Fascio Pass – serve una riflessione meno superficiale.

Catalogare il disagio come semplice stupidità è un alibi pericoloso per chi governa la Società Civile.

I fatti di Roma li conoscete. Una manifestazione NoGreenPass ha provocato diversi disordini tra cui l’assalto ad un pronto soccorso  e a una sede CGIL, quest’ultimo guidato da Roberto Fiore e Giuliano Castellino. Arrestati.

Le reazioni sono state immediate (giusto), ma non foriere di un ragionamento su quello che sta succedendo. Penso che i rappresentanti della cultura italiana, o perlomeno coloro che si definiscono intellettuali, dovrebbero fuggire la tentazione di mettersi nella squadra dei buoni e annullare qualsiasi tipo di riflessione.

Loro fascisti, i cattivi, noi i buoni, i partigiani, nel 2021 non risolve. Non perché Fiore & Company non siano fascisti, anzi. Fa strano che ci si accorga solo ora della loro esistenza. Ricordo ancora con fastidio quando questo ex latitante, condannato in contumacia per banda armata, si è messo a sfilare per il corso d’Augusto a Rimini assieme a una masnada dichiaratamente fascista.

Il fascismo non è un’opinione.

Tutti a dire “che male fanno”, come se il fascismo fosse un’opinione e non un crimine. Che male fanno lo abbiamo visto domenica. Loro certo loschi figuri che si prestano a questo revival da operetta, ma per manifestarsi il sentimento fascista non ha bisogno di indossare camice nere  e sventolare bandiere. Se è ridicolo pensare che il partito fascista possa essere ricreato, il sentimento è in mezzo a noi e non ci ha mai abbandonato, perché si nutre dell’esasperazione e della confusione delle persone.

Come cercava di spiegarci Pasolini, ormai quarant’anni fa, l’antifascismo di maniera è fuori tempo massimo, perché esiste una forma di fascismo più subdola e insidiosa intesa «come normalità, come codificazione del fondo brutalmente egoista di una società». E lo abbiamo visto domenica. Dietro ai fascisti c’erano persone normali, con tanta rabbia. E’ quello stato d’animo che si dovrebbe indagare e cercare di guarire.

Chi sono i NOGreenPass.

Ci sono i No Greenpass, che poi sono dei novax, ma cercano altre definizioni perché essere contro i vaccini nel 2021 è veramente dura per chiunque.  Manifestano la loro idea e a me non da fastidio. Un sondaggio è già stato fatto, l’80% degli italiani ha accettato due dosi, per cui nessun “No” può superare i “Sì” e la Democrazia ha già sentenziato. Se i NO vogliono perdere le domeniche, rinunciare ai luoghi pubblici al chiuso e mettersi addosso lo stigma del lavoratore con un problema, a me come individuo cambia decisamente poco.

Cambia molto però se la politica e la cultura li archiviano come semplici imbecilli. Parliamoci chiaro. Se vattelappesca litiga per il vaccino con un  NOqualsiasi su Facebook, non è niente di più che un litigio tra tifosi. Ma le persone con un peso, un rilievo e un ruolo nella nostra società non possono permettersi di avere un atteggiamento che non sia pedagogico. Se lo fanno, se si mettono anche loro a fare il tifo, ingrossano le fila dei confusi e degli scontenti.

L’origine del disagio.

Ed è proprio qui, se posso esprimere un’opinione, il problema. L’atteggiamento di sospetto verso “la versione ufficiale delle cose” è in campo da molto prima del Covid. Se nessuno se ne fosse accorto accorto, in America Trump ci è diventato Presidente. Di più è rimasto ultra competitivo anche per la seconda campagna elettorale per la Presidenza, che finì con l’invasione del Campidoglio ad opera di “cornuti” in stato d’agitazione, incoraggiati nella convinzione di essere stati defraudati. Non è abbastanza per capire quanto pericoloso sia non occuparsi delle cause di queste nuove dinamiche antropologiche?

Infodemia.

Ci sono cause che riguardano la modernità. L’infodemia è una di queste. Circola una quantità esagerata di informazioni per cui la persona “normale” culturalmente non ha strumenti di vaglio. E bisognerebbe darli fin dalla scuola i mezzi per distinguere le informazioni accreditate, altrimenti la gente finisce per credere che la terra sia piatta, recintata dal ghiaccio e sorvegliata da giganti per conto degli alieni.

La Politica.

C’è poi la sfiducia nella politica come strumento di rappresentanza e nei politici come assuntori di responsabilità. Il 50% delle persone che rimangono a casa per delle elezioni amministrative è un segno pesante di questa sfiducia. Anche il senso comune di “tifoseria” è stato stornato dalla mancanza di un reale senso dell’opportunità politica da parte di chi si candida a rappresentare i cittadini. Sul significato politico della bassa affluenza bisognerebbe aprire un’altra importante riflessione, ma chi ha vinto si sfrega le mani, chi ha perso racconta di essere stato scippato. Per il centro destra c’è stato accanimento della magistratura e Enrico Letta (per fare un autorevole esempio) ci viene a raccontare di aver recuperato “la sintonia” con il Paese.

C’è poi il vizietto della politica di usare la confusione. Non condanna, ammicca, si fa possibilista, non prende posizioni, proprio perché in competizioni elettorali in cui si vince con la metà più uno, della metà di quelli che hanno diritto al voto, anche una palazzina di famiglie può cambiare le sorti. E dunque perché inimicarsi novax o nogreenpass? Perché prendere posizioni ferme e decise contro il sentimento fascista che ci pervade? Perché non andare a stringere alleanze con stati che legiferano contro la libertà d’informazione e contro i diritti? La risposta è facile, quanto drammatica. Il motivo è semplicemente che anche quel sentimento fascista può essere usato elettoralmente, ma non solo dalla destra eh! Da entrambi i poli d’attrazione politica, perché se per la destra sono voti, per la sinistra c’è il nemico da combattere.

Gli intellettuali.

Per ultima, ma non per ultima come causa, metto l’incapacità della Cultura (nel senso più ampio del termine) e dei suoi depositari di saper leggere il presente e affrontarlo in un ottica che li spinga fuori dalla loro comfort-zone. La pratica pedagogica in questo Paese, ma non solo qui, risulta  annichilita da egomaniaci che sacrificano l’approfondimento teoretico, psicologico, didattico e antropologico, al vantaggio personale di qualche passaggio in tv. Il massimo ottenibile oggi.

