Dracula ed io – di Gianluca Morozzi. Recensione.

Edito da TEA – 250 pagine – 7,99€ Ebook – 14,25€ di carta.

Ero in quarantena (mica solo io eh) e non avevo voglia di scegliere un libro aspettando una consegna materiale, così, visto che ho Kindle sul tablet, ho pensato di scaricare un romanzo al volo. Solo che su Amazon Libri, soprattutto in versione Ebook, c’è un piccolo problema. Non ti puoi fidare troppo delle recensioni e di quello che il sistema ti butta sotto il naso. Avete presente il meccanismo per cui 50 sfumature di sticazzi è il libro più venduto del ventennio? Ecco. Per gli Ebook è peggio. La casalinga arrapata spadroneggia e i più venduti di solito sono libri la cui copertina raffigura maschi a petto nudo. Il sistema si adegua alla domanda, ovviamente.

In questi casi il metodo è imporre le mani sulla propria libreria e farsi cogliere dall’ispirazione. Stavo appunto imponendo, quando mi vedo davanti agli occhi “Colui che gli Dei vogliono distruggere.” Cazzo, Morozzi. E niente semplicemente digitando il suo nome mi appare la copertina di “Dracula ed io”. Finito in un giorno. Bello.

Gianluca Morozzi è come quegli chef che buttano l’impossibile dentro il frullatore, pure il coccio delle uova, tanto alla fine ne viene fuori la vellutata a cui non avevi pensato. E c’è riuscito anche con questo romanzo. Ha preso Dracula il vampiro, Bologna e le sue leggende, un antieroe proprietario di una fumetteria, un gruppo d’amici tipo Friends (ma più rustici), un serial Killer, delle tette et voilà: un tragicomico thriller horror.

Come sta tutto insieme coerentemente? Ci vuole bravura, garantito, tuttavia la dinamicità con cui racconta le storie di tutti i protagonisti, quasi contemporaneamente, è la chiave di volta. Mentre le pagine scivolano veloci sotto il tuo indice, lui ti racconta della vera storia di Dracula e di cosa c’entra con Bologna, nonché delle avventure sentimentali di Lajos e dei suoi amici, l’Orrido, La Betty e Lobo. In mezzo a tutto questo, poi, ti tiene attento con un serial Killer che uccide donne incinte in giro per la città.

Consigliatissimo.

@DadoCardone

Share

Candidato infiltrato? Anche no.

Premessa. Scrivo quest’articolo perché stimolato dal caso, prima ispirazione delle mie letture e degli scritti che compongo. Negli ultimi giorni è capitato, spesso, che mi fosse ricordato l’odioso fatto del “Sacco di Rimini”, la convergenza che portò il Movimento 5 Stelle di Rimini a non potersi presentare per le Amministrative.

Furono formulate ipotesi di ogni sorta e molte furono stimolate proprio da chi aveva lavorato contro la presentazione della lista Grilli Pensanti. Le ragioni vere, che nessun giornalista chiese mai e che avrei illustrato volentieri nel dettaglio, sono in realtà molto semplici.

La ragione principale fu che l’ex moglie di Grillo, persona totalmente disinteressata alla politica locale, improvvisamente decise che il gruppo presente nella sua città non avesse la dignità necessaria per rappresentare il Movimento di proprietà del suo ex marito (continuo a citarla in base alla sua ex relazione perché in altro modo non esiste.). Il motivo di questa presa di posizione? Ritengo sia da ricercarsi nell’irresolutezza della persona, in ogni caso, visto che a Rimini si diventa Vip anche solo per contatto, tanto bastò per mettere in moto il processo e per essere citata in ogni edizione dall’Informazione locale.

Certo ci sono state anche altre congiunture, ma è logico, quasi banale, dedurre che in una situazione in cui sono presenti il Movimento e l’ex moglie di Beppe, l’ultima parola può arrivare solo da Genova. Cosa fare? Un appoggio sarebbe stato scandaloso nepotismo (già c’è il figlio di Casaleggio che spadroneggia senza averne titolo, se non ereditario), una ricusazione gli avrebbe probabilmente procurato problemi personali nel rapporto con la madre di due dei suoi figli. La soluzione poteva essere solo togliere l’osso per cui si stava litigando, anche se uno dei due litiganti era solo una lista di disturbo. Così fu fatto, nella maniera più anonima immaginabile. Due righe senza firma, nota a margine di un articolo sulle candidature.

