Rimini, amministrative 2021 – dati sull’affluenza – chi si deve spaventare? (Aggiornato)

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni, aggiornati alle 23:46 di domenica 3 ottobre, i cittadini riminesi al voto sono stati 50.687 su 120.330 aventi diritto

Una percentuale del 42,12%

Bassa? Per il momento sì, ma bisogna considerare che il voto è distribuito in due giorni e che non si può nemmeno operare un raffronto con le precedenti votazioni, che si tennero nella sola giornata del 5 giugno 2016.

In quel caso l’affluenza fu del 57,86% (circa il 10% in meno delle precedenti).

Quella volta vinse Andrea Gnassi al primo turno, con una percentuale doppia rispetto al suo primo competitor Marzio Pecci della Lega, candidato per il centro destra unito.

Un’elezione sui generis. Il Movimento, forte di un buon dato nazionale e di un ottimo lavoro sul territorio, venne suicidato da Beppe Grillo in persona che non voleva discutere con l’ex moglie, convinta che oltre al mantenimento le spettasse anche una lista 5 stelle a Rimini.

I voti del Movimento non pervenuto vennero raccolti in parte dall’ex (non di Grillo) Luigi Camporesi che ottenne un 9,53% condannando se stesso e Gnassi ad altri inutili 5 anni di bestemmie tra i denti.  

Dal ritiro del Movimento anche Pecci ottenne qualcosa, perché si sa che i 5 Stelle sono ecumenici. Non abbastanza però. Rimase infatti ben lontano dallo sfiorare il ballottaggio, forse per l’innata passione del centrodestra a candidare sindaci “forestieri” in una Rimini che non sopporta nemmeno i riminesi. Figuriamoci un riccionese o un bellariese.

Tornando alle elezioni odierne e all’attuale bassa affluenza. A chi fa bene e a chi fa male la diserzione delle urne? Gli elettori dei partiti più radicati e strutturati, pur nel calo generale, sono più motivati al voto. Questa potrebbe sembrare una considerazione ovvia, ma è senz’altro una chiave di lettura valida. Storicamente i partiti del cambiamento (vero o supposto che fosse) hanno sempre beneficiato di un’affluenza sopra la media.

Per cui il Partito Democratico, sebbene abbia dato il peggio di se (per il momento) con la solita “guerra tra bande”, è favorito dalla situazione, soprattutto perché radicato amministrativamente e presenta il valore della continuità. La gente, si sa, preferisce il male conosciuto, se le si presenta in alternativa qualcosa di incerto e sconosciuto. In fondo, nonostante il tifo, le promesse della politica rimangono quello che sono: opportunismo che poi si scontra con il vero impegno amministrativo.

Gli altri partiti (o liste, o movimenti, o gruppi di terapia che siano) dovrebbero temere la scarsa affluenza. Il centro destra è sostenuto da un eccellente dato nazionale, ma sembra giocare a perdere, candidando sindaci senza legami con il territorio. Chissà forse hanno visto il conto rimasto sul tavolo e pensano sia meglio pagare il prossimo giro.

Gloria Lisi ha composto un’alleanza funzionale alle elezioni, come un raggruppamento temporaneo d’imprese. Utile solo se si arriva al ballottaggio, ma inutile per fare l’ago della bilancia una volta esclusi dalla competizione. Le liste smarrite si comprano con le caramelle. Bene, tatticamente parlando, l’alleanza con il Movimento, ma lei più di chiunque altro, essendo la “novità”, soffrirà il protrarsi di una scarsa affluenza.

Rimane l’incognita di Rimini Coraggiosa, anche se comunque funzionale a Jamil Sadhegolvaaad. E’ l’unica lista, tra quelle che si candidano per la prima volta alle amministrative, ad avere una storia sul territorio.

Anche se i risultati delle ultime regionali su Rimini non sono stati certo incoraggianti ( 1.555 voti per il 2,25%% delle preferenze), in questa tornata possono vantare il valore aggiunto di Marco Tonti, il primo candidato ufficialmente appartenente alla comunità LGBT nelle amministrative riminesi. Sembra quasi di essere nel 2021, vero?

In ogni caso. Il prossimo aggiornamento sarà di oggi, lunedì 4 ottobre, alle ore 15.00 ed allora potremo meglio considerare il dato dell’affluenza.

AGGIORNAMENTO ORE 15.00

L’affluenza è un po’ risalita, ma il calo è confermato.

Il risultato è del 55,59% contro il 57,86% delle precedenti.

2,27% punti percentuali non sembrano un grande calo, ma confermano il trend in discesa della manifestazione elettorale che dovrebbe essere la più seguita in quanto connessa più direttamente agli interessi dei cittadini. Se poi il dato viene confrontato alle precedenti Regionali (con minaccia Covid più severa) è addirittura avvilente. A quella tornata elettorale avevano partecipato il 63,54% degli aventi diritto… e non era certo un risultato esaltante.

A più tardi con l’analisi del voto.

@DadoCardone.

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Salvini nel covo della Troya

Salvini lancia la campagna del centro destra con una cena al Coconuts, locale in diverse occasioni apparentato con il Rimini Summer Pride. Cosa diranno i suoi elettori?

Come tutto diventa relativo quando si parla di elezioni.

Lo ammetto, scrivendo questo articolo mi sto un po’ trattenendo. Ho trattenuto le risate mentre correvo a scrivere ed ora mi trattengo un po’ da quello che vorrei scrivere veramente. Devo, assolutamente devo, mantenere un certo distacco mentre vi parlo delle strane occasioni che nascono dal relativismo morale della politica.

L’ispirazione mi arriva dal lancio del campagna del CentroDestra unito per le amministrative 2021 nel comune di Rimini. Lunedì sera, questa sera, al Coconuts farà gli onori di casa Matteo Salvini in persona.

Ora. Io sono sicuro che Salvini non ha nulla contro gli omosessuali e men che meno Lucio Paesani. Ah, di lui poi sono proprio più che sicuro, considerato che nel 2016 ha agghindato rainbow tutto il Coconuts e vicino al logo del locale ha apposto quello della Troya, l’istituzione ibizenca, la mamma delle delle feste LGBT friendly.

Ci metto la mano sul fuoco, come si dice. Quello su cui non metto la mano da nessuna parte, ma neanche se vedo un accendino in lontananza, è la tolleranza dell’elettorato di Salvini e del suo schieramento verso il mondo LGBTQIA (per i leghisti in lettura: i frufrù. Se no non ci capiamo).

Cosa ne penserà il (poco) variegato mondo del centro destra di questa commistione? Il popolo leghista sarà contento di “avercelo duro” proprio in quel luogo? I meloniani potranno inorgoglirsi per Dio, Patria e Famiglia, nel covo della Troya? E quelli che “quando c’era Lui i treni arrivano in orario”? Evocheranno il fondamentalismo cristiano?

Ora… prima che qualche coda di paglia cominci a scrivermi qua sotto che è di centro destra, ma ha tanti amici gay, ribadisco: a Salvini non frega niente, ne sono sicuro. La sua è la morale del citofono, ve la ricordate no? Lui può suonare chiedendo se ci sono degli spacciatori in casa, ma nessuno si deve azzardare ad invadere la privacy di chi si fa i fatti suoi, covid o non covid. Per cui non può permettersi categorie troppo rigide.

Se serve elettoralmente, Matteo può tranquillamente cenare in un luogo che ha promosso l’assembramento di persone in una relazione complicata con l’idea di conformità sessuale condivisa nel centro destra. Quello elettoralmente rilevante si intende.

Sono curioso però di sapere come farà a far digerire questo piccolo strappo, o se addirittura avrà bisogno di farlo, perché il suo relativismo (che qualcuno chiama incoerenza) è un fenomeno veramente curioso, è da studiare come il suo “popolo” lo accolga fiducioso.

Sono stato bravo? Di parte certo, ma io una parte la prendo sempre. Un’altro che ha le idee chiare  sulla parte con cui schierarsi e Marco Tonti. Presidente dell’Arcigay di Rimini, promotore del partecipassimo Rimini Summer Pride, nonché capolista candidato con Rimini Coraggiosa. A lui un’opinione l’ho dovuta chiedere per forza.

Marco: ieri Pride, oggi Salvini che lancia campagne del centro destra dallo stesso luogo, che ne pensi?

“Se non stessimo parlando di diritti umani sarebbe divertente al limite del surreale che la campagna elettorale della destra parta proprio dal Coconuts. Va bene che siamo a Rimini e con le vele tocca andare un po’ dove tira il vento, ma ricordo ancora durante il primo Summer Pride di Rimini l’insegna rainbow del Coconuts, il carro del Coconuts carico delle drag queen della Troya di Ibiza che ha fatto tutto il percorso con noi. Possiamo quindi pensare che Ceccarelli, qualora diventasse sindaco, salirebbe sul carro delle drag organizzato dal Coconuts? Sarà alla cena di lancio della campagna il Popolo della famiglia, in quel covo di perdizione? Perché le cose sono due, o il Coconuts si è pentito di aver partecipato a ben tre pride e ora si è convertito alla santità, o vedremo molto imbarazzo stasera.”