Perché alla fine della storia se non sei capace di fornire i mezzi a chi ti ascolta per fruire del tuo sapere, tu stesso sarai valutato senza quei mezzi. E diventerai famoso non nel merito di quello che studi e/o insegni, ma perché scrivi libri e fai interventi nei quali prendi prendi in giro chi non ti capisce. A sua volta chi non ti capisce (ma anche chi fa finta di capirti per non sentirsi inadeguato) e ti percepisce asservito a certi interessi,  vede che ti sei guadagnato il tappeto rosso al festival del cinema di Venezia solo perché lo hai deriso. Cosa può generare tutto questo se non una rabbiosa distanza sociale?

Il dissenso.

In una Democrazia reale, applicata, il dissenso c’è sempre, anzi è addirittura vitale e infatti è stato organizzato nelle istituzioni stesse come sistema di contrappesi tramite l’opposizione. Il dissenso civile va compreso, analizzato seriamente. Nel disagio si nascondono necessità reali. Pensare che le persone siano solo stolidi consumatori, che ogni tanto diventano dei rivoltosi solo perché gli va, è un atteggiamento pericoloso per tutti. 

Mi auguro che chi si dichiara intellettuale prenda un po’ più a cuore la questione, perché a me pare che tutto sia trattato con l’estrema superficialità della sola scelta dell’ombra del campanile sotto cui stare. Che poi è anche quello che fanno i NoGreenPass alla fine dei conti, anche se la loro scelta è destinata ad essere minoritaria.

P.S.

Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura.
(Pier Paolo Pasolini)

@DadoCardone

Share

Quando il fascista perde il cappello: la versione che non vi hanno raccontato.

Rimini: Nella notte di venerdì 30 novembre 2018, in via Dario Campana, un ragazzo incappa in un gruppo di Neo Fascisti di Forza Nuova e viene aggredito. L’indomani nella cronaca leggiamo che i forzanovisti avevano intenzione di praticare un’azione provocatoria nelle vicinanze del Nework Sociale Casa Madiba, ma ad essere fermati dai carabinieri sono solo due di loro, più il ragazzo che viene accusato provvisoriamente di “rapina di cappello”.  Gli altri sono stati lasciati liberi di portare a compimento l’azione. Come sono andate veramente le cose? Ce lo raccontano due testimoni oculari.

Qui di seguito il comunicato ufficiale di Casa Madiba Network:

Quello che raccontiamo va ben oltre il tema dell’estrema destra, riguarda la possibilità di un mondo diverso e possibile, di una città nuova da costruire che in via Dario campana al civico 59F e in via De Warthema n. 26, il network solidale di Casa Madiba, stiamo provando faticosamente a immaginare. Ma riguarda anche il senso civico e di rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al nazifascismo e a chi con coraggio li difende ancora quei valori anche nelle strade, praticando la legalità dal basso.

Come direbbe Murubutu, una storia d’altri tempi.

La notte tra il 30 novembre e il primo di dicembre intorno alle 23.30 tre attiviste che erano ancora presenti presso lo spazio sociale dopo una riunione interna, uscendo dallo stabile, hanno sentito delle urla e una forte sgommata davanti ai cancelli all’ingresso del parcheggio di Casa Madiba. 

All’imbocco del parcheggio che conduce allo spazio sociale, dalla parte opposta della strada, una volante dei carabinieri aveva fermato un gruppo di persone, di cui uno con il giacchetto strappato e alcuni segni rossi sul viso e sul collo che era piegato intento a raccogliere i pezzi del suo cellulare con acconto un cartone di pizza e ad una bicicletta e altri, una decina, da cui velocemente si staccavano 2 con uno striscione tra le mani.

L’evidenza di quello che era successo non ha lasciato spazio a grandi dubbi. Per i carabinieri che erano presenti (scortavano i neofascisti?) no.

Un giovane precario riminese che tornava a casa dal lavoro in un locale della zona, ha incrociato lungo la strada un manipolo di attivisti di estrema destra che provavano a fare un’azione squadrista nei pressi di Casa Madiba.

Questo ragazzo non è un attivista dello spazio sociale, ma  un riminese e un antifascista, che in una dinamica palese e evidente, non ha voltato lo sguardo dall’altra parte, non ha fatto finta di niente e ha chiesto semplicemente cosa stesse succedendo, ritrovandosi poi inseguito da due persone bardate con la volante dei carabinieri già presente sul posto (ripetiamo, li scortavano?).

Lo stesso intervento delle forze dell’ordine ha poi sortito solo l’effetto di decontestualizzare l’accaduto, portando via il ragazzo in bicicletta e soltanto due dei dieci neofascisti che continuavano a inveire verso di lui.

Riteniamo molto grave che un evidente atto di offesa e provocazione verso uno spazio di attivazione sociale all’interno del quale è presente uno spazio di accoglienza come Casa Don Gallo che ha dato ospitalità dal 24 dicembre 2015 ad oggi a 128 persone senza fissa dimora e che un’evidente aggressione di stampo squadrista che colpisce un ragazzo che nulla ha fatto se non difendere la Costituzione, se non riconoscere un pericolo per la sicurezza pubblica nell’azione del gruppo dichiaratamente fascista, sia stato derubricato addirittura a rapina, in una dinamica abbastanza ridicola di “furto di un cappellino”, una querela fatta dai due aggressori evidentemente ben istruiti. Di questo avremmo voluto leggere sulla stampa. Di come mai sia consentita piena agibilità a questi soggetti a ridosso del centro storico e di quattro spazi sociali e di attivazione  nel quartiere (Casa dell’Intercultura, Centro anziani parco Marecchia, Casa Madiba, Casa Don Gallo).

Riconosciamo in queste dinamiche il solito tentativo di creare una narrazione delle diverse fazioni e opposti estremismi, dove anche una stampa complice racconta i fatti in maniera distorta e colpevole, perché tutto si riduca allo scontro ideologico, loro contro gli altri, facendo apparire chi, ogni giorno, da precario in un locale o da attivista di uno spazio sociale con le pratiche che mette in atto crea attivazione e socialità, dei semplici ”rissosi”, senza però soffermarsi su come mai, di 10 persone, solo 2 venissero portate via, lasciando poi completamente scoperto il territorio e la completa agibilità ai restanti neofascisti di continuare ad aggirarsi nei dintorni del Network sociale e di riprovare, e poi miseramente fallire, l’azione per la quale si trovavano in via Dario campana, la strada principale di un quartiere che ha definitivamente detto no alle pseudo raccolte solidali per soli italiani che gli stessi promuovevano davanti alla Conad di zona.

