Il Braccio Destro – Di Walter Delogu e Davide Grassi.

Mursia Editore – 223 pagine – 17,00€ prezzo intero della copertina.

A volte lo faccio, ma questa recensione in particolare necessita di una piccola premessa. Uno degli autori del libro, Davide Grassi, è un mio caro amico e ho avuto modo di conoscere anche Walter, che ho trovato molto simpatico. Tra l’altro la copertina del libro è stata realizzata con un mio scatto. Per cui dare peso o meno alla recensione è una scelta che lascio totalmente nelle vostre considerazioni.

Il Braccio Destro, edito da Mursia, è un romanzo particolare. Potrebbe essere considerato, a tutti gli effetti, un prequel del libro scritto da Andrea Delogu, figlia di Walter. La Collina (di cui ho già fatto la recensione qui), si concentrava sulla libera interpretazione delle memorie di Andrea, degli anni passati a San Patrignano con i suoi genitori. Ne “Il braccio destro”, invece, la parola passa a Walter che, grazie al personaggio ideato con l’aiuto di Davide Grassi, ripercorre la genesi criminale che lo avrebbe poi portato più volte in comunità.

Lasciatemi dire che non è mai facile recensire le memorie di un uomo che hai conosciuto, anche se romanzate. E’ inevitabile leggere fra le righe e ricostruire la persona che conosci, seppur superficialmente. Ti sembra quasi di giudicare, ma questo lavoro lo devo fare, perché il libro è bello, sia per quello che racconta apertamente, sia per quello che, con un po’ di attenzione, ci si trova.

Angelo Melis è un ragazzino sedotto dalla Criminalità. A fargli scattare l’esigenza di percorrere quella strada è, tra le altre cose, un padre che lui considera troppo remissivo nei confronti di quello che la vita gli ha tolto. Suo padre non ha nulla che non vada. E’ un lavoratore onesto, con una seria preoccupazione riguardo al futuro del figlio, ma non sa prendere posizione come gli spietati criminali che Angelo ammira. Loro si appropriano di tutto senza chiedere il permesso e anche Angelo desidera questa possibilità.

La criminalità porta con sé anche un’assenza totale di normalità. Angelo vive Milano con altri ritmi, altre paure e altri parametri, rispetto alla popolazione produttiva. Sente forte anche il contrasto sociale con la “Milano bene” e questo porta sempre a un corto circuito quando ne incontra i figli. E’ giovane, troppo giovane per fare la vita da malavitoso e trova sostegno solo nella droga. Eroina, cocaina, a volte tutte e due insieme, e le pistole. Quelle gli piacciono e gli regalano la sicurezza in più che la droga non può offrire.

Angelo Melis scala le organizzazioni a cui si affilia e molto spesso cade in disgrazia a causa dei suoi vizi. Per questo non è mai lui il boss e l’unico ruolo che gli è consentito raggiungere è quello di braccio destro. A lui sta bene così. Ha tanta insofferenza dentro di sé e l’unica cosa che gliela fa dimenticare, oltre alla droga, è un ordine rischioso, da accettare senza discussioni, impartito da uno dei suoi “padri” criminali. E di quelli ne trova. Ne trova uno anche in quella Comunità che, in fin dei conti, lo salva da una vita da tossico. Lì c’è Sergio, un uomo che, senza alcuno scrupolo, vuol realizzare la sua visione e che non si fa pregare per usare le abilità da strada di Angelo.

Questo romanzo l’ho finito in un giorno. Per tutta la lettura sono rimasto sulle spine, cercando di capire se il capitolo successivo mi avrebbe proposto una caduta o una redenzione. Ho apprezzato lo stile da spaccone con cui il protagonista racconta quella che, in sostanza, è una lunga e interminabile caduta verso una vita normale e il desiderio di una famiglia. Angelo Melis, alla fine, è un uomo con un retaggio criminale che trova solo nell’ultima sconfitta il regalo della normalità.

Questo romanzo rappresenta un buon uso delle appassionanti memorie di Walter e un grande lavoro di Davide che, fortunatamente, da avvocato penalista, ha saputo organizzare in forma coerente la grande spinta di una tormentata memoria realmente criminale. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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Il calo del turismo? E’ colpa della Sensoli.

