Fontana Malata

Inaugurata la fontana in piazza Malatesta. Al posto del fossato originale si è scelto di sminuire il Castel Sismondo con una piscina per il pediluvio.

Come avrete notato, pochi ed affezionati lettori, è da un po’ che non scrivo sulla Città di Rimini. Non lo faccio semplicemente perché affrontare temi politici non porta altro che polemiche inutili, non si aprono vere riflessioni. Si favorisce tuttalpiù un gioco delle parti e si finisce per rimanere inscatolati sotto una bandiera che non ci appartiene.

Sullo scempio che è stato fatto in piazza Malatesta però qualcosa la devo dire. Non che la mia opinione possa essere messa su qualche bilancia, pesa poco, tuttavia una ferita del genere richiede l’unico contributo che sono in grado di dare, la mia testimonianza. Lo devo a me stesso.

Cominciamo da principio. Rimini ha la fortuna di essere colma di tesori storici, cose di cui la maggior parte del turismo che l’attraversa non sa, né si interessa. Tra queste ineguagliabili eredità c’è Castel Sismondo, un castello della metà del 1400. Pare che alla costruzione, voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbia partecipato anche Filippo Brunelleschi.

Per molto tempo si è discusso di come comportarsi con l’edificio che, nella costruzione originale, era dotato di un fossato asciutto. Tra l’altro scoprire il fossato avrebbe rivelato di più del progetto originale, non un semplice fosso, ma “un vuoto definito da un’architettura” (come spiega con ampia letteratura il Prof. Rimondini da Rimini).

L’amministrazione di Rimini, seguendo logiche d’arredamento che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni, ha scelto però di rinunciare a questa unicità e di proporre una versione come dire… più facile da capire per tutti. Prima ha circondato il Castello con un praticello IKEA e poi gli ha inferto un colpo finale con una fontana aquafan. (Non che io abbia qualcosa contro Aquafan, ma li le piscine dove rinfrescarsi i calcagni svolgono una funzione coerente con il luogo.)

Ora. Come da sempre, in tutte le discussioni che riguardano Rimini e il mandato dell’Arredatore, abbiamo a che fare con l’unica superficiale constatazione: “ma è bella”. E qui mi prende lo sconforto…. Però cercherò lo stesso di spiegare un concetto che pare semplice, ma alla riprova dei fatti non lo è.

Avete presente il detto: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”? Ebbene, questo modo di dire non sta a significare che tutto ciò che ci piace, anche se vittime di lobotomia, è automaticamente giusto. Al contrario sta ad indicare quanto il valore della “bellezza” sia aleatorio.

Ciò che è bello oggi, non lo sarà tra dieci anni, figuriamoci tra cento. E’ per questo che esistono dei canoni di classicità che le soprintendenze dovrebbero difendere. A quanto pare per Rimini questa cosa non vale, come abbiamo già avuto modo di notare per la passerella che hanno aggrappato alle Mura Malatestiane, sfondandole con un centinaio di buchi.

Questa fontana poi, non so se inconsciamente o volontariamente, risponde al desiderio di consumo compulsivo della nostra società e guardate che questa non è una critica al sistema economico in quanto tale. E’ una critica allo svuotamento dei livelli di percezione della realtà. 

Un’opera d’arte, un patrimonio paesaggistico, un’eredità culturale, non sono solo buoni sfondi per i selfie. Sono cose da contemplare, su cui riflettere, in cui coltivare i nostri pensieri. Cose che addirittura provocano stati di confusione, come con la sindrome di Stendhal, ma non lo fanno perché sono semplicemente belle. Bello, di per sé, non vuol dire un cazzo (scusate il francese).

Se guardo il David del Caravaggio mi appassiono alla scena, mi turbo per la violenza, cado nel suo buio, ma non è che mi vien voglia di farci un buco per mettere la mia faccia al posto di quella di Golia e farmi un selfie (magari con il segno storto di vittoria come si usa) . E questo è esattamente quello che fa la “fontana malata” di piazza Malatesta. A chi importa veramente di essere di fronte ad un castello costruito 500 anni fa con il contributo di Brunelleschi ?

Lui sarebbe veramente contento, mi pare di sentirlo. “Ne è valsa la pena. Il mio genio coperto di prato Ikea e gente che inzuppa cani e pannolini mentre si ritrae con alle spalle il famosissimo Castello de Sticazzi. Ne è valsa proprio la pena.”

La gente, manco a dirlo, ha colto al volo l’invito a consumare la cartolina. E il Comune ripara con un regolamento che vieta quello per cui la fontana è stata costruita. Perchè a me non risultano altri motivi per fare una fontana con acqua alla caviglia e spruzzi. A Cattolica, da una vita, ci sono le fontane danzanti. La gente capisce qual è lo scopo. Ci si mette davanti e le guarda, non si butta dentro. Sul lungo mare invece ci sono quelle con gli spruzzi. La gente capisce lo scopo. Ci si mette sopra e si rinfresca le pudenda. A Rimini abbiamo fatto l’unica fontana per rinfrescarsi la uallera da guardare. Però bella eh!

P.S.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

(George Bernard Shaw)

@DadoCardone

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L’Amore, la Fede e la Tecnologia ai tempi del Coronavirus.

Che dovete stare in casa ve l’hanno già detto, giusto? Oh bene. Così possiamo permetterci di usare qualche minuto per dedicarci a delle riflessioni fuori dai binari. Anche perché innumerevoli Desperate Housewives e frotte di Ummarel stanno già studiando il virus e dettando dal balcone le regole della quarantena.

A noi invece, forse perché siamo cinici e cattivi, interessano di più gli stracci che la nostra società si lascia dietro nella prova di Pandemia. Cominciamo con una verità semplice. La vita che eravamo impegnati ad inventarci non ha retto allo scontro con la realtà. A quanto pare c’erano altre urgenze da considerare, piuttosto che concentrarci solo su quello che ci muoveva lo stomaco.

Quel figlio di puttana del Covid 19 è così, una specie di cartina tornasole. L’effetto sicuramente più orrendo è la morte, ma ce ne sono altri che non scherzano. Vi eravate accorti che siamo un popolo che per lavarsi le mani ha bisogno di un tutorial di Barbara D’Urso? Non vi dà fastidio che Fiorello vi parli come se foste degli imbecilli, spiegandovi quanto è bello stare a casa? Non v’inquieta che, alla fine, l’azione più forte che si può mettere in campo contro il Corona sia demandata a noi comuni cittadini e magari all’immolazione degli infermieri, ma non alla Sanità e alla Tecnologia. Per dirla con una parola sola al Progresso? A me sì. Sarò strano io.

In questa epoca, strutturalmente impreparata a sfide del genere, ci sono cose che mi saltano al naso, verità fatali. Impossibile non descriverle.

L’Amore.

L’esperienza della Corea e di Vo’ Euganeo, dove sono stati fatti tamponi praticamente a tutti, ci dice che probabilmente ci sono in giro circa un 50% di infetti asintomatici e che hanno un’età compresa tra i 20 e 29 anni. Un formidabile veicolo di contagio, soprattutto considerato che, a quell’età, l’ormone è indomabile. Se un ragazzo o una ragazza di quell’età si mette in testa che deve fare l’amore, non lo blocchi in casa nemmeno con una pioggia di meteore, mentre Godzilla sta facendo Jogging per il paesello. Per cui oltre all’eventuale tampone, in quella fascia, bisognerebbe associare anche un trattamento al bromuro obbligatorio. Un alleato formidabile come l’ormone per il Coronavirus non esiste. Oddio… forse l’ha avuto nei tifosi dell’Atalanta, ma è un fatto da ascrivere più nel campo della fede.

La Fede

Lady Gaga ha parlato con Dio e le ha detto che andrà tutto bene. Il Papa, che pare non avere gli stessi agganci, ha più modestamente lasciato un messaggio in segreteria, chiedendo una moratoria. Anche qui l’emergenza pare essere gestita con più teste, infatti la Madonna di Medjugorje ha fatto sapere all’attempata pastorella che sospenderà le apparizioni a data da destinarsi. E questo è tutto il glamour che ha da offrirci la fede cristiana, l’insostituibile pilastro della nostra civiltà. Le chiese sono chiuse e nessun vescovo protesta. Si dirà, si è già detto, che è giusto. Non è bene che troppe persone si riuniscano. Dico anch’io che è giusto, ma io sono un agnostico. Per un cristiano praticante la Chiesa dovrebbe essere come un alimentari dell’anima. Ci vorrebbe un prete bardato secondo l’emergenza, posti distanziati tra le panche e, in sostituzione all’Ostia, un gesto d’intesa. Invece no. Ci sono bravi preti che continuano a portare sollievo dello spirito ai loro parrocchiani, ce lo dice la cronaca,  ma… diciamo che l’azienda si è dichiarata meno insostituibile di una profumeria. Ha preferito una soluzione alla Apple. Ha chiuso i suoi punti vendita più grossi, comprese Lourdes e Pietralcina. I miracoli riprenderanno appena possibile. I fedeli, nel frattempo, organizzano messe clandestine. Come quei 30 sorpresi a pregare ammassati in un garage nel torinese. Il garage fa molto catacomba, bisogna ammetterlo. Un bel modo di recuperare lo spirito di un tempo.

La Tecnologia

La tecnologia è forse l’oggetto più deludente di questa storia. Mentre il Voyager, l’espressione più nitida della voglia di conoscere ciò che sta al di fuori di noi, viaggiava per 22 miliardi di km, ci siamo improvvisamente ritrovati a considerare che, tutto sommato, l’unica cosa in cui possiamo eccellere sono selfie a culo ritto verso il tramonto con didascalie romantiche (la versione maschile è la foto di un piatto di tagliatelle cucinate direttamente nello stomaco del baghino, con una frase sull’esistenza. Non del maiale.). Alla notizia il demone Anarco-Capitalista si è sfregato le mani e ha speso tutte le sue risorse per blandire l’ego del gregge. Così, oggi, abbiamo algoritmi che comprendono il nostro desiderio di consumo meglio di un Dio, ma nulla che  riesca a capire in meno di un anno come cazzo funziona un virus, una forma di vita così semplice che non ha nemmeno una cellula tutta sua, e come trovargli un rimedio.

A parte le implicazioni esistenziali di questo fatto, abbiamo scoperto di non possedere nemmeno la tecnologia basica per non trasformare gli ospedali nei più esplosivi focolai di contagio. A partire da mascherine da qualche centesimo l’una, finendo con impianti di condizionamento inadeguato. E’ per questo che le teorie del complotto vanno forte: il virus deve essere bioingegnerizzato, o quantomeno venire dallo spazio, perché non è possibile nel 2020 fare una figura da primati di fronte ad un organismo che sostanzialmente già conosciamo.  La verità sopra ogni complotto è che abbiamo confuso lo sviluppo con il Progresso e questo ci rende più simili al Coronavirus di quanto siamo disposti ad ammettere.

E quindi…

Queste, in conclusione, sono le cose che mi saltano al naso. Non saranno prioritarie, ma magari, per leggerle, vi siete persi l’appuntamento con il Karaoke da terrazzo. Non serve che mi ringraziate.

P.S.

“[…] io credo nel progresso, non credo nello sviluppo E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica.” [Pier Paolo Pasolini]

@DadoCardone

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La Collina di Andrea Delogu e Andrea Cedrola – Recensione.

Edito da Fandango Libri – 343 pagine – preso in prestito.

A volte ti capita un bel libro tra le mani ed è proprio lui che trova te.  Ammetto che vedendolo in libreria non me ne sarei interessato, ma solo per un mio limite. Se non conosco l’autore, o non ho sentito parlare del romanzo, mi lascio guidare dalle copertine e il mio gusto in merito è molto noir.

E’ successo però che il mio amico Davide Grassi sia in dirittura d’arrivo per la pubblicazione di un romanzo, edito da Mursia, in collaborazione con Walter Delogu e liberamente ispirato alla sua vita. Per chi non lo sapesse Walter è stato autista e uomo di fiducia di Vincenzo Muccioli, il fondatore di San Patrignano. Ho collaborato anch’io in minima parte con la foto di copertina e alcuni book trailers. (Qui di seguito per chi fosse curioso).

https://youtu.be/zI4s59Grb4M
https://youtu.be/VZpsy1ULAeQ
https://youtu.be/feCF7NxyiM4

Avevo dunque necessità di capire la storia che veniva affrontata dal romanzo. Oltre ad essermi guadagnato un pranzo con Walter e le sue memorie da film, Davide mi ha anche prestato da leggere La Collina, scritto da Andrea Delogu, famosa attrice e presentatrice, nonché figlia di Walter, in collaborazione con Andrea Cedrola. Ecco, questa è la storia di come io e questo libro ci siamo incontrati.

La Collina è un romanzo liberamente ispirato alle memorie di Andrea Delogu che, assieme ai suoi genitori, ha passato tutta la sua infanzia, tranne un breve intervallo, nella comunità di San Patrignano. Valentina, l’alter ego romanzato di Andrea, ripercorre tutte le vicissitudini della sua famiglia in comunità che, inevitabilmente, s’intersecano con fatti di cronaca molto noti. Sono gli stessi avvenimenti che hanno portato Vincenzo Muccioli (nel libro Riccardo) a essere uno dei personaggi più controversi degli anni ’90.

Questo romanzo è stato una gratificante lettura sotto diversi aspetti. Prima di tutto l’intreccio narrativo è molto interessante. Sarà anche liberamente ispirato, ma la personalità del “probabile” Muccioli è delineata con una perfezione non solo stilistica. E’ inevitabile pensare che solo chi l’ha conosciuto de visu sappia descriverlo così bene e, di conseguenza, i fatti raccontanti acquistano un sapore estremamente reale.

Il secondo motivo per cui La Collina è un bel romanzo è il suo congegno stilistico. Nella nota biografica di Andrea Cedrola si legge che, usualmente, scrive per il cinema. Questo particolare s’intuisce anche da come il romanzo non venga mai lasciato riposare su se stesso. I passaggi di memoria da Valentia a suo padre Ivan, i dialoghi, le descrizioni piacevolmente contaminate dal mestiere di sceneggiatore, riempiono questo libro di pagine coinvolgenti, mai noiose, concentrate. Per tutto quanto descritto e per la curiosità di capire qualcosa in più della vecchia San Patrignano, consiglio questo libro agli amici che seguono la mia piccola rubrica.

@DadoCardone

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Una Passerella due verità.

Rimini: non finiscono mai le polemiche sulla famosa passerella del Ponte di Tiberio. Il problema sembra essere determinato dall’incongruenza con cui vengono applicate le medesime leggi. In questo servizio si racconta di come alcuni cittadini siano costretti a ricorrere contro provvedimenti che richiamano leggi valide solo per loro, non per altri e soprattutto non per il Comune.

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Casa Don Gallo, una soluzione non emergenziale.

Rimini:  Coloro che si interessano ai destini della propria città avranno sicuramente sentito degli imminenti lavori di ristrutturazione a Casa Don Gallo, il centro nato come riparo per l’emergenza freddo e restituito alla dignità di un percorso di riscatto dall’autogestione di Homeless e associazioni del Network Casa Madiba.

Quello che invece non viene sottolineato è che il progetto di ristrutturazione deriva direttamente dal lavoro degli ospiti di questa struttura che, unitamente ad alcune figure professionali, hanno ripensato al loro spazio, non come a qualcosa di emergenziale, ma come un luogo da cui ripartire. Ce lo raccontano in questo video Manila Ricci, l’Architetto  Bernard Neulichedl e il Dott. Paolo Pecci.

Per chi volesse dare sostegno e spinta alle politiche dell’abitare, l’appuntamento è per il corteo di Sabato 22 dicembre sotto l’Arco D’Augusto. https://www.facebook.com/events/273265293371567/

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Quando il fascista perde il cappello: la versione che non vi hanno raccontato.

Rimini: Nella notte di venerdì 30 novembre 2018, in via Dario Campana, un ragazzo incappa in un gruppo di Neo Fascisti di Forza Nuova e viene aggredito. L’indomani nella cronaca leggiamo che i forzanovisti avevano intenzione di praticare un’azione provocatoria nelle vicinanze del Nework Sociale Casa Madiba, ma ad essere fermati dai carabinieri sono solo due di loro, più il ragazzo che viene accusato provvisoriamente di “rapina di cappello”.  Gli altri sono stati lasciati liberi di portare a compimento l’azione. Come sono andate veramente le cose? Ce lo raccontano due testimoni oculari.

Qui di seguito il comunicato ufficiale di Casa Madiba Network:

Quello che raccontiamo va ben oltre il tema dell’estrema destra, riguarda la possibilità di un mondo diverso e possibile, di una città nuova da costruire che in via Dario campana al civico 59F e in via De Warthema n. 26, il network solidale di Casa Madiba, stiamo provando faticosamente a immaginare. Ma riguarda anche il senso civico e di rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al nazifascismo e a chi con coraggio li difende ancora quei valori anche nelle strade, praticando la legalità dal basso.

Come direbbe Murubutu, una storia d’altri tempi.

La notte tra il 30 novembre e il primo di dicembre intorno alle 23.30 tre attiviste che erano ancora presenti presso lo spazio sociale dopo una riunione interna, uscendo dallo stabile, hanno sentito delle urla e una forte sgommata davanti ai cancelli all’ingresso del parcheggio di Casa Madiba. 

All’imbocco del parcheggio che conduce allo spazio sociale, dalla parte opposta della strada, una volante dei carabinieri aveva fermato un gruppo di persone, di cui uno con il giacchetto strappato e alcuni segni rossi sul viso e sul collo che era piegato intento a raccogliere i pezzi del suo cellulare con acconto un cartone di pizza e ad una bicicletta e altri, una decina, da cui velocemente si staccavano 2 con uno striscione tra le mani.

L’evidenza di quello che era successo non ha lasciato spazio a grandi dubbi. Per i carabinieri che erano presenti (scortavano i neofascisti?) no.

Un giovane precario riminese che tornava a casa dal lavoro in un locale della zona, ha incrociato lungo la strada un manipolo di attivisti di estrema destra che provavano a fare un’azione squadrista nei pressi di Casa Madiba.

Questo ragazzo non è un attivista dello spazio sociale, ma  un riminese e un antifascista, che in una dinamica palese e evidente, non ha voltato lo sguardo dall’altra parte, non ha fatto finta di niente e ha chiesto semplicemente cosa stesse succedendo, ritrovandosi poi inseguito da due persone bardate con la volante dei carabinieri già presente sul posto (ripetiamo, li scortavano?).

Lo stesso intervento delle forze dell’ordine ha poi sortito solo l’effetto di decontestualizzare l’accaduto, portando via il ragazzo in bicicletta e soltanto due dei dieci neofascisti che continuavano a inveire verso di lui.

Riteniamo molto grave che un evidente atto di offesa e provocazione verso uno spazio di attivazione sociale all’interno del quale è presente uno spazio di accoglienza come Casa Don Gallo che ha dato ospitalità dal 24 dicembre 2015 ad oggi a 128 persone senza fissa dimora e che un’evidente aggressione di stampo squadrista che colpisce un ragazzo che nulla ha fatto se non difendere la Costituzione, se non riconoscere un pericolo per la sicurezza pubblica nell’azione del gruppo dichiaratamente fascista, sia stato derubricato addirittura a rapina, in una dinamica abbastanza ridicola di “furto di un cappellino”, una querela fatta dai due aggressori evidentemente ben istruiti. Di questo avremmo voluto leggere sulla stampa. Di come mai sia consentita piena agibilità a questi soggetti a ridosso del centro storico e di quattro spazi sociali e di attivazione  nel quartiere (Casa dell’Intercultura, Centro anziani parco Marecchia, Casa Madiba, Casa Don Gallo).

Riconosciamo in queste dinamiche il solito tentativo di creare una narrazione delle diverse fazioni e opposti estremismi, dove anche una stampa complice racconta i fatti in maniera distorta e colpevole, perché tutto si riduca allo scontro ideologico, loro contro gli altri, facendo apparire chi, ogni giorno, da precario in un locale o da attivista di uno spazio sociale con le pratiche che mette in atto crea attivazione e socialità, dei semplici ”rissosi”, senza però soffermarsi su come mai, di 10 persone, solo 2 venissero portate via, lasciando poi completamente scoperto il territorio e la completa agibilità ai restanti neofascisti di continuare ad aggirarsi nei dintorni del Network sociale e di riprovare, e poi miseramente fallire, l’azione per la quale si trovavano in via Dario campana, la strada principale di un quartiere che ha definitivamente detto no alle pseudo raccolte solidali per soli italiani che gli stessi promuovevano davanti alla Conad di zona.

La questione in gioco allora non è solo antifascismo e fascismo, centri sociali e gruppi neofascisti come vorrebbero farci credere ma una visione di società e di mondo da costruire, di risposte da dare alle sfide epocali che abbiamo davanti, l’emergenza climatica, le migrazioni, la povertà e le diseguaglianze. Quale città vogliamo abitare? come possiamo immaginare un diritto alla città per tutti e tutte?

Per questo al posto del ragazzo aggredito potevamo esserci tutti e tutte noi. Potevano esserci tutti e tutte coloro che non sono indifferenti, che non si girano dall’altra parte, tutti e tutte coloro che provano a costruire nella precarietà delle loro esistenze uno spazio completamente e radicalmente alternativo a questo potere autoritario, maschilista, devastatore, di prefigurazione di altri mondi possibili. Su questo dobbiamo impegnarci in tanti affinché sia agita la verità ad ogni livello così come la solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito.

In questi tempi di sopraffazione, dove le linee di cosa è giusto o sbagliato sbiadiscono, non possiamo che ringraziare persone comuni, che nonostante tutto ci ricordano che siamo umani, tracciando le linee ben chiare su chi sono i buoni e chi i cattivi, su cosa sia la sicurezza sociale e chi la infrange, su cosa sia legale e cosa illegale. Dovremmo sentirci tutti e tutte colpiti per quanto accaduto Venerdì 30 novembre in via Dario Campana e reagire.

#SiamoConTe #NonAbbiamoPaura #RiminixNoi

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Ponte di Tiberio: la differenza tra arredare e riqualificare.

Rimini: I comparti “riqualificati” del Ponte di Tiberio sono tutti sott’acqua al primo Garbino. E’ per questo che si sono spesi una marea di soldi pubblici?

Video Servizio a cura di Davide Cardone.

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Il Cordoglio Sbagliato

Oggi comprando i giornali nelle prime pagine, non solo locali, scoprirete che è morto Zanza. Oltre alla stampa locale, ne danno notizia il Tempo, il Corriere di Bologna, il Secolo D’Italia, La Stampa, Il Mattino e il Fatto Quotidiano. Chi era questo Zanza che si è meritato il pubblico cordoglio anche del Sindaco di Rimini?

A me piace la testimonianza dell’amico di una vita, che ricorda Maurizio Zanfanti come un uomo buono, troppo buono. Oppure il ricordo della mamma, che lo vuol ricordare come un gran lavoratore. Succede però che il resto del mondo lo ricordi solo come “l’ultimo dei vitelloni”, che probabilmente corrispondeva alla realtà di una pesante dipendenza da sesso.

Non fraintendetemi, non voglio parlare male di una persona da poco defunta, ma il ricordo da eroe, quando non da “fenomeno di costume”, come ha voluto sottolineare il nostro Primo Cittadino, tradisce una certa mentalità di cui sarebbe ora di liberarsi.

