Il Braccio Destro – Di Walter Delogu e Davide Grassi.

Mursia Editore – 223 pagine – 17,00€ prezzo intero della copertina.

A volte lo faccio, ma questa recensione in particolare necessita di una piccola premessa. Uno degli autori del libro, Davide Grassi, è un mio caro amico e ho avuto modo di conoscere anche Walter, che ho trovato molto simpatico. Tra l’altro la copertina del libro è stata realizzata con un mio scatto. Per cui dare peso o meno alla recensione è una scelta che lascio totalmente nelle vostre considerazioni.

Il Braccio Destro, edito da Mursia, è un romanzo particolare. Potrebbe essere considerato, a tutti gli effetti, un prequel del libro scritto da Andrea Delogu, figlia di Walter. La Collina (di cui ho già fatto la recensione qui), si concentrava sulla libera interpretazione delle memorie di Andrea, degli anni passati a San Patrignano con i suoi genitori. Ne “Il braccio destro”, invece, la parola passa a Walter che, grazie al personaggio ideato con l’aiuto di Davide Grassi, ripercorre la genesi criminale che lo avrebbe poi portato più volte in comunità.

Lasciatemi dire che non è mai facile recensire le memorie di un uomo che hai conosciuto, anche se romanzate. E’ inevitabile leggere fra le righe e ricostruire la persona che conosci, seppur superficialmente. Ti sembra quasi di giudicare, ma questo lavoro lo devo fare, perché il libro è bello, sia per quello che racconta apertamente, sia per quello che, con un po’ di attenzione, ci si trova.

Angelo Melis è un ragazzino sedotto dalla Criminalità. A fargli scattare l’esigenza di percorrere quella strada è, tra le altre cose, un padre che lui considera troppo remissivo nei confronti di quello che la vita gli ha tolto. Suo padre non ha nulla che non vada. E’ un lavoratore onesto, con una seria preoccupazione riguardo al futuro del figlio, ma non sa prendere posizione come gli spietati criminali che Angelo ammira. Loro si appropriano di tutto senza chiedere il permesso e anche Angelo desidera questa possibilità.

La criminalità porta con sé anche un’assenza totale di normalità. Angelo vive Milano con altri ritmi, altre paure e altri parametri, rispetto alla popolazione produttiva. Sente forte anche il contrasto sociale con la “Milano bene” e questo porta sempre a un corto circuito quando ne incontra i figli. E’ giovane, troppo giovane per fare la vita da malavitoso e trova sostegno solo nella droga. Eroina, cocaina, a volte tutte e due insieme, e le pistole. Quelle gli piacciono e gli regalano la sicurezza in più che la droga non può offrire.

Angelo Melis scala le organizzazioni a cui si affilia e molto spesso cade in disgrazia a causa dei suoi vizi. Per questo non è mai lui il boss e l’unico ruolo che gli è consentito raggiungere è quello di braccio destro. A lui sta bene così. Ha tanta insofferenza dentro di sé e l’unica cosa che gliela fa dimenticare, oltre alla droga, è un ordine rischioso, da accettare senza discussioni, impartito da uno dei suoi “padri” criminali. E di quelli ne trova. Ne trova uno anche in quella Comunità che, in fin dei conti, lo salva da una vita da tossico. Lì c’è Sergio, un uomo che, senza alcuno scrupolo, vuol realizzare la sua visione e che non si fa pregare per usare le abilità da strada di Angelo.

Questo romanzo l’ho finito in un giorno. Per tutta la lettura sono rimasto sulle spine, cercando di capire se il capitolo successivo mi avrebbe proposto una caduta o una redenzione. Ho apprezzato lo stile da spaccone con cui il protagonista racconta quella che, in sostanza, è una lunga e interminabile caduta verso una vita normale e il desiderio di una famiglia. Angelo Melis, alla fine, è un uomo con un retaggio criminale che trova solo nell’ultima sconfitta il regalo della normalità.

