Covid 19 – Quando la scienza fa cilecca.

Era gennaio la prima volta che sentimmo parlare del Corona virus. Presto abbiamo imparato a chiamarlo Covid 19, il suo nome vero, ma da Gennaio ad oggi è l’unica cosa di cui siamo certi. Neanche i tempi di incubazione sono definiti, per dire.

La scienza ha fallito? La Scienza no. E’ uno strumento, un metodo di indagine, è osservare e comprendere senza pregiudizio. Però la Scienza è praticata dagli uomini e gli uomini non posseggono la stessa onestà del metodo scientifico, soprattutto per quanto riguarda i loro errori.

Ecco perché a metà giugno del 2020, mentre stiamo per entrare nel settimo mese dall’apparizione del Covid, il metodo per combatterlo è lo stesso che usavano i contemporanei di Giovanni Boccaccio alla metà del 1300. State a casa, state lontani, lavatevi le mani, mettetevi qualcosa davanti alla bocca.

La Scienza, nell’applicazione del suo metodo, è virtualmente inattaccabile. Un campo dove anche le geniali intuizioni devono essere sottoposte alla rigorosa analisi logico razionale, per ottenere verità oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Allora viene però da dire che tutti quelli che abbiamo sentito parlare fin’ora, quelli a cui sembra affidata la verità ultima di cosa dobbiamo fare, non sono scienziati, o lo sono stati solo fino al momento in cui è apparso questo Covid. O, meno ingenuamente, fino a che il Covid non è entrato in conflitto con i loro interessi.

Tutti, ma proprio tutti, anche quelli che adesso sono i più rigorosi sostenitori della distanza e delle mascherine, ci dicevano che in Italia il virus non sarebbe circolato. Ricciardi, Capua, Gismondo, Burioni. Lo stesso il Professor Massimo Galli, Primario di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che ogni volta che gli si fa una domanda risponde nel modo più pessimista che trova (anche un po’ schifato per il quesito), diceva: “la malattia da noi difficilmente potrà diffondersi”.

Il problema qual è stato allora? Perché non hanno pensato di applicare quel caspita di metodo scientifico, che ci rinfacciano ad ogni piè sospinto, prima di parlare? Perché uno scienziato non è mai solo uno scienziato e non ha mai solo a che fare con la scienza. E’ anche un uomo, con delle ambizioni , una carriera e un metodo politico (più che scientifico) per farla prosperare. Così loro e così tutti quelli sotto di loro.

E’ anche a questo che bisognerebbe pensare quando si riflette sulle difformità abnormi della situazione italiana. E’ stata affrontata da uomini, non solo da scienziati. Uomini che presuppongono di sapere cose che non sanno, uomini che devono coprire i loro errori, uomini che quando parla un Governatore di Regione riempiono RSA di convalescenti contagiosi. Uomini che mandano infermieri ad ammalarsi, invece di proteggerli come si deve con presidi che costano un’inezia. Ma su questo, pare, che la magistratura sia stata chiamata a dire la sua.

Tutto ciò ha anche un costo aggiuntivo, oltre alle vittime e ai danni economici. Si deve aggiungere una perniciosa confusione indotta, tale da spingere “l’uomo della strada” nella direzione opposta a quella auspicabile. Perché i “complottisti” aumentano in questi periodi? Le persone, anche se non conoscono la materia, avvertono la confusione, l’incertezza, l’incoerenza, le balle. Per capire queste cose non c’è bisogno di un titolo accademico. E’ come una puzza e, come tale, con un po’ d’esperienza di vita la si avverte alzando il naso al vento. E allora si cercano altre risposte, soluzioni non canoniche, visto che quelle ufficiali “puzzano”.

