VIOLENZA VERBALE – Comunicato stampa del neo consigliere Marco Tonti.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Marco Tonti, nuovo consigliere di maggioranza eletto con la lista Rimini Coraggiosa.

VIOLENZA VERBALE DA PARTE DEL CONSIGLIERE USCENTE LUIGI CAMPORESI NEI CONFRONTI DI RAFFAELLA SENSOLI.

Leggendo le reazioni post elettorali sui social mi è capitato di leggere un commento intollerabile da parte del Consigliere uscente Luigi Camporesi.

Riferendosi alla debacle elettorale del Movimento 5 Stelle dice che ora dovranno trovarsi un lavoro e poi si riferisce all’ex consigliera regionale Raffaella Sensoli in questo modo (CITO TESTUALMENTE):

“Sensoli dimostra che il PD è in grado di trovarne*. Pare sia sufficiente qualche fellatio elettorale.”

L’asterisco richiama ad una meschina spiegazione secondo la quale la “fellatio” avrebbe un senso “figurato”.

A questo proposito mi sento di dire due cose. La prima è che una violenza anche se figurata è sempre una violenza. E poi che mi risulta incredibile che una persona come Camporesi, che ha avuto un ruolo di rappresentanza pubblica, si lasci andare ad una simile bassezza per esprimere il suo disappunto.

In questa campagna elettorale abbiamo speso molte parole contro la violenza di genere e per la dignità delle donne. A quanto pare è già venuto il momento di passare dalla teoria alla pratica e condannare pubblicamente un comportamento inaccettabile.

Raffaella Sensoli difenderà sé stessa nella maniera più adeguata, ma bisogna dire chiaramente che in nessun caso è accettabile usare il sessismo per fare battaglie politiche, in nessuna circostanza, neanche quando lo si ammanti meschinamente come una “battuta” o una “goliardata”.

Invito i nuovi eletti e le nuove elette a prendere posizione contro questi comportamenti indegni sia per l’oggi che per il futuro, a dichiarare fermamente che questa non è la Rimini che rappresenteranno, e che si impegnano a contrastare ovunque e in ogni circostanza queste forme becere di violenza verbale.

Marco Tonti

Rimini Coraggiosa

P.S. della Redazione

A settembre abbiamo assistito a molte iniziative in favore delle donne a cui la coalizione del nuovo sindaco, Jamil Sadegholvaad, ha giustamente dato spazio. Le azioni simboliche sono molto importanti, ma possono essere scambiate per “Pink washing” se poi non seguono i fatti. Siamo tutti molto curiosi di vedere in quanti si dissoceranno da questa brutto comportamento.

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Rimini, amministrative 2021 – dati sull’affluenza – chi si deve spaventare? (Aggiornato)

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni, aggiornati alle 23:46 di domenica 3 ottobre, i cittadini riminesi al voto sono stati 50.687 su 120.330 aventi diritto

Una percentuale del 42,12%

Bassa? Per il momento sì, ma bisogna considerare che il voto è distribuito in due giorni e che non si può nemmeno operare un raffronto con le precedenti votazioni, che si tennero nella sola giornata del 5 giugno 2016.

In quel caso l’affluenza fu del 57,86% (circa il 10% in meno delle precedenti).

Quella volta vinse Andrea Gnassi al primo turno, con una percentuale doppia rispetto al suo primo competitor Marzio Pecci della Lega, candidato per il centro destra unito.

Un’elezione sui generis. Il Movimento, forte di un buon dato nazionale e di un ottimo lavoro sul territorio, venne suicidato da Beppe Grillo in persona che non voleva discutere con l’ex moglie, convinta che oltre al mantenimento le spettasse anche una lista 5 stelle a Rimini.

I voti del Movimento non pervenuto vennero raccolti in parte dall’ex (non di Grillo) Luigi Camporesi che ottenne un 9,53% condannando se stesso e Gnassi ad altri inutili 5 anni di bestemmie tra i denti.  

Dal ritiro del Movimento anche Pecci ottenne qualcosa, perché si sa che i 5 Stelle sono ecumenici. Non abbastanza però. Rimase infatti ben lontano dallo sfiorare il ballottaggio, forse per l’innata passione del centrodestra a candidare sindaci “forestieri” in una Rimini che non sopporta nemmeno i riminesi. Figuriamoci un riccionese o un bellariese.

Tornando alle elezioni odierne e all’attuale bassa affluenza. A chi fa bene e a chi fa male la diserzione delle urne? Gli elettori dei partiti più radicati e strutturati, pur nel calo generale, sono più motivati al voto. Questa potrebbe sembrare una considerazione ovvia, ma è senz’altro una chiave di lettura valida. Storicamente i partiti del cambiamento (vero o supposto che fosse) hanno sempre beneficiato di un’affluenza sopra la media.

Per cui il Partito Democratico, sebbene abbia dato il peggio di se (per il momento) con la solita “guerra tra bande”, è favorito dalla situazione, soprattutto perché radicato amministrativamente e presenta il valore della continuità. La gente, si sa, preferisce il male conosciuto, se le si presenta in alternativa qualcosa di incerto e sconosciuto. In fondo, nonostante il tifo, le promesse della politica rimangono quello che sono: opportunismo che poi si scontra con il vero impegno amministrativo.

Gli altri partiti (o liste, o movimenti, o gruppi di terapia che siano) dovrebbero temere la scarsa affluenza. Il centro destra è sostenuto da un eccellente dato nazionale, ma sembra giocare a perdere, candidando sindaci senza legami con il territorio. Chissà forse hanno visto il conto rimasto sul tavolo e pensano sia meglio pagare il prossimo giro.

Gloria Lisi ha composto un’alleanza funzionale alle elezioni, come un raggruppamento temporaneo d’imprese. Utile solo se si arriva al ballottaggio, ma inutile per fare l’ago della bilancia una volta esclusi dalla competizione. Le liste smarrite si comprano con le caramelle. Bene, tatticamente parlando, l’alleanza con il Movimento, ma lei più di chiunque altro, essendo la “novità”, soffrirà il protrarsi di una scarsa affluenza.

Rimane l’incognita di Rimini Coraggiosa, anche se comunque funzionale a Jamil Sadhegolvaaad. E’ l’unica lista, tra quelle che si candidano per la prima volta alle amministrative, ad avere una storia sul territorio.

Anche se i risultati delle ultime regionali su Rimini non sono stati certo incoraggianti ( 1.555 voti per il 2,25%% delle preferenze), in questa tornata possono vantare il valore aggiunto di Marco Tonti, il primo candidato ufficialmente appartenente alla comunità LGBT nelle amministrative riminesi. Sembra quasi di essere nel 2021, vero?

In ogni caso. Il prossimo aggiornamento sarà di oggi, lunedì 4 ottobre, alle ore 15.00 ed allora potremo meglio considerare il dato dell’affluenza.

AGGIORNAMENTO ORE 15.00

L’affluenza è un po’ risalita, ma il calo è confermato.

Il risultato è del 55,59% contro il 57,86% delle precedenti.

2,27% punti percentuali non sembrano un grande calo, ma confermano il trend in discesa della manifestazione elettorale che dovrebbe essere la più seguita in quanto connessa più direttamente agli interessi dei cittadini. Se poi il dato viene confrontato alle precedenti Regionali (con minaccia Covid più severa) è addirittura avvilente. A quella tornata elettorale avevano partecipato il 63,54% degli aventi diritto… e non era certo un risultato esaltante.

A più tardi con l’analisi del voto.

@DadoCardone.

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Il Comune di Rimini gioca la carta Barbara D’Urso per impressionarci.

36 giorni confinati e questi ci danno la caccia con i droni.

In tutto il periodo del confinamento a causa del Covid mi sono astenuto da qualsiasi critica verso l’Amministrazione di Rimini. Ho scelto di farlo perché tutti, anche loro, stanno affrontando qualcosa che non è mai successa prima e, allora, i peccati veniali si lasciano correre. Si lascia perdere l’annuncio un po’ troppo roboante, i meriti che qualcuno si attribuisce, ma che dovrebbe dividere, il sindaco che fa le comunicazioni alla cittadinanza con le foto dei bombardamenti e sciocchezze varie.

