Rimini 2021. Che paura questa campagna elettorale…

Ce lo vogliamo dire chiaro? Non si può fare una campagna elettorale di un mese. Anzi, lo dico meglio. Non si può permettere che una lista elettorale, messa assieme alla bell’e meglio,  si presenti ad un’elezione facendo finta per un mese di capire quello che dice.

E’ una presa in giro. Peggio, è una struttura piramidale studiata per vendere aspirapolvere. Vuoi diventare Consigliere Comunale? Passa per i parenti e portaci una decina di voti, che forse (ma forse) vedi il capolista sedere in Consiglio mentre cerca di far mente locale: “cosa sono venuto a fare qui?” . Di solito realizzano dopo un paio d’anni.

Da che parte stai? C’è una lista per ogni gusto. Noi siamo gli imprenditori (qualsiasi cosa voglia dire questa parola), noi siamo quelli che non vogliono il Green pass, noi siamo i baristi acrobatici. Avanti Azdore e Umarell c’è posto per tutti, per chi sa far bene la piadina e per chi sono 40 anni che guarda  i cantieri, avrà pur capito qualcosa dell’urbanistica, no?

Una lista civica, perchè rappresenti il territorio, ha bisogno di vivere la gente e i problemi, per anni.  E gliene deve pure fregare!!! Non si possono prendere esperienze singole, soggettive, e far finta che contino qualcosa. I problemi di una città sono complessi e le amministrazioni appesantiscono inevitabilmente questa complessità con leggi, burocrazia e vizi dello status quo. Arriva uno (o una) che si è fatto i fatti suoi per 50 anni e diventa l’uomo del cambiamento? E con lui altri 32 che si sono conosciuti una settimana prima? Eddai!

Ho visto cose in questa campagna che voi “scrutatori non votanti” non potreste capire. C’è Jamil che non può fare nemmeno il manifesto da solo. Alle spalle deve avere lupus in fabula, giusto per far capire che quest’uomo l’ha inventato lui e lo parcheggia dove vuole (probabilmente vicino alla sua moto in Comune).

C’è Ceccarelli che vuol preservare il patrimonio della Rimini Romana, ma riaprire il Ponte di Tiberio. Anche lui ha qualcuno alle spalle, però usa meno il fiato sul collo, perché è impegnato a litigare con chiunque, sia via social che fisicamente. 

C’è Gloria Lisi. Tra liste e collegati ha recuperato 144 candidati per fare la “Rivoluzione Gentile”, che, oltre ad essere un’appropriazione indebita del titolo del Docufilm su Franco Grillini e di un suo libro, sembra una rivoluzione senza impegno, soprattutto rappresentata da chi ha fatto per 10 anni in vicesindaco. Ma lei è il frutto tipico della politica gnassiana :”o mi adori o sei fuori”. Ne abbiamo visti un po’.

Oh, ma poi ci sono anche i contorni eh! C’è Erbetta (a proposito di contorni) l’intollerante verso il malaffare, ma solo verso quello. Perché quando prima, da consigliere comunale di maggioranza, si è fatto tagliare la siepe di casa da Anthea, di tolleranza ne aveva. Lui è quello che in 100 giorni ripulisce Rimini (ipse dixit),probabilmente lo farà ispirandosi al suo Lume, Bettino Craxi, ricordato dai più per le mani pulite… o era “Mani Pulite”. Vabbeh, non importa, la cosa più interessante è il suo slogan probabilmente  mutuato direttamente da una categoria di PornHub: La Terza Via.

Non dimentichiamo Sergio Valentini. Brav’uomo, di saldi principi di sinistra, ma inadatto all’epoca dei social. Penso che il profilo instagram della sua lista sia degno della pagina Intrashtenimento. Guardatelo se vi capita e seguitelo mi raccomando. E’ così brutto da essere persino bello.

Non mi dimentico neanche del Sindaco 3V (o è 5G?). Cioè, non è che lo dimentico, non ne voglio proprio parlare.

E questi sono solo i maggiorenti di questa campagna. Poi abbiamo una tale quantità di specchietti per le allodole che le allodole ormai soffrono tutte di gravi crisi isteriche. Per come la vedo io ci sono solo due persone veramente interessanti e degne di essere citate come novità. Mi permetto di sottolinearlo perché la mia opinione notoriamente non sposta nulla, dunque non c’è dolo.

Il primo è il mio amico Marco Tonti. Uno che la politica, quella vera, quella che ha a che fare con l’esistenziale, la fa da sempre. Presidente di Arcigay, una storia personale e di attivista che certifica il suo impegno per i Diritti. 

La seconda è Chiara Bellini, che vedrei più come Sindaca che come vice. Non la conosco di persona, ma l’ho incrociata qualche volta in pubbliche occasioni. Carriera Accademica, cultura, proprietà di linguaggio sono evidenti, potrei scommettere anche su una certa intelligenza e una capacità nel relazionarsi quasi instantanea. Sono tuttavia giudizi superficiali. Come dicevo in apertura, la campagna è troppo corta per capire il reale valore d’ognuno. Ci vorrebbe più tempo per comprendere qual é il motivo per cui una persona intelligente voglia avere a che fare con il PD. Certo, poi ci sono gli stereotipi, ma di quelli facciamo meno.

P.S.

“Il rinnovamento avverrà quando qualcuno avrà finalmente il coraggio di dire che in politica non tutto è possibile.”

Andrea Camilleri

@DadoCardone

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Bonaccini ha deciso. Nein! Niente spiaggia per gli Emiliano Romagnoli.

C’è una domanda che da stamane percorre veloce il web e i balconi del confinato popolo della costa emiliano romagnola. “Perché i parchi sì e le spiagge no?”

La domanda sorge spontanea dall’ultima limitazione voluta dal Governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini che, estroflettendo il mento volitivo, ha replicato all’ultimo DPCM : No! In spiaggia non si può! Tra l’altro, quando il Sindaco Renata Tosi di Riccione ha chiesto spiegazioni, ci ha tenuto a precisare che lui si deve preoccupare di ben altro e “non ha tempo da perdere”.

Dispiace molto che la Democrazia faccia perdere tutto questo tempo allo Zar delle Romagne, nonché delle Emilie. In ogni caso, quando un Amministratore chiede la logica di una decisione, perché evidentemente la deve in qualche modo giustificare con il territorio di sua competenza, un pochino si dovrebbe sforzare. Ha già tanto da fare, è un periodo brutto, ma non sta certo portando “la croce” da solo. Con i mezzi messi a disposizione dalla Regione può anche trovare qualcuno che risponda a quegli insolenti amministratori al posto suo.

Ad oggi, comunque, la logica non si è proprio capita. Plasmare realtà molto diverse con singoli colpi d’accetta è una cosa che sicuramente funziona in Cina, ma la Democrazia ha un costo. Si traduce nel dover governare la Libertà delle persone, non la loro cieca sottomissione. Ci sono degli inconvenienti, ovviamente. Gente che non è d’accordo, gente che non capisce, addirittura  gente che disubbidisce, ma ognuna di queste persone si assume una responsabilità personale rispetto a come reagisce alle norme. E’ la Democrazia baby.

E poi… e poi c’è il buonsenso. Prendete Rimini per esempio. Rimini ha parchi e spiagge. Dopo quasi sessanta giorni di confinamento (li festeggiamo il 12 maggio) non si può considerare un capriccio passeggiare al parco o in spiaggia e molti lo faranno. Ci andranno, anche se per tutta la vita non gli è mai fregato nulla, semplicemente perché gli è stato impedito per troppo tempo. Allora una cosa è farli andare tutti solo in un parco, un’altra è dividerli tra verde e sabbia. E’ una possibilità che porta vantaggio nell’ottica del distanziamento sociale, non svantaggio. Ci sono posti che non possono permetterselo per la conformazione del territorio? Che lo decidano i loro sindaci, oppure sono tutti degli idioti e l’unico che sa come si fa è Bonaccini?

Attenti a non giudicarla una quisquilia questa spiaggia negata. E’ anzi una questione dirimente, perché la vera domanda è: i dispositivi di protezione e il distanziamento, funzionano oppure no? Perché o funzionano e allora si può andare in spiaggia dove c’è tanto spazio, o non funzionano, e gli stessi problemi che si verificherebbero sull’arenile avranno luogo a maggior ragione nei parchi, negli autobus, nei posti di lavoro, nella visita al congiunto e chi più ne ha più ne metta.

Per quanto mi riguarda, io seguirò le norme come ho (quasi) sempre fatto, ma non potrò far  a meno di guardare con occhio ancora più critico le decisioni di questo Governatore di Regione, eletto la prima volta con un flop storico d’affluenza e la seconda “perché altrimenti va su Salvini”. Il potere ottenuto con risibile rappresentanza reale, chissà come mai,  genera molto spesso decisioni poco condivise.

P.S.

E Andrea Gnassi che fa? Non difende il senso di responsabilità dei suoi concittadini? Non rivendica il diritto di popolare (responsabilmente) il “luoghi dell’anima” (come li chiama lui)? In questo caso non sembra voler battere pugni sul tavolo… non si sa mai che qualcuno smetta di assecondarlo in solido nelle sue “Vision”.

@DadoCardone

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Grosso Guaio a Rimini – Perché tante richieste di rinvio a giudizio per il Tecnopolo? [Terza parte]

Rimini: Terza parte dell’inchiesta sugli appalti riminesi. Le ipotesi d’accusa sul falso collaudo del Tecnopolo.

Come abbiamo visto nella prima e nella seconda parte di questa inchiesta, una Notizia di Reato compilata dalla Guardia di Finanza elenca una serie di circostanze dalle quali si evincerebbe che nel sistema degli appalti riminesi ci sia qualcosa che non va.

 In questi giorni se n’è discusso anche in Consiglio Comunale, dove il Sindaco Andrea Gnassi ha risposto, a chi gliene chiedeva conto, che il Comune in questa storia è parte offesa, anche se per ora non può costituirsi parte civile. La causa paiono essere questioni giuridico burocratiche che però in altre occasioni, forse un po’ più ghiotte mediaticamente, non hanno impedito di costituirsi già nell’udienza preliminare. Forse è solo un’impressione, ma a noi sembra tanto quel menare il can per l’aia che, alla fine, ha impedito al Comune di Rimini di costituirsi parte civile nel processo Aeradria. Non sono impressioni invece le intercettazioni e le prove documentali che hanno portato la GDF a ritenere che nell’esecuzione dei lavori del Tecnopolo ci sia stato qualcosa di irregolare. Ma andiamo con ordine.

Nel 2010 la Giunta Ravaioli deliberò per dare il via libera al progetto Tecnopolo, un’infrastruttura pensata per ospitare laboratori di ricerca industriale e di sviluppo tecnologico. In Emilia Romagna ce ne sono almeno 10 e il progetto di Rimini, preventivato in 2.880.000 €,  è finanziato per 1.500.000€ con risorse extra comunali (Statali e POR-FESR 2007-2013). La Giunta Gnassi porta avanti il progetto, ma, nel 2012, la cessazione del servizio del Responsabile Unico del Progetto costringe alla redazione di un nuovo preliminare, questa volta affidato all’ing. Massimo Totti, lo stesso che qualcuno a Rimini chiama l’uomo dei miracoli, per la sua abilità a risolvere situazioni.

Il nuovo RUP cambia le carte in tavola per il sistema di progettazione. Chiede ed ottiene una proroga di sei mesi ai lavori, infatti la Regione vincola il finanziamento (e la decadenza dello stesso) alla data del collaudo del manufatto.

Lasciamo per un attimo la figura dell’Ing. Massimo Totti e ritorniamo a occuparci di Mirco Ragazzi che, anche per questo appalto, come da ipotesi nella Notizia di Reato, con l’appoggio di Sergio Funelli, riesce a catturare l’attenzione degli investigatori della GDF. L’esecuzione dell’opera Tecnopolo viene affidata ad un gruppo temporaneo di imprese di cui fa parte, tra gli altri, Michele Sorce della G.M. Costruzioni S.r.l. . Durante un controllo il Sorce, in atti, afferma che il contratto di consulenza di 61.000€ (50.000 più iva)  in essere con Ragazzi, giudicato dalla GDF ”privo di qualsivoglia giustificazione”, aveva lo scopo  tra le altre cose dell’avvicinamento al Tecnopolo. Oltre ad “avvicinamento” usa l’espressione “per essere proposto”.  Nell’intercettazione di una telefonata con Marco Bellocchi (Presidente del C.A.R.), Michele Sorce è ancora più esplicito. Sostiene che viene tentata a suo discapito un’estorsione di 50.000 € perché, dice, “me l’ha fatta mettere nel c***”.  Per Sorce evidentemente non c’è più tornaconto e si rifiuta di pagare Ragazzi, il quale, per rimostranza, chiede presso il Tribunale di Pesaro il fallimento della Società che dovrebbe pagare la sua fattura. Da qui nasce l’altro troncone d’indagine, quello presso la Procura della Repubblica di Pesaro, perché Michele Sorce non ci sta e dichiara di essere vittima di estorsione, tramite un contratto di consulenza che non ha nemmeno firmato.

Nello svolgimento dei lavori, tuttavia, non sorgono solo problemi per via dei rapporti con Mirco Ragazzi, sebbene anche il C.A.R. di Bellocchi faccia parte del raggruppamento temporaneo. Gli investigatori, infatti, ipotizzano che vi siano anche delle irregolarità piuttosto gravi e consistenti nella procedura di collaudo, quella che poi ha sbloccato i finanziamenti extracomunali. La nuova convenzione, redatta da Regione e Comune, stabilisce la conclusione dei lavori e il collaudo entro il 31 novembre 2015, ma qualcosa non funziona come dovrebbe. In accordo con la data di scadenza si dichiara che i lavori sono finiti e collaudati, ma, per via di alcune finiture e lievi manchevolezze, si attende ad emettere il certificato di collaudo, emesso poi a fine dicembre 2015.

Rilievi fotografici della Guardia di Finanza e, ancora una volta, le intercettazioni, ci raccontano però una realtà totalmente diversa. Tra la fine di novembre 2015 e metà dicembre i militari svolgono diversi sopralluoghi all’esterno del cantiere e poi, in virtù di un controllo sul personale e delle norme di tutela del lavoro, uno anche all’interno del cantiere. Quello che trovano non è certo la mancanza di qualche finitura. Nella Notizia di Reato si legge: “Tinteggiatura esterna ancora da realizzare. Mancanza degli infissi. Scale allo stato grezzo. Stato grezzo o incompleto di controsoffitti e pareti”.

Non è finita qui. Michele Sorce della G.M. costruzioni dichiara di non aver voluto partecipare alla visita di collaudo perché i lavori non erano ultimati e non permettevano un collaudo tecnico-funzionale. A parte la tinteggiatura riferisce anche che: non era stato fatto alcun rinterro degli scavi relativi alla messa in quota di alcuni pozzetti alle reti bianche e nere. Anzi che i pozzetti sono stati fatti a gennaio con la sistemazione del piazzale. Al momento del collaudo i pavimenti erano galleggianti e che quindi non era possibile effettuare alcuna stuccatura. I rivestimenti dei bagni, degli spogliatoi e delle scale non erano stuccati. L’impiantistica meccanica non era stata completata perché mancavano i gas medicali. Mancavano i sanitari e mancavano infissi interni ed esterni.

Tutto ciò, sul cantiere, è il segreto di Pulcinella. Tutti sanno e se non lo sanno glielo spiega Totti. Numerose intercettazioni telefoniche chiariscono dove risieda una buona dose della capacità di Massimo Totti di risolvere i problemi, ossia in quello che lui chiama “un tavolo di lavoro tra gentiluomini”. Di seguito riportiamo un piccolo stralcio di ciò che dice a uno degli indagati, ma, credeteci, per comprendere bene la natura di queste conversazioni bisognerebbe leggere integralmente la Notizia di Reato:

Totti: Proprio perché abbiamo stabilito un tavolo di lavori da gentiluomini bisogna che ci diciamo anche le cose da gentiluomini… perché dopo se invece smettiamo di darci un codice di comportamento… se cominciamo a scrivere… dopo va la guerra e quello che vogliamo evitare […]. Però… Se noi formalizziamo quello che troviamo con una fotografia succede un casino… Allora… io ho già detto con M. [impiegato comunale n.d.r.] e il collaudatore, a noi ci deve arrivare una lettera il 2, quindi lunedì, dove P. dice che ha completato l’edificio del Tecnopolo meno una serie di finiture… mi segui?

[…]

Totti: […] Tanto abbiamo 4 giorni davanti, non è che abbiamo quattro mesi. Allora lui… nel fare l’elenco delle finiture… così le conosce la Regione… e noi le guardiamo con l’occhio di bue… delle finiture, che di fatto dice vado in proroga, deve metter… deve togliere quelle che in una settimana assicura… perché… cazzo… gli impianti non ce n’è uno… manca il pavimento… dì … vi manca il 30% dei lavori… poi nel guizzo del moribondo, secondo me in una settimana riuscite a quel punto… cazzo… chiudere, mettere i pavimenti… cominciare a chiudere… cominciare a tinteggiare, quindi lasciare effettivamente postumi i vetri… quelle 10 porte… cazzo qualcosa che … più.

Nelle intercettazioni riportate nella notizia di reato si legge un Massimo Totti molto determinato e, apparentemente padrone della situazione. Spiega a chi di competenza che deve mandare lettere in cui dichiara che il lavoro è finito tranne che per delle finiture. Fa presente ad altri che i soldi sono sostanzialmente in mano sua e che se non si fa come dice non rescinde i contratti (“se no mi faccio autogol”), ma comincia ad applicare penali e poi finiscono tutti in tribunale. A chi gli contesta poi di voler far saltare “il gioco” per dieci porte ribadisce che i problemi sono altri (tra cui impianto d’illuminazione e convettori, l’antincendio, la resina a terra) e che lui ad ottobre ha consegnato una scuola ad ottocento studenti con l’acqua del cantiere nei cessi, che l’unica cosa che non vuole sono guai con la Regione, perché quelli fanno saltare il finanziamento.

Quello che emerge dalle intercettazioni è desolante. Qualcuno dice di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Lo stesso Totti ammette di non aver mai visto un cantiere senza capocantiere. E poi, ancora una volta, viene a galla il fatto che Mirco Ragazzi, tramite le aziende sul cantiere, è al corrente di tutto e quindi riferisce a Funelli. Anzi di più, perché in seguito, quando Massimo Totti verrà sostituito nel ruolo di Responsabile Unico del Procedimento, il “dinamico duo” cerca di influenzare alcuni pagamenti, per indirizzarli a chi fa loro più comodo. Almeno da quanto gli investigatori evincono dalle intercettazioni.

Torniamo però al cantiere. Molti sanno, tutti confidano nelle magie di Totti, ma, alla fine, quello che ne viene fuori è un verbale di collaudo che smentisce sé stesso. In maniera sconcertante (aggettivo usato anche nella Notizia di Reato) viene inserita nella contabilità finale l’avvenuta realizzazione dei lavori, ma, successivamente, se ne riconosce l’incompletezza che determina la mancanza di piena funzionalità. Come dire… quasi quasi non servivano nemmeno le indagini.

