La Cura Di Maio per una Lega vincente.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

La situazione irrisolta, semplicemente perché non affrontata, è rimasta come una zavorra di cui nessuno ha il coraggio di liberarsi, ma che ognuno sa identificare chiaramente, delegittimando, di fatto, ogni successiva decisione del Capo Politico. Il ruolo di Di Maio è fortemente in discussione, tanto è vero che attualmente i suoi due soli alleati sono Salvini, a cui permette di fare qualsiasi cosa, e la minaccia di andare tutti a casa.

L’ultimo caso di questo logorio della sua autorità, emblematico, è l’abbandono di Max Bugani l’uomo legato a doppio filo con la dirigenza che conta, quella di Davide Casaleggio. Il suo forfait non è certo dovuto ad un’intervista che Di Maio non ha gradito, come si è detto, ma a qualcosa che si sta muovendo alla Casaleggio e Associati.

E’ indubbio che nessuno possa passare indenne da questa emorragia di consensi a favore del socio di minoranza, ormai talmente spavaldo da mostrarsi senza reggiseno al Papete, prima di pretendere dal Senato un voto di fiducia su una legge contro le ONG, che metterebbe a posto tutte le sue recenti sconfitte. Una legge su cui Mattarella pare avere diverse riserve. Ormai Salvini è in trans agonistica. Ringrazia la Madonna e sbeffeggia la paura dei 5 stelle di lasciare le poltrone dalle quali avevano “sconfitto la povertà”.

Lui, Matteo Salvini, paura non ne ha. Quello che ha ottenuto fin’ora è al di sopra di ogni aspettativa. Un partito con il 17% delle preferenze, già un Himalaya come meta per una formazione turpemente sciovinista, che raggiunge il 39% nei sondaggi, usando la schiena del socio di maggioranza, non si era mai vista. Ed è questo il risultato più ragguardevole della “cura” Di Maio. Ora il segretario leghista è pronto per prendersi veramente il centrodestra unito e ogni giorno tira un po’ di più la corda, sapendo che può solo vincere. Se i 5 stelle insistono a mantenere questa alleanza suicida lui ottiene cose, tipo decreti sicurezza che sfidano le convenzioni internazionali e opere pubbliche come la TAV che nessuno elettoralmente voleva. Se Di Maio dovesse mai tirare fuori gli attributi, il che non vuol dire fare dichiarazioni caustiche mentre “sboccia” nei locali della Casta in Sardegna, Salvini ci guadagnerebbe le elezioni al massimo storico della sua forza elettorale.

E che dire delle maggioranze multiple di cui gode? La TAV, ad esempio, la può fare sia con la maggioranza naturale, che con il collaudato duo PD-Forza Italia. Ma il contratto non la prevedeva ‘sta cosa?

La situazione, dunque, pare essere proprio questa. Luigi Di Maio è un capo delegittimato a cui è permesso, non si sa in virtù di cosa, di continuare a tenere la barra in direzione degli scogli. Salvini è un giocatore sotto “anfetamina politica”, esaltato dalle prospettive di vittoria ovunque guardi. Anche perché, diciamocelo, non esiste opposizione. Il Partito Democratico è stato di nuovo capace di rompersi, frantumato da una semplice richiesta di sfiducia, di cui due correnti volevano prendersi il merito.

Prima o poi la corda si romperà e nessuno, tanto meno un Movimento sfinito e svuotato dalla sua stessa inedia, avrà alternative credibili da proporre. L’unica valida sarebbe un Movimento, senza Di Maio, in combinazione con un PD, senza Renzi. E non si parli di alleanze impossibili per principio, dopo la Lega non esistono più.

@DadoCardone

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Candidato infiltrato? Anche no.

Premessa. Scrivo quest’articolo perché stimolato dal caso, prima ispirazione delle mie letture e degli scritti che compongo. Negli ultimi giorni è capitato, spesso, che mi fosse ricordato l’odioso fatto del “Sacco di Rimini”, la convergenza che portò il Movimento 5 Stelle di Rimini a non potersi presentare per le Amministrative.

Furono formulate ipotesi di ogni sorta e molte furono stimolate proprio da chi aveva lavorato contro la presentazione della lista Grilli Pensanti. Le ragioni vere, che nessun giornalista chiese mai e che avrei illustrato volentieri nel dettaglio, sono in realtà molto semplici.

La ragione principale fu che l’ex moglie di Grillo, persona totalmente disinteressata alla politica locale, improvvisamente decise che il gruppo presente nella sua città non avesse la dignità necessaria per rappresentare il Movimento di proprietà del suo ex marito (continuo a citarla in base alla sua ex relazione perché in altro modo non esiste.). Il motivo di questa presa di posizione? Ritengo sia da ricercarsi nell’irresolutezza della persona, in ogni caso, visto che a Rimini si diventa Vip anche solo per contatto, tanto bastò per mettere in moto il processo e per essere citata in ogni edizione dall’Informazione locale.

