E Bonaccini ti aggiusta la campagna. TAAAAC!

Allora. Io sono di sinistra. Lo premetto, altrimenti non si capisce la critica.

Una cosa che non bisognerebbe mai fare, ma proprio mai, è unire Sinistra e imprenditoria. Non capitemi male. Non che non ci possano essere imprenditori di sinistra e nemmeno che un amministratore di sinistra non possa pensare di fornire strumenti adeguati, quando gli sono richiesti e si manifesta l’esigenza.

Il problema sorge quando l’amministratore di Sinistra si mette in testa di poter esibire una mentalità imprenditoriale. Il motivo è semplice. L’amministratore “progressista” dovrebbe, nei limiti del praticabile, pensare contemporaneamente alle esigenze dell’imprenditore e a quelle del lavoratore. E’ un equilibrio delicato e ci vogliono pensieri coltivati per mantenerlo, una cultura che preveda decisioni che non si riducano a semplice utilitarismo o, molto peggio, a incoerenza.

Faccio un esempio pratico. Bonaccini, governatore della Regione Emilia Romagna, in questi giorni afferma: La situazione sotto corona virus ha tolto gli immigrati alle campagne. Ci vada a lavorare chi percepisce il Reddito di Cittadinanza.

In questa sola affermazione si affastellano diversi strati d’ignoranza politica, culturale e imprenditoriale. Questa dichiarazione, che (chissà come mai) è piaciuta molto di più a Destra, fa chiaramente intendere che il pregiato Governatore non ha proprio presente il tema a cui si vuole applicare.

Come noto le campagne sono il fronte più esposto al lavoro nero. Ciò succede perché il circuito delle grandi distribuzioni impone prezzi di vendita che nessun agricoltore potrebbe sostenere con della manodopera in regola. Per questo si riscontrano gravi fenomeni di caporalato, persino qui in Romagna. Pochi giorni fa abbiamo letto la notizia di un giro di lavoratori pakistani sfruttati come schiavi a un euro l’ora. Sarà stato un caso estremo, ma non l’unico, come la stessa Regione (evidentemente a insaputa del suo Governatore) ha denunciato.

Ora Bonaccini dovrebbe fare chiarezza. Quelli che percepiscono il Reddito di Cittadinanza, in che modo dovrebbero essere inquadrati per questo lavoro? In nero come i Pakistani? O dovrebbero accontentarsi dello stesso reddito (con un massimo di 750€) che già percepiscono? No perché, diversamente, con gente retribuita secondo legge a fare i raccolti, il contadino se le da in faccia le zucchine (per non essere volgari). A venderle farà molta fatica.

A parte tutto questo mi preme sottolineare una cosa che si legge neanche troppo fra le righe. “Chi prende il Reddito di cittadinanza può cominciare ad andare a raccogliere la frutta e la verdura nei campi così restituisce un po’ quello che prende”. E’ palese che questo sedicente uomo di Sinistra considera il Reddito di Cittadinanza, una cifra che basta appena per un affitto, quantomeno un’indebita appropriazione.

Certo lavorare perché nella sua Regione in pochi abbiano effettivamente bisogno del reddito di Cittadinanza è un obiettivo un po’ troppo ambizioso. Per cui suggeriamo di cominciare dalle basi. Tipo farsi spiegare che essere poveri non è una colpa, che una persona difficilmente sarà assunta a fare i raccolti con uno stipendio regolare, che lui non è un imprenditore, ma un amministratore e le soluzioni che gli competono non dovrebbero passare per il fondoschiena dei poracci.

Se glielo chiedevi qualche mese fa, quando per essere rieletto aveva bisogno dei voti delle Sardine, dei Grillini  e della Elly Schlein, l’avrebbe dato anche al caporale dei Pakistani il Reddito di Cittadinanza.

P.S.

Qualcuno dia una zappa a quell’uomo.

@DadoCardone

Share

Come il TRC si sta mangiando il futuro della Mobilità Pubblica Riminese.