Voglio essere ancora più chiaro, in modo che non ci possano essere fraintendimenti. Maurizio, oggi viene ricordato come il Zanza perché si dice sia stato con più di 6000 donne. Allora vorrei chiedere a te, sì a te, che leggendo le varie rievocazioni stai facendo quel sorrisetto compiaciuto e magari ti stai dando pacche sulle spalle con un amico fantasticando di poter vivere anche tu tali fasti… vorrei chiederti: se tua sorella fosse stata con più di 6000 persone, pensi forse che si sarebbe guadagnata il titolo di “fenomeno di costume” e il pubblico cordoglio del Sindaco?

Un uomo di soli 63 anni è morto d’infarto mentre faceva sesso in macchina con una prostituta e noi ce ne compiacciamo, perché ha rispettato fino al suo ultimo giorno l’etichetta che gli avevamo messo addosso. Quanto è triste tutto ciò? E quanto è triste che tra i condivisori seriali di questo cordoglio, privo di qualsiasi sensibilità (ancorché istituzionale), vi siano anche diverse donne?

Io Maurizio non lo conoscevo, mai incrociato nemmeno una volta, ma sono sicuro che, come ha fatto il suo amico di una vita, lo si poteva ricordare per ben altro, piuttosto che per una dipendenza per la quale avrebbe avuto bisogno d’aiuto.

@Dado Cardone

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Ma i lungomare di Gnassi era in fase esecutiva?

Parzialmente sbloccata nella notte la questione dei fondi per le periferie, a cui era interessata anche Rimini Nord. Ecco la nota del Presidente del Consiglio Conte:

Ho ascoltato con grande disponibilità’ le istanze dell’Anci e, con i sindaci presenti, ho condiviso l’obiettivo di avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più’ rapidi.

La soluzione che intendiamo adottare e’ quella di inserire nel primo decreto utile (successivo alla conversione del Milleproroghe) una norma che di fatto dia la possibilità’ di recuperare la realizzabilità’ dei progetti già’ in fase avanzata. In sostanza, questo garantirà’ un’agevole prosecuzione dei progetti già’ esecutivi, fondamentali per mettere le amministrazioni comunali nelle condizioni di garantire ai cittadini servizi e investimenti, offrendo le risorse necessarie sulla base del reale stato di avanzamento dei progetti.

Nonostante questo, sui quotidiani locali di oggi, leggiamo dichiarazioni del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi che non abbassano per niente i toni, ma al contrario continuano a ventilare azioni legali. Come mai?

Forse la chiave di lettura di tanta veemenza è da ricercarsi nel termine tecnico piuttosto specifico usato dal Premier Conte, che parla di progetti “già esecutivi”. Forse non tutti sanno che i progetti formalmente si dividono in varie fasi, l’ultima delle quali è appunto la fase esecutiva, che redige in conformità al progetto definitivo il  dettaglio i lavori da realizzare e il relativo costo previsto. Questa fase deve essere sviluppata ad un livello di definizione tale da consentire che ogni elemento sia identificabile in forma, tipologia, qualità, dimensione e prezzo.

Chi scrive ha forti dubbi che il progetto fosse in questa fase. Si è sempre infatti parlato di idee sviluppate in partecipazione con i cittadini, ma niente più di questo. Il Progetto Esecutivo per il Lungomare di Rimini Nord è già stato redatto e consegnato o siamo al solito rendering salva tutto? Il dubbio si dissolverà presto con l’assegnazione dei fondi, o ce lo potrebbe risolvere prima qualche parlamentare con notizie certa e documentate.

Nel frattempo riportiamo integralmente un intervento dell’ex  Consigliere Comunale Gianluca Tamburini, che nel suo ruolo ha potuto saggiare direttamente, in più di un’occasione, l’operato dell’Augusto Gnassi e delle sue “guerre al cemento”.

@DadoCardone

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Il calo del turismo? E’ colpa della Sensoli.

Vi sarà capitato almeno una volta nella vita, non sono casi infrequenti. Siete in un posto piccolo, dove c’è molta gente, tipo la sala d’aspetto di un ambulatorio. All’improvviso sentite un fetore che si diffonde da un punto indefinito e avete l’immediata consapevolezza che si tratta un peto. Per la precisione una “loffia”, quel particolare tipo di scorreggia che, per il fatto di averne impedito lo sfogo rumoroso, si manifesta con lo sfiato ad alta pressione di gas pestilenziale.

Tutti cominciano istantaneamente a scrutarsi in uno “Stallo alla Messicana”, tipico delle scene di tensione firmate da Quentin Tarantino. C’è un modo per capire chi è il colpevole? Ebbene sì. Di solito il criminale che ha mollato li, con indifferenza, una dose da guerra di gas nervino è anche quello che s’indigna di più. Lo fa istintivamente per dissimulare, ma la regola è sempre quella: la prima gallina che canta ha fatto l’uovo.

Cosa c’entra la metafora del peto con Raffaella Sensoli e il turismo riminese? Per capirne il senso bisogna mettere insieme alcune semplici constatazioni. Il turismo riminese è in calo, di nuovo. Dopo la scorsa fortunata stagione, i limiti del nostro particolare tipo di turismo sono nuovamente venuti a galla. I rappresentanti delle categorie e quelli istituzionali debbono in qualche modo una spiegazione ai loro iscritti e al loro elettorato, o perlomeno un’analisi di buon senso,  che permetta una reazione organica.

Non è questo il caso, perché a Rimini “va tutto bene” e guai a dire il contrario perché si fa danno. L’aeroporto? Ci stiamo arrivando, mancano solo una ventina di milioni di euro d’investimenti. La delinquenza? E’ un’aberrazione statistica dovuta all’aumento della popolazione estiva. Lo spaccio di droga? Come dalle altre parti. La gente presa in carico dal pronto soccorso a causa dell’etilismo? Nella norma. La situazione vetusta delle periferie del Turismo (Rimini nord e sud)? E’ colpa del Movimento che non ci fa arrivare i soldi. Il calo dei pernottamenti? Che ci possiamo fare noi se a Sharm el Sheikh non fanno attentati?

Di recente un’interrogazione del Consigliere Regionale Raffaella Sensoli ha sottolineato il fatto che, se le cose non vanno proprio per il verso giusto, in parte potrebbe essere per la carenza di certe “cure”. Non l’avesse mai fatto. Per risponderle sono stati costretti a far pubblicare persino l’interrogazione, che in verità era passata sotto silenzio, dandole l’evidenza che tutti si lamentano che non dovrebbe avere. Riprendendo la metafora della sala d’attesa Raffaella si è stropicciata un po’ il naso chiedendo sottovoce se per caso qualcuno l’avesse mollata. La risposta? Uno strepitio che ha messo in evidenza la cosa anche a chi non ci aveva fatto caso.

Una scorreggia?! Ma come si permette lei con queste fantasticherie! Qui siamo tutta gente che digerisce senza flatulenze. Lo sa lei che lustro portano i nostri deretani a questa sala d’attesa? E così, a forza di urlare, si è venuti a sapere del peto anche in strada.

Perché tutta questa caciara? Corsini, Rinaldis, Indino, con i loro toni pare vogliano coprire l’incapacità strutturale di metabolizzare un cambiamento partito da molto lontano. Parlano d’indotto, investimenti, eccellenze, miglioramenti, ma la domanda vera è: la proposta turistica è ancora in grado di intercettare il mercato di riferimento? Sensoli parla di sicurezza e, leggendo la cronaca di quest’estate, non sembra si sia inventata nulla (come sostiene Corsini), ma è sicuramente possibile allargare la riflessione alle altre criticità.

Per dirla papale papale: che c’azzeccano i milioni di euro investiti nel comparto cultura (ponte, castello, fulgor, teatro) se poi il peso che fa recedere una stagione è il mancato arrivo dei “torpedoni” polacchi? Perché gli investimenti per i maggiori eventi sono concentrati in date in cui la gente ci sarebbe comunque? Perché l’impegno del “pubblico” è sempre concentrato in determinate zone e non si occupa di diffondere le iniziative nei dieci kilometri in cui i turisti soggiornano?

Per concludere. Quando anche quest’anno leggeremo i risultati dell’idea che le istituzioni riminesi e regionali hanno del turismo, non facciamo poi che la colpa è della Sensoli che si è lamentata in un’interrogazione . Sono altri che han regalato alla polemica una quota del tutto diversa e pare proprio l’abbiano fatto per dissimulare una “loffia”.

P.S.

Chi scrive non vuol certo spiegare qualcosa ai maghi del turismo, quelli che sono riusciti a spendere centomila euro per Albano Carrisi. Non mi permetterei mai.  Quando però sento parlare d’indotto mi suona un campanello d’allarme. Sarà perché l’ultima volta che ho sentito magnificare questa giustificazione è fallito malamente un aeroporto?

@DadoCardone

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Le rapine di Gnassi.

Non vorrei essere frainteso, perché l’argomento è delicato e riguarda le legittime aspirazioni di Rimini Nord ad avere un lungomare riqualificato. La premessa d’obbligo è, dunque, che le promesse fatte ai cittadini della zona dovrebbero trovar modo di essere realizzate.

Il problema per Rimini Nord, come lo è per Rimini Sud, che di quelle promesse non ha sentito nemmeno l’odore, non è però che il nuovo Governo abbia o meno tagliato qualcosa. La questione è che in anni di Centro Sinistra, benedetto dalla continuità, le periferie di Rimini sono state oggetto tutt’al più di “mance elettorali”.

A Rimini ne sono stati spesi di Big Money. Basti pensare all’inutile TRC, se parliamo d’infrastrutture, o ai soldi pubblici buttati nel pozzo senza fondo di Aeradria, o ancora ai passa cento milioni investiti nel comparto “ cultura”, tra teatri economicamente insostenibili, piazze Ikea sotto il castello e passerelle quasi ciclabili che vandalizzano l’invaso del ponte di Tiberio. Questa ovviamente è una sintesi riduttiva, le spese sono state tante e tali che Rimini dovrebbe essere completamente un’altra città.

Il punto è che nella programmazione degli investimenti le periferie non sono mai state considerate. L’anno scorso, in scadenza di mandato, il magnanimo Gentiloni si è fatto un bel tour a firmar patti, chiedendo in garanzia semplici dichiarazioni di intenti a Sindaci che, come Andrea Gnassi, hanno costruito la loro leggenda sui rendering.

Ora. Ai firmatari di quei patti non serviva la sfera di cristallo per prevedere quello che sarebbe successo, se la loro parte politica non avesse prevalso nelle imminenti elezioni. E’ per questo che, secondo me, ci vorrebbe una legge che impedisse mance elettorali, perlomeno al di fuori di una programmazione economica sicuramente sostenibile. Gentiloni, secondo il nuovo Governo, non aveva spazio per fare quel tipo di promesse, perché non completamente finanziabili e perché incuranti delle prerogative Regionali.  Da qui la decisione di rivedere i progetti.

Giusto? Sbagliato? Ognuno degli interessati, per parte politica o perché destinatario di quei progetti, si sarà fatto legittimamente la sua opinione e la difenderà nel modo che ritiene più consono. Poi però… c’è Gnassi, che se fosse nato in Campania sarebbe il legittimo successore di Mario Merola.

Il Primo Cittadino, a mezzi d’informazione locali riuniti, l’8 agosto, urla alla “Rapina”, espone immaginette della Santissima Madonna del rendering e afferma di essere già “al progetto esecutivo”. Peccato che l’esecutivo arrivi solo dopo il definitivo e il definitivo è stato approvato la stessa sera dell’8 con una riunione di Giunta straordinaria. Sto giro la manovra di mettere tutti davanti al fatto compiuto ha il fiato grosso.

Pare evidente, almeno a chi scrive, che lo spettacolo, compresa la ventilata minaccia di non versare l’IMU allo Stato, sia recitata a favore d’opinione pubblica, più che per una speranza frustrata. Esacerbare la discussione chiamando alla rapina, approvare progetti a parole, prima che con gli atti, e minacciare rivolte fiscali, non sembrano proprio caratteristiche di chi ha una ragione legale da sostenere. A dirla tutta, sembra più che altro l’imbastimento di un bel ruolo da vittima.

P.S.

A Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza. [Proverbio Napoletano]

@DadoCardone

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Rimini Summer Pride 2018 – Intervista a Marco Tonti

Rimini: Anche quest’anno il Summer Pride si è svolto tre polemiche e molta partecipazione. Citizen Rimini intervista per un bilancio Marco Tonti, Organizzatore dell’evento e Presidente dell’ArciGay Alan Turing di Rimini. Perché nel 2018 ha senso organizzare i Pride LGBT? Sentiamolo dalla sua voce.

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Sabato 28 Luglio? Tutti al Rimini Summer Pride.

Rimini Summer Pride – edizione 2017

Se siete nei pressi di Rimini, se siete incerti su quando venire a Rimini, o se semplicemente abitate a Rimini, sappiate che Sabato 28 luglio si terrà il Summer Pride: la festa più bella della città di Malatesta (a cui Sigismondo avrebbe sicuramente partecipato).

Nell’epoca delle stantie Notti Rosa e delle Paesani Street Parade, festicciole per autoctoni, si staglia un evento che, una volta all’anno, fa di Rimini veramente la Capitale del Turismo e della Libertà. Non la libertà di drogarsi e ubriacarsi, quello è solo autolesionismo per adolescenti confusi e adulti irrisolti. La Libertà di affermare che nel 2018 siamo liberi di amare chi vogliamo e di sentirci come siamo.

Vi pare niente? Non sembra poco alle migliaia di persone che, come l’anno scorso, sfileranno in parata o seguiranno gioiosamente i carri, allegoria di libertà, per il lungomare di Rimini. Ci saranno partecipanti di ogni orientamento sessuale, comprese famiglie etero con tanto di passeggini e infanti, perché il messaggio è chiaro: non è il sesso che si pratica a definire la nostra identità, ma i sentimenti che ci muovono.

Rimini si merita questa boccata d’aria fresca. Quello che non si merita sono le ronde nazifasciste e le processioni paleo cattoliche di riparazione contro il Gay Pride, ne avessimo mai vista fare una pubblica  contro i pedofili che si annidano dentro Santa Madre Chiesa. Tra parentesi, se Cristo fosse in vita oggi, non parteciperebbe alla triste processione, ma terrebbe lo striscione che precede il Pride LGBT.  .

In testa al corteo, però, ci dobbiamo accontentare di Marco Tonti, che ha barba e capelli lunghi, riesce nel miracolo di moltiplicare i partecipanti, ma speriamo vivamente si risparmi la crocifissione. Spettacolo truce, che non ci libererebbe dal peccato originale dell’intolleranza… molto meglio una festa. Sono blasfemo? Un po’, sì.  Chi ha la competenza si senta libero di scomunicarmi.

Partecipate numerosi. Perché è una festa allegra. Perché aiuta il turismo riminese (nonostante non vi siano dichiarazioni di Indino a testate riunite in tal senso). Perché è un segnale forte contro le discriminazioni, non solo omofobe, ignobile vizio di cui le persone civili non sentono il bisogno.

Di seguito il video e intervista sul Rimini Pride del 2017.

P.S.

Per i soliti idioti che, puntuali come una tassa, tireranno fuori la foto dei due baffoni con le chiappe al vento per dimostrare che i Pride sono osceni: Dopo più di un ventennio di Berlusconi non sono certo delle natiche ad impressionarci, riponete tranquillamente quell’immagine nella vostra collezione privata e cominciate a chiedervi perché non possiate fare a meno di esibirla non appena se ne presenta l’occasione.

 

@DadoCardone

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Quando Gnassi si accorse che il Terzo Reich gli passeggiava sulle spiagge.

E’ proprio vero, quando ti diverti il tempo passa e non ti accorgi di nulla. E’ successo anche all’Augusto Gnassi che, nella sua stagione preferita, si abbuffa di feste e gli sfuggono parecchie cosette. Nelle edizioni meglio riuscite delle sue feste, come da puntuale dichiarazione di ogni anno, non si accorge, per esempio, che i rapinatori arrivano a frotte ed organizzano una specie di Giochi senza Frontiere del Furto.

E’ successo sia nella Notte Rosa, sia alla Molo Street Parade, avete presente, no? La festa dove, tra l’altro, il povero Paesani perde, dice lui, 30.000 euro l’anno. E noi che siamo scesi dalla montagna del sapone, con l’anello al naso e la sveglia al collo, non abbiamo dubbi che sia così.

Non ci crederete, ma questa non è la cosa più grave successa. Quest’anno, nel fine settimana della Notte Rosa, Neo Fascisti italiani e Neo Nazisti Polacchi si sono intruppati alla stazione, per poi scendere al mare a farsi selfie da ronda Nazifascista. Lo scopo? Loro affermano di aver garantito la sicurezza e salvaguardato la virtù delle sprovvedute femmine che si aggiravano nella notte pronte ad essere violentate. La verità è che hanno complicato il lavoro delle Forze dell’Ordine, che già avevano il loro bel da fare.

In tutto questo il Sindaco di Rimini, città medaglia d’oro al valor civile, non ha detto una parola. O meglio… l’ha detta, ma quando ormai persino Ottaviani si era stufato di millantare imprese che manco nel ventennio. Pare (e dico pare) che grazie a lui anche i treni siano arrivati in orario in quel fine settimana.

Cos’ha detto il Primo Cittadino, quando s’è raccapezzato? Una roba che più o meno suonava così: “era tutto sotto controllo, non parlatene troppo sui giornali, questi sono quattro scappati di casa e, comunque, la responsabilità è della Questura”.  C’è da capire il tentativo, tardivo, di minimizzare. Una truppa nazifascista in giro di ronda per le spiagge non è un bel biglietto da visita per il turismo riminese, anzi, a dirla tutta è proprio un bel danno d’immagine. Si è sentita di nuovo gemere la trave dei Tre Martiri sotto il peso delle corde.

Si poteva impedire? Da svegli sì. Infatti, la legge italiana prevede le ronde solo come sussidiare alle polizie municipali e previo apposito addestramento. Per intenderci… l’addestramento non è sostituito dai precedenti per risse e violenze varie. Già qualche giorno prima diverse organizzazioni avevano cominciato a protestare per lo scempio rappresentato da quest’appuntamento in camicia nera, facendo rinunciare anche il primo Hotel che si era prestato ad ospitare il Terzo Reich. Si vede che Gnassi aveva altro da fare.

Complimenti Sindaco, bella figura.

 

@DadoCardone

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Il Movimento ai tempi della Lega.

Premetto. Mi dispiace. Osservo molte persone, diversi attivisti del Movimento 5 Stelle, incastrati nello scellerato patto con la Lega. Non ho la pretesa di poter fornire un dato statistico a riguardo, ma suppongo che una buona parte degli elettori, quelli che non avevano intenzione di votare 5 Stelle per cadere nello sciovinismo, si stiano  torcendo le mani in silenzio per quella che sembra essere una vera iattura.

C’è chi ha capito prima come sarebbe andata a finire, non tanto per una questione di genio, quanto di evidenza, e s’incazza . Gli altri, magari con una responsabilità istituzionale o, semplicemente, con anni di trincea fra le linee della speranza, si trovano ora nella situazione di dover giustificare cose che mai avrebbero pensato. Altrimenti votavano Lega.

Salvini fa dichiarazioni su tutto, disturbando qualsiasi competenza assegnata. Migranti, Sanità, Diritti Civili, Finanza e interviene demolendo il percorso con cui il Movimento aveva guadagnato il 33% di consenso, il suo patrimonio di credibilità. Invade il mainstream con una dichiarazione al giorno e lo fa in stile Trump, non con il cambiamento di paradigma  teorizzato dalla dirigenza 5 Stelle, ma con una regressione senza precedenti ai peggiori istinti. Razzismo, Omofobia, Islamofobia, negazionismo e retorica Fascista. Il Leghismo è un compiaciuto rutto a bocca aperta che precipita nell’imbarazzo tutti i commensali, mentre qualcuno balbetta: “fa bene alla digestione”.

Questi estremismi rappresentano i veri sentimenti degli italiani? Secondo me no,  o perlomeno rappresentano solo per quel 17,37% che ha votato il partito della Ruspa. Matteo Salvini però vince lo stesso, per due motivi fondamentali. Il primo è che ha capito quanto fosse facile parassitare la mancanza di una vera identità del Movimento 5 Stelle.  Decidere di volta in volta se una cosa è buona, o cattiva, rende i tempi di reazione politica nettamente inferiori rispetto a chi gli stessi argomenti li ha introiettati tramite una cultura di partito. Che sia di destra, di sinistra, di centro, estrema, giusta o sbagliata. Il contratto del Movimento veniva considerato virtuoso per l’assenza di una specificità ideologica, era pronto anche per un PD seppur senza Renzi, compatibile come uno di quei multi adattatori per le prese elettriche di ogni Paese. Ha prevalso la fame di Salvini a dispetto dello sbocconcellare di popcorn del Partito Democratico ed ora ne subiamo le conseguenza.

Il secondo motivo per cui Salvini vince è che è un folle. Non lo sa nemmeno lui com’è riuscito a diventare Ministro degli Interni con un partito del 17%. Non perde tempo a studiare, si riempie la bocca di slogan facili da ripetere e gioca un’eterna partita al “doppio o niente”, senza nemmeno guardare le carte che ha in mano. Tanto fin lì non ci doveva nemmeno arrivare; ha già vinto e gioca con i resti.

Un atteggiamento così come si combatte? Bisognerebbe chiederlo a chi nel Movimento riteneva di poter controllare tutto con un contratto. L’imbarazzo, per chi aveva già ritirato dalla lavanderia l’abito buono da statista, è palpabile vedendo Matteo Salvini atteggiarsi a Premier in pectore. Sono sicuro che la linea generale, la parola d’ordine fra gli eletti di ogni grado e ordine, sia “lavoriamo e facciamo vedere i risultati”. Giusto, arrivati a questo punto è l’unica cosa da fare, ma questo progetto sottovaluta il fatto che, a lungo termine, Salvini rivendicherà comunque i meriti di un Governo a cui appartiene e, nel breve termine, beh… le parole di un Ministro sono azioni ed hanno conseguenze reali.

Per ora l’agibilità del Movimento è salvaguardata dalla peculiarità di non avere una struttura e di reggersi su una base di attivisti educati unicamente a ratificare decisioni già prese. Le stesse persone che votarono sul blog di Grillo per l’abolizione del reato di Clandestinità, si trovano oggi a dover giustificare il respingimento dai porti italiani con poco convinti :”finalmente l’Europa ci ha preso in considerazione”. (Ovviamente ci sono anche i tanto convinti, ma quella è una patologia calcistica difficilmente curabile).

Cosa ci aspetta per il futuro? Nessuno ne ha idea, sostanzialmente la contingenza è che non esistono alternative. Il Partito Democratico non riesce a liberarsi della sua dirigenza senza empatia, né senso della realtà, ma che abbonda di vanagloria. L’altra sinistra ha il complesso del personaggio e si mangia le sue potenzialità candidando gente come Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Laura Boldrini. Berlusconi non è certo da augurarselo.

L’unica, remotissima, speranza sarebbe che qualcuno trovasse un metaforico secchio di acqua fredda per smorzare i calori di Salvini. Purtroppo però nessuno pare avere l’esperienza necessaria a disinnescare questo predicatore radicalizzato alla discriminazione. Per quelli di Milano poi, la vera testa del Movimento, le analisi si fanno sui mi piace e, visto che i like per i richiami all’ignoranza si sprecano, c’è caso pensino vada tutto bene.

Per adesso Salvini sembra aver aperto il Movimento come una scatoletta di tonno.

P.S.