Questo romanzo rappresenta un buon uso delle appassionanti memorie di Walter e un grande lavoro di Davide che, fortunatamente, da avvocato penalista, ha saputo organizzare in forma coerente la grande spinta di una tormentata memoria realmente criminale. Consigliatissimo.

@DadoCardone

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Lamberto e la morte in cristalli.

Effetto dell'MDMA sulla pupilla.
Effetto dell’MDMA sulla pupilla.

Sono stato un adolescente alla fine degli anni ’80 e  anche allora si moriva. L’eroina ne ammazzava tanti, ma prima li riduceva in nulla, dopo averli costretti a fare qualsiasi cosa per soddisfare quell’assurdo bisogno. Al secondo posto nella graduatoria dei killer c’erano sicuramente le droghe sintetiche e quelle avevano  lo svantaggio di lasciare un sacco di feriti sul campo, gente che “andava fuori” e non tornava più. Anche la cocaina era presente, ma era più una droga per chi poteva spendere. A legare tutto il nemico più subdolo, l’alcol.

Oggi? Oggi è uguale ed è una sconfitta. In quasi trent’anni non siamo riusciti a sviluppare una cultura di prevenzione rispetto a questo tipo di fenomeni … che poi sono necessità, perché se si cerca di sostituire chimicamente mancanze della propria vita, qualcosa che non va c’è di sicuro. Lo si dovrebbe cominciare a capire nelle famiglie e nelle scuole, ma le famiglie sono le prime a non essere educate in tal proposito e le scuole fanno fatica a coprire le necessità evidenti, figuriamoci quelle più nascoste come una depressione latente. Un ragazzo che si droga non vuol essere se stesso. Non vuole essere se stesso con gli amici, con il divertimento, con l’altro sesso, con l’esistenza. E’ il male di vivere e ad una certa età ce l’hanno un po’ tutti, il problema nasce però quando non c’è nessuno che ti aiuta ad affrontarlo.

Poi un giorno succede qualcosa, come è successo a Lamberto questo fine settimana. Una famiglia si spezza nel modo più straziante, Sindaci e discoteche si interrogano sul perché, ma il perché è sempre lo stesso della precedente morte. Qualcuno arriva anche a sottolineare quanto la cosa sia incredibile perché “era un bravo ragazzo”. E’ per questo che Lamberto, un ragazzino di 16 anni, poteva ballare alle 4 di notte, in overdose da sostanze psicotrope, a 50km dai suoi genitori? Perché era un bravo ragazzo e nessuno se l’aspettava?

E’ evidente che vi sono una serie di tutele  saltate e non mi riferisco solo a quelle genitoriali. Tutti hanno lasciato Lamberto libero di autodeterminarsi nell’uso di stupefacenti. Casa, Scuola, Amici, Discoteca, Società. Nessuno è stato in grado di piantare un dubbio sufficiente nella testa di un ragazzino, che di conseguenza non ha saputo dare il giusto valore ad una libertà conquistata troppo facilmente.

Il primo dei colpevoli, ma solo in quanto testimone dell’assenza di una cultura della prevenzione, è l’imbecille che sottintende che “in fondo … con tutta questa gente …. con tutta la droga che gira …” un decesso è un bilancio sostenibile.  Giustifica un morto e li giustificherai tutti. Giustifichi i 5 senzatetto trovati morti per le strade di Rimini dall’inizio dell’anno, giustifichi la mamma che ha ammazzato se stessa e la figlia disabile perché abbandonate, giustifichi l’imprenditore che si toglie la vita perché lo Stato considera le sue tasse un motivo valido per togliere dignità ad un essere umano, giustifichi l’anziano stroncato nel sonno da una stufetta difettosa perché il riscaldamento normale non lo poteva pagare. A volte le statistiche dei decessi non sono altro che il  bollettino delle inadempienze della nostra Comunità.