Il TRC è una patacata. Ora tutti stanno cercando di farselo andare bene e di trovare un modo di sfruttarlo al meglio, dato che ormai c’è. Il fatto contingente però rimane. Non è tanto che un autobus, in corsia protetta, per servire una tratta già coperta, rendendola tra l’altro meno agile, sia un simpatico modo per spendere inutilmente soldi pubblici. Il problema è che il Metromare, o trasporto rapido costiero, o la Melmopolitana, si sta mangiando il futuro della Mobilità.

Ce lo dimostra in questi giorni la diatriba tra START Romagna e i suoi dipendenti, che ha inevitabilmente coinvolto chi usufruisce del trasporto pubblico per muoversi, lavorare e andare a scuola. Avrete letto. I dipendenti protestano perché servirebbe più personale per coprire i turni, senza obbligare tutti a fare gli straordinari. Si parla di circa 10 persone. Come protestano? Ovviamente nell’unico modo che possa causare un disagio, facendo saltare le corse. E’ una protesta, mica una trattativa per che pizzeria prenotare dopo l’aperitivo.

A farne le spese sono anche gli studenti più giovani e così scatta la contro protesta delle mamme, che costringe Start a precettare i lavoratori. Attenzione però. La questione non deve diventare una lotta tra le mamme che, giustamente, vogliono garantito un servizio per minori promesso dal non tanto economico abbonamento, e il personale Start che, altrettanto giustamente, vuole garantito il suo diritto di non essere obbligato agli straordinari. Tra parentesi i nostri legislatori su questo tema sono colpevolmente indietro rispetto alle normative CE.

Il cortocircuito, il nodo da sciogliere, è la disponibilità di risorse che sono state destinate ad altro, mentre serviva che tutta la rete TPL si sviluppasse per le odierne esigenze. Se quei cento milioni di euro fossero stati indirizzati verso un adeguamento capillare e non verso una corsia a senso unico alternato che serve solo una tratta (già servita), forse oggi i lavoratori non dovrebbero lasciare a piedi i ragazzini per farsi ascoltare.

Il guaio, però, non è legato solo a questo periodo. Per gli inizi di Marzo il Comune, socio di Start, ha convocato un tavolo per trovare un accordo e qualche toppa la metteranno, immaginiamo. Sul trasporto pubblico locale incombe, tuttavia, anche l’altro braccio del TRC. E’ quello dalla stazione alla fiera, già servito da Trenitalia, che ruberà altri vent’anni d’investimenti (se ci mettono gli stessi tempi del TRC), per ovviare al drammatico traffico di quei 15 giorni (!) in cui la fiera lavora a pieno ritmo. Già perché gli eventi che ci mettono in crisi sono Ecomondo e Sigep, stop.

Come sottolineato in altre occasioni, su questo piccolo e incasinato pianeta, il Trasporto pubblico locale si sta indirizzando verso soluzioni piccole, modulabili e sostenibili. Navette elettriche, tra un po’ anche senza conducente, da assemblare, accorciare o intensificare a seconda dell’esigenza. Il piano di Rimini invece è lo stesso inaugurato da Bogotà vent’anni fa, solo che quella è una città di 8 milioni di abitanti servita in tutto il territorio. Per noi il futuro è il torpedone in corsia protetta, i trenini di Fiabilandia e la speranza che gli autisti non si stressino a guidare 10 ore al giorno. Auguri.

@DadoCardone

Share

“Abbiamo vinto” abbonda nella bocca degli stolti – Quando Rimini si sveglia leghista.

Cose che sentirete dire e leggerete sui social stamattina e, presumibilmente, per tutta la prossima settimana. “Abbiamo fermato Salvini”, “Abbiamo vinto”, “Siamo tornati a parlare alle piazze” e amenità varie, saranno i ritornelli cantati a favore di suggestione, non meno stolti degli slogan recitati dalla parte opposta.

