Fontana Malata

Inaugurata la fontana in piazza Malatesta. Al posto del fossato originale si è scelto di sminuire il Castel Sismondo con una piscina per il pediluvio.

Come avrete notato, pochi ed affezionati lettori, è da un po’ che non scrivo sulla Città di Rimini. Non lo faccio semplicemente perché affrontare temi politici non porta altro che polemiche inutili, non si aprono vere riflessioni. Si favorisce tuttalpiù un gioco delle parti e si finisce per rimanere inscatolati sotto una bandiera che non ci appartiene.

Sullo scempio che è stato fatto in piazza Malatesta però qualcosa la devo dire. Non che la mia opinione possa essere messa su qualche bilancia, pesa poco, tuttavia una ferita del genere richiede l’unico contributo che sono in grado di dare, la mia testimonianza. Lo devo a me stesso.

Cominciamo da principio. Rimini ha la fortuna di essere colma di tesori storici, cose di cui la maggior parte del turismo che l’attraversa non sa, né si interessa. Tra queste ineguagliabili eredità c’è Castel Sismondo, un castello della metà del 1400. Pare che alla costruzione, voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbia partecipato anche Filippo Brunelleschi.

Per molto tempo si è discusso di come comportarsi con l’edificio che, nella costruzione originale, era dotato di un fossato asciutto. Tra l’altro scoprire il fossato avrebbe rivelato di più del progetto originale, non un semplice fosso, ma “un vuoto definito da un’architettura” (come spiega con ampia letteratura il Prof. Rimondini da Rimini).

L’amministrazione di Rimini, seguendo logiche d’arredamento che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni, ha scelto però di rinunciare a questa unicità e di proporre una versione come dire… più facile da capire per tutti. Prima ha circondato il Castello con un praticello IKEA e poi gli ha inferto un colpo finale con una fontana aquafan. (Non che io abbia qualcosa contro Aquafan, ma li le piscine dove rinfrescarsi i calcagni svolgono una funzione coerente con il luogo.)

Ora. Come da sempre, in tutte le discussioni che riguardano Rimini e il mandato dell’Arredatore, abbiamo a che fare con l’unica superficiale constatazione: “ma è bella”. E qui mi prende lo sconforto…. Però cercherò lo stesso di spiegare un concetto che pare semplice, ma alla riprova dei fatti non lo è.

Avete presente il detto: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”? Ebbene, questo modo di dire non sta a significare che tutto ciò che ci piace, anche se vittime di lobotomia, è automaticamente giusto. Al contrario sta ad indicare quanto il valore della “bellezza” sia aleatorio.

Ciò che è bello oggi, non lo sarà tra dieci anni, figuriamoci tra cento. E’ per questo che esistono dei canoni di classicità che le soprintendenze dovrebbero difendere. A quanto pare per Rimini questa cosa non vale, come abbiamo già avuto modo di notare per la passerella che hanno aggrappato alle Mura Malatestiane, sfondandole con un centinaio di buchi.

Questa fontana poi, non so se inconsciamente o volontariamente, risponde al desiderio di consumo compulsivo della nostra società e guardate che questa non è una critica al sistema economico in quanto tale. E’ una critica allo svuotamento dei livelli di percezione della realtà. 

Un’opera d’arte, un patrimonio paesaggistico, un’eredità culturale, non sono solo buoni sfondi per i selfie. Sono cose da contemplare, su cui riflettere, in cui coltivare i nostri pensieri. Cose che addirittura provocano stati di confusione, come con la sindrome di Stendhal, ma non lo fanno perché sono semplicemente belle. Bello, di per sé, non vuol dire un cazzo (scusate il francese).

Se guardo il David del Caravaggio mi appassiono alla scena, mi turbo per la violenza, cado nel suo buio, ma non è che mi vien voglia di farci un buco per mettere la mia faccia al posto di quella di Golia e farmi un selfie (magari con il segno storto di vittoria come si usa) . E questo è esattamente quello che fa la “fontana malata” di piazza Malatesta. A chi importa veramente di essere di fronte ad un castello costruito 500 anni fa con il contributo di Brunelleschi ?

