Salvini nel covo della Troya

Salvini lancia la campagna del centro destra con una cena al Coconuts, locale in diverse occasioni apparentato con il Rimini Summer Pride. Cosa diranno i suoi elettori?

Come tutto diventa relativo quando si parla di elezioni.

Lo ammetto, scrivendo questo articolo mi sto un po’ trattenendo. Ho trattenuto le risate mentre correvo a scrivere ed ora mi trattengo un po’ da quello che vorrei scrivere veramente. Devo, assolutamente devo, mantenere un certo distacco mentre vi parlo delle strane occasioni che nascono dal relativismo morale della politica.

L’ispirazione mi arriva dal lancio del campagna del CentroDestra unito per le amministrative 2021 nel comune di Rimini. Lunedì sera, questa sera, al Coconuts farà gli onori di casa Matteo Salvini in persona.

Ora. Io sono sicuro che Salvini non ha nulla contro gli omosessuali e men che meno Lucio Paesani. Ah, di lui poi sono proprio più che sicuro, considerato che nel 2016 ha agghindato rainbow tutto il Coconuts e vicino al logo del locale ha apposto quello della Troya, l’istituzione ibizenca, la mamma delle delle feste LGBT friendly.

Ci metto la mano sul fuoco, come si dice. Quello su cui non metto la mano da nessuna parte, ma neanche se vedo un accendino in lontananza, è la tolleranza dell’elettorato di Salvini e del suo schieramento verso il mondo LGBTQIA (per i leghisti in lettura: i frufrù. Se no non ci capiamo).

Cosa ne penserà il (poco) variegato mondo del centro destra di questa commistione? Il popolo leghista sarà contento di “avercelo duro” proprio in quel luogo? I meloniani potranno inorgoglirsi per Dio, Patria e Famiglia, nel covo della Troya? E quelli che “quando c’era Lui i treni arrivano in orario”? Evocheranno il fondamentalismo cristiano?

Ora… prima che qualche coda di paglia cominci a scrivermi qua sotto che è di centro destra, ma ha tanti amici gay, ribadisco: a Salvini non frega niente, ne sono sicuro. La sua è la morale del citofono, ve la ricordate no? Lui può suonare chiedendo se ci sono degli spacciatori in casa, ma nessuno si deve azzardare ad invadere la privacy di chi si fa i fatti suoi, covid o non covid. Per cui non può permettersi categorie troppo rigide.

Se serve elettoralmente, Matteo può tranquillamente cenare in un luogo che ha promosso l’assembramento di persone in una relazione complicata con l’idea di conformità sessuale condivisa nel centro destra. Quello elettoralmente rilevante si intende.

Sono curioso però di sapere come farà a far digerire questo piccolo strappo, o se addirittura avrà bisogno di farlo, perché il suo relativismo (che qualcuno chiama incoerenza) è un fenomeno veramente curioso, è da studiare come il suo “popolo” lo accolga fiducioso.

Sono stato bravo? Di parte certo, ma io una parte la prendo sempre. Un’altro che ha le idee chiare  sulla parte con cui schierarsi e Marco Tonti. Presidente dell’Arcigay di Rimini, promotore del partecipassimo Rimini Summer Pride, nonché capolista candidato con Rimini Coraggiosa. A lui un’opinione l’ho dovuta chiedere per forza.

Marco: ieri Pride, oggi Salvini che lancia campagne del centro destra dallo stesso luogo, che ne pensi?

“Se non stessimo parlando di diritti umani sarebbe divertente al limite del surreale che la campagna elettorale della destra parta proprio dal Coconuts. Va bene che siamo a Rimini e con le vele tocca andare un po’ dove tira il vento, ma ricordo ancora durante il primo Summer Pride di Rimini l’insegna rainbow del Coconuts, il carro del Coconuts carico delle drag queen della Troya di Ibiza che ha fatto tutto il percorso con noi. Possiamo quindi pensare che Ceccarelli, qualora diventasse sindaco, salirebbe sul carro delle drag organizzato dal Coconuts? Sarà alla cena di lancio della campagna il Popolo della famiglia, in quel covo di perdizione? Perché le cose sono due, o il Coconuts si è pentito di aver partecipato a ben tre pride e ora si è convertito alla santità, o vedremo molto imbarazzo stasera.”

