Rimini, amministrative 2021 – dati sull’affluenza – chi si deve spaventare? (Aggiornato)

Secondo i dati ufficiali del Ministero degli Interni, aggiornati alle 23:46 di domenica 3 ottobre, i cittadini riminesi al voto sono stati 50.687 su 120.330 aventi diritto

Una percentuale del 42,12%

Bassa? Per il momento sì, ma bisogna considerare che il voto è distribuito in due giorni e che non si può nemmeno operare un raffronto con le precedenti votazioni, che si tennero nella sola giornata del 5 giugno 2016.

In quel caso l’affluenza fu del 57,86% (circa il 10% in meno delle precedenti).

Quella volta vinse Andrea Gnassi al primo turno, con una percentuale doppia rispetto al suo primo competitor Marzio Pecci della Lega, candidato per il centro destra unito.

Un’elezione sui generis. Il Movimento, forte di un buon dato nazionale e di un ottimo lavoro sul territorio, venne suicidato da Beppe Grillo in persona che non voleva discutere con l’ex moglie, convinta che oltre al mantenimento le spettasse anche una lista 5 stelle a Rimini.

I voti del Movimento non pervenuto vennero raccolti in parte dall’ex (non di Grillo) Luigi Camporesi che ottenne un 9,53% condannando se stesso e Gnassi ad altri inutili 5 anni di bestemmie tra i denti.  

Dal ritiro del Movimento anche Pecci ottenne qualcosa, perché si sa che i 5 Stelle sono ecumenici. Non abbastanza però. Rimase infatti ben lontano dallo sfiorare il ballottaggio, forse per l’innata passione del centrodestra a candidare sindaci “forestieri” in una Rimini che non sopporta nemmeno i riminesi. Figuriamoci un riccionese o un bellariese.

Tornando alle elezioni odierne e all’attuale bassa affluenza. A chi fa bene e a chi fa male la diserzione delle urne? Gli elettori dei partiti più radicati e strutturati, pur nel calo generale, sono più motivati al voto. Questa potrebbe sembrare una considerazione ovvia, ma è senz’altro una chiave di lettura valida. Storicamente i partiti del cambiamento (vero o supposto che fosse) hanno sempre beneficiato di un’affluenza sopra la media.

Per cui il Partito Democratico, sebbene abbia dato il peggio di se (per il momento) con la solita “guerra tra bande”, è favorito dalla situazione, soprattutto perché radicato amministrativamente e presenta il valore della continuità. La gente, si sa, preferisce il male conosciuto, se le si presenta in alternativa qualcosa di incerto e sconosciuto. In fondo, nonostante il tifo, le promesse della politica rimangono quello che sono: opportunismo che poi si scontra con il vero impegno amministrativo.

Gli altri partiti (o liste, o movimenti, o gruppi di terapia che siano) dovrebbero temere la scarsa affluenza. Il centro destra è sostenuto da un eccellente dato nazionale, ma sembra giocare a perdere, candidando sindaci senza legami con il territorio. Chissà forse hanno visto il conto rimasto sul tavolo e pensano sia meglio pagare il prossimo giro.

Gloria Lisi ha composto un’alleanza funzionale alle elezioni, come un raggruppamento temporaneo d’imprese. Utile solo se si arriva al ballottaggio, ma inutile per fare l’ago della bilancia una volta esclusi dalla competizione. Le liste smarrite si comprano con le caramelle. Bene, tatticamente parlando, l’alleanza con il Movimento, ma lei più di chiunque altro, essendo la “novità”, soffrirà il protrarsi di una scarsa affluenza.

Rimane l’incognita di Rimini Coraggiosa, anche se comunque funzionale a Jamil Sadhegolvaaad. E’ l’unica lista, tra quelle che si candidano per la prima volta alle amministrative, ad avere una storia sul territorio.

Anche se i risultati delle ultime regionali su Rimini non sono stati certo incoraggianti ( 1.555 voti per il 2,25%% delle preferenze), in questa tornata possono vantare il valore aggiunto di Marco Tonti, il primo candidato ufficialmente appartenente alla comunità LGBT nelle amministrative riminesi. Sembra quasi di essere nel 2021, vero?

In ogni caso. Il prossimo aggiornamento sarà di oggi, lunedì 4 ottobre, alle ore 15.00 ed allora potremo meglio considerare il dato dell’affluenza.

AGGIORNAMENTO ORE 15.00

L’affluenza è un po’ risalita, ma il calo è confermato.

