Alcune riflessioni sul Futuro – di Raffaella Sensoli.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni sul futuro dell’ex Consigliere Regionale Raffaella Sensoli. Il suo pensiero è declinato non solo alla luce della rappresentanza politica, da poco giunta al termine, ma anche nella sua veste di donna, madre, lavoratrice.

La Redazione.

Qualche nostro nonno ultracentenario ancora forse si ricorda l’ultima pandemia, quella di Influenza Spagnola che fece milioni morti. All’epoca non c’erano ancora a disposizione gli strumenti di cura e ricerca che oggi abbiamo la fortuna di avere e che hanno salvato migliaia di vite in questi 3 mesi.

Ma ci sono fattori che accomunano questa pandemia a quella di cent’anni fa. Si combatte un nemico sconosciuto, che stiamo scoprendo un po’ alla volta ma che non sappiamo ancora fino in fondo come sconfiggere, se non con il distanziamento sociale. Ma l’uomo è un animale sociale per definizione e, anche se in piena emergenza non si poteva fare altro, è anche vero che non si può tenere chiuse in casa le persone troppo a lungo, dovendo scegliere tra la difesa della salute fisica o di quella mentale.

Senza dimenticare la tragedia umana, sociale ed economica che questa pandemia porta con sé, vista l’ineluttabilità della situazione, dovremmo tutti approfittare di questa pausa (ed in molti lo hanno già fatto), di questo shock che ci ha fatti passare dalla frenesia, dalla routine, dallo stress continuo all’ozio totale.

Approfittarne utilizzando questo ozio, certo come abbiamo fatto in tanti, per dedicarci di più alla casa, alla famiglia, alla cucina e all’attività fisica, ma anche approfittare di questo stop per riflettere approfonditamente di ciò che questa società ha sviluppato in maniera errata, di cosa potremmo cambiare o abbiamo già cambiato forzatamente e che potremmo mantenere perché virtuoso, perché socialmente utile, perché ecologicamente valido: troppo spesso sento parlare della “natura” come se fosse altro da noi; dovremmo ricordarci che noi siamo parte della natura e prima di pensare a colonizzare altri pianeti, dovremmo pensare a come mantenere in salute il nostro.

Abbiamo sempre delegato ad altri questo compito: alla politica, alle organizzazioni, alle grandi imprese. Ma se ognuno di noi fa qualcosa nella stessa direzione, quel suo piccolo contributo sarà importante tanto quanto quello dei giocatori istituzionali di questa partita.

Sono mamma e mi viene in mente la scena di “Alla ricerca di Nemo”, dove il pesciolino incita i pesci rimasti catturati nella rete dei pescatori a nuotare in giù: sembra un’impresa impossibile, ma quando tutti iniziano a nuotare nella stessa direzione, l’argano cede ed i pesci tornano liberi!

Noi siamo un po’ come quei pesci nella rete, da anni sappiamo cosa dobbiamo fare, ma, intrappolati dal nostro quotidiano, non abbiamo mai trovato la forza di cambiare direzione. Ora ci è arrivata l’occasione.

Come diceva Einstein “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.”

Cosa possiamo fare noi per il nostro quartiere, la nostra città, per la nostra Regione?

Possiamo innanzitutto non dimenticare quanto l’aria pulita, il silenzio e gli uccellini che nuovamente si sentivano cantare durante il giorno fossero belli; quanto aver più tempo da dedicare a noi stessi e alle nostre famiglie ci riempisse il cuore e allo stesso tempo ci facesse desiderare di tornare al lavoro con un nuovo slancio.Con questo spirito la politica e la società, collaborando, devono ripensare il lavoro, i trasporti,l’economia, il turismo. Andiamo con ordine.

Il lavoro: Si parla tanto di smart work. Questa modalità era attuabile fin dal 2012 ma solo oggi ne apprezziamo i vantaggi. Oltre alla responsabilizzazione dei lavoratori (non vengo valutato in base alle ore che faccio, ma per gli obiettivi che raggiungo e per i compiti che svolgo nelle scadenze prefissate), esistono enormi vantaggi in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, soprattutto per le donne che ancora oggi sono svantaggiate nel mercato del lavoro e che troppo spesso sono costrette a scegliere tra maternità, famiglia e carriera.

