Rimini Amministrative 2021 – Jamil Sindaco al primo turno. Risultati delle liste e seggi assegnati.

Come previsto nel precedente articolo la scarsa affluenza ha favorito il partito di sistema, piuttosto che le “novità”. Jamil Sadhegolvaad, al primo turno, è il nuovo sindaco di Rimini.

Con il 51,32% dei voti non ha bisogno di cimentarsi nel ballottaggio. L’analisi del dato è impietosa per i suoi avversari, non perchè si tratti di un risultato eclatante, ma perché al suo immediato inseguitore, Enzo Ceccarelli, bastavano circa 2000 voti per una seconda manche in cui le regole d’ingaggio sono decisamente diverse.

I voti c’erano, ma sono rimasti a casa. Con un’affluenza del 55, 59% hanno disertato le urne esattamente 53.433 aventi diritto. Persino il partito degli anti vaccinisti ha trovato un 4%, chi è mancato all’appuntamento?

Nella coalizione di centro destra Fratelli d’Italia (13,77%) super di poco la Lega (13,46%) e insieme sconfessano il dato nazionale dei sondaggi. Tra gli altri, lasciando perdere inutilità come il Popolo della Famiglie e Rinascimento Sgarbi, chi ha fatto un grosso buco nell’acqua è Lucio Paesani. Considerate le risorse messe in campo e l’impegno profuso, pare che siano mancati proprio lì i voti di accesso al ballottaggio.

Con 1.082 preferenze ha ottenuto meno di Erbetta, il consigliere che si faceva tagliare la siepe da Anthea e che in questi giorni girava per i seggi travestito da Craxi, con tanto di Garofano.

L’altra grande sconfitta è Gloria Lisi (8,93%), che ottiene un consigliere di consolazione.

Era lecito per lei sognare il ballottaggio? Le analisi politiche, più o meno autorevoli, scommettevano di no. Anche qui però qualcuno ha mancato l’appuntamento. Il Movimento a Rimini, con due parlamentari in campo e il King delle Milf Giuseppe Conte che scorrazza per il centro, vale 1509 voti (2,45%).

Appena poche ore fa Beppe Grillo esclamava in un post:

Più che il punto esclamativo doveva metterci una bella emoticon rassegnata. Il Movimento è un ormai un oggetto politicamente inerte. Gli unici che hanno tenuto duro sono gli eletti con responsabilità amministrative. Raggi a Roma saluta con un onorevole 20% e Gennari a Cattolica ottiene il ballottaggio. A Bologna, seppur in coalizione con il PD racimola un 3,37%.

Ma torniamo a Rimini. Tra le new entry c’è Rimini Coraggiosa.

Migliora, anche se di poco, il dato delle regionali e fa entrare Marco Tonti in Consiglio Comunale. Segnatevi la data. Rimini nell’ottobre del 2021 ha ottenuto il primo consigliere ufficialmente LGBT nella storia del Comune. E, per quanto ci riguarda, questa è l’unica novità degna di nota in questa brutta campagna elettorale dove i candidati hanno saputo discutere solo di parcheggi e telecamere.

Le sfide dell’imminente futuro sono molto difficili. Riempire il Consiglio Comunale di gente che fa fatica a capire il presente non è salutare. Bisognerà parlare di Diritti, di transizione ecologica e digitalizzazione. Per cui tenetevelo caro il Tonti, visto che sarà l’unico capace di mettere in fila un discorso che non sia tratto dal Manuale delle Giovani Marmotte.

@DadoCardone

Share

Rimini, amministrative 2021 – dati sull’affluenza – chi si deve spaventare? (Aggiornato)

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni, aggiornati alle 23:46 di domenica 3 ottobre, i cittadini riminesi al voto sono stati 50.687 su 120.330 aventi diritto

Una percentuale del 42,12%

Bassa? Per il momento sì, ma bisogna considerare che il voto è distribuito in due giorni e che non si può nemmeno operare un raffronto con le precedenti votazioni, che si tennero nella sola giornata del 5 giugno 2016.

In quel caso l’affluenza fu del 57,86% (circa il 10% in meno delle precedenti).

Quella volta vinse Andrea Gnassi al primo turno, con una percentuale doppia rispetto al suo primo competitor Marzio Pecci della Lega, candidato per il centro destra unito.

Un’elezione sui generis. Il Movimento, forte di un buon dato nazionale e di un ottimo lavoro sul territorio, venne suicidato da Beppe Grillo in persona che non voleva discutere con l’ex moglie, convinta che oltre al mantenimento le spettasse anche una lista 5 stelle a Rimini.

I voti del Movimento non pervenuto vennero raccolti in parte dall’ex (non di Grillo) Luigi Camporesi che ottenne un 9,53% condannando se stesso e Gnassi ad altri inutili 5 anni di bestemmie tra i denti.  

Dal ritiro del Movimento anche Pecci ottenne qualcosa, perché si sa che i 5 Stelle sono ecumenici. Non abbastanza però. Rimase infatti ben lontano dallo sfiorare il ballottaggio, forse per l’innata passione del centrodestra a candidare sindaci “forestieri” in una Rimini che non sopporta nemmeno i riminesi. Figuriamoci un riccionese o un bellariese.

Tornando alle elezioni odierne e all’attuale bassa affluenza. A chi fa bene e a chi fa male la diserzione delle urne? Gli elettori dei partiti più radicati e strutturati, pur nel calo generale, sono più motivati al voto. Questa potrebbe sembrare una considerazione ovvia, ma è senz’altro una chiave di lettura valida. Storicamente i partiti del cambiamento (vero o supposto che fosse) hanno sempre beneficiato di un’affluenza sopra la media.

Per cui il Partito Democratico, sebbene abbia dato il peggio di se (per il momento) con la solita “guerra tra bande”, è favorito dalla situazione, soprattutto perché radicato amministrativamente e presenta il valore della continuità. La gente, si sa, preferisce il male conosciuto, se le si presenta in alternativa qualcosa di incerto e sconosciuto. In fondo, nonostante il tifo, le promesse della politica rimangono quello che sono: opportunismo che poi si scontra con il vero impegno amministrativo.

Gli altri partiti (o liste, o movimenti, o gruppi di terapia che siano) dovrebbero temere la scarsa affluenza. Il centro destra è sostenuto da un eccellente dato nazionale, ma sembra giocare a perdere, candidando sindaci senza legami con il territorio. Chissà forse hanno visto il conto rimasto sul tavolo e pensano sia meglio pagare il prossimo giro.

Gloria Lisi ha composto un’alleanza funzionale alle elezioni, come un raggruppamento temporaneo d’imprese. Utile solo se si arriva al ballottaggio, ma inutile per fare l’ago della bilancia una volta esclusi dalla competizione. Le liste smarrite si comprano con le caramelle. Bene, tatticamente parlando, l’alleanza con il Movimento, ma lei più di chiunque altro, essendo la “novità”, soffrirà il protrarsi di una scarsa affluenza.

Rimane l’incognita di Rimini Coraggiosa, anche se comunque funzionale a Jamil Sadhegolvaaad. E’ l’unica lista, tra quelle che si candidano per la prima volta alle amministrative, ad avere una storia sul territorio.

Anche se i risultati delle ultime regionali su Rimini non sono stati certo incoraggianti ( 1.555 voti per il 2,25%% delle preferenze), in questa tornata possono vantare il valore aggiunto di Marco Tonti, il primo candidato ufficialmente appartenente alla comunità LGBT nelle amministrative riminesi. Sembra quasi di essere nel 2021, vero?

In ogni caso. Il prossimo aggiornamento sarà di oggi, lunedì 4 ottobre, alle ore 15.00 ed allora potremo meglio considerare il dato dell’affluenza.

AGGIORNAMENTO ORE 15.00

L’affluenza è un po’ risalita, ma il calo è confermato.

Il risultato è del 55,59% contro il 57,86% delle precedenti.

2,27% punti percentuali non sembrano un grande calo, ma confermano il trend in discesa della manifestazione elettorale che dovrebbe essere la più seguita in quanto connessa più direttamente agli interessi dei cittadini. Se poi il dato viene confrontato alle precedenti Regionali (con minaccia Covid più severa) è addirittura avvilente. A quella tornata elettorale avevano partecipato il 63,54% degli aventi diritto… e non era certo un risultato esaltante.

A più tardi con l’analisi del voto.

@DadoCardone.

Share

Rimini 2021. Che paura questa campagna elettorale…

Ce lo vogliamo dire chiaro? Non si può fare una campagna elettorale di un mese. Anzi, lo dico meglio. Non si può permettere che una lista elettorale, messa assieme alla bell’e meglio,  si presenti ad un’elezione facendo finta per un mese di capire quello che dice.

E’ una presa in giro. Peggio, è una struttura piramidale studiata per vendere aspirapolvere. Vuoi diventare Consigliere Comunale? Passa per i parenti e portaci una decina di voti, che forse (ma forse) vedi il capolista sedere in Consiglio mentre cerca di far mente locale: “cosa sono venuto a fare qui?” . Di solito realizzano dopo un paio d’anni.

