Alcune riflessioni sul Futuro – di Raffaella Sensoli.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni sul futuro dell’ex Consigliere Regionale Raffaella Sensoli. Il suo pensiero è declinato non solo alla luce della rappresentanza politica, da poco giunta al termine, ma anche nella sua veste di donna, madre, lavoratrice.

La Redazione.

Qualche nostro nonno ultracentenario ancora forse si ricorda l’ultima pandemia, quella di Influenza Spagnola che fece milioni morti. All’epoca non c’erano ancora a disposizione gli strumenti di cura e ricerca che oggi abbiamo la fortuna di avere e che hanno salvato migliaia di vite in questi 3 mesi.

Ma ci sono fattori che accomunano questa pandemia a quella di cent’anni fa. Si combatte un nemico sconosciuto, che stiamo scoprendo un po’ alla volta ma che non sappiamo ancora fino in fondo come sconfiggere, se non con il distanziamento sociale. Ma l’uomo è un animale sociale per definizione e, anche se in piena emergenza non si poteva fare altro, è anche vero che non si può tenere chiuse in casa le persone troppo a lungo, dovendo scegliere tra la difesa della salute fisica o di quella mentale.

Senza dimenticare la tragedia umana, sociale ed economica che questa pandemia porta con sé, vista l’ineluttabilità della situazione, dovremmo tutti approfittare di questa pausa (ed in molti lo hanno già fatto), di questo shock che ci ha fatti passare dalla frenesia, dalla routine, dallo stress continuo all’ozio totale.

Approfittarne utilizzando questo ozio, certo come abbiamo fatto in tanti, per dedicarci di più alla casa, alla famiglia, alla cucina e all’attività fisica, ma anche approfittare di questo stop per riflettere approfonditamente di ciò che questa società ha sviluppato in maniera errata, di cosa potremmo cambiare o abbiamo già cambiato forzatamente e che potremmo mantenere perché virtuoso, perché socialmente utile, perché ecologicamente valido: troppo spesso sento parlare della “natura” come se fosse altro da noi; dovremmo ricordarci che noi siamo parte della natura e prima di pensare a colonizzare altri pianeti, dovremmo pensare a come mantenere in salute il nostro.

Abbiamo sempre delegato ad altri questo compito: alla politica, alle organizzazioni, alle grandi imprese. Ma se ognuno di noi fa qualcosa nella stessa direzione, quel suo piccolo contributo sarà importante tanto quanto quello dei giocatori istituzionali di questa partita.

Sono mamma e mi viene in mente la scena di “Alla ricerca di Nemo”, dove il pesciolino incita i pesci rimasti catturati nella rete dei pescatori a nuotare in giù: sembra un’impresa impossibile, ma quando tutti iniziano a nuotare nella stessa direzione, l’argano cede ed i pesci tornano liberi!

Noi siamo un po’ come quei pesci nella rete, da anni sappiamo cosa dobbiamo fare, ma, intrappolati dal nostro quotidiano, non abbiamo mai trovato la forza di cambiare direzione. Ora ci è arrivata l’occasione.

Come diceva Einstein “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.”

Cosa possiamo fare noi per il nostro quartiere, la nostra città, per la nostra Regione?

Possiamo innanzitutto non dimenticare quanto l’aria pulita, il silenzio e gli uccellini che nuovamente si sentivano cantare durante il giorno fossero belli; quanto aver più tempo da dedicare a noi stessi e alle nostre famiglie ci riempisse il cuore e allo stesso tempo ci facesse desiderare di tornare al lavoro con un nuovo slancio.Con questo spirito la politica e la società, collaborando, devono ripensare il lavoro, i trasporti,l’economia, il turismo. Andiamo con ordine.

Il lavoro: Si parla tanto di smart work. Questa modalità era attuabile fin dal 2012 ma solo oggi ne apprezziamo i vantaggi. Oltre alla responsabilizzazione dei lavoratori (non vengo valutato in base alle ore che faccio, ma per gli obiettivi che raggiungo e per i compiti che svolgo nelle scadenze prefissate), esistono enormi vantaggi in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, soprattutto per le donne che ancora oggi sono svantaggiate nel mercato del lavoro e che troppo spesso sono costrette a scegliere tra maternità, famiglia e carriera.

