Fontana Malata

Inaugurata la fontana in piazza Malatesta. Al posto del fossato originale si è scelto di sminuire il Castel Sismondo con una piscina per il pediluvio.

Come avrete notato, pochi ed affezionati lettori, è da un po’ che non scrivo sulla Città di Rimini. Non lo faccio semplicemente perché affrontare temi politici non porta altro che polemiche inutili, non si aprono vere riflessioni. Si favorisce tuttalpiù un gioco delle parti e si finisce per rimanere inscatolati sotto una bandiera che non ci appartiene.

Sullo scempio che è stato fatto in piazza Malatesta però qualcosa la devo dire. Non che la mia opinione possa essere messa su qualche bilancia, pesa poco, tuttavia una ferita del genere richiede l’unico contributo che sono in grado di dare, la mia testimonianza. Lo devo a me stesso.

Cominciamo da principio. Rimini ha la fortuna di essere colma di tesori storici, cose di cui la maggior parte del turismo che l’attraversa non sa, né si interessa. Tra queste ineguagliabili eredità c’è Castel Sismondo, un castello della metà del 1400. Pare che alla costruzione, voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbia partecipato anche Filippo Brunelleschi.

Per molto tempo si è discusso di come comportarsi con l’edificio che, nella costruzione originale, era dotato di un fossato asciutto. Tra l’altro scoprire il fossato avrebbe rivelato di più del progetto originale, non un semplice fosso, ma “un vuoto definito da un’architettura” (come spiega con ampia letteratura il Prof. Rimondini da Rimini).

L’amministrazione di Rimini, seguendo logiche d’arredamento che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni, ha scelto però di rinunciare a questa unicità e di proporre una versione come dire… più facile da capire per tutti. Prima ha circondato il Castello con un praticello IKEA e poi gli ha inferto un colpo finale con una fontana aquafan. (Non che io abbia qualcosa contro Aquafan, ma li le piscine dove rinfrescarsi i calcagni svolgono una funzione coerente con il luogo.)

Ora. Come da sempre, in tutte le discussioni che riguardano Rimini e il mandato dell’Arredatore, abbiamo a che fare con l’unica superficiale constatazione: “ma è bella”. E qui mi prende lo sconforto…. Però cercherò lo stesso di spiegare un concetto che pare semplice, ma alla riprova dei fatti non lo è.

Avete presente il detto: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”? Ebbene, questo modo di dire non sta a significare che tutto ciò che ci piace, anche se vittime di lobotomia, è automaticamente giusto. Al contrario sta ad indicare quanto il valore della “bellezza” sia aleatorio.

Ciò che è bello oggi, non lo sarà tra dieci anni, figuriamoci tra cento. E’ per questo che esistono dei canoni di classicità che le soprintendenze dovrebbero difendere. A quanto pare per Rimini questa cosa non vale, come abbiamo già avuto modo di notare per la passerella che hanno aggrappato alle Mura Malatestiane, sfondandole con un centinaio di buchi.

Questa fontana poi, non so se inconsciamente o volontariamente, risponde al desiderio di consumo compulsivo della nostra società e guardate che questa non è una critica al sistema economico in quanto tale. E’ una critica allo svuotamento dei livelli di percezione della realtà. 

Un’opera d’arte, un patrimonio paesaggistico, un’eredità culturale, non sono solo buoni sfondi per i selfie. Sono cose da contemplare, su cui riflettere, in cui coltivare i nostri pensieri. Cose che addirittura provocano stati di confusione, come con la sindrome di Stendhal, ma non lo fanno perché sono semplicemente belle. Bello, di per sé, non vuol dire un cazzo (scusate il francese).

Se guardo il David del Caravaggio mi appassiono alla scena, mi turbo per la violenza, cado nel suo buio, ma non è che mi vien voglia di farci un buco per mettere la mia faccia al posto di quella di Golia e farmi un selfie (magari con il segno storto di vittoria come si usa) . E questo è esattamente quello che fa la “fontana malata” di piazza Malatesta. A chi importa veramente di essere di fronte ad un castello costruito 500 anni fa con il contributo di Brunelleschi ?

Lui sarebbe veramente contento, mi pare di sentirlo. “Ne è valsa la pena. Il mio genio coperto di prato Ikea e gente che inzuppa cani e pannolini mentre si ritrae con alle spalle il famosissimo Castello de Sticazzi. Ne è valsa proprio la pena.”

La gente, manco a dirlo, ha colto al volo l’invito a consumare la cartolina. E il Comune ripara con un regolamento che vieta quello per cui la fontana è stata costruita. Perchè a me non risultano altri motivi per fare una fontana con acqua alla caviglia e spruzzi. A Cattolica, da una vita, ci sono le fontane danzanti. La gente capisce qual è lo scopo. Ci si mette davanti e le guarda, non si butta dentro. Sul lungo mare invece ci sono quelle con gli spruzzi. La gente capisce lo scopo. Ci si mette sopra e si rinfresca le pudenda. A Rimini abbiamo fatto l’unica fontana per rinfrescarsi la uallera da guardare. Però bella eh!

P.S.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

(George Bernard Shaw)

@DadoCardone

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Come il TRC si sta mangiando il futuro della Mobilità Pubblica Riminese.

Il TRC è una patacata. Ora tutti stanno cercando di farselo andare bene e di trovare un modo di sfruttarlo al meglio, dato che ormai c’è. Il fatto contingente però rimane. Non è tanto che un autobus, in corsia protetta, per servire una tratta già coperta, rendendola tra l’altro meno agile, sia un simpatico modo per spendere inutilmente soldi pubblici. Il problema è che il Metromare, o trasporto rapido costiero, o la Melmopolitana, si sta mangiando il futuro della Mobilità.

Ce lo dimostra in questi giorni la diatriba tra START Romagna e i suoi dipendenti, che ha inevitabilmente coinvolto chi usufruisce del trasporto pubblico per muoversi, lavorare e andare a scuola. Avrete letto. I dipendenti protestano perché servirebbe più personale per coprire i turni, senza obbligare tutti a fare gli straordinari. Si parla di circa 10 persone. Come protestano? Ovviamente nell’unico modo che possa causare un disagio, facendo saltare le corse. E’ una protesta, mica una trattativa per che pizzeria prenotare dopo l’aperitivo.

A farne le spese sono anche gli studenti più giovani e così scatta la contro protesta delle mamme, che costringe Start a precettare i lavoratori. Attenzione però. La questione non deve diventare una lotta tra le mamme che, giustamente, vogliono garantito un servizio per minori promesso dal non tanto economico abbonamento, e il personale Start che, altrettanto giustamente, vuole garantito il suo diritto di non essere obbligato agli straordinari. Tra parentesi i nostri legislatori su questo tema sono colpevolmente indietro rispetto alle normative CE.

Il cortocircuito, il nodo da sciogliere, è la disponibilità di risorse che sono state destinate ad altro, mentre serviva che tutta la rete TPL si sviluppasse per le odierne esigenze. Se quei cento milioni di euro fossero stati indirizzati verso un adeguamento capillare e non verso una corsia a senso unico alternato che serve solo una tratta (già servita), forse oggi i lavoratori non dovrebbero lasciare a piedi i ragazzini per farsi ascoltare.

Il guaio, però, non è legato solo a questo periodo. Per gli inizi di Marzo il Comune, socio di Start, ha convocato un tavolo per trovare un accordo e qualche toppa la metteranno, immaginiamo. Sul trasporto pubblico locale incombe, tuttavia, anche l’altro braccio del TRC. E’ quello dalla stazione alla fiera, già servito da Trenitalia, che ruberà altri vent’anni d’investimenti (se ci mettono gli stessi tempi del TRC), per ovviare al drammatico traffico di quei 15 giorni (!) in cui la fiera lavora a pieno ritmo. Già perché gli eventi che ci mettono in crisi sono Ecomondo e Sigep, stop.

Come sottolineato in altre occasioni, su questo piccolo e incasinato pianeta, il Trasporto pubblico locale si sta indirizzando verso soluzioni piccole, modulabili e sostenibili. Navette elettriche, tra un po’ anche senza conducente, da assemblare, accorciare o intensificare a seconda dell’esigenza. Il piano di Rimini invece è lo stesso inaugurato da Bogotà vent’anni fa, solo che quella è una città di 8 milioni di abitanti servita in tutto il territorio. Per noi il futuro è il torpedone in corsia protetta, i trenini di Fiabilandia e la speranza che gli autisti non si stressino a guidare 10 ore al giorno. Auguri.

@DadoCardone

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Tecnopolo: Bonaccini non si costituisce parte civile.

La Regione Emilia Romagna ha deciso di non costituirsi Parte Civile al processo Tecnopolo. Chi deve tutelare l’Interesse Pubblico?

Ne abbiamo scritto più volte. A Rimini, con gli scandali Tecnopolo e Acquarena, ombre lunghe e scure si agitano sull’Amministrazione e sul partito che, sostanzialmente, la guida. Le indagini, venute alla luce grazie all’ex Assessore Roberto Biagini, hanno suscitato reazioni scomposte nel Primo Cittadino e nel PD. Se i dubbi dell’opinione pubblica rimangono, però, è per la posizione poco chiara rispetto all’opportunità di costituirsi Parte Civile nel processo Tecnopolo (attualmente rimandato al 21 gennaio).

Più chiara è la posizione del Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, la cui Amministrazione ha messo nero su bianco la volontà di non costituirsi Parte Civile. A rivelarcelo è la risposta a un’interrogazione della Consigliera Regionale Raffaella Sensoli.  In sintesi la risposta a firma Palma Costi, Assessore alle Attività Produttive, afferma che l’opera è stata finita e consegnata, dunque la Regione non si ritiene danneggiata.

La risposta, che si specifica fornita in accordo con l’Avvocatura della Regione, fa sorridere e non solo per la mancanza d’Opportunità Politica. La Notizia di Reato, che immaginiamo i responsabili della Regione abbiano avuto modo di leggere, ipotizza comportamenti riconducibili al falso ideologico e all’illegittima erogazione di finanziamento pubblico. Scendendo ancor più nel particolare si scopre che gli investigatori della GDF contestano un primo collaudo dell’opera Tecnopolo totalmente illegittimo, non perché mancasse qualche marca da bollo e nemmeno per l’assenza di qualche finitura.

Secondo le parole intercettate dell’allora Responsabile Unico del Procedimento, oggi a processo, l’Ingegner Massimo Totti, mancavano “il 30% dei lavori”. In questo 30%, per quanto approssimativo, è possibile ci fossero cose che ormai non si possono più verificare? Nella notizia di reato qualcuno, sempre intercettato, afferma di aver visto fare un muro senza aver messo malta, l’isolatore sismico, nel giunto verticale. Nell’estrema ipotesi che la struttura non sia adeguata a sopportare un terremoto, in che modo la Regione avrà tutelato l’interesse pubblico? E ancora. L’ipotesi di reato ci racconta che probabilmente uno degli iscritti al gruppo temporaneo d’impresa, realizzatore dell’opera, si è guadagnato la partecipazione tramite accordo con quel tale Mirco Ragazzi, che nulla dovrebbe c’entrare con la gestione pubblica. Alla Regione sta bene che nei cantieri da lei finanziati vi siano sospetti di tangente? Basta che l’opera, in un modo o nell’altro, venga finita?

Ci preme sottolineare che qui non è questione di mancare al Garantismo o di condannare senza processo. Vi sono indizi sufficientemente gravi per istruire un dibattito processuale e, a volte, i procedimenti giudiziari risolvono verità nemmeno ipotizzate nelle indagini (non si sa mai che qualcuno si penta). La costituzione in Parte Civile è solo una tutela, non costituisce un atto d’accusa e, se l’accusa riguarda reati che aggrediscono la Cosa Pubblica, le Istituzioni hanno il dovere di applicare questa garanzia.

Allora la domanda, per coloro i quali non dovessero considerare valide le giustificazioni fin qui ascoltate, è: perché Comune e Regione non vogliono tutelare l’interesse pubblico rispetto a una verità processuale che ancora non conoscono? Fatta la domanda e non ottenuta risposta soddisfacente, ognuno è libero di forgiare la propria opinione sul fuoco dell’arbitrarietà ed è questo il vero pericolo in cui incorrono certe decisioni. Qualcuno potrebbe anche arrivare a pensare che il Partito Democratico, evitando di far costituire Parte Civile le Istituzioni che governa, voglia preservare un proprio sistema. E’ un’ipotesi che bisognerebbe prendere in considerazione in virtù di un principio che si chiamava Opportunità Politica. Un bene di cui non si ha notizia da lungo tempo. Non solo dalle nostre parti.

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini.

Rimini: L’avvocato Roberto Biagini svela il contenuto delle indagini GDF su Tecnopolo e Acquarena.

A qualche anno dalla conclusione delle investigazioni della Guardia di Finanza, a reati già formalizzati, si ha la possibilità di capire i contenuti dell’indagine che ha coinvolto dipendenti del Comune di Rimini, nonché un cospicuo numero di soggetti privati, nelle irregolarità degli appalti di Tecnopolo, Acquarena ed altri tronconi di procedimenti penali conseguenti.

Il mezzo di questa conoscenza, ancora una volta, è l’Avv. Roberto Biagini, l’ex Assessore della prima giunta Gnassi, che si rivolse con un esposto alla magistratura, a causa di un soggetto non meglio identificato che faceva i suoi comodi negli uffici comunali, tale Mirco Ragazzi e che pare essere il perno di un sistema poco chiaro. Contestualmente alla conferenza stampa, da egli stesso convocata, Biagini ha condiviso i contenuti documentali ottenuti. Nel video qui proposto il riassunto degli avvenimenti e il motivo della decisione.

Nel frattempo già le prime reazioni. Quella di Andrea Gnassi in particolare, che accusa il suo ex assessore di aver voluto “ribaltare il tavolo” per non essere stato scelto nelle liste delle successive elezioni. Cosa che, per inciso, è un falso storico, visto che la denuncia di Biagini è dell’agosto 2015, mentre il Partito gli ha chiesto una candidatura nella primavera del 2016.

Fa Specie che il Sindaco di Rimini, pur nel rispetto del garantismo, scelga un atteggiamento così superficiale, senza stigmatizzare quanto successo negli uffici della sua amministrazione che, per quanto il processo debba ancora decretare una verità legale, non è cosa da minimizzare o barile da scaricare.

N.B.

Abbiamo scelto di proporvi il video della conferenza in versione quasi integrale, i tagli sono solo di vuoti o ripetizione nella discussione. Crediamo sia importante per gli interessati formare una propria opinione, senza apporre una nostra selezione dei contenuti. In un secondo momento proporremo un’analisi del contenuto documentale che riassume le indagini della GDF.

Le 4 puntate dell’inchiesta di Citizen sugli appalti di Acquarena e Tecnopolo:

@DadoCardone

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Scandalo Tecnopolo – Video intervista all’Avvocato Roberto Biagini

Rimini: Un’ombra si staglia malevola su diversi appalti della città malatestiana, ma, inspiegabilmente, se ne parla molto poco. La cronaca è avara di dettagli a proposito dei due filoni d’indagine, aperti a Rimini e a Bologna, in relazione agli appalti di Tecnopolo e Acquarena. Tre impiegati comunali sono già passati da indagati ad imputati e continuano le indagini su Mister X, l’uomo che pare sia stato “suggerito” dalla politica, alle aziende appaltatrici e agli uffici pubblici, per “risolvere i problemi”.

Come si è arrivati all’apertura di quest’indagine che, tra le altre cose, mette in campo ipotesi di turbativa d’asta, falso in atto pubblico e truffa? Il merito è di Roberto Biagini, l’Assessore della Prima Giunta Gnassi che, dopo aver saputo della presenza dell’estraneo che si aggirava per gli uffici comunali, ha condotto un’indagine interna, per poi consegnare una relazione alla Procura della Repubblica. Perché Biagini sembra fosse l’unico a non conoscere Mister X? Come ha scoperto della sua esistenza? Cosa c’entra con questa faccenda Sergio Funelli, Capo Gabinetto del Sindaco? Esiste una relazione tra l’azione di Biagini e la sua estromissione dalle liste PD, voluta da Andrea Gnassi in persona e comunicata dal Segretario Regionale Paolo Calvano?

Ce ne parla lo stesso Avvocato Biagini in quest’intervista.

@DadoCardone

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Gnassi Croatti: sarà amore o idiosincrasia?

Come noto ogni super eroe ha bisogno di una nemesi, se no… contro chi li sfoga i super poteri? Allo stesso modo ogni Sindaco, che per due mandati ha potuto fare tutto quello che voleva, ha bisogno di un nemico politico, altrimenti a chi da la colpa di quello che non riesce a fare?

Su questo si basa la nuova “fiction” riminese, l’ultima novità in fatto di intrattenimento politico. I protagonisti sono Andrea Gnassi e Marco Croatti. Uno è un uomo volenteroso che cerca di superare i propri limiti nel marasma della burocrazia. L’altro, Gnassi, è un grillino della peggiore specie, come comunemente inteso dal Partito Democratico.

Per il Sindaco di Rimini è vero tutto e il contrario di tutto, quando gli serve e, ultimamente, soprattutto quando si parla di Croatti. Il blocco dei finanziamenti per Rimini Nord? E’ colpa di Croatti che si disinteressa e pensa solo alla poltrona. Lo sblocco dei finanziamenti per la rotonda sulla statale? Che Croatti non provi a dire che il suo interesse sia valso qualcosa.

Ma allora Sindaco, l’interessamento di Croatti pesa o non pesa? Bisogna che perlomeno Lei si metta d’accordo con se stesso, senza accampare motivazioni stile: “la rete non dimentica.”, come nell’ultima dichiarazione in cui sostiene che il M5S si sia opposto alle rotonde della Statale. Una solenne minchiata. Lo dico con cognizione di causa, visto che del Movimento (quello vero) ho fatto parte per diversi anni. L’unico appoggio, che non fosse speculazione accademica, era al comitato contro la “terza corsia”. Va da se che non riuscendo ad evitarla le opere complementari all’autostrada sono sempre state ritenute indispensabili.

La verità, come al solito, sta nel mezzo. L’interessamento di Croatti è uno degli elementi necessari, ma potrebbe essere molto più performante se non avesse a casa un Sindaco, nonché Presidente della Provincia, in assetto da guerra contro tutto quello che può appannare la sua azione. E poi… diciamoci la verità. L’accusa a Croatti di “mettere il cappello sul lavoro degli altri” non è altro che una proiezione, un vero e proprio tranfert psicologico del proprio comportamento ad altri. ‘Na coda de paglia insomma.

Intanto gli esperti di Fisica Quantistica hanno elaborato la figura del Croatti Schrödinger. Marco è contemporaneamente capace ed incapace di favorire finanziamenti al territorio… finché non apri il Carlino e non leggi cosa ha detto il Sindaco non lo sai. 

@DadoCarone

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Ma i lungomare di Gnassi era in fase esecutiva?

Parzialmente sbloccata nella notte la questione dei fondi per le periferie, a cui era interessata anche Rimini Nord. Ecco la nota del Presidente del Consiglio Conte:

Ho ascoltato con grande disponibilità’ le istanze dell’Anci e, con i sindaci presenti, ho condiviso l’obiettivo di avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più’ rapidi.

La soluzione che intendiamo adottare e’ quella di inserire nel primo decreto utile (successivo alla conversione del Milleproroghe) una norma che di fatto dia la possibilità’ di recuperare la realizzabilità’ dei progetti già’ in fase avanzata. In sostanza, questo garantirà’ un’agevole prosecuzione dei progetti già’ esecutivi, fondamentali per mettere le amministrazioni comunali nelle condizioni di garantire ai cittadini servizi e investimenti, offrendo le risorse necessarie sulla base del reale stato di avanzamento dei progetti.

Nonostante questo, sui quotidiani locali di oggi, leggiamo dichiarazioni del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi che non abbassano per niente i toni, ma al contrario continuano a ventilare azioni legali. Come mai?

Forse la chiave di lettura di tanta veemenza è da ricercarsi nel termine tecnico piuttosto specifico usato dal Premier Conte, che parla di progetti “già esecutivi”. Forse non tutti sanno che i progetti formalmente si dividono in varie fasi, l’ultima delle quali è appunto la fase esecutiva, che redige in conformità al progetto definitivo il  dettaglio i lavori da realizzare e il relativo costo previsto. Questa fase deve essere sviluppata ad un livello di definizione tale da consentire che ogni elemento sia identificabile in forma, tipologia, qualità, dimensione e prezzo.

Chi scrive ha forti dubbi che il progetto fosse in questa fase. Si è sempre infatti parlato di idee sviluppate in partecipazione con i cittadini, ma niente più di questo. Il Progetto Esecutivo per il Lungomare di Rimini Nord è già stato redatto e consegnato o siamo al solito rendering salva tutto? Il dubbio si dissolverà presto con l’assegnazione dei fondi, o ce lo potrebbe risolvere prima qualche parlamentare con notizie certa e documentate.

Nel frattempo riportiamo integralmente un intervento dell’ex  Consigliere Comunale Gianluca Tamburini, che nel suo ruolo ha potuto saggiare direttamente, in più di un’occasione, l’operato dell’Augusto Gnassi e delle sue “guerre al cemento”.

@DadoCardone

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Le rapine di Gnassi.

Non vorrei essere frainteso, perché l’argomento è delicato e riguarda le legittime aspirazioni di Rimini Nord ad avere un lungomare riqualificato. La premessa d’obbligo è, dunque, che le promesse fatte ai cittadini della zona dovrebbero trovar modo di essere realizzate.

Il problema per Rimini Nord, come lo è per Rimini Sud, che di quelle promesse non ha sentito nemmeno l’odore, non è però che il nuovo Governo abbia o meno tagliato qualcosa. La questione è che in anni di Centro Sinistra, benedetto dalla continuità, le periferie di Rimini sono state oggetto tutt’al più di “mance elettorali”.

A Rimini ne sono stati spesi di Big Money. Basti pensare all’inutile TRC, se parliamo d’infrastrutture, o ai soldi pubblici buttati nel pozzo senza fondo di Aeradria, o ancora ai passa cento milioni investiti nel comparto “ cultura”, tra teatri economicamente insostenibili, piazze Ikea sotto il castello e passerelle quasi ciclabili che vandalizzano l’invaso del ponte di Tiberio. Questa ovviamente è una sintesi riduttiva, le spese sono state tante e tali che Rimini dovrebbe essere completamente un’altra città.

Il punto è che nella programmazione degli investimenti le periferie non sono mai state considerate. L’anno scorso, in scadenza di mandato, il magnanimo Gentiloni si è fatto un bel tour a firmar patti, chiedendo in garanzia semplici dichiarazioni di intenti a Sindaci che, come Andrea Gnassi, hanno costruito la loro leggenda sui rendering.

Ora. Ai firmatari di quei patti non serviva la sfera di cristallo per prevedere quello che sarebbe successo, se la loro parte politica non avesse prevalso nelle imminenti elezioni. E’ per questo che, secondo me, ci vorrebbe una legge che impedisse mance elettorali, perlomeno al di fuori di una programmazione economica sicuramente sostenibile. Gentiloni, secondo il nuovo Governo, non aveva spazio per fare quel tipo di promesse, perché non completamente finanziabili e perché incuranti delle prerogative Regionali.  Da qui la decisione di rivedere i progetti.

Giusto? Sbagliato? Ognuno degli interessati, per parte politica o perché destinatario di quei progetti, si sarà fatto legittimamente la sua opinione e la difenderà nel modo che ritiene più consono. Poi però… c’è Gnassi, che se fosse nato in Campania sarebbe il legittimo successore di Mario Merola.

Il Primo Cittadino, a mezzi d’informazione locali riuniti, l’8 agosto, urla alla “Rapina”, espone immaginette della Santissima Madonna del rendering e afferma di essere già “al progetto esecutivo”. Peccato che l’esecutivo arrivi solo dopo il definitivo e il definitivo è stato approvato la stessa sera dell’8 con una riunione di Giunta straordinaria. Sto giro la manovra di mettere tutti davanti al fatto compiuto ha il fiato grosso.

Pare evidente, almeno a chi scrive, che lo spettacolo, compresa la ventilata minaccia di non versare l’IMU allo Stato, sia recitata a favore d’opinione pubblica, più che per una speranza frustrata. Esacerbare la discussione chiamando alla rapina, approvare progetti a parole, prima che con gli atti, e minacciare rivolte fiscali, non sembrano proprio caratteristiche di chi ha una ragione legale da sostenere. A dirla tutta, sembra più che altro l’imbastimento di un bel ruolo da vittima.

P.S.

A Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza. [Proverbio Napoletano]

@DadoCardone

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Quando Gnassi si accorse che il Terzo Reich gli passeggiava sulle spiagge.

E’ proprio vero, quando ti diverti il tempo passa e non ti accorgi di nulla. E’ successo anche all’Augusto Gnassi che, nella sua stagione preferita, si abbuffa di feste e gli sfuggono parecchie cosette. Nelle edizioni meglio riuscite delle sue feste, come da puntuale dichiarazione di ogni anno, non si accorge, per esempio, che i rapinatori arrivano a frotte ed organizzano una specie di Giochi senza Frontiere del Furto.

E’ successo sia nella Notte Rosa, sia alla Molo Street Parade, avete presente, no? La festa dove, tra l’altro, il povero Paesani perde, dice lui, 30.000 euro l’anno. E noi che siamo scesi dalla montagna del sapone, con l’anello al naso e la sveglia al collo, non abbiamo dubbi che sia così.

Non ci crederete, ma questa non è la cosa più grave successa. Quest’anno, nel fine settimana della Notte Rosa, Neo Fascisti italiani e Neo Nazisti Polacchi si sono intruppati alla stazione, per poi scendere al mare a farsi selfie da ronda Nazifascista. Lo scopo? Loro affermano di aver garantito la sicurezza e salvaguardato la virtù delle sprovvedute femmine che si aggiravano nella notte pronte ad essere violentate. La verità è che hanno complicato il lavoro delle Forze dell’Ordine, che già avevano il loro bel da fare.

In tutto questo il Sindaco di Rimini, città medaglia d’oro al valor civile, non ha detto una parola. O meglio… l’ha detta, ma quando ormai persino Ottaviani si era stufato di millantare imprese che manco nel ventennio. Pare (e dico pare) che grazie a lui anche i treni siano arrivati in orario in quel fine settimana.

Cos’ha detto il Primo Cittadino, quando s’è raccapezzato? Una roba che più o meno suonava così: “era tutto sotto controllo, non parlatene troppo sui giornali, questi sono quattro scappati di casa e, comunque, la responsabilità è della Questura”.  C’è da capire il tentativo, tardivo, di minimizzare. Una truppa nazifascista in giro di ronda per le spiagge non è un bel biglietto da visita per il turismo riminese, anzi, a dirla tutta è proprio un bel danno d’immagine. Si è sentita di nuovo gemere la trave dei Tre Martiri sotto il peso delle corde.

Si poteva impedire? Da svegli sì. Infatti, la legge italiana prevede le ronde solo come sussidiare alle polizie municipali e previo apposito addestramento. Per intenderci… l’addestramento non è sostituito dai precedenti per risse e violenze varie. Già qualche giorno prima diverse organizzazioni avevano cominciato a protestare per lo scempio rappresentato da quest’appuntamento in camicia nera, facendo rinunciare anche il primo Hotel che si era prestato ad ospitare il Terzo Reich. Si vede che Gnassi aveva altro da fare.

Complimenti Sindaco, bella figura.

 

@DadoCardone

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E Patto Civico ci spiega cos’è la cultura.

Patto Civico, il partito del Consigliere che chiama le partecipate pubbliche ad occuparsi della sua siepe, non smette mai di dare soddisfazioni. Oggi è il turno del Consigliere Davide Frisoni, pittore e presidente della Commissione Cultura che dichiara: Basta soldi ai centri sociali, meglio destinarli ad attività culturali.

A questo punto le ipotesi sono due: o Frisoni non ha idea di cosa succeda in un Centro Sociale, o non sa proprio cosa sia la cultura. In sintesi dichiara che per aprire un centro sociale bisognerebbe vincere un bando e pagare affitti, altrimenti i soldi che il comune dedica a quei luoghi ( centomila euro a vario titolo) sarebbe meglio dedicarli  ad attività culturali, non meglio definite.

