solo a noi, ma anche all’incaricato dell’indagine interna, c’è una mail.

Qui ritorniamo al ruolo di Italo Carbonara e alla sua imperizia nell’eseguirlo. Il povero Itaca, persona di una certa età, nel creare una mailing list ristretta ad alcuni nominativi, confonde due cognomi uguali. Sono due donne, una militante nei Grilli Pensanti ed una scelta per la lista “Onestà e Partecipazione”. La mail contiene il messaggio “Lista definitiva. Partenza domani mattina ore 8. Grazie a tutti.”, ma tra gli indirizzi, oltre a quello di Massimo Lugaresi, ci sono anche quelli dei due poliziotti.

Lo stesso Carbonara, interrogato in due occasioni, rilascia due diverse dichiarazioni. Sentito dal Questore afferma:” Quando ho inviato la missiva, l’ho inviata  al Signor Omissis1, per avere un giudizio e un’approvazione sui nominativi, giudizio che poi non è arrivato. Si trattava di un elenco di candidature e, come ho chiesto il parere a Omissis1, ho chiesto il parere anche ad altri.” Nella dichiarazione poi resa alla Procura della Repubblica non si parla più di “approvazione” ma di una mail trasmessa “agli amici” per “una semplice comunicazione di un dato che avevo appreso”. Bontà sua.

Attenzione però, questa mail è importante perché aiuta a capire la relazione tra i due e la lista. Per questo motivo è rilevante anche sapere come si siano giustificati loro che l’hanno ricevuta. Per Omissis1 si tratta di “Una banalissima mailing list con valore pubblicitario, assieme comunicativo e informativo.” Come dire, la distribuzione delle informazioni di una lista, che ancora non si era presentata al pubblico e che l’ha fatto in seguito solo perché costretta, a chiunque, indiscriminatamente, senza iscrizione né filtro. Omissis2 invece, in una sua memoria difensiva, lo smentisce asserendo che “il messaggio riguardava l’attività interna al Cinque Stelle e preliminare alla competizione elettorale” dunque “Non si trattava di una mail elettorale rivolta all’esterno, contenente propaganda in pro del M5S o in danno di altri partiti”. Due linee difensive palesemente diverse, che alimentano i dubbi sul fatto che, almeno ufficiosamente, fosse loro riconosciuto un qualche ruolo.

Ci preme specificare che i due poliziotti non sono l’oggetto di questa ricostruzione, ma che la loro azione è importante per capire di chi stessero facendo gli interessi, anche ammesso che lo stessero facendo lecitamente e non in violazione delle norme di comportamento della Questura come sentenzia il TAR. Questo perché la nostra tesi, di cui stiamo per portarvi le prove, è che la propositrice di Luciano Baglioni, come candidato Sindaco della lista fantasma, fosse Carla  Franchini e ci si arriva proprio in virtù del coinvolgimento in questa storia dei due appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Massimo Lugaresi, il padre spirituale della lista fantasma, ad una richiesta di informazioni della Questura, poi confermata in un successivo interrogatorio in Procura, dichiarava a proposito dei due poliziotti: “Io ho incontrato Omissis1 e Omissis2 come simpatizzanti del partito. Io ho fatto incontri solo a casa mia e della Toni. Erano riunioni ufficiose di carattere privato. La vicenda secondo me è scoppiata perché tra le altre candidature avanzate fu avanzata anche quella di Baglioni, il poliziotto della Uno Bianca , che io conosco da tempo e di cui ho tanta stima. L’invenzione della candidatura di Baglioni, che secondo me avrebbe fatto il botto, nasce su indicazione del consigliere Franchini.

Questore: “Anche di questo si discuteva a casa sua e della Toni?”

Lugaresi: “Si discuteva a casa mia, per telefono, in una dimensione privata con Omissis1 e Omissis2. Baglioni è venuto a casa mia e ne abbiamo parlato e ho notato che era spaventato da questa cosa.”

Ecco dunque che si ricompone la faccenda, soprattutto, per quello che interessa noi, non nel ruolo dei due poliziotti, ma dei personaggi di Carla Franchini e la Ex di Grillo. D’altronde anche Omissis2, in una memoria difensiva dichiara: “[…] Nel mese di gennaio 2016 alcuni attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle hanno proposto di scegliere come candidato Sindaco l’Avv. Davide Grassi, ma tale scelta è stata immediatamente avversata da un’altra ala del Movimento, raccoltasi attorno al consigliere comunale Carla Franchini ed alla sig.ra Sonia Toni ex moglie di Beppe Grillo.”

Et voilà, ricomposto il quadro. Il candidato Davide Grassi non andava bene a Carla Franchini, nonostante lei stessa avesse partecipato ad una votazione, dove il Meetup l’ha valutato, per approvarlo o cassarlo. Da quel momento sceglie di dichiararsi pubblicamente neutrale, ma raccoglie gli scontenti capeggiati da Lugaresi attorno alla ex di Grillo, anche lei finta neutrale. Non fa solo questo però. Cerca anche di rallentare i lavori del Meetup, che non fa quello che vuole lei, per avere il tempo di proporre un sindaco alternativo alla lista fantasma. Ce n’è abbastanza per capire la personalità politica (e non solo) della Franka, ma, prima di lasciarvi riflettere, vorremmo deliziarvi con un ultimo cadeau.

Dagli appunti della Questura di Rimini si evince che, il giorno dopo la notifica del provvedimento disciplinare ai due poliziotti, quando cioè lo sapevano solo gli uffici e gli interessati, Carla Franchini si è presentata in questura con il titolo di Consigliere Comunale del Movimento 5 Stelle a perorare la causa di Omissi1 e Omissis2. “Nel colloquio” – citiamo da una nota –“il consigliere non nascondeva la sua avversione per quella parte di Movimento (i cui esponenti, a suo dire, non rispecchiavano assolutamente il Movimento stesso) facente capo alla lista avente come candidato sindaco l’avvocato GRASSI e però sostenuta dai parlamentari 5 stelle riminesi”.  Stessa storia il 25 marzo, ancora prima che i poliziotti presentassero controdeduzioni, la Franka bussava al Questore per chiedere a che punto fosse. Quando però in seguito, il 28 giugno, una Commissione consultiva, le ha chiesto testimonianza ufficiale, beh… aveva un impegno. Nessuno comunque la può accusare di non aver parlato.

Cos’altro serve sapere? Per i Movimentisti che si bevono tutto come l’acqua fresca, per quelli che l’importante è avere uno slogan da ripetere, per quelli che sì, i principi sono importanti, ma è più importante che non vinca il Piddì… insomma per tutti quelli per cui la lealtà è solo verso chi comanda. Alle Europee votate Carla Franchini. Ocho eh!, che con il nome di Franka non la trovate sulla scheda.  #MaiLaFrankaInParlamento 

@DadoCardone

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Comunicato stampa: Sen. Croatti su azzardopatia.

CROATTI (M5S): “CONTINUEREMO A LOTTARE PER IL CAMBIAMENTO DI QUESTO PAESE”

Sembrava cosa fatta e invece la vecchia politica non si smentisce mai.
La delibera Regionale (Emilia Romagna) 831/17, tra le tante misure di contrasto all’azzardo, ha previsto che le sale slot e altri esercizi, come i bar al cui interno vi fosse la presenza di slot e vlt, rispettassero la distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili come parrocchie, scuole e altri luoghi di aggregazione giovanile.


Tutti i concessionari di sale slot in difetto di proroga avrebbero dovuto
inevitabilmente spostarsi, mentre per i bar ed altri esercizi commerciali è stato disposto il divieto di installazione di nuove macchinette e la cessazione dal servizio alla scadenza naturale del contratto col concessionario.


Ora la Regione Emilia-Romagna, a guida PD, cerca di travisare queste norme sul gioco d’azzardo, inasprite recentemente con l’approvazione del Decreto Dignità del Governo del Cambiamento, cercando di favorire e tutelare le lobby del gioco d’azzardo così come è avvenuto già col governo Letta nel 2012 che a fronte di una frode di 90 miliardi ai danni dello Stato da parte dei concessionari di slot machine, con un decreto la sanzione venne ridotta a meno di due miliardi.


“Il forte segnale di cambiamento dato dal governo – aferma il senatore Croatti – sembra non essere condiviso e contrastato da alcune regioni, si spera che con le elezioni regionali del 2019 arrivi la spinta per cambiare davvero l’intero Paese”.

Senatore Marco Croatti

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Il Sen. Marco Croatti: Duro colpo la ‘Ndrangheta emiliano-romagnola.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Senatore Marco Croatti rispetto alle condanne del ramo romagnolo del processo Aemilia. Come Redazione dichiariamo soddisfazione per il fatto che, finalmente, qualcuno sottolinei come le mafie, anche da queste parti, siano un problema serio e non “una barzelletta”, come qualcuno sosteneva fino a poco tempo fa. Minimizzare non salva il turismo, facilita le infiltrazioni.

Con la sentenza di primo grado del processo Aemilia è stata accertata l’infiltrazione della Ndrangheta nel mondo politico e imprenditoriale emiliano. “È sfatato il luogo comune che la mafia non esiste e non opera nei nostri territori – afferma il Senatore Croatti – emergendo con chiarezza il profondo radicamento delle organizzazioni mafiose nel tessuto sociale ed economico della nostra regione”.
Un processo avviato nel 2015 che ha portato sul banco degli imputati per
associazione mafiosa ben 148 imputati di cui 119 condannati a 1200 anni di
reclusione, 24 assoluzioni e 5 prescrizioni. “Un grande lavoro di contrasto
all’illegalità svolto dalle forze dell’ordine, i veri anticorpi della nostra società che con grande attenzione e dedizione vigilano su di essa”. È solo l’inizio di un lungo filone di indagini e processi per vincere la battaglia contro le organizzazioni mafiose che sopprimono il nostro Paese da nord a sud.

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Le rapine di Gnassi.

Non vorrei essere frainteso, perché l’argomento è delicato e riguarda le legittime aspirazioni di Rimini Nord ad avere un lungomare riqualificato. La premessa d’obbligo è, dunque, che le promesse fatte ai cittadini della zona dovrebbero trovar modo di essere realizzate.

Il problema per Rimini Nord, come lo è per Rimini Sud, che di quelle promesse non ha sentito nemmeno l’odore, non è però che il nuovo Governo abbia o meno tagliato qualcosa. La questione è che in anni di Centro Sinistra, benedetto dalla continuità, le periferie di Rimini sono state oggetto tutt’al più di “mance elettorali”.

A Rimini ne sono stati spesi di Big Money. Basti pensare all’inutile TRC, se parliamo d’infrastrutture, o ai soldi pubblici buttati nel pozzo senza fondo di Aeradria, o ancora ai passa cento milioni investiti nel comparto “ cultura”, tra teatri economicamente insostenibili, piazze Ikea sotto il castello e passerelle quasi ciclabili che vandalizzano l’invaso del ponte di Tiberio. Questa ovviamente è una sintesi riduttiva, le spese sono state tante e tali che Rimini dovrebbe essere completamente un’altra città.

Il punto è che nella programmazione degli investimenti le periferie non sono mai state considerate. L’anno scorso, in scadenza di mandato, il magnanimo Gentiloni si è fatto un bel tour a firmar patti, chiedendo in garanzia semplici dichiarazioni di intenti a Sindaci che, come Andrea Gnassi, hanno costruito la loro leggenda sui rendering.

Ora. Ai firmatari di quei patti non serviva la sfera di cristallo per prevedere quello che sarebbe successo, se la loro parte politica non avesse prevalso nelle imminenti elezioni. E’ per questo che, secondo me, ci vorrebbe una legge che impedisse mance elettorali, perlomeno al di fuori di una programmazione economica sicuramente sostenibile. Gentiloni, secondo il nuovo Governo, non aveva spazio per fare quel tipo di promesse, perché non completamente finanziabili e perché incuranti delle prerogative Regionali.  Da qui la decisione di rivedere i progetti.

Giusto? Sbagliato? Ognuno degli interessati, per parte politica o perché destinatario di quei progetti, si sarà fatto legittimamente la sua opinione e la difenderà nel modo che ritiene più consono. Poi però… c’è Gnassi, che se fosse nato in Campania sarebbe il legittimo successore di Mario Merola.

Il Primo Cittadino, a mezzi d’informazione locali riuniti, l’8 agosto, urla alla “Rapina”, espone immaginette della Santissima Madonna del rendering e afferma di essere già “al progetto esecutivo”. Peccato che l’esecutivo arrivi solo dopo il definitivo e il definitivo è stato approvato la stessa sera dell’8 con una riunione di Giunta straordinaria. Sto giro la manovra di mettere tutti davanti al fatto compiuto ha il fiato grosso.

Pare evidente, almeno a chi scrive, che lo spettacolo, compresa la ventilata minaccia di non versare l’IMU allo Stato, sia recitata a favore d’opinione pubblica, più che per una speranza frustrata. Esacerbare la discussione chiamando alla rapina, approvare progetti a parole, prima che con gli atti, e minacciare rivolte fiscali, non sembrano proprio caratteristiche di chi ha una ragione legale da sostenere. A dirla tutta, sembra più che altro l’imbastimento di un bel ruolo da vittima.

P.S.

A Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza. [Proverbio Napoletano]

@DadoCardone

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Il grillino telecomandato e il caso delle magliette rosse.

Avvilente. E’ l’unico aggettivo che mi viene in mente osservando un intero elettorato mentre si fa programmare il cervello. Non saranno forse tutti così, ma come ci insegna il vivere civile, chi sta zitto è complice.

Il caso, come non conoscerlo, è quello delle magliette rosse. Don Luigi Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie, e Francesco Viviano, cronista di Mafia, lanciano l’iniziativa di indossare una maglietta rossa per “fermare l’emorragia d’Umanità”.

Il riferimento è all’attuale, innegabile, ingiustificata, brutale, tendenza del grido mors tua vita mea all’indirizzo del migrante. L’hashtag #magliettarossa schizza in cima ai trend di Twitter e numerose sono le testimonianze, tra personaggi e persone normali, con foto e video di magliette rosse. Apriti cielo.

Il governo gialloverde toglie ogni dubbio sulle sue intenzioni scioviniste. Parte con una controffensiva che, solo per il fatto di sentirne il bisogno, fa capire quanto abbia subito un’azione di semplice solidarietà.  Può un Governo in carica temere la compassione? A giudicare dalla reazione, sì.

A me non piace la parola populismo, perché è un termine che disprezza reali necessità di un popolo, che non si sente rappresentato e finisce per rifugiarsi nelle proprie paure. E’ vero però che l’opinione pubblica, ai tempi di Facebook & Co., si muove cavalcando un onda di qualunquismo, Benaltrismo e slogan pret a manger. I partiti che banchettano sui resti morali di una comunità, in questi giorni con il caso delle magliette rosse, ci stanno dando una bella lezione su come si usa un elettorato ignorante e privo spessore, pronto per essere programmato a piacimento.

Lo si fa in tre mosse:

  • Ridimensionare: dalle Alpi a Lampedusa l’iniziativa delle magliette rosse è stata molto sentita. Migliaia di persone e molte associazioni hanno aderito spontaneamente. I guastatori del governo Grillo-Leghista hanno provveduto a fornire come bersaglio unicamente i “Comunisti con il rolex”, altrimenti noti come i “radical chic”. Due etichette facili da assegnare, soprattutto in forza di quella punta di rivalsa che consentono. Tra le foto dell’operazione mediatica a contrasto non possiamo certo annoverare quelle dei ragazzi di Libera o di quelli di Goletta Verde, difficile assegnare loro il tag d’ipocriti ricchi annoiati.
  • Distogliere l’attenzione: quando non si sa come affrontare un problema nel suo merito, usualmente, si evita con la formula magica del Benaltrismo. Il problema è sempre un altro ed è sempre più grave. E’ un atteggiamento che fa molta presa quando i cervelli da programmare non godono di molta elasticità e non comprendono che le contingenze possono essere affrontate anche più di una alla volta. “Di che colore è la maglia di quelli che si sono suicidati per colpa delle politiche del PD sul lavoro?” (per dire). Sarà del colore che tu sceglierai quando manifesterai per quello. Il fatto che qualcuno scelga di porre l’attenzione su un problema specifico, non elimina tutti gli altri e non ne diminuisce il peso (sinceramente mi sento anche un po’ stupido nel doverlo spiegare).
  • Fare la morale: mentre Salvini e Meloni, due fulgidi esempi d’intellettuale indirizzato al progresso del Paese, bullizzano i radical chic, senza neanche essersi presi la briga di leggere “Il Falò delle Vanità”, è però necessario anche l’intervento di un moralizzatore. La maglietta rossa, nonostante lo sminuire e il deviare, è un simbolo potente e fa riferimento diretto alla tragedia di Aylan, il piccolo profugo siriano annegato davanti a un paradiso turistico turco. Chi meglio di Di Battista e delle sue facce contrite, che ti vengono in mente anche se solo scrive, per dare del meschino a chiunque abbia indossato una maglietta rossa? “Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano la maglietta rossa” – ci spiega la prefica cinque stelle – “ma c’è anche un mucchio di gente ipocrita [etc]”. Ma allora, caro Alessandro, perché non ti sei messo addosso anche tu la maglietta rossa per segnare la differenza? Non ci vorrai mica far credere che basta qualche ipocrita per invalidare un’iniziativa valida. Se fosse così, solamente per i rapporti intrattenuti in passato tra Lega e Cinque Stelle, ci sarebbe da mandare a casa un Governo oggi stesso.

Sminuire, deviare, moralizzare. Tre semplici pratiche che fanno parte della retorica basica della solita politica e che restano tali, anche se chi le usa si definisce “contro il sistema”. A me, del nuovo che avanza, impressiona solo la facilità con cui l’elettorato gialloverde è pronto a farsi cacciare slogan in testa, senza un attimo di riflessione critica. Kamikaze contro la cultura politica.

P.S.

E i Marò?”

 

@DadoCardone

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Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

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Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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Qui, una volta, era tutta campagna… elettorale.

Vi sta piacendo la campagna elettorale più brutta della storia? A ben guardare potevano far di peggio e dunque farci divertire di più, invece si sono limitati a “50 sfumature di  piccineria”. Lo conoscete? E’ un giochino sadomaso dove la parte passiva spetta sempre all’elettore. Già perché tu potrai anche sfoderare il matitone elettorale in tutta la sua Vis democratica, ma poi per il Senato ti trovi a scegliere tra Arlotti, e #seisportiva Franchini (Leggete qui se non conoscete l’ultima Gaffe), dunque quello che gode non sei certo tu.

L’elettorato ne risente e, ovviamente, si assottiglia sempre di più. La cosa triste è che questo  dato nessuno lo vuol guardare. Basta una buona percentuale di ciò che è rimasto, sul fondo del barile elettorale, per intestarsi titoli e responsabilità che tutti hanno già ampiamente dimostrato di non saper portare. Certo il Movimento ancora non ha governato, ma chi è il Movimento? E’ quello dell’attivista Pizzarotti che rimette in carreggiata una stupenda città come Parma o quello che cambia i suoi principi fondanti in corsa pur di comandare? No… perché, nella seconda ipotesi, un PD lo abbiamo già avuto. Grazie.

Non vorrei sembrasse però che si parli sono di PD e Movimento, siamo in par condicio e non è mai stato così facile attenercisi. Il Centro Destra nella sua perenne commistione con il Partito Democristiano (o era Democratico?) si dichiara indisponibile a nuovi Patti del Nazareno; Il che, considerando la negazione dello stesso fino a pochi mesi fa, sembra un bel passo in avanti… quasi da firmarci un patto con gli italiani. Nel frattempo si lasciano i resti del precedente pasto in una bella doggy bag, possono sempre tornare utili, non è che puoi fare la spesa anche domenica sera.

Di questi resti a Rimini abbiamo una bella rappresentanza. Il partito Petaloso di Mandame Lorenzin Curie, la donna che sussurrava (ubriaca) ai delfini, sfodera da queste parti Sergio Pizzolante e il fido Sancho Panza , altrimenti noto come Mario Erbetta. Sancho non ha idea di cosa stia facendo, ma sa che, se gli va bene, può star a guardare “il capo” che si tromba Dulcinea per altri 5 anni a stipendio pieno.

 I loro claim elettorali sono esilaranti . Pizzolante propone l’hashtag #FidatidiSergio, un escutatio non petita che dice molto già da sola, il secondo  ne propone addirittura due: #iostoconMario, come fosse la vittima di qualche discriminazione, e #LErbettaPensieroinParlamento (sì, scritto male come lo leggete).  E’ così che lui chiama i suoi deliri, “Erbetta pensiero”… che assomigliano molto ai pensieri che ti vengono dopo aver fumato proprio l’erbetta. A loro favore bisogna però dire delle cose. Pizzolante riesce a stare serio mentre, a fianco di Gnassi, lo sente dire che ha fatto ribalzare l’ottocento contro il quattrocento (o qualcosa del genere), probabilmente è ben allenato. Ve lo ricordate quando riusciva a stare serio ascoltando Lupi che parlava del salvataggio dell’aeroporto? Erbetta invece… no, su Erbetta non mi viene niente a favore manco per scherzo.

Su questi personaggi ci sarebbe da scrivere molto di più, ma non vorrei rubare qualche riga alla NewEntry di queste elezioni. No, non sto parlando di Ylenja Lucaselli, la Piddina pugliese, residente a Roma, che ha rubato il posto nelle liste di Fratelli d’Italia a Gioenzo Renzi (ma quanto si sentirà premiato?). Non parlo neanche di +Europa, sebbene con lo slogan “il 4 marzo non startene buono #StaiBonino abbiano raggiunto il giusto livello di trash preteso da questa campagna elettorale.