P.S.

Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto.
(Mark Twain)

@DadoCardone

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Corruzione per un atto d’ufficio. E’ leghista la prima a chiedere l’immunità in questa legislatura.

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.  C’è da sperare che quest’antico adagio abbia perso di saggezza, altrimenti il Governo del Cambiamento avrebbe fatto suo uno dei consueti vizi della politica. Scherziamo, ovviamente, dei soliti vizi ce ne hanno già fatti vedere alcuni, compresi i condoni di Di Maio a Ischia.

La prima richiesta d’immunità presentata alla Giunta per le Immunità del Senato, però, è per la Senatrice Anna Bonfrisco, Gruppo Lega-Salvini Premier, relativamente ad un’indagine preliminare in presunta violazione dell’articolo 318 del Codice Penale: Corruzione per l’esercizio della funzione.

In cosa consiste questo reato? Citiamo: Il pubblico ufficiale, che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa , è punito con la reclusione da uno a sei anni.

Noi, certamente, non ci permettiamo di dare giudizi rispetto alla colpevolezza o meno, sono tutti innocenti fino a che il tribunale non stabilisce il contrario. Facciamo solo notare che la Senatrice Bonfrisco a processo proprio non ci vuole andare e solleva, presso la Giunta per le Immunità del Senato, l’insindacabilità delle proprie opinioni come garantitole dall’articolo 68 della Costituzione.

Cosa c’entra l’immunità di un Senatore rispetto ai reati d’opinione con un’indagine per corruzione? Non è dato saperlo, anche perché i resoconti delle riunioni della Giunta su Senato.it si limitano a registrare chi sono i partecipanti e a che ora è iniziata la riunione. Null’altro.

L’unico dato interessante che possiamo recuperare è che la senatrice Bonfrisco, questo “agente del cambiamento”, è in Parlamento dal 2006, quando nella XV legislatura venne eletta Senatrice per Forza Italia. Stesso risultato per la XVI legislatura, in forza al Popolo delle Libertà e nella XVII, dove però passò dal Popolo delle Libertà al gruppo Conservatori  Riformisti Italiani (che caspita è un Conservatore Riformista??!!), per finire poi al gruppo misto con PLI.

In questa Legislatura, la XVIII, appartiene al gruppo Lega-Salvini Premier che, dal luglio di quest’anno, assume la denominazione Lega – Salvini Premier – Partito Sardo D’Azione… quale collocazione più naturale per una nata a Peschiera del Garda? In ogni caso la Senatrice sa far ben valere i suoi salti di Gruppo perché, oltre ad essere in parlamento da ormai quasi 13 anni, è anche la sostituta del Ministro Centinaio nella 3^ Commissione Permanente Affari Esteri , emigrazione e, fino a questo settembre, è stata Vicepresidente della Commissione permanente che si occupa delle Politiche dell’Unione Europea.

Auguriamo alla Senatrice di essere riconosciuta innocente perché non ha commesso il fatto e non perché sia impossibile giudicarla in forza della sua immunità. Intanto… Buon Cambiamento a tutti.

@DadoCardone

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La morte cerebrale dell’Erbetta Pensiero.

Alla fine è successo. L’hashtag  #Erbettapensiero ha tirato una linea dritta e il suo proprietario lascerà la valle di lacrime della Maggioranza Gnassiana per finire nell’Aldilà, ossia tra i banchetti della destra. Fra truci leghisti, saluti romani e prima gli italiani, finalmente il consigliere di Patto Civico potrà ricongiungersi alla sua sede naturale, tra i banchi dell’opposizione.

A farlo capitolare non è stato, come sarebbe stato logico aspettarsi, l’illegittimo taglio della siepe tramite partecipata pubblica, di cui è stato recentemente accusato. No. Galeotta fu la critica alla Molo Street Parade, perché la Destra Mimetizzata da Sinistra, creatura di Pizzolante, può ammettere tutto tranne che a Rimini turisticamente ci sia qualcosa che non vada. A Rimini non c’è Malavita Organizzata, non c’è lavoro nero e gli scarichi a mare buttano solo acqua di fonte, l’imprenditoria lo pretende.

La dipartita non è però inaspettata. Dopo la fallita sortita in Parlamento (voi scherzate, ma lui ci credeva) e il fattaccio della siepe, Mario Erbetta aveva cominciato a rispondere male, sulle pagine di Gaiofanando, a chi gli chiedeva conto della falciatura del parchetto… suo cavallo di battaglia. In breve è passato dal taglio dell’erba al taglio della corda, diretto (chissà perché!?) verso gli elettrodotti, argomento con lo stesso appeal della cardatura del ratto muschiato. Sempre più ombroso e distaccato aveva evidentemente già deciso di farla finita.

Vorremmo dire che ci mancherà, ma abbiamo come l’impressione che queste braccia rubate alla destra (e alla potatura delle siepi) si faranno sentire ancora. Per adesso, dal prossimo Consiglio Comunale, lo immaginiamo lì… ad insegnare gli Hashtag ai Leghisti.

 

@DadoCarodone

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Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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I frutti del Razzismo travestito da buon senso.

[Quando alimenti la Paura e l’Odio diventa incontrollabile]

 

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 Giobbe Covatta e Francesco Paolantoni  proponevano, in una gag comica, una tribuna politica dove prendevano in giro l’allora nascente Lega. Covatta, nei panni di Carmine Lo Tunno, improbabile presidente della Liga Lombarda, risolveva le discussioni con l’ormai mitico motto : ”Non siamo noi ad essere razzisti, solo loro ad essere Napoletani”.

Ecco. Quello sketch, di oramai 30 anni fa, era così geniale da aver fotografato già in quei tempi un atteggiamento politico mai caduto in disuso e che ancor oggi fa i suoi danni, anzi.. se è possibile ne fa ancora di più. Gli ingredienti sono un politico che si attacca strumentalmente ad un tema razzista e che, contemporaneamente,  fornisce  un alibi a quel razzismo (non siamo noi..).

Quello che la gag di “Telemeno”, così si chiamava la trasmissione, non poteva fotografare con la sua satira pungente era la futura migrazione mondiale che ha trasformato, agli occhi di quel tipo di politicanti, la gente del nostro sud un obbiettivo trascurabile rispetto alla confusione e la paura che si può causare usando la gente dell’altro Sud. Il Sud del Mondo, quelli con la pelle ancora più scura.

I fatti che oggi ci scuotono, o perlomeno agitano le coscienze delle persone per bene di Rimini, sono quelli dell’accoltellamento del giovane nigeriano, con un bel antipasto di “torna a casa tua negro di merda” e un bel tentativo di investimento come finale. Risultato: un ragazzo all’ospedale in fin di vita.

Si dirà, si è già detto, che il giovane trentenne riminese era uno sbandato, un poco di buono, uno con dei precedenti, uno non riconducibile a quelli che “negro di merda” lo usano come intercalare politico. Chi  afferma questo ha poca consapevolezza di ciò che accade nella sua città e, se non è contento di ciò che è successo (ce ne sono, ce ne sono), dovrebbe cominciare a preoccuparsene.

A Rimini c’è chi fa presidi solo per Italiani e chiama scimmie le persone di colore che passano. A Rimini c’è chi aspetta appostato in macchina per tirare le uova ad un Ivoriano, magari perché simbolo di un certo tentativo di riscatto morale. A Rimini c’è chi risponde ai post su facebook augurandosi che i gay vengano bruciati con il fosforo bianco. A Rimini c’è chi in Consiglio Comunale grida (sì, grida) che gli zingari bisogna bruciarli.

Chi favorisce tutto questo? Con il forte desiderio di essere smentito affermo: le istituzioni.  E lo fanno in innumerevoli occasioni. L’Apologia del Fascismo, ad esempio, non deve essere mai permessa. E’ inutile che il Primo Cittadino faccia campagna mediatica e si faccia venire le crisi di fronte a bottiglie di vino commemorative, se poi il suo territorio di competenza è così trascurato sotto questo punto di vista da essere ritenuto appetibile da ForzaNovisti, Leghisti, e Neofanatici Cristiani.  E’ un cortocircuito muovere blindati ed elicotteri per inibire cortei di studenti, quando poi si lasciano fare le “passeggiate della sicurezza”, con tanto di Pitbull al piede, a gente che si definisce “fascista in camicia bianca” e si presenta  alle tribune politiche con la croce celtica al collo.