“Un errore comune che le persone compiono quando cercano di progettare qualcosa completamente a prova di idiota è di sottovalutare l’ingegnosità dei veri idioti.” [Douglas Adams]

 

@DadoCardone

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E Patto Civico ci spiega cos’è la cultura.

Patto Civico, il partito del Consigliere che chiama le partecipate pubbliche ad occuparsi della sua siepe, non smette mai di dare soddisfazioni. Oggi è il turno del Consigliere Davide Frisoni, pittore e presidente della Commissione Cultura che dichiara: Basta soldi ai centri sociali, meglio destinarli ad attività culturali.

A questo punto le ipotesi sono due: o Frisoni non ha idea di cosa succeda in un Centro Sociale, o non sa proprio cosa sia la cultura. In sintesi dichiara che per aprire un centro sociale bisognerebbe vincere un bando e pagare affitti, altrimenti i soldi che il comune dedica a quei luoghi ( centomila euro a vario titolo) sarebbe meglio dedicarli  ad attività culturali, non meglio definite.

Al consigliere della giunta Gnassi sfuggono un paio di concetti basilari. Il primo tra tutti è che i centri sociali si occupano di “controcultura”, che è sempre cultura, ma possiede la caratteristica fondamentale di reagire ai canoni imposti. Cosa che un “artista”, come qualcuno definisce il Consigliere, dovrebbe comprendere e apprezzare.

In un centro sociale si fa musica, poesia, teatro, si promuovono libri, sono prodotti studi sociali e si pratica l’azione fondamentale per l’evoluzione di ogni cultura: la contaminazione. Forse (e dico forse) essendo Patto Civico una lista smaccatamente di Destra, anche se parassita una giunta PD, è proprio questa contaminazione a dar fastidio.

Un’altra delle caratteristiche che l’artista Consigliere dovrebbe comprendere è che i Centri Sociali occupano e riqualificano luoghi abbandonati. Buchi neri della città in cui, altrimenti, si praticherebbe altro… come Rimini dovrebbe aver tristemente presente. Se il Comune dovesse riqualificare quei luoghi di tasca sua e produrre attività, che già vi si svolgono, la spesa sarebbe molto più alta dei centomila euro che inquietano Frisoni.

Per quanto riguarda l’opinione di chi scrive, sembra proprio che Frisoni abbia un cattivo rapporto con la cultura e, a conferma, cito un recente confronto su Icaro TV dove difendeva a spada tratta l’abominio della passerella al Ponte di Tiberio, appiattendosi sulle tesi dell’Amministrazione al Corten.  In ogni caso in nessuna delle diverse definizioni che si danno della Cultura esistono specifiche che escludono quella prodotta nei Centri Sociali. Poi certo ci sono le definizioni personali e, se lo chiedessimo allo stesso Frisoni, probabilmente sosterrebbe che fare cultura significa dipingere pozzanghere.

Per tutti gli altri un invito a visitare i centri sociali che sicuramente appartengono ad una determinata visione politica, ma che di cultura ne promuovono senza dubbio alcuno.  Faccio l’esempio con ciò che conosco (non vorrei sembrare un Frisoni qualunque) invitandovi a dare un’occhiata al palinsesto di Casa Madiba Network che, tra le tante iniziative promosse, prevede anche un corso di Italiano per extracomunitari. Se non è cultura questa!

P.S.

“Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti Catone visse dopo la morte della libertà, né la libertà dopo la morte di Catone.”    [Lucio Anneo Seneca]

 

@DadoCardone

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Lavori utili per i detenuti? Provaci ancora Lisi.

Del carcere si sente parlare sempre molto poco. Ci accorgiamo che esiste solo quando diviene sovraffollato, o quando qualcuno tenta di togliersi la vita perché non sopporta le condizioni di permanenza.

Eppure ci fu un tempo, quando il garante dei detenuti era l’avvocato Davide Grassi, in cui molte questioni riuscirono ad arrivare all’attenzione del pubblico. Tanto è vero che i Parlamentari Sarti e Arlotti si sfidavano a colpi d’interrogazione per risolvere i malanni della Casa Circondariale di Rimini.

Il resto della breve storia infelice del garante Grassi, costretto a dimettersi perché privo di strumenti basilari, quali persino una semplice mail, resta all’onore delle cronache a causa di una brutta e imprudente accusa che il Vicesindaco Gloria Lisi aveva presto dovuto rimangiarsi data l’inconsistenza.

Oggi il Vicesindaco Lisi, sempre a proposito di Casa Circondariale, è ancora in cronaca locale per un accordo secondo il quale 5 detenuti saranno individuati e usati per lavori socialmente utili. Rimozione dei graffiti, cura del verde pubblico… insomma, le solite cose.

Perché scrivo che si tratta delle solite cose? In realtà dovrei scrivere che si tratta del solito accordo. Infatti, questa nuova iniziativa, annunciata come fosse rivoluzionaria, è del tutto uguale ad un accordo del 2014 che prospettava le medesime intenzioni, ma che poi non si sa che fine abbia fatto.  Al 2015 si annunciavano come individuati e già attrezzati 3 detenuti. Forse, quella volta sono stati in effetti individuati, ma poi si saranno rifiutati di mettere una pettorina Ci.Vi.Vo per fare un Selfie con il Vicesindaco. Già il carcere è una dura esperienza…

La perplessità di chi vi scrive, in questi casi, risiede sempre nell’impossibilità di stabilire a chi giovano certe iniziative.  Sarebbe bello pensare a strumenti innovativi di effettivo recupero, ma poi si perde sempre tutto nello storytelling di Giunte affamate di visibilità.

In realtà, presso la Casa Circondariale di Rimini, esiste già una sezione sperimentale di minima sorveglianza. E’ la Sezione Andromeda, dove detenuti con un particolare profilo manifestano volontà di recupero, si adeguano ad un ruolo attivo nella vita dell’Istituto e per i quali è prevista anche un’attività lavorativa. Perché non partire da lì, sviluppando un percorso già iniziato?

Il motivo, mi rispondo da solo, è un’irrimediabile storica carenza in numero del personale penitenziario e non leggo da nessuna parte che, per questo nuovo accordo, sia previsto personale in più. Quindi… che tipo di detenuto ha il profilo adeguato per andarsene in giro da solo? Perché diversamente si sottrarrebbe personale ad un’istituto già fortemente provato.

Staremo a vedere. Bisogna sottolineare che è un peccato, perché è vero, come in parte dichiara la stessa Lisi nel nuovo comunicato, che la pena detentiva ha una recidiva altissima e, per determinate situazioni, sarebbe più congruo e socialmente sostenibile creare istituti di reinserimento, più che di penitenza. Stiamo parlando però di un cambio di sistema, che non si realizza certo in queste operazioni d’immagine dal futuro quanto mai incerto.

P.S.

Ma alla fine i Casetti l’hanno avuto un Direttore a tempo pieno?

 

@DadoCardone

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Caso Mura Malatestiane – Il Comune smentisce se stesso.

Non fosse che ormai conosciamo bene il rapporto “creativo” che l’Amministrazione Riminese ha con le norme, ci sarebbe da trasalire. Il caso è quello ormai famosissimo delle Mura Malatestiane. Lo conoscete, no? Per far finta di lavorare all’ennesima mancata promessa elettorale, quella della pedonalizzazione del Ponte di Tiberio, Andrea Gnassi e corte hanno sfondato le Mura Malatestiane per aggrapparci un’indegna passerella.

A contrasto dell’azione, ricorderete, è nato il Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, che ha presentato un esposto in Procura, non per contestare la bruttezza della passerella, ma per chiedere precise verifiche riguardo ai lavori. La passerella, infatti, oltre ad assomigliare ad un complemento di una nave da crociera, ferisce irrimediabilmente le Mura Malatestiane e pare violi precise norme che riguardano il bacino idrico del Porto Canale.

Per Gnassi & Di Napoli, il soprintendente con la pagina Facebook ridotta peggio di quella di un leghista veneto, è tutto a posto. Le Mura non sono Malatestiane da tempo e per il resto ci sono tutti i permessi del caso.

Succede però che, in un documento datato aprile 2018, l’Ufficio Controlli Edilizi dello stesso Comune smentisca questa versione. Il documento protocollato  è la risposta ad un ricorso contro l’annullamento di un condono edilizio il via Marecchia, la via che affaccia sul porto canale dal lato Borgo San Giuliano.  Ecco il passaggio incriminato:

[…] si comunica che in ragione dei preminenti interessi di tutela idraulica del “Fiume Marecchia” nel tratto Porto Canale, le cui sponde sono sottoposte al vincolo di in edificabilità previsto dall’art. 96 lett. F) del Regio Decreto 25/07/1904 , n. 153, sussistono i presupposti di opportunità per la costituzione in giudizio per la difesa del provvedimento impugnato.

Si precisa, a tal proposito, che con successivo parere PG 2013 0110854 del 07/05/2013, il Servizio Tecnico di Bacino Romagna Sede Rimini, ha trasmesso la determinazione dirigenziale n. 3830 del  15/04/2013, con cui è stato rilasciato parere idraulico contrario relativamente al manufatto di m 4,46×2,55 e di altezza circa m 2,40 poiché “realizzato in adiacenza al muro di mattoni costituente infrastruttura idraulica per il contenimento delle piene dell’alveo storico del Fiume Marecchia.”

In effetti, la suddetta infrastruttura idraulica è costituita dalle “Mura Malatestiane”, che sono soggette alle disposizioni di tutela previste dalla  Parte Seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio, fino a quando non sia stata verificata la sussistenza d’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico […] trattandosi di “Beni Culturali” ai sensi del art. 10 comma 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, poiché di proprietà dell’Ente Pubblico Territoriale “Provincia di Rimini” ed opera di autore non più vivente la cui esecuzione risale ad oltre settanta anni.

Capito, no? Per l’ufficio Controlli Edilizi del Comune di Rimini, riguardo le rive del Porto Canale, sono validi sia i vincoli di tutela idraulica che quelli imposti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Come può essere che tali vincoli siano validi per un muretto, quattro metri per due, e non per l’opera che l’Augusto Gnassi ha voluto imporre alla città di Rimini? Forse che i vincoli sopra espressi prevedano eccezioni per i sindaci trendy? Se queste deroghe non sono previste si prefigura una strana situazione perché, per la stessa norma, la passerella e il muretto sono entrambe abusive o ambedue regolari.

Lungi dal pretendere che la legge sia uguale per tutti, non vorremmo mai infrangere i privilegi di qualcuno, inviteremmo però all’esercizio della coerenza (questa sconosciuta.).  Fatelo almeno per il magistrato che ha ricevuto l’esposto, potrebbe confondersi.

 

@DadoCardone

                                                                      

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E’ colpa del giardiniere – Erbetta trova il capro espiratorio.

.Ricordate il caso del Consigliere Comunale residente a Gaiofana che si sarebbe fatto tagliare la siepe da Anthea? Nulla di fatto. Per meglio dire: una risultanza dalle interrogazioni in Consiglio e dall’indagine Anthea c’è stata, ma è il classico capro espiatorio.

Un breve riepilogo. Martedì 26 marzo mezzi e personale Anthea hanno fatto prima una ricognizione e poi potato la siepe di Mario Erbetta, consigliere di Patto Civico in forza alla maggioranza del Sindaco Andrea Gnassi. Mercoledì 27, personale sempre Anthea, ha recuperato gli sfalci completando il lavoro. Di quanto affermato esistono testimonianze dirette.

Il caso, grazie a vicini indignati e a Citizen Rimini, esplode e il consigliere si difende, sulle pagine del Resto del Carlino, affermando di aver chiamato Hera per raccogliere gli sfalci, ma nessuno ha risposto e allora si è servito da Anthea, facendosi fatturare quanto dovuto. Dato per credibile che ognuno di noi, nel caso di mancata risposta di Hera, possa chiamare Anthea, nella difesa viene totalmente evitata la menzione del fatto più grave, ossia la potatura della siepe.

Nel primo Consiglio Comunale utile Zoccarato chiede conto alla Giunta del comportamento di Erbetta e l’Assessore all’Ambiente Anna Montini risponde che il Comune è consapevole del caso e aspetta le risultanze dell’indagine interna di Anthea.

Ebbene, la risposta è arrivata ed è questa:

Dalle verifiche effettuate da Anthea, si è appurato che, al di là del pagamento del servizio da parte del Signor Mario Erbetta, un dipendente ha effettuato il citato intervento su suolo pubblico, senza attivare le usuali procedure e senza darne informazione ai suoi diretti superiori. Ne è scaturito un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso da parte di Anthea.

Tutto a posto? No, proprio no. L’intervento su suolo pubblico, la raccolta degli sfalci, è la diretta conseguenza di un intervento su suolo privato, la potatura della siepe. C’è da fare una sola domanda, una facile facile: Il Consigliere Comunale Mario Erbetta, pubblico ufficiale, si è fatto tagliare la siepe di casa da un’azienda partecipata che, per suo oggetto sociale, ha solo il verde pubblico?

La risposta dell’Assessorato, per quanto corta, crea più interrogativi di quanti ne risolva e chiarisce solo un punto: la colpa di tutto è stata addossata ad un dipendente, che non poteva certo fare tutto da solo, compresa la fatturazione. Libera altresì Consigliere e Maggioranza da un imbarazzo totale (o almeno l’intenzione pare essere questa).

L’opinione di chi vi scrive è che tutto ciò sia una vergogna. Non so se esistano gli estremi di un reato, ma la politica in questa occasione ha due obblighi fondamentali dettati dall’opportunità politica. Il primo è quello di accertare i fatti nella loro interezza, il secondo, conseguente, è quello di valutare l’adeguatezza di una risposta come quella qui riportata. Questa mezza ammissione con tanto di Capro espiratorio pert a manger da l’idea di qualcosa di surrettizio, suggerimento che un’Amministrazione Pubblica non dovrebbe concedere ai suoi detrattori.

Infine un appello al Partito Democratico. La recente dura sconfitta elettorale è stata attribuita, dallo stesso PD, ad una non meglio specificata “lontananza dalla gente”. Di mea culpa recitati ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora il caso di dare dimostrazioni pratiche. Magari, per il caso in questione, sarebbe opportuno chiedere un approfondimento delle indagini fatte da Anthea e domandare perché non si menzioni la siepe tagliata su suolo privato. Ottenute le risposte, che spettano ai Consiglieri Comunali come depositari di fiducia pubblica, sarebbe forse opportuno di dissociarsi e chiedete le dimissioni del collega di Maggioranza. L’ignavia quando si rappresenta la Res Publica non è concessa.

P.S.

Capisco che ai giorni nostri di verità fatali non ne esistano più, ma anche la costruzione di realtà di comodo ha un confine e si chiama decenza.

 

@DadoCardone

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L’invasione Britannica e la tolleranza di Indino

Ogni volta che leggo una dichiarazione di Giovanni Indino, Presidente della Confcommercio, mi chiedo sinceramente che fine farà l’imprenditoria riminese avendo cotanti pensatori fra le sue fila. Lui è sostenitore del pensiero “pensa positivo, che se no se ne accorgono”. Certo non è il solo, ma, avendo una delle massime cariche di rappresentanza diretta delle imprese, c’è da preoccuparsi.

Ricordate qualche sua uscita, no? Le invettive contro la Parlamentare Giulia Sarti, perché aveva osato mettere in evidenza il degrado riminese. Oppure la critica sprezzante contro i comitati per la Spiaggia Libera, accusati di aver inibito, con un solo comunicato (!), l’imprenditoria da spiaggia (che poi era il solito Consorzio del Porto) dal regalare un’ineguagliabile esperienza d’occupazione del Demanio.

Oggi si fa risentire e, ancora una volta, non è in grado di capire che le “critiche” qualche volta esprimono astio, ma in molte situazioni sono la rappresentazione in linea retta di un disagio. Il caso è quello degli studenti inglesi che, sotto Pasqua, fanno lo Spring Break qui a Rimini. Sono migliaia e quest’anno si sono fatti notare, più del solito, per un buontempone impegnato in una mezza maratona per le strade di Rimini, con il bigolo al vento.

Secondo Indino non ci si deve formalizzare per una cosa del genere, Rimini deve essere tollerante e accogliente, perché questa manna dal cielo non bisogna perderla. A questo punto devo smettere i panni di DadoCardone e indossare quelli di Davide Cardone, il tale che si fa la stagione come portiere notturno in un Hotel che ospita esclusivamente ragazzi, tra cui i famigerati inglesi.

Fino al fatto che non ci si debba scandalizzare per il maratoneta nudo, non ho nulla da obbiettare. Personalmente ho dato il bentornato a diversi di questi campioni. Chi coperto solo da un marsupio, chi da un cartone della birra raccattato per la strada, chi sinceramente imbarazzato perché i vestiti glieli hanno rubati e chi perché non li sopporta addosso a causa di illegittime interazioni chimiche. Devo dire che se il problema fosse solo questo il mio lavoro sarebbe molto più facile di quello che è in realtà.

La vera questione però è che di tolleranza, caro Indino, ne applicano tutti già tantissima. Sono costretti a farlo, non per tradizione turistica, ma perché la stagione è piena di buchi e se vuoi campare ti devi riempire il piano camere con gruppi che pagano poco, ma necessitano di una quantità esponenziale d’impegno.

Il maratoneta nudo è solo un accadimento che la cronaca ha notato, ma per avere il vero quadro della situazione bisognerebbe parlare con il Pronto Soccorso, le Forze dell’Ordine o con le coraggiose che puliscono le loro camere di questa “benedizione turistica”… allora si che se ne sentirebbero delle belle. Il Presidente della Confcommercio, giacché tiene tanto alla tolleranza, potrebbe anche fare un giro con chi pulisce le strade all’alba delle simpatiche goliardate. Capirebbe che i cocci di vetro sono il minimo e vedrebbe quanto di (letteralmente) loro stessi lasciano per terra i simpatici britannici.

Penso anch’io che, in un posto dove si vende divertimento, ci sia la necessità di essere tolleranti. Dovrebbero esserlo sia i residenti che gli operatori. Penso anche, però, che esista una bella differenza tra divertirsi e farsi del male.  Su questa differenza, poiché stiamo parlando di giovani, a volte al limite della maggiore età, bisognerebbe fare un’attenta riflessione.

Di ragazzi ne vedo tanti. C’è chi si diverte, beve in maniera conviviale e arriva a guardare l’alba con il ragazzo o la ragazza conosciuto/a la sera stessa, senza far danno a se stesso o agli altri. C’è chi invece si devasta, non ricorda cosa ha fatto (e quante ne ha fatte) e si ritrova in una macchina della Polizia che l’aiuta a ritrovare l’albergo. Sono ragazzi, come lo siamo stati noi, e sappiamo bene quanto sia difficile darsi dei limiti da soli. Il problema è che chi questi limiti non li avverte minimamente trova in posti come Rimini l’epifania dello sballo. La droga, quella chimica, è molto facile da trovare. Pub e locali ti servono da bere con il secchiello e la tolleranza portata ai massimi livelli diventa ad un certo punto menefreghismo.

E’ probabile che, leggendo queste mie poche righe, qualcuno si stia chiedendo qual è il limite di quanto è permesso in nome di sua Maestà l’Indotto, pietra filosofale del pensiero riminese. Vorrei però suggerire un altro punto di vista. Che ne sarà proprio di quell’Indotto, se il turismo continuerà a subire l’attuale declassamento? Le stagioni si fanno sempre più corte e, banalmente, cominciano e finiscono con flussi turistici molto poveri di risorse. Se nel mezzo ci piazziamo anche la tolleranza a qualsiasi cosa la parabola discendente farà molta fatica ad invertire la tendenza.

Il caso degli Inglesi è erroneamente considerato fuori stagione.  Stiamo parlando di un periodo a cavallo di Pasqua e di una tradizione di pausa dagli studi non solo inglese. In ogni caso, il sistema turistico riminese ripete i suoi errori anche in piena stagione. Per fidelizzare clienti che non cercano esclusivamente sballo, prostituzione low cost e operatori che si girano dall’altra parte mentre i clienti brutalizzano se stessi, temo non basterà la buon’anima museale di Fellini.

P.S.

Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è già metà della morte. [Kahlil Gibran]

 

@DadoCardone e Davide Cardone

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La Gaiofana? Si merita una scuola da terremotati.

 

Il problema della fatiscenza delle scuole in Italia è un problema di risorse o di volontà? Non possiamo parlare delle altre Amministrazioni, ma a Rimini abbiamo dei punti di riferimento piuttosto precisi.

Negli anni siamo stati testimoni di allagamenti “eccezionali”, di pezzi di soffitto e finestre che lasciano autonomamente la loro sede naturale, di ambienti riscaldati con termosifoni elettrici portatili, di spogliatoi delle palestre devastati, di luoghi arrangiati per far posto ad alunni non previsti (nonostante il calo demografico).

Se tutto ciò fosse solo frutto di contingenza, come vetustà delle strutture e mancanza di fondi, logica vorrebbe che, quando si costruiscono nuove strutture, si cerchino di evitare i vecchi problemi. La scuola di Gaiofana, inaugurata nel 2013 ed esibita come uno dei fiori all’occhiello dell’Amministrazione Gnassi, sfugge a questa logica. Costruita in tempi record, non si sa se per fretta di sostituire la vecchia scuola pericolante o se per ansia da inaugurazione, manca di diverse necessità. La palestra, per esempio, prevista nel progetto originale, non è mai stata realizzata. Stessa sorte per la mensa.

Come in qualsiasi vecchia scuola, insomma, panino nello zaino e attività fisica da ospiti, in qualche luogo più fortunato. A tutto ciò si aggiunge scarsa lungimiranza, perché alcuni genitori già lamentano l’insufficienza dello spazio delle aule per il numero di alunni in arrivo. Si poteva prevedere? Certo. Basti pensare che solo il nuovo condominio Acer, inaugurato nel 2011, ospita una cinquantina di famiglie. Si poteva supporre che, prima o poi,  di sezioni ne sarebbero servite almeno due?

Il Consigliere Comunale Nicola Marcello ha tirato fuori la questione giovedì scorso, con un’interrogazione cui ha risposto l’Assessore alla Scuola Mattia Morolli. L’Assessore, il quale pare sia andato di recente a misurare gli spazi della scuola, tanto aveva in mente di cosa si stesse discutendo, ha risposto molto approssimativamente e con i soliti parametri dell’attuale Amministrazione.

In particolare, dopo aver inventato il sostantivo “Insoddisfacenza”, ci fa sapere che:

  • La nuova scuola, che si basa sui principi di costruzione post sismica dei comuni di Molinella e Camposanto, è meglio di quella di prima. Giacché quella di prima era (ed è) una struttura fatiscente, ormai non più a norma, che si affaccia solo sulla trafficata Montescudo, beh… esiste un’espressione un po’ volgare per ringraziare, che tutti conoscete e che qui non ripetiamo.
  • Una parete mobile trasforma parte della nuova struttura a volte in palestra, a volte in mensa. Cosa, consideriamo noi, che deve generare molta confusione, perché l’attività fisica si fa comunque alla scuola del Villaggio Primo Maggio e la mensa è usata solo per l’unico rientro obbligatorio nel pomeriggio. Per il resto panini.
  • E’ presto per parlare di aumento degli iscritti, bisogna aspettare un paio di mesi. Certo… un paio di mesi nei quali tutti quelli che non avranno trovato posto s’iscriveranno altrove.

Nicola Marcello, giustamente, si dichiara non soddisfatto e trasforma l’interrogazione in mozione. Anche perché, fa notare il consigliere, la palestra di una scuola, in una frazione popolosa come quella di Gaiofana, può servire anche ad altre attività che decisamente mancano.