Il risultato è del 55,59% contro il 57,86% delle precedenti.

2,27% punti percentuali non sembrano un grande calo, ma confermano il trend in discesa della manifestazione elettorale che dovrebbe essere la più seguita in quanto connessa più direttamente agli interessi dei cittadini. Se poi il dato viene confrontato alle precedenti Regionali (con minaccia Covid più severa) è addirittura avvilente. A quella tornata elettorale avevano partecipato il 63,54% degli aventi diritto… e non era certo un risultato esaltante.

A più tardi con l’analisi del voto.

@DadoCardone.

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Quando anche a Conte scende la catena.

Durante la più grande crisi mondiale dal Dopoguerra ad oggi, è permessa una sculacciata a reti unificate?

Noi italiani siamo un popolo straordinario. Sì, abbiamo l’arte, il cibo, il paesaggio, eccetera, ma tutto questo è nulla confronto alla nostra capacità di recitare per la nostra personalissima causa. E’ una riflessione inevitabile leggendo questa mattina le reazioni alle dichiarazioni di Giuseppe Conte. Avete presente, no? Parafrasando: Matteo Salvini e Giorgia Meloni sul MES mentono e lo fanno a discapito del loro Paese.

Ebbene a questa dichiarazione, che tra parentesi risponde al vero, reagisce l’alzata di scudi di una certa parte che, badate bene, non è propriamente identificabile solo con una fazione politica. Un numero discreto d’intervenuti, tra politici, opinionisti, influencer (wanna be), giornalisti, direttori di redazioni e postatori compulsivi, controbattono stigmatizzando l’uso personale che Conte ha fatto delle reti unificate.

Dell’uso personale parlo tra qualche riga. Prima vorrei sottolineare quanto mi stupisce l’innata capacità interpretativa di alcuni, che ritengono appropriato l’uso propagandistico della chiusura dei porti di un Ministro dell’Interno in carica, ma insostenibile l’avvertimento diretto di un Presidente del Consiglio, che sta affrontando la più grande crisi dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Poco istituzionale, dicono, quando lui stesso aveva richiamato al rispetto di quel valore. Vero. Però poi c’è un limite che certo non ha deciso lui si sorpassasse. Mi riferisco allo stillicidio di dichiarazioni contro la gestione Conte. L’azione sistematica secondo cui da una parte si richiama alla responsabilità di un’azione congiunta tra maggioranza e opposizione, dall’altra si tirano palate di letame ad ogni piè sospinto.

Il motivo è più che ovvio, saremmo ingenui a non considerarlo. I soliti sondaggi riportano il gradimento verso l’azione di Conte e l’affossamento delle speranze governative del Centro Destra che, fino ad un giorno prima del Paziente Uno, stava già pensando a che tipo di acqua minerale servire durante il suo imminente primo Consiglio dei Ministri.

E’ il gioco delle parti, si sa. Però esistono momenti in cui questo gioco non si fa. Il momento in cui la capacità di sopravvivenza di un Paese non può e non deve essere affidata agli interessi di parte, perché in ballo c’è troppo. E qui riprendo il concetto dell’uso pro domo sua che Conte avrebbe fatto nella comunicazione di ieri. Non era un uso personale, perché in quella comunicazione rappresentava anche me. Siamo solo in due a pensare che Salvini e Meloni stiano giocando a fare le capriole in una vetreria? Non penso.

A parte le prese di distanza di politici, tifosi, direttori di House Organ travestiti da libera informazione e del solito Matteo Renzi (per carità lui la polemica non la può sentire nemmeno nominare!), non ho capito la dichiarazione di Enrico Mentana. Il direttore del TG la 7, che peraltro stimo, dice :”Se avessimo saputo quello che stava per dire Conte non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza.”. E perché? Chicco! E il mio diritto di essere informato? Conte ha detto che Salvini e Meloni mentono. E’ una notizia e io la voglio conoscere. M’interessa molto più questo di Salvini col rosario in mano e quello me lo hai fatto vedere senza troppe remore.

La dichiarazione di Conte di ieri la trovo perfettamente lecita considerando il peso della responsabilità che sta accumulando su di sé e, di contro, il gioco sporco e irresponsabile praticato dagli oppositori. Il Presidente del Consiglio, alla fine di tutto questo, non avrà a disposizione l’Handicap come un giocatore di golf inesperto. A lui saranno addossati morti e perdite economiche, anzi già adesso stiamo qui a dire “In Germania sono più bravi”. A fronte di una responsabilità che nessuno ha mai avuto, penso si possa concedere uno strappo all’etichetta, soprattutto se funzionale ad un chiarimento. Anche perché le cose se non le dici ad alta voce stentano a essere registrate. E poi… scarso rispetto per il ruolo istituzionale. Fossi stato io al suo posto avreste sentito il primo Presidente del Consiglio bestemmiare a reti unificate.