Ragioni ce ne sono state altre, ovviamente, anche se mai definitive come la parola di Grillo. Come detto, una lista di disturbo, formata da: ex assessori con problemi di competitività senile, i loro figli, cubiste pensionate, i “confusi” Vincere per Rimini e gli inutilmente opportunisti Cuore di Rimini. Hanno fatto la loro parte anche i “racconti” della Franka a Bologna, dove risiede la sfera d’influenza più meschina dei 5 stelle (polo allarmato dalla vicinanza di Rimini alla Parma di Pizzarotti). Non mancò nemmeno la spinta di un po’ di Movimentisti ed ex con complessi vari assortiti.

Tutto questo però ha avuto un effetto più visibile nel post-apocalisse, quando tutti si sono prodigati a propagandare la loro versione del disastro ormai compiuto. Tra le cose più pretestuose che si sono dette (non le tratto tutte per limiti di spazio e di noia) troviamo sicuramente le accuse al candidato Davide Grassi.

Alcune sono semplicemente inesatte, affermazioni convinte da leguleia interpretazione del regolamento, anche se tangibilmente smentite dagli iter posti normalmente in essere. Un esempio. Il cavallo di battaglia della Cartomante (sempre l’ex) era che: “nessuna lista, non certificata, può presentare un candidato a nome del Movimento 5 Stelle”. Vero, in parte, se si fa finta di non sapere che ogni lista, anche in attesa di certificazione, ha un suo candidato. E’ normale che sia così ed è normale che faccia dichiarazioni, con sottintesa condizionale, riguardo a quello che farebbe “SE”. Tutti i territori con una sola lista hanno presentato il loro candidato prima della certificazione, basta controllare, i giornali servono anche a quello. Tra le poche eccezioni di questa contestazione Rimini, dove la seconda lista è stata nascosta a tutti, anche se appoggiata dall’ex signora Grillo (con tanto di stalking al marito), e Bologna. All’ombra delle Torri è stata semplicemente espulsa la lista con un altro pretendente, perché il candidato ufficiale era già stato deciso dalla “segreteria” (o Staff che si voglia dire) del Movimento: il Fedelissimo, ma variamente ricompensato, Max Bugani.

Tutto verificabile. Chiaro però che contro fede indefessa e malignità genetica la verifica certo non ha speranza di intaccare i mantra. Sono cose di poco conto, comunque. Ve ne sono altre invece che fanno leva sull’ambiguità. La “voce” che ritengo fosse più perniciosa, quella per cui il caso mi ha costretto a scrivere quest’articolo, è che Davide Grassi in realtà non fosse pro Movimento, ma un infiltrato del nemico piddino. La stessa Franchini (#mailaFrankainParlamento) lo insinuò malignamente in una riunione. A cosa si attacca chi sostiene questa malignità? Le ragioni si possono sommariamente riassumere nel fatto che Davide fosse un candidato atipico e, in effetti, un giovane ed affermato professionista con una sana cultura di Sinistra…. Beh non è il tipico attivista grillino. L‘Avvocato Grassi però era stato proposto e votato proprio perché non rappresentava tipica espressione del percorso grillino. Era, ed è, attivo nel sostenere una cultura antimafia e, a leggere i titoli di questi giorni, ne avremmo proprio bisogno. Al suo attivo vi sono pubblicazioni (San Marino Spa – Rubattino Editore), un’esperienza come Garante dei Detenuti, un ruolo come referente nella rete legale penale SOS Impresa (CONFESERCENTI). Recentemente è stato anche uno dei volti del film documentario E.R. Connection (diretto da Paolo Fiore Angelini). Una persona che, per dire, riceve inviti dal Viminale per manifestazioni che parlano di Antiracket e Antiusura.