Certo ci sono state anche altre congiunture, ma è logico, quasi banale, dedurre che in una situazione in cui sono presenti il Movimento e l’ex moglie di Beppe, l’ultima parola può arrivare solo da Genova. Cosa fare? Un appoggio sarebbe stato scandaloso nepotismo (già c’è il figlio di Casaleggio che spadroneggia senza averne titolo, se non ereditario), una ricusazione gli avrebbe probabilmente procurato problemi personali nel rapporto con la madre di due dei suoi figli. La soluzione poteva essere solo togliere l’osso per cui si stava litigando, anche se uno dei due litiganti era solo una lista di disturbo. Così fu fatto, nella maniera più anonima immaginabile. Due righe senza firma, nota a margine di un articolo sulle candidature.

Ragioni ce ne sono state altre, ovviamente, anche se mai definitive come la parola di Grillo. Come detto, una lista di disturbo, formata da: ex assessori con problemi di competitività senile, i loro figli, cubiste pensionate, i “confusi” Vincere per Rimini e gli inutilmente opportunisti Cuore di Rimini. Hanno fatto la loro parte anche i “racconti” della Franka a Bologna, dove risiede la sfera d’influenza più meschina dei 5 stelle (polo allarmato dalla vicinanza di Rimini alla Parma di Pizzarotti). Non mancò nemmeno la spinta di un po’ di Movimentisti ed ex con complessi vari assortiti.

Tutto questo però ha avuto un effetto più visibile nel post-apocalisse, quando tutti si sono prodigati a propagandare la loro versione del disastro ormai compiuto. Tra le cose più pretestuose che si sono dette (non le tratto tutte per limiti di spazio e di noia) troviamo sicuramente le accuse al candidato Davide Grassi.

Alcune sono semplicemente inesatte, affermazioni convinte da leguleia interpretazione del regolamento, anche se tangibilmente smentite dagli iter posti normalmente in essere. Un esempio. Il cavallo di battaglia della Cartomante (sempre l’ex) era che: “nessuna lista, non certificata, può presentare un candidato a nome del Movimento 5 Stelle”. Vero, in parte, se si fa finta di non sapere che ogni lista, anche in attesa di certificazione, ha un suo candidato. E’ normale che sia così ed è normale che faccia dichiarazioni, con sottintesa condizionale, riguardo a quello che farebbe “SE”. Tutti i territori con una sola lista hanno presentato il loro candidato prima della certificazione, basta controllare, i giornali servono anche a quello. Tra le poche eccezioni di questa contestazione Rimini, dove la seconda lista è stata nascosta a tutti, anche se appoggiata dall’ex signora Grillo (con tanto di stalking al marito), e Bologna. All’ombra delle Torri è stata semplicemente espulsa la lista con un altro pretendente, perché il candidato ufficiale era già stato deciso dalla “segreteria” (o Staff che si voglia dire) del Movimento: il Fedelissimo, ma variamente ricompensato, Max Bugani.

Tutto verificabile. Chiaro però che contro fede indefessa e malignità genetica la verifica certo non ha speranza di intaccare i mantra. Sono cose di poco conto, comunque. Ve ne sono altre invece che fanno leva sull’ambiguità. La “voce” che ritengo fosse più perniciosa, quella per cui il caso mi ha costretto a scrivere quest’articolo, è che Davide Grassi in realtà non fosse pro Movimento, ma un infiltrato del nemico piddino. La stessa Franchini (#mailaFrankainParlamento) lo insinuò malignamente in una riunione. A cosa si attacca chi sostiene questa malignità? Le ragioni si possono sommariamente riassumere nel fatto che Davide fosse un candidato atipico e, in effetti, un giovane ed affermato professionista con una sana cultura di Sinistra…. Beh non è il tipico attivista grillino. L‘Avvocato Grassi però era stato proposto e votato proprio perché non rappresentava tipica espressione del percorso grillino. Era, ed è, attivo nel sostenere una cultura antimafia e, a leggere i titoli di questi giorni, ne avremmo proprio bisogno. Al suo attivo vi sono pubblicazioni (San Marino Spa – Rubattino Editore), un’esperienza come Garante dei Detenuti, un ruolo come referente nella rete legale penale SOS Impresa (CONFESERCENTI). Recentemente è stato anche uno dei volti del film documentario E.R. Connection (diretto da Paolo Fiore Angelini). Una persona che, per dire, riceve inviti dal Viminale per manifestazioni che parlano di Antiracket e Antiusura.

