Il Ministero dei Selfie

Quando Giuseppe Conte parla, lo vedi che è preoccupato. Era riuscito in qualche modo a districarsi dalla morsa Movimento-Lega e l’aveva fatto mantenendo un certo aplomb. Ora no. Sta affrontando una cosa che non è successa a nessuno dei suoi predecessori dal dopoguerra a oggi e si vede, a cominciare dalle nuove rughe della fronte. E’ giusto che si veda, perché, al di là dell’efficacia delle sue azioni, se una persona dovesse mantenere la stessa espressione imperturbabile, di fronte ai morti e al disastro economico, sarebbe sicuramente uno psicopatico.

A proposito. Ve lo ricordate Luigi Di Maio? Aveva passato un brutto momento da Ministro del Lavoro e Capo Politico del (Fu)Movimento 5 Stelle. Lui, però, più che preoccupato sembrava infastidito. Tutti quegli attivisti che gli chiedevano conto della guida fallimentare, come fosse un normale eletto. E la gente? La gente che non si accontentava degli stessi slogan che sono sempre andati bene ai Movimentisti e voleva che addirittura si risolvessero i problemi! Ve lo ricordate il Professor Marescotti ai tempi dell’Ilva? “Ministro mi guardi negli occhi.”, come fosse tornato al liceo.

Accortosi che non bastava urlare sciocchezze dai balconi, nel Governo Conte Bis non ha rivoluto la poltrona da Ministro del Lavoro, se n’è disfatto in fretta. L’ha lasciata a una sodale del Movimento, non sia mai che qualcuno tentasse di mettere a punto il Reddito di Cittadinanza. Per se stesso ha tenuto qualcosa di meno stressante, il Ministero degli Esteri. Nessuno può sapere che ragionamento l’abbia portato (o spinto) lì, ma… se lo stesso ragionamento l’ha fatto pure Angelino Alfano, non doveva essere qualcosa di particolarmente trascendentale.

Ora non ha più quella faccia infastidita, anzi, sembra divertito. Lo siamo un po’ anche noi, aspettando un bel discorso in inglese, lingua che ha il vantaggio di considerare obsoleto il congiuntivo. Per adesso ci accontentiamo che dica “ Corona Vairus” e ridiamo pensando che probabilmente, nell’intimità, si avventura anche in qualche “Vagiaina”. Il fatto è che se Di Maio sta da parte, gioca con i selfie e non tocca niente, rilassa anche noi. Non solo se stesso. Qualcuno si chiederà: “ma più che ridistribuire a Lega e PD il patrimonio elettorale del Movimento, che altro può combinare?”

Meglio non rischiare. Ve lo dice uno che ha avuto a che fare con un padre napoletano per tutta la vita. I campani hanno il motto della Nike stampato nel DNA: “Just do it”. Che poi tradotto sarebbe : “fa siempre chello ca’ te dicè a capa”. Dunque lasciatelo al suo onanismo da selfie, almeno si fa l’album dei ricordi per questo momento irripetibile.

Qui sotto metto i miei due selfie preferiti. Voi quale scegliereste? Di Maio versione Armageddon o “Se avessi l’età potrei essere Presidente”?

P.S.

“Chi si colloca al centro del mondo cade sulla propria frontiera.” [Alda Merini]

@DadoCardone

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Ma Grillo sta preparando un vaffa speciale per Di Maio?

Dopo la rivelazione del quesito su Rousseau, Grillo comincia a chiamare per nome Di Maio sui suoi post. Si deve preoccupare?

E’ deciso. Si andrà al voto su Rousseau. Il quesito, pubblicato sul Blog delle Stelle è questo:

“Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”

La domanda nasconde in se stessa uno sgarbo istituzionale, ma anche una grossa provocazione nei confronti di Grillo. L’elevato in questi giorni, dopo aver evitato che il Movimento andasse al voto, risulta molto produttivo, ma anche molto nervoso. Nei suoi post tira fuori di tutto, dai dialoghi con Dio al neurologo, per continuare ad orientare la sua creatura che, mai come prima, appare disorientata.

In tutti quei post, che parlano fondamentalmente di poltronofilia, c’era, almeno fino ad oggi, un protagonista occulto: Luigi di Maio.  Dopo aver evitato che il Movimento, di cui sembra si consideri ancora garante, andasse al voto e dopo la riunione di Bibbiona, tra i due è evidentemente  in corso una lotta per il potere. Beppe tira la barra da una parte con i suoi post e l’influenza che gli è rimasta. Luigi lo fa tenendo in forse l’alleanza PD, con pretesti speciosi e la richiesta di una poltrona importante.