Una figura questa che non si adattava al Movimento, come qualcuno ha voluto insinuare, o piuttosto una chiara visione di ciò che era necessario fare per intercettare i votanti indecisi? Proprio in questi giorni mi è capitato sotto gli occhi un articolo del Fatto Quotidiano (ecco il caso) in cui la Palermo 5 Stelle, quella delle firme false, che però è lo stesso (“gli altri fanno peggio”!), ha trovato il suo candidato sindaco in Ugo Forello, giovane avvocato quarantenne  fondatore di “Addio Pizzo”, avvicinatosi al Movimento solo di recente. Il posto se l’è conteso con Igor Gelarda, sindacalista Cosap vicino a Luigi Di Maio, tutt’altro che storico attivista.

Pare ovvio che la soluzione proposta da Rimini per garantire un candidato trasversale, è oggi adottata dai Meetup nei guai, con tanto di benedizione dello Staff, per darsi una rinfrescata e riparare alle numerose defezioni…. senza che per questo i candidati vengano fatti passare come infiltrati di qualcos’altro. Come cambiano le cose eh!?

Poco male. Nel senso che ormai quello che doveva succedere è successo e se ne parla solo per lasciare a futura memoria altro, che non siano le chiacchiere di qualche sciocco vanaglorioso, o di qualche opportunista in cerca di carriera parlamentare.

P.S.

Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada. [Stephen Hawking]

 

@DadoCardone

Share

Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

@DadoCardone

Share

Poteva essere ancora meglio.

19 su 20. Per un solo comune il Movimento 5 Stelle non ha realizzato uno storico cappotto contro il sistema delle coalizioni. Questo dato vuol dire molte cose, a cominciare, appunto, dalla reale possibilità di far politica senza dover trovare accordi con entità che sostengono “altro”.

Dalle parti di Rimini però questa supremazia da ballottaggio ha un sapore particolare. Amarognolo, direi. Il Movimento di Rimini, anni di attivismo, un mandato di dura opposizione in consiglio comunale ed un candidato capace di riscuotere consensi trasversali, non si è potuto presentare. La motivazione ufficiale è una millantata spaccatura interna, quella ufficiosa è che lo Staff di Milano e l’erede Casaleggio non hanno le risorse per dirimere questioni tra liste diverse. La realtà è però che l’ex di Grillo (con codazzo di vari meschini personaggi già descritti in altre occasioni) è stata usata per creare una lista di disturbo e mettere Beppe in difficoltà.

Detto fatto. Il Movimento di Rimini, squalificato da due righe senza firma sul sacro Blog, non si è potuto presentare e oggi, alla luce del risultato quasi perfetto dei ballottaggi (tra cui spicca anche la vicina Cattolica, complimenti a Mariano), si può valutare l’esatta entità del danno.

Riportando il dato in prospettiva nazionale risulta chiaro che tutte le situazioni in cui lo Staff (qualsiasi cosa esso sia) è intervenuto proditoriamente, sulle realtà locali, si è generata una vittoria del Partito Democratico. Rimini, nelle modalità già descritte, Bologna, dove si è svolta un mattanza contro i rivali del prediletto Bugani, Milano dove ad una candidata scelta democraticamente è stato “consigliato” il ritiro, Ravenna dove non si è saputo dirimere un altro litigio. Sembra quasi che il PD vinca o perda, non per quello che fa, ma per come il Movimento gestisce se stesso. Unica eccezione Napoli. Anche qui sono stati fatti fuori molti attivisti, per favorire una fazione vicina al deputato Fico (di cognome, non di portamento), ma a raccogliere i frutti della diaspora c’era un tale De Magistris che «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va» (cit. Pino Daniele) e che non ha fatto bagnare il becco ai Demokrat. Lega Sud in arrivo?

Certo, tutto questo domani sarà dimenticato, soprattutto per merito delle due vittorie più evidenti. Raggi a Roma,  importante per le future strategie del Movimento, e Appendino a Torino. Vittoria quest’ultima molto (ma molto) più importante per la crescita politica dei 5 stelle.. perché non ottenuta sulle macerie di qualcos’altro e perché preceduta da un lavoro più di relazione che mediatico. Poi è anche vero che Fassino si porta una sfiga tremenda e anche un po’ profetica.