I complottisti non nascono tali, o almeno non tutti. Parecchi rappresentano un effetto collaterale, una reazione a chi ha raggiunto suo malgrado un posto in cui non dovrebbe stare. Come spiega il famoso Principio di Peter: «In una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza». E di incompetenti ne abbiamo visti tanti durante il Covid, aggrappati con le unghie e con i denti alle loro poltroncine TV, nascosti tra le fila di altisonanti task force, a fare gli interessi di un’economia poco interessata ai morti. Forse un giorno ci sarà qualcuno che si prenderà la briga di mettere in fila oggettivamente tutti gli errori che sono stati fatti e da chi. A noi, poco scientificamente, non resta che sperare che nessuno dei somari visti in questa vicenda diventi anche parlamentare (oltre a quelli che lo sono già ovviamente). Sarebbe il colmo doverli pagare, per sentirci dire che dobbiamo tacere, perchè non siamo scienziati e non capiamo un cazzo.

Nel frattempo rimane un grosso dubbio. Le persone, ormai dal 4 di maggio, sono praticamente libere di andare dove vogliono e di incontrare chi gli pare (con la mascherina al gomito). Da quello che si vede in giro dovremmo essere già tutti morti. Il Covid, in Italia, è lo stesso di prima? Il dubbio è che ci abbiano messo così tanto a partorire una burocrazia da virus e che abbiano destinato così tanti soldi alle contromisure per l’evento (con l’ansia di averlo inizialmente sottovalutato), che ora, anche se fosse diventato un pericolo molto più blando, si guarderebbero bene dal rivelarlo e sarebbero capaci di trasformare le scuole in pollai di plexiglas(s).

P.S.

Quanto detto è da intendersi senza nessuna pretesa di analisi scientifica e con il massimo rispetto per chi il Covid l’ha subito nelle estreme conseguenze. Chi scrive non pratica la scienza, ma ha ben presente quanta poca verità produca la politica quando praticata nel mantenimento dello status.

@DadoCardone

Share

Io sto con Tarro.

Io sto con Giulio Tarro e vi spiego perché. Se qualcuno si aspetta una spiegazione scientifica, o pseudoscientifica, può tranquillamente abbandonare questo post. Non sono uno scienziato, né di quelli accreditati, né di quelli “fai da te”. L’unica cosa su cui mi applico è la scrittura, madre generosa, ma inflessibile su alcune cose, che esige quotidianamente la pratica dell’osservazione. Di cosa? Di tutto. Dei gesti, degli atteggiamenti, dei significati, di come le frasi vengono messe in fila, di quel qualcosa che rivela le parole non dette, tra le altre cose. Se non vi basta sono anche portiere di notte, a Marebello di Rimini. Non aggiungo altro.

Detto questo per me Tarro può essere anche matto come Caligola e andare in giro con le mutande sopra i pantaloni. Non m’interessa, perché non è lui che osservo, ma come reagiscono gli altri alla sua persona e alle sue dichiarazioni. Per cui non mi venite a contestare i Nobel, la papaya e la memoria dell’acqua, siete fuori tema.

In questi giorni Tarro è diventato il nemico numero due della Salute del Paese, secondo solo al Covid 19. Perché? C’è questo matto che si è comprato crediti per dare più volume al suo lavoro e che si è attribuito un’inesistente candidatura al premio Nobel. Come mai il medico copertina, il Dottor Roberto Burioni, gli si è accanito contro e, oggi, addirittura la Società degli Immunologi Italiani ha provveduto a ri – esiliarlo (visto che dicono di averlo già fatto in passato)? Tra l’altro ci hanno tenuto a dissociarsi con un comunicato che, ad occhi smaliziati, sembrerebbe essere prodotto da chi fa comunicazione per lavoro ad un certo livello.

Perché si mette in campo tutto questo per rispondere a un cazzaro? Perché si tiene tanto a mettere in chiaro che Tarro sarebbe una specie di Mago Otelma, quando per un Otelma qualsiasi non si perderebbe tempo a elaborare smentite? Ma soprattutto, e questa è la domanda decisiva che ognuno di noi si dovrebbe fare, perché non gli si contesta il merito di quello che dice, ma si cerca di screditarlo attaccando la sua professionalità e il suo passato?