Ora. Il quesito su Rousseau, oltre ad essere uno sgarbo istituzionale, perché condiziona un percorso di regole voluto da Mattarella, è anche una provocazione verso il Guru. La domanda infatti è insolitamente diretta e non chiede di valutare programmi o cose del genere. Chiede se si vuol fare un governo con il PD. Va da sé che, dando una risposta positiva a ciò per cui qualsiasi grillino fino a ieri avrebbe fatto Harakiri, ne uscirebbe avvalorato il suo lavoro di trattativa rispetto all’indigeribile.

A Grillo, con l’ultimo post l’ipnologia dell’Elevato, non rimane che dare un’ulteriore lucidata alla figura di Conte per non rischiare :

“E’ l’unico che ha una casa dove andare, che possiede un filo conduttore interiore: una persona eccezionale perché capace di rimanere normale, non sono tantissimi.”

Ma, per non cedere totalmente in campo, anche una strigliata al suo ex pupillo e questa volta lo fa usando il nome:

“Tre teste, si, una rivolta a Luigi, incazzata ed ancora stupefatta per l’incapacità a cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose. Con i punti che raddoppiano come alla Standa.”

Ora. Forse non tutti ricorderanno che Beppe Grillo è l’uomo che ha atteso vent’anni per  una vendetta, ossia quella di strappare la Rai dalle mani di quei partiti tradizionali che l’avevano cacciato. Noi, se fossimo in Di Maio, non dormiremmo sonni tranquilli sapendo di aver rovinato i suoi (l’Ipnologia è lo studio del sonno). Magari in uno dei prossimo post lo chiama anche per cognome.

P.S.

Una volta gli basta anche non nominarla una persona per far cadere interi MeetUP.

@DadoCardone

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La Cura Di Maio per una Lega vincente.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

C’è un grosso nodo nel pettine del Movimento 5 Stelle, un affare rimasto in sospeso da qualche mese. E’ il collasso delle preferenze alle recenti Europee, un fallimento per cui nessuno si è assunto l’effettiva responsabilità. Luigi Di Maio, il capo politico, ha accampato delle generiche scuse e ventilato un rinnovamento che nessuno sta vedendo.

La situazione irrisolta, semplicemente perché non affrontata, è rimasta come una zavorra di cui nessuno ha il coraggio di liberarsi, ma che ognuno sa identificare chiaramente, delegittimando, di fatto, ogni successiva decisione del Capo Politico. Il ruolo di Di Maio è fortemente in discussione, tanto è vero che attualmente i suoi due soli alleati sono Salvini, a cui permette di fare qualsiasi cosa, e la minaccia di andare tutti a casa.

L’ultimo caso di questo logorio della sua autorità, emblematico, è l’abbandono di Max Bugani l’uomo legato a doppio filo con la dirigenza che conta, quella di Davide Casaleggio. Il suo forfait non è certo dovuto ad un’intervista che Di Maio non ha gradito, come si è detto, ma a qualcosa che si sta muovendo alla Casaleggio e Associati.

E’ indubbio che nessuno possa passare indenne da questa emorragia di consensi a favore del socio di minoranza, ormai talmente spavaldo da mostrarsi senza reggiseno al Papete, prima di pretendere dal Senato un voto di fiducia su una legge contro le ONG, che metterebbe a posto tutte le sue recenti sconfitte. Una legge su cui Mattarella pare avere diverse riserve. Ormai Salvini è in trans agonistica. Ringrazia la Madonna e sbeffeggia la paura dei 5 stelle di lasciare le poltrone dalle quali avevano “sconfitto la povertà”.

Lui, Matteo Salvini, paura non ne ha. Quello che ha ottenuto fin’ora è al di sopra di ogni aspettativa. Un partito con il 17% delle preferenze, già un Himalaya come meta per una formazione turpemente sciovinista, che raggiunge il 39% nei sondaggi, usando la schiena del socio di maggioranza, non si era mai vista. Ed è questo il risultato più ragguardevole della “cura” Di Maio. Ora il segretario leghista è pronto per prendersi veramente il centrodestra unito e ogni giorno tira un po’ di più la corda, sapendo che può solo vincere. Se i 5 stelle insistono a mantenere questa alleanza suicida lui ottiene cose, tipo decreti sicurezza che sfidano le convenzioni internazionali e opere pubbliche come la TAV che nessuno elettoralmente voleva. Se Di Maio dovesse mai tirare fuori gli attributi, il che non vuol dire fare dichiarazioni caustiche mentre “sboccia” nei locali della Casta in Sardegna, Salvini ci guadagnerebbe le elezioni al massimo storico della sua forza elettorale.