Lui sarebbe veramente contento, mi pare di sentirlo. “Ne è valsa la pena. Il mio genio coperto di prato Ikea e gente che inzuppa cani e pannolini mentre si ritrae con alle spalle il famosissimo Castello de Sticazzi. Ne è valsa proprio la pena.”

La gente, manco a dirlo, ha colto al volo l’invito a consumare la cartolina. E il Comune ripara con un regolamento che vieta quello per cui la fontana è stata costruita. Perchè a me non risultano altri motivi per fare una fontana con acqua alla caviglia e spruzzi. A Cattolica, da una vita, ci sono le fontane danzanti. La gente capisce qual è lo scopo. Ci si mette davanti e le guarda, non si butta dentro. Sul lungo mare invece ci sono quelle con gli spruzzi. La gente capisce lo scopo. Ci si mette sopra e si rinfresca le pudenda. A Rimini abbiamo fatto l’unica fontana per rinfrescarsi la uallera da guardare. Però bella eh!

P.S.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

(George Bernard Shaw)

@DadoCardone

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Dodici milioni di euro per consumare anche Fellini.

Rimini è una città con due strategie, che però non sono convergenti. Una è la Rimini permissiva, quella delle feste alcoliche e degli alberghi lowcost, l’ideale per ricoprire le strade di vomito d’adolescente. L’altra è quella chiamata “del Motore culturale”. Cento milioni di euro per sfondare, asfaltare e cambiare significato al patrimonio architettonico, allo scopo di incoraggiare turismo culturale (oggetto misterioso).

Lo slogan potrebbe essere: “Rimini, giocarsi il fegato tra feste e musei”. Questo chiaramente fino a quando non faranno le feste direttamente nei musei, ma tranquilli che ci stiamo arrivando. Nel frattempo stiamo spendendo 12 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che vorrei ricordare sono sempre soldi delle nostre tasche, in un astruso progetto di museo diffuso dedicato a Federico Fellini.

Il progetto è composto dal ripristinato Fulgor, che ospita la casa del cinema nello stesso palazzo, Piazza Malatesta trasformata in un circo fake all’aperto e Castel Sismomdo, che sarà sede dei set felliniani. Considerato che Fellini, come da sue dichiarazioni certe, non avrebbe mai voluto essere usato come una tappa turistica, appare singolare questo accanimento.

Al di là dei desideri di Fellini, che con Rimini e i riminesi pare non sia mai andato troppo d’accordo, ha senso investire sulla sua unica figura una somma che si sogna persino l’Istituto Lumière? E’ in grado “il Maestro”, da solo, di cambiare le sorti del turismo riminese?

Se guardiamo alla classifica dei cento musei più visitati al mondo, l’Italia comincia a far capolino in ventesima posizione con la Galleria degli Uffizi. Alcune posizioni più sotto seguono: il Palazzo Ducale di Venezia, la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Castello di Miramare di Trieste, il Palazzo Reale di Milano, Palazzo Strozzi di Firenze, Il Museo Nazionale di Capodimonte, Castel Sant’Angelo di Roma, Palazzo Pitti di Firenze, il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano di Roma, la Reggia di Venaria e Il Museo Nazionale Vittoriano (Altare della Patria). Appare chiaro che, per spostare centinaia di migliaia di visitatori, come nelle presunzioni dell’Augusto Gnassi, sia necessario appoggiarsi a quello che già il mondo conosce molto bene di noi, ossia il Rinascimento.  Ma dove trovare qualcosa di Rinascimentale a Rimini? (Domanda da leggersi in tono ironico/sarcastico).

Certo è che prendere un castello rinascimentale, su chi si è posata anche la mano del Brunelleschi, mettere ai suoi piedi una piazza Ikea e riempirlo di set Felliniani in pianta stabile, non sembra proprio percorrere i trend di successo dei musei più visitati al mondo. Sarebbe come prendere l’ala del Louvre progettata da Pierre Lescot e dedicarla permanentemente a François Truffaut. Di solito ai grandi maestri del Cinema (persino ad Hitchcock che i musei li usava come Set) si dedicano retrospettive, rassegne, tutt’al più mostre itineranti. Il motivo è semplice: la loro arte sono i film e i film non stanno sei musei.

