Grosso guaio a Rimini – che fine ha fatto Acquarena? [Quarta Parte]

Rimini: Ultima puntata dell’inchiesta sugli appalti di Acquarena e Tecnopolo. Che fine ha fatto “la piscina dei Riminesi?”

Ed eccoci, come promesso, alla quarta ed ultima puntata dell’inchiesta sugli appalti riminesi, perlomeno quelli trattati dalle indagini della Guardia di Finanza di Rimini, relative alla figura di Mirco Ragazzi e al suo legame con il Capogabinetto del Sindaco, Sergio Funelli. Quest’ultima parte riguarda l’appalto di Acquarena, quella che doveva essere la “piscina che i riminesi si meritano”, ma che in fin dei conti si è rivelata l’ennesima operazione da Amministrazione “palazzinara”. Questa ultima parte risponderà ad una domanda fondamentale. Perché abbiamo una nuova Conad in centro, ulteriori palazzine, ma, al posto della piscina promessa, una gru abbandonata?

Come la maggior parte dei riminesi saprà, almeno chi presta attenzione a dove vive, nello spazio occupato dall’ex fiera doveva sorgere un auditorium ed un po’ di residenziale. Quella zona era nella disponibilità del Palas, ma, come pensata dalla variante originale, non era appetibile per i grandi investitori. Ai mutui milionari del Palacongressi di Rimini, tuttavia, servivano entrate non garantite da anni di incassi sottoprevisione. Una variazione alla variante originale permise di eliminare l’auditorium e di metterci una bella Conad, gruppo che, contestualmente, fece anche l’investimento delle palazzine. Nulla di illecito. Tutte cose però di cui Rimini non aveva proprio bisogno, ma che all’ente Fiera hanno fruttato più di 16 milioni di euro. Una bella boccata d’ossigeno.

Per giustificare l’operazione edilizia con l’opinione pubblica si usò la foglia di fico di Acquarena, una piscina di 25 metri, tra l’altro a pochissima distanza dal Garden, che ne aveva già una e che aveva in progetto di costruirne un’altra, olimpionica, da 50 metri. Della Conad e delle palazzine si parlò solo quando furono troppo evidenti per essere nascoste. Ma dopo tutto questo, perché non c’è la piscina?

Nel dicembre 2014 la Giunta Comunale di Rimini approvò il preliminare di Acquarena, per una spesa di 8.200.000 €. Più tardi, alla fine dell’iter previsto dalla gara, vennero individuate due raggruppamenti  idonei a presentare un offerta: 1) AR.CO. Soc. Coop. Cons. (capogruppo), con COGEI Italia (mandante) e ESCHILO CONERO S.r.l. (mandante). 2) AXIA S.r.l. (capogruppo), con C.A.R. di Rimini (mandante), Nuova Sportiva S.s.d. a r.l. (mandante) e SAEET Impianti S.r.l. (mandante).

Nella seduta pubblica dell’agosto 2015, all’apertura dei plichi contenenti le offerte, Maurizio Canini, rappresentante del gruppo facente capo all’Axia S.r.l. fece emergere alcuni rilievi circa la compatibilità del raggruppamento AR.CO.. Nello specifico si faceva osservare la partecipazione al raggruppamento della società di Ingegneria MiJic Architects, che aveva partecipato alla redazione del preliminare.

Il rilievo fu giudicato ininfluente ai fini dell’equilibrio dei principi di concorrenza.  In un secondo momento, nella seduta in cui si comunicavano i punteggi, fu la volta di AR.CO. di far emergere rilievi. Chiese infatti che fosse prodotta documentazione che attestasse l’effettiva sostenibilità finanziaria delle offerte proposte, in particolare il coinvolgimento di uno o più istituti finanziari. Dopo una serie di richieste, appelli e soccorsi istruttori, nella seduta pubblica  del novembre 2015 la Commissione (con voto contrario del Responsabile Unico Fabbri) decretò che l’offerta di  AR.CO. non soddisfacesse i requisiti minimi (2 vasche anziché 3) e determinò che AXIA, nonostante la richiesta di documentazione non ancora prodotta, fosse l’unico concorrente rimasto in gara. Nel marzo 2016, a documentazione prodotta e dopo un ricorso al TAR, l’appalto fu definitivamente affidato ad AXIA S.r.l e relativi mandanti.

I documenti che attesterebbero il coinvolgimento degli Istituti finanziari sono due dichiarazioni. Una del 19/08/2015 di una filiale di Modena della Banca Popolare dell’Emilia Romagna e un’altra, del 9/11/2015 attribuita alla filiale modenese della Banca Interprovinciale S.p.a. Come confermato dalle indagini tecniche della GDF, però, i documenti sono stati predisposti ad hoc in data successiva alla richiesta dell’Amministrazione Comunale ed uno di questi addirittura retrodatato. Ed in quest’ultimo caso non si tratterebbe di una svista. Ancora una volta le intercettazioni telefoniche, al solito Mirco Ragazzi, dimostrerebbero la volontà inequivocabile di produrre documenti falsi. Le parole usate non possono essere più esplicite e meno fraintendibili. In una telefonata del novembre del 2015, tra Mirco Ragazzi e un altro indagato, a cui partecipa anche Canini, il referente del gruppo con in testa AXIA S.r.l, si dice di aver individuato una banca di medio credito disponibile a mettere la data di agosto e di un’altra disposta a dichiarare in data odierna (alla telefonata n.d.r.) che il progetto le era stato sottoposto il 2 di Agosto e che era interessata. Canini in persona conclude considerando che non esiste un modello standard per le lettere e che quindi :“bisogna… bisogna crearle… bisogna partorirle, scrivere qualcosa di sensato e… e … e poi sottoporle a chi le dovrà firmare”.

Il telefono di Ragazzi è una miniera inesauribile per gli investigatori. Lo sentono dare istruzioni a responsabili AXIA :”…fare un paio di verbali… farli su carta AXIA […]un paio di verbali dove risulta che il tizio che ha formato, te, M., e due cagate, eccetera eccetera… che in data, ne fai due copie, uno il tal giorno, l’altro data l’altro, si sono si sono verificate le stesure del PEF punto e fine trasmissioni…”. Non solo, in altri passaggi sembra sia chiara anche la consapevolezza diffusa di ciò che si sta facendo. In un’altra intercettazione Ragazzi, sempre in relazione alle lettere che Axia dovrebbe predisporre, riceve il commento :”io firmerò anche, ma sono robe fasulle”.

Già a questo punto ci sarebbero elementi per ipotizzare che il procedimento d’assegnazione sia stato turbato da comportamenti consapevoli e determinati ad attestare il falso, ma non è tutto qui. Ricordate i vari rilievi e ricorsi che i due raggruppamenti hanno sostenuto l’uno contro l’altro? Ebbene, secondo le indagini, almeno per il gruppo guidato da AXIA, non non sarebbe farina del loro sacco. Ancora una volta gli investigatori puntano il dito sull’accoppiata Ragazzi-Funelli e ipotizzano un approccio sistematico, con scambio di informazioni e suggerimenti.

E’ il caso ad esempio di Mijic, il progettista di Acquarena che partecipa anche al gruppo AR.CO., presumibilmente individuato come punto debole della questione. Un’intercettazione ambientale, dalla macchina di Ragazzi, registra delle prese di posizione piuttosto decise sull’argomento.

Ragazzi: “[…] Di importante è che Mijic è fuori dalle palle”

[…]

Funelli:” no è fargli… se ragiono, ragiono per fargli il fossato attorno”

Oltre a questo, sempre da quanto gli investigatori evincono tramite le intercettazioni ambientali a bordo della macchina di Ragazzi, Funelli da consigli sulle questioni dell’offerta e indicazioni, con tanto di promemoria post-it, su un bando che, secondo lui, è stato preparato con il contributo dello stesso Mijic, per evidente interesse personale a parteciparvi. Tutte informazioni utili a preparare un ricorso incidentale idoneo contro l’annullamento dell’esclusione di AR.CO.  Mirco Ragazzi, secondo gli investigatori, è così confidente nell’appoggio di Funelli che si azzarda a chiamare personalmente dipendenti pubblici per chiedere informazioni. Nella notizia di reato si leggono due casi in particolare in cui l’indagato chiede e riceve informazioni da due diversi impiegati, gli stessi che già nell’indagine interna dell’Avv. Roberto Biagini avevano ammesso che Ragazzi fosse stato presentato da Funelli. Nel primo caso la richiesta è di informazioni su un verbale relativo ad una seduta privata della Commissione, per cui ad uso solamente dell’Amministrazione Comunale. Nel secondo caso Ragazzi chiede invece informazioni sul verbale di una seduta pubblica, quella in cui il Presidente di Gara aveva ritenuto insussistenti i motivi dell’esclusione di ARCO per la presenza di Mijic. L’impiegata lo rassicura del fatto che la decisione è del Presidente e che la Commissione ha solo preso atto.