E che dire delle maggioranze multiple di cui gode? La TAV, ad esempio, la può fare sia con la maggioranza naturale, che con il collaudato duo PD-Forza Italia. Ma il contratto non la prevedeva ‘sta cosa?

La situazione, dunque, pare essere proprio questa. Luigi Di Maio è un capo delegittimato a cui è permesso, non si sa in virtù di cosa, di continuare a tenere la barra in direzione degli scogli. Salvini è un giocatore sotto “anfetamina politica”, esaltato dalle prospettive di vittoria ovunque guardi. Anche perché, diciamocelo, non esiste opposizione. Il Partito Democratico è stato di nuovo capace di rompersi, frantumato da una semplice richiesta di sfiducia, di cui due correnti volevano prendersi il merito.

Prima o poi la corda si romperà e nessuno, tanto meno un Movimento sfinito e svuotato dalla sua stessa inedia, avrà alternative credibili da proporre. L’unica valida sarebbe un Movimento, senza Di Maio, in combinazione con un PD, senza Renzi. E non si parli di alleanze impossibili per principio, dopo la Lega non esistono più.

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

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Votate Vincenzo Cicchetti

Citizen non è certo noto per i suoi servizi di propaganda elettorale, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, miseramente abbattuto a Rimini, per questioni a cui si può dare qualsiasi significato tranne quello di nuova politica.

Per una volta, però, dobbiamo abbandonare le nostre abitudini e chiedere ai lettori Citizen, che siano incidentalmente anche iscritti al Movimento, di votare il candidato a sorpresa per le elezioni a Premier: Vincenzo Cicchetti da Riccione.

Sì, leggendo la lista  dei candidati siamo rimasti interdetti nel vederlo lì in cima, sopra la Meterorina (cit.) Di Maio (detto anche Giggino Imbambolato da quelli che ne riconoscono le qualità.). Non c’era un Fico, non c’era un Di Battista e nemmeno una donna di quelle che si son fatte ben notare in questi quasi 5 anni di rodaggio parlamentare. Meglio ancora, data la preponderanza web del Movimento, non c’è nessuno con una pagina che superi i 25.000 like… bella gara contro il milione e rotti di Giggino.

Ma vediamo gli altri nomi della farsa.

Elena Fattori: Senatrice M5S, che il giorno prima di comunicare la sua candidatura ha ringraziato entusiasta Di Maio per essersi candidato. Questo indica due cose: che non si aspettava di ottenere la candidatura e che non era sicura che Giggino si sarebbe candidato (!). Una volpe del deserto, tipo Generale Rommel… come non votarla?

Andrea Davide Frallicciardi: un consigliere comunale di Figline Valdarno, uno che nella sua dichiarazione d’intenti come candidato Premier dichiara orgoglioso: “non mi sono spostato di una virgola”. Un candidato dunque che mette in evidenza il suo spirito di adattamento. In ogni caso Davide non c’era bisogno che tu ti spostassi… l’ha fatto il Movimento per te, diverse volte.

Ispirato Domenico: un consigliere comunale di Verona, che sarebbe da votare solo per il cognome.

Gianmarco Novi: un consigliere comunale di Monza, con un curriculum e una dichiarazione di intenti così scarne da non trovare nulla per prenderlo per il culo.

Nadia Piseddu: una candidata Sindaco con un nulla di fatto per Vignola, che però ha una laurea magistrale in ingegneria aerospaziale. Peccato si sia accontentata solo di 5 stelle.

Marco Zordan di Arzignano: con una scheda candidatura completamente vuota… come dire, la selezione è stata dura.

Facendo le dovute considerazioni al cospetto di questi giganti della politica è inevitabile votare Cicchetti, non c’è storia. Non esiste confronto nemmeno con Giggino che, sebbene abbia avuto a sua disposizione il ben finanziato gruppo comunicazione della Camera e la carica di Presidente della stessa, è uno scolaretto nei confronti del navigato Vincenzo. La sola visibilità è diversa, ma non vorremmo mica arrivare a dire che Di Maio vale più di uno, vero?

Lasciatemi tornare quasi serio per un momento , allo scopo di un’ultima considerazione. La cosa che dovrebbe lasciare basiti del Movimento non sono queste maldestre manovre per fare accettare risultati già decisi da altri, ma la capacità di tutti quelli che vanno in giro a gridare Onestà di farsi scivolare addosso quest’ennesima presa per i fondelli. E’ chiaro che tutti i vip del Movimento, quelli di cui certo non sarà buttato via il patrimonio di preferenze, hanno avuto altro in cambio della non presenza di questa lista di candidature. Oggi come oggi un Ministero non si nega a nessuno.