Qualcuno avrebbe dovuto mettere a conoscenza Lamberto delle conseguenze di quello che si apprestava a fare, anche se non era tipo da farlo. Un ragazzino di 16 anni non sa ancora chi è, lasciarglielo spiegare da qualcuno che ne sa meno di lui può essere fatale, come lo è stato in questo caso.

Girovagando per la rete si scoprono cose interessanti proprio dai ragazzi che, con l’identità nascosta da un nickname, discutono in scioltezza dell’uso corretto “per un corretto sballo” dell’MDMA.  Prezzo, composizione (pasticche o crisalli), dosi. E’ meglio la pasticca o è meglio il cristallo? E’ più o meno pericolosa della Coca? Se la mangi ti viene l’epatite? Ovviamente nei Forum non è che scrive il Dott. House e riguardo alle interazioni si dice solo di non fare mischioni “che schiatta a cap!“. Un dottore probabilmente saprebbe dirgli che assumere Extasy con l’alcol, cosa peraltro prevista tra le modalità di sballo, a lungo andare può provocare un’insufficienza renale acuta o della coagulazione intravascolare disseminata. Potrebbe dirgli che le metamfetamine provocano gravi danni alla salute anche se si è semplicemente sotto cura antibiotica, che vi sono un miriade di medicinali la cui interazione porta alla morte istantanea e che, in ogni caso, il calo della serotonina è inevitabile e un uso abituale di questa droga può dunque favorire stati depressivi gravi, nonché esacerbare quelli già esistenti.

In rete ho scoperto anche un’altra cosa. Su Ebay, al modico prezzo di 4,00€ cadauno, si vendono kit per rilevare dalle urine l’uso di varie sostanze quali cannabinoidi, cocaina, Extasy. L’impiego è molto semplice. Si intinge una linguetta nell’urina del soggetto (la stessa urina che vi lamentate di trovare in continuazione sul bordo del water) e a seconda del colore apparso si determina la sostanza assunta. Sia chiaro… il mio non è un invito all’invasione della privacy, ma se un ragazzino di sedici anni per divertirsi ha bisogno di fottersi le sinapsi probabilmente quell’invasione la sta chiedendo in molti modi diversi.

Il resto è business. La droga è da sempre un mercato florido perché sa adattarsi velocemente nei prodotti, nei prezzi e nelle modalità di distribuzione. L’MDMA, che avrà un costo di produzione di 5€ al grammo (se ce l’ha), si rivende dalle 50 alle 80 euro, ma per chi si  vuole fare del male esiste anche roba più economica. E’ tornata ad esempio l’eroina. Costa poco e adesso, fumandola e sniffandola, l’uso è diventato più friendly… al contrario delle conseguenze. Anche la Coca ha abbassato le sue pretese di prezzo.

Il punto però rimane che i pericoli di oggi sono i medesimi di quelli di trent’anni fa ed anche i meccanismi che portano al loro incontro sono uguali. E’ magari cambiata l’incidenza di alcune regole, tipo quella che una volta, se volevi andare in discoteca a sedici anni, ci dovevi andare la domenica pomeriggio e se ti ubriacavi o ti drogavi poi dovevi fare i conti con il mondo dei vivi, senza la protezione implicita della notte fonda e dei suoi abitanti. Badate bene, questo non è un attacco alle discoteche (o simili) è il richiamo ad un’attenzione che pare non esserci più da parte di molte, troppe, entità che dovrebbero prendersi cura dei nostri ragazzi (noi compresi). Andare a SanPatrignano a parlare di droga è un atto formale, che ha poco a che vedere con la realtà di quello che bisognerebbe fare. Solo che una Riviera più controllata da quel punto di vista non sarebbe un buon affare, come lo è, per molti.

P.S.