L’impressione (una forte impressione) è che qualsiasi cosa decida quest’amministrazione serva più a mettere comodo l’ego di Gnassi, un uomo non certo in confidenza con la cultura, il modo in cui  spende i soldi dei contribuenti lo dimostra. A Rimini uomini di cultura cui appoggiarsi ce ne sarebbero molti, solo che quasi tutti “tengono famiglia”. Ve lo dice un ignorante.

P.S.

Non vorrei mettere il dito nella piaga, ma finora a Rimini due cose hanno portato il nome di Fellini: l’aeroporto e la fondazione. Che le loro disavventure siano un’esplicita richiesta di Federico di lasciarlo in pace? Bastava il Fulgor, dai…

 

@DadoCardone

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Narciso e l’arte consumata.

Giorni fa giravo fra i canali televisivi, alla ricerca di una scintilla che facesse presumere presenza di cogito in un qualsiasi dibattito politico. Nel mio girovagare sono capitato dalla sempre rossa Lilli Gruber e, per una volta, uno degli ospiti mi ha fornito un interessante spunto di riflessione.

Piero Rocchini, Psichiatra ed esperto di Psicologia della Politica, per nove anni psicoterapeuta alla Camera dei Deputati, ha tratteggiato un’interessante distinzione tra il narcisismo motivato al successo e quello orientato al potere. Il potere, dice Rocchini prendendo ad esempio Andreotti, crea struttura e sviluppi a lungo termine. In Politica il narcisismo motivato al successo cerca invece un pubblico, più che un elettorato. Da qui l’atteggiamento dei leader “moderni” che preferiscono parlare alle pance, piuttosto che curare territori e radicare processi.

Di questi monologhisti siamo pieni e, quasi banale dirlo, qui a Rimini risiede un campione con una buona quota di questo narcisismo orientato al successo: Andrea Gnassi. Per chi cade dalle nuvole pensi a quale ricordo gli sovviene più nitido: se Sindaco in Consiglio Comunale o dietro una consolle.

La conseguente riflessione non può però che estendersi al pubblico, l’oggetto stesso di questo tipo di narcisismo. Se è vero che il politico con una tendenza narcisistica orientata al successo ha bisogno di un pubblico… è pur vero che un qualche tipo di odiens ormai risponde numerosa, obbedendo a stimoli basici, manco fosse composta da sorcetti bianchi da labirinto.

Rimanendo all’ombra del nostro campanile, una buona parte di riminesi da l’impressione di rimanere affascinata dall’ordinaria amministrazione, camuffata con rumorosi cartelli multicolore. E che dire del consenso per quella straordinaria? Devastazione del patrimonio culturale (vedi mura Malatestiane), con insofferenza conclamata verso i limiti imposti dalle tutele esistenti. Ogni luogo deve essere palcoscenico di un possibile evento circense, perché il bene artistico va consumato e non contemplato, come facciamo con il resto della nostra vita.

Per un altro esempio di patrimonio malamente sacrificato al successo si guardi al mito di Federico Fellini. Al Regista Rimini non piaceva poi tanto, il fatto che il 90% dei Riminesi lo ignori fa capire quanto si tenga a questo illustre concittadino. Il sentimento è reciproco e ci sono altri indizi. Ad esempio le difficoltà della Fondazione Fellini, che certo non rispecchiano la pretesa attenzione verso il “Maestro”. Anch’egli però va consumato ed oggi si compie l’ennesimo atto irrispettoso, cercando di far divenire l’uomo una tappa turistica, cosa che aborriva, come si legge in diverse dichiarazioni. Fulgor, Castello con set Felliniani e un percorso tra i due, con chissà quali castronate ad indicarlo. FelliniTown  già la chiama Franceschini, pessimo Ministro della Cultura, che si da di gomito con Gnassi, la proverbiale cicala. Parlano di milioni, ammiccano, ma ha tutto l’aspetto dell’ennesima operazione effimera. Ci sono esempi di brand ben più risonanti, con investimenti ancora maggiori che hanno fatto una brutta fine. Viene in mente Cinecittà World. Una Disneyland degli studios italiani voluta da Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentis. Un Flop milionario. Cultura o Narcisismo? Questa è la domanda, se qualcuno se la volesse mai fare.