Da che parte stai? C’è una lista per ogni gusto. Noi siamo gli imprenditori (qualsiasi cosa voglia dire questa parola), noi siamo quelli che non vogliono il Green pass, noi siamo i baristi acrobatici. Avanti Azdore e Umarell c’è posto per tutti, per chi sa far bene la piadina e per chi sono 40 anni che guarda  i cantieri, avrà pur capito qualcosa dell’urbanistica, no?

Una lista civica, perchè rappresenti il territorio, ha bisogno di vivere la gente e i problemi, per anni.  E gliene deve pure fregare!!! Non si possono prendere esperienze singole, soggettive, e far finta che contino qualcosa. I problemi di una città sono complessi e le amministrazioni appesantiscono inevitabilmente questa complessità con leggi, burocrazia e vizi dello status quo. Arriva uno (o una) che si è fatto i fatti suoi per 50 anni e diventa l’uomo del cambiamento? E con lui altri 32 che si sono conosciuti una settimana prima? Eddai!

Ho visto cose in questa campagna che voi “scrutatori non votanti” non potreste capire. C’è Jamil che non può fare nemmeno il manifesto da solo. Alle spalle deve avere lupus in fabula, giusto per far capire che quest’uomo l’ha inventato lui e lo parcheggia dove vuole (probabilmente vicino alla sua moto in Comune).

C’è Ceccarelli che vuol preservare il patrimonio della Rimini Romana, ma riaprire il Ponte di Tiberio. Anche lui ha qualcuno alle spalle, però usa meno il fiato sul collo, perché è impegnato a litigare con chiunque, sia via social che fisicamente. 

C’è Gloria Lisi. Tra liste e collegati ha recuperato 144 candidati per fare la “Rivoluzione Gentile”, che, oltre ad essere un’appropriazione indebita del titolo del Docufilm su Franco Grillini e di un suo libro, sembra una rivoluzione senza impegno, soprattutto rappresentata da chi ha fatto per 10 anni in vicesindaco. Ma lei è il frutto tipico della politica gnassiana :”o mi adori o sei fuori”. Ne abbiamo visti un po’.

Oh, ma poi ci sono anche i contorni eh! C’è Erbetta (a proposito di contorni) l’intollerante verso il malaffare, ma solo verso quello. Perché quando prima, da consigliere comunale di maggioranza, si è fatto tagliare la siepe di casa da Anthea, di tolleranza ne aveva. Lui è quello che in 100 giorni ripulisce Rimini (ipse dixit),probabilmente lo farà ispirandosi al suo Lume, Bettino Craxi, ricordato dai più per le mani pulite… o era “Mani Pulite”. Vabbeh, non importa, la cosa più interessante è il suo slogan probabilmente  mutuato direttamente da una categoria di PornHub: La Terza Via.

Non dimentichiamo Sergio Valentini. Brav’uomo, di saldi principi di sinistra, ma inadatto all’epoca dei social. Penso che il profilo instagram della sua lista sia degno della pagina Intrashtenimento. Guardatelo se vi capita e seguitelo mi raccomando. E’ così brutto da essere persino bello.

Non mi dimentico neanche del Sindaco 3V (o è 5G?). Cioè, non è che lo dimentico, non ne voglio proprio parlare.

E questi sono solo i maggiorenti di questa campagna. Poi abbiamo una tale quantità di specchietti per le allodole che le allodole ormai soffrono tutte di gravi crisi isteriche. Per come la vedo io ci sono solo due persone veramente interessanti e degne di essere citate come novità. Mi permetto di sottolinearlo perché la mia opinione notoriamente non sposta nulla, dunque non c’è dolo.

Il primo è il mio amico Marco Tonti. Uno che la politica, quella vera, quella che ha a che fare con l’esistenziale, la fa da sempre. Presidente di Arcigay, una storia personale e di attivista che certifica il suo impegno per i Diritti. 

La seconda è Chiara Bellini, che vedrei più come Sindaca che come vice. Non la conosco di persona, ma l’ho incrociata qualche volta in pubbliche occasioni. Carriera Accademica, cultura, proprietà di linguaggio sono evidenti, potrei scommettere anche su una certa intelligenza e una capacità nel relazionarsi quasi instantanea. Sono tuttavia giudizi superficiali. Come dicevo in apertura, la campagna è troppo corta per capire il reale valore d’ognuno. Ci vorrebbe più tempo per comprendere qual é il motivo per cui una persona intelligente voglia avere a che fare con il PD. Certo, poi ci sono gli stereotipi, ma di quelli facciamo meno.

P.S.

“Il rinnovamento avverrà quando qualcuno avrà finalmente il coraggio di dire che in politica non tutto è possibile.”

Andrea Camilleri

@DadoCardone

Share

Lavori utili per i detenuti? Provaci ancora Lisi.

Del carcere si sente parlare sempre molto poco. Ci accorgiamo che esiste solo quando diviene sovraffollato, o quando qualcuno tenta di togliersi la vita perché non sopporta le condizioni di permanenza.

Eppure ci fu un tempo, quando il garante dei detenuti era l’avvocato Davide Grassi, in cui molte questioni riuscirono ad arrivare all’attenzione del pubblico. Tanto è vero che i Parlamentari Sarti e Arlotti si sfidavano a colpi d’interrogazione per risolvere i malanni della Casa Circondariale di Rimini.

Il resto della breve storia infelice del garante Grassi, costretto a dimettersi perché privo di strumenti basilari, quali persino una semplice mail, resta all’onore delle cronache a causa di una brutta e imprudente accusa che il Vicesindaco Gloria Lisi aveva presto dovuto rimangiarsi data l’inconsistenza.

Oggi il Vicesindaco Lisi, sempre a proposito di Casa Circondariale, è ancora in cronaca locale per un accordo secondo il quale 5 detenuti saranno individuati e usati per lavori socialmente utili. Rimozione dei graffiti, cura del verde pubblico… insomma, le solite cose.

Perché scrivo che si tratta delle solite cose? In realtà dovrei scrivere che si tratta del solito accordo. Infatti, questa nuova iniziativa, annunciata come fosse rivoluzionaria, è del tutto uguale ad un accordo del 2014 che prospettava le medesime intenzioni, ma che poi non si sa che fine abbia fatto.  Al 2015 si annunciavano come individuati e già attrezzati 3 detenuti. Forse, quella volta sono stati in effetti individuati, ma poi si saranno rifiutati di mettere una pettorina Ci.Vi.Vo per fare un Selfie con il Vicesindaco. Già il carcere è una dura esperienza…

La perplessità di chi vi scrive, in questi casi, risiede sempre nell’impossibilità di stabilire a chi giovano certe iniziative.  Sarebbe bello pensare a strumenti innovativi di effettivo recupero, ma poi si perde sempre tutto nello storytelling di Giunte affamate di visibilità.

In realtà, presso la Casa Circondariale di Rimini, esiste già una sezione sperimentale di minima sorveglianza. E’ la Sezione Andromeda, dove detenuti con un particolare profilo manifestano volontà di recupero, si adeguano ad un ruolo attivo nella vita dell’Istituto e per i quali è prevista anche un’attività lavorativa. Perché non partire da lì, sviluppando un percorso già iniziato?

Il motivo, mi rispondo da solo, è un’irrimediabile storica carenza in numero del personale penitenziario e non leggo da nessuna parte che, per questo nuovo accordo, sia previsto personale in più. Quindi… che tipo di detenuto ha il profilo adeguato per andarsene in giro da solo? Perché diversamente si sottrarrebbe personale ad un’istituto già fortemente provato.

Staremo a vedere. Bisogna sottolineare che è un peccato, perché è vero, come in parte dichiara la stessa Lisi nel nuovo comunicato, che la pena detentiva ha una recidiva altissima e, per determinate situazioni, sarebbe più congruo e socialmente sostenibile creare istituti di reinserimento, più che di penitenza. Stiamo parlando però di un cambio di sistema, che non si realizza certo in queste operazioni d’immagine dal futuro quanto mai incerto.

P.S.

Ma alla fine i Casetti l’hanno avuto un Direttore a tempo pieno?

 

@DadoCardone

Share

Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

Share

Casa Madiba mette in mora il Comune.

Abbiamo parlato più volte di quest’argomento e qualcuno degli abituali lettori (tutti e due) ci chiede spesso se vi sono state evoluzioni. Il tema è Casa Don Gallo e la questione, perlomeno una delle questioni, sono i denari che il Comune doveva corrispondere all’Associazione Rumori Sinistri per il servizio svolto nella contingenza dell’Emergenza Freddo.

Era il dicembre del 2015. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, gli stessi ponti da cui si sono potuti allontanare i senza tetto, trovando riparo per due inverni consecutivi. Casa Don Gallo, va detto, è tutt’altro che un basico dormitorio dedicato all’Emergenza Freddo, come nelle intenzioni di chi aveva redatto l’Istruttoria di assegnazione. Il luogo è diventato sopra ogni altra cosa un volano progettuale contro le politiche di mutualismo emergenziale.

Quello di cui vi rendiamo conto oggi però è la diffida ufficiale, redatta dall’Avvocato Giordano Varliero, nel persistere a non corrispondere la somma stabilita di 15 mila euro. Un rimborso (non una retribuzione), tra l’altro stabilito unilateralmente, mai pagato per il primo inverno e nemmeno ipotizzato per il secondo. Quando si dice fare i caritatevoli con l’impegno degli altri.