Facciamo finta per un attimo di non capire che l’alternativa alla Lega è il Partito Democratico, per cui la scelta era comunque una resa. Questi risultati sono veramente così buoni in chiave anti-Lega?

Il dato generale, letto senza approfondimenti, ci dice che il centro sinistra ha ottenuto il 51,43% contro il 43,65% del centro destra, con un’affluenza del 67% (circa).

Andando a leggere la composizione di questi dati si osserva che, quello che dovrebbe essere il primo partito, il PD, ottiene un 34,70% contro il un 31,95% della Lega. Dunque, guardando al partito “reggente”, i favolosi 8 punti di differenza sono ridotti a meno di 4, con una crescita (quella sì incredibile) della Lega. Salvini riesce a trasformare il 19% delle precedenti regionali in una minaccia reale. E c’è da chiedersi cosa sarebbe successo con un candidato senziente. Sempre leggendo il dato si nota che, con la lista del Presidente, Bonaccini ha portato alla coalizione più di 5 punti percentuali e lo ha fatto rinunciando al simbolo del PD e facendosi (o fingendosi) interprete di quello spazio social democratico che i Demokrat occupano da tempo abusivamente. Un atteggiamento che ha attirato su di se i voti delle Sardine e, tramite le coalizioni, i voti della sinistra critica.

Il dato che, comunque, fa tirare un sospiro di sollievo a PD e Governo diventa invece ancor più una sconfitta se andiamo ad analizzare i risultati di altre roccaforti. Cosa restituisce, per esempio, la circoscrizione di Rimini, quella del magico Gnassi, quella che “La città è cambiata grazie a lui” e che “le feste come fa lui non le fa nessuno”? Ebbene qui (con quattro sezioni mancanti al momento della lettura) la situazione è ribaltata. Il centro destra batte il centro sinistra. Non di molto, ma il sorpasso c’è.

La salvezza da un risultato molto più duro arriva, ancora una volta, dalla lista Bonaccini Presidente che porta quasi 6 punti percentuali. Senza quest’appoggio, o con un candidato meno fantoccio d’altra parte, Gnassi avrebbe dovuto riattaccarsi al citofono della “Nuova Questura” e rifare la domanda. La provincia di Rimini, infatti, pare aver deciso che la Lega di Salvini merita il 34,42% contro il 31,71% del PD. E qui sì che c’è un ribaltamento totale rispetto al risultato nazionale.

Tutto ciò considerato chi voleva fermare la Lega dovrebbe rimandare i festeggiamenti e il PD dovrebbe fare sospiri di sollievo meno profondi. La cosa che fa più specie è come la pantomima dell’ultimo mese possa conformarsi come valore politico, alla luce di un semplice scampato pericolo. Le danze propiziatorie dall’una e dall’altra parte, sono state assunte a programma elettorale, con buona pace di quelli che stanno tutto il giorno a dissertare nella tribuna politica social.

Passi per i normali elettori, la cui competenza è un dato estremamente variabile, ma quelli che s’impegnano nella politica, che ci hanno fatto due testicoli grandi come una casa per andare a votare, per alzare l’argine contro la Lega, cosa faranno altresì per evitare che il PD faccia il PD? Ci sentiamo di prevedere che, con i due consiglieri ottenuti da Emilia Romagna Coraggiosa, potranno fare ben poco.

P.S.

Il dato del Movimento è incommetabile. Se non altro per rispetto verso il caro estinto.

P.P.S.

A quanto pare c’è bisogno di specificare che i dati riportati sono per la circoscrizione di Rimini, ossia per la Provincia e non per il comune. Perchè riportarlo nella tabella e nell’articolo sembra non sia abbastanza. Ciò che si contesta al presente articolo è l’effettiva responsabilità di Gnassi come maggiorente provinciale del PD, riguardo alla lettura di questi dati. E’ dunque necessario ricordare che Andrea Gnassi è stato Presidente della Provincia fino all’anno scorso e le sue scelte, tipo spingere il TRC o far pagare le fogne di Rimini a tutta la provincia per dieci anni e con effetto retroattivo, hanno avuto il loro peso. Detto questo, isolando anche il solo dato del comune di Rimini (PD 32,85% – Lega 31,64 %), non sembra che il punto percentuale di differenza si possa descrivere come esente dalle responsabilità sopra citate. Se poi consideriamo il fatto che alle scorse elezioni il PD è rimasto in sella per l’appoggio di Pizzolante e il ritiro senza giocare del Movimento, vien da chiedersi dove sia il risultato di questa amministrazione “da sogno”.