P.S.

Ma ci pensate in una crisi come questa avere Salvini al posto di Conte? Mentre scrivevo questa frase sono svenuto due volte.

@DadoCardone

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Circoscrizione di Rimini: Comune per Comune le preferenze assegnate ai Capolista.

Una domanda: ma il voto di protesta è quello di chi vota Movimento e Lega o quello di chi non vota Pizzolante come rappresentante del Centro Sinistra?

E’ ora che qualcuno cominci a farsela questa domanda perché le Urne hanno parlato e, piaccia o non piaccia, sopra la loro verità non si passa. Una coalizione vince, Centro Destra, una perde, Centro Sinistra  e c’è un Partito da solo, il Movimento 5 Stelle, che rappresenta un terzo dei votanti. Questa è lo stato dei fatti.

Certo nessuna delle realtà vincenti può governare, ma questo succede fondamentalmente a causa di una legge elettorale costruita per impedirlo. Forse perché i due grandi perdenti di queste elezioni, Silvio e Matteo detto il Bomba, un po’ sospettavano che qualcosa potesse non andare per il verso giusto.  Che dire poi del modo di perdere? Si dice che la sconfitta, più che la vittoria, definisca il carattere di un leader. Mentre Silvio si complimenta e pensa alla prossima mossa, l’Enfant (senza prodigio) vuol invece portare via la palla per non far giocare più nessuno.

Dal Nazionale al locale, e viceversa, le ragioni di vittorie e sconfitte si ripetono uguali dando indicazioni molto precise, per chi le vuol vedere. Vi sono ragioni di sistema, come le motivazioni dello scarso appeal di Liberi e Uguali. LeU, teoricamente, doveva raccogliere i voti degli scontenti del PD, che continuano ad essere innumerevoli. Quello che ha fatto nella pratica è stato costituire una Bad Company, come si fa nell’alta finanza. Così facendo ha depositato tutti carichi esausti del PD e anche qualche titolo tossico. Pietro Grasso, Vasco Errani, Massimo D’Alema… no dico, D’A-le-ma!! A Rimini è stato riesumato persino Giuseppe Chicchi (PDS, DS,Ulivo, PD).  Il risultato finale è stato quello di far rieleggere tutti i “tentennatori”, gente che dentro il PD votava qualsiasi cosa usando un non meglio definito senso di responsabilità: Grasso, Bersani, Speranza, Fassina. Ancora 5 anni a tentennare.

Ragioni di sistema, tra tante altre, valgono anche per il PD, che non ha saputo liberarsi delle scorie peggiori… anzi le ha messe in lista. Anomalie nella struttura stessa della politica, che il votante PD in alcuni casi ha addirittura votato e non si sa se ormai si tappa neanche più il naso. Come caspita fa uno che si definisce di sinistra a votare Casini?? Non si sa. Fatto sta che a Bologna Casini passa con una notevole percentuale di preferenze e lo stesso vale a Modena per Madame Lorenzin Curie. Permetteteci una riflessione a margine, ma neanche troppo: quelli del Movimento saranno anche fanatici, ma chi si bea delle foto di Casini nella Casa del Popolo ha problemi anche più gravi.

Per le sconfitte e le vittorie vi sono anche ragioni personali che, nel caso del collegio di Rimini, siamo in grado di analizzare nel dettaglio. Abbiamo raccolto per voi le preferenze personali ottenute in ogni comune, per i collegi uninominali di Camera e Senato, di ogni singolo capolista della circoscrizione di Rimini. Pensiamo che ciò possa definire abbastanza fedelmente il peso reale di coloro che sono stati scelti come campioni. Potrebbe essere un suggerimento per la composizione delle prossime liste, ma a leggere le dichiarazioni di oggi, sulla cronaca locale, pare che tutti gli eroi di questa infausta guerra per la poltrona lascino la trincea per ritirarsi in cooperative e simili.