P.S.

Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto.
(Mark Twain)

@DadoCardone

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Quando anche a Conte scende la catena.

Durante la più grande crisi mondiale dal Dopoguerra ad oggi, è permessa una sculacciata a reti unificate?

Noi italiani siamo un popolo straordinario. Sì, abbiamo l’arte, il cibo, il paesaggio, eccetera, ma tutto questo è nulla confronto alla nostra capacità di recitare per la nostra personalissima causa. E’ una riflessione inevitabile leggendo questa mattina le reazioni alle dichiarazioni di Giuseppe Conte. Avete presente, no? Parafrasando: Matteo Salvini e Giorgia Meloni sul MES mentono e lo fanno a discapito del loro Paese.

Ebbene a questa dichiarazione, che tra parentesi risponde al vero, reagisce l’alzata di scudi di una certa parte che, badate bene, non è propriamente identificabile solo con una fazione politica. Un numero discreto d’intervenuti, tra politici, opinionisti, influencer (wanna be), giornalisti, direttori di redazioni e postatori compulsivi, controbattono stigmatizzando l’uso personale che Conte ha fatto delle reti unificate.

Dell’uso personale parlo tra qualche riga. Prima vorrei sottolineare quanto mi stupisce l’innata capacità interpretativa di alcuni, che ritengono appropriato l’uso propagandistico della chiusura dei porti di un Ministro dell’Interno in carica, ma insostenibile l’avvertimento diretto di un Presidente del Consiglio, che sta affrontando la più grande crisi dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Poco istituzionale, dicono, quando lui stesso aveva richiamato al rispetto di quel valore. Vero. Però poi c’è un limite che certo non ha deciso lui si sorpassasse. Mi riferisco allo stillicidio di dichiarazioni contro la gestione Conte. L’azione sistematica secondo cui da una parte si richiama alla responsabilità di un’azione congiunta tra maggioranza e opposizione, dall’altra si tirano palate di letame ad ogni piè sospinto.

Il motivo è più che ovvio, saremmo ingenui a non considerarlo. I soliti sondaggi riportano il gradimento verso l’azione di Conte e l’affossamento delle speranze governative del Centro Destra che, fino ad un giorno prima del Paziente Uno, stava già pensando a che tipo di acqua minerale servire durante il suo imminente primo Consiglio dei Ministri.

E’ il gioco delle parti, si sa. Però esistono momenti in cui questo gioco non si fa. Il momento in cui la capacità di sopravvivenza di un Paese non può e non deve essere affidata agli interessi di parte, perché in ballo c’è troppo. E qui riprendo il concetto dell’uso pro domo sua che Conte avrebbe fatto nella comunicazione di ieri. Non era un uso personale, perché in quella comunicazione rappresentava anche me. Siamo solo in due a pensare che Salvini e Meloni stiano giocando a fare le capriole in una vetreria? Non penso.

A parte le prese di distanza di politici, tifosi, direttori di House Organ travestiti da libera informazione e del solito Matteo Renzi (per carità lui la polemica non la può sentire nemmeno nominare!), non ho capito la dichiarazione di Enrico Mentana. Il direttore del TG la 7, che peraltro stimo, dice :”Se avessimo saputo quello che stava per dire Conte non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza.”. E perché? Chicco! E il mio diritto di essere informato? Conte ha detto che Salvini e Meloni mentono. E’ una notizia e io la voglio conoscere. M’interessa molto più questo di Salvini col rosario in mano e quello me lo hai fatto vedere senza troppe remore.