La New entry  è Forza Nuova. Il partito talmente patriottico che a livello nazionale si fa guidare da un ex latitante, sfuggito alla Giustizia Italiana per quasi vent’anni e a livello locale da un tizio che ha dovuto patteggiare in fretta e furia, altrimenti non poteva partecipare alle elezioni. Va detto, per dovere di cronaca, che il tizio in questione, il quale tiene molto a definirsi “fascista in camicia bianca”, nel 2007 è stato fermato durante un tentato assalto incendiario al Centro Sociale Paz. Tentativo che gli è valso un’accusa di terrorismo, caduta in cassazione, e una pena superiore ai due anni di carcere.

Ecco qui. Questo è il listino, peraltro incompleto, dell’Horror Show elettorale 2018. Mancano i leghisti, ma cosa vuoi dire di gente che si affida ad una fakenews antropomorfizzata? Potete scegliere tra il vecchio malamente tenuto o il nuovo pessimamente ispirato. Se non vi bastasse vi sono incroci abominevoli ottenuti in vitro parlamentare e psicopatie che, invece, si riproducono per partenogenesi, poichè non hanno bisogno di essere fecondate da alcuna idea. Buon voto.

P.S.

Se qualcuno si sentisse dimenticato da questo articolo… mi ringrazierà poi. Con calma.

 

@DadoCardone

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Non sono una Signora.

Infierire o non infierire? E’ questo il problema? No, almeno non per noi che seguiamo la carriera di Carla Franchini da un pezzo, consci che da un momento all’altro potrà esibirsi in una sciocchezza degna della sua fama. Il problema non è certo infierire, il problema è, casomai, rendere onore alla gaffe che la Franka ci ha regalato.

Allora ve la racconto così. Oggi pomeriggio, mi stavo facendo i fatti miei, quando inciampo in un video del Movimento 5 Stelle di Riccione. Un’allegra Franka delle Nevi, o perlomeno in mezzo alla neve, stava spiegando quanto i media siano cattivi con il Movimento, perché in realtà chi ha conosciuto il Movimento frequentandolo non l’ha mai più lasciato.

Ipocrita, penso. Lo scrivo anche sotto il video postato. Poi alzo lo sguardo all’Universo e rivolto alla Superanima (non quella de li mortacci) chiedo: ma come è mai possibile che una persona del genere abbia la reale possibilità, tra l’altro per moria generale degli avversari, di entrare in Parlamento?

Tante volte ho chiesto cose all’Universo e lui mi ha sempre replicato con vaghi ed ambigui segnali. Questa volta, al contrario, mi ha risposto in maniera piuttosto solida. Il mio smartphone ha cominciato a ricevere messaggi da praticamente ogni social che frequento. Prima pochi bip, poi è sembrato quasi avessi allineato un jackpot in una slot di Las Vegas. Tutti i messaggi riportano screenshot della Franchini che si dà della signora da sola.

Dopo un paio di hashtag a caso, tipo #riprendiamociilturismo, intendendo forse quello della Sardegna dove va tutti gli anni, dice di aver incontrato una non meglio identificata troupe televisiva e di aver rifiutato l’intervista per via della sua correttezza verso i competitor (?). Per rinforzare il messaggio, poi, commenta da sola il suo post, evidentemente convinta di aver usato un altro profilo, con queste parole:

“……….. sei una signora….. peccato per gli altri che sono semplici politicanti e non ci arriveranno mai #seisportiva”

In concreto in quest’atto di puro meta-teatro assolve se stessa dal non essere come gli altri, facendo peggio degli altri e, contemporaneamente, mostrando al mondo il suo inganno. Un raptus generato da chissà quale profondità della psiche. Riuscite a capire la perfezione e l’assolutezza di questo gesto? Carla Franchini ci dimostra come la Rivoluzione del Movimento sia in fin di vita, esibendosi in un atto da Kamikaze. Direi che possiamo esserle grati, anche in senso artistico.

Per quanto fin qui detto, non mi unirò alla marea d’insulti che sta ricevendo, ma, per una volta, le dirò grazie. Grazie Franka. Hai dimostrato in un sol gesto ad un’orda di Talebani, con i sensi intorpiditi dalla troppa Onestà (diciamocelo era troppa, si va in overdose così), che il problema non è la Massoneria, non è nemmeno aver frequentato altri partiti o aver bisogno di tenersi i soldi perché: “cazzo sono i miei!”. Il vero problema è la meschinità, pietanza servita in tutte le salse al solo scopo di rendere digeribile la mira allo status che gli altri si sognano.

Cara Franka, ce l’avevo con te perché hai passato anni a parlare pubblicamente di cose che nemmeno lontanamente capivi, per poi rinnegarle nelle ristrette cerchie dov’era palese che non ti appartenessero. Ti ritenevo un’inquinatrice della causa. Oggi ti devo chiedere scusa perché, se non tu magari la tua coscienza profonda, quella con la quale è evidente che ti sei separata da qualche tempo, aveva lo scopo supremo di dimostrare a tutti (me compreso) dove sta esattamente il male della politica.

Le conseguenze di questa immolazione possono essere svariate. Non si sa mai che un battito d’ala di una Franchini a Rimini, faccia cadere un intero Movimento a Roma. Dal canto mio mi auguro che ciò che di buono rimane nel Movimento guardi a questo tuo sacrificio e lo prenda come esempio per decidersi a dividere i cuori dalle pance. Giacché la pancia, al contrario del cuore, ha un grosso difetto: ritiene la flatulenza una forma d’espressione.

P.S.

“Quando la gente lo applaudì freneticamente, [Focione], si rivolse a uno dei suoi amici e disse: “Ho detto qualcosa di stupido?”. [Diogene il Cinico]

 

@DadoCardone

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La Franchini corre da sola.

Stamattina sulla cronaca locale si leggeva uno dei tanti attacchi al Movimento 5 Stelle che, motivati o meno, sembrano aver sostituito la “Posta del Cuore” di molte pubblicazioni. In quest’ultimo, precisamente, c’era un richiamo all’iscritto al Grande Oriente d’Italia che non ha ritirato la sua candidatura una volta scoperta l’affiliazione. Mi sono sempre chiesto: ma se una candidata fosse invece la moglie di un massone?

Non so perchè, ma quando pongo questa domanda mi viene in mente Carla Franchini. La conoscete no? Per chi la conosce rappresenta una sicurezza, nel senso che sicuramente è la persona meno attinente in assoluto con il Movimento 5 Stelle e, nonostante questo, ha beneficiato di un recupero in extremis e di una candidatura. Non era passata alla selezione delle Parlamentarie, ma un posticino come capolista all’uninominale gliel’hanno trovato comunque.

Per chi sa qualcosa della recente storia del Movimento di Rimini questa soluzione non provoca stupore, daltronde la Franka (come viene comunemente identificata) pare sia, o perlomeno sia stata, “l’uomo” di Bugani nel territorio riminese, all’insaputa del suo meetup di appartenenza ovviamente. Qualcuno aveva già fatto questa previsione ed anche altre altre, che puntualmente si stanno realizzando.

La più facile da predirre era sicuramente il tentativo di fuga in solitaria della Franchini, che non è mai stata capace di collaborare con gli altri attivisti, nè li hai mai reputari alla sua altezza. (Chi volesse qualche particolare in più può leggere l’articolo : “Ma la Franka ha peccato?”). In ogni caso, dopo un paio di settimane dall’ufficializzazione della sua candidatura, ha cominciato una sua personale campagna stampa fregandosene dei suoi compagni d’avventura.

C’è una convenzione non scritta, ma raccomandata dalle alte sfere, che non vuole si corra uno contro l’altro. Questo anche per una ragione pratica, ossia che il simbolo raccimola senza dubbio più voti dei candidati. La naturale conseguenza (potete controllare in tutte le passate campagne elettorali) è che i comunicati stampa siano a firma congiunta, a meno che non vi sia un’intervista a cui rispondere direttamente.

A Carla Franchini questa cosa non è mai andata bene ed ha sempre ballato da sola, anche nel suo mandato da consigliere comunale. Se chiedeste a Gianluca Tamburini ve ne potrebbe raccontare delle belle su come, più volte, abbia dovuto cambiare un’azione in corsa per non farle fare la figura di quella che non aveva capito nulla. Anche in questa occasione, vedrete, l’ansia di apparire della peggior sgomitatrice del Movimento darà delle “soddisfazioni”, questo perché le risulta faticoso informarsi sul lavoro già fatto da altri che, teoricamente, dovrebbero appartenere allo stesso partito.

La prima chicca pare essere la proposta tramite stampa, in assoluta solitudine, dell’applicazione del Braccialetto elettronico agli Stalker. Sembrerebbe una proposta come un’altra, ma cosa c’è che non va? Semplicemente è contro la linea del suo partito. Di fatto, accedendo alle pubblicazioni dell’organo d’informazione pentastellato del Parlamento (Parlamentari 5 Stelle) si legge una reprimenda nei confronti di questo mezzo dal titolo: Il Braccialetto elettronico è un fallimento.

Le motivazioni, in ordine d’importanza, sembrano essere: che attorno al braccialetto elettronico si sono sviluppati interessi piuttosto pesanti e più volte denunciati dal Movimento, che il costo del braccialetto (100 € al giorno!) sia totalemente a carico del contribuente e che lo strumento sia facilmente eludibile, come dimostratto da recenti e gravissimi fatti di cronaca.

Ancora una volta Carla Franchini dimostra  come per lei il lavoro di chichessia non sia valido nemmeno come premessa ad altre considerazioni. Come detto sopra, chi la conosce non si stupisce… è semplicemente il Franka Controtutti, uno stile consolidato. Non sono certo recenti gli attacchi a mezzo stampa contro Giulia Sarti, altra cosa espressamente vietata dalla Segreteria 5 Stelle.

Poco male. Quest’atteggiamento chiama il “tana libera tutti” e presto potremo avere l’esatta percezione di chi esprime significati perchè ci ha lavorato e chi, come la nostra eroina, si sveglia stotto elezioni e riporta dati generici come li legge, senza approfondimento e… filtandoli, tra l’altro, con una mentalità piuttosto leghista.

#MaiLaFrankaInParlamento

P.S.

“Non possiamo essere tutti star perché qualcuno deve sedersi sul marciapiede e battere le mani quando io passo.” [Sebastian Horsley]

 

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

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Votate Vincenzo Cicchetti

Citizen non è certo noto per i suoi servizi di propaganda elettorale, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, miseramente abbattuto a Rimini, per questioni a cui si può dare qualsiasi significato tranne quello di nuova politica.

Per una volta, però, dobbiamo abbandonare le nostre abitudini e chiedere ai lettori Citizen, che siano incidentalmente anche iscritti al Movimento, di votare il candidato a sorpresa per le elezioni a Premier: Vincenzo Cicchetti da Riccione.

Sì, leggendo la lista  dei candidati siamo rimasti interdetti nel vederlo lì in cima, sopra la Meterorina (cit.) Di Maio (detto anche Giggino Imbambolato da quelli che ne riconoscono le qualità.). Non c’era un Fico, non c’era un Di Battista e nemmeno una donna di quelle che si son fatte ben notare in questi quasi 5 anni di rodaggio parlamentare. Meglio ancora, data la preponderanza web del Movimento, non c’è nessuno con una pagina che superi i 25.000 like… bella gara contro il milione e rotti di Giggino.

Ma vediamo gli altri nomi della farsa.

Elena Fattori: Senatrice M5S, che il giorno prima di comunicare la sua candidatura ha ringraziato entusiasta Di Maio per essersi candidato. Questo indica due cose: che non si aspettava di ottenere la candidatura e che non era sicura che Giggino si sarebbe candidato (!). Una volpe del deserto, tipo Generale Rommel… come non votarla?

Andrea Davide Frallicciardi: un consigliere comunale di Figline Valdarno, uno che nella sua dichiarazione d’intenti come candidato Premier dichiara orgoglioso: “non mi sono spostato di una virgola”. Un candidato dunque che mette in evidenza il suo spirito di adattamento. In ogni caso Davide non c’era bisogno che tu ti spostassi… l’ha fatto il Movimento per te, diverse volte.

Ispirato Domenico: un consigliere comunale di Verona, che sarebbe da votare solo per il cognome.

Gianmarco Novi: un consigliere comunale di Monza, con un curriculum e una dichiarazione di intenti così scarne da non trovare nulla per prenderlo per il culo.

Nadia Piseddu: una candidata Sindaco con un nulla di fatto per Vignola, che però ha una laurea magistrale in ingegneria aerospaziale. Peccato si sia accontentata solo di 5 stelle.

Marco Zordan di Arzignano: con una scheda candidatura completamente vuota… come dire, la selezione è stata dura.

Facendo le dovute considerazioni al cospetto di questi giganti della politica è inevitabile votare Cicchetti, non c’è storia. Non esiste confronto nemmeno con Giggino che, sebbene abbia avuto a sua disposizione il ben finanziato gruppo comunicazione della Camera e la carica di Presidente della stessa, è uno scolaretto nei confronti del navigato Vincenzo. La sola visibilità è diversa, ma non vorremmo mica arrivare a dire che Di Maio vale più di uno, vero?

Lasciatemi tornare quasi serio per un momento , allo scopo di un’ultima considerazione. La cosa che dovrebbe lasciare basiti del Movimento non sono queste maldestre manovre per fare accettare risultati già decisi da altri, ma la capacità di tutti quelli che vanno in giro a gridare Onestà di farsi scivolare addosso quest’ennesima presa per i fondelli. E’ chiaro che tutti i vip del Movimento, quelli di cui certo non sarà buttato via il patrimonio di preferenze, hanno avuto altro in cambio della non presenza di questa lista di candidature. Oggi come oggi un Ministero non si nega a nessuno.

P.S.

Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti.  [Dario Fo]

 

@DadoCardone

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La paura fa 90 – Il Ponte di Tiberio e l’inadeguatezza comunicativa del PD.

[Ovvero tutto ciò che non bisogna fare quando ti accusano di qualcosa.]

 

Più passa il tempo è più mi rendo conto che certe persone occupano posti di responsabilità e potere solamente perché gli è capitato. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi con il Ponte di Tiberio, poi, me l’ha chiarito definitivamente.

La querelle la conoscete, no? Al secondo mandato il Primo Cittadino si è reso conto che nemmeno in questa tornata può rispettare la promessa di pedonalizzare il Ponte di Tiberio, la meraviglia bimillenaria su cui ancor oggi, vergognosamente, passa il traffico dell’ora di punta. Che fare? Sfruttando i finanziamenti europei erogati tramite Regione l’Amministrazione decide di simulare un passaggio ciclopedonale (con bicicletta a mano), aggrappando delle passerelle alle Mura Malatestiane e alle Mura del Borgo San Giuliano, con l’aggiunta di una passerella galleggiante (?) che unisce i due argini.

Per fare questo, che di per se già sarebbe un’inopportuna trasformazione della morfologia storica del luogo, ha demolito le Mura Malatestiane con un centinaio di fori 50×50, aperti con flessibile e martello pneumatico. Chiamando quest’impresa: riqualificazione.

Ovviamente sono partite proteste, si sono formati comitati, si sono fatte sentire le associazioni, sono state compilate interrogazioni comunali, regionali e parlamentari, fino ad arrivare a due esposti che chiedono alla Procura di verificare la legittimità di quanto concesso dalla Soprintendenza. Uno dei due esposti, quello di Italia Nostra, chiede anche il sequestro del cantiere. Come ha reagito il Partito Democratico alle proteste e agli esposti?

Pio XI, quello dei Patti Lateranensi per capirci, soleva dire: “Si smentiscono solo le notizie vere perché quelle false si smentiscono da sé.”. In effetti, la reazione di qualsiasi politico navigato rispetto alla comunicazione di atti Giudiziari è di solito il classico “ho fiducia nel lavoro della magistratura, sarà dimostrata la mia innocenza”. Una regolina base, così semplice da poter essere compresa persino da Er Batman, che fino ad un secondo prima si intratteneva in orge di luculliana memoria, con tanto di foto in tunica per gli amici.  Il Partito Democratico di Rimini, che nel complesso ha una profondità di pensiero pari al liquido che rimane nella confezione delle lenti a contatto dopo l’applicazione, sembra completamente a digiuno rispetto certi precetti. Riesce solo a negare il confronto e a mettere in fila una serie di atteggiamenti che sono come una grossa cornice al neon attorno alla scritta: PAURA!

Di seguito, nello stile di Citizen Rimini, tutto quello che non bisogna mai fare, ma che puntualmente il PD ha fatto, per dimostrarsi nel giusto. Ecco a voi le tattiche da non mettere mai in atto con relativo voto.

Tattica Calimero Reversed. Ovvero: ce l’han tutti con me perché son bello e innovatore. Questa è da sempre la prima reazione di Gnassi e, conseguentemente, dei suoi peones. La leggenda racconta che il Golden Boy sia un oggetto misterioso sceso dalla luna, senza alcuna continuità con il vecchio centro sinistra riminese, nonostante sia l’unico datore di lavoro mai avuto in vita sua. Tutto quello che fa esprime dinamismo. Contestarlo è un’eresia e fa di te automaticamente un anziano reazionario allergico al cambiamento. E’ capace di parlare di guerra al cemento dopo il TRC e le 15 palazzine in via della Fiera, sostenendo che Rimini sta cambiando. Il messaggio è chiaro: le cose che cambiano sono sempre positive e se ce l’avete con me è per invidia (Gufi). Voto: 4Sfacciato come una diva.

Tattica dell’informazione quantica. Ma… il gatto di Schrödinger è vivo o morto? Per il Partito Demenziocratico di Rimini il paradosso non esiste: il fottuto gatto è vivo se mi serve che lo sia, in caso contrario può finire nell’umido con tutti i suoi croccantini. Così è anche per le Mura Malatestiane. Gli uffici del Comune sono zeppi di faldoni che riportano la dicitura “Recupero dei Bastioni Medievali del Ponte di Tiberio”, ma quando glielo fai notare… magia! Le Mura diventano del 1700 (giusto perché c’è una targa conficcata nel muro), i pali saranno infilati solo in zona ricostruzione post bellica e le discrete finestre 50×50 saranno richiuse con un croccante muesli di mattoni dell’epoca e cacca di piccione (sempre dell’epoca.). Mura Medioevali? Adesso sì e adesso… no! Guarda le mani. Voto: 3Solidi  come una puntata di Cazzenger.

La Tattica del Fango. Supposto che le tattiche di questa classifica sono tutte indifferentemente applicate dai geni Demokrat, il procurare discredito conta parecchi sostenitori tra le sue fila. in genere è praticata dal peones di basso liniaggio, tipo Sergio Giordano, convinto di essere ricordato come colui che ha sconfitto la merda in mare, ma inconsapevole di essere individuato come colui che la sparge a terra. Nell’ultimo mese è stato molto attivo nel sussurrare alle orecchie (anche social) che il Comitato in Difesa del Ponte è contro la passerella in difesa dei suoi abusi edilizi. Che tu sia un appartenente al circolo PD di San Giuliano, o un segretario comunale di partito di cui nessuno si ricorda, l’importante è mettere in giro le voci che insinuano interessi personali e livore.. cos’altro costringerebbe partiti da destra a sinistra a riunirsi nella congiura della stessa conferenza per parlare male dell’Augusto Gnassi? Voto: 3 Disse la vacca al mulo Oh come ti puzza il c….

La Tattica del Gomplotto! E’ affidata solitamente ai luogotenenti, forse perché necessita di contegno istituzionale, ma certo non è più nobile delle Tattica del Fango. Anzi, se è possibile, è ancora più populista. Il venticello della calunnia è un’arte, con il complotto si spara semplicemente sulla folla. Secondo le tesi di Pruccoli, Rossi e Sadegholvaad l’esposto di Italia Nostra sarebbe niente popò di meno che una manovra (“volgare”) del Movimento 5 Stelle. Sì, l’esposto è a firma del Presidente Nazionale, ma su questo si sorvola, poiché basta far intendere che l’ex presidente locale è l’attivista Fausto Battistel e la sede è ancora casa sua. Le ragioni sono ovviamente di natura pratica, ma tant’è. Il lato comico di questa posizione è che viene ripresa, con una certa dabbenaggine, una precedente gaffe del Consigliere Comunale Piccari che già aveva criticato una posizione di Italia Nostra Nazionale, credendo fosse firmata dalla sede locale (grillina). Voto 2: Gnassi è pettinato come Adam Kadmon… coincidenze?

La tattica del Benaltrismo. Ovvero: il problema è sempre un altro. I benaltristi sono convinti che i problemi, di qualsiasi natura, si possano trattare solo uno alla volta e, comunque, ce n’è sempre uno più importante. Un modo di pensare stupido? Non solo. E’ anche un ineffabile alibi per non prendere mai una vera posizione. Così per il Ponte di Tiberio. In questa Rimini piena di puttane, immigrati e criminali il problema potranno mai essere due buchi su un muro vecchio? Come se occuparsi della tutela del patrimonio architettonico togliesse risorse alla lotta alla criminalità, oppure come se chi decide di occuparsi di un problema della sua città fosse obbligato ad adoperarsi per tutte le altre questioni e dunque a considerare priorità assolute. Esiste anche il Benaltrismo retroattivo, che generalmente s’introduce con la formula :  “dov’eravate voi quando…”. Pochi giorni fa un tale ha chiesto al comitato (per la difesa del ponte) dove fossero i suoi membri quando veniva abbattuta la Cattedrale di  Santa Colomba… episodio dell’800! Voto2: Benaltrismo…? Il problema è ben altro.