Il trentenne accoltellatore non è riconducibile a nessuno? Chi si apposta e tira le uova ai “negri” non appartiene a nessun gruppo? Possiamo fare tutti i distinguo che vogliamo, ma alla fine tutto è riconducibile ad un clima che si respira ovunque ci troviamo. Bar, palestra, riunioni di condominio, gruppi whatsapp delle mamme, sale di quartiere. Il razzismo è odio alimentato dalla paura.  L’odio è usato dalla politica e quando la politica genera un alibi, lo traveste da buon senso, poi chiunque si sente in diritto di esprimersi nei modi peggiori. Quel “Torna a casa tua” ringhiato contro il nigeriano non ha nulla di diverso da “aiutiamoli a casa loro” è la stessa frase, la stessa intenzione. Allontanare i “negri”, allontanare tutti i “diversi”, perché  ciò che è diverso è una minaccia.

I Senzatetto? Qualcuno se ne occupi, ma non qui. Gli omosessuali? Possono fare quello che vogliono, ma a casa loro. Gli zingari? Il campo va smontato, ma non me ne devono mettere nessuno vicino a casa. I migranti? Solo se scappano dalla guerra, gli altri tutti a casa. Come se una guerra facesse danno solo dove viene combattuta e come se quello che stiamo facendo al mondo non provocherà migrazioni, anche senza guerre, di cui questa è solo una piccola parte.

Questa pretesa che tutta la diversità del mondo sparisca perché nessuno sa come affrontarla senza rimanerne toccato altro non è che razzismo. Diciamocelo francamente. Leghisti, Fascisti, Cristiani impazziti, operano tutto il giorno nel creare alibi che giustificano l’odio. Diciamocelo altrettanto francamente. Che una persona si senta autorizzata a riversare il proprio odio su un altro essere umano, fino alle estreme conseguenze, è frutto di tutto questo. Ammettiamolo e cominciamo a cambiare.

Per Prefetto, Sindaco e Questore un piccolo suggerimento dal basso della mia ignoranza e ininfluenza. Legge 25 giugno 1993, n. 205, qualcuno la chiama legge Mancino, ed è lo strumento con cui si possono perseguire gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Dal Parlamento non sono ancora riusciti ad estenderla ai comportamenti omofobi e trans fobici, ma sarebbe il caso. Non è che poi la “legalità ad ogni costo” la applichiamo solo contro chi per sopravvivere occupa una catapecchia vero?

L’Odio va fermato con ogni mezzo.

P.S.

“Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici. E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo? Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo. Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta. La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica; e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.”

[Monologo di Shylock Dal Mercante di Venezia di William Shakespeare]

 

@DadoCardone

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Il NO, commentato da un ignorante.

mariLa Politica” – dicono quelli che forse non hanno ben chiaro cosa stiano praticando – “è una cosa complicata.” Forse perché privi di questa consapevolezza, gli ignoranti, intesi come quelli che non capiscono dove sia la complicazione, danno letture più semplici, forse meno fenomenali, che però stranamente coincidono con il risultato finale.

Ciò premesso, sento la necessità di inchiodare questo commento ad una considerazione che, sarà pure banale, ma è anche una delle poche sicurezze di questo voto. A questo Referendum sulla Riforma Costituzionale hanno partecipato 33.243.845 italiani. Che 33 milioni di Italiani abbiano letto i 47 articoli della Costituzione modificati, confrontandoli con la versione originale, è fantascienza. Anche nei confronti pubblici più partecipati si parlava di tre, quattro, articoli e quelli erano sulla bocca (e nelle tastiere) di tutti.

33 milioni di Italiani non hanno votato nel merito, hanno semplicemente detto Sì o No a quello che sentono sia il loro Paese. Il 59,11% ha scelto di dire NO ed è no Sociale.

No alla Buona Scuola, no al Jobs Act, no al Salva Banche, No al Salva Italia, No alla privatizzazione della Sanità, (etc.). Mille giorni di Renzi applicato alla Democrazia hanno dato prova, molto meglio del “merito” di questo Referendum, di quanto quel 59% si aspettasse altro dalla politica. Di certo non una pletora di “io sono io e voialtri […]” così splendidamente rappresentata da Maria Elena al teatro San Carlo, al fianco del Barocco Re De Luca.

Nel corso di questa legislatura, cominciata con una bugia («Voglio passare dalle elezioni e non con giochini di palazzo»), l’Italiano è venuto a conoscenza di strumenti, che non si sapeva nemmeno il Governo possedesse, tutti tesi a svilire la rappresentanza popolare.  “Tagliole”, “Canguri”, decreti buoni che nascondono decreti impopolari, tutti mezzi che sembrano appartenere più al modo di fare della “Finanza Creativa”, con cui Renzi ha tanto feeling, che al mestiere più antico del mondo. Che è il politico e non la puttana.

E ora? Ora attenzione. Perché questa sconfitta ha un padre sicuro, il cacciaballe di Rignano, ma ha troppi vincitori, che possono fare sin da subito un unico grande errore agli occhi di quella maggioranza referendaria: intestarsi la vittoria. Chi lo fa, ascoltate un ignorante, ha capito poco di questo NO. Tra chi ha votato, esprimendo così il suo disagio, puoi trovare chiunque. Puoi trovare Partigiani, che per favorire la nascita di quella Costituzione hanno combattuto, come Fascisti, per limitare l’esistenza dei quali quella Costituzione è stata creata. Questo non è il voto del Movimento, del Centro Destra, della minoranza PD, della Sinistra che cerca il suo significato o della Lega. Questo è il voto della gente che sente di vivere male ed ha dato, prima di chiederlo, un segno forte rispetto a questo malessere. Ed allora la politica sarà pure una cosa complicata, ma se non si occupa direttamente ed immediatamente del disagio sociale così innegabilmente espresso… beh, si sta condannando ad un vuoto teatrino che non rappresenta nessuno e, come ci ha insegnato Renzi, se non rappresenti nessuno, cadi.

P.S.

Per non rinunciare a parlare di Rimini. Qui il No ha vinto, senza margini notevoli, ma sufficienti ad esprimere una chiara maggioranza assoluta. Gnassi non sarà Senatore (non ancora perlomeno) e non avrà l’immunità che un po’ comodo gli avrebbe  fatto in questo momento. Ora, però, ha un problema più impellente, saprà saltare sul nuovo carro? Finora è stato bravo, anche se per la verità gli si addiceva più lo stile Renziano che quello Lettiano o Bersaniano. Mi auguro per lui che il nuovo Premier ad Interim sia Graziano Del Rio… così potrà esclamare: “Ho sempre seguito la corrente Del Rio” e nessuno potrà smentirlo.

dado

 

@DadoCardone

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Prendi questa microarea… Zingara.

cons-comunale-2016_gal7758Come ridurre un Consiglio Comunale nel posto che non vorresti mai tuo figlio frequentasse.

 

Così come anticipato, in tempi non sospetti, il Consiglio Comunale di Rimini si sta dimostrando una fucina di spettacoli, che non saprei come altro chiamare se non politico-horror-demenziali. Politici, perché nostro malgrado il contesto è quello. Demenziali, perché solo la demenza può tracciare simili parabole di ragionamento ed infine Horror perché il nostro destino, in mano a questa gente, mette paura.

A proposito, sono curioso di vedere se il “graffiante Nando Piccari, orfano dei nullafacenti “grullini” (come soleva chiamarli) , scriverà un bell’articolo sull’imbecillità politica del figlio, il quale arringa alla folla incazzata insinuando che  anche loro, come gli zingari, sono in difetto con le tasse. Non solo, tenta anche di riparare con un “mi ci metto anch’io”.

A cosa è dovuto l’improvvido intervento che ha determinato una sospensione del Consiglio Comunale, nonchè un bestemmione a microfoni aperti partito da uno dei banchi della giunta? La questione è quella delle microaree in cui delocalizzare e frammentare  famiglie Rom e Sinti, attualmente concentrate  nel campo di via Islanda. Un’azione necessaria quella di cercare di risolvere in qualche modo una situazione fuori norma, persino per l’elasticità di una vita nomade. Stiamo parlando di scolarità, di problemi igienico sanitari e di stile di vita sopra le righe di quelli che, per prescrizione di legge, sono cittadini italiani.

Un concetto condivisibile, ma portato avanti nella maniera più sbagliata, ossia senza coinvolgere gli abitanti dei luoghi interessati nella redazione del piano che porterà a questo dislocamento. Il risultato, prevedibile in questo contesto, è (ed è stato) il rifiuto. In fondo, se non viene fatto il minimo tentativo di consultazione come comunità, la reazione del singolo non può essere altro che quella in difesa del  proprio backyard, da minacce come il  deprezzamento dell’abitazione e il calo della sicurezza, vere o presunte che siano.

Questa la reazione da minimo sindacale, senza stimoli aggiunti. Poi però, come scrive il consigliere Simone Bertozzi (PD) nel suo profilo “professionale” (al secondo mandato ha diviso le foto degli aperitivi da quelle del lavoro in Consiglio), durante il Consiglio in cui si discuteva il problema si è sentito anche un: “Bruciamoli tutti”. Va da sè che se qualcuno si è sentito così in confidenza da urlare la proposta di un omicidio durante un Consiglio Comunale qualcuno l’ha invitato a fare come se fosse a casa sua. Chi è il colpevole?