Questo è il capitolo dell’indagine GDF con più indagati, tra dipendenti comunali e privati, ed è anche quello con le prove più evidenti di una condotta esecrabile. Secondo l’indagine si ravvisano comportamenti riconducibili alla falsità ideologica e di illegittima erogazione di finanziamento. A questo punto viene da chiedersi anche se in Regione qualcuno sapeva. Questo noi non lo possiamo determinare, ma abbiamo scovato una determina della Giunta Regionale relativa al pagamento del finanziamento che, al suo interno, contiene la cronistoria della corrispondenza con la GDF sul caso in oggetto. Nel settembre del 2016 il Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini richiede alla Regione copia dei mandati di pagamento relativi ai lavori del Tecnopolo. Il 3 Novembre, dopo la richiesta di erogazione del contributo del comune di Rimini, la Regione chiede alla GDF se vi siano motivi per non erogare, ma il comandante del Nucleo Tributario di Rimini risponde solo che le indagini proseguono. Il 7 di aprile 2017 viene comunicato alla GDF che il procedimento d’istruttoria del finanziamento è concluso e che se non vi sono elementi ostativi provvederà ad erogare. Non ricevendo nuove comunicazioni dopo 30 giorni considera il contributo erogabile.

Ricordiamo che nella richiesta di rinvio a giudizio, la Regione E.R. è considerata anch’essa parte offesa insieme al Comune di Rimini ed alla società AR.CO. (quest’ultima solo per Acquarena).  Sarebbe interessante conoscere anche le determinazioni dell’ ente presieduto da Stefano Bonaccini sul punto.

Questo è quanto possiamo dirvi sull’appalto Tecnopolo, più che sufficiente perché ognuno tragga le sue considerazioni. Intanto, se siete arrivati fino a qui e avete interesse nel conoscere il resto, vi diamo appuntamento alla quarta ed ultima parte di questa inchiesta. Riguarderà Acquarena e il perché, passando per via della Fiera, al posto della piscina vediamo una gru abbandonata che si specchia su una pozzanghera.

@DadoCardone

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Regalo di San Valentino per Gnassi. La Nuova Questura.

Per anni, anzi per decenni, è stata la considerazione standard da buttare nella mischia, quando si trattava di misurare l’efficienza dell’Amministrazione Riminese. “Ma la Questura?”. La difesa più claudicante è sempre stata quella del problema ereditato, quando, dal dopoguerra ad oggi, non c’è mai stata altra amministrazione. Certo le amministrazioni riminesi con il tempo si sono evolute. Il pugno alzato è stato riempito con un bel negroni da apericena, il pantalone di velluto grosso si è ridotto ad uno slimfit metrosexual e tutta Rimini è stata riempita di cartelli multicolore che ti dicono: “Non guardare quell’intero quartiere abbandonato e allagato, fila dritto fino alla fiera”. L’Amministrazione però è sempre stata la stessa, come sempre la stessa, fino ad oggi, è stata la domanda: “Ma la Questura?”.

Pare che “gli incompetenti”, per usare il termine più gentile usato pubblicamente contro i locali rappresentanti del Governo, siano riusciti a far rispettare il patto, a lungo solo rappresentato, di un finanziamento CIPE da 30 milioni di Euro proprio per la famosa Cittadella della Sicurezza. Ed è buffo perché i “competenti”, con un PD al Governo cittadino e nazionale, non hanno tirato fuori un ragno dal buco. Ragni eh, perché soldi dal buco ne hanno tirati fuori parecchi. Per il TRC, progetto già obsoleto alla prima picconata, condannato dal TAR perché ha usato spazi di cantiere provvisorio per abbattere proprietà private. Per Acquarena, che doveva essere altro, ma è un quartiere della Conad, con un’indagine su chi ha presentato documenti falsi per ottenere l’appalto della piscina. Per il Tecnopolo, per cui, ora si sa, andranno a processo almeno tre dipendenti comunali per gravi reati amministrativi. E vogliamo parlare di Aeradria? No, meglio di no. E’ vero che chi non mangia non fa le briciole, ma qui Lucullo, in quanto a briciole, si fa da parte.

Per la Nuova Questura, “nuova” al tempo in cui Berta filava, non c’è mai stato niente da fare. Soldi non ce n’erano, se non quelli rappresentati dal politico di passaggio, che non si capiva se fosse una mano destra, una mano sinistra, o entrambe le mani che si lavavano l’un con l’altra. Il bello è che la conferma del finanziamento arriva proprio in risposta ad un’interrogazione del PD.

Attenzione però, perché tra le righe si legge anche un riferimento ai tempi per la realizzazione, giudicati troppo “ottimisti”. Il motivo sembra essere quello del reperimento dei fondi necessari. A voler essere maliziosi, tuttavia, si potrebbe anche capire che i tempi siano legati a quanto ci mette l’Augusto Gnassi a fare le valigie e a metterci dentro anche il cappello… quello che continua a mettere sopra a tutto, dicendo che praticamente Rimini l’ha inventata lui. Il Pippo Baudo de noialtri.

A ripensare alla sclerata di Andrea, quando i leghisti sono andati in visita dal Questore, pare se la sentisse che stava arrivando la scoppola. Tra l’altro fa bene a preoccuparsi perché, per certi guai, avere o non avere l’appoggio politico cambia la posta in gioco. Chissà se Zingaretti, la nuova passione, avrà tempo di passare a farsi un paio di foto in maniche di camicia bianca. Magari quest’estate. Vieni Nicò, la granita la offre il Sindaco.

Di seguito il comunicato integrale firmato Croatti, Sarti, Sensoli.

P.S.

A me il governo GialloVerde non piace. Non piace per l’ambiguità dei maggiorenti 5 stelle e perché la Lega al Governo è la più grossa iattura che potesse capitare al nostro Paese. Le cose però bisogna dirle come stanno.

@DadoCardone

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La morte cerebrale dell’Erbetta Pensiero.

Alla fine è successo. L’hashtag  #Erbettapensiero ha tirato una linea dritta e il suo proprietario lascerà la valle di lacrime della Maggioranza Gnassiana per finire nell’Aldilà, ossia tra i banchetti della destra. Fra truci leghisti, saluti romani e prima gli italiani, finalmente il consigliere di Patto Civico potrà ricongiungersi alla sua sede naturale, tra i banchi dell’opposizione.

A farlo capitolare non è stato, come sarebbe stato logico aspettarsi, l’illegittimo taglio della siepe tramite partecipata pubblica, di cui è stato recentemente accusato. No. Galeotta fu la critica alla Molo Street Parade, perché la Destra Mimetizzata da Sinistra, creatura di Pizzolante, può ammettere tutto tranne che a Rimini turisticamente ci sia qualcosa che non vada. A Rimini non c’è Malavita Organizzata, non c’è lavoro nero e gli scarichi a mare buttano solo acqua di fonte, l’imprenditoria lo pretende.

La dipartita non è però inaspettata. Dopo la fallita sortita in Parlamento (voi scherzate, ma lui ci credeva) e il fattaccio della siepe, Mario Erbetta aveva cominciato a rispondere male, sulle pagine di Gaiofanando, a chi gli chiedeva conto della falciatura del parchetto… suo cavallo di battaglia. In breve è passato dal taglio dell’erba al taglio della corda, diretto (chissà perché!?) verso gli elettrodotti, argomento con lo stesso appeal della cardatura del ratto muschiato. Sempre più ombroso e distaccato aveva evidentemente già deciso di farla finita.

Vorremmo dire che ci mancherà, ma abbiamo come l’impressione che queste braccia rubate alla destra (e alla potatura delle siepi) si faranno sentire ancora. Per adesso, dal prossimo Consiglio Comunale, lo immaginiamo lì… ad insegnare gli Hashtag ai Leghisti.

 

@DadoCarodone

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Caso Mura Malatestiane – Il Comune smentisce se stesso.

Non fosse che ormai conosciamo bene il rapporto “creativo” che l’Amministrazione Riminese ha con le norme, ci sarebbe da trasalire. Il caso è quello ormai famosissimo delle Mura Malatestiane. Lo conoscete, no? Per far finta di lavorare all’ennesima mancata promessa elettorale, quella della pedonalizzazione del Ponte di Tiberio, Andrea Gnassi e corte hanno sfondato le Mura Malatestiane per aggrapparci un’indegna passerella.

A contrasto dell’azione, ricorderete, è nato il Comitato in Difesa del Ponte di Tiberio, che ha presentato un esposto in Procura, non per contestare la bruttezza della passerella, ma per chiedere precise verifiche riguardo ai lavori. La passerella, infatti, oltre ad assomigliare ad un complemento di una nave da crociera, ferisce irrimediabilmente le Mura Malatestiane e pare violi precise norme che riguardano il bacino idrico del Porto Canale.

Per Gnassi & Di Napoli, il soprintendente con la pagina Facebook ridotta peggio di quella di un leghista veneto, è tutto a posto. Le Mura non sono Malatestiane da tempo e per il resto ci sono tutti i permessi del caso.

Succede però che, in un documento datato aprile 2018, l’Ufficio Controlli Edilizi dello stesso Comune smentisca questa versione. Il documento protocollato  è la risposta ad un ricorso contro l’annullamento di un condono edilizio il via Marecchia, la via che affaccia sul porto canale dal lato Borgo San Giuliano.  Ecco il passaggio incriminato:

[…] si comunica che in ragione dei preminenti interessi di tutela idraulica del “Fiume Marecchia” nel tratto Porto Canale, le cui sponde sono sottoposte al vincolo di in edificabilità previsto dall’art. 96 lett. F) del Regio Decreto 25/07/1904 , n. 153, sussistono i presupposti di opportunità per la costituzione in giudizio per la difesa del provvedimento impugnato.

Si precisa, a tal proposito, che con successivo parere PG 2013 0110854 del 07/05/2013, il Servizio Tecnico di Bacino Romagna Sede Rimini, ha trasmesso la determinazione dirigenziale n. 3830 del  15/04/2013, con cui è stato rilasciato parere idraulico contrario relativamente al manufatto di m 4,46×2,55 e di altezza circa m 2,40 poiché “realizzato in adiacenza al muro di mattoni costituente infrastruttura idraulica per il contenimento delle piene dell’alveo storico del Fiume Marecchia.”

In effetti, la suddetta infrastruttura idraulica è costituita dalle “Mura Malatestiane”, che sono soggette alle disposizioni di tutela previste dalla  Parte Seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio, fino a quando non sia stata verificata la sussistenza d’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico […] trattandosi di “Beni Culturali” ai sensi del art. 10 comma 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, poiché di proprietà dell’Ente Pubblico Territoriale “Provincia di Rimini” ed opera di autore non più vivente la cui esecuzione risale ad oltre settanta anni.

Capito, no? Per l’ufficio Controlli Edilizi del Comune di Rimini, riguardo le rive del Porto Canale, sono validi sia i vincoli di tutela idraulica che quelli imposti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Come può essere che tali vincoli siano validi per un muretto, quattro metri per due, e non per l’opera che l’Augusto Gnassi ha voluto imporre alla città di Rimini? Forse che i vincoli sopra espressi prevedano eccezioni per i sindaci trendy? Se queste deroghe non sono previste si prefigura una strana situazione perché, per la stessa norma, la passerella e il muretto sono entrambe abusive o ambedue regolari.

Lungi dal pretendere che la legge sia uguale per tutti, non vorremmo mai infrangere i privilegi di qualcuno, inviteremmo però all’esercizio della coerenza (questa sconosciuta.).  Fatelo almeno per il magistrato che ha ricevuto l’esposto, potrebbe confondersi.

 

@DadoCardone

                                                                      

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Gangs of PD

La politica è la questione esistenziale per eccellenza. Per riuscire a trovare una dimensione nell’odierno caos di chi la pratica bisogna votarsi ad una specie di violentissimo Darwinismo Sociale, dove anche il più forte, se non cambia, muore. Non nascono più gli Andreotti o i Berlusconi, capaci di durare generazioni e, in qualche modo, sopravvivere alla genesi del loro stesso mito. Oggi ci sono i Renzi e i Salvini, fissati nella loro misera epica, tra l’altro fatta solo di bugie e poco più. Uno come il Bomba ha la data di scadenza, 1000 giorni, si legge dietro la cravatta lucida da Man in Black (giusto per dire che non si sa nemmeno istituzionalmente abbigliare).

Questi leader del nulla però non sono solo un danno per se stessi, anzi… quando hanno finito di atteggiarsi a miles gloriosus un posticino in Senato non glielo nega nessuno. Ci sono persone però che passano l’esistenza a difendere le decisioni dei loro “Presidenti”, ma  finché sono solo esclusivamente della razza votante, nessuno chiede loro il conto, se non al bar. Il dramma vero è quando le persone sono braccia e gambe del loro partito, o magari lo rappresentano pubblicamente. In certi ruoli si finisce per sostenere tanti e tali interessi  che, una volta tolto l’ossigeno, si deve continuare a respirare qualsiasi cosa venga fornita. Anche se puzza.

A Rimini, a seguito della recente debacle elettorale del PD, si sta assistendo all’imbarazzante assenza di una (sincera) autocritica interna. Più che altro sui giornali finiscono le scorie delle frizioni tra opposti schieramenti dello stesso Partito Democratico, che non sanno tanto di “te l’avevo detto.”, quanto di “adesso fatti da parte”. Le fazioni sono fondamentalmente due. Una fronda gnassiana, sostenitrice del dopato “Modello Rimini” ed un’altra, di cui l’eminenza grigia sembra essere Maurizio Melucci.

La Gang di Gnassi è arroccata nella posizione per cui è inevitabile riconoscere che il PD ha un problema, ma l’annotazione deve essere solo formale, in quanto nessuno si deve permettere di mettere le mani sul meccanismo che regge il Modello Rimini, anche se prevede l’alleanza con il petaloso Sergio Pizzolante. Non è una questione meramente politica, si parla di enormi movimenti di denari pubblici. Uno dei componenti della Gang di Gnassi è Stefano Giannini, Sindaco di Misano e Segretario Provinciale del PD, che incidentalmente è anche il  Componente di Rimini del Consiglio d’Ambito per Atersir, l’Agenzia che regola i costi del servizio idrico integrato. Per essere chiari: senza passare da quest’agenzia non si poteva privatizzare l’acqua, né aumentare le bollette di tutta la provincia, dei prossimi dieci anni (almeno), per riuscire pagare le famose fogne riminesi, fiore all’occhiello di questa amministrazione.

I denari pubblici movimentati però non dipendono solo da questo meccanismo. Molti soldi arrivano anche dai finanziamenti Europei Por Fesr 2014-2020 e sono quelli che permettono, con il beneplacito  della Sovrintendenza, belle imprese come lo sfondamento delle Mura Malatestiane e la trasformazione di Piazza Malatesta in un’opera Ikea. Per questi finanziamenti è garante la Regione Emilia Romagna, sono dunque importanti figure come Stefano Bonaccini e i gemelli del Comunicato Pruccoli & Rossi.

Le partite, ovviamente, non sono finite qui. Ci sono da mettere in conto anche l’autocrazia di Gloria Lisi sul Welfare e la dittatura dello stesso Gnassi sull’argomento Eventi & Co. Una nota a margine, che magari approfondiremo meglio in un secondo momento. Quest’estate la spiaggia libera sarà occupata dall’evento Beach Arena. Alcune modalità appaiono in contrasto con i regolamenti vigenti, come l’occupazione della spiaggia per quasi sessanta giorni, invece che i 30 stabiliti dalla delibera regionale 226/2003. La cosa che dà più nell’occhio però è un bando che assegna un evento del genere per due anni e che, materialmente, si apre e chiude in 15gg. Chi avrà mai il tempo? Sarò malizioso, sarò sensitivo… ma secondo me la gara la vince Paesani, uno sempre pronto.

La Gang avversaria sembra ricoprire un ruolo minoritario nel PD riminese, ma seguendo la Melucci’s Way, ha i suoi alfieri piazzati in modo da dar stilettate nei momenti cruciali. Proprio in questi giorni il miracolo Petitti, colei che cambia più ruoli istituzionali che scarpe, ha “osato” criticare il “Modello Rimini”, aprendo ufficialmente le danze. Lo fa tirando in causa l’opzione Pizzolante, scelta che dalle parti di Gnassi vorrebbero passasse sotto silenzio.

“Dov’è finito il modello Rimini, sbandierato fino alla sera del marzo per giustificare una candidatura sulla quale parte del PD aveva espresso forti dubbi?”

Giannini, nonché Pruccoli & Rossi, si scagliano contro l’Assessore Regionale Petitti, accusandola sostanzialmente di irresponsabilità. Succede tuttavia che Yuri Magrini, segretario provinciale uscente con polemica, Vanni Lazzari, segretario comunale, alcuni sindaci della Valconca e scontenti vari dei Circoli PD, appoggiano apertamente Emma Petitti nella critica. E Melucci? Lupus in Fabula interviene sempre alla fine, invitando all’unità, ma continuando a disporre pezzi sullo scacchiere.

Ancora una volta la realtà è decisamente esclusa dall’etichetta di partito, ma in politica, si sa,  l’autocritica vera è una cattiva medicina per chi comanda. Molto meglio controllare le cadute… o pensare di saperlo fare. Nel frattempo noi cittadini dobbiamo star a guardare il ringalluzzimento della Lega, un partito che a Rimini non raggiunge il 19% né alla Camera ( 18,87% ) né al Senato ( 18,91% ).

P.S.

“L’autocritica è un mezzo di superare se stessi. L’artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.” [Cesare Pavese]

@DadoCardone

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Ma come perdono male.

Il PD è morto. La gente non lo vota più. Continuano a votarlo i suoi serbatoi elettorali composti da persone che, bene o male, incrociano i loro interessi con questa specie di comitato d’affari ed altri, anziani, che credono di votare gli eredi del PCI. La gente normale però, quella a cui dovrebbe guardare ogni sinistra degna di questo nome, si gira dall’altra parte.

Le ragioni, ne avrete lette, sono le più disparate. Dalla crisi delle sinistre in occidente, alle urgenze, perlomeno quelle percepite, che il partito non intercetta più. Si parla di grandi sistemi, ma forse, per una volta, bisognerebbe osservare il listino elettorale così come esposto nei seggi, così come se l’è trovato di fronte l’elettore… magari quello che ci teneva a votare a sinistra.

Dopo aver visto il partito fatto a pezzi da un egomaniaco, un tale che pur di affermarsi ha fatto patti con le nemesi Berlusoni, Verdini, Alfano (etc.), che effetto fa entrare in cabina e trovare Sergio Pizzolante come unica alternativa? Questo bisognerebbe chiedere alle 22.244 persone che, dentro quella cabina, hanno pensato: “sai che c’è? Questa volta no.”.

Loro, i maggiorenti Demokrat, non se ne vogliono rendere conto e confondono (se stessi più che gli altri) con analisi che, quasi quasi, li assolvono. Anche a Rimini il dibattito interno al PD sembra piuttosto sterile. Si va dal “vedremo come farete a governare” al tristissimo “nulla è perduto”. Anche Andrea Gnassi, fino ad una settimana fa intestatario del “Modello Rimini”, la roccaforte Democratica, si spende in una analisi che sorprende… per manifesto distacco dalla realtà.