Ci sono alcune evidenze che saltano all’occhio. Ad esempio, per quanto riguarda il Senato, Antonio Barboni, del Centro Destra, non raccoglie che il terzo posto nelle preferenze a lui direttamente assegnate. Arlotti lo passa di 500 voti e a sua volta viene più che doppiato da Carla Franchini (la Franka©). La stessa cosa, grosso modo, succede anche alla Camera, solo che qui il Centro Sinistra è terzo anche nelle preferenze personali. #FidatidiSergio.

LeU conferma il dato anche in questo tipo di analisi, un quarto posto, appena sopra l’inedia dei partiti che non passano la soglia, ma abbastanza in alto da azionare il meccanismo del paracadute proporzionale per i Big.

Detto questo, ci ritiriamo in buon ordine e lasciamo agli avventori del Bar Italia il resto dell’analisi politica, d’altronde quest’anno non potranno fare i Commissari Tecnici della nazionale di calcio.

P.S.

“Se Dio avesse voluto che noi votassimo, ci avrebbe dato dei candidati.”  [Jay Leno]

 

@DadoCardone

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Diritti al voto, valutazioni di Arcigay sulle prossime elezioni.

Resistete, siamo quasi alla fine della campagna elettorale più brutta della storia italiana… roba da rimpiangere Cicciolina in Parlamento. In ogni caso le persone hanno ancora bisogno di rappresentanza, soprattutto chi cerca di far arrivare i Diritti Civili nel secolo a cui apparteniamo.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione ArciGay “Alan Turing” di Rimini.

Tra pochi giorni si concluderà la legislatura che nella storia italiana ha fatto di più in termini di diritti civili e autodeterminazione, in particolare la legge sulle unioni civili. La legge elettorale proporzionale con cui si voterà rende quasi secondari i programmi elettorali, visto che dopo il voto andrà trovato necessariamente un compromesso per raggiungere una maggioranza. Per questa ragione come Arcigay riteniamo più utile prendere posizione sulla base del curriculum dei partiti piuttosto che sugli impegni elettorali.
La leghista Raffaelli, candidata maggioritaria del Centrodestra, ha dichiarato di essere per la famiglia “formata da uomo e donna” e che quindi aderisce alla tristemente nota tradizione del suo partito di umiliare e contrastare ogni altra forma familiare anche smontando la legge sulle unioni civili, come già preannunciato. Ricordiamo per esempio gli amministratori leghisti che, non potendole impedire, cercarono di confinare la celebrazione delle unioni civili in sgabuzzini e sottoscala. Ciò non sorprende visto che la Raffaelli deve la sua poltrona riccionese ai voti del Popolo della famiglia, un partito fondato unicamente sull’omofobia. Ritenendo questa posizione spaventosa consideriamo impraticabile votare per i partiti della coalizione di Centrodestra di cui la leghista Raffaelli, tutt’altro che moderata, è espressione elettorale.
Riguardo la maggioranza di Centrosinistra che ha governato, tutti i parlamentari ricandidati, dal PD a LeU, hanno votato a favore delle molte leggi sui diritti civili presentate dal PD e questo è un fatto molto positivo sia per il voto che per l’iniziativa politica dell’aver presentato queste leggi progressite. LeU e Pap hanno posizioni molto avanzate su questi temi, e pur essendo partiti a vocazione minoritaria certamente daranno un contributo significativo alla difesa e alla progressione dei diritti. Una menzione d’onore spetta inoltre a +Europa di Emma Bonino, la cui storia è sinonimo di diritti civili.
Per il Movimento 5 stelle, pur nella convinzione che i candidati locali abbiano idee positive in tema di diritti civili, non possiamo dimenticare l’uso strumentale fatto del voto sulle unioni civili in senato. Com’è noto infatti il m5s abbandonò, nei momenti più delicati, il fronte comune che sosteneva la legge Cirinnà mettendone a repentaglio l’approvazione, benché fosse stata voluta dal voto “vincolante” degli iscritti. L’assenza di ogni riferimento ai diritti civili nel loro programma completa un quadro fatto di chiaroscuri su cui ognuno potrà farsi la propria opinione.
Concludiamo augurando a tutte e tutti un voto sereno e consapevole e caldeggiando un voto che permetta di continuare il percorso iniziato sui diritti civili, la dignità e la parità.
Marco Tonti
Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”
N.B.
Citizen Rimini pubblica comunicati stampa di chiunque abbia qualcosa da comunicare e credito per farlo. Le uniche cose per noi impubblicabili sono posizioni omofobe, xenofobe, razziste e fasciste anche se travestite da discorsi di buon senso.
La Redazione
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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Il NO, commentato da un ignorante.

mariLa Politica” – dicono quelli che forse non hanno ben chiaro cosa stiano praticando – “è una cosa complicata.” Forse perché privi di questa consapevolezza, gli ignoranti, intesi come quelli che non capiscono dove sia la complicazione, danno letture più semplici, forse meno fenomenali, che però stranamente coincidono con il risultato finale.

