Serotonina di Michel Houellebecq – Recensione.

Edito da La Nave di Teseo – 332 pagine – 19.00€ al momento del mio acquisto.


Differentemente dalle altre mie recensioni, parto direttamente con la considerazione finale. E’ un libro che consiglierei? Dipende. Questo romanzo è una lenta discesa nell’inferno di un maniaco depressivo ed è anche molto ben scritto. Per cui se siete a posto con l’umore, ok, è da leggere, altrimenti non lo consiglio.

Questo libro che, inspiegabilmente, è stato banalizzato come la profezia dei gilet gialli, è il racconto in prima persona di Florent-Claude, un uomo a cui non piace il suo nome, ma ha preferito sopportarlo per tutta la vita. Non è una persona che ha avuto una vita particolarmente difficile. Nato benestante, passa senza impegno dagli studi di Agronomia ad una serie di impieghi di alto profilo, conformandosi, senza peraltro ottenere nessun successo, fino ad arrivare al Ministero dell’Agricoltura.

E’ fondamentalmente un depresso latente fin dalla giovane età, tanto è vero che riesce a sabotare miseramente tutte le storie importanti della sua vita. Ad un certo punto, però, una convivenza totalmente anafettiva con Yuzu, una Giapponese affetta da narcisismo patologico e dedita alle orge, lo precipita in uno stato di grave prostrazione.

Prende due decisioni. Allontanarsi da tutto ed affidarsi al Captorix, un antidepressivo che stimola chimicamente la produzione di serotonina. Il prezzo è l’impotenza e la solitudine, ma, come egli stesso spiega: il Captorix rende passeggero ciò che era definitivo e contingente ciò che era ineluttabile. Sospinto da questo stato d’animo si lascia naufragare, in preda all’alcolismo e a memorie, che servono solo a ricordargli che poteva essere felice, ma non lo ha voluto.

Nel suo lungo naufragio e nella ricerca di dissociazione dall’umanità, incrocia la strada di Aymeric, suo vecchio compagno d’università ed unico vero amico. Anch’egli è sull’orlo del fallimento della sua vita. E’ un aristocratico che si è messo in testa di fare il contadino. Ha divorziato da una moglie conosciuta nel suo ambiente di nascita e l’impresa agricola, su cui ha puntato la realizzazione di una vita, è compromessa dalla congiuntura economica. E’ questo episodio che richiama ai famosi gilet gialli, poiché Aymeric si suiciderà durante una manifestazione di agricoltori messi sul lastrico dalla pressione della grande distribuzione.

Questo però non è il motivo del libro, come erroneamente è stato commentato da più recensori. E’ solo un’ulteriore inclinazione del piano che porta Florent a precipitare, fino a progettare con un’estremo raziocinio persino l’omicidio del figlio dell’ex amore della sua vita, perché si mette in testa che solo così potrebbe esserci di nuovo spazio per lui.

Houellebecq ha la straordinaria dote di farti scendere nella psiche del suo personaggio e, tramite i suoi stessi pensieri, farti scivolare assieme al lui in propositi assurdi, che nascono da considerazioni quasi banali. Un’economia della depressione tradotta con una lucidità agghiacciante. Il bello è che alcune delle considerazioni nate dal rimuginare depresso riescono anche a farti ridere.

Cupo, a tratti umoristico, caustico come sanno essere i pensieri che ci trapassano senza controllo, spiazzante. Torniamo all’inizio. Lo consiglio? Solo se state bene.

@DadoCardone

Share