Poi, però, gli amministratori sono quelli che sono sempre stati e pretendere che una pandemia li possa rendere migliori è pur sempre solo un’ipotesi da dimostrare. Me ne sono accorto oggi con il doppio post del Comune. Uno su Facebook e uno su Youtube, dove, con grande sfoggio di documentazione video, ci fanno vedere quanto sono bravi ed organizzati a inseguire poveri cristi solitari, che cercano ristoro dal confinamento Covid in spiagge e parchi dove per kilometri non si vede nessuno.

Siamo tutti a casa da 12 Marzo, tranne quelli che ovviamente continuano a lavorare con grande sacrificio. Oggi siamo il 17 di aprile. Sono 36 giorni (trentasei) che stiamo  subendo un evento assurdo… e questi cosa fanno se trovano una persona in giro da sola dove non c’è nessuno? Non è che gli si avvicinano discreti e gli dicono :”guarda amico. Lo so che è dura, ma non puoi stare qua. Vai a casa perfavore, altrimenti ti devo multare.”

NO.

Danno la caccia alle persone con i droni e poi fanno entrare in azione le squadre con tanto di ripresa video. Non paghi, ce lo fanno vedere!!. Si vantano. Ci mostrano quanto sono fighi. Lo mostrano a noi che stiamo a casa, in tensione per un futuro quanto mai incerto. E questa incertezza è determinata in gran parte anche sulla poca fiducia che abbiamo nei confronti di questi amministratori che, anche in una situazione del genere, non rinunciano a raccontarci storie, anziché fare i fatti.

Allora sapete che c’è? Stavolta la critica la faccio, perché serve. A qualcuno aiuta a crescere, ad altri da una dimensione, un limite. Perché pubblicizzare con orgoglio la caccia alla gente con i droni, persone che non fanno assolutamente niente di male (di sicuro una persona in 10 km di spiaggia non è un pericolo), non mi fa sentire più sicuro, anzi, mi fa venire in mente una parola. E’ una parola che non posso dire perché verrei denunciato, ma sento forte l’esigenza di ricordare a me stesso che vivo in una Democrazia.

Invece di giocare con i droni la nostra Amministrazione, responsabile per qualunque delle sue parti si sia messa in testa di far vedere quanto è brava a dar la caccia a poveracci, si ricordi che noi siamo a casa da 36 giorni, con i nervi a pezzi e l’angoscia per la marea di problemi che stanno per affacciarsi sul nostro immediato futuro. Sarebbe meglio che, invece di farci innervosire (a leggere i commenti sotto quello stupido post non sono il solo che non poteva crederci), trovassero qualcosa di rassicurante da dirci, tipo come stanno programmando seriamente cosa fare nel “dopo” e che non stanno cercando un’altra storiella da raccontarci.

Quell’uomo steso in spiaggia potrei essere benissimo io. Ancora ce la faccio a non esserlo, ma non so per quanto.

P.S.

Colonnello Krueger: “Badate colonnello, io ho carta bianca.”

Colonnello di Maggio: “E ci si pulisca il culo!”

[Da “I due colonnelli”.]

@DadoCardone

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E Patto Civico ci spiega cos’è la cultura.

Patto Civico, il partito del Consigliere che chiama le partecipate pubbliche ad occuparsi della sua siepe, non smette mai di dare soddisfazioni. Oggi è il turno del Consigliere Davide Frisoni, pittore e presidente della Commissione Cultura che dichiara: Basta soldi ai centri sociali, meglio destinarli ad attività culturali.

A questo punto le ipotesi sono due: o Frisoni non ha idea di cosa succeda in un Centro Sociale, o non sa proprio cosa sia la cultura. In sintesi dichiara che per aprire un centro sociale bisognerebbe vincere un bando e pagare affitti, altrimenti i soldi che il comune dedica a quei luoghi ( centomila euro a vario titolo) sarebbe meglio dedicarli  ad attività culturali, non meglio definite.

Al consigliere della giunta Gnassi sfuggono un paio di concetti basilari. Il primo tra tutti è che i centri sociali si occupano di “controcultura”, che è sempre cultura, ma possiede la caratteristica fondamentale di reagire ai canoni imposti. Cosa che un “artista”, come qualcuno definisce il Consigliere, dovrebbe comprendere e apprezzare.

In un centro sociale si fa musica, poesia, teatro, si promuovono libri, sono prodotti studi sociali e si pratica l’azione fondamentale per l’evoluzione di ogni cultura: la contaminazione. Forse (e dico forse) essendo Patto Civico una lista smaccatamente di Destra, anche se parassita una giunta PD, è proprio questa contaminazione a dar fastidio.

Un’altra delle caratteristiche che l’artista Consigliere dovrebbe comprendere è che i Centri Sociali occupano e riqualificano luoghi abbandonati. Buchi neri della città in cui, altrimenti, si praticherebbe altro… come Rimini dovrebbe aver tristemente presente. Se il Comune dovesse riqualificare quei luoghi di tasca sua e produrre attività, che già vi si svolgono, la spesa sarebbe molto più alta dei centomila euro che inquietano Frisoni.

Per quanto riguarda l’opinione di chi scrive, sembra proprio che Frisoni abbia un cattivo rapporto con la cultura e, a conferma, cito un recente confronto su Icaro TV dove difendeva a spada tratta l’abominio della passerella al Ponte di Tiberio, appiattendosi sulle tesi dell’Amministrazione al Corten.  In ogni caso in nessuna delle diverse definizioni che si danno della Cultura esistono specifiche che escludono quella prodotta nei Centri Sociali. Poi certo ci sono le definizioni personali e, se lo chiedessimo allo stesso Frisoni, probabilmente sosterrebbe che fare cultura significa dipingere pozzanghere.

Per tutti gli altri un invito a visitare i centri sociali che sicuramente appartengono ad una determinata visione politica, ma che di cultura ne promuovono senza dubbio alcuno.  Faccio l’esempio con ciò che conosco (non vorrei sembrare un Frisoni qualunque) invitandovi a dare un’occhiata al palinsesto di Casa Madiba Network che, tra le tante iniziative promosse, prevede anche un corso di Italiano per extracomunitari. Se non è cultura questa!

P.S.

“Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti Catone visse dopo la morte della libertà, né la libertà dopo la morte di Catone.”    [Lucio Anneo Seneca]

 

@DadoCardone

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Niente spazi pubblici ai fascisti.

Il Comune di Rimini ha intenzione di portare in Consiglio un cambio del regolamento per i luoghi pubblici. Pare che sostanzialmente si cercherà di vietare l’uso degli spazi pubblici a chi non sottoscrive i valori dell’Antifascimo e della Democrazia. Per chi dovrebbe mai essere un problema accettare una cosa del genere? Non rispondete… era una domanda retorica.

C’è da scommettere che il passaggio non sarà dei più semplici data la vicinanza alle elezioni. In tempo di guerra, si sa, ogni buco è trincea. Anche la composizione dello stesso Consiglio Comunale potrebbe rappresentare una difficoltà, visto che nella stessa maggioranza vi sono storie più affini alla destra che al centrosinistra. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, quando Mario Erbetta rispose rassegnato alla proposta di Gioenzo Renzi di impedire l’apertura dei negozi etnici e “deportare” quelli già presenti: “Eeehh Renzi, non è possibile. Io lo so… potrebbe essere anche piacevole, ma di fatto le regole sono quelle per tutti”. 