La questione in gioco allora non è solo antifascismo e fascismo, centri sociali e gruppi neofascisti come vorrebbero farci credere ma una visione di società e di mondo da costruire, di risposte da dare alle sfide epocali che abbiamo davanti, l’emergenza climatica, le migrazioni, la povertà e le diseguaglianze. Quale città vogliamo abitare? come possiamo immaginare un diritto alla città per tutti e tutte?

Per questo al posto del ragazzo aggredito potevamo esserci tutti e tutte noi. Potevano esserci tutti e tutte coloro che non sono indifferenti, che non si girano dall’altra parte, tutti e tutte coloro che provano a costruire nella precarietà delle loro esistenze uno spazio completamente e radicalmente alternativo a questo potere autoritario, maschilista, devastatore, di prefigurazione di altri mondi possibili. Su questo dobbiamo impegnarci in tanti affinché sia agita la verità ad ogni livello così come la solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito.

In questi tempi di sopraffazione, dove le linee di cosa è giusto o sbagliato sbiadiscono, non possiamo che ringraziare persone comuni, che nonostante tutto ci ricordano che siamo umani, tracciando le linee ben chiare su chi sono i buoni e chi i cattivi, su cosa sia la sicurezza sociale e chi la infrange, su cosa sia legale e cosa illegale. Dovremmo sentirci tutti e tutte colpiti per quanto accaduto Venerdì 30 novembre in via Dario Campana e reagire.

#SiamoConTe #NonAbbiamoPaura #RiminixNoi

Share

Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

Share

Niente spazi pubblici ai fascisti.

Il Comune di Rimini ha intenzione di portare in Consiglio un cambio del regolamento per i luoghi pubblici. Pare che sostanzialmente si cercherà di vietare l’uso degli spazi pubblici a chi non sottoscrive i valori dell’Antifascimo e della Democrazia. Per chi dovrebbe mai essere un problema accettare una cosa del genere? Non rispondete… era una domanda retorica.

C’è da scommettere che il passaggio non sarà dei più semplici data la vicinanza alle elezioni. In tempo di guerra, si sa, ogni buco è trincea. Anche la composizione dello stesso Consiglio Comunale potrebbe rappresentare una difficoltà, visto che nella stessa maggioranza vi sono storie più affini alla destra che al centrosinistra. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, quando Mario Erbetta rispose rassegnato alla proposta di Gioenzo Renzi di impedire l’apertura dei negozi etnici e “deportare” quelli già presenti: “Eeehh Renzi, non è possibile. Io lo so… potrebbe essere anche piacevole, ma di fatto le regole sono quelle per tutti”. 

Siamo sicuri però che il Consigliere con lo strabismo politico s’inchinerà ai voleri del suo partito petaloso. Patto civico è infatti lo specchio locale per Civica Popolare.. l’esperimento nato incrociando un’improbabile Ministro della Sanità e una brutta legge sui vaccini. A ben guardare le difficoltà per il regolamento “Antifascio” saranno più di natura tecnica. Come si sottoscrive la propria adesione ad Antifascismo e Democrazia? Chiedendo il permesso per lo spazio pubblico si giura sulla Costituzione? Oppure valgono i precedenti di chi fa domanda? Nella seconda ipotesi un partito come Forza Nuova (per dire) sarebbe fortemente discriminato e recriminerebbe proprio in questo senso.

Dal comunicato dell’Amministrazione si avverte una qualche insicurezza sul punto tecnico. Leggiamo infatti che  si tratta di un :“atto doveroso, la cui elaborazione tecnica terrà conto di quanto sta emergendo da altri Comuni in Italia e dalle proposte e soluzioni provenienti dal Consiglio comunale”. Come dire: qualcuno sa come si fa?

Intanto arrivano le prime reazioni al comunicato. Qui riportiamo quella del Presidente ArciGay Rimini:

La rimozione dagli spazi pubblici degli spacciatori di odio e di violenza neofascista è un atto doveroso che l’Amministrazione di Rimini si è impegnata a compiere. Ovviamente ora sentiremo i cori lagnosi di chi lamenta la “discriminazione al contrario”, ma si tratta di obiezioni chiaramente infondate. È invece preciso dovere delle istituzioni difendere la cultura e la pratica democratica da chi la strumentalizza e fa propaganda eversiva di ideologie anticostituzionali.
Ci auguriamo che questo regolamento venga approvato quanto prima e che contenga esplicitamente, tra gli esempi di discriminazione, anche l’omo-transfobia perché non possiamo dimenticare le contromanifestazioni al Rimini Summer Pride che hanno offeso la dignità e messo a rischio l’incolumità di ogni partecipante.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”

Inutile dire che noi di Citizen siamo a favore di questa iniziativa e che speriamo venga affrontata con cognizione di causa, senza fare errori di supponenza. Nel 2018 le ronde fasciste in giro per Rimini non si possono vedere e non si può nemmeno vedere l’ex latitante Roberto Fiore che vorrebbe insegnare nelle nostre piazze cos’è la Patria, dopo averla abbandonata per quasi vent’anni allo scopo di sfuggirne le regole.

P.S.

“[L’Italia] è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.” [Michele Serra]

 

@DadoCardone

Share

Quando Rimini esporta il suo disagio.

Finora c’eravamo quasi salvati. L’unico che usciva un po’ dalle pagine della cronaca locale era l’Augusto Gnassi che, con le sue speculazioni pop provincialotte, ci ha fatto diventare la vacanza dei Polacchi, donandoci quel genere d’internazionalità di cui potevamo fare volentieri a meno.

Rimini, però, si sa, è terra di talenti e in questi giorni ci ha pensato la locale filiale di Forza Nuova a farci fare una figura meschina oltre il nostro campanile. Pare siano andati a farsi arrestare fino a Macerata, o perlomeno il loro capobastone locale, Mirco Ottaviani, ex candidato sindaco, novello candidato al Parlamento, ci è riuscito sicuramente.

I fatti di Macerata ormai si conoscono in ogni dettaglio. La povera Pamela, tossicodipendente, è fuggita dalla comunità dove era in ricovero. Sulla sua strada ha trovato diversi mostri. Il primo un italiano che, trovandola sola e senza soldi, ha pensato bene di darle 50 euro in cambio di una prestazione sessuale, per poi lasciarla al suo destino. L’aspettava la morte per overdose e un pusher nigeriano che, volendo  togliersi il problema di quel corpo senza vita, lo ha fatto a pezzi. Mostri. Tutti.