“Il costo di produzione di un grammo di mdma non credo superi i 5€… tagliarlo con cazzate ha molto meno senso rispetto a tagliare la coca xke trovare qualcosa che costi meno dell’md è difficile (a differenza della coca…), per esempio le pasticche io a Londra le ho trovate anche a 2€ l’una ed erano pure buone, quindi fate voi…” [Grandegenio da Discutere.it]

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Rimini Calling – Pulire il cielo con un mocio.

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Foto di Eleonora Della Vittoria

Entro a Villa Manzi che è tardo pomeriggio. Municipale e Questura si sono appena ritirati augurando buon proseguimento. Sulla porta c’è Vera, una bambina bionda di 5 o 6 anni, che punta un mocio verso le nuvole e afferma di voler pulire il cielo. Lei è una delle cose che ricorderò di Rimini Calling e alla domanda “What for?” risponderò: per pulire il cielo con un mocio. Non è sterile romanticheria, è proprio la dimensione dell’impresa.

A Rimini, bisogna ribadirlo onde evitare di prendersi per il culo da soli, la legge non è uguale per tutti. O meglio, lo sarebbe anche, ma bisogna ricordare che è uno strumento e, come tale, può essere usato in maniere diverse a seconda delle convenienze, delle pressioni e delle abilità degli avvocati.

Nella modesta attività di osservatore amatoriale mi è capitato più di una volta di vedere completamente ribaltate situazioni che davano speranza di legittimità a ricorrenti non potenti. Ricordo con particolare fastidio il caso dell’abitazione di Walter Moretti. Il Tar aveva sentenziato che parte della sua proprietà non potesse essere demolita per il fatto di trovarsi in una occupazione di provvisoria di cantiere, ma il GIP ritenne che il firmatario di quella sentenza non voleva dire quello che aveva detto e venne buttato giù tutto per far spazio al TRC. Non sfuggì a nessuno dei coinvolti l’ingiustizia di quell’atto, come pure improvvisamente fu molto chiaro quanto potesse essere prevaricante una pressione politica.

La cronaca ci mette in questi mesi di fronte ad un caso dissimile per dinamiche, ma non meno perplimente. Due fatti in realtà. Entrambi molto noti all’opinione pubblica, anche se poi magicamente invertono il loro valore  nella percezione e nelle somministrazioni di pena. Il Coconuts, la cui soglia ci viene raccontata come approdo di tre diverse organizzazioni criminali e Casa Madiba occupata per esigenze di Emergenza Abitativa. Per il locale notturno un provvedimento elevato chiamando in causa l’articolo 100 del TULP viene dimezzato da 30 a 15 giorni dal TAR, mentre per il Centro Sociale, dopo uno sgombero a tempo record, un mese di presidio di Polizia fino al dissequestro. Fuori dal Coconuts (le indagini chiariranno se anche dentro) un kg e mezzo di cocaina a notte, dentro Casa Madiba assistenza ai senzatetto. Pare solo a me una stortura?

Di sicuro sembra una cosa strana che Gnassi e la sua  Giunta, pronti ad intestarsi anche le giornate di sole, sulla grande operazione antidroga abbiano fatto scena muta. E’ evidente che pur di non mollare l’osso della Molo Street Parade, manifestazione per limitrofi che occupano più la macchina che le stanze d’albergo, si è disposti a sopportare anche l’accostamento al malaffare più pernicioso in assoluto: il Narcotraffico. D’altronde fu lo stesso Primo Cittadino a paragonare Rimini ad una Miami dell’Adriatico… per quanto riguarda il traffico di stupefacenti ha proprio indovinato.

L’impressione è che anche Rimini faccia fatica a scegliere, inibita da un malinteso amor per l’indotto turistico, senza contare che sono proprio questo genere di situazioni ad affossare una Riviera in curva negativa da tempo immemore. Sappiamo per certo, se n’è parlato anche in un apposito Consiglio Comunale Tematico, che vi è una massiccia infiltrazione delle Mafie nel panorama degli  Hotel della costa. Sappiamo anche, proprio grazie all’operazione “Titano“, che la vendita e l’uso di droghe ha superato il livello di guardia e che, probabilmente, questo commercio è finanziato dall’altrettanto visibile sfruttamento della prostituzione. La gente si muove per contare gli stranieri nelle case Erp e poi va a mangiarsi  piada e sardoncini nella piazza dello spaccio, facendo finta di niente.