La dichiarazione di Conte di ieri la trovo perfettamente lecita considerando il peso della responsabilità che sta accumulando su di sé e, di contro, il gioco sporco e irresponsabile praticato dagli oppositori. Il Presidente del Consiglio, alla fine di tutto questo, non avrà a disposizione l’Handicap come un giocatore di golf inesperto. A lui saranno addossati morti e perdite economiche, anzi già adesso stiamo qui a dire “In Germania sono più bravi”. A fronte di una responsabilità che nessuno ha mai avuto, penso si possa concedere uno strappo all’etichetta, soprattutto se funzionale ad un chiarimento. Anche perché le cose se non le dici ad alta voce stentano a essere registrate. E poi… scarso rispetto per il ruolo istituzionale. Fossi stato io al suo posto avreste sentito il primo Presidente del Consiglio bestemmiare a reti unificate.

P.S.

Ma ci pensate in una crisi come questa avere Salvini al posto di Conte? Mentre scrivevo questa frase sono svenuto due volte.

@DadoCardone

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Salvini a casa (ringraziando la Madonna).

Si direbbe il canto del cigno, ma, data la forma fisica e l’espressione perennemente come di chi ha appena esagerato con la merenda, forse bisognerebbe cambiare animale. Il senso però rimane quello ed è l’addio alla poltrona di Matteo Salvini.

Ieri Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, rimettendo il suo mandato al Presidente della Repubblica ha definitivamente messo fine alla triste alleanza tra il Partito di Di Maio ( inutile ormai chiamarlo 5 Stelle) e il pazzo che, a forza di giocare “il doppio o niente”, era quasi diventato Premier con un partito di razzisti omofobi del 17%.

Sì 17%, perché una cosa è una preferenza rilasciata al sondaggista, un’altra è il voto che esprimi in cabina e la Lega aveva preso il 17%, posizionandosi dietro il PD di Renzi, Boschi, Lotti etc. Abbiamo corso un bel pericolo comunque. Il Bauscia del Papete stava per infilare un’altra delle sue scommesse assurde andando al voto contro una serie di partiti tra l’inutile e il convalescente. In un’Italia con una forte astensione quel 39% dei sondaggi avrebbe potuto rivelarsi una triste profezia.

Chi ci ha salvato? Il Partito di Di Maio che si è accorto del pericolo? Proprio no. Giggino ancora si sta chiedendo cosa sia successo. Conte con le sue dimissioni? Quasi. L’elegante Giuseppe una mossa l’ha azzeccata: rivolgersi a Mattarella. Il Quirinale ha riportato tutto nell’ambito della Democrazia Parlamentare, sottraendo le decisioni per il Paese a rosari della Madonna Incoronata e like su Social. Conte, portando la crisi in Parlamento, si è sottratto a tutto questo, mentre il socio di maggioranza era in stato confusionale, ed ha spento Salvini con le regole. Non per niente ha cazziato l’atteggiamento della sua intera maggioranza e ringraziato il Presidente della Repubblica per i suoi consigli.

Come l’ha presa Matteo Salvini? Male, molto male. La sua ultima linea di difesa è stucchevole quanto la sua abitudine di menar rosari per aria. Sostiene che PD e M5S erano già d’accordo da mesi e che era già tutto deciso per farlo fuori. Fosse così, sarebbe anche lui complice del complotto contro se stesso, visto che ha fatto tutto da solo. Ma, si sa, ognuno si rivolge al suo pubblico, come d’altronde fa l’altro Matteo, il Renzi. Lui sputa su tutto, perché il suo obiettivo non è la responsabilità di cui parla, ma fare fuori Zingaretti portandolo al voto contro Salvini e vedere poi se i tempi sono maturi per il suo nuovo Partito. In tutto quello che dice però accenna, forse per la prima volta nella sua vita, ad una grande verità. Consiglia infatti a Salvini di non affidarsi troppo ai sondaggi e ai cortigiani che ti osannano, perché poi, quando perdi, spariscono tutti. Lui lo sa. Amen.