A seguito di questi fatti, Luca Traini, Leghista, Fascista, sociopatico, con un tatuaggio di Terza Posizione sulla fronte, si è legato un tricolore al collo ed ha sparato a qualsiasi persona di colore trovasse sul suo cammino. Questo ha generato, a quanto pare fieramente, il primo vero atto di terrorismo politico sul territorio italiano dagli anni ’80 ad oggi.

Di seguito abbiamo avuto modo constatare che, sotto elezioni, anche uno psicopatico è degno di solidarietà. La Destra (ma anche molta Sinistra) nicchia, la Lega trova giustificazioni all’atto, l’ultra Destra va personalmente a portare il suo appoggio. Così Roberto Fiore, altro bel personaggio sfuggito alla giustizia italiana grazie ad una lunga latitanza e alla prescrizione, porta i suoi fedeli , una 40ina di forzanovisti, a cercare di farsi manganellare in piazza. Il martire “patriota” ha sempre il suo appeal e in tempo di elezioni non si butta via nulla.

C’è un video dei fatti, pubblicato da Picchio News, che ognuno può interpretare come crede, per cui lo allego qui (video). Io c’ho visto Forze dell’Ordine che mantengono una posizione per impedire ai militanti un percorso che gli era stato espressamente vietato, onde evitare scontri. Le provocazioni di Ottaviani e compagni, (“manganellate, dai! Fatelo!”) non sono state sufficienti per far perdere il controllo agli agenti, che però hanno portato tutti in Questura.

Da qui in poi, sulle pagine degli camerati riminesi, parte un racconto che in confronto la Shoah è una scampagnata (leggasi in tono sarcastico). Dai post Roberto Lo Giudice, segretario riminese, leggiamo (e mi raccomando di farlo in raccolto dolore):

“Devo chiedere scusa…..Si perché anche se non sono assolutamente una persona che normalmente ha paura ieri mi sono trovato per la prima volta in una situazione di pericolo che non sapevo come affrontare. Ed ho capito ! Ho capito che quando sei chiuso in un landrone [ probabilmente un androne N.D.R.] di una scala senza telecamere con tre celerini in cima ,cinque sotto, ed uno di loro di 100 kg vestito da antisommossa con manganello inizia a picchiarti a calci e pugni , calciandoti anche nello sterno , hai due possibilità solamente: reagisci (come il mio istinto da 40 anni mi dice di fare )ma poi ti arriveranno addosso anche gli altri con conseguenze facilmente prevedibili, oppure ti chiudi a riccio e speriamo che allo sbirro passi “la botta ” scatenata dal tuo commento “siete traditori del popolo”!!.Già; lui si è imbestialito per questo ! E ripeteva mentre menava in maniera convulsa “io non sono un traditore, merda. ..”. Ed aveva ragione in fondo….Perché lui è un servitore dello Stato non del popolo e quella sera il suo sporco lavoro lo aveva fatto !! Non aveva tradito lo Stato: ha picchiato dall inizio alla fine come il Questore (rappresentante dello Stato ) aveva chiesto davanti a tutti in piazza.

Devo quindi chiedere umilmente scusa per tutte le volte che ho avuto dei dubbi oppure ho detto “mah….. forse…” ai vari Cucchi, Aldrovandi, Sandri,Giuseppe Uva o Stefano Consiglio e tanti altri uccisi per mano del servitore dello STATO non del Popolo. Già , loro purtroppo quel dubbio probabilmente di come agire l’hanno avuto e sono stati molto molto più sfortunati di me e dei miei militanti. A tutti loro chiedo scusa ; da oggi non avrò più nessun dubbio di come funziona con i servitori dello STATO.”

Comprendete? Ha capito! Poi non ci mostra nessuna foto di questo pestaggio, né nessun segno di ciò che l’ha fatto sentire tanto vicino a Cucchi e ad Aldrovandi. Non dubitate però, lo trova facilmente un camerata che lo riempie di botte per evitare una denuncia per diffamazione. Altrimenti potrebbe usare la catena che già in altra occasione ha esibito con scarsa destrezza.

Non ho molte parole per questa vicenda, se non la considerazione che Rimini coltiva disagio e che è arrivata anche ad esportarlo a piene mani. Le persone protagoniste di quest’ ultima vicenda non sono nuove ad atti che le pongono sotto pregiudizio legale, eppure qui a Rimini sono liberi di fare ronde notturne non autorizzate, con tanto di foto reportage. Forse è ora che questa Comunità cominci a ripensare seriamente a se stessa e alle sue priorità.

P.S.

“Un giorno il fascismo sarà curato con la psicoanalisi.” [Ennio Flaiano, Diario notturno, 1956]

 

@DadoCardone

Share

Il Fascismo non è un’opinione, è un sentimento.

Mario Capelli, Luigi Nicolò ed Adelio Pagliarani, i Tre Martiri di Rimini.

La nostra epoca è così. Disgraziata, senza personalità capaci di essere un fermo punto di riferimento. Gli eroi della rottamazione, spogliati dello slogan, si rivelano bugiardi compulsivi e si sciolgono in mille giorni pur avendo il supporto di chiunque. Quelli della rivoluzione invece si scoprono conformi e perfettamente funzionali allo status quo.  Alle persone normali, quelle che vorrebbero affidare una delega a qualcuno, perché oberate dagli impegni  quotidiani, non resta che tifare. Tifare è facile. Il pacchetto è preconfezionato, ti danno: una maglia, una bandiera, qualcosa da cantare, un senso di appartenenza. La sensazione di far parte di qualcosa è sempre più forte della volontà di coltivare la propria mente critica e, nell’economia della vita, meno dispendioso.

Tifiamo tutto. Dalla Politica ai Reality, non disdegnando nemmeno la fazione di quelli che “la vera piadina è solo quella di Rimini” . Il problema dell’essere tifosi seriali però è che, per facilità di ragionamento, si creano gruppi di significato spurio, pretenziosi legami tra quello che si vuol sostenere e significati già predigeriti dalla comunità.

La condizione non è certo avversata da una Politica ignorante e isterica che corre sempre dietro alla notizia dell’ultima ora. Una gara di visibilità che ha veramente poco a che fare con una pratica etica del mestiere più antico del mondo (che per inciso è il politico e non la mignotta).