Ecco perché i Riminesi non hanno mai avuto il piacere di farsi una nuotata nella tanto pubblicizzata e mai costruita Acquarena. A carico del raggruppamento AXIA, assegnatario del bando che, a quanto pare, godeva delle consulenze di Mirco Ragazzi, c’è una robusta accusa di “Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.”

Sono fatti che, se dimostrati anche in seno ad un procedimento giuridico, getterebbero un’ombra scura e pesante sul sistema degli appalti pubblici. Non stiamo certo affermando che per ogni appalto il sistema sia quello che la Notizia di Reato indica per i casi Acquarena e Tecnopolo, ma il legittimo dubbio che tutto ciò non nasca dal nulla rimane. A dispetto delle “abilità” personali, possibile mai che un individuo, nemmeno riminese, entri così profondamente e improvvisamente nel sistema degli appalti e degli uffici pubblici?  Possibile che questa domanda non se la faccia il Sindaco per primo, avendo sicuramente a disposizione le stesse informazioni che abbiamo noi?

Non sappiamo che rispondere a queste domande, o meglio, lo dovremmo fare usando ipotesi che sicuramente verrebbero giudicate come illazioni. Vi lasciamo dunque con un’ultima intercettazione che, secondo noi, esprime una tendenza che qualcuno dovrebbe approfondire (e non ci riferiamo certo ai nostri lettori). I protagonisti sono Marco Bellocchi e Michele Sorce, entrambi costruttori, entrambi protagonisti di questa storia in quanto hanno, in qualche modo, subito le manovre e l’influenza di Ragazzi. Leggete cosa si dicono.

Premessa: i nomi puntati sono di persone non indagate, ma molto conosciute a Rimini. Le parti saltate sono inutili o impossibili da capire non potendo fare i nomi per esteso.  I due fanno spesso riferimento a partiti politici e pubblicando la conversazione non intendiamo sostenere che vi sia una qualche tipo di aderenza, ma pensiamo si evinca che i due pensino di dover passare da lì.

Sorce: “come andiamo?”

Bellocchi: “ma andiamo che pensavo mi sbollisseee… l’incazzatura (incomprensibile)… eee… adesso, ho finito adesso di parlare con M.M. della Lega… (lega cooperative N.d.r.)”

Sorce: “mh”

Bellocchi: “non me lo toglie dalla testa… eee… ieri sera ho mandato a cagareee… pesantemente anche il segretario di… del partito (Democratico N.d.R) qui di Rimini.”

Sorce: “eh vabbè, ma…”

Bellocchi: “non… non contate… non contateee… niente nella migliore delle ipotesi… nella peggiore, forse, c’è il vostro zampino anche dietro questa roba qui… perché poi c’è anche chi fa il nome di B. su sta vicenda e quindi B e M.”

Sorce: ah ah

Bellocchi: “eee… a me M. mi  ha parlato di C. che è amico intimooo… di uno dei due soci di quella società… e comunque sia gli ho detto “alla fine della giostra c’è un ragionamento che va fatto, c’è una gara privata indetta dal mondo cooperativo… eh, che vada a finire ad un privato che, veramente, è una roba ridicola…”

Sorce: “che non ha nemmeno la forza, tra l’altro”

Bellocchi:” […] vuol dire che c’è la pazzia che, che staaa… proprio dilagando… a meno che, invece, non sia un disegno preciso… che sia andato lì, perché quando mi parlo con un funzionario del Conad… e che P. non ha avuto neanche il coraggio di parlarmi… quando… quando mi parlano di referenze eccezionali che han fatto la differenza, Michele di cosa stiam parlando…? Chi… chi può fare…”

Sorce:” di niente”

Bellocchi: “Le referenze eccezionali se non arriva dall’Ufficio del Capo di Gabinetto del Sindaco e spero di essere intercettato (bestemmia).”

[…]

Bellocchi: “ah… cioè… ehm… ma… Michele, eee… è un intervento che è stato particolarmente sofferto anche dal punto di vista urbanistico… devi fare un intervento come quello, di quelle dimensioni tra il coso… tra… tra la parte direzionale e commerciale, e le palazzine e… e… e secondo te, se ti arriva la telefonata del Capo Gabinetto del Sindaco, te non stai a sentire quello che ti dice?”

[…]

Bellocchi: “[…] l’unica è… èèè… è fare un’alleanza con la Lega ( Lega cooperative N.d.r.), eh… e, quindi, riavvicinarciii… a quel mondo lì…”

Sorce: “Sì”

Bellocchi: “no? CONSCOOP, il CONSORZIO INTEGRA…”

Sorce:” sì, sì, sì,elasciareee… e lascia… lasciarli morire e basta, a questi…”

Bellocchi: “eee… esatto, esatto, assolutamente… P. adesso stava male… però mi ha detto che appena si riprende, tra lunedì e martedì, ci risentiamo… perché chiederemo un tavolo… chiederemo un tavolo al Partitooo… come Lega, Consorzio e quant’altro… chiederemo spiegazioni ai livelli regionali anche della Lega, di sta gara anche del Conad, perché P. fa “non finisce qui”… non può finire qui, capito… un’impresa come Conad del… del mondo cooperativo della Lega, fa una gara, eh… c’è un’impresa sempre del mondo cooperativo della Lega, che fa un’offerta migliore e questi la danno… a un’altro…?!?”

[dopo aver parlato delle “porcherie” che, secondo loro, hanno fatto tre persone molto influenti a Rimini]

Bellocchi:” e quello che è fatica a scindere quei rapporti lì, è fatica… però, adesso è guerra… adesso è guerra e non guardiamo in faccia a nessuno”

Sorce: “sì, sì, sì, appunto (incomprensibile)”

Bellocchi: “e ci pariamo il culo stringendo alleanze con il sistema cooperativo…”

[…]

Bellocchi: “perché io non mi dimentico che mentre noi siamo lì che non dormiamo la notte, questo (tale P. N.d.r.) faceva gli affari con il capellone (soprannome per Mirco Ragazzi N.d.r.) per la scuola che sta alla XX Settembre…”

[…]

Bellocchi: “Ci siamo resi conto che il Partito è inaffidabile nelle mani di un ragazzino manovrato da un altro.”

Sorce replica :” Marco, se tu vuoi, noi gli facciamo tirar le orecchie”; infatti non serve arrivare a Roma, ma basta arrivare a Pesaro, dove c’è “Il Vicesegretario del Partito (Democratico N.d.r)”.

Bellocchi conclude riferendo che tale G. ha detto che nelle prossime elezioni amministrative (il periodo è ovviamente prima del giugno del 2016) il PD si alleerà con il Nuovo Centro Destra e, pertanto, “le corde le teniamo con P.. Sergio è un amico fraterno” al che Sorce suggerisce di farlo chiamare da “Angelino”.

Ora, quando si parlano al telefono le persone tendono ad esagerare, ma l’impressione è che parlando dei loro interessi preminenti, interessi per cui sono in ballo i loro guadagni e la loro sopravvivenza lavorativa, i due non vedano altra soluzione di recupero che non sia legarsi a qualche partito.  E vien da chiedersi come mai.

[Prima Parte] [Seconda Parte] [Terza Parte]

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Scandalo appalti, chi è Mirco Ragazzi? [Seconda Parte]

Rimini: la seconda parte delle indagini su Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco e Mirco Ragazzi, il personaggio misterioso.

Come abbiamo avuto modo di determinare, nella prima parte di questa ricostruzione, in una porzione considerevole dei più importanti appalti riminesi salta fuori un nome molto conosciuto negli uffici dei lavori pubblici, ma totalmente ignoto all’Assessore competente. E questo non perché sia una figura di secondo piano.