Dato un parterre d’eccezione come quello descritto gli indiziati sono molti. L’invito può essere partito dalla Lega che di aeroporti non ne capisce, come dimostrato dal loro candidato, ma se parliamo di campi Rom… levati che arriva la ruspa! Può essere stato qualcuno del gruppo di Rancoresi? Un buon maniaco del complotto ci proverebbe. Gioenzo Renzi? Anche se l’idea gli si confà la sua sfera d’influenza si limita a Marina ( e tra un po’ dovrà andare a chiedere i voti alla Moschea). Chi altri…?

Un altro buon indiziato della sobillazione risiede invece proprio tra le fila della maggioranza. Il consigliere Erbetta, infatti, a dispetto di una presentazione consigliare, mi dicono “tecnica”, ha vissuto un mese di passione facendo il porta a porta in quel di Gaiofana con istanze piuttosto di Destra, d’altronde è sempre stato un uomo di Destra . Non è un mistero che il tema abbia portato ad uno scontro importante anche nelle riunioni di questa maggioranza a dir poco ecumenica.

Il quadro non è lusinghiero. Un Consiglio Comunale con la convergenza che pende decisamente a destra, con Consiglieri del partito di Maggioranza che accusano i cittadini per poi confessare essi stessi di non pagare le tasse, con un pubblico che incita all’omicidio manco fosse ad una riunione delle S.S. e assessori che bestemmiano a microfoni aperti. Siamo sicuramente di fronte  ad un’involuzione : abbiamo abbandonato politica normale, in vero logora, per avvicinarci però al modello “Pianeta delle Scimmie”… a quando l’obbligo per i minori di essere accompagnati dai genitori per assistervi?

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il PD, che si muove come se avesse un ritratto in soffitta che ne assorbe le cazzate, nonché il Movimento, prematuramente sacrificato sull’altare del peggior vizio politico: le paturnie dell’ex moglie del leader (almeno nella politica classica erano le amanti a provocare i colpi di testa.)

P.S.

“Annamo bene!!! Annamo proprio bene!!!.” [Sora Lella]

dado

 

@DadoCardone

 

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Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

@DadoCardone

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Rimini- La Lega? Mamma che flop.

12986921_1599015737081532_2486691132122382583_nNessuno se lo aspettava. Ci si prefigurava anzi che l’onnipresenza di Salvini in TV attirasse un numero sufficiente di curiosi da fa sembrare la calata della Lega una cosa riuscita. Invece Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Uniti si vince, circondati da un cordone della Celere, non riempiono nemmeno uno “scacco” di Piazza Tre Martiri. Se poi ci aggiungiamo i curiosi, gli occasionali e i gruppi che in coro manifestavano scarso affetto (diciamo così), sabato in piazza c’era meno gente di quanta ce n’è di solito per fare le vasche.

Colpa della pioggia? Chi vi scrive vuol dare una speranza all’umanitàflop lega e dunque sostiene la tesi che, la maggior parte delle persone, non prova nemmeno curiosità per il brutto spettacolo offerto da Matteo Salvini e seguaci.

Arriva circondato da un battaglione mobile dei Carabinieri, perché la gente è la sua scorta (video), si fionda sul palco dopo aver dato dei “cinque” a vari personaggi in trasporto quasi sessuale e attacca col repertorio. Extracomunitari a casa, il papà è il papà e la mamma è la mamma, chiudere le frontiere, reinserire il servizio militare per insegnare un po’ di civiltà (!?) ai ragazzi… insomma mancava solo “W la figa”(cit.). L’unica cosa che ha detto di Rimini è anche una gaffe. Signore e signori vi annuncio che la Lega riaprirà l’aeroporto…. Correte ad avvisare Airiminum S.P.A.

Il tutto è durato, fortunatamente, meno di uno spettacolo di Giacobazzi al Bobo di Misano ed ha avuto il potere taumaturgico di  elevare ad estasi il nulla assoluto. Commoventi gli occhi spalancati di alcuni militanti, come dopo “una botta di quella buona”, ma molto più indicativa l’espressione buia di Alan Fabbri, Consigliere Regionale della Lega, che mestamente si aggirava per l’Antica Cafeteria, dietro il palchetto.

Da segnalare:

  • Una protesta recitata del Collettivo PERF, che ha manifestato la voglia di conflitto contro l’annichilimento imposto dalla Lega con una Performance, che ha simbolicamente (ma anche letteralmente) tolto la maschera ai leghisti.
  • L’atteggiamento di una certa informazione che ha voluto ancora una volta contrapporre i “centri sociali”, genericamente citati, alla società civile, altrettanto genericamente rappresentata. “Piazza sfondata”, “Bombe Carta”, cose che non si possono sentire e che evocano inesistenti livelli di tensione. Un’appartenente alle forze dell’ordine, con cui ogni tanto ci si scambia commenti sui fatti di piazza riminese, mi ha scritto “magari le contestazioni fossero sempre così”. A titolo esemplificativo, in questo link  potete vedere cos’è una bomba carta e fare il paragone con i due petardi scoppiati nelle vicinanze della piazza.
  • Il disfacimento del Centro Destra, boccheggiante, ma tenuto in vita dalla morte del Movimento e dalla guerra dei Roses in versione Gnassi contro Melucci.

P.S.

Una domanda a Gioenzo: ma un lavoratore come te cosa centra con ‘ste sceneggiate?

dado

 

@DadoCardone

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La Rimini che … fascista.

benito mussolini-2Rimini, medaglia d’oro al valor civile, per meriti conseguiti durante la Resistenza, doveva vedere anche questo. Mi sto riferendo ovviamente alla manifestazione di Forza Nuova di sabato, ma non alla sfilata in quanto tale. Pragmaticamente… un raduno nazionale che conta un centinaio di elementi, si poteva fare anche con il club di quelli che portano solo la scarpa destra. Quello che mi ha impressionato è stato l’atteggiamento della politica riminese nei confronti dell’avvenimento, che si è attestato tra un chissenefrega e un “stiamo zitti che son sempre voti”. Tutti pronti ad etichettare come populismo cose come il Reddito di Cittadinanza, ma nessuna reazione ad una solidarietà solo per Italiani.

Era dai tempi di Ponzio Pilato che non si vedevano mani così pulite. L’unico che ha preso una posizione netta rispetto alla faccenda, bisogna dirlo, è stato Giovanni Benaglia di Possibile. Per tutti gli altri permettere a Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, di passare l’arco di Augusto e arringare ai curiosi, è stato esercizio di Democrazia. Ma Rimini, sempre quella della medaglia d’oro al valor civile, lo sa chi è Roberto Fiore? Nel caso qualcuno non lo sapesse, o facesse finta di non ricordarlo, ecco un promemoria.

La storia di Fiore è fatta di militanza in gruppi di estrema destra, tra i quali Terza Posizione, associazione sciolta per l’accusa di neo fascismo. Negli anni ’80 la sua azione politica s’intreccia pericolosamente con il terrorismo nero e con i fatti della strage di Bologna. Inconfutabile però è che, dopo vari rapporti di denuncia da parte della Digos di Roma, recepiti dalla Procura della Repubblica di Bologna, viene spiccato un mandato di cattura a carico di Roberto Fiore. La Procura scrive:

 “gli indizi risultano dalla complessa attività criminosa del FIORE, e dagli elementi emergenti dal proc. Quex circa la presenza del FIORE in Bologna nel marzo 1980, unitamente all’ADINOLFI, per organizzare attentati.”

 Nel 1985 viene condannato in contumacia per “Banda Armata (in associazione con i Nar) e associazione sovversiva”, ma il ricercato è già in Inghilterra dove comincia i suoi 19 anni di latitanza, finiti con la prescrizione dei reati ascritti.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quella latitanza. Queste poche righe però bastano già per capire verso chi la politica ha fatto finta di niente, quando non ha addirittura manifestato appoggio, come visto in diversi post sui social. Lo scarso spessore dei politicanti riminesi, alcuni anche di lunghissimo corso, da destra a sinistra, si misura proprio su questi fatti. La politica non è riuscire a vendersi come validi amministratori di “condominio”, per quanto di bravi ancora non ne abbiamo visti, ma è coltivare idee; perché la cultura è l’unica cosa che in certe materie può fornire un valido punto di vista.

La nostra dovrebbe essere una cultura antifascista. Fino a che qualcuno fa il nostalgico da bar si può anche fare finta di niente, ma quando gente vestita di nero marcia per le strade della Città, arrogandosi il diritto di stabilire cosa sia caritatevole o meno,  e tutti giocano a fare Don Abbondio.. beh quella cultura muore e non rimane altro che contare gli spicci.

A proposito di cultura. Sta per arrivare anche Salvini, il più bravo di tutti a sfruttare la pochezza della politica e le nevrosi della gente confusa. Viene a bearsi della voragine lasciata dal Movimento e di una Destra ridotta ai minimi termini, da una Sinistra che occupa il suo posto. Povera Rimini, sistematicamente spogliata di tutte le sue garanzie. Qualcuno s’inventi un’opposizione presto!