Rimini dovrà aspettare. L’attuale Sindaco, il riconfermato Andrea Gnassi (a.k.a. Taglianastri), siede su di una poltrona traballante. Un po’ per le alleanze di centro destra cui è stato costretto a sua volta, da una diatriba interna con Maurizio Melucci, detto anche Lupus in Fabula, ma anche per alcune pendenze legali di cui è oggetto. C’è chi gli dà al massimo un anno e mezzo di sopravvivenza, previsione che potrebbe anche favorire un rientro in gioco del Movimento. Nel diverso caso di un mandato completo invece, si accumulerebbero 5 anni di ininfluenza a 5 stelle…. Un po’ troppi per uscire dal 10/15 % del votatore tatuato Movimento.

P.S.

Personalmente ho preso tutta un’altra strada, di cui sono anche molto contento, ma dato il peso che comunque il Movimento nazionale continua ad acquisire,  mi auguro che tra cinque anni sia qualcosa di diverso dall’identità surrettizia che si è manifestata, anche tramite la maschera del Direttorio. Per Rimini poi, in particolare, spero che s’inneschi un qualche tipo di filtro, per cui perniciose forme di Franchinite non possano contagiare chi ci sarà.

dado

 

@DadoCardone

Share

Un consiglio senza Sinistra.

beatrice lorenzin - patto civico per gnassi - pizzolante-2Più di una persona (due) mi ha intimato di scrivere al più presto un pezzo Citizen sui risultati elettorali di Rimini. Visto che senza i miei due lettori non potrei sopportare la carriera di corsivista amatoriale (vita dura), ho deciso di comporre un articoletto, nonostante il mio coinvolgimento politico-emotivo. Tra l’altro non essendo un giornalista licenziato, né un pubblicista accreditato, me lo posso permettere.

Parto da lontano, da Bologna precisamente. Se a Rimini non si è presentato il Movimento 5 Stelle molti dei ringraziamenti di  Andrea Gnassi dovrebbero essere recapitati a Massimo Bugani che, tramite la sua agente locale, Carla Franchini, ha potuto creare lo sconquasso. Quel minimo di conflitto, quel tanto che basta, per poter anonimamente sostenere che “dove ci sono conflitti non si presenta nessuno”, a meno che non si parli di Bologna ovviamente. Certo che l’uomo cui nessuno può fare ombra, ma che non arriva manco al ballottaggio, è stato enormemente facilitato da alcune incrinature già presenti sul territorio quali: il megafono dell’ex moglie di Grillo, caricata a molla dai suoi complessi d’inferiorità, un assortimento di mignatte vanitose e un gruppo che “stiamo buoni, se no s’incazzano”.

Comunque sia, questo risultato elettorale è figlio dell’assenza del Movimento, dato penso incontestabile. Il problema è che la proditoria eliminazione dell’Yin ha fatto ribaltare lo Yang e, attualmente, il Consiglio Comunale di Rimini si appresta ad essere occupato da un coacervo di entità neoliberiste che mette i brividi e per cui l’unica forma di partecipazione è quella agli utili. Welfare State addio.

La Maggioranza è tenuta in piedi dalla lista di Pizzolante, Patto Civico e Città Metropolitana per Gnassi, che ha piazzato 5 seggi, tra cui non c’è il fido Vincenzo Gallo, il più parziale Presidente del Consiglio Comunale di sempre. Vale a dire che le politiche di Sinistra, se mai fossero destinate ad esserci, dovranno passare per il setaccio dell’Onorevole, per non parlare poi degli Assessori che gli sono dovuti secondo le più classica applicazione del Manuale Cencelli.

La Minoranza invece è completamente privata di qualsiasi espressione non dico di sinistra,  ma manco di centro. Riconfermati: Nicola Marcello (recordman con 1237 preferenze), Gennaro Mauro  e Gioenzo Renzi. Riconfermato anche Luigi Camporesi che dopo aver mollato gli amici (?), insultato il mondo, millantato primati nel Movimento, costruito liste poi accorpate perché vuote, infiltrato liste di disturbo, minacciato denunce, è tornato (come avevo predetto qualche pezzo fa) esattamente dove era partito. Con il vantaggio di non avere più la Franka tra le scatole, ma con lo svantaggio di non avere più Tamburini a coprirgli le spalle. Grosso problema…. Perché il secondo era l’unico a possedere una cultura politica tra i tre e praticare la politica solo per rancore non è mai auspicabile.