Una figura questa che non si adattava al Movimento, come qualcuno ha voluto insinuare, o piuttosto una chiara visione di ciò che era necessario fare per intercettare i votanti indecisi? Proprio in questi giorni mi è capitato sotto gli occhi un articolo del Fatto Quotidiano (ecco il caso) in cui la Palermo 5 Stelle, quella delle firme false, che però è lo stesso (“gli altri fanno peggio”!), ha trovato il suo candidato sindaco in Ugo Forello, giovane avvocato quarantenne  fondatore di “Addio Pizzo”, avvicinatosi al Movimento solo di recente. Il posto se l’è conteso con Igor Gelarda, sindacalista Cosap vicino a Luigi Di Maio, tutt’altro che storico attivista.

Pare ovvio che la soluzione proposta da Rimini per garantire un candidato trasversale, è oggi adottata dai Meetup nei guai, con tanto di benedizione dello Staff, per darsi una rinfrescata e riparare alle numerose defezioni…. senza che per questo i candidati vengano fatti passare come infiltrati di qualcos’altro. Come cambiano le cose eh!?

Poco male. Nel senso che ormai quello che doveva succedere è successo e se ne parla solo per lasciare a futura memoria altro, che non siano le chiacchiere di qualche sciocco vanaglorioso, o di qualche opportunista in cerca di carriera parlamentare.

P.S.

Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada. [Stephen Hawking]

 

@DadoCardone

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Te la do io l’Europa.

[Come alla fine, proprio il Movimento, ha lavorato contro il vincolo di mandato.]

 

Una delle cose che più soffrivo quando frequentavo il Movimento era la mancanza d’identità. A parole, magari da un palco, sembra quasi avere un senso che vi sia un’identità politica non di destra, ma nemmeno di sinistra. All’atto pratico però la cosa non funziona. Destra e Sinistra non sono solo dei termini o delle posizioni, rappresentano identità e culture che, anche se oggi rese innocue dalle storture economiche, hanno percorsi processi evolutivi che in qualche modo interpretano il mondo. Le persone, anche se negano a suon di slogan, sono di destra o di sinistra (tranne il buon democristiano) e se riunite a prendere decisioni in un gruppo eterogeneo, come quello che si propone di essere il Movimento, sprecherà un numero infinito di ore a definire la propria identità.

Questo, nell’ambito di migliaia di votanti, si risolve nella paralisi totale. Non a caso il Movimento (inteso come i Boss del Movimento) si aggiusta con le fasulle votazioni online. Qualcuno dice addirittura che siano truccate, ma, secondo me, non ce n’è bisogno perché se ti rivolgi alla massa confusa con la formula: “ A è bene, B è male: voti A o voti B?”, quale vuoi che sia il risultato?

Il voto online, nel Movimento 5 Stelle, è la ratifica quasi automatica di decisioni prese da altri che non sono neppure eletti. Pur facendo uno sforzo con l’immaginazione… quello che proprio non sembra è il Governo della Gente.

Un esempio drammatico di quanto sopra affermato si è verificato, proprio in questi giorni, con l’assurda manovra di Grillo riguardo ai gruppi parlamentari europei. La riassumo molto brevemente, perché l’informazione ha già riportato tutto per filo e per segno. Davide Casaleggio Jr. e David Borelli, parlamentare europeo M5S, ma soprattutto triumviro assieme a Max Bugani e al Casaleggio (ereditato) dell’Associazione Rousseau, decidono di superare la questione dell’imminente uscita dell’Ukip dall’EFDD. Cercano di farlo gettando un ponte verso l’ALDE, senza dire niente a nessuno. Niente alla base. Niente ai colleghi EuroDep. Il motivo è fin troppo chiaro. L’ALDE, compagine dove ha pascolato Mario Monti per intenderci, come gruppo è più realista del Re. Della serie dall’Euro non si scappa e viva viva il TTIP! Per questa formazione, ai tempi in cui si decise di entrare nell’EFDD (vuoi: si o si?), fu stilata una lista di punti di incompatibilità, dunque meglio presentare il progetto come fatto compiuto.

Ma compiuto non era. Il giorno dopo la ratifica della rete, quando per tutti i confusi grillini l’Alde era diventata la scelta inevitabile, tanto che in molti avevano imparato a scrivere Verhofstadt tutto d’un fiato, proprio il segretario annuncia che non se ne fa nulla. Il Movimento 5 Stelle è incompatibile con i valori dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Grillo (o chi per lui) cerca di recuperare la brutta figura, almeno con la base, con un post assurdo nel quale dichiara di essere stato bloccato dall’establishment e che hanno fatto tremare l’Europa come non mai… forse erano convulsioni dovute alle risate.