Il Professor Tarro, Primario Emerito o pazzo scatenato che sia, è stato il primo a dire che il fenomeno si sarebbe attenuato durante i mesi estivi. Cosa di cui ancora non abbiamo prova, ma che hanno cominciato a ripetere anche altri, tra cui lo stesso Burioni. Poi, sempre il folle, ha sostenuto che in uno studio Olandese del 2008 si era dimostrata la teoria di un’epidemia da pneumococco e da meningococco attivata dal virus dell’influenza e dal virus respiratorio sinciziale. Suggerendo poi di indagare se un simile meccanismo sia occorso a Bergamo, visto che nel periodo sospetto c’è stata una richiesta di ben 185.000 dosi di vaccino antinfluenzale e, in concomitanza, si è verificata un’endemia da meningococco per cui sono state richieste 34.000 dosi.

E’ giusto? E’ sbagliato? Che cazzo ne so io? Mica sono uno scienziato. So solo che, se lo fossi, verificherei la solidità della teoria olandese, o controllerei l’effettiva richiesta di quei vaccini e le possibili correlazioni. E’ una teoria, si contesta con dati, rilevazioni, misurazioni, statistiche, mica dicendo al tale che “Se lui è stato candidato al Nobel, io sono stato a Miss Italia”.

L’idea che mi sono fatto io, osservando le reazioni scomposte all’indirizzo del Dott. Tarro, è che non sia stato contestato tanto per quello che ha detto, quando perché ha osato rompere la versione ufficiale di ciò che è successo con il Covid fin qui. E il fatto che se ne incarichi Burioni, la velina del Partito DemoKratico, non fa altro che confortare la tesi. Si è annusata nell’aria una certa incompetenza (certo non solo dell’Italia) riguardo al modo di confrontarsi con il Covid e per sostenerlo non c’è bisogno di nozioni scientifiche. Il ritardo del lockdown in marzo, quando da gennaio si sapeva della circolazione del Corona, I morti nelle RSA, la gente abbandonata  a se stessa a casa, la cura e i tamponi solo dei casi conclamati, il fatto che ancor oggi non riusciamo a distinguere tra decessi per Corona Virus e decessi con Corona Virus, i medici morti perché sprovvisti dei mezzi necessari, ci dicono molto.

E’ chiaro che se un “matto” comincia a piantare il seme del dubbio con dichiarazioni sommariamente verificabili che non siano “è tutto nuovo, non ce lo aspettavamo.”, l’Establishment se la prende a male. Oh ragazzi, poi questa è una mia personalissima opinione eh! L’opinione di un altro matto, uno che ritiene che le energie dello Status quo siano impegnate prevalentemente a difendere se stesso, soprattutto in caso di madornali cappelle, e che ogni tanto sia utile ribaltarlo, altrimenti saremmo ancora allo Ius primae noctis.

Quindi, se devo scegliere tra un accreditato Burioni e un folle Tarro, scelgo il secondo tutta la vita. Non per quello che dice, per come i legulei gli reagiscono.

P.S.

“In Italia il rischio è Zero. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni” [Eminentissimo Dott. Roberto Burioni – 2 febbraio 2020 a Che tempo che fa su Rai due.]

@DadoCardone

Share

Il finanziamento Covid 19 con garanzia dello Stato? Non è proprio come ce lo raccontano.

C’è grande fermento attorno alla notizia che, finalmente, si possono avviare le pratiche per richiedere il finanziamento COVID 19 dedicato alle imprese. I mezzi d’informazione riportano le linee guida dettate dal Governo. Un prestito veloce, con poca burocrazia, tassi irrisori, che può arrivare fino a 25 mila euro di finanziamento con garanzia dello Stato.