Lo smart work non deve essere inteso solo come lavoro da casa, ma come possibilità di organizzare orari e lavoro conciliando le esigenze professionali con quelle familiari, per cui, ad esempio, se si è in ufficio (o a casa) e si deve fare una commissione, andare a prendere il bambino a scuola o portarlo in piscina, o accompagnare un familiare ad una visita medica, non si dovrà chiedere permessi (che possono anche essere negati) o affidarsi a baby-sitter che magari non ci si può permettere di pagare o ai nonni, ma lo si potrà fare, portando comunque avanti il lavoro nel rispetto delle scadenze e dei compiti affidati, passando così da un rapporto meramente subordinato ad uno di collaborazione con i titolari o dirigenti e quindi aumentando il senso di appartenenza all’azienda per cui si lavora. Questa modalità consente anche alle aziende di attuare maggiori controlli sulla produttività del personale, e alle P.A. di eliminare o ridurre notevolmente di avere furbetti del cartellino.

I risparmi che sia pubblico che privato otterranno, potranno essere investiti in progetti utili alla comunità e allo sviluppo delle imprese.

I trasporti: dobbiamo scongiurare la possibilità che le persone abbandonino il trasporto pubblico in favore dell’auto a causa del timore del contagio per mantenere i livelli di inquinamento più bassi possibile. Per chi non può usufruire dello smart working, e comunque nel tempo libero, l’uso di bici e micromobilità elettrica (bici, monopattini e scooter elettrici) dovranno diventare la normalità. In questo modo alleggeriremmo il traffico, avremo meno problemi di parcheggi, e libereremmo posti nel trasporto pubblico a categorie che ne necessitano maggiormente, come anziani, disabili, famiglie con bambini piccoli o abitanti della provincia che lavorano in città. Un ripensamento del piano urbanistico della città con una maggior diffusione dei servizi essenziali, non solo ridurrebbe il traffico, ma riporterebbe Rimini maggiormente a misura d’uomo e recupererebbe il commercio di vicinato fortemente penalizzato negli ultimi anni.

L’economia cambierà: si ritornerà ad una visione di maggior autosufficienza e le politiche del chilometro zero e del rapporto umano nel commercio, nell’artigianato e nei servizi potrebbe ridare quel valore aggiunto che negli ultimi decenni si è perso. Studi recenti hanno visto come le persone, in questo lock-down, abbiano riscoperto, assieme al gusto di cucinare, anche il piacere di cibi semplici, poco lavorati e abbiano consumato meno junk food, recandosi ad acquistare prodotti di prima necessità nelle botteghe sotto casa, piuttosto che nei grandi supermercati. Questo ritorno ad una spesa intelligente va preservato, dato che il consumismo sfrenato ha dimostrato tutti i suoi limiti. Certo non vanno abbandonate le grandi imprese che rendono grande il nostro territorio e con le quali bisogna lavorare, ma credo che oggi le tante piccolissime aziende che compongono il tessuto della nostra società possano diventare la linfa di una nuova economia “glocal”.

Turismo: è il grande ferito e la grande sfida del nostro territorio. Va ripensato tutto il comparto ed intavolati lavori con il settore che puntino alla qualità dei servizi offerti. Se possiamo attrarre meno persone, va aumentata la qualità dell’offerta turistica, così da realizzare quella riqualificazione che già a piccoli passi si stava avviando. Naturalmente il nostro non sarà mai un turismo simile a quello della Versilia o Porto Cervo, ma possiamo trasformare il turismo “di massa”, oggi non più remunerativo ad un turismo “popolare” ed esperienziale, dove non contano tanto gli arrivi e le presenze, ma la ricchezza e la capacità di spesa che porta ogni turista, o meglio, ogni ospite sul nostro territorio. A beneficiarne a quel punto non saranno solo hotel e stabilimenti balneari, ma anche il commercio e la filiera di prodotti tipici locali della nostra provincia. E magari si potrà invogliare il turista balneare a tornare in altri momenti dell’anno per visitare la Rimini storico/culturale o le bellezze della nostra provincia.

I temi sarebbero ancora tanti ed il discorso molto lungo, ma credo ci sarà modo ed occasione per approfondire ogni tema.