L’Agusto Gnassi cita il 40% delle Europee, un’elezione che ha fatto fatica a raggiungere un’affluenza del 58%, come il “cambiamento anti establishment”. Poi, spero scaramanticamente, usa se stesso come esempio di come si sconfiggono “Grillismo e Leghismo”, in manifesto disprezzo per il responso delle Urne. Tra l’altro dimentica anche che, a quella che lui dipinge come solenne sconfitta dei populismi, hanno partecipato due fattori fondamentali: il Movimento si è fatto fuori da solo, non partecipando, e il 13,85% dei suoi voti (5 consiglieri di maggioranza) gliel’ha portati in dote Pizzolante. Ha ragione quando dice che le Amministrative “sono un’altra partita”, ma quella partita lui l’ha giocata senza avversari e non certo per suo merito.

L’analisi rasenta il ridicolo quando afferma poi che loro (il PD) la felpa se la mettono veramente per stare tra la gente (quando mai). Così dicendo rispecchia però la perfetta miopia da Sistema, altro che “anti establishment”. Queste politiche 2018 hanno generato una deflagrazione fortissima, ma gli sconfitti, invece di andare a guardare con i loro occhi cosa è successo, si avvinghiano forte alla poltrona. Come dire… E’ nel momento del pericolo che si capisce a cosa teniamo veramente.

Quello che la gente, competente o meno, osserva in questo momento è solo un brutto modo di perdere. E’ estremamente facile confrontare quest’alterigia da perdente con chi, da vincente, chiede responsabilità. Non vorrei essere io a dirlo, visti i miei trascorsi con il Movimento, ma in questo preciso momento i rappresentanti ufficiali dell’organizzazione pentastellata stanno tenendo un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La situazione è un po’ come quando quello che ti ha fatto incazzare terribilmente ti dà le spalle e se ne va,  lasciandoti ad urlare da solo come un esaurito.

P.S.

“Quando perdi, non perdere la lezione.” [Dalai Lama]

 

@DadoCardone

 

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Qui, una volta, era tutta campagna… elettorale.

Vi sta piacendo la campagna elettorale più brutta della storia? A ben guardare potevano far di peggio e dunque farci divertire di più, invece si sono limitati a “50 sfumature di  piccineria”. Lo conoscete? E’ un giochino sadomaso dove la parte passiva spetta sempre all’elettore. Già perché tu potrai anche sfoderare il matitone elettorale in tutta la sua Vis democratica, ma poi per il Senato ti trovi a scegliere tra Arlotti, e #seisportiva Franchini (Leggete qui se non conoscete l’ultima Gaffe), dunque quello che gode non sei certo tu.

L’elettorato ne risente e, ovviamente, si assottiglia sempre di più. La cosa triste è che questo  dato nessuno lo vuol guardare. Basta una buona percentuale di ciò che è rimasto, sul fondo del barile elettorale, per intestarsi titoli e responsabilità che tutti hanno già ampiamente dimostrato di non saper portare. Certo il Movimento ancora non ha governato, ma chi è il Movimento? E’ quello dell’attivista Pizzarotti che rimette in carreggiata una stupenda città come Parma o quello che cambia i suoi principi fondanti in corsa pur di comandare? No… perché, nella seconda ipotesi, un PD lo abbiamo già avuto. Grazie.

Non vorrei sembrasse però che si parli sono di PD e Movimento, siamo in par condicio e non è mai stato così facile attenercisi. Il Centro Destra nella sua perenne commistione con il Partito Democristiano (o era Democratico?) si dichiara indisponibile a nuovi Patti del Nazareno; Il che, considerando la negazione dello stesso fino a pochi mesi fa, sembra un bel passo in avanti… quasi da firmarci un patto con gli italiani. Nel frattempo si lasciano i resti del precedente pasto in una bella doggy bag, possono sempre tornare utili, non è che puoi fare la spesa anche domenica sera.

Di questi resti a Rimini abbiamo una bella rappresentanza. Il partito Petaloso di Mandame Lorenzin Curie, la donna che sussurrava (ubriaca) ai delfini, sfodera da queste parti Sergio Pizzolante e il fido Sancho Panza , altrimenti noto come Mario Erbetta. Sancho non ha idea di cosa stia facendo, ma sa che, se gli va bene, può star a guardare “il capo” che si tromba Dulcinea per altri 5 anni a stipendio pieno.

 I loro claim elettorali sono esilaranti . Pizzolante propone l’hashtag #FidatidiSergio, un escutatio non petita che dice molto già da sola, il secondo  ne propone addirittura due: #iostoconMario, come fosse la vittima di qualche discriminazione, e #LErbettaPensieroinParlamento (sì, scritto male come lo leggete).  E’ così che lui chiama i suoi deliri, “Erbetta pensiero”… che assomigliano molto ai pensieri che ti vengono dopo aver fumato proprio l’erbetta. A loro favore bisogna però dire delle cose. Pizzolante riesce a stare serio mentre, a fianco di Gnassi, lo sente dire che ha fatto ribalzare l’ottocento contro il quattrocento (o qualcosa del genere), probabilmente è ben allenato. Ve lo ricordate quando riusciva a stare serio ascoltando Lupi che parlava del salvataggio dell’aeroporto? Erbetta invece… no, su Erbetta non mi viene niente a favore manco per scherzo.

Su questi personaggi ci sarebbe da scrivere molto di più, ma non vorrei rubare qualche riga alla NewEntry di queste elezioni. No, non sto parlando di Ylenja Lucaselli, la Piddina pugliese, residente a Roma, che ha rubato il posto nelle liste di Fratelli d’Italia a Gioenzo Renzi (ma quanto si sentirà premiato?). Non parlo neanche di +Europa, sebbene con lo slogan “il 4 marzo non startene buono #StaiBonino abbiano raggiunto il giusto livello di trash preteso da questa campagna elettorale.

La New entry  è Forza Nuova. Il partito talmente patriottico che a livello nazionale si fa guidare da un ex latitante, sfuggito alla Giustizia Italiana per quasi vent’anni e a livello locale da un tizio che ha dovuto patteggiare in fretta e furia, altrimenti non poteva partecipare alle elezioni. Va detto, per dovere di cronaca, che il tizio in questione, il quale tiene molto a definirsi “fascista in camicia bianca”, nel 2007 è stato fermato durante un tentato assalto incendiario al Centro Sociale Paz. Tentativo che gli è valso un’accusa di terrorismo, caduta in cassazione, e una pena superiore ai due anni di carcere.

Ecco qui. Questo è il listino, peraltro incompleto, dell’Horror Show elettorale 2018. Mancano i leghisti, ma cosa vuoi dire di gente che si affida ad una fakenews antropomorfizzata? Potete scegliere tra il vecchio malamente tenuto o il nuovo pessimamente ispirato. Se non vi bastasse vi sono incroci abominevoli ottenuti in vitro parlamentare e psicopatie che, invece, si riproducono per partenogenesi, poichè non hanno bisogno di essere fecondate da alcuna idea. Buon voto.

P.S.

Se qualcuno si sentisse dimenticato da questo articolo… mi ringrazierà poi. Con calma.

 

@DadoCardone

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Quando un Sindaco cementifica a sua insaputa.

Ogni  tanto si dimentica, ma Andrea Gnassi è anche Presidente della Provincia. Questa carica la porta un po’ così… come quelle felpe sdrucite che ti metti per fare i lavori a casa.

Certo la presidenza di uno strumento povero e svuotato, come quello delle Provincie, non ha lo stesso valore di quando c’era Stefano Vitali. Lui poteva sfilare in tacchi alti, facendo finta che in Aeradria fosse tutto risolvibile, magari presentando progetti di finanza creativa (la stessa che poi ha rilevato tutto per due lire, una volta fallito l’aeroporto). Ogni tanto però anche questa carica chiede di essere onorata.

Come in questi giorni per esempio, quando il nuovo rapporto dell’Ispar (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci fa sapere che la Provincia di Rimini, nell’ultimo anno, non è seconda a nessuno in quanto a cementificazione.

Alcuni si chiederanno: ma come? Sono 7 anni che ci stai frantumando i … hem… sentimenti con ‘sta storia della guerra al cemento e alla fine viene fuori che più cementificati di noi non ce ne sono? Ed ecco che, improvvisamente, la carica di Presidente della Provincia torna utile.

Chi si occupa un po’ di comunicazione sa che anticipare l’obiezione è molto meglio che essere costretti a rincorrerla. Ed ecco quindi che il redivivo intestatario dell’ufficio esce sui giornali, assieme alla notizia stessa del fallimento amministrativo Demokrat che, negli ultimi dieci anni, con l’aiuto della drammatica crisi edilizia in atto, è stato capace di predicare bene e razzolare malissimo.

L’Augusto Gnassi, ovviamente, non può sopportare l’onta della cementificazione e stravolge i dati dell’ultimo rapporto ISPAR dichiarando che Rimini paga per il suo passato, ma che la direzione negli ultimi dieci anni è invertita, perché si è puntato su riqualificazione e riutilizzo. “Tanto più che lo stesso mercato immobiliare ci consegna, da qualche anno a questa parte, il dato di migliaia di appartamenti sfitti.”

Sintesi giornalistica confusa o magistrale arrampicata sugli specchi di SpiderGnass? Per quanto ci riguarda preferiamo stare sui dati certi. E’ certo che in via della Fiera c’è stata una fenomenale speculazione edilizia, avvenuta con la partecipazione dell’Amministrazione, che certamente c’entra poco con la fantomatica guerra al cemento. Ricordiamo benissimo quando, in Consiglio Comunale e sugli organi di informazione, Sindaco, Assessori e Peones vari assortiti, si battevano il petto gridando che Rimini meritava una piscina degna (se per degna si intende una pozza di 25 mt a 100 metri dal Garden, che ne voleva costruire una olimpionica). Oggi chi si era preso carico della realizzazione della piscina è in concordato, però si può far correre lo sguardo su un bel campo di palazzine affacciate sul parco e una Conad gigantesca. Andate a vederla, mette paura. Molto ossigeno per il Pala Cagnoni, che ha venduto tutto alla Conad, veleno per la guerra al cemento, perché cementificare verso l’alto non è riqualificare.

Un’altra cosa che ha poco a che fare con la riqualificazione e in cui il Primo Cittadino ha la sua bella dose di responsabilità, sono i 10 km di cortili cementificati che qualcuno chiama TRC. Un’opera che l’Amministrazione poteva fermare, anche se i finanziamenti erano già stati approvati, ma che ha pensato bene di accelerare, in modo da mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Doveva essere un metrò di costa… è un normalissimo autobus, che doppia servizi esistenti e che viaggia su una corsia a senso unico alternato. Uguale uguale a Friburgo (leggasi con tono sarcastico).

La sua utilità, o meno, sarà dimostrata non prima del 2019, quando si capirà quanto la gente abbia voglia di pagare un biglietto più caro del normale, per usare un autobus che ti permette di guardare nei gabinetti dei condomini, che sfilano a 50 cm dal percorso. Pare che gli stessi promotori abbiano oggi qualche dubbio, da qui la spinta per allungare il percorso fino a Ravenna e Ferrara. Come dire… spartire i debiti e confondere il significato. In ogni caso, per carità, non chiamatela riqualificazione, non si sa mai che le nuove generazioni crescano con questa idea bacata nella testa.

Dal nostro umile blog consiglieremmo all’Augusto Gnassi di smetterla di parlare del passato. Dopo due mandati non si è visto il distacco, né l’intenzione. Siamo solo pieni di cartelloni colorati a giustificare l’ordinaria amministrazione… perché rotonde, ponti e asfalto, lo sono. Tra l’altro gli indici, che Andrea Gnassi pone a confronto con gli altri comuni della Provincia (come se un punto percentuale di un territorio vasto come quello di Rimini fosse paragonabile a quello di comuni con 10.000 abitanti), sono destinati ad aumentare o a costare molto caro. Il Masterplan, come alcuni sostengono da tempo immemore, non è uno strumento urbanistico, ma un atto di indirizzo. Verità certificata proprio in questi giorni dal TAR.

P.S.

La vera riqualificazione sarebbe fare in modo che agli alunni delle elementari non cadessero le finestre in testa. Ah… dimenticato, quella è materia del Comune, non della Provincia.

 

@DadoCardone

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Il Ponte, i Peones e l’ottusità del PD.

Pochi giorni fa, al congresso provinciale PD, un riflessivo Juri Magrini , rivelava all’apparato la causa delle figuracce elettorali : “siamo antipatici”. Questo l’ho letto, non gliel’ho sentito dire, dunque non saprei se l’ha detto compiacendosene o con l’intento di fare una considerazione autocritica. Se è stata una riflessione seria, nessuno l’ha colta e continuano tutti a perseverare nell’atteggiamento “io so io, voialtri..”

Il PD è così. Come la dieta che s’inizia lunedì. Fino a domenica notte massima convinzione, lunedì mattina cappuccino e bombolone alla Nutella. Poco importa se ad ogni appuntamento elettorale perdono migliaia di votanti. Perché governare, per certa gente, è una coincidenza, non una capacità.

La dimostrazione arriva dall’affare Ponte di Tiberio, proprio in questi giorni. Cittadini mai interpellati, perché come dice il Sindaco “l’è fadiga dar retta ma tot”, si fanno venire gravi dubbi sull’opportunità e sulla liceità dei progetti della passerella. La risposta di coloro che dovrebbero rappresentare l’Istituzione? “ E’ solo livore verso  Gnassi”. Come se la gente si studiasse leggi, progetti, assumesse avvocati e chiedesse parere ad esperti per l’unico motivo che gli sta sulle palle il Primo Cittadino. Capisco che interferire con la volontà dell’unica persona che ancora garantisce l’esistenza, per luce riflessa, ai Demokrat riminesi sia quasi un delitto fideistico, ma la gente, anche quella con del robusto livore, si limita nel parlare male al bar. Comodo far finta di credere diversamente.

L’offensiva dialettica (!) prosegue con l’invettiva di, niente popò di meno che, Alberto Vanni Lazzari, segretario comunale del PD (ma dopo aver fatto l’intervento annuale dove lo ripongono?).  In un articolo del Resto del Carlino è rappresentato come un fine retore, che si fa beffe della “santa quanto inedita alleanza votata alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico e storico”. Il riferimento è chiaramente dedicato alle forze politiche (Forza Italia, Fratelli d’Italia, M5S, Verdi e Sinistra Italiana) che si sono presentare alla conferenza stampa di Giovedì 20.

Ora… il sarcasmo bisogna saperlo usare, se no rimbalza male. Con una sola frase Vanni Lazzari si è dato del patacca da solo ben tre volte. La prima quando non ricorda che le inedite alleanze le hanno inaugurate Gnassi e Pizzolante in Consiglio Comunale. La seconda quando scorda l’altro precedente d’inedita alleanza, che li ha disintegrati nel recente Referendum Costituzionale. La terza  quando non capisce che gli unici che non si sono posti nessun problema a proposito del ponte sono i piddini  e, proprio per questo, dall’altra parte c’è il resto del mondo.

Devo ammettere che nutro dei sentimenti contrastanti nei confronti del Partito Democratico di Rimini. A volte mi fa incazzare, ma il più delle volte, vedendo i suoi poveri peones al lavoro, mi nasce un po’ di pena. Costretti a giustificare continuamente cose che non capiscono e di cui non sono informati… deve essere una vitaccia, ma come si dice: lega l’asino dove vuole il padrone.

A proposito di asini legati dove vuole Gnassi; anche il circolo Pd di San Giuliano si è unito alle dichiarazioni del suo segretario, peraltro ripetendole a menadito, alla faccia di chi dice che i piddini sanno solo colorare. Lo so… anch’io non avevo mai sentito parlare del circolo PD di San Giuliano. Sapevo che c’era una specie di comitato per le feste, ma che si occupasse di politica almeno per me è una novità.

Concludendo. Se questo è il risultato dei congressi provinciali del PD mi sento di consigliare loro di sostituire questa pratica con una bella pizzata. Sempre che non si straniscano per l’inedita alleanza tra il pizzaiolo e il cameriere.

 

@DadoCardone

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I frutti del Razzismo travestito da buon senso.

[Quando alimenti la Paura e l’Odio diventa incontrollabile]

 

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 Giobbe Covatta e Francesco Paolantoni  proponevano, in una gag comica, una tribuna politica dove prendevano in giro l’allora nascente Lega. Covatta, nei panni di Carmine Lo Tunno, improbabile presidente della Liga Lombarda, risolveva le discussioni con l’ormai mitico motto : ”Non siamo noi ad essere razzisti, solo loro ad essere Napoletani”.

Ecco. Quello sketch, di oramai 30 anni fa, era così geniale da aver fotografato già in quei tempi un atteggiamento politico mai caduto in disuso e che ancor oggi fa i suoi danni, anzi.. se è possibile ne fa ancora di più. Gli ingredienti sono un politico che si attacca strumentalmente ad un tema razzista e che, contemporaneamente,  fornisce  un alibi a quel razzismo (non siamo noi..).

Quello che la gag di “Telemeno”, così si chiamava la trasmissione, non poteva fotografare con la sua satira pungente era la futura migrazione mondiale che ha trasformato, agli occhi di quel tipo di politicanti, la gente del nostro sud un obbiettivo trascurabile rispetto alla confusione e la paura che si può causare usando la gente dell’altro Sud. Il Sud del Mondo, quelli con la pelle ancora più scura.

I fatti che oggi ci scuotono, o perlomeno agitano le coscienze delle persone per bene di Rimini, sono quelli dell’accoltellamento del giovane nigeriano, con un bel antipasto di “torna a casa tua negro di merda” e un bel tentativo di investimento come finale. Risultato: un ragazzo all’ospedale in fin di vita.

Si dirà, si è già detto, che il giovane trentenne riminese era uno sbandato, un poco di buono, uno con dei precedenti, uno non riconducibile a quelli che “negro di merda” lo usano come intercalare politico. Chi  afferma questo ha poca consapevolezza di ciò che accade nella sua città e, se non è contento di ciò che è successo (ce ne sono, ce ne sono), dovrebbe cominciare a preoccuparsene.

A Rimini c’è chi fa presidi solo per Italiani e chiama scimmie le persone di colore che passano. A Rimini c’è chi aspetta appostato in macchina per tirare le uova ad un Ivoriano, magari perché simbolo di un certo tentativo di riscatto morale. A Rimini c’è chi risponde ai post su facebook augurandosi che i gay vengano bruciati con il fosforo bianco. A Rimini c’è chi in Consiglio Comunale grida (sì, grida) che gli zingari bisogna bruciarli.

Chi favorisce tutto questo? Con il forte desiderio di essere smentito affermo: le istituzioni.  E lo fanno in innumerevoli occasioni. L’Apologia del Fascismo, ad esempio, non deve essere mai permessa. E’ inutile che il Primo Cittadino faccia campagna mediatica e si faccia venire le crisi di fronte a bottiglie di vino commemorative, se poi il suo territorio di competenza è così trascurato sotto questo punto di vista da essere ritenuto appetibile da ForzaNovisti, Leghisti, e Neofanatici Cristiani.  E’ un cortocircuito muovere blindati ed elicotteri per inibire cortei di studenti, quando poi si lasciano fare le “passeggiate della sicurezza”, con tanto di Pitbull al piede, a gente che si definisce “fascista in camicia bianca” e si presenta  alle tribune politiche con la croce celtica al collo.