Ciò premesso, sento la necessità di inchiodare questo commento ad una considerazione che, sarà pure banale, ma è anche una delle poche sicurezze di questo voto. A questo Referendum sulla Riforma Costituzionale hanno partecipato 33.243.845 italiani. Che 33 milioni di Italiani abbiano letto i 47 articoli della Costituzione modificati, confrontandoli con la versione originale, è fantascienza. Anche nei confronti pubblici più partecipati si parlava di tre, quattro, articoli e quelli erano sulla bocca (e nelle tastiere) di tutti.

33 milioni di Italiani non hanno votato nel merito, hanno semplicemente detto Sì o No a quello che sentono sia il loro Paese. Il 59,11% ha scelto di dire NO ed è no Sociale.

No alla Buona Scuola, no al Jobs Act, no al Salva Banche, No al Salva Italia, No alla privatizzazione della Sanità, (etc.). Mille giorni di Renzi applicato alla Democrazia hanno dato prova, molto meglio del “merito” di questo Referendum, di quanto quel 59% si aspettasse altro dalla politica. Di certo non una pletora di “io sono io e voialtri […]” così splendidamente rappresentata da Maria Elena al teatro San Carlo, al fianco del Barocco Re De Luca.

Nel corso di questa legislatura, cominciata con una bugia («Voglio passare dalle elezioni e non con giochini di palazzo»), l’Italiano è venuto a conoscenza di strumenti, che non si sapeva nemmeno il Governo possedesse, tutti tesi a svilire la rappresentanza popolare.  “Tagliole”, “Canguri”, decreti buoni che nascondono decreti impopolari, tutti mezzi che sembrano appartenere più al modo di fare della “Finanza Creativa”, con cui Renzi ha tanto feeling, che al mestiere più antico del mondo. Che è il politico e non la puttana.

E ora? Ora attenzione. Perché questa sconfitta ha un padre sicuro, il cacciaballe di Rignano, ma ha troppi vincitori, che possono fare sin da subito un unico grande errore agli occhi di quella maggioranza referendaria: intestarsi la vittoria. Chi lo fa, ascoltate un ignorante, ha capito poco di questo NO. Tra chi ha votato, esprimendo così il suo disagio, puoi trovare chiunque. Puoi trovare Partigiani, che per favorire la nascita di quella Costituzione hanno combattuto, come Fascisti, per limitare l’esistenza dei quali quella Costituzione è stata creata. Questo non è il voto del Movimento, del Centro Destra, della minoranza PD, della Sinistra che cerca il suo significato o della Lega. Questo è il voto della gente che sente di vivere male ed ha dato, prima di chiederlo, un segno forte rispetto a questo malessere. Ed allora la politica sarà pure una cosa complicata, ma se non si occupa direttamente ed immediatamente del disagio sociale così innegabilmente espresso… beh, si sta condannando ad un vuoto teatrino che non rappresenta nessuno e, come ci ha insegnato Renzi, se non rappresenti nessuno, cadi.

P.S.

Per non rinunciare a parlare di Rimini. Qui il No ha vinto, senza margini notevoli, ma sufficienti ad esprimere una chiara maggioranza assoluta. Gnassi non sarà Senatore (non ancora perlomeno) e non avrà l’immunità che un po’ comodo gli avrebbe  fatto in questo momento. Ora, però, ha un problema più impellente, saprà saltare sul nuovo carro? Finora è stato bravo, anche se per la verità gli si addiceva più lo stile Renziano che quello Lettiano o Bersaniano. Mi auguro per lui che il nuovo Premier ad Interim sia Graziano Del Rio… così potrà esclamare: “Ho sempre seguito la corrente Del Rio” e nessuno potrà smentirlo.

dado

 

@DadoCardone

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Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

@DadoCardone

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Il Buco Nero dei Votanti

photoSalve e Benvenuti allo Speciale “Elezioni Comunali 2015“, nel quale tenteremo di dare una lettura del dato, un po’ differente dal solito.

