Zingaro è chi lo zingaro fa.

Domanda: chi vuole i nomadi parcheggiati vicino a casa?

La risposta, fuor dalle ipocrisie, è nessuno. I motivi sono ovvi quanto la risposta. Fondamentalmente si parla di scontro di culture. Sebbene siano italiani da generazioni, sono gente sconosciuta e quello che si sa di loro, tra leggende e verità, non piace.

La questione dello smantellamento del campo in via Islanda a Rimini ha provocato un certo sommovimento nelle pance di questi italiani, disposti a sopportare fascisti che passeggiano attorno alle loro case di notte, ma che mai vorrebbero nelle vicinanze qualcuno che così spudoratamente cerca di vivere libero. Gente che non paga le tasse!… come se in Italia l’escapologia fiscale non fosse più praticata del cristianesimo.

Quando poi ci si mette la politica, l’allarme sociale non fa altro che aumentare. Nella soluzione delle microaree Maggioranza e Opposizione si sono comportate come da copione. La Maggioranza ha recepito le indicazioni della Regione nel massimo silenzio e in assenza totale di confronto, convinta, come da poco dichiarato dal Sindaco in persona, che di fronte a certi temi vince la radicalità “non il traccheggiare con estenuanti mediazioni.”

L’opposizione invece, nella sua inutilità, non vede l’ora che si verifichino situazioni del genere per cavalcarle “a pelo”, correndo verso un domani per cui non si da alcuna soluzione praticabile. Questo è il risultato di un Consiglio Comunale totalmente di Centro Destra (comprese Giunta e Maggioranza).

Ma la situazione esatta qual è? Ci sono dei nomadi, che sono italiani a tutti gli effetti. Si possono certo dividere in Rom e Sinti, due sottogruppi con lingue e usanze diverse, ma il fatto contingente è che occupano uno spazio che leggi sovraordinate hanno stabilito di superare.

In un campo nomadi si vive una situazione ingestibile per gli stessi occupanti, questo perché è un’area comune che nessuno ha la responsabilità di gestire. I Sinti, nello specifico, tradizionalmente non uniscono più di due famiglie allargate nei luoghi dove si fermano. Per capire perché basterebbe pensare ai nostri condomini e alle liti furibonde per decidere qualsiasi minchiata.

Le microaree riportano la questione ad una dimensione gestibile, non solo per i nomadi, ma anche per chi deve verificarne le condizioni. Attualmente, nel campo di Via Islanda, che tipo di lavoro è possibile fare, ad esempio, nella fondamentale assistenza all’infanzia?

La microarea pone quella condizione che tutti dicono di volere, il controllo, ma non quella che nessuno è in grado di soddisfare, la lontananza da ognuno dei nostri giardini. Non esiste un posto a Rimini dove nessuno alzerebbe gli scudi, figuriamoci se ne esistono tanti quanti ne servono per le microaree. E allora?

Il campo di via Islanda bisogna chiuderlo. Le microaree nessuno le vuole. Potremmo provare con la magia… o con il vecchio sistema dell’ignorare il problema fino a che non ci esplode in faccia.

La soluzione che proporrei e che sono certo non piacerà a nessuno, è quella di comportarsi come una Comunità.. o meglio, di tornare a comportarsi come una Comunità. Andrei proprio a scegliere la mia famiglia Sinti, studierei per loro e per me un periodo di adattamento e reciproca conoscenza. Capire chi sono, come vivono, come trattano i loro figli e i loro animali, non è forse la cosa che facciamo con ogni nostro nuovo vicino prima di decidere se vogliamo averci a che fare?

E’ chiaro che ci saranno sempre i casi limite, quelli delle persone che proprio non ne vogliono sapere di adeguarsi a niente e che preferiranno continuare a vivere di espedienti, ma a quel punto, scremati dal gruppo più ampio, saranno distinguibili dall’informità rappresentata da un centinaio di persone abbandonate a se stesse. Se proprio non sarà possibile incoraggiare un loro adeguamento, sarà sicuramente più facile farlo con i loro figli che, poiché italiani, hanno diritto all’infanzia e alla scolarizzazione. Così si spezza una catena.

Sapete come i Sinti e Rom sono diventate etnie nomadi? Da migranti sono arrivati in Europa e in Italia, attorno al 1400. Indiani o pakistani che fossero nessuno voleva accogliere queste strane persone, nere, ma non nere, con quelle misteriose tradizioni. Per questo motivo si sono adattati a non risiedere in nessun posto praticando lavori che si potevano svolgere in quella condizione, ma che oggi non esistono più.

La paura li ha fatti diventare quello che oggi sono per l’immaginario collettivo, non vedo come la paura possa risolvere il problema.

P.S.

“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi.”

[INDRO MONTANELLI]

 

@DadoCardone

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