Subito dopo l’esposto dell’Avv. Biagini le indagini della GDF si imperniano su questa persona e sul suo rapporto con Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco Andrea Gnassi. Il suo nome è Mirco Ragazzi, ma chi è? Qual è la genesi di questo personaggio?

Ragazzi è un modenese vicino alla cinquantina, titolare e socio unico della società di consulenza M.C.R. S.r.l.  e della MIRO Consulting S.r.l., entrambe di Modena. Come si è detto ha interessi concreti in molti appalti riminesi e rapporti confidenziali con alcuni dipendenti del comune, che parlano liberamente con lui di dati riservati agli uffici. Come ci è arrivato? Come si evince dalle intercettazioni e dalle indagini, Ragazzi sembra capace di rendersi (o apparire) indispensabile per il proseguimento dei lavori e per l’assegnazione degli stessi appalti, talvolta persino opponendo difficoltà grazie, si suppone, al suo legame con Funelli. Il suo modus operandi è molto complesso e passa da millantate conoscenze, come nel caso della “cognata magistrato”, dell’antimafia e delle conoscenze nella GDF, risultate poi tutte inesistenti, alle conoscenze reali, come quella accertata dagli investigatori con Funelli. Altre volte ancora sono terzi soggetti politici a considerare conoscenze che “avrebbe” come un dato di fatto. E’ il caso di Emma Petitti, Assessore al Bilancio della Regione Emilia Romagna, che, in una conversazione intercettata sul telefono di Funelli, dice di sapere “chi è e come è fatto”. Lo considera un amico di Stefano Bonaccini (Governatore dell’Emilia Romagna, modenese anche lui) e dice addirittura di averne parlato con lo stesso Bonaccini. Lui le avrebbe chiesto “ di ‘sta roba”.

A questo punto ci si permetta di aprire una parentesi, che forse avrebbe potuto essere un articolo intero separato da questo, ma che riteniamo serva a far capire lo scenario di prona accettazione in cui ci si muove. L’occasione in cui Emma Petitti parla di Mirco Ragazzi è una telefonata, nella quale discute con Funelli del comportamento della Consigliera Regionale Nadia Rossi. La Consigliera è accusata dal Capogabinetto del Sindaco di diffondere maldicenze su Mirco Ragazzi e, parlando di lei, tra le imprecazioni, dice che “in un paese normale non gli darebbero nemmeno un ucce***  in mano”, mentre qui fa la Consigliera Regionale. Ora… comprendiamo che si tratti di una conversazione privata (però finita agli atti) e supponiamo che tra Funelli e Petitti ci sia un certo grado di confidenza, ma ugualmente non riusciamo a capire come un membro della Segreteria Nazionale del Partito Democratico, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna, colei che si è espressa tanto veementemente contro le teorie di Pillon e compagni, possa ricevere commenti del genere senza nemmeno invitare alla calma e senza altro commento da opporre che non sia “lo sappiamo dove siamo, siamo in questo mondo qua di merda”. Complimenti.

Riprendendo il filo dell’articolo. Agli investigatori pare evidente che tutte le manovre di Mirco Ragazzi non otterrebbero sponda da parte degli uffici, non fosse per il legame con Sergio Funelli. Per questo le indagini, i pedinamenti, le intercettazioni ambientali e telefoniche, si concentrano su loro due. Quello che appare chiaro a chi investiga e che tra i due vi sia una relazione amicale, che consente loro di parlare di “fica” e di usare codici personali, come il “ci vediamo dai busoni”, riferito all’uscita del casello autostradale di Rimini Sud. E’ palese anche che non si frequentino normalmente, come farebbero due amici, ma che il loro comportamento sia circospetto al punto di incontrarsi in posti dove non li si possa riconoscere, facendo attenzione che nessuno li ascolti. Perché? La logica supposizione è che quanto hanno da dirsi sia quantomeno inopportuno.

L’influenza di Sergio Funelli, Capogabinetto di un Sindaco, che all’epoca delle indagini era anche Presidente della Provincia, è notevole. Secondo gli investigatori della GDF, proprio grazie a questa influenza Ragazzi riuscirebbe ad esercitare la pressione che gli serve a mantenere in piedi il suo sistema. E’ il caso, ad esempio, della presunta azione di Funelli presso l’Ufficio della  Ragioneria della Provincia, per ritardare i pagamenti di alcuni lavori effettuati presso il cantiere del Liceo Valgimigli.

Una segnalazione, pervenuta direttamente alla guardia di Finanza, descrive dettagliatamente un tentativo del Ragazzi che, appoggiato da Funelli, rivolgendosi a una funzionaria della Provincia, consiglia di non pagare subito la Società DIRETTO, probabilmente, come desunto dagli investigatori, per accreditarsi come interlocutore privilegiato presso la stessa società. Le intercettazioni sembrano confermare un atteggiamento di “melina” da parte del Capogabinetto fino a che la funzionaria, pressata dal Consigliere Provinciale Allegrini, chiede direttamente a Funelli cosa stiano aspettando visto che i soldi ci sono. A quel punto Funelli capitola. Il tentativo sembra fallire perché Allegrini presumibilmente non risiede nella sfera d’influenza di Funelli. Anzi, in un’altra intercettazione, in cui parlano terze persone, è descritto un Consigliere arrabbiato con la funzionaria, perché non capisce il peso della parola di una persona (Ragazzi) che non appartiene all’Ente, né al cantiere.

Questa è solo una delle situazioni in cui, secondo le indagini, Funelli usa la sua influenza su dinamiche amministrative, pubbliche e non. Ancor più eclatante quello che si legge sulla Notizia di Reato a proposito di quanto accaduto dopo all’allontanamento di Mirco Ragazzi dal C.A.R.. Ad un certo punto infatti Bellocchi, stanco delle interferenze di Ragazzi, diffida chiunque dall’attribuire al “consulente” una qualsiasi rappresentanza per quanto riguarda il Consorzio. Bellocchi, secondo quanto riferisce  Sorce Michele (rappresentante legale di GM Costruzioni di Pesaro), sarebbe stato in seguito raggiunto da una telefonata del Direttore Provinciale della CNA di Rimini, Davide Ortalli, che lo invitava a reintegrare Ragazzi nel C.A.R.. Quando Bellocchi non da seguito al consiglio, Funelli  (da quanto si evince da l’intercettazione di una telefonata riportata in seguito, con oggetto appalto Conad zona ex Fiera)  parlando con il Ragazzi chiede a quest’ ultimo “chi deve far fuori” ottenendo risposta inequivocabile. Il lavoro risulterà poi assegnato a due aziende più piccole, con un costo maggiore di quello proposto dal Consorzio Artigiano Romagnolo. Riprendiamo l’intercettazione.  Sergio Funelli chiede esplicitamente a Mirco Ragazzi:

“Io, quindi, chi devo far fuori CONSCOOP [una cooperativa di Forlì N.d.r.] e chi è l’altra?”

“Il C.A.R.”

“Il C.A.R.”

Quanto messo in evidenza dalla Notizia di Reato, oltre alla palese irregolarità, denota una certa scioltezza del “dinamico duo” nel portare avanti disegni personali, a volte in un clima di ottusa accettazione degli uffici, sino ad arrivare in alcuni casi alla sfacciataggine. Come quando Ragazzi usa il telefono dell’ufficio di un impiegato comunale, per farsi rispondere da Michele Sorce, per gli investigatori verosimilmente concusso, che non gli vuole rispondere, perché non vuole pagare.  Denota un’esagerata confidenza anche l’SMS con cui Ragazzi cerca il contatto con Roberto Biagini, che sta investigando su di lui, attribuendosi conoscenze in Giunta, per poi chiudersi nel silenzio quando l’avvocato, giustamente, gli risponde chiedendogli chi siano queste conoscenze.

Quanto descritto non è ovviamente tutto. E’ il minimo di ciò che ci sembra utile, delle oltre 100 pagine della Notizia di Reato, per descrivere Ragazzi e i suoi rapporti con Sergio Funelli, secondo quanto messo in luce dalle indagini. Nella prossima puntata spiegheremo nel dettaglio cosa gli investigatori della Guardia di Finanza ritengono sia successo con gli appalti del Tecnopolo e Acquarena.