Finita qui? Per l’Assessore Mattia “Meglio che Niente” Morolli sarebbe preferibile, ma, se pensa di placare gli animi con una supercazzola, sta certamente sottovalutando la caparbietà delle mamme. Grave errore. Moti carbonari già si agitano tra le chat di Wathsapp e la sua rabberciata risposta sarà utile solo come precedente di maldisposizione nei confronti del problema.

Si ritorna quindi alla domanda iniziale. Problema di risorse o di volontà? Tenuto conto che nello stesso bilancio in cui si stanziava la somma non sufficiente a dare una palestra e una mensa alla scuola di cui si discute, sono stati stanziati 17 milioni di euro per acquisire (non comprare) i diritti di superficie dell’ex seminario (scuole Marvelli) dalla Curia, diremmo che si tratta decisamente di un problema di volontà. Se nei quattro successivi bilanci non si è riusciti ad infilare risorse per completare la scuola, poi, possiamo sicuramente affermare che le priorità sono altre.

P.S.

“Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere.” [Piero Calamandrei]

 

@DadoCardone

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Dodici milioni di euro per consumare anche Fellini.

Rimini è una città con due strategie, che però non sono convergenti. Una è la Rimini permissiva, quella delle feste alcoliche e degli alberghi lowcost, l’ideale per ricoprire le strade di vomito d’adolescente. L’altra è quella chiamata “del Motore culturale”. Cento milioni di euro per sfondare, asfaltare e cambiare significato al patrimonio architettonico, allo scopo di incoraggiare turismo culturale (oggetto misterioso).

Lo slogan potrebbe essere: “Rimini, giocarsi il fegato tra feste e musei”. Questo chiaramente fino a quando non faranno le feste direttamente nei musei, ma tranquilli che ci stiamo arrivando. Nel frattempo stiamo spendendo 12 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che vorrei ricordare sono sempre soldi delle nostre tasche, in un astruso progetto di museo diffuso dedicato a Federico Fellini.

Il progetto è composto dal ripristinato Fulgor, che ospita la casa del cinema nello stesso palazzo, Piazza Malatesta trasformata in un circo fake all’aperto e Castel Sismomdo, che sarà sede dei set felliniani. Considerato che Fellini, come da sue dichiarazioni certe, non avrebbe mai voluto essere usato come una tappa turistica, appare singolare questo accanimento.

Al di là dei desideri di Fellini, che con Rimini e i riminesi pare non sia mai andato troppo d’accordo, ha senso investire sulla sua unica figura una somma che si sogna persino l’Istituto Lumière? E’ in grado “il Maestro”, da solo, di cambiare le sorti del turismo riminese?

Se guardiamo alla classifica dei cento musei più visitati al mondo, l’Italia comincia a far capolino in ventesima posizione con la Galleria degli Uffizi. Alcune posizioni più sotto seguono: il Palazzo Ducale di Venezia, la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Castello di Miramare di Trieste, il Palazzo Reale di Milano, Palazzo Strozzi di Firenze, Il Museo Nazionale di Capodimonte, Castel Sant’Angelo di Roma, Palazzo Pitti di Firenze, il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano di Roma, la Reggia di Venaria e Il Museo Nazionale Vittoriano (Altare della Patria). Appare chiaro che, per spostare centinaia di migliaia di visitatori, come nelle presunzioni dell’Augusto Gnassi, sia necessario appoggiarsi a quello che già il mondo conosce molto bene di noi, ossia il Rinascimento.  Ma dove trovare qualcosa di Rinascimentale a Rimini? (Domanda da leggersi in tono ironico/sarcastico).

Certo è che prendere un castello rinascimentale, su chi si è posata anche la mano del Brunelleschi, mettere ai suoi piedi una piazza Ikea e riempirlo di set Felliniani in pianta stabile, non sembra proprio percorrere i trend di successo dei musei più visitati al mondo. Sarebbe come prendere l’ala del Louvre progettata da Pierre Lescot e dedicarla permanentemente a François Truffaut. Di solito ai grandi maestri del Cinema (persino ad Hitchcock che i musei li usava come Set) si dedicano retrospettive, rassegne, tutt’al più mostre itineranti. Il motivo è semplice: la loro arte sono i film e i film non stanno sei musei.

L’impressione (una forte impressione) è che qualsiasi cosa decida quest’amministrazione serva più a mettere comodo l’ego di Gnassi, un uomo non certo in confidenza con la cultura, il modo in cui  spende i soldi dei contribuenti lo dimostra. A Rimini uomini di cultura cui appoggiarsi ce ne sarebbero molti, solo che quasi tutti “tengono famiglia”. Ve lo dice un ignorante.

P.S.

Non vorrei mettere il dito nella piaga, ma finora a Rimini due cose hanno portato il nome di Fellini: l’aeroporto e la fondazione. Che le loro disavventure siano un’esplicita richiesta di Federico di lasciarlo in pace? Bastava il Fulgor, dai…

 

@DadoCardone

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A Rimini la Trasparenza non è cosa per i cittadini. Lettera aperta di Moreno Neri.

Nel corso dell’esistenza di Citizen Rimini abbiamo più volte messo in evidenza un sentimento di alterigia che l’Amministrazione Comunale sembra provare nei confronti dei cittadini, soprattutto quando questi si fanno parte attiva e rifiutano di irregimentarsi.

Nella pubblicazione di oggi proponiamo un fatto emblematico e, secondo noi, molto grave. Moreno Neri, probo e proattivo cittadino riminese, prova a fare chiarezza sull’annosa questione della spiaggia libera e della sua destinazione utilizzando il mezzo che la legge gli mette a disposizione: un accesso agli atti. C’è da ipotizzare che le sue domande siano motivo di imbarazzo per l’Amministrazione, infatti, scaduti i termini, nessuno ha risposto.

Indolenza, panico, o arroganza? Moreno ci consegna le sue perplessità in questa lettera aperta:

Io stesso, da cittadino riminese, mi sento imbarazzato per l’inadempienza del Comune di Rimini in merito all’accesso agli atti relativi alle autorizzazioni delle reiterate occupazioni della spiaggia libera di Piazzale Boscovich nel corso del 2017 e in questo corrente anno.

A poco meno di due anni dall’entrata in vigore del Decreto legislativo del 25 maggio 2016, n. 97 Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, il cui scopo è di avvicinare il più possibile il cittadino all’ente pubblico, posti su un piano di parità e di collaborazione, non voglio pensare che questa mancata risposta a un semplice accesso di atti fornisca, viceversa, una risposta precisa circa la concezione di un’amministrazione comunale che si ritiene legibus soluta. L’idea di essere al di sopra della legge, di poter fare ciò che si vuole, di essere il “sovrano” praticata nei fatti (e non per “problemi caratteriali”) costituisce un modo per incoraggiare l’istintiva anomia del cittadino italiano e riminese legittimandone l’atavica attitudine alle illegalità e insieme per incentivarne il connaturato conformismo, consentendo la sua istintiva inclinazione alla sottomissione a un capo (ora togliattiana, ora renziana e domani chissà).

È un modo di fare che sta provocando nella nostra città guasti profondi col persuadere il cittadino che la legge non è uguale per tutti, che la furbizia paga sempre, che col denaro si può acquistare ogni cosa, che basta essere sodale del potente di turno per riceverne benefici, che ogni cosa compresi i beni pubblici può essere oggetto di mercificazione.

La legge che norma l’accesso agli atti è nata proprio per contrastare queste forme di malcostume tutto italiano e per favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. È nata anche, dando a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, con la finalità di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, che non è qualcosa di fastidioso o qualcosa da screditare.

L’accesso alla documentazione sulla spiaggia libera, un accesso che per legge dovrebbe essere libero ed incondizionato, è dunque giustificato dalla sola volontà di capire se e quanto la macchina pubblica funzioni effettivamente nell’interesse del pubblico o se e quanto, invece, si lasci rallentare o guidare da interessi privati che meriterebbero di restare sulla porta della Pubblica Amministrazione e, nel caso specifico, fuori dalla Spiaggia Libera, la cui gestione non può essere pensata come se fosse una proprietà privata e non un bene pubblico.

Negligenza, trascuratezza, scarsa considerazione della cittadinanza, arroganza, desiderio di opacità … non so quali e quanti di questi elementi ci siano alla base di questo ritardo che, senza dubbio, costituisce un danno per l’immagine della Pubblica Amministrazione.

Ci sarà sicuramente qualcuno che protesterà accampando che un mancato accesso agli atti e qualche giorno di ritardo sono piccola cosa e che siamo quelli a cui non va mai bene niente. A questa obiezione rispondo che, come insegnano i saggi, il diavolo si nasconde nei dettagli. Sono i piccoli dettagli di qualcosa che rendono difficile o impegnativo il portare avanti o il portare a compimento questo qualcosa.

Attendo con fiducia che la Responsabile della Trasparenza Laura Chiodarelli ponga rimedio a tale situazione.

Moreno Neri

La lettera pubblicata non necessita di alcuna aggiunta per rappresentare perfettamente lo stato d’animo di un cittadino che si vede ignorato, a dispetto di quanto stabilito da un decreto legge. E’ evidente, sottolineiamo noi, che un atteggiamento del genere può dar adito a pensieri poco edificanti. Che si tratti di superficialità o precisa volontà, una norma di trasparenza è stata violata. In un contesto poi che di trasparenza ne riusciva a comunicare già poca.

 

@DadoCardone

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Il Trasporto Rapido Costiero e l’inconsapevolezza riminese.

Al riminese basta poco, bisogna ammetterlo. E’ come se avesse un buco nel serbatoio della consapevolezza ed allora considera un regalo ogni metro di certezza che riesce a percorrere. La piadina, la passeggiata a Marina, la Molo Street Parade, “la città è piena di cantieri, qualcuno starà pur facendo qualcosa” e poi tra un po’ arrivano le belle giornate e si va in spiaggia. Perché turbare esistenze che hanno bisogno di questo e poco altro?

Questa riflessione nasce ispirata dai commenti sotto gli ultimi video di promozione del TRC, il Trasporto Rapido Costiero, quasi giunto a fine opera. Lasciando correre la categoria “bello”, che è il commento fatto da chi non ha nulla da dire, ma comunque vuol dire la sua, c’è ancora chi chiede: “Cos’è?”. C’è anche chi risponde: “Una metropolitana!”. Sono queste perle che ti fanno perdere voglia di impegnarti in un qualsiasi tipo d’informazione.

Ma come: “cos’è?”. Sono anni che se ne discute, si litiga, si denuncia, si riempiono colonne di quotidiano e bit di testate online. Qualcuno potrebbe addirittura affermare che non è poi così importante saperlo, non fosse che questo TRC è il futuro della mobilità riminese e presuppone lo scarto di qualsiasi soluzione sensata  ai problemi in merito.  Allora lasciate che il caro vecchio Citizen vi rinfreschi la memoria su cos’è il TRC. Senza pretendere che serva qualcosa, per carità!

Il TRC, il Trasporto Rapido Costiero, che qualcuno ha l’ardire di chiamare metropolitana di superficie, è uno spreco di più di cento milioni di Euro. Perché parlo di spreco? Basta distogliere lo sguardo dalle pensiline design e guardare al tracciato. Dieci km di asfalto che corrono paralleli alle rotaie della ferrovia, terra strappata ai cortili, molte volte abbattendo immobili privati, per la meraviglia di una corsia a senso unico alternato al servizio di un autobus che doppia servizi già esistenti.

La linea 11 serve già capillarmente la tratta in questione, lo fa per gli studenti d’inverno e per i turisti d’estate. Cosa dire a chi invece volesse andare direttamente da Rimini a Riccione e viceversa? L’hanno inventato nel 1800, si chiama treno, tra Rimini e Riccione ci sono circa una trentina di corse al giorno,  a cominciare dalle 5.45 della mattina. Tempo di percorrenza: dai 6 ai 12 minuti. Si spende di più? Sì… aspettate di vedere quanto costeranno i biglietti della meraviglia. Tariffe che, tra l’altro, essendo l’obsoleto progetto giustificato con volumi di passeggeri che oggi non esistono, difficilmente potranno coprire il l’impegno di gestione.

Che cos’è dunque il TRC? E’ un atto di cementificazione travestito da riqualificazione, come ogni azione di quest’amministrazione votata agli Dei Palazzinari. Mi sembra di vederlo Andrea Gnassi, prima di andare a dormire, accendere una candela votiva a Francesco Gaetano Caltagirone. Posso dirvi anche cosa non è il TRC: non è la risposta al traffico che sta strozzando la città, nonostante cartelletti colorati e Fila Dritto vari.

Esiste inoltre anche un grave dubbio sul fatto che il TRC possa in effetti sostituire la linea Start a cui vuole fare le scarpe. Anche se nel suo nome appare il sostantivo “Costiero”, il TRC è costretto a seguire la ferrovia e di conseguenza, circa dall’altezza dei bagni 60, devia verso monte, lasciando senza connessione la zona più pregiata del turismo riminese. E’ ovvio che gli albergatori pretenderanno, per la tratta scoperta, una qualche circolare che non costringa i turisti a scarpinare con i trolley, la prole, le carrozzine e chi più ne ha più ne metta. Un altro autobus per colmare i vuoti di quest’opera insulsa.

Il Primo cittadino, però, fa bene a promuoverla e a scatenare i suoi creativi dello storytelling. Ci raccontano addirittura che le nuove pensiline saranno luogo di aggregazione per i ggiovani (la doppia g è per la pronuncia). Fa bene perché questa volta l’Amministrazione non può dire di essere appena arrivata e di aver dovuto rispettare un precedente vincolante accordo. Prima che si cominciassero i lavori, in una delle apposite commissioni, era stato detto che il fondi del CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) non sarebbero stati persi nel caso il progetto fosse stato riconvertito in qualcosa di coerente con il tema della Mobilità. Procedere, dunque, è stata una volontà fin troppo chiara. La volontà di ignorare una vera esigenza, forse sperando di risolvere tutto con qualche rotonda, per attenersi alla linea di partito e agli interessi (legittimi o no, non sta a me dirlo) che l’opera garantiva.

Chiaro ora cos’è il TRC? Un autobus, in corsia protetta, che viaggia su di un senso unico alternato, che doppia servizi esistenti, costato più di cento milioni di euro. Adesso pensate a cosa si poteva fare veramente con cento milioni di euro per la mobilità riminese.

P.S.

“Il vero incantesimo che salva dal tempo e dal dolore è l’inconsapevolezza.” [Erasmo Da Rotterdam ]

 

@DadoCardone

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Il Curioso caso di Mister Erbetta.

Premessa. In questa povera Rimini si è completamente perso il senso dell’opportunità politica ed è stato bellamente sostituito dal silenzio imbarazzato.

Ricorderete gentili lettori di Citizen (tutti e due) che qualche giorno fa abbiamo tirato fuori su queste pagine il caso del Consigliere Comunale di Maggioranza Mario Erbetta che, con l’aiuto di uomini e mezzi Anthea, partecipata pubblica, ha messo a posto la sua bella siepe. (L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.)

Il caso, che in altri luoghi avrebbe scatenato l’ira delle opposizioni, a Rimini è rimbalzato dolcemente su tutta la politica senza lasciare segno. Non una dichiarazione della Maggioranza cui il Consigliere appartiene, non un comunicato stampa da uno dei 5 (e dico cinque) partiti che compongono l’Opposizione, non una dichiarazione del Sindaco alla cui maggioranza il partito di Pizzolante ha ben contribuito.

L’unica traccia sono tre colonne a pagina 42 del Carlino, dove si lascia al Consigliere l’agio di mischiare le carte e dove sembra che l’unica azione avvenuta sia il prelievo degli sfalci il 27 Marzo. La vera questione, invece, è che il pomeriggio del 26 marzo mezzi Anthea e personale Anthea sono stati usati per potare la siepe di Mario Erbetta. Fuori orario è consentito? Che ce lo dicano invece di parlare solo di rimozione di sfalci (comunque compito di Hera).

Che significato dobbiamo dare a questo silenzio, a questa “discrezione”? No, perché il buttarsi a terra e fingersi morti, è un atteggiamento che posso capire dagli appartenenti al partito Petaloso. Al limite anche la maggioranza che segue riverente l’Augusto Gnassi avrebbe motivo di non far casino, se non altro per non venir messa in castigo. Ma… l’Opposizione? Se non gli diamo le chiavi di una ruspa e un campo nomadi da abbattere non si alzano nemmeno dal banchetto?

C’è da rimanere allibiti da questo silenzio che ferisce la consapevolezza. Tra l’altro è un silenzio anche personale perché commenti non ne ho ricevuti neanche privatamente, forse per la paura che potessero venire usati. Non ho titolo per insegnare niente a nessuno, ma mi sembra che quest’atto, ancorché non certo criminale, tradisca un brutto aspetto della nostra società. La siepe di Erbetta è un caso politico, perché è inequivocabilmente inopportuno che un Consigliere di Maggioranza si faccia tagliare la siepe usando utilità di una partecipata pubblica, che ha come missione sociale il verde pubblico. Che nessuno dei suoi vicini di banchetto in Consiglio Comunale gli assesti una scoppola è sintomo d’ignavia e di debolezza etica. Perché non ne approfittino i dirimpettai dell’opposizione poi… sembra quasi non vogliano impedire il ritorno del figliol prodigo.

Il brutto è che se nessuna parte politica adotta il caso, nemmeno i giornali si avventurano in una lettura che superi le ovvie dichiarazioni delle parti tirate in causa.

P.S.

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.” [Woody Allen]

 

@DadoCardone

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L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.

Forse non tutti sanno che Hera ha avviato una campagna di ammodernamento dei cassonetti. La rivoluzione per Gaiofana comincerà il 16 aprile. Di cosa si tratta?

Avete presente la difficoltà (dovuta in parte anche allo scarso senso civico) che molte persone provano d’innanzi al contenitore dell’indifferenziata con chiavetta? Molti, che siano troppo pigri, troppo anziani o troppo funzionalmente ignoranti, arrivati in prossimità del misterioso cassonetto lasciano tutto a terra. Si è rotta la chiavetta? Il congegno non funziona? All’indifferenziata ci deve pensare il Destino? Che sia uno o tutti i casi testé citati, per un solo sportello con chiave d’ingresso, la zona dei bidoni assomiglia spesso alla discarica di Manila.

Hera ha dunque pensato bene (geni) di risolvere il problema chiudendo tutti i cassonetti e rendendoli accessibili solo con tessera magnetica. Il 16 di aprile sarà distribuito il kit e il 30 verranno sostituiti i contenitori. Contenti? Così finalmente potremo lasciare i nostri adolescenti a tirare la colla nei rifiuti, come in ogni paese del terzo mondo che si rispetti.

A proposito di terzo mondo. Cosa ne pensate dei Consiglieri Comunali di maggioranza che usano personale e strumentazione delle partecipate pubbliche per esigenze personali? Brutto vero? Potrebbe essere successo proprio alla Gaiofana.  La mattina del 26 marzo diversi testimoni riferiscono di un sopralluogo con mezzi Anthea alla siepe del Consigliere Mario Erbetta. Sempre il 26, nel pomeriggio, l’effettiva potatura.  Non sarà riuscito a portare l’#ErbettaPensiero in Parlamento, ma si è potuto consolare con una bella rasata di siepe. Ha voluto forse dimostrarci che sarebbe stato un degno rappresentate del Parlamento Italiano così come lo abbiamo sempre conosciuto?

Com’è, come non è, il giorno dopo, la mattina del 27 marzo, altri due mezzi di Anthea raccoglievano gli sfalci della siepe perfettamente rasata di Mario Erbetta, mentre la moglie urlava in mezzo alla strada l’offerta di un caffè o un cappuccino per gli operai, facendo sembrare l’intervento Gratis et amore Dei. Fortunati gli Erbetta, perché combinazione vuole che tra i nuovi bidoni di prossima istallazione ve ne sia anche uno dedicato agli sfalci. Voglio dire… meglio farseli togliere da operai qualificati di un’azienda pubblica.

A questo punto ci facciamo portatori delle istante dei vicini di casa del Consigliere. Mezzi Anthea possono essere usati, fuori o dentro gli orari di lavoro, per incombenze che non siano pubbliche? Nel caso tutto ciò fosse tollerato, è opportuno che ad usufruirne sia proprio un Consigliere Comunale della maggioranza? Politicamente, lo anticipiamo noi, non è opportuno e a quanto ci sembra di capire anche il codice etico di Anthea mette in guardia da qualsiasi azione possa  anche solo sembrare un favore ad un funzionario pubblico.

Concludo chiedendo scusa al caro Mario. Tutte le volte che sulle pagine di Gaiofanando parlava delle sue richieste ad Anthea lo prendevo per un millantatore, c’è voluta la siepe di casa sua per farmi capire che un rapporto esisteva veramente. Una relazione sicuramente migliore della mia, che mi devo pagare il giardiniere.

Ah! A scanso di equivoci. Di quanto detto esistono testimonianze, foto e filmati, che produrrò qualora me ne venisse chiesto conto.

P.S.

L’opportunista segue con tenacia la direzione del vento: anche quando fiuta odore di merda. [Dino Basili]

 

@DadoCardone

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La passerella del Ponte e le categorie di giudizio.

Ebbene sì, Il fatto è compiuto. Ci hanno messo di fronte alla passerella e ci hanno chiesto di giudicarla con le categorie che, dopo i tre anni, si cerca di togliere anche dall’educazione dei nostri figli. E’ bella o brutta?

Sì, perché la riduzione ai minimi termini della kalokagathia è quasi più facile che stare dentro le righe quando colori: il bello è buono, il brutto è cattivo. Stop, tutto risolto. Purtroppo però la questione è un po’ più complicata di così e dunque, cari lettori di Citizen, vi chiedo di leggere il seguito lasciando perdere per un momento i parametri che altri hanno deciso per voi.

Alla banchina sotto la passerella, non tutti i riminesi lo sanno, manca il collaudo dagli anni ’70 a causa di un errore di quota, che provoca frequenti allagamenti. L’unico intervento coerente con una vera riqualificazione sarebbe stato rimettere a posto proprio quella banchina, guadagnando spazi cui la passerella nemmeno si avvicina.   Per meglio specificare: uno spazio largo più del doppio, che va dal ponte al porto, che poteva migliorare il servizio per piccoli natanti, come pensato in origine. Prova ne sono le colonnine di servizio abbandonate alla ruggine.

Si è scelto invece di fare una cosa diversa, probabilmente perché più facile, sicuramente perché più in linea con gli interventi “pret a manger” dell’epoca gnassiana. Il problema, quello vero, è che per fare questo le Mura Malatestiane, bene sotto tutela, sono state sfondate con cento finestre 50×50; inoltre la pavimentazione dell’adiacente bastione settentrionale, per il cui ripristino si erano spesi molti soldi da non molti anni, è stata completamente sostituita dall’asfalto.

Che questo sia un danno o meno, legalmente parlando, lo sta decidendo la Procura della Repubblica, facendo seguito a due esposti: uno del Comitato in Difesa del Ponte ed uno dell’Associazione Italia Nostra. Esiste però un altro livello in cui si decide se, quello che è stato fatto, sia giusto o meno ed è un piano esclusivamente culturale. Si sta diffondendo molto velocemente infatti, non solo a Rimini, un concetto di consumo del patrimonio pubblico, che poi è un altro dei corto circuiti culturali regalatici dal Partito Democratico.