Il dubbio, comunque, pare smuovere pochi. Qui a Rimini poi Gnassi (o chi per lui), ha un metodo tutto suo per metterti di fronte al fatto compiuto. Prendiamo ad esempio Piazza Malatesta. In questi anni abbiamo visto i solerti quotidiani locali pubblicare rendering, parecchio particolareggiati, in cui la piazza è apparsa in ogni modo. Con il fosso, senza fosso, tutta lastricata, con l’erbetta, ma nessuna rappresentazione distribuita dal Comune ha mai avuto l’aspetto del risultato finale. L’opera finita (a mio parere piuttosto ordinaria) viene oggi festeggiata sui giornali come “la piazza più bella d’Italia”. Vien da ridere solo a pensare agli accostamenti possibili. Ci sono però delle lucette, come in ogni altra recente reinterpretazione pubblica, e qui sta uno dei  trucchi di questa Amministrazione. Basta illuminare e i più sono convinti di trovarsi davanti alla sempiterna gioia di un albero di Natale.

Oggi Gnassi dichiara che il fossato era impossibile da recuperare. Per scoprirlo ci sono voluti 300 mila euro di Bonus Art erogati da SGR (Società Gas Rimini) e spesi in scavi archeologici. Non vi preoccupate per la società mecenate che, secondo la legge di stabilità del 2016, riceverà il 65% di agevolazioni fiscali per quanto speso. Preoccupatevi piuttosto del fatto che 300 mila euro sembrano spesi, più che in un restauro, nella certificazione che questo fossato “non s’ha da fare”.

Nessun problema. Il pubblico dell’Augusto Gnassi plaude. Si è passati dal “sogno al segno”, come dice il Primo Cittadino, ma, ad indicare che non sempre questo passaggio è qualcosa di positivo, tutto quello che si riesce a dire di quella piazza è: “Meglio di un parcheggio”, tralasciando il fatto che tutto è meglio di un parcheggio.

P.S.

“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.” [Ennio Flaiano]

 

@DadoCardone

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Il Professor Gnassi sale in cattedra… ma parla rivolto alla lavagna.

Rieccoci. Non ha potuto resistere e dopo il discorso alla nazione bagnante, a pubblifono riuniti, gli è scappata una lectio magistralis sul turismo rivolta agli imprenditori del settore.

Stiamo ovviamente parlando di Gnassi, altrimenti noto come l’Augusto Andrea, e del suo commento del dopo ferragosto diramato proprio oggi. Nel comunicato, in sintesi, il Primo Cittadino si bea dei numeri straordinari ottenuti da questa Rimini così dinamica (per merito suo) e mette in guardia dall’effetto ’79.

Non sforzatevi troppo nel richiamare alla memoria le vostre reminiscenze scolastiche, è roba per amministratori di lungo corso. A noi al massimo è concesso di ricordare gli effetti politici del ’69 e quelli calcistici dell’82.

Il 1979, secondo quanto si legge nel comunicato, è stato un anno straordinario per il turismo Riminese, seguito però da due anni di crisi. Andrea Gnassi, dopo aver usato questo dato come gancio per l’ennesimo Storytelling, parte con il suo panegirico sul turismo Riminese. Ammette di sfuggita i meriti del bel tempo, per poi esaltare i cambiamenti “nelle proposte infrastrutturali e immateriali, riconosciuto a Milano come a Monaco di Baviera o Mosca.” Meno male perché non se ne poteva più di tutte le telefonate da Mosca: “avete cambiato le proposte infrastrutturali e immateriali? Guardate che altrimenti le badanti le mandiamo tutte in Versilia!”.

E’ il solito comunicato/discorso alla Gnassi dove si sfiora appena la realtà per poi tuffarsi nell’elenco di tutte le cose che ha fatto, non si sa mai che a qualcuno sia sfuggito uno dei totem colorati che ormai mettono anche se devono riparare una buca per strada. Poco importa se l’elenco sia inerente al tema, come quando parlando di Mafia in Consiglio Comunale tirava fuori i lavori di via Roma.