Vi sarà capitato almeno una volta nella vita, non sono casi infrequenti. Siete in un posto piccolo, dove c’è molta gente, tipo la sala d’aspetto di un ambulatorio. All’improvviso sentite un fetore che si diffonde da un punto indefinito e avete l’immediata consapevolezza che si tratta un peto. Per la precisione una “loffia”, quel particolare tipo di scorreggia che, per il fatto di averne impedito lo sfogo rumoroso, si manifesta con lo sfiato ad alta pressione di gas pestilenziale.

Tutti cominciano istantaneamente a scrutarsi in uno “Stallo alla Messicana”, tipico delle scene di tensione firmate da Quentin Tarantino. C’è un modo per capire chi è il colpevole? Ebbene sì. Di solito il criminale che ha mollato li, con indifferenza, una dose da guerra di gas nervino è anche quello che s’indigna di più. Lo fa istintivamente per dissimulare, ma la regola è sempre quella: la prima gallina che canta ha fatto l’uovo.

Cosa c’entra la metafora del peto con Raffaella Sensoli e il turismo riminese? Per capirne il senso bisogna mettere insieme alcune semplici constatazioni. Il turismo riminese è in calo, di nuovo. Dopo la scorsa fortunata stagione, i limiti del nostro particolare tipo di turismo sono nuovamente venuti a galla. I rappresentanti delle categorie e quelli istituzionali debbono in qualche modo una spiegazione ai loro iscritti e al loro elettorato, o perlomeno un’analisi di buon senso,  che permetta una reazione organica.

Non è questo il caso, perché a Rimini “va tutto bene” e guai a dire il contrario perché si fa danno. L’aeroporto? Ci stiamo arrivando, mancano solo una ventina di milioni di euro d’investimenti. La delinquenza? E’ un’aberrazione statistica dovuta all’aumento della popolazione estiva. Lo spaccio di droga? Come dalle altre parti. La gente presa in carico dal pronto soccorso a causa dell’etilismo? Nella norma. La situazione vetusta delle periferie del Turismo (Rimini nord e sud)? E’ colpa del Movimento che non ci fa arrivare i soldi. Il calo dei pernottamenti? Che ci possiamo fare noi se a Sharm el Sheikh non fanno attentati?

Di recente un’interrogazione del Consigliere Regionale Raffaella Sensoli ha sottolineato il fatto che, se le cose non vanno proprio per il verso giusto, in parte potrebbe essere per la carenza di certe “cure”. Non l’avesse mai fatto. Per risponderle sono stati costretti a far pubblicare persino l’interrogazione, che in verità era passata sotto silenzio, dandole l’evidenza che tutti si lamentano che non dovrebbe avere. Riprendendo la metafora della sala d’attesa Raffaella si è stropicciata un po’ il naso chiedendo sottovoce se per caso qualcuno l’avesse mollata. La risposta? Uno strepitio che ha messo in evidenza la cosa anche a chi non ci aveva fatto caso.

Una scorreggia?! Ma come si permette lei con queste fantasticherie! Qui siamo tutta gente che digerisce senza flatulenze. Lo sa lei che lustro portano i nostri deretani a questa sala d’attesa? E così, a forza di urlare, si è venuti a sapere del peto anche in strada.

Perché tutta questa caciara? Corsini, Rinaldis, Indino, con i loro toni pare vogliano coprire l’incapacità strutturale di metabolizzare un cambiamento partito da molto lontano. Parlano d’indotto, investimenti, eccellenze, miglioramenti, ma la domanda vera è: la proposta turistica è ancora in grado di intercettare il mercato di riferimento? Sensoli parla di sicurezza e, leggendo la cronaca di quest’estate, non sembra si sia inventata nulla (come sostiene Corsini), ma è sicuramente possibile allargare la riflessione alle altre criticità.

Per dirla papale papale: che c’azzeccano i milioni di euro investiti nel comparto cultura (ponte, castello, fulgor, teatro) se poi il peso che fa recedere una stagione è il mancato arrivo dei “torpedoni” polacchi? Perché gli investimenti per i maggiori eventi sono concentrati in date in cui la gente ci sarebbe comunque? Perché l’impegno del “pubblico” è sempre concentrato in determinate zone e non si occupa di diffondere le iniziative nei dieci kilometri in cui i turisti soggiornano?

Per concludere. Quando anche quest’anno leggeremo i risultati dell’idea che le istituzioni riminesi e regionali hanno del turismo, non facciamo poi che la colpa è della Sensoli che si è lamentata in un’interrogazione . Sono altri che han regalato alla polemica una quota del tutto diversa e pare proprio l’abbiano fatto per dissimulare una “loffia”.

P.S.