Di richieste d’incontro per dirimere la questione, come si legge nel comunicato delle associazioni, ce ne sono state diverse e diverse sono state le scuse per non considerare le proposte degli attivisti. La più memorabile delle affermazioni rimane però quella di Gloria Lisi, Vicesindaco e titolare del Welfare, che riportiamo per tramite di testimoni presenti, : “L’inverno scorso non ha fatto neanche così freddo” (disse quella col termosifone e una casa).

In ogni caso, dopo una prima diffida bonaria, è giunta l’ora dei carteggi legali ( Diffida-ad-adempiere) nei quali l’Avv. Verliero da dei riferimenti piuttosto precisi. A noi di Citizen non rimane che sottolineare come questo nuovo incontro tra Davide e Golia non faccia altro mettere in evidenza in brutto rapporto tra la politica e la cittadinanza, tanto più se sinceramente attiva.

Una nota a margine del comunicato, ma neanche troppo, riserva parole dure anche per quelli che dovrebbero essere i rappresentati direttamente eletti dai cittadini, che appoggiano i concetti, ma si dissociano dalle pratiche. Il riferimento è a Luigi Rancoresi e Kristian Gianfreda colti impreparati a parlare di Emergenza Abitativa.  Chi vi scrive la trasmissione l’ha vista e deve osservare che la preparazione sul tema era oscurata dall’eleganza di Camporesi (ho detto tutto).

I ragazzi del Network Casa Madiba, come in altre vicende, si trovano volutamente deformati da retoriche che parlano di anarchia e d’insurrezione, mentre tutto quello che fanno è praticare un futuro migliore. Protesta e Disobbedienza Civile sono mezzi leciti, come dimostrato dalle recenti assoluzioni a formula piena di attivisti proprio del Network. Il problema è che la gente e i politici che corrono dietro alla gente confondono la Legalità, senza tra l’altro considerane i principi evolutivi, con la Giustizia Sociale. Non sono proprio la stessa cosa.

Anyway. La questione è facile. Era stato concordato un rimborso per un lavoro. Di lavoro ne è stato fatto molto di più. Del rimborso neanche l’ombra. Qualsiasi altra considerazione è subalterna a questo semplice assunto.

P.S.

L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione.

[Erich Fromm]

 

@DadoCardone

Share

Gloria Lisi First.. e poi forse i progetti solidali per sport.

Non lo sapete? Nelle opere di mutualismo e solidarietà esistono le serie come nel calcio. Ci sono progetti di serie A, tirati a lucido dalla propaganda e conseguentemente finanziati, progetti di serie B, che si accontentano del finanziamento standard per mantenere in piedi una qualche tipo di struttura retribuita e progetti di serie C, che combattono i veri nodi, cercano di evidenziarli, ma vengono rimborsati in pagherò, accollandosi etichette da anarco-insurrezionalisti.

Della serie B non parleremo. Servirebbe una puntata di Report per discriminare tra tutte le situazioni che appartengono a questa fascia, perché ne esistono di buone pur nell’ottica emergenziale e di pessime, gestite nella crudezza di un’opportunità qualsiasi. Per quanto riguarda la serie A e la C, invece, possiamo far riferimento a due fulgidi esempi del territorio di Rimini.

Il primo esempio è l’istituzionale “Housing First”, la massima espressione della Pietas comunale, la copertina sulla quale v’è stampata la contrita Vicesindaco Lisi che apre le sue braccia in direzione della miseria umana. Il secondo è quello di Casa Gallo degli attivisti Madibers che, citando Gnassi, si occupano di senzatetto per sport o al massimo per vanità politica. Andiamo però ad analizzare come stanno in realtà le cose.

Housing First

Innanzi tutto bisogna specificare che il nome Housing First non è un’invenzione del Comune di Rimini, né dell’Associazione Papa Giovanni XXIII cui il progetto è affidato. Housing First è un network creato dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), entità che raccoglie sia elementi di Pubblica Amministrazione che di privato sociale. Lo scopo del Network è fornire una serie di servizi per aiutare gli affiliati a costruire un percorso per senzatetto “dalla strada alla casa”. Tra i servizi citiamo: supervisione, training (anche tramite webinar), pubblicazione sui social del Network, ma anche “Promozione di partnership in chiave nazionale ed europea avvalendosi dei fondi nella programmazione europea 2014-20 nelle proprie articolazioni.”. Insomma… finanziamenti europei.

Intendiamoci tutto perfettamente lecito e degno di lode, d’altronde stiamo parlando di un’associazione che si muove in questo campo da oltre 30 anni. Scendiamo però nel particolare e andiamo a vedere come Rimini ha saputo utilizzare questi strumenti.

Il Comune di Rimini, nello scorso dicembre, ha prorogato di altri tre anni (2017 – 2019) il contributo al progetto Housing First dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Il contributo, che nel triennio 2014 – 2016, fu di 202.500 euro, nella proroga aumenta a 210.000 euro, diviso in tre rate di 70.000 euro ciascuna. Per fare cosa?

La Papa Giovanni sarà capofila di un progetto gestito in collaborazione con la Coop. “Fratelli è Possibile”, che si occupa di manutenzione, la Coop. “Madonna della Carità”, che fornirà beni di prima necessità e l’Onlus “Donarsi”, che fornirà i volontari. Il progetto avrà la finalità di offrire ai senza fissa dimora, stanziali, la possibilità di un inserimento in abitazioni autonome che consentano loro di reintegrarsi riacquistando lo status di cittadini autonomi e responsabili. Detta così… soldi ben spesi!

Ci sono però alcune caratteristiche da considerare. I beneficiari del progetto sono 9 persone. Non 9 persone all’anno, nemmeno a triennio, proprio 9 persone, in quanto, ovviamente, un percorso di riabilitazione per una persona che ha vissuto in strada a lungo, magari con qualche risentimento psichiatrico, è difficile che duri tre anni, soprattutto nell’ottica di ottenere un’indipendenza “autonoma e responsabile”. Sembrerebbe che la spesa corrente, per il progetto riminese di Housing First, sia di 70.000 euro l’anno per nove persone in nove appartamenti, ma non è ancora corretto , poiché è prevista la coabitazione di due o anche tre soggetti. Non si capisce bene il perché, c’è solo un generico riferimento alla ghettizzazione, ma nel progetto si indica chiaramente che gli appartamenti vengono recuperati principalmente nel mercato privato e non nella disponibilità ERP, con relativo aumento dell’onerosità.

Non ho idea se, oltre al contributo del Comune, il Progetto Housing First riminese riesca ad accedere anche ai contributi europei di cui parla il manifesto del Network, ma suppongo che diverse risorse siano necessarie anche per l’assistenza vera e propria, poiché queste persone, magari inserite in percorsi protetti, quale reddito potranno mai produrre? 300 euro al mese? E’ evidente che questo tipo di progetti funziona  meglio nelle nazioni che posseggono un solido reddito di cittadinanza.

Nella redazione del progetto si dichiara anche che il Centro Aggregativo del Progetto Michel Roland si è già dichiarato disponibile ad offrire la possibilità di un percorso lavorativo (nei limiti della possibilità del soggetto). Andando a vedere cos’è il progetto Michel Roland si scopre che la capofila è sempre la Papa Giovanni e che il responsabile ha una mail della Capanna di Betlemme. Niente di male eh… ma un tantino autoreferenziale.

Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don)

Nonostante il Comune dichiari che Casa Don Gallo sia nata su propria iniziativa, la verità è che si tratta dell’angolo in cui l’hanno costretto gli attivisti (tra cui senzatetto) del Network di Casa Madiba. Forse qualcuno ricorderà che l’anno scorso, dopo una serie di sgombri ad altrettante occupazioni a fine abitativo, l’Amministrazione Gnassi era riuscita a mettere sul marciapiede una ventina di senzatetto proprio alle porte dell’inverno. Il contraccolpo mediatico fu duro e gli strateghi degli uffici welfare (chiunque essi siano) optarono per un’istruttoria, completamente priva di qualsiasi forma contributiva, a cui far partecipare anche gli “occupatori”, allo scopo di creare un dormitorio autorizzato in via De Warthema. L’unico rimborso previsto erano 15 mila euro ad oggi mai pagati. Capite bene che nessuna delle progettualità del territorio, nessuna delle quali pare possa scendere sotto i 50 mila euro l’anno di spese di personale, poteva permettersi di vincere l’istruttoria. I Madibers, che notoriamente si occupano di senzatetto per sport, arrivarono fino in fondo, accollandosi l’emergenza freddo e trasformandola in accoglienza tout court, per un anno intero, usando esclusivamente proprie risorse.

Non solo. Nel corso di quest’anno hanno offerto percorsi di riscatto, assistenza medica e alla persona come la cura di certa documentazione che un senzatetto, italiano o profugo che sia, è impedito a procurarsi. Questo è il progetto di serie C, quello incredibilmente sotto sfratto perché il Comune (Lisi/Gnassi) non ha risorse per queste cose. Se vi state chiedendo quante persone sono state aiutate, chiarisco che non è facile rispondere perché in pianta stabile sono sicuramente più di 40, ma ne sono passate molte (molte) di più. Le persone cui è stata offerta una doccia, una visita medica, un letto per una notte, un genere di prima necessità, un giubbotto, un paio di scarpe, un aiuto con il permesso di soggiorno…. Beh, quelle non le ha contate nessuno.