In tutto questo generalizzare e banalizzare sempre più spesso però restano  compresi significati molto pericolosi.  Ad esempio per la sindrome da tifoso, infatti, chi pratica l’Antifascimo è automaticamente di sinistra, mentre chi è di destra è naturale che applichi un atteggiamento tollerante. Queste associazioni e semplificazioni estrapolano il concetto dal suo significato reale e ne fanno una questione di parte, camuffandolo da semplice opinione.

Oggi come oggi interventi importanti a proposito del Fascismo parlano proprio di questo, della libertà di opinione. Enrico Mentana, non una voce qualunque del giornalismo italiano, dice che “Mettere fuorilegge un’idea battuta dalla storia vuol dire averne ancora paura” e si dice convinto  che la forza della ragione sia sempre maggioritaria soprattutto in paesi come i nostri, che hanno conosciuto i totalitarismi.

Il problema è forse proprio questo. Il nostro Paese ne ha veramente memoria? Immediatamente dopo la caduta del Regime persino Togliatti chiedeva tolleranza, tutti sapevano di cosa si stesse parlando. Oggi il Fascismo cresce e lo fa in fasce della popolazione che non si possono definire propriamente nostalgiche, per quanto definire nostalgico uno che non ha almeno 80 anni non ha molto senso. Sono al contrario giovani, con una media d’età che fa fatica a superare i 40 anni. Sono arrabbiati per una realtà nella quale non riescono ad intervenire ed hanno un’idea della storia “fai da te”. Loro non propagandano un’opinione, ma un sentimento sciovinista che, la cronaca ci insegna, molte volte portano fino alle estreme conseguenze. Questi gruppi, che siano di Casa Pound  o di Forza Nuova, attraggono sempre più consensi anche in virtù del fatto che in Italia la cultura Antifascista è ormai solo un eco tanto affievolito, appunto, da considerare il Fascismo un’opinione come le altre. A Rimini, nelle ultime elezioni amministrative, la locale sezione di Forza Nuova ha candidato un pregiudicato facendogli ottenere 910 preferenze. Poche? Fino a 10 anni fa sarebbero state solo le 20 degli iscritti.

Oggi viviamo giorni molto fecondi per certe recrudescenze ed è imprudente trattarle come fossero semplice goliardia. Non sto parlando delle bottiglie di vino con la faccia del Duce. Penso siamo tutti in grado di comprendere la differenza tra un souvenir e un atteggiamento apologetico. La necessità di una ferma presa di posizione contro il Fascismo anche a livello legislativo dipende da altro, e più precisamente dall’esigenza di non far apparire la più grande iattura del ‘900 qualcosa di opinabile. Un ottuagenario nostalgico che al bar sentenzia “si stava meglio quando c’era lui” è tollerabile… Roberto Fiore, condannato in contumacia per banda armata e associazione sovversiva, latitante per 19 anni fino alla prescrizione dei reati, che sfila per strade di Rimini (Medaglia d’oro al Valor Civile per meriti conseguiti durante la Resistenza) proprio no.

Un tema serio, quanto mai attuale, che in Parlamento si traduce (al solito) in uno sterile litigio a causa dello scarsa coscienza  istituzionale dei contendenti. Quello che bisognerebbe risolvere è il conflitto di costituzionalità della legge Scelba, imposto dalla Cassazione ormai 60 anni fa; il nodo che non permette di sanzionare alcun comportamento fino a che non si realizzi in banda armata. Prima di quell’evenienza però c’è molto altro, compreso il presentarsi bara in spalla ad un unione civile. E questa è violenza.

Il PD sanziona i souvenir (per quanto personalmente vivrei bene anche senza busti del Duce in giro), il Movimento non coglie l’occasione per rilanciare, ma parla di legge liberticida senza dare la giusta forza a quello che avrebbero in alternativa proposto i suoi deputanti, anzi. Il giorno dopo, nella solita modalità ambigua, Grillo (o chi per lui) pubblica un articolo in cui si sostiene che Mussolini non ha alcuna responsabilità nella morte di Matteotti. Non proprio un aiuto per gli iscritti ai Meetup, che stavano cercando di spiegare che loro no, non sono fascisti.

Salvini? Lui gongola. Ha una frasetta facile facile da far ripetere ai suoi “le idee non sono processabili”… facendo passare così l’idea che costruire uno stabilimento balneare a tema fascista, come quello che si legge nella cronaca di Chioggia in questi giorni, sia come aprire un circolo dello sport. Sciovinismo per sciovinismo vorrei vederlo alle prese con uno stabilimento che  sventola bandiere nere inneggianti alla Jihad.

Il tema è già destinato a diventare una farsa, precipitando tra i colpi dei like da tifoseria social. Scegli una parte, tira su una bandiera e comincia a postare compulsivamente link che confermino l’idea precotta. Tanto chi non ha coscienza del suo passato ne ha ancor meno nel suo futuro e dimentica che la lotta al Fascismo non è questione di parte.

Per dirimere la questione è utile ricorrere al pensiero di chi quel momento storico l’ha vissuto veramente, anziché affidarsi a quello che ha capito della storia un disoccupato represso convinto che una volta i treni arrivassero in orario (una delle bufale più vintage che ci sia).

“Ricordo noi straccioni affamati entrare in Piazza Maggiore il 25 aprile. Quel giorno abbiamo deposto le armi e consegnato un’Italia libera dai Nazisti alle generazioni future. In Piazza c’erano tutti, c’erano anche i Monarchici, ma non importava quello in cui credevi, gli unici nemici erano i Fascisti e i Nazisti”.

Queste sono le parole di Lorena Armaroli, residente a Riccione, altrimenti nota come la Piccola Partigiana, molto cercata durante le commemorazioni della Resistenza, ma poco ascoltata durante il resto dell’anno. Una frase che nella sua drammatica semplicità ricorda: il Fascismo non è un’opinione, ma un male di cui l’Italia si è liberata a fatica con un costo altissimo in termini di vite. La condizione naturale fu superare divisioni e appartenenze.

P.S.

“Noi non conoscevamo nulla della politica, sapevamo solo di avere un nemico” [Lorena Armaroli]

 

 

@DadoCardone

Share

Ma cosa vuoi che sia, solo un po’ di Fascismo!