Raffaella Sensoli

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La campagna elettorale delle primarie vista da un ambientalista

 

Diamo uno sguardo alla campagna elettorale per le primarie.

Il candidato “alternativo” della sinistra per le elezioni 2014 della regione ER, usa l’inceneritore e l’ambiente come leva per la campagna elettorale.
Ma non è una sorpresa per nessuno.

il POST INCENERIMENTO
il POST INCENERIMENTO

Così come hanno fatto i tanti suoi predecessori in altrettante occasioni, sia per il trattamento rifiuti, denunciando le problematiche, promettendo grandi opere e interventi puntuali di cui chiunque ha sotto gli occhi gli esiti, così per il referendum dell’acqua, salendo sul carro del consenso a pochi minuti dalla fine della campagna elettorale del 2011, così per le fognature, idem per qualunque altro problema noto, relativo ai servizi e che ci trasciniamo nel tempo da decenni.

Oggi sarebbe finalmente giunto il momento che qualcuno raccontasse la verità, perlomeno risulta facile dirlo visto che la quasi totalità del mercato dei servizi riconduce alle multiutility dell’Emilia-Romagna, HERA ed IREN. É anche più semplice di così in realtà, visto che il Gruppo HERA è la prima multiutility italiana nel settore ambientale, nell’idrico, nel gas e nell’energia, con oltre 8500 dipendenti in un vasto territorio da Trieste a Modena, fino a Pesaro.
É anche facile saperlo visto che il logo è ovunque, nelle scuole, nelle banche, nei campi sportivi, nella miriade di proprietà sparse in tutto il nostro territorio. Se poi qualcuno fosse anche avvezzo alle quotazioni azionarie avrebbe sicuramente notato una delle società italiane che un bonus di dividendi allettante, anche in periodi come questo.


Capitale sociale azionario di Hera nel 2013
Capitale sociale azionario di Hera nel 2013

Capitale sociale azionario di Hera nel 2014
Capitale sociale azionario di Hera nel 2014

 

Questo colosso, dagli utili interessanti e dividendi remunerativi anche in tempi di crisi come oggi, ha in mano la gestione quasi totale della raccolta rifiuti, del trattamento delle acque, della manutenzione delle tubature di gas, dell’acqua, dei liquami, delle telecomunicazioni terrestri ed aeree, delle fognature, dei forni di incenerimento, delle connessioni internet di banche, enti locali ed amministrazione, chissà cos’altro.
Parte di tutto ciò viene demandata a piccole cooperative o ad istituti territoriali, attraverso bandi specifici. Il grosso rimane quasi tutto in capo a questa società che, importante dirlo, per il 61% è in mano al patto di sindacato dei comuni della regione. Ossia, per capirci bene, la maggioranza percentuale di questa società è stata in mano al PD negli ultimi 15 anni!

Ora, che il candidato regionale alternativo della sinistra venga a fare la morale, o anche solo si permetta di parlare su questi temi, è a dir poco incoerente. Direi immorale se non fosse che non è una sorpresa. Non dimentichiamo che il suo “compagno di partito”, no forse è meglio definirlo “capo politico”, il presidente del consiglio, è colui che ha tacciato di terrorismo una nota oncologa, La Dott.ssa Gentilini di Forlì presidente dell’associazione Medici per l’Ambiente, la cui unica colpa era lo stare informando i cittadini sui danni provocati dalle nano polveri, diossine, furani, PM10, PM2.5, provocati dalla combustione e in netto avanzamento come dimostrato dai dati di tutte le agenzie regionali dell’ambiente d’Italia. La stessa dottoressa che è andata da lui quando era Sindaco di Forlì per avvisarlo del grave danno. Lo stesso sindaco che ha ricevuto la visita dell’ordine dei medici della provincia, chiamati da una raccolta firme del MoVimento, per avvisarlo della gravità della questione. Lo stesso sindaco che, vistosi alle corde, ha costituito il comune parte civile contro la società di cui era socio lui e tutto il suo partito, nonostante come comune ne percepisse i dividendi.
Capito, ci stiamo autodenunciando pur di salvare la poltrona.
Infatti il compagno di partito dopo mesi di preparativi ha appena lanciato un DEF #sbloccaitalia #salvaitalia #sfasciaitalia che propone di riclassificare gli inceneritori come investimenti strategici. Logico no: siamo allo sfacelo, camminiamo su un piede solo e pure malandato, che cosa facciamo per agevolarci? Fumiamo una sigaretta! Certo.
Un altro esempio di civatiano di più fulgida stoffa morale che, come lui, sputerebbe nei 15.000 euro mese in cui mangia, pur avendo contributo al menù.