Al consigliere della giunta Gnassi sfuggono un paio di concetti basilari. Il primo tra tutti è che i centri sociali si occupano di “controcultura”, che è sempre cultura, ma possiede la caratteristica fondamentale di reagire ai canoni imposti. Cosa che un “artista”, come qualcuno definisce il Consigliere, dovrebbe comprendere e apprezzare.

In un centro sociale si fa musica, poesia, teatro, si promuovono libri, sono prodotti studi sociali e si pratica l’azione fondamentale per l’evoluzione di ogni cultura: la contaminazione. Forse (e dico forse) essendo Patto Civico una lista smaccatamente di Destra, anche se parassita una giunta PD, è proprio questa contaminazione a dar fastidio.

Un’altra delle caratteristiche che l’artista Consigliere dovrebbe comprendere è che i Centri Sociali occupano e riqualificano luoghi abbandonati. Buchi neri della città in cui, altrimenti, si praticherebbe altro… come Rimini dovrebbe aver tristemente presente. Se il Comune dovesse riqualificare quei luoghi di tasca sua e produrre attività, che già vi si svolgono, la spesa sarebbe molto più alta dei centomila euro che inquietano Frisoni.

Per quanto riguarda l’opinione di chi scrive, sembra proprio che Frisoni abbia un cattivo rapporto con la cultura e, a conferma, cito un recente confronto su Icaro TV dove difendeva a spada tratta l’abominio della passerella al Ponte di Tiberio, appiattendosi sulle tesi dell’Amministrazione al Corten.  In ogni caso in nessuna delle diverse definizioni che si danno della Cultura esistono specifiche che escludono quella prodotta nei Centri Sociali. Poi certo ci sono le definizioni personali e, se lo chiedessimo allo stesso Frisoni, probabilmente sosterrebbe che fare cultura significa dipingere pozzanghere.

Per tutti gli altri un invito a visitare i centri sociali che sicuramente appartengono ad una determinata visione politica, ma che di cultura ne promuovono senza dubbio alcuno.  Faccio l’esempio con ciò che conosco (non vorrei sembrare un Frisoni qualunque) invitandovi a dare un’occhiata al palinsesto di Casa Madiba Network che, tra le tante iniziative promosse, prevede anche un corso di Italiano per extracomunitari. Se non è cultura questa!

P.S.

“Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti Catone visse dopo la morte della libertà, né la libertà dopo la morte di Catone.”    [Lucio Anneo Seneca]

 

@DadoCardone

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E’ colpa del giardiniere – Erbetta trova il capro espiratorio.

.Ricordate il caso del Consigliere Comunale residente a Gaiofana che si sarebbe fatto tagliare la siepe da Anthea? Nulla di fatto. Per meglio dire: una risultanza dalle interrogazioni in Consiglio e dall’indagine Anthea c’è stata, ma è il classico capro espiatorio.

Un breve riepilogo. Martedì 26 marzo mezzi e personale Anthea hanno fatto prima una ricognizione e poi potato la siepe di Mario Erbetta, consigliere di Patto Civico in forza alla maggioranza del Sindaco Andrea Gnassi. Mercoledì 27, personale sempre Anthea, ha recuperato gli sfalci completando il lavoro. Di quanto affermato esistono testimonianze dirette.

Il caso, grazie a vicini indignati e a Citizen Rimini, esplode e il consigliere si difende, sulle pagine del Resto del Carlino, affermando di aver chiamato Hera per raccogliere gli sfalci, ma nessuno ha risposto e allora si è servito da Anthea, facendosi fatturare quanto dovuto. Dato per credibile che ognuno di noi, nel caso di mancata risposta di Hera, possa chiamare Anthea, nella difesa viene totalmente evitata la menzione del fatto più grave, ossia la potatura della siepe.

Nel primo Consiglio Comunale utile Zoccarato chiede conto alla Giunta del comportamento di Erbetta e l’Assessore all’Ambiente Anna Montini risponde che il Comune è consapevole del caso e aspetta le risultanze dell’indagine interna di Anthea.

Ebbene, la risposta è arrivata ed è questa:

Dalle verifiche effettuate da Anthea, si è appurato che, al di là del pagamento del servizio da parte del Signor Mario Erbetta, un dipendente ha effettuato il citato intervento su suolo pubblico, senza attivare le usuali procedure e senza darne informazione ai suoi diretti superiori. Ne è scaturito un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso da parte di Anthea.

Tutto a posto? No, proprio no. L’intervento su suolo pubblico, la raccolta degli sfalci, è la diretta conseguenza di un intervento su suolo privato, la potatura della siepe. C’è da fare una sola domanda, una facile facile: Il Consigliere Comunale Mario Erbetta, pubblico ufficiale, si è fatto tagliare la siepe di casa da un’azienda partecipata che, per suo oggetto sociale, ha solo il verde pubblico?

La risposta dell’Assessorato, per quanto corta, crea più interrogativi di quanti ne risolva e chiarisce solo un punto: la colpa di tutto è stata addossata ad un dipendente, che non poteva certo fare tutto da solo, compresa la fatturazione. Libera altresì Consigliere e Maggioranza da un imbarazzo totale (o almeno l’intenzione pare essere questa).

L’opinione di chi vi scrive è che tutto ciò sia una vergogna. Non so se esistano gli estremi di un reato, ma la politica in questa occasione ha due obblighi fondamentali dettati dall’opportunità politica. Il primo è quello di accertare i fatti nella loro interezza, il secondo, conseguente, è quello di valutare l’adeguatezza di una risposta come quella qui riportata. Questa mezza ammissione con tanto di Capro espiratorio pert a manger da l’idea di qualcosa di surrettizio, suggerimento che un’Amministrazione Pubblica non dovrebbe concedere ai suoi detrattori.

Infine un appello al Partito Democratico. La recente dura sconfitta elettorale è stata attribuita, dallo stesso PD, ad una non meglio specificata “lontananza dalla gente”. Di mea culpa recitati ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora il caso di dare dimostrazioni pratiche. Magari, per il caso in questione, sarebbe opportuno chiedere un approfondimento delle indagini fatte da Anthea e domandare perché non si menzioni la siepe tagliata su suolo privato. Ottenute le risposte, che spettano ai Consiglieri Comunali come depositari di fiducia pubblica, sarebbe forse opportuno di dissociarsi e chiedete le dimissioni del collega di Maggioranza. L’ignavia quando si rappresenta la Res Publica non è concessa.

P.S.

Capisco che ai giorni nostri di verità fatali non ne esistano più, ma anche la costruzione di realtà di comodo ha un confine e si chiama decenza.

 

@DadoCardone

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Dodici milioni di euro per consumare anche Fellini.

Rimini è una città con due strategie, che però non sono convergenti. Una è la Rimini permissiva, quella delle feste alcoliche e degli alberghi lowcost, l’ideale per ricoprire le strade di vomito d’adolescente. L’altra è quella chiamata “del Motore culturale”. Cento milioni di euro per sfondare, asfaltare e cambiare significato al patrimonio architettonico, allo scopo di incoraggiare turismo culturale (oggetto misterioso).

Lo slogan potrebbe essere: “Rimini, giocarsi il fegato tra feste e musei”. Questo chiaramente fino a quando non faranno le feste direttamente nei musei, ma tranquilli che ci stiamo arrivando. Nel frattempo stiamo spendendo 12 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che vorrei ricordare sono sempre soldi delle nostre tasche, in un astruso progetto di museo diffuso dedicato a Federico Fellini.

Il progetto è composto dal ripristinato Fulgor, che ospita la casa del cinema nello stesso palazzo, Piazza Malatesta trasformata in un circo fake all’aperto e Castel Sismomdo, che sarà sede dei set felliniani. Considerato che Fellini, come da sue dichiarazioni certe, non avrebbe mai voluto essere usato come una tappa turistica, appare singolare questo accanimento.

Al di là dei desideri di Fellini, che con Rimini e i riminesi pare non sia mai andato troppo d’accordo, ha senso investire sulla sua unica figura una somma che si sogna persino l’Istituto Lumière? E’ in grado “il Maestro”, da solo, di cambiare le sorti del turismo riminese?

Se guardiamo alla classifica dei cento musei più visitati al mondo, l’Italia comincia a far capolino in ventesima posizione con la Galleria degli Uffizi. Alcune posizioni più sotto seguono: il Palazzo Ducale di Venezia, la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Castello di Miramare di Trieste, il Palazzo Reale di Milano, Palazzo Strozzi di Firenze, Il Museo Nazionale di Capodimonte, Castel Sant’Angelo di Roma, Palazzo Pitti di Firenze, il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano di Roma, la Reggia di Venaria e Il Museo Nazionale Vittoriano (Altare della Patria). Appare chiaro che, per spostare centinaia di migliaia di visitatori, come nelle presunzioni dell’Augusto Gnassi, sia necessario appoggiarsi a quello che già il mondo conosce molto bene di noi, ossia il Rinascimento.  Ma dove trovare qualcosa di Rinascimentale a Rimini? (Domanda da leggersi in tono ironico/sarcastico).

Certo è che prendere un castello rinascimentale, su chi si è posata anche la mano del Brunelleschi, mettere ai suoi piedi una piazza Ikea e riempirlo di set Felliniani in pianta stabile, non sembra proprio percorrere i trend di successo dei musei più visitati al mondo. Sarebbe come prendere l’ala del Louvre progettata da Pierre Lescot e dedicarla permanentemente a François Truffaut. Di solito ai grandi maestri del Cinema (persino ad Hitchcock che i musei li usava come Set) si dedicano retrospettive, rassegne, tutt’al più mostre itineranti. Il motivo è semplice: la loro arte sono i film e i film non stanno sei musei.

L’impressione (una forte impressione) è che qualsiasi cosa decida quest’amministrazione serva più a mettere comodo l’ego di Gnassi, un uomo non certo in confidenza con la cultura, il modo in cui  spende i soldi dei contribuenti lo dimostra. A Rimini uomini di cultura cui appoggiarsi ce ne sarebbero molti, solo che quasi tutti “tengono famiglia”. Ve lo dice un ignorante.

P.S.

Non vorrei mettere il dito nella piaga, ma finora a Rimini due cose hanno portato il nome di Fellini: l’aeroporto e la fondazione. Che le loro disavventure siano un’esplicita richiesta di Federico di lasciarlo in pace? Bastava il Fulgor, dai…

 

@DadoCardone

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A Rimini la Trasparenza non è cosa per i cittadini. Lettera aperta di Moreno Neri.

Nel corso dell’esistenza di Citizen Rimini abbiamo più volte messo in evidenza un sentimento di alterigia che l’Amministrazione Comunale sembra provare nei confronti dei cittadini, soprattutto quando questi si fanno parte attiva e rifiutano di irregimentarsi.

Nella pubblicazione di oggi proponiamo un fatto emblematico e, secondo noi, molto grave. Moreno Neri, probo e proattivo cittadino riminese, prova a fare chiarezza sull’annosa questione della spiaggia libera e della sua destinazione utilizzando il mezzo che la legge gli mette a disposizione: un accesso agli atti. C’è da ipotizzare che le sue domande siano motivo di imbarazzo per l’Amministrazione, infatti, scaduti i termini, nessuno ha risposto.

Indolenza, panico, o arroganza? Moreno ci consegna le sue perplessità in questa lettera aperta:

Io stesso, da cittadino riminese, mi sento imbarazzato per l’inadempienza del Comune di Rimini in merito all’accesso agli atti relativi alle autorizzazioni delle reiterate occupazioni della spiaggia libera di Piazzale Boscovich nel corso del 2017 e in questo corrente anno.

A poco meno di due anni dall’entrata in vigore del Decreto legislativo del 25 maggio 2016, n. 97 Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, il cui scopo è di avvicinare il più possibile il cittadino all’ente pubblico, posti su un piano di parità e di collaborazione, non voglio pensare che questa mancata risposta a un semplice accesso di atti fornisca, viceversa, una risposta precisa circa la concezione di un’amministrazione comunale che si ritiene legibus soluta. L’idea di essere al di sopra della legge, di poter fare ciò che si vuole, di essere il “sovrano” praticata nei fatti (e non per “problemi caratteriali”) costituisce un modo per incoraggiare l’istintiva anomia del cittadino italiano e riminese legittimandone l’atavica attitudine alle illegalità e insieme per incentivarne il connaturato conformismo, consentendo la sua istintiva inclinazione alla sottomissione a un capo (ora togliattiana, ora renziana e domani chissà).

È un modo di fare che sta provocando nella nostra città guasti profondi col persuadere il cittadino che la legge non è uguale per tutti, che la furbizia paga sempre, che col denaro si può acquistare ogni cosa, che basta essere sodale del potente di turno per riceverne benefici, che ogni cosa compresi i beni pubblici può essere oggetto di mercificazione.

La legge che norma l’accesso agli atti è nata proprio per contrastare queste forme di malcostume tutto italiano e per favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. È nata anche, dando a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, con la finalità di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, che non è qualcosa di fastidioso o qualcosa da screditare.

L’accesso alla documentazione sulla spiaggia libera, un accesso che per legge dovrebbe essere libero ed incondizionato, è dunque giustificato dalla sola volontà di capire se e quanto la macchina pubblica funzioni effettivamente nell’interesse del pubblico o se e quanto, invece, si lasci rallentare o guidare da interessi privati che meriterebbero di restare sulla porta della Pubblica Amministrazione e, nel caso specifico, fuori dalla Spiaggia Libera, la cui gestione non può essere pensata come se fosse una proprietà privata e non un bene pubblico.

Negligenza, trascuratezza, scarsa considerazione della cittadinanza, arroganza, desiderio di opacità … non so quali e quanti di questi elementi ci siano alla base di questo ritardo che, senza dubbio, costituisce un danno per l’immagine della Pubblica Amministrazione.

Ci sarà sicuramente qualcuno che protesterà accampando che un mancato accesso agli atti e qualche giorno di ritardo sono piccola cosa e che siamo quelli a cui non va mai bene niente. A questa obiezione rispondo che, come insegnano i saggi, il diavolo si nasconde nei dettagli. Sono i piccoli dettagli di qualcosa che rendono difficile o impegnativo il portare avanti o il portare a compimento questo qualcosa.

Attendo con fiducia che la Responsabile della Trasparenza Laura Chiodarelli ponga rimedio a tale situazione.

Moreno Neri

La lettera pubblicata non necessita di alcuna aggiunta per rappresentare perfettamente lo stato d’animo di un cittadino che si vede ignorato, a dispetto di quanto stabilito da un decreto legge. E’ evidente, sottolineiamo noi, che un atteggiamento del genere può dar adito a pensieri poco edificanti. Che si tratti di superficialità o precisa volontà, una norma di trasparenza è stata violata. In un contesto poi che di trasparenza ne riusciva a comunicare già poca.

 

@DadoCardone

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Il Trasporto Rapido Costiero e l’inconsapevolezza riminese.

Al riminese basta poco, bisogna ammetterlo. E’ come se avesse un buco nel serbatoio della consapevolezza ed allora considera un regalo ogni metro di certezza che riesce a percorrere. La piadina, la passeggiata a Marina, la Molo Street Parade, “la città è piena di cantieri, qualcuno starà pur facendo qualcosa” e poi tra un po’ arrivano le belle giornate e si va in spiaggia. Perché turbare esistenze che hanno bisogno di questo e poco altro?

Questa riflessione nasce ispirata dai commenti sotto gli ultimi video di promozione del TRC, il Trasporto Rapido Costiero, quasi giunto a fine opera. Lasciando correre la categoria “bello”, che è il commento fatto da chi non ha nulla da dire, ma comunque vuol dire la sua, c’è ancora chi chiede: “Cos’è?”. C’è anche chi risponde: “Una metropolitana!”. Sono queste perle che ti fanno perdere voglia di impegnarti in un qualsiasi tipo d’informazione.

Ma come: “cos’è?”. Sono anni che se ne discute, si litiga, si denuncia, si riempiono colonne di quotidiano e bit di testate online. Qualcuno potrebbe addirittura affermare che non è poi così importante saperlo, non fosse che questo TRC è il futuro della mobilità riminese e presuppone lo scarto di qualsiasi soluzione sensata  ai problemi in merito.  Allora lasciate che il caro vecchio Citizen vi rinfreschi la memoria su cos’è il TRC. Senza pretendere che serva qualcosa, per carità!

Il TRC, il Trasporto Rapido Costiero, che qualcuno ha l’ardire di chiamare metropolitana di superficie, è uno spreco di più di cento milioni di Euro. Perché parlo di spreco? Basta distogliere lo sguardo dalle pensiline design e guardare al tracciato. Dieci km di asfalto che corrono paralleli alle rotaie della ferrovia, terra strappata ai cortili, molte volte abbattendo immobili privati, per la meraviglia di una corsia a senso unico alternato al servizio di un autobus che doppia servizi già esistenti.

La linea 11 serve già capillarmente la tratta in questione, lo fa per gli studenti d’inverno e per i turisti d’estate. Cosa dire a chi invece volesse andare direttamente da Rimini a Riccione e viceversa? L’hanno inventato nel 1800, si chiama treno, tra Rimini e Riccione ci sono circa una trentina di corse al giorno,  a cominciare dalle 5.45 della mattina. Tempo di percorrenza: dai 6 ai 12 minuti. Si spende di più? Sì… aspettate di vedere quanto costeranno i biglietti della meraviglia. Tariffe che, tra l’altro, essendo l’obsoleto progetto giustificato con volumi di passeggeri che oggi non esistono, difficilmente potranno coprire il l’impegno di gestione.

Che cos’è dunque il TRC? E’ un atto di cementificazione travestito da riqualificazione, come ogni azione di quest’amministrazione votata agli Dei Palazzinari. Mi sembra di vederlo Andrea Gnassi, prima di andare a dormire, accendere una candela votiva a Francesco Gaetano Caltagirone. Posso dirvi anche cosa non è il TRC: non è la risposta al traffico che sta strozzando la città, nonostante cartelletti colorati e Fila Dritto vari.

Esiste inoltre anche un grave dubbio sul fatto che il TRC possa in effetti sostituire la linea Start a cui vuole fare le scarpe. Anche se nel suo nome appare il sostantivo “Costiero”, il TRC è costretto a seguire la ferrovia e di conseguenza, circa dall’altezza dei bagni 60, devia verso monte, lasciando senza connessione la zona più pregiata del turismo riminese. E’ ovvio che gli albergatori pretenderanno, per la tratta scoperta, una qualche circolare che non costringa i turisti a scarpinare con i trolley, la prole, le carrozzine e chi più ne ha più ne metta. Un altro autobus per colmare i vuoti di quest’opera insulsa.

Il Primo cittadino, però, fa bene a promuoverla e a scatenare i suoi creativi dello storytelling. Ci raccontano addirittura che le nuove pensiline saranno luogo di aggregazione per i ggiovani (la doppia g è per la pronuncia). Fa bene perché questa volta l’Amministrazione non può dire di essere appena arrivata e di aver dovuto rispettare un precedente vincolante accordo. Prima che si cominciassero i lavori, in una delle apposite commissioni, era stato detto che il fondi del CIPE (Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) non sarebbero stati persi nel caso il progetto fosse stato riconvertito in qualcosa di coerente con il tema della Mobilità. Procedere, dunque, è stata una volontà fin troppo chiara. La volontà di ignorare una vera esigenza, forse sperando di risolvere tutto con qualche rotonda, per attenersi alla linea di partito e agli interessi (legittimi o no, non sta a me dirlo) che l’opera garantiva.

Chiaro ora cos’è il TRC? Un autobus, in corsia protetta, che viaggia su di un senso unico alternato, che doppia servizi esistenti, costato più di cento milioni di euro. Adesso pensate a cosa si poteva fare veramente con cento milioni di euro per la mobilità riminese.

P.S.

“Il vero incantesimo che salva dal tempo e dal dolore è l’inconsapevolezza.” [Erasmo Da Rotterdam ]

 

@DadoCardone

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Il Curioso caso di Mister Erbetta.

Premessa. In questa povera Rimini si è completamente perso il senso dell’opportunità politica ed è stato bellamente sostituito dal silenzio imbarazzato.

Ricorderete gentili lettori di Citizen (tutti e due) che qualche giorno fa abbiamo tirato fuori su queste pagine il caso del Consigliere Comunale di Maggioranza Mario Erbetta che, con l’aiuto di uomini e mezzi Anthea, partecipata pubblica, ha messo a posto la sua bella siepe. (L’Erbetta del vicino? La taglia Anthea.)

Il caso, che in altri luoghi avrebbe scatenato l’ira delle opposizioni, a Rimini è rimbalzato dolcemente su tutta la politica senza lasciare segno. Non una dichiarazione della Maggioranza cui il Consigliere appartiene, non un comunicato stampa da uno dei 5 (e dico cinque) partiti che compongono l’Opposizione, non una dichiarazione del Sindaco alla cui maggioranza il partito di Pizzolante ha ben contribuito.

L’unica traccia sono tre colonne a pagina 42 del Carlino, dove si lascia al Consigliere l’agio di mischiare le carte e dove sembra che l’unica azione avvenuta sia il prelievo degli sfalci il 27 Marzo. La vera questione, invece, è che il pomeriggio del 26 marzo mezzi Anthea e personale Anthea sono stati usati per potare la siepe di Mario Erbetta. Fuori orario è consentito? Che ce lo dicano invece di parlare solo di rimozione di sfalci (comunque compito di Hera).

Che significato dobbiamo dare a questo silenzio, a questa “discrezione”? No, perché il buttarsi a terra e fingersi morti, è un atteggiamento che posso capire dagli appartenenti al partito Petaloso. Al limite anche la maggioranza che segue riverente l’Augusto Gnassi avrebbe motivo di non far casino, se non altro per non venir messa in castigo. Ma… l’Opposizione? Se non gli diamo le chiavi di una ruspa e un campo nomadi da abbattere non si alzano nemmeno dal banchetto?

C’è da rimanere allibiti da questo silenzio che ferisce la consapevolezza. Tra l’altro è un silenzio anche personale perché commenti non ne ho ricevuti neanche privatamente, forse per la paura che potessero venire usati. Non ho titolo per insegnare niente a nessuno, ma mi sembra che quest’atto, ancorché non certo criminale, tradisca un brutto aspetto della nostra società. La siepe di Erbetta è un caso politico, perché è inequivocabilmente inopportuno che un Consigliere di Maggioranza si faccia tagliare la siepe usando utilità di una partecipata pubblica, che ha come missione sociale il verde pubblico. Che nessuno dei suoi vicini di banchetto in Consiglio Comunale gli assesti una scoppola è sintomo d’ignavia e di debolezza etica. Perché non ne approfittino i dirimpettai dell’opposizione poi… sembra quasi non vogliano impedire il ritorno del figliol prodigo.

Il brutto è che se nessuna parte politica adotta il caso, nemmeno i giornali si avventurano in una lettura che superi le ovvie dichiarazioni delle parti tirate in causa.

P.S.

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.” [Woody Allen]

 

@DadoCardone

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Spiaggia Libera? Occupata.

Le parole sono importanti. Prendete il nome Spiaggia Libera. Sono abbastanza sicuro che quando l’hanno chiamata “spiaggia libera” intendevano che bisognasse lasciarla com’era, senza aggiungere altro. Nella definizione delle norme nazionali le spiagge libere , anche se attrezzate, devono rimanere ad uso prioritario del pubblico. Persino le leggi Regionali dell’Emilia Romagna intervengono sullo stesso concetto, auspicando una maggiore percentuale di arenili liberamente accessibili.

E a Rimini? Nella Repubblica (Im)Popolare Riminese, ultimo avamposto PD nell’occidente civilizzato, il Presidentissimo Gnao Tse Tung ovviamente se ne frega di quisquilie come il prioritario uso collettivo e, di fatto, privatizza la spiaggia libera. Se vi state chiedendo come si possa fare, è presto detto.

L’idea si chiama Beach Arena. Un palco (10mx20m), cinque chioschi (4mx4m), cinquanta giorni  di occupazione (più montaggio e smontaggio) con un non meglio identificato contenuto di sport e spettacolo. Già questa informazione da sola contravverrebbe a quanto stabilito dalla Legge Regionale, che stabilisce un massimo di 30 giorni di occupazione, e da quanto recepito nel Piano dell’Arenile. Ci sono però anche altri particolari da mettere in evidenza.

Durata del Bando.

Come rileva Raffaella Sensoli nella sua interrogazione al Consiglio Regionale,  il bando che assegna tutto sto popò di roba si apre e si chiude in venti giorni. Come dire che tutti gli interessati a gestire uno spazio pubblico in piena stagione estiva (dal 10 luglio al 30 agosto!) con 50 giorni di sport e spettacolo, per tre stagioni + una (non si sa mai che Gnao Tse Tung venga rieletto) devono organizzare una proposta credibile in venti giorni. E’ chiaro che l’interesse preminente non è stato quello di individuare la proposta migliore, magari quella di una delle tante agenzie che organizzano eventi a livello europeo. Non dico che lo sia, ma quello che sembra e che ormai si dice in giro, non è bello. Vox populi, vox Dei.

Cambio d’uso del bene pubblico. E’ chiaro che, di fatto, privatizzando la stagione estiva della spiaggia libera se ne cambia anche l’uso e il senso. Una zona che, anche nell’intenzione del legislatore, andava tutelata, diventa l’ennesima occasione di consumo di un bene pubblico. Come fanno notare Marco Affronte e le associazioni (Italia Nostra, Comitato Spiagge Libere Rimini, One Labour Party),  che hanno formalmente diffidato il Sindaco dal proseguire su questa strada. Nei dieci km di litorale riminese non mancano certo le spiagge attrezzate, né l’occasione di organizzare feste. Quello che in sostanza viene a mancare è l’opportunità, per chi predilige un ambiente naturale, di vivere la spiaggia senza l’invasione di palchi, ciringuito e 50 giorni di qualsiasi cosa vogliano farci. Di fatto si discrimina un preciso tipo di turismo, che pure ha un suo senso per molti cittadini europei.

Sicurezza. Rimini, si sa, durante l’estate aumenta esponenzialmente la sua popolazione non solo turistica. Dove c’è tanta gente, ci sono anche molti che vogliono approfittare illecitamente di questo traffico. La cronaca di ogni estate ci restituisce racconti di vere e proprie scorribande notturne dove, predoni cammellati, razziano coppiette manco si trovassero accampate nel Sahara. Una delle condizioni che agevola questo stato di cose sono i posti dove nascondersi. Rimini, tra colonie e altri luoghi abbandonati, di nascondigli ne offre molti, senza bisogno di aggiungere un palco permanente e strutture varie. Che questo sia il destino di Beach Arena non è tirare ad indovinare, infatti la lunga permanenza del palco è stata già sperimentata nel 2017 e i racconti di operatori balneari e forze dell’ordine non lasciano nulla alla fantasia.

Disabili. Ultima, ma non ultima, la questione della disabilità. Ricordate le dichiarazioni, dei vari rappresentanti dell’Amministrazione, secondo i quali una delle ragioni della passerella aggrappata alle mura Malatestiane era che così finalmente i disabili si possono godere il Ponte di Tiberio? Bene. Che i disabili lo sappiano. Nel loro futuro c’è solo archeologia, niente bagni in mare. Fino al 2016, dalla strada, una passerella per disabili, con punto d’ombra, consentiva anche alle persone con varie disabilità di raggiungere la battigia in carrozzina. Dall’anno scorso è finita la pacchia. Quest’anno poi, con il montaggio delle strutture pro Beach Arena, certe fantasie i disabili se le devono far passare per tre anni (+1). Non si può avere tutto, che gli basti contemplare i ponte di Tiberio. Quando l’ipocrisia è così concentrata la si può quasi toccare.

Ricapitolando.  Gnao Tse Tung, della Repubblica (Im)popolare Riminese, si appropria anche della spiaggia libera. Lo stile è quello classico del PD, mea culpa non troppo convinti e poi via ad azioni che non c’entrano nulla con la parte politica che millantano di rappresentare. Un bando che sembra costruito per un solo vincitore, discriminazione per turisti e disabili, miopia da consumo e privatizzazione di un luogo pubblico. Potete anche indignarvi se volete, tanto se ne fregano.

P.S.

“Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio.” [Che Guevara]

 

@DadoCardone

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Narciso e l’arte consumata.