P.S.

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… […]”     [Leonardo Sciascia]

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@DadoCardone

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La vita, la lista e le talpe.

_RImini_ItalyHo meditato a lungo sull’opportunità di usare o meno Citizen in questa situazione, perché i suoi lettori (tutte e due) considerano questo Blog un mezzo per capire le dinamiche nascoste della politica da operetta Riminese e non volevo fosse accusato di essere strumento di parte, sebbene sia chiaro che una parte l’ha sempre rappresentata: la mia e quella di tutti coloro a cui non piace essere presi in giro.

Necessaria premessa al discorso è che il logo del Movimento 5 Stelle fa gola. Molti lo criticano, tanti cercano di sabotarlo, ma quel simbolo vale alla peggio un 10% di una base elettorale che, con motivi e consapevolezze eterogenee, entrerà in cabina e ci metterà una croce sopra senza porsi ulteriori dubbi. Chi pratica anche di striscio la politica è consapevole che questo è l’equivalente di un bazooka, mentre molti altri son costretti a palline di carta intrisa di saliva, sparate dal fusto vuoto di una Bic.

Chi è legittimato a usare questo trampolino? Il Movimento 5 Stelle  dice che questo potere non è di nessuno…  può essere solo rappresentato in qualità di Portavoce e da quello che viene chiamato comunemente “Attivismo”. Aggiungerei con sacrificio. Operare per il Movimento oggi vuol dire essere posizionato sostanzialmente all’opposizione, ma ricevere più critiche e ossessive attenzioni giornalistiche di qualsiasi forza di Governo… basti considerare come le infiltrazioni mafiose siano praticamente apparse la prima volta sulla terra con Quarto, prima per il PD era solo nei libri di Leonardo Sciascia.

Per preservare il principio della rappresentatività esiste la regola della certificazione, secondo me giustissima, che evita a liste poco rappresentative d’intestarsi diritti a dispetto di entità più significative (che non identificherei propriamente con un club di figli di ex assessori). Il Caso di Rimini è emblematico ed è uno dei banchi di prova della tenuta di questa regola. Non dico chi vive in Provincia, ma in Italia, e s’interessa del Movimento di certo non lo identifica con Lugaresi, Baschetti e vari usati poco garantiti. Pensa a chi da dieci anni resiste a qualsiasi tempesta, come Gianluca Tamburini, persona stimata e rispettata da tutti, persino da chi gli si oppone. Pensa ad un gruppo che ha espresso una Portavoce in commissione Antimafia, un Portavoce in Europa che partecipa ai lavori della Conferenza Mondiale sul Clima, una Portavoce Regionale che in un anno di lavoro è già punto di riferimento per la Sanità Regionale.

Cattura1Fatto sta che l’ex moglie di Beppe Grillo, al secolo Sonia Toni, per motivi che forse mi pregerò di raccontare una volta finita questa storia, ha avocato a se la regola, dopo aver descritto coloro che avversa poco democratici e inefficaci sul territorio. Alcuni si sono fatti questa  domanda: posto che Sonia Toni, per quanto riguarda il lavoro del Movimento 5 Stelle di Rimini, se non ce l’hai tra gli amici di Facebook non l’hai mai vista: come dovrebbe fare costei a conoscere il lavoro sviluppato sul territorio dal gruppo locale? Dai suoi post, quasi tutto materiale istituzionale 5 Stelle, non si direbbe una grande frequentatrice dei temi Riminesi. Anzi, per dirla tutta, sembra molto preoccupata per lo spreco di denaro destinato alle statue di Padre Pio nel Cilento, ma per trovare un post che riguardi Rimini (a parte gli ultimi orgasmi) bisogna arrivare al ….. non lo so. Mi sono fermato all’inizio aprile del 2014 data in cui, con il #noncifermatetour, una pattuglia di parlamentari pentastellati atterrò con i celeberrimi camper sul tracciato del TRC. Neanche quello fu un avvenimento da riportare nella propria bacheca. Considerato che riesce a ripostare link dove si parla di assorbenti interni,  in cui è stato rilevato pesticida Monsanto, concederete che sia piuttosto indicativo.

Un semplice ragionamento deduttivo porta (oggi) a capire che le principali fonti d’informazioni sono state Carla Franchini e Maximus Attulius Lugaresi. L’una ripetendo cose di cui è sinceramente convinta, vista la poca partecipazione alle martorianti iniziative con i cittadini. L’altro nella visione politica che l’ha portato dal Partito Comunista alla Lega, per finire folgorato dalla bellezza del Movimento.. o perlomeno dal simbolo, vista la considerazione che ha delle persone.

Che cosa hanno partorito cotante menti? Una lista dal nome “Onestà e Partecipazione”, con la quale hanno contestato la Democraticità della scelta del candidato Davide Grassi. Non  hanno trovato modo migliore di farlo che in totale segretezza, con modalità che hanno fatto scappare quattro potenziali candidati sindaci e raffazzonando una lista su cui ora diciamo due parole. Altro che Circo Cardone. Siete pronti con i voti alla Citizen? Via!

Le Eminenze Grigie

Persone incandidabili, non per volgare pregiudizio legale come lo sono io, ma per essere stati tra i fautori della Rimini come la vedete ora. Fa sorridere che Lugaresi abbia capito di non potersi candidare solo alla secondo giro tra gli attivisti del Movimento di Rimini. Infatti, a dispetto della denunciata poca attinenza con la Democrazia, è stato accolto una seconda volta fra loro, nonostante avesse millantato di essere stato cacciato una prima volta. Poi è riuscito a capire che dopo due mandati per il Movimento si è incandidabili, figuriamoci dopo 6. Ricordo ancora l’espressione che gli ha procurato l’illuminazione. Non era di beatitudine. Che fare? Unica soluzione: ricomporre il “Dinamico Duo” Lugaresi-Baschetti per far vedere al mondo come si scala un movimento, con l’alleanza di Sonia Toni. Voto: 10 – La Spectre gli fa una pippa.

I Figli delle Eminenze

Sì, ci sono anche i figli. Penso sia importante sottolineare che stiamo parlando di una reazione della vecchia politica e dunque le modalità sono le medesime: piazzaci un figlio. Come già i vari Gnassi, Morolli, Piccari e Bertozzi sono espressione di continuità con i loro genitori, anche in questo caso lo schema si ripropone. Barbara Baschetti ed Enrico Lugaresi portano il sigillo di famiglia nella lista nata dalla partecipazione (dei genitori e pochi altri). L’oligarchia ha i suoi doveri, speriamo che non comincino a far accoppiare giovani rampolli per potenziare i casati. Voto 10 – mica facile riproporre il Medio Evo.

Le Talpe

In mezzo a questo casino c’è anche l’effetto collaterale della Democrazia Partecipata: la gente che tiene i piedi in due staffe, almeno fino a che non ha deciso come fare danno.  Primo fra tutti tale Italo Carbonara. Mentre sedeva e votava tra gli attivi di Rimini, gruppo di cui faceva parte da anni,  operava da collettore per raccogliere i nomi della lista Wannabe, ma non solo. Il prode infiltrato ha persino rallentato i lavori dell’Assemblea sostenendo di avere un candidato Sindaco che doveva ancora “sciogliere le riserve”… ha solo omesso il fatto che le riserve le doveva sciogliere per chi stava tramando nell’ombra, non certo per quelli a cui lo comunicava. Altro silente osservatore Giuseppe Ciavatti. Trattasi però di figura inconsistente, persino triste da descrivere. Più interessante la figura invece di Carla Franchini che, non appena ha intuito il favore dell’Assemblea verso Davide Grassi, ha cominciato a chiamare elezioni in modalità che avrebbero potuto favorire l’infiltrazione del gruppo segreto in via di formazione. La prova è che due persone della lista “congiurata”, Fiorella  Casadei e Clelia  Santoro (Consigliere dell’ordine degli Avvocati) erano state precedentemente proposte  dalla  Franchini al gruppo storico, ma, ritirate dalla stessa, le troviamo ora nell’altra lista. A  dispetto delle dichiarazioni, una scelta è stata fatta. Voto sottozero – Efialte prima o poi fa sempre la fine che si merita.