Il trentenne accoltellatore non è riconducibile a nessuno? Chi si apposta e tira le uova ai “negri” non appartiene a nessun gruppo? Possiamo fare tutti i distinguo che vogliamo, ma alla fine tutto è riconducibile ad un clima che si respira ovunque ci troviamo. Bar, palestra, riunioni di condominio, gruppi whatsapp delle mamme, sale di quartiere. Il razzismo è odio alimentato dalla paura.  L’odio è usato dalla politica e quando la politica genera un alibi, lo traveste da buon senso, poi chiunque si sente in diritto di esprimersi nei modi peggiori. Quel “Torna a casa tua” ringhiato contro il nigeriano non ha nulla di diverso da “aiutiamoli a casa loro” è la stessa frase, la stessa intenzione. Allontanare i “negri”, allontanare tutti i “diversi”, perché  ciò che è diverso è una minaccia.

I Senzatetto? Qualcuno se ne occupi, ma non qui. Gli omosessuali? Possono fare quello che vogliono, ma a casa loro. Gli zingari? Il campo va smontato, ma non me ne devono mettere nessuno vicino a casa. I migranti? Solo se scappano dalla guerra, gli altri tutti a casa. Come se una guerra facesse danno solo dove viene combattuta e come se quello che stiamo facendo al mondo non provocherà migrazioni, anche senza guerre, di cui questa è solo una piccola parte.

Questa pretesa che tutta la diversità del mondo sparisca perché nessuno sa come affrontarla senza rimanerne toccato altro non è che razzismo. Diciamocelo francamente. Leghisti, Fascisti, Cristiani impazziti, operano tutto il giorno nel creare alibi che giustificano l’odio. Diciamocelo altrettanto francamente. Che una persona si senta autorizzata a riversare il proprio odio su un altro essere umano, fino alle estreme conseguenze, è frutto di tutto questo. Ammettiamolo e cominciamo a cambiare.

Per Prefetto, Sindaco e Questore un piccolo suggerimento dal basso della mia ignoranza e ininfluenza. Legge 25 giugno 1993, n. 205, qualcuno la chiama legge Mancino, ed è lo strumento con cui si possono perseguire gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Dal Parlamento non sono ancora riusciti ad estenderla ai comportamenti omofobi e trans fobici, ma sarebbe il caso. Non è che poi la “legalità ad ogni costo” la applichiamo solo contro chi per sopravvivere occupa una catapecchia vero?

L’Odio va fermato con ogni mezzo.

P.S.

“Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici. E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo? Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo. Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta. La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica; e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.”

[Monologo di Shylock Dal Mercante di Venezia di William Shakespeare]

 

@DadoCardone

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La gassate di Gnassi.

A me Andrea Gnassi politicamente non è mai piaciuto, ma questo si sa, dunque potete leggere le prossime righe pensando che siano frutto di pregiudizio. In effetti, lo sono. Dopo anni in cui vedi ripetere ad una persona gli stessi atteggiamenti, con una dedizione quasi liturgica, ti rompi le scatole e gli appioppi una bella etichetta… anche perché non si possono buttare via tempo e neuroni per capire d’accapo, ogni volta,  cose così semplici.

Ciò premesso, devo (devo!) commentare l’ultimo intervento dell’immarcescibile Primo Cittadino di Rimini, che si erge a professore di partito, dopo lo sbandamento anche dell’ultimo dei carri su cui era saltato. L’avrete letto. Oggi, a stampa riunita, compresa la testata di Zio Melucci, si è espresso sulla situazione del PD.

Dopo un preambolo, nel quale spiega lo scopo per cui era nato il Partito Democratico, ci da una lezione sulla Società e del perché Roma dovrebbe prendere esempio da Rimini. Già nell’introduzione v’è una commistione storica,ma  non del PD, proprio sua.

“Il PD non è nato per sintetizzare le grandi culture politiche provenienti dal passato. […]il Pd nacque al Lingotto con Veltroni per fare un partito del tutto nuovo per identità politica e nuovi pezzi di società.”

E giustappunto il PD non si è comportato come qualsiasi altro partito del passato e lui stesso non è stato Bersan-Letta –Renziano. Bisogna ammettere però che dopo Renzi ha preso la giusta via e, se non un partito, una Maggioranza inedita l’ha esibita. Mi riferisco a quello strano accrocco per cui ora si ritrova in Consiglio, tra i suoi banchetti, gente di destra che incita alle slot-machine.

Questo non è molto interessante però. La parte bella inizia con la sua descrizione della Società come la intenderebbe la vecchia (!) politica, dove gente  “Findus”,  elemento della “società surgelata”, viene scongelata a piacimento dalle parti. Lui non è di quest’avviso, no. Lui la società surgelata la sublima e la fa diventare “Gassosa.

Qui sorgono automaticamente due domande. La prima è: roba congelata e altra troppo gassata … gli sarà andato storto un aperitivo? La seconda è: come la affronta lui questa società senza punti di riferimento politici?

Il metodo è portare il PD nella modernità con progetti che superino il modello dei 70 anni precedenti. Questo si è chiaramente visto con i nuovi modelli di viabilità, tipo le rotonde, adottate in Italia nel 1989, e il TRC un progetto di vent’anni  fa, che ha dovuto realizzare a tutti i costi. Che dire poi della svolta ecologista? Ricordiamoci che la Giunta Gnassi è, come si autodefinisce, “la Giunta delle Fogne”. Un problema affrontato, quando ormai dal centro città si elevavano geyser di materia fecale, adottando un progetto di Hera e senza considerane altri. Progetto, va detto, che tutta la Provincia pagherà nelle sue bollette dell’acqua per decadi.

Mi si permetta una nota a margine. Se la volontà popolare riguardo al Referendum dell’Acqua Pubblica fosse stata rispettata, come chiedeva lo stesso Gnassi in campagna referendaria, l’operazione di carico sulla bolletta sarebbe stata sicuramente più complicata.

Il Sindaco nelle sue lezioni di modernità inserisce anche la variante cemento: “Il cemento per pochi (inclusi) negava il progetto di una città per tanti (esclusi).”. Lo so.. qui si può rimaner un po’ confusi, ma non pensate ai “tanti” che fanno la fila fuori dalle porte dell’Assessore Frisoni (incidentalmente nipote di Maurizio Melucci) e all’unico Cagnoni che si è visto approvare la variante, di una variante, per riempire di condomini il lotto davanti al Palas. Quella è una piscina, ve l’hanno già spiegato, no? Dovreste pensare invece al rifiuto dei Project sul lungomare. Come dite? Il Parco del Mare? Il giorno che capirete di cosa si tratta.. fatemi un fischio..

Il pezzo dell’intervento di Gnassi che trovo assolutamente il più rassicurante, perché riporta la memoria alle indimenticate ciclabili di Friburgo, è senz’altro quello dove lascia la sua provincia e si fa un bel volo pindarico sul Welfare di altri paesi. Ecco che, magicamente, il condominio in periferia diventa “un condominio solidale di periferia, dove si fa la spesa per persone con bisogni speciali, assistendo anziani e madri sole, dividendo le spese”. E tutto questo senza il minimo timore che gli abitanti disabili del condominio in via della Lama, dispersi in mezzo al nulla, senza il beneficio del trasporto pubblico, possano leggere cotanta visione. Un grande.

D’altronde la vision dell’Augusto Gnassi sul Welfare è bella chiara, giacché cita come lodevole il lavoro di Minniti, che nelle azioni è più a destra di Alfano. A Rimini ce ne eravamo accorti che la sua prospettiva era questa, altrimenti non si spiega  per quale motivo il Vicesindaco lanci allarmi di invasioni migranti, a sua insaputa, nel territorio di pertinenza. Inutile dire quanto queste dichiarazioni siano carburante per allarmi sociali.

La Società, caro Sindaco, non è né liquida, né gassosa, si è pietrificata vedendo trattare la politica come fosse il Cda di una multinazionale e lei in tutto questo ha fatto la sua bella parte con progetti  che, oltre al costo esorbitante, non hanno nulla a che fare con le reali necessità. Quando le rendite avranno finito di fare da paracadute e la Caritas non basterà più, potrà trasformare il suo bel teatro da 25 milioni di euro in uno di quei condomini di cui parla nelle sue visioni.

P.S.

“Io avevo capito solo che la società può essere iper liscia, iper gassosa o gnassarella.” [Moreno Neri]

 

@DadoCardone

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Renzi a Rimini. Ancora tu..? Non dovevamo vederci più.

Sarà sfuggito a pochi e quei pochi saranno sicuramente stati vittime di un meccanismo di negazione, che a Rimini in questi giorni c’è stato Matteo Renzi. L’Ex Premier, ancora segretario del Partito Democratico, riparte da qui, precisamente da un convegno dedicato agli amministratori locali, e non da un congresso del suo partito.

Il Motivo è chiaro. Non c’è bisogno di leggere troppo tra le righe.. anzi è scritto proprio in grande sul palco del convegno: #energialocale. L’ultima volta che Renzi, da Premier, ha raggiunto il massimo del consenso amava farsi chiamare “il Sindaco d’Italia”. In seguito il suo atteggiamento da Miles gloriosus l’ha riportato ancora più indietro, ad un altro periodo della sua popolarità, quando al liceo lo chiamavano “il Bomba”.

Necessario dunque cambiare qualcosina, per non cambiare niente. Smesso lo slim fit, con cravatta lucida da capodanno, si presenta sul palco di Rimini immarchionnato* (beccati il neologismo Accademia) in un pullover. Il cambiamento, che ci crediate o no, è tutto qui. Certo, vi sono lievi spigolature… ad esempio i Renziani hanno scoperto che chiamare gli altri “Gufi” porta male. Soprattutto perché i Gufi sono tanti e votano.

I sondaggi che riguardano l’elettorato propongono continui testa a testa con il Movimento, ma quello su cui può contare effettivamente il Partito Democratico è la sua rete di amministratori. Renzi (o chi per lui) lo sa bene e, nello scisma tra chi governa il Partito e chi governa i territori, appoggia il cappello sulla squadra dei sindaci, lasciando a D’Alema i discorsi da padre nobile. Si tira su le maniche del maglioncino girocollo e fa.. il solito discorso.

La tecnica è consolidata, ma alla lunga noiosa, dunque la presentiamo nello schema classico di Citizen, con tanto di voti.

  • Qui comando io. Si parte con un benevolo dileggio ai padroni di casa, Ricci e Gnassi, giusto per mettere in chiaro chi sta dando una possibilità a chi. Nei momenti di difficoltà è un attimo che i subalterni si segnino i favori. Voto 10: Vedi che servono i soldi spesi per il corso di PNL?
  • Momento serio, quasi minuto di silenzio. Per creare pathos nella platea nulla di meglio che ricordare le vittime. Essendo il pubblico del PD, ancora meglio ricordare Jessica “giovane democratica che credeva nel cambiamento”, morta a Rigopiano. Voto 4: la discriminazione politica tra le vittime non si può sentire.
  • Non lo dico, ma l’ho fatto. E’ il momento in cui dopo aver ammesso le sue colpe per il referendum, decide lui che è acqua passata, talmente passata che non vuole nemmeno elencare le cose buone che ha fatto nei suoi mille giorni. Poi però le elenca. Voto n.c.: il voto sarebbe negativo, ma ad essere incoerente nello stretto giro di una frase ci vuol talento.
  • Mi prendo un po’ in giro. Per essere parte della “Cumpa di quelli simpa”* non basta tirarsi il pullover al gomito, bisogna scendere anche un po’ dal piedistallo. Fanno a d’uopo un po’ di aneddoti su Renzi che fa la spesa. Certo alleggerisce la seduta Demokrat, ma ricorda agli altri le foto (finte) del suo pretestuoso ritorno alla sua vita normale. Voto 5: di comici in politica ne abbiamo abbastanza.
  • Patto di Comunità. Renzi sa, essendo stato sindaco, che le cose più irritanti per qualsiasi Primo Cittadino sono: il Patto di Stabilità e la Spending Review. Cause principali di molti degli impicci con le partecipate pubbliche. E allora l’idea è il Patto di Comunità, costruire una proposta per liberarsi dei vincoli Europei. Come già dimostrato in passato per Matteo basta lo slogan, il resto è mancia. Voto 5 ½ : Vai… vai in Europa a proporre. Basta che non lo fai in inglese.. perfavore.
  • Pregiudicato Spregiudicato. Renzi spiega che il PD (perlomeno il suo) non elenca i problemi, ma pensa a come risolverli. Certo.. poi però per dare addosso a Grillo non fa altro che elencarne proprio i problemi. Il “Pregiudicato spregiudicato” è l’anima onnipresente del pensiero politico di Matteo. E’ evidente che lo considera l’unica cosa di cui doversi preoccupare. In ogni passaggio dell’intervento c’è un piccolo spazio per il Movimento, tanto da dedicargli le ultime parole del suo discorso: “Le prossime elezioni segneranno la sfida tra chi pensa che fare politica significhi cambiare le cose e chi pensa che fare politica sia soltanto gridare la rabbia e denunciare senza un progetto di cambiamento”(A quanto pare la sfida tra Sinceri e Cazzari rimarrà indisputata.). D’Alema, il nemico ufficiale, quello interno, riceve solo un “stanno a Roma, fanno cose..”. Voto: 2. Chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
  • Il 40% è roba nostra. Prima della fine un messaggio di fiducia. Tutto quello che serve sapere della sentenza della Consulta è che si vince con il 40% e il PD è abbonato al 40%. Peccato però che esistano due tipi di risultato inerenti a questa percentuale. Quello in cui i Renziani sperano è quello delle Europee e delle Regionali Emiliano Romagnole, che vuol dire prendere il potere con la preferenza media del 10% degli aventi diritto. Ed è esattamente questo che la politica dovrebbe cambiare: lo schifo che suscita nella gente (per essere chiari). Voto 4: Punti di vista.

Questo, a grandi linee, il discorso del redivivo Matteo Renzi. Considerato che ha avuto due mesi pieni, per elaborarlo e provarlo, mi aspettavo qualcosa di meglio. Sto mentendo.. me lo aspettavo esattamente così.

P.S.

Andrea Gnassi, il padrone di casa, ha fatto un discorso di soli 20 minuti. Ha soltanto accennato alle sue vision classiche…. Che qualcuno gli abbia fatto notare che il suo repertorio è un po’ stantio?

*Immarchionnato: essere costretto dentro un capo di abbigliamento nello stile Marchionne

*Cumpa di quelli simpa: compagnia di quelli simpatici

 

@DadoCardone.

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Gloria Lisi First.. e poi forse i progetti solidali per sport.

Non lo sapete? Nelle opere di mutualismo e solidarietà esistono le serie come nel calcio. Ci sono progetti di serie A, tirati a lucido dalla propaganda e conseguentemente finanziati, progetti di serie B, che si accontentano del finanziamento standard per mantenere in piedi una qualche tipo di struttura retribuita e progetti di serie C, che combattono i veri nodi, cercano di evidenziarli, ma vengono rimborsati in pagherò, accollandosi etichette da anarco-insurrezionalisti.

Della serie B non parleremo. Servirebbe una puntata di Report per discriminare tra tutte le situazioni che appartengono a questa fascia, perché ne esistono di buone pur nell’ottica emergenziale e di pessime, gestite nella crudezza di un’opportunità qualsiasi. Per quanto riguarda la serie A e la C, invece, possiamo far riferimento a due fulgidi esempi del territorio di Rimini.

Il primo esempio è l’istituzionale “Housing First”, la massima espressione della Pietas comunale, la copertina sulla quale v’è stampata la contrita Vicesindaco Lisi che apre le sue braccia in direzione della miseria umana. Il secondo è quello di Casa Gallo degli attivisti Madibers che, citando Gnassi, si occupano di senzatetto per sport o al massimo per vanità politica. Andiamo però ad analizzare come stanno in realtà le cose.

Housing First

Innanzi tutto bisogna specificare che il nome Housing First non è un’invenzione del Comune di Rimini, né dell’Associazione Papa Giovanni XXIII cui il progetto è affidato. Housing First è un network creato dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), entità che raccoglie sia elementi di Pubblica Amministrazione che di privato sociale. Lo scopo del Network è fornire una serie di servizi per aiutare gli affiliati a costruire un percorso per senzatetto “dalla strada alla casa”. Tra i servizi citiamo: supervisione, training (anche tramite webinar), pubblicazione sui social del Network, ma anche “Promozione di partnership in chiave nazionale ed europea avvalendosi dei fondi nella programmazione europea 2014-20 nelle proprie articolazioni.”. Insomma… finanziamenti europei.

Intendiamoci tutto perfettamente lecito e degno di lode, d’altronde stiamo parlando di un’associazione che si muove in questo campo da oltre 30 anni. Scendiamo però nel particolare e andiamo a vedere come Rimini ha saputo utilizzare questi strumenti.

Il Comune di Rimini, nello scorso dicembre, ha prorogato di altri tre anni (2017 – 2019) il contributo al progetto Housing First dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Il contributo, che nel triennio 2014 – 2016, fu di 202.500 euro, nella proroga aumenta a 210.000 euro, diviso in tre rate di 70.000 euro ciascuna. Per fare cosa?

La Papa Giovanni sarà capofila di un progetto gestito in collaborazione con la Coop. “Fratelli è Possibile”, che si occupa di manutenzione, la Coop. “Madonna della Carità”, che fornirà beni di prima necessità e l’Onlus “Donarsi”, che fornirà i volontari. Il progetto avrà la finalità di offrire ai senza fissa dimora, stanziali, la possibilità di un inserimento in abitazioni autonome che consentano loro di reintegrarsi riacquistando lo status di cittadini autonomi e responsabili. Detta così… soldi ben spesi!

Ci sono però alcune caratteristiche da considerare. I beneficiari del progetto sono 9 persone. Non 9 persone all’anno, nemmeno a triennio, proprio 9 persone, in quanto, ovviamente, un percorso di riabilitazione per una persona che ha vissuto in strada a lungo, magari con qualche risentimento psichiatrico, è difficile che duri tre anni, soprattutto nell’ottica di ottenere un’indipendenza “autonoma e responsabile”. Sembrerebbe che la spesa corrente, per il progetto riminese di Housing First, sia di 70.000 euro l’anno per nove persone in nove appartamenti, ma non è ancora corretto , poiché è prevista la coabitazione di due o anche tre soggetti. Non si capisce bene il perché, c’è solo un generico riferimento alla ghettizzazione, ma nel progetto si indica chiaramente che gli appartamenti vengono recuperati principalmente nel mercato privato e non nella disponibilità ERP, con relativo aumento dell’onerosità.

Non ho idea se, oltre al contributo del Comune, il Progetto Housing First riminese riesca ad accedere anche ai contributi europei di cui parla il manifesto del Network, ma suppongo che diverse risorse siano necessarie anche per l’assistenza vera e propria, poiché queste persone, magari inserite in percorsi protetti, quale reddito potranno mai produrre? 300 euro al mese? E’ evidente che questo tipo di progetti funziona  meglio nelle nazioni che posseggono un solido reddito di cittadinanza.

Nella redazione del progetto si dichiara anche che il Centro Aggregativo del Progetto Michel Roland si è già dichiarato disponibile ad offrire la possibilità di un percorso lavorativo (nei limiti della possibilità del soggetto). Andando a vedere cos’è il progetto Michel Roland si scopre che la capofila è sempre la Papa Giovanni e che il responsabile ha una mail della Capanna di Betlemme. Niente di male eh… ma un tantino autoreferenziale.

Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don)

Nonostante il Comune dichiari che Casa Don Gallo sia nata su propria iniziativa, la verità è che si tratta dell’angolo in cui l’hanno costretto gli attivisti (tra cui senzatetto) del Network di Casa Madiba. Forse qualcuno ricorderà che l’anno scorso, dopo una serie di sgombri ad altrettante occupazioni a fine abitativo, l’Amministrazione Gnassi era riuscita a mettere sul marciapiede una ventina di senzatetto proprio alle porte dell’inverno. Il contraccolpo mediatico fu duro e gli strateghi degli uffici welfare (chiunque essi siano) optarono per un’istruttoria, completamente priva di qualsiasi forma contributiva, a cui far partecipare anche gli “occupatori”, allo scopo di creare un dormitorio autorizzato in via De Warthema. L’unico rimborso previsto erano 15 mila euro ad oggi mai pagati. Capite bene che nessuna delle progettualità del territorio, nessuna delle quali pare possa scendere sotto i 50 mila euro l’anno di spese di personale, poteva permettersi di vincere l’istruttoria. I Madibers, che notoriamente si occupano di senzatetto per sport, arrivarono fino in fondo, accollandosi l’emergenza freddo e trasformandola in accoglienza tout court, per un anno intero, usando esclusivamente proprie risorse.

Non solo. Nel corso di quest’anno hanno offerto percorsi di riscatto, assistenza medica e alla persona come la cura di certa documentazione che un senzatetto, italiano o profugo che sia, è impedito a procurarsi. Questo è il progetto di serie C, quello incredibilmente sotto sfratto perché il Comune (Lisi/Gnassi) non ha risorse per queste cose. Se vi state chiedendo quante persone sono state aiutate, chiarisco che non è facile rispondere perché in pianta stabile sono sicuramente più di 40, ma ne sono passate molte (molte) di più. Le persone cui è stata offerta una doccia, una visita medica, un letto per una notte, un genere di prima necessità, un giubbotto, un paio di scarpe, un aiuto con il permesso di soggiorno…. Beh, quelle non le ha contate nessuno.

Concludendo.

Quest’ articolo non ha lo scopo di mettere in forse l’operato, né la legittimità, di realtà come Papa Giovanni & Friends, anche perché dubito che riuscirei a scalfire il monolitico assetto che occupa istituzionalmente tutti gli spazi disponibili. Per alcuni può essere addirittura una sicurezza, ma facendo una semplice comparazione tra un progetto che costa 70 mila euro l’anno ed aiuta 9 persone ed un altro che a costo zero (volente o nolente, ma sicuramente insolvente) ne aiuta più di 40, si capisce che c’è qualcosa che non va. Se poi consideriamo le veline del Comune con cui s’indica Casa Don Sfratto come uno dei luoghi deputati all’emergenza freddo, siamo automaticamente colti da un senso di confusione inestinguibile.

P.S.

Le persone che lavorano, anche nel sociale, devono essere sostenute per l’aiuto che danno, fosse anche con un semplice rimborso, dunque nessuno si stupisce che (ad esempio) il progetto Michel Roland, su un budget corrente di 167 mila euro, ne spenda 66 mila per il personale. Quello che stupisce è invece il trattamento per chi è costretto a mandare diffide al Comune, allo scopo di ottenere rimborsi stabiliti unilateralmente. Il fatto poi che siano addirittura avversati nello svolgimento di un compito per cui non sono nemmeno retribuiti è veramente un paradosso amministrativo.

(Per chi volesse visionare il progetto presentato: housing first)

 

@DadoCardone

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Il NO, commentato da un ignorante.

mariLa Politica” – dicono quelli che forse non hanno ben chiaro cosa stiano praticando – “è una cosa complicata.” Forse perché privi di questa consapevolezza, gli ignoranti, intesi come quelli che non capiscono dove sia la complicazione, danno letture più semplici, forse meno fenomenali, che però stranamente coincidono con il risultato finale.

Ciò premesso, sento la necessità di inchiodare questo commento ad una considerazione che, sarà pure banale, ma è anche una delle poche sicurezze di questo voto. A questo Referendum sulla Riforma Costituzionale hanno partecipato 33.243.845 italiani. Che 33 milioni di Italiani abbiano letto i 47 articoli della Costituzione modificati, confrontandoli con la versione originale, è fantascienza. Anche nei confronti pubblici più partecipati si parlava di tre, quattro, articoli e quelli erano sulla bocca (e nelle tastiere) di tutti.

33 milioni di Italiani non hanno votato nel merito, hanno semplicemente detto Sì o No a quello che sentono sia il loro Paese. Il 59,11% ha scelto di dire NO ed è no Sociale.

No alla Buona Scuola, no al Jobs Act, no al Salva Banche, No al Salva Italia, No alla privatizzazione della Sanità, (etc.). Mille giorni di Renzi applicato alla Democrazia hanno dato prova, molto meglio del “merito” di questo Referendum, di quanto quel 59% si aspettasse altro dalla politica. Di certo non una pletora di “io sono io e voialtri […]” così splendidamente rappresentata da Maria Elena al teatro San Carlo, al fianco del Barocco Re De Luca.

Nel corso di questa legislatura, cominciata con una bugia («Voglio passare dalle elezioni e non con giochini di palazzo»), l’Italiano è venuto a conoscenza di strumenti, che non si sapeva nemmeno il Governo possedesse, tutti tesi a svilire la rappresentanza popolare.  “Tagliole”, “Canguri”, decreti buoni che nascondono decreti impopolari, tutti mezzi che sembrano appartenere più al modo di fare della “Finanza Creativa”, con cui Renzi ha tanto feeling, che al mestiere più antico del mondo. Che è il politico e non la puttana.

E ora? Ora attenzione. Perché questa sconfitta ha un padre sicuro, il cacciaballe di Rignano, ma ha troppi vincitori, che possono fare sin da subito un unico grande errore agli occhi di quella maggioranza referendaria: intestarsi la vittoria. Chi lo fa, ascoltate un ignorante, ha capito poco di questo NO. Tra chi ha votato, esprimendo così il suo disagio, puoi trovare chiunque. Puoi trovare Partigiani, che per favorire la nascita di quella Costituzione hanno combattuto, come Fascisti, per limitare l’esistenza dei quali quella Costituzione è stata creata. Questo non è il voto del Movimento, del Centro Destra, della minoranza PD, della Sinistra che cerca il suo significato o della Lega. Questo è il voto della gente che sente di vivere male ed ha dato, prima di chiederlo, un segno forte rispetto a questo malessere. Ed allora la politica sarà pure una cosa complicata, ma se non si occupa direttamente ed immediatamente del disagio sociale così innegabilmente espresso… beh, si sta condannando ad un vuoto teatrino che non rappresenta nessuno e, come ci ha insegnato Renzi, se non rappresenti nessuno, cadi.

P.S.

Per non rinunciare a parlare di Rimini. Qui il No ha vinto, senza margini notevoli, ma sufficienti ad esprimere una chiara maggioranza assoluta. Gnassi non sarà Senatore (non ancora perlomeno) e non avrà l’immunità che un po’ comodo gli avrebbe  fatto in questo momento. Ora, però, ha un problema più impellente, saprà saltare sul nuovo carro? Finora è stato bravo, anche se per la verità gli si addiceva più lo stile Renziano che quello Lettiano o Bersaniano. Mi auguro per lui che il nuovo Premier ad Interim sia Graziano Del Rio… così potrà esclamare: “Ho sempre seguito la corrente Del Rio” e nessuno potrà smentirlo.

dado

 

@DadoCardone

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La Compassione al tempo dei Social [di Moreno Neri]

 

Tra il grigio delle pecore si celano lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti.

(Ernst Jünger, Trattato del ribelle)

 

Il più pratico politico riminese di lungo corso sciorina su Facebook i suoi stereotipi sentimentali, dopo aver visto nel suo salotto Fuocammare, dichiarando di avere infine conosciuto una realtà drammatica, raccontata in modo diverso dalle notizie di cronaca, e quindi lamentandosi di come, al contrario, in Europa si facciano e referendum per non accogliere chi sopravvive da questi drammi e si costruiscano muri. Con l’ostentazione del suo stato d’animo tragico e stupefatto dà ad intendere che conosce bene il problema e che sa come ci si deve rapportare con chi innalza steccati. In realtà ha solo il lusso di avere un’emozione senza doverla pagare, perché nell’animo di chi non ragiona e non sperimenta la realtà dei muri c’è sempre spazio per i grandi sentimenti.

Al palchetto approntato della banalità dei sentimenti in occasione del recente discorso del vescovo per la festa del civico patrono si saranno accomodati pure sindaco e vice-sindaco. Si impancano come pubblico esempio del welfare e ne sono la pietra tombale. Commuoversi o rappresentarsi con la propria apparenza illusoria, la propria superficie è molto facile: basta metterci la faccia e affidarsi alle moltiplicazioni di questa ostentazione che affollano i media, omettendone la reale essenza.

È incontestabile che il sentimentalismo, sotto tutte le sue forme, predisponga sempre ad una certa “ignavia” da un lato e dall’altro provveda ad ammantare l’oscena nudità del proprio tornaconto personale nella parodia della solidarietà, questione che richiede invece una speciale unificazione di mente e cuore.

Di fronte a gente così ambiziosa da fingere di essere buona, diventa una medaglia al valore fingere di essere cattivi. Al giorno d’oggi tutti nella nostra città – nella sinistra da poltrona, da terrazza o da istituzione e cooperativa sociale, in quella Rimini a volte così attiva e a volte così in comune – sono così buoni, tutti Cappuccetti Rossi, che quasi quasi si vorrebbe che ci fosse rimasto ancora qualche cattivo, dei lupi.

Quei lupi che sanno l’amore e la compassione non sono un sentimento o un’emozione, come di solito si ritiene, ma è un’intenzione, una capacità, un potere: quello di dare un pizzico di gioia e di provare a rendere felici gli altri.

Si pensa che esternare su Facebook le proprie coraggiose condivisioni buoniste (o cattiviste nell’eccezione che ne conferma la regola) o condividere, in un ritaglio di tempo, una protesta, una proposta, una indignazione, una discussione, un dialogo, una denuncia sia abbastanza per dire del proprio impegno sociale e finanche della propria rettitudine morale.

Nel tempo in cui si va globalizzando tutto, compresa la disperazione dei senza-tetto e degli immigrati che ci parlano attraverso la loro presenza, qui nella nostra stessa città la loro perturbante invadenza fisica, rappresentata da Casa Gallo e da Rimini People, tenta di rompere l’ottundimento da rumore di fondo che tanti avvolge (li scalda, li illude e li manipola con il loro carico di menzogne e sciocchezze) e che si chiama comunicazione di massa o informazione di regime, determinando negli stessi tanti il loro sostanziale silenzio passivo, la loro indifferenza, tra una sciatta e ottusa esistenza e tra un proclama nichilista dell’insensatezza di ogni gesto della vita.

È ben rappresentata nella nostra città la più o meno benestante moltitudine del pianeta – quella che in questo momento non sta morendo di fame, di sete, per un tifone o un terremoto, non sta per annegare su un barcone, non si sta scannando nella macelleria di una qualche sporca guerra santa. Quella maggioranza, che ogni giorno si fa erodere un pezzetto di libertà e di senso, non è capace di scendere in piazza e di ribellarsi. Dunque nulla facendo, non avrebbe assolutamente neanche nulla da dire, ma su Facebook e sui media questo nulla da dire riesce a dirlo almeno una decina di volte al giorno postando nella propria pagina e navigando ognuno per contro proprio o diramando comunicati dal loro irraggiungibile palazzo, insieme solo nella forma, ma separati nella sostanza. Ognuno, in Facebook, dentro un mondo lontanissimo, il proprio, dimentico del prossimo, se non degli “amici”, anch’essi immaginari, cui esprimere un’indignazione, una ricetta o un insulto o la foto di un tramonto o i risultati di un sondaggio o l’istantanea della figlia preadolescente obesa, ma così intelligente: indifferentemente.

Ma la virtualità, l’immaterialità che lo avvolge non è e non sarà senza conseguenze. Sono molto preoccupato per il politico di lungo corso, parecchio per quasi tutti i suoi sodali e più o meno complici, moltissimo per la maggioranza che sostiene – alcuni con le proprie opere e i più con le loro omissioni – questo sistema criminale e criminogeno, che non si sana discutendo della bontà di un sondaggio che forse nel nostro paese ci colloca al primo posto di questo sistema, ma forse al quarto. Sono molto preoccupato per questa cieca confraternita, cui non faccio alcun rimprovero ma un’esortazione: venite a vedere. Fate la conoscenza con la condizione umana, prima che il tappeto vi scivoli dai piedi: meglio vivere che dormire, sapere piuttosto che non sapere.

L’illusione li sta rendendo tutti beati babbei, sempre più fragili – più stupidi e specialmente più spaesati – come lo sono quei turisti da crociera o da villaggio turistico che credendo di viaggiare per il mondo e conoscerlo stanno fermi in un suo simulacro e ne conoscono solo una pallidissima parvenza addomesticata. Loro sì, coloro che hanno e spesso hanno troppo, sono i veri stranieri, estranei all’umanità, clandestini nella realtà, ma protetti dall’aria climatizzata o dal riscaldamento, cullati dal ronzio del pc, lavati e nutriti, difesi da ogni intrusione della vita reale.

Non dobbiamo farci incantare dall’osservazione dell’indifferenza che in questo esangue Occidente della quantità e del neoliberismo sembra caratterizzare la maggioranza. Non può continuare e non continuerà. Se nel mondo 62 persone hanno la stessa ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di poveri, se in Italia la nuova generazione è la più povera dai tempi grami della II guerra mondiale e ci sono 4 milioni di persone che versano nella povertà assoluta, prima o poi il mondo vero verrà addosso a questa presunta maggioranza. Toccherà a questa “maggioranza”, se ne sarà capace, affrontare con gli occhi di nuovo aperti questo mondo così reale che non sparisce con un clic o si annulla con un dislike. Non è la nostra, la solitudine: è la loro, per quanto social sia o per quanto sia incistita nei gangli del potere. È l’isolamento di un mondo vecchio destinato a finire e ad essere travolto, fatto di un potere sempre identico e autoritario che gira le spalle all’umanità in nome della legalità, del profitto e dell’egoismo, della comodità e dei pareggi di bilancio.

Casa Gallo si oppone a tutto questo. Rappresenta il mondo nuovo, quello di nuove istituzioni nate dalla gente per la gente che sta costruendo, passo dopo passo, tra enormi difficoltà e avversioni, tra mille sgambetti burocratici e politichesi, nuovo welfare e servizi per chi è escluso da tutto, servizi che producono sicurezza sociale e un sostegno concreto a chi non ha nulla. La sua forza è quella di essere il luogo, per noi riminesi a km 0, in cui brilla la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutti i rischi che invoglierebbero ad agire altrimenti o, facilmente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti del coraggio.

Perché il coraggio della verità è l’essenza dell’impresa filosofica e del “dire di no” della critica politica: essere contro significa avere il coraggio dell’indocilità ragionata, della propria dissonanza rispetto all’esistente, avere la forza di rifiutare l’ingiustizia, l’iniquità e lo squallore, esercitare la possibilità di porre rimedio alla bruttezza, all’umiliazione e alla perdita di dignità. E infatti è anche la via per la bellezza e la sapienza: altro che i corsi di autostima, in grado di espandere il nostro ego, peraltro infinitesimale! Solo questo è il modo di essere, noi per primi, il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Spesso, oltre allo sconforto per sentirci isolati si accompagna la rabbia. Nasce dal fatto che la realtà non è bella, né buona, non è come vorremmo che idealmente fosse. Possiamo manifestare la nostra rabbia, lo facciamo, ma occorre incanalarne una buona parte nel realizzare l’ideale attraverso i mezzi che la stessa realtà ci offre. Se abbiamo un’Idea del Bello e del Buono in sé dobbiamo, senza farci troppo prendere da un’azione disordinata dallo sconforto e dalla rabbia, materializzarla nel piano del sensibile.

Cosa opporre allora a tutte queste regole e abitudini uniformanti? Prima le persone. Le persone sono quelle che ci impediscono di ridurre questa immensa tragedia a un mucchio di cose, concetti e numeri (un rapporto sulla povertà), fogli di carta (un certificato di residenza o un permesso di soggiorno o un rendiconto di progetto), le liberano dalla banalità e dall’imprecisione della loro reificazione, dall’annullamento del sentimentalismo a buon mercato. Dietro la loro misurabilità burocratica o finanziaria, dietro questa massa confusa di dati, c’è la singolarità ineludibile, l’unicità di ogni esperienza personale. Allora non sono più una massa confusa di poveri, di immigrati, di senzatetto, ma esseri umani, liberi, affamati di dignità, in cerca di felicità. Un po’ come tutti noi. Può sembrare incredibile, ma è in luoghi come Casa Gallo che oggi stiamo decidendo, concretamente e faticosamente, che cos’è un essere umano. La dignità e la libertà dei suoi ospiti misurano le nostre: più le neghiamo, più sprofondiamo in un abisso di vergogna e crudeltà, e più il benessere e la libertà che viviamo ogni giorno suona come un insulto, un insulto soprattutto a noi stessi, perché questo paradigma sociale prima o poi ci toccherà se non comprendiamo che viviamo in una casa comune e che ci accomuna il desiderio di restare umani. La possibilità per gli ospiti di Casa Gallo di avere un futuro, in breve, misura il nostro.

Mi dicono che tutto fa, comunque. Anche un sentimento espresso, seppur contraddetto dai fatti. E che qualcosa a lungo andare si sposta. Se davvero è così, per carità, meglio di niente. Però sarebbe bello ogni tanto vedere qualcuno deviare la rotta, pagare un prezzo per i suoi errori, correggere una direzione di marcia, scendere di uno scalino per la sua inadeguatezza, sarebbe bello che gli intrecci più o meno mafiosi sparissero, che un brutto progetto venisse arrestato, che un corrotto ammettesse la colpa e pagasse, che un incapace si facesse da parte e rifondesse i danni fatti. Mi accontenterei persino che qualcuno mettesse da parte i pregiudizi e i dissensi preventivi e si disponesse a cambiare idea, che fosse almeno disponibile a sostituire quei grumi basati sul sentito dire, sul preconcetto ideologico e sulla costruzione delirante di un nemico, che pensasse un po’ di più, che amasse un cincinino il rischio e la piantasse di frequentare idee che ha già, rifiutando idee che non vuole avere.

Ci piglia lo sconforto perché ci sembra di essere relegati a una marginalità estrema. Ma poi pensiamo che l’Occidente, paese della sera, dovrà prima o poi tornare all’aurora. Che ci sono persone e cose belle. Che sono, poeticamente, come i bucaneve, le primule e i primi fiori dei mandorli che, coscienti della loro debolezza, timidamente annunciano la fine di un tempo. E che è proprio quando tutto sembra perduto che tutto sarà salvato. Lenimento dello scoraggiamento potrebbe essere l’enigmatico e usatissimo avvertimento, ricordato anche da Heidegger, di Hölderlin, in Patmos, l’isola in cui fu scritta l’apocalisse: Vicino e difficile ad afferrare è il Dio. Ma dove è il pericolo, là cresce anche ciò che salva.