Concludendo.

Quest’ articolo non ha lo scopo di mettere in forse l’operato, né la legittimità, di realtà come Papa Giovanni & Friends, anche perché dubito che riuscirei a scalfire il monolitico assetto che occupa istituzionalmente tutti gli spazi disponibili. Per alcuni può essere addirittura una sicurezza, ma facendo una semplice comparazione tra un progetto che costa 70 mila euro l’anno ed aiuta 9 persone ed un altro che a costo zero (volente o nolente, ma sicuramente insolvente) ne aiuta più di 40, si capisce che c’è qualcosa che non va. Se poi consideriamo le veline del Comune con cui s’indica Casa Don Sfratto come uno dei luoghi deputati all’emergenza freddo, siamo automaticamente colti da un senso di confusione inestinguibile.

P.S.

Le persone che lavorano, anche nel sociale, devono essere sostenute per l’aiuto che danno, fosse anche con un semplice rimborso, dunque nessuno si stupisce che (ad esempio) il progetto Michel Roland, su un budget corrente di 167 mila euro, ne spenda 66 mila per il personale. Quello che stupisce è invece il trattamento per chi è costretto a mandare diffide al Comune, allo scopo di ottenere rimborsi stabiliti unilateralmente. Il fatto poi che siano addirittura avversati nello svolgimento di un compito per cui non sono nemmeno retribuiti è veramente un paradosso amministrativo.

(Per chi volesse visionare il progetto presentato: housing first)

 

@DadoCardone

Share

La Compassione al tempo dei Social [di Moreno Neri]

 

Tra il grigio delle pecore si celano lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti.

(Ernst Jünger, Trattato del ribelle)

 

Il più pratico politico riminese di lungo corso sciorina su Facebook i suoi stereotipi sentimentali, dopo aver visto nel suo salotto Fuocammare, dichiarando di avere infine conosciuto una realtà drammatica, raccontata in modo diverso dalle notizie di cronaca, e quindi lamentandosi di come, al contrario, in Europa si facciano e referendum per non accogliere chi sopravvive da questi drammi e si costruiscano muri. Con l’ostentazione del suo stato d’animo tragico e stupefatto dà ad intendere che conosce bene il problema e che sa come ci si deve rapportare con chi innalza steccati. In realtà ha solo il lusso di avere un’emozione senza doverla pagare, perché nell’animo di chi non ragiona e non sperimenta la realtà dei muri c’è sempre spazio per i grandi sentimenti.

Al palchetto approntato della banalità dei sentimenti in occasione del recente discorso del vescovo per la festa del civico patrono si saranno accomodati pure sindaco e vice-sindaco. Si impancano come pubblico esempio del welfare e ne sono la pietra tombale. Commuoversi o rappresentarsi con la propria apparenza illusoria, la propria superficie è molto facile: basta metterci la faccia e affidarsi alle moltiplicazioni di questa ostentazione che affollano i media, omettendone la reale essenza.

È incontestabile che il sentimentalismo, sotto tutte le sue forme, predisponga sempre ad una certa “ignavia” da un lato e dall’altro provveda ad ammantare l’oscena nudità del proprio tornaconto personale nella parodia della solidarietà, questione che richiede invece una speciale unificazione di mente e cuore.

Di fronte a gente così ambiziosa da fingere di essere buona, diventa una medaglia al valore fingere di essere cattivi. Al giorno d’oggi tutti nella nostra città – nella sinistra da poltrona, da terrazza o da istituzione e cooperativa sociale, in quella Rimini a volte così attiva e a volte così in comune – sono così buoni, tutti Cappuccetti Rossi, che quasi quasi si vorrebbe che ci fosse rimasto ancora qualche cattivo, dei lupi.

Quei lupi che sanno l’amore e la compassione non sono un sentimento o un’emozione, come di solito si ritiene, ma è un’intenzione, una capacità, un potere: quello di dare un pizzico di gioia e di provare a rendere felici gli altri.

Si pensa che esternare su Facebook le proprie coraggiose condivisioni buoniste (o cattiviste nell’eccezione che ne conferma la regola) o condividere, in un ritaglio di tempo, una protesta, una proposta, una indignazione, una discussione, un dialogo, una denuncia sia abbastanza per dire del proprio impegno sociale e finanche della propria rettitudine morale.

Nel tempo in cui si va globalizzando tutto, compresa la disperazione dei senza-tetto e degli immigrati che ci parlano attraverso la loro presenza, qui nella nostra stessa città la loro perturbante invadenza fisica, rappresentata da Casa Gallo e da Rimini People, tenta di rompere l’ottundimento da rumore di fondo che tanti avvolge (li scalda, li illude e li manipola con il loro carico di menzogne e sciocchezze) e che si chiama comunicazione di massa o informazione di regime, determinando negli stessi tanti il loro sostanziale silenzio passivo, la loro indifferenza, tra una sciatta e ottusa esistenza e tra un proclama nichilista dell’insensatezza di ogni gesto della vita.

È ben rappresentata nella nostra città la più o meno benestante moltitudine del pianeta – quella che in questo momento non sta morendo di fame, di sete, per un tifone o un terremoto, non sta per annegare su un barcone, non si sta scannando nella macelleria di una qualche sporca guerra santa. Quella maggioranza, che ogni giorno si fa erodere un pezzetto di libertà e di senso, non è capace di scendere in piazza e di ribellarsi. Dunque nulla facendo, non avrebbe assolutamente neanche nulla da dire, ma su Facebook e sui media questo nulla da dire riesce a dirlo almeno una decina di volte al giorno postando nella propria pagina e navigando ognuno per contro proprio o diramando comunicati dal loro irraggiungibile palazzo, insieme solo nella forma, ma separati nella sostanza. Ognuno, in Facebook, dentro un mondo lontanissimo, il proprio, dimentico del prossimo, se non degli “amici”, anch’essi immaginari, cui esprimere un’indignazione, una ricetta o un insulto o la foto di un tramonto o i risultati di un sondaggio o l’istantanea della figlia preadolescente obesa, ma così intelligente: indifferentemente.

Ma la virtualità, l’immaterialità che lo avvolge non è e non sarà senza conseguenze. Sono molto preoccupato per il politico di lungo corso, parecchio per quasi tutti i suoi sodali e più o meno complici, moltissimo per la maggioranza che sostiene – alcuni con le proprie opere e i più con le loro omissioni – questo sistema criminale e criminogeno, che non si sana discutendo della bontà di un sondaggio che forse nel nostro paese ci colloca al primo posto di questo sistema, ma forse al quarto. Sono molto preoccupato per questa cieca confraternita, cui non faccio alcun rimprovero ma un’esortazione: venite a vedere. Fate la conoscenza con la condizione umana, prima che il tappeto vi scivoli dai piedi: meglio vivere che dormire, sapere piuttosto che non sapere.

L’illusione li sta rendendo tutti beati babbei, sempre più fragili – più stupidi e specialmente più spaesati – come lo sono quei turisti da crociera o da villaggio turistico che credendo di viaggiare per il mondo e conoscerlo stanno fermi in un suo simulacro e ne conoscono solo una pallidissima parvenza addomesticata. Loro sì, coloro che hanno e spesso hanno troppo, sono i veri stranieri, estranei all’umanità, clandestini nella realtà, ma protetti dall’aria climatizzata o dal riscaldamento, cullati dal ronzio del pc, lavati e nutriti, difesi da ogni intrusione della vita reale.

Non dobbiamo farci incantare dall’osservazione dell’indifferenza che in questo esangue Occidente della quantità e del neoliberismo sembra caratterizzare la maggioranza. Non può continuare e non continuerà. Se nel mondo 62 persone hanno la stessa ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di poveri, se in Italia la nuova generazione è la più povera dai tempi grami della II guerra mondiale e ci sono 4 milioni di persone che versano nella povertà assoluta, prima o poi il mondo vero verrà addosso a questa presunta maggioranza. Toccherà a questa “maggioranza”, se ne sarà capace, affrontare con gli occhi di nuovo aperti questo mondo così reale che non sparisce con un clic o si annulla con un dislike. Non è la nostra, la solitudine: è la loro, per quanto social sia o per quanto sia incistita nei gangli del potere. È l’isolamento di un mondo vecchio destinato a finire e ad essere travolto, fatto di un potere sempre identico e autoritario che gira le spalle all’umanità in nome della legalità, del profitto e dell’egoismo, della comodità e dei pareggi di bilancio.

Casa Gallo si oppone a tutto questo. Rappresenta il mondo nuovo, quello di nuove istituzioni nate dalla gente per la gente che sta costruendo, passo dopo passo, tra enormi difficoltà e avversioni, tra mille sgambetti burocratici e politichesi, nuovo welfare e servizi per chi è escluso da tutto, servizi che producono sicurezza sociale e un sostegno concreto a chi non ha nulla. La sua forza è quella di essere il luogo, per noi riminesi a km 0, in cui brilla la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutti i rischi che invoglierebbero ad agire altrimenti o, facilmente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti del coraggio.