Il Cuore di Rimini

Ricordate quelli che hanno appoggiato Gnassi alle scorse amministrative? Rieccoli in campo. Perlomeno due di loro: Leonardo Carmine Pistillo e il candidato Sindaco Fabio Lisi (rimediato dopo la fuga di quelli svegli).  Come dite?  Se volevano portare gli obiettivi del Cuore di Rimini in politica potevano provarci  con la formazione di cui fanno parte? Eccerto, con lo 0,83% al primo turno ne raggiungi molti di obbiettivi. Così mentre Paolizzi, il Frontman, annuncia che voterà Gnassi senza “se” e senza “ma”, due di loro chiedono il permesso al CDR di fare le vacanze alternative nella lista ombra. E’ indicativo che Pistillo, quando doveva trovare la via del Movimento per piazzare qualche interrogazione (legittima per carità) non si perdeva mai, chissà come mai sto giro la bussola l’ha guidato direttamente fra le braccia del lato oscuro della Forza. Forse e dico forse, perché tra i disperati il suo peso, seppur minimo, significa qualcosa o forse perché Gnassi quest’anno si merita almeno un tondo 1%. Voto: 2 – Al Cuor non si comanda, ma qualche promessa gli si può fare.

Le Starlette

Eliana rosanna Elia
Eliana di Blase, Elia Mirashi e Rosanna Carbonara

Ultime, ma non ultime, le star di questa lista. Eh già perché non avendo nulla a 5 stelle hanno pensato bene di procurasene tre. La prima è Rosanna Carbonara (sì la figlia del Carbonara Bifronte, giusto per non rompere lo schema) Fashion Blogger,  che qualcuno ci ha raccontato essere stata tirata giù dal cubo a forza per sopraggiunti limiti d’età… la concorrenza in Disco è spietata. La seconda star è Elia Mirashi non solo Miss Italia in Miniatura, come possiamo leggere su Rimini 2.0, ma anche fidanzata del PR Federico Indino, figlio del più famoso Gianni Indino, Presidente della Confcommercio. Ma quanto è piccola Rimini? Infine la personalità più eclettica, Eliana di Blase.  I conoscenti la descrivono come  esoterica e paragnosta, ma quello che sappiamo di sicuro è che fa canta con piglio lirico e che è fidanzata con il Sosia di Renato Zero… non nel senso che gli somiglia, proprio nel senso che lo fa di lavoro. Voto 10+ – Non metto 11 solo perché non hanno rispettato le quote azzurre.. un mago ci stava dai!

P.S.

“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.” [Charles Bukowski ]

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@DadoCardone

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Il Movimento, L’Immigrazione e la modalità Bar.

DaressalaamconvictsOgni tanto il Movimento 5 Stelle, sempre a causa di strane preferenze del Blog devo dire, cade in errori fatali che lo fanno sembrare colto da doppia personalità. Infatti per quanta professionalità sono in grado di sviluppare alcuni (vedi di  Maio, ma anche tanti altri), altrettanta dabbenaggine riusciamo a produrre, come ad esempio sul tema dell’immigrazione.

Non che sull’Immigrazione non ci siano proposte, anzi. Ignazio Corrao e Laura Ferrara, Europarlamentari del Movimento, stanno lavorando e producendo sodo laddove la questione si annoda, attorno al Trattato di Dublino. Il Blog però non pubblica le loro posizioni, ma quelle di tale Bertola, consigliere comunale di Torino, che se gli togli le 5 stelle e gli metti il simbolo della Lega non se ne accorge nessuno. Ma vediamole queste proposte:

  1. Diritto d’Asilo concesso solo a chi ne ha diritto legale formalmente ineccepibile
  1. Chi non lo ottiene deve essere fisicamente accompagnato alla frontiera
  1. Che il ricorso contro il diniego all’Asilo venga svolto in tempi rapidi (onde evitare che l’extracomunitario resti sul territorio)
  1. Stretta sorveglianza dei Profughi nei Centri d’accoglienza.

Sì, sono proprio di un consigliere 5 Stelle e non di un Leghista agli arresti domiciliari in un bar del varesotto. Per chi si interessa seriamente del problema è evidente che queste proposte non servono assolutamente a nulla, se non a fomentare qualche razzista che, sicuramente, si nasconde anche tra le fila del popolo penta stellato.  Cogliamo però l’occasione per fare un po’ di chiarezza…. vi va?

Nel Mondo ci sono 60 milioni di migranti (e non sto parlando di “mando mio figlio a studiare a Londra così ha più opportunità“). Qualcuno scappa dalla guerra, altri dall’instabilità che ha causato una guerra, altri ancora dalla fame che l’Occidente si è premurato di provocare in centinaia di anni di conflitti, colonialismo e leggi razziali. Va da sé che non tutti possono godere di uno status di rifugiato politico, ma quando la scelta è tra l’ammalarsi di malaria o morire di sete… pare abbastanza normale che chi può decida di andarsene, nonostante quello che prevede il Diritto Internazionale.

Sessanta milioni di profughi non li fermi facendo finta di non vederli o riaccompagnandoli uno per uno alla frontiera del tuo piccolo giardinetto. La situazione va gestita, perché nel prossimo futuro non farà altro che peggiorare e, se non saremo pronti ad assorbire l’onda d’urto con una seria organizzazione, ne saremo devastati.

Attualmente l’organizzazione che tratta i migranti del mondo si chiama Criminalità e sta facendo affari d’oro a cominciare dalle terre d’origine. Il migrante, che sia profugo o no, vale migliaia di euro già all’inizio del suo viaggio e poi, quando arriva in Italia, diventa un esemplare da mungitura in piena regola finendo nelle mani delle cooperative colluse (rosse o bianche è indifferente), che prendono finanziamenti e restituiscono lager. Moltissimi finiscono anche nelle mani di caporalati e schiavitù lavorativa, che li sfiniscono a morte nei campi, in modo che noi possiamo mangiarci pomodoro tutti i giorni. Il loro valore attualmente è arrivato addirittura a trascendere  il denaro e si è trasformato in vero e proprio potere, diventando motore  elettorale, laddove l’elettorato sia suscettibile ad un certo sciovinismo.

Come si ferma tutto ciò? Forse non tutti sanno che, per il Trattato di Dublino, il migrante può chiedere Asilo solo nel luogo di approdo e, dunque, nel caso voglia andare ad esempio in Francia deve impedire di farsi riconoscere fino a che non si trova sul suolo della Nazione che ha scelto. Va da sé che l’Italia non può accettare richiesta di Asilo per la Francia e da qui nascono un sacco di problemi sia organizzativi, che di dinamiche improprie dei movimenti migratori. Corrao e Ferrara chiedono in Europa proprio una revisione di questa fallace procedura.

Émigration_italienne_par_régions_1876-1915Si diceva prima che non tutti sono profughi, ma questo non impedisce loro di cercare miglior fortuna, come non lo impedì all’Italia che solo nella prima grande migrazione (1876 -1900) mandò in giro per il mondo 14 milioni di persone, poi di migrazioni ve ne furono altre con il picco del 1913, l’anno in cui partirono 870.000 persone. Vallo a dire alla comunità italiana d’America (17 milioni di persone) che i terroni dovevano stare a casa loro.

 In un mondo dove 2,5 milioni di persone (1,5 milioni di bambini) ogni anno muoiono di diarrea, perché non hanno a disposizione acqua potabile, la decisione di partire, in regola o no, è inevitabile. Volendo ci si può limitare ad un percorso pragmatico togliendo terreno al razzismo travestito da buon senso.

Quest’anno gli immigrati regolari hanno versato alla Comunità Italiana 15 miliardi tra Inps e Irpef, riprendendosene solo 13 (più o meno). E’ evidente che immessi in un percorso adeguato diventano una risorsa per tutti…. Non solo per Buzzi e Carminati. E’ necessario implementare i percorsi di regolarizzazione perché una situazione normalizzata fornisce l’opportunità di un accesso regolare alla vita della comunità, diminuendo le situazioni di degrado.

Le quattro perle di intransigenza modello leghista sopra elencate non fermano 60 milioni di profughi, di cui una buona parte spinge sul Mediterraneo. Nemmeno possono instradare il fenomeno di migrazione in una prospettiva di regolarizzazione. L’unica cosa che  possono fare e dar soddisfazione al razzismo intestinale di taluni, poco dotati di visione, ma molto di rancore verso la diversità.

Qualche illustre statista ne fa una questione di opportunità politica e pensa veramente di poter contendere i voti del becero nazionalismo alla Lega, abbassandone un po’ i toni. E’ un’idea semplicemente demente. Nessuno batte la Lega quando si tratta di stimolare i peggiori istinti dell’Italiota e, a ben guardare stiamo parlando di un serbatoio molto piccolo che riguarda il 10-15% per 30% che ancora va a votare. La vera sfida è riportare al voto il 70% che non ci va più… e non è che non ci va perché rivuole Mussolini, di quelli ce ne sono diverse interpretazioni tra cui scegliere. Solo nelle ultime Regionali Emiliano Romagnole il PD ha perso 2 milioni di preferenze e non mi risulta siano andate alla Lega, ne al Movimento. Che sia il caso di uscire dalla modalità Bar?

P.S.

« Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? » [Risposta di un emigrante italiano ad un ministro italiano esposta nel Memoriale di San Paolo del Brasile]

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@DadoCardone

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Il Buco Nero dei Votanti

photoSalve e Benvenuti allo Speciale “Elezioni Comunali 2015“, nel quale tenteremo di dare una lettura del dato, un po’ differente dal solito.