Detta così, in un periodo come questo, sarebbe la proverbiale manna dal cielo. Pare però che quanto auspicato dal Governo non si allinei perfettamente con le direttive che i gruppi bancari stanno dettando ai propri direttori. Noi abbiamo sentito un campione di partite iva, che naturalmente non ha la pretesa statistica di essere rappresentativa della totalità. Per questo se qualcuno avesse informazioni precise e puntuali da condividere, può farlo nei commenti, rendendo così quest’articolo ancora più preciso.

La burocrazia.

In questi giorni si è voluto dar la sensazione che bastasse compilare un modulo per avere il finanziamento. Che sia stato o meno un modo un po’ furbo di raccontarla, è normale che la procedura non possa essere questa. Anche con la garanzia dello Stato ci sono soggetti e società che, per la loro storia bancaria, non possono essere finanziati. Il modulo stesso (Scaricabile qui) chiede alcuni dati da recuperare dal commercialista, come codice classificazione ATECO 2007, i ricavi dell’ultimo esercizio contabile (da dichiarazione fiscale o bilancio depositato), gli ULA (unità lavorative annue) e altre cose che non elenchiamo per non annoiare.

Attenzione però, alcune banche dicono esplicitamente che a loro del modulo scaricabile interessa poco. Anzi qualcuno manda un modulo proprio ai clienti, un documento da compilare che corrisponde a una normale istruttoria bancaria per la quale bisogna presentare: bilanci del 2017 del 2018, bilanci provvisori del 2019 e primo trimestre del 2020, le ultime due dichiarazioni dei redditi complete di ricevuta di presentazione. Per cominciare. Poi, oltre alle altre varie ed eventuali, lo Stato sarà anche veloce nel concedere la propria garanzia, ma gli istituti eroganti avvertono: ci saranno anche i loro tempi d’istruttoria.

Le spese.

Avevate sentito parlare di tasso zero? Ecco, toglietevelo dalla testa. Che il prestito non fosse esente dall’influenza del costo del denaro era prevedibile, tuttavia, oltre a questo, le banche proporranno certo tassi più bassi di mercato, ma scordatevi fantomatici zero virgola %. La questione dei tassi non è ancora chiara, ma sembra che i più illuminati si muoveranno attorno ad un tasso che supera l’1%. Ci farebbe piacere avere qualche delucidazione direttamente dalle banche su questo punto, aspettiamo fiduciosi.

Ci saranno comunque le spese d’Istruttoria.

Le rate.

Chiaro che avere lo Stato come Garante permetterà ad un discreto numero di Partite Iva di ottenere prestiti che normalmente non avrebbero avuto, ma come avverrà la restituzione del debito (perché di debito si tratta)?  72 rate, di cui i primi due anni (pare) saranno dedicati solo alla restituzione dell’interesse.

Una misura valida?

Che tutto ciò basti a dare ossigeno alle aziende con l’attività azzerata dal Covid è totalmente subordinato alla ripresa della normalità. Un ritorno a regime che per molte aziende è tutt’altro che scontato, perché molte non potranno applicare a priori un distanziamento sociale, almeno senza incidere irrimediabilmente sul proprio fatturato.

C’è anche un altro fattore da considerare. Se qualcuno non se ne fosse accorto, la situazione economica in Italia anche prima del Covid non era delle più rosee. Tra pressione fiscale e il tentativo di mantenersi competitive, moltissime aziende (considerate sane) avevano già a che fare con il tentativo di gestire in maniera fisiologica i debiti. La valutazione dei debiti pregressi avrà indubitabilmente peso per la decisione delle banche di concedere un nuovo prestito. Perché la garanzia sarà anche dello Stato, ma la concessione rimane sempre in capo agli istituti, o  agli intermediari finanziari.