Perché il coraggio della verità è l’essenza dell’impresa filosofica e del “dire di no” della critica politica: essere contro significa avere il coraggio dell’indocilità ragionata, della propria dissonanza rispetto all’esistente, avere la forza di rifiutare l’ingiustizia, l’iniquità e lo squallore, esercitare la possibilità di porre rimedio alla bruttezza, all’umiliazione e alla perdita di dignità. E infatti è anche la via per la bellezza e la sapienza: altro che i corsi di autostima, in grado di espandere il nostro ego, peraltro infinitesimale! Solo questo è il modo di essere, noi per primi, il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Spesso, oltre allo sconforto per sentirci isolati si accompagna la rabbia. Nasce dal fatto che la realtà non è bella, né buona, non è come vorremmo che idealmente fosse. Possiamo manifestare la nostra rabbia, lo facciamo, ma occorre incanalarne una buona parte nel realizzare l’ideale attraverso i mezzi che la stessa realtà ci offre. Se abbiamo un’Idea del Bello e del Buono in sé dobbiamo, senza farci troppo prendere da un’azione disordinata dallo sconforto e dalla rabbia, materializzarla nel piano del sensibile.

Cosa opporre allora a tutte queste regole e abitudini uniformanti? Prima le persone. Le persone sono quelle che ci impediscono di ridurre questa immensa tragedia a un mucchio di cose, concetti e numeri (un rapporto sulla povertà), fogli di carta (un certificato di residenza o un permesso di soggiorno o un rendiconto di progetto), le liberano dalla banalità e dall’imprecisione della loro reificazione, dall’annullamento del sentimentalismo a buon mercato. Dietro la loro misurabilità burocratica o finanziaria, dietro questa massa confusa di dati, c’è la singolarità ineludibile, l’unicità di ogni esperienza personale. Allora non sono più una massa confusa di poveri, di immigrati, di senzatetto, ma esseri umani, liberi, affamati di dignità, in cerca di felicità. Un po’ come tutti noi. Può sembrare incredibile, ma è in luoghi come Casa Gallo che oggi stiamo decidendo, concretamente e faticosamente, che cos’è un essere umano. La dignità e la libertà dei suoi ospiti misurano le nostre: più le neghiamo, più sprofondiamo in un abisso di vergogna e crudeltà, e più il benessere e la libertà che viviamo ogni giorno suona come un insulto, un insulto soprattutto a noi stessi, perché questo paradigma sociale prima o poi ci toccherà se non comprendiamo che viviamo in una casa comune e che ci accomuna il desiderio di restare umani. La possibilità per gli ospiti di Casa Gallo di avere un futuro, in breve, misura il nostro.

Mi dicono che tutto fa, comunque. Anche un sentimento espresso, seppur contraddetto dai fatti. E che qualcosa a lungo andare si sposta. Se davvero è così, per carità, meglio di niente. Però sarebbe bello ogni tanto vedere qualcuno deviare la rotta, pagare un prezzo per i suoi errori, correggere una direzione di marcia, scendere di uno scalino per la sua inadeguatezza, sarebbe bello che gli intrecci più o meno mafiosi sparissero, che un brutto progetto venisse arrestato, che un corrotto ammettesse la colpa e pagasse, che un incapace si facesse da parte e rifondesse i danni fatti. Mi accontenterei persino che qualcuno mettesse da parte i pregiudizi e i dissensi preventivi e si disponesse a cambiare idea, che fosse almeno disponibile a sostituire quei grumi basati sul sentito dire, sul preconcetto ideologico e sulla costruzione delirante di un nemico, che pensasse un po’ di più, che amasse un cincinino il rischio e la piantasse di frequentare idee che ha già, rifiutando idee che non vuole avere.

Ci piglia lo sconforto perché ci sembra di essere relegati a una marginalità estrema. Ma poi pensiamo che l’Occidente, paese della sera, dovrà prima o poi tornare all’aurora. Che ci sono persone e cose belle. Che sono, poeticamente, come i bucaneve, le primule e i primi fiori dei mandorli che, coscienti della loro debolezza, timidamente annunciano la fine di un tempo. E che è proprio quando tutto sembra perduto che tutto sarà salvato. Lenimento dello scoraggiamento potrebbe essere l’enigmatico e usatissimo avvertimento, ricordato anche da Heidegger, di Hölderlin, in Patmos, l’isola in cui fu scritta l’apocalisse: Vicino e difficile ad afferrare è il Dio. Ma dove è il pericolo, là cresce anche ciò che salva.

Moreno Neri

Share

Gloria Lisi, un bel problema per Gnassi.

lisisenzaMolto probabilmente succede anche in altri posti, non lo so. Qui a Rimini sembra, sempre più spesso, di vivere un romanzo di fantapolitica, uno di quelli in cui si narra di un futuro lontano nel quale anche i poveri, per essere accreditati tali, dovranno avere il loro codice a barre ed essere attaccati alla mungitrice del Sistema o, altrimenti, riconvertiti a biomassa.

Di romanzi così ne ho letti tanti, erano quelli in cui le multinazionali si sostituivano ai Governi e cose del genere. Sembravano possibilità così remote… eppure ci siamo arrivati praticamente con gli stessi vestiti che avevamo addosso quando studenti e operai scendevano in piazza a lottare per i propri diritti. Oggi i servizi basilari come acqua, istruzione e Sanità vengono privatizzati, se 50 studenti scendono in piazza per protestare contro la #buonascuola li blindano neanche fossero degli Hooligans e se non sei un povero “certificato” devi toglierti di mezzo,  renderti invisibile.

Sì, sto parlando di Rimini. L’ultimo fatto in ordine di tempo, quello che mi ha costretto a rimettere le mani sulla tastiera, nonostante sia ancora in “convalescenza post stagionale”, è l’assurdo trattamento riservato alla Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don), di cui nessuno dell’Amministrazione vuole cogliere l’importanza fondamentale.

Un brevissimo riassunto per chi non conosce i fatti. Due inverni fa per le strade di Rimini si moriva di stenti. Sei persone, sei senzatetto, hanno perso la vita in pochi mesi. Le associazioni canoniche di mutuo soccorso, strutture che agiscono fondamentalmente in emergenza e con disponibilità limitate nel tempo, hanno potuto poco. Qualcuno è morto per il freddo, altri per le conseguenze degli stenti, c’è stato un suicida e, sì, c’è stato anche chi è stato portato via dall’abuso di alcol, assunto in grande quantità per dimenticarsi di essere niente. I ragazzi del Network di Casa Madiba hanno suonato l’allarme e portato avanti occupazioni a scopo abitativo d’immobili abbandonati, da cui sono sempre stati cacciati, con largo uso di forze dell’ordine, manganelli, blindati ed elicotteri. Dopo un certo numero di scontri e dopo molte figure barbine per l’Amministrazione, fu raggiunta una tregua con l’assegnazione di un immobile in via De Wartema, Casa Don Gallo Appunto. (Va specificato che non si tratta di un regalo, ma di una regolare istruttoria in diversi passaggi di selezione.)

I morti, da sei, si sono ridotti a uno. Casa Gallo,  cui il Comune doveva contribuire con una spesa di 15 mila euro mai corrisposti, con più di 40 persone tenute lontano dalla strada tutto l’inverno e altrettante soccorse in modi diversi,  è diventata un esempio di recupero e riscatto a costo virtualmente zero.  Orto, pizzeria sociale, guardaroba solidale, progetti sociali, mercatino con i prodotti frutto del lavoro degli ospiti della casa, persone che ricevono assistenza medica a cui non avrebbero diritto (?!?) e senzatetto che magari, stabilizzatisi, trovano addirittura lavoro. Ci mancava solo una benedizione del Vescovo Lambiasi… anzi no, c’è stata anche quella. Parliamoci chiaro, è troppo. Troppo per un welfare comunale che riesce a farsi approvare progetti da centinaia di migliaia di euro per ottenere in proporzione un decimo dei risultati.

E allora il potere reazionario, altrimenti noto come Gloria Lisi, cosa fa? Ti sfratta. La motivazione è che il progetto era stato pensato per l’emergenza freddo. Chi si occupa in prima persona di casa Don Gallo, l’Associazione Rumori Sinistri, chiede dialogo, propone progetti, anche di un certo spessore, ma niente. La risposta è quella che potete trovare in questo PDF.
Riassumendo dal burocratese, lingua prediletta dalle persone con poco spirito che amano nascondersi dietro le norme:

  • Te ne devi andare perché legalmente ti posso obbligare e lo devi fare prima che torni di nuovo il freddo se no faccio un’altra figuraccia a mettere dei senzatetto sul marciapiede.
  • Mi devi dare 1800 euro di bollette
  • Altrimenti non ti do i 15.000 che ti devo e ti precludo la possibilità di partecipare a qualsiasi altro progetto che quest’amministrazione potrebbe concederti di realizzare (a tue spese).

Come la vogliamo descrivere questa cosa? Senza essere denunciati intendo. Il motivo di tutto ciò è piuttosto chiaro e lo si legge, neanche troppo tra le righe, nelle dichiarazioni della Vice Sindaco riguardo anche ad altre situazioni, come quella degli aiuti ai minorenni stranieri senza famiglia. Lisi vive nel sacro terrore che la città possa diventare un nuovo lebbrosario di Calcutta. Si lamenta in continuazione che Rimini attira troppi disperati, perché i comuni limitrofi non ne vogliono sapere di fare la loro parte, ma, invece di dare l’esempio proponendo un modello economico e percorribile come quello di Casa Gallo, preferisce chiudere porte e portafogli.