Ci vuole della coerenza, perlomeno in politica, quella Politica che dovrebbe significare Polis Etica ossia Etica Pubblica, ma oggi pare che invece stiano giocando con il buon senso. Questa non può che essere monotica, neologismo che rappresenta il contrario di politica.
Come puoi continuare a parteggiare per una delle parti, il partes, o il partito, a lavorarvi contemporaneamente dentro? Come puoi esserne capace e parlarmi di etica quando sai per certo [da amministratore non puoi non averlo capito], che è la causa stessa che combatti.
Coerenza signore, coerenza ed etica.
Non mi si venga a dire che può benissimo farlo da dentro. No, non è così.
Per dirla con un termine calcistico, non puoi tifare l’Inter se sei portiere della Juve.
Per fare un altro esempio, non puoi solidarizzare con i magistrati se fai parte della Mafia.
Non puoi. Semplicemente è un conflitto troppo grande, insensato. O sei infiltrato e prima o poi ne esci o contribuisci ai loro crimini.
Ma sappiamo che quella che loro si ostinano a chiamare politica ci ha mostrato anche di peggio.

Non dimentichiamo che questo è il paese dove gli insabbiamenti fanno la loro parte. La memoria del cittadino inconsapevole impegnato a sbarcare il lunario contribuisce a tutto ciò e la disinformazione la fa da padrona.
Per esempio. Hanno tutti dimenticato che fino al 2011 la Famiglia Cosentino era socia al 49,99% con HERA Comm grazie alla società S.C.R. [Società Cosentino Rifiuti], le cui sedi risultano ancora a Caserta. I vari amministratori interpellati sparivano alla minima domanda su questa questione, oppure facevano la parte dell’inconsapevole vittima del sistema. Non dimentichiamo inoltre che a coprire questa società con il segreto fiduciario vi era la Monte dei Paschi Società fiduciaria, altro argomento celato nelle ombre della memoria.

Una questione così grave in un paese non dico solo civile, ma addirittura normale, avrebbe scatenato un putiferio. Oggi siamo talmente abituati agli scandali che una svista del genere è ritenuta comprensibile. Basta questo a farci rendere conto della gravità della situazione?

Dopo fatti del genere parlare d’altro risulta impossibile. Andrebbero attivate delle commissioni, si dovrebbe richiedere l’intervento di tutte le componenti giuridiche del territorio per far si che innanzitutto una cosa del genere non accada più, poi avviare tutte le tutele del caso per difenderci da questi incompetenti che hanno consegnato i sacrifici di 3 generazioni in mano alla malavita organizzata… a tal punto da essere comodamente seduta nel nostro salotto. Come puoi parlare ancora e far finta di niente?

• Non dimentichiamo che il referendum sull’acqua è ancora lontano dall’essere rispettato. Non sorprende. Se poi si legge quanto sopra con un minimo di spirito critico, tutto torna.
• Non dimentichiamo che ci sono intere regioni in Italia che hanno sfruttato i rifiuti come risorsa economica e come occasione di offerta di lavoro, portando la raccolta differenziata a livelli vicini al 91% [Ponte nelle Alpi e il consorzio Priula in Veneto, sono campioni del mondo], mentre da noi si fatica ad arrivare al 60% di riciclaggio, in cui è compreso anche il recupero energetico [incenerimento]. Non sorprendono più le scelte dei nostri amministratori se si guardano attraverso il caleidoscopio dei fatti.
Ora, diamo un’occhiata a ciò che non va intorno a noi, poniamo la mano sul mento o il mento tra le mani e ragioniamo… torna tutto?
Il partito che si candida a queste elezioni con il candidato “alternativo” è lo stesso responsabile che sta provocando questi guai nel nostro territorio. Attenzione quindi a ciò che si considera “responsabile”, almeno prima date un’occhiata ai valori dell’inquinamento del grafico sottostante, in salita in tutta la regione.
Ne denunciano le problematiche proprio perché le conoscono attentamente, sanno bene di essere loro i responsabili.