Gli slogan con cui si sta massacrando il Patrimonio, non parlano ovviamente di consumo, ma di fruibilità. “Che senso ha un bene architettonico se poi la gente non ne può fruire?” Ci chiedono, ma è solo un artifizio retorico, basta guardare i risultati. Esiste (dovrebbe esistere) un equilibrio tra l’uso e la tutela di un bene, se tutto si sbilancia verso l’uso è pleonastico considerare che si parla di consumo e non di fruizione. Insomma, in nome di un non ben identificato vantaggio, pare che i selfie vengano benissimo da lì, si massacra un bene tutelato con interventi che, secondo il parere di molti, sono irreversibili.

Mattoni vecchi, li chiama qualcuno, senza capire che quei laterizi compongono, assieme al Ponte e all’altra riva, un profilo storico unico in Italia. Un ponte bi-millenario, che si appoggia a mura medioevali in una riva e ottocentesche dall’altra, chi ce l’ha? Ora il profilo ha perso di valore storico, perché imbastardito da una passerella che sembra il complemento di una nave da crociera.

Sì, ma ora si può usare! Il Ponte di Tiberio si può guardare meglio. Qualcuno dice sfrecciando con la bicicletta, dove potrebbe essere solo condotta a mano. Gli amanti di quel ponte, quelli sinceri, l’hanno sempre potuto fare… dalle banchine e dal parco.

Il Sindaco Andrea Gnassi ovviamente non tiene conto di queste cose. Non l’ha fatto prima, figuriamoci adesso. Dalla ringhiera metallica della sua passerella gonfia il petto e fa il bullo. Chi l’avversa lo fa solo per: a) livore personale o b) complotto politico. Lui è il Sindaco del “fare” e la prova, la sua sfida, sta lì sotto i suoi piedi.

La questione, quella che riunisce l’ambito legale a quello culturale, è che quest’azione, portata avanti con il beneplacito di una sovrintendenza completamente inutile, costituisce un pericoloso precedente. Una volta accettato che il patrimonio pubblico può perdere il diritto di essere tutelato, se affrontato con l’alibi dell’utilizzo, che poi diventa consumo, cosa può succedere? Asfaltiamo le piazze storiche? Mettiamo un’altalena sotto l’Arco D’augusto perché è più divertente? Sostituiamo una parete del Tempio Malatestiano con una lastra di vetro, perché così ci si può guardare dentro senza perdere tempo?

Questi sono i motivi per cui, secondo chi vi scrive, giudicare la passerella secondo le categorie #bello e #brutto è un’azione piuttosto miope. La passerella è una finta riqualificazione, per cui si sono spesi molti soldi e se ne sono buttati via altrettanti in lavori già realizzati. Ricordo, infatti, che per un precedente intervento sul bacino del ponte, che comprendeva il recupero e il consolidamento dei Bastioni Medievali (sì una volta il comune li considerava medioevali), nonché il ripristino dell’antica pavimentazione ottocentesca, oggi asfaltata, si sono spesi più di due milioni di euro del 2004.

Se poi vogliamo considerare il fine più utilitaristico di tutti, la circolazione, quella passerella non è una ciclabile e la momentanea deviazione del traffico in via Ducale aveva già liberato i bastioni al traffico di pedoni, carrozzine, cicli, malati di selfie, mooonwalkers, Skiroll (sci da strada) e carretti dei gelati.

P.S.

“Però è bella” il più delle volte vale solo, nemmeno tanto, come giustificazione per i cornuti e mazziati.

 

@DadoCardone

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Indino s’indigna per Beach Arena.

All’indomani del flop del bando per Beach Arena, Giovanni Indino, Presidente della Confcommercio di Rimini, si indigna. La cosa singolare, soprattutto per chi come lui riveste una carica di così importante valenza per il territorio, è che non guarda alle reali cause del fallimento, ma punta il dito su chi ha presentato legittime obiezioni.

Precisamente dichiara:

“Un consorzio formato da imprenditori del territorio e non, con l’ulteriore coinvolgimento di un partner leader nazionale nella creazione di eventi, ha deciso di ritirarsi dalla partecipazione al bando pubblico dopo essere venuto a conoscenza di questi attacchi per non ritrovarsi invischiato in situazioni che nulla hanno a che fare con imprenditoria e turismo.”

Cioè, questo fantomatico consorzio (sarà mica il Consorzio del Porto?) ha deciso di ritirarsi perché qualcuno ha criticato il progetto? Gente solida, direi… proprio da affidargli la spiaggia libera per quattro anni.

Seriamente. Nella Rimini della “guerra al cemento e facciamo solo una piscina” che poi va a finire in un SuperStore Conad con annesso campo di palazzine, nella Rimini che per consumare meglio l’immagine del Ponte di Tiberio, si sfondano le Mura Malatestiane e si cementifica l’invaso del ponte, nella Rimini che privatizza l’acqua e mette mano alle fogne con affidamento diretto senza bando… in questa Rimini ci si mette paura per la critica di un paio di associazioni e per una normale dinamica di politica d’opposizione.

Signor Indino… ma ci faccia il piacere!

Sviluppiamolo però il concetto espresso dal Presidente. In cosa avrebbe rischiato di “invischiarsi” il Consortium in Fabula? Le critiche delle associazioni sono state rivolte ad una pratica che, secondo il loro punto di vista, snatura il concetto stesso della spiaggia libera ed hanno formalmente chiesto al Comune di rispettare i limiti imposti dalle norme in materia. Tra l’altro nemmeno ricevendo risposta, tanto è stato il peso esercitato. Tutto qui.

Che cosa ha impedito a questi generosi imprenditori di riempire l’estate di eventi, rifare i servizi igienici, posizionare lettini gratis, pontificare passerelle per disabili fino in mezzo al mare, regalare oro, incenso e mirra? Sarà stata la critica o la fondatezza della stessa? No perché, supponendo la regolarità del bando, non esistono motivi di rinuncia.

Ah, no… aspetta. Ho capito. Si sono offesi. Dev’essere questo il motivo, oppure… una tremenda fobia da cartelli di protesta. C’è gente che non si è più ripresa, economicamente e moralmente, da un cartello tipo “giù le mani dalla spiaggia”, sono cose che segnano.

A me sembra, ma è solo una mia opinione (non vorrei che Indino rinunciasse alla sua carica se l’ho espressa pubblicamente), che i toni indignati del Presidente della Confcommercio riescano solo a distogliere l’attenzione dalla vera causa. Un bando che affida 4 estati di eventi sportivi e di intrattenimento, per più di 200 giorni in piena stagione estiva, non si può aprire e chiudere in soli venti giorni. Prodotti di questo genere non ne esistono “chiavi in mano”, non prediamoci in giro. Perché non pubblicare un bando alla fine della precedente stagione estiva, in modo che tutte le entità qualificate possano avere il tempo adeguato per studiare un progetto conforme a quanto richiesto? Non vorrei insultare l’intelligenza di nessuno dei lettori di Citizen fornendo un’ipotesi  che appare piuttosto ovvia. Dai… non sarà mica arrivata l’illuminazione marzolina.

Caro Giovanni, se ne faccia una ragione, le opinioni hanno tutte diritto di esistere e parimenti esiste il diritto di confutarle, senza fare troppe tragedie. Quello che dovrebbe fare lei, nel suo ruolo, non è biasimare chi ne esprime, ma assicurarsi che le opportunità offerte dall’amministrazione non crollino alla prima critica, per evidente incertezza della praticabilità. “Per fortuna” – citando le sue stesse parole – “Non tutto finisce alla Beach Arena” e lei ha ancora la possibilità di esercitare al meglio il suo ruolo assicurandosi che “la valutazione diretta delle proposte che dovessero pervenire” rispetti i principi di economicità, libera concorrenza, proporzionalità, non discriminazione e trasparenza, previsti dalla legge.

P.S.

“I poliziotti e gli uomini di Bow Street giunti da Londra si aggirarono per casa una o due settimane, e fecero press’a poco quello che ho sentito e letto che simili autorità fanno in casi analoghi. Arrestarono diverse persone ovviamente sbagliate, si intestardirono su idee sbagliate, e persistettero nel cercare di far conformare i fatti alle idee, invece di cercare di dedurre delle idee dai fatti.” [Charles Dickens  ]

 

@DadoCardone

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Spiaggia Libera? Occupata.

Le parole sono importanti. Prendete il nome Spiaggia Libera. Sono abbastanza sicuro che quando l’hanno chiamata “spiaggia libera” intendevano che bisognasse lasciarla com’era, senza aggiungere altro. Nella definizione delle norme nazionali le spiagge libere , anche se attrezzate, devono rimanere ad uso prioritario del pubblico. Persino le leggi Regionali dell’Emilia Romagna intervengono sullo stesso concetto, auspicando una maggiore percentuale di arenili liberamente accessibili.

E a Rimini? Nella Repubblica (Im)Popolare Riminese, ultimo avamposto PD nell’occidente civilizzato, il Presidentissimo Gnao Tse Tung ovviamente se ne frega di quisquilie come il prioritario uso collettivo e, di fatto, privatizza la spiaggia libera. Se vi state chiedendo come si possa fare, è presto detto.

L’idea si chiama Beach Arena. Un palco (10mx20m), cinque chioschi (4mx4m), cinquanta giorni  di occupazione (più montaggio e smontaggio) con un non meglio identificato contenuto di sport e spettacolo. Già questa informazione da sola contravverrebbe a quanto stabilito dalla Legge Regionale, che stabilisce un massimo di 30 giorni di occupazione, e da quanto recepito nel Piano dell’Arenile. Ci sono però anche altri particolari da mettere in evidenza.

Durata del Bando.

Come rileva Raffaella Sensoli nella sua interrogazione al Consiglio Regionale,  il bando che assegna tutto sto popò di roba si apre e si chiude in venti giorni. Come dire che tutti gli interessati a gestire uno spazio pubblico in piena stagione estiva (dal 10 luglio al 30 agosto!) con 50 giorni di sport e spettacolo, per tre stagioni + una (non si sa mai che Gnao Tse Tung venga rieletto) devono organizzare una proposta credibile in venti giorni. E’ chiaro che l’interesse preminente non è stato quello di individuare la proposta migliore, magari quella di una delle tante agenzie che organizzano eventi a livello europeo. Non dico che lo sia, ma quello che sembra e che ormai si dice in giro, non è bello. Vox populi, vox Dei.

Cambio d’uso del bene pubblico. E’ chiaro che, di fatto, privatizzando la stagione estiva della spiaggia libera se ne cambia anche l’uso e il senso. Una zona che, anche nell’intenzione del legislatore, andava tutelata, diventa l’ennesima occasione di consumo di un bene pubblico. Come fanno notare Marco Affronte e le associazioni (Italia Nostra, Comitato Spiagge Libere Rimini, One Labour Party),  che hanno formalmente diffidato il Sindaco dal proseguire su questa strada. Nei dieci km di litorale riminese non mancano certo le spiagge attrezzate, né l’occasione di organizzare feste. Quello che in sostanza viene a mancare è l’opportunità, per chi predilige un ambiente naturale, di vivere la spiaggia senza l’invasione di palchi, ciringuito e 50 giorni di qualsiasi cosa vogliano farci. Di fatto si discrimina un preciso tipo di turismo, che pure ha un suo senso per molti cittadini europei.

Sicurezza. Rimini, si sa, durante l’estate aumenta esponenzialmente la sua popolazione non solo turistica. Dove c’è tanta gente, ci sono anche molti che vogliono approfittare illecitamente di questo traffico. La cronaca di ogni estate ci restituisce racconti di vere e proprie scorribande notturne dove, predoni cammellati, razziano coppiette manco si trovassero accampate nel Sahara. Una delle condizioni che agevola questo stato di cose sono i posti dove nascondersi. Rimini, tra colonie e altri luoghi abbandonati, di nascondigli ne offre molti, senza bisogno di aggiungere un palco permanente e strutture varie. Che questo sia il destino di Beach Arena non è tirare ad indovinare, infatti la lunga permanenza del palco è stata già sperimentata nel 2017 e i racconti di operatori balneari e forze dell’ordine non lasciano nulla alla fantasia.

Disabili. Ultima, ma non ultima, la questione della disabilità. Ricordate le dichiarazioni, dei vari rappresentanti dell’Amministrazione, secondo i quali una delle ragioni della passerella aggrappata alle mura Malatestiane era che così finalmente i disabili si possono godere il Ponte di Tiberio? Bene. Che i disabili lo sappiano. Nel loro futuro c’è solo archeologia, niente bagni in mare. Fino al 2016, dalla strada, una passerella per disabili, con punto d’ombra, consentiva anche alle persone con varie disabilità di raggiungere la battigia in carrozzina. Dall’anno scorso è finita la pacchia. Quest’anno poi, con il montaggio delle strutture pro Beach Arena, certe fantasie i disabili se le devono far passare per tre anni (+1). Non si può avere tutto, che gli basti contemplare i ponte di Tiberio. Quando l’ipocrisia è così concentrata la si può quasi toccare.

Ricapitolando.  Gnao Tse Tung, della Repubblica (Im)popolare Riminese, si appropria anche della spiaggia libera. Lo stile è quello classico del PD, mea culpa non troppo convinti e poi via ad azioni che non c’entrano nulla con la parte politica che millantano di rappresentare. Un bando che sembra costruito per un solo vincitore, discriminazione per turisti e disabili, miopia da consumo e privatizzazione di un luogo pubblico. Potete anche indignarvi se volete, tanto se ne fregano.

P.S.

“Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio.” [Che Guevara]

 

@DadoCardone

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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Non sono una Signora.

Infierire o non infierire? E’ questo il problema? No, almeno non per noi che seguiamo la carriera di Carla Franchini da un pezzo, consci che da un momento all’altro potrà esibirsi in una sciocchezza degna della sua fama. Il problema non è certo infierire, il problema è, casomai, rendere onore alla gaffe che la Franka ci ha regalato.

Allora ve la racconto così. Oggi pomeriggio, mi stavo facendo i fatti miei, quando inciampo in un video del Movimento 5 Stelle di Riccione. Un’allegra Franka delle Nevi, o perlomeno in mezzo alla neve, stava spiegando quanto i media siano cattivi con il Movimento, perché in realtà chi ha conosciuto il Movimento frequentandolo non l’ha mai più lasciato.

Ipocrita, penso. Lo scrivo anche sotto il video postato. Poi alzo lo sguardo all’Universo e rivolto alla Superanima (non quella de li mortacci) chiedo: ma come è mai possibile che una persona del genere abbia la reale possibilità, tra l’altro per moria generale degli avversari, di entrare in Parlamento?

Tante volte ho chiesto cose all’Universo e lui mi ha sempre replicato con vaghi ed ambigui segnali. Questa volta, al contrario, mi ha risposto in maniera piuttosto solida. Il mio smartphone ha cominciato a ricevere messaggi da praticamente ogni social che frequento. Prima pochi bip, poi è sembrato quasi avessi allineato un jackpot in una slot di Las Vegas. Tutti i messaggi riportano screenshot della Franchini che si dà della signora da sola.

Dopo un paio di hashtag a caso, tipo #riprendiamociilturismo, intendendo forse quello della Sardegna dove va tutti gli anni, dice di aver incontrato una non meglio identificata troupe televisiva e di aver rifiutato l’intervista per via della sua correttezza verso i competitor (?). Per rinforzare il messaggio, poi, commenta da sola il suo post, evidentemente convinta di aver usato un altro profilo, con queste parole:

“……….. sei una signora….. peccato per gli altri che sono semplici politicanti e non ci arriveranno mai #seisportiva”

In concreto in quest’atto di puro meta-teatro assolve se stessa dal non essere come gli altri, facendo peggio degli altri e, contemporaneamente, mostrando al mondo il suo inganno. Un raptus generato da chissà quale profondità della psiche. Riuscite a capire la perfezione e l’assolutezza di questo gesto? Carla Franchini ci dimostra come la Rivoluzione del Movimento sia in fin di vita, esibendosi in un atto da Kamikaze. Direi che possiamo esserle grati, anche in senso artistico.

Per quanto fin qui detto, non mi unirò alla marea d’insulti che sta ricevendo, ma, per una volta, le dirò grazie. Grazie Franka. Hai dimostrato in un sol gesto ad un’orda di Talebani, con i sensi intorpiditi dalla troppa Onestà (diciamocelo era troppa, si va in overdose così), che il problema non è la Massoneria, non è nemmeno aver frequentato altri partiti o aver bisogno di tenersi i soldi perché: “cazzo sono i miei!”. Il vero problema è la meschinità, pietanza servita in tutte le salse al solo scopo di rendere digeribile la mira allo status che gli altri si sognano.

Cara Franka, ce l’avevo con te perché hai passato anni a parlare pubblicamente di cose che nemmeno lontanamente capivi, per poi rinnegarle nelle ristrette cerchie dov’era palese che non ti appartenessero. Ti ritenevo un’inquinatrice della causa. Oggi ti devo chiedere scusa perché, se non tu magari la tua coscienza profonda, quella con la quale è evidente che ti sei separata da qualche tempo, aveva lo scopo supremo di dimostrare a tutti (me compreso) dove sta esattamente il male della politica.

Le conseguenze di questa immolazione possono essere svariate. Non si sa mai che un battito d’ala di una Franchini a Rimini, faccia cadere un intero Movimento a Roma. Dal canto mio mi auguro che ciò che di buono rimane nel Movimento guardi a questo tuo sacrificio e lo prenda come esempio per decidersi a dividere i cuori dalle pance. Giacché la pancia, al contrario del cuore, ha un grosso difetto: ritiene la flatulenza una forma d’espressione.

P.S.

“Quando la gente lo applaudì freneticamente, [Focione], si rivolse a uno dei suoi amici e disse: “Ho detto qualcosa di stupido?”. [Diogene il Cinico]

 

@DadoCardone

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Niente spazi pubblici ai fascisti.

Il Comune di Rimini ha intenzione di portare in Consiglio un cambio del regolamento per i luoghi pubblici. Pare che sostanzialmente si cercherà di vietare l’uso degli spazi pubblici a chi non sottoscrive i valori dell’Antifascimo e della Democrazia. Per chi dovrebbe mai essere un problema accettare una cosa del genere? Non rispondete… era una domanda retorica.

C’è da scommettere che il passaggio non sarà dei più semplici data la vicinanza alle elezioni. In tempo di guerra, si sa, ogni buco è trincea. Anche la composizione dello stesso Consiglio Comunale potrebbe rappresentare una difficoltà, visto che nella stessa maggioranza vi sono storie più affini alla destra che al centrosinistra. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, quando Mario Erbetta rispose rassegnato alla proposta di Gioenzo Renzi di impedire l’apertura dei negozi etnici e “deportare” quelli già presenti: “Eeehh Renzi, non è possibile. Io lo so… potrebbe essere anche piacevole, ma di fatto le regole sono quelle per tutti”. 

Siamo sicuri però che il Consigliere con lo strabismo politico s’inchinerà ai voleri del suo partito petaloso. Patto civico è infatti lo specchio locale per Civica Popolare.. l’esperimento nato incrociando un’improbabile Ministro della Sanità e una brutta legge sui vaccini. A ben guardare le difficoltà per il regolamento “Antifascio” saranno più di natura tecnica. Come si sottoscrive la propria adesione ad Antifascismo e Democrazia? Chiedendo il permesso per lo spazio pubblico si giura sulla Costituzione? Oppure valgono i precedenti di chi fa domanda? Nella seconda ipotesi un partito come Forza Nuova (per dire) sarebbe fortemente discriminato e recriminerebbe proprio in questo senso.

Dal comunicato dell’Amministrazione si avverte una qualche insicurezza sul punto tecnico. Leggiamo infatti che  si tratta di un :“atto doveroso, la cui elaborazione tecnica terrà conto di quanto sta emergendo da altri Comuni in Italia e dalle proposte e soluzioni provenienti dal Consiglio comunale”. Come dire: qualcuno sa come si fa?

Intanto arrivano le prime reazioni al comunicato. Qui riportiamo quella del Presidente ArciGay Rimini:

La rimozione dagli spazi pubblici degli spacciatori di odio e di violenza neofascista è un atto doveroso che l’Amministrazione di Rimini si è impegnata a compiere. Ovviamente ora sentiremo i cori lagnosi di chi lamenta la “discriminazione al contrario”, ma si tratta di obiezioni chiaramente infondate. È invece preciso dovere delle istituzioni difendere la cultura e la pratica democratica da chi la strumentalizza e fa propaganda eversiva di ideologie anticostituzionali.
Ci auguriamo che questo regolamento venga approvato quanto prima e che contenga esplicitamente, tra gli esempi di discriminazione, anche l’omo-transfobia perché non possiamo dimenticare le contromanifestazioni al Rimini Summer Pride che hanno offeso la dignità e messo a rischio l’incolumità di ogni partecipante.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”

Inutile dire che noi di Citizen siamo a favore di questa iniziativa e che speriamo venga affrontata con cognizione di causa, senza fare errori di supponenza. Nel 2018 le ronde fasciste in giro per Rimini non si possono vedere e non si può nemmeno vedere l’ex latitante Roberto Fiore che vorrebbe insegnare nelle nostre piazze cos’è la Patria, dopo averla abbandonata per quasi vent’anni allo scopo di sfuggirne le regole.

P.S.

“[L’Italia] è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.” [Michele Serra]

 

@DadoCardone

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La Franchini corre da sola.

Stamattina sulla cronaca locale si leggeva uno dei tanti attacchi al Movimento 5 Stelle che, motivati o meno, sembrano aver sostituito la “Posta del Cuore” di molte pubblicazioni. In quest’ultimo, precisamente, c’era un richiamo all’iscritto al Grande Oriente d’Italia che non ha ritirato la sua candidatura una volta scoperta l’affiliazione. Mi sono sempre chiesto: ma se una candidata fosse invece la moglie di un massone?

Non so perchè, ma quando pongo questa domanda mi viene in mente Carla Franchini. La conoscete no? Per chi la conosce rappresenta una sicurezza, nel senso che sicuramente è la persona meno attinente in assoluto con il Movimento 5 Stelle e, nonostante questo, ha beneficiato di un recupero in extremis e di una candidatura. Non era passata alla selezione delle Parlamentarie, ma un posticino come capolista all’uninominale gliel’hanno trovato comunque.

Per chi sa qualcosa della recente storia del Movimento di Rimini questa soluzione non provoca stupore, daltronde la Franka (come viene comunemente identificata) pare sia, o perlomeno sia stata, “l’uomo” di Bugani nel territorio riminese, all’insaputa del suo meetup di appartenenza ovviamente. Qualcuno aveva già fatto questa previsione ed anche altre altre, che puntualmente si stanno realizzando.

La più facile da predirre era sicuramente il tentativo di fuga in solitaria della Franchini, che non è mai stata capace di collaborare con gli altri attivisti, nè li hai mai reputari alla sua altezza. (Chi volesse qualche particolare in più può leggere l’articolo : “Ma la Franka ha peccato?”). In ogni caso, dopo un paio di settimane dall’ufficializzazione della sua candidatura, ha cominciato una sua personale campagna stampa fregandosene dei suoi compagni d’avventura.

C’è una convenzione non scritta, ma raccomandata dalle alte sfere, che non vuole si corra uno contro l’altro. Questo anche per una ragione pratica, ossia che il simbolo raccimola senza dubbio più voti dei candidati. La naturale conseguenza (potete controllare in tutte le passate campagne elettorali) è che i comunicati stampa siano a firma congiunta, a meno che non vi sia un’intervista a cui rispondere direttamente.

