Terremoti italiani. Convivenza difficile, ma non impossibile.

senza-nomeL’ultimo terremoto, quello di Amatrice, così come quello dell’Aquila, dell’Irpinia e del Friuli ha scatenato polemiche, accuse sulla vetustà del patrimonio edilizio italiano, sulla inadeguatezza delle costruzioni e sull’incapacità di realizzare edifici e città più sicure.

Vorrei a questo proposito fare alcune considerazioni per chiarire alcuni aspetti legati alla sismicità del territorio italiano e sulle caratteristiche delle costruzioni.

Il nostro territorio, soprattutto lungo la dorsale appenninica dalla Calabria sino all’estremità della Liguria è oggetto di eventi tellurici periodici dal 1500 circa, esiste quindi una consuetudine delle popolazioni ad affrontare questi drammatici eventi.

La storia come sempre, ci aiuta a comprendere ed osservare come l’ignoranza o forse l’ignavia sono una costante della nostra giovane Repubblica.

Nel 1783 dopo il disastroso terremoto che colpì la Calabria i governanti del Regno delle due Sicilie scrissero:

“ Il terremoto è un evento durissimo sia socialmente che economicamente per il nostro governo. Oltre alla sofferenza per le perdite di vite umane, per le difficoltà e lo stato di povertà in cui restano i sopravvissuti, anche per le casse del Regno e le attività economiche gli effetti sono devastanti.”

Venne così incaricato un ingegnere, per studiare un codice antisismico per rispondere alla sicurezza delle costruzioni, l’incolumità degli abitanti e la tutela del territorio e dell’economia.

Venne redatto un codice antisismico: “IL CODICE BORBONICO”.

Sfruttando la ricchezza boschiva dei territori collinari e montani, un’economia circolare ancora attuabile, Il sistema antisismico borbonico, muratura rinforzata da una rete di elementi lignei, fu sistematizzato in Calabria immediatamente, a soli tre mesi dal sisma. “L’invenzione” è dell’ingegnere La Vega che con abilità di sintesi unisce le più avanzate teorie antisismiche dell’Illuminismo e una diffusa e antica tradizione costruttiva lignea presente in Calabria.

ll governo borbonico fu particolarmente tempestivo e tra le altre iniziative per la riparazione e la ricostruzione, emanò, a solo tre mesi dalla prima terribile scossa, il primo regolamento antisismico d’Europa. La normativa obbligava ad attuare la ricostruzione seguendo diverse raccomandazioni che, oltre all’aspetto urbanistico e quindi istruzioni relativamente alle distanze, altezze degli edifici e dimensioni delle strade, davano indicazioni circa il sistema costruttivo da utilizzare, muratura «…con ossatura di grossi travi … legati con altri travi trasversali…»

Curioso sapere che gli edifici realizzati con questa tecnica costruttiva, hanno resistito ai terremoti succedutisi in Calabria e Sicilia (XI grado mercalli su XII) nei primi del novecento, tra i più forti mai registrati in Europa.

L’imponente patrimonio boschivo Calabrese trova una corrispondente tradizione, relativa alla presenza di strutture di legno, consolidata e di antica memoria.

Ulteriore impulso alla diffusione in Calabria di strutture di legno si ebbe nel periodo di inizio della dominazione romana allorché, come riportato da Vitruvio, erano ancora in uso costruzioni ad intelaiatura lignea. Tuttavia è nell’influsso normanno da ricercare uno sviluppo maggiormente estensivo in Calabria di tali sistemi costruttivi.

All’indomani del terribile terremoto Ferdinando IV di Borbone con notevole efficacia almeno in una prima fase, attua una serie di misure per ristabilire l’economia e soprattutto per la ricostruzione dei paesi distrutti.  Tra le altre disposizioni istituisce la Giunta per la per la Riedificazione con la funzione di sorvegliare la ricostruzione e divide, con un carattere di forte novità, anticipatore di misure di moderna protezione civile, l’area colpita in 5 ripartimenti, Reggio, Gerace, Palmi, Catanzaro e Monteleone, con lo scopo di meglio organizzare la distribuzione degli interventi.

La domanda che ci sorge spontanea è la seguente: Le distruzioni dei centri storici con caratteristiche costruttive antiche avvengono per l’imperizia con cui sono state ristrutturate? E di conseguenza, l’eccessiva fiducia nelle caratteristiche strutturali e prestazionali dei materiali non sono sufficienti all’adeguamento sismico. La tecnica ed il rispetto dell’edificio, visto come un unico organismo che si sostiene mutualmente, e la conoscenza del manufatto sono indispensabili per garantire l’incolumità e la sicurezza degli abitanti.

L’impoverimento delle conoscenze artigianali e della formazione di muratori e carpentieri può essere con buona ragione la causa di tale devastazione. La riduzione dei tempi di costruzione, la scelta di luoghi sulla base di ragioni esclusivamente speculative ed economiche, e non sulla loro idoneità, richiedono una riflessione seria sul vantaggio effimero di un guadagno che tale poi non si rivela.

Gli annunci e le promesse che si rincorrono dopo ogni sisma risultano un po’ ipocrite e irriverenti, se abbiamo certe notizie storiche ed esempi di edifici realizzati con questa metodologia ancora in vita a più di due secoli di distanza. Il concetto Vitruviano di Firmitas dovrebbe essere alla base di ogni normativa e queste più che specifiche e numerose dovrebbero essere sintetiche e chiare.

A chi giova avere revisioni normative quando un manuale, un regolamento, un codice esiste da più di 230 anni e viene ignorato?

Perché invece di una seria politica di silvicoltura e di artigianato, che potrebbe sviluppare un’economia circolare di tutto rispetto lungo tutta la dorsale appenninica italiana da Ventimiglia a Villa San Giovanni, si insiste sull’utilizzo di materiali e tecniche costruttive “povere di qualità ed estetica” a discapito delle popolazioni colpite in maniera devastante da eventi che invece di essere subiti potrebbero essere gestiti?

C’è bisogno di trasmettere valori permanenti di cultura e senso civico, la crescente scarsità di energie fossili, imporranno un ritorno prossimo a una tecnologia costruttiva ecologica, legata a modelli insediativi tradizionali e a risorse locali.

Le costruzioni torneranno così ad essere elementi costitutivi di una civiltà stabile e duratura.

N.B.    Il Palazzo di Mileto è studiato dal CNR per decretare scientificamente la validità del sistema costruttivo del Codice Borbonico. 230 anni di collaudo non sono sufficienti?

P.S.

“Osservate con diligenza le cose dei tempi passati, perché fanno lume alle future e quello che è e sarà è stato in altro tempo”

(Luigi Guicciardini)

Alessia Gattei e Fausto Battistel Architetti

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