Il dramma però non è solo la figura da peracottari, che in fin dei conti si potrebbe imputare a quei due che hanno fatto tutto senza dire nulla a nessuno. Il dramma del Movimento è quell’identità confusa che non ammette alterità e così il disturbo narcisistico della personalità del Guru viene trasferito simbioticamente alla base. Invece di una sana riflessione sulle modalità per la quale ultimamente si stanno accumulando tutte le brutte figure del Movimento, si scatena il riff “sbagliamo come gli altri, ma noi siamo onesti”.

I pentastellati mirano al meno peggio, ma i danni non finiscono qui. Oltre al danno di credibilità, cominciano a spezzarsi corde tese da molto tempo. Due parlamentari europei lasciano il Movimento. Uno di loro è Marco Affronte di Rimini. Marco già messo in crisi dal trattamento a Pizzarotti e dal famoso “Sacco di Rimini”, con il quale non si è permesso al suo Meetup nativo di presentarsi alle amministrative, non regge quest’ennesima azione sconclusionata. Certamente il fatto che sia stato progettato tutto nel segreto e che alla fine non ci siano nemmeno i colpevoli, pesa, ma la zavorra più grande è il vedere sgretolarsi e disperdersi nel vento dell’insipienza conquiste centellinate, giorno per giorno, in una realtà difficile come il Parlamento Europeo, di cui troppi confondono il funzionamento con quello Italiano.

Il Parlamento Europeo è un grosso e complicato strumento d’indirizzo. Il reale potere è detenuto dalla Commissione Europea, che ascolta l’indirizzo, ma in buona sostanza decide autonomamente. Come fanno 17 persone a modificare tutto ciò? Entrando nel terzo gruppo per numero di sottoscrizioni, anche se basa la sua politica su diversi fondamentali? La risposta è ovviamente no. Quello serve, al limite, per mantenere i fondi di funzionamento. L’unico modo è applicarsi virtuosamente ai percorsi del Parlamento, guadagnare rispetto, creare influenza. Poi se un’idea è buona e risolve, difficilmente rimarrà dov’è, anche se è un atto d’indirizzo.

Questa trasformazione stava già avvenendo, lenta come lo sono le giuste lievitazioni, ma consistente, tanto che era in programma la formazione di un nuovo e diverso gruppo. La velocità dei colpi di mano è senza sostanza e funziona solo se il palcoscenico è sotto il tuo controllo. Non era questo il caso, anzi ultimamente sembra non sia opportuno per nessuno legare la propria azione politica a tattiche improvvisate.

Torniamo a Marco però. Ora che ha lasciato, iscrivendosi da indipendente ai Verdi e forse riuscendo a salvare il lavoro sviluppato in questi anni, sarà lapidato sulla piazza social. I temi che già usano contro di lui sono i classici del fanatismo a 5 stelle: è un traditore perché porta i voti del Movimento altrove ed è un avido perché non si dimette, ma mantiene incarico e soldi, impedendo ad un altro grillino di prendere il suo posto. Poltrona e denaro, la riflessione si riduce a questo e questo è il Movimento 5 Stelle di oggi.

A me sembra che proprio il Movimento sia riuscito a dimostrare in questo frangente, contrariamente all’auspicato, quanto sia utile l’assenza di un vincolo di mandato per un parlamentare. La deriva antidemocratica del Movimento ha obbligato Marco Affronte, che non è Razzi, a smarcarsi per preservare il valore dei voti ricevuti. Magari, avendo la possibilità di esprimere un dissenso interno, avrebbe scelto un’altra strada, ma da quelle parti il pensiero ha la necessità di essere monolitico. La cosa triste è che chi l’ha votato difficilmente lo capirà.

E poi… e poi c’è anche la questione personale, perché si può anche essere stati eletti con i voti del Movimento, ma non si può stare a guardare mentre altri, seguendo linee di pensiero astruse e senza consultarsi con te, fanno scempio del lavoro che tu hai svolto, delle parole che hai speso, delle responsabilità che ti sei preso. Dimettersi e buttare via tutto il patrimonio di strumenti costruiti e relazioni intrecciate? Anche no. Che si dimetta il furbo che ha fatto tutto quel casino e poi ne parliamo.

Intanto Grillo però punisce lui, chiedendogli i 250.000 mila euro di penale ed usando la meschinità di prometterli ai terremotati. A che titolo? Ieri erano per l’interno vincolo di mandato, oggi sono per il danno d’immagine, forse domani si accorgerà che il danno d’immagine se l’è procurato da solo, ma per fortuna non ha firmato nulla.

P.S.