Ecco perchè l’iniziativa Rimini Calling appare una fatica improba. Intendiamoci, questo non significa che non abbia effetti. Anzi.  L’occupazione di Villa Manzi, meglio definita come TAZ (Zona temporaneamente autonoma), è stata principio di reazioni a catena su più livelli. Molti hanno tentato di leggerla senza peraltro fare la cosa più ovvia, andando in apprensione. Se fossero semplicemente andati ad assistere avrebbero scoperto cose interessanti ed evitato di ipotizzare attentati alla Molo [Tanti Selfie per Gnassi] Parade. Rimini Calling è stato un laboratorio di condivisione, discussione, performance, ma soprattutto una fucina per ragazzi che hanno parlato di lavoro, di scuola, di Europa ed hanno trovato il loro modo produttivo di esprimersi. Questo ovviamente avrà delle conseguenze.

Personalmente ho molto gradito la performance dei Pippatori con centoni giganti fuori dal Coconuts, un modo efficace per dire che non tutto può passare sotto silenzio o, ancora peggio, sotto la perniciosa stupidità per cui si va a protestare contro l’extracomunitario, ma se ti infarinano la stagione chissenefrega.

P.S.

“Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica.” [Salvador Allende]

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‘Na birra e un kilo e mezzo di coca.

IMG_20150612_164819_1Edizione straordinaria: a Casa Madiba c’era chi pagava la birra, parola del Pentito dei centri sociali. Chi è costui? Non è dato saperlo, almeno non possono sapere il suo nome i destinatari dell’infamata a mezzo stampa, mentre lo sa ovviamente la Questura che ha preso la denuncia, la redazione di Quel che Rimane del Carlino che l’ha propagata e il denunziante (di questo però nessuno è molto sicuro).

I Fatti. Il 12 giugno mattina le locandine fuori dai giornalai urlano lo scoop. Un non meglio identificato “pentito“, termine che di solito identifica chi tradisce un’organizzazione criminale in cambio di benefici vari ed assortiti, avrebbe denunciato Casa Madiba Network per vari motivi. Violenza privata, ma anche estorsione, perché, sempre secondo il galantuomo che viene definito “ex attivista“, a Casa Madiba o lavoravi gratis, o dovevi pagare 400€ al mese e la birra te la dovevi pagare. Pare che quest’ultimo elemento sia proprio quello che da più credito alla storia. Pagare la birra… inaudito. Posso usare una parola dura? Immorale. Se poi vicino non ti ci mettono almeno dei Tacos se ne dovrebbe occupare direttamente il Tribunale dell’Aja.

Gli attivisti di Casa Madiba rispediscono le accuse al mittente, chiunque esso sia, e organizzando una conferenza stampa dove gli ospiti, i senzatetto, fanno delle dichiarazioni sconvolgenti. Elenchiamo:

  1. Quattrocento euro, tutti insieme, sono anni che non li vedono. E’ più facile che ne abbiano procurati a loro insaputa alle varie associazioni umanitarie ufficiali che, si sa, ottengono rimborsi e accedono a fondi.
  2. Non solo non gli sono mai stati chiesti soldi, ma addirittura gli attivisti ne hanno messi per loro a causa di spese urgenti (tipo permesso di soggiorno). A questi vanno aggiunte le risorse personali di tempo, lavoro e danaro abitualmente messe a disposizione perché questi “con la fissa dell’assistenza” sembra quasi ne facciano una questione di principio. Valli a capire.
  3. Casa Madiba è una grande famiglia… ma se qualcuno li dentro avesse 400 euro al mese da spendere solo per un affitto sarebbe un parente lontano. Un luogo occupato non è che sia proprio un resort.
  4. Dai oh!