Lo smart work non deve essere inteso solo come lavoro da casa, ma come possibilità di organizzare orari e lavoro conciliando le esigenze professionali con quelle familiari, per cui, ad esempio, se si è in ufficio (o a casa) e si deve fare una commissione, andare a prendere il bambino a scuola o portarlo in piscina, o accompagnare un familiare ad una visita medica, non si dovrà chiedere permessi (che possono anche essere negati) o affidarsi a baby-sitter che magari non ci si può permettere di pagare o ai nonni, ma lo si potrà fare, portando comunque avanti il lavoro nel rispetto delle scadenze e dei compiti affidati, passando così da un rapporto meramente subordinato ad uno di collaborazione con i titolari o dirigenti e quindi aumentando il senso di appartenenza all’azienda per cui si lavora. Questa modalità consente anche alle aziende di attuare maggiori controlli sulla produttività del personale, e alle P.A. di eliminare o ridurre notevolmente di avere furbetti del cartellino.

I risparmi che sia pubblico che privato otterranno, potranno essere investiti in progetti utili alla comunità e allo sviluppo delle imprese.

I trasporti: dobbiamo scongiurare la possibilità che le persone abbandonino il trasporto pubblico in favore dell’auto a causa del timore del contagio per mantenere i livelli di inquinamento più bassi possibile. Per chi non può usufruire dello smart working, e comunque nel tempo libero, l’uso di bici e micromobilità elettrica (bici, monopattini e scooter elettrici) dovranno diventare la normalità. In questo modo alleggeriremmo il traffico, avremo meno problemi di parcheggi, e libereremmo posti nel trasporto pubblico a categorie che ne necessitano maggiormente, come anziani, disabili, famiglie con bambini piccoli o abitanti della provincia che lavorano in città. Un ripensamento del piano urbanistico della città con una maggior diffusione dei servizi essenziali, non solo ridurrebbe il traffico, ma riporterebbe Rimini maggiormente a misura d’uomo e recupererebbe il commercio di vicinato fortemente penalizzato negli ultimi anni.

L’economia cambierà: si ritornerà ad una visione di maggior autosufficienza e le politiche del chilometro zero e del rapporto umano nel commercio, nell’artigianato e nei servizi potrebbe ridare quel valore aggiunto che negli ultimi decenni si è perso. Studi recenti hanno visto come le persone, in questo lock-down, abbiano riscoperto, assieme al gusto di cucinare, anche il piacere di cibi semplici, poco lavorati e abbiano consumato meno junk food, recandosi ad acquistare prodotti di prima necessità nelle botteghe sotto casa, piuttosto che nei grandi supermercati. Questo ritorno ad una spesa intelligente va preservato, dato che il consumismo sfrenato ha dimostrato tutti i suoi limiti. Certo non vanno abbandonate le grandi imprese che rendono grande il nostro territorio e con le quali bisogna lavorare, ma credo che oggi le tante piccolissime aziende che compongono il tessuto della nostra società possano diventare la linfa di una nuova economia “glocal”.

Turismo: è il grande ferito e la grande sfida del nostro territorio. Va ripensato tutto il comparto ed intavolati lavori con il settore che puntino alla qualità dei servizi offerti. Se possiamo attrarre meno persone, va aumentata la qualità dell’offerta turistica, così da realizzare quella riqualificazione che già a piccoli passi si stava avviando. Naturalmente il nostro non sarà mai un turismo simile a quello della Versilia o Porto Cervo, ma possiamo trasformare il turismo “di massa”, oggi non più remunerativo ad un turismo “popolare” ed esperienziale, dove non contano tanto gli arrivi e le presenze, ma la ricchezza e la capacità di spesa che porta ogni turista, o meglio, ogni ospite sul nostro territorio. A beneficiarne a quel punto non saranno solo hotel e stabilimenti balneari, ma anche il commercio e la filiera di prodotti tipici locali della nostra provincia. E magari si potrà invogliare il turista balneare a tornare in altri momenti dell’anno per visitare la Rimini storico/culturale o le bellezze della nostra provincia.

I temi sarebbero ancora tanti ed il discorso molto lungo, ma credo ci sarà modo ed occasione per approfondire ogni tema.

Raffaella Sensoli

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Io sto con Tarro.

Io sto con Giulio Tarro e vi spiego perché. Se qualcuno si aspetta una spiegazione scientifica, o pseudoscientifica, può tranquillamente abbandonare questo post. Non sono uno scienziato, né di quelli accreditati, né di quelli “fai da te”. L’unica cosa su cui mi applico è la scrittura, madre generosa, ma inflessibile su alcune cose, che esige quotidianamente la pratica dell’osservazione. Di cosa? Di tutto. Dei gesti, degli atteggiamenti, dei significati, di come le frasi vengono messe in fila, di quel qualcosa che rivela le parole non dette, tra le altre cose. Se non vi basta sono anche portiere di notte, a Marebello di Rimini. Non aggiungo altro.