Chi scrive non vuol certo spiegare qualcosa ai maghi del turismo, quelli che sono riusciti a spendere centomila euro per Albano Carrisi. Non mi permetterei mai.  Quando però sento parlare d’indotto mi suona un campanello d’allarme. Sarà perché l’ultima volta che ho sentito magnificare questa giustificazione è fallito malamente un aeroporto?

@DadoCardone

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Citizen Rimini Video Magazine – Volume Uno

Primo Volume ufficiale di Citizen Rimini Video Magazine.
In Questo Numero:
– Qualità della vita: la classifica più efficace
– Criminalità: vittima e aggressore nello stesso palazzo
– Consiglio Comunale: Gloria Lisi Show
– Iniziative: Legami di Latte
– Saluti

Classifica Sole 24 Ore

Classifica Italia Oggi – Sapienza

 

 

 

@DadoCardone

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Etnia Stupratrice.

Un paio di giorni fa con l’articolo “Sullo Stupro” di Citizen Rimini ho tentato (scemo io) di aprire una discussione sulla situazione del degrado riminese. La speranza era di attirare qualcuno fuor dal comodo scuotimento di testa e indurlo a considerazioni che andassero oltre alla richiesta del linciaggio per le 4 bestie che hanno stuprato la ragazza polacca e la trans, qualche sera fa.

Ribadisco (non avete idea di quanto sia necessario) che chi scrive non è contrario al massimo della pena consentita per un atto così mostruoso che, oltre ad un danno fisico, lascia nella vittima una non rimarginabile “lacerazione della volontà”, per usare le parole di Alberoni. Esiste però un piano di discussione diverso, che si propone di individuare le cause onde evitare di arrendersi semplicemente all’adozione del Codice Hammurabi e la famosa legge del taglione…. Anche se devo ammettere che in uno dei suoi passaggi (non fosse che non valeva per gli schiavi) è meglio della nostra Costituzione.

« I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali»

(Codice di Hammurabi, trad. Di Nola-Furlani)

Del citato precedente articolo è stato impugnato soprattutto un passaggio. Con mia sorpresa è stato contestato non solo dal solito provincialotto “che i treni arrivavano in orario quando c’era lui”, ma anche da persone che un po’ più di prospettiva su questa vita amara ce l’hanno. Il passaggio incriminato è questo:

“Un altro errore è addossare la responsabilità alla migrazione e concedersi di pensare che lo stupro sia caratteristica di un’etnia, di una cultura o di un colore della pelle.”

Ora… credetemi, ve ne prego, quando vi dico che non ho proprio l’ambizione di far cambiare idea a nessuno, non m’interessa. Ognuno ha la sua testa e i modi di pensare cambiano secondo la maturità del momento. L’unica cosa che mi auguro è che la società continui a mettere in minoranza le tendenze estreme, con tutti gli altri si può discutere. Io, che sono un po’ più severo con me stesso, però, ho bisogno di conferme anche rispetto a quello che so, dunque bando alle certezze e mi rimetto in dubbio con la ricerca: esistono etnie o culture che sono più avvezze allo stupro di altre?

Ancora una volta (mi succede spesso) ho scoperto che quello che pensavo di sapere era sbagliato. In realtà esiste un’etnia più dedita degli altri allo stupro ed è quella dell’Europeo. In particolar modo l’Europa del Nord straccia tutte le classifiche. Avete presente la Svezia? Dai, quel posto dove pagano il 60% di tasse e sono tutti felici di farlo, la terra con le strade più sicure del mondo.. ebbene la Svezia è il secondo paese al mondo per numero di stupri. 53,2 violenze sessuali ogni 100.000 abitanti. Certo al primo posto c’è il piccolo Stato di Lesotho, nell’Africa del Sud, ma sposta veramente poco rispetto alle altre posizioni tutte occupate da stati del Nord Europa.

Belgio, Islanda, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo. Uno Studio sulla popolazione Europea (fra-2014-vaw-survey-main-results-apr14_en) rivela come il Nord Europa, nonostante i progressi sociali e nonostante l’emancipazione (in Svezia metà del Parlamento è composto da donne) non è immune alla tentazione maschile di prendere con la forza ciò che non viene concesso volontariamente.