A Carla Franchini questa cosa non è mai andata bene ed ha sempre ballato da sola, anche nel suo mandato da consigliere comunale. Se chiedeste a Gianluca Tamburini ve ne potrebbe raccontare delle belle su come, più volte, abbia dovuto cambiare un’azione in corsa per non farle fare la figura di quella che non aveva capito nulla. Anche in questa occasione, vedrete, l’ansia di apparire della peggior sgomitatrice del Movimento darà delle “soddisfazioni”, questo perché le risulta faticoso informarsi sul lavoro già fatto da altri che, teoricamente, dovrebbero appartenere allo stesso partito.

La prima chicca pare essere la proposta tramite stampa, in assoluta solitudine, dell’applicazione del Braccialetto elettronico agli Stalker. Sembrerebbe una proposta come un’altra, ma cosa c’è che non va? Semplicemente è contro la linea del suo partito. Di fatto, accedendo alle pubblicazioni dell’organo d’informazione pentastellato del Parlamento (Parlamentari 5 Stelle) si legge una reprimenda nei confronti di questo mezzo dal titolo: Il Braccialetto elettronico è un fallimento.

Le motivazioni, in ordine d’importanza, sembrano essere: che attorno al braccialetto elettronico si sono sviluppati interessi piuttosto pesanti e più volte denunciati dal Movimento, che il costo del braccialetto (100 € al giorno!) sia totalemente a carico del contribuente e che lo strumento sia facilmente eludibile, come dimostratto da recenti e gravissimi fatti di cronaca.

Ancora una volta Carla Franchini dimostra  come per lei il lavoro di chichessia non sia valido nemmeno come premessa ad altre considerazioni. Come detto sopra, chi la conosce non si stupisce… è semplicemente il Franka Controtutti, uno stile consolidato. Non sono certo recenti gli attacchi a mezzo stampa contro Giulia Sarti, altra cosa espressamente vietata dalla Segreteria 5 Stelle.

Poco male. Quest’atteggiamento chiama il “tana libera tutti” e presto potremo avere l’esatta percezione di chi esprime significati perchè ci ha lavorato e chi, come la nostra eroina, si sveglia stotto elezioni e riporta dati generici come li legge, senza approfondimento e… filtandoli, tra l’altro, con una mentalità piuttosto leghista.

#MaiLaFrankaInParlamento

P.S.

“Non possiamo essere tutti star perché qualcuno deve sedersi sul marciapiede e battere le mani quando io passo.” [Sebastian Horsley]

 

@DadoCardone

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Quando Rimini esporta il suo disagio.

Finora c’eravamo quasi salvati. L’unico che usciva un po’ dalle pagine della cronaca locale era l’Augusto Gnassi che, con le sue speculazioni pop provincialotte, ci ha fatto diventare la vacanza dei Polacchi, donandoci quel genere d’internazionalità di cui potevamo fare volentieri a meno.

Rimini, però, si sa, è terra di talenti e in questi giorni ci ha pensato la locale filiale di Forza Nuova a farci fare una figura meschina oltre il nostro campanile. Pare siano andati a farsi arrestare fino a Macerata, o perlomeno il loro capobastone locale, Mirco Ottaviani, ex candidato sindaco, novello candidato al Parlamento, ci è riuscito sicuramente.

I fatti di Macerata ormai si conoscono in ogni dettaglio. La povera Pamela, tossicodipendente, è fuggita dalla comunità dove era in ricovero. Sulla sua strada ha trovato diversi mostri. Il primo un italiano che, trovandola sola e senza soldi, ha pensato bene di darle 50 euro in cambio di una prestazione sessuale, per poi lasciarla al suo destino. L’aspettava la morte per overdose e un pusher nigeriano che, volendo  togliersi il problema di quel corpo senza vita, lo ha fatto a pezzi. Mostri. Tutti.

A seguito di questi fatti, Luca Traini, Leghista, Fascista, sociopatico, con un tatuaggio di Terza Posizione sulla fronte, si è legato un tricolore al collo ed ha sparato a qualsiasi persona di colore trovasse sul suo cammino. Questo ha generato, a quanto pare fieramente, il primo vero atto di terrorismo politico sul territorio italiano dagli anni ’80 ad oggi.

Di seguito abbiamo avuto modo constatare che, sotto elezioni, anche uno psicopatico è degno di solidarietà. La Destra (ma anche molta Sinistra) nicchia, la Lega trova giustificazioni all’atto, l’ultra Destra va personalmente a portare il suo appoggio. Così Roberto Fiore, altro bel personaggio sfuggito alla giustizia italiana grazie ad una lunga latitanza e alla prescrizione, porta i suoi fedeli , una 40ina di forzanovisti, a cercare di farsi manganellare in piazza. Il martire “patriota” ha sempre il suo appeal e in tempo di elezioni non si butta via nulla.

C’è un video dei fatti, pubblicato da Picchio News, che ognuno può interpretare come crede, per cui lo allego qui (video). Io c’ho visto Forze dell’Ordine che mantengono una posizione per impedire ai militanti un percorso che gli era stato espressamente vietato, onde evitare scontri. Le provocazioni di Ottaviani e compagni, (“manganellate, dai! Fatelo!”) non sono state sufficienti per far perdere il controllo agli agenti, che però hanno portato tutti in Questura.

Da qui in poi, sulle pagine degli camerati riminesi, parte un racconto che in confronto la Shoah è una scampagnata (leggasi in tono sarcastico). Dai post Roberto Lo Giudice, segretario riminese, leggiamo (e mi raccomando di farlo in raccolto dolore):

“Devo chiedere scusa…..Si perché anche se non sono assolutamente una persona che normalmente ha paura ieri mi sono trovato per la prima volta in una situazione di pericolo che non sapevo come affrontare. Ed ho capito ! Ho capito che quando sei chiuso in un landrone [ probabilmente un androne N.D.R.] di una scala senza telecamere con tre celerini in cima ,cinque sotto, ed uno di loro di 100 kg vestito da antisommossa con manganello inizia a picchiarti a calci e pugni , calciandoti anche nello sterno , hai due possibilità solamente: reagisci (come il mio istinto da 40 anni mi dice di fare )ma poi ti arriveranno addosso anche gli altri con conseguenze facilmente prevedibili, oppure ti chiudi a riccio e speriamo che allo sbirro passi “la botta ” scatenata dal tuo commento “siete traditori del popolo”!!.Già; lui si è imbestialito per questo ! E ripeteva mentre menava in maniera convulsa “io non sono un traditore, merda. ..”. Ed aveva ragione in fondo….Perché lui è un servitore dello Stato non del popolo e quella sera il suo sporco lavoro lo aveva fatto !! Non aveva tradito lo Stato: ha picchiato dall inizio alla fine come il Questore (rappresentante dello Stato ) aveva chiesto davanti a tutti in piazza.

Devo quindi chiedere umilmente scusa per tutte le volte che ho avuto dei dubbi oppure ho detto “mah….. forse…” ai vari Cucchi, Aldrovandi, Sandri,Giuseppe Uva o Stefano Consiglio e tanti altri uccisi per mano del servitore dello STATO non del Popolo. Già , loro purtroppo quel dubbio probabilmente di come agire l’hanno avuto e sono stati molto molto più sfortunati di me e dei miei militanti. A tutti loro chiedo scusa ; da oggi non avrò più nessun dubbio di come funziona con i servitori dello STATO.”

Comprendete? Ha capito! Poi non ci mostra nessuna foto di questo pestaggio, né nessun segno di ciò che l’ha fatto sentire tanto vicino a Cucchi e ad Aldrovandi. Non dubitate però, lo trova facilmente un camerata che lo riempie di botte per evitare una denuncia per diffamazione. Altrimenti potrebbe usare la catena che già in altra occasione ha esibito con scarsa destrezza.

Non ho molte parole per questa vicenda, se non la considerazione che Rimini coltiva disagio e che è arrivata anche ad esportarlo a piene mani. Le persone protagoniste di quest’ ultima vicenda non sono nuove ad atti che le pongono sotto pregiudizio legale, eppure qui a Rimini sono liberi di fare ronde notturne non autorizzate, con tanto di foto reportage. Forse è ora che questa Comunità cominci a ripensare seriamente a se stessa e alle sue priorità.

P.S.

“Un giorno il fascismo sarà curato con la psicoanalisi.” [Ennio Flaiano, Diario notturno, 1956]

 

@DadoCardone

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Narciso e l’arte consumata.

Giorni fa giravo fra i canali televisivi, alla ricerca di una scintilla che facesse presumere presenza di cogito in un qualsiasi dibattito politico. Nel mio girovagare sono capitato dalla sempre rossa Lilli Gruber e, per una volta, uno degli ospiti mi ha fornito un interessante spunto di riflessione.

Piero Rocchini, Psichiatra ed esperto di Psicologia della Politica, per nove anni psicoterapeuta alla Camera dei Deputati, ha tratteggiato un’interessante distinzione tra il narcisismo motivato al successo e quello orientato al potere. Il potere, dice Rocchini prendendo ad esempio Andreotti, crea struttura e sviluppi a lungo termine. In Politica il narcisismo motivato al successo cerca invece un pubblico, più che un elettorato. Da qui l’atteggiamento dei leader “moderni” che preferiscono parlare alle pance, piuttosto che curare territori e radicare processi.

Di questi monologhisti siamo pieni e, quasi banale dirlo, qui a Rimini risiede un campione con una buona quota di questo narcisismo orientato al successo: Andrea Gnassi. Per chi cade dalle nuvole pensi a quale ricordo gli sovviene più nitido: se Sindaco in Consiglio Comunale o dietro una consolle.

La conseguente riflessione non può però che estendersi al pubblico, l’oggetto stesso di questo tipo di narcisismo. Se è vero che il politico con una tendenza narcisistica orientata al successo ha bisogno di un pubblico… è pur vero che un qualche tipo di odiens ormai risponde numerosa, obbedendo a stimoli basici, manco fosse composta da sorcetti bianchi da labirinto.

Rimanendo all’ombra del nostro campanile, una buona parte di riminesi da l’impressione di rimanere affascinata dall’ordinaria amministrazione, camuffata con rumorosi cartelli multicolore. E che dire del consenso per quella straordinaria? Devastazione del patrimonio culturale (vedi mura Malatestiane), con insofferenza conclamata verso i limiti imposti dalle tutele esistenti. Ogni luogo deve essere palcoscenico di un possibile evento circense, perché il bene artistico va consumato e non contemplato, come facciamo con il resto della nostra vita.

Per un altro esempio di patrimonio malamente sacrificato al successo si guardi al mito di Federico Fellini. Al Regista Rimini non piaceva poi tanto, il fatto che il 90% dei Riminesi lo ignori fa capire quanto si tenga a questo illustre concittadino. Il sentimento è reciproco e ci sono altri indizi. Ad esempio le difficoltà della Fondazione Fellini, che certo non rispecchiano la pretesa attenzione verso il “Maestro”. Anch’egli però va consumato ed oggi si compie l’ennesimo atto irrispettoso, cercando di far divenire l’uomo una tappa turistica, cosa che aborriva, come si legge in diverse dichiarazioni. Fulgor, Castello con set Felliniani e un percorso tra i due, con chissà quali castronate ad indicarlo. FelliniTown  già la chiama Franceschini, pessimo Ministro della Cultura, che si da di gomito con Gnassi, la proverbiale cicala. Parlano di milioni, ammiccano, ma ha tutto l’aspetto dell’ennesima operazione effimera. Ci sono esempi di brand ben più risonanti, con investimenti ancora maggiori che hanno fatto una brutta fine. Viene in mente Cinecittà World. Una Disneyland degli studios italiani voluta da Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentis. Un Flop milionario. Cultura o Narcisismo? Questa è la domanda, se qualcuno se la volesse mai fare.

Il dubbio, comunque, pare smuovere pochi. Qui a Rimini poi Gnassi (o chi per lui), ha un metodo tutto suo per metterti di fronte al fatto compiuto. Prendiamo ad esempio Piazza Malatesta. In questi anni abbiamo visto i solerti quotidiani locali pubblicare rendering, parecchio particolareggiati, in cui la piazza è apparsa in ogni modo. Con il fosso, senza fosso, tutta lastricata, con l’erbetta, ma nessuna rappresentazione distribuita dal Comune ha mai avuto l’aspetto del risultato finale. L’opera finita (a mio parere piuttosto ordinaria) viene oggi festeggiata sui giornali come “la piazza più bella d’Italia”. Vien da ridere solo a pensare agli accostamenti possibili. Ci sono però delle lucette, come in ogni altra recente reinterpretazione pubblica, e qui sta uno dei  trucchi di questa Amministrazione. Basta illuminare e i più sono convinti di trovarsi davanti alla sempiterna gioia di un albero di Natale.

Oggi Gnassi dichiara che il fossato era impossibile da recuperare. Per scoprirlo ci sono voluti 300 mila euro di Bonus Art erogati da SGR (Società Gas Rimini) e spesi in scavi archeologici. Non vi preoccupate per la società mecenate che, secondo la legge di stabilità del 2016, riceverà il 65% di agevolazioni fiscali per quanto speso. Preoccupatevi piuttosto del fatto che 300 mila euro sembrano spesi, più che in un restauro, nella certificazione che questo fossato “non s’ha da fare”.

Nessun problema. Il pubblico dell’Augusto Gnassi plaude. Si è passati dal “sogno al segno”, come dice il Primo Cittadino, ma, ad indicare che non sempre questo passaggio è qualcosa di positivo, tutto quello che si riesce a dire di quella piazza è: “Meglio di un parcheggio”, tralasciando il fatto che tutto è meglio di un parcheggio.

P.S.

“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.” [Ennio Flaiano]

 

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Movimento: Tana libera a tutti.

Cade un altro dei tabù del Movimento 5 Stelle. Dopo aver scoperto che una gerarchia ci vuole ed aver concluso che ci deve essere qualcuno più “uno” degli altri, dalle prossime elezioni si potrà essere eletti anche senza essere iscritti al Movimento. La motivazione ufficiale sarà quella di raccogliere dalla società civile competenze che, in altro modo, mai si avvicinerebbero alla politica. Ma quello non era il ruolo dei Meetup Up?

Alle tanto attese elezioni di primavera il Movimento 5 Stelle avrà la sua bella percentuale di voti da raccogliere, ma nessuno a cui affidarli. I primi Meetup contenevano, assieme ad un vario tipo di umanità nevroticamente fuori dal sistema, una serie di probi cittadini pronti a coltivare il germe di una speranza, forse di una rivoluzione. Un vero e proprio capitale umano, perché di persone pronte ad andare contro il sistema corrente, che non siano falliti cronici, non è che ce ne siano poi tante.

Tutto questo è stato sacrificato cantando allegramente “andiamo a comandare”. Compromesso dopo compromesso, deroga dopo deroga, attivisti ed eletti si trovano oggi ad aver taciuto su molte cose e, inevitabilmente, a veder cambiare l’ontologia del Movimento.

La verità è che i Meetup, almeno inizialmente formidabile leva di aggregazione e formazione, sono stati volontariamente annientati proprio per questa loro funzione. La testa pensante doveva rimanere la Casaleggio e Associati, una piccola società, con risorse insufficienti al controllo di una realtà elettorale territorialmente così vasta. E allora? Allora si divide, si minimizza, si lega tutto a certificazioni gestite lentamente e malamente. “Uno vale uno”, ma nessuno, da solo, si può definire Movimento. Te lo dicono a Milano chi è il Movimento.

Nella pratica:

  • Non sei attivista perché hai curato la crescita e le attività di un territorio. Attivisti sono tutti, anche quelli che scrivono un post l’anno.
  • Gli eletti (i portavoce) possono prendere posizione su spese per milioni di euro, ma assolutamente non sono testimoni attendibili per quanto riguarda le diatribe territoriali. Ecco perché a Rimini una lista di disturbo creata in 15 giorni ha annullato il lavoro di dieci anni.
  • La critica non è consentita e la delazione è molto gradita.
  • Ogni rapporto tra Meetup e ogni tentativo di creare rete tra gli stessi è formalmente scoraggiato. Le esperienze si condividono solo tramite i mezzi che fornisce la Casaleggio.
  • Se qualcuno ottiene risultati e visibilità, ma non è allineato al 100% con Milano, va fatto diventare un traditore o, comunque, qualcuno che persegue interessi estranei al Movimento (vedi il caso Pizzarotti di Parma.)

Questi atteggiamenti, comprese le declinazioni, rendono impossibile il formarsi di una struttura territoriale accreditata, dunque in grado di assumere impegni autonomi e a lungo termine. Qualcuno potrebbe chiedersi se questo non sia controproducente, ma, evidentemente, dipende da ciò che si vuole ottenere.

Amministrare una realtà nazionale è impensabile, perché, come detto, non ci sono le risorse. Ormai neanche più quelle umane. Molto più facile gestire 160 persone in Parlamento, anche in relazione a quello che producono. Nella fattispecie:  fondi per  funzionamento e  Comunicazione dei Gruppi Parlamentari, una parte del loro stipendio, utile alla propaganda, e “personaggi” da esibire nelle varie campagne e manifestazioni.

Il Verbo, che ancora non si è capito quale sia, visto che nel tempo si è passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “no allo Ius Soli”, è lasciato alle tastiere delle orde di Facebook, che non hanno  idea (e nemmeno gli interessa veramente) di cosa sia il Movimento. Gli attivisti? Quelli rimasti provano in qualche modo a dare un senso agli anni spesi, per qualcosa che ora fanno fatica a difendere.

Tutto ciò crea un vuoto: a chi affidare le sicure percentuali del Movimento? Ad attivisti per i quali l’unica certezza è di essere meglio del PD?  No. Meglio gente non iscritta, trasversale, possibilmente non affetta da analfabetismo funzionale aggravato dall’esposizione social. Solo che gente così non s’inscrive ad un partito dove un Bugani qualsiasi ti dice cosa  devi fare. Da qui l’alzata d’ingegno: Tana libera a tutti! Anche i non iscritti si possono candidare.

Come si controlla gente che in dieci anni non si era mai fatta sfiorare dall’idea di partecipare a nulla che fosse riconducibile al Movimento? Non si controlla. La fedina penale indica tutt’al più  che non ti sei fatto beccare e le penali da 100.000€ non valgono un benemerito, ma per la base assomigliano ad una misura plausibile.

Cui Prodest? Alla Democrazia no, per certo. Al Movimento?  Figuriamoci, però Di Maio potrà fare il Leader per altri dieci anni. Certo dovrà aspettare un po’ per concludere la sua istruzione, ma… vuoi mettere? Grillo potrà defilarsi e pensare ad uno spettacolo che non sia la ripetizione del testo degli ultimi dieci anni. Il vero vincitore sembra essere però Davide Casaleggio, l’uomo che nessuno ha mai votato. Ha ereditato l’aziendina di Papà e, presto, potrà contare sul peso di un partito con il 30% della preferenza nazionale (dell’elettorato rimasto), cosa che certifica la Casaleggio e Associati come incubatrice accreditata di partiti di successo. Un business mica da ridere.

P.S.

“Cui prodest scelus, is fecit”

 

@DadoCardone

 

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Casa Gallo? Legale solo sotto i tre gradi.

Di casa Gallo abbiamo scritto tante volte, inevitabilmente. Se c’è un frangente dove questa amministrazione rivela i propri limiti, in quella che dovrebbe essere una consiliatura di sinistra, è proprio la vicenda dei 20 sfrattati del Villino Ricci, divenuti ormai i quasi 50 ospiti di Casa Gallo (Don).

Un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti. Nella primavera dell’anno 2015 gli attivisti del Network Casa Madiba affiancarono alcuni senzatetto nell’occupazione abitativa del Villino Ricci, immobile abbandonato da decenni in via Ceccarelli.

Dopo una serie di azioni legali l’Amministrazione riuscì a far dichiarare l’immobile, nel frattempo restituito ad un decoro di cui usufruiva anche il vicinato, pericolante. Passo necessario per sfrattare i senza casa perché, come ci piace ricordare appena se ne presenta l’occasione, occupare a fine abitativo non è illegale. Illegale è solo riempire le strade di indigenti e poi pretendere che tutti rientrino nelle cure di un sistema approssimativo e mal gestito.

Il problema fu che l’azione legale palesò i suoi effetti proprio alle porte dell’inverno e i “castigapoveri” si trovarono nel mezzo di un contraccolpo di immagine, senza sapere come gestire le persone cui erano riusciti a togliere un tetto. Da qui il bando di via De Warthema da cui nacque Casa Gallo, vinto proprio dagli attivisti del Network Madiba.

Vincere in questo caso è una parola che va presa con le pinze. Certo per gli attivisti il risultato fu notevole, quasi un’ufficializzazione del loro lavoro, ma il contributo economico per quanto richiesto era semplicemente ridicolo. Infatti il bando fu abbandonato da tutte le organizzazioni ufficiali, impossibilitate a garantire un servizio secondo i loro canoni.

Così non è stato per Casa Gallo, per molti aspetti autogestita dagli stessi senzatetto, in un percorso di affrancamento dalla loro condizione. Un modello sicuramente da osservare e da sperimentare in tante altre situazioni, secondo molti osservatori. Non però secondo gli uffici di Gloria Lisi, che non sono mai riusciti a leggerne lo spirito innovativo, forse perché più preoccupati a preservare il sistema così com’è (e non ho fatto certo un complimento).

Finito il termine temporale, previsto dal bando, l’Amministrazione ha riaperto la sua battaglia legale contro attivisti ed ex senzatetto (ex perché Casa Gallo è una casa a tutti gli effetti), tra l’altro senza aver pagato nemmeno l’anticipo previsto del misero rimborso spese e chiedendo il pagamento delle bollette, per un servizio reso molto oltre quanto pattuito.

In questi giorni leggiamo sulla cronaca locale che ai “gestori abusivi” e ai “bisognosi” è stato “concesso” di rimanere dentro la vecchia cartiera di via De Warthema, fino al 30 aprile. In realtà questa è una concessione che che l’Amministrazione fa a se stessa ogni inverno da quel 2015, perché Casa Gallo, che lo si voglia ammettere o meno, svolge un servizio per tutta la comunità e lo fa non semplicemente gratis, ma sotto minaccia di sfratti e denunce.

Non retribuiti, non rimborsati, denunciati, continuamente sotto il tiro della feccia fascista che individua quel luogo come una calamita per la propria frustrazione xenofoba, con le preoccupazioni di coloro che devono gestire persone abbandonate dalla società (con tutto ciò che ne consegue), ma… quando si scende sotto i 3° possiamo portare pazienza fino a primavera e permettergli di continuare a spendersi in questo servizio gratuito. Che meschinità.

P.S.

Dei meravigliosi lavori che si dovevano fare al Villino Ricci e per i quali gli Homeless dovevano sgombrare, ancora non si è vista traccia. L’unica cosa che cresce virtuosamente in quel luogo è, ormai, solo l’albero di cachi. Più che un abbandono, un monito di quanto la meschinità porti a confondere il proprio utile con la Giustizia.

 

@DadoCardone

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Quando un Sindaco cementifica a sua insaputa.

Ogni  tanto si dimentica, ma Andrea Gnassi è anche Presidente della Provincia. Questa carica la porta un po’ così… come quelle felpe sdrucite che ti metti per fare i lavori a casa.

Certo la presidenza di uno strumento povero e svuotato, come quello delle Provincie, non ha lo stesso valore di quando c’era Stefano Vitali. Lui poteva sfilare in tacchi alti, facendo finta che in Aeradria fosse tutto risolvibile, magari presentando progetti di finanza creativa (la stessa che poi ha rilevato tutto per due lire, una volta fallito l’aeroporto). Ogni tanto però anche questa carica chiede di essere onorata.