Non così veloce, non così facile, non così economico. Si poteva usare un altro strumento? Non siamo in grado di suggerirne uno più efficace, ma non ci tiriamo indietro dalla più ovvia considerazione. Fino a che non verrà reso inerme il Covid, il nostro sistema economico continuerà ad accumulare fattori di crisi molto peggiori di quelli che stiamo vivendo.

P.S.

Il denaro che si ha è lo strumento della libertà. Quello che s’insegue è lo strumento della schiavitù.

[Jean Jacques Rousseau]

@DadoCardone

Share

Il Ministero dei Selfie

Quando Giuseppe Conte parla, lo vedi che è preoccupato. Era riuscito in qualche modo a districarsi dalla morsa Movimento-Lega e l’aveva fatto mantenendo un certo aplomb. Ora no. Sta affrontando una cosa che non è successa a nessuno dei suoi predecessori dal dopoguerra a oggi e si vede, a cominciare dalle nuove rughe della fronte. E’ giusto che si veda, perché, al di là dell’efficacia delle sue azioni, se una persona dovesse mantenere la stessa espressione imperturbabile, di fronte ai morti e al disastro economico, sarebbe sicuramente uno psicopatico.

A proposito. Ve lo ricordate Luigi Di Maio? Aveva passato un brutto momento da Ministro del Lavoro e Capo Politico del (Fu)Movimento 5 Stelle. Lui, però, più che preoccupato sembrava infastidito. Tutti quegli attivisti che gli chiedevano conto della guida fallimentare, come fosse un normale eletto. E la gente? La gente che non si accontentava degli stessi slogan che sono sempre andati bene ai Movimentisti e voleva che addirittura si risolvessero i problemi! Ve lo ricordate il Professor Marescotti ai tempi dell’Ilva? “Ministro mi guardi negli occhi.”, come fosse tornato al liceo.

Accortosi che non bastava urlare sciocchezze dai balconi, nel Governo Conte Bis non ha rivoluto la poltrona da Ministro del Lavoro, se n’è disfatto in fretta. L’ha lasciata a una sodale del Movimento, non sia mai che qualcuno tentasse di mettere a punto il Reddito di Cittadinanza. Per se stesso ha tenuto qualcosa di meno stressante, il Ministero degli Esteri. Nessuno può sapere che ragionamento l’abbia portato (o spinto) lì, ma… se lo stesso ragionamento l’ha fatto pure Angelino Alfano, non doveva essere qualcosa di particolarmente trascendentale.

Ora non ha più quella faccia infastidita, anzi, sembra divertito. Lo siamo un po’ anche noi, aspettando un bel discorso in inglese, lingua che ha il vantaggio di considerare obsoleto il congiuntivo. Per adesso ci accontentiamo che dica “ Corona Vairus” e ridiamo pensando che probabilmente, nell’intimità, si avventura anche in qualche “Vagiaina”. Il fatto è che se Di Maio sta da parte, gioca con i selfie e non tocca niente, rilassa anche noi. Non solo se stesso. Qualcuno si chiederà: “ma più che ridistribuire a Lega e PD il patrimonio elettorale del Movimento, che altro può combinare?”

Meglio non rischiare. Ve lo dice uno che ha avuto a che fare con un padre napoletano per tutta la vita. I campani hanno il motto della Nike stampato nel DNA: “Just do it”. Che poi tradotto sarebbe : “fa siempre chello ca’ te dicè a capa”. Dunque lasciatelo al suo onanismo da selfie, almeno si fa l’album dei ricordi per questo momento irripetibile.

Qui sotto metto i miei due selfie preferiti. Voi quale scegliereste? Di Maio versione Armageddon o “Se avessi l’età potrei essere Presidente”?

P.S.

“Chi si colloca al centro del mondo cade sulla propria frontiera.” [Alda Merini]

@DadoCardone

Share

Il talento di Samuele.

Lo conosci Samuele? Forse sì, ma non lo sai.