Tutto nuovo invece il comparto Pecci, il quale, secondo me, è passato in chiesa ad accendere un cero a San Pinocchio per non essere costretto a dimostrare in che modo si riempie l’Aeroporto Federico Fellini di Milioni (e milioni) di passeggeri in arrivo. Da lui mi aspetto un bel po’ di materiale per raccontare della tragicommedia Consiliare…. Può battere la Franka se s’impegna.

Fuori dal Consiglio in molti, ma non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire. La prima degli esclusi è la lista Rimini People, che mi asterrò dal commentare in quanto mi troverei in conflitto di interessi, ma che vi invito a seguire nelle sue attività, anche ora che si è fuor di candidatura. Dietro, di poco, la lista dell’Assessore uscente Sara Visintin. Un vero peccato non poter vedere in azione il suo Sindaco della Notte ruolo ideato, pare, da Luca “Tourette” Santarelli (8 voti); come se non bastassero tutti i sindaci che lasciano girare di giorno. Sono anche addolorato di non poter vedere in Consiglio Addolorata, Di Campi, che, con il suo Popolo della Famiglia, ci ha regalato la magia di una piazza gremita da un uomo solo: Mario Adinolfi. Indifferenziabile. Non posso dirmi addolorato invece per il penultimo posto di Ottaviani Prima gli Italiani, anche se non sono riuscito a capire chi caspita è che nel 2016 vota ancora simulacri del fascio, quando sono disponibili così tante alternative scioviniste. Un po’ demodé. Ultima Marina Mascioni con il Fronte Nazionale per l’Italia. Sugli ultimi non s’infierisce.

P.S.

Al Seggio:

Presidente: “ma qui c’è scritto solo Ricci, come facciamo a sapere se è la femmina o il maschio”

Rappresentante di lista Roberto: “è femmina glielo dico io”

Presidente: “ma come fa a dirlo?”

Roberto: ”come faccio? Sono il suo babbo!!”

dado

 

@DadoCardone

Share

Bella Ciao

Ci sono giorni che guardandoti indietro pensi di aver fatto un po’ di strada, ma poi  guardi avanti e ti accorgi che non hai fatto nulla. Il mondo è ancora lì, intonso, forse peggio di come te l’hanno consegnato, con i suoi pochi pregi e i suoi innumerevoli difetti. Sì, ti dici, sei stato pressoché inutile.

Ci sono persone invece a cui è stato consegnato un mondo a pezzi. Hanno lottato. Ne hanno consegnato uno libero alle generazioni future… anche se poi non è durato quanto avrebbe dovuto. Ne sono consapevole, come sono consapevole che oggi la maggior parte delle opinioni si basano sulla ricerca della conferma di se stesse, ma quasi mai sull’esperienza.

006In questi ultimi due giorni sono stato con Tommy a trovare una persona che ogni volta mi insegna qualcosa, ma non lo fa con intento pedagogico, semplicemente lo trasmette. Si chiama Lorena, è stata una Partigiana militante nelle Brigate Comuniste a Bologna ed ha dalla sua opinioni forgiate dalla Storia.

L’invito a passare qualche ora da lei è arrivato perché tempo fa scrissi di un’emozione che mi aveva provocato un suo discorso, in occasione delle ormai lontane Parlamentarie. A quanto pare l’emozione era stata reciproca perché ha voluto che le firmassi quel pensiero. Il regalo, comunque, ancora una volta lo ha fatto lei a me.

Come dicevo sopra, sono stati necessari due giorni per completare la visita. Lorena racconta, lo sa fare e le piace farlo. Per me si tratta di un’esperienza che trascende il piano della realtà in cui vivo, mi fa capire cosa possono fare le persone se crescono in regime di privazione e perché, proprio per questo, sono follemente attaccate ad un ideale di libertà. A dire la verità la prima volta mi sono talmente perso che, pur avendo la macchina fotografica, portata per rubare un ricordo, non ho fatto nemmeno uno scatto. E’ stato un peccato poiché per un attimo mi è sembrato di essere a colloquio con un quadro del Caravaggio.