Come in questi giorni per esempio, quando il nuovo rapporto dell’Ispar (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci fa sapere che la Provincia di Rimini, nell’ultimo anno, non è seconda a nessuno in quanto a cementificazione.

Alcuni si chiederanno: ma come? Sono 7 anni che ci stai frantumando i … hem… sentimenti con ‘sta storia della guerra al cemento e alla fine viene fuori che più cementificati di noi non ce ne sono? Ed ecco che, improvvisamente, la carica di Presidente della Provincia torna utile.

Chi si occupa un po’ di comunicazione sa che anticipare l’obiezione è molto meglio che essere costretti a rincorrerla. Ed ecco quindi che il redivivo intestatario dell’ufficio esce sui giornali, assieme alla notizia stessa del fallimento amministrativo Demokrat che, negli ultimi dieci anni, con l’aiuto della drammatica crisi edilizia in atto, è stato capace di predicare bene e razzolare malissimo.

L’Augusto Gnassi, ovviamente, non può sopportare l’onta della cementificazione e stravolge i dati dell’ultimo rapporto ISPAR dichiarando che Rimini paga per il suo passato, ma che la direzione negli ultimi dieci anni è invertita, perché si è puntato su riqualificazione e riutilizzo. “Tanto più che lo stesso mercato immobiliare ci consegna, da qualche anno a questa parte, il dato di migliaia di appartamenti sfitti.”

Sintesi giornalistica confusa o magistrale arrampicata sugli specchi di SpiderGnass? Per quanto ci riguarda preferiamo stare sui dati certi. E’ certo che in via della Fiera c’è stata una fenomenale speculazione edilizia, avvenuta con la partecipazione dell’Amministrazione, che certamente c’entra poco con la fantomatica guerra al cemento. Ricordiamo benissimo quando, in Consiglio Comunale e sugli organi di informazione, Sindaco, Assessori e Peones vari assortiti, si battevano il petto gridando che Rimini meritava una piscina degna (se per degna si intende una pozza di 25 mt a 100 metri dal Garden, che ne voleva costruire una olimpionica). Oggi chi si era preso carico della realizzazione della piscina è in concordato, però si può far correre lo sguardo su un bel campo di palazzine affacciate sul parco e una Conad gigantesca. Andate a vederla, mette paura. Molto ossigeno per il Pala Cagnoni, che ha venduto tutto alla Conad, veleno per la guerra al cemento, perché cementificare verso l’alto non è riqualificare.

Un’altra cosa che ha poco a che fare con la riqualificazione e in cui il Primo Cittadino ha la sua bella dose di responsabilità, sono i 10 km di cortili cementificati che qualcuno chiama TRC. Un’opera che l’Amministrazione poteva fermare, anche se i finanziamenti erano già stati approvati, ma che ha pensato bene di accelerare, in modo da mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Doveva essere un metrò di costa… è un normalissimo autobus, che doppia servizi esistenti e che viaggia su una corsia a senso unico alternato. Uguale uguale a Friburgo (leggasi con tono sarcastico).

La sua utilità, o meno, sarà dimostrata non prima del 2019, quando si capirà quanto la gente abbia voglia di pagare un biglietto più caro del normale, per usare un autobus che ti permette di guardare nei gabinetti dei condomini, che sfilano a 50 cm dal percorso. Pare che gli stessi promotori abbiano oggi qualche dubbio, da qui la spinta per allungare il percorso fino a Ravenna e Ferrara. Come dire… spartire i debiti e confondere il significato. In ogni caso, per carità, non chiamatela riqualificazione, non si sa mai che le nuove generazioni crescano con questa idea bacata nella testa.

Dal nostro umile blog consiglieremmo all’Augusto Gnassi di smetterla di parlare del passato. Dopo due mandati non si è visto il distacco, né l’intenzione. Siamo solo pieni di cartelloni colorati a giustificare l’ordinaria amministrazione… perché rotonde, ponti e asfalto, lo sono. Tra l’altro gli indici, che Andrea Gnassi pone a confronto con gli altri comuni della Provincia (come se un punto percentuale di un territorio vasto come quello di Rimini fosse paragonabile a quello di comuni con 10.000 abitanti), sono destinati ad aumentare o a costare molto caro. Il Masterplan, come alcuni sostengono da tempo immemore, non è uno strumento urbanistico, ma un atto di indirizzo. Verità certificata proprio in questi giorni dal TAR.

P.S.

La vera riqualificazione sarebbe fare in modo che agli alunni delle elementari non cadessero le finestre in testa. Ah… dimenticato, quella è materia del Comune, non della Provincia.

 

@DadoCardone

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Citizen Rimini Video Magazine – Volume Uno

Primo Volume ufficiale di Citizen Rimini Video Magazine.
In Questo Numero:
– Qualità della vita: la classifica più efficace
– Criminalità: vittima e aggressore nello stesso palazzo
– Consiglio Comunale: Gloria Lisi Show
– Iniziative: Legami di Latte
– Saluti

Classifica Sole 24 Ore

Classifica Italia Oggi – Sapienza

 

 

 

@DadoCardone

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Rimini 2017. Quando una Bestia emerse dalle nebbie della Ragione.

Doveva succedere. Prima o poi l’Ignoranza, ormai assunta a ruolo di principio fondante, doveva prendere forma fisica. La storia dell’uomo è colma di tradizioni, religioni e riti esoterici che invitano l’essere umano al passaggio dallo stato d’ignoranza metafisica a quello di conoscitore della Realtà.

Poi però sono arrivati i social, la politica d’avanspettacolo, amministratori con la conoscenza di un centrifugato di Bignami ed ogni percorso è stato abbandonato. L’Ignoranza, infine, si è fatta materia. Volete vederla da vicino? Venite a Rimini.

C’è un posto in particolare dove la si può vedere, nella sua forma più tragica. E’ un artiglio arrugginito che spunta dalla nebbia e si aggrappa alle Mura Malatestiane, con tutta la forza che può avere un parassita. Perché, sì, l’ignoranza è un parassita. All’inizio non la noti, ti sembra tutt’al più Leggerezza.  Mentre ci si dice: “non si può essere sempre seri e rigorosi”, lei cresce, aumenta il suo peso, si trasforma e te la ritrovi lì, come Godzilla, che esce dal Porto Canale.

Come si è giunti da un Sindaco che confonde il Medioevo con il Rinascimento a una Soprintendenza che autorizza e certifica lo scempio della passerella? Ci saranno stati dei passaggi intermedi, mentre ci facevamo questa solenne dormita.

Qualcuno, comunque, sta dormendo ancora. O perlomeno finge di farlo. Forse gli dà fastidio esser chiamato Gufo, o forse è dominato da un complesso d’inferiorità nei confronti di un sindaco che veste slim fit (anche se, in effetti, non si era mai visto). Fatto sta che alcuni affermano: “ci voleva una ciclabile, che i bastioni son pericolosi in bici”. Una ciclabile? Ma dove l’avete letto che è una ciclabile? C’è scritto ovunque che le bici potranno essere solo condotte a mano. Alla mente non servono significati probanti. Come diceva Aristotele “le persone preferiscono credere che giudicare” ed allora (aggiungo io) meglio affidarsi agli slogan.

“Finalmente una città che si muove!”, come se Rimini, famosa in Italia per la speculazione edilizia, di fosse mai fermata. “Lo facciamo per i disabili!”. Per i disabili?! I disabili devono prima poter uscire di casa e magari attraversare i sottopassaggi “pista nera” del TRC per poter arrivare al Ponte di Tiberio. Sembra che la vacuità di uno scarso bagaglio culturale annulli anche il senso di vergogna, perché un po’ bisognerebbe averne parlando di disabilità a Rimini.

In ogni caso sono tutti discorsi inutili, perché ormai la Bestia si è fatta di legno e Corten. Operai senza il caschetto giallo (a parte quando sono ripresi da News Rimini), le fanno il manicure e lei si arrampica facendo scempio delle mura. La verità? La verità giace, in un angolo del cantiere, sotto un telo di plastica verde. E lì che urla: “ho detto 1751, cazzo!”, ma nessuno l’ascolta. Presto sarà messa in bella mostra, non sul muro che doveva certificare, ma su una passerella dell’epoca dell’Augusto Gnassi e anche la famosa targa, come il resto, sarà costretta a mentire. Quel “1751” lo dovrà dire per un pezzo di ferro arrugginito.

L’ignoranza funziona così, passa sopra a tutto, autocertificandosi. La passerella è una soluzione assurda per un problema inesistente. 150 metri di bastioni si potevano rendere ciclabili senza deturpare le Mura e senza cambiare un profilo storico esclusivo. L’unico intervento necessario era pedonalizzare il Ponte di Tiberio, ma ormai la Bestia ha messo una mano anche sull’altra riva, sulle Mura dell’800. Presto gli amministratori avranno la stessa ottusa soddisfazione del vandalo che ha scritto “Sara ti amo” sulle pareti dell’Arco d’Augusto.

P.S.

“State attenti all’uomo di un solo libro.” [Tommaso D’Aquino]

 

@DadoCardone

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Citizen VideoMagazine – numero zero –

 Ed ecco la puntata pilota del Video Magazine di Citizen Rimini. Restiamo in attesa dei vostri suggerimenti.

In questo numero:
– Fallimento Cobran
– Ecomondo
– Gnassipedia
– ArciGay contro Forza Nuova
– Errori di quota
– Aforisma

 

 

@DadoCardone

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Nasce Citizen Video Magazine

Citizen Rimini si arricchisce di un nuovo mezzo di comunicazione: è Citizen Video Magazine, il formato video che andrà ad affiancare il Blog nel dare una visione differente degli eventi riminesi. Tutto nello stile di Citizen, ossia senza ossequi, nè timori reverenziali, con una buona dose di politically incorrect. Ecco la dichiarazione di intenti.

 

@DadoCardone

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Destinazione Rimini – Come ti faccio sparire un treno.

“L’augurio è quello di non chiudersi mai nel Palazzo, ma stare in mezzo alla gente in questo Paese meraviglioso”. Citando il Bomba.

Rimini, nel corso del tempo, è stata una delle piazze che ha accolto meglio Matteo Renzi. Lo ricordiamo scherzare amabilmente con il Taglianastri in maniche di camicia davanti al Tempio Malatestiano ed ancora tra le sventolanti bandiere PD, sulla terrazza del Nettuno, con addosso gli sguardi sognanti dei peones riminesi. Che dire poi delle sue sortite al castello, mentre parla agli adoranti nella corte, o ancora meglio, mentre si affaccia dalle mura, affiancato dal mento volitivo di Bonaccini e l’elegante Gnassi che gli spiega il dialogo tra la rocca e il teatro.

Ricordi di un tempo passato. Oggi, il suo, è un treno fantasma, che arriva vuoto (con tutto quello che è costato) e parcheggia su di un binario morto, sperando di non essere notato. Marco Croatti, dell’Associazione Grilli Pensanti, si era presentato fiducioso all’appuntamento… lui e un plotone di poliziotti. Forze dell’Ordine che, invece di essere impiegate contro “il degrado del centro”, denunciato dal destro Erbetta tra banchi della strana maggioranza, mentre invoca vigilanza privata come uno di Forza Nuova, sono lì ad osservare un treno vuoto.

Oggi, dunque, anche l’amica Rimini fa paura all’enfant prodige di Rignano, che per mille giorni è stato in cima al mondo, ma poi ha avuto la malaugurata idea di misurare il suo gradimento con un voto vero. Renzi è arrivato o no? Non si sa, ma, come ci fa notare lo stesso Croatti, poco dopo le 21 il Consiglio Comunale risultava cessato per mancanza di numero legale. Molti avevano un altro impegno.

E’ singolare notare come le notizie politiche che vediamo nei telegiornali, tranne alcuni casi, siano interamente riprodotte tramite i comunicati stampa degli interessati, mentre, guardando da vicino, si osservano movimenti che più che di sinistra appaiono… sinistri.

Sicuro è che oggi Renzi sarà a Misano, dove il neo segretario provinciale del Pd, Giannini, gli ha organizzato un atterraggio più sicuro. “L’ipotesi che si presentino dei Leoni da Tastiera”  – dicono – “è tutta da verificare”.  Certo… lo avete nascosto così bene, altro che “stare in mezzo alla gente”. In ogni caso c’è una notizia buona: nell’immaginario Demokrat i “Gufi” sono diventati “Leoni”. Quando rinunceranno al bestiarium per accorgersi che di fronte hanno quello che dovrebbe essere l’oggetto della loro azione politica, sarà sempre troppo tardi.

Se tornassimo a frequentare la realtà questa gente non avrebbe modo di frequentare la politica e le amministrazioni.

P.S.

E finsero felici e contenti. [alberthofmann72,Twitter]

 

@DadoCardone

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Votate Vincenzo Cicchetti

Citizen non è certo noto per i suoi servizi di propaganda elettorale, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, miseramente abbattuto a Rimini, per questioni a cui si può dare qualsiasi significato tranne quello di nuova politica.

Per una volta, però, dobbiamo abbandonare le nostre abitudini e chiedere ai lettori Citizen, che siano incidentalmente anche iscritti al Movimento, di votare il candidato a sorpresa per le elezioni a Premier: Vincenzo Cicchetti da Riccione.

Sì, leggendo la lista  dei candidati siamo rimasti interdetti nel vederlo lì in cima, sopra la Meterorina (cit.) Di Maio (detto anche Giggino Imbambolato da quelli che ne riconoscono le qualità.). Non c’era un Fico, non c’era un Di Battista e nemmeno una donna di quelle che si son fatte ben notare in questi quasi 5 anni di rodaggio parlamentare. Meglio ancora, data la preponderanza web del Movimento, non c’è nessuno con una pagina che superi i 25.000 like… bella gara contro il milione e rotti di Giggino.

Ma vediamo gli altri nomi della farsa.

Elena Fattori: Senatrice M5S, che il giorno prima di comunicare la sua candidatura ha ringraziato entusiasta Di Maio per essersi candidato. Questo indica due cose: che non si aspettava di ottenere la candidatura e che non era sicura che Giggino si sarebbe candidato (!). Una volpe del deserto, tipo Generale Rommel… come non votarla?

Andrea Davide Frallicciardi: un consigliere comunale di Figline Valdarno, uno che nella sua dichiarazione d’intenti come candidato Premier dichiara orgoglioso: “non mi sono spostato di una virgola”. Un candidato dunque che mette in evidenza il suo spirito di adattamento. In ogni caso Davide non c’era bisogno che tu ti spostassi… l’ha fatto il Movimento per te, diverse volte.

Ispirato Domenico: un consigliere comunale di Verona, che sarebbe da votare solo per il cognome.

Gianmarco Novi: un consigliere comunale di Monza, con un curriculum e una dichiarazione di intenti così scarne da non trovare nulla per prenderlo per il culo.

Nadia Piseddu: una candidata Sindaco con un nulla di fatto per Vignola, che però ha una laurea magistrale in ingegneria aerospaziale. Peccato si sia accontentata solo di 5 stelle.

Marco Zordan di Arzignano: con una scheda candidatura completamente vuota… come dire, la selezione è stata dura.

Facendo le dovute considerazioni al cospetto di questi giganti della politica è inevitabile votare Cicchetti, non c’è storia. Non esiste confronto nemmeno con Giggino che, sebbene abbia avuto a sua disposizione il ben finanziato gruppo comunicazione della Camera e la carica di Presidente della stessa, è uno scolaretto nei confronti del navigato Vincenzo. La sola visibilità è diversa, ma non vorremmo mica arrivare a dire che Di Maio vale più di uno, vero?

Lasciatemi tornare quasi serio per un momento , allo scopo di un’ultima considerazione. La cosa che dovrebbe lasciare basiti del Movimento non sono queste maldestre manovre per fare accettare risultati già decisi da altri, ma la capacità di tutti quelli che vanno in giro a gridare Onestà di farsi scivolare addosso quest’ennesima presa per i fondelli. E’ chiaro che tutti i vip del Movimento, quelli di cui certo non sarà buttato via il patrimonio di preferenze, hanno avuto altro in cambio della non presenza di questa lista di candidature. Oggi come oggi un Ministero non si nega a nessuno.

P.S.

Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti.  [Dario Fo]

 

@DadoCardone

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Per abbattere la parete grande, ci vuole il martello grande.

Mura Malatestiane. Se non sapete di cosa sto per parlare … meglio. Affronterete l’indovinello proposto senza pregiudizi. Qui sotto vi metto due foto e poi voi, cari lettori, mi dovrete semplicemente dire come fa un uomo con quel martelletto (foto1) a fare un danno come quello che si vede nella seconda immagine (foto2)

Quest’articolo va ovviamente ad inserirsi nel ciclo “massacro delle Mura Malatestiane” e, per questa volta, abbiamo invertito la consuetudine, partendo dalla fine, come in un film di Quentin Tarantino. Perché la cosa interessante non è a cosa siamo arrivati, ma come diavolo abbiamo fatto ad arrivarci. Adesso possiamo tornare all’inizio.

Il massacro delle Mura Malatestiane, per apporvi un’inutile passerella, è stato perpetrato su iniziativa del Comune, con il benestare della Soprintendenza. Oltre alla contrarietà per la passerella in sé, che va a modificare un profilo storico e caccia a pedate nel deretano il Genius Loci appollaiato sul Ponte di Tiberio, molti cittadini hanno cominciato a spaventarsi per l’apparizione dei buchi: finestre 50×50 aperte con martello pneumatico e flessibile ad acqua.

Un po’ di mattoni scuciti e catalogati.

La Soprintendenza e il Comune si sono affrettati a spiegare che quelle sono solo aperture temporanee, perché ciò che resterà sono solo “asole”, attraverso le quali passeranno pali che s’inseriranno sotto il manto stradale. Il buco grosso, verrà riempito con gli stessi mattoni, opportunamente scuciti e catalogati. Dove non sarà possibile ripristinare con il mattone originale, si userà materia simile a quella dell’epoca. “Un intervento leggero”, come l’hanno definito.

Ebbene. Le “vedette”, dal privilegiato punto di vista  delle mura opposte, lato San Giuliano, non hanno mai visto l’ombra di operai specializzati con martelletto e pennello di martora. Saranno stati poco attenti? L’unico di cui abbiamo prova è quel “fotomodello” che, in posa, fa finta di procedere allo scardinamento della targa di marmo che da sempre certifica il restauro del 1751. Come faccio a sapere che finge? Beh… vedendo il risultato finale, che tra parentesi è tutto tranne che una “scucitura”, ci  possono essere dubbi?

Questa è una mia personalissima opinione formatasi con le informazioni che ho. Può darsi che sbagli, può darsi che la soprintendenza abbia conservato un video di come un uomo con il martelletto del piccolo speleologo abbia prodotto una breccia che concorre con quella di Porta Pia. La domanda che però sarebbe utile farsi è come al solito: Cui Prodest? A chi giova questo servizio fotografico.

Come tutti (tutti e tre) quelli che leggono Citizen sanno, sulla base di due esposti è stato aperto un fascicolo in Procura riguardante gli interventi per la passerella. Come già raccontato nel recente articolo “La Paura fa 90”, PD e accoliti, invece di aspettare gli esiti dell’indagine, visto che dovrebbero aver rispettato ogni norma ed ogni prescrizione della legge, si sbracciano come ballerine di ginnastica artistica pur di indirizzare  l’attenzione altrove. Ora che la paura ha fatto pure 91 hanno cominciato ad auto-certificarsi la bontà dell’operato. La foto dello smartellatore in guantini bianchi, che giustamente tiene il martelletto a metà dell’impugnatura per non dare troppo sfogo alla sua immane potenza, si va ad inserire proprio in questa serie di attività mediatiche, ma non finisce qui.  E’, infatti, notizia del 31 agosto che la Soprintendenza sta per produrre un lungo dossier sul Ponte di Tiberio.

La risposta del Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, compilatore di uno dei due esposti, arriva a stretto giro ed è un colpo di Katana, cinico e letale. Lo riportiamo qui integralmente con un’avvertenza: non è adatto ad amministratori di Res Publica senza il conforto del proprio legale:

Apprendiamo dal Resto del Carlino del 31 agosto che, a seguito delle indagini della Procura, “la Soprintendenza ha già pronto un lungo dossier sul Ponte di Tiberio”. Siamo sicuri che il “lungo dossier” non possa contenere niente di altro e di diverso da ciò che abbiamo potuto visionare in data 12 luglio nella sede di Ravenna, a seguito della nostra richiesta di accesso atti. In caso contrario, eventuali difformità saranno segnalate, tramite i nostri legali, agli organismi competenti.

Quanto alla documentazione successiva al 12 luglio che dovesse eventualmente far parte del dossier, con molta probabilità è stata determinata dall’attenzione mediatica e dagli esposti, presentati da noi e da Italia Nostra nella persona del suo presidente nazionale.

Tanto gli dovevano.

P.S.

Ho stampato ed appeso al frigo la foto dell’omino abbarbicato sulle Mura Malatestiane, con il suo martelletto. Ogni mattina mi ricorderà che nel mestiere della Comunicazione c’è spazio per tutti.

 

@DadoCardone

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Etnia Stupratrice.

Un paio di giorni fa con l’articolo “Sullo Stupro” di Citizen Rimini ho tentato (scemo io) di aprire una discussione sulla situazione del degrado riminese. La speranza era di attirare qualcuno fuor dal comodo scuotimento di testa e indurlo a considerazioni che andassero oltre alla richiesta del linciaggio per le 4 bestie che hanno stuprato la ragazza polacca e la trans, qualche sera fa.

Ribadisco (non avete idea di quanto sia necessario) che chi scrive non è contrario al massimo della pena consentita per un atto così mostruoso che, oltre ad un danno fisico, lascia nella vittima una non rimarginabile “lacerazione della volontà”, per usare le parole di Alberoni. Esiste però un piano di discussione diverso, che si propone di individuare le cause onde evitare di arrendersi semplicemente all’adozione del Codice Hammurabi e la famosa legge del taglione…. Anche se devo ammettere che in uno dei suoi passaggi (non fosse che non valeva per gli schiavi) è meglio della nostra Costituzione.

« I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali»

(Codice di Hammurabi, trad. Di Nola-Furlani)

Del citato precedente articolo è stato impugnato soprattutto un passaggio. Con mia sorpresa è stato contestato non solo dal solito provincialotto “che i treni arrivavano in orario quando c’era lui”, ma anche da persone che un po’ più di prospettiva su questa vita amara ce l’hanno. Il passaggio incriminato è questo:

“Un altro errore è addossare la responsabilità alla migrazione e concedersi di pensare che lo stupro sia caratteristica di un’etnia, di una cultura o di un colore della pelle.”

Ora… credetemi, ve ne prego, quando vi dico che non ho proprio l’ambizione di far cambiare idea a nessuno, non m’interessa. Ognuno ha la sua testa e i modi di pensare cambiano secondo la maturità del momento. L’unica cosa che mi auguro è che la società continui a mettere in minoranza le tendenze estreme, con tutti gli altri si può discutere. Io, che sono un po’ più severo con me stesso, però, ho bisogno di conferme anche rispetto a quello che so, dunque bando alle certezze e mi rimetto in dubbio con la ricerca: esistono etnie o culture che sono più avvezze allo stupro di altre?