Cattura2Alla fine ci siamo arrivati. Per non sconsacrare la libertà d’opinione abbiamo lasciato parlare i Fascisti ed ora loro ringraziano organizzando contro-eventi omofobi, in rifiuto del Rimini Pride, a margine dei quali qualcuno consiglia: “Fosforo bianco per via rettale agli adepti di Satana”… ed è una donna.

Questo non è l’unico commento di una violenza inaudita che si legge a corollario dell’evento Facebook organizzato da Mirco Ottaviani e non è l’unico compilato da una donna, ma colpisce la precisione del riferimento. Il Fosforo Bianco è un’arma letale, vigliacca ed estremamente dolorosa e allora ti vien da pensare… ma questa persona quanto ha fantasticato sul come procurare dolore?

Va da se che chi ha scritto cose del genere non sta bene, al pari di quelli che hanno promesso spari e coltellate, o del tale che inneggia all’AIDS come difensore della “normalità” (come se l’HIV poi fosse una questione solo degli omosessuali). Bisogna assolutamente sottolineare però come l’ignoranza, la frustrazione e l’acredine di una certa fascia di popolazione abbia trovato il suo naturale contenitore nelle forze neo fasciste.

Una volta se lo dicevano tra i denti sparuti anziani al bar, solo fra di loro, “quando c’era lui..”. Ora invece non c’è più vergogna, i nuovi fascisti non si nascondono, anzi, si presentano alle elezioni amministrative. La Storia non ci parla più e sarebbe ora di mettere in fila le responsabilità.

In tutta evidenza l’Antifascismo è formalmente richiamato come valore in molte occasioni, ma appare più maniera, che significato. Commemoriamo, ma non pratichiamo. Una delle prove sta nel fatto che un pregiudicato per reati violenti, l’Ottaviani di cui sopra, possa tranquillamente dichiarare nelle colonne dei giornali locali: “sono un fascista in camicia bianca”, senza che nessuno si faccia disturbare da questo, né corra in procura a depositare un esposto per apologia di fascismo. Deve essere stato il fatto della camicia bianca a confondere.

Gravi indizi di come i nazionalismi si stiano sedimentando in tutta Europa non mancano e Rimini, nonostante sia medaglia d’oro al valor civile, non si sta certo distinguendo per una reazione. E’ vero che alcuni di questi inviti allo sciovinismo si sono addirittura travestiti da carità, vedi le raccolte “Prima gli Italiani”, ma le azioni violente e l’incitamento alla violenza lasciano pochi dubbi. A proposito… sono proprio curioso di vedere quanti di coloro che hanno condannato senza appello i fatti di Via Dario Campana, giornalisti compresi, saranno altrettanto pronti a condannare le minacce, per niente velate, di Forzanovisti e simpatizzanti del fascio.

Ho il timore di conoscere già la risposta. Ho però un’altra domanda che mi sto facendo da diverso tempo: ma Rimini è fascista o è solo superficiale quel tanto che basta da non capire quanto perniciose siano certe ideologie? Certo è che la Rimini votante, consapevole o meno, ha espresso un Consiglio Comunale dove i valori di Sinistra sono stati sacrificati sull’altare delle speculazioni politiche e l’opposizione è interamente composta da persone che se le chiami fasciste… beh nessuno di loro se ne fa certo un cruccio.

Affidiamo ai prossimi giorni la speranza che la Rimini per bene sappia reagire all’aberrazione di simili tendenze. Bisogna capire e riuscir a spiegare che delle minacce così esplicite non sono una cosa accettabile. Non possono essere considerate solo sfogo, o effetto collaterale di grettezza e ignoranza. Prendere di mira in maniera violenta un diverso modo di sentire, concepire e interpretare la proprie esistenza è caratteristica propria delle visioni totalitarie che avocano a loro tutte le prerogative, i diritti e le esistenze delle persone. Nessuno dovrebbe avere mai il potere, né la malata ambizione di stabilire univocamente cos’è la Normalità.  Purtroppo è proprio quest’intenzione che si legge, neanche troppo tra le righe, nell’evento Facebook: “Vogliono far divenire la normalità motivo di vergogna, e la perversione motivo di orgoglio” (riferito agli omosessuali). Personalmente ritengo molto più perversa una somministrazione rettale di fosforo bianco, piuttosto che un uomo in monochini, ma forse sono io a non essere normale.

P.S.

“Mi è sempre sembrata un po’ inutile la disapprovazione dell’omosessualità. È come disapprovare la pioggia.” [Francis Maude]

dado

 

@DadoCardone

Share

La Rimini che … fascista.

benito mussolini-2Rimini, medaglia d’oro al valor civile, per meriti conseguiti durante la Resistenza, doveva vedere anche questo. Mi sto riferendo ovviamente alla manifestazione di Forza Nuova di sabato, ma non alla sfilata in quanto tale. Pragmaticamente… un raduno nazionale che conta un centinaio di elementi, si poteva fare anche con il club di quelli che portano solo la scarpa destra. Quello che mi ha impressionato è stato l’atteggiamento della politica riminese nei confronti dell’avvenimento, che si è attestato tra un chissenefrega e un “stiamo zitti che son sempre voti”. Tutti pronti ad etichettare come populismo cose come il Reddito di Cittadinanza, ma nessuna reazione ad una solidarietà solo per Italiani.

Era dai tempi di Ponzio Pilato che non si vedevano mani così pulite. L’unico che ha preso una posizione netta rispetto alla faccenda, bisogna dirlo, è stato Giovanni Benaglia di Possibile. Per tutti gli altri permettere a Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, di passare l’arco di Augusto e arringare ai curiosi, è stato esercizio di Democrazia. Ma Rimini, sempre quella della medaglia d’oro al valor civile, lo sa chi è Roberto Fiore? Nel caso qualcuno non lo sapesse, o facesse finta di non ricordarlo, ecco un promemoria.

La storia di Fiore è fatta di militanza in gruppi di estrema destra, tra i quali Terza Posizione, associazione sciolta per l’accusa di neo fascismo. Negli anni ’80 la sua azione politica s’intreccia pericolosamente con il terrorismo nero e con i fatti della strage di Bologna. Inconfutabile però è che, dopo vari rapporti di denuncia da parte della Digos di Roma, recepiti dalla Procura della Repubblica di Bologna, viene spiccato un mandato di cattura a carico di Roberto Fiore. La Procura scrive:

 “gli indizi risultano dalla complessa attività criminosa del FIORE, e dagli elementi emergenti dal proc. Quex circa la presenza del FIORE in Bologna nel marzo 1980, unitamente all’ADINOLFI, per organizzare attentati.”