Tattica del Bene Superiore. Comunque la si voglia mettere quei buchi sono troppo evidenti. Tutti coloro che li vedono, in foto o dal vivo, restano basiti, dunque è indispensabile far vedere che rappresentano un male minore ed una necessità che porterà a grandi vantaggi. Noi, amministratori dinamici, vandalizziamo le Mura Malatestiane per: 1) Punti di vista e prospettive fin’ora impensabili. 2) Rendere il traffico ciclopedonale più sicuro 3) per un’azione propedeutica che servirà a pedonalizzare il Ponte di Tiberio. Inutile dire che le prospettive impensabili sono una panzana, il ponte a Rimini è l’unica cosa più fotografata di Gnassi (anche se non per molto) proprio perché lo si può vedere da ogni angolazione. Non si capisce nemmeno come la passerella possa servire a pedonalizzare il ponte visto che il percorso alternativo non è certo creato per le macchine. Per quanto riguarda la sicurezza ciclopedonale, nessuno sembra essersi accorto un piccolo particolare. Vedete… la deviazione che il cantiere ha fatto fare alle automobili funziona benissimo, tanto che ha reso evidente come quei 150 metri dei bastioni si potevano dedicare al traffico ciclopedonale senza massacrare le mura. Le macchine passano per la deviazione ormai da mesi. Non ho dubbi che gli amministratori di Rimini pensino di agire per un bene superiore, solo che il bene superiore si guarda bene di agire tramite loro. Voto 3: Vai avanti tu che mi vien da ridere.

La tattica del Mecenate. Gli attacchi a quest’ Amministrazione sono volgari speculazioni, come si può pensare che non abbia a cuore il patrimonio culturale. Contro queste accuse di solito si sgrana il rosario dei lavori pubblici che contengono Castello, Teatro e Fulgor. In effetti, i Riminesi loro malgrado sono stati parecchio indebitati per la gloria dell’Augusto, perché, non dimentichiamocelo, gli amministratori spendono le risorse dei cittadini, non le loro. E’ stato chiesto alla cittadinanza se quelle erano le priorità da mettere in cima alla lista? E poi… per il Castello si è parlato di recupero del fossato, ma ci siamo ritrovati con aiuole paracarro e sale dedicate non già al Rinascimento, ma ai set di Fellini. Che cosa sarebbe ‘sta cosa… un museo Fusion? Voto 5: La pizza con la banana, anche no!. Devi lasciare la cucina di Masterchef

Tattica dell’ineluttabilità. Ovvero: Ce lo chiede il Masterplan. In occidente, da Nostradamus alla Madonna di Fatima, non sono poche le tradizioni che si affidano alla profezia come guida spirituale. Tutte però hanno quel tanto d’incerto che disturba lo scettico. A Rimini, invece, c’è una certezza assoluta: l’infallibile profezia del Masterplan. Qualsiasi cosa si faccia a Rimini era nel Masterplan, viceversa, qualsiasi cosa sia nel Masterplan si deve fare a Rimini. Lo so, sembra incredibile, ma è così. Da semplice atto di indirizzo, ha superato lo status di strumento legale e urbanistico, per guadagnarsi un posto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non ci credete? Il via allo sviluppo progettuale è contenuto in una delibera del maggio 2016, ma il Masterplan già prevedeva si sarebbe dato prima ancora dell’insediamento di Gnassi. Si dice che la profezia sia contenuta nella frase “riqualificare porzioni identitarie della città storica e consolidata, disincentivando la diffusione insediativa e il consumo del suolo.”, Voto 4: la risposta è dentro di te… epperò è sbagliata.

Insomma. Questa, tra il serio e il faceto, è la descrizione dell’atteggiamento che il PD tiene a giustificazione di questa e delle altre realizzazioni, giuste o sbagliate che siano. Il modus operandi è quello di mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, o in avanzato stato di completamento,  per poi riuscire a farsi dire: “ormai…”. Un atteggiamento che non lascia esattamente nell’aria una sensazione di trasparenza. In ogni caso in Procura un fascicolo è stato aperto, chi vivrà vedrà.

P.S.

Del Ponte di Tiberio e della Passerella hanno parlato tutti, manca solo di registrare l’opinione del tale che vende il cocco tra gli ombrelloni. Si può sapere perché l’Assessore alla Cultura non dice nulla?

 

@DadoCardone

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Il Fascismo non è un’opinione, è un sentimento.

Mario Capelli, Luigi Nicolò ed Adelio Pagliarani, i Tre Martiri di Rimini.

La nostra epoca è così. Disgraziata, senza personalità capaci di essere un fermo punto di riferimento. Gli eroi della rottamazione, spogliati dello slogan, si rivelano bugiardi compulsivi e si sciolgono in mille giorni pur avendo il supporto di chiunque. Quelli della rivoluzione invece si scoprono conformi e perfettamente funzionali allo status quo.  Alle persone normali, quelle che vorrebbero affidare una delega a qualcuno, perché oberate dagli impegni  quotidiani, non resta che tifare. Tifare è facile. Il pacchetto è preconfezionato, ti danno: una maglia, una bandiera, qualcosa da cantare, un senso di appartenenza. La sensazione di far parte di qualcosa è sempre più forte della volontà di coltivare la propria mente critica e, nell’economia della vita, meno dispendioso.

Tifiamo tutto. Dalla Politica ai Reality, non disdegnando nemmeno la fazione di quelli che “la vera piadina è solo quella di Rimini” . Il problema dell’essere tifosi seriali però è che, per facilità di ragionamento, si creano gruppi di significato spurio, pretenziosi legami tra quello che si vuol sostenere e significati già predigeriti dalla comunità.

La condizione non è certo avversata da una Politica ignorante e isterica che corre sempre dietro alla notizia dell’ultima ora. Una gara di visibilità che ha veramente poco a che fare con una pratica etica del mestiere più antico del mondo (che per inciso è il politico e non la mignotta).

In tutto questo generalizzare e banalizzare sempre più spesso però restano  compresi significati molto pericolosi.  Ad esempio per la sindrome da tifoso, infatti, chi pratica l’Antifascimo è automaticamente di sinistra, mentre chi è di destra è naturale che applichi un atteggiamento tollerante. Queste associazioni e semplificazioni estrapolano il concetto dal suo significato reale e ne fanno una questione di parte, camuffandolo da semplice opinione.

Oggi come oggi interventi importanti a proposito del Fascismo parlano proprio di questo, della libertà di opinione. Enrico Mentana, non una voce qualunque del giornalismo italiano, dice che “Mettere fuorilegge un’idea battuta dalla storia vuol dire averne ancora paura” e si dice convinto  che la forza della ragione sia sempre maggioritaria soprattutto in paesi come i nostri, che hanno conosciuto i totalitarismi.

Il problema è forse proprio questo. Il nostro Paese ne ha veramente memoria? Immediatamente dopo la caduta del Regime persino Togliatti chiedeva tolleranza, tutti sapevano di cosa si stesse parlando. Oggi il Fascismo cresce e lo fa in fasce della popolazione che non si possono definire propriamente nostalgiche, per quanto definire nostalgico uno che non ha almeno 80 anni non ha molto senso. Sono al contrario giovani, con una media d’età che fa fatica a superare i 40 anni. Sono arrabbiati per una realtà nella quale non riescono ad intervenire ed hanno un’idea della storia “fai da te”. Loro non propagandano un’opinione, ma un sentimento sciovinista che, la cronaca ci insegna, molte volte portano fino alle estreme conseguenze. Questi gruppi, che siano di Casa Pound  o di Forza Nuova, attraggono sempre più consensi anche in virtù del fatto che in Italia la cultura Antifascista è ormai solo un eco tanto affievolito, appunto, da considerare il Fascismo un’opinione come le altre. A Rimini, nelle ultime elezioni amministrative, la locale sezione di Forza Nuova ha candidato un pregiudicato facendogli ottenere 910 preferenze. Poche? Fino a 10 anni fa sarebbero state solo le 20 degli iscritti.

Oggi viviamo giorni molto fecondi per certe recrudescenze ed è imprudente trattarle come fossero semplice goliardia. Non sto parlando delle bottiglie di vino con la faccia del Duce. Penso siamo tutti in grado di comprendere la differenza tra un souvenir e un atteggiamento apologetico. La necessità di una ferma presa di posizione contro il Fascismo anche a livello legislativo dipende da altro, e più precisamente dall’esigenza di non far apparire la più grande iattura del ‘900 qualcosa di opinabile. Un ottuagenario nostalgico che al bar sentenzia “si stava meglio quando c’era lui” è tollerabile… Roberto Fiore, condannato in contumacia per banda armata e associazione sovversiva, latitante per 19 anni fino alla prescrizione dei reati, che sfila per strade di Rimini (Medaglia d’oro al Valor Civile per meriti conseguiti durante la Resistenza) proprio no.

Un tema serio, quanto mai attuale, che in Parlamento si traduce (al solito) in uno sterile litigio a causa dello scarsa coscienza  istituzionale dei contendenti. Quello che bisognerebbe risolvere è il conflitto di costituzionalità della legge Scelba, imposto dalla Cassazione ormai 60 anni fa; il nodo che non permette di sanzionare alcun comportamento fino a che non si realizzi in banda armata. Prima di quell’evenienza però c’è molto altro, compreso il presentarsi bara in spalla ad un unione civile. E questa è violenza.

Il PD sanziona i souvenir (per quanto personalmente vivrei bene anche senza busti del Duce in giro), il Movimento non coglie l’occasione per rilanciare, ma parla di legge liberticida senza dare la giusta forza a quello che avrebbero in alternativa proposto i suoi deputanti, anzi. Il giorno dopo, nella solita modalità ambigua, Grillo (o chi per lui) pubblica un articolo in cui si sostiene che Mussolini non ha alcuna responsabilità nella morte di Matteotti. Non proprio un aiuto per gli iscritti ai Meetup, che stavano cercando di spiegare che loro no, non sono fascisti.

Salvini? Lui gongola. Ha una frasetta facile facile da far ripetere ai suoi “le idee non sono processabili”… facendo passare così l’idea che costruire uno stabilimento balneare a tema fascista, come quello che si legge nella cronaca di Chioggia in questi giorni, sia come aprire un circolo dello sport. Sciovinismo per sciovinismo vorrei vederlo alle prese con uno stabilimento che  sventola bandiere nere inneggianti alla Jihad.

Il tema è già destinato a diventare una farsa, precipitando tra i colpi dei like da tifoseria social. Scegli una parte, tira su una bandiera e comincia a postare compulsivamente link che confermino l’idea precotta. Tanto chi non ha coscienza del suo passato ne ha ancor meno nel suo futuro e dimentica che la lotta al Fascismo non è questione di parte.

Per dirimere la questione è utile ricorrere al pensiero di chi quel momento storico l’ha vissuto veramente, anziché affidarsi a quello che ha capito della storia un disoccupato represso convinto che una volta i treni arrivassero in orario (una delle bufale più vintage che ci sia).

“Ricordo noi straccioni affamati entrare in Piazza Maggiore il 25 aprile. Quel giorno abbiamo deposto le armi e consegnato un’Italia libera dai Nazisti alle generazioni future. In Piazza c’erano tutti, c’erano anche i Monarchici, ma non importava quello in cui credevi, gli unici nemici erano i Fascisti e i Nazisti”.

Queste sono le parole di Lorena Armaroli, residente a Riccione, altrimenti nota come la Piccola Partigiana, molto cercata durante le commemorazioni della Resistenza, ma poco ascoltata durante il resto dell’anno. Una frase che nella sua drammatica semplicità ricorda: il Fascismo non è un’opinione, ma un male di cui l’Italia si è liberata a fatica con un costo altissimo in termini di vite. La condizione naturale fu superare divisioni e appartenenze.

P.S.

“Noi non conoscevamo nulla della politica, sapevamo solo di avere un nemico” [Lorena Armaroli]

 

 

@DadoCardone

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Renzi a Rimini. Ancora tu..? Non dovevamo vederci più.

Sarà sfuggito a pochi e quei pochi saranno sicuramente stati vittime di un meccanismo di negazione, che a Rimini in questi giorni c’è stato Matteo Renzi. L’Ex Premier, ancora segretario del Partito Democratico, riparte da qui, precisamente da un convegno dedicato agli amministratori locali, e non da un congresso del suo partito.

Il Motivo è chiaro. Non c’è bisogno di leggere troppo tra le righe.. anzi è scritto proprio in grande sul palco del convegno: #energialocale. L’ultima volta che Renzi, da Premier, ha raggiunto il massimo del consenso amava farsi chiamare “il Sindaco d’Italia”. In seguito il suo atteggiamento da Miles gloriosus l’ha riportato ancora più indietro, ad un altro periodo della sua popolarità, quando al liceo lo chiamavano “il Bomba”.

Necessario dunque cambiare qualcosina, per non cambiare niente. Smesso lo slim fit, con cravatta lucida da capodanno, si presenta sul palco di Rimini immarchionnato* (beccati il neologismo Accademia) in un pullover. Il cambiamento, che ci crediate o no, è tutto qui. Certo, vi sono lievi spigolature… ad esempio i Renziani hanno scoperto che chiamare gli altri “Gufi” porta male. Soprattutto perché i Gufi sono tanti e votano.

I sondaggi che riguardano l’elettorato propongono continui testa a testa con il Movimento, ma quello su cui può contare effettivamente il Partito Democratico è la sua rete di amministratori. Renzi (o chi per lui) lo sa bene e, nello scisma tra chi governa il Partito e chi governa i territori, appoggia il cappello sulla squadra dei sindaci, lasciando a D’Alema i discorsi da padre nobile. Si tira su le maniche del maglioncino girocollo e fa.. il solito discorso.

La tecnica è consolidata, ma alla lunga noiosa, dunque la presentiamo nello schema classico di Citizen, con tanto di voti.

  • Qui comando io. Si parte con un benevolo dileggio ai padroni di casa, Ricci e Gnassi, giusto per mettere in chiaro chi sta dando una possibilità a chi. Nei momenti di difficoltà è un attimo che i subalterni si segnino i favori. Voto 10: Vedi che servono i soldi spesi per il corso di PNL?
  • Momento serio, quasi minuto di silenzio. Per creare pathos nella platea nulla di meglio che ricordare le vittime. Essendo il pubblico del PD, ancora meglio ricordare Jessica “giovane democratica che credeva nel cambiamento”, morta a Rigopiano. Voto 4: la discriminazione politica tra le vittime non si può sentire.
  • Non lo dico, ma l’ho fatto. E’ il momento in cui dopo aver ammesso le sue colpe per il referendum, decide lui che è acqua passata, talmente passata che non vuole nemmeno elencare le cose buone che ha fatto nei suoi mille giorni. Poi però le elenca. Voto n.c.: il voto sarebbe negativo, ma ad essere incoerente nello stretto giro di una frase ci vuol talento.
  • Mi prendo un po’ in giro. Per essere parte della “Cumpa di quelli simpa”* non basta tirarsi il pullover al gomito, bisogna scendere anche un po’ dal piedistallo. Fanno a d’uopo un po’ di aneddoti su Renzi che fa la spesa. Certo alleggerisce la seduta Demokrat, ma ricorda agli altri le foto (finte) del suo pretestuoso ritorno alla sua vita normale. Voto 5: di comici in politica ne abbiamo abbastanza.
  • Patto di Comunità. Renzi sa, essendo stato sindaco, che le cose più irritanti per qualsiasi Primo Cittadino sono: il Patto di Stabilità e la Spending Review. Cause principali di molti degli impicci con le partecipate pubbliche. E allora l’idea è il Patto di Comunità, costruire una proposta per liberarsi dei vincoli Europei. Come già dimostrato in passato per Matteo basta lo slogan, il resto è mancia. Voto 5 ½ : Vai… vai in Europa a proporre. Basta che non lo fai in inglese.. perfavore.
  • Pregiudicato Spregiudicato. Renzi spiega che il PD (perlomeno il suo) non elenca i problemi, ma pensa a come risolverli. Certo.. poi però per dare addosso a Grillo non fa altro che elencarne proprio i problemi. Il “Pregiudicato spregiudicato” è l’anima onnipresente del pensiero politico di Matteo. E’ evidente che lo considera l’unica cosa di cui doversi preoccupare. In ogni passaggio dell’intervento c’è un piccolo spazio per il Movimento, tanto da dedicargli le ultime parole del suo discorso: “Le prossime elezioni segneranno la sfida tra chi pensa che fare politica significhi cambiare le cose e chi pensa che fare politica sia soltanto gridare la rabbia e denunciare senza un progetto di cambiamento”(A quanto pare la sfida tra Sinceri e Cazzari rimarrà indisputata.). D’Alema, il nemico ufficiale, quello interno, riceve solo un “stanno a Roma, fanno cose..”. Voto: 2. Chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
  • Il 40% è roba nostra. Prima della fine un messaggio di fiducia. Tutto quello che serve sapere della sentenza della Consulta è che si vince con il 40% e il PD è abbonato al 40%. Peccato però che esistano due tipi di risultato inerenti a questa percentuale. Quello in cui i Renziani sperano è quello delle Europee e delle Regionali Emiliano Romagnole, che vuol dire prendere il potere con la preferenza media del 10% degli aventi diritto. Ed è esattamente questo che la politica dovrebbe cambiare: lo schifo che suscita nella gente (per essere chiari). Voto 4: Punti di vista.

Questo, a grandi linee, il discorso del redivivo Matteo Renzi. Considerato che ha avuto due mesi pieni, per elaborarlo e provarlo, mi aspettavo qualcosa di meglio. Sto mentendo.. me lo aspettavo esattamente così.

P.S.

Andrea Gnassi, il padrone di casa, ha fatto un discorso di soli 20 minuti. Ha soltanto accennato alle sue vision classiche…. Che qualcuno gli abbia fatto notare che il suo repertorio è un po’ stantio?

*Immarchionnato: essere costretto dentro un capo di abbigliamento nello stile Marchionne

*Cumpa di quelli simpa: compagnia di quelli simpatici

 

@DadoCardone.

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 Grillo e la Giuria Popolare.

[Perchè anche il successo non indica necessariamente che tu sappia cosa stai facendo]

 

Che bisogno c’è? Il Partito Democratico, l’unico ostacolo tra il Movimento 5 Stelle e il governo, sta facendo qualsiasi cosa per suicidarsi. La sola azione che riesce a fare davanti ad una contingenza, fosse anche un rubinetto che perde, è conferire incarichi agli untori e raccontare (raccontandosi) un sacco di balle. Renzi, il messia dei comunicatori, il Frank Underwood della svicolata, l’uomo ch’era riuscito a convincere se stesso di saper parlare inglese, è attualmente nascosto in un angolo buio, sperando che i votanti si disintossichino dall’overdose di nulla che i renziani hanno cercato di somministrare.

Che bisogno c’è di invocare giurie popolari contro l’informazione?

Sì, ci sono problemi con la Raggi da considerare, ma ad oggi, a quanto pare, i romani la rivoterebbero perché non si sono dimenticati di chi se li è mangiati un boccone alla volta. Il problema, semmai, è che Virginia, oltre a trovarsi nel mezzo di una faida, ha dovuto avvalersi delle persone disponibili, quelle con un minimo di conoscenza della materia, senza avere altra possibilità di scelta. Il motivo è chiaro. Nessuno con un nome spendibile, portatore d’innovazione tecnica o culturale che sia, si legherebbe mai ad una realtà di gente che non sa stare a tavola, guidata da un fomentatore di pance. Non so a quante persone, libere dal mal della tifoseria, sia sfuggito che il massimo esperto pentastellato di amministrazioni inguaiate, Federico Pizzarotti, è stato trattato come un miserabile, mobbizzato fino a provocarne il rigetto. Meglio impacchettare il cervello e contrabbandarlo all’estero, piuttosto che giocarselo nell’arena con chi ancora non ha superato la fase anale.

Queste sono le cose che non permettono al Movimento di crescere e creare una propria cultura politica, perlomeno non fondata sulla rivalsa. Mentana, abbandonando il TG5 di Berlusconi, ha fornito prova di essere reattivo alle pressioni del potere ed oggi, giustamente, rivendica la sua professionalità, assieme a quella dello gruppo che dirige. Querela e rimarca il fatto che, in attesa della “giuria popolare”, ve n’è una istituzionale che serve a difendersi anche da certe affermazioni qualunquiste, nonché diffamatorie.

Il giorno dopo “il verbo”, dal sacro Blog, da una pacca sulla spalla al Direttore: “Non se la prenda direttore, è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi”. Mentana non procede, non gli serve, ha già dato una lezione di “mestiere” al più quotato comunicatore oggi in circolazione.

Grillo è veramente un comunicatore? Bisognerebbe mettersi d’accordo sul termine. E’ certamente bravo a far ribollire sentimenti intestinali, ma non tanto a controllare gli effetti dell’agitazione messa in campo. Nel caso specifico, ad esempio, alcuni si sono precipitati a spiegare che la “giuria popolare” era una metaforica contrapposizione al comitato antibufale web, proposto proprio in questi giorni. Siamo proprio sicuri che i supposti dieci milioni di votanti 5 stelle l’abbiano capita così? A me sembra, leggendo qua e là le pagine Facebook dei vari Meetup, che sia stata intesa più come l’ora delle purghe grilline. Come diavolo si fa a contare sul buon senso di un insieme di milioni (che siano 2, 4, 8 o 10) di persone? Non lo si fa, non si può fare ed è per questo che bisognerebbe ponderare, se ci si è presi una certa responsabilità. Della “Giuria Popolare” passa il concetto fascista, così come fascista è pensare di poter vagliare ogni post sui social pretendendo una verità ufficiale.