@DadoCardone

Share

Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Cona, il tunnel degli Orrori.

IMG_4007Dunque un commento Onorevole Sarti..?” – Giulia scuote la testa. Non perché non ha niente da dire, ma perché non crede a quello che ha visto. Ha appena finito, con Raffaella Sensoli, Vice Presidente della Commissione Sanità della Regione, il giro nei tunnel di servizio del Sant’Anna di Cona ed ha visto cose ….

Procediamo con ordine. L’ospedale di Cona è uno scandalo italiano di dimensioni enormi che stenta a uscire dalle cronache di Ferrara e, in una società dove si chiede a Schettino un selfie davanti alla Costa Concordia, si tratta già di un bell’indizio. Ventidue anni per costruire un ospedale sovradimensionato rispetto al suo bacino d’utenza, con un costo ufficiale di 301 milioni di Euro e 900 milioni di spese non previste e “no core” (non relative al servizio sanitario in senso stretto come le pulizie).

Tutto qui? No. Ci sono indagini parlamentari invocate già nel 2011 che cadono nel dimenticatoio e processi archiviati che vengono riaperti sotto altra forma. Non basta. Ci sono anche 150 intercettazioni telefoniche, scremate da 100 mila, trascritte e volute dalla Procura  perché “di grande interesse” che però sono top secret, mai rese note ne citate durante il dibattimento processuale.  Tra le poche trapelate ce n’è una che fa male.

“Dobbiamo finire in fretta quest’ospedale, la Regione mi ha detto basta varianti perché sennò non lo finiamo più.”

Le parole sono di Marino Pinelli, Responsabile Amministrativo del Sant’Anna, già condannato in abbreviato ad un anno per abuso d’ufficio. D’ipotesi su questa singola frase se ne possono fare molte. Farsi domande non è reato. Chi è l’interlocutore di Pinelli in Regione che dice basta varianti? Perché dice basta? E’ un numero che può variare oppure in 22 anni di costruzione, preliminare, definitivo ed esecutivo avrebbero dovuto rendere il numero delle varianti piuttosto certo?

Sembra non avere dubbi in proposito Francesco Rendine, candidato Sindaco per GOL (Giustizia Onore e Libertà)e fondatore del Comitato Civico SoS Sanità. Alla decisione del tribunale di non rendere le intercettazioni parte integrante del processo commenta così: “Ai Carabinieri non è stato consentito di testimoniare sui contenuti di molte intercettazioni nelle quali sarebbe ben descritto il contesto ambientale, dove emerge la vera natura dei rapporti tra Presidente della Regione, Sindaco, dirigenti pubblici e delle imprese intervenute nella costruzione e nella gestione di Cona”.

CatturaUna cosa è certa. Questa storia provoca un sacco di dubbi riguardo alla vera utilità di questa struttura. Visitandolo si capisce che le sue dimensioni enormi non sono certo a beneficio dell’utenza, la quale si conta in numero molto inferiore a quello che servirebbe per riempire un ospedale che è probabile si veda anche dalle stazioni orbitanti attorno al pianeta. Gli stessi dubbi sono sicuramente venuti anche a Giulia Sarti e Raffaella Sensoli, le prime due entità politiche ad essere scese ufficialmente nei meandri del labirinto di Cona. Usiamo la parola “ufficialmente” perché sia Balzani che Bonaccini, ai tempi della campagna elettorale, hanno fatto una visitina da quelle parti per parlare di Sanità e riteniamo improbabile che nessuno si sia preso la briga, se non di mostrare, almeno di parlare del “tunnel degli orrori”. Se la notizia è stata data, i due candidati hanno fatto in fretta a dimenticarsene.

