Su Parigi, l’Odio e la Convenienza.

Su Parigi, l’Odio e la Convenienza.

IMG-20151114-WA0008 “Siamo dove siamo, perché siamo quelli che siamo e nella vita non facciamo quello che è giusto, ma quello che ci conviene”.

L’ho sentito dire ieri sera al Teatro Novelli, da Alessandro di Carlo, in uno spettacolo comico che parlava dei vecchi valori. Poi torno a casa e capisco che a Parigi c’è appena stata una strage. Dove siamo?

Sembra ieri l’11 settembre, sembra ieri Charlie Hebdo, sembra ieri, ma siamo sempre lì e ci siamo ogni giorno perché il mondo pensa a quello che gli conviene e non a quello che è giusto. Ogni giorno succede qualcosa per colpa di questo modo di essere e chiunque sia la mente che pianifica queste tragedie lo sa, ci spinge ad essere così.

Lo chiamano Terrorismo e in effetti suscita terrore, ma è un terrore che dura poco. Un mese, una settimana, un giorno, poi non ci pensiamo fino alla prossima enorme tragedia. Perché? Perché siamo troppo occupati a capire ciò che conviene. Se fosse una strategia del Terrore starebbe fallendo, perché a quello ci si abitua. In realtà ciò che si cerca di ottenere: è l’Odio.

Perché tutti questi attentati in Francia? La Francia ospita la più grande comunità mussulmana europea. Se sei Parigino hai amici mussulmani, colleghi mussulmani e i tuoi figli vanno a scuola con altri bambini mussulmani. Nessuno ci fa caso. Se sei un professionista lo sei anche se sei mussulmano e se sei un emarginato la cosa non cambia.

I francesi che lunedì torneranno a lavoro non proveranno terrore per il collega anche se si inginocchia verso la Mecca, ma con l’odio la faccenda è molto diversa. L’odio si nutre di diversità e il solo fatto che la tua gente sia ipoteticamente disposta a farsi saltare in aria, in un luogo pubblico, per un Dio che non ha chiesto niente… beh… ti rende un buon bersaglio per questo sentimento. Questa è la strategia dell’Odio.

Perché qualcuno dovrebbe volere che la gente si odi? Per accaparrarsi il petrolio, per vendere le armi, per assicurarsi un ruolo nell’equilibrio geopolitico o perché veramente il suo Dio lo pretende? Non importa. Importa che l’Odio è potere di pochi sulla confusione si molti e importa che il nostro stile di vita ne è l’humus ideale.

Non più tardi di questa mattina ero di fianco al cartello che pubblicizzava una serata del Movimento sul Reddito di Cittadinanza e una signora di mezza età su una bicicletta, senza fermarsi, mi ha urlato :” se avessimo tutti la faccia nera avremmo anche il reddito di cittadinanza”. Odio. L’odio che ci separa, l’odio che ci respinge, l’odio che non genera terrore, ma una sottile paura che non ti fa tendere la mano, né la mente, verso il prossimo.

Domani penseremo a quello che ci conviene fare rispetto a questa faccenda del Terrorismo e la risposta sarà: radere al suolo tutto. I Governi avranno l’autorizzazione morale dei popoli pieni d’odio e potranno procedere, perché la pace è una questione di potenza di fuoco superiore e…. chi è più potente di noi? Abbiamo servizi d’intelligence, droni senza pilota e bombe intelligenti, peccato che abbiamo anche popoli stupidi e senza memoria.

Il ciclo si ripeterà inesauribile. Produciamo armi, importiamo petrolio, esauriamo le risorse del resto del mondo ed esportiamo odio e mezzi per creare un nuovo nemico quando questo sarà sconfitto. Quante volte bisogna vedere le stesse cose in una vita perché diventino vere?

Basta. Riduciamo l’odio. Piangiamo per le vittime certo, ma combattiamo l’emarginazione. La ricetta non la so. So però che alla prima occasione utile dirò ad un mussulmano “lo so che né tu, né la tua religione c’entrate niente con questa merda.”. Nessuna persona che mi consideri un compagno di viaggio in questa cosa che chiamiamo Vita mi farà mai saltare in aria, qualsiasi sia il colore della sua pelle, qualsiasi sia la sua lingua, qualsiasi sia la sua religione.

P.S.

“Guardate che anche nel resto del mondo c’hanno la televisione eh! E quando vedono le pubblicità che noi ai gatti je damo i filetti de gamberetto che ccazzo volete che pensino?! I Gatti? Ma noi i gatti se li semo magnati tutti!!”. [Alessandro Di Carlo]

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