Detto questo per me Tarro può essere anche matto come Caligola e andare in giro con le mutande sopra i pantaloni. Non m’interessa, perché non è lui che osservo, ma come reagiscono gli altri alla sua persona e alle sue dichiarazioni. Per cui non mi venite a contestare i Nobel, la papaya e la memoria dell’acqua, siete fuori tema.

In questi giorni Tarro è diventato il nemico numero due della Salute del Paese, secondo solo al Covid 19. Perché? C’è questo matto che si è comprato crediti per dare più volume al suo lavoro e che si è attribuito un’inesistente candidatura al premio Nobel. Come mai il medico copertina, il Dottor Roberto Burioni, gli si è accanito contro e, oggi, addirittura la Società degli Immunologi Italiani ha provveduto a ri – esiliarlo (visto che dicono di averlo già fatto in passato)? Tra l’altro ci hanno tenuto a dissociarsi con un comunicato che, ad occhi smaliziati, sembrerebbe essere prodotto da chi fa comunicazione per lavoro ad un certo livello.

Perché si mette in campo tutto questo per rispondere a un cazzaro? Perché si tiene tanto a mettere in chiaro che Tarro sarebbe una specie di Mago Otelma, quando per un Otelma qualsiasi non si perderebbe tempo a elaborare smentite? Ma soprattutto, e questa è la domanda decisiva che ognuno di noi si dovrebbe fare, perché non gli si contesta il merito di quello che dice, ma si cerca di screditarlo attaccando la sua professionalità e il suo passato?

Il Professor Tarro, Primario Emerito o pazzo scatenato che sia, è stato il primo a dire che il fenomeno si sarebbe attenuato durante i mesi estivi. Cosa di cui ancora non abbiamo prova, ma che hanno cominciato a ripetere anche altri, tra cui lo stesso Burioni. Poi, sempre il folle, ha sostenuto che in uno studio Olandese del 2008 si era dimostrata la teoria di un’epidemia da pneumococco e da meningococco attivata dal virus dell’influenza e dal virus respiratorio sinciziale. Suggerendo poi di indagare se un simile meccanismo sia occorso a Bergamo, visto che nel periodo sospetto c’è stata una richiesta di ben 185.000 dosi di vaccino antinfluenzale e, in concomitanza, si è verificata un’endemia da meningococco per cui sono state richieste 34.000 dosi.

E’ giusto? E’ sbagliato? Che cazzo ne so io? Mica sono uno scienziato. So solo che, se lo fossi, verificherei la solidità della teoria olandese, o controllerei l’effettiva richiesta di quei vaccini e le possibili correlazioni. E’ una teoria, si contesta con dati, rilevazioni, misurazioni, statistiche, mica dicendo al tale che “Se lui è stato candidato al Nobel, io sono stato a Miss Italia”.

L’idea che mi sono fatto io, osservando le reazioni scomposte all’indirizzo del Dott. Tarro, è che non sia stato contestato tanto per quello che ha detto, quando perché ha osato rompere la versione ufficiale di ciò che è successo con il Covid fin qui. E il fatto che se ne incarichi Burioni, la velina del Partito DemoKratico, non fa altro che confortare la tesi. Si è annusata nell’aria una certa incompetenza (certo non solo dell’Italia) riguardo al modo di confrontarsi con il Covid e per sostenerlo non c’è bisogno di nozioni scientifiche. Il ritardo del lockdown in marzo, quando da gennaio si sapeva della circolazione del Corona, I morti nelle RSA, la gente abbandonata  a se stessa a casa, la cura e i tamponi solo dei casi conclamati, il fatto che ancor oggi non riusciamo a distinguere tra decessi per Corona Virus e decessi con Corona Virus, i medici morti perché sprovvisti dei mezzi necessari, ci dicono molto.

E’ chiaro che se un “matto” comincia a piantare il seme del dubbio con dichiarazioni sommariamente verificabili che non siano “è tutto nuovo, non ce lo aspettavamo.”, l’Establishment se la prende a male. Oh ragazzi, poi questa è una mia personalissima opinione eh! L’opinione di un altro matto, uno che ritiene che le energie dello Status quo siano impegnate prevalentemente a difendere se stesso, soprattutto in caso di madornali cappelle, e che ogni tanto sia utile ribaltarlo, altrimenti saremmo ancora allo Ius primae noctis.

Quindi, se devo scegliere tra un accreditato Burioni e un folle Tarro, scelgo il secondo tutta la vita. Non per quello che dice, per come i legulei gli reagiscono.

P.S.

“In Italia il rischio è Zero. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni” [Eminentissimo Dott. Roberto Burioni – 2 febbraio 2020 a Che tempo che fa su Rai due.]

@DadoCardone

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