Te la do io l’Europa.

[Come alla fine, proprio il Movimento, ha lavorato contro il vincolo di mandato.]

 

Una delle cose che più soffrivo quando frequentavo il Movimento era la mancanza d’identità. A parole, magari da un palco, sembra quasi avere un senso che vi sia un’identità politica non di destra, ma nemmeno di sinistra. All’atto pratico però la cosa non funziona. Destra e Sinistra non sono solo dei termini o delle posizioni, rappresentano identità e culture che, anche se oggi rese innocue dalle storture economiche, hanno percorsi processi evolutivi che in qualche modo interpretano il mondo. Le persone, anche se negano a suon di slogan, sono di destra o di sinistra (tranne il buon democristiano) e se riunite a prendere decisioni in un gruppo eterogeneo, come quello che si propone di essere il Movimento, sprecherà un numero infinito di ore a definire la propria identità.

Questo, nell’ambito di migliaia di votanti, si risolve nella paralisi totale. Non a caso il Movimento (inteso come i Boss del Movimento) si aggiusta con le fasulle votazioni online. Qualcuno dice addirittura che siano truccate, ma, secondo me, non ce n’è bisogno perché se ti rivolgi alla massa confusa con la formula: “ A è bene, B è male: voti A o voti B?”, quale vuoi che sia il risultato?

Il voto online, nel Movimento 5 Stelle, è la ratifica quasi automatica di decisioni prese da altri che non sono neppure eletti. Pur facendo uno sforzo con l’immaginazione… quello che proprio non sembra è il Governo della Gente.

Un esempio drammatico di quanto sopra affermato si è verificato, proprio in questi giorni, con l’assurda manovra di Grillo riguardo ai gruppi parlamentari europei. La riassumo molto brevemente, perché l’informazione ha già riportato tutto per filo e per segno. Davide Casaleggio Jr. e David Borelli, parlamentare europeo M5S, ma soprattutto triumviro assieme a Max Bugani e al Casaleggio (ereditato) dell’Associazione Rousseau, decidono di superare la questione dell’imminente uscita dell’Ukip dall’EFDD. Cercano di farlo gettando un ponte verso l’ALDE, senza dire niente a nessuno. Niente alla base. Niente ai colleghi EuroDep. Il motivo è fin troppo chiaro. L’ALDE, compagine dove ha pascolato Mario Monti per intenderci, come gruppo è più realista del Re. Della serie dall’Euro non si scappa e viva viva il TTIP! Per questa formazione, ai tempi in cui si decise di entrare nell’EFDD (vuoi: si o si?), fu stilata una lista di punti di incompatibilità, dunque meglio presentare il progetto come fatto compiuto.

Ma compiuto non era. Il giorno dopo la ratifica della rete, quando per tutti i confusi grillini l’Alde era diventata la scelta inevitabile, tanto che in molti avevano imparato a scrivere Verhofstadt tutto d’un fiato, proprio il segretario annuncia che non se ne fa nulla. Il Movimento 5 Stelle è incompatibile con i valori dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Grillo (o chi per lui) cerca di recuperare la brutta figura, almeno con la base, con un post assurdo nel quale dichiara di essere stato bloccato dall’establishment e che hanno fatto tremare l’Europa come non mai… forse erano convulsioni dovute alle risate.

Il dramma però non è solo la figura da peracottari, che in fin dei conti si potrebbe imputare a quei due che hanno fatto tutto senza dire nulla a nessuno. Il dramma del Movimento è quell’identità confusa che non ammette alterità e così il disturbo narcisistico della personalità del Guru viene trasferito simbioticamente alla base. Invece di una sana riflessione sulle modalità per la quale ultimamente si stanno accumulando tutte le brutte figure del Movimento, si scatena il riff “sbagliamo come gli altri, ma noi siamo onesti”.