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[Fonte: stefanomonti.net]

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Il nostro futuro

Premessa necessaria: B.C.E. ( Banca Centrale Europea ) e BANKITALIA s.p.a. ( Banca D’Italia ).

Che differenza c’è tra queste banconote? Chi le crea?

Con certezza assoluta possiamo dire che ognuna di queste banconote poteva o può ( a seconda del corso legale ), essere utilizzata per acquistare beni ma, sempre con la stessa certezza, possiamo stabilire che solo una di queste veniva stampata dallo Stato quindi apparteneva ai cittadini, mentre le altre sono rispettivamente della Banca d’Italia (BANKITALIA s.p.a.) e della BCE, pertanto appartengono alle rispettive banche. Leggi tutto “Il nostro futuro”

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angolo del Cineforum – perché non si vive di sole parole

In questo post sono raccolti una serie di video denuncia molto interessanti per chi ha bisogno di materiale informativo o semplicemente per chi vuole documentarsi e acculturarsi sui temi più scottanti del panorama politico e civile della nostra epoca.
È chiaramente richiesto molto tempo per vederli tutti, ma in un paio d’ore alla sera, in alternativa alla TV, avremo almeno la possibilità di ottenere una informazione netta e specialistica, una visione chiara e globale, sui problemi più grandi della nostra società.

Li riassumo qui sotto, in modo che abbiate una chiara panoramica dei contenuti prima della [buona] visione.
Auguri umani!

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10 strategie della manipolazione attraverso i mass media

di Noam Chomsky

 

1- La strategia della distrazione. L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

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fine dei giochi – ricomincia a giocare

Il valore di questo mio appunto è prettamente morale, sociale, etico, di spirito valutativo. Infatti non è mia intenzione spingerti a credere in un’utopia o far parte di leghe anti-complotto dai grandi disegni, nemmeno soddisfare una mia vena catastrofistica. Con questo resoconto mi limito solo a riportare i fatti, da cui poi ognuno di noi può trarre le sue valutazioni.

Ho letto distrattamente questo poco tempo fa: la terra è come un’enorme astronave nello spazio, con 6 miliardi di passeggeri [noi] e risorse in esaurimento… al momento forse non gli ho dato la giusta importanza, ora l’impressione è che ciò sia dannatamente reale.

Sulla base di questo presupposto, in tempi di assoluta crisi come questi, probabilmente, chiunque di noi ne avesse il potere, giustificherebbe qualche piccolo intervento per rendere leggermente più invivibile questo mondo, così da ridurre le fila della popolazione residente nelle prossime generazioni e far sopravvivere meglio solo alcuni, indirettamente, soprattutto, i più forti.

Quanto sopra idealizzato con l’assunto che stiamo parlando di pura sopravvivenza della specie, visto che tale specie sopravvive grazie alle risorse del pianeta e che questo parrebbe avere sul cruscotto dei guidatori una lucina rossa accesa a destra vicino alla scritta empty.
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rassegnazione

questa è la nostra vita di combattenti: ogni giorno sul fronte dell’economia globale, a lottare con il nostro nemico che altro non è che un umano con uguali diritti e la pensa esattamente come noi. Provvediamo a ingoiare cibo che seppur fatto con tutta la cura possibile ha ugualmente provenienze dubbie. Leggi tutto “rassegnazione”

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perdita di fiducia

Noi italiani non riusciremo mai a sentirci uniti e non avremo mai un vero orgoglio nazionale. Perché?
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le banche, i banchieri e il denaro

una storia per capire…

alias: la soluzione sotto ai nostri occhi

Testo di Louis Even. Tratto da www.prolognet.qc.calciydelmonev.htm

L’incredulità è come l’erbaccia,
un’idea con molte teste che ricrescono man mano che si tagliano.
( Christian H. Godefroy )

Chi si disinteressa della cosa pubblica, è destinato ad essere governato da malvagi
( Platone )

