E’ ora di parlarne con i giovani, dei giovani.

Riceviamo e pubblichiamo, come sempre volentieri, questa lettera del nostro amico Alfredo. Anche questa volta ci offre “l’altro” punto di vista.

Questa è un’umile lettera a chi ha la responsabilità di amministrarci. Parte con una sentenza , che può decretare solamente qualcuno che in questa storia generazionale vive i disagi del lavoro e della precarietà: se credete che un reddito di cittadinanza dissuada ragazzi dall’avere un lavoro o siete in malafede o siete totalmente distaccati dalla realtà. Il fatto che negli ultimi anni, grazie a Dio, si sia parlato molto di più’ delle criticità del lavoro stagionale dovrebbe essere un input per una classe dirigente diligente a cavalcare questo sentimento collettivo e finalmente mettere mano senza deresponsabilizzarsi al sistema, definibile schiavista, che è il lavoro stagionale in certe zone d’Italia. Io che coi miei coetanei ci parlo, conosco a menadito le preoccupazioni e i tantissimi che lamentano di non avere il cosiddetto lavoro sicuro, per poter prendere in affitto una casa, avere un mutuo , comprare una macchina a rate e, i piu’ romantici addirittura, senza troppo cinismo, per pensare di mettere su famiglia. 

La narrazione è altamente tossica e in campo non si mettono quasi mai soluzioni a favore della moltitudine, in questo caso di giovani precari come categoria, basterebbe aprire un po’ le orecchie e andare in giro per rendersene conto. Nelle lamentele dei proprietari di attività non si è sentito nessuno ammettere questi gap sistemici, ma anzi cavalcare questa menzogna , come se in Italia, si potesse vivere con 800 euro al mese, che se andiamo a vedere nel dettaglio, non vengono proprio regalati a chiunque li chieda, per cui escludono una fetta di persone che potrebbero averne bisogno ma non riescono ad accedervi. 

 La mia generazione ha fatto da termometro a questa crisi e ne conosce le temperature , molti non più’ disposti a prendere la supposta, ma reclamano diritti basilari di un lavoro che sia anche etico, invece oggi le pochissime aziende che offrono lavori a tempo indeterminato(fabbriche, GDO…) fanno proroghe infinite e chiedono tantissimo ai lavoratori, perché sanno che ormai quel tipo di contratto lì non viene quasi più’ fatto in altri settori. E’ difficile si faccia come si faceva anni fa , che trovata un’azienda ci andavi in pensione. Queste voci di corridoio che speriamo restino tali, che dicono che ad esempio se non accetti il lavoro dopo due volte ti viene tolto il sussidio e che c’è rischio sia così anche per lavori stagionali, come sempre dà troppo potere al datore di lavoro e poco al lavoratore e non valuta le criticità sopra citate, soprattutto l’idea che non ci dovrebbe essere una condizione di vita tale che ti “costringe” ad accettare un lavoro malpagato o sfruttato.

Non affrontando mai questo punto, non analizzando mai quelle catene invisibili si fa un grosso errore di cecità e si continua in modo palliativo a dare soluzioni che il tempo inevitabilmente muta. Ci vuole una grossa riforma del lavoro , del suo mercato , che parta dai diritti e dal concetto che non viviamo per lavorare, che è una banalità che sentiamo dire da quando c’erano gli schiavi (dichiaratamente tali), ma che ancora, come Società, è un nodo da sciogliere. Bisogna rivedere i ritmi del lavoro, i giorni di riposo, la fatica e con essi la produttività , il meccanismo forsennato che inchioda la nostra vita sul tapis roulant del capitale. 

@alfred

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10 strategie della manipolazione attraverso i mass media

di Noam Chomsky

 

1- La strategia della distrazione. L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

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