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Cosa è successo agli appalti di Acquarena e Tecnopolo? [Prima Parte].

Leggendo le 100 pagine e gli allegati dell’indagine della Guardia di Finanza di Rimini, a proposito di Tecnopolo e Acquarena, c’è da rimanere male. Ovvio che non rappresentano da sole un grado di giudizio, ma molte delle considerazioni che i militari estraggono, sulla base delle quali la Procura della Repubblica di Rimini ha chiesto per un primo “troncone di indagine” (Tecnopolo)  il rinvio a giudizio, sono basate su dati oggettivi. Intercettazioni e documentazioni che lasciano poco spazio all’ipotesi spuria.

Queste cento pagine dipingono un quadro degno della molto citata e poco compresa banalità del male. Venticinque indagati nella relazione della GDF e diciotto imputati nel “troncone Tecnopolo”. Tre principali, più una serie di dirigenti comunali e tecnici privati, che sembrerebbero indicare un approccio di normalità verso certe irregolarità, talvolta veri e propri illeciti. L’unico che non ha ritenuto normale quanto stava accadendo, rivolgendosi di conseguenza alla Procura della Repubblica, è stato l’Avv. Roberto Biagini, all’epoca dell’indagine Assessore ai Lavori Pubblici della Giunta Gnassi.

Si è molto discusso delle motivazioni di Biagini e lo stesso Primo Cittadino Andrea Gnassi si è avventurato in un’accusa di ripicca elettorale, senza invece preoccuparsi di stigmatizzare chi ha, forse, agito alle sue spalle. La ricostruzione di quanto accaduto, tuttavia, non lascia dubbi sulla correttezza dell’azione di Biagini e sull’ineluttabilità del suo esposto in Procura. Aveva abbastanza elementi per pensare che qualcosa di strano stesse avvenendo nel settore dei lavori pubblici e, di conseguenza, l’unico interlocutore qualificato era la magistratura. Pena rimanere lui stesso compreso in un’indagine che aveva comunque già mosso i primi passi.

Cominciamo dall’inizio, con fatti che forse i più conoscono già sommariamente. E’ importante, però, non saltare nemmeno un passaggio. Come vedrete la questione, nonostante le reazioni isteriche di sindaco e PD, merita di essere osservata nella sua complessità per comprendere quanto certi atteggiamenti, quantomeno discutibili, siano vissuti con banale accettazione in una Città ritenuta sana qual è Rimini.

La vicenda ha inizio nell’estate del 2015 quando Marco Bellocchi, Presidente del C.A.R. di Rimini (Consorzio Artigiano Romagnolo), chiede all’allora Assessore Roberto Biagini se sia a conoscenza dell’esistenza di tale Mirco Ragazzi. Biagini non l’ha mai sentito nominare e, approfondendo il motivo della richiesta, scopre che questa persona, ereditata dalla precedente presidenza del C.A.R., quella di Perazzini, si accredita come “facilitatore” presso gli uffici comunali e che, sempre secondo Bellocchi, crea più problemi di quanti ne risolva. L’Assessore scopre che un “fantasma” vaga per i corridoi di cui è responsabile e, conseguentemente, nel luglio del 2015, decide di aprire una piccola indagine interna.

Roberto Biagini, tra l’imbarazzo degli uffici, scopre che la presenza è più che reale, che ha interessi non meglio specificati in molti appalti riminesi, ma tutti continuano ad insistere sul fatto che si tratti di un facilitatore e che non abbia interessi, né faccia richieste, di natura illecita. Si parla di lui come referente del gruppo temporaneo di imprese che lavora al Tecnopolo, ma anche di contatto per Axia S.r.l., concorrente per l’appalto di Acquarena, che ha anche realizzato la scuola del Villaggio Primo Maggio e quella della Gaiofana. Qualcosa però non quadra e non solo per l’imbarazzo che suscitano le domande dell’Assessore. Almeno un paio di dirigenti lo qualificano come “presentato dalla politica” e, in particolare, da Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco.

Uno sconosciuto, presentato dalla politica, gira con confidenza  tra gli uffici comunali senza che l’Assessore competente lo sappia. Roberto Biagini a questo punto intuisce che la verifica di quanto sta succedendo è al di là dei suoi strumenti e, come da dovere di Pubblico Ufficiale, compila un esposto che consegna nelle mani del Capo Procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli.

Nel dicembre del 2017, in un’intervista al Corriere, Giovagnoli affermava che a Rimini “il Potere forza le regole per favorire il successo economico”, chissà se in quel frangente faceva riferimento anche a quest’inchiesta partita dall’esposto di Biagini. Fatto sta che tramite il Gruppo di Difesa Finanza Pubblica, della Guardia di Finanza di Rimini, parte un’indagine piuttosto complessa, che si svilupperà in diversi stralci e che determinerà richieste di rinvio a giudizio, non solo per quel Mirco Ragazzi segnalato a Biagini, ma anche, a quanto risulta dai documenti di cui abbiamo preso visione, per Sergio Funelli, Massimo Totti (Dirigente dell’Unità Progetti Speciali del Comune di Rimini) e un’altra quindicina di persone, tra cui altri due dipendenti comunali.

Le ipotesi di reato vanno dalla turbativa di gara d’appalto, alla concussione, tentata concussione, trasformatasi poi in tentativo d’estorsione, e ancora  falso ideologico, nonché vari concorsi morali e materiali. Tutto questo per quando riguarda due delle opere più pubblicizzate dall’amministrazione Riminese: Aquarena e Tecnopolo. Le ombre, però, si fanno lunghe anche altrove. Le consulenze tramite le quali, secondo gli inquirenti, pare che Mirco Ragazzi si facesse pagare dei suoi “servigi”, riguardano anche una fattura di 292.800,00 €  contestuale all’aggiudicazione dell’appalto di ristrutturazione del Leon Battista Alberti, ad esempio. Totti, intercettato, si vanta che da tutta la vita, da quando fa perizie di variante, copre errori progettuali, un altro esempio. E sarebbe logico ipotizzare che quanto trattato dalla GDF non sia solo il frutto di un’azione estemporanea. Qui però non siamo dalla parrucchiera. A questo punto occorre ricordare che l’iter processuale è solo all’inizio e che, per alcuni stralci, si è ancora in fase d’indagine preliminare. La verità legale, dunque, è ben lungi dall’essere stabilita.

L’indagine della GDF, tuttavia, mette in luce con scrupolo fatti incontrovertibili che, sebbene probabilmente non andranno tutti ad identificare un reato, sono sicuramente fonte di perplessità in quanto ad opportunità politica e morale. In ordine a questa considerazione riteniamo sia giusto per la cittadinanza conoscere quanto emerge dalle indagini, ossia: A) l’indubbio rapporto di confidenza e circospetta collaborazione tra Mirco Ragazzi e Sergio Funelli e cosa questo producesse, secondo le indagini, nei rapporti del Ragazzi con le competenze degli uffici. B) Cosa è successo con il Bando di Acquarena, che ancor oggi risulta un cantiere abbandonato. C) Perché il Tecnopolo è stato oggetto di un collaudo ritenuto falso dagli inquirenti.

Ma questo (ed altro) lo spiegheremo nelle prossime puntate. Restate sintonizzati.

@DadoCardone

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Morte Democratica e finti comunisti.

acquaAvete 5 minuti di tempo? Vi voglio raccontare una bella favola. E’ la favola del Comitato dell’Acqua Pubblica e di come a Rimini si sia fatto strumentalizzare da Sara Visintin e Savio Galvani. Un’ipotesi? Non direi visto quello che è successo giovedì sera, ma giudicate voi. Ecco i fatti, con una piccola premessa.

Il tutto comincia nel 2011. Un giovane e promettente (nel senso che ha promesso qualsiasi cosa) Sindaco viene eletto con un contributo non indifferente dei voti del Comitato per l’Acqua Pubblica, il comitato che lotta per far rispettare il Referendum decretante  l’acqua e la sua gestione  in mani pubbliche.

Catalizzatrice del favore del comitato una certa Sara, che quando scrive cita addirittura i contadini di Di Vittorio, una vera compagna insomma. Sembra perfetta per soddisfare la voglia di sinistra dell’ormai democristiano PD. Come premio l’Assessorato all’Ambiente, effetti collaterali  Savio Galvani in Consiglio Comunale.