Samuele Grassi è un ragazzo di Rimini che si occupa di grafica (veramente, non come tuo cuggino). Se glielo chiedi, si sbaglia e ti dice che ha 50 anni. In realtà le sue meningi non hanno nemmeno i 49 anagrafici, perché lavorano come quelle di un quindicenne. Lui vede le cose direttamente in realtà aumentata. Tu entri in una doccia, lui in una stazione spaziale e il bello è che poi te la ripropone in versione digitale in uno dei suoi post.

Di norma il suo pubblico è fatto di amici, su Facebook. Da qualche giorno però una delle sue creazioni ha rotto il muro della viralità. Si tratta di un lavoro di grafica in tema Coronavirus e, più precisamente, di una visione ironica del controllo del maledetto modulo di autodichiarazione. La scena la vedete qui sotto. In piazza Tre Martiri, un agente della Municipale di Rimini prende le dichiarazioni di Kirk, Spok e del Dottor McCoy. Sullo sfondo, in cielo, si vede l’Enterprise.

L’opera d’arte grafica è stata molto gradita. Tanto è vero che sta girando in tutto il mondo è ha cambiato social finendo anche su Twitter. C’è solo un piccolo problema. Da un certo punto in poi il post non è stato più semplicemente condiviso, ma la foto è stata scaricata e ripostata come se non fosse di nessuno. L’ha fatto anche la pagina Facebook di Radio Bruno, ottenendo più di 5000 condivisioni.

Si fa o non si fa? Non si fa ragazzi, soprattutto se vi piace quello che state condividendo. Non si fa con la grafica, con la musica, i video e nemmeno con i testi. Si chiamano proprietà intellettuali e, visto che Samuele non chiedeva certo soldi, almeno il merito glielo volete lasciare?

Se siete tra le persone che conoscono Samuele sapete che lui non se l’è presa troppo, anzi. Ha già fatto chiedere il  modulo a Ellen Ripley, che però non convince l’agente semplicemente dicendo di essere a caccia di un alieno. Che dire. Se uno ha fantasia da vendere difficilmente lo metti all’angolo con un furtarello.

@DadoCardone

Share

#Andràtuttobene?

Premessa. Questo pezzo non è per tutti. Se siete destinatari di eteronomia  o intolleranti ottimisti, lasciate perdere. Non è cosa per voi. Se invece siete persone capaci di apprezzare quel piccolo passo indietro, utile a non spellarsi il naso sulla tela, prego, accomodatevi.

La domanda di questo post è: ma davvero andrà tutto bene? Diciamo subito che se il punto interrogativo è riferito al Covid 19, o Corona per gli amici, sì, andrà tutto bene. Nel senso che passerà, come passa tutto. E’ di queste ore la notizia dell’esistenza di diverse soluzioni pronte da testare. C’è n’è una in particolare. Un anticorpo nominato “47D11”, individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. La virologa Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano conferma e tra circa un mese potremmo già avere la cura.

Se invece la domanda si riferisce all’aumento della capacità dell’essere umano di trarre un insegnamento dalle celie del destino, beh… la questione è più complicata. L’essere umano è complesso, si dice, ma in realtà tutta la sua complessità mira a mantenere un’irragionevole stato di incontaminata quiete culturale, che lo porta a farsi poche domande e a riunirsi sotto auto-assolventi slogan. Come appunto #andratuttobene.

Mi spiego meglio. Erik Erikson, un importante psicologo e psicoanalista  passato attraverso due guerre, sosteneva che un individuo può essere vittima del Totalismo quando la ricerca di un’identità si fossilizza su una “categoria da trasformare in assoluto”, a scapito della consapevolezza e della complessità psicologica. Anziché far emergere desideri, conflitti e traumi, che poi sono elementi costitutivi di una personalità, anziché analizzare e affrontare la Storia e le condizioni socioeconomiche, ci concediamo la diabolica panacea di un unico rimedio complessivo. E badate bene che non succede solo agli individui. La Storia racconta che ci cascano intere nazioni e questa pare essere anche la radice del totalitarismo.