Cosa si profila all’orizzonte? Votazioni, no. Le vogliono solo Salvini e Renzi. Governi di scopo su pochi punti e breve durata non se ne parla. L’unica soluzione che ha senso portare avanti è un accordo di Governo serio tra il Partito di Di Maio, il PD e magari LeU. Conte resterà? Un Conte-bis non andrebbe bene ai nuovi azionisti, l’hanno già detto, ma un posticino per lui lo trovano sicuro, magari in Europa come è già successo ad illustri precedenti. La cosa più interessante, secondo chi scrive ovviamente, sarà constatare se Di Maio, dopo la figura da caciotta appesa ad affumicare, sarà ancora Capo Politico o lascerà spazio ai naturali interlocutori del PD (Fico per dirne uno). Sicuramente gli sarà negata la possibilità di intestarsi più posizioni di quante ne possa sostenere, sempre ammesso che anche una sola non sia già troppo gravosa. “Son ragazzi meravigliosi”, come dice Beppe, ma forse è meglio che, prima di avventurarsi in altro, qualcuno gli faccia fare un bagnetto d’umiltà. E’ stato veramente triste sentire dire a Patuanelli, Capogruppo al Senato per il Mov, dopo tutto quello che è successo, “noi siamo il Movimento 5 Stelle e non abbiamo paura di niente. “. Il non avere paura a volte è dato dal coraggio, il più delle occasioni però è determinato dall’incoscienza. Forse una riflessione su questo bisognava farla.

In ogni caso Salvini è disattivato e questo già cambia le prospettive. Certo non sparirà, come a un certo punto fa persino la peperonata che ti è rimasta sullo stomaco alle 3 di notte, ma il fatto che da oggi i rosari in Calabria, per la gioia dell’  Ndrangheta, li alzi solo a suo nome e non a nome del Ministero dell’Interno è una bella consolazione.

Contestualmente ci sentiamo di consigliare un nuovo utilizzo per “la Bestia”, l’armata social di Salvini. Che la usino per le recensioni ai ristoranti, magari riescono a continuare a mangiare gratis (o a farsi accettare pagamenti in Rubli.)

Era un bel giorno per morire Matteo?

P.S.

Neanche a farlo a posta nello stesso momento i naufraghi raccolti da Open Arms venivano fatti sbarcare. Come dire… ogni volta che cade un Salvini si apre un porto.

@DadoCardone

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La Cura Di Maio per una Lega vincente.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

La situazione irrisolta, semplicemente perché non affrontata, è rimasta come una zavorra di cui nessuno ha il coraggio di liberarsi, ma che ognuno sa identificare chiaramente, delegittimando, di fatto, ogni successiva decisione del Capo Politico. Il ruolo di Di Maio è fortemente in discussione, tanto è vero che attualmente i suoi due soli alleati sono Salvini, a cui permette di fare qualsiasi cosa, e la minaccia di andare tutti a casa.

L’ultimo caso di questo logorio della sua autorità, emblematico, è l’abbandono di Max Bugani l’uomo legato a doppio filo con la dirigenza che conta, quella di Davide Casaleggio. Il suo forfait non è certo dovuto ad un’intervista che Di Maio non ha gradito, come si è detto, ma a qualcosa che si sta muovendo alla Casaleggio e Associati.

E’ indubbio che nessuno possa passare indenne da questa emorragia di consensi a favore del socio di minoranza, ormai talmente spavaldo da mostrarsi senza reggiseno al Papete, prima di pretendere dal Senato un voto di fiducia su una legge contro le ONG, che metterebbe a posto tutte le sue recenti sconfitte. Una legge su cui Mattarella pare avere diverse riserve. Ormai Salvini è in trans agonistica. Ringrazia la Madonna e sbeffeggia la paura dei 5 stelle di lasciare le poltrone dalle quali avevano “sconfitto la povertà”.