Giorni fa giravo fra i canali televisivi, alla ricerca di una scintilla che facesse presumere presenza di cogito in un qualsiasi dibattito politico. Nel mio girovagare sono capitato dalla sempre rossa Lilli Gruber e, per una volta, uno degli ospiti mi ha fornito un interessante spunto di riflessione.

Piero Rocchini, Psichiatra ed esperto di Psicologia della Politica, per nove anni psicoterapeuta alla Camera dei Deputati, ha tratteggiato un’interessante distinzione tra il narcisismo motivato al successo e quello orientato al potere. Il potere, dice Rocchini prendendo ad esempio Andreotti, crea struttura e sviluppi a lungo termine. In Politica il narcisismo motivato al successo cerca invece un pubblico, più che un elettorato. Da qui l’atteggiamento dei leader “moderni” che preferiscono parlare alle pance, piuttosto che curare territori e radicare processi.

Di questi monologhisti siamo pieni e, quasi banale dirlo, qui a Rimini risiede un campione con una buona quota di questo narcisismo orientato al successo: Andrea Gnassi. Per chi cade dalle nuvole pensi a quale ricordo gli sovviene più nitido: se Sindaco in Consiglio Comunale o dietro una consolle.

La conseguente riflessione non può però che estendersi al pubblico, l’oggetto stesso di questo tipo di narcisismo. Se è vero che il politico con una tendenza narcisistica orientata al successo ha bisogno di un pubblico… è pur vero che un qualche tipo di odiens ormai risponde numerosa, obbedendo a stimoli basici, manco fosse composta da sorcetti bianchi da labirinto.

Rimanendo all’ombra del nostro campanile, una buona parte di riminesi da l’impressione di rimanere affascinata dall’ordinaria amministrazione, camuffata con rumorosi cartelli multicolore. E che dire del consenso per quella straordinaria? Devastazione del patrimonio culturale (vedi mura Malatestiane), con insofferenza conclamata verso i limiti imposti dalle tutele esistenti. Ogni luogo deve essere palcoscenico di un possibile evento circense, perché il bene artistico va consumato e non contemplato, come facciamo con il resto della nostra vita.

Per un altro esempio di patrimonio malamente sacrificato al successo si guardi al mito di Federico Fellini. Al Regista Rimini non piaceva poi tanto, il fatto che il 90% dei Riminesi lo ignori fa capire quanto si tenga a questo illustre concittadino. Il sentimento è reciproco e ci sono altri indizi. Ad esempio le difficoltà della Fondazione Fellini, che certo non rispecchiano la pretesa attenzione verso il “Maestro”. Anch’egli però va consumato ed oggi si compie l’ennesimo atto irrispettoso, cercando di far divenire l’uomo una tappa turistica, cosa che aborriva, come si legge in diverse dichiarazioni. Fulgor, Castello con set Felliniani e un percorso tra i due, con chissà quali castronate ad indicarlo. FelliniTown  già la chiama Franceschini, pessimo Ministro della Cultura, che si da di gomito con Gnassi, la proverbiale cicala. Parlano di milioni, ammiccano, ma ha tutto l’aspetto dell’ennesima operazione effimera. Ci sono esempi di brand ben più risonanti, con investimenti ancora maggiori che hanno fatto una brutta fine. Viene in mente Cinecittà World. Una Disneyland degli studios italiani voluta da Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentis. Un Flop milionario. Cultura o Narcisismo? Questa è la domanda, se qualcuno se la volesse mai fare.

Il dubbio, comunque, pare smuovere pochi. Qui a Rimini poi Gnassi (o chi per lui), ha un metodo tutto suo per metterti di fronte al fatto compiuto. Prendiamo ad esempio Piazza Malatesta. In questi anni abbiamo visto i solerti quotidiani locali pubblicare rendering, parecchio particolareggiati, in cui la piazza è apparsa in ogni modo. Con il fosso, senza fosso, tutta lastricata, con l’erbetta, ma nessuna rappresentazione distribuita dal Comune ha mai avuto l’aspetto del risultato finale. L’opera finita (a mio parere piuttosto ordinaria) viene oggi festeggiata sui giornali come “la piazza più bella d’Italia”. Vien da ridere solo a pensare agli accostamenti possibili. Ci sono però delle lucette, come in ogni altra recente reinterpretazione pubblica, e qui sta uno dei  trucchi di questa Amministrazione. Basta illuminare e i più sono convinti di trovarsi davanti alla sempiterna gioia di un albero di Natale.

Oggi Gnassi dichiara che il fossato era impossibile da recuperare. Per scoprirlo ci sono voluti 300 mila euro di Bonus Art erogati da SGR (Società Gas Rimini) e spesi in scavi archeologici. Non vi preoccupate per la società mecenate che, secondo la legge di stabilità del 2016, riceverà il 65% di agevolazioni fiscali per quanto speso. Preoccupatevi piuttosto del fatto che 300 mila euro sembrano spesi, più che in un restauro, nella certificazione che questo fossato “non s’ha da fare”.

Nessun problema. Il pubblico dell’Augusto Gnassi plaude. Si è passati dal “sogno al segno”, come dice il Primo Cittadino, ma, ad indicare che non sempre questo passaggio è qualcosa di positivo, tutto quello che si riesce a dire di quella piazza è: “Meglio di un parcheggio”, tralasciando il fatto che tutto è meglio di un parcheggio.

P.S.

“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.” [Ennio Flaiano]

 

@DadoCardone

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Elezioni 2018 – la miseria Riminese

La città di Malatesta, come noto, non ospita solo l’Italia in Miniatura, ma è proprio una metafora ridotta di tutto ciò che accade sul territorio nazionale. Abbiamo il nostro piccolo caso Alitalia, la nostra piccola Tav, i nostri piccoli (mica tanto) speculatori che usano le partecipate pubbliche senza dover spiegare nulla a nessuno, i nostri grandi attentati al patrimonio artistico culturale. Tra le altre innumerevoli similitudini, abbiamo anche il catalogo completo dell’avvilimento politico fatto di personaggi che parlano tanto, concludono poco, ma nel frattempo lavorano molto per mantenere il posto.

Bisognerebbe scrivere un libro per descrivere velleità e idiosincrasie dei politici riminesi, ma poiché non abbiamo né tempo, né voglia, sintetizziamo il racconto dei partecipanti alle prossime politiche con il sistema di Citizen, dando un po’ di voti.

Partito Democratico: il PD a Rimini, sebbene abbia tra le fila un Sindaco che riesce a rincoglionire i suoi concittadini, tanto li fa girare per rotonde e respirar marmitte, risente del medesimo enorme calo di consensi nazionale. Tutti sono concordi nell’attribuire ai Demokrat una certa protervia nello svolgimento del ruolo di amministratori, nonché una tendenza all’inciucio di democristiana memoria. Non passa elezione dove non perdano un territorio. Ci sono alcuni capisaldi su cui però si può sempre contare e uno di questi è Pizzolante (ridete pure), di cui parlo dopo perché merita un voto a parte. L’altro è “In zir par la Rumagna” Arlotti. Lui non attinge ad un serbatoio di voti, lui è un serbatoio di voti. Il problema è che non si capisce in base a cosa. Se devo pensare alle sue grandi battaglie in Parlamento e per il territorio… mi vengono in mente le innumerevoli interrogazioni per il Parco museo minerario dello zolfo delle Marche, museo che noi intitoleremmo senz’altro ad Erminio Esticazzi, e l’interessamento personale per il carcere. Interessamento che produce tanto quanto pesa il parlamentare. Zero. Lui però è una sicurezza, una mietitrebbia che tralascia sistematicamente i riminesi metropolitani per puntare all’entroterra. Probabilmente per il maggior numero di anziani affetti da Alzheimer che continuano a votare imperterriti PD. Altro Jiolly da giocare potrebbe essere la polifunzionale Emma Petitti. In una legislatura è capace di passare dal comune, al Parlamento e di finire ad Assessore Regionale senza aver capito neanche lei come ha fatto. In pratica è un Ninja della politica, appare all’improvviso, scompare come non fosse mai esistita e non puoi dimostrare che è c’è stata perché non ha lasciato segno. Voto: 4 —: Goonies, salvati dagli sfigati.

Pizzolante: lo so, non è un partito, ma sotto cosa lo metto? Centro Destra? Centro Sinistra? Partito degli Scambisti? E’ indefinibile, ma lui ci tiene a far sapere che non presentarsi sarebbe un tradimento.. anche se non si capisce verso chi o verso cosa. Forse verso le sue ambizioni. Fatto sta che lui sarebbe l’uomo forte del Centro Destra, ma recentemente ha provato l’ammucchiata con Gnassi e… gli è piaciuta parecchio. Ora, rispecchiando le intenzioni di Civica Popolare, il partito con marchio Conad capitanato da Madame Lorenzin Curie, che vanta novità come Fabrizio Cicchitto, dichiara: destra e sinistra non esistono (soprattutto quando sono definizioni che ti intralciano). Non chiamatelo però “salto della quaglia”, lui lo chiama argine ai volgari populismi. Per questo si mette a disposizione del PD, il partito che regala 80 euri ai poracci, populista, ma chic. A Rimini aveva provato con Arlotti a far credere ai balneari sotto Bolkestein che era tutto a posto, salvo accorgersi, a fine legislatura, che insieme sono la somma della loro inconsistenza in Parlamento.

Voto: 5. Non esiste più né carne né pesce, que viva la Paella!!

Movimento 5 Stelle: A chi scriverà nei commenti che il PD è peggio, rispondo subito: ok, questo è assodato. Con gli altri cosa vogliamo fare? La recente trasformazione “butta su” del movimento dei cittadini consente, al Premier senza congiuntivo e al Principe ereditario, di decidere chi saranno i testa di serie come in un partito qualsiasi. La base? Si sono candidati in 15.000 e, come brava fanteria, saranno buttati a tappare buchi sotto minaccia di penali e lettere scarlatte. Ovvio che, tra parlamentari già rodati, nomi popolari da buttare dentro e fedelissimi, spazio ce ne sarà poco. Si procede comunque alle Parlamentarie, lo vuole l’immagine e non si sa mai che dalla mischia venga fuori qualche campioncino da usare per la quota proporzionale. Rimini personaggi, famosi a prescindere, non ne ha. Ha Giulia Sarti, che in cinque anni ha sicuramente accumulato visibilità monster, ma le altre posizioni? I giornali danno per sicura Carla Franchini, detta Franka (#MaiLaFrancaInParlamento), la persona che ha meno a che fare con il Movimento che io abbia mai conosciuto. Candidati della stessa scuderia alcuni miseri personaggi che hanno rimpolpato la lista di disturbo dell’ex di Grillo, quando si trattava di far ritirare i 5 stelle di Rimini dalle Amministrative e favorire il PD. Non per niente l’unico che offre endorsement a costoro è Massimo Gerovital Lugaresi, uno degli ispiratori della rovinosa malefatta, con il suo blog SalvaPensionato. A mio parere l’unico che si fa notare in qualche modo è Marco Croatti, a torto o a ragione indefesso attivista, che si presenta con uno dei video migliori di tutto il territorio nazionale (Video Candidatura). In ogni caso candidare una Franchini che, dirigente per una giunta di centro destra, che voleva scalare il Consorzio di Bonifica usando il logo del Movimento è troppo, persino per un PD qualsiasi.

Voto: 4 Quando l’allievo supera il maestro e…. il maestro è Tafazzi. Sadomaso politìc.

Centro Destra (Forza Italia, Fratelli D’Italia, Lega, etc.): A livello nazionale dicono di poter superare il 40%. Non si sa mai, ma se c’è un posto dove questo non avverrà è Rimini. Perché? Per il semplice motivo che Rimini ha già il suo Centro Destra e con quello ha anche vinto le ultime amministrative. Il binomio Gnassi-Pizzolante è il massimo per chi si sente a Destra, ma non troppo. Insieme coprono le medie aspirazioni, della rantolante middle class. All’altro Centro Destra riminese, quello che si sbatte tra ruspe e braccio teso, restano solo zingari, immigrati, ghetti afroasiatici, prima gli italiani, no allo Ius Soli e stronzate varie, ma quelli sono temi per Facebook, non per la vita vera. Chi porterà nei possedimenti del Malatesta il verbo della Flat Tax? Si fanno nomi, ma non molto convintamente. Tutti stanno riflettendo seriamente sull’opportunità di questa candidatura. A Rimini c’è posto per uno? Alle ultime amministrative tutto il Centrodx compatto, con il forfait del Movimento, ha totalizzato il 26,38%. Chi rischia?

Voto 2: Coraggio! Silvio vi ha armati con flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, rimpatri e vita fino a 125 anni, non vi basta?! Pavidi.

Liberi e Uguali: con LeU (MdP/Art.1, Sinistra Italiana e Possibile) apriamo il capitolo delle seconde file (affermazione da leggere senza sarcasmo). Su scala nazionale si sono affidati a Pietro Grasso, che già sostiene candidati del Partito Democratico seppur a singhiozzo. Si perde il senso originale che aveva riunito “l’altra sinistra” al grido “Mai con PD!” o “Mai con Renzi” se preferite. A Rimini a rappresentare LeU, per quello che mi è dato conoscere, ci sono tre persone rispettabilissime: Benaglia, Stramandinoli e Chicchi. Lo spazio però, dato l’obbiettivo reale, è veramente poco. Per la Romagna la legge elettorale prevede quattro collegi uninominali per la Camera e due per il senato, nei quali vincerà chi prende più voti. Chiaro che questi posti sono prenotati da Movimento, PD e Centrodx. Lo spazio per LeU resta nei collegi plurinominali, quelli con il proporzionale, ossia un unico collegio della Romagna per la Camera e un collegio “gigante” per Romagna, Bologna e Ferrara. Se teniamo conto che in Emilia Romagna, se va bene, Liberi e Uguali otterrà 4 parlamentari, i posti sono già prenotati da Paglia, Errani, Bersani e dalla molto quotata modenese Maria Cecilia Guerra (capogruppo MdP alla Camera). Certo Bersani potrebbe essere speso anche altrove. Si vedrà.

Voto 5-: Avendo più tempo si poteva rinunciare all’ingombro di Grasso, ma la politica, si sa, è compromesso. Provaci ancora Sam.

+Europa con Emma Bonino: Chi vuole cercare di capire questa formazione deve comprendere una singola cosa: nonostante tutto l’elemento estraniante non è Bruno Tabacci, che evita alla Bonino di raccogliere firme. Non lo è nemmeno l’adesione di Zerbini... voglio dire: nel nome c’è Europa, è sponsorizzata da un Democristiano… tana libera a tutti! L’elemento che a Rimini contribuirà ad un risultato sotto le aspettative è Manuela Fabbri. Di recente, inutilmente candidata alla segreteria del circolo storico del PD, ebbe a dire: “La politica è sempre stata un forte richiamo a cui non potevo resistere”. Già… peccato che invece lei, la politica, le abbia resistito benissimo. Qualcuno sussurra che sia a causa della sua scarsa empatia, mancanza che ha palesato subito nei confronti di Samuele Zerbini il quale, senza aver detto manco una parola, si è preso una brutta rimbrottata a mezzo stampa. Secondo me dovrebbero mollare il timone al navigato Samuele, con le buone forchette almeno ci si diverte.

Voto 3: L’amore e la tosse non si possono nascondere… figurati l’ego.

Menzione d’onore: So per certo che a Rimini c’è qualcuno di Potere al Popolo, di Giulietto Chiesa e Ingroia. la Sfida delle firme è enorme, senza i regali tipoTabacci. Dopo, una volta ottenute, c’è una sfida ancora più grande: raggiungere la soglia limite. Però a Citizen Rimini piacciono gli ultimi, per cui niente voto e… In bocca al lupo.

P.S.

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.” [Nicolás Gómez Dávila]

 

@DadoCardone

 

 

 

 

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Quando un Sindaco cementifica a sua insaputa.

Ogni  tanto si dimentica, ma Andrea Gnassi è anche Presidente della Provincia. Questa carica la porta un po’ così… come quelle felpe sdrucite che ti metti per fare i lavori a casa.

Certo la presidenza di uno strumento povero e svuotato, come quello delle Provincie, non ha lo stesso valore di quando c’era Stefano Vitali. Lui poteva sfilare in tacchi alti, facendo finta che in Aeradria fosse tutto risolvibile, magari presentando progetti di finanza creativa (la stessa che poi ha rilevato tutto per due lire, una volta fallito l’aeroporto). Ogni tanto però anche questa carica chiede di essere onorata.

Come in questi giorni per esempio, quando il nuovo rapporto dell’Ispar (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci fa sapere che la Provincia di Rimini, nell’ultimo anno, non è seconda a nessuno in quanto a cementificazione.

Alcuni si chiederanno: ma come? Sono 7 anni che ci stai frantumando i … hem… sentimenti con ‘sta storia della guerra al cemento e alla fine viene fuori che più cementificati di noi non ce ne sono? Ed ecco che, improvvisamente, la carica di Presidente della Provincia torna utile.

Chi si occupa un po’ di comunicazione sa che anticipare l’obiezione è molto meglio che essere costretti a rincorrerla. Ed ecco quindi che il redivivo intestatario dell’ufficio esce sui giornali, assieme alla notizia stessa del fallimento amministrativo Demokrat che, negli ultimi dieci anni, con l’aiuto della drammatica crisi edilizia in atto, è stato capace di predicare bene e razzolare malissimo.

L’Augusto Gnassi, ovviamente, non può sopportare l’onta della cementificazione e stravolge i dati dell’ultimo rapporto ISPAR dichiarando che Rimini paga per il suo passato, ma che la direzione negli ultimi dieci anni è invertita, perché si è puntato su riqualificazione e riutilizzo. “Tanto più che lo stesso mercato immobiliare ci consegna, da qualche anno a questa parte, il dato di migliaia di appartamenti sfitti.”

Sintesi giornalistica confusa o magistrale arrampicata sugli specchi di SpiderGnass? Per quanto ci riguarda preferiamo stare sui dati certi. E’ certo che in via della Fiera c’è stata una fenomenale speculazione edilizia, avvenuta con la partecipazione dell’Amministrazione, che certamente c’entra poco con la fantomatica guerra al cemento. Ricordiamo benissimo quando, in Consiglio Comunale e sugli organi di informazione, Sindaco, Assessori e Peones vari assortiti, si battevano il petto gridando che Rimini meritava una piscina degna (se per degna si intende una pozza di 25 mt a 100 metri dal Garden, che ne voleva costruire una olimpionica). Oggi chi si era preso carico della realizzazione della piscina è in concordato, però si può far correre lo sguardo su un bel campo di palazzine affacciate sul parco e una Conad gigantesca. Andate a vederla, mette paura. Molto ossigeno per il Pala Cagnoni, che ha venduto tutto alla Conad, veleno per la guerra al cemento, perché cementificare verso l’alto non è riqualificare.

Un’altra cosa che ha poco a che fare con la riqualificazione e in cui il Primo Cittadino ha la sua bella dose di responsabilità, sono i 10 km di cortili cementificati che qualcuno chiama TRC. Un’opera che l’Amministrazione poteva fermare, anche se i finanziamenti erano già stati approvati, ma che ha pensato bene di accelerare, in modo da mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Doveva essere un metrò di costa… è un normalissimo autobus, che doppia servizi esistenti e che viaggia su una corsia a senso unico alternato. Uguale uguale a Friburgo (leggasi con tono sarcastico).

La sua utilità, o meno, sarà dimostrata non prima del 2019, quando si capirà quanto la gente abbia voglia di pagare un biglietto più caro del normale, per usare un autobus che ti permette di guardare nei gabinetti dei condomini, che sfilano a 50 cm dal percorso. Pare che gli stessi promotori abbiano oggi qualche dubbio, da qui la spinta per allungare il percorso fino a Ravenna e Ferrara. Come dire… spartire i debiti e confondere il significato. In ogni caso, per carità, non chiamatela riqualificazione, non si sa mai che le nuove generazioni crescano con questa idea bacata nella testa.

Dal nostro umile blog consiglieremmo all’Augusto Gnassi di smetterla di parlare del passato. Dopo due mandati non si è visto il distacco, né l’intenzione. Siamo solo pieni di cartelloni colorati a giustificare l’ordinaria amministrazione… perché rotonde, ponti e asfalto, lo sono. Tra l’altro gli indici, che Andrea Gnassi pone a confronto con gli altri comuni della Provincia (come se un punto percentuale di un territorio vasto come quello di Rimini fosse paragonabile a quello di comuni con 10.000 abitanti), sono destinati ad aumentare o a costare molto caro. Il Masterplan, come alcuni sostengono da tempo immemore, non è uno strumento urbanistico, ma un atto di indirizzo. Verità certificata proprio in questi giorni dal TAR.

P.S.

La vera riqualificazione sarebbe fare in modo che agli alunni delle elementari non cadessero le finestre in testa. Ah… dimenticato, quella è materia del Comune, non della Provincia.

 

@DadoCardone

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Rimini 2017. Quando una Bestia emerse dalle nebbie della Ragione.

Doveva succedere. Prima o poi l’Ignoranza, ormai assunta a ruolo di principio fondante, doveva prendere forma fisica. La storia dell’uomo è colma di tradizioni, religioni e riti esoterici che invitano l’essere umano al passaggio dallo stato d’ignoranza metafisica a quello di conoscitore della Realtà.

Poi però sono arrivati i social, la politica d’avanspettacolo, amministratori con la conoscenza di un centrifugato di Bignami ed ogni percorso è stato abbandonato. L’Ignoranza, infine, si è fatta materia. Volete vederla da vicino? Venite a Rimini.

C’è un posto in particolare dove la si può vedere, nella sua forma più tragica. E’ un artiglio arrugginito che spunta dalla nebbia e si aggrappa alle Mura Malatestiane, con tutta la forza che può avere un parassita. Perché, sì, l’ignoranza è un parassita. All’inizio non la noti, ti sembra tutt’al più Leggerezza.  Mentre ci si dice: “non si può essere sempre seri e rigorosi”, lei cresce, aumenta il suo peso, si trasforma e te la ritrovi lì, come Godzilla, che esce dal Porto Canale.

Come si è giunti da un Sindaco che confonde il Medioevo con il Rinascimento a una Soprintendenza che autorizza e certifica lo scempio della passerella? Ci saranno stati dei passaggi intermedi, mentre ci facevamo questa solenne dormita.

Qualcuno, comunque, sta dormendo ancora. O perlomeno finge di farlo. Forse gli dà fastidio esser chiamato Gufo, o forse è dominato da un complesso d’inferiorità nei confronti di un sindaco che veste slim fit (anche se, in effetti, non si era mai visto). Fatto sta che alcuni affermano: “ci voleva una ciclabile, che i bastioni son pericolosi in bici”. Una ciclabile? Ma dove l’avete letto che è una ciclabile? C’è scritto ovunque che le bici potranno essere solo condotte a mano. Alla mente non servono significati probanti. Come diceva Aristotele “le persone preferiscono credere che giudicare” ed allora (aggiungo io) meglio affidarsi agli slogan.

“Finalmente una città che si muove!”, come se Rimini, famosa in Italia per la speculazione edilizia, di fosse mai fermata. “Lo facciamo per i disabili!”. Per i disabili?! I disabili devono prima poter uscire di casa e magari attraversare i sottopassaggi “pista nera” del TRC per poter arrivare al Ponte di Tiberio. Sembra che la vacuità di uno scarso bagaglio culturale annulli anche il senso di vergogna, perché un po’ bisognerebbe averne parlando di disabilità a Rimini.

In ogni caso sono tutti discorsi inutili, perché ormai la Bestia si è fatta di legno e Corten. Operai senza il caschetto giallo (a parte quando sono ripresi da News Rimini), le fanno il manicure e lei si arrampica facendo scempio delle mura. La verità? La verità giace, in un angolo del cantiere, sotto un telo di plastica verde. E lì che urla: “ho detto 1751, cazzo!”, ma nessuno l’ascolta. Presto sarà messa in bella mostra, non sul muro che doveva certificare, ma su una passerella dell’epoca dell’Augusto Gnassi e anche la famosa targa, come il resto, sarà costretta a mentire. Quel “1751” lo dovrà dire per un pezzo di ferro arrugginito.

L’ignoranza funziona così, passa sopra a tutto, autocertificandosi. La passerella è una soluzione assurda per un problema inesistente. 150 metri di bastioni si potevano rendere ciclabili senza deturpare le Mura e senza cambiare un profilo storico esclusivo. L’unico intervento necessario era pedonalizzare il Ponte di Tiberio, ma ormai la Bestia ha messo una mano anche sull’altra riva, sulle Mura dell’800. Presto gli amministratori avranno la stessa ottusa soddisfazione del vandalo che ha scritto “Sara ti amo” sulle pareti dell’Arco d’Augusto.

P.S.

“State attenti all’uomo di un solo libro.” [Tommaso D’Aquino]

 

@DadoCardone

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Citizen VideoMagazine – numero zero –

 Ed ecco la puntata pilota del Video Magazine di Citizen Rimini. Restiamo in attesa dei vostri suggerimenti.

In questo numero:
– Fallimento Cobran
– Ecomondo
– Gnassipedia
– ArciGay contro Forza Nuova
– Errori di quota
– Aforisma

 

 

@DadoCardone

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Destinazione Rimini – Come ti faccio sparire un treno.

“L’augurio è quello di non chiudersi mai nel Palazzo, ma stare in mezzo alla gente in questo Paese meraviglioso”. Citando il Bomba.

Rimini, nel corso del tempo, è stata una delle piazze che ha accolto meglio Matteo Renzi. Lo ricordiamo scherzare amabilmente con il Taglianastri in maniche di camicia davanti al Tempio Malatestiano ed ancora tra le sventolanti bandiere PD, sulla terrazza del Nettuno, con addosso gli sguardi sognanti dei peones riminesi. Che dire poi delle sue sortite al castello, mentre parla agli adoranti nella corte, o ancora meglio, mentre si affaccia dalle mura, affiancato dal mento volitivo di Bonaccini e l’elegante Gnassi che gli spiega il dialogo tra la rocca e il teatro.

Ricordi di un tempo passato. Oggi, il suo, è un treno fantasma, che arriva vuoto (con tutto quello che è costato) e parcheggia su di un binario morto, sperando di non essere notato. Marco Croatti, dell’Associazione Grilli Pensanti, si era presentato fiducioso all’appuntamento… lui e un plotone di poliziotti. Forze dell’Ordine che, invece di essere impiegate contro “il degrado del centro”, denunciato dal destro Erbetta tra banchi della strana maggioranza, mentre invoca vigilanza privata come uno di Forza Nuova, sono lì ad osservare un treno vuoto.

Oggi, dunque, anche l’amica Rimini fa paura all’enfant prodige di Rignano, che per mille giorni è stato in cima al mondo, ma poi ha avuto la malaugurata idea di misurare il suo gradimento con un voto vero. Renzi è arrivato o no? Non si sa, ma, come ci fa notare lo stesso Croatti, poco dopo le 21 il Consiglio Comunale risultava cessato per mancanza di numero legale. Molti avevano un altro impegno.

E’ singolare notare come le notizie politiche che vediamo nei telegiornali, tranne alcuni casi, siano interamente riprodotte tramite i comunicati stampa degli interessati, mentre, guardando da vicino, si osservano movimenti che più che di sinistra appaiono… sinistri.

Sicuro è che oggi Renzi sarà a Misano, dove il neo segretario provinciale del Pd, Giannini, gli ha organizzato un atterraggio più sicuro. “L’ipotesi che si presentino dei Leoni da Tastiera”  – dicono – “è tutta da verificare”.  Certo… lo avete nascosto così bene, altro che “stare in mezzo alla gente”. In ogni caso c’è una notizia buona: nell’immaginario Demokrat i “Gufi” sono diventati “Leoni”. Quando rinunceranno al bestiarium per accorgersi che di fronte hanno quello che dovrebbe essere l’oggetto della loro azione politica, sarà sempre troppo tardi.

Se tornassimo a frequentare la realtà questa gente non avrebbe modo di frequentare la politica e le amministrazioni.

P.S.

E finsero felici e contenti. [alberthofmann72,Twitter]

 

@DadoCardone

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Rimini e i suoi successi turistici.

Non c’è che dire. L’Augusto Gnassi è più longevo di qualsiasi prodotto politico partorito dalla sua generazione. E’ caduto persino il Bomba (aka Matteo Renzi) che, a forza di dire “se non ti sta bene quella è la porta”, gli è rimasta solo quella: la porta… che prossimamente attraverserà anche lui.