Siamo sicuri però che il Consigliere con lo strabismo politico s’inchinerà ai voleri del suo partito petaloso. Patto civico è infatti lo specchio locale per Civica Popolare.. l’esperimento nato incrociando un’improbabile Ministro della Sanità e una brutta legge sui vaccini. A ben guardare le difficoltà per il regolamento “Antifascio” saranno più di natura tecnica. Come si sottoscrive la propria adesione ad Antifascismo e Democrazia? Chiedendo il permesso per lo spazio pubblico si giura sulla Costituzione? Oppure valgono i precedenti di chi fa domanda? Nella seconda ipotesi un partito come Forza Nuova (per dire) sarebbe fortemente discriminato e recriminerebbe proprio in questo senso.

Dal comunicato dell’Amministrazione si avverte una qualche insicurezza sul punto tecnico. Leggiamo infatti che  si tratta di un :“atto doveroso, la cui elaborazione tecnica terrà conto di quanto sta emergendo da altri Comuni in Italia e dalle proposte e soluzioni provenienti dal Consiglio comunale”. Come dire: qualcuno sa come si fa?

Intanto arrivano le prime reazioni al comunicato. Qui riportiamo quella del Presidente ArciGay Rimini:

La rimozione dagli spazi pubblici degli spacciatori di odio e di violenza neofascista è un atto doveroso che l’Amministrazione di Rimini si è impegnata a compiere. Ovviamente ora sentiremo i cori lagnosi di chi lamenta la “discriminazione al contrario”, ma si tratta di obiezioni chiaramente infondate. È invece preciso dovere delle istituzioni difendere la cultura e la pratica democratica da chi la strumentalizza e fa propaganda eversiva di ideologie anticostituzionali.
Ci auguriamo che questo regolamento venga approvato quanto prima e che contenga esplicitamente, tra gli esempi di discriminazione, anche l’omo-transfobia perché non possiamo dimenticare le contromanifestazioni al Rimini Summer Pride che hanno offeso la dignità e messo a rischio l’incolumità di ogni partecipante.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”

Inutile dire che noi di Citizen siamo a favore di questa iniziativa e che speriamo venga affrontata con cognizione di causa, senza fare errori di supponenza. Nel 2018 le ronde fasciste in giro per Rimini non si possono vedere e non si può nemmeno vedere l’ex latitante Roberto Fiore che vorrebbe insegnare nelle nostre piazze cos’è la Patria, dopo averla abbandonata per quasi vent’anni allo scopo di sfuggirne le regole.

P.S.

“[L’Italia] è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.” [Michele Serra]

 

@DadoCardone

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Sullo stupro.

Superfluo ribadire il motivo di queste poche righe, tutti, ormai anche all’estero, sanno cosa è successo a Rimini  Qualche giorno fa due turisti polacchi hanno subito violenza e stupro da un branco selvaggio, di notte, in spiaggia. Poco dopo anche una trans (una trans) ha subito la stessa sorte.

Fuor da ogni ipocrisia. Se fosse successo ad un mio caro ora sarei a caccia dei mostri, come chiunque. Se però ci si propone di analizzare il contesto in cui si è verificato il fatto aberrante è inevitabile trascendere dall’effetto finale e cercane le cause nel quadro generale. In altro modo non si aggiunge alcunché alla discussione che, ovviamente, si è aperta.

Lo stupro dell’altra sera si inserisce in un contesto di assurdo degrado che chi amministra Rimini fa finta di non vedere per una (molto) ipotetica salvaguardia del flusso turistico, salvo poi costituirsi parte civile quando il danno è ormai irreparabile. La nostra estate è colma di atti di violenza. Basta aprire sulla cronaca di una qualsiasi giornata per rimanere allibiti. Chi lavora in albergo e raccoglie i racconti dei suoi clienti ha l’esatta misura di quanto succede, ma è perennemente combattuto tra il minimizzare e il denunciare, perché di mezzo c’è la cattiva pubblicità di cui l’impianto turistico riminese ha il terrore. Minimizzare è un errore perché poi, quando succedono certe cose, di rimbalzo si ottiene la peggior pubblicità immaginabile, ma su questo concetto torneremo più avanti.

Un altro errore è addossare la responsabilità alla migrazione e concedersi di pensare che lo stupro sia caratteristica di un’etnia, di una cultura o di un colore della pelle. Sempre analizzando i fatti di cronaca (non le bufale che girano per facebook) si scopre che lo stupro è praticato indifferentemente in tutte le società patriarcali, Italia compresa, a dispetto della religione e della pelle; così come lo sono le discriminazioni e le violenze psicologiche su qualsiasi identità che non sia maschile ed eterosessuale. Certo che se si guarda ogni accadimento come evento singolo si fa fatica a comprendere questo dato di fatto.

Lo stupro riminese, non il primo quest’anno, anche se l’altro ha avuto luogo in situazione di ancor peggior degrado, colpisce per la sua connaturata mostruosità, ma anche perché perpetrato in un sistema che teoricamente dovrebbe garantire incolumità e divertimento. Il sistema però non garantisce nulla di tutto ciò, se non una tolleranza particolare verso l’abuso di alcol e stupefacenti. Rimini è un grasso grosso business per il malaffare e la forza lavoro di questo commercio si recluta tra gli ultimi, quelli che non hanno nulla da perdere. E’ inevitabile.

Che colpa ne ha Rimini? La nostra città in qualche modo garantisce questo sistema, restando indifferente al sottobosco che germina ai suoi piedi. Chiunque voglia venire a fare la “stagione criminale” dalle nostre parti trova organizzazioni  pronte ad accogliere ed incentivare, luoghi abbandonati dove nascondersi, un’industria del divertimento che si basa sull’afflusso di adolescenti che abusano di alcol e stupefacenti. Ottimi clienti e prede perfette.

E allora che si fa? Stato di Polizia? Inutile e controproducente. Le forze dell’ordine devono essere presenti, certo, ma per aiutare chi chiede soccorso, non per limitare le libertà di tutti, pur di tener sotto controllo alcuni. Rimini (e qui arriva la parte difficile) necessita di un cambio di paradigma. Dovrebbe usare i suoi luoghi abbandonati, non dimenticarli creando buchi neri in cui gli esseri umani vanno ad abbruttirsi e annichilirsi. Dovrebbe spendere risorse in servizi necessari e non milioni di euro in teatri dalla gestione insostenibile e autobus da un milione di euro al Km (TRC), che doppiano funzioni già esistenti. Riqualificando l’offerta si riqualifica anche la domanda turistica. Dovrebbe far in modo che certe organizzazioni trovino terra bruciata, non rappresentati della politica e dell’economia che minimizzano, adoperandosi atteggiamenti di facciata senza troppo impegno. Dovrebbe favorire l’integrazione e  lottare con tutte le sue forze per impedire il formarsi di ghetti etnico- culturali …che poi i ghetti culturali funzionano anche al contrario perché chi urla prima gli Italiani si rinchiude in una separazione che contribuisce al degrado.

Non intendo dire che lo stupro in questione sia colpa dell’amministrazione riminese, ma il quadro ambientale in cui è avvenuto ha la necessità impellente di una seria presa di coscienza. La missione  dovrebbe essere quella di riuscire a realizzare un luogo dove uno stupro del genere è un evento eccezionale, non un fatto che prima o poi ti aspetti.

So che queste parole e la negazione dell’equazione immigrato = stupratore mi procureranno un bel po’ di discussioni. Ritengo però che questo modo di pensare sia un comodo alibi  per evitare di affrontare il problema dello stupro nella sua vera dimensione, un’anomalia della cultura patriarcale che coinvolge tutti, italiani e stranieri. Che poi le persone che hanno violentato la ragazza e la trans debbano pentirsi per tutta la vita di quello che hanno fatto è un altro discorso ed è stato declinato in tutte le forme possibili nella totalità dei pulpiti social.

P.S.

Oggi, siccome sembra si possa confermare che gli stupratori sono nordafricani, lo sdegno ha raggiunto il livelli massimi. In altre occasioni ho sentito e letto chiedere: “Ma lei… com’era vestita?”

 

@DadoCardone

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Comune Inadempiente.

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[COME FARE IN MODO CHE IN DIFETTO SIANO SEMPRE GLI ALTRI, QUELLI POVERI.]