In molti si accorgono che Sara Visintin fa molta fatica a stare dalla parte dei vessati. Sarà finta sinistra o debolezza Costituzionale? I primi ad accorgersi che l’Assessore all’ambiente è usato a modi parafanghi sono i Teleriscaldati che vengono menati per l’aia, o meglio nei il tavoli tecnici, per un’infinità di tempo. Non sono i soli e la faccenda diventa piuttosto evidente quando ai tavoli Atersir ( Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) l’Assessora parla ben poco, mentre la voce forte sembra quella del suo accompagnatore… Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco, ma anche dipendente Hera in aspettativa. Va da sé che i finti comunisti possono sopportare disinvoltamente questo piccolo conflitto di interesse, infatti ne la Visintin si ribella, ne Galvani interroga (e di questo gliene sono grati i nasi sanguinanti a causa sue apologie del nulla).

Arriva però, come in ogni storia che si rispetti, il giorno della resa dei conti. La Maggioranza di cui fanno parte Savio e Sara decide che il Referendum sull’Acqua è come un consiglio d’amore: te lo chiedo, ma poi faccio come voglio. L’acqua pubblica è un fruttuoso concetto da usare durante le elezioni, ma poi è meglio fare una bella gara ad evidenza pubblica, così la gestione se la piglia Santa Madre Hera e c’è meno da faticare per tutti. Cosa fare?

Pubblicamente i “Comunisti per caso” sostengono l’acqua pubblica come sempre, anche se alle conferenze stampa fanno discorsi molto tentennanti, cosa di cui nel caso di Galvani non si accorge nessuno per ovvi motivi di inefficacia dialettica. Poi però qualcuno rompe le uova nel paniere. Il cattivone si chiama Fabio Pazzaglia, lui sì di sinistra e lui sì interessato al risultato del Referendum, tanto da chiedere ed ottenere sette firme per avere un Consiglio Tematico sull’Acqua Pubblica. La settima delle firme è proprio di Galvani che, per ovvi motivi di pretesa coerenza, è costretto a dare il suo appoggio suicida.

A questo punto la situazione si complica. Sara e Savio per rispettare la loro posizione pubblica dovrebbero uscire dalla maggioranza, soprattutto facendolo prima dell’approvazione del bilancio. Questa cosa non fa comodo né a “Federazione delle Sinistre ma non troppo”, né al PD che tra alluvioni, Aeroporti falliti e conti che non tornano sta sudando 7 camicie per cercare slogan che risolvano tutto. Che fare? In prima istanza, tramite il pessimo Presidente del Consiglio Comunale Gallo Bifronte, il Consiglio Tematico viene posizionato come fosse un punto qualsiasi da discutere in mezzo ad altre delibere, cosa irrituale ed inusuale. Ciò però non basta, perché le minoranze sono decise a trattare la questione e neanche se Galvani riuscisse a ritirare la sua firma, facendo una figuraccia solo su Icaro TV, non cambierebbe nulla. Di firme ne bastano sei.

Il Partito Democratico (qualsiasi cosa esso sia) si cimenta dunque nella sua pratica preferita, far saltare ancora una volta la pratica democratica, tanto la Democrazia sembra ormai essere solo un simpatico orpello da logo politico. Lo stesso Galvani interviene sull’ordine dei lavori chiedendo un rinvio e facendoselo votare dalla Maggioranza. Motivazione: per trattarlo meglio, con più tempo. In questa maniera la “Federazione delle Stranezze” potrà produrre un ordine del giorno, finora mancante, accomodante… qualcosa che il PD possa votare senza rovinare la festa a nessuno, magari un bel “percorso partecipativo” di teleriscaldata memoria, una di quelle cose che Hera teme tantissimo. (Brrrrr)

Detto fatto. Gallo Bifronte fa il palo agevolando la sottrazione di Consiglio Tematico, la maggioranza vota a testa bassa. Probabilmente qualcuno di loro si è persino reso conto di quello che stava succedendo, non Morolli, si capiva dallo sguardo da cernia e la “scimmia” da microfono. Alla Minoranza non resta che abbandonare l’aula e lasciare che nell’altra sponda continuino a martoriare da soli quella poveraccia della Democrazia.  Solo Eraldo Giudici (PDL) resta a guardare… ognuno ha i suoi feticismi, o i suoi vantaggi. Fine.

Questi sono i fatti e questo è il modo in cui il Comitato per l’Acqua Pubblica è stato vergognosamente usato. Meno male che è rimasto Pazzaglia a rappresentare quel che resta della Sinistra, dipendesse da Savio e Sara all’inizio del Consiglio Comunale,  al posto dell’Inno, dovrebbero suonare il De Profundis.

P.S.

Aspettiamo con ansia il nome della lista Visintin- Galvani per le prossime elezioni del 2016. Io ho già lo slogan: toccatemi tutto, anche l’acqua… ma non la mia poltrona. Spero sarà  apprezzato il mio sforzo di non descrivere i protagonisti di questa storia con i veri aggettivi che avevo in mente.

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@DadoCarone

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Salva Sindaci

Doveva succedere.

E’ una considerazione quasi stupida, ma dalle grandi conseguenze: il potere tende a preservare se stesso (che poi è anche il motivo per cui un terzo del pianeta mangia sulle spalle degli altri due terzi). Potremmo  scomodare  massimi sistemi di applicazione di questa legge universale, ma usciremmo dalla missione di Citizen, che è quella di parlare di Rimini, anche se poi sarà necessario partire da un po’ più in alto.

In questi giorni infatti tra gli emendamenti della legge Madia, legge delega, spunta un nebuloso nuovo comma g-quater, scritto nell’emendamento 13.500, dove in pratica si chiede al Governo di “rafforzare il principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione anche attraverso l’esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l’attività gestionale”.

Che vuol dire sta roba? Tradotto da chi ne sa potrebbe voler dire che in nome dell’autonomia dei dirigenti, i politici non potrebbero essere chiamati in questi casi a rispondere di danno erariale. Tradotto ancora meglio? Un bel salvacondotto per Sindaci e Assessori (e magari Presidenti di Provincia) che potrebbero fare una risata in faccia, magari con effetto retroattivo, alla Corte dei  Conti.

Certo, detta così, viene subito in mente Matteo Renzi, che il 15 luglio prossimo si dovrebbe fare un altro giretto dai magistrati toscani per i fatti relativi alla sua Presidenza della Provincia. Non  occorre però sparare così in alto per scoprire come il compimento di questo emendamento farebbe la gioia di un gran numero di persone, per lo più sindaci.

Eccoci a Rimini. Secondo voi qualcuno potrebbe gioire di questo regalo? Anche noi siamo forniti di Primo cittadino con annessa condanna per danno erariale, la famosa nomina di Funelli con contratto non conforme al profilo del dirigente. Non bisogna però pensare che il gioco si limiti a questo. Qualche migliaio di euro da restituire non sono un gran disturbo per una persona benestante, tanto benestante da non aver mail lavorato (pur esibendo scintillante partiva iva).

Magari ai suoi assessori scoccia un po’ di più l’esborso, ma a Rimini ci sono in gioco partite molto piùpericolose, come il TRC e l’aeroporto, che nel migliore dei casi sono incubatrici di enorme danno erariale. Se per il TRC si è mossa la magica macchina dell’Area Vasta, che tutto ingloba e tutto perdona, a costo di portare a termine il campo da bocce più lungo d’Europa, non si può dire altrettanto per Aeradria. La patata bollente, che continua ad essere passata nelle mani ormai ustionate di un sacco di autorità, prima o poi dovrà cadere a terra e qualcuno dovrà spiegare in che conto si mette la perdita di milioni di euro di proprietà pubblica di una struttura “strategica per il territorio” (cit.), mica il Palas.

L’emendamento, va detto, è così fumoso che probabilmente i decreti attuativi potrebbero persino migliorarlo, ma è chiara l’intenzione di rafforzare il principio già in uso della “esimente politica”, ossia quello che ammorbidisce la responsabilità dell’Amministratore per scelte che sono frutto diretto del ruolo. Che una cosa del genere venisse fuori da una compagine guidata da chi si considera una specie di Sindaco d’Italia era abbastanza prevedibile. Ciò però non vuol dire che non sia preoccupante, anche in considerazione dell’ormai abitudine politica di assumere un improprio ruolo imprenditoriale, senza peraltro subire le limitazioni e le conseguenze di chi imprenditore lo è veramente.