I ruoli sono diversi, la protervia è la stessa, ma Renzi è sul viale del tramonto, mentre il Taglianastri guizza come un salmone tra le pagine dei quotidiani annunciando finanziamenti, pacchianate che chiama riqualificazioni e stagioni estive da anni ’80, ovviamente merito suo.

Parliamone di questa stagione. La stagione è andata bene? E’ decisamente andata meglio e chi ci lavora sa bene perché.  I motivi sono: l’assenza totale di precipitazioni, una Pasqua particolarmente a ridosso dell’estate e il resto del mondo squalificato dal terrorismo. Da noi attentati non se ne vedono, sempre che non decidiamo di simularne, tirando petardi in piazza, durante le finali di Champions.

L’analisi dei pernottamenti esteri consegnata alla stampa, redatta dal Primo Cittadino (o chi per lui),  è quasi simile, non fosse che aggiunge motivazioni inesistenti e poi tira conclusioni con la solita matematica da Accademia PD. Leggiamola.

“Dando un’occhiata allo ‘storico’, per quanto di difficile se non arbitraria comparazione, l’ultima volta che i pernottamenti esteri superarono la soglia del 30 per cento fu il 1988, l’anno pre mucillagini, quando l’oscillazione si fermò al 34 per cento. […]Una riflessione va fatta sui motivi di questa crescita dell’estero: la buona stagione, i problemi assortiti di molta concorrenza internazionale certamente, ma un ruolo lo hanno avuto la promozione e il dinamismo delle città della riviera di Rimini, con i progetti di riqualificazione in corso che hanno e avranno una forte attrattiva sul pubblico internazionale. Penso ad esempio al lavoro che Rimini sta facendo sui contenitori culturali, uscendo dalla dominanza balneare e impostando già da tempo un lavoro che vede già ‘funzionare’ i contenitori culturali per mostre, eventi, relazioni mentre sono ormai in avanzatissima fase di riqualificazione.”

Vorrei dire grazie al Sindaco per essersi dato dell’arbitrario da solo, non mi veniva l’aggettivo. Direi che l’analisi delle percentuali è possibile farla solo per interi uguali, bisognerebbe cioè avere gli stessi numeri dell’88 per poter mettere in relazione le due crescite, o perlomeno usare lo strumento della proporzione, ma stiamo parlando di una scuola politica che governa la Regione con l’16% dei voti degli aventi diritto e se ne vanta. Più che la strana matematica PD, tuttavia, ci scuote la riflessione sulle motivazioni di tale risultato.

Chi vi scrive vorrebbe tanto capire, ma non per polemica, che tipo di influenza potrebbero aver mai  avuto i lavori di riqualificazione in corso? Immaginiamo il colloquio di due turisti tedeschi che decidono di venire a Rimini per i lavori di “riqualificazione in corso”.

Franz: Che ne dici Helga, quest’anno andiamo a Rimini?

Helga: Non saprei… cosa c’è di bello a Rimini?

Franz: Ma come? Non lo sai?! Tutti sanno che a Rimini ci sono lavori di riqualificazione in corso! Potremmo vedere mura medioevali come appena bombardate da tuo nonno! E poi l’esterno di un teatro che sembra un condominio di cemento,  ancora con tutte le impalcature e le gru… inoltre non ti vorrai mica perdere il castello con le aiuole anticarro! Sembra che aspettino proprio noi…

Helga: E’ vero! Non ci pensavo più, me ne aveva parlato Anna, la mia cugina polacca che ogni anno pernotta a Rimini a 15€ a notte. Dice che c’è un cantiere che arrivi sul lungo mare per vedere l’orizzonte e… non vedi un cazzo! Me lo giuri che è proprio così Franz?

Franz:  Scheiße se è così, non si vede proprio niente!

Helga: Prenotiamo subito meine Liebe.

Secondo voi è così che i tedeschi scelgono di venire a Rimini? Secondo me se esiste un motivo in più, oltre ai tre elencati, è che Rimini per sopravvivere a questa lunga crisi si è trasformata nella capitale del Lowcost. Come lo fai lavorare un albergo per sei mesi se la stagione ne dura tre stiracchiati? Con i gruppi turistici da pochi euro a notte. Questo, se non vi siete fatti una passeggiata sul lungomare quest’estate, è confermato proprio dalle nazionalità dichiarate in crescita: russi e polacchi. Stimiamoci.

Quelli che genericamente e maliziosamente vengono chiamati Russi sono le popolazioni Balcaniche che approfittano dei prezzi bassi di Rimini per vedere Venezia e Firenze. Sì, qualche giorno lo trascorrono anche da noi sdraiandosi a forza di alcol. La New Entry poi, i giovani polacchi, beh.. a loro frega poco di Venezia e Firenze. Bevono per sette giorni vodka schietta, che si sono portati da casa,vengono cacciati dagli alberghi perché non hanno idea di cosa sia un albergo e, se capita (ed è capitato), si accoltellano fra loro.

Rimini non è tutta così ovviamente, ci sono anche i luoghi che frequenta il Sindaco, tipo Marina Centro. Lì di polacchi ne vedi pochi.

P.S.

Una mezza verità è una bugia intera. [Proverbio Yiddish]

 

@DadoCardone

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Rimini, i suoi ponti ed altre mediocrità.

La storia di Rimini è una storia di ponti. Ponti metaforici, le cui sponde sono il passato e il presente, e ponti materiali, costruiti per saltare le bisettrici d’acqua e d’asfalto che la percorrono. Questi ponti dicono molto, se non tutto, sul conto di chi ha amministrato Rimini dal passato al presente.

Il ponte di via Coletti, per esempio. Costruito male, fatto arrivare al limite del crollo, che il Sindaco Andrea Gnassi voleva sostituire con un ponte Bailey, uno di quei pontacci provvisori in ferro tipici della seconda guerra mondiale. Quella volta, fortunatamente, una rivolta popolare guidata dal locale Movimento 5 Stelle, (Requiescat in pace) dentro il Consiglio Comunale, fece cambiare la delibera di Giunta, praticamente già approvata.

Al tempo Gnassi si sentiva provvisorio e provvisori voleva i ponti. Quando, ricevuto il secondo mandato, capì che i Riminesi non riescono proprio a trovare un’alternativa alla sua augusta persona, decise di dar sfogo alla sua… ma che dico enciclopedica… bignamica cultura. Il riassunto dei riassunti: Rimini è nata con Fellini e morirà in un DjSet.

La prima avvisaglia del nuovo corso, anche se molto altro bolliva in pentola, si ebbe con il Ponte di via Roma, altrimenti noto come ponte di Mordor. Certo, un ponte o un sottopassaggio erano necessari in quella posizione, ma perché farlo somigliante ad un disegno di Hans Ruedi Giger (il papà di Alien)? Qualcuno direbbe “De gustibus… “, solo che, nel caso specifico, più che l’opinabile gusto sarebbe stata preferibile la “Congruentia”. Di fatto, a cento metri, riposano i consistenti resti di un anfiteatro romano (con una scuola dentro). Metterli nella stessa prospettiva con il ponte è un po’ come guardare uno di quei film dove i cowboy combattono con gli Alieni. Cinque minuti dopo il naturale interesse che provocano le cose strane, è inevitabile esclamare: “Che cazzata!”. La Soprintendenza, al paesaggio tra le altre cose, non trovò nulla da dire, dunque…

La Soprintendenza all’Archeologia, alle Belle Arti e al Paesaggio trova di rado qualcosa da dire. Lo abbiamo notato, sempre parlando di ponti, nel recente sfregio al Ponte di Tiberio. Per chi non lo sapesse il profilo raro nel mondo, rappresentato da un ponte di 2000 anni, una sponda medioevale e una sponda dell’800, è stato vandalizzato con un passerella in legno e acciaio, che probabilmente tra dieci anni sarà ridotta come il ponte dello Scout.  Per aggrapparla alle Mura sono state aperte finestre con mezzo metro di lato e abbattute porzioni dello stesso manufatto.

Secondo Davide Frisoni, pittore e consigliere comunale per Patto Civico ( Frankenstein secondo Pizzolante), non c’è nulla di male, anzi… bisogna farlo per i disabili. Il pittore noto per la sua visione del mondo tramite gli asfalti bagnati, pare abbia capito che, se vuol prendere il testimone di assessore da Pulini, deve imparare a vedere il mondo tramite la brodaglia PD. Lo andasse a dire agli invalidi senza pubblico trasporto di Via della Lama che la passerella la stan facendo per loro.

Mi sto distraendo… stavamo parlando del metro di giudizio della Soprintendenza. Le mie competenze in fatto di arte e paesaggio non sono sicuramente bastanti per giudicare l’operato tecnico di quest’organo amministrativo. Sono sempre stato convinto però che, per quanto una persona possa essere tecnicamente competente, è il modo di coltivare la sua civiltà che rende questa competenza un servizio per la comunità, piuttosto che un semplice atto di zelo fine a se stesso.

Ho dunque fatto la cosa più semplice che si può fare, oggi  come oggi, per monitorare le idee di una persona. Sono andato a guardarmi la pagina Facebook di uno dei protagonisti dell’affaire Tiberio: Il Funzionario responsabile Vincenzo Napoli. Non avete idea di quello che ho trovato… (leggasi con tono di sconforto)

Il Diario di Vincenzo Napoli è quanto di peggio vorreste mai vedere espresso da un rappresentante di un’istituzione pubblica (salvo che non siate leghisti). Non scrive mai nulla, ma riporta compulsivamente notizie di reati commessi da immigrati, storie sui 35 € dati ai profughi, post contro Islam e moschee. Inoltre ha una particolare attenzione per gente che ha ucciso il ladro in casa e per Laura Boldrini, contro la quale espone una corposa collezione di post.

Ora… io non so se Vincenzo Napoli abbia la tessera di qualche partito, ma se fossi rappresentante della destra xenofoba non perderei l’occasione di offrirgliene una. Quello che mi turba però è l’evidente mediocrità del pensiero, o meglio, m’infastidisce che una persona che legge la realtà in quel modo possa far parte della catena decisionale per le sorti del Ponte di Tiberio. Diciamo che è… un problema mio?

Insomma la povera Rimini, dopo un glorioso passato fatto di Imperatori Romani, Rinascimento, Resistenza e invenzione del turismo moderno, sembra oggi condannata alle decisioni di mediocri amministratori della Res Publica che riempiono i loro programmi con la parola Fellini, ma solo perché è il primo Vip riconosciuto, e autorizzano il massacro di mura medioevali, con la stessa convinzione con cui schifano la Boldrini. Che meraviglia.

P.S.

Non è il male che corre sulla terra, ma la mediocrità. Il crimine non è Nerone che suonava la lira mentre Roma bruciava, ma il fatto che suonasse male.  [Ned Rorem]

 

@DadoCardone

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La paura fa 90 – Il Ponte di Tiberio e l’inadeguatezza comunicativa del PD.

[Ovvero tutto ciò che non bisogna fare quando ti accusano di qualcosa.]

 

Più passa il tempo è più mi rendo conto che certe persone occupano posti di responsabilità e potere solamente perché gli è capitato. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi con il Ponte di Tiberio, poi, me l’ha chiarito definitivamente.

La querelle la conoscete, no? Al secondo mandato il Primo Cittadino si è reso conto che nemmeno in questa tornata può rispettare la promessa di pedonalizzare il Ponte di Tiberio, la meraviglia bimillenaria su cui ancor oggi, vergognosamente, passa il traffico dell’ora di punta. Che fare? Sfruttando i finanziamenti europei erogati tramite Regione l’Amministrazione decide di simulare un passaggio ciclopedonale (con bicicletta a mano), aggrappando delle passerelle alle Mura Malatestiane e alle Mura del Borgo San Giuliano, con l’aggiunta di una passerella galleggiante (?) che unisce i due argini.

Per fare questo, che di per se già sarebbe un’inopportuna trasformazione della morfologia storica del luogo, ha demolito le Mura Malatestiane con un centinaio di fori 50×50, aperti con flessibile e martello pneumatico. Chiamando quest’impresa: riqualificazione.

Ovviamente sono partite proteste, si sono formati comitati, si sono fatte sentire le associazioni, sono state compilate interrogazioni comunali, regionali e parlamentari, fino ad arrivare a due esposti che chiedono alla Procura di verificare la legittimità di quanto concesso dalla Soprintendenza. Uno dei due esposti, quello di Italia Nostra, chiede anche il sequestro del cantiere. Come ha reagito il Partito Democratico alle proteste e agli esposti?

Pio XI, quello dei Patti Lateranensi per capirci, soleva dire: “Si smentiscono solo le notizie vere perché quelle false si smentiscono da sé.”. In effetti, la reazione di qualsiasi politico navigato rispetto alla comunicazione di atti Giudiziari è di solito il classico “ho fiducia nel lavoro della magistratura, sarà dimostrata la mia innocenza”. Una regolina base, così semplice da poter essere compresa persino da Er Batman, che fino ad un secondo prima si intratteneva in orge di luculliana memoria, con tanto di foto in tunica per gli amici.  Il Partito Democratico di Rimini, che nel complesso ha una profondità di pensiero pari al liquido che rimane nella confezione delle lenti a contatto dopo l’applicazione, sembra completamente a digiuno rispetto certi precetti. Riesce solo a negare il confronto e a mettere in fila una serie di atteggiamenti che sono come una grossa cornice al neon attorno alla scritta: PAURA!

Di seguito, nello stile di Citizen Rimini, tutto quello che non bisogna mai fare, ma che puntualmente il PD ha fatto, per dimostrarsi nel giusto. Ecco a voi le tattiche da non mettere mai in atto con relativo voto.

Tattica Calimero Reversed. Ovvero: ce l’han tutti con me perché son bello e innovatore. Questa è da sempre la prima reazione di Gnassi e, conseguentemente, dei suoi peones. La leggenda racconta che il Golden Boy sia un oggetto misterioso sceso dalla luna, senza alcuna continuità con il vecchio centro sinistra riminese, nonostante sia l’unico datore di lavoro mai avuto in vita sua. Tutto quello che fa esprime dinamismo. Contestarlo è un’eresia e fa di te automaticamente un anziano reazionario allergico al cambiamento. E’ capace di parlare di guerra al cemento dopo il TRC e le 15 palazzine in via della Fiera, sostenendo che Rimini sta cambiando. Il messaggio è chiaro: le cose che cambiano sono sempre positive e se ce l’avete con me è per invidia (Gufi). Voto: 4Sfacciato come una diva.

Tattica dell’informazione quantica. Ma… il gatto di Schrödinger è vivo o morto? Per il Partito Demenziocratico di Rimini il paradosso non esiste: il fottuto gatto è vivo se mi serve che lo sia, in caso contrario può finire nell’umido con tutti i suoi croccantini. Così è anche per le Mura Malatestiane. Gli uffici del Comune sono zeppi di faldoni che riportano la dicitura “Recupero dei Bastioni Medievali del Ponte di Tiberio”, ma quando glielo fai notare… magia! Le Mura diventano del 1700 (giusto perché c’è una targa conficcata nel muro), i pali saranno infilati solo in zona ricostruzione post bellica e le discrete finestre 50×50 saranno richiuse con un croccante muesli di mattoni dell’epoca e cacca di piccione (sempre dell’epoca.). Mura Medioevali? Adesso sì e adesso… no! Guarda le mani. Voto: 3Solidi  come una puntata di Cazzenger.

La Tattica del Fango. Supposto che le tattiche di questa classifica sono tutte indifferentemente applicate dai geni Demokrat, il procurare discredito conta parecchi sostenitori tra le sue fila. in genere è praticata dal peones di basso liniaggio, tipo Sergio Giordano, convinto di essere ricordato come colui che ha sconfitto la merda in mare, ma inconsapevole di essere individuato come colui che la sparge a terra. Nell’ultimo mese è stato molto attivo nel sussurrare alle orecchie (anche social) che il Comitato in Difesa del Ponte è contro la passerella in difesa dei suoi abusi edilizi. Che tu sia un appartenente al circolo PD di San Giuliano, o un segretario comunale di partito di cui nessuno si ricorda, l’importante è mettere in giro le voci che insinuano interessi personali e livore.. cos’altro costringerebbe partiti da destra a sinistra a riunirsi nella congiura della stessa conferenza per parlare male dell’Augusto Gnassi? Voto: 3 Disse la vacca al mulo Oh come ti puzza il c….

La Tattica del Gomplotto! E’ affidata solitamente ai luogotenenti, forse perché necessita di contegno istituzionale, ma certo non è più nobile delle Tattica del Fango. Anzi, se è possibile, è ancora più populista. Il venticello della calunnia è un’arte, con il complotto si spara semplicemente sulla folla. Secondo le tesi di Pruccoli, Rossi e Sadegholvaad l’esposto di Italia Nostra sarebbe niente popò di meno che una manovra (“volgare”) del Movimento 5 Stelle. Sì, l’esposto è a firma del Presidente Nazionale, ma su questo si sorvola, poiché basta far intendere che l’ex presidente locale è l’attivista Fausto Battistel e la sede è ancora casa sua. Le ragioni sono ovviamente di natura pratica, ma tant’è. Il lato comico di questa posizione è che viene ripresa, con una certa dabbenaggine, una precedente gaffe del Consigliere Comunale Piccari che già aveva criticato una posizione di Italia Nostra Nazionale, credendo fosse firmata dalla sede locale (grillina). Voto 2: Gnassi è pettinato come Adam Kadmon… coincidenze?

La tattica del Benaltrismo. Ovvero: il problema è sempre un altro. I benaltristi sono convinti che i problemi, di qualsiasi natura, si possano trattare solo uno alla volta e, comunque, ce n’è sempre uno più importante. Un modo di pensare stupido? Non solo. E’ anche un ineffabile alibi per non prendere mai una vera posizione. Così per il Ponte di Tiberio. In questa Rimini piena di puttane, immigrati e criminali il problema potranno mai essere due buchi su un muro vecchio? Come se occuparsi della tutela del patrimonio architettonico togliesse risorse alla lotta alla criminalità, oppure come se chi decide di occuparsi di un problema della sua città fosse obbligato ad adoperarsi per tutte le altre questioni e dunque a considerare priorità assolute. Esiste anche il Benaltrismo retroattivo, che generalmente s’introduce con la formula :  “dov’eravate voi quando…”. Pochi giorni fa un tale ha chiesto al comitato (per la difesa del ponte) dove fossero i suoi membri quando veniva abbattuta la Cattedrale di  Santa Colomba… episodio dell’800! Voto2: Benaltrismo…? Il problema è ben altro.

Tattica del Bene Superiore. Comunque la si voglia mettere quei buchi sono troppo evidenti. Tutti coloro che li vedono, in foto o dal vivo, restano basiti, dunque è indispensabile far vedere che rappresentano un male minore ed una necessità che porterà a grandi vantaggi. Noi, amministratori dinamici, vandalizziamo le Mura Malatestiane per: 1) Punti di vista e prospettive fin’ora impensabili. 2) Rendere il traffico ciclopedonale più sicuro 3) per un’azione propedeutica che servirà a pedonalizzare il Ponte di Tiberio. Inutile dire che le prospettive impensabili sono una panzana, il ponte a Rimini è l’unica cosa più fotografata di Gnassi (anche se non per molto) proprio perché lo si può vedere da ogni angolazione. Non si capisce nemmeno come la passerella possa servire a pedonalizzare il ponte visto che il percorso alternativo non è certo creato per le macchine. Per quanto riguarda la sicurezza ciclopedonale, nessuno sembra essersi accorto un piccolo particolare. Vedete… la deviazione che il cantiere ha fatto fare alle automobili funziona benissimo, tanto che ha reso evidente come quei 150 metri dei bastioni si potevano dedicare al traffico ciclopedonale senza massacrare le mura. Le macchine passano per la deviazione ormai da mesi. Non ho dubbi che gli amministratori di Rimini pensino di agire per un bene superiore, solo che il bene superiore si guarda bene di agire tramite loro. Voto 3: Vai avanti tu che mi vien da ridere.

La tattica del Mecenate. Gli attacchi a quest’ Amministrazione sono volgari speculazioni, come si può pensare che non abbia a cuore il patrimonio culturale. Contro queste accuse di solito si sgrana il rosario dei lavori pubblici che contengono Castello, Teatro e Fulgor. In effetti, i Riminesi loro malgrado sono stati parecchio indebitati per la gloria dell’Augusto, perché, non dimentichiamocelo, gli amministratori spendono le risorse dei cittadini, non le loro. E’ stato chiesto alla cittadinanza se quelle erano le priorità da mettere in cima alla lista? E poi… per il Castello si è parlato di recupero del fossato, ma ci siamo ritrovati con aiuole paracarro e sale dedicate non già al Rinascimento, ma ai set di Fellini. Che cosa sarebbe ‘sta cosa… un museo Fusion? Voto 5: La pizza con la banana, anche no!. Devi lasciare la cucina di Masterchef

Tattica dell’ineluttabilità. Ovvero: Ce lo chiede il Masterplan. In occidente, da Nostradamus alla Madonna di Fatima, non sono poche le tradizioni che si affidano alla profezia come guida spirituale. Tutte però hanno quel tanto d’incerto che disturba lo scettico. A Rimini, invece, c’è una certezza assoluta: l’infallibile profezia del Masterplan. Qualsiasi cosa si faccia a Rimini era nel Masterplan, viceversa, qualsiasi cosa sia nel Masterplan si deve fare a Rimini. Lo so, sembra incredibile, ma è così. Da semplice atto di indirizzo, ha superato lo status di strumento legale e urbanistico, per guadagnarsi un posto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non ci credete? Il via allo sviluppo progettuale è contenuto in una delibera del maggio 2016, ma il Masterplan già prevedeva si sarebbe dato prima ancora dell’insediamento di Gnassi. Si dice che la profezia sia contenuta nella frase “riqualificare porzioni identitarie della città storica e consolidata, disincentivando la diffusione insediativa e il consumo del suolo.”, Voto 4: la risposta è dentro di te… epperò è sbagliata.

Insomma. Questa, tra il serio e il faceto, è la descrizione dell’atteggiamento che il PD tiene a giustificazione di questa e delle altre realizzazioni, giuste o sbagliate che siano. Il modus operandi è quello di mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, o in avanzato stato di completamento,  per poi riuscire a farsi dire: “ormai…”. Un atteggiamento che non lascia esattamente nell’aria una sensazione di trasparenza. In ogni caso in Procura un fascicolo è stato aperto, chi vivrà vedrà.

P.S.

Del Ponte di Tiberio e della Passerella hanno parlato tutti, manca solo di registrare l’opinione del tale che vende il cocco tra gli ombrelloni. Si può sapere perché l’Assessore alla Cultura non dice nulla?

 

@DadoCardone

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Quando Gnassi scherza sull’invocazione Allah Akbar.

Rimini, nel panorama dei comuni Italiani, rappresenta qualcosa di atipico. E’ un semplice capoluogo di provincia, a dispetto delle nuove definizioni, ma per le ricchezze della sua tradizione e del suo territorio si trova non di rado a confrontarsi con situazioni nazionali e internazionali.

Questo implica che, con risultati alterni, anche le autoctone personalità della politica, dell’economia e della cultura si debbano prima o poi confrontare con ambiti che non siano solo quelli provinciali. Tra l’altro il fatto che il territorio abbia un’enorme disponibilità ricettiva non fa altro che aumentare questa possibilità di confronto nei palcoscenici di fiere, congressi, convention.

La congiuntura descritta genera, tra le altre, due tipi di personalità: rappresentanti consapevoli, ricchi di una certa cultura, che usano la loro “provincialità” per rompere il formalismo e creare rapporti più empatici e… patàca che non rappresentano, come credono, una “vibrazione” romagnola, ma semplicemente continuano a ripetere schemi da piccolo cabotaggio casa-chiesa-aperitivo, imbarazzati davanti al “mare aperto”.

Uno di questi è, secondo me, il nostro sindaco Andrea Gnassi. Badate bene non sto giudicando Andrea, la persona, che sicuramente sarà onesto possessore di partita iva, parente affettuoso, anima della festa e tutto quello che ci volete mettere. Sto definendo Gnassi Primo Cittadino e il suo modo di interpretare un ruolo istituzionale che, come tale, ha conseguenze per tutti gli abitanti della sua comunità.

Ogni volta che l’Augusto Gnassi è costretto a doversi confrontare fuori dal suo ambito, al di là del fatto che gli sia riconosciuto un certo bell’aspetto, non fa bella figura. Lo ricordiamo cercare di ripetere il discorso su Friburgo nella trasmissione 8 e mezzo, mentre la Gruber gli chiedeva decisamente altro, lasciando lo studio pieno di “esse” romagnole e metaforiche briciole di piadina. Emblematico anche il tentativo di farsi capire bene alla TV cinese parlando più lentamente, nonostante avesse un professionista che traduceva simultaneamente.

Queste però possono essere considerati normali imbarazzi da TV. Non tutti hanno la spigliatezza necessaria, anche se a dire il vero Andrea nel suo curriculum vanta un ruolo nel film di Fabio de Luigi “Ogni volta che te ne vai”. Più preoccupanti sono, invece, l’incapacità di uscire dal canovaccio della guerra al cemento, che ormai ripete uguale da 7 anni, e il modo in cui soffre i personaggi più importanti di lui.

Di esempi ne potrei fare diversi, ma il più fresco e significativo ce lo fornisce un video di Repubblica. L’occasione è quella del Meeting dove Nardella, Sindaco di Firenze, grida “Allah Akbar” a Brugnaro, Sindaco di Venezia. L’episodio è già abbastanza triste di per se, ma a completare l’opera ci pensa la patàcata di Gnassi che, forse perché si sente poco considerato dai due, cerca di attirare l’attenzione con un “Prova a dire Allah Akbar in Veneto!”.

E’ triste sentirlo ripetere due volte la stessa cosa perché nessuno lo considera e allora lo consoliamo noi. Andrea, noi sì che ti abbiamo sentito. Poi però dobbiamo aggiungere che non era il caso. Voglio dire… se sta battuta un po’ sfigata l’avessi fatta da ragazzo, al liceo durante l’intervallo, chi mai avrebbe potuto contestarla. Il problema però è che l’hai fatta da Sindaco, durante un’uscita istituzionale, al Meeting, in compagnia di altri Sindaci. E allora no. Nel tuo ruolo ti devi ricordare che appena tre giorni fa c’è stato un attentato, in cui quest’invocazione è stata usata nella maniera più assurda e poi non devi nemmeno dimenticare che sei il Sindaco anche dei Riminesi Musulmani.

P.S.

Non è vero che sono del tutto inutile. Posso essere usato come cattivo esempio.  (Anonimo)

 

@DadoCardone

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Il Professor Gnassi sale in cattedra… ma parla rivolto alla lavagna.

Rieccoci. Non ha potuto resistere e dopo il discorso alla nazione bagnante, a pubblifono riuniti, gli è scappata una lectio magistralis sul turismo rivolta agli imprenditori del settore.

Stiamo ovviamente parlando di Gnassi, altrimenti noto come l’Augusto Andrea, e del suo commento del dopo ferragosto diramato proprio oggi. Nel comunicato, in sintesi, il Primo Cittadino si bea dei numeri straordinari ottenuti da questa Rimini così dinamica (per merito suo) e mette in guardia dall’effetto ’79.

Non sforzatevi troppo nel richiamare alla memoria le vostre reminiscenze scolastiche, è roba per amministratori di lungo corso. A noi al massimo è concesso di ricordare gli effetti politici del ’69 e quelli calcistici dell’82.

Il 1979, secondo quanto si legge nel comunicato, è stato un anno straordinario per il turismo Riminese, seguito però da due anni di crisi. Andrea Gnassi, dopo aver usato questo dato come gancio per l’ennesimo Storytelling, parte con il suo panegirico sul turismo Riminese. Ammette di sfuggita i meriti del bel tempo, per poi esaltare i cambiamenti “nelle proposte infrastrutturali e immateriali, riconosciuto a Milano come a Monaco di Baviera o Mosca.” Meno male perché non se ne poteva più di tutte le telefonate da Mosca: “avete cambiato le proposte infrastrutturali e immateriali? Guardate che altrimenti le badanti le mandiamo tutte in Versilia!”.