 

Ok, giacché non lo dice nessuno, come solito tocca a Citizen fare un po’ di luce. Il Comune di Rimini è inadempiente rispetto alla convenzione stipulata a favore delle Associazioni Rumori Sinistri e NoBorder. Il che, se permettete, è anche piuttosto ironico, considerato che si è passato un anno a muovere ingenti forze di polizia, elicotteri compresi, per cacciare gli attivisti di queste associazioni e senzatetto da qualsiasi occupazione intrapresa a fine abitativo.

Ve lo ricordate Villino Ricci? I dirigenti del Comune sono stati impiegati in tutta la loro Vis Burocratica per dimostrare che lì dentro non si poteva stare e, dopo un primo rigetto di un Gip molto accorto, si sono dovuti accontentare della motivazione “edificio pericolante”. Pericolante in realtà era solo il fidanzamento con le destre riminesi di Pizzolante, per vincere al primo turno delle Amministrative… quando ancora si pensava che il Movimento fosse della partita.

Oggi invece, la burocrazia sembra diventata una cosa trascurabile, come irrilevanti sono gli impegni economici, tra l’altro definiti unilateralmente dallo stesso Comune. Sulla lettera di bonaria diffida inviata dalle due associazioni, cui era stata affidata la vecchia cartiera in via De Warthema, oggi Casa Don Gallo, si legge che era previsto un rimborso spese di 15.000 €, ma che non è stato versato né l’acconto di dicembre, 5000 €, né i rimanenti 10.000€ a convenzione già scaduta.

Bisogna specificare che il richiamo è stato mandato solo a seguito di una brutta diffida che intimava l’immediato svuotamento di cose e persone dell’immobile e il pagamento di 1800€ di bollette, pena la rimozione coatta e la squalifica delle due associazioni assegnatarie da qualsiasi futuro progetto. Perché, notoriamente, Rimini è piena di associazioni che lavorano gratuitamente per l’Amministrazione e quando dico gratuitamente non intendo solo per compensi, ma anche per gli insufficienti rimborsi erogati, a quanto pare, a “babbo morto”.

Mentre si discute è arrivato un altro inverno e ancora non si riesce a capire chi ce l’ha così tanto con i senzatetto e con chi cerca di costruirgli attorno un percorso. Sarà l’Assessore Gloria Lisi, che comunque ne ha la responsabilità pubblica, o qualcuno dei suoi dirigenti? Nella seconda ipotesi verrebbe da chiedersi quale sia l’interesse di un dirigente in una faccenda del genere. Certo, in passato, c’era quel caso di doppia personalità dirigenziale per cui il dirigente Mazzotti era impiegato sia negli Affari Sociali sia come capo della Polizia Municipale, ma quella strana forma pare si stia risolvendo con un bando per trovare finalmente un sostituto alla Municipale.

14826198_10211163731554916_447996745_nRitornando al quesito di poco più sopra però, i motivi, che noi non conosciamo, potrebbero essere diversi. Il brutto errore in premessa della convenzione, quello in cui si sbaglia la data di fine rapporto e la si allunga al 15.12.2016, potrebbe determinare questa fretta di chiudere tutto? E l’impossibilità di pagare? Chi lo sa. Forse qualche amministratore di lungo corso, leggendo, ci potrà regalare un valido suggerimento.

Riassumendo la situazione è questa. Il lavoro di Rumori Sinistri e NoBorder, anche se è andato oltre a questo, ha di fatto coperto un piano di Emergenza Freddo per il quale il Comune di Rimini era evidentemente in difetto. Le associazioni hanno operato aggiudicandosi una regolare catturaIstruttoria nella quale erano previsti 15 mila euro di rimborso spese, a fronte di un periodo che andava da dicembre ad aprile, di cui, ad oggi non hanno avuto nemmeno l’acconto. La ricompensa per tutto ciò è stata il non riconoscimento di un lavoro suppletivo, per cui sono stati ottenuti grandi risultati usando esclusivamente risorse personali, una diffida a togliersi di torno pagando ulteriori spese e una minaccia alla squalifica dai giochi.

Pare che ora i Benpensanti abbiano finalmente un campo regolamentare in cui giocare. Mi rivolgo a questa categoria perché non è mai mancato loro lo “squillo di tromba” quando si trattava di appoggiare la cacciata in strada di una ventina di poveri cristi, la cui colpa era quella di occupare immobili di cui si era persa addirittura la memoria. Ora li vorremmo vedere all’opera con i debiti del Comune. Dubito useranno la stessa verve.

P.S.

“Il bisogno di alloggio, incidendo sullo svolgimento della persona umana in sé ed in rapporto al gruppo familiare, può integrare il pericolo attuale di un danno grave alla persona dell’agente e della sua famiglia, secondo la previsione dell’art. 54 c.p.”  [Pret. Roma 22.5.79, RP, 2003, 650]

Aggiungo , per i sordi che non vogliono né sentire né leggere, che  è consentito alla magistratura equiparare  il diritto di alloggio al bisogno primario della persona. Per cui:

“è giustificata dallo stato di necessità l’occupazione di palazzine disabitate da parte di persone prive di un’abitazione che potesse garantire loro ed alle famiglie i beni costituzionalmente tutelati della salute, della dignità sociale e di un’esistenza libera e dignitosa, quando risulti che tali soggetti, per le loro condizioni economiche e sociali, non avevano alcuna possibilità di procurarsi attraverso i normali canali del mercato edilizio, una abitazione adeguata ai loro bisogni” [Pret. Roma 7.3.78, FI, 1980, II,74;]

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@DadoCardone

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La Questura dalle finestre che ridono.

Schermata 03-2457092 alle 17.15.51Sembra un film dell’Orrore, invece è una barzelletta, una di quelle che  non sai bene perchè ridi e poi ti rimane l’amaro in bocca. La storia per intero la conosce qualcuno, ma la maggior parte dei riminesi ignora perché un altro scheletro nell’armadio dell’urbanistica riminese sta per diventare una presenza solida e perenne.

Quello che si sa, perlomeno per sentito dire,  è che Damerini, il proprietario del Titanic, ha portato all’infinito una contestazione sull’entità dell’affitto da pagare, per quella che sarebbe dovuta essere la Nuova Questura. Questa potrebbe essere addirittura la verità, non fosse altro che ne è solo una parte. Già perché gli attori in campo sono diversi, tutti devono avere presumibilmente qualcosa e nessuno fa un passo indietro affinché il problema si risolva.

C’è la Polizia, che ormai ha dichiarato, a sigle sindacali riunite, di non volerne sapere più niente, perché esasperata e perché sta lavorando in condizioni logisticamente e umanamente limitanti da troppo tempo. C’è il Ministero degli Interni disposto a pagare circa 900.000 € all’anno di affitto, contro i 3 milioni richiesti in origine. C’è la Banca delle Marche creditrice di 25 milioni di Euro. C’è il Comune di Rimini che deve avere più o meno 6 milioni di IMU e per cui ci sono ricorsi che vanno dal TAR al Consiglio di Stato, per poi tornare al TAR, rilevata la  mancanza della firma del Presidente del Trinunale. A dirla tutta c’è anche un’operazione immobiliare dai contorni un po’ incerti, in perfetto stile riminese.

C’è infine un liquidatore, Guerrino Mosconi, che in una  conferenza stampa ha chiarito quali sono i passaggi per cui la soluzione potrebbe essere a portata di mano, se ci fosse la volontà di mettersi seduti ad un tavolo di contrattazione (vera, non come quelli della Visintin che i teleriscaldati stanno cercando a “Chi l’ha Visto”).

Mosconi ha affermato, peraltro di fronte ad un cospicuo numero di appartenenti alle forze dell’ordine, che sarebbe disposto, nella sua qualità di liquidatore, ad affittare la Questura ad 1 € se questo fosse utile a risolvere il problema. Cosa manca? Manca un debito di 25 milioni di Euro ed altri 5 o 6 necessari per rimettere a posto la struttura che, nel frattempo, è diventata pascolo di ladri e vario tipo di umanità per lo più dedita alla devastazione. Questo, secondo il modesto parere di chi scrive, non sono certo un giurista, fa del Comune non solo un creditore, ma anche uno dei responsabili del deperimento del bene che dovrebbe restituire il credito. Sembra un po’ l’atteggiamento “non è colpa mia, allora me ne frego, alla fine il responsabile pagherà i danni”.