Ritornando sull’identità confusa. Due Euro deputati lasciano il Movimento, uno entra nei Verdi, l’altro Nell’ENF (il gruppo di Salvini e Le Pen). Non è l’inizio di una barzelletta.

 

@DadoCardone

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Ma il Direttorio sapeva dell’indagine sulla Franchini?

Il destino è strano. Prendi oggi per esempio. Apro il giornale e scopro che Carla Franchini, ex Consigliere del Movimento 5 Stelle di Rimini, era indagata per abuso d’ufficio e falso ideologico assieme al Sindaco per cui lavora, Mimma Spinelli del Comune di Coriano.

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Forse non tutti se ne sono accorti, ma in questo c’è un corto circuito, grande come tutta la contraddizione che è capace di portarsi dietro il Movimento. Infatti, nelle righe e tra le righe, possiamo leggere che:

  1. Carla Franchini era indagata.
  2. Carla Franchini, consigliere del Movimento 5 Stelle, lavora per un sindaco di Centro Destra.

Partendo dal secondo punto sarebbe utile considerare che, se Carla Franchini avesse lavorato come donna delle pulizie per un Sindaco del Centro Destra, non ci sarebbe stato assolutamente nulla di male. La sua condizione però è diversa. Di fatto il provvedimento del Sindaco, oggetto dell’indagine, stabiliva che la Franchini fosse Funzionario, con incarichi organizzativi. La domanda sorge spontanea: se il Sindaco avesse chiesto a colei che ha tutti gli effetti era anche Consigliera del Movimento di fare qualcosa contro il Movimento, o contrario ai principi 5 stelle, cosa avrebbe risposto il funzionario?

Non serve essere dei fini conoscitori della politica e delle amministrazioni comunali per capire che ci troviamo di fronte ad un bel conflitto d’interessi. Bisogna dire che la Franchini non è mai stata troppo in sintonia con i programmi del Movimento, come quando, ad esempio, ha tentato di scalare il Consorzio di Bonifica contrariamente alle linee guida nazionali. Senza troppo scendere nei particolari però, essere eletti per portare avanti un principio e lavorare organizzandone invece uno diverso… beh non sembra molto corretto neanche da un punto di vista che non sia grillino.

Poi c’è il fatto che fosse indagata. Abbiamo visto come nella galassia a 5 stelle questo sia un grosso problema financo per chi lo dichiara, vedi il Consigliere Regionale Andrea De Franceschi. Sembra essere un problema enorme poi per chi non lo dichiara, vedi Il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, o lo dichiara senza che Di Maio legga la mail (ma questo è un altro discorso).

In capo a tutti i procedimenti di sospensione per non aver comunicato un’indagine, per tutte le varianti del caso, si legge: ”i cittadini devono sapere!”. Voi lo sapevate che Carla Franchini era sottoposta ad indagine? L’ha mai dichiarato pubblicamente? E il Direttorio sapeva? Se sì, perché non l’ha sospesa? Se no, non è una grave forma d’illecito secondo quanto stabilito dal Movimento (o chi per esso)?

Riepilogando: non colpevole riguardo alla legge ordinaria, ma questo conflitto di interessi legato ad una mancata comunicazione di indagine, fa sì che l’ex Consigliera Franchini fosse gravemente mancante riguardo a quanto richiede il Movimento. Tutto questo fa molto pensare, visto che nelle recenti vicissitudini del Meetup di Rimini fu proprio lei a richiamare i Principi del Movimento (mentre metteva amiche sue nella lista di disturbo) e a dichiararsi super partes. A quanto pare quei “principi” valevano per tutti, tranne che per lei.

Passata la festa gabbatu lu Santu? Lei è convinta di sì, viste le foto sorridenti in compagnia di storici nemici di Pizzarotti a Italia 5 Stelle, tipo Max Bugani. Purtroppo per lei però, se dovesse (!) passare lo statuto proposto da Beppe l’Elevato, il nuovo regolamento (qualsiasi cosa esso sia) la metterebbe in difetto retroattivo addirittura di un anno e allora …. Addio Parlamento, addio sogni di gloria.

Certo … se nessuno dice nulla, nessun albero è caduto nella foresta. Bisognerebbe però che il comportamento dell’ex consigliera fosse stato tale da non inimicarsi nessuno. Ok. Qui potete ridere.

P.S.

Intervistatore: […] (Cristo) comunque è morto per i nostri peccati..

Padre Pizzarro: Dici? Secondo me a botta vera è stata la ferita al costato.

[Corrado Guzzanti – Padre Pizzarro]

dado

 

@DadoCardone

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Poteva essere ancora meglio.

19 su 20. Per un solo comune il Movimento 5 Stelle non ha realizzato uno storico cappotto contro il sistema delle coalizioni. Questo dato vuol dire molte cose, a cominciare, appunto, dalla reale possibilità di far politica senza dover trovare accordi con entità che sostengono “altro”.