E’ il solito comunicato/discorso alla Gnassi dove si sfiora appena la realtà per poi tuffarsi nell’elenco di tutte le cose che ha fatto, non si sa mai che a qualcuno sia sfuggito uno dei totem colorati che ormai mettono anche se devono riparare una buca per strada. Poco importa se l’elenco sia inerente al tema, come quando parlando di Mafia in Consiglio Comunale tirava fuori i lavori di via Roma.

La realtà, quella intera, è che l’Italia del turismo estivo (tutta) viaggia su guadagni percentuali a doppia cifra. Il miglioramento è dovuto, come ampiamente riconosciuto, al meteo estremamente stabile, ad una Pasqua più vicina all’estate e ai ponti di giugno, alla squalifica di tutte le destinazioni internazionali per le note problematiche di instabilità politica e terrorismo. Rimini, in tutto questo, è un posto di mare con tanti alberghi, economico e facilmente raggiungibile da ogni dove.

Non ne siete convinti? Allora ditemi che cos’avrebbe Rimini di così diverso dall’anno scorso, o da due anni fa (e via dicendo), per giustificare l’aumento di cui si parla. I famosi eventi, decantati come ineffabile spinta, sono concentrati nelle date in cui la gente comunque verrebbe. I 15 giorni attorno alla prima settimana di luglio e ferragosto non hanno certo bisogno di essere promossi. E’ il resto della stagione che va ancora creata. Se ci si applicasse correttamente alla lettura dei numeri si scoprirebbe che l’estate dura due mesi, che ci sono alberghi che aprono direttamente a luglio, che chi apre prima accetta gruppi che pagano una miseria… e che vengono serviti di conseguenza. A fare confronti tra di noi, con l’anno prima, si rimane in una Comfort zone.  Il famoso “Ferragiugno” di cui si beavano Sindaco e Associazione albergatori nasconde un successivo buco nel piano camere di tutta la provincia, mentre a Gallipoli si affittavano i terrazzi a 12 euro a notte (roba da Rimini nel ’79)

E’ perfettamente lecito ed auspicabile che un Sindaco parli in toni entusiastici di un miglioramento che in effetti c’è stato. La fiducia nel futuro è certamente un valore aggiunto, che però non basta se tra le righe si legge inadeguatezza. Di soldi a Rimini ne sono stati spesi un’enormità, ma in maniera poco accorta, principalmente per far intendere una dinamicità che, in realtà, è una corsa sul posto aspettando che la crisi passi. Un piccolo esempio. Sono stati spesi 6 milioni di euro per Acquarena, doppiando un servizio che già voleva fornire il Garden e che, alla resa dei conti, si è rivelata il cavallo di Troia per una speculazione edilizia senza pari in via della Fiera. Quanti ne sono stati investiti per il turismo?

Non mi si venga a parlare del Fulgor, del Teatro, del Castello e della passerella che ha martoriato le Mura Malatestiane, perché nessuna di queste cose interesserà all’adolescente ubriaco con cui si salvano le stagioni turistiche riminesi. Per quello al limite era più utile ampliare il pronto soccorso.

Gli investimenti a Rimini sono coerenti con altro, non certo con la promozione turistica. Per questo motivo poi stona l’invito di Gnassi agli imprenditori che, secondo quanto gli suggerisce la sua partita iva intonsa, non dovrebbero mettere via, ma investire per la prossima stagione. Gli imprenditori, soprattutto quelli di Rimini Sud e Rimini Nord, reinvestiranno sicuramente nella loro attività. Lo esige il mercato e lo pretende la totale assenza d’attenzione nelle loro zone, ma di sicuro non lo faranno perché il Professor Gnassi è salito in cattedra ed  ha fatto un discorso rivolgendosi alla lavagna.

P.S.

Se quest’appello voleva essere diretto agli imprenditori del settore turistico riminese un’espressione del tipo “du vut chi vaga enca st’an…” è fuori luogo, perché ormai una gran parte di loro non ha idea di cosa voglia dire.

 

@DadoCardone

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Rimini, provincia razzista?

Sarà che le cose succedono tutte insieme. Sarà che l’informazione, per vendere, ha bisogno di amplificare e distorcere tutto in dramma. Sarà quel che sarà, ma negli ultimi giorni si sono infilate una dietro l’altra due notizie che generano raccapriccio e fanno sì che ci si interroghi seriamente sul tipo di comunità a cui si appartiene.

La prima notizia è quella del razzismo tra bimbi al cento estivo. La seconda è quella del tentato respingimento di 12 profughi dalle case popolari di Riccione. Queste due perle, che in un attimo ti sembra di abitare a Gorino invece che a Rimini, aprono ad un mare di considerazioni.

Il razzismo tra bambini di otto anni è qualcosa di agghiacciante, perché colpisce nell’idea stessa di un futuro senza questo tipo di aberrazione. Va da sé che un bambino di quell’età non ha sviluppato da solo l’avversione contro chi ha la pelle diversa da lui, ma una cosa è ripetere una frase che si sente in casa, un’altra è essere così incoraggiati al razzismo da generare pensieri in autonomia.

“Ti sta bene che sei caduta. A terra devono stare i negri.” E’ senz’altro prova d’interiorizzazione del concetto e siccome i bambini non ci nascono con certe patologie deve essere stato “ben educato” dal suo ambiente. Non ho idea di chi sia la persona che plagia un bambino di otto anni verso certe convinzioni, ma sarebbe bene indagare e prendere provvedimenti per evitargli un futuro di sociopatia.

Non meno gravi, ma penso ormai irrimediabili, le convinzioni di quei 4 probi cittadini, che hanno cercato di impedire l’accesso a 12 profughi nelle case popolari di Riccione. Da quanto si apprende dalla stampa sembra che gli Ivoriani non siano poi entrati nei locali assegnati solo per un disguido con l’addetta Acer che doveva portare le chiavi. Fatto sta che la protesta, di pochi o molti che fossero, si è accesa eccome. Senza contare poi l’inevitabile strascico sui social, dove pare sia concessa l’immunità plenaria a chiunque si senta in vena di manifestare bestialità.

Foto dal Corriere di Romagna

Mi si permetta una riflessione a margine, ma nemmeno troppo. Se vivi in una casa popolare, teoricamente, sei una persona in difficoltà che ha avuto bisogno dell’aiuto del comune. La prima cosa che ti viene in mente per manifestare gratitudine rispetto alla solidarietà ricevuta è negarla ad altri? E con che fermezza poi. Guardate con che fierezza le tre matrone si fanno fotografare dal Corriere di Romagna a guisa di barricadere. Che poi… se proprio vogliamo aiutare tutti a casa loro, il tratto somatico non sembra proprio riccionese, ma molto probabilmente mi sbaglio.

In cima alla catena delle responsabilità però va messa sempre la politica, perché è la politica che detta l’atteggiamento corrente. Le persone possono diventare piene d’odio come reazione a qualcosa che non capiscono, per basso grado d’istruzione o perché cresciuti all’ombra di un modello avariato. L’informazione, sempre in cerca di titoli con gente che “tuona” e di proteste che “esplodono”, fa la sua bella parte e non può proprio far a meno di riportare le dichiarazioni di scimuniti, che valutano a colpo d’occhio l’anno e il modello del cellulare nelle mani di chiunque abbia un’etnia diversa dalla loro (ma poi dimenticano che da noi i bambini di 12 anni viaggiano con smartphone che costano il doppio). Gli intellettuali, come d’abitudine, visto che tengono tutti famiglia, si fanno i fatti loro. A coltivare umanità rimarrebbe solo la politica; e qui sorge il grosso problema.

Non mi sto tanto riferendo a quella più oltranzista, tipo Forza Nuova. Dieci persone con venti bandiere, che cercano tutto il giorno l’occasione per azzuffarsi, dovrebbero essere un problema della Questura, più che della società civile… anche se poi proprio non si capisce questa tolleranza verso chi si dichiara apertamente fascista. Un po’ più pericolose sono le posizioni di leghisti e affini, perché il razzismo lo travestono da buon senso,  fornendo soluzioni senza costrutto, ma facili da ripetere. L’atteggiamento più pericoloso però è di questo centro sinistra in crisi d’identità, che formalmente amministra, ma non ha più idee e identità proprie che l’aiutino a capire da che parte si deve mettere.

Il caso di Rimini poi è fenomenale. Gloria Lisi, Assessore al Welfare, è talmente politicamente inadeguata da non riuscire a capire che, all’indomani di fatti del genere, non si va sui giornali a gridare basta profughi  (pur essendo dentro la quota stabilita) e ribadire l’altolà alla Prefettura, come fosse l’assessore di una giunta leghista. Questa è benzina sul fuoco. Lo capirebbe persino il suo Sindaco… non fosse occupato a far il PR per le due feste estive che lo fanno sentire quasi utile.

Amministrare una Comunità non è solo gestire i conti, fosse solo questo basterebbero degli amministratori condominiali. Ciò che si amministra in realtà sono i cambiamenti e i bisogni .  Il Sindaco è detto Primo Cittadino perché dovrebbe essere un esempio etico e morale, una forgia per tutti gli altri. Oggi ho cercato una sua dichiarazione sulla stampa, ma l’ho trovato, come al solito, a parlare di Notte Rosa.

P.S.

“Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto.”

[Nelson Mandela]

 

 

@DadoCardone

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Comune Inadempiente.

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[COME FARE IN MODO CHE IN DIFETTO SIANO SEMPRE GLI ALTRI, QUELLI POVERI.]

 

Ok, giacché non lo dice nessuno, come solito tocca a Citizen fare un po’ di luce. Il Comune di Rimini è inadempiente rispetto alla convenzione stipulata a favore delle Associazioni Rumori Sinistri e NoBorder. Il che, se permettete, è anche piuttosto ironico, considerato che si è passato un anno a muovere ingenti forze di polizia, elicotteri compresi, per cacciare gli attivisti di queste associazioni e senzatetto da qualsiasi occupazione intrapresa a fine abitativo.

Ve lo ricordate Villino Ricci? I dirigenti del Comune sono stati impiegati in tutta la loro Vis Burocratica per dimostrare che lì dentro non si poteva stare e, dopo un primo rigetto di un Gip molto accorto, si sono dovuti accontentare della motivazione “edificio pericolante”. Pericolante in realtà era solo il fidanzamento con le destre riminesi di Pizzolante, per vincere al primo turno delle Amministrative… quando ancora si pensava che il Movimento fosse della partita.

Oggi invece, la burocrazia sembra diventata una cosa trascurabile, come irrilevanti sono gli impegni economici, tra l’altro definiti unilateralmente dallo stesso Comune. Sulla lettera di bonaria diffida inviata dalle due associazioni, cui era stata affidata la vecchia cartiera in via De Warthema, oggi Casa Don Gallo, si legge che era previsto un rimborso spese di 15.000 €, ma che non è stato versato né l’acconto di dicembre, 5000 €, né i rimanenti 10.000€ a convenzione già scaduta.

Bisogna specificare che il richiamo è stato mandato solo a seguito di una brutta diffida che intimava l’immediato svuotamento di cose e persone dell’immobile e il pagamento di 1800€ di bollette, pena la rimozione coatta e la squalifica delle due associazioni assegnatarie da qualsiasi futuro progetto. Perché, notoriamente, Rimini è piena di associazioni che lavorano gratuitamente per l’Amministrazione e quando dico gratuitamente non intendo solo per compensi, ma anche per gli insufficienti rimborsi erogati, a quanto pare, a “babbo morto”.

Mentre si discute è arrivato un altro inverno e ancora non si riesce a capire chi ce l’ha così tanto con i senzatetto e con chi cerca di costruirgli attorno un percorso. Sarà l’Assessore Gloria Lisi, che comunque ne ha la responsabilità pubblica, o qualcuno dei suoi dirigenti? Nella seconda ipotesi verrebbe da chiedersi quale sia l’interesse di un dirigente in una faccenda del genere. Certo, in passato, c’era quel caso di doppia personalità dirigenziale per cui il dirigente Mazzotti era impiegato sia negli Affari Sociali sia come capo della Polizia Municipale, ma quella strana forma pare si stia risolvendo con un bando per trovare finalmente un sostituto alla Municipale.

14826198_10211163731554916_447996745_nRitornando al quesito di poco più sopra però, i motivi, che noi non conosciamo, potrebbero essere diversi. Il brutto errore in premessa della convenzione, quello in cui si sbaglia la data di fine rapporto e la si allunga al 15.12.2016, potrebbe determinare questa fretta di chiudere tutto? E l’impossibilità di pagare? Chi lo sa. Forse qualche amministratore di lungo corso, leggendo, ci potrà regalare un valido suggerimento.

Riassumendo la situazione è questa. Il lavoro di Rumori Sinistri e NoBorder, anche se è andato oltre a questo, ha di fatto coperto un piano di Emergenza Freddo per il quale il Comune di Rimini era evidentemente in difetto. Le associazioni hanno operato aggiudicandosi una regolare catturaIstruttoria nella quale erano previsti 15 mila euro di rimborso spese, a fronte di un periodo che andava da dicembre ad aprile, di cui, ad oggi non hanno avuto nemmeno l’acconto. La ricompensa per tutto ciò è stata il non riconoscimento di un lavoro suppletivo, per cui sono stati ottenuti grandi risultati usando esclusivamente risorse personali, una diffida a togliersi di torno pagando ulteriori spese e una minaccia alla squalifica dai giochi.

Pare che ora i Benpensanti abbiano finalmente un campo regolamentare in cui giocare. Mi rivolgo a questa categoria perché non è mai mancato loro lo “squillo di tromba” quando si trattava di appoggiare la cacciata in strada di una ventina di poveri cristi, la cui colpa era quella di occupare immobili di cui si era persa addirittura la memoria. Ora li vorremmo vedere all’opera con i debiti del Comune. Dubito useranno la stessa verve.

P.S.

“Il bisogno di alloggio, incidendo sullo svolgimento della persona umana in sé ed in rapporto al gruppo familiare, può integrare il pericolo attuale di un danno grave alla persona dell’agente e della sua famiglia, secondo la previsione dell’art. 54 c.p.”  [Pret. Roma 22.5.79, RP, 2003, 650]

Aggiungo , per i sordi che non vogliono né sentire né leggere, che  è consentito alla magistratura equiparare  il diritto di alloggio al bisogno primario della persona. Per cui:

“è giustificata dallo stato di necessità l’occupazione di palazzine disabitate da parte di persone prive di un’abitazione che potesse garantire loro ed alle famiglie i beni costituzionalmente tutelati della salute, della dignità sociale e di un’esistenza libera e dignitosa, quando risulti che tali soggetti, per le loro condizioni economiche e sociali, non avevano alcuna possibilità di procurarsi attraverso i normali canali del mercato edilizio, una abitazione adeguata ai loro bisogni” [Pret. Roma 7.3.78, FI, 1980, II,74;]

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@DadoCardone

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La Compassione al tempo dei Social [di Moreno Neri]

 

Tra il grigio delle pecore si celano lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti.

(Ernst Jünger, Trattato del ribelle)

 

Il più pratico politico riminese di lungo corso sciorina su Facebook i suoi stereotipi sentimentali, dopo aver visto nel suo salotto Fuocammare, dichiarando di avere infine conosciuto una realtà drammatica, raccontata in modo diverso dalle notizie di cronaca, e quindi lamentandosi di come, al contrario, in Europa si facciano e referendum per non accogliere chi sopravvive da questi drammi e si costruiscano muri. Con l’ostentazione del suo stato d’animo tragico e stupefatto dà ad intendere che conosce bene il problema e che sa come ci si deve rapportare con chi innalza steccati. In realtà ha solo il lusso di avere un’emozione senza doverla pagare, perché nell’animo di chi non ragiona e non sperimenta la realtà dei muri c’è sempre spazio per i grandi sentimenti.

Al palchetto approntato della banalità dei sentimenti in occasione del recente discorso del vescovo per la festa del civico patrono si saranno accomodati pure sindaco e vice-sindaco. Si impancano come pubblico esempio del welfare e ne sono la pietra tombale. Commuoversi o rappresentarsi con la propria apparenza illusoria, la propria superficie è molto facile: basta metterci la faccia e affidarsi alle moltiplicazioni di questa ostentazione che affollano i media, omettendone la reale essenza.

È incontestabile che il sentimentalismo, sotto tutte le sue forme, predisponga sempre ad una certa “ignavia” da un lato e dall’altro provveda ad ammantare l’oscena nudità del proprio tornaconto personale nella parodia della solidarietà, questione che richiede invece una speciale unificazione di mente e cuore.

Di fronte a gente così ambiziosa da fingere di essere buona, diventa una medaglia al valore fingere di essere cattivi. Al giorno d’oggi tutti nella nostra città – nella sinistra da poltrona, da terrazza o da istituzione e cooperativa sociale, in quella Rimini a volte così attiva e a volte così in comune – sono così buoni, tutti Cappuccetti Rossi, che quasi quasi si vorrebbe che ci fosse rimasto ancora qualche cattivo, dei lupi.

Quei lupi che sanno l’amore e la compassione non sono un sentimento o un’emozione, come di solito si ritiene, ma è un’intenzione, una capacità, un potere: quello di dare un pizzico di gioia e di provare a rendere felici gli altri.

Si pensa che esternare su Facebook le proprie coraggiose condivisioni buoniste (o cattiviste nell’eccezione che ne conferma la regola) o condividere, in un ritaglio di tempo, una protesta, una proposta, una indignazione, una discussione, un dialogo, una denuncia sia abbastanza per dire del proprio impegno sociale e finanche della propria rettitudine morale.

Nel tempo in cui si va globalizzando tutto, compresa la disperazione dei senza-tetto e degli immigrati che ci parlano attraverso la loro presenza, qui nella nostra stessa città la loro perturbante invadenza fisica, rappresentata da Casa Gallo e da Rimini People, tenta di rompere l’ottundimento da rumore di fondo che tanti avvolge (li scalda, li illude e li manipola con il loro carico di menzogne e sciocchezze) e che si chiama comunicazione di massa o informazione di regime, determinando negli stessi tanti il loro sostanziale silenzio passivo, la loro indifferenza, tra una sciatta e ottusa esistenza e tra un proclama nichilista dell’insensatezza di ogni gesto della vita.

È ben rappresentata nella nostra città la più o meno benestante moltitudine del pianeta – quella che in questo momento non sta morendo di fame, di sete, per un tifone o un terremoto, non sta per annegare su un barcone, non si sta scannando nella macelleria di una qualche sporca guerra santa. Quella maggioranza, che ogni giorno si fa erodere un pezzetto di libertà e di senso, non è capace di scendere in piazza e di ribellarsi. Dunque nulla facendo, non avrebbe assolutamente neanche nulla da dire, ma su Facebook e sui media questo nulla da dire riesce a dirlo almeno una decina di volte al giorno postando nella propria pagina e navigando ognuno per contro proprio o diramando comunicati dal loro irraggiungibile palazzo, insieme solo nella forma, ma separati nella sostanza. Ognuno, in Facebook, dentro un mondo lontanissimo, il proprio, dimentico del prossimo, se non degli “amici”, anch’essi immaginari, cui esprimere un’indignazione, una ricetta o un insulto o la foto di un tramonto o i risultati di un sondaggio o l’istantanea della figlia preadolescente obesa, ma così intelligente: indifferentemente.

Ma la virtualità, l’immaterialità che lo avvolge non è e non sarà senza conseguenze. Sono molto preoccupato per il politico di lungo corso, parecchio per quasi tutti i suoi sodali e più o meno complici, moltissimo per la maggioranza che sostiene – alcuni con le proprie opere e i più con le loro omissioni – questo sistema criminale e criminogeno, che non si sana discutendo della bontà di un sondaggio che forse nel nostro paese ci colloca al primo posto di questo sistema, ma forse al quarto. Sono molto preoccupato per questa cieca confraternita, cui non faccio alcun rimprovero ma un’esortazione: venite a vedere. Fate la conoscenza con la condizione umana, prima che il tappeto vi scivoli dai piedi: meglio vivere che dormire, sapere piuttosto che non sapere.

L’illusione li sta rendendo tutti beati babbei, sempre più fragili – più stupidi e specialmente più spaesati – come lo sono quei turisti da crociera o da villaggio turistico che credendo di viaggiare per il mondo e conoscerlo stanno fermi in un suo simulacro e ne conoscono solo una pallidissima parvenza addomesticata. Loro sì, coloro che hanno e spesso hanno troppo, sono i veri stranieri, estranei all’umanità, clandestini nella realtà, ma protetti dall’aria climatizzata o dal riscaldamento, cullati dal ronzio del pc, lavati e nutriti, difesi da ogni intrusione della vita reale.

Non dobbiamo farci incantare dall’osservazione dell’indifferenza che in questo esangue Occidente della quantità e del neoliberismo sembra caratterizzare la maggioranza. Non può continuare e non continuerà. Se nel mondo 62 persone hanno la stessa ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di poveri, se in Italia la nuova generazione è la più povera dai tempi grami della II guerra mondiale e ci sono 4 milioni di persone che versano nella povertà assoluta, prima o poi il mondo vero verrà addosso a questa presunta maggioranza. Toccherà a questa “maggioranza”, se ne sarà capace, affrontare con gli occhi di nuovo aperti questo mondo così reale che non sparisce con un clic o si annulla con un dislike. Non è la nostra, la solitudine: è la loro, per quanto social sia o per quanto sia incistita nei gangli del potere. È l’isolamento di un mondo vecchio destinato a finire e ad essere travolto, fatto di un potere sempre identico e autoritario che gira le spalle all’umanità in nome della legalità, del profitto e dell’egoismo, della comodità e dei pareggi di bilancio.

Casa Gallo si oppone a tutto questo. Rappresenta il mondo nuovo, quello di nuove istituzioni nate dalla gente per la gente che sta costruendo, passo dopo passo, tra enormi difficoltà e avversioni, tra mille sgambetti burocratici e politichesi, nuovo welfare e servizi per chi è escluso da tutto, servizi che producono sicurezza sociale e un sostegno concreto a chi non ha nulla. La sua forza è quella di essere il luogo, per noi riminesi a km 0, in cui brilla la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutti i rischi che invoglierebbero ad agire altrimenti o, facilmente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti del coraggio.

Perché il coraggio della verità è l’essenza dell’impresa filosofica e del “dire di no” della critica politica: essere contro significa avere il coraggio dell’indocilità ragionata, della propria dissonanza rispetto all’esistente, avere la forza di rifiutare l’ingiustizia, l’iniquità e lo squallore, esercitare la possibilità di porre rimedio alla bruttezza, all’umiliazione e alla perdita di dignità. E infatti è anche la via per la bellezza e la sapienza: altro che i corsi di autostima, in grado di espandere il nostro ego, peraltro infinitesimale! Solo questo è il modo di essere, noi per primi, il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Spesso, oltre allo sconforto per sentirci isolati si accompagna la rabbia. Nasce dal fatto che la realtà non è bella, né buona, non è come vorremmo che idealmente fosse. Possiamo manifestare la nostra rabbia, lo facciamo, ma occorre incanalarne una buona parte nel realizzare l’ideale attraverso i mezzi che la stessa realtà ci offre. Se abbiamo un’Idea del Bello e del Buono in sé dobbiamo, senza farci troppo prendere da un’azione disordinata dallo sconforto e dalla rabbia, materializzarla nel piano del sensibile.

Cosa opporre allora a tutte queste regole e abitudini uniformanti? Prima le persone. Le persone sono quelle che ci impediscono di ridurre questa immensa tragedia a un mucchio di cose, concetti e numeri (un rapporto sulla povertà), fogli di carta (un certificato di residenza o un permesso di soggiorno o un rendiconto di progetto), le liberano dalla banalità e dall’imprecisione della loro reificazione, dall’annullamento del sentimentalismo a buon mercato. Dietro la loro misurabilità burocratica o finanziaria, dietro questa massa confusa di dati, c’è la singolarità ineludibile, l’unicità di ogni esperienza personale. Allora non sono più una massa confusa di poveri, di immigrati, di senzatetto, ma esseri umani, liberi, affamati di dignità, in cerca di felicità. Un po’ come tutti noi. Può sembrare incredibile, ma è in luoghi come Casa Gallo che oggi stiamo decidendo, concretamente e faticosamente, che cos’è un essere umano. La dignità e la libertà dei suoi ospiti misurano le nostre: più le neghiamo, più sprofondiamo in un abisso di vergogna e crudeltà, e più il benessere e la libertà che viviamo ogni giorno suona come un insulto, un insulto soprattutto a noi stessi, perché questo paradigma sociale prima o poi ci toccherà se non comprendiamo che viviamo in una casa comune e che ci accomuna il desiderio di restare umani. La possibilità per gli ospiti di Casa Gallo di avere un futuro, in breve, misura il nostro.

Mi dicono che tutto fa, comunque. Anche un sentimento espresso, seppur contraddetto dai fatti. E che qualcosa a lungo andare si sposta. Se davvero è così, per carità, meglio di niente. Però sarebbe bello ogni tanto vedere qualcuno deviare la rotta, pagare un prezzo per i suoi errori, correggere una direzione di marcia, scendere di uno scalino per la sua inadeguatezza, sarebbe bello che gli intrecci più o meno mafiosi sparissero, che un brutto progetto venisse arrestato, che un corrotto ammettesse la colpa e pagasse, che un incapace si facesse da parte e rifondesse i danni fatti. Mi accontenterei persino che qualcuno mettesse da parte i pregiudizi e i dissensi preventivi e si disponesse a cambiare idea, che fosse almeno disponibile a sostituire quei grumi basati sul sentito dire, sul preconcetto ideologico e sulla costruzione delirante di un nemico, che pensasse un po’ di più, che amasse un cincinino il rischio e la piantasse di frequentare idee che ha già, rifiutando idee che non vuole avere.

Ci piglia lo sconforto perché ci sembra di essere relegati a una marginalità estrema. Ma poi pensiamo che l’Occidente, paese della sera, dovrà prima o poi tornare all’aurora. Che ci sono persone e cose belle. Che sono, poeticamente, come i bucaneve, le primule e i primi fiori dei mandorli che, coscienti della loro debolezza, timidamente annunciano la fine di un tempo. E che è proprio quando tutto sembra perduto che tutto sarà salvato. Lenimento dello scoraggiamento potrebbe essere l’enigmatico e usatissimo avvertimento, ricordato anche da Heidegger, di Hölderlin, in Patmos, l’isola in cui fu scritta l’apocalisse: Vicino e difficile ad afferrare è il Dio. Ma dove è il pericolo, là cresce anche ciò che salva.

Moreno Neri

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Ancora la nipote di Melucci? Veramente?

01826801Una piccola riflessione estiva ad uso e consumo dei lettori di Citizen. Il Secondo mandato di un Sindaco, offre, ovviamente, vantaggi e svantaggi. Meno ovvio è identificare la rilevanza degli uni e degli altri. Di getto si potrebbe considerare che una riconferma, ad esempio con i numeri realizzati a Rimini, dia l’agio di una popolarità che annulla le contestazioni spicce e permette di operare con più tranquillità.

La popolarità però è un valore effimero e, da queste parti, si nutre dell’overdose di eventi, soprattutto per l’insostenibile leggerezza dell’Homo Aperitivus. Questo Andrea “Party” Gnassi l’ha interiorizzato nella maniera più convinta, infatti quest’anno ha concentrato in soli 15 giorni tutti i suoi assi. Al Meni, La Molo Street Parade e la Notte Rosa.. (pare che abbia tentato di spostare anche Ferragosto, ma la maledetta burocrazia non l’ha permesso). Un’esaltazione, a beneficio degli autoctoni, che permetterà di passare sopra tutti i divieti di balneazione, nonostante il preannunciato miracolo delle Fogne tardi ad avverarsi.

Poi però arriverà settembre, si ricominceranno a fare i Consigli Comunali e i problemi irrisolti si presenteranno tali e quali, senza che l’atteggiamento sia cambiato di una virgola. Qualcosa di diverso però ci sarà: difficile passare per quelli appena arrivarti, che tentano di risolvere guai ereditati.

Rimini, c’è da scommetterci, presenterà il conto degli investimenti considerati prioritari secondo logiche di speculazione politica. Lo farà con nuovi e più veementi allarmi, primo fra tutti quel bisogno abitativo rimasto fuori da ogni programmazione che non sia emergenziale. Gloria Lisi, Vice Sindaco riconfermata, che con la lista Rimini Attiva ha ribadito la sua area di potere, è un’entità reazionaria, funzionale al sistema così com’è, dunque la creatività nel Welfare è da escludersi a priori. C’è da dire che l’Assessora dirige con polso fermo le idiosincrasie dello Stato di Diritto Riminese. Guardate ad esempio come appare del tutto naturale che uno stesso dirigente sia usato per gli Affari Sociali e la Polizia Municipale. Un bel corto circuito.