IMG_3859L’ispezione ai tunnel di servizio dell’Arcispedale (così lo chiamano) Sant’Anna è fondamentale per capire di cosa stiamo esattamente parlando. La zona di Ferrara è nota per essere terra rubata al mare e bonificata dagli Estensi. Il luogo dove sorge l’immensa struttura è conosciuto come “Fondo Morte”, una buca talmente ricca d’acqua che all’ospedale, il cui piano interrato e quasi 5 metri sotto il livello di Cona, sono necessarie idrovore e numerosi altri accorgimenti che fanno lievitare il costo delle spese extra sanitarie, pare a 53 milioni di Euro l’anno. Qui però c’è anche il corto circuito tra come dovrebbe essere stata realizzata l’opera e la realtà oggettiva in cui si trova. Sembra, ma ne avremo la certezza solo alla sentenza del processo celebrato proprio in questi giorni, che l’ospedale poggi su calcestruzzo con una vita pari alla IMG_3863metà di quella che sarebbe obbligatoria per un’opera pubblica (100 anni). Andando a visitare i tunnel di servizio, in cui sono ubicate cucine e lavanderia, ci si trova di fronte ad una pannellatura che sembra avere l’unico scopo di coprire i muri. Quello che i pannelli non coprono è inquietante. Le pareti sono drenate con dei buchi in cui sono inseriti imbuti attaccati al classico tubo di gomma da giardino che vanno a finire in chissà quale raccordo o grondaia interna. Non stiamo scherzando. Imbuti, proprio come quelli che si userebbero per travasare del vino e pare ce ne siano circa 300. Lungo il percorso spettacoli cromatici che vanno dal giallo, al verde acido, al rosso ruggine … tutta roba che cola. Ammettiamo di non essere esperti di muffe e affini, ma di certo non vorremmo quello che si vede lì vicino alle nostre cucine.

IMG_3909Ora. E’ umanamente comprensibile la dichiarazione del Direttore uscente dell’ospedale, Gabriele Rinaldi, che rassicura sulla stabilità della struttura e che garantisce essere già prese le necessarie contromisure contro le infiltrazioni, ma noi saremmo proprio curiosi di sapere se, in una qualsiasi fase progetto,  fossero stati contemplati degli imbuti da travaso e  sotto quale voce sono stati inseriti nel project financing. La cosa singolare è che, abbiamo controllato, il masso di calcestruzzo benedetto da Papa Wojtyla negli anni ’90, in effige di prima pietra della costruzione, era di calcestruzzo a norma.

Le due portavoce del Movimento 5 Stelle, nei loro rispettivi ruoli, Sensoli  come Vice Presidente della IMG_3920Commissione Sanità e Sarti come Parlamentare membro della Commissione Giustizia, uscite dal tour di Cona hanno manifestato l’intenzione di andare a fondo nella questione. Entrambe sono concordi ci sia molto da portare ancora alla luce, quello che hanno visto stride in maniera insopportabile con ciò che la Regione definisce un esempio per la Sanità Nazionale.

P.S.

Che la questione sia un imbarazzo per la Regione (e di conseguenza per il Partito Democratico) è facilmente intuibile dall’excusatio non petita dell’Ex Assessore Melucci, che si scompone su La Rimini che Vorremmo nel tentativo di far sembrare la questione un problema Italiano e non Regionale. Prima posta un articolo del Fatto del 2011 in cui un Parlamentare PDL chiedeva indagini su Cona, poi, evidentemente rendendosi conto che qualcuno avrebbe potuto chiedere che fine abbia fatto quella richiesta, visto che da quella data il Governo è PD, ha tolto il link e si è espresso in un post personale. Continuano a dirmi che è furbo … sarà la tecnologia che lo mette in imbarazzo.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share