P.S.

Pare (e dico pare) che dalle parti di Air Riminum  siano partite denunce nei confronti di chi ha ipotizzato comportamenti non conformi ad una regolare acquisizione dell’Aeroporto. Sicuramente  sarà  tutto regolare, ma io l’aeroporto continuo a vederlo chiuso, nonostante tante rassicurazioni in senso contrario. Ci vorrebbe l’invenzione della “esimente cittadina” per cui lo stimolo, anche provocatorio,  non fosse punibile in quanto un cittadino difficilmente può abbandonare la sua condizione di permanente incertezza quando si parla di decisioni politiche.

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@DadoCardone

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Lupus in Fabula

Tesi: non è vero che l’eccezione conferma la regola,come si suol dire. La verità è che l’eccezione ti frega la regola.

La scioltezza con cui noi italiani interpretiamo le regole e  la nostra abilità nel muoverci tra le loro pieghe sono causa di gran parte dei nostri guai, perché negarlo. Potremmo fare una miriade di esempi, da portare a sostegno della teoria, usando come soggetto chi ci governa , ma, come usanza di Citizen, preferiamo usare come test di controllo la politica locale, non certo priva spunti illuminanti.

Esistono persone per cui una volta chiuso un occhio si chiude anche il secondo e poi ci si tappa pure il naso. Tutto questo avrà, per chi lo consente, un sicuro ritorno, com’è altrettanto sicuro che ciò produrrà uno svantaggio per tanti altri (usualmente cittadini). E’ il caso di Sergio Funelli, Capo di gabinetto del Sindaco, dipendente Hera, nonché Lupus in Fabula.

Tanto per cominciare ci sono volute diverse interrogazioni e l’intervento della Corte dei Conti per farlo rientrare nel suo contratto di lavoro naturale, quello che gli spettava secondo curricula. Sembra evidente che l’accesso ad un diverso contratto e ad uno stipendio maggiore gli fosse dovuto per qualifiche diverse da quelle che può presentare formalmente …. Altrimenti perché violare dei termini contrattuali e rischiare l’intervento della Corte?

Quali siano queste qualifiche possiamo solo ipotizzarlo. Che abbia a che fare con il suo impiego in Hera? Qualche dubbio ce la fa venire l’Interrogazione elevata dal Consigliere Gianluca Tamburini (M5S) alla quale l’Assessore Sara Visintin ha risposto in maniera piuttosto imbarazzata. L’interrogazione del Consigliere Pentastellato chiedeva lumi a proposito del conflitto di interessi in cui sembra muoversi proprio Sergio Funelli, delegato quasi ufficiale  del Comune ai tavoli Atesir (Agenzia Territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti), ossia l’Agenzia che operativamente si occupa di:

1.       Individuazione dei bacini di affidamento dei servizi;

2.        Proporre al Consiglio d’ambito le modalità specifiche di organizzazione e gestione dei servizi;

3.       Approvazione del piano degli interventi;

4.       Definizione ed approvazione delle tariffe all’utenza;

5.       Controllo sulle modalità di effettuazione del servizio da parte dei gestori ed alla predisposizione di una relazione annuale al Consiglio d’ambito.

Quindi si occupa, tra le altre cose, di definizione degli interventi, definizione delle tariffe e della fase di controllo. Il problema è: ma Funelli, nel suo doppio impiego Hera/Comune per chi fa il tifo? Cercherà di far risparmiare il Comune o favorirà Hera? Chiamasi, appunto, conflitto di interessi e, quando Rimini fa fatica ad associarsi agli altri comuni nella lotta contro i rifiuti provenienti da fuori territorio, qualche domandina sorge spontanea.

L’Assessore Visintin si è affannata nel dipingere il ruolo dell’Eminenza Grigia quasi fosse portatore sano di consulenze neutre, quasi il suo autista per arrivare in sede di trattativa, ma pare (e dico pare) che il controllo sia così fermamente nelle mani di Funelli che l’Assessore all’Ambiente sia addirittura stata zittita in più di un’occasione.  Voci. Cose più sicure sono invece le delibere Atersir in cui più di un volta Sergio Funelli risulta ufficialmente delegato per il Comune di Rimini  proprio in materia di rifiuti ( http://www.atersir.emr.it/documenti/atti-1/attibologna ), al contrario di quanto veementemente affermato dalla Visintin ieri sera (Giovedì 12 n.d.r.) in Consiglio Comunale.

Va da se che tutte queste concessioni per i contratti e per i ruoli di Sergio Funelli creano sospetto. Perché gli viene concesso un contratto per cui non ha qualifica? Perché ci si arrischia a praticare il conflitto d’interessi pur di fargli avere voce in capitolo? Se fossimo maliziosi diremmo che Hera ha saldamente sotto controllo la situazione nel Comune di Rimini, ma noi di Citizen non lo siamo e ci limitiamo a dare modo ad ognuno di farsi una sua opinione.

Certo è che, seguendo la tesi iniziale,  Rimini non si salva dalla brutta abitudine di addomesticare le regole e che la prima vittima di questi tipo di conflitto di interessi è il potere contrattuale di chi rappresenta il cittadino, salvo poi non rappresentarlo affatto.

P.S.

Per la rubrica “forse non tutti sanno che”: Lupus in Fabula è una locuzione latina che viene fatta risalire alla frequenza con cui, ai tempi, il lupo appariva nelle favole. Oggi il lupo sarebbe sicuramente manager di una Multiutility.

Davide Cardone

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L’eredità del Sindaco.

La neoeletta Sindaco di Riccione Renata Tosi, all’indomani della sua elezione, riceve,  come da  bonton, complimenti  trasversali proprio da tutti. Bisogna ammettere che l’impresa c’è stata, 70 anni di dominio di una singola parte assomigliano di più ad una maledizione che ad una continuità politica e la Tosi l’ha spezzata partendo da un lavoro d’opposizione durato anni.

Sono proprio tutti complimenti? No. E’ il caso, neanche a dirlo, dell’amabile Primo Cittadino di Rimini, che non perde neanche un attimo per stizzirsi e mettere in chiaro che Renata non fermerà il TRC e che lui nel 2016 vincerà di nuovo. Un atteggiamento che chi  vi scrive conosce bene, infatti anche il mio gatto si gonfia tutto quando ha paura e di paura, Gnassi, non il gatto, fa bene ad averne. Poche ore dopo le elezioni il nuovo Sindaco di Riccione ha fatto bloccare le motoseghe che si apprestavano ad abbattere i 200 pini sul percorso riccionese del TRC e ha dato indicazioni (secondo quanto dichiarato) agli uffici preposti per fermare tutto.

Una determinazione che la Giunta di Rimini ha già conosciuto con il Sindaco di Coriano Mimma Spinelli e la questione dell’inceneritore. Ricordo, perché vi ho assistito di persona, una poco ospitale Sara Visentin basita di fronte ad un ordine del giorno che la Sindachessa andò a proporgli fin dentro al Consiglio Comunale. Quella volta, nel caratteristico stile spocchioso dell’Amministrazione riminese, l’Assessore all’ambiente aveva rifiutato di partecipare all’Ordine del Giorno contro l’inceneritore che aggregava i comuni della Provincia. La scusa fu che Rimini ne stava preparando uno suo. Vero. Il documento apparve diverse settimane più tardi, dopo aver superato il controllo di Sergio Funelli, Capogabinetto del Sindaco e uomo Hera nel Comune. Ovviamente il documento non presentava nessuna caratteristica che ne giustificasse l’attesa.

Dunque un accerchiamento al femminile. Donne determinate che, qualsiasi sia la loro convinzione politica, hanno poche remore nell’andare contro il sistema.. cosa che non si può dire dell’Establishment Piddino e Riminese in particolare,  in affidamento totale  al potere costituito.

L’unica speranza del Sindaco di Rimini sembra essere quella di rendere inappetibile l’amministrazione della città e bisogna dire che ce la sta mettendo proprio tutta. A meno di uno sprint finale, di quelli che non ti aspetti, i primi tre anni del Mandato Gnassi lasciano un’eredità pesante a chi verrà dopo, sempre che i riminesi non decidano di riconfermarlo per una bella eutanasia di massa.