La realtà, quella intera, è che l’Italia del turismo estivo (tutta) viaggia su guadagni percentuali a doppia cifra. Il miglioramento è dovuto, come ampiamente riconosciuto, al meteo estremamente stabile, ad una Pasqua più vicina all’estate e ai ponti di giugno, alla squalifica di tutte le destinazioni internazionali per le note problematiche di instabilità politica e terrorismo. Rimini, in tutto questo, è un posto di mare con tanti alberghi, economico e facilmente raggiungibile da ogni dove.

Non ne siete convinti? Allora ditemi che cos’avrebbe Rimini di così diverso dall’anno scorso, o da due anni fa (e via dicendo), per giustificare l’aumento di cui si parla. I famosi eventi, decantati come ineffabile spinta, sono concentrati nelle date in cui la gente comunque verrebbe. I 15 giorni attorno alla prima settimana di luglio e ferragosto non hanno certo bisogno di essere promossi. E’ il resto della stagione che va ancora creata. Se ci si applicasse correttamente alla lettura dei numeri si scoprirebbe che l’estate dura due mesi, che ci sono alberghi che aprono direttamente a luglio, che chi apre prima accetta gruppi che pagano una miseria… e che vengono serviti di conseguenza. A fare confronti tra di noi, con l’anno prima, si rimane in una Comfort zone.  Il famoso “Ferragiugno” di cui si beavano Sindaco e Associazione albergatori nasconde un successivo buco nel piano camere di tutta la provincia, mentre a Gallipoli si affittavano i terrazzi a 12 euro a notte (roba da Rimini nel ’79)

E’ perfettamente lecito ed auspicabile che un Sindaco parli in toni entusiastici di un miglioramento che in effetti c’è stato. La fiducia nel futuro è certamente un valore aggiunto, che però non basta se tra le righe si legge inadeguatezza. Di soldi a Rimini ne sono stati spesi un’enormità, ma in maniera poco accorta, principalmente per far intendere una dinamicità che, in realtà, è una corsa sul posto aspettando che la crisi passi. Un piccolo esempio. Sono stati spesi 6 milioni di euro per Acquarena, doppiando un servizio che già voleva fornire il Garden e che, alla resa dei conti, si è rivelata il cavallo di Troia per una speculazione edilizia senza pari in via della Fiera. Quanti ne sono stati investiti per il turismo?

Non mi si venga a parlare del Fulgor, del Teatro, del Castello e della passerella che ha martoriato le Mura Malatestiane, perché nessuna di queste cose interesserà all’adolescente ubriaco con cui si salvano le stagioni turistiche riminesi. Per quello al limite era più utile ampliare il pronto soccorso.

Gli investimenti a Rimini sono coerenti con altro, non certo con la promozione turistica. Per questo motivo poi stona l’invito di Gnassi agli imprenditori che, secondo quanto gli suggerisce la sua partita iva intonsa, non dovrebbero mettere via, ma investire per la prossima stagione. Gli imprenditori, soprattutto quelli di Rimini Sud e Rimini Nord, reinvestiranno sicuramente nella loro attività. Lo esige il mercato e lo pretende la totale assenza d’attenzione nelle loro zone, ma di sicuro non lo faranno perché il Professor Gnassi è salito in cattedra ed  ha fatto un discorso rivolgendosi alla lavagna.

P.S.

Se quest’appello voleva essere diretto agli imprenditori del settore turistico riminese un’espressione del tipo “du vut chi vaga enca st’an…” è fuori luogo, perché ormai una gran parte di loro non ha idea di cosa voglia dire.

 

@DadoCardone

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Meeting, Rimini, Renzi e i dialoghi della Rocca.

renzusconiA Rimini non ci facciamo mancare niente. All’Aquila  gli hanno gridato “Vergogna“, a Pesaro “Buffone“, a Rimini due lacchè hanno intonato un bel: “Forza Renzi non mollare…. Mandaci in pensione“. Tutto questo è avvenuto nella munifica cornice del Meeting CL 2015, senza però dimenticarsi di un veloce passaggio a Castel Sismondo. Come mai?

Beh… sanno tutti che, nell’immaginario collettivo, quel luogo ha superato come fenomeno paranormale i Castello di Azzurrina. Pare infatti che se ti metti nel centro esatto di Piazza Malatesta senti il Teatro dialogare con la Rocca… poteva Matteo non sottolineare il fatto per l’amicissimo Andrea?