008Nessuno aveva acceso le luci di casa, ne alcuno aveva sentito la necessità di farlo. La sola luce entrava dalla finestra del soggiorno dove siamo stati accolti. Provate a costruire mentalmente quest’immagine. Ogni mobile è una libreria. Alle pareti quadri a olio e ritagli di giornale sul TRC. Sulla tavola “Collusi” di Di Mattero. Il viso dell’ottantottenne Lorena in luce nella sua parte sinistra, completamente al buio nella sua parte destra. Una mano a battere sul tavolo il ritmo dei suoi ricordi e lo sguardo fisso proprio là, nel suo passato.

“Ricordo noi straccioni affamati entrare in Piazza Maggiore il 25 aprile. Quel giorno abbiamo deposto le armi e consegnato un’Italia libera dai Nazisti alle generazioni future. In Piazza c’erano tutti, c’erano anche i Monarchici, ma non importava quello che in cui credevi, gli unici nemici erano i Fascisti e i Nazisti”.

004Descritta con la semplicità che la verità sempre possiede, un’eredità storica enorme, di cui pochi si rendono conto oggi. Lorena è così. Ha la benedizione di un pensiero estremamente lucido e quando racconta torna la sedicenne che svolgeva le missioni affidatele dalle Brigate, in mezzo ad una Bologna distrutta dove anche chi era presumibilmente un amico, gli Alleati, non lesinava nel bombardati la casa. Una caparbia studentessa di Liceo, sebbene la classe sociale non la favorisse in questo, che rischiava la vita ogni giorno con i libri di scuola pieni di ciclostili incitanti alla sollevazione popolare.

Lorena è ancora così. Lo sanno bene i sindaci di Riccione con cui cerca il confronto da quando ci abita, lo sanno le prostitute del quartiere, lo sanno gli orientali che tengono aperto un improbabile spaccio di alcol facendo finta di fare fruttivendoli fino alle tre e mezza di notte. A Lorena un mondo così, con ragazzi sempre più giovani che d’estate vede a terra ubriachi e drogati, fa male… molti che conosceva sono morti per garantire qualcosa di diverso. E allora ha  bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di una nuova battaglia, ha bisogno di ispirare quell’istinto di sopravvivenza democratica che sembra ormai sopito.

014Alla fine della seconda visita, tra torta salata e cedrata, ci fa anche il dono di rivelarsi vulnerabile, dicendoci che questa nostra chiacchierata le ha fatto bene all’animo. Io e Tommy, fingiamo di essere stati utili. In realtà siamo stati più che altro ad ascoltare, ma… alla donna che ha chiesto a Berlinguer di togliersi le dita dal naso non è che gliene puoi raccontare troppe.

P.S.

“Noi non conoscevamo nulla della politica, sapevamo  solo di avere un nemico” [Lorena Armaroli]

@DadoCardone

Share

EatRiminy

“E’ meglio avere 10 idee al giorno, di cui 7 sbagliate, che due giuste”.

A parte l’ovvia considerazione che, nel primo caso, le idee giuste sono tre e, notoriamente, tre è meglio di due, scommetto che vi state chiedendo di chi è questa perla di saggezza. Mao? Lao Tse? Tonino Guerra?

Anche mettendo un grande nome vicino a questa frase rimane  una banalità e dunque è inutile che  vi tenga in sospeso. Il pensatore in questione è Oscar Farinetti, in pratica la versione commerciale di Carlo Petrini.

A questo punto, giacché noi di Citizen trattiamo temi prevalentemente del territorio, vi devo spiegare anche cosa ha a che fare Farinetti con Rimini. Presto detto. Voci non confermate lasciano pensare che il prode Taglianastri si stia allisciando l’imprenditore, primo sponsor  e consigliere ufficiosamente accreditato di Matteo “il Bomba” Renzi. Il motivo dell’alliscio, sempre secondo i mormorii, sarebbe un posto al sole per il “nostro” Andrea, magari uno di quelli in cui ci sia meno da dare conto alla gente (che qui stiamo cominciando a scocciarlo). La speranza è legittima se si pensa che la nuova “cricca” in capo al PD è capace di spedirti una come la Mogherini  sulla poltrona di Alto Rappresentante per la politica estera Europea.

