Rimini, provincia razzista?

Sarà che le cose succedono tutte insieme. Sarà che l’informazione, per vendere, ha bisogno di amplificare e distorcere tutto in dramma. Sarà quel che sarà, ma negli ultimi giorni si sono infilate una dietro l’altra due notizie che generano raccapriccio e fanno sì che ci si interroghi seriamente sul tipo di comunità a cui si appartiene.

La prima notizia è quella del razzismo tra bimbi al cento estivo. La seconda è quella del tentato respingimento di 12 profughi dalle case popolari di Riccione. Queste due perle, che in un attimo ti sembra di abitare a Gorino invece che a Rimini, aprono ad un mare di considerazioni.

Il razzismo tra bambini di otto anni è qualcosa di agghiacciante, perché colpisce nell’idea stessa di un futuro senza questo tipo di aberrazione. Va da sé che un bambino di quell’età non ha sviluppato da solo l’avversione contro chi ha la pelle diversa da lui, ma una cosa è ripetere una frase che si sente in casa, un’altra è essere così incoraggiati al razzismo da generare pensieri in autonomia.

“Ti sta bene che sei caduta. A terra devono stare i negri.” E’ senz’altro prova d’interiorizzazione del concetto e siccome i bambini non ci nascono con certe patologie deve essere stato “ben educato” dal suo ambiente. Non ho idea di chi sia la persona che plagia un bambino di otto anni verso certe convinzioni, ma sarebbe bene indagare e prendere provvedimenti per evitargli un futuro di sociopatia.

Non meno gravi, ma penso ormai irrimediabili, le convinzioni di quei 4 probi cittadini, che hanno cercato di impedire l’accesso a 12 profughi nelle case popolari di Riccione. Da quanto si apprende dalla stampa sembra che gli Ivoriani non siano poi entrati nei locali assegnati solo per un disguido con l’addetta Acer che doveva portare le chiavi. Fatto sta che la protesta, di pochi o molti che fossero, si è accesa eccome. Senza contare poi l’inevitabile strascico sui social, dove pare sia concessa l’immunità plenaria a chiunque si senta in vena di manifestare bestialità.

Foto dal Corriere di Romagna

Mi si permetta una riflessione a margine, ma nemmeno troppo. Se vivi in una casa popolare, teoricamente, sei una persona in difficoltà che ha avuto bisogno dell’aiuto del comune. La prima cosa che ti viene in mente per manifestare gratitudine rispetto alla solidarietà ricevuta è negarla ad altri? E con che fermezza poi. Guardate con che fierezza le tre matrone si fanno fotografare dal Corriere di Romagna a guisa di barricadere. Che poi… se proprio vogliamo aiutare tutti a casa loro, il tratto somatico non sembra proprio riccionese, ma molto probabilmente mi sbaglio.

In cima alla catena delle responsabilità però va messa sempre la politica, perché è la politica che detta l’atteggiamento corrente. Le persone possono diventare piene d’odio come reazione a qualcosa che non capiscono, per basso grado d’istruzione o perché cresciuti all’ombra di un modello avariato. L’informazione, sempre in cerca di titoli con gente che “tuona” e di proteste che “esplodono”, fa la sua bella parte e non può proprio far a meno di riportare le dichiarazioni di scimuniti, che valutano a colpo d’occhio l’anno e il modello del cellulare nelle mani di chiunque abbia un’etnia diversa dalla loro (ma poi dimenticano che da noi i bambini di 12 anni viaggiano con smartphone che costano il doppio). Gli intellettuali, come d’abitudine, visto che tengono tutti famiglia, si fanno i fatti loro. A coltivare umanità rimarrebbe solo la politica; e qui sorge il grosso problema.

Non mi sto tanto riferendo a quella più oltranzista, tipo Forza Nuova. Dieci persone con venti bandiere, che cercano tutto il giorno l’occasione per azzuffarsi, dovrebbero essere un problema della Questura, più che della società civile… anche se poi proprio non si capisce questa tolleranza verso chi si dichiara apertamente fascista. Un po’ più pericolose sono le posizioni di leghisti e affini, perché il razzismo lo travestono da buon senso,  fornendo soluzioni senza costrutto, ma facili da ripetere. L’atteggiamento più pericoloso però è di questo centro sinistra in crisi d’identità, che formalmente amministra, ma non ha più idee e identità proprie che l’aiutino a capire da che parte si deve mettere.

Il caso di Rimini poi è fenomenale. Gloria Lisi, Assessore al Welfare, è talmente politicamente inadeguata da non riuscire a capire che, all’indomani di fatti del genere, non si va sui giornali a gridare basta profughi  (pur essendo dentro la quota stabilita) e ribadire l’altolà alla Prefettura, come fosse l’assessore di una giunta leghista. Questa è benzina sul fuoco. Lo capirebbe persino il suo Sindaco… non fosse occupato a far il PR per le due feste estive che lo fanno sentire quasi utile.

Amministrare una Comunità non è solo gestire i conti, fosse solo questo basterebbero degli amministratori condominiali. Ciò che si amministra in realtà sono i cambiamenti e i bisogni .  Il Sindaco è detto Primo Cittadino perché dovrebbe essere un esempio etico e morale, una forgia per tutti gli altri. Oggi ho cercato una sua dichiarazione sulla stampa, ma l’ho trovato, come al solito, a parlare di Notte Rosa.

P.S.

“Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto.”

[Nelson Mandela]

 

 

@DadoCardone

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