Proletkult – del collettivo Wu Ming. Recensione.

edito da Einaudi – 333 pagine – € 18.50 al momento del mio acquisto.

Recensione per gli amici. Proletkult, del collettivo Wu Ming, è un romanzo con diverse dimensioni. Lo puoi osservare frontalmente e appassionarti alll’avventura di Denni, abitante di un lontano pianeta socialista, in giro per l’Unione Sovietica del 1920, alla ricerca del genitore terrestre. La narrazione però mostra una dimensione storico-filosofica quando incontra il Dott. Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov, rivoluzionario, medico di guerra, scienziato, scrittore di fantascienza ed eretico del Marxismo.

La storia di Bogdanov incrocia quella di tutti i grandi protagonisti della rivoluzione russa da Trockij a Lenin, suo grande avversario. Bogdanov, personaggio realmente esistito, è il teorizzatore del Proletkult, l’Organizzazione Culturale-educativa Proletaria, iniziativa che si proponeva una produzione culturale del proletariato per il proletariato e che, nel 1920, arrivò a contare tanti iscritti quanti il Partito Comunista.

Quando Denni però lo incontra, nel ’28, Bogdanov è già stato messo all’angolo da Lenin, il quale non poteva sopportare variazioni al dogma del Marxismo. Lo scienziato filosofo, oltre a contestare l’autoritarismo, sosteneva fosse necessaria la fondazione di una nuova scienza universale, in cui unificare tutte le scienze sociali, biologiche e fisiche, considerate come un sistema di relazioni da investigare alla ricerca dei principi organizzativi fondamentali di ogni sistema. Niente di peggio, per il Potere, che rendere le conoscenze e i ruoli di un sistema alla portata di chiunque.

A Bogdanov quindi, dopo essere stato ammansito con il carcere, viene permesso di praticare la sua idea di collettivismo solo tramite la direzione di un centro trasfusionale, altra pratica di cui (anche storicamente) è pioniere.

L’arrivo di Denni lo costringe però a ripercorrere la sua storia di rivoluzionario e di filosofo. La ragazza si presenta infatti come fosse venuta fuori “Stella Rossa”, il suo più famoso romanzo di fantascienza e dichiara di essere la figlia di Leonid Voloch, un compagno bolscevico che, dopo essere sparito per diverso tempo, ritornò delirante ispirando la trama di quello stesso romanzo.

Questa è un’altra delle dimensioni del romanzo. Denni chi è? E’ veramente un’aliena? E’ una ragazza malata nella psiche che ha letto Stella Rossa, immedesimandosi? O è la personificazione dell’utopia Bogdanoviana? Già perché la figlia del suo vecchio compagno, oltre a costringere lo scienziato a incontrare tutti i protagonisti della sua storia, lo porta ad un confronto serrato con tutti i dubbi del suo pensiero filosofico, ribattendo a tutte le perplessità con la perfezione socialista di quello che dice essere il suo pianeta, Nancun. Non c’è molto tempo per scoprirlo però, perché i Nancuniani hanno esaurito le risorse del loro mondo e stanno decidendo se la terra deve essere trattata da Compagna o assorbita sterminando i suoi abitanti.

Proletkult è un romanzo che vale la pena di leggere per diversi motivi. E’ un bel racconto ed è anche una rievocazione storica senza alibi, ne manomissioni, sebbene si tratti di fiction. Il tema centrale è certamente quello del conflitto, principalmente quello dell’uomo con in suo ambiente, ma c’è spazio anche per il conflitto tra padri e figli e tra realtà ed Utopia. 

@DadoCardone

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