 Nel 1985 viene condannato in contumacia per “Banda Armata (in associazione con i Nar) e associazione sovversiva”, ma il ricercato è già in Inghilterra dove comincia i suoi 19 anni di latitanza, finiti con la prescrizione dei reati ascritti.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su quella latitanza. Queste poche righe però bastano già per capire verso chi la politica ha fatto finta di niente, quando non ha addirittura manifestato appoggio, come visto in diversi post sui social. Lo scarso spessore dei politicanti riminesi, alcuni anche di lunghissimo corso, da destra a sinistra, si misura proprio su questi fatti. La politica non è riuscire a vendersi come validi amministratori di “condominio”, per quanto di bravi ancora non ne abbiamo visti, ma è coltivare idee; perché la cultura è l’unica cosa che in certe materie può fornire un valido punto di vista.

La nostra dovrebbe essere una cultura antifascista. Fino a che qualcuno fa il nostalgico da bar si può anche fare finta di niente, ma quando gente vestita di nero marcia per le strade della Città, arrogandosi il diritto di stabilire cosa sia caritatevole o meno,  e tutti giocano a fare Don Abbondio.. beh quella cultura muore e non rimane altro che contare gli spicci.

A proposito di cultura. Sta per arrivare anche Salvini, il più bravo di tutti a sfruttare la pochezza della politica e le nevrosi della gente confusa. Viene a bearsi della voragine lasciata dal Movimento e di una Destra ridotta ai minimi termini, da una Sinistra che occupa il suo posto. Povera Rimini, sistematicamente spogliata di tutte le sue garanzie. Qualcuno s’inventi un’opposizione presto!

P.S.

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… […]”     [Leonardo Sciascia]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Conferenza Stampa: Casa Madiba risponde alle accuse.

A seguito dell’accusa di aggressione premeditata, nei confronti dei Militanti di Forza Nuova, Manila Ricci e i ragazzi di Casa Madiba dicono la loro sulla provocazione, sulle armi e sulle prossime iniziative contro le spinte fasciste e leghiste.

Share

Bella Ciao

Ci sono giorni che guardandoti indietro pensi di aver fatto un po’ di strada, ma poi  guardi avanti e ti accorgi che non hai fatto nulla. Il mondo è ancora lì, intonso, forse peggio di come te l’hanno consegnato, con i suoi pochi pregi e i suoi innumerevoli difetti. Sì, ti dici, sei stato pressoché inutile.

Ci sono persone invece a cui è stato consegnato un mondo a pezzi. Hanno lottato. Ne hanno consegnato uno libero alle generazioni future… anche se poi non è durato quanto avrebbe dovuto. Ne sono consapevole, come sono consapevole che oggi la maggior parte delle opinioni si basano sulla ricerca della conferma di se stesse, ma quasi mai sull’esperienza.

006In questi ultimi due giorni sono stato con Tommy a trovare una persona che ogni volta mi insegna qualcosa, ma non lo fa con intento pedagogico, semplicemente lo trasmette. Si chiama Lorena, è stata una Partigiana militante nelle Brigate Comuniste a Bologna ed ha dalla sua opinioni forgiate dalla Storia.

L’invito a passare qualche ora da lei è arrivato perché tempo fa scrissi di un’emozione che mi aveva provocato un suo discorso, in occasione delle ormai lontane Parlamentarie. A quanto pare l’emozione era stata reciproca perché ha voluto che le firmassi quel pensiero. Il regalo, comunque, ancora una volta lo ha fatto lei a me.

Come dicevo sopra, sono stati necessari due giorni per completare la visita. Lorena racconta, lo sa fare e le piace farlo. Per me si tratta di un’esperienza che trascende il piano della realtà in cui vivo, mi fa capire cosa possono fare le persone se crescono in regime di privazione e perché, proprio per questo, sono follemente attaccate ad un ideale di libertà. A dire la verità la prima volta mi sono talmente perso che, pur avendo la macchina fotografica, portata per rubare un ricordo, non ho fatto nemmeno uno scatto. E’ stato un peccato poiché per un attimo mi è sembrato di essere a colloquio con un quadro del Caravaggio.

008Nessuno aveva acceso le luci di casa, ne alcuno aveva sentito la necessità di farlo. La sola luce entrava dalla finestra del soggiorno dove siamo stati accolti. Provate a costruire mentalmente quest’immagine. Ogni mobile è una libreria. Alle pareti quadri a olio e ritagli di giornale sul TRC. Sulla tavola “Collusi” di Di Mattero. Il viso dell’ottantottenne Lorena in luce nella sua parte sinistra, completamente al buio nella sua parte destra. Una mano a battere sul tavolo il ritmo dei suoi ricordi e lo sguardo fisso proprio là, nel suo passato.

“Ricordo noi straccioni affamati entrare in Piazza Maggiore il 25 aprile. Quel giorno abbiamo deposto le armi e consegnato un’Italia libera dai Nazisti alle generazioni future. In Piazza c’erano tutti, c’erano anche i Monarchici, ma non importava quello che in cui credevi, gli unici nemici erano i Fascisti e i Nazisti”.

004Descritta con la semplicità che la verità sempre possiede, un’eredità storica enorme, di cui pochi si rendono conto oggi. Lorena è così. Ha la benedizione di un pensiero estremamente lucido e quando racconta torna la sedicenne che svolgeva le missioni affidatele dalle Brigate, in mezzo ad una Bologna distrutta dove anche chi era presumibilmente un amico, gli Alleati, non lesinava nel bombardati la casa. Una caparbia studentessa di Liceo, sebbene la classe sociale non la favorisse in questo, che rischiava la vita ogni giorno con i libri di scuola pieni di ciclostili incitanti alla sollevazione popolare.

Lorena è ancora così. Lo sanno bene i sindaci di Riccione con cui cerca il confronto da quando ci abita, lo sanno le prostitute del quartiere, lo sanno gli orientali che tengono aperto un improbabile spaccio di alcol facendo finta di fare fruttivendoli fino alle tre e mezza di notte. A Lorena un mondo così, con ragazzi sempre più giovani che d’estate vede a terra ubriachi e drogati, fa male… molti che conosceva sono morti per garantire qualcosa di diverso. E allora ha  bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di una nuova battaglia, ha bisogno di ispirare quell’istinto di sopravvivenza democratica che sembra ormai sopito.