L’Italia, secondo la ricerca, è al 18° posto dietro Francia e Germania. In ogni caso non ce la passiamo bene. Secondo la nota scientifica “La mimosa deturpata. Mappa delle violenze sessuali nelle regioni italiane” realizzata dall’Istituto Demoskopika, l’Italia è teatro di circa 23 mila stupri all’anno (lo so, è impressionante) e le regioni che svettano nelle classifiche in rapporto alla popolazione sono nell’ordine: Trentino, Emilia Romagna e Toscana. Immagino che a questo punto qualcuno proverà a dire che è colpa dell’immigrazione e d’istinto risponderei che, vista la rilevanza che si da ad ogni singolo atto perpetrato da extracomunitari, mi pare improbabile, ma la miglior considerazione si fa citando i dati, per non cadere nell’opinabile.

Secondo i dati rilevabili dal Ministero dell’Interno sono oltre 4000 gli autori di violenze sessuali scovati ogni anno e di questi il 61% sono italiani. Di seguito Romeni (8,6%), Marocchini (6%), Albanesi (1.9%) e Tunisini (1,3%). Come si può notare la somma delle etnie, cui attribuiamo il ruolo di geneticamente predisposti allo stupro, non riesce minimamente a scalfire la rappresentanza autoctona.

Ora che i numeri hanno detto la loro verità, c’è da chiedersi come mai si ha l’impressione che le proporzioni siano totalmente inverse. Che cosa favorisce l’errata cognizione? Qui ci sarebbe da aprire un trattato di Sociologia della Comunicazione tante sono le componenti che concorrono a questo risultato. Tra le tante cito:

Effetto “mio cuggino”. La gente non sempre afferma le sue verità con cognizione di causa. Molte volte fa riferimento a esperienze personali che riporta come fossero quadri generali. Altre volte invece gli va proprio di dire cazzate perché ha bisogno di attenzione. Le notizie “per sentito dire” creano razioni a catena, dove la verità è un’eco lontana.

Effetto informazione… che si morde la coda. E’ il grande dilemma dell’informazione dei giorni nostri. La notizia influenza l’utente, o l’utente influenza la notizia? Il problema è che qualsiasi testata giornalistica per sopravvivere ha bisogno di vendere, per vendere deve accontentare i più bassi istinti del suo pubblico, essendo quelli “alti” irrintracciabili. Ne abbiamo avuto prova proprio in questi giorni. Dopo l’enorme clamore degli stupri di Rimini, tra le migliaia di notizie che si possono inserire in un palinsesto, l’informazione italiana (tutta) è andata a trovare il malato mentale sostenitore dello “stupra pure che poi si calma” e la disperazione della bambina temporaneamente affidata ad una famiglia mussulmana in Inghilterra. Il giorno dopo i fatti di Rimini due ragazzi romani sono stati arrestati a Fiumicino per tentata violenza sessuale, ma questo non l’ho visto in nessun telegiornale.

Effetto impunità. Il Social, soprattutto Facebook, restituiscono un senso d’impunità totale ai suoi frequentatori e se prima chi era affetto dalla patologia del razzismo si vergognava di rappresentarla in pubblico, ora, con le piazze virtuali,  da fiato alle trombe. Non sono poi così tanti, se rapportati alla totalità degli utenti, ma fanno il diavolo a quattro pur di rivendicare la loro normalità. Questo porta molte persone confuse ad associarsi ad appoggiare certi ragionamenti. La politica, dal canto suo, fa lo stesso gioco…  perché ormai vive nel malinteso che Facebook sia lo specchio dell’elettorato.

Effetto mosca bianca. Se una mattina qualcuno, di cui abbiamo tendenzialmente fiducia, ci avvertisse di stare attenti alle macchine gialle, perché ce n’è una che gira con una bomba, ci accorgeremmo di quante macchine gialle girano in realtà per la nostra città. La proporzione rimarrebbe minoritaria rispetto al numero delle auto degli altri colori, ma le vedremmo sbucare da ogni dove. Così è per gli stupri. Anche quest’anno ce ne saranno stati ventimila e, secondo le note scientifiche di Demoskopica, in un caso su quattro la vittima è un minore. Noi abbiamo notato solo quello della spiaggia di Rimini. Perché? Qualcuno di cui abbiamo tendenzialmente fiducia (politica, informazione, suocero) sta dicendo: occhio al nero (macchina gialla) che entro la fine della giornata farà qualcos’altro di male.

