Povera Rimini

Povera Rimini

David LaChapelle, The Deluge, 2006
David LaChapelle, The Deluge, 2006

Se Rimini dovesse essere valutata per la classe politica che l’amministra probabilmente sarebbe necessario farla andare in concordato,  come si fa per le aziende in odore di fallimento. Fortunatamente un po’ di rendita storica è stata accumulata, ma quanto durerà?

L’Epoca Romana, il Rinascimento, l’Epopea del Turismo e il molto citato, ma parecchio ignorato, Fellini, hanno messo in cassaforte parecchi crediti. Purtroppo però tutta la potenzialità costruita con il sacrificio di molti è stata sputtanata da due ondate anomale di pessima umanità. Il primo guaio sono stati quasi 70 anni di cattocomunismo dove gli interessi di fascisti, cattolici e comunisti si sono incrociati sotto l’egida di scaltri amministratori, che hanno distribuito poltrone come inno al loro personale potere. Arrivati con il fiato corto a ridosso della globalizzazione e dei calci in culo europei,  con sottofondo di Troika, i tenutari si sono fatti sostituire dal secondo e, se possibile, più pernicioso guaio: I ragazzini.

Una classe politica cresciuta nell’assenza del confronto, che si trova in estremo disagio con i mezzi imposti dalla Democrazia e comunica solo a suon di slogan, ha fatto precipitare Rimini in un incubo di paralisi POP, un conato anni ‘80 sia per quanto riguarda la comunicazione, sia nell’atteggiamento trash di genesi delle idee.

La Rimini dell’accoglienza e di Fellini si è rinchiusa in un sentimento sciovinista per non guardare ai suoi problemi. Degrado, declino, atarassia indotta tramite ipnosi da aperitivo. “Li vedi i colori pop? Stiamo facendo, non ti preoccupare di quello che senti dai gufi, loro si lamentano, ma non fanno proposte. Tu segui i colori pop, magari non arrivi all’illuminazione, ma all’aperitivo ci arrivi di sicuro. Cestino pop, rotonda pop, cantiere pop, fila dritto e… toh! Una festa tutta rosa! Cosa ti avevamo detto?”

Bisognerebbe che i riminesi andassero ad assistere ad un Consiglio Comunale per capire a chi hanno dato in mano i loro destini. Troverebbero una maggioranza che annuisce e alza la mano a comando, senza conoscere nulla di ciò che vota, solo per non attirare la contrarietà di un vanitoso che spende 100 mila euro (dei tuoi) per farsi una foto con Cattelan. Poi però se gli dici qualcosa spalancano gli occhi e gridano “attentato alla cultura!

Cultura?! Ma, la Cultura è conoscenza, è un’offerta dell’uomo ai suoi dei, è un sistema di saperi, è tradizione di conoscenze di una Comunità, cosa ci fa la parola cultura in bocca ad un emulo del Trota, che tempesta la sua vita social di foto di aperitivi e mette le mani avanti ogni due parole quando cerca di esprimere l’opinione del suo padrone. E vogliamo parlare della parola: Politica? Si può fare politica solamente alzando e abbassando una mano a comando? Veramente… dovreste venire in Consiglio Comunale e vedere le scene mute, gli sguardi bassi, come si tormentano le dita, come passano il tempo a pulire quella piccola macchia sul banchetto, o a fare lunghissime ricerche sui loro cellulari. Quando ho cominciato a seguire i Consigli sapevo i loro nomi… me li hanno fatti dimenticare tutti. Ricordo solo quello di quei due ragazzini che abbaiano a comando. Uno si fa salire la pressione e balbetta ogni volta che interviene, l’altro mette dei numeri in ogni discorso nella sua interpretazione di “colui che sa“. Entrambi tifano per l’inconsistenza ben apparecchiata del loro capobastone e parlano solo delle proposte non fatte dal Movimento.. non sono stati attenti neanche in quello, ma quando metti un ragazzo a fare il lavoro di un uomo…

A dire il vero mi ricordo anche un’altro nome. Savio Logorrea Galvani, l’uomo che sussurrava al PD (sussurrava rispettosamente ovviamente). Se mai vi foste chiesti perché la sinistrina totalizzi percentuali elettorali prossime allo zero, dovevate osservare questo esemplare all’opera. Anche se secondo me sarebbe stato più opportuno chiedersi come fa un’entità politica con un consenso elettorale così ridicolo a riservarsi un assessore, un posto nel CDA della Fiera e una poltrona da dirigente all’Acer.

Teleriscaldati, TRC, Acqua Pubblica, Mercato bisettimanale, Centri Sociali, privatizzazioni SGR, tariffe maggiorate Hera per pacchetti chiavi in mano da pagare vita natura durante per la gioia di tutta la Provincia…. non c’è stata una sola battaglia per cui FDS (Federazione delle Sconfitte) e i loro rappresentarti istituzionali non si siano messi a priori dalla parte del PD o non abbiano rappresentato finte opposizioni di comodo. Ah però… non gli parlare di Pizzarotti da Parma che gli girano gli zebedei a vortice.  Anche adesso, che Galvani è stato messo all’opposizione dalla sua stessa ignavia, appoggia senza riserve il PD guadagnandosi sperticate lodi pubbliche dai due ragazzini di cui sopra. Anche perché diversamente la “Maggioranza” non avrebbe i numeri per sopravvivere.

Ma cos’è sta roba? Cioè Rimini deve essere realmente amministrata da un Vanesio, due ragazzini, un paggetto e 14 fantasmi? Vogliamo parlare della Giunta poi? Si è fatto un gran parlare della Spending Review, ma la ricetta era a portata di mano e l’ha indicata proprio la Giunta Gnassi. Due poltrone da Assessore libere e mai più riconsiderate… evidentemente non così utili. Peccato solo essersene accorti dopo 4 anni, visto che costano 40 mila euro all’anno ciascuna. Con quei soldi ci venivano tanti servizi fotografici per il Taglianastri: un anno con Oliviero Toscani, l’anno dopo con David LaChapelle e via così.  A proposito di poltrone inutili…. ma esattamente Irina Imola è Assessore a che cosa? No, perché con i soldini del suo stipendio ci viene un magnifico Andy Gnassi Warhol da mettere al casello di Rimini Nord.

Riminesi riprendetevi la Città, per carità. Questi, quando hanno finito di fare danni, operano la transumanza delle poltrone, ma a voi restano guai grossi (colorati pop). Quando la politica è debole le Mafie prendono il sopravvento… è inevitabile.

P.S.

“A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?” [Totò]

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