Anche l’Avvocato Paola Urbinati è intervenuta alla conferenza sia nel ruolo di difensore, anche se ancora deve capire cosa difendere da chi, sia in quanto portatore di istanza per il suo ambito professionale, elencando i motivi per i quali a dare informazioni sulle denunce prima ai giornali che agli interessati si pratica un’evidente stortura. Non dello stesso parere uno dei rappresentanti della Stampa, la giornalista di Quel che Rimane del Carlino, che ha dapprima tirato in ballo la tutela della fonte poi, stimolata sull’etica del giornalismo e sul diritto di replica, si è appellata al diritto di cronaca, in seguito si è fatta tirare il culo e se ne è andata. Una delle scene più meschine di sempre.

Qualcuno, giuro che non lo conosco, prima che la giornalista se ne andasse ha voluto ricordare che: il diritto di cronaca è il diritto del cittadino di essere informato e non quello del giornalista di dire quel cazzo che gli pare. Scusate la parola giornalista.

C’è da aspettarsi comunque che la professionista, perlomeno delle uscite ad effetto, renderà pan per focaccia agli irrispettosi Madibers. Facile da intuire, ma non per la questione personale, quella semmai faciliterà il compito che il Carlino pare essersi dato nelle ultime settimane. Palesemente contrario alle occupazioni ha condotto una campagna tutta sua a colpi di Pungiglione, rubrica che i più conoscono ormai come il Frustratone, una strana rubrica che pungere non punge, ma ronza forte. Senza alcuna traccia di sagacia, sebbene intrinsecamente promessa dal nome, sono state attaccate le occupazioni e i parlamentari che hanno solidarizzato, ma mai una parola sul kilo e mezzo di “bamba”, a sera, che nevicava sul Coconuts. Non è che il Frustratone ha dei freedrink da utilizzare nel locale di Paesani (quando lo riaprono)? E’ facile intuire che la naturale propensione del Resto del Carlino a dargli addosso agli occupanti e ai loro sodali, con articoli quali “I Grillini difendono Forza Nuova” e “Hannibal Lecter è lo zio di Giulia Sarti“, hanno fatto di quella redazione il veicolo naturale per l’offensiva che ha l’evidente scopo di delegittimare una realtà che sta procurando diversi grattacapi.

Nessuna ipotesi sul chi e sul perché, non siamo purtroppo sprovvisti di pentito da Redazione, ma un interrogativo su tutti. Dopo l’articolo su quanto sono bravi i fratelli Paesani, rianimatori delle notti riminesi e portatori di indotto, possiamo aspettarci anche un bel redazionale sulle molte attività di assistenza, a titolo gratuito, offerte dal “Racket” Madiba? Ho un presentimento…. no. Volete sapere da dove arriva il sospetto? Dal semplice fatto che quando nei locali qualcuno suona Maracaibo di Lu Colombo le uniche parole che sanno tutti e che tutti urlano come matti sono: “Rum e Cocaina, Za’ Za‘”. C’è stato un momento in cui si è cantato “We are del World“, ma.. è durato poco.

P.S.

“C’è chi ha parlato di prostituzione intellettuale, ma c’è una differenza tra una prostituta e certi giornalisti: ci sono cose che una prostituta non fa. Per questo esistono le escort” [Daniele Luttazzi]

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Solidarietà e polvere di Coconuts

maxresdefaultIeri sera, nell’Assemblea pubblica del Movimento 5 Stelle di Rimini, me ne sono reso conto una volta di più: la Solidarietà è l’unica difesa. Che ci crediate o no, questo è un pensiero molto cinico.

Di solito faccio così. Me ne sto da una parte, ascolto, prendo nota mentale di qualcosa che scriverò. Forse la notte stessa, forse dopo un anno, perché per me è la stessa cosa di quando trovi una bella frase e la sottolinei. Stavo lì e appunto ascoltavo questa cosa che mi sembra ineluttabile.