Leggendo sul sito del Ministero degli Interni i dati definitivi sulle votazioni del secondo turno di ballottaggio delle Comunali 2015 un dato salta prepotentemente all’attenzione: l’affluenza è ancora in calo. Parlando di Comunali il dato è ancor più significativo perché, in questo caso, non v’è l’alibi di un’Istituzione lontana in cui ci si sente comunque poco rappresentati. Affermiamo l’ovvio sottolineando che il Comune è la forma amministrativa con cui abbiamo più direttamente a che fare, ma sicuramente si tratta di un fatto da non sottovalutare.

Il Calo, paragonato a precedenti similari votazioni, si attesta ancora una volta attorno al 10% e, prendendo come standard le votazioni nei capoluoghi di provincia, solo nel caso di Matera si supera il 50% dell’affluenza al secondo turno e nemmeno di tanto (58,06%). Questo fatto, come abbiamo più volte evidenziato, limita pesantemente la rappresentatività di chi è chiamato ad amministrare e, di conseguenza, gli interessi che rappresenta.

Dal primo al secondo turno la disaffezione parte da un minino del 10% per arrivare a punte anche del 30%, migliaia di voti che in comuni relativamente  popolosi vengono dispersi nel mare magnum delle liste civiche, ultima speranza di rappresentatività destinata  a sparire, se non apparentata con i grossi agglomerati, senza alcuna coerenza di programma, di centro destra e centro sinistra. I resti se li dividono il Movimento a livello nazionale e la Lega nei luoghi dove non ricordano di essere tutti terroni, o dove non si ricordano di diamanti e mutande verdi.

Quanto vale il residuo dell’elettorato di protesta? Fa molta fatica a passare il 10% di quel che rimane dei votanti e conferma che la protesta, o il razzismo in alcuni casi, non sono spinta sufficiente al voto. Il tema della legalità pare importi poco agli Italiani, che decidono di non esprimersi con il voto o, peggio ancora, di continuare a dare fiducia al medesimo aguzzino anche se pluri-compromesso. I due casi limite sono San Luca, comune sciolto per condizionamenti da parte della Criminalità Organizzata, che non raggiunge il quorum e Tonara dove una moglie sostituisce il marito, sindaco uscente, perché arrestato… e vince. Ci sarebbe anche un altro caso esemplare, ma questo finisce di diritto nella Hall of Fame delle leggende politiche: Roberto Di Pietrantonio della lista civica “Tricolore”, unico candidato a Castelvecchio Calvisio (l’Aquila), ha preso 5 voti. Un voto valido, due schede bianche e due schede nulle. Il Comune rimane senza Sindaco… e promettilo un po’ di pilu no!?

Europee, Regionali, Comunali. Un calo di affluenza costante non solo considerando linearmente le occasioni di voto, ma anche confrontandole con le precedenti tornate di egual obbiettivo. Chi è la gente che non va a votare? Difficile da individuare. Illusi, delusi, indifferenti, protestanti e ignavi tra i maggiori indiziati, ma di sicuro, vedendo chi perde i voti, vi è una folta rappresentanza di progressisti che non vedono applicata nessuna vera riforma ad una società in stallo. Il Partito Democratico, in special modo, perde milioni di questi elettori ad ogni tornata.

E’ in questa fascia, secondo il modesto parere di chi scrive, che bisognerebbe coltivare i propri elettori e non nella miope contesa di quello che resta dell’elettorato. Le spinte scioviniste, alimentate ad arte dalla paura dello straniero, potranno produrre solo placebo elettorali, non soluzioni. Per fare un esempio: l’immigrazione, argomento che tiene banco negli ultimi anni, è ben al di sotto di quello che potrebbe essere in realtà, se si considerassero tutte le guerre e gli sconvolgimenti in atto. Il numero dei migranti, per quanto significativo, è amplificato da un sistema criminale sul suolo italiano e dall’incertezza sia politica che giuridica. Riforme in questo senso avrebbero certamente più effetto delle paventate azioni militari “a casa loro” o della chiusura armata delle frontiere. Questo però è un altro argomento.

Il timore, per chi come me è attivo nel Movimento, è che una malintesa opportunità politica porti, in ambiti locali, ad essere tentati dalla contesa di quel che rimane sul fondo del barile. Sarebbe al contrario auspicabile recuperare il senso rivoluzionario del Movimento 5 Stelle, quello fatto di solidarietà, giustizia sociale, equità e rispetto dei diritti umani, tutti quei significati che vent’anni di Berlusconismo (e affiliati Democratici) hanno disintegrato fin dentro alle coscienze.

P.S.

Avete tutto il diritto di stare a casa se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile“. [David Foster Wallace]

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@DadoCardone

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Povertà S.P.A.

migranti_ventimiglia_getty_2L’umanità dovrebbe progredire in direzione contraria alla fame, alla povertà e alle guerre, ma sono cose che provoca più di quanto combatte. La Politica dovrebbe garantire, se non l’equità, perlomeno pari opportunità, ma per prima approfitta della sua posizione. La scienza dovrebbe essere in grado di riprodurre la natura e sviluppare forme di sostentamento pulite e rinnovabili, ma si continuano a finanziare soluzioni entropiche.

Esistono due diversi tipi di Povertà. Ve n’è una sana, quella di chi vive con poco perché auto produce ciò si di cui ha bisogno e non cerca cose che non gli servono. Ce n’è un’altra provocata da chi impone stili di vita e poi specula sull’impossibilità di mantenerli. E’ il caso, ad esempio, dei milioni di agricoltori ostaggio degli OGM, quando la speranza di un raccolto migliore diventa brevetto di una multinazionale.

Sul pianeta terra l’essere umano ha creato un ordine mondiale, progettato o meno è difficile non considerarlo tale, che promuove guerre, fame, povertà, diseguaglianza, distruzione dell’ambiente a vantaggio di pochi. Un’oligarchia. Si badi bene, non è teoria del complotto. E’ materia molto reale di cui stiamo vivendo gli effetti tutti i giorni.

La guerra dei poveri è cominciata e il suo fronte più avanzato si chiama Immigrazione. La propaganda di chi la conduce, la fa sembrare una cosa da cui difendersi con il fucile dalla finestra del proprio campanile e ti convince che l’unica arma che puoi opporre è l’affermazione della tua diversità. Nessuno di noi però, essendone parte integrante, può sfuggirle neanche restringendo al massimo la propria realtà. Reazioni come razzismo, sciovinismo e nazionalismo sono comportamenti adottati innumerevoli volte nel corso della  storia e i risultati sono sempre gli stessi. Purtroppo chi vuole tutto ciò confida, istintivamente o meno, su una legge sempre valida: chi ha paura vive il momento e perde la Memoria.

Chi vuole tutto ciò? Senza bisogno di scomodare il Bidelberg basti pensare a chi ne ha vantaggio. Una guerra è un business. Si vendono armi, si rapinano risorse e si genera traffico di esseri umani. Spinti dalla povertà, dai proiettili vaganti o semplicemente dalla speranza di una vita migliore un’onda anomala di umanità si affida ad organizzazioni che promettono traversate verso la felicità e un disperato paga qualsiasi prezzo per una possibilità, anche remota. Se gli va bene dopo odissee inenarrabili, raggiunge paesi organizzati per accoglierlo, se gli va male muore in mare, ma per alcuni sarebbe meglio pur di non incontrare la seconda parte del business… quello dell’accoglienza.

Organizzazioni criminali, con appoggi istituzionali, hanno in mano il sistema cooperativo che dovrebbe soccorrere ed assistere il terzo dell’umanità, che abbiamo ridotto alla fame con il nostro stile di vita indifferente allo spreco e alla speculazione. Finti seguaci di Cristo e finti servitori del popolo si spartiscono una mungitura che vale più del traffico degli stupefacenti. Quasi 40 euro a persona, finanziati anche dall’Europa delle banche. 40 Euro al giorno, tutti i giorni, per ogni “assistito“, nessun tossico rende con questa regolarità. Poi ovviamente ci sono gli extra come l’avviamento alla prostituzione, il traffico di organi ed ogni altro abominio che l’essere umano a creato per se stesso.

Armi, petrolio, esseri umani, accoglienza, schiavitù, prostituzione, benvenuti nel Franchising della Povertà S.p.A.. Ognuno di questi business è tenuto in pista da un’organizzazione diversa, ma tutte sopravvivono in forza di un annichilimento generale di valori che definiamo inalienabili. Una coscienza collettiva criminale che prospera sull’indifferenza, eccolo qui il Nuovo Ordine Mondiale. Quale italiano, ancorché di cervello limitato e leghista, può dire che questo non riguarda anche lui e che basta chiudere una frontiera per risolvere il problema? Se chi ti amministra si gira sovente dall’altra parte, rinunciando ad organizzarsi in favore di quelle che sono a tutti gli effetti organizzazioni criminali, per quante altre cose lo fa? Il problema è, nell’evidenza dei fatti, è di tutti e non riguarda solo l’Immigrazione.