Ancora una volta (mi succede spesso) ho scoperto che quello che pensavo di sapere era sbagliato. In realtà esiste un’etnia più dedita degli altri allo stupro ed è quella dell’Europeo. In particolar modo l’Europa del Nord straccia tutte le classifiche. Avete presente la Svezia? Dai, quel posto dove pagano il 60% di tasse e sono tutti felici di farlo, la terra con le strade più sicure del mondo.. ebbene la Svezia è il secondo paese al mondo per numero di stupri. 53,2 violenze sessuali ogni 100.000 abitanti. Certo al primo posto c’è il piccolo Stato di Lesotho, nell’Africa del Sud, ma sposta veramente poco rispetto alle altre posizioni tutte occupate da stati del Nord Europa.

Belgio, Islanda, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo. Uno Studio sulla popolazione Europea (fra-2014-vaw-survey-main-results-apr14_en) rivela come il Nord Europa, nonostante i progressi sociali e nonostante l’emancipazione (in Svezia metà del Parlamento è composto da donne) non è immune alla tentazione maschile di prendere con la forza ciò che non viene concesso volontariamente.

L’Italia, secondo la ricerca, è al 18° posto dietro Francia e Germania. In ogni caso non ce la passiamo bene. Secondo la nota scientifica “La mimosa deturpata. Mappa delle violenze sessuali nelle regioni italiane” realizzata dall’Istituto Demoskopika, l’Italia è teatro di circa 23 mila stupri all’anno (lo so, è impressionante) e le regioni che svettano nelle classifiche in rapporto alla popolazione sono nell’ordine: Trentino, Emilia Romagna e Toscana. Immagino che a questo punto qualcuno proverà a dire che è colpa dell’immigrazione e d’istinto risponderei che, vista la rilevanza che si da ad ogni singolo atto perpetrato da extracomunitari, mi pare improbabile, ma la miglior considerazione si fa citando i dati, per non cadere nell’opinabile.

Secondo i dati rilevabili dal Ministero dell’Interno sono oltre 4000 gli autori di violenze sessuali scovati ogni anno e di questi il 61% sono italiani. Di seguito Romeni (8,6%), Marocchini (6%), Albanesi (1.9%) e Tunisini (1,3%). Come si può notare la somma delle etnie, cui attribuiamo il ruolo di geneticamente predisposti allo stupro, non riesce minimamente a scalfire la rappresentanza autoctona.

Ora che i numeri hanno detto la loro verità, c’è da chiedersi come mai si ha l’impressione che le proporzioni siano totalmente inverse. Che cosa favorisce l’errata cognizione? Qui ci sarebbe da aprire un trattato di Sociologia della Comunicazione tante sono le componenti che concorrono a questo risultato. Tra le tante cito:

Effetto “mio cuggino”. La gente non sempre afferma le sue verità con cognizione di causa. Molte volte fa riferimento a esperienze personali che riporta come fossero quadri generali. Altre volte invece gli va proprio di dire cazzate perché ha bisogno di attenzione. Le notizie “per sentito dire” creano razioni a catena, dove la verità è un’eco lontana.

Effetto informazione… che si morde la coda. E’ il grande dilemma dell’informazione dei giorni nostri. La notizia influenza l’utente, o l’utente influenza la notizia? Il problema è che qualsiasi testata giornalistica per sopravvivere ha bisogno di vendere, per vendere deve accontentare i più bassi istinti del suo pubblico, essendo quelli “alti” irrintracciabili. Ne abbiamo avuto prova proprio in questi giorni. Dopo l’enorme clamore degli stupri di Rimini, tra le migliaia di notizie che si possono inserire in un palinsesto, l’informazione italiana (tutta) è andata a trovare il malato mentale sostenitore dello “stupra pure che poi si calma” e la disperazione della bambina temporaneamente affidata ad una famiglia mussulmana in Inghilterra. Il giorno dopo i fatti di Rimini due ragazzi romani sono stati arrestati a Fiumicino per tentata violenza sessuale, ma questo non l’ho visto in nessun telegiornale.

Effetto impunità. Il Social, soprattutto Facebook, restituiscono un senso d’impunità totale ai suoi frequentatori e se prima chi era affetto dalla patologia del razzismo si vergognava di rappresentarla in pubblico, ora, con le piazze virtuali,  da fiato alle trombe. Non sono poi così tanti, se rapportati alla totalità degli utenti, ma fanno il diavolo a quattro pur di rivendicare la loro normalità. Questo porta molte persone confuse ad associarsi ad appoggiare certi ragionamenti. La politica, dal canto suo, fa lo stesso gioco…  perché ormai vive nel malinteso che Facebook sia lo specchio dell’elettorato.

Effetto mosca bianca. Se una mattina qualcuno, di cui abbiamo tendenzialmente fiducia, ci avvertisse di stare attenti alle macchine gialle, perché ce n’è una che gira con una bomba, ci accorgeremmo di quante macchine gialle girano in realtà per la nostra città. La proporzione rimarrebbe minoritaria rispetto al numero delle auto degli altri colori, ma le vedremmo sbucare da ogni dove. Così è per gli stupri. Anche quest’anno ce ne saranno stati ventimila e, secondo le note scientifiche di Demoskopica, in un caso su quattro la vittima è un minore. Noi abbiamo notato solo quello della spiaggia di Rimini. Perché? Qualcuno di cui abbiamo tendenzialmente fiducia (politica, informazione, suocero) sta dicendo: occhio al nero (macchina gialla) che entro la fine della giornata farà qualcos’altro di male.

La mia è sconclusionata sociologia amatoriale e chiedo venia. Il fatto contingente però è che i dati dimostrano in termini statistici una scarsa incidenza dello stupratore extracomunitario. Con questo non voglio dire che il migrante non sia un problema in termini di sicurezza, ma lo è per come viene gestita la migrazione, non certo per il colore della pelle o per indole atavica, anzi.. dovreste avere molta più paura nel soggiornare a Stoccolma che in Centro di Accoglienza Straordinaria. Il vero problema, come tentavo di evidenziare anche nel precedente articolo, è che i margini estremi della società sono sempre occupati dagli ultimi e gli ultimi, oggi come oggi, sono migranti. Chi volete si metta a delinquere se non chi non ha più nulla da perdere? Diverso sarebbe promuovere l’attenzione che si dovrebbe porre verso questi abitanti invisibili e le zone di confine che frequentano… ma questo è un altro lungo discorso.

P.S.

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno. (George David Aiken)

 

@DadoCardone

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Sullo stupro.

Superfluo ribadire il motivo di queste poche righe, tutti, ormai anche all’estero, sanno cosa è successo a Rimini  Qualche giorno fa due turisti polacchi hanno subito violenza e stupro da un branco selvaggio, di notte, in spiaggia. Poco dopo anche una trans (una trans) ha subito la stessa sorte.

Fuor da ogni ipocrisia. Se fosse successo ad un mio caro ora sarei a caccia dei mostri, come chiunque. Se però ci si propone di analizzare il contesto in cui si è verificato il fatto aberrante è inevitabile trascendere dall’effetto finale e cercane le cause nel quadro generale. In altro modo non si aggiunge alcunché alla discussione che, ovviamente, si è aperta.

Lo stupro dell’altra sera si inserisce in un contesto di assurdo degrado che chi amministra Rimini fa finta di non vedere per una (molto) ipotetica salvaguardia del flusso turistico, salvo poi costituirsi parte civile quando il danno è ormai irreparabile. La nostra estate è colma di atti di violenza. Basta aprire sulla cronaca di una qualsiasi giornata per rimanere allibiti. Chi lavora in albergo e raccoglie i racconti dei suoi clienti ha l’esatta misura di quanto succede, ma è perennemente combattuto tra il minimizzare e il denunciare, perché di mezzo c’è la cattiva pubblicità di cui l’impianto turistico riminese ha il terrore. Minimizzare è un errore perché poi, quando succedono certe cose, di rimbalzo si ottiene la peggior pubblicità immaginabile, ma su questo concetto torneremo più avanti.

Un altro errore è addossare la responsabilità alla migrazione e concedersi di pensare che lo stupro sia caratteristica di un’etnia, di una cultura o di un colore della pelle. Sempre analizzando i fatti di cronaca (non le bufale che girano per facebook) si scopre che lo stupro è praticato indifferentemente in tutte le società patriarcali, Italia compresa, a dispetto della religione e della pelle; così come lo sono le discriminazioni e le violenze psicologiche su qualsiasi identità che non sia maschile ed eterosessuale. Certo che se si guarda ogni accadimento come evento singolo si fa fatica a comprendere questo dato di fatto.

Lo stupro riminese, non il primo quest’anno, anche se l’altro ha avuto luogo in situazione di ancor peggior degrado, colpisce per la sua connaturata mostruosità, ma anche perché perpetrato in un sistema che teoricamente dovrebbe garantire incolumità e divertimento. Il sistema però non garantisce nulla di tutto ciò, se non una tolleranza particolare verso l’abuso di alcol e stupefacenti. Rimini è un grasso grosso business per il malaffare e la forza lavoro di questo commercio si recluta tra gli ultimi, quelli che non hanno nulla da perdere. E’ inevitabile.

Che colpa ne ha Rimini? La nostra città in qualche modo garantisce questo sistema, restando indifferente al sottobosco che germina ai suoi piedi. Chiunque voglia venire a fare la “stagione criminale” dalle nostre parti trova organizzazioni  pronte ad accogliere ed incentivare, luoghi abbandonati dove nascondersi, un’industria del divertimento che si basa sull’afflusso di adolescenti che abusano di alcol e stupefacenti. Ottimi clienti e prede perfette.

E allora che si fa? Stato di Polizia? Inutile e controproducente. Le forze dell’ordine devono essere presenti, certo, ma per aiutare chi chiede soccorso, non per limitare le libertà di tutti, pur di tener sotto controllo alcuni. Rimini (e qui arriva la parte difficile) necessita di un cambio di paradigma. Dovrebbe usare i suoi luoghi abbandonati, non dimenticarli creando buchi neri in cui gli esseri umani vanno ad abbruttirsi e annichilirsi. Dovrebbe spendere risorse in servizi necessari e non milioni di euro in teatri dalla gestione insostenibile e autobus da un milione di euro al Km (TRC), che doppiano funzioni già esistenti. Riqualificando l’offerta si riqualifica anche la domanda turistica. Dovrebbe far in modo che certe organizzazioni trovino terra bruciata, non rappresentati della politica e dell’economia che minimizzano, adoperandosi atteggiamenti di facciata senza troppo impegno. Dovrebbe favorire l’integrazione e  lottare con tutte le sue forze per impedire il formarsi di ghetti etnico- culturali …che poi i ghetti culturali funzionano anche al contrario perché chi urla prima gli Italiani si rinchiude in una separazione che contribuisce al degrado.

Non intendo dire che lo stupro in questione sia colpa dell’amministrazione riminese, ma il quadro ambientale in cui è avvenuto ha la necessità impellente di una seria presa di coscienza. La missione  dovrebbe essere quella di riuscire a realizzare un luogo dove uno stupro del genere è un evento eccezionale, non un fatto che prima o poi ti aspetti.

So che queste parole e la negazione dell’equazione immigrato = stupratore mi procureranno un bel po’ di discussioni. Ritengo però che questo modo di pensare sia un comodo alibi  per evitare di affrontare il problema dello stupro nella sua vera dimensione, un’anomalia della cultura patriarcale che coinvolge tutti, italiani e stranieri. Che poi le persone che hanno violentato la ragazza e la trans debbano pentirsi per tutta la vita di quello che hanno fatto è un altro discorso ed è stato declinato in tutte le forme possibili nella totalità dei pulpiti social.

P.S.

Oggi, siccome sembra si possa confermare che gli stupratori sono nordafricani, lo sdegno ha raggiunto il livelli massimi. In altre occasioni ho sentito e letto chiedere: “Ma lei… com’era vestita?”

 

@DadoCardone

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La paura fa 90 – Il Ponte di Tiberio e l’inadeguatezza comunicativa del PD.

[Ovvero tutto ciò che non bisogna fare quando ti accusano di qualcosa.]

 

Più passa il tempo è più mi rendo conto che certe persone occupano posti di responsabilità e potere solamente perché gli è capitato. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi con il Ponte di Tiberio, poi, me l’ha chiarito definitivamente.

La querelle la conoscete, no? Al secondo mandato il Primo Cittadino si è reso conto che nemmeno in questa tornata può rispettare la promessa di pedonalizzare il Ponte di Tiberio, la meraviglia bimillenaria su cui ancor oggi, vergognosamente, passa il traffico dell’ora di punta. Che fare? Sfruttando i finanziamenti europei erogati tramite Regione l’Amministrazione decide di simulare un passaggio ciclopedonale (con bicicletta a mano), aggrappando delle passerelle alle Mura Malatestiane e alle Mura del Borgo San Giuliano, con l’aggiunta di una passerella galleggiante (?) che unisce i due argini.

Per fare questo, che di per se già sarebbe un’inopportuna trasformazione della morfologia storica del luogo, ha demolito le Mura Malatestiane con un centinaio di fori 50×50, aperti con flessibile e martello pneumatico. Chiamando quest’impresa: riqualificazione.

Ovviamente sono partite proteste, si sono formati comitati, si sono fatte sentire le associazioni, sono state compilate interrogazioni comunali, regionali e parlamentari, fino ad arrivare a due esposti che chiedono alla Procura di verificare la legittimità di quanto concesso dalla Soprintendenza. Uno dei due esposti, quello di Italia Nostra, chiede anche il sequestro del cantiere. Come ha reagito il Partito Democratico alle proteste e agli esposti?

Pio XI, quello dei Patti Lateranensi per capirci, soleva dire: “Si smentiscono solo le notizie vere perché quelle false si smentiscono da sé.”. In effetti, la reazione di qualsiasi politico navigato rispetto alla comunicazione di atti Giudiziari è di solito il classico “ho fiducia nel lavoro della magistratura, sarà dimostrata la mia innocenza”. Una regolina base, così semplice da poter essere compresa persino da Er Batman, che fino ad un secondo prima si intratteneva in orge di luculliana memoria, con tanto di foto in tunica per gli amici.  Il Partito Democratico di Rimini, che nel complesso ha una profondità di pensiero pari al liquido che rimane nella confezione delle lenti a contatto dopo l’applicazione, sembra completamente a digiuno rispetto certi precetti. Riesce solo a negare il confronto e a mettere in fila una serie di atteggiamenti che sono come una grossa cornice al neon attorno alla scritta: PAURA!

Di seguito, nello stile di Citizen Rimini, tutto quello che non bisogna mai fare, ma che puntualmente il PD ha fatto, per dimostrarsi nel giusto. Ecco a voi le tattiche da non mettere mai in atto con relativo voto.

Tattica Calimero Reversed. Ovvero: ce l’han tutti con me perché son bello e innovatore. Questa è da sempre la prima reazione di Gnassi e, conseguentemente, dei suoi peones. La leggenda racconta che il Golden Boy sia un oggetto misterioso sceso dalla luna, senza alcuna continuità con il vecchio centro sinistra riminese, nonostante sia l’unico datore di lavoro mai avuto in vita sua. Tutto quello che fa esprime dinamismo. Contestarlo è un’eresia e fa di te automaticamente un anziano reazionario allergico al cambiamento. E’ capace di parlare di guerra al cemento dopo il TRC e le 15 palazzine in via della Fiera, sostenendo che Rimini sta cambiando. Il messaggio è chiaro: le cose che cambiano sono sempre positive e se ce l’avete con me è per invidia (Gufi). Voto: 4Sfacciato come una diva.

Tattica dell’informazione quantica. Ma… il gatto di Schrödinger è vivo o morto? Per il Partito Demenziocratico di Rimini il paradosso non esiste: il fottuto gatto è vivo se mi serve che lo sia, in caso contrario può finire nell’umido con tutti i suoi croccantini. Così è anche per le Mura Malatestiane. Gli uffici del Comune sono zeppi di faldoni che riportano la dicitura “Recupero dei Bastioni Medievali del Ponte di Tiberio”, ma quando glielo fai notare… magia! Le Mura diventano del 1700 (giusto perché c’è una targa conficcata nel muro), i pali saranno infilati solo in zona ricostruzione post bellica e le discrete finestre 50×50 saranno richiuse con un croccante muesli di mattoni dell’epoca e cacca di piccione (sempre dell’epoca.). Mura Medioevali? Adesso sì e adesso… no! Guarda le mani. Voto: 3Solidi  come una puntata di Cazzenger.

La Tattica del Fango. Supposto che le tattiche di questa classifica sono tutte indifferentemente applicate dai geni Demokrat, il procurare discredito conta parecchi sostenitori tra le sue fila. in genere è praticata dal peones di basso liniaggio, tipo Sergio Giordano, convinto di essere ricordato come colui che ha sconfitto la merda in mare, ma inconsapevole di essere individuato come colui che la sparge a terra. Nell’ultimo mese è stato molto attivo nel sussurrare alle orecchie (anche social) che il Comitato in Difesa del Ponte è contro la passerella in difesa dei suoi abusi edilizi. Che tu sia un appartenente al circolo PD di San Giuliano, o un segretario comunale di partito di cui nessuno si ricorda, l’importante è mettere in giro le voci che insinuano interessi personali e livore.. cos’altro costringerebbe partiti da destra a sinistra a riunirsi nella congiura della stessa conferenza per parlare male dell’Augusto Gnassi? Voto: 3 Disse la vacca al mulo Oh come ti puzza il c….

La Tattica del Gomplotto! E’ affidata solitamente ai luogotenenti, forse perché necessita di contegno istituzionale, ma certo non è più nobile delle Tattica del Fango. Anzi, se è possibile, è ancora più populista. Il venticello della calunnia è un’arte, con il complotto si spara semplicemente sulla folla. Secondo le tesi di Pruccoli, Rossi e Sadegholvaad l’esposto di Italia Nostra sarebbe niente popò di meno che una manovra (“volgare”) del Movimento 5 Stelle. Sì, l’esposto è a firma del Presidente Nazionale, ma su questo si sorvola, poiché basta far intendere che l’ex presidente locale è l’attivista Fausto Battistel e la sede è ancora casa sua. Le ragioni sono ovviamente di natura pratica, ma tant’è. Il lato comico di questa posizione è che viene ripresa, con una certa dabbenaggine, una precedente gaffe del Consigliere Comunale Piccari che già aveva criticato una posizione di Italia Nostra Nazionale, credendo fosse firmata dalla sede locale (grillina). Voto 2: Gnassi è pettinato come Adam Kadmon… coincidenze?

La tattica del Benaltrismo. Ovvero: il problema è sempre un altro. I benaltristi sono convinti che i problemi, di qualsiasi natura, si possano trattare solo uno alla volta e, comunque, ce n’è sempre uno più importante. Un modo di pensare stupido? Non solo. E’ anche un ineffabile alibi per non prendere mai una vera posizione. Così per il Ponte di Tiberio. In questa Rimini piena di puttane, immigrati e criminali il problema potranno mai essere due buchi su un muro vecchio? Come se occuparsi della tutela del patrimonio architettonico togliesse risorse alla lotta alla criminalità, oppure come se chi decide di occuparsi di un problema della sua città fosse obbligato ad adoperarsi per tutte le altre questioni e dunque a considerare priorità assolute. Esiste anche il Benaltrismo retroattivo, che generalmente s’introduce con la formula :  “dov’eravate voi quando…”. Pochi giorni fa un tale ha chiesto al comitato (per la difesa del ponte) dove fossero i suoi membri quando veniva abbattuta la Cattedrale di  Santa Colomba… episodio dell’800! Voto2: Benaltrismo…? Il problema è ben altro.

Tattica del Bene Superiore. Comunque la si voglia mettere quei buchi sono troppo evidenti. Tutti coloro che li vedono, in foto o dal vivo, restano basiti, dunque è indispensabile far vedere che rappresentano un male minore ed una necessità che porterà a grandi vantaggi. Noi, amministratori dinamici, vandalizziamo le Mura Malatestiane per: 1) Punti di vista e prospettive fin’ora impensabili. 2) Rendere il traffico ciclopedonale più sicuro 3) per un’azione propedeutica che servirà a pedonalizzare il Ponte di Tiberio. Inutile dire che le prospettive impensabili sono una panzana, il ponte a Rimini è l’unica cosa più fotografata di Gnassi (anche se non per molto) proprio perché lo si può vedere da ogni angolazione. Non si capisce nemmeno come la passerella possa servire a pedonalizzare il ponte visto che il percorso alternativo non è certo creato per le macchine. Per quanto riguarda la sicurezza ciclopedonale, nessuno sembra essersi accorto un piccolo particolare. Vedete… la deviazione che il cantiere ha fatto fare alle automobili funziona benissimo, tanto che ha reso evidente come quei 150 metri dei bastioni si potevano dedicare al traffico ciclopedonale senza massacrare le mura. Le macchine passano per la deviazione ormai da mesi. Non ho dubbi che gli amministratori di Rimini pensino di agire per un bene superiore, solo che il bene superiore si guarda bene di agire tramite loro. Voto 3: Vai avanti tu che mi vien da ridere.

La tattica del Mecenate. Gli attacchi a quest’ Amministrazione sono volgari speculazioni, come si può pensare che non abbia a cuore il patrimonio culturale. Contro queste accuse di solito si sgrana il rosario dei lavori pubblici che contengono Castello, Teatro e Fulgor. In effetti, i Riminesi loro malgrado sono stati parecchio indebitati per la gloria dell’Augusto, perché, non dimentichiamocelo, gli amministratori spendono le risorse dei cittadini, non le loro. E’ stato chiesto alla cittadinanza se quelle erano le priorità da mettere in cima alla lista? E poi… per il Castello si è parlato di recupero del fossato, ma ci siamo ritrovati con aiuole paracarro e sale dedicate non già al Rinascimento, ma ai set di Fellini. Che cosa sarebbe ‘sta cosa… un museo Fusion? Voto 5: La pizza con la banana, anche no!. Devi lasciare la cucina di Masterchef

Tattica dell’ineluttabilità. Ovvero: Ce lo chiede il Masterplan. In occidente, da Nostradamus alla Madonna di Fatima, non sono poche le tradizioni che si affidano alla profezia come guida spirituale. Tutte però hanno quel tanto d’incerto che disturba lo scettico. A Rimini, invece, c’è una certezza assoluta: l’infallibile profezia del Masterplan. Qualsiasi cosa si faccia a Rimini era nel Masterplan, viceversa, qualsiasi cosa sia nel Masterplan si deve fare a Rimini. Lo so, sembra incredibile, ma è così. Da semplice atto di indirizzo, ha superato lo status di strumento legale e urbanistico, per guadagnarsi un posto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non ci credete? Il via allo sviluppo progettuale è contenuto in una delibera del maggio 2016, ma il Masterplan già prevedeva si sarebbe dato prima ancora dell’insediamento di Gnassi. Si dice che la profezia sia contenuta nella frase “riqualificare porzioni identitarie della città storica e consolidata, disincentivando la diffusione insediativa e il consumo del suolo.”, Voto 4: la risposta è dentro di te… epperò è sbagliata.

Insomma. Questa, tra il serio e il faceto, è la descrizione dell’atteggiamento che il PD tiene a giustificazione di questa e delle altre realizzazioni, giuste o sbagliate che siano. Il modus operandi è quello di mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, o in avanzato stato di completamento,  per poi riuscire a farsi dire: “ormai…”. Un atteggiamento che non lascia esattamente nell’aria una sensazione di trasparenza. In ogni caso in Procura un fascicolo è stato aperto, chi vivrà vedrà.

P.S.

Del Ponte di Tiberio e della Passerella hanno parlato tutti, manca solo di registrare l’opinione del tale che vende il cocco tra gli ombrelloni. Si può sapere perché l’Assessore alla Cultura non dice nulla?

 

@DadoCardone

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