La mia è sconclusionata sociologia amatoriale e chiedo venia. Il fatto contingente però è che i dati dimostrano in termini statistici una scarsa incidenza dello stupratore extracomunitario. Con questo non voglio dire che il migrante non sia un problema in termini di sicurezza, ma lo è per come viene gestita la migrazione, non certo per il colore della pelle o per indole atavica, anzi.. dovreste avere molta più paura nel soggiornare a Stoccolma che in Centro di Accoglienza Straordinaria. Il vero problema, come tentavo di evidenziare anche nel precedente articolo, è che i margini estremi della società sono sempre occupati dagli ultimi e gli ultimi, oggi come oggi, sono migranti. Chi volete si metta a delinquere se non chi non ha più nulla da perdere? Diverso sarebbe promuovere l’attenzione che si dovrebbe porre verso questi abitanti invisibili e le zone di confine che frequentano… ma questo è un altro lungo discorso.

P.S.

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno. (George David Aiken)

 

@DadoCardone

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La Commissione Antimafia a Rimini

Oggi lunedì 5 giugno 2017 la parlamentare riminese Giulia Sarti sarà in missione ufficiale a Rimini con la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle Mafie e sulle associazioni criminali, anche straniere.
Le Audizioni tenute dalla Commissione si terranno nel primo pomeriggio presso la Prefettura alla presenza del Prefetto, in carica dal primo marzo, Dott.ssa Gabriella Tramonti. Oltre alla padrona di casa saranno presenti il Questore, Dott. Maurizio Improta, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza e il Capo Centro DIA. Saranno auditi inoltre vari Procuratori distrettuali e circondariali.
Scopi e risultanze saranno resi noti, per la loro parte pubblicabile, nella successiva conferenza stampa. Pare ovvio però che quest’audizione, come l’istituzione di un osservatorio sul territorio riminese, siano riconducibili ad una necessità di mappare fenomeni che a Rimini, negli anni, sono stati presi un po’ sotto gamba.
Tristemente famosa fu l’uscita dell’allora Assessore Regionale Maurizio Melucci, ex vice sindaco di Rimini, ai microfoni della documentarista Michela Monte. La regista, che nel 2014 stava girando “Tre Stelle in contanti”, una ricostruzione giornalistica delle infiltrazioni mafiose nel business del turismo, raccolse la seguente dichiarazione:
“L’immagine che la riviera romagnola sia in mano alla mafia la ritengo una bella barzelletta”. A me non risulta infiltrazione mafiosa, nel senso classico del termine”.
Melucci, in seguito, dovette industriarsi in molte spiegazioni riguardo al suo “senso classico del termine”, ma la barzelletta, come la chiamò, non fece ridere nemmeno i compagni di Partito. Tra loro in special modo l’allora Presidente della Provincia Stefano Vitali, che ventilò di una certa “cultura della rimozione”.
Ora, dopo altre tre anni di crisi, che hanno fiaccato ulteriormente la tenuta etica della comunità, semplicemente aumentando il bisogno, urge maggiore consapevolezza. Rimini è una piazza fin troppo appetitosa per le criminalità organizzate, sia italiane che straniere. Lo suggeriscono le maglie nere nelle statistiche, ma anche le corpose retate come la Maxi operazione tra Rimini e San Marino che, nell’estate del 2015, portò ad elevare 29 misure cautelari e costrinse Maurizio Improta a chiudere il noto locale Coconuts per 30 giorni (poi ridotti a 15), decisione presa sulla base del Tulps per motivi di pubblica sicurezza.
Com’è oggi la situazione a Rimini? Forse l’audizione di domani pomeriggio potrà aggiungere qualche tassello in più alla conoscenza delle criminalità organizzate, perché che le maglie nere riminesi nelle classifiche sulla criminalità siano falsate semplicemente dall’afflusso turistico ci crede solo il Primo Cittadino.

@DadoCardone

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Gnassi e il Body Bertino Guard.

Gnassi-12Diciamolo subito. La minaccia al Primo Cittadino è vergognosa ed è opera di un vigliacco. La città di Rimini, che già ha il suo bel da fare con criminalità e degrado, dovrebbe ribellarsi pubblicamente ad un’azione del genere. Qualsiasi addebito, qualsiasi critica, per quanto dura sia, va fatta pubblicamente e assumendosi la responsabilità di quello che si afferma. Tutto il resto, quello che si muove nell’ombra, dalla cattiveria gratuita alla lettera anonima, è materiale per gente frustrata che non ha i mezzi per relazionarsi con la realtà.