In tutto questo è stato sacrificato anche il sogno di un’Europa Unita. L’ambizione di persone che non volevano si ripetessero più conflitti come quelli mondiali all’interno del continente, oggi è solo sostegno formale ad una politica economica che non riesce ad affrontare problemi, a meno che  non siano direttamente legati alla proiezione finanziaria del un sistema amministrativo. La dimostrazione sono 50 disperati su una spiaggia a Ventimiglia che l’Italia sgombra dalla stazione e la Francia caccia indietro alla frontiera. E’ questa l’Europa?

La cosa più tragica è che non esiste visione, non esiste ispirazione. Gli abitanti della Democrazia hanno scelto fra i loro pari le persone più mediocri che sono riusciti a trovare ed hanno prodotto pastori che si lasciano guidare dalle paure delle loro pecore, pur di avere un belato di consenso e la realizzazione delle loro meschinità. Lo stesso la Società ha fatto con i suoi docenti, con i suoi poeti, con i suoi cantanti, con i suoi scrittori e con i suoi scienziati. Nessuno ha più ne la forza, ne la volontà, per paura di perdere un privilegio (evidentemente fortunosamente acquisito), di ergersi sopra gli altri e ricordare a tutti che siamo l’Umanità e che le differenze ci sconfiggono.

P.S.

“L’umanità deve vivere in un mondo unito, dove si mescolino le razze, le lingue, i costumi e i sogni di tutti gli uomini. Il nazionalismo ripugna alla ragione. In nulla beneficia i popoli. Serve solo affinché in suo nome si commettano i peggiori abusi.”  [Isabel Allende – D’amore e ombra]

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@DadoCardone

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Corsi e ricorsi leghisti.

lega1In queste giornate in Italia s’è fatto un gran sventolare di bandiere tricolore. Avete presente l’Italia, no? Quel posto pieno di storie partigiane e di orgoglio comunista che rivendica ruoli nella storia della Liberazione e nella cultura antifascista, ma poi …. torna al tuo paese negro.

Non è così per tutti, azzarderei  che per molti non lo è, ma alla fine chi si fa sentire di più sono le accezioni negative. Ho ricordi di bambino, alle elementari, non troppo lontano da qui, a Cattolica. Quando mi chiedevano delle mie origini dicevo senza problemi che mio padre era di Napoli, anzi Spaccanapoli, il decumano inferiore della città, la via più importante.  I miei compagni, giustamente, non sapevano che in quel luogo visse e morì Benedetto Croce (suppongo che tutt’ora sia poco importante per loro), ma la notizia era sufficientemente importante per generare un “torna a casa tua terrone” ad ogni litigio. Lì per lì non accusavo molto, ma tornato a casa chiedevo a mio padre quale fosse questa casa, che tutti mi ci volevano mandare. Dopo un po’ cominciai a dichiarare solo il mio luogo di nascita, Milano.

Non erano ancora i tempi della Lega, quel Partito che negli anni 90, con 4% a livello nazionale, ma  un 18,9% in Lombardia, faceva dichiarare a Vito Spimi:

Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l’ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l’altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare.

Parlare di 4 o 6% sembra ridicolo, ma negli anni dell’exploit della Lega alle regionali andavano a votare percentuali superiori all’80% degli aventi diritto. Affluenze diverse, stessi meccanismi: da una parte era nell’aria la Tangentopoli che avrebbe annullato PSI e DC, dall’altra il Partito Comunista stava perdendo i vincoli della disciplina di partito e gli anti comunisti potevano  rilassarsi votando altro.

Oggi il PD è un partito che “questione morale” non ne fa, tanto che non si capisce quale sia la differenza con la creatura di Berlusconi…. non di certo le condanne. Forse, ma dico forse, le mignotte. Per trovare invece tracce di sinistra bisogna espatriare e dunque ci si può lasciar andare all’inutilità del voto leghista, come se, per i pochi che ancora votano, la cabina elettorale fosse un modo per levarsi un fastidio e non per darsi un governo.

Il fastidio in questione non sono più i terroni comunemente intesi, ma gli abitanti del sud del mondo, tra i quali ormai siamo anche noi, anche se facciamo finta che non sia vero. L’Italia è il paese Europeo meno sicuro per i minorenni  che totalizzano percentuali altissime (32,3%) di rischio povertà e più di mezzo milione  (723.000) che vive già in povertà assoluta e conclamata. Per il resto ci sono due milioni di Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, ne cercano lavoro. Il problema non è solo dei giovani ovviamente, ma certi indici sono chiari indicatori di una situazione devastante.

La differenza con i ricorsi di storia leghista è che mentre dopo il ’94 la Lega si accordò con un Berlusconi amico degli amici e autonomamente strutturato, oggi si contende i resti dell’elettorato con un Movimento 5 Stelle attestato attorno al 20% di media nazionale, che si mantiene tale grazie al quel “non so che”  di Welfare. Cosa sarà più forte? La guerra fra poveri da sempre istigata dalla Lega o l’indirizzo ad  una società più equa?

La chiave di tutto, dalle Comunali alle Nazionali, sta nell’affluenza al voto e nell’abbandono della rete come feedback programmatico. Sebbene i Social siano inimitabili per immediatezza della comunicazione restituiscono informazioni falsate rispondendo solo a logiche virali. Se il Web fosse indice reale di gradimento il Presidente del Consiglio dovrebbe essere un gattino che litiga tutto il giorno con un gomitolo di lana. Esiste un giacimento di voti in quel 60% di aventi diritto che ormai non vota più e per riprenderselo non serve arringare a gruppi Facebook, che contano diecimila iscritti, ma sono tenuti in vita da dieci sparuti individui che litigano fra di loro. Molto più utile rivolgersi direttamente agli  orfani del progressismo con in mano piani certi riguardo ai diritti civili e sociali.

P.S.

Cos’è mai il patriottismo, se non la vostra convinzione che un paese è superiore a tutti gli altri per il semplice fatto  che ci siete nati voi?” [George Bernard Show]

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Democrazia?

logo-forza-gnocca-ciclo-dell-arteMi sembra di averlo già scritto in passato, ma va da sé che lo sto già riscrivendo…
Se veramente erano democratici non lo scrivevano nel nome del partito. Così come quelli della libertà, che poi occupano le scale dei tribunali in nome della loro tanto sbandierata democrazia. Ci sono altri che parlano di libertà ed anche di ecologia, ma sono troppo piccoli e poi menzionano il partes, la parte, la sinistra, che già così appunto si mette in una posizione di parte, non rappresenta pertanto la totalità e quindi nulla a che fare con la democrazia.
Come quelli che invece si scrivono nel nome MoVimento ⭐⭐⭐⭐⭐, per evidenziare effettivamente quei 5 punti che mancano alla Costituzione: acqua pubblica, no al nucleare si alle energie rinnovabili, sviluppo, progresso, diritto all’informatizzazione e soprattutto all’informazione libera, ma di democrazia ne devono mangiare ancora tantissima, a pranzo e cena.

democrazia_voltaire

Per quanto mi riguarda il PDL è il cancro di questa società, insieme alla lorda Lega. Certo, ma hanno capito in molti che per estirpare il cancro devi combattere la muffa e i funghi che lo sostengono: il PD con tutto il suo apparato di conniventi alla Mafia, alla Camorra e all’Andrangheta, oltre alla Corruzione, al Clientelismo, al Nepotismo, all’annullamento dei diritti e della coscienza civile.
Non è possibile che per oltre 10 anni il PD ( il PCI, il DS, il PdS, la Margherita, l’Ulivo e tutti i cazzo di funghetti del bosco ), dalla regione, alle province, fino ai singoli comuni, siano convissuti con la Camorra in HERA, la Mafia in MPS, l’Andrangheta/Mafia/Camorra insieme nelle Cooperative.
Questo solo per fare alcuni esempi sul locale e senza spingersi troppo in là, ma se vogliamo possiamo anche parlare delle frequenze televisive, degli affari di speculazione taciuti in FIAT o Parmalat ad esempio, delle varie scalate alle azioni bancarie, degli affaracci sporchi di Lottomatica e Mondadori…
no-gods,-no-masters!Con tutti i cazzo di ex-sindaci, ex-consiglieri, ex politici, tutti quanti allegramente seduti nei consigli di amministrazione, nelle stanze dei bottoni come nei vari tribunali, lautamente stipendiati per controllare e combattere ciò che pensavamo di aver vinto nell’immediato dopoguerra… ebbene, questi non è possibile che non potessero sapere. Non è ammissibile!
Vogliamo poi parlare di decine di anni di cementificazione selvaggia per favorire il riciclaggio del denaro?
Chi sostiene il PD pertanto non è meno colpevole di ciò che ha combattuto.
Tutti responsabili dal primo all’ultimo e tutti da condannare.

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