Dalle parti di Rimini però questa supremazia da ballottaggio ha un sapore particolare. Amarognolo, direi. Il Movimento di Rimini, anni di attivismo, un mandato di dura opposizione in consiglio comunale ed un candidato capace di riscuotere consensi trasversali, non si è potuto presentare. La motivazione ufficiale è una millantata spaccatura interna, quella ufficiosa è che lo Staff di Milano e l’erede Casaleggio non hanno le risorse per dirimere questioni tra liste diverse. La realtà è però che l’ex di Grillo (con codazzo di vari meschini personaggi già descritti in altre occasioni) è stata usata per creare una lista di disturbo e mettere Beppe in difficoltà.

Detto fatto. Il Movimento di Rimini, squalificato da due righe senza firma sul sacro Blog, non si è potuto presentare e oggi, alla luce del risultato quasi perfetto dei ballottaggi (tra cui spicca anche la vicina Cattolica, complimenti a Mariano), si può valutare l’esatta entità del danno.

Riportando il dato in prospettiva nazionale risulta chiaro che tutte le situazioni in cui lo Staff (qualsiasi cosa esso sia) è intervenuto proditoriamente, sulle realtà locali, si è generata una vittoria del Partito Democratico. Rimini, nelle modalità già descritte, Bologna, dove si è svolta un mattanza contro i rivali del prediletto Bugani, Milano dove ad una candidata scelta democraticamente è stato “consigliato” il ritiro, Ravenna dove non si è saputo dirimere un altro litigio. Sembra quasi che il PD vinca o perda, non per quello che fa, ma per come il Movimento gestisce se stesso. Unica eccezione Napoli. Anche qui sono stati fatti fuori molti attivisti, per favorire una fazione vicina al deputato Fico (di cognome, non di portamento), ma a raccogliere i frutti della diaspora c’era un tale De Magistris che «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va» (cit. Pino Daniele) e che non ha fatto bagnare il becco ai Demokrat. Lega Sud in arrivo?

Certo, tutto questo domani sarà dimenticato, soprattutto per merito delle due vittorie più evidenti. Raggi a Roma,  importante per le future strategie del Movimento, e Appendino a Torino. Vittoria quest’ultima molto (ma molto) più importante per la crescita politica dei 5 stelle.. perché non ottenuta sulle macerie di qualcos’altro e perché preceduta da un lavoro più di relazione che mediatico. Poi è anche vero che Fassino si porta una sfiga tremenda e anche un po’ profetica.

Rimini dovrà aspettare. L’attuale Sindaco, il riconfermato Andrea Gnassi (a.k.a. Taglianastri), siede su di una poltrona traballante. Un po’ per le alleanze di centro destra cui è stato costretto a sua volta, da una diatriba interna con Maurizio Melucci, detto anche Lupus in Fabula, ma anche per alcune pendenze legali di cui è oggetto. C’è chi gli dà al massimo un anno e mezzo di sopravvivenza, previsione che potrebbe anche favorire un rientro in gioco del Movimento. Nel diverso caso di un mandato completo invece, si accumulerebbero 5 anni di ininfluenza a 5 stelle…. Un po’ troppi per uscire dal 10/15 % del votatore tatuato Movimento.

P.S.

Personalmente ho preso tutta un’altra strada, di cui sono anche molto contento, ma dato il peso che comunque il Movimento nazionale continua ad acquisire,  mi auguro che tra cinque anni sia qualcosa di diverso dall’identità surrettizia che si è manifestata, anche tramite la maschera del Direttorio. Per Rimini poi, in particolare, spero che s’inneschi un qualche tipo di filtro, per cui perniciose forme di Franchinite non possano contagiare chi ci sarà.

dado

 

@DadoCardone

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Un consiglio senza Sinistra.

beatrice lorenzin - patto civico per gnassi - pizzolante-2Più di una persona (due) mi ha intimato di scrivere al più presto un pezzo Citizen sui risultati elettorali di Rimini. Visto che senza i miei due lettori non potrei sopportare la carriera di corsivista amatoriale (vita dura), ho deciso di comporre un articoletto, nonostante il mio coinvolgimento politico-emotivo. Tra l’altro non essendo un giornalista licenziato, né un pubblicista accreditato, me lo posso permettere.