Già, ma ad oggi, chi è in grado di recuperare un simile danno? Non certo Damerini, prosciugato dalla sua lotta. Ci sono stati momenti, mi dicono, in cui sarebbe bastato un sì per ottenere molto di più di quanto si è disposti a pagare oggi per l’affitto. Di sicuro nemmeno il Comune, che si impegna solo per le piscine di Cagnoni o per immortalare il suo Sindaco in un perenne Festivalbar (a tutto il resto ci pensa Hera addebitandocelo in bolletta). Chi potrebbe dunque? Considerato che al Ministero dell’Interno è seduto Angelino Alfano e che Rimini non è Agrigento rimarrebbe la Banca delle Marche… ma gli altri lo farebbero un passo indietro?

Se tutti fossero disposti a collaborare Mosconi prospetta una soluzione in sei  mesi. Come? L’affitto promesso dal Ministero a  Banca delle Marche, che dovrebbe aggiungere i danari per il ripristino della struttura, diciamo 30 milioni di Euro a 900 mila euro all’anno, niente di strano. Va da sè che il Comune dovrebbe rinunciare ai suoi crediti, la polizia dovrebbe essere disposta ad aspettare etc. etc.

Una previsione. Non è pessimismo, ma sabato ho visto passare il cerino in mano ai Parlamentari e quando succede questo la partita è persa. Sarti è all’opposizione (peccato mortale), Arlotti è buono per fare le interrogazioni sulle cartomanti e le miniere di zolfo. Il liquidatore, secondo le sue dichiarazioni, a Maggio chiamerà il fallimento che prenderà  la solita deriva verso il nulla e nessuno vedrà  il becco di un quattrino. So che per la maggior parte dei Riminesi il fatto che questa faccenda non riguardi direttamente la propria vita la pone in una dimensione che sembra molto lontana… però quando ci si chiede come mai Rimini sia preda di un degrado inarrestabile bisognerebbe assegnare un giusto ruolo anche a tutte le strutture fatiscenti che la compongono. Una Nuova Questura poi rappresenterebbe anche l’opportunità di facilitare logisticamente le Forze di Pubblica Sicurezza nel loro lavoro (lo devo dire che  anche questo è combattere il degrado?).

P.S.

Per le questioni squisitamente urbanistiche vi rimando ai molti post dell’ottimo Lugaresi che sicuramente può essere più efficace di me, data l’esperienza. Personalmente posso fare solo considerazioni banali, tipo: ma come le hanno costruite le fogne della Questura? I tombini sono più alti del piano terra della confinante, la Signora Giulianelli, che deve farsi asciugare la casa dei pompieri almeno tre volte all’anno.

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@DadoCardone

 

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Un Euro in più. [di Eleonora]

In questi giorni si è molto parlato del contestatissimo bando che affidava l’assistenza handicap per il Comune di Rimini. Il bando, già affidato, è stato impugnato al TAR che però ha respinto la richiesta di sospensiva. Questa la cronaca, quella che potete leggere su qualsiasi giornale, ma le persone, le immediate fruitrici, cosa ne pensano? Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Eleonora.

La Redazione

Uno dei bandi più discussi per il quale è stata necessaria anche  la sentenza del tribunale del TAR, un bando per l’assegnazione alla cooperativa che gestirà, per i prossimi tre anni, l’assegnazione degli educatori nelle scuole del Comune di Rimini. Molte proteste, tanti dubbi.

Ho ascoltato e letto molte opinioni e perplessità legittime anche degli operatori stessi che in molti casi potrebbero perdere il lavoro. Poi ci sono i dirigenti scolastici che chiedono garanzie sulle competenze, sui titoli di studio e sull’esperienza degli educatori, senza tralasciare l’altro tema della continuità educativa.
Tutto giusto, tutto importante. Ma io mi fermo un passo prima, molto prima.
Mi fermo di fronte al fatto che a mio modo di vedere, il Comune di Rimini, nelle persone che lo rappresentano in tale materia, ha gestito tale fragile necessità come una qualunque altra generica necessità. Ma non può e non deve essere così. E soprattutto non lo è per i genitori dei bambini, destinatari ultimi dello loro decisioni.
La delicata scelta dell’educatore e dell’insegnante, che dovrà seguire e assistere i nostri ragazzi con bisogni speciali, si poteva e si doveva gestire in un altro modo, avendo il coraggio ed assumendosi le responsabilità di percorrere ed inaugurare strade didattiche ed educative nuove.
Il famigliare di un bambino con necessità speciali si domanda se coloro, che hanno redatto il controverso bando, si sono mai posti il quesito di quali siano le reali esigenze di questi ragazzi e dei loro genitori? Che cosa manca oggi nelle scuole ed è mancato di in questi anni per assistere i bambini? Che cosa si può fare per migliorarne l’assistenza?
Perchè dichiarare che si spenderà un euro in più non basta a garantire veramente qualcosa in più. Il punto di vista non è più il bambino con i suoi bisogni, ma ahimè, l’operatore e le casse del Comune. L’aver perso l’obiettivo più importante, cioè il bambino con la sua educazione e la socialità, è la dimostrazione concreta che il bando nel suo testo, è sbagliato.
Una cosa posso dirla, a questi ragazzi manca il futuro. Il pensiero fisso di ogni genitore la  sera nel letto prima di addormentarsi è “ cosa ne sarà di mio figlio quando io non ci sarò?
Brutto da sentire, si. Ma è la realtà.
Viviamo in una società, dove non c’è posto per questi ragazzi. Viviamo in una società dove le disabilità, di qualsiasi forma, rendono complicata e complessa qualsiasi forma ti attività anche le più semplici come la scuola o lo sport.Viviamo in una realtà dove avere in una classe un ragazzo diversamente abile,
a volte viene letto come avere problemi a terminare il programma scolastico, perché la presenza di uno di loro in aula è un “peso”, perchè  “rallenta la classe “. I genitori di un bambino con difficoltà vengono avvertiti come un problema, perchè, chiedono, anzi giustamente esigono, il rispetto della dignità del loro figlio: il diritto ad avere una educazione, il diritto ad avere una socialità, il diritto ad avere un futuro.
Viviamo in una realtà dove a volte sono i genitori dei bimbi normodotati a non volere in classe con i loro figli ragazzi con disabilità mentali, perchè hanno paura che siano pericolosi.Una cosa atroce, ma non facciamo gli ipocriti: sappiamo benissimo che questi episodi accadono anche nella nostra Rimini. Invece la strada corretta, anche per far crescere con valori migliori e più veri tutti i nostri ragazzi diversamente abili e non,  è l’integrazione, la convivenza giornaliera, la socialità, il rispetto.
Io conosciuto la solitudine di genitori nell’affrontare le difficoltà dei propri figli, ho visto ragazzi con problemi emarginati per le loro diversità, perchè ricordiamoci che affidarli ad un educatore che ” lo badi ” durante la giornata a scuola non significa aiutare questi ragazzi come davvero bisognerebbe fare. Il bambino vuole di più, i genitori esigono di più.
Per farlo ci vogliono educatori preparati, ma non solo sulla carta. Il titolo di studio serve a poco se non è supportato da passione per il mestiere che si è scelto, dedizione e comprensione. Certi mestieri non sono lavori da stipendio a fine mese,  non si fanno per soldi, si fanno e si vivono come una missione di
amore incondizionato nei confronti del prossimo. E non basta un euro in più.

Eleonora

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Consiglio Prostituito.