La comunicazione umana è sempre stata così. Che siano Baruffe Chioggiotte o liti su Facebook, la gente dice e riporta cazzate. Non c’è scampo. Aristotele, uno di cui mi fido, soleva dire: la gente preferisce credere che giudicare. In altre parole… date alle persone uno slogan convincente da ripetere e non si preoccuperà d’altro.

Un filtro a tutto ciò, oltre alla consapevolezza personale? Beh filtri dovrebbero essere l’etica e la deontologia di chi pratica il mestiere dell’informazione, ma il problema non è quello che rileva Grillo, ossia le notizie false. Parliamoci chiaro. Un giornalista non ha bisogno di falsificare niente per far danno, perché gli è sufficiente riportare qualcosa e far finta di non vedere altro. Il problema impellente dell’informazione di oggi, invece, è che deve vendere, dunque si fa suggerire, consapevolmente o meno, il taglio di ciò che scrive. Soldi, sesso e sangue.. il resto viene dopo e, nel caso sia noioso, si mette un po’ di pepe con un bel titolo pruriginoso. Tra le cose che vengono dopo, molto dopo, c’è anche la politica, che se non fa scandalo non interessa manco al gatto (altro che partecipazione). Così si riportano pari pari le veline di partito, stando attenti, magari, a non irritare troppo chi fa parte di quel giro.. che garantisce tutta quella pubblicità … che etc. etc. Certo, se poi c’è una parte politica fuori dai salotti giusti, i Direttori si esibiscono anche in lezioni di savoir vivre.

In sintesi: la stampa in Italia non è libera, deve vendere. La soluzione, forse impraticabile, non sono le liste di proscrizione, ma diventare noi dei lettori (o spettatori) più intelligenti e spostare la nostra attenzione dalla polemica all’informazione puntuale. Mentana in questo eccelle, forse perché la sua carriera e la sua professionalità sono già garanzia di prodotto venduto.

P.S.

L’ultima cattiveria, innescata da questa cosa della giuria popolare, raffigura il Direttore del TG la 7 senza coscienza, come tutti gli “altri”, perché il figlio è entrato nelle liste PD. A parte la stupidità incommetabile della contestazione, questo è proprio il tipo di reazione provocata da chi, ottenuta l’autorità, sputa considerazioni a caso nell’etere, senza considerare le conseguenze. Fateveli 36 anni di mestiere come quelli di Enrico Mentana.

 

@DadoCardone

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Il NO, commentato da un ignorante.

mariLa Politica” – dicono quelli che forse non hanno ben chiaro cosa stiano praticando – “è una cosa complicata.” Forse perché privi di questa consapevolezza, gli ignoranti, intesi come quelli che non capiscono dove sia la complicazione, danno letture più semplici, forse meno fenomenali, che però stranamente coincidono con il risultato finale.

Ciò premesso, sento la necessità di inchiodare questo commento ad una considerazione che, sarà pure banale, ma è anche una delle poche sicurezze di questo voto. A questo Referendum sulla Riforma Costituzionale hanno partecipato 33.243.845 italiani. Che 33 milioni di Italiani abbiano letto i 47 articoli della Costituzione modificati, confrontandoli con la versione originale, è fantascienza. Anche nei confronti pubblici più partecipati si parlava di tre, quattro, articoli e quelli erano sulla bocca (e nelle tastiere) di tutti.

33 milioni di Italiani non hanno votato nel merito, hanno semplicemente detto Sì o No a quello che sentono sia il loro Paese. Il 59,11% ha scelto di dire NO ed è no Sociale.

No alla Buona Scuola, no al Jobs Act, no al Salva Banche, No al Salva Italia, No alla privatizzazione della Sanità, (etc.). Mille giorni di Renzi applicato alla Democrazia hanno dato prova, molto meglio del “merito” di questo Referendum, di quanto quel 59% si aspettasse altro dalla politica. Di certo non una pletora di “io sono io e voialtri […]” così splendidamente rappresentata da Maria Elena al teatro San Carlo, al fianco del Barocco Re De Luca.

Nel corso di questa legislatura, cominciata con una bugia («Voglio passare dalle elezioni e non con giochini di palazzo»), l’Italiano è venuto a conoscenza di strumenti, che non si sapeva nemmeno il Governo possedesse, tutti tesi a svilire la rappresentanza popolare.  “Tagliole”, “Canguri”, decreti buoni che nascondono decreti impopolari, tutti mezzi che sembrano appartenere più al modo di fare della “Finanza Creativa”, con cui Renzi ha tanto feeling, che al mestiere più antico del mondo. Che è il politico e non la puttana.

E ora? Ora attenzione. Perché questa sconfitta ha un padre sicuro, il cacciaballe di Rignano, ma ha troppi vincitori, che possono fare sin da subito un unico grande errore agli occhi di quella maggioranza referendaria: intestarsi la vittoria. Chi lo fa, ascoltate un ignorante, ha capito poco di questo NO. Tra chi ha votato, esprimendo così il suo disagio, puoi trovare chiunque. Puoi trovare Partigiani, che per favorire la nascita di quella Costituzione hanno combattuto, come Fascisti, per limitare l’esistenza dei quali quella Costituzione è stata creata. Questo non è il voto del Movimento, del Centro Destra, della minoranza PD, della Sinistra che cerca il suo significato o della Lega. Questo è il voto della gente che sente di vivere male ed ha dato, prima di chiederlo, un segno forte rispetto a questo malessere. Ed allora la politica sarà pure una cosa complicata, ma se non si occupa direttamente ed immediatamente del disagio sociale così innegabilmente espresso… beh, si sta condannando ad un vuoto teatrino che non rappresenta nessuno e, come ci ha insegnato Renzi, se non rappresenti nessuno, cadi.

P.S.

Per non rinunciare a parlare di Rimini. Qui il No ha vinto, senza margini notevoli, ma sufficienti ad esprimere una chiara maggioranza assoluta. Gnassi non sarà Senatore (non ancora perlomeno) e non avrà l’immunità che un po’ comodo gli avrebbe  fatto in questo momento. Ora, però, ha un problema più impellente, saprà saltare sul nuovo carro? Finora è stato bravo, anche se per la verità gli si addiceva più lo stile Renziano che quello Lettiano o Bersaniano. Mi auguro per lui che il nuovo Premier ad Interim sia Graziano Del Rio… così potrà esclamare: “Ho sempre seguito la corrente Del Rio” e nessuno potrà smentirlo.

dado

 

@DadoCardone

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Mobbizzare Pizzarotti.

pizzaitalia

Come impedire all’unico che ha cambiato qualcosa di partecipare alla festa del Cambiamento.

 

Sapete cos’è il Mobbing? E’ l’insieme di tutti quegli atti quotidiani, di emarginazione sociale e violenza psicologica, attuati sul posto di lavoro, quando si vuol far fuori qualcuno da un’attività. Indipendentemente dal rendimento una persona, che evidentemente non può essere allontanata con mezzi leciti, viene emarginata e sottoposta a comportamenti passivo aggressivi in modo che, esasperata, getti la spugna e si allontani di sua sponte.

Federico Pizzarotti e il Movimento di Parma sono sottoposti a Mobbing, non saprei come altro chiamarlo. L’ultimo atto di quest’azione vigliacca è stato non concedere a Parma uno spazio sotto i Gazebo nell’edizione Palermitana di “ Italia 5 Stelle”. Alcuni, troppi, obbietteranno che nessuno ha vietato ai Parmigiani di andarci lo stesso a Palermo, ma questa è ipocrisia.

Chiunque abbia partecipato alle ultime edizioni della Festa dell’Unità versione 5 Stelle sa benissimo che il gazebo è un richiamo alle origini del Movimento e dei suoi banchetti informativi, onnipresenti in ogni stagione della politica cittadina, non solo sotto le elezioni.  Avere o non avere un Gazebo informativo ad Italia 5 Stelle equivale a esistere o non esistere. Se hai il Gazebo sei lì a dire cosa hai fatto, se non ce l’hai … sei un turista in visita, ma Parma non è certo un realtà trascurabile nella storia del Movimento 5 Stelle.

Ci srà poi l’obbiezione per via della sospensione, procedimento indefinito da regolamento, che si applica o non si applica a seconda delle necessità di chi tiene le fila del gioco.. Grillo, Casaleggio ereditario (o ereditato?), Direttorio che sia. Secondo le regole (?), non scritte, ma egualmente soggette a soventi deroghe, un Sindaco del Movimento, onesto e produttivo, dovrebbe rivelare di essere sotto indagine preliminare, pur che sia da dimostrare la sussistenza di un’accusa del tutto strumentale.  Questo, s’intende, per quella grande fame di trasparenza che ha il popolo pentastellato. Parametro importante? A volte sì, a volte no. Sì, quando si tratta di Pizzarotti, ma non quando si tratta delle mail che Di Maio non ha “letto”  o quando, in maniera proditoria, non si permette ad un gruppo locale, come quello di Rimini, di presentarsi alle Comunali per non far dispetto all’ex moglie di Grillo.

Va detto, se no non si capisce il quadro della situazione, che Federico Pizzarotti è sotto ostracismo da ben prima che quest’accusa, archiviata già nelle indagini preliminari perché infondata, facesse puntare il dito contro di lui. Da molto tempo chiede un confronto con i vertici del Movimento, riguardo metodi e prospettive. Da altrettanto tempo viene sistematicamente ignorato. Perché? Semplicemente perché l’indipendente Federico rappresenta un pericolo per la leadership dei Brancaleone delle battaglie ancora non combattute. Pizzarotti, attualmente, è l’unico con un’esperienza amministrativa di un certo rilievo e risultati che lo classificano come meritevole.

Non ha spento l’inceneritore? Sciocchezze, l’ha affamato. Non ha detto di essere indagato? Se questo è un comportamento sbagliato per lui lo è anche per Di Maio, che a Roma, per la seconda volta dopo Quarto, si deve giustificare rispetto a quello che sa, ma non dice. L’unico dato incontrovertibile e di cui il Movimento dovrebbe andare fiero è rappresentato proprio dai risultati del Sindaco di Parma: abbattimento del mostruoso debito, rilancio del turismo e un primato nella raccolta differenziata  che varca i confini italiani. Per citare i successi più clamorosi.

Come sono stati ottenuti questi risultati? Con l’Onestà? Quella ci vuole senz’altro, ma l’onestà, quella vera, non è una cosa che urli in giro come un invasato. No. E’ quella di quando rinunci alla famosa “occasione che fa l’uomo ladro”. Senza responsabilità e poteri amministrativi, senza milioni di euro che ti girano per le mani…. non è che la tua rettitudine sia messa poi così alla prova.

Secondo il mio parere (per quello che vale ovviamente) Pizzarotti e i suoi collaboratori hanno avuto l’intelligenza di capire che l’indirizzo politico è nullo, se usi l’ottusità contro il sistema che vuoi migliorare. Beh certo… c’è sempre la rivoluzione, ma a quella si è rinunciato quando Grillo ha temuto per il suo Status Quo e si è prestato a calmare gli animi della folla che gridava “Rodotà!” fuori da Montecitorio, mentre molti di più stavano scaldando i motori per raggiungere Roma . Se dunque ti siedi al tavolo per giocare a poker.. poi non è che puoi seguire le regole del Ramino. Allo stesso modo, se accetti di amministrare una città, ci sono molte cose di cui devi tenere conto, anche se la tua stella polare è l’onestà, tipo: penali che non si possono aggiungere ad un enorme debito ereditato e, magari, la necessità di fare rete con alcune realtà, anche se non appartengono alla tua “fede”. Non ultimo, tra altri innumerevoli esempi,  il rapporto , da cui proprio non ci si può sottrarre, con le persone che lavorano da decadi negli uffici comunali, che non possono essere mandate a casa senza un dolo grave, ma che possono fare una seria ostruzione senza uscire di un millimetro dal lecito. Un ottimo esempio dell’interpretazione di questi parametri è proprio la differenziata da record di Parma, il cui sistema è stato organizzato sull’infrastruttura IREN già presente.

Per concludere. Ad Italia 5 Stelle Federico Pizzarotti dovrebbe essere uno dei principali relatori perché, checché se ne dica, lui la “bestia” (intesa come Sistema)  l’ha cavalcata, non si è limitato ad urlargli parolacce da dove non poteva essere raggiunto. Tra l’altro mantiene la performance anche sotto un vergognoso fuoco amico. Invece non ci sarà e molti, anche tra quelli che stanno facendo bene, dovranno far finta che l’assenza sia normale o addirittura giusta. Questo è proprio quel genere di piccolo e pernicioso compromesso che incrina il Principio che ti vorrebbe diverso dagli altri. La verità è tale sempre, non solo dopo una valutazione del danno: se ammetti che vi possano essere delle sfumature, sono valide le tue come quelle degli altri.

P.S.

“Mentre cambiamo le cose possiamo commettere degli errori, ma sempre in buona fede” [Luigi Di Maio nell’apologia di se stesso]

dado

 

@DadoCardone

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Poteva essere ancora meglio.

19 su 20. Per un solo comune il Movimento 5 Stelle non ha realizzato uno storico cappotto contro il sistema delle coalizioni. Questo dato vuol dire molte cose, a cominciare, appunto, dalla reale possibilità di far politica senza dover trovare accordi con entità che sostengono “altro”.

Dalle parti di Rimini però questa supremazia da ballottaggio ha un sapore particolare. Amarognolo, direi. Il Movimento di Rimini, anni di attivismo, un mandato di dura opposizione in consiglio comunale ed un candidato capace di riscuotere consensi trasversali, non si è potuto presentare. La motivazione ufficiale è una millantata spaccatura interna, quella ufficiosa è che lo Staff di Milano e l’erede Casaleggio non hanno le risorse per dirimere questioni tra liste diverse. La realtà è però che l’ex di Grillo (con codazzo di vari meschini personaggi già descritti in altre occasioni) è stata usata per creare una lista di disturbo e mettere Beppe in difficoltà.

Detto fatto. Il Movimento di Rimini, squalificato da due righe senza firma sul sacro Blog, non si è potuto presentare e oggi, alla luce del risultato quasi perfetto dei ballottaggi (tra cui spicca anche la vicina Cattolica, complimenti a Mariano), si può valutare l’esatta entità del danno.

Riportando il dato in prospettiva nazionale risulta chiaro che tutte le situazioni in cui lo Staff (qualsiasi cosa esso sia) è intervenuto proditoriamente, sulle realtà locali, si è generata una vittoria del Partito Democratico. Rimini, nelle modalità già descritte, Bologna, dove si è svolta un mattanza contro i rivali del prediletto Bugani, Milano dove ad una candidata scelta democraticamente è stato “consigliato” il ritiro, Ravenna dove non si è saputo dirimere un altro litigio. Sembra quasi che il PD vinca o perda, non per quello che fa, ma per come il Movimento gestisce se stesso. Unica eccezione Napoli. Anche qui sono stati fatti fuori molti attivisti, per favorire una fazione vicina al deputato Fico (di cognome, non di portamento), ma a raccogliere i frutti della diaspora c’era un tale De Magistris che «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va» (cit. Pino Daniele) e che non ha fatto bagnare il becco ai Demokrat. Lega Sud in arrivo?

Certo, tutto questo domani sarà dimenticato, soprattutto per merito delle due vittorie più evidenti. Raggi a Roma,  importante per le future strategie del Movimento, e Appendino a Torino. Vittoria quest’ultima molto (ma molto) più importante per la crescita politica dei 5 stelle.. perché non ottenuta sulle macerie di qualcos’altro e perché preceduta da un lavoro più di relazione che mediatico. Poi è anche vero che Fassino si porta una sfiga tremenda e anche un po’ profetica.

Rimini dovrà aspettare. L’attuale Sindaco, il riconfermato Andrea Gnassi (a.k.a. Taglianastri), siede su di una poltrona traballante. Un po’ per le alleanze di centro destra cui è stato costretto a sua volta, da una diatriba interna con Maurizio Melucci, detto anche Lupus in Fabula, ma anche per alcune pendenze legali di cui è oggetto. C’è chi gli dà al massimo un anno e mezzo di sopravvivenza, previsione che potrebbe anche favorire un rientro in gioco del Movimento. Nel diverso caso di un mandato completo invece, si accumulerebbero 5 anni di ininfluenza a 5 stelle…. Un po’ troppi per uscire dal 10/15 % del votatore tatuato Movimento.

P.S.

Personalmente ho preso tutta un’altra strada, di cui sono anche molto contento, ma dato il peso che comunque il Movimento nazionale continua ad acquisire,  mi auguro che tra cinque anni sia qualcosa di diverso dall’identità surrettizia che si è manifestata, anche tramite la maschera del Direttorio. Per Rimini poi, in particolare, spero che s’inneschi un qualche tipo di filtro, per cui perniciose forme di Franchinite non possano contagiare chi ci sarà.

dado

 

@DadoCardone

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La vita, la lista e le talpe.

_RImini_ItalyHo meditato a lungo sull’opportunità di usare o meno Citizen in questa situazione, perché i suoi lettori (tutte e due) considerano questo Blog un mezzo per capire le dinamiche nascoste della politica da operetta Riminese e non volevo fosse accusato di essere strumento di parte, sebbene sia chiaro che una parte l’ha sempre rappresentata: la mia e quella di tutti coloro a cui non piace essere presi in giro.

Necessaria premessa al discorso è che il logo del Movimento 5 Stelle fa gola. Molti lo criticano, tanti cercano di sabotarlo, ma quel simbolo vale alla peggio un 10% di una base elettorale che, con motivi e consapevolezze eterogenee, entrerà in cabina e ci metterà una croce sopra senza porsi ulteriori dubbi. Chi pratica anche di striscio la politica è consapevole che questo è l’equivalente di un bazooka, mentre molti altri son costretti a palline di carta intrisa di saliva, sparate dal fusto vuoto di una Bic.

Chi è legittimato a usare questo trampolino? Il Movimento 5 Stelle  dice che questo potere non è di nessuno…  può essere solo rappresentato in qualità di Portavoce e da quello che viene chiamato comunemente “Attivismo”. Aggiungerei con sacrificio. Operare per il Movimento oggi vuol dire essere posizionato sostanzialmente all’opposizione, ma ricevere più critiche e ossessive attenzioni giornalistiche di qualsiasi forza di Governo… basti considerare come le infiltrazioni mafiose siano praticamente apparse la prima volta sulla terra con Quarto, prima per il PD era solo nei libri di Leonardo Sciascia.

Per preservare il principio della rappresentatività esiste la regola della certificazione, secondo me giustissima, che evita a liste poco rappresentative d’intestarsi diritti a dispetto di entità più significative (che non identificherei propriamente con un club di figli di ex assessori). Il Caso di Rimini è emblematico ed è uno dei banchi di prova della tenuta di questa regola. Non dico chi vive in Provincia, ma in Italia, e s’interessa del Movimento di certo non lo identifica con Lugaresi, Baschetti e vari usati poco garantiti. Pensa a chi da dieci anni resiste a qualsiasi tempesta, come Gianluca Tamburini, persona stimata e rispettata da tutti, persino da chi gli si oppone. Pensa ad un gruppo che ha espresso una Portavoce in commissione Antimafia, un Portavoce in Europa che partecipa ai lavori della Conferenza Mondiale sul Clima, una Portavoce Regionale che in un anno di lavoro è già punto di riferimento per la Sanità Regionale.

Cattura1Fatto sta che l’ex moglie di Beppe Grillo, al secolo Sonia Toni, per motivi che forse mi pregerò di raccontare una volta finita questa storia, ha avocato a se la regola, dopo aver descritto coloro che avversa poco democratici e inefficaci sul territorio. Alcuni si sono fatti questa  domanda: posto che Sonia Toni, per quanto riguarda il lavoro del Movimento 5 Stelle di Rimini, se non ce l’hai tra gli amici di Facebook non l’hai mai vista: come dovrebbe fare costei a conoscere il lavoro sviluppato sul territorio dal gruppo locale? Dai suoi post, quasi tutto materiale istituzionale 5 Stelle, non si direbbe una grande frequentatrice dei temi Riminesi. Anzi, per dirla tutta, sembra molto preoccupata per lo spreco di denaro destinato alle statue di Padre Pio nel Cilento, ma per trovare un post che riguardi Rimini (a parte gli ultimi orgasmi) bisogna arrivare al ….. non lo so. Mi sono fermato all’inizio aprile del 2014 data in cui, con il #noncifermatetour, una pattuglia di parlamentari pentastellati atterrò con i celeberrimi camper sul tracciato del TRC. Neanche quello fu un avvenimento da riportare nella propria bacheca. Considerato che riesce a ripostare link dove si parla di assorbenti interni,  in cui è stato rilevato pesticida Monsanto, concederete che sia piuttosto indicativo.

Un semplice ragionamento deduttivo porta (oggi) a capire che le principali fonti d’informazioni sono state Carla Franchini e Maximus Attulius Lugaresi. L’una ripetendo cose di cui è sinceramente convinta, vista la poca partecipazione alle martorianti iniziative con i cittadini. L’altro nella visione politica che l’ha portato dal Partito Comunista alla Lega, per finire folgorato dalla bellezza del Movimento.. o perlomeno dal simbolo, vista la considerazione che ha delle persone.