Parto da lontano, da Bologna precisamente. Se a Rimini non si è presentato il Movimento 5 Stelle molti dei ringraziamenti di  Andrea Gnassi dovrebbero essere recapitati a Massimo Bugani che, tramite la sua agente locale, Carla Franchini, ha potuto creare lo sconquasso. Quel minimo di conflitto, quel tanto che basta, per poter anonimamente sostenere che “dove ci sono conflitti non si presenta nessuno”, a meno che non si parli di Bologna ovviamente. Certo che l’uomo cui nessuno può fare ombra, ma che non arriva manco al ballottaggio, è stato enormemente facilitato da alcune incrinature già presenti sul territorio quali: il megafono dell’ex moglie di Grillo, caricata a molla dai suoi complessi d’inferiorità, un assortimento di mignatte vanitose e un gruppo che “stiamo buoni, se no s’incazzano”.

Comunque sia, questo risultato elettorale è figlio dell’assenza del Movimento, dato penso incontestabile. Il problema è che la proditoria eliminazione dell’Yin ha fatto ribaltare lo Yang e, attualmente, il Consiglio Comunale di Rimini si appresta ad essere occupato da un coacervo di entità neoliberiste che mette i brividi e per cui l’unica forma di partecipazione è quella agli utili. Welfare State addio.

La Maggioranza è tenuta in piedi dalla lista di Pizzolante, Patto Civico e Città Metropolitana per Gnassi, che ha piazzato 5 seggi, tra cui non c’è il fido Vincenzo Gallo, il più parziale Presidente del Consiglio Comunale di sempre. Vale a dire che le politiche di Sinistra, se mai fossero destinate ad esserci, dovranno passare per il setaccio dell’Onorevole, per non parlare poi degli Assessori che gli sono dovuti secondo le più classica applicazione del Manuale Cencelli.

La Minoranza invece è completamente privata di qualsiasi espressione non dico di sinistra,  ma manco di centro. Riconfermati: Nicola Marcello (recordman con 1237 preferenze), Gennaro Mauro  e Gioenzo Renzi. Riconfermato anche Luigi Camporesi che dopo aver mollato gli amici (?), insultato il mondo, millantato primati nel Movimento, costruito liste poi accorpate perché vuote, infiltrato liste di disturbo, minacciato denunce, è tornato (come avevo predetto qualche pezzo fa) esattamente dove era partito. Con il vantaggio di non avere più la Franka tra le scatole, ma con lo svantaggio di non avere più Tamburini a coprirgli le spalle. Grosso problema…. Perché il secondo era l’unico a possedere una cultura politica tra i tre e praticare la politica solo per rancore non è mai auspicabile.

Tutto nuovo invece il comparto Pecci, il quale, secondo me, è passato in chiesa ad accendere un cero a San Pinocchio per non essere costretto a dimostrare in che modo si riempie l’Aeroporto Federico Fellini di Milioni (e milioni) di passeggeri in arrivo. Da lui mi aspetto un bel po’ di materiale per raccontare della tragicommedia Consiliare…. Può battere la Franka se s’impegna.

Fuori dal Consiglio in molti, ma non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire. La prima degli esclusi è la lista Rimini People, che mi asterrò dal commentare in quanto mi troverei in conflitto di interessi, ma che vi invito a seguire nelle sue attività, anche ora che si è fuor di candidatura. Dietro, di poco, la lista dell’Assessore uscente Sara Visintin. Un vero peccato non poter vedere in azione il suo Sindaco della Notte ruolo ideato, pare, da Luca “Tourette” Santarelli (8 voti); come se non bastassero tutti i sindaci che lasciano girare di giorno. Sono anche addolorato di non poter vedere in Consiglio Addolorata, Di Campi, che, con il suo Popolo della Famiglia, ci ha regalato la magia di una piazza gremita da un uomo solo: Mario Adinolfi. Indifferenziabile. Non posso dirmi addolorato invece per il penultimo posto di Ottaviani Prima gli Italiani, anche se non sono riuscito a capire chi caspita è che nel 2016 vota ancora simulacri del fascio, quando sono disponibili così tante alternative scioviniste. Un po’ demodé. Ultima Marina Mascioni con il Fronte Nazionale per l’Italia. Sugli ultimi non s’infierisce.

P.S.

Al Seggio:

Presidente: “ma qui c’è scritto solo Ricci, come facciamo a sapere se è la femmina o il maschio”

Rappresentante di lista Roberto: “è femmina glielo dico io”

Presidente: “ma come fa a dirlo?”

Roberto: ”come faccio? Sono il suo babbo!!”

dado

 

@DadoCardone

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Una Doccia Fredda.

Si chiama Ice Bucket e molti pensano che sia un’emerita sciocchezza, magari lo è, ma sicuramente è un modo in più per finanziare la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (altrimenti nota come SLA). La benevola sfida funziona così: un personaggio, possibilmente famoso, si tira in testa un secchio di acqua gelata, nomina tre persone che devono fare altrettanto e poi fa una donazione per la malattia.