P.S.

Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti.  [Dario Fo]

 

@DadoCardone

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Mobbizzare Pizzarotti.

pizzaitalia

Come impedire all’unico che ha cambiato qualcosa di partecipare alla festa del Cambiamento.

 

Sapete cos’è il Mobbing? E’ l’insieme di tutti quegli atti quotidiani, di emarginazione sociale e violenza psicologica, attuati sul posto di lavoro, quando si vuol far fuori qualcuno da un’attività. Indipendentemente dal rendimento una persona, che evidentemente non può essere allontanata con mezzi leciti, viene emarginata e sottoposta a comportamenti passivo aggressivi in modo che, esasperata, getti la spugna e si allontani di sua sponte.

Federico Pizzarotti e il Movimento di Parma sono sottoposti a Mobbing, non saprei come altro chiamarlo. L’ultimo atto di quest’azione vigliacca è stato non concedere a Parma uno spazio sotto i Gazebo nell’edizione Palermitana di “ Italia 5 Stelle”. Alcuni, troppi, obbietteranno che nessuno ha vietato ai Parmigiani di andarci lo stesso a Palermo, ma questa è ipocrisia.

Chiunque abbia partecipato alle ultime edizioni della Festa dell’Unità versione 5 Stelle sa benissimo che il gazebo è un richiamo alle origini del Movimento e dei suoi banchetti informativi, onnipresenti in ogni stagione della politica cittadina, non solo sotto le elezioni.  Avere o non avere un Gazebo informativo ad Italia 5 Stelle equivale a esistere o non esistere. Se hai il Gazebo sei lì a dire cosa hai fatto, se non ce l’hai … sei un turista in visita, ma Parma non è certo un realtà trascurabile nella storia del Movimento 5 Stelle.

Ci srà poi l’obbiezione per via della sospensione, procedimento indefinito da regolamento, che si applica o non si applica a seconda delle necessità di chi tiene le fila del gioco.. Grillo, Casaleggio ereditario (o ereditato?), Direttorio che sia. Secondo le regole (?), non scritte, ma egualmente soggette a soventi deroghe, un Sindaco del Movimento, onesto e produttivo, dovrebbe rivelare di essere sotto indagine preliminare, pur che sia da dimostrare la sussistenza di un’accusa del tutto strumentale.  Questo, s’intende, per quella grande fame di trasparenza che ha il popolo pentastellato. Parametro importante? A volte sì, a volte no. Sì, quando si tratta di Pizzarotti, ma non quando si tratta delle mail che Di Maio non ha “letto”  o quando, in maniera proditoria, non si permette ad un gruppo locale, come quello di Rimini, di presentarsi alle Comunali per non far dispetto all’ex moglie di Grillo.

Va detto, se no non si capisce il quadro della situazione, che Federico Pizzarotti è sotto ostracismo da ben prima che quest’accusa, archiviata già nelle indagini preliminari perché infondata, facesse puntare il dito contro di lui. Da molto tempo chiede un confronto con i vertici del Movimento, riguardo metodi e prospettive. Da altrettanto tempo viene sistematicamente ignorato. Perché? Semplicemente perché l’indipendente Federico rappresenta un pericolo per la leadership dei Brancaleone delle battaglie ancora non combattute. Pizzarotti, attualmente, è l’unico con un’esperienza amministrativa di un certo rilievo e risultati che lo classificano come meritevole.

Non ha spento l’inceneritore? Sciocchezze, l’ha affamato. Non ha detto di essere indagato? Se questo è un comportamento sbagliato per lui lo è anche per Di Maio, che a Roma, per la seconda volta dopo Quarto, si deve giustificare rispetto a quello che sa, ma non dice. L’unico dato incontrovertibile e di cui il Movimento dovrebbe andare fiero è rappresentato proprio dai risultati del Sindaco di Parma: abbattimento del mostruoso debito, rilancio del turismo e un primato nella raccolta differenziata  che varca i confini italiani. Per citare i successi più clamorosi.

Come sono stati ottenuti questi risultati? Con l’Onestà? Quella ci vuole senz’altro, ma l’onestà, quella vera, non è una cosa che urli in giro come un invasato. No. E’ quella di quando rinunci alla famosa “occasione che fa l’uomo ladro”. Senza responsabilità e poteri amministrativi, senza milioni di euro che ti girano per le mani…. non è che la tua rettitudine sia messa poi così alla prova.