La verità è composta da 3 stadi:
– inizia con l’incredulità, dove viene ridicolizzata e derisa
– poi passa alla forte opposizione, dove viene violentemente contrastata
– infine viene accettata come ovvia
( Arthur Schopenhauer )

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il contratto

Io sottoscritto/a, nome e cognome, accetto con la formula del tacito assenso e della collaborazione i seguenti punti:

  1. Accetto la competitività come base del nostro sistema, anche se sono cosciente del fatto che questo funzionamento genera frustrazione e rabbia alla immensa maggioranza di perdenti.
  2. Accetto che mi umilino o mi sfruttino, a patto che mi si permetta di umiliare o sfruttare colui che occupa un posto inferiore al mio nella piramide sociale.
  3. Leggi tutto “il contratto”

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Piccola lamentela di un Peace Man

Per predisporsi a questo testo che segue è necessario capire dove siamo: Quinto potere di Sidney Lumet del 1976. Sembra in realtà girato ieri.

Fratelli e Sorelle I’m a Peace Man e proprio per questo non sono nessuno…

La prima volta che mi sono sentito affibbiare questo appellativo ero a New York, era il 1991, al cospetto di due grandi amici, Christian e Janet, entrambi Gay, di sesso opposto ma amici inseparabili da tantissimo, con i quali avevo dormito la sera prima in Italia. Loro avevano già visitato 2/3 del mondo insieme. Giovani, relativamente giovani, poco più grandi di me ma immensamente più saggi e lungimiranti. Al momento non mi sono reso conto del termine – “Peace Man (?)… vabbè” – mi sono detto – “chissà cosa vorrà dire poi” – ho provato a chiederne il significato ma loro si sono limitati a guardarsi e sorridere.
Del resto alcune sfumature dell’inglese sono ancora ostiche per me oggi, figuriamoci allora.
Comunque ogni tanto ricordare quel loro sorriso mi aiuta a capire molte cose, tutt’oggi.
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Il paradosso del debito pubblico

Il valore di questo mio appunto di economia è prettamente morale. Infatti non è mia intenzione parlare di complotti o fare il catastrofista. Con questo piccolo resoconto mi limito solo a riportare i fatti, da cui poi ognuno di noi può trarre le sue valutazioni.

Pressoché ogni Paese del mondo ha una banca di riferimento, detta centrale, che ha i due compiti principali di stampare la moneta corrente in quel Paese e di decidere il cosiddetto potere d’acquisto che la stessa moneta possiede. Ora, lo Stato, avendo bisogno di moneta circolante all’interno del sistema economico, chiede a questi istituti (che, è bene ricordare, sono PRIVATI) un vero e proprio prestito, non molto differente da quelli che nella pratica comune si richiedono per un mutuo (l’unica differenza è che i soldi prestati vengono stampati a costo praticamente nullo da tali istituti: vedi SIGNORAGGIO), o cose simili. Ovviamente la banca rivorrà indietro il prestito, gonfiato però da un interesse il cui tasso varia di statuto in statuto, deciso a tavolino dai consigli di amministrazione delle stesse banche. Lo Stato, ricevuto il prestito, rilascia i famosi titoli di Stato, obbligazioni a garanzia del rimborso del prestito ricevuto allo scadere del termine pattuito. Conseguenza logica di questa pratica è che, trovandosi lo Stato nella condizione di dover restituire un prestito gravato da interesse, DOVRA’ SEMPRE RESTITUIRE UNA CIFRA SUPERIORE A QUELLA EFFETTIVAMENTE RICEVUTA DALLA BANCA CENTRALE. Quindi, sarà sempre, perennemente, costantemente in debito con l’istituto bancario centrale.
Ecco il paradosso. Il debito pubblico, tanto demonizzato, è una costante essenziale del moderno sistema economico monetario; il fallito, il protestato, il povero, sono parte essenziale del sistema, poiché se per assurdo tutte le persone di un Paese riuscissero a saldare i propri debiti ed anche lo Stato riuscisse a fare altrettanto… non ci sarebbero più soldi in circolazione per pagare gli interessi.

Rapporto di indebitamento dei paesi del mondo: l’Italia è seconda solo al Botswana. Estratto dal Wiki sul Debito Pubblico… prego notare la cartina, quella righetta scura in mezzo al mediterraneo non è una sgommata di matita…


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