Volevo lanciare un segnale.

Volevo lanciare un segnale.

coperIn una intervista contenuta nel libro “La felicità al potere”, José Mujica, da molti definito il miglior Presidente del mondo, parla quasi con invidia dei progressi europei nel campo dello Stato di Diritto. In effetti il secolo scorso ha visto partire dalle scuole, dalle fabbriche e dai rappresentanti della cultura europea una serie di rivoluzioni e sommovimenti che hanno prodotto un’idea d’avanguardia rispetto al Welfare. Certo i prodotti di queste lotte sono alquanto eterogenei. Lasciando perdere gli ultimi tentativi di annessione, che non hanno partecipato a questa lunga storia e dove la polizia fa irruzione nelle redazioni dei giornali d’opposizione, la Comunità Europea vanta risultati come quelli della social democratica Svezia, ma anche l’aberrazione del Jobs Act italiano… il sonno della coscienza che sta producendo la Generazione Voucher.

Che fine hanno fatto in Italia le spinte verso l’evoluzione del Diritto? Ieri chi vi scrive è stato messo di fronte al canto del Cigno di quella che fu (siccome immobile, dato il mortal sospiro) la mejo gioventù studentesca italiana. Una ventina di ragazzi misti assortiti, rappresentanti loro malgrado dell’annichilita coscienza studentesca riminese, hanno improvvisato un’assemblea su di un marciapiede, circondati dall’indifferenza degli insegnati/impiegati che guardavano, passavano e non si curavano di loro.

I fatti che hanno portato a questo sono noti. Il Preside del Serpieri, inorgoglito dalla considerazione che #labuonascuola gli vorrebbe assegnare, senza motivo alcuno, perlomeno derivante da un’operazione senziente, ha chiamato nel suo liceo un controllo antidroga con tanto di cani. Risultato.. una canna.

“Volevo lanciare un segnale”, si difende sul Corriere, come a dire: normale amministrazione, nessun tentativo autoritario fine a se stesso ed infatti il giorno dopo nega l’Aula Magna agli studenti che vogliono parlare della questione. Noblesse oblige.

intSi dirà, si è già detto, che l’aula non si poteva assegnare per regolamento, perché c’era gente da fuori, perché un aula magna non si assegna così da un giorno all’altro. Vorrei vedere se ti venisse Renzi in visita cosa faresti da un giorno all’altro. Fatto sta che, nello scoramento generale e nella frustrazione di una giusta istanza, un manipolo di ragazzi intelligenti ha creato sul marciapiede fuori dalla scuola un momento di riflessione sulla realtà. Che poi è quello di cui dovrebbe preoccuparsi la scuola, invece che di lanciare “segnali”.

Badate bene. I discorsi su quel marciapiede, sono stati tutti contro l’uso di sostante psicotrope a scuola, nessuno ha sostenuto che farsi le canne a scuola sia una cosa giusta. Il contraddittorio si è sviluppato invece sui controlli e sul significato di repressione o meno ch’essi rappresentano. Una discussione appassionante, che sarebbe stato giusto incoraggiare e supportare. Al tempo della Post-Democrazia però non c’è spazio per occuparsi del proprio futuro, quello lo hanno già deciso altri.

Venti persone su quante? Un migliaio? Il 20 per mille è la percentuale della voglia di consapevolezza riminese. Zero % è invece la percentuale degli insegnanti che, vedendo quel venti per mille fuori dalla scuola, in lenta maturazione sotto il sole cocente, hanno sentito il dovere/bisogno di comprendere cosa stesse succedendo e capire se potevano dare un contributo da educatori.  Ha da passà ‘a nuttata (cit.)

P.S.

O capitano! Mio capitano!

dado

 

@DadoCardone

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