Un Euro in più. [di Eleonora]

Un Euro in più. [di Eleonora]

In questi giorni si è molto parlato del contestatissimo bando che affidava l’assistenza handicap per il Comune di Rimini. Il bando, già affidato, è stato impugnato al TAR che però ha respinto la richiesta di sospensiva. Questa la cronaca, quella che potete leggere su qualsiasi giornale, ma le persone, le immediate fruitrici, cosa ne pensano? Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Eleonora.

La Redazione

Uno dei bandi più discussi per il quale è stata necessaria anche  la sentenza del tribunale del TAR, un bando per l’assegnazione alla cooperativa che gestirà, per i prossimi tre anni, l’assegnazione degli educatori nelle scuole del Comune di Rimini. Molte proteste, tanti dubbi.

Ho ascoltato e letto molte opinioni e perplessità legittime anche degli operatori stessi che in molti casi potrebbero perdere il lavoro. Poi ci sono i dirigenti scolastici che chiedono garanzie sulle competenze, sui titoli di studio e sull’esperienza degli educatori, senza tralasciare l’altro tema della continuità educativa.
Tutto giusto, tutto importante. Ma io mi fermo un passo prima, molto prima.
Mi fermo di fronte al fatto che a mio modo di vedere, il Comune di Rimini, nelle persone che lo rappresentano in tale materia, ha gestito tale fragile necessità come una qualunque altra generica necessità. Ma non può e non deve essere così. E soprattutto non lo è per i genitori dei bambini, destinatari ultimi dello loro decisioni.
La delicata scelta dell’educatore e dell’insegnante, che dovrà seguire e assistere i nostri ragazzi con bisogni speciali, si poteva e si doveva gestire in un altro modo, avendo il coraggio ed assumendosi le responsabilità di percorrere ed inaugurare strade didattiche ed educative nuove.
Il famigliare di un bambino con necessità speciali si domanda se coloro, che hanno redatto il controverso bando, si sono mai posti il quesito di quali siano le reali esigenze di questi ragazzi e dei loro genitori? Che cosa manca oggi nelle scuole ed è mancato di in questi anni per assistere i bambini? Che cosa si può fare per migliorarne l’assistenza?
Perchè dichiarare che si spenderà un euro in più non basta a garantire veramente qualcosa in più. Il punto di vista non è più il bambino con i suoi bisogni, ma ahimè, l’operatore e le casse del Comune. L’aver perso l’obiettivo più importante, cioè il bambino con la sua educazione e la socialità, è la dimostrazione concreta che il bando nel suo testo, è sbagliato.
Una cosa posso dirla, a questi ragazzi manca il futuro. Il pensiero fisso di ogni genitore la  sera nel letto prima di addormentarsi è “ cosa ne sarà di mio figlio quando io non ci sarò?
Brutto da sentire, si. Ma è la realtà.
Viviamo in una società, dove non c’è posto per questi ragazzi. Viviamo in una società dove le disabilità, di qualsiasi forma, rendono complicata e complessa qualsiasi forma ti attività anche le più semplici come la scuola o lo sport.Viviamo in una realtà dove avere in una classe un ragazzo diversamente abile,
a volte viene letto come avere problemi a terminare il programma scolastico, perché la presenza di uno di loro in aula è un “peso”, perchè  “rallenta la classe “. I genitori di un bambino con difficoltà vengono avvertiti come un problema, perchè, chiedono, anzi giustamente esigono, il rispetto della dignità del loro figlio: il diritto ad avere una educazione, il diritto ad avere una socialità, il diritto ad avere un futuro.
Viviamo in una realtà dove a volte sono i genitori dei bimbi normodotati a non volere in classe con i loro figli ragazzi con disabilità mentali, perchè hanno paura che siano pericolosi.Una cosa atroce, ma non facciamo gli ipocriti: sappiamo benissimo che questi episodi accadono anche nella nostra Rimini. Invece la strada corretta, anche per far crescere con valori migliori e più veri tutti i nostri ragazzi diversamente abili e non,  è l’integrazione, la convivenza giornaliera, la socialità, il rispetto.
Io conosciuto la solitudine di genitori nell’affrontare le difficoltà dei propri figli, ho visto ragazzi con problemi emarginati per le loro diversità, perchè ricordiamoci che affidarli ad un educatore che ” lo badi ” durante la giornata a scuola non significa aiutare questi ragazzi come davvero bisognerebbe fare. Il bambino vuole di più, i genitori esigono di più.
Per farlo ci vogliono educatori preparati, ma non solo sulla carta. Il titolo di studio serve a poco se non è supportato da passione per il mestiere che si è scelto, dedizione e comprensione. Certi mestieri non sono lavori da stipendio a fine mese,  non si fanno per soldi, si fanno e si vivono come una missione di
amore incondizionato nei confronti del prossimo. E non basta un euro in più.

Eleonora

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