Secondo il mio parere (per quello che vale ovviamente) Pizzarotti e i suoi collaboratori hanno avuto l’intelligenza di capire che l’indirizzo politico è nullo, se usi l’ottusità contro il sistema che vuoi migliorare. Beh certo… c’è sempre la rivoluzione, ma a quella si è rinunciato quando Grillo ha temuto per il suo Status Quo e si è prestato a calmare gli animi della folla che gridava “Rodotà!” fuori da Montecitorio, mentre molti di più stavano scaldando i motori per raggiungere Roma . Se dunque ti siedi al tavolo per giocare a poker.. poi non è che puoi seguire le regole del Ramino. Allo stesso modo, se accetti di amministrare una città, ci sono molte cose di cui devi tenere conto, anche se la tua stella polare è l’onestà, tipo: penali che non si possono aggiungere ad un enorme debito ereditato e, magari, la necessità di fare rete con alcune realtà, anche se non appartengono alla tua “fede”. Non ultimo, tra altri innumerevoli esempi,  il rapporto , da cui proprio non ci si può sottrarre, con le persone che lavorano da decadi negli uffici comunali, che non possono essere mandate a casa senza un dolo grave, ma che possono fare una seria ostruzione senza uscire di un millimetro dal lecito. Un ottimo esempio dell’interpretazione di questi parametri è proprio la differenziata da record di Parma, il cui sistema è stato organizzato sull’infrastruttura IREN già presente.

Per concludere. Ad Italia 5 Stelle Federico Pizzarotti dovrebbe essere uno dei principali relatori perché, checché se ne dica, lui la “bestia” (intesa come Sistema)  l’ha cavalcata, non si è limitato ad urlargli parolacce da dove non poteva essere raggiunto. Tra l’altro mantiene la performance anche sotto un vergognoso fuoco amico. Invece non ci sarà e molti, anche tra quelli che stanno facendo bene, dovranno far finta che l’assenza sia normale o addirittura giusta. Questo è proprio quel genere di piccolo e pernicioso compromesso che incrina il Principio che ti vorrebbe diverso dagli altri. La verità è tale sempre, non solo dopo una valutazione del danno: se ammetti che vi possano essere delle sfumature, sono valide le tue come quelle degli altri.

P.S.

“Mentre cambiamo le cose possiamo commettere degli errori, ma sempre in buona fede” [Luigi Di Maio nell’apologia di se stesso]

dado

 

@DadoCardone

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Su Rimini – La presa in giro di Di Maio.

A volte non serve nemmeno andare con lo zoppo per imparare a zoppicare, basta frequentare la stessa Bouvette. Il giovane Luigi Di Maio non sarà un politico di lungo corso, ma ha imparato presto e bene l’arte di dissimulare una situazione imbarazzante. Tipo quella dell’ex moglie di Grillo che si mette di traverso, contro il benvoluto candidato sindaco del Meetup storico di Rimini. Certo non lo fa con un ragionamento che possa almeno sembrare condivisibile, ma con l’autorità che gli deriva dalla sua “predestinazione”.

Mi riferisco alla recente dichiarazione riportata dall’Ansa:

“Noi dobbiamo essere onesti con i cittadini, a Rimini e Ravenna non siamo pronti. Noi non chiediamo ai cittadini un voto per una lista per cui non siamo pronti, continuiamo a lavorare per essere pronti la prossima volta. Abbiamo sempre scoperto che i sindaci degli altri partiti non erano pronti il giorno dopo le elezioni. Noi abbiamo, per coerenza, preferito dirlo prima”.

Eh già, sarebbe proprio il caso di essere sinceri con i cittadini e dire loro chiaramente che il problema fondamentale del Movimento a Rimini deriva da una mancanza di mezzi, ma andiamo con ordine.

Allo spuntare della seconda lista, quella improvvisata usando la visibilità dell’ex di Grillo, i referenti di Rimini si sono ovviamente mossi per spiegare, a chi di competenza, cosa stava succedendo. La situazione è stata presentata nei minimi particolari a tre dei 5 membri del Direttorio: Fico, Di Battista e Di Maio. La faccenda è stata esposta in diverse occasioni da Giulia Sarti, Raffaella Sensoli e Marco Affronte, com’era naturale agire vista la mancanza di feedback da Roma.

Solo più tardi l’amara realtà ha fatto capire a tutti che non ci si doveva riferire a Roma, ma a Milano dove, per carica ereditaria, il figlio di una persona mai eletta può decidere vita e morte di Meetup con dieci anni di storia, facendo apparire due righe non firmate su un Blog, gestito non si sa da chi.