Chiunque verrà dopo si troverà una Rimini con un aeroporto portato al fallimento da fatti penalmente molto rilevanti. Cospicue quote cittadine buttate al vento per la vanagloria di chi non si è accontentato di una struttura di piccola-media importanza e che ora pare destinata a diventare la porta di servizio del Marconi di Bologna.

Lo sfortunato successore dovrà ereditare anche i patti fatti con il Diavolo. A Rimini infatti anche le cose che sembrano fatte per bene nascondono ombre pesanti. L’unica soluzione considerata per le fogne, ve ne erano altre, è stata quella targata Hera che rifà il look alle strutture, che comunque le resteranno in affidamento per chissà quanti anni, in carico alle bollette dell’acqua di tutta la provincia. Inoltre, considerata la gratitudine che le si dovrà per aver tirato fuori dal cilindro una soluzione compresa di risorse, sicuramente il fidanzamento si sarà arricchito di altri progetti. E’ il metodo Hera: al costo di qualche piccola condanna per sfruttamento di posizione preminente sul mercato lega tutto al suo inarrestabile piano industriale. Un piano per cui, ad esempio, sebbene il territorio si scopre virtuoso nella differenziata non ne ottiene vantaggi in termini tariffari e nemmeno per diminuita massa bruciata. Hera porta immondizia da fuori perché il piano dice che il giocattolo deve girare sempre a pieno carico per un insalubre, ma robusto, guadagno. Per sapere poi quanta parte della nuova struttura fognaria di Rimini andrà a coprire, casualmente, anche le necessità che Hera ha in altri territori della Provincia (o immediatamente adiacenti) ci vorrebbe un giornalista, ma a Rimini…. Solo a me è sembrata strana la chiusura del depuratore a mare per concentrare tutto sul quello da potenziare a monte? Nelle ultime lezioni di Fisica delle Superiori avevo capito che l’acqua tende a scendere per effetto della forza di gravità, che pare essere molto più economica delle pompe di rilancio. Senza contare poi l’enorme disagio procurato agli abitanti di Santa Giustina. Dimmi chi voti e ti dirò se ti puoi lamentare.

Purtroppo l’eredità non sarà solo questa, anche se unita ai costi di gestione dell’autobus più stupido e costoso del mondo basterebbe per preoccuparsi seriamente. I Potentati Riminesi  ormai, anche se giocano piuttosto male, sono sempre lì per portarsi via la palla e non far giocare più nessuno. E’ il caso di SGR che, con l’ing. Bruno Tani al comando, nonostante abbia riempito Rimini dell’obsoleto e costoso (per gli utenti) sistema del Teleriscaldamento, ha comunque avuto in premio, o comunque a prezzo di saldo, il monopolio assoluto delle reti gas Riminesi. E’ anche il caso del sistema fieristico di Lorenzo Cagnoni. In realtà sarebbe più corretto dire che l’azienda è pubblica, ma Tutankagnon, con Acquarena, ha recentemente dimostrato che a Rimini si fa quello che dice lui. Così la millantata lotta al cemento del Sindaco Giovane è stata messa in standby per un bel centro commerciale in via della Fiera, un Armageddon urbanistico.

Proprio l’urbanistica sarà l’eredità più pesante di questo periodo di immobilità, dove le esigenze sono cresciute, ma non le soluzioni. Il regime di Salvaguardia (transizione dal PRG al PSC in cui convivono entrambi i piani regolatori) sembra essere diventato la normalità e nemmeno le slides, che vediamo vorticare dal primo giorno di mandato, restituiscono un’adiacenza  fluida tra la Rimini cara la Sindaco e quelle due inutili appendici che sono Rimini Sud e Rimini Nord. Si potrebbe pensare ad una Amministrazione con la passione per il Centro città, ma del centro fanno parte anche i borghi e Borgo Sant’Andrea è lasciato alla deriva, sempre che non si voglia considerare il parcheggio da 10 posti in via Cignani una soluzione urbanistica. Purtroppo gli abitanti del Borgo, da cui lo stesso Sindaco è migrato, non hanno un ponte da far cadere per attirare sufficiente attenzione.

Una nota particolare merita il turismo. La rendita della Notte Rosa è finita. Il turismo di Rimini, con buona pace di Ermeti e Rinaldis, per prezzi, offerta e clientela è da fondo del barile. Certo che le due/tre feste estive si riempiono e si riempiono anche le spiaggie, da un certo periodo in poi (che comincia sempre più tardi e finisce sempre più presto), ma di cosa? Località non troppo distanti da noi hanno fatto scelte precise. Cesenatico, ma anche Cattolica  hanno scelto di puntare alle famiglie e, perlomeno nelle dichiarazioni, lo ha fatto anche il nuovo Sindaco riccionese che si appresta a dare un giro di vite al Marano. E’ vero che Rimini è più grande da riempire, ma  proprio per questo gli interventi debbono essere di sistema e non di ostentata immagine come piace tanto a chi tiene la stecca oggi. Se su tutte le altre cose nessuno aveva un’idea precisa di cosa aspettarsi da Andrea Gnassi, molti avrebbero scommesso sull’intraprendenza del Ministro del Turismo e avrebbero  perso. Due, tre feste, di cui una praticata da tutta la costa ed un’altra (Molo Street) per cui i pescatori stanno ancora chiedendo i soldi… per il resto siamo quasi una colonia balneare per scuole dell’Est, tranne Rimini sud… quella è una colonia penale.

Si capisce, si è capito, che le intenzioni erano altre. Con la scusa del TRC chiudiamo il lungomare, investiamo sulla zona pregiata di Rimini (il triangolone compreso tra Ponte di Tiberio, Piazzale Fellini e Porto), al centro riapriamo il teatro. Molo del Welness, ristoranti con apparizioni show di Bottura & friends, locali, alloggio e divertimento in zona totalemente pedonabile. Bello… se lo fai a Riccione, o Misano,  o Porto Verde, o Cattolica, ma in una città di 150,000 abitanti lunga 20 km sono in parecchi a rimanere fuori dalla Vision (a voglia di produrre slides per spiegarglielo).

Poi bisogna fare i conti con la realtà e l’eredità è inequivocabile. Partecipate svendute, quando non fallite, una ciclabile soppalcata (cit. Massimo Lugaresi), scelte urbanistiche devastanti, offerta turistica consunta e concentrata su sparute occasioni, politiche ambientali inesistenti, fogne a strozzo, clientele potenti, cittadini scontenti. Fa bene Gnassi ad aver paura, ci vuole incoscienza per essere sereni e lasciare in mano ad altri una situazione del genere, anche se il destinatario del testimone sarà, come dalle manifestate aspettative, egli stesso.

P.S.

Pizzarotti di Parma dopo aver drasticamente ridotto il pauroso debito, non solo per quanto imposto dalla spending, ed aver messo a dieta l’inceneritore, ci ha preso gusto. In questi giorni ha deciso di cominciare il percorso di “Comune Virtuoso”, non facile per un comune di quelle dimensioni. Qualche Parmigiano storce il naso e si dichiara sotto dittatura… forse preferivano essere governati direttamente dalle patrie galere dalla precedente giunta. Vengano a Rimini, qui si balla.

Davide Cardone

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Venezia non vale un Fascio.

Noi di Citizen in questi giorni ci siamo stupiti (bugiardo che sono) del silenzio del PD locale sulle gravi scoperte a proposito del MOSE di Venezia. Lo stupore (finto) è dovuto al fatto che, dopo essersi strappati le vesti per far approvare l’inutile ordine del giorno contro Forza Nuova, il partito inventato dal fotografo di Gnassi, ci si aspettava una forte reazione alla corruzione, che pare essere vizio pernicioso anche nel PD del nuovo corso Renziano.

E’ singolare notare come l’Antifascismo, strumento di prevenzione nostalgica più che medicina, sia qualcosa di estremamente importante, ma questione morale e corruzione siano per i componenti PD qualcosa di trascurabile. Ve lo immaginate se avessero trovato Pizzarotti con le mani nella marmellata fino ai gomiti? Probabilmente Savio Galvani si sarebbe incatenato al risciò dei Grillini minacciando di farsi saltare in aria.

