Rimini 2017. Quando una Bestia emerse dalle nebbie della Ragione.

Doveva succedere. Prima o poi l’Ignoranza, ormai assunta a ruolo di principio fondante, doveva prendere forma fisica. La storia dell’uomo è colma di tradizioni, religioni e riti esoterici che invitano l’essere umano al passaggio dallo stato d’ignoranza metafisica a quello di conoscitore della Realtà.

Poi però sono arrivati i social, la politica d’avanspettacolo, amministratori con la conoscenza di un centrifugato di Bignami ed ogni percorso è stato abbandonato. L’Ignoranza, infine, si è fatta materia. Volete vederla da vicino? Venite a Rimini.

C’è un posto in particolare dove la si può vedere, nella sua forma più tragica. E’ un artiglio arrugginito che spunta dalla nebbia e si aggrappa alle Mura Malatestiane, con tutta la forza che può avere un parassita. Perché, sì, l’ignoranza è un parassita. All’inizio non la noti, ti sembra tutt’al più Leggerezza.  Mentre ci si dice: “non si può essere sempre seri e rigorosi”, lei cresce, aumenta il suo peso, si trasforma e te la ritrovi lì, come Godzilla, che esce dal Porto Canale.

Come si è giunti da un Sindaco che confonde il Medioevo con il Rinascimento a una Soprintendenza che autorizza e certifica lo scempio della passerella? Ci saranno stati dei passaggi intermedi, mentre ci facevamo questa solenne dormita.

Qualcuno, comunque, sta dormendo ancora. O perlomeno finge di farlo. Forse gli dà fastidio esser chiamato Gufo, o forse è dominato da un complesso d’inferiorità nei confronti di un sindaco che veste slim fit (anche se, in effetti, non si era mai visto). Fatto sta che alcuni affermano: “ci voleva una ciclabile, che i bastioni son pericolosi in bici”. Una ciclabile? Ma dove l’avete letto che è una ciclabile? C’è scritto ovunque che le bici potranno essere solo condotte a mano. Alla mente non servono significati probanti. Come diceva Aristotele “le persone preferiscono credere che giudicare” ed allora (aggiungo io) meglio affidarsi agli slogan.

“Finalmente una città che si muove!”, come se Rimini, famosa in Italia per la speculazione edilizia, di fosse mai fermata. “Lo facciamo per i disabili!”. Per i disabili?! I disabili devono prima poter uscire di casa e magari attraversare i sottopassaggi “pista nera” del TRC per poter arrivare al Ponte di Tiberio. Sembra che la vacuità di uno scarso bagaglio culturale annulli anche il senso di vergogna, perché un po’ bisognerebbe averne parlando di disabilità a Rimini.

In ogni caso sono tutti discorsi inutili, perché ormai la Bestia si è fatta di legno e Corten. Operai senza il caschetto giallo (a parte quando sono ripresi da News Rimini), le fanno il manicure e lei si arrampica facendo scempio delle mura. La verità? La verità giace, in un angolo del cantiere, sotto un telo di plastica verde. E lì che urla: “ho detto 1751, cazzo!”, ma nessuno l’ascolta. Presto sarà messa in bella mostra, non sul muro che doveva certificare, ma su una passerella dell’epoca dell’Augusto Gnassi e anche la famosa targa, come il resto, sarà costretta a mentire. Quel “1751” lo dovrà dire per un pezzo di ferro arrugginito.

L’ignoranza funziona così, passa sopra a tutto, autocertificandosi. La passerella è una soluzione assurda per un problema inesistente. 150 metri di bastioni si potevano rendere ciclabili senza deturpare le Mura e senza cambiare un profilo storico esclusivo. L’unico intervento necessario era pedonalizzare il Ponte di Tiberio, ma ormai la Bestia ha messo una mano anche sull’altra riva, sulle Mura dell’800. Presto gli amministratori avranno la stessa ottusa soddisfazione del vandalo che ha scritto “Sara ti amo” sulle pareti dell’Arco d’Augusto.

P.S.

“State attenti all’uomo di un solo libro.” [Tommaso D’Aquino]

 

@DadoCardone

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