Poi uno si domanda come fa il mondo ad andare male con cotanti amministratori, così ben illuminati (leggasi in tono ironico). Politicamente parlando però Gloria Lisi è un problema molto grosso soprattutto per Gnassi, perché, ora che si è messo il nemico in maggioranza, non ha più la tranquillità che gli serve per portare avanti le sue vision (qualsiasi cosa esse siano). Purtroppo per lui tutti i guai gli arrivano proprio dal suo vice, che dovrebbe coprirgli il fianco Welfare. C’e’ stata ad esempio la disfida del campo Rom, che gli ha portato in consiglio degli scalmanati che volevano “bruciare lo zingaro”, a causa di un percorso mai fatto con gli abitanti delle future destinazioni. Ci sarà poi questa cosa dei senzatetto che, se il piano suicida di Gloria riesce, gli procurerà quasi 50 Homeless in una volta sola per le strade, con le conseguenti occupazioni per tamponare il problema e le conseguenti polemiche alzate dai bempensanti, che Rimini ospita in abbondanza. Purtroppo se chi amministra non pensa ai morti per le strade nella sua città, qualcuno lo deve pur fare.

Devo dire che personalmente, per quanta poca stima io abbia di Andrea Gnassi, attribuivo al Sindaco una dote di opportunismo che lo rendeva abile nel fare sue le cose che, in qualche modo, funzionavano. Casa Don Gallo era un plus che poteva agevolare con poco sforzo e di cui poteva addirittura vantarsi, visto che esperienze simili in Italia  si contano sulle dita di una mano. Devo ricredermi e concedergli la totale inadeguatezza.

P.S.

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.
[Pier Paolo Pasolini]

dado

 

@DadoCardone

Share

L’inadeguatezza politica di Gloria Lisi.

LISI DESERTBisogna dirlo, questa Maggioranza di centrodestra si confà alla personalità politica di Gloria Lisi. Non perché sia particolarmente di destra, il potere dell’associazionismo cattolico si nutre ecumenicamente, ma perché un Pizzolante o un Erbetta possono in effetti nascondere il fatto che l’Assessore alle Politiche Sociali.. ha delle uscite ben poco sociali.

Ci sarebbe comunque bisogno di qualcuno che la consigli, o che perlomeno le applichi una cura di Memento mori, visto che politicamente rappresenta un disastro che può funzionare solo nell’arroganza dell’establishment Riminese. Così, a braccio, ricordo in pochi mesi: le accuse a mezzo stampa nei confronti dell’Avvocato Davide Grassi, per le quali ha dovuto restituire pubbliche scuse, la cacciata dei senzatetto da un’occupazione abitativa alle porte dell’inverno, pettorine CI.Vi.Vo per documentare fotograficamente iniziative in odore di “fake” con i rifugiati, l’inaugurazione di un emporio di carità temporanea solo per residenti opportunamente registrati, lo sfratto esecutivo di un progetto per senzatetto che costa spicci e aiuta molto in favore di un altro da centinaia di migliaia di euro che non muove una virgola… etc etc.

All’inizio di questa nuovo mandato politico sembrava aver preso una diversa direzione, con tutti i limiti del caso. Nell’affare delle microaree aveva applicato una certo indirizzo welfare, dimenticandosi però di confrontarsi con i cittadini…. Non sono cose che si imparano da un giorno all’altro. In questi giorni però, con uno strano comunicato dallo stile confuso, torna decisamente allo stile iniziale, quello per cui la normalità  è che gli Affari Sociali e la Polizia Municipale abbiano lo stesso dirigente.

Il comunicato, che potete trovare qui, dice sostanzialmente che vi sono minori extracomunitari sul nostro territorio che, approfittando di regole imprecise, ottengono assistenza senza averne il reale bisogno. Ora chiedo a chi ha avuto la bontà di arrivare a questo punto dell’articolo: quanto poco accorta è una dichiarazione del genere?

In un momento di recrudescenza del sentimento sciovinista nel nostro Paese dire che vi sono minori extracomunitari che rubano risorse al comune non è molto intelligente. Il comunicato, a parte ripetere il concetto qui sopra riportato, non da alcuna specifica se non che “ non siamo di fronte ad emergenze umanitarie ma a dinamiche familiari temporanee”. Questa affermazione, per quel che ne sappiamo, potrebbe essere vera, ma senza specificare di cosa stiamo parlando, che lo voglia o no, resta solo un cerino lanciato sulla polveriera del “prima gli italiani”, slogan fascista per eccellenza.

Se vi fosse dolo sarebbe materia della Procura. Se si trattasse di un difetto di norma sarebbero altri i percorsi, non certo quello di vaghe dichiarazioni a mezzo stampa (è un suo comunicato, non uno scoop giornalistico). A questo punto viene da chiedersi che scopo ha questa comunicazione. Farsi perdonare per le microaree? Mettere pressione a qualcuno? Non è dato saperlo. Certo non si può confidare che questo tipo di dichiarazioni, lasciate decantare nella consapevolezza dei cittadini, porti dei buoni risultati.

Personalmente ritengo che l’indirizzo della Lisi sia quello di disimpegnare il comune di Rimini da qualsiasi spesa senza coperture prefinanziate. Per questo vanno bene le microaree, ma non la spesa irrisoria di Casa Gallo. Il che, nel senso matematico dei bilanci potrebbe essere anche lecito, non fosse che non stiamo parlando di Welfare. Lo Stato di Diritto prevede altri approcci, tipo che…. Se un minore è sfruttato suo malgrado ed allontanato dalla famiglia, per ottenere un qualsiasi tipo di agevolazione, ha comunque bisogno di assistenza. Cosa che non si legge nemmeno tra le righe di quel comunicato.

dado

 

@DadoCardone

Share

Ancora la nipote di Melucci? Veramente?

01826801Una piccola riflessione estiva ad uso e consumo dei lettori di Citizen. Il Secondo mandato di un Sindaco, offre, ovviamente, vantaggi e svantaggi. Meno ovvio è identificare la rilevanza degli uni e degli altri. Di getto si potrebbe considerare che una riconferma, ad esempio con i numeri realizzati a Rimini, dia l’agio di una popolarità che annulla le contestazioni spicce e permette di operare con più tranquillità.

La popolarità però è un valore effimero e, da queste parti, si nutre dell’overdose di eventi, soprattutto per l’insostenibile leggerezza dell’Homo Aperitivus. Questo Andrea “Party” Gnassi l’ha interiorizzato nella maniera più convinta, infatti quest’anno ha concentrato in soli 15 giorni tutti i suoi assi. Al Meni, La Molo Street Parade e la Notte Rosa.. (pare che abbia tentato di spostare anche Ferragosto, ma la maledetta burocrazia non l’ha permesso). Un’esaltazione, a beneficio degli autoctoni, che permetterà di passare sopra tutti i divieti di balneazione, nonostante il preannunciato miracolo delle Fogne tardi ad avverarsi.

Poi però arriverà settembre, si ricominceranno a fare i Consigli Comunali e i problemi irrisolti si presenteranno tali e quali, senza che l’atteggiamento sia cambiato di una virgola. Qualcosa di diverso però ci sarà: difficile passare per quelli appena arrivarti, che tentano di risolvere guai ereditati.

Rimini, c’è da scommetterci, presenterà il conto degli investimenti considerati prioritari secondo logiche di speculazione politica. Lo farà con nuovi e più veementi allarmi, primo fra tutti quel bisogno abitativo rimasto fuori da ogni programmazione che non sia emergenziale. Gloria Lisi, Vice Sindaco riconfermata, che con la lista Rimini Attiva ha ribadito la sua area di potere, è un’entità reazionaria, funzionale al sistema così com’è, dunque la creatività nel Welfare è da escludersi a priori. C’è da dire che l’Assessora dirige con polso fermo le idiosincrasie dello Stato di Diritto Riminese. Guardate ad esempio come appare del tutto naturale che uno stesso dirigente sia usato per gli Affari Sociali e la Polizia Municipale. Un bel corto circuito.

Altri insostituibili riconfermati sono Brasini, solo lui può far quadrare i conti di Gnassi, Jamil “Ringhio” Sadegholvaad e Massimo Pulini. Questo il quadrato del fortino. Gli altri assessorati, che come hanno dimostrato le mai sostituite Rossi e Visintin, nonché i facilmente ignorabili Biagini e Imola, non servono e possono essere usati come merce di scambio.

A proposito di scambio. C’era chi affermava che la pace tra Gnassi e Melucci sarebbe costata un’assessore. Noi non ci crediamo, ma oggi si parla di un possibile assessorato a Roberta Frisoni. Come chi è Roberta Frisoni!? E’ la solo incidentalmente nipote di Melucci a cui era stata affidata Agenzia Mobilità. Dopo la fuga a gambe levate da quel compito… come non apprezzare un suo coinvolgimento nella nuova Giunta?

Nell’altra parte della lista, da giocarsi in overbooking, troviamo anche Anna Montini, Assessore in quota Patto Civico, Lorena Fonti per Rimini Futura e Francesco Maturo. Di questi, se confermati, la mia preferita sarebbe la Fonti… laureata con una tesi sul Piano Strategico di Rimini.  Mi è sempre piaciuta la fantascienza.

