Su Rimini – La presa in giro di Di Maio.

A volte non serve nemmeno andare con lo zoppo per imparare a zoppicare, basta frequentare la stessa Bouvette. Il giovane Luigi Di Maio non sarà un politico di lungo corso, ma ha imparato presto e bene l’arte di dissimulare una situazione imbarazzante. Tipo quella dell’ex moglie di Grillo che si mette di traverso, contro il benvoluto candidato sindaco del Meetup storico di Rimini. Certo non lo fa con un ragionamento che possa almeno sembrare condivisibile, ma con l’autorità che gli deriva dalla sua “predestinazione”.

Mi riferisco alla recente dichiarazione riportata dall’Ansa:

“Noi dobbiamo essere onesti con i cittadini, a Rimini e Ravenna non siamo pronti. Noi non chiediamo ai cittadini un voto per una lista per cui non siamo pronti, continuiamo a lavorare per essere pronti la prossima volta. Abbiamo sempre scoperto che i sindaci degli altri partiti non erano pronti il giorno dopo le elezioni. Noi abbiamo, per coerenza, preferito dirlo prima”.

Eh già, sarebbe proprio il caso di essere sinceri con i cittadini e dire loro chiaramente che il problema fondamentale del Movimento a Rimini deriva da una mancanza di mezzi, ma andiamo con ordine.

Allo spuntare della seconda lista, quella improvvisata usando la visibilità dell’ex di Grillo, i referenti di Rimini si sono ovviamente mossi per spiegare, a chi di competenza, cosa stava succedendo. La situazione è stata presentata nei minimi particolari a tre dei 5 membri del Direttorio: Fico, Di Battista e Di Maio. La faccenda è stata esposta in diverse occasioni da Giulia Sarti, Raffaella Sensoli e Marco Affronte, com’era naturale agire vista la mancanza di feedback da Roma.

Solo più tardi l’amara realtà ha fatto capire a tutti che non ci si doveva riferire a Roma, ma a Milano dove, per carica ereditaria, il figlio di una persona mai eletta può decidere vita e morte di Meetup con dieci anni di storia, facendo apparire due righe non firmate su un Blog, gestito non si sa da chi.

Decisione senza appello, ma non, come si potrebbe pensare, senza motivazione. E’ stato lo stesso Davide Casaleggio ad ammettere (non vi dico con chi) che il Movimento 5 Stelle non ha le risorse per gestire le controversie, sebbene semplici come quella di Rimini. Che risorse? Di due ordini principalmente: risorse finanziarie e risorse umane. Gli ottomila comuni italiani non andranno tutti assieme ad elezioni amministrative, ma anche quando ce ne vanno 1370 la spesa per gestire le candidature online non è indifferente. La soluzione potrebbe essere demandare un po’ di decisioni agli eletti, che a dire il vero ne prendono migliaia all’anno per conto del Movimento. Questo però vorrebbe dire demandare “potere” e per i NON eletti di Milano sono pochi i fedelissimi a cui lasciare libertà in cose del genere.

C’è ad esempio Massimiliano Bugani di Bologna, contestato come (se non più) gli eliminati, ma che, oltre al privilegio di un’investitura dall’alto, ha potuto contare sulla mannaia del Blog, che si è abbattuta sui suoi rivali. Tra l’altro la benedizione e le investiture continuano, visto che oggi Di Maio ha visitato i luoghi delle stragi di Bologna insieme al fedelissimo Max. Ci sarà da ridere se Bugani non dovesse nemmeno arrivare al ballottaggio, com’era ormai destino annunciato per  Candidato Riminese.

Caro Luigi, se senti tutta questa necessità di essere onesto con i cittadini potevi cominciare con Sarti e Sensoli che, un mese prima dell’eliminazione senza appello, erano nel tuo ufficio a Roma a spiegarti per filo e per segno la situazione di Rimini. Potevi sinceramente ammettere che tu in queste decisioni non c’entri niente.. altro che Direttorio.

P.S.

Sempre a Giggino. Se ti va di visitare luoghi di strage passa anche per Parma e Rimini, lì la strage è di voti . A Rimini in particolare l’attentato è alla volontà dei cittadini, che si stanno ancora chiedendo che cosa Diavolo sia successo. Non  meritavano anche questa supercazzola da politicante navigato. Cornuti e mazziati.

dado

 

@DadoCardone

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