Lui, Matteo Salvini, paura non ne ha. Quello che ha ottenuto fin’ora è al di sopra di ogni aspettativa. Un partito con il 17% delle preferenze, già un Himalaya come meta per una formazione turpemente sciovinista, che raggiunge il 39% nei sondaggi, usando la schiena del socio di maggioranza, non si era mai vista. Ed è questo il risultato più ragguardevole della “cura” Di Maio. Ora il segretario leghista è pronto per prendersi veramente il centrodestra unito e ogni giorno tira un po’ di più la corda, sapendo che può solo vincere. Se i 5 stelle insistono a mantenere questa alleanza suicida lui ottiene cose, tipo decreti sicurezza che sfidano le convenzioni internazionali e opere pubbliche come la TAV che nessuno elettoralmente voleva. Se Di Maio dovesse mai tirare fuori gli attributi, il che non vuol dire fare dichiarazioni caustiche mentre “sboccia” nei locali della Casta in Sardegna, Salvini ci guadagnerebbe le elezioni al massimo storico della sua forza elettorale.

E che dire delle maggioranze multiple di cui gode? La TAV, ad esempio, la può fare sia con la maggioranza naturale, che con il collaudato duo PD-Forza Italia. Ma il contratto non la prevedeva ‘sta cosa?

La situazione, dunque, pare essere proprio questa. Luigi Di Maio è un capo delegittimato a cui è permesso, non si sa in virtù di cosa, di continuare a tenere la barra in direzione degli scogli. Salvini è un giocatore sotto “anfetamina politica”, esaltato dalle prospettive di vittoria ovunque guardi. Anche perché, diciamocelo, non esiste opposizione. Il Partito Democratico è stato di nuovo capace di rompersi, frantumato da una semplice richiesta di sfiducia, di cui due correnti volevano prendersi il merito.

Prima o poi la corda si romperà e nessuno, tanto meno un Movimento sfinito e svuotato dalla sua stessa inedia, avrà alternative credibili da proporre. L’unica valida sarebbe un Movimento, senza Di Maio, in combinazione con un PD, senza Renzi. E non si parli di alleanze impossibili per principio, dopo la Lega non esistono più.

@DadoCardone

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Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Rimini- La Lega? Mamma che flop.

12986921_1599015737081532_2486691132122382583_nNessuno se lo aspettava. Ci si prefigurava anzi che l’onnipresenza di Salvini in TV attirasse un numero sufficiente di curiosi da fa sembrare la calata della Lega una cosa riuscita. Invece Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Uniti si vince, circondati da un cordone della Celere, non riempiono nemmeno uno “scacco” di Piazza Tre Martiri. Se poi ci aggiungiamo i curiosi, gli occasionali e i gruppi che in coro manifestavano scarso affetto (diciamo così), sabato in piazza c’era meno gente di quanta ce n’è di solito per fare le vasche.

Colpa della pioggia? Chi vi scrive vuol dare una speranza all’umanitàflop lega e dunque sostiene la tesi che, la maggior parte delle persone, non prova nemmeno curiosità per il brutto spettacolo offerto da Matteo Salvini e seguaci.

Arriva circondato da un battaglione mobile dei Carabinieri, perché la gente è la sua scorta (video), si fionda sul palco dopo aver dato dei “cinque” a vari personaggi in trasporto quasi sessuale e attacca col repertorio. Extracomunitari a casa, il papà è il papà e la mamma è la mamma, chiudere le frontiere, reinserire il servizio militare per insegnare un po’ di civiltà (!?) ai ragazzi… insomma mancava solo “W la figa”(cit.). L’unica cosa che ha detto di Rimini è anche una gaffe. Signore e signori vi annuncio che la Lega riaprirà l’aeroporto…. Correte ad avvisare Airiminum S.P.A.

Il tutto è durato, fortunatamente, meno di uno spettacolo di Giacobazzi al Bobo di Misano ed ha avuto il potere taumaturgico di  elevare ad estasi il nulla assoluto. Commoventi gli occhi spalancati di alcuni militanti, come dopo “una botta di quella buona”, ma molto più indicativa l’espressione buia di Alan Fabbri, Consigliere Regionale della Lega, che mestamente si aggirava per l’Antica Cafeteria, dietro il palchetto.