Abbiamo aspettato un po’ per questa Giunta, ma sembra che il peso specifico sarà pressoché uguale a quello che abbiamo imparato a conoscere nello scorso mandato. Gnassi comanda color… Il tutto ovviamente facilitato da un consiglio comunale inerme. E’ vero che dall’opposizione promettono “sorci verdi”, ma quella gara lì si vince mediaticamente e Rancoresi, per esempio, ha l’unica capacità accertata di rendere noioso l’inoppugnabile. Al Primo Cittadino è stato già dimostrato che le sue Vision non tengono aperti gli aeroporti, ma è ancora lì. Il discorso della Lega poi non vale nemmeno la pena di affrontarlo.

P.S.

La politica è il governo dell’opinione”. [Carlo Bini, Manoscritto di un prigioniero, 1833]

dado

 

@DadoCardone

 

Share

Garante dei detenuti: the winner is… nessuno.

gerusalemme_liberata2Stasera Giovedì 18 Febbraio 2016, dopo oltre 7 mesi dalle dimissioni del precedente, si doveva votare per la scelta del Garante per le persone private della libertà personale. E si è votato. Peccato che la votazione sia stata invalidata dalla mancanza di una maggioranza assoluta.

Si doveva scegliere tra due pretendenti provenienti dall’Associazione Madonna della Carità, ricadente sotto l’egida del Vicesindaco Lisi, ed una che non lo era. Scelta difficile. Il dibattito, un po’ sottotono a dire il vero, ha stancamente preceduto la votazione con qualche piccola schermaglia e un esotismo alla Galvani che ricorre sempre ai massimi sistemi per non dire nulla. Proporre a Rimini il sistema carcerario della Norvegia saltando a piè pari il sistema carcerario italiano, non cambia il fatto che, nella locale Casa Circondariale,  continua ad esserci un direttore a mezzo servizio.

Tra le schermaglie citiamo ad honorem la stilettata che di è inflitto da solo Allegrini. Convintamente in campagna elettorale ha deplorato l’azione di Davide Grassi, ex garante e attuale candidato del gruppo storico del Movimento 5 Stelle di Rimini. Peccato per Allegrini che la sua vis polemica non sia supportata dalla una necessaria solidità di pensiero. L’accusa, di aver abbandonato i detenuti al loro destino, è ritornata come un boomerang sui denti Dem del Consigliere, che poi non ha saputo spiegare come tanta preoccupazione si sia risolta in 7 messi di latitanza nelle scelta del nuovo garante. Tra l’altro il Consigliere Tamburini gli ha anche ricordato che la Garante Regionale, Desi Bruno, citata dallo stesso accusatore, non avesse in realtà gradito il comportamento dell’Amministrazione che aveva portato alle dimissioni Davide Grassi.

Comunque sia… la cosa che la grande preoccupazione di tutti per lo stato dei detenuti non ha portato è stata l’elezione di un nuovo Garante. Tutto rimandato alla prossima votazione.

P.S.

Stasera anche le interrogazioni per chiedere una fermata d’autobus in via Venerin, dove i disabili devono farsi 1 km e 400 metri per un pezzo di pane, se rimangono a piedi. L’Assessore competente non c’era. Ha lasciato detto che risponderà… forse alla domanda dell’anno scorso protocollata dai cittadini.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Bücherverbrennungen

Delle volte ci si prova a credere che siano delle persone normali, come te, che non agiscano guidati dalla cattiveria. Poi ti cancellano il murales di casa Madiba alla vecchia caserma dei pompieri e allora ti chiedi cosa vuol dire un’azione del genere.

Vuol dire che sono contro i Murales? Di sicuro no, visto che ne abbiamo di enormi al cantiere del Teatro, a Borgo San Giuliano in memoria di Fellini, lungo il Porto Canale e chi più ne ha più ne metta. Forse vuol dire che nella loro distrazione istituzionale non riconoscano cosa rappresenta un murales e non lo identificano come forma d’arte? Anche questo è poco probabile giacché si stimano di avere un Eron tra i loro concittadini. Che sia perché il murales in oggetto trasmetteva un messaggio sbagliato, magari discriminatorio? Non può essere nemmeno questo, visto che erano rappresentate delle case, un simbolo il cui significato non può essere equivocato nemmeno impegnandosi.

Personalmente un’idea di cosa significa un atto del genere me la sono fatta. Significa che sono proprio stronzi. Dietro la scusa “come prima non va bene, riqualifichiamo e facciamo le cose in regola”, si nasconde il desiderio di cancellare qualsiasi cosa li metta in ombra. E’ evidente.

11863339_873146812766605_4311909976182615834_nNon avrei questa sicurezza se avessero lasciato il murales, ma così è troppo palese. Casa Madiba era una vecchia caserma dimenticata, come innumerevoli altre proprietà del Comune. I ragazzi di Casa Madiba Network l’hanno elevata all’uso per il quale è stata istruita quest’ultima istruttoria …. E tu cosa fai? Cancelli il simbolo della riqualificazione morale di quel luogo? Volevi proprio sterilizzare eh! Volevi mettere in chiaro che a Rimini il business dell’ospitalità è roba tua.

Questo è anche un brutto segno riguardo all’assegnazione dello stabile riqualificato … che poi vorrei proprio capire quali sono queste opere di riqualificazione visto che l’unica cosa vista fin’ora, la mala pittata, ha più che altro squalificato. E’ un brutto segno perché sembra già indizio della forte volontà di cancellare quell’esperienza e non di riassegnare a chi aveva lasciato il segno in quel posto (se no il segno lo lasciavi).

Devo dire che, come al solito, è stata usata scarsa intelligenza politica, ma questo è un fatto usuale per chi è cresciuto politicamente nell’assenza del confronto. Assessore Pulini, lei non dice niente? A quando un bel falò di libri che dicono cose diverse da quello che sostiene il PD?

P.S.

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini » [Heinrich Heine]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Una Forza Nuova per il Sindaco.

IMG_20150516_171415In questi ultimi mesi il Primo Cittadino di Rimini sta perdendo colpi e questo nonostante si stia entrando nella sua stagione preferita, quella in cui qualche privato si assume la briga di organizzare un paio di feste delle quali poi lui si prende il merito.

Rimini, anche piena di rotonde e colori pop, non riesce a nascondere i suoi problemi più seri. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza abitativa l’imbellettamento non riesce a nascondere la totale inefficacia di un Sindaco presuppostamente di sinistra. Non bisogna lasciarsi ingannare dai soldi che Gloria Lisi dichiara impegnati in certe iniziative, di fatto per accedere a quelli serve un certo reddito base che chi ha problemi di trovare un tetto, anche provvisorio, proprio non può raggiungere.

Come rilanciare l’immagine del progressista di sinistra benedetto dalla storia partigiana? Una soluzione potrebbe essere andare a celebrare clandestinamente matrimoni gay nella Corea di Kim Jong-un, ma ammetto che sia un po’ scomodo. Per fortuna negli anni a Rimini si è creata una discreta collaborazione tra Forza Nuova e Andrea Gnassi. Nel senso che Forza Nuova , grazie al Primo Cittadino che si va ad intromettere nelle operazioni delle forze dell’ordine, riesce a fare casino con dieci persone e cinque bandiere, mentre in cambio il Taglianastri fa finta di essere antagonista delle forze del male.

Così anche ieri, all’entrata di Piazza Cavour, Gnassi, con la sua leggendaria simpatia e savoir faire, è andato a prendersi a male parole con lo sparuto gruppo di manifestanti. Una provocazione bella e buona che ha complicato il lavoro delle Forze di Polizia, successivamente al confronto, con il Sindaco ancora ansimante per avergliene cantate quattro, un gruppetto di manifestanti ha rotto le fila correndo allegramente verso Piazza Tre Martiri.

Eh sì. Le fiaccolate per i morti in mare non bastano più, soprattutto se ti fai fotografare mentre smessaggi con il cellulare durante la pretesa solidarietà. Una recita, ma non per il cellulare in se stesso (magari gli stavano comunicando l’emozionante notizia che il Titilla avrebbe fatto una festa all’Aeroporto), più che altro perché dove ci sono i vivi di quelle traversate in mare gli si staccano le utenze.

A proposito di manifestazioni, migranti ed emergenza abitativa. Ricordo non troppo tempo fa una bella giornata di sole in cui qualche centinaio persone, tra cui diversi riminesi, anche molto giovani, hanno manifestato proprio per l’emergenza abitativa. Lì il Sindaco non si è nemmeno affacciato, perché va bene essere di sinistra, ma non per davvero. D’altronde il suo pensiero l’ha chiaramente espresso quella volta in Consiglio Comunale nella quale, ad un cittadino, con evidente cadenza del sud Italia, che reclamava il diritto di parola in quanto proprietario di immobile e regolare pagatore di tasse, rispose: “porta rispetto che non sei a casa tua”. Questa frase, presa pari pari, potrebbe essere scritta su uno striscione di Forza Nuova.

P.S.

Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura.” [Nietzsche]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Un Euro in più. [di Eleonora]

In questi giorni si è molto parlato del contestatissimo bando che affidava l’assistenza handicap per il Comune di Rimini. Il bando, già affidato, è stato impugnato al TAR che però ha respinto la richiesta di sospensiva. Questa la cronaca, quella che potete leggere su qualsiasi giornale, ma le persone, le immediate fruitrici, cosa ne pensano? Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Eleonora.

La Redazione

Uno dei bandi più discussi per il quale è stata necessaria anche  la sentenza del tribunale del TAR, un bando per l’assegnazione alla cooperativa che gestirà, per i prossimi tre anni, l’assegnazione degli educatori nelle scuole del Comune di Rimini. Molte proteste, tanti dubbi.

Ho ascoltato e letto molte opinioni e perplessità legittime anche degli operatori stessi che in molti casi potrebbero perdere il lavoro. Poi ci sono i dirigenti scolastici che chiedono garanzie sulle competenze, sui titoli di studio e sull’esperienza degli educatori, senza tralasciare l’altro tema della continuità educativa.
Tutto giusto, tutto importante. Ma io mi fermo un passo prima, molto prima.
Mi fermo di fronte al fatto che a mio modo di vedere, il Comune di Rimini, nelle persone che lo rappresentano in tale materia, ha gestito tale fragile necessità come una qualunque altra generica necessità. Ma non può e non deve essere così. E soprattutto non lo è per i genitori dei bambini, destinatari ultimi dello loro decisioni.
La delicata scelta dell’educatore e dell’insegnante, che dovrà seguire e assistere i nostri ragazzi con bisogni speciali, si poteva e si doveva gestire in un altro modo, avendo il coraggio ed assumendosi le responsabilità di percorrere ed inaugurare strade didattiche ed educative nuove.
Il famigliare di un bambino con necessità speciali si domanda se coloro, che hanno redatto il controverso bando, si sono mai posti il quesito di quali siano le reali esigenze di questi ragazzi e dei loro genitori? Che cosa manca oggi nelle scuole ed è mancato di in questi anni per assistere i bambini? Che cosa si può fare per migliorarne l’assistenza?
Perchè dichiarare che si spenderà un euro in più non basta a garantire veramente qualcosa in più. Il punto di vista non è più il bambino con i suoi bisogni, ma ahimè, l’operatore e le casse del Comune. L’aver perso l’obiettivo più importante, cioè il bambino con la sua educazione e la socialità, è la dimostrazione concreta che il bando nel suo testo, è sbagliato.
Una cosa posso dirla, a questi ragazzi manca il futuro. Il pensiero fisso di ogni genitore la  sera nel letto prima di addormentarsi è “ cosa ne sarà di mio figlio quando io non ci sarò?
Brutto da sentire, si. Ma è la realtà.
Viviamo in una società, dove non c’è posto per questi ragazzi. Viviamo in una società dove le disabilità, di qualsiasi forma, rendono complicata e complessa qualsiasi forma ti attività anche le più semplici come la scuola o lo sport.Viviamo in una realtà dove avere in una classe un ragazzo diversamente abile,
a volte viene letto come avere problemi a terminare il programma scolastico, perché la presenza di uno di loro in aula è un “peso”, perchè  “rallenta la classe “. I genitori di un bambino con difficoltà vengono avvertiti come un problema, perchè, chiedono, anzi giustamente esigono, il rispetto della dignità del loro figlio: il diritto ad avere una educazione, il diritto ad avere una socialità, il diritto ad avere un futuro.
Viviamo in una realtà dove a volte sono i genitori dei bimbi normodotati a non volere in classe con i loro figli ragazzi con disabilità mentali, perchè hanno paura che siano pericolosi.Una cosa atroce, ma non facciamo gli ipocriti: sappiamo benissimo che questi episodi accadono anche nella nostra Rimini. Invece la strada corretta, anche per far crescere con valori migliori e più veri tutti i nostri ragazzi diversamente abili e non,  è l’integrazione, la convivenza giornaliera, la socialità, il rispetto.
Io conosciuto la solitudine di genitori nell’affrontare le difficoltà dei propri figli, ho visto ragazzi con problemi emarginati per le loro diversità, perchè ricordiamoci che affidarli ad un educatore che ” lo badi ” durante la giornata a scuola non significa aiutare questi ragazzi come davvero bisognerebbe fare. Il bambino vuole di più, i genitori esigono di più.
Per farlo ci vogliono educatori preparati, ma non solo sulla carta. Il titolo di studio serve a poco se non è supportato da passione per il mestiere che si è scelto, dedizione e comprensione. Certi mestieri non sono lavori da stipendio a fine mese,  non si fanno per soldi, si fanno e si vivono come una missione di
amore incondizionato nei confronti del prossimo. E non basta un euro in più.

Eleonora

Share

Badi bene che mi denuncio!

Una volta ci si costituiva e si confessava affidandosi alla clemenza della Corte. Oggi no. Ci si denuncia, non si sa mai che alla fine si possa scendere a patti con se stessi.

Potrebbe sembrare il paradosso di una trama alla Pirandello, ma la realtà odierna, perlomeno quella politica, ha dei confini molto labili. Se esiste una lezione che Renzi ha dato ai nuovi Democristiani (PD & Co.) è che ti puoi giocare la faccia tutte le volte che vuoi, tanto nessuno se la viene a prendere.

E’ il caso, neanche a dirlo, del PD Riminese e di una delle più brutte figure che l’incompetenza politica, quella delle poltrone ad capocchiam, ha saputo generare: Aeradria. La cronaca locale ci avverte “Comune e Camera di Commercio, in qualità di soci di Aeradria Spa, hanno dato mandato alla Provincia di conferire un incarico ad un esperto legale per valutare la possibilità di esperire l’azione di responsabilità contro gli ex vertici di Aeradria”.

Detta così potrebbe suonare strana solo ai più informati, ma, districandola un po’, dovrebbe aver  senso anche  per coloro che non si sono mai interessati alla vicenda. Proviamoci: Il Comune, ossia l’Amministrazione, ossia la maggioranza che in Consiglio Comunale imponeva rifinanziamenti per Aeradria al motto del suo capogruppoINDEBITARSI, INDEBITARSI, INDEBITARSI”,  assieme alla Camera di Commercio,  hanno incaricato la Provincia, socia della società in oggetto, di trovare un legale per denunciare i vertici sempre della stessa società.

Si capisce? Non tanto vero? Proviamo in un altro modo. Gnassi, indagato per fatti che riguardano il fallimento di Aeradria, e la Camera di Commercio chiedono a Vitali, indagato per i medesimi reati, di trovare un esperto avvocato allo scopo di iniziare un’azione di responsabilità contro le cariche politiche schiaffate sulle poltrone della società aeroportuale dal loro stesso partito. Ci vuole un buon avvocato o un grande psichiatra?

Nel frattempo, mentre più di qualcuno rimane interdetto, il Movimento 5 Stelle di Rimini prova ad ormeggiare a terra i fatti con un comunicato stampa di cui riportiamo uno stralcio:

“Il M5S, già nella seduta del Consiglio Comunale del 2 agosto 2012, rappresentava al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale, apposita richiesta di avvio dell’azione di responsabilità1 nei confronti degli amministratori di Aeradria, precisando che secondo la Corte di Cassazione, in presenza di atti dannosi di cattiva gestione della società, l’Ente locale socio ha l’obbligo di proporre l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ai sensi dell’articolo 2393 c.c. e sottolineando che tale decisione non è frutto di una scelta discrezionale, ma risponde a precisi obblighi di tutela del patrimonio sussistenti in capo all’Ente socio. Anche questa proposta, al pari di quella del rinnovo dell’intero cda di Aeradria formulata già nel luglio 2011, rimase inascoltata. Nel frattempo Aeradria, dopo aver collezionato ulteriori perdite, è fallita.Ora, a fallimento dichiarato – che forse all’epoca poteva essere evitato o quantomeno contenuto accogliendo la proposta del M5S – l’azione di responsabilità da parte dei soci non è più possibile per legge, spettando al curatore fallimentare. L’art. 2394 bis del codice civile in merito all’azione di responsabilità nelle procedure concorsuali stabilisce che: “In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilità previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore e al commissario straordinario.” E’ quindi giuridicamente inspiegabile la decisione di emanare oggi un bando – con dispendio di ulteriori risorse dei cittadini – per valutare l’ipotesi di azione di responsabilità contro gli ex vertici di Aeradria”.

Già denunciare altri per fatti di cui probabilmente si verrà dichiarati corresponsabili non pare una mossa vincente, farlo poi  quando  i termini di legge sono scaduti a che serve? Forse, come stavano facendo con le rotonde di Rimini, l’intenzione era quella di “fluidificare l’asse mediano” delle pessime figure di questa Amministrazione.

P.S.

Ha fatto molto scalpore il servizio del TG2 sugli sfratti riminesi. Gloria Lisi, in tutta la sua innocenza e probabilmente nell’emozione per cotante telecamere, confessava candidamente di avere lo Sportello Sociale del Comune assediato da gente con mazzi di bollette in mano … un vanto per Rimini. Capisco che a qualcuno bisogna pur ispirarsi, ma proprio alla Gelmini no eh!?

Davide Cardone

new_twitter_bird_vector_by_eagl0r-d2yth6g-1024x576[@DadoCardone]

Share