Oggi lo Stato si fa paladino di un’immagine unitaria e c’è il fortissimo rischio che noi ci accontentiamo di questo, invece che portare avanti consapevoli richieste di revisione del sistema, a causa di quel senso di Comunità che ci regala. Per una volta ci sentiamo tutti uniti, #stiamotuttiacasa , disegniamo arcobaleni, ci facciamo l’uno il guardiano dell’altro per il rispetto di una norma che, per una volta, è così semplice da comprendere. Stai a casa e lavati le mani.

Specifico per evitare fraintendimenti. Certo che bisogna farlo. Eseguire il mantra intendo: stai a casa, lavati le mani, tieni un metro e mezzo dagli altri. Sappiate però che non sarà questo a far andare le cose bene. L’unica cosa che può far andare le cose per il verso giusto è che tutta questa attenzione, tutti questi cori dai balconi, tutti questi “vip” diventati spontaneamente megafono del messaggio di Stato e tutto questo senso di comunità, non vengano esauriti nella semplice esecuzione. Sarebbe un’eiaculazione precoce della consapevolezza.

Faccio un esempio terra terra per la massima comprensione. Tra un mese arriva l’antidoto. La vita non torna normale. Molti di noi, nonostante gli aiuti, avranno perso molto economicamente. Per qualcuno si parlerà di risparmi, per altri (non pochi) di immediata sussistenza. Tutti, nessuno escluso, dovranno pensare a campare. Si tornerà alla dimensione personale e non penseremo più alla falla che Covid 19 ha messo sotto gli occhi.

Quale falla? Che nel mondo si spendono migliaia di miliardi per guerre che nessuno ci chiama a combattere. Muscoli da mostrare a poveracci che non hanno nemmeno l’acqua o ad altri che, come noi, non hanno nessuna intenzione di usarli. Per i sistemi sanitari invece, che sicuramente dovranno affrontare altre sfide come quella del Covid 19, se non peggio, siamo nelle mani della fatalità. Ce lo ripetono da dieci anni. Domani un pastore, di un posto a caso sulla terra, si becca un virus mutato, copulando con la sua pecora e noi siamo punto a capo. E, se non crediamo alle teorie del complotto, questo domani può essere stato anche ieri. Cosa vieta la simultaneità di eventi pandemici?

Il giorno dopo la sconfitta del Corona Virus sapremo se ci siamo semplicemente arresi alla proposta di una versione totalizzante della realtà o se il senso di Comunità è stato veramente così forte da sopravvivere all’emergenza. Perché, parliamoci chiaro, quando pensiamo che l’emergenza sia transitoria è facile essere ligi, collaborativi e corali. Se ci passa per la testa l’incertezza della soluzione saccheggiamo i supermercati con un filo di gas.

Dunque, se accettate un consiglio vuoto a perdere, gli arcobaleni fateli per i bambini, addolciscono la quarantena a cui, in fin dei conti, ha collaborato la nostra supponenza. Mollate ‘sti hashtag un po’ narcisisti con cui facciamo vedere quanto siamo bravi a ubbidire e partoritene altri che stimolino un cambiamento utile (che poi pure ‘sta parola me l’hanno fatta diventare inutile a forza di cacciarla in ogni slogan). Basta fare la guardia delle passeggiate degli altri dal balcone e cominciate a pretendere il Progresso che, per dirla con Pasolini, è una cosa totalmente diversa dallo sviluppo. Il Progresso si occupa di Felicità. Si occupa delle Malattia, della Fame, della Povertà, dell’Inclusione, della Solidarietà.

P.S.

Mi vien quasi da ridere pensando a quanto inutile sia questo post. Se l’essere umano avesse la capacità di imparare dalla sua Storia saremmo a 1000 anni da qui.

@DadoCardone

Share