Detto questo non si può negare che la vicenda delle lettere minatorie a Gnassi contenga degli aspetti , diciamo così, “alla riminese”… quel lato che pretendo di essere serio risulta faceto. Forse non tutti se ne sono accorti, ma dietro questa storia c’è, praticamente già realizzata, una sceneggiatura alla Manetti Bros. Se scoprissi che sull’indagine c’è l’Ispettore Coliandro non mi stupirei per niente.

La trama è questa: C’è un Sindaco indagato per associazione a delinquere,  prossimo alle elezioni per il secondo mandato. E’ perfettamente conscio del fatto che il suo percorso legale dipende inevitabilmente da quello politico e la riconferma a Primo Cittadino può influenzare pesantemente il suo futuro. Durante il suo mandato ha fatto poco. La sua vera ambizione è sempre stata quella di fare l’attore e, nonostante qualche comparsata, non c’è mai riuscito. L’indole però è rimasta quella dell’interprete e, durante il suo mandato ha cercato più un pubblico da cui essere ammirato, che dei cittadini da amministrare.

Re delle Feste, Paladino dell’anticemento, motore culturale della sua città e solutore del traffico. Chi legge lucidamente i fatti sa però che: le feste sono solo per gli autoctoni e vengono fatte in momenti in cui la gente ci sarebbe lo stesso. Il Cemento, data la crisi, è da solo anti se stesso e alla prima occasione di agevolare un potere forte il Sindaco concede palazzine e centri commerciali. La cultura proposta è solo per far spazio alle sue ambizioni da Festival Bar e i personaggi che gravitano attorno al suo mandato sono occasioni per Selfie vip. Infine le soluzioni del traffico sono una serie di rotonde e cartelli più colorati possibile, che portano verso la Fiera, meta di poco interesse per il traffico di tutti i giorni.

La sua passione per il rappresentato, piuttosto che per il fatto, provoca anche effetti collaterali. In città vigono il degrado, l’inquinamento, la criminalità. Come arrivare pulito alle elezioni? Oltre al solito bombardamento mediatico serve qualcosa in più. Qualcosa che lo renda vittima della battaglia per la civiltà. L’idea arriva da una serie di lettere anonime di uno squilibrato. Un Sindaco attira sempre il biasimo di qualcuno, poi se ha anche un atteggiamento tra l’isterico e il litigioso, la lettera anonima può capitare. Sfruttarla a proprio favore è tutto un altro discorso.

Al momento propizio, quando qualcuno si accorge della scorta discreta della polizia, dichiara che le lettere gli sono state mandate da chi ha interessi nell’edilizia, che lui ha bloccato per impedire il consumo del territorio. Ai giornali da anche stralci delle lettere dove il pazzo scrive di aver comprato una pistola proprio per lui, ma citazioni della lettera in cui si dichiara che l’odio è per la sua azione di paladino dell’anti cemento non ne appaiono mai.

Tutto fila liscio fino a che un 70enne, consigliere della sua maggioranza, non si mette in testa di fargli da Body Guard. L’uomo, che in questa trama di fantasia chiameremo Bertino, è un ex pugile dilettante con un passato nella Polizia Municipale. Profilo perfetto, non fosse altro che, oltre ad essere rude come la carta vetrata e l’essere meno glamour che il Sindaco Vip abbia mai incrociato. Qualcuno in Questura, sempre per via del rinomato caratteraccio del Sindaco, decide di fargli dispetto e acconsente alla richiesta di Bertino.

Da qui in poi un’esilarante ridda di avventure dove i due, così diversi, prima imparano a darsi manforte come due novelli Bud Spencer e Terence Hill, poi (finale a sorpresa) si scoprono innamorati l’uno dell’altro. Il Sindaco, risultato innocente nell’indagine, decide comunque di abbandonare la politica per dedicarsi alle sue passioni: lo spettacolo e Bertino. Il film finisce con i due che mettono in scena l’interpretazione grottesca di uno spettacolo delle Gemelle Kessler.  Da-da-un-pa. Fine.

Ditemi voi che non può essere la trama di un film.

P.S.

Non facciamo che me la rubate eh!

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@DadoCardone

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La Maglia Nera

C’era una volta una presa in giro che faceva più  o meno così: “Sei così scemo che se facessero una gara per stabilire chi è più scemo arriveresti secondo.”

Sembra quasi il caso di Rimini e le classifiche della criminalità del Sole 24 ore. Siamo secondi e non possiamo nemmeno vantarci di essere il posto più criminale d’Italia.. ci si potrebbe fare del turismo e verremmo citati anche nelle pubblicità del Pampero: “…. Nei peggiori bar di Rimini, altro che Caracas!”