Altri insostituibili riconfermati sono Brasini, solo lui può far quadrare i conti di Gnassi, Jamil “Ringhio” Sadegholvaad e Massimo Pulini. Questo il quadrato del fortino. Gli altri assessorati, che come hanno dimostrato le mai sostituite Rossi e Visintin, nonché i facilmente ignorabili Biagini e Imola, non servono e possono essere usati come merce di scambio.

A proposito di scambio. C’era chi affermava che la pace tra Gnassi e Melucci sarebbe costata un’assessore. Noi non ci crediamo, ma oggi si parla di un possibile assessorato a Roberta Frisoni. Come chi è Roberta Frisoni!? E’ la solo incidentalmente nipote di Melucci a cui era stata affidata Agenzia Mobilità. Dopo la fuga a gambe levate da quel compito… come non apprezzare un suo coinvolgimento nella nuova Giunta?

Nell’altra parte della lista, da giocarsi in overbooking, troviamo anche Anna Montini, Assessore in quota Patto Civico, Lorena Fonti per Rimini Futura e Francesco Maturo. Di questi, se confermati, la mia preferita sarebbe la Fonti… laureata con una tesi sul Piano Strategico di Rimini.  Mi è sempre piaciuta la fantascienza.

Abbiamo aspettato un po’ per questa Giunta, ma sembra che il peso specifico sarà pressoché uguale a quello che abbiamo imparato a conoscere nello scorso mandato. Gnassi comanda color… Il tutto ovviamente facilitato da un consiglio comunale inerme. E’ vero che dall’opposizione promettono “sorci verdi”, ma quella gara lì si vince mediaticamente e Rancoresi, per esempio, ha l’unica capacità accertata di rendere noioso l’inoppugnabile. Al Primo Cittadino è stato già dimostrato che le sue Vision non tengono aperti gli aeroporti, ma è ancora lì. Il discorso della Lega poi non vale nemmeno la pena di affrontarlo.

P.S.

La politica è il governo dell’opinione”. [Carlo Bini, Manoscritto di un prigioniero, 1833]

dado

 

@DadoCardone

 

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Effimera

effimeraIl Pd perde Roma e Torino. A Bologna e a Napoli la Sinistra tiene con Sindaci che non sono pro Renzi. Posti piccoli, ma con tradizione, interessi e legami di Centro Sinistra, si risvegliano sotto un’altra bandiera (vedi Cattolica). Che cosa sta succedendo?

Succede, non da adesso, che il Partito Democratico sta costruendo la sua sconfitta più dura e lo sta facendo culturalmente. Una volta c’erano l’opposizione e l’alternanza, oggi ci sono solo vittorie e sconfitte, tra l’altro in assenza totale di un vero confronto.

V’è un solo modello di precariato universale da applicare a qualsiasi ambito, non solo nel lavoro. Anche chi si occupa di politica oggi è un precario, sebbene di lusso, che poi è l’unico motivo per cui Matteo Renzi, Presidente non eletto di un Governo nato fuori dalle Urne, è ancora in piedi. Se questo Governo dovesse cadere, in quanti sarebbero sicuri di esserci anche nella prossima legislatura? Un Alfano, per esempio, potrebbe mai più sognarsi di fare il Ministro?

Precariato politico, ma anche Caporalato da Consesso Assembleare. Il modello è quello di Presidente, Sindaco, Preside padrone, mentre tutti gli altri sono seduti sullo strapuntino, dunque è meglio alzare la mano e dire sempre sì. Sì alla gestione privata dell’acqua, sì alla cessione delle reti, sì al finanziamento pubblico di opere che producono solo guadagni privati, sì alla riduzione dei Diritti, sì al sistematico annullamento dei corpi intermedi. Sì a tutto, finché dura, bravi noi e demagoghi gli altri.

Quello che è successo in queste elezioni amministrative è realizzazione, senza ancora sublimazione, di un meccanismo che va avanti da tempo. Alle ultime Regionali in Emilia Romagna l’astensione dal voto è stata paurosa, una congiuntura nella quale il PD ha perso quasi due milioni di votanti ed ha anche fatto finta di dispiacersene. Una recita per nascondere le mani che si sfregavano l’un con l’altra, prima di accarezzare con voluttà i trappoloni delle Aree Vaste, ultimo atto delle politiche liberiste pronte a svendere tutto: Sanità, Trasporti, Camere di Commercio. Un giochino da miliardi, per cui vale la pena di essere il migliore sul fondo del barile.

La politica non si occupa della realtà, la realtà non si occupa della politica, una scissione nucleare tra l’etica e i significati per cui vale tutto e il contrario di tutto. Basta guardare Rimini. Un Sindaco di Centro Sinistra vincitore a tavolino per ritiro dell’avversario che, comunque, per governare ha bisogno d’infiltrati civici del centro destra e altre liste che mal celano l’interesse specifico, dunque le implicite promesse. Se questa nuova stagione durerà più della vita di un’effimera  sarà solo per l’ininfluenza dell’opposizione, anch’essa caduta nel delirio della politica da ammazzacaffè, quando non nel rancore personale. Gente per cui (tranne un paio di eccezioni) Giolitti poteva anche essere stato la quinta delle tartarughe ninja.

Quando poi per chi sta dentro il momento migliore della giornata è: “ve l’abbiamo fatta tappare quella buca”, sugli spalti il clima non può essere migliore. Il disinteresse assume i tratti di un atto di benevolenza, se paragonato all’onanismo dei commentatori politici che si dividono sommariamente tra adoratori di natica e vorrei, ma non posso. A completare il quadro la Sinistrina squalificata, che s’aspettava l’investitura divina, evidentemente meritata per essere stata capace di essere contraria, senza dare troppo fastidio. La discrezione sarà pure un merito, cribbio!

Questo dunque il quadro sia nazionale che locale. Il PD perde male e vince peggio, mentre il Movimento 5 Stelle raccoglie cocci di destre e sinistre, competendo solo a margine con la Lega, baluardo dello sciovinismo, progettata per l’inutilità politica. In tutto questo sistema Italia (ma non solo) è stato messo alle corde. Ciò di cui avremmo bisogno sono nuovi modelli di sviluppo sociale, economico ed energetico, ma la politica si è persa guardandosi allo specchio ed anche la partecipazione si è caricata di troppa retorica.

P.S.

Una mosca effimera nasce alle nove d’una mattina di piena estate, per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la parola notte? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte.

[Stendhal, Il rosso e il nero, 1830]

dado

 

@DadoCardone

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Gnassi e Lisi contro i Poveri

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa di Rimini People in relazione al ritiro delle concessione per la Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don). Un atto che pare ricerca ossessiva di conflitto contro chi si occupa di Povertà fuori dal canonico “giardinetto”. Sarà che agli amministratori giovani e trendy i poveri veri fanno un po’ senso?

Gnassi chiude Casa Don Gallo,  lo chiede Pizzolante?

L’attesa è durata 4 anni e 11 mesi, ma niente da fare, pare che Gnassi non riesca a fare cose di Sinistra. Venerdì 15 Aprile sarà revocato il permesso a Casa Don Gallo di continuare la sua attività e 43 persone verranno  sbattute in mezzo alla strada.

A questo punto ci chiediamo cosa dovrebbero fare queste persone secondo i piani dell’Amministrazione.? Dissolversi nell’aria come non fossero mai esistite? O mettersi in fila per ottenere, forse, due tre mesi di assistenza in uno dei costosi progetti di Gloria Lisi?

Le uniche risposte che l’attuale amministrazione sembra poter dare assomigliano più a dei lanci pubblicitari di un prodotto che non servirà a nulla, piuttosto che alle soluzioni programmatiche di cui sentiamo il bisogno. Casa Andrea Gallo, costata infinitamente meno di tutti quei cartelloni pubblicitari che annunciano con gaudio la scoperta delle rotonde (!), ha dato una risposta concreta a problemi di sicurezza, integrazione e riqualificazione di cui Rimini ha un’estrema urgenza. Sicuramente un esperimento riuscito, da clonare, non da eliminare.

Ci preme anche sottolineare che Rumori Sinistri, l’Associazione di volontariato che si era presa in carico la gestione e gli stessi abitanti (guarda un po’ cosa ti combina l’integrazione), avevano autonomamente progettato un ulteriore miglioramento della struttura e delle condizioni. Il Progetto Madi-Marecchia, regolarmente presentato in Comune, aveva addirittura stimolato le Vision del Primo Cittadino. Che cosa è successo poi?

Non si sa, ma guardiamo con estremo sospetto alla recente scesa in campo della lista architettata da Pizzolante, in appoggio a Gnassi. E’ tragicamente evidente, molti già lo sostengono come dato certo, che uno dei prezzi per l’appoggio da destra, sia la conclusione del Progetto Casa dell’Accoglienza Andrea Gallo (Don).

Ora però come forza politica scesa in campo, proprio per contrastare questo tipo di corto circuiti e inefficienze, chiediamo: cosa intende fare il Sindaco Gnassi per il problema delle 43 persone, italiani e non, che dal 16 di Aprile occuperanno la Strada?

Dato che siamo “nuovi” della politica, chiediamo all’attuale Primo Cittadino il favore di una risposta semplice che tutti possano comprendere. Perché noi non dimentichiamo che in assenza di luoghi di accoglienza come Casa Gallo nel 2015 questa città ha visto morire ben 7 persone a causa delle precarie, se  non assenti, condizioni abitative. E questa è una delle responsabilità dalla quale il primo cittadino di Rimini non può sottrarsi.

Siamo anche curiosi di sapere il parere di tutti quelli che hanno sempre ritenuto improponibili le occupazioni a fine abitativo. Con quest’atto si sta togliendo dalla legalità il recupero ad un’esistenza normale di 43 senzatetto e il messaggio fra le righe è “Arrangiatevi nell’illegalità”. Il motivo ufficiale? Mancano una doccia e un water. Fate Vobis.

12970237_932727863511010_2113006581_oMara Marani

Per Rimini People

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Rimini- La Lega? Mamma che flop.

12986921_1599015737081532_2486691132122382583_nNessuno se lo aspettava. Ci si prefigurava anzi che l’onnipresenza di Salvini in TV attirasse un numero sufficiente di curiosi da fa sembrare la calata della Lega una cosa riuscita. Invece Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Uniti si vince, circondati da un cordone della Celere, non riempiono nemmeno uno “scacco” di Piazza Tre Martiri. Se poi ci aggiungiamo i curiosi, gli occasionali e i gruppi che in coro manifestavano scarso affetto (diciamo così), sabato in piazza c’era meno gente di quanta ce n’è di solito per fare le vasche.

Colpa della pioggia? Chi vi scrive vuol dare una speranza all’umanitàflop lega e dunque sostiene la tesi che, la maggior parte delle persone, non prova nemmeno curiosità per il brutto spettacolo offerto da Matteo Salvini e seguaci.

Arriva circondato da un battaglione mobile dei Carabinieri, perché la gente è la sua scorta (video), si fionda sul palco dopo aver dato dei “cinque” a vari personaggi in trasporto quasi sessuale e attacca col repertorio. Extracomunitari a casa, il papà è il papà e la mamma è la mamma, chiudere le frontiere, reinserire il servizio militare per insegnare un po’ di civiltà (!?) ai ragazzi… insomma mancava solo “W la figa”(cit.). L’unica cosa che ha detto di Rimini è anche una gaffe. Signore e signori vi annuncio che la Lega riaprirà l’aeroporto…. Correte ad avvisare Airiminum S.P.A.

Il tutto è durato, fortunatamente, meno di uno spettacolo di Giacobazzi al Bobo di Misano ed ha avuto il potere taumaturgico di  elevare ad estasi il nulla assoluto. Commoventi gli occhi spalancati di alcuni militanti, come dopo “una botta di quella buona”, ma molto più indicativa l’espressione buia di Alan Fabbri, Consigliere Regionale della Lega, che mestamente si aggirava per l’Antica Cafeteria, dietro il palchetto.

Da segnalare:

  • Una protesta recitata del Collettivo PERF, che ha manifestato la voglia di conflitto contro l’annichilimento imposto dalla Lega con una Performance, che ha simbolicamente (ma anche letteralmente) tolto la maschera ai leghisti.
  • L’atteggiamento di una certa informazione che ha voluto ancora una volta contrapporre i “centri sociali”, genericamente citati, alla società civile, altrettanto genericamente rappresentata. “Piazza sfondata”, “Bombe Carta”, cose che non si possono sentire e che evocano inesistenti livelli di tensione. Un’appartenente alle forze dell’ordine, con cui ogni tanto ci si scambia commenti sui fatti di piazza riminese, mi ha scritto “magari le contestazioni fossero sempre così”. A titolo esemplificativo, in questo link  potete vedere cos’è una bomba carta e fare il paragone con i due petardi scoppiati nelle vicinanze della piazza.
  • Il disfacimento del Centro Destra, boccheggiante, ma tenuto in vita dalla morte del Movimento e dalla guerra dei Roses in versione Gnassi contro Melucci.

P.S.

Una domanda a Gioenzo: ma un lavoratore come te cosa centra con ‘ste sceneggiate?

dado

 

@DadoCardone

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II^ Conferenza stampa – Difesa Madiba

Proponiamo in questo post la conferenza del 1° Aprile in versione integrale, con il solo taglio degli spazi vuoti, in modo che chiunque si possa fare una sua idea su quanto detto senza essere in nessun modo distratto dalla sintesi.

Non possiamo però esimerci da un commento, soprattutto dopo aver letto su alcune bacheche Facebook della piazza riminese che la Xenofobia sarebbe “un’opinione” e non una nevrosi che affligge la psiche. Il desiderio di dargli addosso al “Comunista” ha generato un processo mediatico, con tanto di colpevoli già confezionati. Bisogna mettere dunque qualche puntino sulle “i”.

La partenza era stata che 30 estremisti di sinistra, colpevoli di pensare solo agli stranieri, per evidenti scopi eversivi, avevano aggredito 2 filantropi, leggermente di destra in missione per conto di Dio e degli Italiani. Per farlo era stato usato un arsenale, prontamente nascosto nei cassonetti, nonostante si trovassero a 400 metri dalla base operativa, Casa Madiba.

L’arrivo ancora non c’è. Gli Inquirenti, fa sapere la stampa, arriveranno ad una rapida conclusione. Nel frattempo un po’ di cose si sono chiarite da sole.

  • I 30 picchiatori sono ridotti a sei indagati, uno dei quali è Loris, il trapiantato di Fegato che ha preso le prime tre catenate (perché i filantropi notoriamente girano con la catena sotto il giubbotto) e che, a sua volta, ha sporto denuncia.
  • “L’arsenale” era composto da un manico di Mocio. Catene, mazze o spranghe non ne facevano parte. Le uniche catene, come detto, erano dei filantropi e sono stati gli stessi Madibers ad indicare ai Carabinieri il cassonetto dove trovarle.
  • 12896259_10209341843008841_749825450_o (1)Tanto ai Madibers, quanto ai Forzanovisti, sono stati sequestrati i cellulari per ottenere ulteriori elementi d’indagine. Qualcuno sostiene che quelli di FN li hanno consegnati spontaneamente, altri, sempre di Forza Nuova (salvo che non fossero comunisti travestiti), sostengono il contrario.

Ci sono poi altre cose meno chiare. Tipo: chi ha concesso il permesso ad una formazione di estrema destra, palesemente ispirata ai principi Fascisti, di mettersi fuori da un supermercato a 400 metri da un luogo di ricovero e assistenza, tra gli altri, anche di extracomunitari? Il Comune nega di aver mai ricevuto richiesta di un permesso del genere, tantomeno di averlo concesso.  L’ha fatto la Questura? Se sì, perché il luogo non era presidiato? E ancora… il Segretario Nazionale di FN Roberto Fiore, già condannato per Banda Armata e associazione sovversiva, chiama l’adunata a Rimini per “espulsione a furor di popolo” … Prefetto, Questore e Sindaco intendono concedere spazio a questo tipo di manifestazioni? E infine, fatti i dovuti distinguo e ripudiato l’atto di violenza, la politica Riminese dove è finita?

Il politico che ostenta Antifascismo di maniera è come il pescatore che si vanta di quanto era grosso il pesce che gli è scappato.

P.S.

Casa Madiba risponde all’adunata di Forza Nuova con “Open Day”, una giornata per spiegare le attività solidali messe in campo ogni giorno, ma anche una festa con grigliate, mercatini e musica dal vivo. Cedere ad una provocazione xenofoba e razzista può succedere a chiunque, riscattarsi mostrando la vera natura della solidarietà, invece, non è cosa comune.

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@DadoCardone

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Potevamo prendere Rimini

⇒Come l’invidia del pene e dei personaggi in cerca d’autore possono annullare una Rivoluzione annunciata.

salutiRimini è caduta, viva Rimini. Rimini la ribelle, la pensante, la sperimentale è caduta sotto un unico colpo, la cui propulsione sono state però una serie di pessime peculiarità: invidia, mediocrità, cupidigia, opportunismo, vanità e bieco calcolo. Stiamo parlando del Movimento 5 Stelle ovviamente, ma non solo quello di Rimini, perché questa storia potrebbe avere ripercussioni non da poco. Per ora comunque occupiamoci del colpevole, o meglio dei colpevoli, dello scioglimento di un’idea che aveva messo in serio allarme lo Status Quo Riminese.

Chi sono i colpevoli? Qualcuno ha dato la colpa allo stesso Movimento di Rimini, per la gestione della faccenda, ma se questo gruppo ha una colpa è quella di aver riposto troppa fiducia in una produzione decennale, che alla riprova dei fatti ha pesato  ben poco. Altri, più o meno consapevolmente, hanno fatto di più e saranno oggetto di articoli molto dettagliati (non vi preoccupate). Nel frattempo, come sempre succede quando vogliamo raccontare qualcosa di estremamente complicato, ricorriamo ai “Voti di Citizen!”. Siete pronti? Una sola avvertenza, essendo i voti parametrati alla capacità di far danno saranno tutti alti. Via.

L’Ex di Grillo. La chiamo così perché era conosciuta per quello. Oggi è nota anche per essere lo sponsor ufficiale della lista di disturbo, che ha affossato il Movimento, ma sempre la ex di Grillo rimane. Cosa l’ha spinta a gettarsi nella mischia? L’invidia del pene, sicuramente. Voglio dire, non penso sia facile essere l’ex moglie di un uomo che muove le masse ed avere contemporaneamente aspirazioni alla popolarità così scarsamente realizzabili. C’è però anche un po’ di rancore personale, stimolato da quel titolo di giornale in cui gli attivisti si chiedevano chi fosse. Fino all’ultimo ha finto di non sapere nulla della lista, cucendosi addosso un vestito Superpartes,  che non era cosa sua, e non levandolo nemmeno dopo essere stata vista alla prima riunione (quasi) ufficiale della lista Kamikaze, al bar Nasdaq. Oggi sui giornali, come tutte le cartomanti che si rispettino, dichiara che lei lo aveva previsto. Non spiegatele che in realtà l’ha provocato, se non poi pensa di essere importante. Voto 6: Maga Circe. L’unica magia che le è riuscita è stata quella  di trasformare tutto in un porcaio.

Carla Frachini o Franka (come la chiamano non pochi). Opportunista istintuale, non riesce a concludere nulla di quello che si propone, ma ragazzi… che danni mentre tenta. In 5 anni di Consiglio Comunale ha fatto il contrario della Luisa di Gled Magic Water: arrivava tardi, andava via presto e di solito lasciava un gran casino. Come mai la donna che “bussava alle cene del PD” (cit. Andrea Gnassi) e che lavora  per un’Amministrazione del CentroDestra, fa il consigliere per il Movimento? Non l’ho mai capito, ma, a dispetto  di questa mia tara conclamata, nessuno mi potrà mai accusare di averle manifestato pubblicamente simpatia. Magra consolazione, ma consolazione. La Franka ha passato gli anni della sua missione consigliare a fare due cose precise: stringere rapporti con il polo di potere 5 stelle Bolognese e parlare male del suo gruppo di appartenenza all’ex di Grillo. Alla nascita della seconda lista, trovandosi tra i due fuochi, ha deciso che era meglio essere pubblicamente neutrali, ma nell’ombra rimpolpava l’elenco di disturbo con alcune delle sue conoscenze. Altra cosa che faceva nell’ombra era portare a Bologna i dati per cui il gruppo che l’aveva fatta eleggere non doveva essere certificato. Voto 10: Rosa di Tokio. Pare che abbia deciso di cambiare il suo cognome in Iscariota, meno compromettente.

Massimo Attilio Lugaresi, detto Gerovital. Dicono che se arrivasse la Morte in persona non lo troverebbe, perché nel frattempo avrebbe già cambiato lista. Auto espulsosi due volte dal Movimento di Rimini, giusto per scrivere che era stato cacciato nel suo blog, l’unica pagina sul web che necessita di un assistente sociale per essere capita, alla fine  ha deciso che il Movimento era lui. Cinque mandati e 4 partiti (PCI, DS, Rosa nel Pugno, Lega) non gli bastavano, voleva essere anche la ” rivoluzione”. Per farlo ha percorso molta strada, parecchia per una persona della sua età con tutti quei nipotini da badare. Pare l’abbiano infatti avvistato spesso in mattutine sessioni ginniche nella palestra del Malatesta, assieme a Camporesi e pare anche che abbia frequentato sovente Riccione. La conferma arriva involontariamente dallo stesso Lugaresi, tramite la infuocata invettiva contro Davide Brullo della Voce, colpevole di aver sottolineato l’amichevole relazione con Natale Arcuri detto “Nanà”. Il renziano che lavora per i centrodestra rampanti. Comunque vederlo sorridere raggiante alla (ennesima) presentazione di Vincere per Camporesi , dà molto la sensazione di un cerchio che si chiude. Alcuni si erano chiesti dove volesse arrivare con quella lista di “nani e ballerine”. L’esperienza “secolare” in politica c’è.. non poteva non sapere che avrebbe causato solo un disastro. I futuri schieramenti ci diranno cosa c’era in palio. Nel frattempo voto:  10 (se ha capito cosa ha fatto) e 4 (se non lo ha capito). Augusto Depretis, il trasformismo per non cambiare niente.

Luigi Camporesi, detto Luigi Camporesi. L’uomo che voleva cambiare il Movimento da dentro, ma poi non hanno eletto sua moglie in Regione e allora si è alleato con Forza Italia. Nella sua nuova avventura politica si accompagna a due persone che lui definisce “i fuoriusciti del Movimento”, uno in effetti lo è… all’altro una volta hanno provato a dargli dei volantini da distribuire ed è scappato. Cosa c’entra lui con la storia della lista di disturbo. Beh, come detto, Lugaresi e suoi frequentano le  presentazioni di lista e non pensate sia una cosa facile, visto che Camporesi avoca a se 4 conferenze per ogni cosa che fa. ( Ho perso il conto di quante volte ha annunciato alla stampa di essere uscito dal Movimento). Non c’è solo questo però. La lista più vicina alla sua, Obbiettivo Civico, quella con il logo del Dash, è Vincere per Rimini. Non lo dico io, lo dice la condivisione di banchetto e il fatto che sia anche loro candidato sindaco. Ecco… adesso provate ad indovinare chi riceveva le mail con le quali il collettore della lista di disturbo reclutava e informava sullo stato dei lavori della lista fantasma? Esatto! Vincere per Rimini. Quante coincidenze Eh!? Sembra uno di quei piani che vedi nei telefilm tipo House of Card ed infatti, in un certo qual modo, Camporesi sembra prenderne le mosse. Faccio un piccolo esempio. Perché una persona che dice di essere ligia ai valori fondanti del Movimento sopporta la Franka di cui sopra, la difende in Consiglio Comunale e non gli va contro nemmeno quando il gruppo le chiede di sospendere certe iniziative? Per il semplice fatto che, avendo già deciso la propria strada, è utile lasciare anelli deboli alle spalle, nelle compagini dei probabili futuri avversari. La Franka in questo senso è perfetta, completamente avulsa dal gruppo e facilmente stimolabile al peggio. Questa una breve disamina, ma la domanda che rimane nell’aria è: perché usare tutta questa genialità, se per bene che ti vada passerai altri 5 anni a ringhiare dallo stesso banchetto in opposizione che avevi prima? Solo per non aver a che fare con Grillo? Ci sono tante altre cose da fare nella vita. Voto 10+ Ted Bundy, un politico seriale non ha bisogno di tante motivazioni, gliene basta una da seguire in maniera compulsiva.

Le liste. Tra tutti questi geni della politica ce ne sono alcuni che non vale nemmeno la pena nominare, perciò li rappresenterò genericamente nella loro categoria. Le liste, appunto. Cuore di Rimini. In Gennaio due componenti del cuore di Rimini hanno chiesto il consenso, ai consociati, di candidarsi nella lista fantasma. Permesso accordato, anche perché Paolizzi e gli amici de Core, ancora con il deretano bruciato dallo 0,43% ottenuto alle precedenti amministrative, sto giro l’appoggio a Gnassi lo danno senza fare la fatica elettorale. I due Outsider hanno comunque alzato di livello la compagine partecipando al disastro che ormai tutti ben conosciamo e facendo l’ennesimo favore a Gnassi. L’altra lista come accennato è Vincere per Rimini. Imput aggregatore? Bombe a tempo, nel caso la lista fosse risultata veramente vincente? O cos’altro? Non  è dato saperlo, perché non appena il gioco è stato scoperto sono tornati tra le braccia del mandante. L’unica cosa che sappiamo è che, un paio di loro, hanno avuto l’onore di ascoltare una telefonata in viva voce tra Grillo e la Ex, sulla lista da certificare (giusto perché lei non sapeva niente.) Voto: 5-. Non forniamo identità singole perciò diamo un nome comune. Forchette da brodo (mangiato sotto la pioggia).

Le Forze dell’ordine. Sì, ci sono anche un paio di loro, ma ne abbiamo già parlato e dunque vi rimando al pezzo originale che si intitola: il Gatto, la Volpe e la lista fantasma.

Il Lato Oscuro del Movimento. Chi pratica il Movimento sa che, soprattutto in Emilia Romagna, c’è una certa costante interferenza da Bologna. Ed è il motivo per cui Pizzarotti di Parma non è un pluridecorato esempio di virtuosa amministrazione per tutti, ma ”il tale” che non ha spento l’inceneritore. Vietato fare ombra. Bologna “la rossa” è stata un terreno fertile per la nascita del Movimento, ma altrettanto prolifica è stata per i giochetti di potere. Anche a Bologna, come a Rimini, le liste erano due. Lì però si presentano. A  sopravvivere è stata la lista benedetta dalla Casaleggio & Associati. Semplice risolvere. E’ bastato cacciare tutti gli avversari di Massimo Bugani, chiudere le liste e riaprirle quando a nessuno verrebbe più in mente di mettersi in gioco. Se c’è un motto che non mi è mai piaciuto del Movimento è “uno vale uno”, però passare a uno vale tutti  è un po’ esagerato. Rimini vincente dopo Parma e Bologna al palo? Troppo per uno a cui fanno presentare qualsiasi festa grillina e che può scrivere direttamente sul Sacro Blog, ma non riesce a sganciarsi da un Consiglio Comunale.  Voto 10: Sniper alla bolognese. Persino sulla raccomandata Equitalia c’è il numero di telefono e il nome di un responsabile, loro evitano.

Grillo e Casaleggio. Ultimi, ma non ultimi, i Capi o, come amano definirsi loro, “I Garanti”. Grillo, come ha confermato lui stesso più volte, non ha più voglia di Movimento. Quando firmava personalmente i famigerati “P.S.” gli arrivavano fin sotto casa a Genova. Perciò ha passato tutto alla premiata ditta Casaleggio e Figlio, eletti dal destino per guidare… come dite? Il Direttorio? Rimini è la prova provata che il Direttorio è addestrato a fornire dei #StaiSereno di Renziana memoria e nulla più. D’altronde a qualcuno la devi far mettere l’empatia, se Grillo è fuori dai giochi. Mica gliela puoi far mettere a Casaleggio; sembra il fantasma del faro nei cartoni animati di Scooby Doo. In ogni caso meglio lasciare Rimini senza rappresentanza, che ricondurre alla ragione un’ex moglie….potere degli alimenti? Voto: N.C.  Smuovere la fede nel cambiamento per poi sabotarla sistematicamente è quasi peggio che lasciare l’Italia in mano al PD.