Che cosa hanno partorito cotante menti? Una lista dal nome “Onestà e Partecipazione”, con la quale hanno contestato la Democraticità della scelta del candidato Davide Grassi. Non  hanno trovato modo migliore di farlo che in totale segretezza, con modalità che hanno fatto scappare quattro potenziali candidati sindaci e raffazzonando una lista su cui ora diciamo due parole. Altro che Circo Cardone. Siete pronti con i voti alla Citizen? Via!

Le Eminenze Grigie

Persone incandidabili, non per volgare pregiudizio legale come lo sono io, ma per essere stati tra i fautori della Rimini come la vedete ora. Fa sorridere che Lugaresi abbia capito di non potersi candidare solo alla secondo giro tra gli attivisti del Movimento di Rimini. Infatti, a dispetto della denunciata poca attinenza con la Democrazia, è stato accolto una seconda volta fra loro, nonostante avesse millantato di essere stato cacciato una prima volta. Poi è riuscito a capire che dopo due mandati per il Movimento si è incandidabili, figuriamoci dopo 6. Ricordo ancora l’espressione che gli ha procurato l’illuminazione. Non era di beatitudine. Che fare? Unica soluzione: ricomporre il “Dinamico Duo” Lugaresi-Baschetti per far vedere al mondo come si scala un movimento, con l’alleanza di Sonia Toni. Voto: 10 – La Spectre gli fa una pippa.

I Figli delle Eminenze

Sì, ci sono anche i figli. Penso sia importante sottolineare che stiamo parlando di una reazione della vecchia politica e dunque le modalità sono le medesime: piazzaci un figlio. Come già i vari Gnassi, Morolli, Piccari e Bertozzi sono espressione di continuità con i loro genitori, anche in questo caso lo schema si ripropone. Barbara Baschetti ed Enrico Lugaresi portano il sigillo di famiglia nella lista nata dalla partecipazione (dei genitori e pochi altri). L’oligarchia ha i suoi doveri, speriamo che non comincino a far accoppiare giovani rampolli per potenziare i casati. Voto 10 – mica facile riproporre il Medio Evo.

Le Talpe

In mezzo a questo casino c’è anche l’effetto collaterale della Democrazia Partecipata: la gente che tiene i piedi in due staffe, almeno fino a che non ha deciso come fare danno.  Primo fra tutti tale Italo Carbonara. Mentre sedeva e votava tra gli attivi di Rimini, gruppo di cui faceva parte da anni,  operava da collettore per raccogliere i nomi della lista Wannabe, ma non solo. Il prode infiltrato ha persino rallentato i lavori dell’Assemblea sostenendo di avere un candidato Sindaco che doveva ancora “sciogliere le riserve”… ha solo omesso il fatto che le riserve le doveva sciogliere per chi stava tramando nell’ombra, non certo per quelli a cui lo comunicava. Altro silente osservatore Giuseppe Ciavatti. Trattasi però di figura inconsistente, persino triste da descrivere. Più interessante la figura invece di Carla Franchini che, non appena ha intuito il favore dell’Assemblea verso Davide Grassi, ha cominciato a chiamare elezioni in modalità che avrebbero potuto favorire l’infiltrazione del gruppo segreto in via di formazione. La prova è che due persone della lista “congiurata”, Fiorella  Casadei e Clelia  Santoro (Consigliere dell’ordine degli Avvocati) erano state precedentemente proposte  dalla  Franchini al gruppo storico, ma, ritirate dalla stessa, le troviamo ora nell’altra lista. A  dispetto delle dichiarazioni, una scelta è stata fatta. Voto sottozero – Efialte prima o poi fa sempre la fine che si merita.

Il Cuore di Rimini

Ricordate quelli che hanno appoggiato Gnassi alle scorse amministrative? Rieccoli in campo. Perlomeno due di loro: Leonardo Carmine Pistillo e il candidato Sindaco Fabio Lisi (rimediato dopo la fuga di quelli svegli).  Come dite?  Se volevano portare gli obiettivi del Cuore di Rimini in politica potevano provarci  con la formazione di cui fanno parte? Eccerto, con lo 0,83% al primo turno ne raggiungi molti di obbiettivi. Così mentre Paolizzi, il Frontman, annuncia che voterà Gnassi senza “se” e senza “ma”, due di loro chiedono il permesso al CDR di fare le vacanze alternative nella lista ombra. E’ indicativo che Pistillo, quando doveva trovare la via del Movimento per piazzare qualche interrogazione (legittima per carità) non si perdeva mai, chissà come mai sto giro la bussola l’ha guidato direttamente fra le braccia del lato oscuro della Forza. Forse e dico forse, perché tra i disperati il suo peso, seppur minimo, significa qualcosa o forse perché Gnassi quest’anno si merita almeno un tondo 1%. Voto: 2 – Al Cuor non si comanda, ma qualche promessa gli si può fare.

Le Starlette

Eliana rosanna Elia
Eliana di Blase, Elia Mirashi e Rosanna Carbonara

Ultime, ma non ultime, le star di questa lista. Eh già perché non avendo nulla a 5 stelle hanno pensato bene di procurasene tre. La prima è Rosanna Carbonara (sì la figlia del Carbonara Bifronte, giusto per non rompere lo schema) Fashion Blogger,  che qualcuno ci ha raccontato essere stata tirata giù dal cubo a forza per sopraggiunti limiti d’età… la concorrenza in Disco è spietata. La seconda star è Elia Mirashi non solo Miss Italia in Miniatura, come possiamo leggere su Rimini 2.0, ma anche fidanzata del PR Federico Indino, figlio del più famoso Gianni Indino, Presidente della Confcommercio. Ma quanto è piccola Rimini? Infine la personalità più eclettica, Eliana di Blase.  I conoscenti la descrivono come  esoterica e paragnosta, ma quello che sappiamo di sicuro è che fa canta con piglio lirico e che è fidanzata con il Sosia di Renato Zero… non nel senso che gli somiglia, proprio nel senso che lo fa di lavoro. Voto 10+ – Non metto 11 solo perché non hanno rispettato le quote azzurre.. un mago ci stava dai!

P.S.

“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.” [Charles Bukowski ]

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@DadoCardone

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Pruccoli, Rossi e l’Irritazione da Grillino.

metropolis1Avete sentito? Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi, i segnaposto del Pd Riminese in Regione, sono estremamente frustrati dall’attività grillina. Non riescono a capacitarsi di come, pur essendo membri del partito di Maggioranza, vengano sistematicamente surclassati da un’opposizione composta da sole 5 persone.

Il segreto, ovviamente, sta nel lavoro, ma non ditelo mai ad un piddino.. se no ci rimane male. Loro sono nobiltà politica, come ha avuto modo di constatare il Consigliere Sensoli la quale si è recentemente presa dell’inelegante per aver ribadito, in diverse occasioni, il peso avuto nell’affaire Nova Feltria. Pare (e dico pare) che sia proprio questo il motivo del reiterato astio da parte dell’Assessora mai sostituita e dell’ininfluente Pruccoli.

Ricapitolo brevemente per quelli che si sono persi le precendenti puntate. Con il sistema spartisci debiti, più comunemente noto come Area Vasta, il Partito Democratico (o chi per lui) ha combinato una serie di leggerezze organizzative che stavano portando alla chiusura di diversi presidi fondamentali per la Sanità pubblica, come l’ospedale di NovaFeltria. Bisogna capirli… trovare un posto a tutti i dirigenti è impegnativo, non è che si può pensare anche alle reali esigenze delle persone. In una partita consiliare molto tesa fu proprio Raffaella Sensoli a  mettere all’angolo il PD con l’escamotage del Decreto Balduzzi, che consente a zone particolari di tenere aperto il punto ospedaliero, nonostante ci siano dei dirigenti che devono portare il pane a casa. Il colpo per le figure minori, tra cui appunto Pruccoli e Rossi, fu molto duro perché rivelò la loro condizione di vacuità. Tra l’altro in quel consesso l’ariete Sensoli strappò l’applauso a scena aperta del pubblico rimasto ad ascoltare e l’ammirazione del Presidente Bonaccini direttamente nel discorso di capitolazione.

CatturaTutto ciò è storia, non sarebbe nemmeno da tornarci sopra, ma quando i due sopracitati rappresentanti del PD si prendono un’intera pagina del Corriere per dire che i “grillini” sono irritanti, perché si prendono tutti i meriti , beh… noi di Citizen ci prendiamo anche dell’House Organ pur di sottolineare quanta inadeguatezza i Democrat abbiano mandato in Regione ad occupare non una poltrona…. Ma uno scaldasonno.

Apro una piccola parentesi. Non ce l’ho con il giornalista che si è preso l’ingrato compito di compilare l’articolo. Capisco che dovendo riassumere l’anno di lavoro di Rossi e Pruccoli l’unica cosa che valeva la pena di riportare fosse la loro intolleranza al grillino. Però alla fine dell’articolo poteva almeno mettere l’anamnesi dei pazienti. Se non dispiace a nessuno lo faccio io.

L’irritazione da Grillino si manifesta in età adulta quando ci si accorge di essere politicamente ininfluenti. Usualmente il considerare i grillini tutti stupidi favorisce l’insorgere di un forte prurito alle natiche. Altri fattori che possono favorire e/o aggravare l’insorgere del sintomo sono:

  • le segreterie di partito che ti ricordano come, pur di mandarti in Regione, hanno costruito Fort Knox la dove i Ci.Vi.Vo tenevano due pale e un taglierba.
  • Il Conto della stampa di volantini patinati superlusso, con tanto di profilattico in cellophane, usati durante le elezioni, nonostante tu avessi dichiarato anche al fruttivendolo che stavi facendo tutto in economia (come i grillini).

L’unica cura contro l’irritazione da grillino è smetterla di  atteggiarsi a Marchesi del Grillo ed accettare con serenità i limiti della propria cultura politica. Una nota sui miti e le leggende dell’irritazione da grillino: Gli aggettivi tipo “inelegante” e “irritante” non sono la cura, anzi mettono in evidenza quanto forte sia il prurito.

P.S.

La cosa pi stupida che fa l’invidioso è lodarti senza saperlo.

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@DadoCardone

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Il Movimento, L’Immigrazione e la modalità Bar.

DaressalaamconvictsOgni tanto il Movimento 5 Stelle, sempre a causa di strane preferenze del Blog devo dire, cade in errori fatali che lo fanno sembrare colto da doppia personalità. Infatti per quanta professionalità sono in grado di sviluppare alcuni (vedi di  Maio, ma anche tanti altri), altrettanta dabbenaggine riusciamo a produrre, come ad esempio sul tema dell’immigrazione.

Non che sull’Immigrazione non ci siano proposte, anzi. Ignazio Corrao e Laura Ferrara, Europarlamentari del Movimento, stanno lavorando e producendo sodo laddove la questione si annoda, attorno al Trattato di Dublino. Il Blog però non pubblica le loro posizioni, ma quelle di tale Bertola, consigliere comunale di Torino, che se gli togli le 5 stelle e gli metti il simbolo della Lega non se ne accorge nessuno. Ma vediamole queste proposte:

  1. Diritto d’Asilo concesso solo a chi ne ha diritto legale formalmente ineccepibile
  1. Chi non lo ottiene deve essere fisicamente accompagnato alla frontiera
  1. Che il ricorso contro il diniego all’Asilo venga svolto in tempi rapidi (onde evitare che l’extracomunitario resti sul territorio)
  1. Stretta sorveglianza dei Profughi nei Centri d’accoglienza.

Sì, sono proprio di un consigliere 5 Stelle e non di un Leghista agli arresti domiciliari in un bar del varesotto. Per chi si interessa seriamente del problema è evidente che queste proposte non servono assolutamente a nulla, se non a fomentare qualche razzista che, sicuramente, si nasconde anche tra le fila del popolo penta stellato.  Cogliamo però l’occasione per fare un po’ di chiarezza…. vi va?

Nel Mondo ci sono 60 milioni di migranti (e non sto parlando di “mando mio figlio a studiare a Londra così ha più opportunità“). Qualcuno scappa dalla guerra, altri dall’instabilità che ha causato una guerra, altri ancora dalla fame che l’Occidente si è premurato di provocare in centinaia di anni di conflitti, colonialismo e leggi razziali. Va da sé che non tutti possono godere di uno status di rifugiato politico, ma quando la scelta è tra l’ammalarsi di malaria o morire di sete… pare abbastanza normale che chi può decida di andarsene, nonostante quello che prevede il Diritto Internazionale.

Sessanta milioni di profughi non li fermi facendo finta di non vederli o riaccompagnandoli uno per uno alla frontiera del tuo piccolo giardinetto. La situazione va gestita, perché nel prossimo futuro non farà altro che peggiorare e, se non saremo pronti ad assorbire l’onda d’urto con una seria organizzazione, ne saremo devastati.

Attualmente l’organizzazione che tratta i migranti del mondo si chiama Criminalità e sta facendo affari d’oro a cominciare dalle terre d’origine. Il migrante, che sia profugo o no, vale migliaia di euro già all’inizio del suo viaggio e poi, quando arriva in Italia, diventa un esemplare da mungitura in piena regola finendo nelle mani delle cooperative colluse (rosse o bianche è indifferente), che prendono finanziamenti e restituiscono lager. Moltissimi finiscono anche nelle mani di caporalati e schiavitù lavorativa, che li sfiniscono a morte nei campi, in modo che noi possiamo mangiarci pomodoro tutti i giorni. Il loro valore attualmente è arrivato addirittura a trascendere  il denaro e si è trasformato in vero e proprio potere, diventando motore  elettorale, laddove l’elettorato sia suscettibile ad un certo sciovinismo.

Come si ferma tutto ciò? Forse non tutti sanno che, per il Trattato di Dublino, il migrante può chiedere Asilo solo nel luogo di approdo e, dunque, nel caso voglia andare ad esempio in Francia deve impedire di farsi riconoscere fino a che non si trova sul suolo della Nazione che ha scelto. Va da sé che l’Italia non può accettare richiesta di Asilo per la Francia e da qui nascono un sacco di problemi sia organizzativi, che di dinamiche improprie dei movimenti migratori. Corrao e Ferrara chiedono in Europa proprio una revisione di questa fallace procedura.

Émigration_italienne_par_régions_1876-1915Si diceva prima che non tutti sono profughi, ma questo non impedisce loro di cercare miglior fortuna, come non lo impedì all’Italia che solo nella prima grande migrazione (1876 -1900) mandò in giro per il mondo 14 milioni di persone, poi di migrazioni ve ne furono altre con il picco del 1913, l’anno in cui partirono 870.000 persone. Vallo a dire alla comunità italiana d’America (17 milioni di persone) che i terroni dovevano stare a casa loro.

 In un mondo dove 2,5 milioni di persone (1,5 milioni di bambini) ogni anno muoiono di diarrea, perché non hanno a disposizione acqua potabile, la decisione di partire, in regola o no, è inevitabile. Volendo ci si può limitare ad un percorso pragmatico togliendo terreno al razzismo travestito da buon senso.

Quest’anno gli immigrati regolari hanno versato alla Comunità Italiana 15 miliardi tra Inps e Irpef, riprendendosene solo 13 (più o meno). E’ evidente che immessi in un percorso adeguato diventano una risorsa per tutti…. Non solo per Buzzi e Carminati. E’ necessario implementare i percorsi di regolarizzazione perché una situazione normalizzata fornisce l’opportunità di un accesso regolare alla vita della comunità, diminuendo le situazioni di degrado.

Le quattro perle di intransigenza modello leghista sopra elencate non fermano 60 milioni di profughi, di cui una buona parte spinge sul Mediterraneo. Nemmeno possono instradare il fenomeno di migrazione in una prospettiva di regolarizzazione. L’unica cosa che  possono fare e dar soddisfazione al razzismo intestinale di taluni, poco dotati di visione, ma molto di rancore verso la diversità.

Qualche illustre statista ne fa una questione di opportunità politica e pensa veramente di poter contendere i voti del becero nazionalismo alla Lega, abbassandone un po’ i toni. E’ un’idea semplicemente demente. Nessuno batte la Lega quando si tratta di stimolare i peggiori istinti dell’Italiota e, a ben guardare stiamo parlando di un serbatoio molto piccolo che riguarda il 10-15% per 30% che ancora va a votare. La vera sfida è riportare al voto il 70% che non ci va più… e non è che non ci va perché rivuole Mussolini, di quelli ce ne sono diverse interpretazioni tra cui scegliere. Solo nelle ultime Regionali Emiliano Romagnole il PD ha perso 2 milioni di preferenze e non mi risulta siano andate alla Lega, ne al Movimento. Che sia il caso di uscire dalla modalità Bar?

P.S.

« Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? » [Risposta di un emigrante italiano ad un ministro italiano esposta nel Memoriale di San Paolo del Brasile]

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@DadoCardone

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Il Buco Nero dei Votanti

photoSalve e Benvenuti allo Speciale “Elezioni Comunali 2015“, nel quale tenteremo di dare una lettura del dato, un po’ differente dal solito.

Leggendo sul sito del Ministero degli Interni i dati definitivi sulle votazioni del secondo turno di ballottaggio delle Comunali 2015 un dato salta prepotentemente all’attenzione: l’affluenza è ancora in calo. Parlando di Comunali il dato è ancor più significativo perché, in questo caso, non v’è l’alibi di un’Istituzione lontana in cui ci si sente comunque poco rappresentati. Affermiamo l’ovvio sottolineando che il Comune è la forma amministrativa con cui abbiamo più direttamente a che fare, ma sicuramente si tratta di un fatto da non sottovalutare.

Il Calo, paragonato a precedenti similari votazioni, si attesta ancora una volta attorno al 10% e, prendendo come standard le votazioni nei capoluoghi di provincia, solo nel caso di Matera si supera il 50% dell’affluenza al secondo turno e nemmeno di tanto (58,06%). Questo fatto, come abbiamo più volte evidenziato, limita pesantemente la rappresentatività di chi è chiamato ad amministrare e, di conseguenza, gli interessi che rappresenta.

Dal primo al secondo turno la disaffezione parte da un minino del 10% per arrivare a punte anche del 30%, migliaia di voti che in comuni relativamente  popolosi vengono dispersi nel mare magnum delle liste civiche, ultima speranza di rappresentatività destinata  a sparire, se non apparentata con i grossi agglomerati, senza alcuna coerenza di programma, di centro destra e centro sinistra. I resti se li dividono il Movimento a livello nazionale e la Lega nei luoghi dove non ricordano di essere tutti terroni, o dove non si ricordano di diamanti e mutande verdi.

Quanto vale il residuo dell’elettorato di protesta? Fa molta fatica a passare il 10% di quel che rimane dei votanti e conferma che la protesta, o il razzismo in alcuni casi, non sono spinta sufficiente al voto. Il tema della legalità pare importi poco agli Italiani, che decidono di non esprimersi con il voto o, peggio ancora, di continuare a dare fiducia al medesimo aguzzino anche se pluri-compromesso. I due casi limite sono San Luca, comune sciolto per condizionamenti da parte della Criminalità Organizzata, che non raggiunge il quorum e Tonara dove una moglie sostituisce il marito, sindaco uscente, perché arrestato… e vince. Ci sarebbe anche un altro caso esemplare, ma questo finisce di diritto nella Hall of Fame delle leggende politiche: Roberto Di Pietrantonio della lista civica “Tricolore”, unico candidato a Castelvecchio Calvisio (l’Aquila), ha preso 5 voti. Un voto valido, due schede bianche e due schede nulle. Il Comune rimane senza Sindaco… e promettilo un po’ di pilu no!?

Europee, Regionali, Comunali. Un calo di affluenza costante non solo considerando linearmente le occasioni di voto, ma anche confrontandole con le precedenti tornate di egual obbiettivo. Chi è la gente che non va a votare? Difficile da individuare. Illusi, delusi, indifferenti, protestanti e ignavi tra i maggiori indiziati, ma di sicuro, vedendo chi perde i voti, vi è una folta rappresentanza di progressisti che non vedono applicata nessuna vera riforma ad una società in stallo. Il Partito Democratico, in special modo, perde milioni di questi elettori ad ogni tornata.

E’ in questa fascia, secondo il modesto parere di chi scrive, che bisognerebbe coltivare i propri elettori e non nella miope contesa di quello che resta dell’elettorato. Le spinte scioviniste, alimentate ad arte dalla paura dello straniero, potranno produrre solo placebo elettorali, non soluzioni. Per fare un esempio: l’immigrazione, argomento che tiene banco negli ultimi anni, è ben al di sotto di quello che potrebbe essere in realtà, se si considerassero tutte le guerre e gli sconvolgimenti in atto. Il numero dei migranti, per quanto significativo, è amplificato da un sistema criminale sul suolo italiano e dall’incertezza sia politica che giuridica. Riforme in questo senso avrebbero certamente più effetto delle paventate azioni militari “a casa loro” o della chiusura armata delle frontiere. Questo però è un altro argomento.

Il timore, per chi come me è attivo nel Movimento, è che una malintesa opportunità politica porti, in ambiti locali, ad essere tentati dalla contesa di quel che rimane sul fondo del barile. Sarebbe al contrario auspicabile recuperare il senso rivoluzionario del Movimento 5 Stelle, quello fatto di solidarietà, giustizia sociale, equità e rispetto dei diritti umani, tutti quei significati che vent’anni di Berlusconismo (e affiliati Democratici) hanno disintegrato fin dentro alle coscienze.