Da segnalare:

  • Una protesta recitata del Collettivo PERF, che ha manifestato la voglia di conflitto contro l’annichilimento imposto dalla Lega con una Performance, che ha simbolicamente (ma anche letteralmente) tolto la maschera ai leghisti.
  • L’atteggiamento di una certa informazione che ha voluto ancora una volta contrapporre i “centri sociali”, genericamente citati, alla società civile, altrettanto genericamente rappresentata. “Piazza sfondata”, “Bombe Carta”, cose che non si possono sentire e che evocano inesistenti livelli di tensione. Un’appartenente alle forze dell’ordine, con cui ogni tanto ci si scambia commenti sui fatti di piazza riminese, mi ha scritto “magari le contestazioni fossero sempre così”. A titolo esemplificativo, in questo link  potete vedere cos’è una bomba carta e fare il paragone con i due petardi scoppiati nelle vicinanze della piazza.
  • Il disfacimento del Centro Destra, boccheggiante, ma tenuto in vita dalla morte del Movimento e dalla guerra dei Roses in versione Gnassi contro Melucci.

P.S.

Una domanda a Gioenzo: ma un lavoratore come te cosa centra con ‘ste sceneggiate?

dado

 

@DadoCardone

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La Rimini che … fascista.

benito mussolini-2Rimini, medaglia d’oro al valor civile, per meriti conseguiti durante la Resistenza, doveva vedere anche questo. Mi sto riferendo ovviamente alla manifestazione di Forza Nuova di sabato, ma non alla sfilata in quanto tale. Pragmaticamente… un raduno nazionale che conta un centinaio di elementi, si poteva fare anche con il club di quelli che portano solo la scarpa destra. Quello che mi ha impressionato è stato l’atteggiamento della politica riminese nei confronti dell’avvenimento, che si è attestato tra un chissenefrega e un “stiamo zitti che son sempre voti”. Tutti pronti ad etichettare come populismo cose come il Reddito di Cittadinanza, ma nessuna reazione ad una solidarietà solo per Italiani.

Era dai tempi di Ponzio Pilato che non si vedevano mani così pulite. L’unico che ha preso una posizione netta rispetto alla faccenda, bisogna dirlo, è stato Giovanni Benaglia di Possibile. Per tutti gli altri permettere a Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, di passare l’arco di Augusto e arringare ai curiosi, è stato esercizio di Democrazia. Ma Rimini, sempre quella della medaglia d’oro al valor civile, lo sa chi è Roberto Fiore? Nel caso qualcuno non lo sapesse, o facesse finta di non ricordarlo, ecco un promemoria.

La storia di Fiore è fatta di militanza in gruppi di estrema destra, tra i quali Terza Posizione, associazione sciolta per l’accusa di neo fascismo. Negli anni ’80 la sua azione politica s’intreccia pericolosamente con il terrorismo nero e con i fatti della strage di Bologna. Inconfutabile però è che, dopo vari rapporti di denuncia da parte della Digos di Roma, recepiti dalla Procura della Repubblica di Bologna, viene spiccato un mandato di cattura a carico di Roberto Fiore. La Procura scrive:

 “gli indizi risultano dalla complessa attività criminosa del FIORE, e dagli elementi emergenti dal proc. Quex circa la presenza del FIORE in Bologna nel marzo 1980, unitamente all’ADINOLFI, per organizzare attentati.”

 Nel 1985 viene condannato in contumacia per “Banda Armata (in associazione con i Nar) e associazione sovversiva”, ma il ricercato è già in Inghilterra dove comincia i suoi 19 anni di latitanza, finiti con la prescrizione dei reati ascritti.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quella latitanza. Queste poche righe però bastano già per capire verso chi la politica ha fatto finta di niente, quando non ha addirittura manifestato appoggio, come visto in diversi post sui social. Lo scarso spessore dei politicanti riminesi, alcuni anche di lunghissimo corso, da destra a sinistra, si misura proprio su questi fatti. La politica non è riuscire a vendersi come validi amministratori di “condominio”, per quanto di bravi ancora non ne abbiamo visti, ma è coltivare idee; perché la cultura è l’unica cosa che in certe materie può fornire un valido punto di vista.