I pentastellati mirano al meno peggio, ma i danni non finiscono qui. Oltre al danno di credibilità, cominciano a spezzarsi corde tese da molto tempo. Due parlamentari europei lasciano il Movimento. Uno di loro è Marco Affronte di Rimini. Marco già messo in crisi dal trattamento a Pizzarotti e dal famoso “Sacco di Rimini”, con il quale non si è permesso al suo Meetup nativo di presentarsi alle amministrative, non regge quest’ennesima azione sconclusionata. Certamente il fatto che sia stato progettato tutto nel segreto e che alla fine non ci siano nemmeno i colpevoli, pesa, ma la zavorra più grande è il vedere sgretolarsi e disperdersi nel vento dell’insipienza conquiste centellinate, giorno per giorno, in una realtà difficile come il Parlamento Europeo, di cui troppi confondono il funzionamento con quello Italiano.

Il Parlamento Europeo è un grosso e complicato strumento d’indirizzo. Il reale potere è detenuto dalla Commissione Europea, che ascolta l’indirizzo, ma in buona sostanza decide autonomamente. Come fanno 17 persone a modificare tutto ciò? Entrando nel terzo gruppo per numero di sottoscrizioni, anche se basa la sua politica su diversi fondamentali? La risposta è ovviamente no. Quello serve, al limite, per mantenere i fondi di funzionamento. L’unico modo è applicarsi virtuosamente ai percorsi del Parlamento, guadagnare rispetto, creare influenza. Poi se un’idea è buona e risolve, difficilmente rimarrà dov’è, anche se è un atto d’indirizzo.

Questa trasformazione stava già avvenendo, lenta come lo sono le giuste lievitazioni, ma consistente, tanto che era in programma la formazione di un nuovo e diverso gruppo. La velocità dei colpi di mano è senza sostanza e funziona solo se il palcoscenico è sotto il tuo controllo. Non era questo il caso, anzi ultimamente sembra non sia opportuno per nessuno legare la propria azione politica a tattiche improvvisate.

Torniamo a Marco però. Ora che ha lasciato, iscrivendosi da indipendente ai Verdi e forse riuscendo a salvare il lavoro sviluppato in questi anni, sarà lapidato sulla piazza social. I temi che già usano contro di lui sono i classici del fanatismo a 5 stelle: è un traditore perché porta i voti del Movimento altrove ed è un avido perché non si dimette, ma mantiene incarico e soldi, impedendo ad un altro grillino di prendere il suo posto. Poltrona e denaro, la riflessione si riduce a questo e questo è il Movimento 5 Stelle di oggi.

A me sembra che proprio il Movimento sia riuscito a dimostrare in questo frangente, contrariamente all’auspicato, quanto sia utile l’assenza di un vincolo di mandato per un parlamentare. La deriva antidemocratica del Movimento ha obbligato Marco Affronte, che non è Razzi, a smarcarsi per preservare il valore dei voti ricevuti. Magari, avendo la possibilità di esprimere un dissenso interno, avrebbe scelto un’altra strada, ma da quelle parti il pensiero ha la necessità di essere monolitico. La cosa triste è che chi l’ha votato difficilmente lo capirà.

E poi… e poi c’è anche la questione personale, perché si può anche essere stati eletti con i voti del Movimento, ma non si può stare a guardare mentre altri, seguendo linee di pensiero astruse e senza consultarsi con te, fanno scempio del lavoro che tu hai svolto, delle parole che hai speso, delle responsabilità che ti sei preso. Dimettersi e buttare via tutto il patrimonio di strumenti costruiti e relazioni intrecciate? Anche no. Che si dimetta il furbo che ha fatto tutto quel casino e poi ne parliamo.

Intanto Grillo però punisce lui, chiedendogli i 250.000 mila euro di penale ed usando la meschinità di prometterli ai terremotati. A che titolo? Ieri erano per l’interno vincolo di mandato, oggi sono per il danno d’immagine, forse domani si accorgerà che il danno d’immagine se l’è procurato da solo, ma per fortuna non ha firmato nulla.

P.S.

Ritornando sull’identità confusa. Due Euro deputati lasciano il Movimento, uno entra nei Verdi, l’altro Nell’ENF (il gruppo di Salvini e Le Pen). Non è l’inizio di una barzelletta.

 

@DadoCardone

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