Moreno Neri

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(K)Rimini, le pere e le mele.

cattura3Ci siamo abituati anche a questo. Da tre anni ormai, ogni anno, Rimini è capolista di una classifica infame: la classifica dei crimini denunciati, in proporzione al numero degli abitanti. Ci siamo abituati anche ad un’altra ricorrenza. La risposta delle Istituzioni ed in particolare del Primo Cittadino, il Dott. Andrea Gnassi, è sempre la stessa e si fissa su due punti:

 

  1. Rimini è una città turistica e di conseguenza la popolazione aumenta così tanto da falsare i dati.
  2. Dalle altre parti si denuncia di meno.

Queste sono in tutta evidenza due pessime scuse, perché:

  1. Sappiamo che Gnassi è convinto di essere il Sindaco di Miami, ma per Rimini gli attuali flussi turistici sono una barzelletta. Quando da queste parti bisognava prenotare a Pasqua per avere un letto d’estate, magari in uno sgabuzzino, non eravamo in cima a nessuna classifica … forse a quella dell’evasione fiscale, ma questo è un altro discorso. Bisogna sottolineare inoltre che anche altri posti esplodono demograficamente durante la stagione estiva. Prendete Jesolo per esempio, cittadina turistica che passa dai 26 mila residenti a flussi turistici di 4,5 milioni di persone all’anno.. mica c’è nella classifica. Venezia, la provincia di cui fa parte è al 16° posto e stiamo parlando della porta italiana verso i paesi dell’Est.
  2. Che poi dalle altre parti si denunci di meno è pura speculazione. Visto che le “non denunce” ovviamente non sono registrate, in che modo le possiamo quantificare? Io un modo ce l’ho, sentite se vi piace. Durante la stagione faccio il portiere notturno in un albergo e posso dire senza nessun timore di essere smentito che, durante l’estate, almeno venti clienti hanno subito uno scippo in spiaggia, di notte. Il mio consiglio di andare appena possibile a fare una denuncia è stato seguito, sì e no, da due persone. Se il mio albergo, che già al check-in suggerisce di non avventurarsi in spiaggia con soldi e cellulari, rispetta la media riminese… quante denunce non sono state fatte? Seguendo le traiettorie pindariche del Sindaco dovrei supporre che quella classifica è ancora peggio di quello che mostra.

E’ normale che un Sindaco difenda l’immagine della sua Città, ma sarebbe meglio che lo facesse cercando di capire cosa c’è che non va, invece di dare la colpa al Sole 24 ore, alla matematica, alla gente degli altri posti che non denuncia e a chi mischia le pere con le mele. A proposito di pere… vi siete accorti vero che a Rimini è tornata di moda l’Eroina?

Rimini è una città che, neanche troppo lentamente, sta perdendo la sua identità e non sto parlando di fare la festa a Fellini una volta all’anno, o di esibire piada e sardoni al proprio desco. Sto parlando dello sviluppo coerente che deve avere una comunità per non scollarsi, per non creare ghetti, degrado e indifferenza. Mi rendo conto però che questo è un nodo difficile da sciogliere per chi è abituato a risolvere con lo “storytelling”, ossia le favolette che si raccontano ad uso distrazione di massa.

Esiste un sostanziale scollamento tra le istituzioni e la realtà, anche in un posto relativamente piccolo come Rimini (credetemi sulla parola, Roma fa più turisti). Basti guardare come siano tutti in fila a fare le fiaccolate per le vittime della migrazione annegate di fronte a Lampedusa, ma poi cerchino di sbattere gli Homeless di Casa Gallo in mezzo la strada, con tutta la violenza che la loro burocrazia riesce ad esprimere.

Quando uno non riesce a capire quale problema possa essere per la sua città rompere le speranze di 50 persone, buttandoli sul marciapiede a sopravvivere, cosa volete che ne capisca del motivo per il quale la sua città è in cima alle classifiche della criminalità.

P.S.

“La crudeltà è la virtù per eccellenza dei mediocri: hanno bisogno di esercitare la crudeltà, esercizio per cui non è richiesta la minima intelligenza.”

[Alessandro Baricco]

dado

 

@DadoCardone

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Gloria Lisi, un bel problema per Gnassi.

lisisenzaMolto probabilmente succede anche in altri posti, non lo so. Qui a Rimini sembra, sempre più spesso, di vivere un romanzo di fantapolitica, uno di quelli in cui si narra di un futuro lontano nel quale anche i poveri, per essere accreditati tali, dovranno avere il loro codice a barre ed essere attaccati alla mungitrice del Sistema o, altrimenti, riconvertiti a biomassa.

Di romanzi così ne ho letti tanti, erano quelli in cui le multinazionali si sostituivano ai Governi e cose del genere. Sembravano possibilità così remote… eppure ci siamo arrivati praticamente con gli stessi vestiti che avevamo addosso quando studenti e operai scendevano in piazza a lottare per i propri diritti. Oggi i servizi basilari come acqua, istruzione e Sanità vengono privatizzati, se 50 studenti scendono in piazza per protestare contro la #buonascuola li blindano neanche fossero degli Hooligans e se non sei un povero “certificato” devi toglierti di mezzo,  renderti invisibile.

Sì, sto parlando di Rimini. L’ultimo fatto in ordine di tempo, quello che mi ha costretto a rimettere le mani sulla tastiera, nonostante sia ancora in “convalescenza post stagionale”, è l’assurdo trattamento riservato alla Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don), di cui nessuno dell’Amministrazione vuole cogliere l’importanza fondamentale.

Un brevissimo riassunto per chi non conosce i fatti. Due inverni fa per le strade di Rimini si moriva di stenti. Sei persone, sei senzatetto, hanno perso la vita in pochi mesi. Le associazioni canoniche di mutuo soccorso, strutture che agiscono fondamentalmente in emergenza e con disponibilità limitate nel tempo, hanno potuto poco. Qualcuno è morto per il freddo, altri per le conseguenze degli stenti, c’è stato un suicida e, sì, c’è stato anche chi è stato portato via dall’abuso di alcol, assunto in grande quantità per dimenticarsi di essere niente. I ragazzi del Network di Casa Madiba hanno suonato l’allarme e portato avanti occupazioni a scopo abitativo d’immobili abbandonati, da cui sono sempre stati cacciati, con largo uso di forze dell’ordine, manganelli, blindati ed elicotteri. Dopo un certo numero di scontri e dopo molte figure barbine per l’Amministrazione, fu raggiunta una tregua con l’assegnazione di un immobile in via De Wartema, Casa Don Gallo Appunto. (Va specificato che non si tratta di un regalo, ma di una regolare istruttoria in diversi passaggi di selezione.)

I morti, da sei, si sono ridotti a uno. Casa Gallo,  cui il Comune doveva contribuire con una spesa di 15 mila euro mai corrisposti, con più di 40 persone tenute lontano dalla strada tutto l’inverno e altrettante soccorse in modi diversi,  è diventata un esempio di recupero e riscatto a costo virtualmente zero.  Orto, pizzeria sociale, guardaroba solidale, progetti sociali, mercatino con i prodotti frutto del lavoro degli ospiti della casa, persone che ricevono assistenza medica a cui non avrebbero diritto (?!?) e senzatetto che magari, stabilizzatisi, trovano addirittura lavoro. Ci mancava solo una benedizione del Vescovo Lambiasi… anzi no, c’è stata anche quella. Parliamoci chiaro, è troppo. Troppo per un welfare comunale che riesce a farsi approvare progetti da centinaia di migliaia di euro per ottenere in proporzione un decimo dei risultati.

E allora il potere reazionario, altrimenti noto come Gloria Lisi, cosa fa? Ti sfratta. La motivazione è che il progetto era stato pensato per l’emergenza freddo. Chi si occupa in prima persona di casa Don Gallo, l’Associazione Rumori Sinistri, chiede dialogo, propone progetti, anche di un certo spessore, ma niente. La risposta è quella che potete trovare in questo PDF.
Riassumendo dal burocratese, lingua prediletta dalle persone con poco spirito che amano nascondersi dietro le norme:

  • Te ne devi andare perché legalmente ti posso obbligare e lo devi fare prima che torni di nuovo il freddo se no faccio un’altra figuraccia a mettere dei senzatetto sul marciapiede.
  • Mi devi dare 1800 euro di bollette
  • Altrimenti non ti do i 15.000 che ti devo e ti precludo la possibilità di partecipare a qualsiasi altro progetto che quest’amministrazione potrebbe concederti di realizzare (a tue spese).

Come la vogliamo descrivere questa cosa? Senza essere denunciati intendo. Il motivo di tutto ciò è piuttosto chiaro e lo si legge, neanche troppo tra le righe, nelle dichiarazioni della Vice Sindaco riguardo anche ad altre situazioni, come quella degli aiuti ai minorenni stranieri senza famiglia. Lisi vive nel sacro terrore che la città possa diventare un nuovo lebbrosario di Calcutta. Si lamenta in continuazione che Rimini attira troppi disperati, perché i comuni limitrofi non ne vogliono sapere di fare la loro parte, ma, invece di dare l’esempio proponendo un modello economico e percorribile come quello di Casa Gallo, preferisce chiudere porte e portafogli.

Poi uno si domanda come fa il mondo ad andare male con cotanti amministratori, così ben illuminati (leggasi in tono ironico). Politicamente parlando però Gloria Lisi è un problema molto grosso soprattutto per Gnassi, perché, ora che si è messo il nemico in maggioranza, non ha più la tranquillità che gli serve per portare avanti le sue vision (qualsiasi cosa esse siano). Purtroppo per lui tutti i guai gli arrivano proprio dal suo vice, che dovrebbe coprirgli il fianco Welfare. C’e’ stata ad esempio la disfida del campo Rom, che gli ha portato in consiglio degli scalmanati che volevano “bruciare lo zingaro”, a causa di un percorso mai fatto con gli abitanti delle future destinazioni. Ci sarà poi questa cosa dei senzatetto che, se il piano suicida di Gloria riesce, gli procurerà quasi 50 Homeless in una volta sola per le strade, con le conseguenti occupazioni per tamponare il problema e le conseguenti polemiche alzate dai bempensanti, che Rimini ospita in abbondanza. Purtroppo se chi amministra non pensa ai morti per le strade nella sua città, qualcuno lo deve pur fare.

Devo dire che personalmente, per quanta poca stima io abbia di Andrea Gnassi, attribuivo al Sindaco una dote di opportunismo che lo rendeva abile nel fare sue le cose che, in qualche modo, funzionavano. Casa Don Gallo era un plus che poteva agevolare con poco sforzo e di cui poteva addirittura vantarsi, visto che esperienze simili in Italia  si contano sulle dita di una mano. Devo ricredermi e concedergli la totale inadeguatezza.

P.S.

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.
[Pier Paolo Pasolini]

dado

 

@DadoCardone

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The Amazing Gnassi Show

sipario

Come far arrabbiare un povero sindaco con una domanda non concordata.

 

Non volevamo, ma siamo costretti ad interrompere l’usuale pausa estiva di Citizen. L’evento che ci costringe a farlo non è di sicuro eccezionale, però se il nostro Sindaco è uno Stachanov della bizza isterica, non è che noi possiamo esimerci dal commentarla.

I fatti sono questi: un giornalista di SanMarino RTV ha “osato” chiedere il motivo per cui, rispetto al destino del Rimini Calcio, è stata scelta la soluzione del campionato d’Eccellenza, piuttosto che la serie D. Il Primo Cittadino di Rimini, dopo aver fulminato con uno sguardo intriso di biasimo il malcapitato cronista, ha tentato di svicolare, ma l’insistenza del giornalista ha provocato il Gnassi Show ed un paio di stilettate fuori luogo tipo… “Pensate alle fogne a San Marino e poi venite a parlare a Rimini di calcio”. Tiè!

La telecamera ha fatto il suo dovere ed il servizio è comunque andato in onda con il commento in studio di Carlo Romeo, Direttore Generale di San Marino RTV. Della serie: “Tu fai il sindaco che noi facciamo i giornalisti”.

Diciamo subito che la reazione di Gnassi non ci sorprende, né ci scandalizza, troppe se ne sono viste. Questo non vuol dire però che debba scivolare via senza commento, giacché parecchio indicativa di uno stato di cose che va assolutamente evidenziato.

Andrea Gnassi, all’apertura del suo secondo mandato, dimostra di essere un pessimo comunicatore al di fuori dalla sua “zona confort”, composta da informazione riminese poco incline all’approfondimento per quel che riguarda il Sindaco. Tutti si sono sempre limitati nel riportare le ineluttabili evidenze, senza andare mai a stuzzicarlo eppure… Se c’è una cosa che abbiamo potuto constatare in questi cinque anni è che il Golden Boy, come lo si chiamava un tempo, è uno che ha bisogno di un canovaccio molto stretto, per non essere turbato dalle variazioni sul tema… tipo le insignificanti richieste dei cittadini.

Lo ricordiamo ancora impacciatissimo riempire metaforicamente di briciole di piadina il tavolo della Gruber, alla prima ospitata televisiva da Sindaco. Quella volta gli chiesero un’analisi, quale campione rappresentativo del futuro del PD e lui riuscì a ripetere solo il mantra elettorale delle ciclabili di Friburgo. Oggi le cose sono cambiate. Al limite della sopportazione per storiella di Friburgo è fortunatamente intervenuta un’eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni e supportata dalle mire espansionistiche di Hera: il Piano fogne. Il copione si è arricchito di fogne, appunto, e di una supposta guerra al cemento in realtà suggerita dalla crisi edilizia. Potete scommetterci però. Qualunque sia l’occasione, sia pur la sagra della patata, l’immarcescibile taglianastri di quartiere parlerà solo di quello. Fogne ed epiche guerre al cemento.

L’informazione locale, come detto, gliene da agio e non lo affronta mai sui temi scottanti della città in un apatia politically correct (per carità teniamo famiglia). Nei rarissimi casi in cui qualcuno si ricorda che il giornalismo non si fa con le domande comode Gnassi dimostra appieno di non sapere la canzone e di non reggere il confronto. Chiedere al giornalista di occuparsi delle fogne di San Marino è un cameo che racchiude tutto: il monotema, l’unico argomento in cui si sente di essere forte, e la sua incapacità di confrontarsi… casomai saranno i reggenti di San Marino a doversi preoccupare delle fogne o al limite Hera che, con quel bel depuratore sovradimensionato a monte, che non ha certo impedito i divieti balneari del dopo pioggia, pare proprio volersi espandere da quelle parti.

Con quest’avvio c’è da scommettere che sarà un altro bel mandato in stile Taglianastri, con l’unica differenza che questa volta non gli si può certo concedere di essere appena arrivato. Restate sintonizzati… ne vedremo delle belle.

P.S.

“Sai nulla della Spinta di Archimede?” .. “No, ma ha cominciato lui”

[orporick, Twitter]

dado

 

@DadoCardone

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Poteva essere ancora meglio.

19 su 20. Per un solo comune il Movimento 5 Stelle non ha realizzato uno storico cappotto contro il sistema delle coalizioni. Questo dato vuol dire molte cose, a cominciare, appunto, dalla reale possibilità di far politica senza dover trovare accordi con entità che sostengono “altro”.

Dalle parti di Rimini però questa supremazia da ballottaggio ha un sapore particolare. Amarognolo, direi. Il Movimento di Rimini, anni di attivismo, un mandato di dura opposizione in consiglio comunale ed un candidato capace di riscuotere consensi trasversali, non si è potuto presentare. La motivazione ufficiale è una millantata spaccatura interna, quella ufficiosa è che lo Staff di Milano e l’erede Casaleggio non hanno le risorse per dirimere questioni tra liste diverse. La realtà è però che l’ex di Grillo (con codazzo di vari meschini personaggi già descritti in altre occasioni) è stata usata per creare una lista di disturbo e mettere Beppe in difficoltà.

Detto fatto. Il Movimento di Rimini, squalificato da due righe senza firma sul sacro Blog, non si è potuto presentare e oggi, alla luce del risultato quasi perfetto dei ballottaggi (tra cui spicca anche la vicina Cattolica, complimenti a Mariano), si può valutare l’esatta entità del danno.

Riportando il dato in prospettiva nazionale risulta chiaro che tutte le situazioni in cui lo Staff (qualsiasi cosa esso sia) è intervenuto proditoriamente, sulle realtà locali, si è generata una vittoria del Partito Democratico. Rimini, nelle modalità già descritte, Bologna, dove si è svolta un mattanza contro i rivali del prediletto Bugani, Milano dove ad una candidata scelta democraticamente è stato “consigliato” il ritiro, Ravenna dove non si è saputo dirimere un altro litigio. Sembra quasi che il PD vinca o perda, non per quello che fa, ma per come il Movimento gestisce se stesso. Unica eccezione Napoli. Anche qui sono stati fatti fuori molti attivisti, per favorire una fazione vicina al deputato Fico (di cognome, non di portamento), ma a raccogliere i frutti della diaspora c’era un tale De Magistris che «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va» (cit. Pino Daniele) e che non ha fatto bagnare il becco ai Demokrat. Lega Sud in arrivo?

Certo, tutto questo domani sarà dimenticato, soprattutto per merito delle due vittorie più evidenti. Raggi a Roma,  importante per le future strategie del Movimento, e Appendino a Torino. Vittoria quest’ultima molto (ma molto) più importante per la crescita politica dei 5 stelle.. perché non ottenuta sulle macerie di qualcos’altro e perché preceduta da un lavoro più di relazione che mediatico. Poi è anche vero che Fassino si porta una sfiga tremenda e anche un po’ profetica.

Rimini dovrà aspettare. L’attuale Sindaco, il riconfermato Andrea Gnassi (a.k.a. Taglianastri), siede su di una poltrona traballante. Un po’ per le alleanze di centro destra cui è stato costretto a sua volta, da una diatriba interna con Maurizio Melucci, detto anche Lupus in Fabula, ma anche per alcune pendenze legali di cui è oggetto. C’è chi gli dà al massimo un anno e mezzo di sopravvivenza, previsione che potrebbe anche favorire un rientro in gioco del Movimento. Nel diverso caso di un mandato completo invece, si accumulerebbero 5 anni di ininfluenza a 5 stelle…. Un po’ troppi per uscire dal 10/15 % del votatore tatuato Movimento.

P.S.

Personalmente ho preso tutta un’altra strada, di cui sono anche molto contento, ma dato il peso che comunque il Movimento nazionale continua ad acquisire,  mi auguro che tra cinque anni sia qualcosa di diverso dall’identità surrettizia che si è manifestata, anche tramite la maschera del Direttorio. Per Rimini poi, in particolare, spero che s’inneschi un qualche tipo di filtro, per cui perniciose forme di Franchinite non possano contagiare chi ci sarà.

dado

 

@DadoCardone

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Te lo do io il Sindaco.

manifestopalermo-nonleggerlo2Finalmente è finita, non perché non mi sia piaciuta, ma perché da oggi, con il silenzio elettorale, non sentirò più la tempesta di minchiate che da destra a sinistra si è abbattuta sull’incoscienza degli elettori (e di molti candidati consiglieri). Oggi ricomincio a parlare io, dopo essere stato faticosamente in silenzio al fine di non portare via spazio agli elementi di valore che militano nella lista cui appartengo.