Dunque. Per fare in modo che questo articolo sia efficace, cari lettori affezionati, ho bisogno della vostra collaborazione (si di tutti e due). Queste poche righe farebbero sicuramente la fine del Consiglio Tematico sulla Prostituzione di ieri sera se non fossero in grado, come è appunto successo nell’occasione, di individuare un livello di discussione condivisibile su più piani. Ieri ognuno parlava di cose diverse, probabilmente senza neanche rendersene conto.

La collaborazione che vi chiedo è semplicemente l’uso dell’immaginazione. Fate un respiro profondo, rilassatevi e immaginate quello che vi sto per descrivere. Siete in un quartiere residenziale. Non uno di quelli con i condomini, un bel quartiere di villette singole come se ne vedono tante nei telefilm d’oltre oceano. Le strade sono pulite e incorniciate da alberi, ogni casa ha il suo giardino verde, con l’erba ben tagliata ed un sacco di fiori profumati. Ci sono molti bambini che giocano tranquillamente sia nei giardini che nei marciapiedi. Le mamme si intrattengono sorseggiando Tè sotto le verande ben curate e chiacchierano tra di loro per nulla in apprensione, sanno che i figli sono al sicuro. Le macchine dei mariti che tornano dal lavoro tengono il passo d’uomo. Se proseguite per uno qualsiasi di quei viali arriverete ad una piazza nel cui centro sta una magnifica fontana. Ci sono persone che entrano ed escono da tutti i negozi che contornano la piazza salutandosi cortesemente ogni volta che incrociano i percorsi, anche se si incontrano più volte, sempre con il medesimo sorriso. Intorno alla fontana ed ai suoi giardini ci sono giovani fidanzati che mangiano un gelato, amiche del cuore che si raccontano segreti e adolescenti che, non trovando il coraggio del primo passo, si scambiano sguardi e rossori.

Lo vedete? Bene… adesso in mezzo a tutto questo piazzateci una Prostituta che mette in mostra la “merce” e ammicca ad ogni passante. Stona? Riuscirebbe mai ad agganciare un singolo cliente? Quanto durerebbe?

E’ chiaro che per esercitare la prostituzione in un posto così bisognerebbe usare un altro approccio, magari più discreto, magari bisognerebbe che lo sapessero solo gli interessati. Il nostro problema è che, usando l’immaginazione, nell’idilliaco quartiere abbiamo messo l’unico tipo di lucciola che conoscevamo, quella autoctona di Rimini.

A questo punto però viene spontaneo chiedersi: perché a Rimini non stona? Voglio dire.. forse qualche 15enne potrebbe sentirsi emozionato e confuso nel capire quale sia il mestiere di tutte quelle ragazze ai bordi delle strade, ma il resto di noi prende nota e passa avanti, tanto che sarebbe più da raccontare l’aver visto un uomo a cavallo.

Il fatto che una prostituta non faccia né caldo né freddo, fino a che non viene ad abbassarci il valore della zona dove abbiamo comprato casa, dovrebbe farci pensare a che tipo di anestetico ci devono aver fatto ingoiare per farci andar bene un degrado come quello di Rimini. Droga, Mafie, Corruzione, Cementificazione, Abusivismo, Inquinamento, Emarginazione, Indifferenza, Crisi economica e di valori… molti sono convinti di essere immuni dalla Rimini Fantasma che inghiotte tutto e tutti, ma non è così.

Dunque la parola magica è Degrado. Questo è il livello che unisce la prostituzione a tutti gli altri mali di Rimini, non che la nostra sia l’unica località contagiata, ma qui è particolarmente agevole vedere chi favorisce una situazione del genere. Un cittadino anestetizzato, quello che vorrebbe chiudere tutte le prostitute in una casa chiusa per non pensarci più, fa comodo ai mediocri che possono guidare la Società senza essere considerati tali ed allora ecco: inutili autobus che sventrano il territorio e che giovano solo a chi li ha progettati, Manager che fanno buchi da 100 milioni di Euro per poi chiedere disinvoltamente pezze di cemento che danneggiano la comunità, Aziende che si comprano il Monopolio di un servizio a prezzo di saldo, la Mano Pubblica che disintegra un aeroporto e poi si indigna se la Procura ne chiede il fallimento, un Sindaco che in due anni e mezzo di legislatura si vanta di aver prodotto delle slide colorate, mentre il turismo, primo bene della sua città, chiede una camera, tre pasti e una gita a 20 euro.

Potremmo continuare, ma ci fermiamo qui. Ieri sera c’era un Consiglio Tematico che voleva mettere un ulteriore freno al Degrado con idee certamente non risolutive (niente potrebbe esserlo proprio per il ragionamento fatto fin qui), ma di segno pratico, una bandiera nella terra di nessuno. Di cittadini, sebbene il problema sia di molti, ce ne erano pochi… la maggior parte sognava una casa dove chiudere tutti i problemi.

P.S.

Usare un divieto di fermata come dissuasore di contrattazione è stato giudicato dagli esperti di prostitute impraticabile. La motivazione (giuro): non si può distinguere uno che sta chiedendo un’informazione da uno che cerca sesso a pagamento. Beata ipocrisia e sogni d’oro.

Davide Cardone

new_twitter_bird_vector_by_eagl0r-d2yth6g-1024x576[@DadoCardone]

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Assessori Ricicloni.

32659976Ma di un Assessore dismesso, quanto si recupera?

Questa domanda mi è venuta in mente venerdì sera alla presentazione corianese di Ezio Orzes l’Assessore all’ambiente di Ponte delle Alpi (BL), il comune italiano campione nel riciclo dei rifiuti.

C’è da scommettere che dell’Assessore Orzes si recupera il 100%. Le idee, la convinzione e la visone (quando te la chiamano vision devi tremare) espresse penso lo rendano interamente valido in qualsiasi altro ruolo amministrativo, senza buttare via niente.

La storia che ha raccontato, coadiuvata da slides che una volta tanto parlavano di fatti e non di Master deliri, ha messo  in evidenza come la raccolta differenziata porta a porta possa cambiare l’identità di un comune. Riduzione della spesa, aumento dell’impiego, diminuzione della bolletta e un riciclo effettivo attestato al 91%, tutto cerificato dal titolo indiscusso  di “Comune più riciclone d’Italia. Come ci si riesce?

Fondamentale, lo dice lo stesso relatore, abbandonare la miopia politica che impedisce di vedere oltre una singola legislatura e che diventa baluardo delle buone idee solo a fine di riconferma elettorale. Fatto questo il resto del cammino è un percorso partecipato con i cittadini, sia quelli che votano, sia quelli in età scolare, perchè l’insegnamento è un potente filtro culturale.

Perso il vizio tutto politico del compromesso e resa prioritaria la cultura del riciclo, il resto delle idee paiono sorgere naturalmente. Citiamo ad esempio Ponte Servizi s.r.l., la società “in House” al 100% che ha come Amministratore Delegato un pensionato  retribuito 10.000€ l’anno e dove gli impiegati prendono il loro lavoro come una sfida a migliorarsi.

Favole? Dalle nostre parti si, ma il successo di Ponte delle Alpi, ripetuto più volte negli anni, non è casuale. Attualmente il virtuoso Comune sta cercando di aggredire con soluzioni nuove la percentuale  ancora non riciclabile. Indicativo no?

Certo, diranno i ben informati (non stanno mai zitti), il sistema è performante per i comuni sotto i 50 mila abitanti, ma chi vi scrive, oltre ad essere notoriamente malinformato, pensa che un comune di 150 mila abitanti sia frazionabile in 3 da 50 e che solo i suoi amministratori pensino di essere 3 volte più importanti.

Parlo di Rimini? Figurarsi.. sotto il dominio di Hera l’unica cosa che può triplicare è l’appetito dell’inceneritore. Nella nostra città i bidoni dell’indifferenziata vengono tolti dal centro solo perchè non sono fashion e la partecipazione dei cittadini non è certo incoraggiata. Oltre a ciò siamo sulla strada giusta per avverare una delle più importanti considerazioni di Orzes: un territorio che affida il ciclo dei suoi rifiuti ad impianti come un inceneritore lega il suo rapporto con il territorio ad un piano industriale che va rispettato nonostante tutto. Anche se i cittadini riminesi praticano attivamente la differenziata (da non confondere con il riciclo) l’inceneritore pretende materiale da altri territori. Come la spieghi l’incoerenza? Ci vorrebbe un Assessore all’ambiente di sinistra… (togliti quel sorriso amaro dalle labbra che non ti dona).