La maglia nera è di Milano, a noi spetta quella grigetta che rispecchia molto la nostra situazione. Migliaia di metri quadri di edificato abbandonato, sfratti come se piovesse, inquinamento a livelli di allarme, operazioni turistiche che raschiano il fondo del barile, economia in caduta libera e politica legata a doppio filo con le peggiori decisioni strategiche che un territorio possa conoscere. Rimini, nonostante i mille cantieri elettorali aperti (o forse anche per quelli), è in una situazione di degrado, basta essere onesti perlomeno con se stessi per capirlo. A Rimini sud potrebbe morirci  Godzilla, ce ne accorgeremmo l’estate prossima per quanto è abbandonata a se stessa. Rimini nord non versa il condizioni migliori, l’entroterra è terreno fertile per un futuro di quartieri dormitorio. In Centro chiudono negozi importati e tanti altri, grandi e piccoli, aprono e muoiono in una girandola che si spegnerà forse al completamento del 3° ipermercato, quello  che tutti si ostinano a chiamare Aquarena.

In giro ci sono un sacco di cartelli spergiuranti che: “qui la città cambia”.  Invece una  triste considerazione si lascia alle spalle anche il vecchio adagio secondo cui “tutto deve cambiare per rimanere esattamente com’è”. Tutto peggiora e ce lo dicono i posizionamenti in certe classifiche,  i cartelli pop con data fine lavori al 2018 non portano rimedio.

Il mea culpa non lo fa nessuno. Tutti leggono i dati a modo loro e trovano scuse per non prendersi responsabilità politiche. Il Primo Cittadino, ad esempio, afferma che i risultati di Rimini sono falsati dai grandi numeri di una città turistica (la “fu” Capitale del Turismo). La giustificazione sembra avere una logica, ma se andiamo a prendere per esempio Jesolo , una città turistica che passa dai 26 mila residenti a flussi turistici di 4,5 milioni di persone all’anno, non è neppure citata e Venezia, la provincia di cui fa parte, si attesta al 13° posto. Non un bella posizione in classifica, ma tant’è.

Cattura3Che dire poi di chi si vanta, in perfetto stile  “zero virgola Renziano”, del calo delle denunce di un “sostanzioso” 0,41%? Che facciamo lo stappiamo lo Champagne? Io aspetterei, anche perché una flessione del genere nelle denuncie può voler dire anche che la gente al terzo, quarto,o  quinto reato subìto si è stufata di denunciare. Succede. Se poi vogliamo proprio fare i pignoli a Milano il calo è stato del 2,41% portando la differenza dei reati con Rimini, per ogni 100 mila abitanti, a 143. I numeri, a leggerli tutti, ne dicono di cose…

P.S.

Questa cosa di essere ottimisti in maniera completamente sganciata dalla realtà ha già fatto abbastanza danni, ve lo ricordate Berlusconi e i ristoranti pieni? No? Non c’è bisogno, basta che vi ricordiate Gnassi e il milione di passeggeri.

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@DadoCardone

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Un Sindaco a corto di idee.

Il Movimento 5 Stelle non propone mai niente. E’ gente che protesta, ma a lamentarsi sono buoni tutti, poi però bisogna governare. Se malauguratamente dovessero andare loro ad amministrare Rimini che cosa combinerebbero visto che sono senza esperienza e senza proposte?

A questo punto molti di voi sono andati in fondo all’articolo per scoprire chi l’ha firmato e poi sono tornati a rileggere le prime righe per capire se sono impazzito, ma quelle sopra sono le accuse che si rivolgono usualmente al Movimento 5 Stelle in generale e a quello di Rimini in particolare. Le ho riassunte perché mi servono per dimostrare una semplice tesi: chi le usa  è o  in malafede o  disinformato. Lasciatemi aggiungere che, personalmente, gradisco più le persone in malafede, perché i disinformati sono causa dei nostri malanni, più di quelli che ne traggono vantaggio.

Detto questo. Ieri in un comunicato stampa del Comune, oggi ripreso dalla stampa locale, si leggono testuali parole del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi:

“Agiremo sul divieto di frazionamento di appartamenti dalle pezzature sovradimensionate per permettere ai giovani e alle famiglie di affittare alloggi dagli spazi ragionevoli a un prezzo ragionevole. […] Non vogliamo più periferie, ma semmai cucire e rammendare aree ora isolate”.