P.S.

Questo è un assaggio.

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@DadoCardone

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La Vispa Teresa.

Cattura1La settimana appena trascorsa ci ha regalato il primo vero confronto pubblico tra forze politiche opposte, quasi un’apertura ufficiale di  campagna elettorale. Negli studi di Icaro TV, per la trasmissione “Fuori dall’Aula”, si sono confrontati Gianluca Tamburini ed Enrico Piccari, sul tema “ Piano Strutturale Comunale”.

Per dovere di cronaca dobbiamo ricordare che Enrico Piccari, oltre ad essere un Consigliere Comunale del Partito Democratico è anche il Presidente della Commissione che si occupa di Urbanistica. Commissione passata in questi 4 anni sotto la presidenza di altri due Consiglieri PD,  nell’attesa che il Sindaco riuscisse a conciliare le sue Vision con la realtà normativa degli strumenti urbanistici.

Il Confronto è stato impietoso. Per spiegarvi quanto però mi permetto di evocare un’immagine del nostro atavico patrimonio culturale. Pensate ai matrimoni e più precisamente ai pranzi del dopo cerimonia. Solo entrati nel ristorante e letti i nomi sui tavoli ci si rende conto della vastità dei parentadi. Fra tutti c’è sempre qualche parente alla lontana, tipo cugina di terzo grado, che nella sua genuinità bucolica pensa di avere una figlia (o un figlio) fenomeno del canto o della poesia. Ad un certo punto la cugina chiede l’attenzione degli intervenuti, fa salire l’infante su una sedia facendogli recitare una poesiola. Alla fine il pubblico, guadagnato con coercizione, applaude mormorando oscenità a denti stretti.

Bene. Ora tenete questa immagine con voi ed immaginate un incerto Piccari, sudato come quello che proprio a quei pranzi di cui sopra, nonostante sia vittima di un infarto in corso, continua imperterrito a mangiare, in piedi su una sedia a recitare la Vispa Teresa. Questo è quello che è successo.

Mentre Tamburini si dimostrava padrone dell’argomento, peraltro nemmeno di sua stretta competenza, Piccari continuava a recitare lo standard con cui era stato preparato, lucido e tremolante come un budino alla vaniglia. Unico guizzo uno sciocco tentativo di accusa nei confronti del Movimento che, secondo lui, vorrebbe cementificare la zona della stazione portandoci 5000 nuovi abitanti. Il riferimento è a Rimini Reboot, uno straordinario esempio di riqualificazione tramite architettura tradizionale, l’indicazione di un metodo che il sudaticcio consigliere pensava di capire leggendo una fotocopia che qualche altro sveglione gli avrà passato il giorno prima. Beata Ignoranza. (A proposito per chi se lo fosse perso qui il link al video e qui al progetto.)

Per fortuna del Partito Democratico la competenza non sembra avere particolare importanza nelle valutazioni degli elettori, se ne avesse basterebbe la trasmissione di ieri per far capire come stanno le cose… voglio dire, sarebbe  stata abbastanza  in aggiunta ad un aeroporto annullato, ad un territorio ciecamente devastato dal TRC, all’ennesimo campo di palazzine di fronte al parco della Cava, ai condomini dormitorio, al menefreghismo nei confronti dei teleriscaldati,  alla sudditanza verso Hera eccetera, eccetera, eccetera.

E invece no. All’ultimo anno del mandato molti sono quelli che ancora si lasciano abbagliare dai cantieri elettorali e che plaudono ad un Sindaco altero e distaccato da 4 anni e 6 mesi, ma che ora sta facendo promesse anche al gatto del vicino. Così anche Enrico Piccari, professione Maestro di Golf, può raccogliere l’eredità di famiglia (papà Nando è un fedelissimo) e addirittura trova il coraggio di avventurarsi in un confronto pubblico che non è proprio nelle sue corde.

Se qualcuno si è stufato di queste pantomime alzi la mano, la nostra è in alto da tanto tempo che comincia ad anchilosarsi.

P.S.

“Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a supplicare l’elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi. L’Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all’Italia?”

[Fabrizio De Andrè]

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@DadoCardone

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Gnassi e il Body Bertino Guard.

Gnassi-12Diciamolo subito. La minaccia al Primo Cittadino è vergognosa ed è opera di un vigliacco. La città di Rimini, che già ha il suo bel da fare con criminalità e degrado, dovrebbe ribellarsi pubblicamente ad un’azione del genere. Qualsiasi addebito, qualsiasi critica, per quanto dura sia, va fatta pubblicamente e assumendosi la responsabilità di quello che si afferma. Tutto il resto, quello che si muove nell’ombra, dalla cattiveria gratuita alla lettera anonima, è materiale per gente frustrata che non ha i mezzi per relazionarsi con la realtà.

Detto questo non si può negare che la vicenda delle lettere minatorie a Gnassi contenga degli aspetti , diciamo così, “alla riminese”… quel lato che pretendo di essere serio risulta faceto. Forse non tutti se ne sono accorti, ma dietro questa storia c’è, praticamente già realizzata, una sceneggiatura alla Manetti Bros. Se scoprissi che sull’indagine c’è l’Ispettore Coliandro non mi stupirei per niente.

La trama è questa: C’è un Sindaco indagato per associazione a delinquere,  prossimo alle elezioni per il secondo mandato. E’ perfettamente conscio del fatto che il suo percorso legale dipende inevitabilmente da quello politico e la riconferma a Primo Cittadino può influenzare pesantemente il suo futuro. Durante il suo mandato ha fatto poco. La sua vera ambizione è sempre stata quella di fare l’attore e, nonostante qualche comparsata, non c’è mai riuscito. L’indole però è rimasta quella dell’interprete e, durante il suo mandato ha cercato più un pubblico da cui essere ammirato, che dei cittadini da amministrare.

Re delle Feste, Paladino dell’anticemento, motore culturale della sua città e solutore del traffico. Chi legge lucidamente i fatti sa però che: le feste sono solo per gli autoctoni e vengono fatte in momenti in cui la gente ci sarebbe lo stesso. Il Cemento, data la crisi, è da solo anti se stesso e alla prima occasione di agevolare un potere forte il Sindaco concede palazzine e centri commerciali. La cultura proposta è solo per far spazio alle sue ambizioni da Festival Bar e i personaggi che gravitano attorno al suo mandato sono occasioni per Selfie vip. Infine le soluzioni del traffico sono una serie di rotonde e cartelli più colorati possibile, che portano verso la Fiera, meta di poco interesse per il traffico di tutti i giorni.

La sua passione per il rappresentato, piuttosto che per il fatto, provoca anche effetti collaterali. In città vigono il degrado, l’inquinamento, la criminalità. Come arrivare pulito alle elezioni? Oltre al solito bombardamento mediatico serve qualcosa in più. Qualcosa che lo renda vittima della battaglia per la civiltà. L’idea arriva da una serie di lettere anonime di uno squilibrato. Un Sindaco attira sempre il biasimo di qualcuno, poi se ha anche un atteggiamento tra l’isterico e il litigioso, la lettera anonima può capitare. Sfruttarla a proprio favore è tutto un altro discorso.

Al momento propizio, quando qualcuno si accorge della scorta discreta della polizia, dichiara che le lettere gli sono state mandate da chi ha interessi nell’edilizia, che lui ha bloccato per impedire il consumo del territorio. Ai giornali da anche stralci delle lettere dove il pazzo scrive di aver comprato una pistola proprio per lui, ma citazioni della lettera in cui si dichiara che l’odio è per la sua azione di paladino dell’anti cemento non ne appaiono mai.

Tutto fila liscio fino a che un 70enne, consigliere della sua maggioranza, non si mette in testa di fargli da Body Guard. L’uomo, che in questa trama di fantasia chiameremo Bertino, è un ex pugile dilettante con un passato nella Polizia Municipale. Profilo perfetto, non fosse altro che, oltre ad essere rude come la carta vetrata e l’essere meno glamour che il Sindaco Vip abbia mai incrociato. Qualcuno in Questura, sempre per via del rinomato caratteraccio del Sindaco, decide di fargli dispetto e acconsente alla richiesta di Bertino.

Da qui in poi un’esilarante ridda di avventure dove i due, così diversi, prima imparano a darsi manforte come due novelli Bud Spencer e Terence Hill, poi (finale a sorpresa) si scoprono innamorati l’uno dell’altro. Il Sindaco, risultato innocente nell’indagine, decide comunque di abbandonare la politica per dedicarsi alle sue passioni: lo spettacolo e Bertino. Il film finisce con i due che mettono in scena l’interpretazione grottesca di uno spettacolo delle Gemelle Kessler.  Da-da-un-pa. Fine.

Ditemi voi che non può essere la trama di un film.

P.S.

Non facciamo che me la rubate eh!

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@DadoCardone

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La Befana del PD

0000024770Quando si dice che “Se la suonano e se la cantano”… abbiamo parlato più volte nei nostri post della distanza tra Partito Democratico e la realtà, fino ad identificare una vera e propria patologia che abbiamo catalogato come Narrazione Politica: la tendenza cioè ad evitare qualsiasi responsabilità inventandosi una realtà parallela, certificata da una lettura bislacca dei dati (quando non autoprodotti) e appoggiata da una stampa affamata di veline, che ha scambiato l’equidistanza per la perdita del senso critico.

Potremmo citare il caso nazionale delle riprese di Matteo Renzi, non altro che “il rimbalzo del gatto morto” in quest’Italia che ha raggiunto i dieci milioni di poveri, ma, finché non ci assumono (corrompendoci) in una testata a più ambia diffusione, preferiamo parlare delle delizie locali.

L’ultima impresa della Selfie Orchestrina è il sondaggio della Befana. Il risultato sostiene addirittura che il Primo Cittadino sarà rieletto al primo turno, senza neanche il ballottaggio. Sondaggio perfetto, per una serie di motivi:

Mezzo: E’ un sondaggio telefonico. Io a casa il telefono non ce l’ho e se ce l’avessi gli toglierei la suoneria per non farmi frantumare i testicoli dall’unica entità che, oggi come oggi, ti chiama al fisso: il competitor della tua compagnia telefonica. Sono un campione rappresentativo? Fra le mie conoscenze sì… ma per saperlo con certezza bisognerebbe fare un sondaggio (senza affidarlo al PD per favore). Chi oggi ha il telefono a casa è un conservatore reazionario, dunque ci sono buone possibilità che voti PD.

Metodo: Un po’ imbarazzante a dire il vero. Era un sondaggio per sapere chi vincerà le prossime Amministrative o cosa? Cos’hanno chiesto al telefono? “Tra Gnassi e qualcun altro, lei chi voterebbe? Se dice Gnassi questa telefonata finisce prima.”. Per fare un sondaggio bisognerebbe dare l’alternativa di scelta e, visto che nessuno ha ancora dichiarato il proprio candidato, non sembra proprio questo il caso.

Tempistica: Non un semplice giorno di festa dove tutti possono leggere il giornale mentre si gingillano al bar o sulle testate online, ma l’Epifania “che tutte le feste si porta via”. L’ultimo giorno ufficiale delle vacanze, che se ‘sta cosa non me la leggo oggi non lo faccio mai più.

Probabilmente l’unico risultato attendibile di questo sondaggio è che se telefoni a 600 persone, che ancora hanno il fisso a casa, e gli chiedi se voteranno Gnassi, al 50% ti risponderà di sì, non avendo altre alternative. Averne di sondaggi così.

La cosa più indicativa rimane però le reazione alla notizia.  Non tanto delle opposizioni, che a dire il vero non hanno nemmeno affondato il colpo più di tanto e si sono accontentate di sottolineare la paura che pervade il Partito qualunquecratico, quanto degli stessi che hanno commissionato il sondaggio a loro favore. Due su tutti.

Gnassi dice di non essere malato di sondaggite, ma non può fare a meno di sottolineare che questo è un sondaggio vero… non come quello del centrodestra. Sarà per questo che è così tranquillo e rilassato.

La reazione del Segretario Provinciale Magrini invece è più istituzionale. Dall’alto della sua insipienza ci ricorda il grande successo delle Regionali, sì.. proprio quelle in cui il PD perse due milioni di voti. Che sia il caso di ricordargli che il 40% del 20% degli aventi diritto al voto  in realtà non arriva al 10% dei consensi? Sembravano averlo capito tutti quando, all’indomani delle votazioni Regionali, si cospargevano il capo di cenere dichiarando che avrebbero tenuto in seria considerazione il terribile calo dell’affluenza. In realtà però si fregavano le mani, contenti di aver raccattato dal fondo del barile sufficienti consensi per tenere in mano il pallino. E queste dichiarazioni lo dimostrano.

Insomma. Buoni o cattivi la Befana riempie le calze a tutti. A qualcuno con dolci, ad altri con carbone e ad altri ancora con sordaggini delicati, che però provocano ulteriori dissociazioni dalla realtà

P.S.

« E quando qualcuno vi propone di credere a una proposizione voi dovete prima esaminare se essa è accettabile, perché la nostra ragione è stata creata da Dio, e ciò che piace alla nostra ragione non può non piacere alla ragione divina, sulla quale peraltro sappiamo solo quello che, per analogia e spesso per negazione, ne inferiamo dai procedimenti della nostra ragione. » [Guglielmo da Baskerville in: Umberto Eco, Il nome della rosa]

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@DadoCardone

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Villino Ricci – l’altra versione

Rimini: l’Emergenza Abitativa continua a rimanere il tema su cui la narrazione politica si scontra con la realtà. Questo breve documentario parte dall’occupazione abitativa del Villino Ricci, o meglio dal suo sgombero, per raccontare la storia di chi combatte l’emarginazione e non si arrende all’ineluttabilità della strada.

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Il mio amico Gnassi.

imageHa detto proprio così: “il mio amico Gnassi”. Supposto che essere identificati come amici da Matteo Renzi sia un pregio e non una iattura politica, una volta si diceva che per considerarsi amici il minimo sindacale era perlomeno aver mangiato della pasta e fagioli insieme. Oggi non serve, soprattutto se sei del PD, il Partito occupato nella narrazione di una realtà che non esiste. Sì.. si vede anche da queste sciocchezze, ma il fenomeno è ovviamente più vasto, con tendenze patologiche alla mitomania. Non solo a livello Nazionale dove il Premier ha la fantasia di definire l’Italicum un “Capolavoro parlamentare”, ma anche nelle mica tanto semplici questioni locali.

Ne abbiamo parlato spesso negli articoli di Citizen, poiché il Primo Cittadino ne ha dato ben donde. Dalle guerre al cemento, che nessuno voleva gittare, passando per le lotte immaginarie atte ad ottenere un Federalismo Demaniale già in programma per tutta Italia e finendo con gli attacchi alla Democrazia portati dai souvenir fascisti delle bancarelle. Ultimamente però la “narrazione” sta pretendendo una frequenza preoccupante. Per citare le più gettonate:

  • Il Parco del Mare che, non so se avete notato, è stato elevato a livello di addobbo natalizio in Piazza Cavour, passa da venti a duecento proposte di adesione in un solo fine settimana. Tra l’altro sarebbe da capire il senso di uno striscione che ripete un nulla di 50 cm per venti/trenta metri.
  • Le Fogne, pagate dal Comune di Rimini col suo bilancio e da tutti i cittadini della Provincia con i prossimi dieci anni di bollette dell’acqua, ma che chiediamo solo ad Hera di riprogettare, ringraziandola poi con la capitolazione sulla distribuzione dell’acqua pubblica.
  • Le classifiche del degrado in cui saliamo inesorabilmente solo per colpa della popolazione turistica, dicono, ma poi la verità è che turismo cala e il degrado aumenta.
  • Il Capodanno più lungo del mondo, che però se guardi il calendario è, come tutti gli altri, composto dai due giorni di fine anno e se un intero albergo di svizzeri, già allegrotti alle 22.00, ti chiede cosa c’e’ da fare il 29 sei costretto a rispondergli: “Che ne dite di andare al cinema Tiberio a vedere in differita Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky che fanno a Londra?”.

Queste ed altre realtà romanzate, con condimento di cantieri elettorali a tutto spiano, sono un pesante debito per una città che rinuncia quotidianamente allo studio di soluzioni vere. Ne cito un’altra poiché si tratta di un tema che deve essere raccontato nella maniera giusta. Pena la perdita di un contatto basilare con il vero significato di una Comunità e del suo rapporto con gli ultimi.

Brevemente. Per togliersi dall’impiccio dei 15 senzatetto, che da questa primavera vengono continuamente tolti alle loro occupazioni abitative e restituiti al marciapiede, l’Amministrazione ha aperto un’istruttoria per affidare un immobile del Comune a chi ne avrebbe fatto un dormitorio. Viene invitata anche l’ Associazione Rumori Sinistri (Casa Madiba) che ottiene l’assegnazione e decide che il progetto non riguarderà un semplice dormitorio, ma una Casa dell’Accoglienza, con le modalità che sperimentate da tempo. Improvvisamente sulla stampa irrompe la “narrazione” che vuole quello come un progetto nelle intenzioni dei gestori del Welfare. Certo, come no. Poi vai a vedere e scopri una situazione che sarebbe puramente emergenziale, se non fosse per i soliti noti che ci mettono un po’ di umanità. Quaranta brande modello Protezione Civile e un boiler elettrico da 80 lt che deve bastare per 40 persone. Più impersonale del cesto di frutta che il Sindaco, con fotografo a seguito, ha voluto portare con sé all’apertura.

Sarebbe forse il caso che la politica e le comunità riconquistassero il senso della realtà. Cercare di raccontare al meglio, tramite artifici di dialettica e marketing, percorsi presi per reazione e non per programma, porta inevitabilmente al regresso. Il senso della realtà è lo stesso principio che ci porta nell’età adulta, contrapponendosi al “voglio tutto ad ogni costo” dell’infanzia. I Costi della narrazione politica stanno cominciando a diventare troppo alti… è ora di una rivoluzione nella Municipalità.

P.S.

Siedo in giardino con un filosofo. Quello dice ripetute volte: “Io so che questo è un albero”, e così dicendo indica un albero nelle nostre vicinanze. Poi qualcuno arriva e sente queste parole, e io gli dico: “Quest’uomo non è pazzo: stiamo solo facendo filosofia”. [On Certainty – Ludwig Wittgenstein]

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@DadoCardone

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Parte Civile a Chi?

Riceviamo e pubblichiamo l’interrogazione del Consigliere Comunale Fabio Pazzaglia in merito alle azioni del Comune conseguenti alla vicenda Aeradria. Lo facciamo molto volentieri perchè, secondo noi, è piuttosto indicativa dei corto circuiti che si creano quando non ci si prende le proprie responsabilità politiche. In formato Jpeg anche la lettere a cui fa riferimento l’interrogazione.

La Redazione.

aeradriaNei giorni scorsi il Comune ha inviato la lettera in allegato ad alcuni liberi professionisti che hanno avuto rapporti di lavoro con la società che gestiva l’aeroporto. Parliamo di soggetti che, a differenza delle 19 persone sotto inchiesta, non sono coinvolti in nessun procedimento penale. Analizzando il contenuto della lettera salta agli occhi il secondo capoverso dove si scrive che il Comune è coinvolto in procedimenti penali e civili. La verità è un’altra: è il Sindaco e non il Comune ad essere coinvolto. Per quale motivo si fanno coincidere la posizione giudiziaria del primo cittadino con quella dell’ Ente comunale? Questi due profili andrebbero mantenuti rigorosamente distinti. E’ doveroso che il Comune di Rimini agisca per difendere i propri interessi. Proprio per questo, nel febbraio scorso, sostenemmo l’ordine del giorno del Consigliere Gioenzo Renzi, il quale proponeva di far costituire il Comune come parte civile nei confronti di chi fosse stato rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento per il fallimento di Aeradria. Ordine del giorno che fu bocciato dai Consiglieri del Pd e dallo stesso Sindaco, il quale non ebbe imbarazzo a votare contro ad una richiesta che lo vedeva direttamente coinvolto. In quell’occasione facemmo notare il cortocircuito che si era creato tra Comune e primo cittadino. Ora questa lettera. Vogliamo sapere se è stata inviata anche al Sindaco e alle altre 18 persone sotto inchiesta. Se la lettera non fosse stata inoltrata anche al primo cittadino si configurerebbe una grave commistione tra il ruolo del Comune e la situazione giudiziaria del Sindaco. Il Comune deve o no poter agire liberamente nei confronti di chiunque, primo cittadino compreso? Il Sindaco è uguale o no a qualsiasi altro cittadino? Le azioni che il Comune compie quotidianamente, fino a che punto sono condizionate dalla situazione giudiziaria del Sindaco? Per quale motivo la lettera sarebbe stata inviata a persone non indagate e non a chi è sotto inchiesta? Se non è stato fatto, chiediamo che la lettera venga inoltrata anche al Sindaco e alle altre 18 persone attualmente sotto richiesta di rinvio a giudizio.

Fabio Pazzaglia

Gruppo Consiliare
Fare Comune

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La Maglia Nera

C’era una volta una presa in giro che faceva più  o meno così: “Sei così scemo che se facessero una gara per stabilire chi è più scemo arriveresti secondo.”

Sembra quasi il caso di Rimini e le classifiche della criminalità del Sole 24 ore. Siamo secondi e non possiamo nemmeno vantarci di essere il posto più criminale d’Italia.. ci si potrebbe fare del turismo e verremmo citati anche nelle pubblicità del Pampero: “…. Nei peggiori bar di Rimini, altro che Caracas!”

La maglia nera è di Milano, a noi spetta quella grigetta che rispecchia molto la nostra situazione. Migliaia di metri quadri di edificato abbandonato, sfratti come se piovesse, inquinamento a livelli di allarme, operazioni turistiche che raschiano il fondo del barile, economia in caduta libera e politica legata a doppio filo con le peggiori decisioni strategiche che un territorio possa conoscere. Rimini, nonostante i mille cantieri elettorali aperti (o forse anche per quelli), è in una situazione di degrado, basta essere onesti perlomeno con se stessi per capirlo. A Rimini sud potrebbe morirci  Godzilla, ce ne accorgeremmo l’estate prossima per quanto è abbandonata a se stessa. Rimini nord non versa il condizioni migliori, l’entroterra è terreno fertile per un futuro di quartieri dormitorio. In Centro chiudono negozi importati e tanti altri, grandi e piccoli, aprono e muoiono in una girandola che si spegnerà forse al completamento del 3° ipermercato, quello  che tutti si ostinano a chiamare Aquarena.

In giro ci sono un sacco di cartelli spergiuranti che: “qui la città cambia”.  Invece una  triste considerazione si lascia alle spalle anche il vecchio adagio secondo cui “tutto deve cambiare per rimanere esattamente com’è”. Tutto peggiora e ce lo dicono i posizionamenti in certe classifiche,  i cartelli pop con data fine lavori al 2018 non portano rimedio.

Il mea culpa non lo fa nessuno. Tutti leggono i dati a modo loro e trovano scuse per non prendersi responsabilità politiche. Il Primo Cittadino, ad esempio, afferma che i risultati di Rimini sono falsati dai grandi numeri di una città turistica (la “fu” Capitale del Turismo). La giustificazione sembra avere una logica, ma se andiamo a prendere per esempio Jesolo , una città turistica che passa dai 26 mila residenti a flussi turistici di 4,5 milioni di persone all’anno, non è neppure citata e Venezia, la provincia di cui fa parte, si attesta al 13° posto. Non un bella posizione in classifica, ma tant’è.

Cattura3Che dire poi di chi si vanta, in perfetto stile  “zero virgola Renziano”, del calo delle denunce di un “sostanzioso” 0,41%? Che facciamo lo stappiamo lo Champagne? Io aspetterei, anche perché una flessione del genere nelle denuncie può voler dire anche che la gente al terzo, quarto,o  quinto reato subìto si è stufata di denunciare. Succede. Se poi vogliamo proprio fare i pignoli a Milano il calo è stato del 2,41% portando la differenza dei reati con Rimini, per ogni 100 mila abitanti, a 143. I numeri, a leggerli tutti, ne dicono di cose…

P.S.

Questa cosa di essere ottimisti in maniera completamente sganciata dalla realtà ha già fatto abbastanza danni, ve lo ricordate Berlusconi e i ristoranti pieni? No? Non c’è bisogno, basta che vi ricordiate Gnassi e il milione di passeggeri.

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@DadoCardone

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Rimini: La Città che cambia. (Ma anche no.)

1436431416_Maurizio-Cattelan-Saluti-da-Rimini-2Questo post è a tutti gli effetti il proseguimento  del precedente riguardante la candidatura Gnassi Bis. Dopo aver sviscerato la natura delle personalità che hanno decretato l’inutilità delle Primarie PD per Rimini, ora andremo ad analizzare la motivazione: il cambiamento che il Primo Cittadino avrebbe portato sulle rive di questo puntino sull’asse dell’Adriatico.

Cambiamento ce n’è, non lo si può negare. Dopo quattro anni in cui la “Capitale del Turismo”, sotto regime di Salvaguardia, sembrava fosse stata messa in cantina a marcire, nell’ultimo anno è esploso un pot-pourri di cantieri. Sì, è vero, i cartelli sono più grandi delle buche che fanno i lavori, ma bisogna capire un concetto fondamentale. L’Amministrazione Gnassi è stata così attenta a vendersi mediaticamente, che di tempo per idee proprie non ne ha trovato ed è stata costretta a continue mani di colori pop sul niente. Meno male che in questi anni ci sono state le idee degli altri.

Andremo ora a stilare una lista di fonti di approvvigionamento idee, non completa perché non vogliamo approfittare del tempo dei nostri lettori, ma esaustiva per quanto riguarda il concetto.