La nostra dovrebbe essere una cultura antifascista. Fino a che qualcuno fa il nostalgico da bar si può anche fare finta di niente, ma quando gente vestita di nero marcia per le strade della Città, arrogandosi il diritto di stabilire cosa sia caritatevole o meno,  e tutti giocano a fare Don Abbondio.. beh quella cultura muore e non rimane altro che contare gli spicci.

A proposito di cultura. Sta per arrivare anche Salvini, il più bravo di tutti a sfruttare la pochezza della politica e le nevrosi della gente confusa. Viene a bearsi della voragine lasciata dal Movimento e di una Destra ridotta ai minimi termini, da una Sinistra che occupa il suo posto. Povera Rimini, sistematicamente spogliata di tutte le sue garanzie. Qualcuno s’inventi un’opposizione presto!

P.S.

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… […]”     [Leonardo Sciascia]

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@DadoCardone

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Rimini, la Lega e il rimbalzo del gatto morto.

1976977L’ultima volta che a Rimini si è sentito seriamente parlare della Lega Nord è stato quando Vangelisti, Segretario Provinciale, e Casadei, Consigliere Comunale, si sono dissociati per l’evidente incapacità del Partito di affrancarsi da politiche riguardanti solo il Nord e per la conseguente emorragia di consensi a livello territoriale. Posizione intelligente.

Da allora grazie al Segretario Salvini, che si è comprato l’onnipresenza Tv con i rimborsi elettorali della Lega, i temi su cui il partito si applica hanno decisamente trasceso il solo ambito di Veneto e Lombardia. Il quasi onnipresente, solo al suo posto di lavoro europeo fanno fatica a vederlo, ha scelto la stessa via del suo nemico dichiarato, Il Bomba da Firenze, in gradazione xenofoba.

La Lega, a voce unica del suo Segretario, parassita ogni disagio sociale fomentando la conclamata guerra tra poveri.  La ricetta è semplice, commentare tutto, a qualsiasi ora, in qualsiasi trasmissione, con un razzismo travestito da buon senso.

Le percentuali della Lega sembrano crescere, ma in realtà rosicchiano resti di un elettorato che a votare non ci va più. Anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza. E’ evidente che chiunque vorrà uscire dalla mischia, senza accontentarsi di esprimere posizioni minoritarie, dovrà esprimere ben altro che simpatia per il Ku Klux Klan, anche se questo modo di condurre la propria propaganda politica dei danni li produce seriamente.

Il terreno è fertile, si sa. Generazioni di Italiani cresciuti davanti alle televisioni di Berlusconi proprio non resistono al selfie con l’imbolsito BraveHeart Bauscia e alcuni provano addirittura ad affidargli le loro battaglie solo per il gusto di sentirsi nominati in TV. Proprio in questi giorni, qui a Rimini, siamo investiti dall’onda lunga della propaganda leghista… solo che mentre in inverno abbiamo il vantaggio di dover sopportare null’altro stupide felpe, d’estate veniamo messi di fronte ad un torso nudo che… non era decisamente pronto alla prova costume. Forma e consistenza di un mozzarella (alla diossina). Qualcuno la chiama “strategia dell’uomo medio“, altri fanno semplicemente dei versi.

I primi a cadere tra le braccia del lato oscuro dell’annuncite (non che ci sia un lato buono, ma al peggio non  c’è mai limite) sono stati alcuni ambulanti Riminesi che, non sentendosi cavalcati con polso fermo e polpacci serrati dalle  opposizioni locali, hanno pensato bene di buttarla in vacca facendo i postulanti alla corte balneare del Matteo da Milano.