P.S.

Avete tutto il diritto di stare a casa se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile“. [David Foster Wallace]

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Forze Nuove, solita solfa.

IMG_20150606_095651Questo pezzo non lo volevo scrivere. Mica perchè non ho un’opinione in proposito, ma perchè come diceva il saggio McLuhan, sociologo più noto che conosciuto,  per combattere certi fenomeni “Bisogna staccare la spina“.

Sto parlano nel caso specifico di Forza Nuova che sabato ha fatto volantinaggio in Piazza Tre Martiri mentre (e questo è il loro vero peccato), il Primo Cittadino era distratto e non si è presentato per litigare. Più tardi commenterà una cosa del tipo che lui stava inaugurando una scuola e che si provvederà a “sanzionare“. Cosa voglia dire sanzionare non è dato saperlo, visto che non si capisce nemmeno se la cosa fosse autorizzata o meno, ma per amor della tecnica alla Pippo Baudo (faccio tutto io) ci pregieremo di vedere anche Gnassi Pizzardone.

Dicevo che non mi va di parlarne di questa cosa perchè un’azione di per se scarsamente efficace e comunicativa viene amplificata da quattro somari che pensano bene di farsi “luce con la bolletta degli altri” e sono così politicamente inesistenti che riescono a parassitare persino Forza Nuova…. non parliamo poi dell’ennesima occasione di mettere di mezzo il Movimento 5 Stelle.

Erano non più di una decina, con altrettante bandiere e la scorta di due cellulari, macchina della Polizia, Digos e Carabinieri. Fossero stati quelli di Casa Madiba era d’obbligo l’assetto antisommossa. No perchè a Rimini, per chi non lo avesse capito, funziona così: il vero pericolo sono quelli che solo con la loro esistenza fanno capire alla gente che il PD non è un partito di sinistra. Si percepisce chiaramente. Manganelli e sgombri per persone che si occupano dei senzatetto e “sanzioni” per chi fa dell’Apologia del Fascismo in una piazza dedicata ai Partigiani. Più chiaro di così!

Poi c’è il problema del Movimento 5 Stelle, quello si che mette paura, tanto è vero che l’avanguardia dell’aperitivo spreca un’intera domenica mattina per dargli contro, roba che gli è saltato un brunch. Il Consigliere Bertozzi e il Consigliere Piccari, due politici con una profondità di pensiero pari all’acqua residua delle lenti a contatto dopo l’applicazione, si inerpicano in bambocceschi percorsi dialettici tesi a dimostrare che il Movimento si contraddice. In particolare entra in campo l’Assessore Sadegholvaad che, probabilmente rinunciando a qualche rito metrosexual, tipo la crema per il contorno occhi, usa il suo tempo per insinuare che il Movimento 5 Stelle ha votato in Consiglio perchè FN manifesti in piazza. La realtà è che il M5S si è astenuto dalla possibilità che il Consiglio Comunale possa deliberare chi può manifestare in piazza e chi no, perchè è una questione di pubblica sicurezza di cui si occupa la Questura in base alle informazioni che possiede e perchè potrebbe essere l’ennesima occasione di favorire espressioni politiche a dispetto di altre. Ammetto però che queste sono finezze politiche che chi non sospetta che i cacciatori caccino… fa fatica a capire.

Una nota di colore. L’Assessore si è pure prodigato in una discussione sulle occupazioni, secondo lui non giuste e illegali, chissà se questa considerazione provenga dalla scoperta che diverse prostitute di nazionalità cinese gli occupavano l’appartamento di famiglia da tre anni e mezzo… sono cose che segnano, soprattutto se i condomini, dopo avertelo segnalato, decidono di fare un Esposto in Procura. E questo era il capitolo delle contraddizioni.

C’è poi il capitolo dei “cornuti e mazziati” come il caro Pantaleoni che fa parte di quel Partito… com’è che si chiama? Non ricordo bene, mi sembra “Volemos, ma non Podemos” o una roba del genere. Lui, dopo 4 anni e dispari, con il classico lembo di carta igienica che esce dai pantaloni, vorrebbe un “comunicato di fuoco” da parte dei 5 stelle, dopo averli chiamati indegni, contro Forza Nuova. Ah.. se avesse avuto le stesse pretese nei giorni in cui il suo Assessore e il suo Consigliere facevano finte sull’Acqua Pubblica, che neanche Maradona, forse adesso non sarebbe spoltronato (o lo sarebbe con maggior dignità).

Il Comunicato, su stette Fascisti con otto bandiere, fa comodo ad un sacco di persone, FN compresa. Fa comodo al PD che può alimentare l’ansia che senza di lei sia regime, fa comodo al Sindaco meno di sinistra che Rimini abbia mai avuto, il quale può combattere battaglie che lo fanno sembrare meno reazionario. Fa Comodo a personaggetti come Bertozzi e Piccari che possono saltare sulla sedia e gridare “Questa la so!“, dopo una legislatura ectoplasmatica. Fa comodo ai culi addormentati dalle poltrone, che possono far finta di aver perseguito un senso, mentre invece si sono limitati a scoregge silenti sulla pelle impunturata.

La Comunicazione la faccio io, non per delega, ma per evidenza dei fatti. Il Movimento, soprattutto quello quello di Rimini, è contro ogni forma di Fascismo, ma non lo dimostra allineandosi agli strilloni. Lo dimostra ogni giorno dando voce a chi la chiede, portando e pretendendo onestà, lottando contro le soverchierie del Partito Nazionale e ribadendo ogni giorno che: nessuno deve rimanere indietro. Sparuti individui sponsorizzati dalle recitate ire del Sindaco non meritano attenzione, se non nella evidente disparità di trattamento che rappresentano nei confronti di Casa Madiba.

Non lo volevo scrivere sto pezzo… era pure domenica.

P.S.

“Soltanto i segreti insignificanti hanno bisogno di protezione. Le grandi scoperte sono protette dalla pubblica incredulità.” [HERBERT MARSHALL MCLUHAN]

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Corsi e ricorsi leghisti.

lega1In queste giornate in Italia s’è fatto un gran sventolare di bandiere tricolore. Avete presente l’Italia, no? Quel posto pieno di storie partigiane e di orgoglio comunista che rivendica ruoli nella storia della Liberazione e nella cultura antifascista, ma poi …. torna al tuo paese negro.

Non è così per tutti, azzarderei  che per molti non lo è, ma alla fine chi si fa sentire di più sono le accezioni negative. Ho ricordi di bambino, alle elementari, non troppo lontano da qui, a Cattolica. Quando mi chiedevano delle mie origini dicevo senza problemi che mio padre era di Napoli, anzi Spaccanapoli, il decumano inferiore della città, la via più importante.  I miei compagni, giustamente, non sapevano che in quel luogo visse e morì Benedetto Croce (suppongo che tutt’ora sia poco importante per loro), ma la notizia era sufficientemente importante per generare un “torna a casa tua terrone” ad ogni litigio. Lì per lì non accusavo molto, ma tornato a casa chiedevo a mio padre quale fosse questa casa, che tutti mi ci volevano mandare. Dopo un po’ cominciai a dichiarare solo il mio luogo di nascita, Milano.

Non erano ancora i tempi della Lega, quel Partito che negli anni 90, con 4% a livello nazionale, ma  un 18,9% in Lombardia, faceva dichiarare a Vito Spimi:

Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l’ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l’altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare.

Parlare di 4 o 6% sembra ridicolo, ma negli anni dell’exploit della Lega alle regionali andavano a votare percentuali superiori all’80% degli aventi diritto. Affluenze diverse, stessi meccanismi: da una parte era nell’aria la Tangentopoli che avrebbe annullato PSI e DC, dall’altra il Partito Comunista stava perdendo i vincoli della disciplina di partito e gli anti comunisti potevano  rilassarsi votando altro.

Oggi il PD è un partito che “questione morale” non ne fa, tanto che non si capisce quale sia la differenza con la creatura di Berlusconi…. non di certo le condanne. Forse, ma dico forse, le mignotte. Per trovare invece tracce di sinistra bisogna espatriare e dunque ci si può lasciar andare all’inutilità del voto leghista, come se, per i pochi che ancora votano, la cabina elettorale fosse un modo per levarsi un fastidio e non per darsi un governo.

Il fastidio in questione non sono più i terroni comunemente intesi, ma gli abitanti del sud del mondo, tra i quali ormai siamo anche noi, anche se facciamo finta che non sia vero. L’Italia è il paese Europeo meno sicuro per i minorenni  che totalizzano percentuali altissime (32,3%) di rischio povertà e più di mezzo milione  (723.000) che vive già in povertà assoluta e conclamata. Per il resto ci sono due milioni di Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, ne cercano lavoro. Il problema non è solo dei giovani ovviamente, ma certi indici sono chiari indicatori di una situazione devastante.

La differenza con i ricorsi di storia leghista è che mentre dopo il ’94 la Lega si accordò con un Berlusconi amico degli amici e autonomamente strutturato, oggi si contende i resti dell’elettorato con un Movimento 5 Stelle attestato attorno al 20% di media nazionale, che si mantiene tale grazie al quel “non so che”  di Welfare. Cosa sarà più forte? La guerra fra poveri da sempre istigata dalla Lega o l’indirizzo ad  una società più equa?

La chiave di tutto, dalle Comunali alle Nazionali, sta nell’affluenza al voto e nell’abbandono della rete come feedback programmatico. Sebbene i Social siano inimitabili per immediatezza della comunicazione restituiscono informazioni falsate rispondendo solo a logiche virali. Se il Web fosse indice reale di gradimento il Presidente del Consiglio dovrebbe essere un gattino che litiga tutto il giorno con un gomitolo di lana. Esiste un giacimento di voti in quel 60% di aventi diritto che ormai non vota più e per riprenderselo non serve arringare a gruppi Facebook, che contano diecimila iscritti, ma sono tenuti in vita da dieci sparuti individui che litigano fra di loro. Molto più utile rivolgersi direttamente agli  orfani del progressismo con in mano piani certi riguardo ai diritti civili e sociali.

P.S.

Cos’è mai il patriottismo, se non la vostra convinzione che un paese è superiore a tutti gli altri per il semplice fatto  che ci siete nati voi?” [George Bernard Show]

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Regionali 2015: Personaggetti

Siete confusi dal recente voto regionale? Non sapete leggere i dati che i telegiornali sparano da due giorni e i commenti, tutti di parte, vi danno sui nervi? Niente paura, ci pensa Citizen.
affluenza alle urneDunque … per leggere il risultato di queste elezioni il dato più importante è l’affluenza che, secondo i dati del Ministero dell’Interno, totalizza il 53,90%. Altrettanto importante è confrontarlo con la precedente affluenza che si è attestata al 64,13%, quindi in calo del 10%. Non sono conti della serva, non si mischiano pere con mele, stesso tipo di elezioni, stesso tipo di votante.
Perché è importante identificare la percentuale di affluenza? Per un vecchio vizio della politica, quello di considerare la percentuale di votanti come l’intero, il che ha senso solo per la propaganda, ma non se per lavoro vendi idee e ricevi in pagamento consenso. Se un’azienda qualsiasi cercasse solo legittimazione, ma non l’introito, sarebbe destinata fallire come in effetti sta facendo la politica Italiana con un PD in calo di due milioni di voti.
zaiaA chi si pregia di percentuali miracolose bisognerebbe ricordare che il ruolo conquistato è di rappresentanza, di conseguenza minore è l’affluenza, maggiore è il fallimento di tutti. Facciamo un esempio pratico. La percentuale più alta di queste Regionali è il 50,08% della lista che ha portato alla Presidenza Luca Zaia e i votanti sono stati il 57,15% degli aventi diritto. Non voglio rendere noioso il post con troppi passaggi di calcolo, ma, se vi fidate, Zaia rappresenta circa il 28% degli aventi diritto, ossia il 70% non è rappresentato.
La situazione più drammatica è in Liguria con Giovanni Toti che rappresenta poco più del 17%. Se non è chiaro si può fare un esempio con un altro ordine di misura. In Campania Vincenzo De Luca è stato eletto Presidente toticon  il supporto di un listone che ha raccolto 987.651 voti. Secondo l’Istat solo la città di Napoli (il che non vuol dire tutta l’area metropolitana) al 30 gennaio 2015 contava 989.845 abitanti, indi per cui i restanti 5 milioni distribuiti in 5 provincie hanno ritenuto inutile votare e non sono attualmente rappresentati. Anche se a dirla tutta, a causa di un impiccio chiamato Legge Severino, potrebbero essere poco rappresentati anche quelli che hanno votato l’impresentabile De Luca.
Il dato, anche per queste Regionali, è purtroppo molto chiaro. I Partiti, o Movimenti che siano, si stanno litigando le briciole di quello che era una volta la politica, pur con i suoi enormi difetti. Alleandosi in innumerevoli declinazioni il messaggio che passa è sempre lo stesso: non votare che delucatanto nessuno ti rappresenta. Anche l’ultimo sfogo offerto, quello razzista della Lega, che va cogliendo le stupidità più ataviche degli Italiani, non è uno stimolo così potente come sembra e ruba solo nella miseria di voti rimasta. Il giorno in cui non voteranno neppure più gli sciovinisti potremmo dichiarare il paziente, attualmente in coma, finalmente defunto.
E il Movimento? Sebbene aumenti il numero dei suoi rappresentanti nelle istituzioni e si confermi singolarmente la seconda forza nazionale non aiuta il quadro generale a risollevarsi. Molti identificano l’appiattimento nella mancanza di alleanze, ma come illustrato, l’alleanza non fa altro che ridistribuire una tendenza negativa. Secondo il modestissimo parere di chi scrive, prendetelo per un esercizio di opinione, per uscire dal loop negativo, lo stesso di tutti gli altri, il Movimento 5 Stelle dovrebbe recuperare il germe rivoluzionario delle origini, inteso come la voglia di fare opinione e non di seguirla. I temi in cui applicarsi sono molteplici: immigrazione, emergenza abitativa, lavoro, tasse, welfare, tutto lasciato scoperto dalla politica o trattato con una superficialità devastante.
Concludendo. Vincitori a ben guardare non ce ne sono, ma i vinti sono quasi 60 milioni.
P.S.
Se i porci potessero votare, l’uomo con secchio della brodaglia sarebbe eletto capoporcile ogni volta, non importa quante macellazioni compia sul posto.” [Orson Scott Card]
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@DadoCardone

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Acqua Pubblica? La pioggia non basta?

acquaCome volevasi dimostrare. Questa volta però non ci sentiamo bravi. Il cammino verso la gara pubblica per l’assegnazione dell’acqua a Hera procede senza intoppi, ma anche senza particolari colpi di genio da parte dei suoi sostenitori. A Rimini non v’è certo astuzia politica, già prima scarseggiava, ora però, ispirati dal Renzi nazionale che tiene per i cosiddetti un Parlamento di precari, si va tranquillamente avanti a colpi di maggioranza, senza alcuna considerazione dei rispettivi ruoli di garanzia.

Parliamo del Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica, quello prima irritualmente inserito come fosse un punto di un normale Consiglio Comunale e poi spostato su richiesta di Galvani, firmatario poco convinto. Il vantaggio di Savio? Non trenta danari, ma la possibilità di produrre un ordine del giorno che la maggioranza potesse votare senza incorrere in pericoli di riapertura della discussione.  Il punto è e rimane che un Referendum ha stabilito che dall’acqua non si potesse trarre profitto, ma questo non è un problema del Partito Democratico. Adesso poi che abbiamo dichiarato guerra alla Libia non è che ci possiamo perdere in pinzillacchere …. Dobbiamo vincere “E VINCEREMO!” (cit.)

Lasciando però perdere per un attimo il PD e le sue aspirazioni politiche vorremmo sottolineare il comportamento di Savio Galvani e Sara Visintin i quali, dopo aver preso tutti i vantaggi elettorali possibili dalla battaglia in oggetto, hanno scaricato questione e coscienza con posizioni farlocche, neppure troppo astute. Il loro gioco si è basato integralmente su un ordine del giorno che parlava (come avevamo anticipato una settimana prima) di “percorsi partecipati” e studi di fattibilità. Domanda: ma un Assessore che ha basato le sue fortune (?) politiche sulla ripubblicizzazione dell’acqua, a quasi quattro anni dall’inizio del mandato, non dovrebbe averli già nelle mani questi studi? Ricordiamo che a Luglio Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) deciderà se mettere a gara (o meglio di mettere a gara) la gestione dell’acqua.

Gli attacchi più duri si sono consumati proprio all’indirizzo dell’Assessore all’Ambiente che, con espressione visibilmente trasfigurata dallo stress, ha risposto nel peggior modo possibile. Un lungo intervento in cui ha parlato di acqua forse negli ultimi due minuti, ma che per il resto ha dipinto come suoi interventi platealmente facenti parte del pacchetto “Hera chiavi in mano”. Come le fogne.  Dell’acqua ha semplicemente detto che ci sono degli studi e che era tempo di approfondire sulla possibilità di gestirla “in House”. Gli studi devono essere segretissimi, giacché nessuno li ha mai visti nemmeno in Atersir , e il tempo di approfondire è più scaduto del tempo delle mele.

Insomma il dado è tratto. Il Consiglio Comunale, grazie alla manovretta del partituccio stampella, è fuori dai giochi. A nulla è valso nemmeno il sub-emendamento del Movimento 5 Stelle che impegnava a tempistiche certe e “amici” Hera fuori dagli studi di fattibilità. Bocciatura telefonata. Il PD era così poco preoccupato di eventuali colpi di scena che il Primo Cittadino ha persino trovato il tempo per sgridare il suo capogruppo, Mattia (Sitz!) Morolli, su altre questioni. Davanti a tutti. Giusto per far capire che le crocchette le compra lui.

irina imolaA battaglia persa non rimane altro che assegnare la Legion d’Onore a chi se la merita. La prima citazione è per Fabio Pazzaglia che dopo un periodo di lieve appannamento è ritornato perfettamente al centro del suo ruolo, anche con un certo piacere rispetto alla puzza d’incoerenza che arriva dall’altra sponda. La seconda citazione va a Gianluca Tamburini che interpreta il ruolo da capogruppo alla perfezione, trattenendo i suoi fino a quando non si vede il bianco degli occhi del nemico e lavorando ai fianchi l’assessore di turno nei fuorionda di Icaro TV. Menzione d’onore anche per Samuele Zerbini che voleva il NO al Referendum ed ha tenuto coerentemente fede alla sua posizione, perché anche il lato oscuro della forza ha bisogno di disciplina. Felicitazioni per il terzo intervento quadriennale di Simone Bertozzi, sembrava un post di Facebook, ma nessuno ha mai vinto il Pulitzer con un intervento nel Consiglio Comunale di quel puntino sull’asse dell’Adriatico. Infine, ma non ultima, menzione specialissima per Irina Imola che con la sua maglia luccicante ed abbagliante ha regalato un tocco Seventies ad una brutta pagina della politica riminese. L’impressione era quella di un ologramma dello Studio 54 proiettato a cazzo in un Consiglio Comunale. Grazie Irina, di cuore.

P.S.

A chi del Comitato Acqua Pubblica credeva che evitando il contrasto ci sarebbe stata speranza. Adesso sapete come stanno le cose. La distribuzione senza profitto c’è già, si chiama pioggia.

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@DadoCardone

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Su Grillo, Pizzarotti, Giulia e Belen.

Vorrei partire da un concetto di base,  perché è un fatto da cui non si può prescindere. Il Movimento 5 Stelle è, nell’evidenza dei fatti, l’unica forza politica che non elegge pregiudicati e, ad oggi, è il gruppo parlamentare in assoluto più produttivo. Potete controllare, vi sono siti che con molta professionalità si occupano della faccenda (es. www.Openpolis.it).

Perché è importante partire da qui? Perché è questo che influenza realmente l’azione politica, ma per la collettività corrisponde, a farla grossa, ad un 10% di quello che si vuole da un partito (o movimento) politico. La televisione costruita con le idee di Berlusconi e i soldi di Bontade ha generato una popolazione per cui l’importante è l’apparenza e, in questa bulimia di immagine, si è perso completamente il senso delle cose.

IMG_1222In questi giorni l’indagine Mafia Capitale ha rivelato alle genti senza memoria che Roma,  ancora una volta, è in mano alla criminalità. Molti prima si stupiscono, in fondo è solo da 700 anni prima di Cristo che succede, ma poi ha cose più importanti da considerare,  tipo… cosa ha detto Giulia Sarti  del simbolo. Eh certo! Quello si che è importante, non il fatto che la Capitale del nostro Paese dal 2008 ha bisogno di quasi 600 milioni di euro l’anno per non andare in default è che alla fine ci andata lo stesso esigendo una “stecca” di 850 milioni di euro per non tirare giù la serranda.

4 miliardi di Euro di denaro pubblico (ossia anche tuoi caro lettore) a chi? Il telegiornale sta cercando di dirtelo. Cooperative, Enti pubblici, Trasporto Pubblico, Immondizia, tutto in mano alla belenCrimanilità. Ieri però le notizie erano addosso a Pizzarotti e ai suoi presunti strappi. Colpa dei giornali e dei telegiornali? No. Ho una notizia scioccante da comunicare. Le redazioni di qualsiasi tipo vendono un prodotto e soddisfano una domanda, se la richiesta è sbagliata la risposta non può essere giusta. Più semplicemente… sono impegnati a soddisfare un popolo di impiccioni senza ambizione. Si vede dalla stessa notizia di Roma, dal modo in cui viene trattata, in mezzo alle notizie serie, ad esempio che Buzzi ha pagato mezza campagna elettorale a Marino, bisogna inserire quanti criminali avevano in memoria il numero di Belen. Indovinate un po’ cosa verrà ricordato più facilmente? Un culo vale di più di un sindaco compromesso che non si vuole dimettere, questa è la nostra misura.