P.S.

A proposito del riciclo di assessori e assessorati cosa tornerebbe buono della nostra Visintin? Sicuramente la frase “stiamo valutando e ponderando“, buona per ogni occasione e il legno dei tavoli tecnici, istituiti in gran quantità come efficace palliativo per comitati.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Un po’ di Aria..

20130830_162238Come promesso oggi noi della redazione di Citizen abbiamo partecipato alla 3^ Festa dell’Aria organizzata dal Comitato di Santa Giustina. Come l’impeccabile organizzazione aveva promesso c’era musica dal vivo, ciambella, anguria, da bere… non mancava nulla, nemmeno una certa quantità di camion.
Appena arrivati ci hanno avvertito, quasi che potessimo restare delusi, che a quell’ora di camion c’è ne sarebbero stati molti meno. La protesta va avanti da molto e i camionisti hanno imparato che le ore centrali sono quelle migliori per non essere troppo intralciati. Nonostante questo rimaniamo sorpresi da quanti sono, senza considerare poi che tutti quelli che passano devono tornare.
Rimaniamo un po’ li e la Signora Carla, l’attivista del Comitato che ci ha invitati,  annuncia che il portavoce del gruppo sta per tornare con buone notizie. Ne approfittiamo per capire come si svolge quel “rito” ormai diventato quotidiano. Quando il camion arriva c’è sempre qualcuno che sta attraversando, magari un anziano, magari qualcuno di poco fermo sulle gambe. I camionisti ovviamente lo sanno e la maggior parte, per quieto vivere, lo considera poco più di un semaforo virtuale e, se va bene, ti becchi anche un pezzo di ciambella. Certo è inevitabile che tra tutti ci sia anche qualcuno di meno civile, ma fortunatamente è relegato alla minoranza.
via fiumicinoDopo un po’ arriva il portavoce del Comitato che ci conferma di avere, se non proprio la soluzione definitiva, almeno la prova di un impegno da parte dell’Amministrazione. A prendersi la responsabilità della proposta è Sergio Funelli, l‘Eminenza Grigia, il Capo di Gabinetto del Sindaco. La proposta è la seguente:

Entro un mese  si darà la possibilità ai camion di percorrere una pista sul lato Marecchia, una pista che esiste da 50 anni e che è percorsa da mezzi pesanti tutti i giorni. Fino ad ora prevalentemente mezzi di Pavimental (società di Autostrade S.p.A.) e dai mezzi di Pesaresi. E’ lo stesso Imprenditore ad aver dato la possibilità di transitare sulla sua proprietà e sbucare sulla via emilia. Dunque un mese per i permessi e poi provvisoriamente i mezzi di Hera, Pavimental e Pesaresi utilizzeranno questa strada. Contemporaneamente si avvierà una procedura per coinvolgere anche la società agricola AV Green Srl di Parma, che gestisce il biodigestore e che convoglia sull’attuale strada 50/60 camion al giorno, per trovare uno sbocco sulla via Emilia.
Pare che già a Giugno sia stato presentato un progetto per fare una rotatoria all’altezza di S. Martino, tutto ciò con lo scopo di rendere via Carpinello e via Fiumicino interdette al transito dei mezzi pesanti. La rotonda di raccordo alla pista provvisoria in definitiva dovrà essere fatta prevedendo anche il futuro raccordo alla nuova circonvallazione.
L’intervento definitivo comunque ha un certo carattere di urgenza perché, a parte la sofferenza di vie completamente inadatte allo scopo, è anche la più grande Via Emilia ad urlare di dolore. Gli stessi componenti del Comitato ci informano che in una giornata qualsiasi di maggio, senza alcun avvenimento particolare, sono riusciti a contare un passaggio di 28.515 veicoli. E’ una cifra che fa riflettere se si pensa che la famosa “complanare Adriatica” è stata dichiarata necessaria a fronte di un passaggio dai 10 ai 15mila veicoli.

Dunque. Meglio tardi che mai? Meglio tardi non è una gran qualità della vita per gli abitanti della via Emilia, ma forse questo ce lo spiegherà meglio la centralina di misurazione polveri sottili che è stata da poco posizionata proprio in questa direttrice.

P.S.

Prossimamente un approfondimento sul perchè Av Green di Parma non si è fatta il suo bel Biodigestore nelle terre natie.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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Santa Giustina: La 3^ Festa dell’Aria (che non c’è)

smog_camion_800_800Tutti sanno che sulla terra esiste un luogo misterioso in cui da anni spariscono natanti e aerei senza che nessuno sappia spiegare perché. Il suo nome è Triangolo delle Bermuda e sulla sua fama sono stati prodotti diversi film e kg di letteratura.
Non tutti sanno però che esiste un’altro luogo, altrettanto misterioso, dove i diritti dei cittadini non solo spariscono, ma se chiedi agli amministratori locali, non ricordano nemmeno che ci siano mai stati. Il nome del luogo è Santa Giustina e, nonostante il mistero sia altrettanto inesplicabile, di letteratura se ne produce poca e di film non ne parliamo proprio.
A ricordare al mondo della sua esistenza ci pensano, per quanto possono, gli autoctoni che questo pomeriggio alle 16.30 organizzano la “3^ festa dell’aria”. A dirla tutta è una festa in memoria dell’aria, ma loro ci tengono a sottolineare che ne hanno diritto come gli altri.
Ma qual’è la materia del contendere? Per quelli che ancora non lo sanno Santa Giustina, dopo essere stata per anni sede di una discarica, è la fortunata ospite di un Biodigestore, che a Parma non hanno voluto, e di un depuratore. Per avere il quadro della situazione dovete sapere che il depuratore è attualmente jolly del Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato (qualsiasi cosa esso sia) e che, dopo aver chiuso tutti gli altri depuratori, in questi giorni viene ristrutturato ed ampliato. Altro particolare del quadro, sempre per avere una migliore comprensione, è che il Biodigestore per avere un senso deve essere rifornito di continuo e non solo con gli scarti dei campi come è stato prospettato fin’ora agli abitanti della zona.
Capite cosa implica tutto ciò? Lo chiarisco ancora meglio: 150 (centocinquanta) camion al giorno che passano in una via di meno 4 metri…. si perché gli abili amministratori che si sono alternati in 40 alla guida di Rimini e Provincia non sono stati capaci di garantire la costruzione di una strada sufficiente ai piani che avevano in mente.
Oggi dunque da Carla e Nevio, in via Carpinello n°8, alle ore 16.00 si terrà una festicciola tra cittadini. Pare che ci saranno anche delle angurie, della ciambella, del vino e che qualcuno canterà. Poi se casualmente la festicciola dovesse rallentare il traffico…. Lo scopo? Questi cittadini chiedono una via che non faccia passare il traffico di un’autostrada davanti le loro finestre, da mattina presto a notte fonda.
Non si può costruire una strada? Santanrcangelo l’ha già fatto, ma si è dovuta fermare dove inizia la competenza (o l’incompetenza?) di Rimini. Ci sarebbe anche una strada che usano gli operai dell’autostrada o Paesani (il costruttore) per andare al Frantoio, ma dicono che non si può usare perché provvisoria… si, da 40 anni.
Per quanto riguarda noi di Citizen siamo stati invitati dalla Signora Carla, nella sua veste si organizzatore, a partecipare alla festa. Dunque preparatevi ad una delle nostre dirette su Facebook (www.facebook.com/CitizenRimini) e su Twitter @CitizenRimini . Ci sacrifichiamo alla ciambella per il bene dell’informazione 😉
Davide Cardone
[@DadoCArdone]

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Nella rete di SGR.