Per sfizio siamo andati a curiosare sulle pagine social dei fieri “Partigiani “ Riminesi per capire se, oltre che alla rinascita del Fascio, si interessano anche della bella prova di rettitudine dei compagni di partito. D’altronde quale posto migliore dell’agorà social di Facebook per lanciare qualche bella frecciatina e far capire ai propri elettori che sopra a certe cose non si passa?

Cominciamo dal capofila Andrea Gnassi. Sulle pagine del Sindaco, personali e istituzionali, l’ultima affermazione politica è un messaggio sul successo elettorale del PD, che sembra lasciato in segreteria da Renzi, perché quando si salta su un carro lo si deve far per bene. Non una parola su Venezia.

Per quanto riguarda la pagina del reggente della Provincia Stefano Vitali, o dell’Ultimo Presidente, com’egli stesso si definisce, l’unica cosa che restituisce è un malinconico Selfie in riva al mare. Oddio… ci sarebbe anche il tentativo di una foto profilo in cui è immortalata l’entrata de “la dimora del Pataca”, ma non ci avventuriamo in nessuna interpretazione.

Samuele Zerbini, il Renziano dell’era postatomica, non c’è. Sono a Londra sia lui che la sua pagina, su cui si possono cogliere solo scorci anglosassoni.

Arriviamo poi alla bassa manovalanza, quelli che fanno il lavoro sporco. Il Plotone antifascista formato da Bertozzi, Morolli, Mazzocchi, Piccari e Giorgetti (chi?), quelli della lettera alla Voce sui “grillini neofascisti”, tace. Bertozzi preferisce dedicarsi agli errori di Prandelli che a quelli del Sindaco di Venezia e gli altri sono tutti fermi ai post in cui si dicevano convinti che tra il Movimento 5 Stelle e Forza Nuova ci fosse inciucio. Piccari poi, evidentemente coinvolto dalla sacra crociata familiare contro Giulia Sarti, anche Nando non perde occasione, se la gioca sull’incoerenza delle affermazioni europee della Parlamentare stellata, non cogliendo l’incoerenza del suo  silenzio su temi ben più gravi.

Una citazione la merita anche Fabio Pazzaglia, Talpa infiltrata tra le fila della minoranza, che, come un bravo agente segreto, dissimula la sua vera missione e chiede un passo indietro di Orsoni (Primo Cittadino di Venezia). Se le sue siano o meno considerazioni convinte lo potremmo sapere solo nel momento in cui succedesse qualcosa al PD di Rimini, ma…. ad un gruppo così ligio alle regole cosa vuoi che succeda… Intanto oggi (Giovedi sera n.d.r.) ha votato nuovamente con la maggioranza sul caso Funelli. Così, per dire.

Questo è il riassunto delle posizioni. Ricapitolando. La questione è d’impellenza morale solo se riguarda le aspirazioni di qualche sparuto residuato bellico, mentre, se il riguardo è nei confronti degli arresti PD è meglio parlare di Prandelli. Semplificazione? La si usa quando la situazione è semplice.

P.S.

Qualcuno si chiede se gli stessi arresti prima delle elezioni ne avrebbero modificato l’esito. Secondo chi scrive se il Compagno G., ancora vivo e vegeto, non ha impressionato nessuno neanche i nuovi fatti di Venezia avrebbero modificato nulla.

Davide Cardone

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V Peep voce: del verbo procrastinare.

13 - 4Siamo appena arrivati.

Il Sindaco di Rimini l’ha affermato con decisione in più di un’occasione e ciò fa di questa Amministrazione una gestione adolescenziale. Mi spiego meglio. Se la vita di una amministrazione è relativa solo alla legislatura in qui è impegnata, escludendo a priori la continuità politica con le altre amministrazioni anche se dello stesso partito, attualmente siamo ad un terzo… ossia nell’età dell’adolescenza.

A parte il mero calcolo matematico, anche il comportamento della Giunta pare indicare questo periodo della vita. Cosa si ottiene chiedendo ad un adolescente medio di fare una cosa? Ti dice “si adesso lo faccio” e poi procrastina fino a determinare una situazione d’emergenza in cui, o qualcuno si stufa e lo sostituisce, o egli stesso è costretto, sbuffante, ad impiegarsi in quello che gli era stato chiesto. Ovviamente farà un lavoro approssimativo.

Può sembrare ardito paragonare un’Amministrazione ad un adolescente, ma seguendo le notizie del Comune di Rimini ci si accorge che ogniqualvolta viene fuori un problema, che interessa un certo numero di cittadini, si risponde “si adesso facciamo un tavolo tecnico” e poi “campa cavallo che noi dobbiamo pensare alle feste“. Ditemi voi se questo non è un diciassettenne!

Queste considerazioni ci sono parse quanto mai pertinenti dopo aver assistito ieri sera, presso la sala della Conciliazione in via Della Fiera, alla riunione del Comitato del V Peep. In una sala gremita di cittadini, con posti in piedi fin sulle scale dell’entrata, l’Avv. Beatrice Belli dello studio Coletti, ha presentato il ricorso depositato presso il T.A.R. di Bologna. Un ricorso di circa 60 pagine, con ben 12 motivi di impugnazione e con la forza di millecinquecento (e rotti) ricorrenti.

Oggetto del contendere i maggiori oneri di esproprio richiesti dal Comune e il riscatto, facoltativo (per quanto facoltativo possa essere possedere la propria casa), di circa 30-35 mila euro ad abitante. Come detto i motivi di impugnazione sono diversi e tra questi annoveriamo: l’incompetenza dell’organo, prescrizione degli oneri, calcolo degli interessi viziato dall’inclusione di pertinenze ad uso di tutta la città e non solo del Peep (scuole, poste etc..), contrasto con la legge vigente sull’alienabilità del bene e diversi altri errori d’istruttoria.

Per chi vi scrive uno dei motivi di impugnazione più interessanti è la non comunicazione dell’avvio del provvedimento. Le Amministrazioni sono per legge obbligate a comunicare l’avvio di un iter procedurale che andrà a mettere le mani nelle tasche dei cittadini e questo per fare in modo che il cittadino stesso possa collaborare al processo in oggetto. Sembra che il Comune di Rimini abbia pensato bene di comunicarne solo il risultato.

In ogni caso le considerazioni tecniche saranno oggetto del ricorso che è partito e proseguirà il suo percorso nonostante l’intervento di Sergio Funelli, che ha promesso di aprire, presto o tardi, un tavolo tecnico (!) sulla questione. Daniela Montagnoli, presidente del Comitato, ha letto in assemblea la mail del Capo di Gabinetto del Sindaco (chiamato dai confidenti Contratto D). A quando questo tavolo? Pare che la risposta sia stata :”voi intanto pagate gli oneri, per il resto c’è tempo“.

Dunque dopo i ricorsi dei Costruttori, dopo i ricorsi dei Teleriscaldati, dopo i ricorsi degli Espropriati TRC, dopo le azioni del Comitato di Santa Giustina, dopo Rimini Uptown, dopo il doppio ricorso al concordato di Aeradria e il fallimento di Air.. dopo tutto questo un’altra brutta faccenda finisce in un tribunale. Come al solito gli interessi toccati sono quelli dei cittadini che, neanche a dirlo, devono trovare da soli un modo per difendersi.

E’ rimarchevole ai fini statistici notare come la reazione sia sempre la stessa, quasi ad indicare un modus operandi. La negazione è assolutamente bandita come nei migliori insegnamenti di marketing, si usa molto gerundio (facendo, ponderando) e si rimanda la decisione a forze superiori che esulano dalle volontà di miseri amministratori, cose tipo: “i nostri parlamentari se ne occuperanno“, “fate bene a fare ricorso noi non ci opporremo” e amenità del genere.

Il problema, come per gli adolescenti di cui si parlava all’inizio del pezzo, è che puoi essere anche arrivato da una dimensione parallela in cui non si sapeva nulla di ciò che sta succedendo e può anche darsi che ci siano delle cose sotto l’egida crudele del Destino, ma…. prima o poi qualcuno li deve lavare ‘sti piatti.

P.S.
Il ponte di via Coletti è sotto osservazione dagli anni ’80, oggi all’improvviso sta per cadere.

Davide Cardone

[@DadoCardone]

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