Decisione senza appello, ma non, come si potrebbe pensare, senza motivazione. E’ stato lo stesso Davide Casaleggio ad ammettere (non vi dico con chi) che il Movimento 5 Stelle non ha le risorse per gestire le controversie, sebbene semplici come quella di Rimini. Che risorse? Di due ordini principalmente: risorse finanziarie e risorse umane. Gli ottomila comuni italiani non andranno tutti assieme ad elezioni amministrative, ma anche quando ce ne vanno 1370 la spesa per gestire le candidature online non è indifferente. La soluzione potrebbe essere demandare un po’ di decisioni agli eletti, che a dire il vero ne prendono migliaia all’anno per conto del Movimento. Questo però vorrebbe dire demandare “potere” e per i NON eletti di Milano sono pochi i fedelissimi a cui lasciare libertà in cose del genere.

C’è ad esempio Massimiliano Bugani di Bologna, contestato come (se non più) gli eliminati, ma che, oltre al privilegio di un’investitura dall’alto, ha potuto contare sulla mannaia del Blog, che si è abbattuta sui suoi rivali. Tra l’altro la benedizione e le investiture continuano, visto che oggi Di Maio ha visitato i luoghi delle stragi di Bologna insieme al fedelissimo Max. Ci sarà da ridere se Bugani non dovesse nemmeno arrivare al ballottaggio, com’era ormai destino annunciato per  Candidato Riminese.

Caro Luigi, se senti tutta questa necessità di essere onesto con i cittadini potevi cominciare con Sarti e Sensoli che, un mese prima dell’eliminazione senza appello, erano nel tuo ufficio a Roma a spiegarti per filo e per segno la situazione di Rimini. Potevi sinceramente ammettere che tu in queste decisioni non c’entri niente.. altro che Direttorio.

P.S.

Sempre a Giggino. Se ti va di visitare luoghi di strage passa anche per Parma e Rimini, lì la strage è di voti . A Rimini in particolare l’attentato è alla volontà dei cittadini, che si stanno ancora chiedendo che cosa Diavolo sia successo. Non  meritavano anche questa supercazzola da politicante navigato. Cornuti e mazziati.

dado

 

@DadoCardone

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Il resto del Grillino.

Come passeggiare tranquillamente sulle macerie, dopo il  terremoto.

 

Pensate alla vacanza più bella della vostra vita. Pensate al primo giorno dopo essere tornati a casa. Pensate poi a quando, aprendo la porta dell’abitazione, avete sperato di trovarvi ancora di fronte quella spiaggia, quel monte, quel bosco. Riuscite a ricordare come vi siete sentiti, pur sapendo di essere in tutt’altro posto, nell’aprire quella porta e trovandovi di fronte al cane del vicino che, guardandovi di sbieco, fa pipì sul palo della luce, nel frastuono del traffico?

Per il Movimento di Rimini la vacanza è finita. E’ stato un lungo viaggio alla scoperta dei luoghi incontaminati della Democrazia, ma è terminato nel peggiore dei modi… senza nemmeno una casa cui tornare. I fatti sono noti.

Il Meetup dei Grillini Pensanti, dieci anni di vita e molti successi, è stato messo sulla stessa bilancia con lista improvvisata “Onestà e partecipazione”, nome evidentemente scelto a contrasto, per sabotare le Amministrative del 2016. Missione perfettamente riuscita, anzi un esempio per chi volesse boicottare delle liste a cinque stelle. Gli ingredienti: Assessori dell’ancien régime, l’ex di Grillo, un paio di poliziotti a prometter poltrone, figli, sorelle, talpe e un candidato sindaco a caso. Può essere anche balbuziente.. tanto conta poco, perché l’importante non è essere credibili, ma rappresentare un ostacolo.

A quel punto il salomonico Davide Casaleggio (se Grillo si è preoccupato della faccenda lo ha fatto in maniera estremamente distaccata) non taglia a metà il bambino, semplicemente lo termina assieme alle madri, vere o false che siano. Perché? Semplice pragmatismo.