Come un perfetto venditore di pentole si è arrampicato con il Primo Cittadino Riminese su una terrazza panoramica per elencare qualità di cui, 5 minuti prima, non sapeva nulla. E’ stato convincente? No, ma poco importa perché se la comparsata si fosse verificata appena un mese prima lo avremmo sentito parlare del meraviglioso prato verde di Piazza Malatesta, per cui sono stati fatti sgombrare i venditori ambulanti. Poco male. I Rendering, come i MasterPlan Gnassiani, sono così… mutevoli. Tanto non è che ci devi fare qualcosa veramente.

Poi, nel colmo della nostra rappresentatività nazionale, l’allegra combriccola, a cui si è aggiunto Neo Presidente (per abbandono) della Regione Bonaccini, si è riversata sui palchi di un avvenimento che ci pregiamo di avere sul nostro territorio. Ahh.. come ci pregiamo.. Grazie al Meeting di Comunione e Liberazione, in un tripudio di sponsorizzazione Finmeccanica e Intesa San Paolo, abbiamo avuto il piacere di farci calpestare il suolo da immense personalità dell’Inciucio come Letta, Formigoni, Lupi e possiamo sentire Ministri della Chiesa Cattolica chiamare “malattia” l’omosessualità. Certo non saranno tutti così, ma delle volte toccherebbe prendere anche le distanze, se no poi le persone, che abitano in questo secolo,  fanno di tutta l’erba una lobby (omofoba  tra le altre cose).

Le distanze le ha prese per bene Mattia Fantinati, del Movimento 5 Stelle, che ha lasciato l’amichevole sorriso sulla sedia dell’invitato per salire sul palco e chiarire che “Non esiste una politica cristiana, Esiste un cristiano che fa politica.“. Frase che hanno capito in dieci e che in dieci hanno applaudito. Per dirla tutta ha anche elencato i politici inquisiti e il perenne conflitto di interessi tra business e fede in cui si muove CL, ma queste sono cose che se non abitate su Kepler saprete già.

Scortese andare a casa degli altri a dire loro in faccia quello che tutti pensano, ma nessuno dice? Direi di no, anzi.. direi che si tratta quasi di un atto d’amore, perché si sa: il contrario dell’amore è l’indifferenza. Fatto sta che dai tempi del fulgore (grigio) di Andreotti ad oggi è la prima volta che succede e questo serve più a CL  che agli altri. Voler rappresentare la più grande convention Cristiana d’Europa facendosi schifare dal Papa e un po’ come se il Premier di un Governo di Centro Sinistra non andasse alla Festa dell’Unità (cinque minuti a farsi una foto vicino al calcio balilla mentre stanno ancora montando gli stand non vale. A scanso di fraintendimenti).

Insomma questo e la dichiarazione in Renzusconi Stylevia Imu e Tasi per tutti“, sono le due cose che rimarranno di questo ennesimo Meeting, mentre è già pronto  il titolo per il 2016. “Tu sei il mio bene“… che sembra tanto una dichiarazione d’intenti verso che poveri disgraziati di volontari i quali, probabilmente per avere un dieci in religione in qualche scuola ultracattolica, si fanno il culo a gratis per una settimana. In questa occasiona hanno  addirittura dovuto frapporre i loro vergini pubi in una catena umana fra Renzi e la folla… che poi è il massimo contatto sessuale concesso ufficialmente da CL prima del matrimonio.

A me invece rimarrà stampato nella memoria per un po’ di tempo il video di Icaro TV dove c’è un Gnassi ancora tutto trafelato ed eccitato per la visita di uno che dice cazzate come lui, ma ce l’ha fatta. Per festeggiare l’incontro dal sapore Karmico ha dovuto (ma proprio dovuto) annunciare: “Il Teatro lavorerà con la Rocca per portare qui un MILIONE di persone da tutto il mondo“. Quando si dice perseverare.

P.S.