Ah, prima che qualcuno cominci a lamentarsi: ovviamente questo è un commento di parte. Io ho una parte e ci tengo che si sappia.

Dicevamo. La pochezza di questa campagna elettorale è stata un valido indicatore di come, quando il cittadino abbassa completamente la guardia nei confronti della politica, questa diventi inesorabilmente priva di qualsiasi competenza e significato.

Guardando le tribune elettorali su Icaro TV, ma non solo, sembra di assistere ad una farsa, quel genere teatrale che narra di fatti verosimili declinati però in grottesco. Un’interpretazione della politica che farebbe anche ridere, se non fosse per il campo cui si vuole applicare… che poi è la vita delle persone.

Non le avete viste? Ve le racconto io. Innanzi tutto i candidati sono tutti convinti di essere eletti. Capisco anche che qualche genio del marketing politico abbia detto loro che la comunicazione assertiva ha la sua importanza, ma da qui a togliere i “se”, ne passa. Parlano tutti di quando saranno sindaci, come fosse solo una questione di tempo, ma il suddetto espertone di comunicazione ha dimenticato di spiegargli che se poi, alla fine, hai bisogno di leggere persino il tuo invito al voto quella falsa sicumera ti si rinfaccia peggio della peperonata alle due di notte.

“Candidato! Perché dovremmo votare la sua lista?”

“Aspetti che controllo”.

Badate bene però che non è solo una questione di etichetta televisiva, è proprio una mancanza politica. Tutti hanno detto (o letto) cosa farebbero se fossero Sindaci, ma a nessuno, tranne che a Mara Marani, è passato per la mente di dichiarare cosa farebbe dovesse toccargli un banchetto di minoranza. Che cultura politica è quella che reputa il ruolo di opposizione indegno di essere considerato? Al di là del potere esecutivo esiste anche un ruolo di garanzia e controllo che va gestito con altrettanto senso del dovere.

Questa ignoranza collettiva poi viene magnificata dal carattere dei singoli partecipanti, a cui ora darò il voto nello stile Citizen.

Andrea Gnassi – Riesce ad essere pessimo anche come vincitore annunciato. Qualsiasi domanda gli fai, risponde: Fogne. Una volta il monodiscorso gnassiano era più articolato. C’erano vision, traiettorie, post-dubaismo (qualsiasi cosa esso sia) e pedalate friburghesi, ora solo fogne. Il motivo forse è che ha esaurito la memoria disponibile, dovendosi ricordare le promesse fatte a tutte le liste di cui si è circondato per paura del Movimento, prima, e di Melucci, poi. Una lista per ogni categoria, chissà che divertimento in approvazione di bilancio e che risate quando Pizzolante presenterà il conto. Esiste una pratica erotica che si chiama Ipossifilia e consiste nello strozzarsi da solo, per togliere ossigeno al  cervello e intensificare l’orgasmo… questa campagna elettorale di Gnassi pare seguire gli stessi principi, forse vuole godersi di più l’orgasmo della vittoria. Nel frattempo l’unica evidenza degli 80 mila euro di spesa elettorale dichiarata è stato un camion vela con gigantografia, parcheggiato inesorabilmente nei pressi di ogni evento che attirasse più di sei persone. Voto: 6 – è diventato il cartonato di se stesso.

Marzio Pecci – Vince ad horem la classifica dello spara minchiate. E’ una cazzata persino che sia leghista, lo testimonia inequivocabilmente il fatto che non riesca ad indossare la felpa Rimini.  Con quella addosso ci ha fatto un video e una comparsata con Salvini, ma poi ha deciso di aver dato abbastanza.. in fondo risiede a Pesaro ed esercita a Riccione, così a nord nella Padania non si era mai spinto. E’ un artista della bomba di stile renziano. Alla sua prima registrazione su Icaro è riuscito a dire che avrebbe portato il traffico del Fellini a 47 milioni di passeggeri, praticamente Fiumicino. Sapete cosa… sentivo la mancanza di qualcuno che dicesse sciocchezze sull’aeroporto. Anche sugli altri argomenti la poca conoscenza dei temi riminesi è imbarazzante. A parole, oltre a trasformare il Fellini in Heatrow, ha anche riqualificato tutte le colonie (tutte), risolto il problema dell’abusivismo, della Sicurezza e delle Mafie in Riviera. Praticamente è Batman, miliardario di giorno e paladino della giustizia di notte. Voto 4 – di superficialità ci basta quella che abbiamo.

Luigi Camporesi – Voleva fare il candidato sindaco del Centro Destra, ma essere un ex grillino che ha abbandonato la nave quando (per combinazione) non gli hanno eletto la moglie in regione non è un bel biglietto da visita. La sua voglia di essere a capo di una coalizione però lo ha portato ad inventarsene una che, a suo dire, è piena di grillini (io ne conto sei) e che si ispira alle pratiche Veronesi di Flavio Tosi. Sanno tutti che se Verona avesse il mare sarebbe una piccola Rimini.  Le cose che colpiscono di più però sono: la sua interpretazione della faccia simpatica ne “i clippini di Camporesi”, manco Jack Nicholson in Shining, e l’odio inverecondo per Gnassi. Pare (e dico pare) che una volta il camion vela di Gnassi abbia incontrato il camion vela di Camporesi ad una rotonda e si siano corsi dietro per un’ora. Chi lo conosce comunque sa bene che l’odio non è solo verso il Sindaco uscente, ma verso chiunque lo ostacoli anche solo nella sua immaginazione. Gli altri avranno modo di accorgersene. Per ottenere un risultato degno di nota gli servono i voti del defunto Movimento e per questo usa Marco Fonti, consigliere uscente del M5s. La campagna di Fonti si basa sul fatto che ha un cane (perché alle Comunarie il video con il cane era stato il più visto), passa ore in mezzo al mare (perché è un uomo che si sacrifica?) ed è portatore dei veri principi del Movimento (perché ne ha copiato il simbolo). Riusciranno i due a incanalare i voti dei grillini confusi, a surclassare Marzio er Bomba Pecci ed arrivare al ballottaggio? Non lo so, ma, nel caso, poi ricordatemi di raccontarvi la storia della cassa. Voto 3 – L’empatia è l’unica cosa che non si può simulare.

Sara Visintin – è ancora convinta di essere un Assessore e come tale parla quel linguaggio fatto di parole che significano poco, ma ti fanno perdere tempo e a volte i sensi. Ha avuto il coraggio di intestarsi le battaglie per cui ha fatto il parafanghi di Gnassi. Acqua, teleriscaldamento, rifiuti. Ah! Naturalmente le fogne sono merito suo. Tutte cose che spiega nelle occasioni tv tramite parole come Efficientamento, termine veramente pop. Voto: dovrei dare un voto, ma le devo il favore da quando facevo parte del comitato per il teleriscaldamento, dunque prima dovrò valutare, ponderare, efficientare e aprire un tavolo tecnico.

Mascioni CampiOttaviani: Sono costretto a metterli insieme, non perché il pezzo si stia facendo lungo, ma perché non saprei come valutarne la prestazione. Hanno avuto bisogno di molti appunti per esprimere le loro posizioni e, sinceramente, mi meraviglio di Marina Mascioni che pratica la politica da diverso tempo. E’ stata comunque meglio degli altri due che sembrava recitassero la poesiola: “maestra … la prima volta che la dico posso leggerla?”. Per le prossime che ne dite se facciamo un bel torneo ad eliminazioni? Ci risparmieremmo almeno 15  giorni di sciovinismo alla Ottaviani con tanto di croce celtica in bellavista. Voto N.C. – al confronto persino le trasmissioni del Consorzio Nettuno sembravano Fast and  furious.

P.S.

Manca Mara. Non sarei obbiettivo. Votatela.

dado

 

@DadoCardone

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Il Gatto, la Volpe e la lista fantasma.

⇒Le cose non dette sul provvedimento disciplinare ai due poliziotti Riminesi.

Sarà sfuggita a pochi la notizia del procedimento disciplinare aperto nei confronti dei due Agenti in servizio a Rimini. Riassumendo, da quello che si può leggere sulla stampa locale, due agenti, uno in forza alla Digos e l’altro alla Questura, avrebbero convocato un attivista del Movimento 5 Stelle di Rimini per proporre aggiustamenti  necessari alle imminenti elezioni e, addirittura, si sarebbero spinti ad avvicinare Davide Grassi (che nell’occasione era assieme ad un altro attivista), candidato sindaco scelto dal gruppo storico di Rimini. Per chiedergli cosa? Per suggerirgli un passo indietro a favore di Luciano Baglioni, sostituto Commissario della Squadra Mobile di Rimini, prospettando un posto da Vice Sindaco nel caso di positivo esito delle elezioni.

Va detto e sottolineato che Baglioni di questa storia non ne sapeva nulla, ma il suo nome è ugualmente saltato fuori come candidato della lista fantasma, quella della Gerontopolitica in scalata affannosa. Resistete, tra qualche riga sarà più chiaro il perché.

Grassi, avvocato penalista con un curriculum di tutto rispetto per quanto riguarda l’impegno civile contro Mafie e Racket, rimane basito. L’istinto immediato è di segnalare l’accaduto, ma ha un rapporto cordiale con molti esponenti delle Forze dell’Ordine e preferirebbe non mettere in imbarazzo la Questura. Chiede informalmente consiglio ad un conoscente. In un attimo la notizia arriva ai superiori dei due agenti. Dopo questo episodio Grassi e un attivista vengono ascoltati come persone informate sui fatti, i due poliziotti diventano oggetto di un provvedimento disciplinare,  che sembra corrispondere in prima istanza ad un trasferimento.

Questo è quasi tutto quello che la stampa ci riferisce. C’è anche una parte più fumosa, che riguarda un’attività di dossieraggio contro Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini, e contro lo stesso Grassi, suo più quotato avversario alle prossime Amministrative. Il Resto del Carlino nomina dei dossier, il Corriere invece  li nega categoricamente, entrambi senza citare la fonte della loro certezza. L’unica cosa certa è che nè Grassi, nè l’attivista ascoltato, hanno mai riferito nulla del genere a chi  si è mosso per ascoltarli.

Ora parliamo però della parte divertente. Alcune persone, perlomeno quelle che leggono gli articoli, oltre ai titoli, si sono chiesti: ma i due agenti … a nome di chi mediavano e proponevano candidature? I giornali, in particolare il Corriere, hanno raccontato quasi tutta la storia, senza fare l’ultimo passo.  Mettere in chiaro il collegamento finale. I due sono descritti come appassionati di politica e in parte è pure vero, infatti l’agente della Digos  si informa senza sosta delle dinamiche politiche locali e l’altro è addirittura attivista in forza al Meetup di San Giovanni. A volte però le passioni degenerano. Facciamo un piccolo passo indietro per capire come.

Cattura3Vi ricordate che poco più sopra abbiamo citato la lista fantasma, quella montata da Massimo Attilio Lugaresi, per scalare il logo del Movimento 5 Stelle? Ebbene, il caso (o la stupidità) ha voluto che uno dei collaboratori dello scalatore, quello completamente impedito con le mail, fosse anche l’incaricato proprio delle comunicazioni. La Talpa, come viene goliardicamente chiamato da chi è informato dei fatti, ha sbagliato più volte a spedire delle mail con le quali aveva missione di relazionare sui lavori di formazione delle lista fantasma e…. indovinate un po’ a chi le ha mandate? Tenetevi la pancia. Le ha spedite anche a un’attivista del Movimento regolare! A parte la dabbenaggine del misero tapino, la cosa importante è che  in una delle mail, quella con l’annuncio del completamento della lista, tra un gruppo ristretto di destinatari si possono leggere i nomi e gli indirizzi mail proprio dei due poliziotti.

Si comincia a capire qualcosina di più? Per quale motivo i due agenti ricevono mail della lista avversaria a quella di Grassi? Oltre alla mail esistono concomitanze che suggeriscono un impegno  oltre il semplice interesse professionale, che magari l’agente Digos avrebbe potuto avere per ordine di servizio. Una di queste, la conoscete già, è proprio la proposta di Baglioni Sindaco e la supposta mediazione a suo nome. La voce di un importante candidato “in divisa” aveva cominciato a girare subito dopo il ritiro del secondo “sindaco fantasma” e il consiglio d’inciucio a Grassi era stato dato poco prima che il Carlino ne bruciasse il senso sulle sue pagine.  Un’altra concomitanza, non da poco, è il fatto che nella lista carbonara di abituali frequentatori del Movimento non ce n’è, tranne per tre eccezioni (oltre alla Talpa): due attivisti di San Giovanni e la sorella di un altro del loro gruppo. Ricordate chi altro è attivista di San Giovanni?

Ricapitolando. Due agenti di polizia, uno dei quali in forza alla Digos, s’interessano del Movimento al punto di collaborare con la lista che vuole scalzare gli attivisti storici e di proporre un papabile candidato sindaco proveniente dal loro ambito professionale. Tutto questo non avrà sicuramente rilevanza penale, ma che debba passare per normale … proprio no.

Esiste una prassi, rivelata dallo stesso Baglioni il giorno dopo essersi letto sui giornali come eventuale candidato, che prevede il trasferimento e l’aspettativa per gli agenti di polizia che vogliano impegnarsi in politica. E’ intuibile che il motivo risieda nel legame che ogni poliziotto ha e deve avere con il luogo dove esercita il proprio mestiere, relazione di cui sarebbe molto facile approfittare. Non sembra sia necessario spiegare il perché.

P.S.

Quanta fretta, ma dove corri; dove vai? Se ci ascolti per un momento, capirai, lui e il gatto, ed io la volpe, stiamo in società di noi ti puoi fidare...” [Edoardo Bennato]

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@DadoCardone

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Un buco nell’Acqua (Pubblica)

22032011_006La decisione è presa. Il PD, forse spinto da pressioni che non può o gli frega poco di sostenere, ha deciso di mandare a gara Europea la distribuzione dell’acqua. L’ha fatto nel modo più sciocco: vantandosi di quanto fosse efficace la gestione pubblica per la raccolta, ma dichiarando il pubblico incapace alla distribuzione.

Motivazioni che stonano e che non riescono a spiegare, né a nascondere, una gara tagliata su misura per Hera SPA. Dopo aver presentato uno studio di fattibilità in cui nelle premesse lo stesso redattore, SCOA, non si assume la responsabilità di ciò che ha scritto, il Sindaco Giannini, coordinatore del locale ATERSIR (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), ha elencato le caratteristiche che la gara avrà.

Sarà una gara Europea, come ovvio che sia, ma, affinché a nessuno, oltre ad Hera, venga in mente di partecipare veramente, l’affidamento sarà di soli 8 anni. Volete che non si trovi in Europa un’aziendina disposta a contendere un servizio, alla politicamente appollaiata monopolista locale, investendo cifre superiori a 100 milioni di euro, senza avere il tempo di recuperare nemmeno le spese? Badate bene, non lo dico io che non c’è margine, lo dice lo stesso Giannini (circa al ventesimo minuto del suo intervento in Consiglio Comunale), che fa una valutazione di 20 anni. Quindi pioveranno richieste, perché notoriamente chi ha a disposizione più di cento milioni è un cretino.

Sarà una gara europea anche perché, per scongiurare il fatto che qualcuno potesse proporre di vendere le azioni Hera e con quelle pagarsi la struttura “in House”,  il Comune di Rimini, tramite Rimini Holding, ha aderito al patto di sindacato di primo livello di Hera, secondo il quale le sue azioni non possono essere vendute per almeno tre anni.  Punto, set, partita.

Giacché tutto era stato deciso prima dell’incontro a noi di Citizen non resta dare un po’ di voti ai partecipanti alla nostra maniera.

Stefano Giannini: il Sindaco di Misano chiama in causa la pragmatica per spiegare i motivi secondo i quali il servizio di distribuzione deve essere assegnato con la gara su misura. Vi chiederete: ha citato Aristotele? John Locke? Non proprio. Ha detto (e cito testualmente): “Che sia Franza, che sia Spagna, la tariffa l’è sempre cumpagna”. Non so di chi sia questa perla di saggezza, ma non da proprio l’idea di qualcosa di pragmatico. Oltre che dalla pragmatica si è lasciato tentare anche dal culto dell’Io modello Nietzsche, assegnandosi una medaglia d’oro per il suo ruolo di Signore delle Acque. Non ha annunciato che “Dio è morto”, ma la lingua Italiana, in qualche passaggio stretto dal dialetto, se l’è vista brutta.  Voto: 4. Palmiro Cangini (ma antipatico).

Simone Bertozzi. Aveva già deciso da tempo di astenersi, ma l’unica cosa certa uscita dall’intervento in Consiglio è stata la sua interpretazione dell’astenuto. Pare infatti che,  secondo il giovane Consigliere dei Padulli, si astenga chi ha una posizione perfettamente nel mezzo ed infatti, nei minuti a sua disposizione ha detto tutto e il contrario di tutto. Inopportuno come un tanga da uomo… perfettamente in mezzo, ma c’è roba che avanza. Dobbiamo annotare però che questa volta è l’unico dei playmobil a non rimanere con la mano alzata per dovere di parte. Le vecchie foto sotto la bandiera dell’Acqua l’avranno commosso. Voto: 6 di incoraggiamento. Equilibrista (“Prego, cammini sulla linea”).

Gianluca Tamburini. Quattro anni e sei mesi di Consiglio Comunale l’hanno temprato più delle docce di un carcere. Non si china a raccogliere niente. Porta avanti la battaglia dell’Acqua senza tentennare, rispedendo al mittente ogni ipocrisia e non lasciandosi disturbare dalla Giunta in versione Santanchè. Non perde la calma nemmeno all’ennesima commedia di Savio Logorrea Galvani, che cita Parma più di Pizzarotti. Voto: 8+. Leone. (la potenza non è nulla senza il controllo).

Savio Galvani. Ormai lo chiamano Er Monnezza, perché in Consiglio è capace di parlare solo del trattamento dei rifiuti di Parma (e ora di Livorno). L’unica cosa che abbia mai portato in Consiglio, che non gli sia stata suggerita da qualcun altro, è la mozione che impegnava il Comune di Rimini a lottare contro gli F35… e si sa quanto Rimini conti in questi casi. La battaglia per l’Acqua pubblica, che gli aveva generosamente donato un assessore e un posto a edere nella Sala dell’Aquila, ha ricevuto in cambio un comportamento pavido e, addirittura, il ritiro della firma da un Consiglio Tematico per dare il tempo al PD di presentare qualcosa di più “comodo”. Voto: zero. Gollum pentito (il mio tessoro, il mio tessoro e poi… Sticazzi)

Samuele Zerbini. Ha esordito dicendo che per lui (parafrasando) il Referendum per l’acqua è stato una stronzata e, se avesse anche specificato che il PD non ha la forza politica di opporsi ad Hera, mi sarei  alzato in piedi ad applaudire. Stavolta però il Lato oscuro della Forza, seppur coerente come già lo era stato con il TRC, ha fatto cilecca nelle conclusioni. Il teorema è stato infatti quello secondo il quale quando c’è una gara il migliore vince. Vero… a parte il fatto che in questa gara c’è un unico partecipante. Una fallacia logica di cui ha approfittato Tamburini che glielo ha fatto notare durante l’intervento. Poi un imbarazzante dialogo col sordo che non vuol sentire.