Il Movimento cresce. Non nelle preferenze, ma si trasforma, anche in conseguenza degli strappi di Pizzarotti, che poi strappi non sono. Un uomo, non propriamente un meetup, trova il modo di applicare nella pratica di un’amministrazione un significativo pezzo del programma del Movimento 5 Stelle. Attaccato nel merito di quello che fa, crea un’occasione di incontro per spiegare il percorso che sta seguendo. Questa è dissidenza?  Può essere tale solo per qualcuno che per allargare i propri orizzonti ha bisogno di depilarsi le sopracciglia.

Molti pensano che il problema del Movimento sia la comunicazione, che  non riesca a comunicare quello che fa.  Questa era una bella occasione per comunicare un’applicazione  del Movimento alla realtà, ma ci siamo occupati d’altro. Perché? Qui mi dispiace, ma devo dare un’altra notizia scioccante. Il problema del Movimento, non è Beppe, non è Casaleggio, non sono i dissidenti, non è nemmeno (per quanto ce la metta tutta) l’entità con le sopracciglia depilate. Il problema del Movimento è il Movimento. Eh sì perché alla gente, domani, non gliene fregherà nulla di Roma che fa orge criminali con i soldi di tutti, né che Giulia Sarti abbia detto, o non detto, qualcosa sul simbolo. Le persone si daranno di gomito pensando al motivo per cui un criminale dovrebbe avere nei suoi contatti Belen e Mammuccari. Gli unici che continueranno a rilanciare la notizia dell’inesistente spaccatura nel Movimento saranno (saremo) quelli del Movimento… dei famigerati troll ormai non c’è più nemmeno bisogno.

P.S.

So che qualcuno come al solito non resisterà dal dire che il Movimento doveva sporcarsi le mani e allearsi con il PD. Io direi che ora è abbastanza chiaro:  non si sarebbe trattato di alleanza, ma di associazione a delinquere.

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@DadoCardone

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Il Corriere [dei piccoli]

Nel corso della nostra piccola avventura nell’informazione noi di Citizen abbiamo sempre voluto rappresentare la possibilità di un modo diverso di informarsi,  non necessariamente dalla nostra pagina di Open Journalism, ma sicuramente con la volontà del singolo di trovare autonomamente la corretta informazione.

Questa che noi e molti come noi identificano come la vera priorità, per un effettivo cambiamento, deriva dall’inaffidabilità conclamata, tranne rari casi, delle piccole redazioni di provincia, così come quelle delle grandi testate.

Vogliamo mostrarvi l’ultimo caso verificatosi, proprio qui a Rimini, dove un pavido giornalista (o redattore, o comunque vogliate chiamarlo) ha da prima ottenuto una dichiarazione in esclusiva, per poi evitare di pubblicarla integramente con un taglio chirurgico. Il motivo? E’ intuibile, purtroppo.

I fatti. Giula Sarti, allertata dall’ Associazione Papillon, fa una visita ispettiva, vera, alla Casa Circondariale di Rimini. Il risultato è tale che l’Associazione stessa,  mai schierata per nessuno, se non per gli interessi dei carcerati e del personale penitenziario, sente il bisogno di esprimere pubblicamente la propria stima nei confronti della parlamentare pentastellata e di ribadire che nessuno ha dimostrato altrettanto interesse.

Il Corriere, o chi per lui, decide di ricevere il comunicato e di pubblicarlo per domenica 5 ottobre. C’è solo un piccolo particolare che stona. Il nome della Sarti è scomparso e la dura accusa dell’associazione alla politica locale è diventata un generico “amministratori, deputati e onorevoli locali”. Tana libera tutti.

Citizen, per via dei diritti d’autore, non può pubblicare su questo post il pezzo del Corriere di Romagna, ma, se doveste comprarlo, può farvi leggere il pezzo che manca, in quanto in possesso del comunicato originale. Eccolo:

Unica esemplare ed ammirevole presenza si rimarca nell’azione svolta dell’onorevole riminese Giulia Sarti che ha saputo con decisone affrontare e verificare di persona la reale condizione, ottemperando al proprio ruolo di rappresentante politico al servizio della comunità per portare alla luce tutte le questioni non risolte e non compatibili all’interno dell’intera struttura.

Insignificante vero?

P.S.

Mi raccomando adesso un bel attacco di vittimismo e non dimetichiamoci di citare la “lista di proscrizione”. Ammettere di aver prestato un brutto servizio no, non è previsto. L’abbiamo già scritto in più di un’occasione: il “diritto di cronaca” non è diritto del gionalista dei scegliere cosa scrivere, ma il diritto del cittadino di essere correttamente informato.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Il Gioco di Arlotti.

Premetto che il gioco non è solo di Arlotti, ma anche a noi di Citizen piace giocare con i titoli. In questi giorni di pagine sui carceri abbiamo visto trasformata la mancanza di spugne in sporcizia e la mancanza di un collaudo di una sezione in sovraffollamento, si devono divertire solo gli altri?

Il gioco è del PD Riminese, ma probabilmente anche del Partito Democratico nazionale, per quello che ne sappiamo. Di che gioco si tratta? La caccia al titolo. Le regole sono semplici, basta mantenere rapporti cordiali con i quotidiani e ogni tanto passare qualche velina che puntualmente sarà pubblicata senza essere verificata…. Tanto tra amici…

Lo scopo del gioco è lo stesso della pubblicità della Coca Cola, esserci, perché un orso bianco con una bevanda gasata non centra nulla, ma se la vedi trecento volte al giorno te la ricordi. Qualcuno potrebbe chiedersi se non sia controproducente annunciare molte volte cose che non verranno fatte o attribuirsi meriti che non si hanno. La risposta è no. Ci sono delle modalità da seguire e il resto lo fa la memoria da pesce rosso della popolazione.

Scendiamo però nel particolare. Esistono fondamentalmente 3 modalità di annuncio con velina non verificata.

1)      L’annuncio di una cosa già decisa, per assumersene il merito. Possiamo fare l’esempio di Arlotti che ha recentemente annunciato di aver interrogato il Ministro e che stanno arrivando i soldi mancanti per realizzare le rotonde. In realtà andando a frugare tra gli atti parlamentari si scopre che esiste solo un’interrogazione in commissione, per cui la risposta,  già conosciuta, è che si tratta di lavori compensativi della terza corsia e che la spesa trova copertura nelle somme residuali del completamento del lotto in oggetto. In parole povere? Quando ci portano i progetti definitivi predisponiamo istruttoria per pagare secondo i tempi che servono. Capirete che il titolo : “Arlotti interroga il ministro, arrivano 17 milioni per le rotonde” fa un effetto diverso…. Almeno per chi non si ricorda l’ultima presentazione di bilancio, in giro per l’entroterra,  in cui il Taglianastri diceva le stesse cose. A proposito di Gnassi. Anche lui è affezionato a questo metodo. Vi ricordate i titoli in cui minacciava  azioni legali contro il Demanio se non gli dava il lungomare, quando già si sapeva che stava per essere approvato il Federalismo Demaniale?

2)      Il secondo metodo, usato quanto il primo, è l’interrogazione a metà. Molto semplice da praticare. Si compila un’interrogazione, ma se il Ministro risponde una supercazzola non si dice. Citiamo ad esempio sempre Arlotti, non per perseguitarlo, ma solo perché campione molto rappresentativo. Secondo quanto apprendiamo dalla stampa il duo Arlotti – Petitti avrebbe interrogato il Ministro Lupi sul Fellini e avrebbe ottenuto rassicurazioni di un suo interessamento rispetto a legalità e velocità nell’assegnazione del bando Enac. La prima parte è vera, l’interrogazione esiste, la seconda un po’ meno poiché nella risposta (se così la vogliamo chiamare) Lupi fa l’elenco degli iter e degli organi  istituzionali che sorvegliano già sulle cose che i Parlamentari riminesi chiedono. Ossia: la legalità e garantita dalle norme e  il tempo è quello che ci vuole. Brutto da scrivere su un quotidiano locale, meglio salvare solo l’eroica parte dell’interrogazione.

3)      La terza modalità è quella dell’interrogazione “a babbo morto”. Un’interrogazione cioè che, una volta fatta, vale come credito perenne e può essere richiamato sui giornali secondo l’esigenza. Un esempio…? Eh sì. Lo devo fare ancora con Arlotti. Giulia Sarti va in visita al carcere Riminese. Tu parlamentare Demokrat Riminese cosa fai? Le lasci prendere il titolone tutta da sola? Non sia mai. Arlotti ha per i Casetti un’interrogazione “a babbo morto” , precisamente una del 29 maggio 2013. Non importa se superata nei dati ormai obsoleti (addirittura il direttore citato non c’è più), non importa se nessuno gli ha mai risposto, basta chiamare i giornali e dire che ha interrogato il Ministro in proposito. Badate bene… non è una bugia, è solo una mezza verità. Il risultato finale è un posto accanto alla Sarti sul giornale.

Tutto ciò che viene detto in questo articolo è verificabile nei link che mettiamo in calce allo stesso, l’unica cosa di cui non siamo sicuri è la consapevolezza dei Parlamentari citati rispetto al gioco di visibilità che viene fatto con i loro nomi. Non saremmo per nulla sorpresi se l’operazione “Coca Cola” fosse in carico agli addetti stampa del Partito Democratico Riminese. Se qualcuno ha altre ipotesi siamo disposti a recepirle.

P.S.

Tramite mezzi non troppo diretti abbiamo provato anche a far notare l’ incongruenza di stampare  un titolo con un’interrogazione più  vecchia di un anno , ma quando un caporedattore ti risponde che “siamo apposto così perché la Sarti ha avuto abbastanza spazio”, che cosa gli vuoi rispondere? Questo non è giornalismo è salumeria:  un etto e mezzo… che faccio lascio?

Interrogazione rotonde  Interrogazione Fellini  Interrogazione Casetti

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Cotto e mangiato.

Certo che poi delle cose fai fatica a spiegarle. Di solito basta essere mediamente informati per smontare le più comuni obbiezioni, ormai nella testa ho un ipse dixit di tutte le stronzate con cui ci contestano, ma se ti chiedono “perché volete fare fuori Pizzarotti” che gli rispondi?

No… non vogliamo fare fuori Pizzarotti, anzi.  Poi però devi anche spiegare perché c’è un tale che posta sul Blog di Grillo mozioni di sfiducia a titolo personale. Chi cazzo è questo? A nome di chi parla?

Se digiti Giulia Sarti su Google viene fuori la pagina di Wikipedia relativa al personaggio, lo stesso se scrivi Federico Pizzarotti,  ma se compili il campo di ricerca scrivendo Max Bugani, o Massimo Bugani, vengono fuori (ovviamente) pagine sull’attacco a Pizzarotti e una serie di video di scarsa fattura che danno una strana impressione: come da cineasta avanguardista da bar (dopo parecchi caffè corretti).

Ti vien da pensare che sia una specie di mitomane. Secondo me però  è  Facebook che lo ha irretito. Gli ha permesso di aprire un profilo come “personaggio pubblico” e lui si è convinto di esserlo. Certo il fatto che Pizzarotti gli risponda non l’aiuta e non l’aiuta, ne l’insospettisce, nemmeno essere cercato da Sky TG24 per la contro replica, roba non concessa nemmeno a Marino Mastrangeli.

Lo ammetto. Ho un certo pregiudizio nei confronti degli uomini che si depilano le sopracciglia, ma, anche se non ne avessi avuti, vedere sto tale che, dopo la valanga di merda che si gli è rovesciata addosso da tutto il web, va pure in televisione ad atteggiarsi, beh… non me lo mette in una buona luce. La cosa buffa  è che ha parlato come se fosse Pizzarotti a dovergli spiegare qualcosa.

Il Buonsenso vorrebbe che il miles gloriosus confrontando la time line del comune di Parma, bellissima proiezione web dei risultati dell’Amministrazione, con ciò da lui prodotto come Consigliere Comunale di Bologna, si dedicasse alla nobile esperienza del silenzio. Il buonsenso, purtroppo, pare sia pratica in disuso tra chi pensa di essere di più di quello che è. Non fraintendetemi però, non è che costui non abbia nessun talento.

E’ noto come nella storia recente del Movimento, soprattutto nella pertinenza Emiliano Romagnola, ogni volta che qualcuno ha ottenuto evidenza rispetto agli altri si è ritrovato prontamente osteggiato dalla corrente del figuro. Purtroppo il suo talento è un danno per il resto del Movimento e viene il dubbio che sia quasi ispirato dalla  vendetta del Mediocre, una sorta di invidia del pene mediatico.

Il problema, quello che non solo non so spiegare, ma che voglio mi venga spiegato, è come mai questo non altrimenti meglio specificato Consigliere Comunale abbia il potere di auto virgolettarsi sul blog del Movimento e di andare in televisione a peggiorare le sue figuracce senza rendere conto a nessuno.

Sia chiaro. Il mio, come Bugani dice del suo attacco a Pizzarotti, è un pensiero personale, con la sola differenza che il sottoscritto non ha cariche pubbliche, ne tantomeno ha in uso il simbolo del Movimento.

P.S.

Ma uno… dopo aver ricevuto in nemmeno 24 ore 1060 commenti contrari a muso duro, sulla sola pagina Facebook, si renderà conto di aver fatto una cazzata o no?

Davide Cardone

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Caro Shultz

A me Shultz sta antipatico, ma non perchè ha il nome di una purga o di un attrezzo ortopedico. Perchè prima se mi nominavano Shultz pensavo al simpatico ciccione nazista della serie “Gli eroi di Hogan”, ora invece mi deve venire in mente questo…. vabbhè facciamo dire a Fausto.

La Redazione

 

Caro Martin Shultz

504725_schultzCaro Schultz, Il disagio più grande è averla in europa, quelli non democratici sono quelli come lei, se non si informa non sapra’ mai cosa fa il Movimento 5 stelle, rappresentato da cittadini eletti, non come quelli che lei difende rappresentati da uomini delle segreterie eletti da due persone. Il programma del Movimento 5 stelle magari a lei non starà bene, ma ha il dovere democratico di confrontarsi, come noi faremo con lei. Il programma del Movimento 5 stelle è ben espresso in 7 punti che facilmente può trovare sul web, a disposizione di tutti. Forse le da fastidio che noi facciamo quello che diciamo. Inoltre è davvero intollerabile che lei, si permetta di esprimere giudizi faziosi e non supportati dai fatti su un movimento che rappresenta 10 milioni di Italiani. Se dovessimo fare una proporzione è molto più rappesentativo il m5s in Italia del suo partito in Europa, dato che meno di 1/3 degli europei andò a votare. Grillo sarà anche un burattino, ma di sè stesso, al contrario dell’80% del parlamento europeo, pieno di burattini delle banche e delle multinazionali. Certo è che il suo concetto di Europa è diametralmente opposto al mio, un’europa di provvidenze equilibrate, di comunità, di rispetto per chi la pensa diversamente e un europa dove le singole identità, di paesi (stati), regioni, comunità, culture, etnie, storia, partecipazione e confronto sono una linfa vitale ed una ricchezza comune. Io rispetto la diversità, di ogni “tribù” che compone questa giovane europa, ne difendo la storia, le tradizioni, la cultura ed i desideri. Condivido con curiosità le differenze e non impongo un’unico pensiero ed un’unica azione uguale per tutti. La nostra europa è diversa e rispettosa di tutte le particolarità che contiene e vorrei che queste nel rispetto reciproco si unissero in un pensiero di armonia, non uniformità, di coesione e non di divisione, di intelligenza e non di sfida. Un europa di fratellanza e non di cialtroneria e ottusità che le sue parole propugnano, irrispettose del suo ruolo di garante imparziale, quale dovrebbe essere, del corretto svolgersi di una crescita ed un confronto ambizioso, difficile ed esaltante allo stesso tempo. Restiamo in attesa di sue scuse ai 10 milioni di cittadini italiani che hanno votato e si riconoscono nelle idee e nel sentimento sicuramente di vedute più larghe delle sue. Si tolga gli occhiali e chiuda gli occhi e provi ad immaginare un mondo dove il più forte rispetta ed aiuta il più debole, non lo offende, provi ad immaginare un mondo dove ad ogni terra raggiunta vi sono prodotti, idee, territori, musiche, colori e persone diverse, ma rispettose e curiose di conoscersi ed insieme vivere e lavorare per una qualità migliore senza dimenticarsi di essere soltanto aria fresca che si cambia, come è lei egregio signor…Scul….scut…..ah sì Schultz, Schultz? Ma chi è Schultz? Chiunque lei sia, si prepari, un vento del sud, dolce e persistente, ma coriaceo la sta raggiungendo per portarla in un mondo a lei sconosciuto, e le piacerà, ne sono certo.

Fausto Battistel

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Questione di inquadratura.

Immaginate la scena di un film. Non c’è audio. La telecamera punta sul volto di un bambino che piange. Si sarà fatto male? L’inquadratura si allarga e nel campo entra  una donna con il volto stravolto nell’atto di urlare. Forse il bambino ha rotto qualcosa di prezioso e piange perché la madre lo sta sgridando imbestialita. L’inquadratura si allarga ulteriormente, mostra una pistola fumante nelle mani del bambino e un uomo a terra con un buco in fronte. Le lacrime del bambino e lo sconvolgimento della madre sono dovute ad una morte accidentale….o forse no, sarà il film a dircelo.

Quante volte nella vita ci troviamo di fronte a punti di vista che non avevamo considerato? E quante volte non averli considerati ci ha fatto prendere una decisione sbagliata? Mi perdonino gli illustri nati imparati, ma a me è successo diverse volte e sempre per il meccanismo che ho voluto rappresentare nella metafora iniziale. In età adulta ho trovato  molto utile fermarmi e fare un passo indietro per avere una visione più ampia della scena.

Prendete la campagna elettorale di Riccione ad esempio. Se uno vive a Riccione tenderà, per quanto riguarda la decisione elettorale da prendere, a confrontarsi nel perimetro di interesse della faccenda. Leggerà articoli che parlano di Riccione, ascolterà chi si candida per amministrare Riccione e, sicuramente, prenderà parte alle appassionate discussioni del suo bar di riferimento dove, tra un caffè che sa di bruciato e un aperitivo con patatine mosce, avrà l’onore di ascoltare un Guru con l’alito da bianchetto che conosce anche le posizioni in cui amano riprodursi i candidati.

Ha senso? Voglio dire…  La conoscenza che ogni cittadino ha del proprio Comune  sembrerebbe una cosa abbastanza inutile. Da 50 anni  vincono  le elezioni  sempre i rappresentanti di certi interessi: ossia quelli che poi li mettono a far fallire aeroporti o a sventrarti la città con opere inutili e inopportune.  Forse la soluzione sta nel non fermarsi al bambino che piange.

Andiamo sul concreto così ci capiamo meglio. L’ingaggio elettorale a Riccione, ormai conclamato, è il TRC. Tutti lo vogliono fermare e tutti cercano la paternità della battaglia, ma tra quelli che non possono e quelli che in realtà non vogliono c’è da mettere un bel filtro alle dichiarazioni, cosa molto difficile da fare se rimaniamo sull’inquadratura stretta. Non saranno d’accordo i protettori di campanile, ma se rimaniamo  solo su Riccione pretendiamo di abbattere un albero prendendo ad accettate la sua ombra.

Se allarghiamo il campo dell’inquadratura possiamo cominciare a considerare il fatto che, escluso il Movimento 5 Stelle, nessuno che abbia una rappresentanza in altri comuni, manifesta ovunque la stessa intenzione di fermare l’opera. Ubaldi, candidato del centrosinistra (qualsiasi cosa esso sia), pare aver abbracciato lo stile del “Bomba” nazionale e proclama: “TRC  – Vado a Roma per stravolgerlo.”

L’espressione che mi è subito venuta in mente è un po’ diversa da quella che scriverò, ma diciamo che mi limito a un :”Come no!”. Il Sindaco del tuo Capoluogo, il tuo Presidente della Provincia, Il tuo Presidente della Regione, nonché Melucci (che c’ha pure famiglia in AM), strappano gli articoli e se li ingoiano piuttosto che parlare di TRC e tu vai a Roma a stravolgerlo. “Ma mi faccia il piacere” (cit. Totò)

Altra condizione per Noi Riccionesi che vorrebbero rappresentare discontinuità, ma si rendono conto che per ottenere certi risultati da soli non bastano ed allora si lasciano tentare dal centrodestra, per poi ritirarsi in fretta quando scoprono di essersi fatti bersaglio di una freccia pentastellata, che li ha colti nella stessa traiettoria usata per colpire PD e NCD o Forza Italia (o comunque si chiamino i figliol prodighi di Papy).

Il Movimento? Il Movimento manifesta un nazionale dissenso per queste grandi ed inutili opere  (vedi TAV). Anche a livello Regionale e locale non esita a ricorrere alla Procura per fermare la messa in strada dell’autobus più stupido e costoso del mondo. Bisogna ammettere però che il confronto è ingeneroso poiché il M5S che sia di Riccione, di Rimini o di Roma non deve nulla a nessuno e, stracciando tutto, se la dovrebbe vedere solo con il futuro, non avendo nessun debito con il passato. Poi chiedetevi perché corre da solo.

