Semel in anno licet insanire

Come ormai saprete in questi giorni si sta chiudendo la 35a edizione del festival dei Ciellini. Già prima di noi illustri firme della stampa nazionale hanno già scritto del programma o del perchè andare o non al Meeting di Carròn & Company. Concita de Gregorio quattro giorni fa si era lanciata nella descrizione convulsa della manifestazione, mentre una delle firme più prestigiose del Fatto Quotidiano, Stefano Feltri, aveva chiaramente scritto che quest’anno si poteva fare anche a meno di parlare del Meeting di Comunione e Liberazione.

Dato che noi di Citizen Rimini non ci vogliamo far mancare nulla, abbiamo chiesto ad uno degli AutiStar più conosciuti di Roma, @kussuna, di passare un’intera giornata tra i padiglioni della fiera di Rimini sganciandogli addirittura una ‘piotta’ da spender all’interno alla ricerca di una Barbie per la figlia di uno dei nostri redattori. Ecco il suo racconto:

altAg8E-ZuI9mGtwpdEMa8yaLAAUJOqSzsdskMXW7Mso1tRIn un impeto di curiosità morbosa lo scorso anno, di ritorno da pochi giorni di purificazione del corpo e dello spirito sull’Appennino tosco-emiliano avevo deciso di visitare il Meeting di Comunione e Liberazione. Un esperienza in bilico tra il pomposo e il kitch. Mi aveva sorpreso la geometrica efficienza dei ragazzi dell’organizzazione e il vuoto pneumatico di un evento che più che sponsorizzare i valori che dice di rappresentare, si offre al pubblico come un ibrido tra sagra di paese, luna park, macchina raccogli soldi, vetrina mediatica ,grande ristorante multiet(n)ico  birreria, pub e parcheggio di bambini, centro commerciale di anime vuote e/o perse.

Avevo deciso che poteva andare bene così, che il mio l’avevo dato, avevo soddisfatto un istinto malsano e che mai sarei tornato al circo Togni dell’impegno etico ed economico. Ma come recita il titolo una volta all’ anno è lecito impazzire l’ho rifatto. ( oops.. i did it again ). Complice una bambina di quattro anni che voleva andare allo stand delle Barbie ( grande guida morale in un mondo di corruzione ) mi sono lasciato condurre nella suburra dei moralizzatori un tanto al chilo. Quindi tra un assaggio di vini che portava automaticamente  alla proposta di acquisto di sei casse di rosso, l’ esibizione live di macchinette tagliuzzatrici di verdure  stile televendita fino  a stand dell’Eni, di Trenitalia che sembrano stare li unicamente allo scopo alto di far affluire cash sonante alle casse di Comunione e Fatturazione (cit.), mi sono imbattuto nell’unica cosa veramente degna di nota: lo stand di Radio Maria. Un tripudio di santini immagini e penne della Madonna, di cui ho fatto incetta e riporterò a casa come cimeli rarissimi. Acquistata, poi, della liquerizia agli agrumi e fattici largo tra preti vestiti di bianco ,in preda ad horror vacui, abbiamo recuperato la bambina nel Grande Parcheggio dei Bambini, schivato due piadine fritte,  dribblato un ristorante  tipico Romano che prevedeva nel menù delle fettuccine Alfredo ( nel mondo reale esistono solo negli Stati Uniti e vengono spacciate per italiane ) come piatto della tradizione romanesca , stancamente ci siamo avviati alla macchina. Chissà se il prossimo anno impazzirò ancora. E chissà se manterrà, il Meeting, la promessa di essere ogni anno peggio del precedente.

@kussuna 

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