A parte le voci, Oscar ultimamente si è visto spesso da queste parti. Almeni, Rimini Street Food e servizi fotografici del’URP (Ufficio Reclame ProGnassi) ne danno prova. Rimini d’altronde è una piazza interessante perché, dopo Bologna, se esiste un posto dove il PD può imporre quello che vuole è proprio questo. A Bologna Farinetti si è già dato da fare con il mega progetto di Fico Eataly World, la cittadella del Cibo, con cui le coop si sono spartite un appalto di 40 milioni di euro. Va detto che dopo una vibrante protesta il 10% è stato lasciato anche a un consorzio di pmi artigiane dell’edilizia.., giusto per non fare indigestione.

E’ probabile che finora ci siamo salvati perché Rimini a forza di patacate, tra Paladebit, Aeradria e TRC, non riesce recuperare denari come Bologna la Rossa (‘na volta), che ci ha messo anche un patrimonio immobiliare di altrettanti 55 milioni, il Caab (Centro Agro Alimentare Bolognese). Ovviamente stiamo parlando di grandi numeri che noi a Rimini non possiamo pareggiare, se non mettendo insieme tutti i debiti di Cagnoni.

Quello che Rimini può mettere a disposizione è l’evento, specialità della casa, o qualche boutique gentilmente offerta dal Consorzio del Porto, dove far andare a male il cibo…. Lo voglio proprio vedere il Riminese che spende 30€ per una porzione di polipo con le patate “a portar via” (per dire).

A questo punto stabilito cosa Farinetti ha da offrire a Rimini e con cosa Rimini può contraccambiare è d’obbligo chiedersi se questo matrimonio s’ha da fare. Finora il fidanzamento è stato discreto… la conoscenza con gli amici comuni (Bottura),  una serata al circo (Almeni), un giro in moto (Rimini Street Food), ma poi questo è  uno che i matrimoni li fa in pompa magna e, a quel punto, son soldoni da spendere.

Oscar Farinetti è, in accordo con i risultati ottenuti, un grande imprenditore, il punto è che questa qualifica non si può negare nemmeno a uno come Silvio Berlusconi  e non per questo è per forza un guadagno se ci hai a che fare (per info rivolgersi agli Aquilani). Se dovessi comporre la carta d’identità di questo nuovo personaggio lo descriverei come un imprenditore intrallazzato con il PD, un furbo, uno che è riuscito a trovare la formula di massificare i prodotti di nicchia, azzeccandogli uno slogan e industrializzandoli.

precariDunque no, non lo vorrei a Rimini, perché qui di teste di “nicchia” ce ne sono già abbastanza. Porta lavoro? A se stesso di sicuro, ma poi in giro leggo che, per esempio, a Firenze ha prodotto una sessantina di precari, che stazionano fuori dal suo negozio assieme ai Cobas. Rimane comunque il fatto che questo tipo d’imprenditori non crea nulla, ma modifica quello che già esiste a colpi di marchio registrato. Se c’è una cosa positiva, portata da questa brutta crisi economica, è una rinnovata attenzione nei confronti del cibo, perché le persone hanno scoperto che saltando la grande distribuzione si può mangiare in maniera più sana ed economica. Cito ad esempio il grandissimo lavoro che hanno fatto quelli del Rigas di Grottarossa, uno dei gruppi di acquisto solidale più fortunati d’Italia per numero di iscritti e per la qualità dei prodotti distribuiti. Di questo abbiamo bisogno, non di uno che individua trend, gli  incolla un brand, lo atteggia a bio e poi lo vende al triplo di quello che vale… anche il prezzo fa parte del percorso etico. Detto questo il prodotto artigianale è artigianale (punto), se lo voglio vado dall’artigiano e lo acquisto, senza pagare il pizzo a nessuno.

P.S.