014Alla fine della seconda visita, tra torta salata e cedrata, ci fa anche il dono di rivelarsi vulnerabile, dicendoci che questa nostra chiacchierata le ha fatto bene all’animo. Io e Tommy, fingiamo di essere stati utili. In realtà siamo stati più che altro ad ascoltare, ma… alla donna che ha chiesto a Berlinguer di togliersi le dita dal naso non è che gliene puoi raccontare troppe.

P.S.

“Noi non conoscevamo nulla della politica, sapevamo  solo di avere un nemico” [Lorena Armaroli]

@DadoCardone

Share

Forze Nuove, solita solfa.

IMG_20150606_095651Questo pezzo non lo volevo scrivere. Mica perchè non ho un’opinione in proposito, ma perchè come diceva il saggio McLuhan, sociologo più noto che conosciuto,  per combattere certi fenomeni “Bisogna staccare la spina“.

Sto parlano nel caso specifico di Forza Nuova che sabato ha fatto volantinaggio in Piazza Tre Martiri mentre (e questo è il loro vero peccato), il Primo Cittadino era distratto e non si è presentato per litigare. Più tardi commenterà una cosa del tipo che lui stava inaugurando una scuola e che si provvederà a “sanzionare“. Cosa voglia dire sanzionare non è dato saperlo, visto che non si capisce nemmeno se la cosa fosse autorizzata o meno, ma per amor della tecnica alla Pippo Baudo (faccio tutto io) ci pregieremo di vedere anche Gnassi Pizzardone.

Dicevo che non mi va di parlarne di questa cosa perchè un’azione di per se scarsamente efficace e comunicativa viene amplificata da quattro somari che pensano bene di farsi “luce con la bolletta degli altri” e sono così politicamente inesistenti che riescono a parassitare persino Forza Nuova…. non parliamo poi dell’ennesima occasione di mettere di mezzo il Movimento 5 Stelle.

Erano non più di una decina, con altrettante bandiere e la scorta di due cellulari, macchina della Polizia, Digos e Carabinieri. Fossero stati quelli di Casa Madiba era d’obbligo l’assetto antisommossa. No perchè a Rimini, per chi non lo avesse capito, funziona così: il vero pericolo sono quelli che solo con la loro esistenza fanno capire alla gente che il PD non è un partito di sinistra. Si percepisce chiaramente. Manganelli e sgombri per persone che si occupano dei senzatetto e “sanzioni” per chi fa dell’Apologia del Fascismo in una piazza dedicata ai Partigiani. Più chiaro di così!

Poi c’è il problema del Movimento 5 Stelle, quello si che mette paura, tanto è vero che l’avanguardia dell’aperitivo spreca un’intera domenica mattina per dargli contro, roba che gli è saltato un brunch. Il Consigliere Bertozzi e il Consigliere Piccari, due politici con una profondità di pensiero pari all’acqua residua delle lenti a contatto dopo l’applicazione, si inerpicano in bambocceschi percorsi dialettici tesi a dimostrare che il Movimento si contraddice. In particolare entra in campo l’Assessore Sadegholvaad che, probabilmente rinunciando a qualche rito metrosexual, tipo la crema per il contorno occhi, usa il suo tempo per insinuare che il Movimento 5 Stelle ha votato in Consiglio perchè FN manifesti in piazza. La realtà è che il M5S si è astenuto dalla possibilità che il Consiglio Comunale possa deliberare chi può manifestare in piazza e chi no, perchè è una questione di pubblica sicurezza di cui si occupa la Questura in base alle informazioni che possiede e perchè potrebbe essere l’ennesima occasione di favorire espressioni politiche a dispetto di altre. Ammetto però che queste sono finezze politiche che chi non sospetta che i cacciatori caccino… fa fatica a capire.

Una nota di colore. L’Assessore si è pure prodigato in una discussione sulle occupazioni, secondo lui non giuste e illegali, chissà se questa considerazione provenga dalla scoperta che diverse prostitute di nazionalità cinese gli occupavano l’appartamento di famiglia da tre anni e mezzo… sono cose che segnano, soprattutto se i condomini, dopo avertelo segnalato, decidono di fare un Esposto in Procura. E questo era il capitolo delle contraddizioni.

C’è poi il capitolo dei “cornuti e mazziati” come il caro Pantaleoni che fa parte di quel Partito… com’è che si chiama? Non ricordo bene, mi sembra “Volemos, ma non Podemos” o una roba del genere. Lui, dopo 4 anni e dispari, con il classico lembo di carta igienica che esce dai pantaloni, vorrebbe un “comunicato di fuoco” da parte dei 5 stelle, dopo averli chiamati indegni, contro Forza Nuova. Ah.. se avesse avuto le stesse pretese nei giorni in cui il suo Assessore e il suo Consigliere facevano finte sull’Acqua Pubblica, che neanche Maradona, forse adesso non sarebbe spoltronato (o lo sarebbe con maggior dignità).

Il Comunicato, su stette Fascisti con otto bandiere, fa comodo ad un sacco di persone, FN compresa. Fa comodo al PD che può alimentare l’ansia che senza di lei sia regime, fa comodo al Sindaco meno di sinistra che Rimini abbia mai avuto, il quale può combattere battaglie che lo fanno sembrare meno reazionario. Fa Comodo a personaggetti come Bertozzi e Piccari che possono saltare sulla sedia e gridare “Questa la so!“, dopo una legislatura ectoplasmatica. Fa comodo ai culi addormentati dalle poltrone, che possono far finta di aver perseguito un senso, mentre invece si sono limitati a scoregge silenti sulla pelle impunturata.

La Comunicazione la faccio io, non per delega, ma per evidenza dei fatti. Il Movimento, soprattutto quello quello di Rimini, è contro ogni forma di Fascismo, ma non lo dimostra allineandosi agli strilloni. Lo dimostra ogni giorno dando voce a chi la chiede, portando e pretendendo onestà, lottando contro le soverchierie del Partito Nazionale e ribadendo ogni giorno che: nessuno deve rimanere indietro. Sparuti individui sponsorizzati dalle recitate ire del Sindaco non meritano attenzione, se non nella evidente disparità di trattamento che rappresentano nei confronti di Casa Madiba.

Non lo volevo scrivere sto pezzo… era pure domenica.

P.S.

“Soltanto i segreti insignificanti hanno bisogno di protezione. Le grandi scoperte sono protette dalla pubblica incredulità.” [HERBERT MARSHALL MCLUHAN]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share