StarWars Episodio VII – Recensione.

StarWars Episodio VII – Recensione.

Dart FennerNota Bene: Se sei un fissato con Guerre Stellari o se ancora devi andare a vedere questo film non leggere oltre questo punto. Non voglio influenzare la tua opinione o rubarti il momento in cui amerai sederti con i tuoi figli e ripetere una tradizione che ormai dura da quarant’anni con trilogie, Sequel, Prequel e Spin-off. Dunque hai capito? Questo post spoilera e dissacra, dunque se continui a leggerlo lo fai per tua conscia determinazione e non potrai imputare a me le conseguenze.

Cominciamo col dire che questo film è impossibile da spoilerare, in quanto è la copia esatta del primo Star Wars. La grande distribuzione americana ha capito una cosa molto semplice, la gente non ha voglia di pensare e più andiamo avanti meno ne ha. Se una trama ha successo perché cambiarla? Un eroe che non sa di esserlo, un conflitto edipico irrisolto, spade laser e… cosa vuoi di più da un film?

L’unico cambiamento possibile è quello voluto dall’atteggiamento politically correct e allora ecco le quote rosa, un uomo di colore e un cattivo che ammicca al lato gay della Forza. L’eroe del film è Ray (Daisy Ridley), eroina per la precisione, che ovviamente non sa di essere uno Jedi e vive su un pianeta desertico. Che combinazione… a questo punto è chiaro che si diventa Jedi per disidratazione. Anche Ray, come il suo predecessore Luke Skywalker, riceve, se non un’istruzione alla Forza, la rivelazione da un omino colorato, che in questo caso è una donnina, sempre millenaria, ma arancione anziché verde. Per completare le quote rosa, oltre a qualche pilota di caccia stellare, c’è la Principessa Leila (Carrie Fisher), ma non chiamatela così per carità! Ora è il Generale Leila. Come dire: sono quarant’anni che parlano di Resistenza e Repubblica, la Principessa non c’azzeccava più. Le pettinature però sono rimaste improbabili come quando era sbarbatella.

Oltre alle quote rosa abbiamo detto che, per essere politicamente corretti, ci hanno messo dentro anche l’uomo di colore. Intendiamoci, fosse per me l’intero cast di Star Wars potrebbe essere composto di fratelli neri, ma nel caso specifico Finn (John Boyega ) è usato come spalla e rimedio alla sceneggiatura visto che porta un importante suggerimento per distruggere la nuova Morte Nera (Eh si c’è anche quella). Fugge dal Primo Ordine, che poi sarebbe la nuova versione dell’Impero, e faceva l’operatore ecologico nella precedente occupazione. Come, a causa di ciò, possa conoscere il funzionamento di un pianeta che succhia l’energia di un sole, per trasformarsi in un cannone.. beh, non è dato saperlo.  Aggiungendo che il film e co-scritto e co-prodotto da J.J. Abrams, il creatore di Lost, si può capire come molti dubbi rimarranno tali, nonostante si parli del primo episodio di una trilogia.

Veniamo al lato Gay della Forza. Nel cinema e nelle serie televisive l’omosessualità è stata ormai sdoganata. In House of Cards il protagonista, Frank Underwood (Kevin Spacey ), è addirittura un Presidente U.S.A. bisex che non disdegna un threesome con la moglie e la guardia del corpo. Impensabile fino a pochi anni fa. Allora perché non provarci anche in Guerre Stellari? E’ invece no. Kylo Ren (Adam Driver), figlio di Ian Solo e della Principessa Leila, è un cattivo che porta la maschera senza averne bisogno, dunque per vezzo. Quando la toglie, rivela labbroni imbronciati,  occhi acquosi e il desiderio perenne di tirare fuori lo spadone laser. E’ parecchio incline alla crisi isterica e ha un rapporto di merda con il Padre. Eddai… fallo sto coming out no!? Una domanda per quelli che considerano Star Wars un film per famiglie e dunque non sarebbe il caso di aggiungere significati difficili da spiegare ai bambini…. Come lo spiegate il patricidio?

Veniamo dunque al padre. Ian Solo. Harrison Ford, con la sola eccezione di Chewbecca, è l’unico grande attore di questo film e la differenza si vede in maniera imbarazzante. Hanno provato di tutto per mortificarlo in questo episodio. Recita in sostanza l’allegoria di un vecchio che vive solo con il suo cane e prova un ritorno di fiamma nella terza età. Lo fanno anche morire nella maniera più stronza possibile: andando incontro al figlio posseduto dal Lato Oscuro dalla Forza, che lo aspetta con lo spadone in mano, nel mezzo di una passerella senza parapetto sospesa nel vuoto (la velocità della luce sì e i parapetti no?) Secondo me ha chiesto Harrison di morire.. non è che ti puoi fare una trilogia tutta così.

Il resto c’è tutto, compresi i robotini che parlano col fischio, ma vengono capiti lo stesso. Vorrei concludere però con una riflessione dedicata alla Forza. Anche in questo episodio la Forza, che sia dal lato oscuro o meno, è descritta come quella cosa che pervade e regola le leggi dell’Universo. Ora… io capisco che uno sceneggiatore negli anni ’70 non si preoccupasse di attingere dai postulati della fisica quantistica, ma nel 2016 il concetto si potrebbe aggiornare. Possibile che questo immenso potere serva solo per fare a spadate? E fatelo uno Sforzo. Per me la migliore interpretazione del concetto rimane sempre quella in Spaceballs di Mel Brooks.

P.S.

Dimenticavo. L’evoluzione degli effetti speciali non ha nemmeno sfiorato questo film, se non per la creazione del supercattivo Snoke ed era meglio che lasciassero perdere. Il risultato è un miscuglio tra Gollum e una settimana di costipazione.

05730130ff8cbcaee11a47d1a3b7439a

 

@DadoCardone

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.