Una stanza piena di gente di Daniel Keyes – recensione.

Una stanza piena di gente di Daniel Keyes – recensione.

Editrice Nord. 541 pagine. 19,00€ al momento del mio acquisto.

Siete interessati ai misteri della psiche umana? Se sì, non potete perdere questo libro su Billy Milligan e le sue 24 personalità. William Stanley Milligan rappresenta uno dei casi giudiziari più controversi della storia degli Stati Uniti ed è anche il primo individuo affetto da personalità multipla ad essere stato dichiarato non colpevole di gravi crimini a causa dell’infermità mentale. Non è però solo questo. E’ anche un caso clinico che, ancor oggi, provoca discussioni e ispira film. Split, il film di M. Night Shyamalan, è solo l’ultimo di quelli liberamente tratti dalla sua storia.

Una stanza piena di gente è una cronaca che parte dalla prima infanzia di Billy Milligan e finisce con uno dei suoi innumerevoli ricoveri, molti dei quali in strutture di massima sicurezza. La cosa interessante, tuttavia, è che questo libro non avrebbe potuto essere scritto senza la partecipazione attiva dello stesso Milligan che, in un momento di “fusione” delle sue personalità, in colui ch’egli stesso chiama “il Maestro”, riesce ad avere memoria di tutto quello che gli è successo. Un evento eccezionale poiché una delle caratteristiche fondamentali dello stato dissociativo della personalità è proprio il fatto di non avere memoria di ciò che succede agli “altri”.

Non è la sola cosa eccezionale del disturbo di Milligan, che non si frammenta in due o tre, ma in 24 personalità diverse. Ognuna delle personalità, poi, possiede abilità e caratteristiche fuori dal comune. Billy, tramite i suoi “frammenti”, è un pittore, un inglese erudito, uno slavo criminale con una forza incredibile, un maestro dell’escapologia, un bambino, una bambina, una lesbica, un rapinatore newyorkese, un cacciatore australiano, uno scultore ebreo, un commediante, un fiorista, un sordo e molto altro.  Tutti hanno un ruolo nella difficile vita di Billy, tutti conferiscono un’abilità più o meno lecita. Nei momenti di tranquillità le due personalità preminenti, Arthur lo studioso inglese detentore del senso logico e Raghen lo slavo criminale guardiano della rabbia, riescono a distribuire i ruoli secondo la necessità, ma nella vita di Milligan sono frequenti i momenti di confusione e allora emergono le personalità che lui chiama indesiderabili, rovinandogli la vita, fino a farlo finire in carcere.

Il libro comincia con il periodo più nero e pericoloso della storia di Billy Milligan, quello in cui rapina e stupra delle donne, per poi essere arrestato e rinchiuso. I suoi legali d’ufficio si accorgono immediatamente che c’è qualcosa di strano. L’accusato ha vuoti di memoria, comportamenti incoerenti con una singola identità e la personalità centrale, il Billy che non è più al comando del suo corpo dall’infanzia, si sveglia in prigione cercando di suicidarsi. In seguito una psicologa riesce a capire la natura del problema e prende una serie d’iniziative perché sia curato.

Il personaggio di Billy Milligan, però, diviene fin da subito materia pubblica e controversa. Nessuno crede a quanto si dice di lui, terapeuti compresi. E questo libro, oltre ad una cronaca della sua vita, è anche la storia di come Milligan convince, un esperto dopo l’altro, che la sua non sia una recita.

E’ un libro avvincente sia per la strana vita raccontata, che per il mistero di quanto la mente umana riesca a fare, arrivando a produrre elettroencefalogrammi diversi per diverse personalità. Insieme a tutto questo le sue pagine evocano anche il terrore delle situazioni completamente fuori dal nostro controllo, come i casi di malasanità. Milligan, avviato versa la cura giusta, ad un certo punto del suo ricovero rimane vittima di comportamenti che non può controllare, non solo suoi. Stampa in cerca di clamore e politici a caccia di voti trasformano il suo caso in una crociata, che lo fa finire per quasi tre anni in strutture psichiatriche di massima sicurezza, dove viene imbottito di sostanze psicotrope e trattato per patologie che non gli appartengono. Questo sì che è un racconto dell’orrore.

Consigliatissimo.

@DadoCardone

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