  • Le cose che ci sono già. L’idea originale fu di Santa Madre Chiesa. Prendere tutte le feste pagane, principalmente solstizi, e brandizzarle con il simbolo della croce. Questo, oltre a dimostrare che il marketing è praticato da millenni, è di grande ispirazione per la politica degli annunci. Così il primo fine settimana di luglio, che si riempirebbe anche se a Rimini scoppiasse la peste, diventa: la Notte Rosa. Allo stesso modo la festa della Marineria diventa Molo Street Parade e i chioschi non sono più roba da sagre e feste di paese, ma Street Food. Tutto molto più trendy e quando dico tutto intendo proprio tutto, anche le panchine e i cestini della mondezza, basta una spruzzata di colori pop.
  • Le cose che decidono gli altri. Diciamo le cose come stanno. Se sei un candidato del Partito Democratico a Rimini non diventi Sindaco se non sei propenso a garantire gli interessi preminenti. Non sto parlando di malaffare, ma dei poteri economici i cui interessi premono forte su qualsiasi Primo Cittadino. In campagna elettorale si possono firmare patti per l’acqua pubblica e promettere moratorie ai teleriscaldati, salvo poi guardare bene chi pesa più sulla bilancia. Teleriscaldati o SGR? Hera o un Comitato? E’ sotto gli occhi di tutti. Puoi anche promettere lo stop al cemento, ma se Cagnoni ha bisogno di ossigeno per il mutuo del Palas appaiono varianti delle varianti che consentono il sorgere di centri commerciali e palazzine sovietiche. Come la volgi a tuo favore? Beh per esempio il “dovere verso Cagnoni” è diventato Acquarena, la piscina che il riminese non aveva. Ma il colpo di genio (tanto di genio da essere stato senz’altro imposto e non pensato) è la liaison con Hera. Un bel pacchetto chiavi in mano per il problema delle Fogne. Hera, attingendo dalle bollette dell’acqua di tutta la Provincia per la prossima decade, si prende carico del lavoro con un bel progetto che le garantisce anche la futura espansione. Il fatto che, nonostante il piccolo particolare della forza di gravità, sia stato raddoppiato il depuratore a monte, invece che quello a mare, la dice lunga. Il risultato? Gnassi, mette mano alle fogne. Le conseguenze sono per chi verrà dopo e sicuramente a discapito della ripubblicizzazione dell’acqua.
  • Le cose già decise. Questa è una fonte particolarmente florida e si basa su determine di enti sovra ordinati, a cui la gente è generalmente poco attenta. Da qui scaturiscono finanziamenti normalmente distribuiti, ma che nelle parole dell’amministratore diventano abili lavori di bilancio etc. Gli esempi sono molti, ma ci piace riportare, per quanto è lampante, il caso del Federalismo Demaniale. Era già stato deciso da tempo che lo Stato affidasse al controllo diretto dei Comuni alcuni beni demaniali. Per Rimini, oltre ad altri, è stato anche il caso del lungomare che tutti dicevano intoccabile perché di pertinenza del Demanio. Cosa buona, cosa già decisa. In fase di definizione però qui a Rimini leggevamo titoloni nella Cronaca Locale, descriventi un agguerrito Primo Cittadino che andava direttamente a Roma per minacciare di conseguenze legali l’ufficio del Demanio, se non gli avessero dato immantinente il lungomare. Capito il giochino?
  • Ultima, ma non ultima, la fonte delle idee… degli altri. Chi segue i Consigli Comunali l’ha visto fare innumerevoli volte. La Minoranza presenta un’idea che viene automaticamente bocciata, per poi essere ripresentata con altro nome, a volte solo per farci un titolo di giornale. Gli esempi sono tantissimi a cominciare dal ponte di Via Coletti, che una delibera di Giunta aveva già deciso essere un pontaccio di Ferro, ma in Consiglio Comunale, di fronte ad un centinaio di cittadini incazzati, si è tramutato miracolosamente nel rendering di un ponte normale. Una fonte di idee particolarmente gradita è il Movimento 5 Stelle, alla faccia della polemica che non lo vorrebbe forza propositiva. Elenchiamo solo i plagi più evidenti. Il Parco giochi per bambini disabili, strumentale in Consiglio, poi diventato atto di civiltà semplicemente cambiando il proponente. Le celeberrime delibere sull’urbanistica, approvate persino dalla Maggioranza, ma sparite per un anno e sei mesi, tornate (almeno nei termini) sui giornali come intuizioni del Sindaco, mentre per i consiglieri che le avevano proposte erano impraticabili. Ultimo “appoggio”, in ordine cronologico, un pezzo del progetto per cui i 5 stelle si erano avvalsi della collaborazione di Ettore Maria Mazzola e il gruppo del suo Master in Urban Design. L’intuizione geniale di quel lavoro era ricucire la città al mare tramite la zona morta della stazione. Gnassi, nonostante non si fosse degnato di presenziare né alla mostra né alla conferenza, pare a causa di un impegno da aperisindaco, non ci ha pensato due volte a fare sua quell’intuizione annunciando una Vision istillatagli dallo Spirito Santo.

In conclusione nel manuale del perfetto amministratore PD, nell’introduzione, potete trovare scritto: che sia un’idea di altri, una cosa che sei costretto a fare, una cosa che c’è già o un regalo dello Stato… cambiagli nome e dì che si tratta di una tua idea (almeno sui giornali). Bisogna capirli. Con tutto il tempo impiegato a far credere di saper fare le cose, dove lo trovi il tempo per farle veramente.

P.S.

Ovviamente, come suggeriscono gli stessi cartelli pop, tutte le buche aperte alla fine di questa legislatura rappresentano un lavoro che si concluderà solo nella prossima, a Gnassi rieletto. Lui ne è sicuro…. Infatti ci ha già intestato mutui per 40 anni.

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Gnassi Bis. Mica te lo volevi far mancare…?

E così, nonostante l’indagine a carico e contrariamente alla pratica delle primarie, Andrea Gnassi si ricandida a Sindaco di Rimini per il PD. Sarebbe carino sapere cosa ne pensa il Partito Democratico, ma bastano i 70 della non altrimenti specificata direzione comunale per decretare che non serve consultazione popolare. Pare che in questa occasione, come in altre future coonvenienze nazionali, si farà a meno dell’unica vera pratica simil democratica che il PD avesse mai usato.

Ai giornali locali è stata rappresentata come una decisione “plebiscitaria”. Così la chiamano loro, infischiandosene del fatto che nel Diritto moderno questo termine viene usato per indicare una volontà popolare. Forse intendevano il plebiscito dell’antico Diritto Romano, dove alcune leggi avevano valore solo sulla plebe e non si fa fatica a credere che il senso sia questo, vista la dichiarata intenzione di spargere per Rimini statue di Imperatori Romani.

Comunque, giusto per non sottolineare la preminenza del reuccio (aka Gnassi) rispetto ai “Tribuni” che si sono plebiscitati addosso, andiamo ad elencare i più importanti:

Tiziano Arlotti, detto anche “il Nuovo che avanza”. C’è sempre stato e sempre ci sarà. Il metodo è semplice, basta essere uomo di partito senza dubbi. Nessun dubbio sull’aeroporto, nessun accenno al TRC, nessuna intromissione nelle partite più stringenti dell’Amministrazione Comunale. Il resto è un 99,99% di presenze in Parlamento, che se rimani buono e zitto si sta al caldo e non ti disturba nessuno. Ovviamente la base elettorale va curata e allora nel weekend si va “in zir par la Rumagna”, soprattutto quella dell’entroterra, a stringere mani e a confidare che “il Ministro mi ha assicurato…”. Il problema di tutto ciò è che si addormentano i riflessi. Amiamo ricordare l’occasione in cui, per star dietro alla Deputata Sarti, uscì prima il titolo di giornale, che annunciava un’interrogazione sui Casetti come fatta, dell’interrogazione stessa che venne protocollata qualche giorno dopo. Voto: 5 e ½ fa il suo, ma non gli chiedere troppo. Modesto.

Emma Petitti, altrimenti conosciuta come: “il miracolo delle poltrone”. Evidentemente il basso profilo tra i Demokrat paga. Non ci sono altre spiegazioni al motivo per cui una persona, che politicamente ha meno da dire di un cartone animato di Peppa Pig, sia passata dal Consiglio Comunale al Parlamento, per poi atterrare su un Assessorato in Regione.. in soli 4 anni. I più cattivi sostengono che tanta fortuna politica sia dovuta alle spinte di Tonino Bernabè, suo compagno, tra i fondatori del PD Riminese e Presidente di Romagna Acque dal Pleistocene. Queste però sono cattiverie… noi preferiamo credere ai miracoli. Voto: 4dimmi quello che devo fare ed io lo faccio”. Milite ignoto.

Juri Magrini e Alberto Vanni Lazzari. Oggetti misteriosi. Sicuramente un segretario PD Provinciale, o Comunale che sia, è un’entità che esiste, lo dimostrano i rari titoli di giornale e qualche seduta spiritica. Se dovessimo giudicarli da quello che conosciamo di loro…. Ma sì facciamolo.  Juri Magrini lo ricordo messo sotto a San Patrignano da una ancora acerba Sensoli, che però non ebbe difficoltà a sbertucciarlo su alcuni slogan pronunciati con troppa sicumera. Lazzari non lo ricordo per nessuna ragione, ma il virgolettato che leggo oggi sui giornali mi suggerisce anche il perché. “Non possiamo essere subalterni alle vicende giudiziarie”, subalterni non è proprio l’aggettivo che avrei usato.  Voto 6 (in due). Se ci sei batti un colpo. Ectoplasmatici.

Nadia Rossi. Se mi chiama un Ci.Vi.Vo ditegli che sono a Bologna. I soldi spesi in casette Civivo cominciano a tornare sotto forma di un Consigliere Regionale, Assessore mai rimpiazzato, che vota in favore di chi l’ha mandato in Regione. Sembra molto più complicato di quello che è, si tratta semplicemente di gratitudine, che in regione si ripaga leggendo in Aula quello che ti scrivono, a casa invece basta alzare la mano e dire: sì. Voto: Boh! Meglio un Ci.Vi.Vo oggi che una gallina domani? Frittatina.

Queste, in sintesi, sono le figure più rappresentative del sedicente plebiscito, vi lascio immaginare gli altri. Se il Partito Democratico stava cercando un modo per allontanarsi ancora di più dalle persone, pare abbia preso la strada giusta, ma, si sa, la qualità più necessaria tra quelle nella disponibilità di un reazionario è l’indifferenza verso la plebe, che ha dato la sua delega, quindi deve tacere. Una delega è per sempre.

P.S.

A corollario della candidatura automatica del Primo Cittadino c’è il cambiamento che avrebbe portato a Rimini. Anche su questo ci permetteremo di esprimere la nostra opinione, ma non basterà un solo post.

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Ritorno al Passato.

Nei giorni in cui in Italia si torna a discutere animatamente del diritto di legittima difesa, a Rimini torna in auge Casa Madiba Network, che si occupa di chi una difesa non ce l’ha contro nulla, nemmeno contro la negazione dei più elementari diritti. L’Ex Caserma dei Pompieri abbandonata in Via Dario Campana viene riassegnata, o meglio riconsegnata, a chi ne aveva fatto un faro nella nebbia per molti.

Forse non tutti ricorderanno che, in piena emergenza abitativa, con Rimini prima in Italia nella classifica degli sfratti, erano state sgombrate due occupazioni a fine abitativo, mettendo 17 persone in mezzo alla strada senza altra alternativa che una nuova occupazione, quella del Villino Ricci.

Il tema della legalità, o meno, di un’occupazione, anche se a fini abitativi, scosse la coscienza di molti Riminesi, fino ad allora inconsapevoli che gli immobili abbandonati della loro città erano comunque abitati dall’umanità invisibile, quella che si preferisce non vedere.

Se proprio vogliamo dirla tutta (e noi di Citizen abbiamo questo vizio) esistono anche dei precedenti giudiziari che smontano, a determinate condizioni, l’illegalità di un’occupazione. Ad esempio la sentenza n. 35580  del 26 settembre 2007, in Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, proprio per un caso di occupazione abusiva ha decretato che:

«Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona: pertanto, rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona».

Sempre parlando di legge e legalità poi il 2 luglio scorso veniva rigettata la richiesta di sequestro del Villino Ricci in quanto la Dottoressa Sonia Pasini, lungimirante Giudice per le Indagini Preliminari, considerò gli occupanti in effettiva trattativa con l’Amministrazione. Il che vuol evidentemente dire che, pur riconoscendo il fumus delicti, esistono contingenze per cui la legge prevede alternative a se stessa. Se lo segni chi fa finta di non saperlo.

Chi ha fatto molto finta di non sapere le cose è stato il prode Primo Cittadino che ha allargato le braccia in Consiglio Comunale affermando di non poter far nulla per assegnare l’immobile a chi ne aveva bisogno, dopo che la sua amministrazione ne aveva incoraggiato il defenestramento. Improvvisamente si è persino preoccupato della Corte dei Conti, entità di cui non sembrava curarsi prima di redigere la lettera di comarketing per Aeradria o di assegnare il generoso contratto C a Sergio Funelli, capogabinetto senza laurea. Situazione per cui proferì la sibillina frase:

“teatrino in cui rispettare la legge non garantisce che non la si violi”

Per il caso della Caserma in via Dario Campana, si diceva, in prima istanza fu ritenuto necessario persino un bando.. cosa che avrebbe fatto diventare Rimini detentrice di un primato: la prima città al mondo dove dei disgraziati senza una casa, ne la possibilità di affittarne una,  hanno partecipato ad un bando (magari europeo) per riprendersi l’occupazione abusiva da cui erano stati cacciati. Della serie ho visto cose che vuoi umani….

Fortunatamente una robusta pressione politica da parte della Minoranza ha ricondotto l’Assessorato competente a più miti consigli. E’ stata infatti predisposta un’Istruttoria a cui hanno potuto partecipare anche i ragazzi di Casa Madiba Network, tramite l’associazione Rumori Sinistri. Sempre per dirla tutta: l’intenzione non era proprio di riassegnarla ai precedenti occupanti, infatti al primo turno dell’istruttoria si sono presentate tutte le associazione “allineate” di Rimini e provincia. Che poi, una volta capito che il progetto oltre a presentarlo bisognava autofinanziarselo, siano spariti tutti… beh di sicuro non sembrava essere nelle speranze dell’Assessore Lisi.

Nel pomeriggio del 21 settembre, alla vigilia dei 30 anni di Ritorno al Futuro, Casa Madiba Network, legittimata dalla legge oltre che dal cuore, ha ripreso possesso del suo passato. Senza nemmeno dover indossare una pettorina CIVIVO.

P.S.

Una nota a margine. Noi di Citizen eravamo presenti alla consegna delle chiavi e abbiamo fatto un giro per i locali. Se i 50 mila euro li avessero dati a chi si è sempre occupato della caserma forse si sarebbero visti di più. Una pitturata, un impianto elettrico a norma e un dispendioso impianto a condizionatori d’aria, senza predisposizione per fonte rinnovabile, sembrano serviti più che altro a dissimulare la confusione procurata.

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Bolkestein ed altre idiosincrasie

098Nel fine settimana dall’8 al 10 di ottobre si è svolto un appuntamento fieristico molto importante per Rimini e il Turismo in generale. TTG, SIA Guest e Sun, praticamente turismo, ospitalità e arredamenti da esterno hanno occupato i padiglioni della Fiera. Un appuntamento riservato agli operatori del settore e ai venditori di pentole…. o erano politici? Ora non ricordo.

Citizen, con i suoi potenti mezzi (Cruma), è andato a curiosare ad un evento in particolare, quello organizzato dalla CNA in cui si parlava di Bolkestein. Avremmo potuto partecipare anche agli altri incontri, ma non ce la siamo sentita di ascoltare Gnassi che parla di come ha salvato il turismo Riminese con dei cartelli pop. Ricordo, a beneficio di inventario, che Rimini è andata in negativo nei pernottamenti oltre ai due punti percentuali, nell’estate meno piovosa dell’ultimo quinquennio, con l’aeroporto aperto e con una crisi mondiale in atto che sconsigliava a chiunque di uscire dai confini. Il motivo per cui stava facendo la ruota lo sapeva solo lui.

Francesca Barracciu
Francesca Barracciu

Anche all’evento CNA, comunque, ci siamo dovuti sorbire la nostra bella dose di politici, ma lì era funzionale alla spiegazione che la politica deve a circa 30 mila aziende italiane messe in discussione dalla Bolkestein, o meglio, dall’immobilità della politica italiana nei confronti della Bolkestein.

Il Governo, sostiene il Sottosegretario Francesca Barracciu, ritiene il turismo una priorità. Infatti  manda un’indagata per peculato a sostenere che i problemi li ha provocati chi ha governato l’Italia per vent’anni prima di loro, che loro ce la stanno mettendo tutta, ma il destino dei Balneari è legato ad un paio di richieste del TAR alla Corte Europea e… bisogna aspettare. Il pubblico, come intuibile, non ha reagito molto bene.

L’altro relatore politico di competenza è stato l’Assessore Regionale Corsini, leggero come le due frasi che gli hanno insegnato a ripetere. Ha parafrasato qualcosa di poco convincente rispetto ai segnali di ripresa, al non chiamare il mare d’inverno “destagionalizzazione” (probabilmente perchè difficile da pronunciare) e mi pare che abbia detto anche qualcosa sui russi… ma non ne sono sicuro, stavo contando i punti luce sul soffitto.

Angelo Vaccarezza
Angelo Vaccarezza

Grandi applausi invece per Angelo Vaccarezza, Presidente Commissione Affari Istituzionali e Bilancio Regione Liguria, l’unico che ha soddisfatto le aspettative di un pubblico che non si vuol sentir dire altro che “hai ragione”. Lui le cose le ha messe subito in chiaro con un’unica slide inneggiante ad un “No alle aste” ed ha proseguito con un accorato intervento in difesa della categoria, che ha costruito tanto ed ha investito a costo di grandi sacrifici. Applausi.

Applausi che non sono valsi per lo stesso discorso, ma fatto al contrario, da Marco Affronte del Movimento 5 Stelle. L’Eurodeputato si chiede infatti se sia giusta l’invocata concessione a 30 anni per chi invece fa corrispondere il suo investimento ad una latta di vernice all’anno, o anche meno. Non so dalle altre parti, ma qui in Romagna qualche esempio lo abbiamo. Per questa affermazione il pubblico ha contestato veementemente,

Marco Affronte
Marco Affronte

cosa per cui si era trattenuto ad un’altra affermazione molto più caratterizzante sul doppio binario: all’asta le spiagge rimaste libere da concessioni? Anche no.

Nel complesso un appuntamento inutile in cui la politica ha scaricato su altre contingenze la sua immobilità e dove i balneari hanno fischiato chiunque, tranne chi diceva loro che hanno ragione. Ancora non si sono stufati di chi gli da ragione… contenti loro.

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Tutto fa brodo, persino il profugo.

volontari-profughi-civivoA Rimini i profughi sono come le banane, sono gialli, per via di una pettorina, ma al posto nel classico bollino blu sono marchiati Ci.Vi.Vo. E’ un’altra delle trovate mediatiche dell’Amministrazione degli Anelli, che di reale fa molto poco, ma per quanto riguarda Selfie, Cartoline e Rendering non si fanno parlare dietro da nessuno.

Qui, in quel piccolo puntino sull’asse dell’Adriatico [cit.], siamo entrati nel rush finale che si concluderà con le elezioni amministrative della Primavera 2016… e si vede. Se c’è un operaio che chiude una buca in mezzo alla strada viene subito chiamato “Cantiere” e gli mettono sulla schiena un cartellone tutto colorato annunciante che, sì, lì la città cambia, ma finirà di cambiare solo nel 2018, solo se rieleggiamo Gnassi. Nel frattempo sui quotidiani, quasi ogni giorno, vengono pubblicati rendering di ogni tipo, senza che vi sia un solo percorso attraverso uno strumento urbanistico degno di questo nome. Da anni sentiamo parlare di Masterplan Strategico, ma solo adesso scopriamo che, oltre a pagare riccamente la carta delle fotocopie ad Ermeti, serviva a ben poco. Se entro marzo il Comune di Rimini non presenta un Piano Strutturale Comunale (PSC) si esce dal Regime di Salvaguardia e si torna all’antidiluviano Piano regolatore Generale Comunale (PRG). Come ricorda spesso Massimo Lugaresi sul suo Salvarimini, siamo gli unici di tutta la Provincia (o forse del mondo) a non esserci adeguati. Il motivo? Qualcuno allarga le braccia e dice: “le osservazioni dei cittadini”, ma di quelle si è fatto un metaforico rogo appena il Primo Cittadino, ad Agosto di quest’anno (!!), si è sentito pronto a fare le sue. Pigrizia o PSC scomodo? Ognuno tragga le sue conclusioni.

Poco male perchè, come detto, l’immobilismo viene dissimulato con una verve mediatica fuori dal comune, degna del Matteo nazionale, o forse proprio della stessa scuola.. chi lo sa. Certo l’impresa viene resa molto facile da un’informazione che pubblica qualsiasi cosa all’Amministrazione, senza sprecarsi in troppi commenti. Un giorno di questi mi aspetto di vedere su qualche giornale la rubrica “Unisci i puntini”  già completata dal Sindaco. Il Soggetto ovviamente sarebbe un cerchio concentrico (questa la capisce solo chi vive a Rimini).

Ultima, ma non ultima,  trovata è quella del servizio fotografico del Vicesindaco Lisi con quattro Profughi nel giardino della scuola d’Infanzia La Coccinella. L’esperimento di integrazione consisteva nel fargli pulire il giardino, ma non vi preoccupate cari genitori i vostri bambini non sono mai stati in pericolo. I Profughi erano costantemente accompagnati da un volontario dell’Associazione Ardea e sono state scelte razze mansuete, per la precisione una persona del Ghana e 3 del Bangladesh… a proposito.. pare che un bangladese trovandosi vicino ad cespuglio di rose si sia insospettito riguardo al suo compito.

In ogni caso l’esperimento è riuscito, ma non quello dell’integrazione. Grazie a questa (ed altre) iniziative dell’Amministrazione, si è capito che se facciamo dipingere le scuole ai Ci.Vi.Vo. e pulire i giardini a profughi Anthea non serve.

civivoSia chiaro. Non ho nulla contro l’integrazione, chi fa il favore di leggermi ogni tanto lo sa benissimo, ma sono assolutamente contrario alla strumentalizzazione che si fa di un bisogno reale. L’integrazione è sicuramente un bisogno, come lo è sentire l’esigenza di portare decoro della propria comunità con tanti piccoli atti di volontariato. Non ho però fiducia nella capacità di questa Amministrazione di produrre qualcosa di realmente organico in tal senso, qualcosa che possa vivere di vita propria senza essere riesumato alla necessità di fare un Selfie. I Ci.Vi.Vo. sono stati strumentalizzati durante le elezioni regionali, questo è un fatto. Gli sono stati intestati capitoli di spesa senza guardare alle loro reali necessità. Per essere chiari quel bel blocco di cemento da centomila Euro a Miramare è uno spreco assoluto che non penso rispecchi le esigenze di nessuno, tanto meno quella di chi si è approcciato all’associazione con l’intenzione vera di portare un contributo.

Ora tocca ai profughi. Il marchio di qualità ce l’hanno, il servizio fotografico l’hanno fatto, non rimane altro che vedere se diventeranno abbastanza integrati da togliersi quella cazzo di pettorina e andare in giro senza l’assistente sociale o, addirittura (ma questa è fantascienza) facendoli assistere da qualcuno della loro nazionalità normalmente integrato. Non c’è sempre bisogno di stare in equilibrio sulla palla battendo le mani per guadagnarsi il pescetto.

P.S.

A proposito di Selfie elettorali. Non sto vedendo più quelle belle foto del Primo Cittadino al molo, o come lo chiama lui : La Palata dell’Anima. Lo volevo avvertire che nel frattempo è diventata la Palata della Vodafone.

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Un PD a pezzi.

pdRiminesi, sappiatelo: il PD non può più amministrare Rimini. O meglio.. può farlo, ma non con una maggioranza. La manovra del Renzi Nazionale, quella di ricattare con le elezioni i precari della politica, a Rimini non funziona e a Gnassi tocca far passare le cose che gli interessano con trucchi da regolamento. Ultimamente infatti va molto di moda la doppia convocazione per il Consiglio Comunale perché, se va a buca la prima occasione, nella seconda chiama non servono i numeri di una vera maggioranza.

Trucchetti. Artifici che però non funzionano nelle commissioni dove la Minoranza, nonostante le astensioni strategiche di Galvani, il comunista per dire, è in maggioranza. Oggi 30 settembre, la commissione che si dovrebbe occupare del PSC, dopo un travaglio di 4 anni, è stata sospesa in quanto la minoranza ha chiesto (ed ottenuto a suon di voti) più tempo per esaminare la documentazione. Vi è anche un’altra motivazione per la sospensione e la scopriamo facendo un passo indietro.

Martedì 29, in Consiglio Comunale, è stata votata una sottocommissione che, teoricamente, avrebbe dovuto risolvere i problemi relativi al regolamento delle commissioni, ma che il PD (Partito Derelitto) ha invocato al solo scopo di mettere sotto quello strano e sconosciuto potere che si ottiene con una maggioranza di voto. C’è qualcuno che rimane convinto di averla sempre a proprio favore, per il solo fatto di aver prevalso in una tornata elettorale, per meno di 5 mila voti, in un territorio dove 43 mila persone sono rimaste a casa, su un totale di circa 113 mila aventi diritto . Un vero peccato perché, mettendo mano al regolamento sarebbe stato magari possibile togliere il gettone a quelli che, nelle commissioni,  arrivano tardi e vanno via presto…. lasciando perdere la qualità del contributo apportato (dalle rape il sangue non si cava).

firmeData l’intransigenza il PD (Partito Devastato) si è trovato a votarsi da solo una sottocommissione a cui avrebbero dovuto partecipare anche due membri della minoranza, per riprodurre una proporzionale opposizione ai tre della maggioranza. Da qui la protesta di oggi, per la quale la Minoranza unita ha rinunciato al gettone. Il PD accusa che il costo della commissione è maggiore della rinuncia, ma il gettone comunque non lo molla.

Sinceramente non ho parole per l’ignoranza politica del Partito Democratico di Rimini, ma non per le nuove forme di politica, proprio per quella vecchia, che provano a praticare attivamente. Badate bene non sto parlando delle tipiche false promesse come la ripubblicizzazione dell’Acqua o lo Stop al cemento, sconfessato anche da questo nuovo approccio al PSC. Sto parlando della più antica norma: il Do ut Des.  Piccole concessioni che chi comanda fa alle opposizioni per agevolarsi il cammino. Il PD no. Loro sono refrattari alle piccole licenze, concedono volentieri solo quelle grosse tipo far sventrare il territorio dal TRC o pagare i debiti del Palas con varianti delle varianti.

Per tutti gli altri abitanti della premiata fattoria PD, quel magico posto abitato solo da Gufi e Sciacalli, un avvertimento: o si fa come diciamo noi o non giochiamo più…. e portiamo via la palla che è nostra. Tiè!

Che pena.

P.S.

“L’uomo è l’unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.” [George Orwell – La Fattoria degli Animali]

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Rimini: Critical Mass per l’Acqua Pubblica

CatturaSabato 25 Settembre si è svolta una bella iniziativa del Comitato Acqua Bene Pubblico, una “Critical Mass” in bicicletta: un tentativo bipartisan di aumentare la massa critica e sensibilizzare la popolazione rispetto al pericolo di una definitiva privatizzazione dell’Acqua, a dispetto della volontà referendaria dei Cittadini Italiani. Presenti Andrea Caselli, coordinatore del Comitato Acqua Bene Pubblico e Cesare Schieppati, referente di Reggio Emilia per la lotta contro la privatizzazione dell’Acqua.

Diciamo subito che l’iniziativa ha avuto un discreto successo, relativamente alla voglia che ha la gente di farsi sensibilizzare. Altro dato importante è la completa assenza delle istituzioni, seppur in maniera informale, ma ciò è abbastanza ovvio visto che l’interesse è decisamente contrapposto.. o almeno lo è ora. Prima, durante la precedente campagna elettorale, il candidato sindaco, poi risultato vincente, aveva fatto suo il tema e controfirmato l’impegno di una lotta per salvaguardare l’acqua dalla privatizzazione.

Promesse elettorali, universalmente riconosciute come balle, ma mai quando si va a votare. Oggi la politica, almeno quella politica a cui i grandi interessi in un modo o nell’altro sponsorizzano le campagne elettorali, non può fare nulla. A Rimini, in particolare, il nodo è doppio perché oltre all’intenzione nazionale di un partito  che ha messo l’Italia in svendita, c’è la compromissione determinata dal piano fogne.

Forse non tutti sanno che il lavori delle Fogne, sbandierati come conquista dell’attuale amministrazione, sono un pacchetto chiavi in mano Hera, che la società ha costruito su misura per i  proprio progetti di espansione e che i circa 330.000 abitanti della Provincia di Rimini pagheranno nelle bollette dell’acqua della prossima decade. C’erano altre soluzioni? Non lo sappiamo perché a priori non ne sono state considerate e comunque con un piano del genere, con gli aumenti in bolletta programmati, chi glielo fa fare al PD di svincolarsi dal patto con il Diavolo?

Che la direzione fosse questa lo si è capito fin dall’inizio di questa legislatura quando ai tavoli Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti), dove si decidono le tariffe, l’allora Assessore all’Ambiente Visintin era solo una presenza formale, ma la seduta importante era quella del suo accompagnatore, Sergio Funelli, dipendente Hera in aspettativa e capo gabinetto di Andrea Gnassi.

Per la mia sensibilità personale (chiamiamola così) avrei preferito che ieri Visintin fosse rimasta tra gli spettatori, senza esibirsi nell’apologia del suo operato che, per inciso, non è valso in 4 anni nemmeno un concreto studio di fattibilità a supporto di nessuna tesi, ne di privatizzazione, ne di società in House. Ora uno studio c’è, ma la presa di distanze nelle premesse da parte di chi l’ha prodotto la dice lunga sull’affidabilità.

Un plauso invece a Maria Teresa Marano e a chi nel comitato sta cercando di allargare il fronte della discussione, nonostante il nemico sia talmente potente da mettere in dubbio quanto determinato in un Referendum popolare. Chi sostiene che la legalità è sempre tale e che non sono ammesse eccezioni, si occupi di questo, invece che farsi venire gli svenimenti se case abbandonate da dieci anni vengono occupate a fini abitativi.

P.S.

“Fino a quando la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.” [Martin Luther King Jr]

 

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@DadoCardone

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