Quelle che leggete in queste righe sono esattamente (vengono persino usati gli stessi termini) le delibere del Movimento che vennero approvate in Consiglio Comunale il 18 ottobre 2013, con Gnassi assente. Oltre all’evidente  fatto che le stesse passarono proprio grazie a quell’assenza, sono state trattenute sulla scrivania del Primo Cittadino per lungo tempo e, fino a questa dichiarazione, non vi era stata ancora notizia del loro passaggio agli uffici preposti. Da ieri, improvvisamente, fanno parte del Masterplan (qualsiasi cosa esso sia).

Ricordo con tenerezza le prime immagini in cui facendosi fotografare davanti a una ruspa, che aveva appena abbattuto un cesso in una spiaggia di Rimini Nord, dichiarava che da li sarebbe ripartita la costruzione di Rimini. A ben guardare, però, quegli atteggiamenti, come la spiccata propensione alla supercazzola,  erano indizi della brutta attitudine al volo pindarico.

Abbiamo visto svolazzare per anni diapositive che parlavano del nulla, mentre nella realtà dei fatti questa Amministrazione ha prodotto:

  • Una ruota abusiva.
  • La prima ciclabile d’Europa con soppalco. Più di seicentomila € a cui la Regione, probabilmente, non parteciperà perché il progetto è stato realizzato diversamente da come  presentato.
  • Il fallimento di un Aeroporto.
  • Una finta guerra al Cemento che serviva solo a salvare indici di edificabilità in favore di un Ipermercato in pieno centro, che a sua volta serve a salvare il Palas di Cagnoni.
  • La distruzione sistematica dell’aspettativa di qualsiasi comitato sia nato in questi anni. Teleriscaldamento, Santa Giustina, Rimini UpTown, No TRC, Astronave che Fuma (antenna sul Palas),  V Peep. Solo per citarne alcuni.
  • La deriva dei progetti di recupero delle aree coloniali.
  • Un ponte che  solo per la rabbia dei cittadini è un ponte normale e non la controfigura  del ponte di un film di guerra.
  • Una quantità enorme, anche per dimensione, d’inutili cartelli che fanno apparire come cadute dal cielo le più grandi banalità. Per essere chiari: Cattolica ha tolto i semafori da almeno vent’anni, è inutile spendere migliaia di Euro solo per far capire che ti sei deciso anche tu, perché ormai è ordinaria amministrazione. Vogliamo parlare poi delle erbe erranti?
  • Un declino spaventoso dell’operatività turistica. E’ sfuggito a pochi che ormai la stagione giace sotto l’assenza delle iniziative private, distrutte per favorire l’immagine del Sindaco delle Feste. Ormai la stagione comincia a Luglio e le famose feste sono eventi per il territorio Riminese, questi  i successi della “Capitale del Turismo”, o della “Miami della Costa Adriatica” che dir si voglia.
  • Un progetto d’impianto fognario pensato da Hera  e consegnato direttamente dalle sue capienti mani , progettato per le sue esigenze e per il quale tutta la Provincia di Rimini dovrà pagare rateizzandolo in anni di bollette dell’acqua.
  • L’intruppamento di volontari civici, i famosi CI.VO.TI, grati della maglietta nuova e del lavoro che dovrebbe fare Anthea, tanto grati anche per il finanziamento di 300 mila euro con cui sono state costruite delle casette per gli attrezzi (che se guardi nel catalogo OBI la deluxe costa 5000€). Ovviamente, poi, è solo una combinazione che l’Assessore di Riferimento sia anche candidata alle Regionali.
  • L’incasinamento delle opportunità sportive Riminesi.  Si favoriscono happening sportivi  dove il sindaco può farsi fotografare mentre fa finta di correre, ma poi, per le cose che richiedono presenza amministrativa seria, si prendono decisioni come l’epica figuraccia dei campi di calcio.
  • Due posti d’onore al top delle classifiche del sole 24 ore tra le città che hanno subito di più la crisi e che subiscono di più la criminalità.

Il quadretto non è affatto migliorato dalla necessità del Sindaco di “Hackerare” le idee altrui per trovare qualcosa di buono da dire sulle sue, soprattutto quando sono soluzioni che aveva trattenuto nel limbo per un anno in quanto, evidentemente, considerava lo delegittimassero. Che abbia perso la Vision?

P.S.

Oggi, in un altro comunicato stampa, il Movimento si è dichiarato felice di essere stato derubato,  a patto però che quelle idee vengano usate…. E non per una supercazzola.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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