Trattare il Referendum nel merito? E perché mai?

renzincul

[Su come, all’improvviso, la Politica voglia tutti i cittadini esperti di Diritto Costituzionale.]

 

Parliamoci chiaro, così tante possibilità non le dai nemmeno alle persone che ti vogliono bene, a meno che non si instauri uno di quei rapporti malati in cui ci si intesta una missione infermieristica. Per primo fu lo stesso Matteo Renzi a fare del Referendum Costituzionale una questione di parte: “o vince il sì o me ne vado a casa”, un messaggio non certo per le opposizioni o per i generici sostenitori del NO. La dichiarazione era un avvertimento per tutto il sistema di precari della politica, grazie al quale gli si permette di stare dov’è, continuando a spadroneggiare.

Una Boschi, un Alfano, una Lorenzin, di quale altro Governo potrebbero essere ministri? Persino persone come Padoan, che teoricamente, dovrebbero avere competenze superiori, vengono appiattite ed umiliate cercando di spiegare il nulla di questo esecutivo. E vogliamo parlare dei parlamentari?

Tutta questa gente ha degli interessi di non poco conto da tutelare, oltre alla rendita da parlamentare. Nell’ultimo rimpasto, made in PD, è bastato mettersi dalla parte di uno così ben coperto da prendersi sia la segreteria, che il posto da Primo Ministro. Saltare sui carri è molto più semplice ed economico che affrontate una campagna elettorale nazionale.

Nonostante la direzione del messaggio “il Bomba” Renzi ha dovuto suo malgrado constatare che i suoi avversari sono provvisti delle medesime capacità di comprensione dei suoi pedanti soldatini e allora, improvvisamente, il Referendum va trattato nel merito. Come no, fidati.

Quest’anno, tra le altre cose, è stato caratterizzato dalla pubblicizzazione della teoria dell’analfabetismo funzionale. L’Italia è un Paese in cui una grande maggioranza non è in grado di affrontare anche la più bassa delle incombenze burocratiche, leggere e capire una fattura di consumo telefonico. Come si può pretendere che un elettore si applichi a capire, nel merito, la modifica di più di 40 articoli della Costituzione Italiana e le leggi che poi dovranno rendere pratiche queste trasformazioni?

E’ ovvio e naturale che una modifica Costituzionale così importante e con così poco consenso parlamentare, divenga una questione di giudizio personale su chi sostiene la proposta. Non si può pretendere che improvvisamente la popolazione s’interessi di Costituzione, come non si possono chiedere competenze in campo di economia di Stato, Riforme Sociali o chissà che altro. La collettività capisce solo un parametro: le cose o vanno bene o vanno male. Se vanno bene puoi continuare, se vanno male avanti il prossimo.

Fortunatamente per esprimere un giudizio, ma sfortunatamente per effetti pratici, parametri per valutare il Governo ne abbiamo molti. E già! Perché nonostante non si riesca a governare, senza queste indispensabili modifiche alla Costituzione, loro di danni sono riusciti a farne parecchi. Si sono marchiati da soli con hashtag altisonanti e con la loro supposta capacità di storytelling. La #BuonaScuola e il #Jobsact, sono solo due degli immani disastri in cui si sono adoperati, ma sono molte altre le manovre che, consapevolmente o meno, stanno trasformando l’Italia in una penisola basata sul precariato.

E allora incito i miei lettori (tutti e due) a non farsi venire troppi sensi di colpa. Se avete tempo, energie e capacità, informatevi pure sul merito, malgrado a scuola non vi sia stato offerto nessun percorso civico per comprendere la vostra Costituzione. Al contrario, se non ne avete la possibilità, fregatevene del merito e date il vostro giudizio di Popolo Sovrano a quello che vi hanno fatto vedere fin’ora. Il mio giudizio, non certamente importante quanto quello di un primo ministro che ha partecipato alla Ruota dellaFortuna, sarà un sonoro NO. No alle modifiche costituzionali, No alla Buona scuola, No al ponte sullo stretto, No al Jobs Act, No ai tagli della Sanità, No alle privatizzazioni selvagge, No all’annichilimento della rappresentanza popolare, ma soprattutto NO a Renzi.

P.S.

La politica è la lotta per la felicità di tutti”. [Pepe Mujica]

dado

 

@DadoCardone

Share