P.S.

E’ notizia recente che per la Francia la TAV non è un’opera prioritaria e il suo posto nel bilancio è sostituito da urgenze più significanti. Si chiama volontà politica e si esprime a livello nazionale…. Però anche un aperitivo alla moda con il Ministro Lupi non è una tecnica da abbandonare, magari al decimo Negroni comincia a capitolare.

Davide Cardone

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Più di Di Battista

Ieri pomeriggio a Riccione, sotto i portici di una delle spese più balorde del PD Riccionese, il Palacongressi, si è tenuta la presentazione del Movimento 5 Stelle della Perla Verde, la lista che si presenterà alle Amministrative di questa primavera.

Madrina e Padrino della presentazione della lista:  Giulia Sarti e Alessandro Di Battista. Le analisi più superficiali potrebbero fermarsi (o spererebbero di potersi fermare) all’evento mediatico in se stesso. Giulia e Alessandro ormai sono due RockStar e fanno il pieno anche se si fermano a prendere una Tigella all’autogrill di Cantagallo, ma considerare solo questo è decisamente una sottostima di quello che accade veramente in queste occasioni.

Esiste anche un’altra posizione, molto praticata dai politicanti locali di entrambe le sponde, che  riconosce a questi ragazzi solamente il merito di saper cavalcare lo scontento. Nel tentativo si spiegare il fenomeno e di assolvere se stessi lo scontento diventa un fenomeno assestante, indipendente dalle cause che l’hanno provocato, quasi fosse il sedimento della normale ed onesta attività politica.

In un certo senso è comprensibile… vedendo questi ragazzi da piazza piena, in jeans e maglietta, abbracciati e baciati da tutti, fa pensare ad una tecnica speciale, qualche abilità da sottomissione delle masse insegnata da Grillo in persona. Perché parliamoci chiaro: la politica fino ad oggi ha fatto tutto quello che doveva fare con onestà e le critiche sono ingiustificate (da leggersi  con tono ironico e sorriso amaro).

Un buon consiglio per i detrattori del Movimento è quello di mischiarsi tra la gente durante questi eventi. Troveranno interessante scoprire come cambiano persino le espressioni delle persone durante lo svolgimento di queste riunioni e, nell’occasione specifica, avrebbero trovato molto  interessante scoprire come l’applauso più fragoroso non l’abbia preso Di Battista, ma Lorena.

IMG_4833Chi è Lorena? Non chiedetelo a Vincenzo Cicchetti, candidato Sindaco di Riccione, se non volete vedere un uomo adulto piangere. Lorena è un’ottuagenaria nelle cui vene risiede la storia di questo Paese.  Lorena è stata ed è tutt’oggi una Partigiana. Oggi Partigiana del pensiero ovviamente, non scambiatela per una secessionista veneta, ma le sue parole lanciate tra la folla sono peggio delle bombe.

Gliel’ho  visto fare in più di un’occasione. Prima ti mette in soggezione parlando della sua azione nella Resistenza e ne parla come un periodo di emozioni  fortissime e di speranza, poi ti porta giù descrivendo con parole schiette e lucide la parabola discendente della politica italiana ed infine ti esalta descrivendo la sua gioia nel ritrovare l’antica speranza nel Movimento.  Dopodichè la gente, semplicemente, piange e lascia partire un applauso che… beh diciamo che nel suo intervento di ieri le pareti di vetro del Paladebit sono state messe a dura prova.

Nel caso qualcuno stesse pensando che anche Lorena sia stata addestrata dallo Staff di Grillo lo invito a ricredersi, Beppe i  piddini li fa incazzare e li spinge mentire, la piccola Partigiana li fa vergognare. Tecniche diverse. Personalmente, se fossi in loro, preferirei trovarmi di fronte Grillo, perché trovarsi al cospetto della  Storia alla quale si millanta di appartenere non deve essere piacevole.

Comunque, in sostanza, grande successo del pomeriggio della Riccione a 5 Stelle e gli ingredienti per prevederlo c’erano tutti. Vi do’ la ricetta:

  1. Prendere un po’ di volontà di cambiare politica dei pentastellati locali (q.b.)

  2. Aggiungere a velo la capacità oratoria di Alessandro Di Battista

  3. Unire mescolando dal basso verso l’alto la precisione delle notizie di Giulia Sarti

  4. Mescolare energicamente con testimonianze della Partigiana Lorena

  5. Dopo circa un paio d’ore, quando un non meglio identificato segretario PD cercherà di ricordarsi la critica che alla riunione di partito gli sembrava tanto giusta, mettere in forno a temperatura elevata giusto per il tempo che si formi uno strato di consapevolezza nella cittadinanza.

P.S.

Stamattina l’immediato assaggio della differenza. Sui quotidiani locali Gnassi da Rimini in udienza dal Papa con i Sindaci dell’Anci. Ormai hanno capito che ridipingere le strisce pedonali sotto le elezioni non basta più… ci vogliono interventi Superiori.

P.P.S.

#DajeBarbara.

Davide Cardone

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[@DadoCardone]

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Grosso guaio a S.Giustina Town

biogasPrendete una strada di grande comunicazione congestionata, aggiungete una Centrale a Biogas che Parma non ha voluto e un Depuratore da ampliare. Fatto? Bene, ora popoliamola con centinaia di camion che devono passare necessariamente per una strada larga tre metri, per portare il materiale alla centrale, per toglierlo da Depuratore e per portare il calcestruzzo dove va fatto l’ampliamento.

Benvenuti a Santa Giustina, il posto dove, se la gente vive normalmente il proprio territorio, il traffico di blocca. Sì perché la famosa protesta che l’Amministrazione tenta di impedire, a suon di chiacchiere, non è altro che un leggero accentuare l’uso della loro frazione. Chiaro che poi più si arrabbiano e più accentuano.

Motivi per arrabbiarsi ne hanno diversi. Il primo è una strada che in un giorno qualsiasi di Maggio, senza fiere ne feste, riesce a totalizzare il passaggio di più di ventimila veicoli, ma ce ne sono altri, altrettanto gravi, come l’aver previsto una centrale Biogas e l’ampliamento di un depuratore senza prima prima pensare alle strade di servizio. Cosa comporta tutto ciò? Provate a dire ad un abitante di Santa Giustina che fumare fa male e state a vedere le risate che si fa.

Le soluzioni ci sarebbero e sono state indicate, ancora una volta, dagli stessi abitanti che ieri sera, in un’assemblea aperta, hanno goduto della sorpresa di una folta partecipazione di consiglieri comunali. Presenti, oltre agli abituè del Movimento 5 Stelle, Renzi (Fratelli di Italia), Allegrini (PD), Pironi (PD), Galvani (FDS), Mauro (Pdl.), Agosta (PD), Marcello (Pdl), Gallo (PD), Giorgetti (PD), Mancini (PD), Mazzocchi (PD).

L’assembramento di eletti va spiegato, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che per garantire il numero legale alla maggioranza convenga fare i Consigli Comunali a Santa Giustina. Il motivo della mobilitazione sono stati i soliti Grillini che tramando nell’ombra, come loro uso, hanno ordito per convocare l’ennesimo Consiglio Tematico, questa volta proprio su Santa Giustina. Il Partito Democratico sembra aver imparato che ad ogni convocazione tematica corrisponde un afflusso in overbooking al Consiglio e una perdita esagerata di voti per manifesta impreparazione.

Ieri sera dunque, dopo un’opportuna riunione di maggioranza, i Piddini si sono riversati in massa in quel di Santa Giustina. A guidarli Marco Agosta, il protagonista della Hit Parade delle figuracce Aeradria, reduce dal suo successo : “Indebitarsi, Indebitarsi, Indebitarsi!!“. A coadiuvarlo Allegrini nel suo nuovo ruolo di Predidente della III^ Commisione Territorio, Ambiente e Mobilità, anche lui reduce da un successo: il suo “Entro un mese avremo il PSC” (roba per intenditori di urbanistica).

Chi vi scrive non ha idea di cosa si siano detti nella riunione di maggioranza, l’unica cosa sicura è che gli hanno spiegato come trovare la sala dove si sarebbe tenuta l’assemblea. Per il resto mi sono sembrati un po’ vaghi, anche nelle motivazioni per le quali hanno richiesto di spostare il consiglio tematico a Gennaio, infatti le spiegazioni sono andate da “sotto le feste pare brutto” (sembra che a Babbo Natale non piacciano i Consigli Tematici), a “dobbiamo controllare i valori del Cromo per avere dati certi” (qualsiasi cosa esso sia).

Il Comitato ha accettato trattenendo tra le labbra un sorriso amaro, lo stesso che non hanno saputo nascondere ascoltando il repertorio di Allegrini ed Agosta, gemelli diversi, ma non nello stile di arrampicata su specchio. Il Primo è andato brutalmente fuori tema spiegando quanto sia importante il Depuratore per la realtà turistica di Rimini, realtà di cui sicuramente vivrà anche qualche abitante di Santa Giustina. Il Secondo ha addirittura sostenuto che uno dei lavori promessi, in un precedente incontro ravvicinato con l’Amministrazione, non era stato ancora incanalato nel giusto percorso per la mancanza dei permessi Anas, ma che grazie al loro intervento si sarebbero ottenuti in un paio di settimane.

Dobbiamo necessariamente sottolineare che, se fosse vera la documentazione che il Presidente del Comitato ha garbatamente  illustrato, ma non abbiamo nessun motivo di ritenere che non lo sia, il progetto quelle autorizzazione le aveva già ottenute. Dunque la mossa sarebbe: dare per certamente in arrivo qualcosa che si ha già, ma non si è voluto usare. No comment.

In sintesi ieri sera abbiamo assistito all’ennesima manovra di disimpegno dei maggiorenti di questa martoriata Rimini o almeno ci è sembrata tale ed avremmo un immenso piacere nel venire smentiti. Purtroppo l’impressione è che la modalità di soluzione dei guai sia sempre quella, impressione che ci pare condividere con i pluridelusi abitanti di Santa Giustina a cui hanno, per l’ennesima volta, chiesto di sospendere le proteste senza dare nulla in cambio, se non l’impacciata presenza di qualche consigliere.

Chiediamo scusa al comitato per non aver raccontato nel dettaglio il loro problema, ci saranno altre occasioni, per oggi abbiamo preferito evidenziare quello che, secondo noi, è un comportamento inconcludente ed improduttivo, ma che viene applicato ad ogni guaio di Rimini.

P.S.
Ieri sera presentazione ufficiale di un’altra composizione di Agosta :”Parto dalla Premessa“. Siamo sicuri che sarà una delle Hit di Natale.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Il Ponte dei Miracoli.

20090910180656!Lisbonnes_Saint_Antoine_Sé-Patriarcal_082006Avete mai sentito parlare di Sindaci Messianici? A Rimini ne abbiamo uno. Vi spiego meglio.

Il Ponte di via Coletti, come noto, deve essere abbattuto. Il fatto che si sappia però è incidentale poiché l’Amministrazione l’aveva solo timidamente ammesso in una commissione scarsamente documentata. L’intenzione era di procedere, discretamente, con il primo dei miracoli: L’apparizione del semaforo del senso alternato.

Da un giorno all’altro i cittadini, ma a questo punto è meglio chiamarli i fedeli, si sarebbero dovuti trovare un bel semaforo a disciplinare i sensi di marcia, per non appesantire il povero ponte che, secondo una relazione dell’Università di Ancona, avrebbe dovuto chiudere già in Luglio. Quello che muove i ragionamenti di questa Giunta dev’essere il fatto che i miracoli non bisogna spiegarli e forse è per questo che altre correnti di pensiero si sono preoccupate dell’informazione mancante.

Fatto sta, innegabile, che il Ponte va giù. Che sia morte naturale o eutanasia non conta perchè il risultato è lo stesso. Come dovrebbe fare allora un povero Sindaco, avversato dalla crisi, a mantenere in piedi gli interessi della Rimini che conta veramente e contemporaneamente restituire un ponte alla Rimini di serie B? Operando il secondo miracolo: il Prodigio del Ponte Militare.

trovacinema-repubbblica143478Con la delibera di Giunta 244 del 26 settembre, roba che non passa per il Consiglio Comunale, si stabilisce che, spaccando il porcellino, il Ponte di via Coletti può essere degnamente sostituito con un ponte Bailey. Sapete cos’è? Avete presente il “Ponte sul fiume Kwai”? Esatto, un ponte militare.

Il problema è che a Rimini nord non si sta girando un film sulla seconda guerra mondiale e quando i fedeli lo vengono a sapere, seppur grati del miracolo, ritengono il ponte non congruo con il sacrificio di rimanere almeno 5 mesi senza una naturale via di comunicazione. I credenti sono così, non è egoismo, è che quando vedono che un miracolo tira l’altro si ingolosiscono e si radunano al tempio per chiedere di più.

Ieri sera al Consiglio Tematico per il Ponte di Via Coletti solo posti in piedi. Non è stata una sorpresa. La riuscita la si poteva intuire da diversi segni premonitori, come assemblee del insideMovimento 5 Stelle affollate e una pagina Facebook che ha raccolto quasi 400 utenti in una settimana (utenti veri non comprati come quelli delle pagine che 9 ore dopo la loro nascita hanno un milione di utenti) con portata virale di 9000 persone in crescita. Non è stato però l’assembramento, sebbene propiziatorio, il miracolo della serata, i presenti hanno infatti assistito alla: Trasmutazione della Delibera.

Tutti i Consiglieri, comprese “Queste Teste…” (cit. Marco Agosta) di maggioranza, sono arrivati in Consiglio Comunale convinti che si parlasse della delibera 244, ma la stessa, sotto gli allibiti occhi di tutti, si era trasformata in un nuovo progetto: non più un ponte militare provvisorio, ma un ponte modulare a tre campate della durata di 50 anni. Glorificamus.

Ora per favore non mettetevi a spaccare il capello in quattro. E’ vero che nulla è stato deliberato, è vero che nessuno sapeva niente, è vero che ai fedeli non è stato mostrato neanche uno scarabocchio , ma è anche vero che nella nuova gara (nella prima l’unico partecipante non aveva considerato i sottoservizi) sono stati messi a compenso 2.650.000  Euro chiavi in mano. Dunque fanatici della simulazione bellica fatevene una ragione, sarà un pontaccio, ma non militare. Rimettete la mimetica in naftalina.

Rinvenuti dallo shock della trasmutazione i Consiglieri hanno finito i loro origami con la delibera 244 e hanno fatto le loro proposte. Gioenzo Renzi (Fratelli d’Italia) e Gianluca Tamburini (M5S) hanno sostenuto che per non bloccare la circolazione ci voleva un ponte provvisorio, di fianco o sopra, nell’attesa del termine dei lavori. Altri come Luigi Camporesi (M5S) hanno fatto notare come gli studi tecnici mandano da 10 anni i loro progetti al Comune e che nei cassetti  di Palazzo Garampi si possono trovare studi per tutti i costi e per tutte le stagioni. Altri ancora, come il fido Pazzaglia (SEL), si sono rifugiati nell’apologia delle rotonde come fluidificante di fascia… “a Cattolica ne hanno fatte tante e non mi risulta che abbiano grandi spazi“. Infatti Consigliere alcune rotonde di Cattolica sono dei bollini delle Banana Ciquita che nessuno a mai raccolto.

Tutti gli ordini del giorno sono stati bocciati, tranne quelli di Sara Donati (PD), ottimo aspetto, buon tentativo, ma pessima scelta di partito, che ha ottenuto un passaggio ciclopedonabile, ventilato da qualcuno come già in programma con richiesta al genio pontieri di non ho capito dove…. forse di Addis Abeba, ma forse ho capito male influenzato dal trattamento da terzo mondo.

Predica ai pesciLa materia dei ponti è molto complicata, anche per il carico simbolico che posseggono, ma questa volta chi vi scrive, a costo di sembrare fuoriluogo, vorrebbe accostare la sua proposta a quella già santificata. Esiste un progetto, in realtà pensato per un altro ponte, ideato dal Designer Giuseppe Mazzotti: Il Ponte dei Miracoli. Il Progetto replica nel disegno il miracolo della predica di Sant’Antonio ai pesci. La proposta ebbe anche il placet di Tonino Guerra che lanciò un accorato appello autografo: “Sant’Antonio hai smesso di parlare ai pesci e mi dispiace. Vi prego fatelo parlare ancora.”

Tonino… se mi senti da lassù, ieri sera ho visto uno che magari non era esattamente Sant’Antonio, ma che fosse sicuro di parlare con i pesci è garantito. Eh già, perché se un Sindaco ti viene a dire che la scelta del ponte Bailey era stata fatta per via dell’emergenza e non c’era tempo di scegliere, deve poi anche spiegare per quale altro miracolo l’emergenza cala con il passare del tempo. Sarebbe più di questa terra la decisione contraria: volevo fare un ponte decente, ma è passato troppo tempo e per garantire sicurezza e viabilità ho dovuto chiedere un ponte brutto, ma rapido. C’è anche da dire però che di fronte ai miracoli non bisognerebbe farsi troppe domande.

P.S.
Ieri sera ho visto il Primo Cittadino rosicchiarsi le unghie fino alla prima falange e litigare con il pubblico. Forse quando si passa dal sogno al segno il passaggio non è sempre dolce, soprattutto se a darti la sveglia è gente con un problema reale.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Apetitivo all”O.K. Corral (che però è la Iole, ma fa lo stesso)

_mg_9499_stefano_1_550x367Io vivo a Rimini, sono impegnato politicamente, e condivido con i Riminesi i problemi di questa strana e contraddittoria città. Ieri sera mi sono imbattuto in un bel controsenso per esempio. Prima di raccontarvelo devo premettere che  quest’ultimo anno, anche per via della nuova avventura di Citizen, ho fatto domande a sconosciuti, mi sono intromesso in manifestazioni di Senegalesi incazzati, ho messo in evidenza i punti deboli di molte delle iniziative di un’Amministrazione senza soluzione di continuità con il passato e me la sono presa anche con CL.

Devo sottolineare però che non sono stato mai infastidito da sconosciuti, ne da extracomunitari, ne da lobbies segrete, ne da tossici e sinceramente nemmeno da nessun esponente della microcriminalità, che ha fatto ben notare la sua presenza questa estate. Niente di tutto questo. Sapete a cosa devo stare attento io quando vado a prendermi un aperitivo di sera? Al fratello del Sindaco.

Ieri sera, dopo aver finito di dare informazioni sull’articolo 138 al Porto, io e altri 3 attivisti siamo andati dalla Iole per concederci un aperitivo. Dopo aver pagato la mia birra piccola, che alcuni ritengono immorale, ma che a ben vedere permette di mantenere il controllo, ero pronto ad andarmene quando un individuo mi si è parato davanti.

<<Coniglio>> – mi dice.

Io, li per li, dopo tutta la gente strana che passa nell’estate di Rimini, penso ad un drogato. Lo so che sembra strano, ma mi sono detto che magari era uno così fatto da scambiarmi per un coniglio. Ma lui tra un coniglio e l’altro mi spiega chi è “sono Sergio Gnassi, il fratello del Sindaco”, ci tiene a precisare e mi invita a seguirlo. Io lo seguo pensando che voglia discutere verbalmente, pratica a cui raramente mi sottraggo.

Verbalmente. Non era la stessa cosa che lui aveva in mente. Aveva pensato di più di fare a spintoni come mi pare di ricordare si usasse a 15 anni. Vi risparmio la descrizione di questa fase perché oltre a non essere interessante e stata pure parecchio patetica.

Preferisco spiegarvi da dove arriva questa storia. L’inverno passato passò per Facebook, su un account di cui non conosco il proprietario, una foto della macchina del suddetto personaggio, su uno spazio di sosta a righe gialle. Non vi racconto i commenti, credo possiate immaginarli. In mezzo a tutti c’era anche il mio che pare aver avuto un successo tale da farmi attribuire non solo un offesa alla “Sagrada Famiglia”, ma anche la paternità della foto. Un po’ di tempo dopo mi arrivò un messaggio privato con l’invettiva che potete vedere nella foto allegata.

minaccia gnassino

Comunque visto che essere il fratello del Sindaco non frena questo individuo dal minacciare, ne dal cercare di portare a compimento le sue minacce, ho provveduto a formalizzare una denuncia. Servirà a qualcosa? Non lo so. Una cosa è sicura: le foto e i post su Facebook non servono a nulla considerato com’era parcheggiata la macchina ieri sera.

 

Davide (sempre più Basito) Cardone

[@DadoCardone]

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una piccola soddisfazione politica – denuncia per responsabilità dell’attuale collasso economico.

Oggi mi sono tolto un’enorme soddisfazione, un cumulo di nodi slegati, la matassa che cercavo di dipanare da tempo.

Quando Beppe Grillo ha affermato che gli attuali corrotti della Repubblica dovranno essere processati per i loro atti malsani, avevo già realizzato da tempo la questione, avendo provato in passato ad immaginare, ed annotarmi un poco alla volta, in quale modo si sarebbero potuti catalogare ed attribuire tutti i reati di questi personaggi, realizzando subito che non era un’opera da comune mortale.
Non avevo mai trovato nessuna proposta inerente nel programma, quindi mi mancava un punto di origine, una guida, sul come far pagare l’enorme disastro provocato a questa nazione dai politici corrotti degli ultimi 20 anni.
Leggi tutto “una piccola soddisfazione politica – denuncia per responsabilità dell’attuale collasso economico.”

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