Le cose scritte in questo pezzo sono considerazioni personali e influenzeranno solo lievemente le due o tre persone che fanno il favore di leggermi…. Perciò Dott. Farinetti non me ne voglia se ora le chiedo anche un favore. Potrebbe, che  il matrimonio con Rimini si faccia o meno, portarsi via comunque il Sindaco? Non c’è bisogno proprio di un posto da Ministro, ma un sottosegretariato ai DJ set non si nega a nessuno.

Davide Cardone

new_twitter_bird_vector_by_eagl0r-d2yth6g-1024x576[@DadoCardone]

Share

Cotto e mangiato.

Certo che poi delle cose fai fatica a spiegarle. Di solito basta essere mediamente informati per smontare le più comuni obbiezioni, ormai nella testa ho un ipse dixit di tutte le stronzate con cui ci contestano, ma se ti chiedono “perché volete fare fuori Pizzarotti” che gli rispondi?

No… non vogliamo fare fuori Pizzarotti, anzi.  Poi però devi anche spiegare perché c’è un tale che posta sul Blog di Grillo mozioni di sfiducia a titolo personale. Chi cazzo è questo? A nome di chi parla?

Se digiti Giulia Sarti su Google viene fuori la pagina di Wikipedia relativa al personaggio, lo stesso se scrivi Federico Pizzarotti,  ma se compili il campo di ricerca scrivendo Max Bugani, o Massimo Bugani, vengono fuori (ovviamente) pagine sull’attacco a Pizzarotti e una serie di video di scarsa fattura che danno una strana impressione: come da cineasta avanguardista da bar (dopo parecchi caffè corretti).

Ti vien da pensare che sia una specie di mitomane. Secondo me però  è  Facebook che lo ha irretito. Gli ha permesso di aprire un profilo come “personaggio pubblico” e lui si è convinto di esserlo. Certo il fatto che Pizzarotti gli risponda non l’aiuta e non l’aiuta, ne l’insospettisce, nemmeno essere cercato da Sky TG24 per la contro replica, roba non concessa nemmeno a Marino Mastrangeli.

Lo ammetto. Ho un certo pregiudizio nei confronti degli uomini che si depilano le sopracciglia, ma, anche se non ne avessi avuti, vedere sto tale che, dopo la valanga di merda che si gli è rovesciata addosso da tutto il web, va pure in televisione ad atteggiarsi, beh… non me lo mette in una buona luce. La cosa buffa  è che ha parlato come se fosse Pizzarotti a dovergli spiegare qualcosa.

Il Buonsenso vorrebbe che il miles gloriosus confrontando la time line del comune di Parma, bellissima proiezione web dei risultati dell’Amministrazione, con ciò da lui prodotto come Consigliere Comunale di Bologna, si dedicasse alla nobile esperienza del silenzio. Il buonsenso, purtroppo, pare sia pratica in disuso tra chi pensa di essere di più di quello che è. Non fraintendetemi però, non è che costui non abbia nessun talento.

E’ noto come nella storia recente del Movimento, soprattutto nella pertinenza Emiliano Romagnola, ogni volta che qualcuno ha ottenuto evidenza rispetto agli altri si è ritrovato prontamente osteggiato dalla corrente del figuro. Purtroppo il suo talento è un danno per il resto del Movimento e viene il dubbio che sia quasi ispirato dalla  vendetta del Mediocre, una sorta di invidia del pene mediatico.

Il problema, quello che non solo non so spiegare, ma che voglio mi venga spiegato, è come mai questo non altrimenti meglio specificato Consigliere Comunale abbia il potere di auto virgolettarsi sul blog del Movimento e di andare in televisione a peggiorare le sue figuracce senza rendere conto a nessuno.

Sia chiaro. Il mio, come Bugani dice del suo attacco a Pizzarotti, è un pensiero personale, con la sola differenza che il sottoscritto non ha cariche pubbliche, ne tantomeno ha in uso il simbolo del Movimento.

P.S.

Ma uno… dopo aver ricevuto in nemmeno 24 ore 1060 commenti contrari a muso duro, sulla sola pagina Facebook, si renderà conto di aver fatto una cazzata o no?

Davide Cardone

new_twitter_bird_vector_by_eagl0r-d2yth6g-1024x576[@DadoCardone]

Share