Rimini e la questione del Fascismo.

La questione del Fascismo in Italia, ma anche in Europa con diverse declinazioni, è tutt’altro che risolta. In molti sottovalutano l’evenienza, forse pensando al volto più evidente di questa iattura, il regime. Purtroppo però quello è il passo finale, è come pensare che l’infarto si manifesti direttamente con un dolore al cuore, mentre in realtà ci sono dei sintomi che lo preannunciano, come la mancanza di fiato, la nausea, lo stordimento etc.

Il Fascismo è un sentimento strisciante che, in una società normale, s’insinua nelle menti particolarmente predisposte d’individui già affetti da diversi problemi psichici, quali razzismo, sessismo, omofobia, xenofobia, islamofobia, antisemitismo e altre amenità. Usualmente persone così non si fanno troppa pubblicità e rimangono confinati alle sparate da bar o alle contese adolescenziali, dove giocare a fare il fascista è quasi lo stesso che giocare a guardie e ladri. Poi l’adolescenza passa e in genere si capisce di aver stronzeggiato un po’ troppo. Succede però che in determinati periodi storici, in cui i problemi socio economici rompono gli argini, un discreto numero di persone, confuse e spaventate, possano dar credito alle affermazioni dei succitati personaggi dalla psiche compromessa. Ecco dunque che la famosa Casalinga di Voghera può pensare che il marito sia senza lavoro a causa di uno straniero, senza considerare che quello straniero, magari, paga materialmente  la pensione di reversibilità della nonna, con la quale mangia tutta la famiglia.

Fatto sta che più persone danno credito alle tesi del fascista convinto, più quello si fa coraggio e, alla fine, esce dall’ombra. V’è anche un altro fattore incubatore ed è la scarsa resistenza di una politica, che ha rinunciato definitivamente ai limiti imposti dall’etica, trovando molto più conveniente sfruttare la paura della gente e tratta in maniera troppo confidenziale recrudescenze di nazionalismo e sciovinismo.

Succede così che i cittadini di Gorino possono offrire il petto al fuoco nemico sulle barricate antistraniero, senza venir presi per l’orecchio da nessun Carabiniere, ma se provi a manifestare per un tuo diritto, tipo un Premier che non ti riempia di cazzate, arrivano manganellate con l’offerta tre per due.  Succede anche che giornali a tiratura nazionale, come “il Giornale”, in chiaro appoggio ad un certo tipo di mentalità, se ne vengano fuori con l’inserto “il libro nero del Comunismo”, come se il Comunismo rappresentasse un qualche tipo di influenza da contrastare. Oggi come oggi se trovi un comunista sincero in Italia e gli fai la foto, te lo pubblicano su National Geographic.

Capita anche, ahinoi, che Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, un personaggio con 19 anni di latitanza nel curriculum, scelga Rimini per il rilancio del suo movimento di “cape di provola” (teste rasate n.d.r.). Come mai? Perché un posto dove un “bravo ragazzo” può essere processato e condannato per tentato assalto e tentato incendio a 2 anni  e 5 messi (l’accusa di terrorismo è caduta in cassazione), ma può presentarsi ugualmente come candidato sindaco alle amministrative, è sicuramente da sfruttare.

Oggi veniamo a sapere dalla cronaca che il “candidato” Ottaviani ne avrebbe fatta un’altra delle sue. Con l’aiuto di un camerata avrebbe mandato all’ospedale un inglese, appartenente alla comunità dei Mutoid, colpevole di accompagnarsi ad una giovane riminese. Per non essere tacciati di essere di parte (anche se orgogliosamente lo siamo) riportiamo anche uno stralcio della versione di Ottaviani. Una sola avvertenza… fate pipì prima di leggere:

“Mentre mi trovavo presso un noto bar di Santarcangelo di Romagna venivo raggiunto da quattro individui da me ben conosciuti per la loro assidua frequentazione di ambienti antagonisti […] Dopo avermi provocato e apostrofato con diversi epiteti poco gratificanti decisi di uscire dal locale per fumarmi una sigaretta ma venivo nuovamente raggiunto dai quattro facinorosi e, dopo un primo breve diverbio, uno di loro tentò invano di spaccarmi una bottiglia in testa salvo poi trovarsi una pronta reazione a mia difesa. Senza infierire su nessuno degli altri presenti allora decisi di allontanarmi per evitare ulteriori problemi.”

Plausibile eh! Sembra ieri che si dichiarava filantropo e vittima di un agguato in via Dario Campana. Quella volta era lì con il preciso intento di provocare, ma incassò una sottintesa solidarietà dalla politica e da qualche testata locale, pronta a condannare il vero pericolo di questa società (leggasi con tono ironico), sapete chi? Ve lo dico, ma… mandate al letto i bambini. Siete pronti? I Centri Sociali! Uh mamma, mi sono sentito in pericolo anche mentre lo scrivevo.

Concludiamo seriamente. Rimini è una medaglia d’oro al valor civile conquistata per i meriti durante la Resistenza. So che questo contrasta con il menefreghismo atavico di cui qualcuno arriva addirittura a vantarsi in questa città, ma un conto è pensare solo a se stessi, un altro è permettere che un sentimento pernicioso si faccia veicolo della confusione delle persone in difficoltà. Oggi il male è che un mezzo teppista si senta così accettato da candidarsi sindaco e che apra una sede con gli amici del Fascio il giorno della marcia su Roma. Domani, invece, te la prende Fiore una residenza a Rimini e dopo i conti sono diversi. L’Antifascismo è una pratica quotidiana… sì, anche nel 2016 lo è.

P.S.

“In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”.

[INDRO MONTANELLI]

dado

@DadoCardone

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