Leggendo sul sito del Ministero degli Interni i dati definitivi sulle votazioni del secondo turno di ballottaggio delle Comunali 2015 un dato salta prepotentemente all’attenzione: l’affluenza è ancora in calo. Parlando di Comunali il dato è ancor più significativo perché, in questo caso, non v’è l’alibi di un’Istituzione lontana in cui ci si sente comunque poco rappresentati. Affermiamo l’ovvio sottolineando che il Comune è la forma amministrativa con cui abbiamo più direttamente a che fare, ma sicuramente si tratta di un fatto da non sottovalutare.

Il Calo, paragonato a precedenti similari votazioni, si attesta ancora una volta attorno al 10% e, prendendo come standard le votazioni nei capoluoghi di provincia, solo nel caso di Matera si supera il 50% dell’affluenza al secondo turno e nemmeno di tanto (58,06%). Questo fatto, come abbiamo più volte evidenziato, limita pesantemente la rappresentatività di chi è chiamato ad amministrare e, di conseguenza, gli interessi che rappresenta.

Dal primo al secondo turno la disaffezione parte da un minino del 10% per arrivare a punte anche del 30%, migliaia di voti che in comuni relativamente  popolosi vengono dispersi nel mare magnum delle liste civiche, ultima speranza di rappresentatività destinata  a sparire, se non apparentata con i grossi agglomerati, senza alcuna coerenza di programma, di centro destra e centro sinistra. I resti se li dividono il Movimento a livello nazionale e la Lega nei luoghi dove non ricordano di essere tutti terroni, o dove non si ricordano di diamanti e mutande verdi.

Quanto vale il residuo dell’elettorato di protesta? Fa molta fatica a passare il 10% di quel che rimane dei votanti e conferma che la protesta, o il razzismo in alcuni casi, non sono spinta sufficiente al voto. Il tema della legalità pare importi poco agli Italiani, che decidono di non esprimersi con il voto o, peggio ancora, di continuare a dare fiducia al medesimo aguzzino anche se pluri-compromesso. I due casi limite sono San Luca, comune sciolto per condizionamenti da parte della Criminalità Organizzata, che non raggiunge il quorum e Tonara dove una moglie sostituisce il marito, sindaco uscente, perché arrestato… e vince. Ci sarebbe anche un altro caso esemplare, ma questo finisce di diritto nella Hall of Fame delle leggende politiche: Roberto Di Pietrantonio della lista civica “Tricolore”, unico candidato a Castelvecchio Calvisio (l’Aquila), ha preso 5 voti. Un voto valido, due schede bianche e due schede nulle. Il Comune rimane senza Sindaco… e promettilo un po’ di pilu no!?

Europee, Regionali, Comunali. Un calo di affluenza costante non solo considerando linearmente le occasioni di voto, ma anche confrontandole con le precedenti tornate di egual obbiettivo. Chi è la gente che non va a votare? Difficile da individuare. Illusi, delusi, indifferenti, protestanti e ignavi tra i maggiori indiziati, ma di sicuro, vedendo chi perde i voti, vi è una folta rappresentanza di progressisti che non vedono applicata nessuna vera riforma ad una società in stallo. Il Partito Democratico, in special modo, perde milioni di questi elettori ad ogni tornata.

E’ in questa fascia, secondo il modesto parere di chi scrive, che bisognerebbe coltivare i propri elettori e non nella miope contesa di quello che resta dell’elettorato. Le spinte scioviniste, alimentate ad arte dalla paura dello straniero, potranno produrre solo placebo elettorali, non soluzioni. Per fare un esempio: l’immigrazione, argomento che tiene banco negli ultimi anni, è ben al di sotto di quello che potrebbe essere in realtà, se si considerassero tutte le guerre e gli sconvolgimenti in atto. Il numero dei migranti, per quanto significativo, è amplificato da un sistema criminale sul suolo italiano e dall’incertezza sia politica che giuridica. Riforme in questo senso avrebbero certamente più effetto delle paventate azioni militari “a casa loro” o della chiusura armata delle frontiere. Questo però è un altro argomento.

Il timore, per chi come me è attivo nel Movimento, è che una malintesa opportunità politica porti, in ambiti locali, ad essere tentati dalla contesa di quel che rimane sul fondo del barile. Sarebbe al contrario auspicabile recuperare il senso rivoluzionario del Movimento 5 Stelle, quello fatto di solidarietà, giustizia sociale, equità e rispetto dei diritti umani, tutti quei significati che vent’anni di Berlusconismo (e affiliati Democratici) hanno disintegrato fin dentro alle coscienze.

P.S.

Avete tutto il diritto di stare a casa se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile“. [David Foster Wallace]

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@DadoCardone

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