La verità che nessuno vuol dire è che agli Ayatollah Casaleggio dei Comuni non importa nulla. Dalla municipalità, per bene che vada, nascono rompiballe come Pizzarotti, teste pensanti che si specializzano rapidamente ed efficacemente in amministrazione. Meglio, molto meglio, scimmie urlanti che si scatenano all’unisono con le dirette streaming di Di Battista. Partiti e Movimenti che superano il 20% non possono essere fatte d’altro che di massa e la massa si gestisce solo in due modi: addormentandola o savraeccitandola, mai facendola pensare. Otto milioni di persone che hanno realmente consapevolezza di un qualsiasi problema basterebbero per risolverlo. La politica invece non vuole risolvere nulla, vuole solo gestire e il Movimento in questo non è diverso da nessuno. I fatti di Rimini lo dimostrano inequivocabilmente: nessuna risorsa impiegata per risolvere il problema, il brand può sopravvivere a dispetto delle persone e del loro lavoro. Molti si sono chiesti perché non usare gli eletti per sciogliere nodi come quelli nati all’ombra delle mura malatestiane, giacché parlano ogni giorno a nome del Movimento. La risposta è la stessa. Le persone non sono importanti e non lo devono diventare… come gestisci il potere che acquisiscono dei referenti territoriali con un anonimo e sovra impiegato ufficio di Milano? Meglio lasciare fare al brand, la massa segue le bandiere, non i poveracci che le sventolano. Certo ci sono di Di Battista e i Di Maio, ma sono come il Babbo Natale e l’Orso Bianco della Cocacola, con la bevanda non c’entrano nulla.. però sono tanto simpatici.

Quello che la pragmatica di massa però non considera è la devastazione del Principio. Un terremoto del X grado della scala Mercalli che lascia in piedi solo rivalse, odi e meschinità. Basta guardare quello che rimane di Rimini. Legulei con la lingua a penzoloni e poco più. Un nuovo Meetup è stato creato alla fine di Marzo dalla lista Gerovitalizzata, quando ormai la certificazione era spacciata. All’inizio, quando erano in 15, nella foto di copertina spiccava una foto di Grillo e dell’ex, dei tempi di quando ancora non si era ritirata a vita cartomante. Ora che sono in 20, crescita esponenziale secondo quanto dichiara Italo “la Talpa” Carbonara, hanno optato per una più sobria piazza piena di gente. Loro sono quelli che hanno rifiutato la mediazione con il gruppo storico, i Grilli Pensanti, che aveva trattenuto i conati nella speranza di dare una seconda possibilità all’elettorato a 5 Stelle. Niente da fare, il Movimento, dichiarano, sono loro. Il Movimento è dunque Carla “la Franka” Franchini che, per una qualche strana alchimia, riesce ad essere consigliere del Movimento 5 Stelle e, contemporaneamente, a fare gli interessi di una Giunta di Centro Destra. E’ Italo “la Talpa” Carbonara, che chiedeva tempo in assemblea per permettere all’altra lista di trovare un candidato. E’ l’Ex di Grillo, che non sapeva niente della lista fantasma, però la sponsorizzava pesantemente stalkerizzando l’Ex, Milano e il Direttorio di marzapane. Non solo. Sono anche gli Ivan Paolo Bolognesi, candidato rifiutato della prima ora, che sembra l’unico lettore del Carlino, tante sono le volte che riesce a farsi pubblicare con le sue rancorose invettive contro gli eletti. I Luigi Camporesi, che del Movimento non ne vuole sapere più niente, ma va alle riunioni dei comitati presentandosi come ex candidato pentastellato. Sono i Vincenzo Cicchetti che si doveva dimettere, invece no e poi va a finire che a sua insaputa il Meetup di Riccione lancia comunicati contro Rimini….

Basta così. C’è altro, ma per il momento penso di aver dato un’immagine sufficientemente indicativa di quel che Rimane del Grillino a Rimini. Il brand, come previsto dai noleggiatori del marchio, sopravvivrà. Non c’è dubbio che il prezzo sia già stato pagato.

P.S.

“Magari, Critone, la gente fosse capace di fare i mali peggiori! Sarebbe allora capace anche del più gran bene, e sarebbe bello. Ma non sono capaci né dell’una né dell’altra cosa, non sanno far diventare un uomo né saggio né stolto, e si muovono invece come capita.” [Platone – dialogo tra Socrate e Critone]

dado

 

@DadoCardone

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Italia 5 Stelle

imola domenica 029 come oggetto avanzato-1Chi ha l’ambizione di raccontare qualcosa, tanto più se fa finta di fare il giornalista, deve necessariamente ostentare un certo distacco dall’oggetto delle sue osservazioni, ne va dell’affidabilità dell’analisi. Esistono però situazioni che impediscono fisicamente  questo distacco. Per me questa volta sono state diverse, però non vorrei cominciare dal male ai piedi.

