Va a finire che è colpa della pioggia.

Va a finire che è colpa della pioggia.

10968547_10203638980316700_179762982311750524_nNota bene: questo è un post sicuramente controcorrente rispetto alle versioni ufficiali per quanto riguarda gli allagamenti di questi giorni. Perciò se rimanete male quando “papino e mammina litigano”… non leggetelo.

In questi giorni si sono lette sui social molte reazioni di alluvionati e non. Inevitabile il formarsi di due fronti. Quello di chi, avendo subito i danni maggiori,  pretende un sacrificio umano in cambio dei suoi guai e quello di chi sceglie di dare la colpa alla Natura, entità non meglio specificata che comunque risulta molto comoda per chi il proprio dovere non è capace di farlo. Praticamente il “piove Governo ladro” degli amministratori.

Chi vi scrive è da sempre convinto che definire la realtà osservando un singolo fatto è un po’ come spiare dal buco della serratura, con tutti i limiti e i fraintendimenti del caso. Molto più proficuo applicare un grandangolo che permetta di considerare ogni aspetto. Certo una combinazione di vento e acqua come quella di venerdì mattina è difficile da contrastare mentre si sta scatenando ed è per questo che bisognerebbe fare delle cose prima.

Conoscete la Commissione De Marchi? Forse solo pochi dei nostri lettori sanno di cosa si tratta e probabilmente hanno tutti una certa età. Negli anni ’70, all’indomani dell’Alluvione di Firenze, venne istituita una Commissione che predisponesse un piano per la protezione idrogeologica di tutto il Paese.  La Commissione De Marchi appunto. Il dato interessante è che i lavori della Commissione stabilirono che, per mettere in sicurezza l’Italia, ci sarebbe voluto un investimento di quello che attualmente sarebbero 40 miliardi di Euro da distribuire in 15 anni. Sapete quali sono le stime odierne? Le stesse. Sapete com’è la condizione del territorio? Peggiore.

Sembra già un po’ meno colpa della pioggia, ma proseguiamo. Venerdì seguendo la mia amatoriale passione per l’informazione senza filtri, quella che mi posso procurare da solo, ho fatto un giro per il territorio. E’ singolare come in uno dei posti più colpiti, Vergiano, l’acqua non provenisse dal Mavone alle spalle dell’agglomerato urbano, ma dalla Marecchiese. Non so se, come mi ha spifferato qualcuno a mezza bocca, dipenda dal fatto che il fiumiciattolo è stato malamente intubato poco più su delle abitazioni, fatto sta che quel territorio non riceve un paio d’ore di pioggia, per quanto forte. In altre zone mi è stato detto che i fossi interpoderali erano sporchi e che era stato chiesto di pulirli giorni prima dell’evento meteorologico.  La percentuale di colpevolezza della pioggia scende ancora un po’.

A Gaiofana, ormai ribattezzata Gaiofango, questo è il quarto allagamento consecutivo in due anni. Dubbia lungimiranza nell’opera di cementificazione, fossi sporchi, deficit strutturali degli stessi e un quartiere costruito più basso della sede stradale, che ha il vizio di diventare perfetta per il rafting, sono stati gli oggetti di diverse interrogazioni. Al terzo allagamento un dirigente comunale aveva ammesso pubblicamente, con tanto di slide, che vi si poteva porre rimedio con 200.000 euro di lavori comprendenti ristrutturazione dei fossi, canali ed altre cosette. A questo punto il delitto della pioggia comincia a sembrare preterintenzionale.

Questo è quello che si può capire andando un po’ in giro a chiedere. Poi ci sono deduzioni che, pur necessitando di mente un pochino aperta, sono in realtà piuttosto semplici. La prima considerazione è che l’acqua, nonostante quello che millantano con dei cartelloni pop alle rotonde, non va “D’insù”. I liquidi, come tutte le altre cose con un peso specifico su questo pianeta, subiscono l’effetto della forza di gravità. Roba che ti cominciano a spiegare alle elementari… avete presente no? Il tale che gli è caduta la mela in testa… Beh il sistema fognario di Rimini pretende che l’acqua ignori le forze gravitazionali ed infatti è basato interamente su pompe di rilancio e sul fantastico sistema Hera che chiude depuratori  “a mare” per raddoppiarli  “a monte”.  Con situazioni normali la cosa regge, ma non appena succede quello che è successo… ca va sans dire. Sembra quasi che questa pioggia sia vittima di un complotto.

Sarei disonesto se affermassi che, a cose fatte bene, non sarebbe successo niente. La mareggiata, quella sì, ha avuto dimensioni straordinarie. All’altezza di Ravenna dicono  si siano viste onde di quattro metri infrangersi sulla costa. E’ vero che da 30 anni (o più)  ci avvertono che il riscaldamento del Mediterraneo avrebbe portato allo scatenarsi di improvvisi eventi meteorologici di questo tipo, ma ciò riguarda più che altro il comportamento dell’umanità e non della singola amministrazione. Anche se due scogli davanti alla battigia avrebbero forse potuto alleviare il danno nella posizione in cui siamo. A Cattolica, per esempio, non è successo quello che è successo a Rimini.

Ricapitolando. Dissesto idrogeologico certificato da almeno 43 anni e per il quale non si è fatto assolutamente nulla. Cementificazione selvaggia tutt’ora in corso, basti pensare al TRC e alla zona dell’ex Fiera che poteva essere ridonata al verde invece che sacrificata per i bisogni di Cagnoni. Gestione inadatta e cura superficiale delle criticità del territorio. E’ colpa della pioggia? Lo sappiamo tutti che, come affermato dalla solita schiera di pataca via Social, il vento non si può fermare con le mani. A ben guardare però ci sono diverse cose da fare prima che il vento cominci a soffiare e una di queste è far diventare il dissesto idrogeologico una priorità imprescindibile. L’erba inglese sotto le mura è carina, ma non serve a un cazzo.

P.S.

Ai segnaposto comunali che ieri hanno annunciato via Facebook la loro volontà (dalle 13 alle 15) di visitare i luoghi degli allagamenti per (cito) “ vedere cosa è avvenuto – sul posto, non solo su fb – e per capire cosa potrebbe non aver funzionato.” Non so sappiamo se siete stati in qualche altro luogo, ma a Gaiofana avete fatto bene a non farvi vedere. A qualcuno sarebbe potuto venire in mente di fare l’esempio pratico di cosa sia un dissesto.

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@DadoCardone

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