Oggi toccherà a Cattolica, con i vongolari ed una delle più grandi bufale che la Lega va raccontando ormai da tempo, ossia che la taglia minima dei 25 millimetri sia un’imposizione Europea. La verità sulla questione ce la rivela Marco Affronte Eurodeputato con il vizio di lavorare veramente: l’imposizione di taglia arriva da una legge Italiana, precisamente dal DPR n. 1639 del 2 ottobre 1968. Controllare per credere.

Dopo anni di prese in giro sarebbe opportuno cominciare a chiedersi se vi sia una differenza tra la realtà delle cose e la sua rappresentazione televisiva. Un altro esempio tipico è la querelle del formaggio in polvere. Nelle trasmissioni televisive non facciamo altro che vedere Matteo Salvini indignato per l’imposizione europea, senza uno stronzo di giornalista in grado di fare il suo mestiere semplicemente documentandosi. Sapete in realtà chi ha scatenato il problema? Proprio un Euro Deputato della Lega, Oreste Rossi di cui riporto integralmente l’interrogazione che ha provocato la procedura d’infrazione.

In Italia la legge 11 aprile 1974 n. 138 vieta la detenzione, la commercializzazione e l’utilizzo del latte in polvere e di latte conservato con qualunque trattamento chimico, o comunque concentrati, per la produzione di latte UHT e dei prodotti lattiero caseari. Tale posizione italiana è stata riconfermata dal decreto legge 175/2011 per il recepimento della direttiva UE 2007/61/CE relativa a taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente disidratato destinato all’alimentazione umana.

Le aziende produttrici di yogurt (per la cui produzione il latte concentrato è un ingrediente essenziale) in Italia, sono, quindi, obbligate a trasportare una quantità di latte maggiore di quella di cui avrebbero bisogno perché, a causa della citata legge, non possono operare il processo di concentrazione all’origine e poi trasportare il prodotto negli stabilimenti.

Questa normativa crea un ingente danno economico e competitivo alle aziende, essendo un ostacolo all’ottimizzazione dei costi logistici e ad una maggiore efficienza del processo produttivo. Inoltre, in base ai principi di libera circolazione nel mercato interno, si viene a creare una situazione di disparità rispetto ad altri paesi europei, come ad esempio Belgio e Francia, che possono utilizzare latte concentrato per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari.

Può la Commissione far sapere se ritiene che la permanenza in vigore in Italia della legge 11 aprile 1974 n. 138 e il recepimento della direttiva 2007/61/CE siano in linea con il diritto dell’Unione europea?”

Appare ovvio che il buon (si fa per dire) Deputato si è fatto portatore di qualche interesse industriale che necessita di aggirare la vigente legge Italiana. Ecco servito il nuovo corso della Lega, pronti per una nuova stagione di mutande verdi e diamanti comprati con i vostri soldi?

Ritornando alle questioni territoriali. Rimini governata da un Sindaco Leghista? Non ci credo manco se lo vedo. Certo Pini, Parlamentare Leghista per la circoscrizione dell’Emilia Romagna, ha annusato l’inconsistenza del Centrodestra Riminese e fa pressione per ottenere la leadership dei morti viventi con un candidato sindaco della Lega. C’è gran fermento là… sul fondo del barile.

E il Movimento? Attualmente, senza muovere paglia, il Movimento surclassa tutte le opposizioni, può fare un unico errore per non arrivare a giocarsela veramente: puntare allo stesso rimasuglio elettorale spaventato e confuso dalla minaccia dello “straniero”. Un bacino non sufficiente per tutti e soprattutto non in grado di competere con i grandi portatori di interesse Riminese, anche se sorretti da un Partito Isterico. Tra la Rimini confusa e quella reazionaria, c’è una prateria di voti che potrebbe anche valere una vittoria al ballottaggio con un candidato sindaco affidabile ed un programma di governo progressista, che riporti la Comunità in primo piano.

P.S.

“Mamma che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando  i Napoletani”  [dal pensiero politico di Matteo Salvini]

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@DadoCardone

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