Il più grande cazzotto nello stomaco l’ho ricevuto dal palco grande, quando hanno parlato i genitori superstiti alla strage ferroviaria di Viareggio. Ci sono voluti pochi secondi per capire che non sono sopravvissuti ad un incidente, ma sono in realtà sopravvissuti ai loro figli. Bruciati vivi. Sul quel palco tutto il loro dolore per quei ragazzi che non ci sono più, ma che continuano a morire ogni giorno nell’indifferenza di un processo infinito, mentre al dirigente FS dell’epoca, Mauro Moretti, viene assegnato un nuovo incarico in Finmeccanica con  uno stipendio anche migliore. La prescrizione farà il resto, lo abbiamo già visto.

Come fai a non farti toccare da quella amarezza? Fortunatamente il mio distacco è stato impedito anche da tante altre cose, perlopiù positive. Ho visto cose che voi piddini non potete nemmeno immaginare. Ho visto un piazzale dove non faceva  in tempo a cadere una sigaretta per terra che subito veniva raccolta e depositata in mini stazioni ecologiche, comprese di addetto che aiutava a differenziare. Ho visto Raffaella con la paura negli occhi diventare una leonessa nella sua prima Agorà. Ho visto comici parlare di cultura e ascoltato Dario Fo ricordare a tutti i politici la “livella” di Totò. Ho visto bandiere del Movimento sventolare in mezzo al fumo di salsiccia nelle aree attrezzate camper. Ho visto Marco ricordare a tutti che il tempo per scherzare con l’ambiente è finito. Ho visto Hippie aggirarsi come fantasmi del passato in questo nuovo incontro suggerito dalla coscienza collettiva. Ho visto giornalisti di Tg a diffusione nazionale cercare qualcuno di importante da intervistare, senza accorgersi che lì erano tutti importanti. Ho visto Di Battista fare tre comizi completi in un percorso di trenta metri e ho constatato che Di Maio non suda veramente, non è una battuta di Grillo. Ho visto sventolare centinaia di stelle. Ho visto anziani alzare le mani al comando rap delle LeGal. Ho visto Giulia, 29 anni, passare dalla Commissione Antimafia a punto di riferimento in mezzo alla gente. Ho visto persone di ogni età sotto la pioggia, che non solo non hanno mollato, ma non hanno nemmeno barcollato. Ho visto la politica trasformarsi in un incontro senza censura per nessuno, nemmeno per chi le parole non le conosce proprio tutte, ma qualcosa da dire ce l’ha. Ho anche sentito…. . Ho sentito per la prima volta l’Autodromo di Imola tremare per un rumore diverso da quello dei motori, erano migliaia di persone che gridavano: “Onestà”.

Non vorrei fare però il Talebano, come si suol dire di chi non vede altro che la propria parte. Sebbene l’incontro sia andato ancora una volta oltre le mie aspettative, ci sono un paio di cose vanno che vanno dette. E’ come quando vai in un ristorante e non fai notare al cuoco che ha sbagliato la cottura, se non glielo fai sapere continuerà a sbagliarla. Gli appunti che devo fare sono due. Per prima cosa: la piada servita nei punti di ristoro era indegna dell’Emilia Romagna. Potrebbe sembrare una cosa di second’ordine, ma è come se facessi un convegno a Napoli servendo pizzette riscaldate dell’Autogrill… non si fa. Il secondo appunto è che due giorni di Max Bugani nel ruolo di presentatore sono inaffrontabili. Come organizzatore avrà pure fatto un buon lavoro, ma farlo notare ad ogni presentazione dal palco dopo un po’ annoia. Il top per me (ognuno ha i suoi gusti) è stato quando ha raccontato di come ha rassicurato Di Maio sul suo operato, usando una frase di Troisi. Dai…

Detto questo è necessario sottolineare che anche se qualche piatto viene insipido ed altri sono troppo salati, il Movimento 5 Stelle è ancora l’unico ristorante dove si può godere di buona compagnia e dove, anche trovandosi in mezzo a migliaia di persone, non provi l’Istinto di portare il portafoglio dalla tasca dei jeans alla tasca interna del Giubbotto. Ho molto apprezzato il clima da Convivio che si respirava a pieni polmoni, come la diminuzione strategica della presenza di Grillo che ha lasciato spazio agli “emergenti”. L’intervento ufficiale di Beppe poi, preceduto da un inquietante Casaleggio che sembrava il guardiano del faro dei cartoni animati di Scooby Doo, è stato molto poco politico, se non nei concetti fondamentali, ed ha preferito molto più scherzare  con la sua enorme famiglia allargata.

P.S.

Il prossimo anno il punto ristoro piade va affidato senza meno a Gianluca e ai suoi amici di Camper.

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@DadoCardone

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