“Io non volevo venire al Meeting di Rimini ma non per un fatto ideologico.” [Matteo Renzi]

 

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@DadoCardone

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La Biennale del Disegno

Pubblichiamo la recensione della Biennale del Disegno compilata dal nostro inviato: l’Architetto Fausto Battistel.  Ha visitato per noi i percorsi di un’iniziativa che ci aveva messo un poco in apprensione (incrociare Gnassi e la cultura potrebbe dare inizio all’Armageddon), ma il nostro Architetto preferito è rimasto però piacevolmente stupito e qui sotto ci racconta perché.

La Redazione

Biennale del Disegno.

Così come in altre occasioni sono stato duramente critico e in deciso disaccordo con eventi e manifestazioni organizzati dal Comune di Rimini, credo sia onesto e corretto riconoscere, incentivare e sostenere le iniziative e gli eventi pensati e meritevoli di nota, che danno lustro e dignità alla città e quindi alla comunità intera.

Chapeau per l’Assessore Massimo Pulini !

biendiseg1La Biennale di disegno, mostra diffusa, organizzata e realizzata nel centro storico di Rimini ed in altri paesi della Romagna, va visitata, le opere esposte a Castel Sismondo, soprattutto  quella di Adolfo Coppedè e Antonio Basoli  sono disegni di grande maestria e dotati di creatività, genio e poesia senza epoca, rappresentative entrambe, di un periodo storico e di capacità artistiche da non dimenticare, anzi da divulgare e riscoprire.

Questa Biennale del disegno è un esempio ben riuscito, poco frequentato ancora, ma decisamente indirizzato verso la rivitalizzazione del centro storico, di un utilizzo delle strutture pubbliche aperte a tutti, residenti e turisti.

Un progetto condivisibile e coraggioso, utile alla ricostruzione di un’identità culturale, al coinvolgimento delle attività commerciali e alla fruizione del centro storico non solo in chiave consumistica ma anche con aspetti ludici, ricreativi e culturali di spessore.

Un suggerimento utile potrebbe essere  quello di attuare maggiori sforzi verso  una diffusione più ampia, in aree, quartieri o zone meno pregiate e meno considerate per restituire anche a queste maggiore dignità e far sentire ai cittadini l’interesse dell’amministrazione con pari impegno  ed interesse verso zone dimenticate.

Gli sforzi ed il lavoro svolto, oltre a consentire la conoscenza di artisti e personalità poco note alla maggioranza della popolazione, sono una sorprendente e piacevole novità nel panorama di Rimini, dove esiste una abitudine a favorire eventi ludico-popolari privi di reale spessore, sbilanciati a favorire attività e realtà del territorio, non sempre all’altezza delle aspettative, ma soprattutto veloci a sfruttare a proprio favore situazioni e privilegi con un minimo sforzo, senza restituire vantaggi e possibilità al resto della comunità.

Spesso realtà con qualità e capacità maggiori e di interesse più ampio sono compresse e disdegnate, un desiderio è quello di avere amministratori attenti e consapevoli, capaci di favorire e garantire pari opportunità e maggiori possibilità ad una fascia più ampia della cittadinanza.

Operare e impegnarsi per costruire un’abitudine ed una propensione all’ascolto ed al dialogo consentirebbe una quantità più elevata di questi eventi, e risultati migliori per ottenere consenso e azioni utili al “bene comune”.

La realizzazione di una comunità solidale e unita non passa dalla celebrazione di pochi personaggi ed opere ma dalla consapevolezza di realizzare opere o manifestazioni utili al bene comune, saranno queste a parlare ai posteri.

Quindi ancora complimenti per la Biennale del disegno, che getta le basi per un evento culturale di peso per la città.

biendiseg2Il mio desiderio è suggerire a tutti di visitare le diverse sedi della mostra, al Palazzo Lettimi gli schizzi e le idee di Paolo Rosa, per le mostre multimediali interattive, al museo della città disegni e schizzi di pittori di grande fama dei secoli passati e opere contemporanee di varia levatura ed eseguite con tecniche diverse, ben rappresentanti i tempi odierni.. ed altre ancora da visitare, ed al di là dell’importanza degli artisti, un ottimo motivo per una passeggiata a Santarcangelo, Cesena, Longiano o Rimini, e un buon modo per ispirarsi e disintossicarsi dal mondo dei video, dilagante e ridondante in ogni luogo della nostra vita.

 

Fausto Battistel Architetto

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