Manila parla della sua esperienza, cita numeri e io guardo come rimbalzano nell’espressione della gente. Qualcuno da segno di capire quanto siano assurdamente grandi quelle cifre, ma in quanti ne comprendono le conseguenze? Secondo diverse fonti internazionali 500.000 mila persone attendono di salpare verso l’Italia. Se sommi questo a quello che viene fuori con le indagini su Mafia Capitale ti accorgi che nulla può fermare il guado, perché da questa parte ci sono organizzazioni criminali che ci fanno più soldi che con la droga … ed hanno agganci nelle istituzioni. Coop Bianche e Coop Rosse, secondo le ultime notizie, dialogano amabilmente su affari milionari.

E allora eccolo lì il pensiero cinico, ti salvi solo con la Solidarietà. La Solidarietà assorbe quello che la società formale rifiuta, ma comunque rimane lì a decantare. Non è che per caso qualcuno si è convinto che facendo finta di non vedere le persone si volatilizzano vero?? Rimini ha tra le sue identità nascoste una necropoli abitata da non vivi, ma neppure morti e non te la cavi come con The Walking Dead.

Solo una Comunità che esce dall’assistenza istituzionalizzata e sperimenta quella diffusa può assorbire una botta come quella che sta arrivando. La Povertà è un business molto ben organizzato e per rispondergli serve una rete altrettanto efficace, meno dipendente da soldi deliberati oggi e tolti domani dalla Corte dei Conti. Senza contare poi il fatto che anche le più ben intenzionate organizzazioni umanitarie sono spesso pachidermi burocratizzati, con un costo di mantenimento non indifferente. Eppure siamo così messi male che sono indispensabili.

Torna al tuo paese“, questa secondo alcuni dovrebbe essere la formula risolutrice, ma quando il loro paese è proprio questo Paese che si fa? Una società che  trasforma la solidarietà in pratica escludente, usando lo sciovinismo come parametro, ne viola il principio stesso rendendola inefficace, tanto che non funzionerebbe manco per gli Italiani. Oggi, comunque, non sta funzionando e non certo per i troppi stranieri da assistere… quelli sono un affare da 40 euro al giorno a persona per Carminati e chissà per chi altro. Questi personaggi si fanno beffe della legalità senza sfumature, l’inviolabile principio formale creato da un credo illuminista che aveva troppa fiducia nella ragione umana. Per alcuni dei reati che si sono inventati questi signori (tutti italiani) probabilmente non esisterà neanche la corrispondenza nel codice penale, eccola servita la giustizia formale. E se il principio di legalità fosse realmente inviolabile quanti di noi si salverebbero? Quanti di noi credono in un necessario relativismo etico come legittima difesa?Parcheggio in divieto tanto sto poco“, “dichiaro di meno perché lo Stato ruba più di me“, “compro senza fattura così risparmio l’iva“, “in quell’ufficio ho un amico che…“. Dai!

Dopo le notizie di oggi sull’operazione Coconuts permettetemi di farmi una grossa risata all’indirizzo di chi pensa che i problemi di Rimini siano Senegalesi o Bangladesi che vendono bastoni per il Selfie sulla spiaggia. Cocaina, armi, denaro falso, prostituzione d’alto bordo, ma avete capito cosa Rimini deve temere oppure no? Contro tutto questo cosa volete mettere? Le ronde e il principio che i più poveri devono annichilirsi sino all’evaporazione?

Ridate Rimini alle famiglie, ridate Rimini alla Solidarietà, ridatela ad un senso comunitario,  toglietela a ‘sti fissati con gli anni ’80 che imbellettano la merda con i colori pop. Fatelo voi che siete Riminesi, io non posso… sono straniero.

P.S.

“Sconfiggere la povertà non è un atto di carità, è un atto di giustizia”. [Nelson Mandela]

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