Perle-di-rugiada-su-tela-di-ragno-a23243281Ho una buona notizia, sono un veggente. Non so come ho fatto, ma sapevo esattamente che all’asta delle quote di Servizi Città S.p.A. ci sarebbe stato un solo partecipante: SGR. Vi rendete conto? Solo un partecipante e il bando era aperto all’Europa tutta eh! Sono o non sono un veggente? Se ero in Inghilterra me la potevo giocare, li si scommette su tutto, anche se (ad essere sincero) la giocata forse non sarebbe stata quotata.
Urge un breve riassunto:
Servizi Città S.p.A. è una società partecipata le cui azioni sono divise a metà tra SGR e il Comune di Rimini.  Sapete cosa fa questa azienda? Qualcuno dice “sono solo tubi” [cit. Consigliere Marco Agosta] in realtà la definizione, presa da una lettera agli azionisti è:
Servizi Città S.p.A. è stata costituita il 19 maggio 1999, ai sensi dell’art. 22 terzo comma lettera e) della legge 08/06/1990 n. 142, con oggetto sociale rappresentato dall’attività di produzione, trasporto, trattamento e distribuzione di gas naturale, la produzione di energia elettrica e calore anche combinata e la loro utilizzazione e/o vendita nelle forme consentite dalla legge.
In parole povere questa S.p.A è l’effettiva proprietaria e gerente della rete gas del Comune di Rimini e del Teleriscaldamento che, come non tutti sapranno, è un servizio pubblico per natura e definizione.
Perchè viene venduta? La società non è stata costituita tramite gara e secondo il Decreto Letta, la Legge Marzano e il successivo “Milleproroghe” deve essere venduta entro il 2015. Questo hanno sempre detto gli amministratori sotto la scure della Spendig Review, ma la verità è che i provvedimenti sopracitati prevedono più che altro la cessazione anticipata degli affidamenti e dunque il Comune di Rimini avrebbe potuto tranquillamente comprare la parte di SGR.
Quanto valgono le reti? Per stabilire il valore c’è stata addirittura una discussione sui giornali, fatto poco pratico perchè Servizi Città S.p.A. ha come indirizzo via Chiabrera 34… vi dice niente? Si, proprio la sede di SGR, SGR servizi, SGR reti. Bello no, casa e chiesa. Sarebbe da chiedere all’Antitrust se i dati dei clienti, che queste società per legge dovrebbero tenere riservati e protetti, possono passare da un impiegato all’altro come avviene magari con i furgoni.
Ma riprendiamo il filo del discorso. Due soci, che occupano lo stesso spazio lavorativo, discutono sui giornali di quanto possa valere la metà delle reti. Il Comune dice 17 milioni di Euro, S.G.R., tramite l’AD Ing. Bruno Tani, dice no, ne vale 8 e tra l’altro la società che dovesse partecipare ad un eventuale gara d’appalto deve sapere che c’è un contenzioso per cui la Società Gas Rimini deve ottenere un risarcimento di un paio di milioni di Euro. Come dire… il prezzo lo faccio io che ho metà delle reti e chi compra si deve accollare anche la mia parte, che non è detto valga come quella del Comune, con l’aggiunta dei soldi che io devo ancora avere. Se poi lo dici in prima pagina sulla Voce….
Il Comune ha bisogno di soldi, chi non ne ha, così decide che può accettare l’offerta di SGR  contando sul fatto che:
Il soggetto che acquisirà la partecipazione societaria di Servizi Città s.p.a sarà chiamato a pagare un conguaglio a Rimini Holding se, in occasione della gara per la gestione del servizio prevista per il 2015, il valore dell’impianto di distribuzione del gas risultasse superiore a quello posto come base d’asta per l’acquisizione societaria in corso
Il problema è sempre quello: chi decide qual’è il valore dell’impianto se non un improbabile concorrente di SGR? La gara sarà anche aperta a tutti, ma provate a mettervi nei panni di un eventuale concorrente che deve venire a Rimini a competere con il proprietario di fatto delle reti e, contemporaneamente, il gestore dei servizi pubblici e privati, dovendo poi coprire anche un non meglio identificato debito nei confronti di SGR, che tende a sbilanciare ancor di più il valore. Piuttosto ti compri una squadra di calcio e come valore aggiunto ti riempi di veline.
Così forse in fondo non ho dei grandi poteri. La prima asta è andata deserta, alla seconda c’era solo SGR e nella gara del 2015, potere scommetterci il cerchio si chiuderà nel nome dell’assenza di concorrenza e dei monopoli sovietici.
Cosa rimane per Rimini? L’Amministrazione dice soldi per le fogne e il Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato (qualsiasi cosa esso sia). Vero, ma anche la cessione di un’altra partecipata che, dopo l’abbondante perdita di azioni di Aeradria, fa di Rimini  una produttrice di aziende pubbliche nate per essere svendute al privato. Chi sarà la prossima? Le eccellenze della sanità locale sono già in cammino per l’Area Vasta, la Fiera non è mai stata altro che il reame di sua maestà Cagnoni e il TRC è nato per essere un fallimento. Ci toccherà rimanere con Notti Rosa e ruote che girano, ma non sanno dove vanno.
Davide Cardone
[@DadoCardone]
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L’esperienza degli altri.

Sbuffata notturna del Biodigestore di Rimini
Sbuffata notturna del Biodigestore di Rimini

Mentre in questi giorni a Rimini si festeggia la meravigliosa soluzione del Biodigestore che, oltre ad essere un esempio di sicurezza, contrariamente a quanto sostengono le 100 denunce del comitato Rimini UpTown, offrirà anche il dono della luce a 9000 riminesi, il Consiglio Comunale di Ferrara all’unanimità decide di impegnare il proprio Sindaco per bloccare la costruzione e la progettazione di nuove centrali a Biogas.

 
Il motivo? Il Territorio di Ferrara non è alla prima esperienza, come la verginella Malatestiana, per quanto riguarda questo tipo di impianti. Nel Ferrarese sono diverse le centrali e sono diversi anche gli studi che si preoccupano di scoprire le incidenze riguardo alla sproporzione di malattie delle vie respiratorie, come il cancro ai polmoni. Sebbene i rilevamenti statici possano essere politicamente diluiti nel loro effetto mediatico, ci sono cose come il traffico pesante indotto e incidenti come quelli già raccontati sulle pagine della nostra cronaca, che si fanno molta più fatica a silenziare.
 
Il Territorio di Ferrara è giunto all’attuale risoluzione dopo una serie di conflitti tra la popolazione e i sindaci coinvolti, dopo aver compromesso il proprio territorio chissà quanto profondamente. A Rimini siamo solo all’inizio della stessa strada, ma le spinte che incentivano quello  che altri hanno giudicato pericoloso sono le stesse.
 
L’interesse principale è di Hera, che, data la natura dell’impianto, potrà vendere il gas e l’elettricità a meno, magari a se stessa come fa SGR con Sgr reti e Sgr Servizi, o addirittura ad Sgr stessa, consorella nello medesimo organigramma. Naturalmente non  si negherà neanche  qualche bell’incentivo e/o finanziamento europeo. In tutto questo cosa va ai cittadini? A quelli di Rimini UpTown preoccupazione, impegno per provare a difendersi legalmente, traffico pesante, puzza e un territorio agricolo adulterato. Per quanto riguarda invece gli 8000 Megawatt non avranno certo un prezzo diverso per quei 9000 cittadini a cui saranno destinati. Teleriscaldamento docet.
 
Dunque Ferrara, anch’essa a maggioranza PD,  grazie all’interessamento di  Progetto per Ferrara, il cui referente è Valentino Tavolazzi, ha messo un fermo alla consuetudine di assecondare Hera in ogni desiderio. Quando toccherà a Rimini? In un Comune dove l’Assessore all’Ambiente è convinta di combattere gli scandalosi valori del PM10 con i pedibus… bisognerà aspettare parecchio.
Davide Cardone
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