Stupido? Nella deriva narcisistica del selfie a tutti i costi questo tipo di esibizione ha perlomeno un risvolto utile e noi di Citizen lo promoviamo. Altrettanto hanno fatto i ragazzi del Movimento 5 Stelle di Rimini che, sebbene non siano stati direttamente nominati, hanno deciso di aprire un nuovo filone usando come vittima  il loro Capogruppo Luigi Camporesi, assistito da una sadicamente entusiasta Giulia Sarti. Qui sotto il filmato.

Possiamo testimoniare che i soldi sono stati raccolti, che verranno versati e che l’acqua era veramente fredda. Come avete sentito dal filmato i nominati sono il Vice Sindaco di Rimini Gloria Lisi, il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti e Max Bugani del Movimento 5 Stelle di Bologna. Accetteranno?

P.S.

Di cose stupide se ne fanno molte ed in maniera totalmente gratuita. Questa non fa male a nessuno ed ha avuto il grande merito di attirare attenzione su una malattia drammatica le cui cause sono ancora sconosciute. Il resto sono chiacchiere.

Davide Cardone

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Cotto e mangiato.

Certo che poi delle cose fai fatica a spiegarle. Di solito basta essere mediamente informati per smontare le più comuni obbiezioni, ormai nella testa ho un ipse dixit di tutte le stronzate con cui ci contestano, ma se ti chiedono “perché volete fare fuori Pizzarotti” che gli rispondi?

No… non vogliamo fare fuori Pizzarotti, anzi.  Poi però devi anche spiegare perché c’è un tale che posta sul Blog di Grillo mozioni di sfiducia a titolo personale. Chi cazzo è questo? A nome di chi parla?

Se digiti Giulia Sarti su Google viene fuori la pagina di Wikipedia relativa al personaggio, lo stesso se scrivi Federico Pizzarotti,  ma se compili il campo di ricerca scrivendo Max Bugani, o Massimo Bugani, vengono fuori (ovviamente) pagine sull’attacco a Pizzarotti e una serie di video di scarsa fattura che danno una strana impressione: come da cineasta avanguardista da bar (dopo parecchi caffè corretti).

Ti vien da pensare che sia una specie di mitomane. Secondo me però  è  Facebook che lo ha irretito. Gli ha permesso di aprire un profilo come “personaggio pubblico” e lui si è convinto di esserlo. Certo il fatto che Pizzarotti gli risponda non l’aiuta e non l’aiuta, ne l’insospettisce, nemmeno essere cercato da Sky TG24 per la contro replica, roba non concessa nemmeno a Marino Mastrangeli.

Lo ammetto. Ho un certo pregiudizio nei confronti degli uomini che si depilano le sopracciglia, ma, anche se non ne avessi avuti, vedere sto tale che, dopo la valanga di merda che si gli è rovesciata addosso da tutto il web, va pure in televisione ad atteggiarsi, beh… non me lo mette in una buona luce. La cosa buffa  è che ha parlato come se fosse Pizzarotti a dovergli spiegare qualcosa.

Il Buonsenso vorrebbe che il miles gloriosus confrontando la time line del comune di Parma, bellissima proiezione web dei risultati dell’Amministrazione, con ciò da lui prodotto come Consigliere Comunale di Bologna, si dedicasse alla nobile esperienza del silenzio. Il buonsenso, purtroppo, pare sia pratica in disuso tra chi pensa di essere di più di quello che è. Non fraintendetemi però, non è che costui non abbia nessun talento.

E’ noto come nella storia recente del Movimento, soprattutto nella pertinenza Emiliano Romagnola, ogni volta che qualcuno ha ottenuto evidenza rispetto agli altri si è ritrovato prontamente osteggiato dalla corrente del figuro. Purtroppo il suo talento è un danno per il resto del Movimento e viene il dubbio che sia quasi ispirato dalla  vendetta del Mediocre, una sorta di invidia del pene mediatico.

Il problema, quello che non solo non so spiegare, ma che voglio mi venga spiegato, è come mai questo non altrimenti meglio specificato Consigliere Comunale abbia il potere di auto virgolettarsi sul blog del Movimento e di andare in televisione a peggiorare le sue figuracce senza rendere conto a nessuno.

Sia chiaro. Il mio, come Bugani dice del suo attacco a Pizzarotti, è un pensiero personale, con la sola differenza che il sottoscritto non ha cariche pubbliche, ne tantomeno ha in uso il simbolo del Movimento.

P.S.

Ma uno… dopo aver ricevuto in nemmeno 24 ore 1060 commenti contrari a muso duro, sulla sola pagina Facebook, si renderà conto di aver fatto una cazzata o no?

Davide Cardone

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