“Partecipa solo uno”

“Certo vince solo uno”

“No! Non vince solo uno: partecipa solo uno!”

E via così. Notevole anche la disputa con Galvani, nel quale a modi sfottò ha invocato la privatizzazione del Grano. Voto 6-, AH! se solo si fosse completamente abbandonato al lato oscuro… Darth Zerbin.

Andrea Gnassi. Un delirio. Una supercazzola indigeribile, in un unico piano sequenza, indirizzata totalmente al Movimento 5 Stelle, nella quale cerca di dimostrare di non essere succube di Hera. Lo fa in una maniera politicamente sempliciotta. Cerca di far intendere che se Hera partecipa ai superpiani, come il PSBO, è merito della caratura di questa Giunta. Arriva anche a citare il “No” del Consiglio di Rimini alla Fusione Hera-Acegas come una tattica per far capire al gestore che la “pagnotta” se la doveva guadagnare. I più attenti ricorderanno che quel “No” fu dato a giochi già fatti, quando Rimini non contava più nulla, giusto per non disturbare. Spiega un sacco di cose, ma non il perché se le fogne le paghiamo col bilancio e con la bolletta, il lavoro lo deve fare per forza Hera. Voto: N.C. Pindaro (“Scusa… mi sono distratto un’ora fa. Dicevi?)

P.S.

Una nota mica tanto a margine. Il Primo Cittadini, cercando di difendere la sedicente posizione anticemento, quasi confessa che il supermercato APE, quello che doveva essere sostituito dal nuovo Conad, rimane dov’è. Parlando del nuovo Conad in via della Fiera dice (testuale): “ […] E’ un centro commerciale di prossimità che andrà a integrare sostituire quello di via Euterpe”. Integrare o sostituire? Sono due cose molto diverse e le conseguenze del primo caso sono piuttosto importanti.

@DadoCardone

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Gnassi contro gli ambulanti.

IMG-20150712-WA0009Apro questo pezzo, che poi è solo un breve aggiornamento di quanto già pubblicato ieri, precisando che: se fosse dipeso da me la scena dell’oggettistica da mare in Consiglio Comunale non sarebbe andata in onda. Scrivo questo non tanto per rispetto dell’Istituzione, ampiamente e drammaticamente vilipesa dall’assenza di decoro politico del Partito Democratico, quanto per il fatto che qualcuno qualcosa nel merito lo aveva da dire, ma così va a finire che si ricorderà solo il secchiello di Gennaro Mauro.
Questo Consiglio poteva essere ricordato per la totale assenza di consapevolezza della Maggioranza, che non ha prodotto alcunché, perlomeno nessun intervento che facesse intendere la minima consapevolezza di ciò su cui si apprestavano a deliberare … ma questa non è una novità. Degni di nota (negativa) i balbettanti interventi del Consigliere Bertozzi, in evidente confusione con la sua vita su Facebook. Se ci fossero annali che raccolgono cazzate di politici in erba sarebbero introdotte dalla sua frase di oggi: “Le amministrazioni devono parlare con le categorie, non con i comitati di protesta”. Un signore del pubblico, commerciante, non ambulante, dopo l’enunciato si è girato verso di me stupito esclamando:“Ma chi è che fanno parlare … questi sono ragazzini!”. Certo, nulla a che vedere con la maturità politica del Consigliere Tamburini che, ancora una volta, mette in fila tutti i nodi della questione, facendosi rimbalzare addosso le bambinesche invettive di chi ha fatto della pochezza il suo credo politico.
Questo Consiglio, forse, poteva essere ricordato per il feroce scontro tra un Sindaco arrogante e dei cittadini esasperati, che avranno pure il loro interessi particolari da difendere, ma non per questo sono meno degni di essere rappresentati. Se in Consiglio si fossero fischiati i falli di reazione Gnassi sarebbe stato espulso immediatamente. Fortunatamente per lui c’è un pessimo Presidente del Consiglio Comunale, Vincenzo Gallo, a coprirgli le sclerate.
Questo Consiglio Comunale doveva essere ricordato sicuramente per la sua illegittimità. Nessuno ha saputo definire quale fosse la natura dell’urgenza della convocazione, neanche la Dott.ssa Chiodarelli, Segretario Generale, che ha semplicemente chiosato sul fatto che la decisione avesse carattere di merito e non di legittimità. Come dire … decidiamo noi quello che è urgente.

Insomma, ce ne erano di cose da ricordare piuttosto che un po’ di ammennicoli da turismo marittimo. Qualcuno sostiene che anche così si portano alla ribalta le proprie questioni, forse avrà ragione, ma domani (oggi) sul giornale ci saranno titoli tipo “Spiaggia Garampi”, “Bagno Garampi”, o chi sa che altro invece che doverosi: “Folla urla Buffone al Sindaco” e “Maggioranza a pezzi, Consigli d’emergenza per avere i numeri”.
P.S.
A beneficio d’archivio. Galvani, fresco d’opposizione, si è astenuto e poi ha votato “sì” all’immediata eseguibilità … proprio non ce la fa a votargli contro al PD. Dovrebbe essere più accorto, il capo ultimamente scrive a proposito d’impiccagioni.
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@DadoCardone

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Bonaccini e la sua orchestra.

8490786245_b1b4f24320_oIeri sera, con il grado d’inviato Citizen, ho assistito al concerto per trombone organizzato dal PD, titolo:  la Sanità delle valli. In quel di NovaFeltria, presso il Teatro Sociale, è stato organizzato un bell’incontro senza contraddittorio per il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

La scaletta della serata è stata la seguente. Ringraziamenti, tanti, troppi. Parola ai vari Comitati che agiscono per tenere aperti gli ospedali, politici locali, Raffaella Sensoli per grazia ricevuta e dopo il quartetto Tonini, Gnassi, Venturi, Bonaccini se l’e’ suonata e se l’è cantata con tutto l’agio possibile. Il Pubblico, al 98% demokrat, ha gradito. Strano.

Come hanno suonato? Sembrava una composizione di Nino Rota, tanto erano bravi gli interpreti. Vi dico subito che la qualità degli artisti era tale che Andrea Gnassi è apparso persino dimesso, tanto che ha rinunciato a sogni, segni e puntini adriatici. Ora però nello stile Citizen daremo un po’ di voti.

Marcello Tonini. Il primo assolo è stato il suo. Ha risposto ad accuse che nessuno gli aveva fatto e si è pure incazzato. Il nuovo Direttore dell’Ausl Romagna si è parecchio risentito perché un rappresentante dei comitati gli ha chiesto di sbottonarsi e parlare chiaro. Tonini, dopo aver più volte mimato l’atto di sbottonarsi (per me gli va dato il premio gag dell’anno), ha parlato molto chiaro, solo che ha sbagliato tema e si è inerpicato nell’apologia di se stesso, rianimatore di ponti radio e mappatore della Valle. Pare che Google stia per lanciare le Tonini Maps, applicazione per le ambulanze che non conoscono le vie della Valmarecchia. Voto 4: Fuori tempo.

Sergio Venturi. Ha difeso la scelta dell’Ausl unica senza se e senza ma, con uno stile decisamente soporifero. Il pubblico era votato alla resistenza ed ha resistito … io no. Tra una pennichella e l’altra mi pare di aver capito che fosse un intervento inutile. Non ha aggiunto, ne tolto, nulla ad un dibattito che tanto non è mai esistito. Unica nota positiva, non ha promesso nulla, almeno lui. Nella Valle ricordano ancora con malinconia quelle sostanziose promesse firmate Piva e Lombardi. Oggi hanno altro di cui preoccuparsi. Voto 5+: Agevola il sonno meglio della melatonina.

Andrea Gnassi. Il discorso non è il solito e nemmeno la verve, forse soffre troppo la presenza del pesce grosso. Bonaccini, nella tornata Regionale, gli aveva promesso un Assessore al Turismo (almeno così diceva Andrea sui quotidiani) e invece gli ha concesso un segnaposto al Bilancio. Senza il suo solito discorso, che ormai è come una coperta di Linus, è parso disorientato. Basti dire che non ha anticipato nulla della pioggia di milioni, per nevone e maltempo, che il Presidente avrebbe annunciato di lì a poco chiedendo testimonianza proprio al Taglianastri. Lui stesso, dopo aver girato a lungo attorno al concetto “#AreaVastaBella”, ha ammesso di non essersi preparato. Voto 3: Il Cane mi ha mangiato i compiti e mia nonna è morta per la terza volta quest’anno.

Stefano Bonaccini. Possiede una somiglianza imbarazzante con Benito Mussolini e mi vien da pensare che chi gli cura l’immagine abbia molto insistito sull’evitare di puntare i pugni ai fianchi. Lui non lo fa, tiene solo una mano in tasca … forse per contare i miliardi che, lui e solo lui, è in grado di far piovere sulla Regione. Dice una serie di cazzate, presupponendo che nessuno sappia niente dei fondi europei (vero) e che i terremotati ancora nelle case di plastica passino inosservati (ancora vero). Di Sanità parla poco, ma ci tiene a ribadire che lui non è li per ricevere applausi, anche se è capacissimo di procurarseli …. Lo dimostra di lì a poco quando si dice non disposto a sopportare che si usi la paura della gente per fini politici. Un’affermazione che stimola, appunto, applausi e un “BRAVO!!” senza ritegno da un fedelissimo in prima fila. Della serie “ti piace vincere facile”. Comunque l’affermazione che tutti aspettavano è arrivata: “nessuno ha mai detto che saranno chiusi degli ospedali”. Un’altra volta vero, saranno semplicemente trasformati in altro. Voto 2: ITALIANI!

Fuori concorso:

Raffaella Sensoli. Non era stata compresa tra i relatori sebbene l’emendamento che ancora da speranza agli ospedali della Valle sia proprio il suo. Dopo un paio di comunicazioni in tralice, con cui ha fatto capire che comunque zitta non sarebbe stata, gli è stato procurato un posticino (sempre fuor di dibattito). Mentre parlava ai piedi del palco, Tonini ha chiesto a Gnassi chi fosse, lui l’ha rassicurato sussurrandogli era solo una del Cinque Stelle. Già … peccato che sia anche il Vice Presidente della Commissione Sanità. Comunque Raffaella ha avuto buon intuito ed essendo in posizione tattica sfavorevole non ha affondato nessun colpo, sebbene ne avesse ben donde.  Voto 7: A Risiko a volte conviene ritirarsi.

Schermata 05-2457149 alle 15.01.06Emma Petitti. Come fa una donna a cambiare più poltrone della Minetti senza avere la stessa presenza scenica? Semplice: sta zitta e si fa i fatti suoi. L’unico sfogo che si concede è il Tag compulsivo con cui ha fatto vibrare gli smartphone di tutte le prime file (cosa che a qualcuno piace e ad altri no, dipende da dove tengono il telefono). Eppure qualcosa da dire l’avrebbe avuta giacché comunque la sua delega al bilancio era compatibile con qualsiasi discorso fatto. Voto: Non classificabile. Dovrebbe lavorare per Frau S.p.A.

Concludendo; trovo commovente come il PD continui a tranquillizzarsi da solo, ma non meno dell’atteggiamento apolitico dei comitati, formalmente giusto, ma inefficace nel risultato. Chiedere una soluzione a chi ti ha messo nella situazione contro la quale lotti è una evidente minchiata, perché presuppone l’assenza di altri interessi che non siano il bene dei cittadini. Quello è un altro pianeta.

P.S.

Vede signorina … la precedenza è un po’ come la patata, ogni tanto toccherebbe darla.” [Giuseppe Giacobazzi – dopo un incidente in Apecar]

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@DadoCardone

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Ce l’hai un nome per questo?

filaIl 7 di maggio Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini, presenterà alle Associazioni e agli Ordini Professionali di Rimini le Delibere del Movimento 5 Stelle e del Referente, Gruppo di Lavoro Urbanistica, Fausto Battistel. Per cause facilmente accertabili il Movimento non è stato invitato.

Quali sono queste cause? Vedete … è una questione un po’ complicata. L’idea è sì stata presentata tramite delibere approvate nel Consiglio Comunale del 17 ottobre 2013, ma per una questione tecnica non potevano essere attuate. Qualche malizioso potrebbe pensare che la questione tecnica fosse l’appartenenza al M5S…. ma non è così. Pare infatti che adesso, tramite la bacchetta magica dello Sblocca Italia, si possa. Il Governo mica da solo il permesso di trivellare l’Adriatico, di finire i cantieri della ‘Ndrangheta e riempire gli inceneritori di mondezza di altri territori che non differenziano. No. Il Governo dei Precari pensa pure all’attuabilità delle delibere 5 Stelle, ma proprio tutte: frazionamento delle unità immobiliari di grandi dimensioni in centro, recupero sottotetti etc. etc.

C’è però ancora un piccolo problema, sempre tecnico per carità. Siccome lo sblocco è merito del miracolo Renziano le delibere non possono essere più del Movimento. Per gli ignoranti che non capiscono certe cose farò un esempio più pratico. Lo “Sblocca Italia” è un po’ come se fosse un Tana libera tutti, tutti i catturati tornano liberi e chi contava prima è ancora sotto. Ora il Primo Cittadino di Rimini, dopo essersi perso fra le sue rotonde, ha trovato nuovo vigore per dichiararsi Paladino dell’anticemento. L’unico sforzo che doveva fare era trovare un nome carino e credetemi … dopo la cappella del Rimining non era per nulla facile. Rinnova Rimini. Si può usare come hashtag, fa progressista e non impegna. Sarete d’accordo che il nome è quanto serve, il resto sono quisquilie.

Anch’io ho un hashtag da lanciare si chiama #PDeincolla e descrive perfettamente la tendenza generale del Partito Democratico, non solo quello di Rimini, ma di questo oggi ci occupiamo. Comunque sia il Movimento di Rimini non perde tempo a lusingarsi, a chiedere i diritti d’autore o conquibus per la consulenza, fa una cosa diversa, ma molto più significativa. Giacché l’idea era sua, surclassa se stesso con un progetto spettacolare, una rivoluzione per Rimini, oltre che una potentissima azione culturale.

Rimini Reboot (1)Sarà mostrato ed illustrato l’8 e il 9 di maggio presso la Cineteca Gambalunga e la Galleria dell’Immagine. Una Mostra e una Conferenza dal titolo “Rimini Reboot – Riprogetta Rimini” in cui si arriverà alla fine di un progetto di urbanistica durato mesi. Altissime competenze, innumerevoli ore di lavoro e pratiche scevre della tipica presupponenza politica hanno prodotto qualcosa di unico.  Chi vi scrive, essendo stato in qualche modo parte del progetto, si sente di consigliare ai lettori di queste righe la partecipazione all’evento, soprattutto per rendersi conto della differenza tra un lavoro di professionisti sinceramente ispirati e produttori di slide, che ormai non sono più buone nemmeno per prendere un finanziamento a San Marino. Fidatevi, per questo faran fatica a trovare un nome.

Nei prossimi giorni scriverò più diffusamente dell’iniziativa. Per adesso vi voglio lasciare con una domanda: può una città rinnovare se stessa, guadagnandoci in risorse, bellezza, integrazione e fruibilità? Un consiglio … per provare a rispondere al quesito bisognerebbe eliminare il PD dal quadro generale.

P.S.

“La nomina dell’on. Aldo Aniasi a presidente della Commissione Cultura di Montecitorio ha suscitato perplessità e critiche, a nostro avviso del tutto infondate. Aniasi è effettivamente un uomo colto. Anche se mai sul fatto.”  [Indro Montanelli]

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@DadoCardone

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How About Carnival Street Parade?

 
Brazil Carnival 2011 028Perdonate la domanda in Inglese, ma è una questione di adeguamento, non è che possiamo chiamare l’evento 2013 : Parata di Carnevale per Strada. Già… avete ragione. Sarebbe meglio chiamarlo evento 2014 perché è cosa nota che per quest’anno non se ne fa niente. Come mai? Per capirlo riportiamo gli estratti più significativi delle dichiarazioni del Primo Cittadino di Rimini, Andrea Gnassi.
“L’idea di Carnival Street Parade, a cui si era pensato nell’inverno scorso, è stata un’utile suggestione per indicare un punto di arrivo molto più ambizioso e in linea con le aspettative di tutti gli osservatori. “
 
e ancora:
“…stiamo pensando da qualche tempo di completare un ideale calendario che rappresenti la punteggiatura di alcune eccellenze dell’estate riminese: dopo la Molo, il Cheerleading, la Notte Rosa e Sportdance, un quinto evento di eguale impatto e capacità di mobilitazione, che abbiamo immaginato fondarsi intorno alla suggestione del ritmo come antidoto all’aria stagnante della crisi, della danza come invito alla bellezza del movimento.”
 
Insomma la motivazione dovrebbe essere: “non bruciarsi un’idea così forte senza la programmazione e la promozione necessaria”
 
Sarebbe da capire chi sono questi osservatori e soprattutto come la Carnival avrebbe potuto avere ancora meno impatto dell’evento di Cheerleading, anche se la vera perla di queste dichiarazioni è la definizione di danza che fa sembrare il tutto una bella supercazzola prematurata, ma magari è solo l’ansia di non riuscir a comunicare significati profondi.
Non è per fare sempre i maliziosi, ma  sembra che la mancanza di organizzazione e promozione sia debole come motivo in quanto cercando nell’Album Pretorio del Comune di Rimini si trova un progetto molto ben definito. Se poi vogliamo parlare di promozione la Carnival Street Parade era finito in quel circuito virale chiamato anche passaparola. Non esiste niente di più efficace ed economico. Guardando sempre gli stessi documenti si capisce poi che il progetto della Carnival era stato presentato in un sol pezzo unitamente a quello della Molo Street Parade e, come tale, aveva ricevuto un’approvazione con conseguente determina di un contributo pari a 50.000 Euro (più 10.000 € della Camera di Commercio).
Un domanda. Premesso che il progetto per le due feste, denominato Rimini Street Parade,  è stato presentato dall’entità privata Consorzio del Porto e considerato che i 50.000 Euro sarebbero dovuti essere, secondo quel che si legge sui documenti on line, il corrispettivo per la gestione artistica, logistica e promozionale di entrambi gli eventi… non sarebbe il caso che il referente del Consorzio, Lucio Paesani, dicesse qualcosa in più sui motivi della rinuncia? Magari qualcosa che non fosse ripetere le stesse identiche parole del Sindaco? Eppure nei giorni successivi alla riuscita della Molo Street Parade non sembrava di indole così abbottonata
.
Una delle regole più produttive della storia del giornalismo è “Follow the Money“, se vuoi capire come stanno veramente le cose, soprattutto quelle che sembrano non avere senso, segui i soldi. Noi però, che siamo “open” giornalisti, figli di una tastiera minore, non seguiremo la regola in quanto pare già esserci l’interesse del M5S di Rimini riguardo al succitato impegno di spesa.
Ci accontentiamo del modesto sfizio di un suggerimento. La prossima volta sarebbe meglio coinvolgere, anziché inibire, gli inventori della 9 Bar, visto il loro spiccato talento organizzativo. Pare che ad altri faccia difetto.
Davide Cardone
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